LARRY STRONG

(James Larry Strong)

Larry Strong nella stagione 1953/54

 

nato a: Atlanta, Georgia (USA)

il: 29/11/1918 - 2007

Stagioni alla Virtus (come allenatore): 1952/53 - 1953/54

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I FONDAMENTALI NEL CUORE DELLA CITTA’

di James Larry Strong - Tratto da “I Canestri della Sala Borsa” – Marco Tarozzi

 

Prima di Bologna ci fu Livorno. E lì capii subito che la pallacanestro in Italia era tutta da scoprire e da capire. Ai tempi dell’Università, negli States, difficilmente si giocava davanti a meno di duemila persone. A Livorno ne arrivavano una cinquantina, se erano cento era già una folla. E si giocava all’aperto, un’altra novità per me che ero abituato ai palazzetti. Ogni tanto qualcuno ricorda che sono stato un pioniere di questo sport: io sorrido, ma quando penso a cosa è diventato il basket a Livorno e soprattutto a Bologna tanti anni dopo mi viene da dire, senza voler peccare di modestia, che un fondo di verità deve pur esserci.

In Italia arrivai con la Quinta Armata, quella dello sbarco di Anzio per capirci. Finii a Livorno e poco tempo dopo facevo l’istruttore nel centro sportivo militare delle truppe americane. Cominciai a giocare a pallacanestro e a baseball, che da quelle parti erano cose piuttosto nuove. Io c’ero cresciuto, al mio paese. Non solo: avevo alle spalle una vita da sportivo. Pugilato, atletica leggera, tutte discipline frequentate con un certo successo. Avevo già trent’anni, nel ’38, quando arrivai a Bologna. Questione di pallacanestro e altro. C’erano ragioni di studio (per un certo periodo frequentai anche l’Università) e ragioni affettive che mi spinsero sotto le due torri. Al Gira furono davvero in gamba, fecero di tutto per avermi con loro. Mi trovarono anche casa in via Gandino, e così scelsi i loro colori. Erano saliti in fretta ai piani alti del basket italiano e avevano un entusiasmo contagioso. Tanta inventiva, anche. Dal punto di vista tecnico, quei ragazzi erano cresciuti sperimentando, provando, studiando i pochi testi e le poche immagini che circolavano allora. L’esperienza era poca e in qualche modo mi ritrovai a fare da maestro, oltre che da giocatore. Accorgendomi che c’era molto da fare. Se a Livorno erano all’abc, a Bologna non eravamo troppo oltre. Ricordo che laggiù in Toscana non avevano idea di cosa fosse la marcatura a uomo. Giocavano solo a zona, con posizioni rigidissime in mezzo al campo e poche possibilità di cambiarle. Anche al gira mi misi a lavorare sui fondamentali. Con le famose sedie in mezzo al campo, cercando di perfezionare la tecnica di palleggio. Ma ho dovuto soprattutto lavorare sulla mentalità dei ragazzi, e questo mi successe anche in seguito, quando iniziai col baseball alla Libertas. Portai, forse, una ventata di professionalità in un mondo che era ancora lontano dall’idea di professionismo, ma cominciava a lasciarsi alle spalle quell’alone di divertimento goliardico che aleggiava sullo sport nel primo dopoguerra.

La Sala Borsa mi si aprì agli occhi come un piccolo scrigno. Certo, avevo visto impianti ben più grandi e ricchi nel mio Paese. Ma quello era un posto speciale. E contribuì incredibilmente a diffondere la popolarità del basket a Bologna. Intanto, era in pieno centro, a un passo da tutto. Facile da raggiungere con tutti i mezzi, nel cuore della città, dove c’era la vita. Stavo lì dentro, mi allenavo con la prima squadra e poi passavo il mio tempo anche coi ragazzi delle squadre giovanili, perché insegnare questo sport mi ha sempre divertito e mi piaceva che loro stessero ad ascoltarmi. Ho ricordi splendidi di quegli anni e dei vecchi ragazzi che sono cresciuti con me in quel posto magico del basket. Penso a Carlo Muci, al mio amico Carlo, un ragazzo intelligentissimo che il basket lo capiva eccome. E a Bongiovanni, a Gigi Rapini che ancora oggi mi telefona qui in Olanda per sentire come va. Allora parliamo di noi, di quei tempi, di Bologna e ogni tanto ci prende un po’ di nostalgia. Magari non ci capita di nominare la Sala Borsa, ma quel posto è sempre al centro dei nostri ricordi. Perché è stato il cuore di tutto, della nostra vita in quegli anni da pionieri.

 

SCOMPARE JIMMY STRONG, FIGURA MITICA DELLO SPORT D’OLTREOCEANO

www.fortitudobaseball.it - 27/11/2007

 
Ex giocatore e allenatore di baseball, basket e football americano. Approda in Italia durante la seconda guerra mondiale e vi rimane fino al 1970. Legato a Bologna per il baseball (Libertas, Calze Verdi e Fortitudo) e il basket (Gira). Il Cordoglio della Fortitudo B.C. 1953. è scomparso in Olanda all’età di 89 anni Jimmy Strong, figura straordinaria di sportivo poliedrico d’altri tempi, che ha segnato, tra l’altro, pagine gloriose dello sport bolognese. James Larry Strong nasce in Georgia (USA) il 29 novembre 1918 e sbarca ad Anzio con le truppe alleate durante il secondo conflitto mondiale, iniziando a giocare ed allenare in Italia a baseball, basket e football americano. Approda al Gira basket di Bologna, dopo una esperienza a Livorno come protagonista nei tre sport d’oltreoceano.

Contemporaneamente milita anche nella Libertas baseball (ingaggiato da William Parmigiani), portando a Bologna lo scudetto del primo campionato dello sport del “batti e corri” giocato in Italia (anno 1948). Successivamente ha giocato e allenato nelle Calze Verdi di Casalecchio (1953) e nella Fortitudo baseball (1963-65 e 1972, anno del secondo scudetto biancoblu), alternando la sua presenza sotto le due torri ad altre importanti esperienze in Svizzera e a Cantù (basket), oltre che a Milano (baseball, nella Libertas e nella Pirelli). Fra i suoi incarichi, anche quello di allenatore della nazionale italiana di baseball (1956-’57).

Dagli anni ’70, invece, si trasferisce in Olanda, dove vince altri tre scudetti di baseball e dove sceglie di trascorrere il resto della sua esistenza. Il Consigliere della Fortitudo B.C. 1953 Cesare Leoni, nel libro “Fortitudo baseball – cinquant’anni in diamante”, lo ricorda così: “… ottimo giocatore prima e fantasioso tecnico di gioco poi, lo si ricorda, quale profondo conoscitore del regolamento del baseball, in pirotecniche discussioni con gli arbitri, quasi sempre soccombenti”. Ritratto dal quale emerge un profilo di grande umanità, oltre che professionalità e competenza. Il Presidente Marco Macchiavelli, a nome del Consiglio direttivo della Fortitudo B.C. 1953, esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di questa straordinaria e indimenticabile figura alla quale lo sport bolognese e il baseball italiano saranno per sempre riconoscenti.

SE N'È ANDATO JIMMY LARRY STRONG INSEGNÒ IL BASKET ALLA CITTÀ DEI CANESTRI

Giocò nel Gira, allenò la Virtus, vinse con la Libertas baseball, da tempo viveva ad Amsterdam

di Luca Sancini - la Repubblica - 26/11/2007

 

Se n'è andato Jimmy Larry Strong, l'americano di Atlanta che insegnò a giocare a basket alla città dei canestri. Viveva ad Amsterdam in una casa di cura, accudito dalle infermiere, ascoltando musica jazz e ci piace pensare ricordando Bologna, dove visse a lungo tra gli anni '40 e '50. Sarebbe bello se gli ultimi giorni li abbia trascorsi guardando e riguardando le immagini  degli anni ruggenti di Sala Borsa che il Gira, la squadra di basket oggi ad Ozzano, gli aveva spedito lassù un mese fa. Quel Gira che Strong da giocatore-allenatore, dopo la guerra portò ai vertici del basket italiano. Lui certo non aveva dimenticato i giorni belli, quando arrivò a Bologna, ex militare di stanza a Livorno, talentuoso in qualsiasi cosa facesse come sanno essere i neri americani, fuoriclasse sul campo da basket e sul diamante del baseball. Portò l'America, non le americanate, insegnando le tecniche di allenamento, lo spirito di squadra, l'intensità, la motivazione. Ricorda Carlo Muci, il play scavezzacollo del Gira di quei tempi, che li fulminò tutti il primo giorno in palestra: "Ci guardò giocare un po' e poi sbottò "this is not basketball". Iniziarono così i suoi allenamenti, era un innovatore, ti insegnava la tecnica ma anche a tirare fuori il meglio di te. Per insegnarmi a palleggiare meglio con la mano sinistra, mi consigliò di usarla anche per mangiare e allacciarmi le scarpe. Per farci capire i movimenti e gli schemi, prendeva le sedie del parterre e le metteva sul campo a mo' di sagome. Noi pensavamo che fosse un po' matto, ma senza di lui la pallacanestro non sarebbe cresciuta. Il mio amico Carlo mi chiamava, e mi diceva sempre che se avessi avuto iù tiro, avrei potuto andare in America. Chissà se era vero, io intanto però mi gasavo e alla domenica in campo facevo sfracelli. Adesso piango il mio maestro". Strong abitava in via Gandino, dicono facesse faville anche con l'altra metà del cielo, e quel talento innato per giocare e insegnare lo mise pure nel baseball: nel 1948 fece vincere lo scudetto alla Libertas, smazzando con percentuali ancora oggi imbattute. Fu allenatore della Nazionale poi ancora della Fortitudo e delle "Calzeverdi". Tornò per un po' al basket, allenando la Virtus nella stagione '52-'53.

Si telefonavano ancora tra vecchi compagni, anche Gigi Rapini, suo giocatore alla Virtus, lo chiamava per quattro chiacchiere, ultimamente sempre con più difficoltà, con Jimmy che viveva lassù. Aveva 89 anni, da oggi riposa in olanda. Se Basket city è anche memoria, c'è da aspettarsi che verrà ricordato come si deve d un grande.

NOVITÀ NELLA VIRTUS

Alla Virtus è arrivato Strong
Stadio - 05/10/1952
 

Novità nella Virtus. Quella grossa ha nome Strong, l'americano che dopo aver militato nel Gira come allenatore-giocatore fu assunto dalla Federazione svizzera come allenatore della nazionale elvetica. Strong, dopo laboriose trattative, è tornato a Bologna; non più girino ma virtussino. Il suo ritorno all'ombra delle Due Torri è stato accolto con simpatia. Non poteva essere diversamente; anche se sotto colori diversi da quelli che aveva indossati e bravamente difesi.

La Virtus lo ha assunto con compiti ben precisi e che possa assolverli non v'è dubbio. Ma non sarà facile il lavoro di Strong oggi nella Virtus come ieri non lo fu nel Gira. E forse, anche spesso, il suo pane sarà di sapore amaro. Però Strong sa quello che vuole e quello che può fare; è una dote che gli abbiamo sempre riconosciuta e che dovrebbe aiutarlo a camminare con minori difficoltà nel labirinto in cui è venuto a cacciarsi. Pressappoco una situazione come quella di Bongiovanni nel campo opposto.

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