GIOVANNI CORSOLINI

(detto "Gianni")

 

nato a: Bologna

il: 05/10/1933

Stagioni alla Virtus: nel settore giovanile della Virtus dalla fine del 1954 al giugno 1958. Vice allenatore nel 1957/58.

GIANNI CORSOLINI: DAGLI ORATORI ALLA BASKET HALL OF FAME

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Si può essere nella vita dirigenti industriali di successo, allenatori di pallacanestro, giornalisti, presidenti di lega e membri della Basket Hall of Fame? Giovanni Corsolini, classe 1933, per tutti Gianni, bolognese a tutti gli effetti, ma che da tantissimi anni vive in quella Lombardia, che lo ha adottato prima dal punto di vista sportivo e poi professionale. "La ricetta è semplice, lavoro e passione". Ha fatto tantissimo per la pallacanestro italiana, ma si sente soprattutto un divulgatore, sebbene abbia allenato e fatto il dirigente in serie A e sia stato anche presidente di lega alla fine degli anni '70.

Si farebbe un torto alla sua fantasia e alla sua vivacità mentale facendo un resoconto cronologico della sua vita. La pallacanestro l'ha vissuta innanzitutto come un amore, "quando a Cantù mi hanno detto andiamo dal notaio a fare un contratto pluriennale chiesi sorpreso in quale veste e quando seppi che mi volevano come allenatore, specificai che il mio obiettivo era lavorare e che la pallacanestro doveva rimanere una splendida passione", passione che l'ha portato anche ad allenare gratuitamente a Como in serie C. La sua vita cestistica è nata però sotto le due torri, nella città natale, quando a vent'anni per mantenersi agli studi allenava una miriade di squadre, andando a cercare i giocatori negli oratori, "gli oratori che oggi non svolgono più la loro funzione sociale, un tempo erano aperti, si giocava alla luce del sole, ora se un ragazzo va deve chiedere la chiave, ci sono problemi logistici e così diventa più difficile avviarsi allo sport"; è proprio in quei campetti che Corsolini, che lavorava per più società, allenando Acli Labor maschile e femminile, Motomorini, Libertas femminile, scovò un giovanissimo Lucio Dalla, i fratelli Bonaga, Paolo Conti, poi divenuti personaggi importanti della pallacanestro e non solo.

Le sue capacità non dovevano essere trascurabili se ad accorgersi di lui fu l'allenatore della Virtus, Vittorio Tracuzzi, che lo volle come suo assistente e gli affidò le cure della squadra juniores, che annoverava nelle sue file Beppe Nannucci, divenuto poi un punto di riferimento nel commercio di dischi, Fiero Gandolfi, che come giocatore si ricorda soprattutto per i 52 punti segnati in una gara giovanile, ma che fu poi anche presidente delle Vu nere ai tempi dello scudetto del 1976, poi ancora Nannetti, i fratelli Paulin, Mandelli. La sua avventura in Virtus, sotto la presidenza di Mezzetti prima e di Zambonelli poi, con Foschi dirigente delle giovanili, terminò nel 1958, dopo aver vissuto i due scudetti del 1955 e 1956 e il passaggio dalla mitica Sala Borsa al nuovo Palazzo dello Sport; Cantù aveva bisogno di un allenatore e fu Tracuzzi a consigliare il giovane Gianni, che comincerà in Lombardia una nuova avventura, che lo ha visto ricoprire nella pallacanestro molteplici ruoli; attività che gli ha valso il meritato riconoscimento di essere ammesso nella Basket Hall of Fame nel 2009, un riconoscimento particolarmente gradito, non per orgoglio personale, ma per il suo amore per la cultura americana di cui era permeata Bologna nel secondo dopoguerra, non solo il basket, ma anche il baseball, il jazz, rimasti poi punti fermi del tessuto della città. Questa sua dedizione allo sport non ha impedito a Corsolini di arrivare anche a ricoprire ruoli dirigenziali nell'ambito della sua carriera professionale.

Fu proprio il desiderio di inseguire una realizzazione nel lavoro che gli fece rifiutare la proposta, fattagli da Giorgio Neri, di ritornare alla Virtus per allenare in Serie A. Nella sua Bologna, di cui ama l'aspetto più goliardico e meno serioso, nella quale aveva insegnato a giocare e a vivere a personaggi che hanno fatto la storia della città e dove ancora ha mantenuto casa, ma dove non è mai stato apprezzato sufficientemente il suo spessore, è tornato per il settimo raduno dei maturi baskettari, "il più riuscito" lo definisce; quel giorno ha rivisto transitare tanti suoi ex giocatori e quel mondo della pallacanestro che ha costituito una parte importante della sua vita. Se oggi chi dirige le alte sfere del basket avesse la pazienza di leggere i suoi libri o di ascoltare le sue idee o di mettere in pratica alcune delle sue ricette per rilanciare la pallacanestro, sicuramente questo sport avrebbe un futuro più roseo.

 

DIBATTITO CON GIANNI CORSOLINI

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 25/09/2002

 

La palestra di San Niccolò, la chiesa all'incrocio tra le vie San Felice e Abbadia, la Sala Borsa e il primo torneo internazionale di basket ospitato dal palasport di piazza Azzarita (non ancora PalaDozza) con i biglietti venduti in via Barberia, dove c'era la sede del Pci.

Tagliandi venduti là perché, tra le nazionali presenti, c'erano diverse squadre d'oltrecortina. Ma anche le elezioni del '48, don Dossetti e una Bologna e una pallacanestro che non ci sono più.

Il Rotary Bologna Ovest, per la prima uscita ufficiale del presidente Guido Geminiani - ex giocatore di serie A nelle fila di Moto Morini (con un high score di 27), Gira Lovari e Pesaro - ha chiamato un bolognese doc, come lui ama definirsi. Un petroniano in esilio perché Gianni Corsolini - "vivo all'estero, in Lombardia" - chiede ai suoi interlocutori se siano o meno, bolognesi doc. Non per questioni di razza, certamente, ma per affinità di origini, abitudini, sapori e odori.

Così, da Nonno Rossi, al cospetto di un presidente che ama il basket - "abbiamo il ct della nazionale, mi sarebbe piaciuto essere chiamato almeno una volta in azzurro", racconta sorridendo Geminiani - Corsolini ha fatto il punto della situazione. In modo personalissimo, l'attuale presidente dell'associazione allenatori, ha messo a nudo i difetti di un mondo che lui, con il suo entusiasmo, ha contribuito a creare. Ma che ora rischia l'estinzione, perché... "Perché le società non prestano attenzione ai bilanci. E pensano che pa partita doppia sia una gara che dura più del solito. Il basket era un punto di riferimento per il volley, ora, purtroppo, ci hanno superato. Ma non possiamo piangerci addosso, ma dobbiamo reagire. E per farlo non possiamo che ripartire da un'identità comune. Dai nostri ragazzi, dalla nazionale, che è l'unico club che mette tutti d'accordo".

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BOLOGNA E IL BASKET: STORIA E DECLINO, SPERANZE E MALINCONIA

Una passeggiata virtuale con Gianni Corsolini nella storia di una città grande rivale di Varese sul parquet, tra tanti sentimenti contrastanti. C’era una volta una città, Bologna, votata al basket come poche altre. Oggi il panorama è radicalmente cambiato: la Virtus è retrocessa in A2 dopo alcune stagioni difficili, la Fortitudo cerca la risalita nella massima serie, portando al palazzetto migliaia di tifosi, ma manca dalla A1 dal 2009. Ma come si è sviluppato il movimento cestistico in una della piazze che è stata una grande rivale della Pallacanestro Varese con le sue squadre? Ce lo racconta Gianni Corsolini, bolognese d’origine con lunga militanza nel mondo dei canestri, da tanti anni trasferitosi in Lombardia.

Di Gianni Corsolini - VN Sport - 23/06/2016

 

Il Paladozza è il palazzo dello sport più moderno come struttura in senso ovale; al Paladozza quelli dell’ultimo gradino in alto vedono la partita come e forse meglio di quelli che stanno di sotto ed è stato inaugurato con il trofeo Mairano, che prevedeva la presenza di sei nazionali compresa la nostra.

Ho finito il liceo nel ’50, mi sono iscritto all’Università e con gli amici che condividevano la mia passione ci divertivamo ad andare a controllare i lavori di costruzione del palazzo dello sport. Prima, la demolizione dell’ospedale Maggiore in centro, distante un quarto d’ora a piedi da Piazza Maggiore, e poi finalmente l’edificazione dell’impianto sportivo che per noi era un sogno.

La mia città, considerata “la rossa”, stranamente ha sempre amato la cultura americana in tutte le espressioni, letteratura, musica, sport. Il palasport è stato intitolato a Giuseppe Dozza, il sindaco della Resistenza ed allora, nonostante la simpatia verso la cultura americana, c’era ancora una militanza comunista tradizionale. Tanto è vero che una succursale della biglietteria è stata organizzata in via Barberia, nella sede del Partito Comunista.

Ricordare questi particolari mette un po’ di malinconia perché Bologna è diventata nel tempo Basket City; abbiamo avuto addirittura cinque squadre in serie A, con i derby che all’inizio erano rappresentanti dal classico Virtus-Gira, seguiti poi da Fortitudo-Moto Morini, e dalle partite con la Fernet Tonic.

La città delle 2 torri, petroniana anzi felsinea, con un passato etrusco, è sempre stata una città universitaria con diverse migliaia di ragazzi che venivano da diverse parti d’Italia. C’è stata un’immediata integrazione, nel mondo dello sport ed in particolare nel basket perché le frange marchigiane, in primis Pesaro, e quella del Nord Est portavano avanti la stessa passione. Anche il baseball era molto seguito, tanto è vero che il Baseball club Bologna ha vinto il primo scudetto italiano ed era crescente anche la simpatia per il pugilato di cui furono organizzate diverse serate con il campione di allora Cavicchi.

Oggi la malinconia è addirittura esagerata perché la Virtus, la più storica delle società locali, è retrocessa e quindi non si è iscritta al nuovo campionato di serie A ed allora affiorano i ricordi dei successi di Ettore Messina, dell’epoca della sponsorizzazione Knorr e poi quella con la Kinder che hanno consentito, sotto la presidenza Cazzola, di organizzare un vivaio più che serio, diretto da Giordano Consolini che era assistente di Messina.

Si era arrivati a dover utilizzare il palazzone di Casalecchio di Reno perché l’affezione alla squadra aveva portato addirittura 9000 spettatori a partita. Al Paladozza è rimasta la seconda squadra di oggi, la Fortitudo, che è l’esempio del legame fra i tifosi giovani (in particolare con la Fossa) con la società bolognese. La stessa Fortitudo aveva vinto lo scudetto, all’epoca del patron Seragnoli con coach Recalcati.

Il successo del Paladozza come impianto, come struttura, ha portato a diverse imitazioni positive come ad esempio il palasport Carnera di Udine ed il palasport di Montecatini. Si parlava di derby ed allora lo sviluppo del basket è stato propiziato anche da questi incontri cittadini. A Milano il proprietario del Simmenthal aveva interessato Milanaccio, titolare della “all’Onestà” per creare una seconda squadra sotto la Madonnina e questi duelli si sono diffusi anche altrove perché a Livorno è nato il duello fra La Portuale e la Libertas, a Roma il confronto fra la Stella Azzurra e la Lazio, in Toscana per anni è stata vivissima la sfida fra Montecatini e Pistoia. E anche Varese ha avuto le sue stracittadine in Serie A in ben tre diverse annate.

Non so come sarà il cammino della Fortitudo anche se mi auguro che possa riuscire a tornare nella massima serie. Perché Bologna non ha solo cominciato con l’impianto nuovo ma addirittura molto prima in assenza, non solo di palasport ma anche di palestre disponibili per l’allenamento. Negli anni ’50 si trovò ad usufruire di una vecchia chiesa sconsacrata (S. Niccolò in via S. Felice) dove sono venute ad allenarsi la nazionale maschile, quella femminile e molto spesso le squadre locali, anche giovanili, che non avevano la possibilità di altro campo. Bisogna tener conto che alla S. Niccolò non c’erano le misure regolamentari, non quelle di adesso (28 x 15) ma neanche il vecchio 26 x 14. Il parquet era sostituito da un pavimento in cemento addirittura con avvallamenti e qualche buco.

Per chiudere, il momento del basket della crescita ha contribuito ad una valorizzazione nei media sportivi perché allora Stadio-Corriere dello Sport aveva un direttore Luigi Chierici ed un responsabile della redazione basket Roberto T. Fabbri che riuscirono più volte a mettere la pallacanestro in prima pagina.

 

 

RICORDI DI VIRTUS ED OMAGGIO A BUCCI

di Gianni Corsolini - 12/03/2019

 

Per quanto riguarda la Virtus Giorgio Neri figlio del professor Neri direttore di Villa Baruzziana su in alto a via dell'Osservanza, mi chiese più volte di tornare visto che io ero di Bologna ed ero partito dalla Virtus.Ringraziai per l'onore ma dissi di no, perché feci un'altra scelta cioè di occuparmi di basket solo amatorialmente e dedicarmi al lavoro. Lì a villa Baruzziana avevano bisogno un collaboratore che curasse la posta, le banche, il piccolo collettame che poteva interessare la clinica, mandai Giorgio Cocchi (uno dei due fratelli che gestiva il bar in via San Felice diventato Bar Donini). La struttura comperò un ape o qualcosa di simile per cui Giorgio era tutto il giorno in giro a ritirare pacchi o a consegnarne. Invece in via san Mamolo, nel cortile della chiesa dei Salesiani, c'era una tipografia artigianale gestita da Gaiani presso la quel io andavo a farmi stampare i comunicati del comitato regionale della FIP. Sempre in tema Virtus conoscevo un amico che era diventato presidente della società, il dottor Galeazzo Dondi Dell'Orologio, che aveva lo studio da dentista in Piazza  della Mercanzia. A quell'epoca le società maggiori si adoperavano per trovare le sponsorizzazioni ad altri clubs. Così è stato e tramite Allievi convincemmo Peppino Fumagalli, titolare della Candy, a fare da sponsor per la Virtus. 

prendemmo appuntamento e io penso di aver fatto un buco nel pavimento dello studio perché Galeazzo stava operando e ci fece aspettare un'ora e mezza io avevo timore che Fumagalli se ne andasse. E così ci fu il connubio Virtus-Candy. Sempre a Rimini insieme a Carasso organizzammo delle cene, una in particolare al "il Matto": aveva una struttura estremamente spartana ma si andava lì per il pesce che aveva una nomea super. Se non che il gestore, alla fine della cena, prendeva la canna dell'acqua e annaffiava tutti i clienti. Mi ricordo che mia figlia si mise a piangere e alla fine tutti quanti eravamo costretti ad andare in albergo in mutande. Roba da matti. Alberto poi è venuto diverse volte a Castrocaro, su invito di Battistini, e ci trovavamo li con altri amici e in particolare la signora Capicchioni (nota per le trasmissioni di Mike Buongiorno e moglie del direttore delle poste di San Marino che diventerà uno dei maggiori agenti del basket). 

Sono un vecchio virtussino che dal vivaio della società sono passato su consiglio di Vittorio Tracuzzi, del quale ero assistente in serie A, alla società di Cantù. Io ero stato chiamato ad interessarmi dei giovani della Virtus dal consigliere Foschi e per tanti anni con questo incarico ho girato in lungo e in largo tutta l'Emilia Romagna. per questo motivo ho preso accordi per la società di Cantù con Gianmaria Carasso, che era un dirigente di Rimini, molto interessato alle attività giovanili, prima ancora di crescere dalle serie inferiori a quella maggiore.  A Rimini si giocava in una vecchia chiesa tolta al culto in centro perché non c'era ancora il palazzetto. Carasso mi chiese di suggerire un allenatore che potesse avere le capacità e la sensibilità per creare un'organizzazione rivolta ai giovani locali. Tra l'altro conoscevo lo stesso Carasso perchè con lui avevo organizzato un torneo internazionale estivo proprio a Rimini in Piazzale Kennedy. Parlando con l'amico Bonetti, presidente regionale della FIP, pensammo all'utilizzo di Alberto Bucci che era allenatore nell'ambito del CSI dell'oratorio Salus dei salesiano, in via Serlio, subito dopo il cavalcavia della ferrovia. Lo racconto perché Bucci ha cominciato da lì prima di spostarsi in tutte le altre società. Io quindi ho avuto modo di conoscerlo non solo come giovane allenatore ma anche come persona, che poi nel tempo si è confermato per la sua sensibilità umana e per la sua empatia, tant'è vero che ha fatto tantissimo per San Patrignano e mi ricordo che dopo la malattia ha visitato 3 volte la settimana un giovane di Rovigo che aveva le stesse caratteristiche sanitarie. 

Racconto questo particolare: dopo la decisione con Bonetti di mettere Bucci a Rimini parlammo con lui, che era anche un burlone, ci disse che sarebbe venuto a prenderci con la sua macchina alla mitica cartoleria Bonetti in via San felice. Non ci aveva specificato che la macchina era a noleggio e il giorno prima aveva ottenuto la patente! Ci siamo quindi trasferiti a Rimini e in autostrada è andato tutto bene. Dopo il casello per andare all'albergo  Kent di Carasso e abbiamo fatto 300 mt in contro mano e Bonetti da dietro col finestrino aperto sventolava la carta igienica. il resto è storia, compresa l'amicizia con Ancelotti che l'ha portato diverse volte a spostarsi in elicottero quando sua moglie prese il brevetto e noleggiava l'elicottero per qualche spostamento. Quando Bucci ha ottenuto la Hall of Fame e il riconoscimento veniva consegnato alla sede del CONI a Roma Ancelotti fu invitato, ma malauguratamente ebbe un problema contrattuale perché era allenatore in Francia e non poté venire. Per finire questo siparietto posso dire che Bucci, partecipando al matrimonio di mio figlio, Bucci si mise al pianoforte e fece concorrenza a Paolo Conte perché la musica che prediligeva era quella melodica. 

Bucci cominciò prima della Fortitudo alla Salus e lo ricordo con immenso piacere assieme a tutti quelli di Bologna doc come me che frequentavano il bar Donini. 

Le mie umane condoglianze a tutta la famiglia, mentre a tutti i virtussini l'espressione di un ricordo grato per avermi dato l'opportunità di trasferirmi a Cantù ed iniziare così la carriera da allenatore, di papa, di pr per le maggiori ditte del luogo.

quando Bucci allenava alla Salus l'amico Magnoni gli fece donare delle magliette sponsorizzate da un venditore di mobili di Snaidero. Il tramite fu Vezzali.

 

Gianni Corsolini