2016-17

di Ezio Liporesi per Virtuspedia
 
di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

DAVIDE D’ATRI E GIUSEPPE GIORDANO NUOVI RESPONSABILI DEL SETTORE MINIBASKET VIRTUS

tratto da bolognabasket.it - 03/08/2017

 

Sono Davide D’Atri e Giuseppe Giordano i nuovi responsabili del settore minibasket di Virtus Pallacanestro, e vanno a ricoprire rispettivamente i ruoli di responsabile tecnico e dirigente responsabile.

D’Atri, istruttore nazionale minibasket, vanta una pluriennale esperienza con i minicestisti. Allena nel settore giovanile della Virtus da tre stagioni, nell’ultima annata sportiva ha seguito da capo allenatore il gruppo degli Esordienti ed è stato assistente di Giordano Consolini in quello degli Under 16.

Giuseppe Giordano ha studiato Economia Internazionale a Trieste, iniziando nella città giuliana a collaborare con Basket Trieste. Nelle ultime due stagioni è stato inserito nello staff di pallacanestro Trieste 2004 con con mansioni di assistente al segretario generale ed occupandosi di comunicazione attraverso i social media.

E’ notizia di questi giorni, il contributo di Virtus alla riapertura a settembre 2017 del centro sportivo Cierrebi, che si conferma come la “casa” del minibasket bianconero.

Con queste scelte Virtus Pallacanestro conferma un forte impegno nel settore minibasket, continuando a sostenere lo sviluppo della passione per la pallacanestro nelle giovanissime generazioni attraverso i valori che da sempre contraddistinguono il mondo Virtus.

 

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: FEDERICO VECCHI

"Ecco la nuova stagione del settore giovanile"

tratto da www.virtus.it - 06/10/2017

 

E’ già iniziato il viaggio verso la nuova stagione del settore giovanile di Virtus Unipol Banca: un’altra annata che si preannuncia concreta, impegnativa, stimolante. Fissiamone gli obiettivi con le parole di Federico Vecchi, responsabile che ancora una volta ne ha tracciato la strada insieme ai suoi collaboratori.

“C’è stato un importante lavoro di preparazione, iniziato già al termine della passata stagione agonistica, che ha dato frutti davvero soddisfacenti sia per quanto riguarda la parte organizzativa sia per quanto riguarda il reclutamento di nuovi giocatori. Il minibasket ha avuto un ulteriore grande impulso, da domani inizierà anche il baby basket, abbiamo in cantiere tante iniziative fra cui cito il camp a Sestola dal 15 al 21 Luglio ed i Day camp. Ora è arrivato il momento in cui l’attenzione mia e di Marco Patuelli, direttore sportivo del settore giovanile, si sposti sulla gestione della stagione corrente, dopo aver gettato le basi perché tutto potesse partire al meglio”.

Grandi cambiamenti, o rinnovamento nella continuità?

“Con noi lavorerà lo staff della scorsa annata, confermato in blocco perché c’è una soddisfazione condivisa sul lavoro che era stato fatto, sia da parte mia che della società. Quindi sono ancora con noi tutti coloro che hanno contribuito ad ottenere buoni risultati, soprattutto dal punto di vista della crescita e del miglioramento dei nostri ragazzi. Abbiamo inserito alcune figure nuove, come quella di Giuseppe Giordano, vera e propria “new entry” nel ruolo di dirigente responsabile del minibasket, insieme a qualche nuovo istruttore, perché i numeri sono cresciuti e le nostre proposte sono aumentate. Qualcuno ha modificato il suo ruolo come Davide D’Atri che oltre ad allenare gli under13 ed ad affiancarmi con gli under20 ha preso la direzione tecnica del minibasket ed Andrea Nobili che, pur rimanendo un fondamentale supporto anche per la prima squadra, ha assunto l'incarico di fisioterapista del settore giovanile”.

Di veramente nuovo c’è un titolo italiano, quello dell’Under 18, che si aggiunge ai ventuno che già areno nella storia. Cosa significa ripartire da quella base,?

“I miglioramenti, come ho detto, riguardano vari aspetti: tecnici, fisici, di crescita personale. Certamente ci sono anche i successi, che rafforzano il gruppo e le individualità. Uno scudetto vinto è una gioia per tutti. Per la società, per gli allenatori e per i ragazzi. Per chi ha vinto è uno stimolo a proseguire e migliorare, per gli altri gruppi è la dimostrazione che il lavoro porta a belle soddisfazioni, e qualche volta regala ricordi indimenticabili”.

Dove porterà, il percorso? Questa sarà una buona stagione, se?...

“Ogni anno è diverso, sarà una buona stagione se i ragazzi che formiamo alla fine si sentiranno un po’ più pronti, se avranno la consapevolezza di aver arricchito il proprio bagaglio di esperienze. Parlando da allenatore degli Under 18 ed Under 20, prima che da responsabile, penso che un buon lavoro, in questo caso, sia prepararli al meglio ad entrare nel mondo senior. I giocatori che erano con noi l’anno scorso hanno avuto buone opportunità, mi auguro sia lo stesso anche per nostri i ragazzi che la prossima stagione si affacceranno al mondo degli adulti. Se qualcuno avrà l’occasione di frequentare la prima squadra, all’inizio per allenarsi e magari nel tempo per giocare in campionati di vertice, se qualcun altro troverà spazio e opportunità in altre realtà, allora avremo fatto un buon lavoro. I nostri giovani sono apprezzati, ci viene riconosciuto che siamo una bella scuola, una fucina di talenti, e questo per noi è motivo di orgoglio”.

Perché la Virtus è considerata una fucina di talenti? Che cosa ha di speciale?

“Perché abbina essenzialmente due aspetti. Uno valoriale, di accompagnamento dei ragazzi attraverso un percorso educativo e l’insegnamento di quelle che io definisco le “buone abitudini”, fuori e dentro il campo di gioco, che permettono una crescita personale a prescindere dal livello tecnico che un giorno si raggiungerà. Ogni ragazzo diventa responsabile del proprio miglioramento, impara a rapportarsi con chi lo allena, con i compagni, con gli avversari, alimenta la passione per il gioco. E poi c’è un aspetto di crescita tecnica, appunto: la nostra fortuna è quella di avere uno staff di allenatori, preparatori, medici, fisioterapisti di grande qualità ed un gruppo di dirigenti particolarmente attenti. La qualità delle persone e la competenza di chi si occupa della formazione dei nostri giocatori è un grande patrimonio che ci contraddistingue”.

La prima squadra ha risvegliato la passione dei cuori bianconeri, con la splendida corsa verso la Serie A. L’esempio di Virtus Segafredo può essere trascinante anche per i giovani.

“Tutto ciò che è un motore di interesse aiuta lo sviluppo del settore giovanile. Oggi possiamo abbinare una serie di aspetti che ci rendono appetibili: il fatto che ci venga riconosciuta qualità nella proposta formativa, i successi della prima squadra nella scorsa stagione e il chiaro messaggio di una società con un progetto di crescita hanno riacceso i riflettori intorno al mondo Virtus. Tutte fattori che ci permettono di dare garanzie alle famiglie, perché chi porta un ragazzo da noi sa di portarlo in un ambiente che può garantire un percorso educativo importante e una crescita tecnica di primo livello”.

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: DAVIDE D’ATRI E GIUSEPPE GIORDANO

"Educare giocando", il nuovo corso del minibasket bianconero

tratto da www.virtus.it - 13/10/2017

 

La nuova stagione del minibasket di Unipol Banca Virtus ha radici profonde, parte da consolidate certezze e da una rinnovata energia che sta producendo idee e progetti davvero importanti. Parte, anche, da una nuova “casa”, la struttura dell’ex Cierrebi di via Marzabotto, che dà il senso di appartenenza a quanti si impegnano nel settore, e naturalmente ai ragazzi ed alle famiglie che ne sono i principali fruitori. Sono stati mesi intensi, quelli che hanno preceduto l’inizio della stagione. Di pianificazione e costruzione.

“Dal punto di vista tecnico”, commenta il responsabile tecnico del settore, Davide D’Atri, “possiamo registrare già un aumento delle iscrizioni rispetto ad un anno fa, che abbiamo ottenuto cercando di mantenere alta la qualità della proposta educativo-didattica. Per questo abbiamo messo a disposizione uno staff di istruttori altamente qualificati. Avremo tre squadre di Aquilotti, due di Scoiattoli e una, numerosissima, di Pulcini. Inoltre, sta partendo il corso di Baby Basket per i più piccoli, una novità assoluta. Due bravissime istruttrici avvicineranno i bambini alla disciplina della pallacanestro attraverso il gioco, la psicomotricità, un modo per iniziare a conoscere il proprio corpo divertendosi. Invitiamo tutti i bambini nati nel 2012 e nel 2013 a venire da noi, al martedì e al sabato, per immergersi in questo clima di gioco e movimento. Chiunque troverà sempre le porte delle palestre spalancate, in qualunque periodo dell’anno”.

“Questo è stato un mese molto intenso, da un punto di vista organizzativo”, conferma Giuseppe Giordano, dirigente responsabile del minibasket bianconero, “perché siamo partiti nel segno delle novità: nuova gestione, nuovi corsi, nuova struttura totalmente dedicata. I risultati non si sono fatti attendere. Abbiamo avuto una grande risposta da parte delle famiglie dei vecchi iscritti, ma si sono viste anche tante facce nuove interessate ad entrare nel grande mondo della Virtus fin dal minibasket. E’ stato un successo, soprattutto per quanto riguarda le annate dei ragazzi più grandi, e siamo riusciti a creare sei squadre al Cierrebi ed una alle scuole Tempesta che ci permetterà di avere una copertura territoriale più estesa”.

Poter usufruire di una struttura come l’ex Cierrebi, gestendolo direttamente, ha aiutato ed aiuta questo processo di crescita.

“Questo complesso, gestito da noi insieme a Polisportiva Pontevecchio e Sef Virtus Scherma”, spiega D’Atri, “sta diventando la nostra casa, E’ una struttura molto bella, molto grande, che certamente avrà bisogno di ulteriori aggiustamenti e modifiche, ma già oggi è una splendida opportunità che dobbiamo essere in grado di sfruttare al meglio”.
Sulla stessa frequenza le parole di Giordano: “Avere a disposizione un luogo in cui gli stessi bimbi possano sentirsi a casa è fondamentale, prima di tutto per creare un ambiente idoneo non solo per gli allenamenti ma anche per la crescita del bambino a livello sociale. E’ da queste piccole cose che nasce l’attaccamento alla maglia e alla società. Tralasciando tutte le comodità organizzative dell’avere una sede, una presenza stabile durante gli allenamenti pronta a rispondere a qualsiasi esigenza degli istruttori e degli stessi genitori. Un servizio migliore da offrire a tutte le nostre famiglie”.

Lo sforzo è notevole, e nulla viene lasciato al caso. “La nostra “squadra” prevede almeno due istruttori per corso”, continua Giordano, “oltre a un numero di tirocinanti che arriveranno dalla facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Bologna. Alcuni dei nostri istruttori sono ormai un punto fermo della società, e gli assistenti sono ragazzi giovani, con un vasto background in ambito sportivo. Persone che hanno un significativo percorso educativo e formativo che può permettere loro di assistere al meglio i nostri insegnanti ed i bambini”.
Il programma è entrato nel vivo, e la quotidianità non impedirà ai responsabili del minibasket bianconero di ideare e varare nuovi progetti. Il futuro, insomma, non prevede cali di tensione o monotonia.

“Abbiamo diverse iniziative in programma”, prosegue D’Atri, “le stiamo organizzando insieme ai responsabili del settore giovanile e ai vertici delle società, affinché possano essere occasioni interessanti per le famiglie e divertenti per i bambini. Non è ancora il momento di rivelare questi progetti, vogliamo che siano una bella sorpresa per tutti, ma non occorrerà molto tempo per vederli realizzati”.

“Intanto abbiamo deciso di partire con un intervento deciso nelle scuole” gli fa eco Giordano, “tenendo lezioni alle elementari Monterumici e Maestre Pie, e proseguiremo collaborando anche con alcune scuole materne. Senza contare i corsi di Baby Basket, dedicati ai bimbi nati nel 2012 e nel 2013 di cui ha parlato Davide, che abbiamo voluto per avvicinare i più piccoli al mondo della Virtus e della pallacanestro, e soprattutto per dar loro coscienza e conoscenza del proprio corpo. Questo dovrà essere un anno di consolidamento del lavoro fatto, e di costruzione di nuovi progetti”.

“Credo fortemente nell’aspetto formativo del minibasket”, conclude D’Atri, “e credo soprattutto che possa aiutare le famiglie a far crescere i propri figli in modo corretto. Il concetto di “educare giocando” è qualcosa di molto formativo e importante. Ed è la strada che intendiamo seguire”.

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: MARCO PATUELLI

"L'importanza di crescere nel mondo Virtus"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 20/10/2017

 

Sono passati ormai sette anni da quando, come ricorda lui stesso, “ho iniziato a fare della pallacanestro, che è sempre stata la mia passione, un vero e proprio lavoro”. Non poteva desiderare di meglio, Marco Patuelli, direttore sportivo del settore giovanile di Virtus Unipol Banca. Che ora è totalmente immerso nei progetti e nella quotidianità della sua quarta stagione nella casa bianconera. Per lui, un ulteriore motivo di orgoglio.

“Alla Virtus sto proseguendo, con molta soddisfazione, un lavoro iniziato appunto quattro anni fa. In tutto questo tempo sono cambiate diverse persone, ma il settore giovanile ha sempre avuto un filo conduttore, ben radicato nella storia di una società che continua ad investire fortemente su un progetto che ha importanza fondamentale all’interno della mission e dell’attività bianconera. Ogni stagione è una storia a sé, ma gli obiettivi restano gli stessi: formare giocatori che possano arrivare ad esprimere il loro potenziale al livello più alto possibile, ed una delle soddisfazioni più grandi è quella di vedere alcuni di questi ragazzi che arrivano a giocare in prima squadra con i colori della Virtus. In questa stagione tanti elementi si sono affacciati al mondo senior dopo un percorso più o meno lungo all’interno del nostro settore, e in quel mondo hanno trovato buone opportunità e spazio in campionati come la Serie A2, la B o la C, a testimonianza del lavoro di assoluta qualità portato avanti dallo staff tecnico, allenatori e preparatori fisici. Coadiuvato da quello medico, preparato e competente, e da tutti i nostri dirigenti, che dedicano le loro energie ad una causa nella quale credono fermamente, aiutandoci a farne un fiore all’occhiello per la società”.

Un grande impegno che dà frutti di cui essere orgogliosi.

“I risultati tangibili li hai quando i ragazzi che escono dal tuo settore giovanile arrivano alla prima squadra, o permettono alla stessa di affrontare allenamenti di qualità, integrando i giocatori di un roster che affronta un campionato di vertice. Un valore aggiunto per la società. Senza contare, come ho detto prima, i tanti giovani che usciti dalla Virtus continuano a vivere il mondo del basket a livelli appena meno alti, ma traendo comunque gratificazione dal loro impegno sportivo, e dando lustro alla “scuola” bianconera”.

Dietro a un settore giovanile fiorente, c’è una società che ne ha sempre fatto un fiore all’occhiello, nel segno della grande intuizione dell’avvocato Porelli.

“C’è un filo logico da seguire, ed è fatto di progetti e idee. La società tiene in modo particolare al settore giovanile, da sempre. Le facce cambiano perché questo è fisiologico, ma dietro ci sono sempre obiettivi e programmi tecnici e fisici, linee guida a cui tutti si attengono per produrre un’attività del settore di alto livello”.

Il settore giovanile ha un compito delicato: si occupa della persona nel momento dello sviluppo. Accoglie bambini e fa uscire uomini fatti…

“Il ruolo del formatore, di chi insegna ai ragazzi, si basa sulla conoscenza e condivisione di valori educativi fondamentali. Questo vale per i professori a scuola, ovviamente e prima di tutto per gli stessi genitori. E vale naturalmente nel mondo sportivo. Tutti quelli che lavorano alla Virtus sono ben coscienti del ruolo che hanno, e soprattutto della responsabilità che ne deriva. Al settore giovanile entrano, da esordienti, adolescenti di undici o dodici anni, ed escono uomini di venti. Chi fa il percorso completo può sta con noi otto o nove anni. Chi inizia il percorso con il Minibasket può arrivare addirittura a quindici o sedici. In questo periodo la componente educativa è fondamentale. Non è semplice avere a che fare con ragazzi che crescono, ma la consapevolezza di questo dà un senso ai nostri progetti, che vogliono essere formativi a 360 gradi, perché le regole che valgono nel mondo dello sport sono simili a quelle che un uomo cresciuto troverà nella vita di tutti i giorni”.

Per questo una “squadra” ben rodata diventa fondamentale.

“Virtus Unipol Banca può contare su uno staff consolidato, ed è un valore aggiunto poter dare continuità al lavoro delle persone che ne fanno parte. Si cresce insieme, ed oltre alla formazione dei ragazzi c’è quella degli allenatori. I nostri capoallenatori hanno un background importante, un vissuto che li rende vere e proprie guide, e accanto a loro anche gli assistenti più giovani affrontano un percorso di formazione. La storia della società, d’altronde, parla di tecnici affermati che si sono fatti le ossa nel settore giovanile, arrivando a guidare squadre in campionati di altissimo livello.

Di anno in anno si cresce tra investimenti e progetti a lungo termine. Non cambia, la rotta impostata dall’Avvocato.

“In questa stagione abbiamo investito molto anche sul settore minibasket, che ha una casa, l’ex Cierrebi, responsabili come Davide D’Atri e Giuseppe Giordano con i quali si sta facendo un percorso programmato nel tempo, “spalmato” su più stagioni. Ci sono gli scolari delle elementari, o addirittura i piccoli del baby basket, una novità assoluta che porta bambini dai quattro ai cinque anni ad affacciarsi giocando alla nostra disciplina.

Un vero e proprio serbatoio del settore giovanile, che dimostra come la Virtus sia sensibile al mondo dei ragazzi. Avvicinarli al nostro ambiente è importante, perché anche chi non dovesse continuare a giocare potrà coltivare la passione, e da quei campi potranno uscire anche i tifosi di domani. Un altro progetto destinato a rafforzare il vivaio bianconero è ArcoCampus, che permetterà di avere la foresteria, che ospiterà i ragazzi in arrivo da tutta Italia e dall’estero, proprio accanto alla palestra Porelli, la storica casa della Virtus: un investimento che darà alla società enormi benefici”.

Marco Patuelli, tra Imola e Bologna in queste sette stagioni ha vissuto la pallacanestro in ruoli diversi, da quella dei “grandi” a quella dei talenti in erba. Che valore dà a ciò che sta facendo da virtussino?

“Io sono contento del percorso che ho fatto, nel basket e più in generale nello sport. Ho capito in fretta che da ogni attività si può imparare qualcosa, ogni giorno. A Imola ho lavorato nel mondo del basket senior, in Virtus nel settore giovanile: in generale parliamo sempre di pallacanestro, anche se cambiano gli interlocutori e quando ti rapporti a bambini e ragazzi l’approccio è ovviamente diverso. Il settore giovanile ti dà nuovi stimoli e nuove conoscenze: la chiave è essere sempre pronti a imparare qualcosa, non smettere mai di investire sulla propria formazione. Inoltre, una società che investe sulla crescita dei propri dirigenti avrà in ogni momento una grande ricchezza a cui attingere. La Virtus lo fa da sempre, con una palestra di proprietà e uno staff di primissimo livello su cui investire. Chi varca i suoi cancelli sa che qui dentro troverà strutture e professionalità difficili da eguagliare. Quello che serve per costruire qualcosa di duraturo, nel basket e nella vita”.

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: GIORDANO CONSOLINI

"La grande opportunità che offriamo ai nostri ragazzi"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 27/10/2017

 

Non è semplice militanza, quella di Giordano Consolini. E’ vita vissuta sotto una sola bandiera. Nonostante la professione lo abbia portato anche altrove, per periodi brevi se rapportati alla sua storia di maestro di pallacanestro, per quanto intensi e appaganti, la sua storia professionale è legata alla storia della Virtus. La palestra Porelli è l’officina da cui ripartire sempre, anche adesso, dopo l’esperienza vissuta in Nazionale accanto a un altro grande testimone della gloria bianconera, Ettore Messina, che lo ha voluto con sé nell’avventura europea della sua Italia. Chiuso un altro capitolo importante, Giordano torna dove è cresciuto, e dove ci sono giovani da crescere. Nel settore giovanile di Virtus Unipol Banca, dove lo aspetta un’altra stagione di costruzione con il gruppo dell’Under 16. Stessa categoria, gruppo e volti nuovi di zecca. Un’altra ripartenza.

“Quando si inizia a lavorare con un gruppo nuovo, indipendentemente dal fatto che si tratti della stessa categoria, ci si organizza su programmi di lavoro necessariamente diversi. Non puoi applicare semplici protocolli, il “modus operandi” è sempre preceduto da un’attenta analisi sulla composizione del gruppo, sul livello che ha raggiunto nel momento in cui lo prendi sotto le tue cure, sulla proiezione che ti aspetti dalla squadra e dai singoli ragazzi. Da quest’analisi deriva un piano di lavoro che non può e non deve essere rigido. Si parte con un’idea del punto di arrivo, che dovrà comunque sottostare a continue verifiche nel corso della stagione”.

L’Under 16 cammina su un sentiero affascinante e particolare. E’ un mondo in cui il gioco inizia a farsi professione, in cui i ragazzi cominciano a muoversi da uomini.

“Questi giovani attraversano certamente un periodo delicato e importante. La loro è la categoria che precede l’Under 18, l’atto finale del settore giovanile. Devi prepararli a sostenere una selezione molto più severa, perché a fine stagione confluiranno in un gruppo che rappresenterà due annate. E traghettarli in una categoria che inizia a prepararli anche a vedere la pallacanestro come un impegno più professionale. Prima della riforma, questa categoria prevedeva due anni di lavoro e di costruzione. Ora tutto è concentrato in una sola stagione”.

E’ una categoria che può riservare sorprese inaspettate, o il lavoro impostato negli anni precedenti è già chiaro a chi ha occhi allenati da anni di professione?

“Quando i giovani arrivano a questa età, il loro percorso nel basket e nello sport non è completamente scritto, ma è già delineato. Ci sono quelli che possono avere possibilità, ma a cui manca ancora parte del percorso. Per qualcuno c’è ancora margine per proporsi come promessa, per qualcun altro c’è invece margine per fare il salto di qualità a cui è atteso. E’ il momento, per chi non è stato etichettato come “prospetto interessante”, per alzare la voce e dire “ci sono anche io”, mentre chi ha già addosso questo tipo di etichetta è ad un crocevia: può onorare le attese o disattenderle”.

Proprio così, tanto dipende dal singolo, e da come riuscirà a incanalare la passione sui binari della professionalità e della determinazione. Ma tanto faranno anche coloro che sono preposti ad aiutarlo a prendere la strada giusta. Giordano Consolini riparte da questi volti per lui nuovi, con la conoscenza maturata in anni di campo e la voglia di metterla nuovamente alla prova.

“Il gruppo che sto allenando quest’anno è mediamente più alto di quello della passata stagione. Molti ragazzi dovranno imparare a giocare più lontano dal canestro. Oltre ad affinare la comprensione del gioco, dovranno quindi migliorarsi individualmente, sia fisicamente che tecnicamente, per essere in grado di ricoprire ruoli più perimetrali. Un percorso già iniziato e che deve consolidarsi”.

Il clima di entusiasmo che si è creato intorno alle gesta della prima squadra influenza in qualche modo anche i ragazzi più giovani. Uno stimolo in più, per chi sogna di fare della passione un mestiere.

“Abbiamo tutti apprezzato non soltanto il risultato della nostra prima squadra, ma anche e soprattutto il modo in cui è maturato. Non amo essere retorico, ma ci tengo a dire che il gruppo ha interpretato in maniera perfetta il concetto di “vestire una maglia”, la nostra maglia. Alessandro Ramagli e il suo lo staff sono riusciti a far comprendere questo messaggio, ed a mettere in campo la squadra nel modo giusto, gestendo strada facendo le modifiche di obiettivo, cogliendo una grande occasione e dando la giusta immagine di un nucleo coeso, capace di remare nel senso giusto. Tutte cose non semplici che hanno portato a un risultato grande e storico. E anche la stagione appena iniziata, da questo punto di vista, si sta rivelando la continuazione di ciò che è stato fatto nella scorsa stagione. Credo che quando le cose vanno nel modo giusto l’effetto positivo arrivi a tutti, e in questo senso l’entusiasmo venga trasmesso anche al settore giovanile”.

Un anno fa, da una nostra chiacchierata uscì il tema dell’isolamento in cui si ritrovano, oggigiorno, i nostri giovani. Lo sport, la passione, il senso di appartenenza che si respira in questo ambiente possono aiutarli a sentirsi meno soli?

“I nostri ragazzi sono fortunati, perché viene loro offerta la possibilità di fare un’esperienza che oggi sta diventando pressoché sconosciuta: quella di vivere per il raggiungimento di un obiettivo insieme ad altre persone. E’ questo che li fa uscire dall’isolamento a cui la società di oggi tende a portarli, e gli permette di relazionarsi in modo concreto, reale e vivo con chi sta loro accanto, si tratti di compagni di squadra, di allenatori, di amici al di fuori del basket. Come ho avuto modo di dire altre volte, in questo i giovani sanno mostrarsi anche molto migliori di quello che ci aspettiamo. Sono sì fortunati, ma dimostrano di meritare questa opportunità, e soprattutto di saperla cogliere nel modo migliore”.

La Virtus ha una storia unica alle spalle e corre veloce verso il futuro. La stagione scorsa, culminata nel ritorno in Serie A, e l’inizio beneaugurante di questa, ha portato al Pala Dozza, la casa ritrovata, una nuova generazione di tifosi. Domanda a chi ha vissuto a fondo il mondo bianconero: come si fa a far convivere e armonizzare passato e futuro?

“Credo sia una delle questioni più difficili che qualunque società, e non parliamo soltanto di sport, si trova ad affrontare. C’è chi riesce a mettere insieme le cose, trovando un equilibrio, e chi fa più fatica. Bisogna saper riconoscere determinati valori, capirne l’importanza, saper distinguere tra quelli che possono mantenersi freschi senza subire le ingiurie del tempo e quelli che necessitano di modifiche dettate dai tempi che cambiano. Credo che la storia debba sempre darci una identità, identità che però non escluda o neghi la diversità”.

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: CRISTIAN FEDRIGO

Cristian Fedrigo, 10 anni in Virtus: "Una grande scuola per tutti"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 03/11/2017

 

Anniversari. Cristian Fedrigo non è tipo da festeggiarli con clamore, ma ne sta vivendo uno importante, che ne fa uno dei veterani della Porelli. Questa è la sua decima stagione in Virtus. Dieci annate vissute tutte a stretto contatto con la prima squadra, di cui è assistente allenatore, ma anche portando il suo contributo di esperienza e conoscenza al settore giovanile. Un anno fa, dopo una stagione di pausa nella quale si era dedicato unicamente alla prima squadra, ha ripreso il timone di un gruppo di giovani. Ci ha messo poco a farsi capire dagli Under 14 di Virtus Unipol Banca, e li ha portati dritti al terzo posto delle Finali Nazionali di Bormio. Da lì ora è ripartito, seguendo il corso naturale del tempo: i suoi Under 15 hanno un anno di più, ma sono volti che ormai conosce bene.

Quella finale per il titolo sfiorata a Bormio appena pochi mesi fa si può considerare un punto fermo da cui ripartire?

“In questo momento ho sensazioni che mi fanno dire che richiamare tutto ad un risultato sportivo non è sempre la cosa giusta. Bisogna tener conto invece di molte altre componenti, a cominciare dal raggiungimento di miglioramenti individuali da parte dei giocatori. Nella passata stagione questa squadra è riuscita a mostrare miglioramenti significativi, spero che anche in questa possa seguire lo stesso percorso”.

Un anno di lavoro alle spalle con gli stessi ragazzi, può avere importanza nella costruzione e nella crescita del gruppo?

“Può averla nella misura in cui questo tempo passato insieme abbia avuto un significato legato alla condivisione di obiettivi che rimangono nel tempo. Dal punto di vista tecnico i miei ragazzi hanno la possibilità, all’interno del gioco, di crescere imparando ad avere una dimensione intera, che permetta loro di migliorarsi individualmente, esprimendo una pallacanestro completa. Questo sarà il nostro vero grande obiettivo di squadra”.

Le prime uscite della sua Virtus Unipol Banca nella categoria Under 15, che indicazioni le stanno dando?

“La squadra non si è certamente presentata ai blocchi di partenza come mi sarei aspettato. E mi collego al discorso iniziale, in cui dicevo che legarsi ad un risultato ottenuto, per quanto significativo, non è tutto: lo sport insegna sempre a ricominciare daccapo, ed anche nel nostro caso avrebbe dovuto essere così. Non mi riferisco ai risultati sportivi, ma all’applicazione ed all’impegno nella quotidianità, che fa crescere giocatori affidabili e responsabili. Quello che ho potuto vedere in questo inizio di stagione non è in linea con quanto ero solito vedere in palestra”.

Quello che invece sta vedendo le ha già suggerito risposte?

“La crescita di un atleta passa anche da momenti nei quali è giusto gioire ed essere contento dei risultati che ha raggiunto. Perché li ha raggiunti attraverso sacrifici personali, dandosi regole e obiettivi. Ma poi è altrettanto importante che sappia ripartire, trovare stimoli nuovi. Questo terzo posto in Italia probabilmente ad alcuni dei miei ragazzi, anziché essere vissuto come un punto di partenza, ha fatto l’effetto opposto”.

A proposito di stimoli, quali sono quelli che ancora la fanno guardare avanti, nel suo percorso di allenatore?

“Come i giocatori devono allenarsi per poi giocare, l’allenatore deve allenarsi ad allenare. Mi piace farlo in veste di assistente della prima squadra, e lo faccio da anni, così come guidare le squadre del settore giovanile, perché mi permette di tenermi aggiornato sui metodi di allenamento e sulle relazioni con giocatori e staff”.

Visti da fuori, due mondi diversi: un basket adulto e professionistico, un altro in sboccio. Dove sta il minimo comune denominatore?

“E’ quello che mi guida all’interno di entrambi i settori: cercare di far sì che i giocatori che alleno migliorino dal punto di vista individuale. E’ una linea-guida che mi hanno insegnato fin da quando allenavo a Treviso, ed anche qui in Virtus è il principale obiettivo del settore giovanile. Sento che noi allenatori abbiamo il dovere di fornire ai ragazzi che ci vengono affidati competenza, programmazione e serietà. E questo passa anche dalle sconfitte, talvolta”.

Ci spiega questo concetto?

“Tutti giochiamo per vincere, e deve essere così. Ma ci sono momenti legati a tipologie di giocatori, a obiettivi tecnici, in cui nonostante uno faccia di tutto per uscire vincitore deve mettere in preventivo anche la possibilità di essere battuto, se punta dritto al suo traguardo. Non esiste miglioramento tecnico ad alto livello disgiunto dall’ambizione della vittoria. La vittoria sportiva è lo strumento da “usare” per provare in ogni partita a superare i propri limiti, ma nello stesso tempo dobbiamo sapere che se quel miglioramento è l’obiettivo finale, può succedere che passi anche, talvolta, attraverso la sconfitta sportiva”.

Lei non è tipo da sbandierare i propri sentimenti, ma dieci anni di Virtus sono pur sempre una bella medaglia da appuntarsi al petto. Come li ha vissuti, e cosa le sta dando questa ormai lunga esperienza bianconera?

“Un allenatore molto più bravo di me, che ha allenato qui e che è nella storia della Virtus, un giorno disse che era arrivato da dilettante e che in questa società gli è stato permesso di diventare un professionista. Senza ovviamente pensare anche solo di avvicinarmi a chi lo ha detto, posso tranquillamente affermare che mi è successa la stessa cosa. Non semplicemente in termini contrattuali, ma di opportunità. E queste, in fondo, sono le cose che uno non dovrebbe mai dimenticare”.

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: RICCARDO PEZZOLI

Pezzoli e i suoi under 14: "Un gruppo che conosco bene con ampi margini di miglioramento"

di Marco Patuelli - www.virtus.it - 10/11/2017

 

Nonostante la giovane età, Riccardo Pezzoli è uno dei veterani tra gli allenatori del Settore Giovanile Unipol Banca in cui è entrato nella stagione 2010/11. Si è tolto la soddisfazione di vivere in prima persona la vittoria di due titoli tricolori, l’under 14 nel 2015 insieme a Cristian Fedrigo e l’under 18 insieme a Federico Vecchi nel giugno scorso. Dopo diverse stagioni da assistente, dal 2015 è capoallenatore del gruppo dei 2004.

Terza stagione con il gruppo dei 2004 che segui come capo allenatore dalla categoria Esordienti e che da questa stagione affronta l’under 14.

“E’ un gruppo che ormai conosco bene anche se è stato inserito qualche ragazzo nuovo. La stragrande maggioranza dei 2004 gioca con la Virtus già da un anno, altri sono arrivati nella categoria Esordienti e alcuni hanno fatto il percorso Minibasket con noi. In un gruppo che è ancora piccolo di età il miglioramento individuale è alla base di tutto, perché con il miglioramento di ogni singolo ragazzo va di pari passo anche quello di squadra. Non ci siamo dati obiettivi di squadra a lunga scadenza, ma il miglioramento dei singoli è quello che cerchiamo di fare tutti i giorni in palestra”.

Affrontate sia il campionato under 14 elite che quello under 15 elite, un doppio impegno settimanale che permette ai ragazzi di arricchire la propria esperienza.
“Giocare il doppio campionato è una cosa che ho voluto e abbiamo concordato insieme a Federico Vecchi. Abbiamo fatto questa scelta per avere una possibilità di verifica in più di quello che facciamo in palestra durante gli allenamenti. Facendo un paragone con l’attività scolastica, la partita per la pallacanestro è come l’interrogazione in cui si verifica lo studio. Facendo un doppio campionato abbiamo più possibilità di verifica ed è un’occasione buona per tutti sia per noi allenatori sia per ogni singolo ragazzo per approfittarne e per dare il meglio in più occasioni possibili. Ognuno ha la possibilità di testarsi e verificare anche due volte alla settimana quello che è il proprio percorso di crescita”.

I 2004 sono nella parte iniziale del loro percorso nel Settore Giovanile Virtus e, oltre alla parte tecnica, ci sono anche regole dello stare insieme di squadra che vanno ad di là della pallacanestro
“La componente educativa è molto importante. I ragazzi, per coltivale la loro passione per la pallacanestro, scelgono di prendersi un impegno al quale dedicano molto tempo. Cerco di fargli capire che essendo una cosa a cui tengono, devono rispettarla mettendoci tutto l’impegno possibile per dare sempre il massimo. Gli altri valori importanti che cerchiamo di trasmettere sono il rispetto per i compagni e per i componenti del nostro staff che li accompagnano in questo percorso”.

Oltre a capoallenatore dell’under 14, sei anche assistente di Giordano Consolini nell’Unipol Banca under 16.
“L’under 16 è il penultimo step vero all’interno del Settore Giovanile. In questa categoria vi è il passaggio tra le fasce più piccole e l’under 18 in cui si esprime una pallacanestro che prepara i nostri ragazzi al mondo senior. Sono arrivato quest’anno nello staff dei 2002 e conoscevo già diversi ragazzi che avevo già allenato in veste di assistente quando erano nella categoria Esordienti. Abbiamo iniziato la stagione, c’è da fare ma è una bella sfida da portare avanti e ci sono tutti i presupposti per divertirsi”.

La Virtus investe in maniera importante sullo Staff del Settore Giovanile, una possibilità di crescita anche nella formazione degli allenatori.
“Ho avuto la possibilità di lavorare con tanti allenatori diversi. Da ognuno secondo me è giusto cercare di prendere qualche spunto o qualche cosa che penso sia positiva. La diversità molto spesso è arricchente ed è una fortuna poter avere diversi punti di riferimento. I ruoli di assistente e di capoallenatore sono completamente diversi, le responsabilità e le richieste sono differenti. In entrambi i ruoli la bellezza è poter stare in mezzo ai ragazzi cercando di insegnargli qualcosa e vedere il loro percorso di crescita e miglioramento”.

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: MATTIA LARGO

Largo e i suoi esordienti: "Per raggiungere gli obiettivi bisogna crederci"

di Marco Patuelli - www.virtus.it - 17/11/2017

 

Tredicesima stagione in Virtus per Mattia Largo, con lui gli Esordienti iniziano il loro percorso nel Settore Giovanile Unipol Banca. Arrivato alla Palestra Porelli a 18 anni, ha fatto il suo percorso prima da assistente e poi da allenatore nel Settore Giovanile ed è alla quarta stagione da assistente della Virtus Segafredo Bologna in serie A.

Dopo un percorso di quattro anni con il gruppo dei 2002, riparti dalla categoria Esordienti con i 2006 che iniziano il loro percorso nel Settore Giovanile Unipol Banca.

“Sono in Virtus da 13 anni e il gruppo dei 2006 è particolarmente evoluto rispetto a quelle che possono essere in genere le qualità nella categoria Esordienti. E’ una squadra molto omogenea, non è facile trovarla in questa fascia di età e bisogna dare il merito a Bruno Baccolini, Luca Brochetto e al nostro Settore Minibasket per il percorso che hanno fatto questi ragazzi. In palestra abbiamo 18 ragazzi, tutti hanno delle qualità e negli allenamenti partiamo dal loro miglioramento. E’ un gruppo molto divertente da allenare, sono spontanei, sempre sorridenti e anche troppo selvaggi sotto certi aspetti ma è il loro punto di forza”.

Dall’under 15 agli Esordienti in pochi mesi. Cosa cambia per te negli allenamenti quotidiani e quali sono gli obiettivi che vi siete posti?

“E’ particolare ed allo stesso tempo stimolante allenare questo gruppo. Ho chiuso il percorso con i 2002 nell’under 15 e anche per me è un nuovo rincominciare, adattandomi ad allenare aspetti diversi in base alla categoria. Il percorso da fare è lungo, curiamo il miglioramento individuale e a lungo termine proveremo a raggiungere le Finali Nazionali nella categoria under 15 come abbiamo fatto nella scorsa stagione con l’annata 2002.

Gli Esordienti sono l’annata di passaggio dal Minibasket al Settore Giovanile, non solo un percorso tecnico ma anche le prime regole sullo stare in palestra e in mezzo ai compagni di squadra.

“Tutti i ragazzi hanno l’aspirazione di diventare un giocatore di pallacanestro sviluppando il proprio potenziale al livello più alto possibile. L’aspetto umano viene prima di tutto, devono avere a cuore quello che fanno e devono avere rispetto per chi sta intorno a loro. E’ importante fare le cose bene, le qualità tecniche e il talento non sono sufficienti se dietro non c’è una persona vera e con dei valori. E’ una cosa che va insegnata già alla loro età, è importante dire sempre la verità, rispettare le regole e allenarsi con la voglia di fare bene le cose”.

Il Settore Giovanile non è solo una scuola per gli atleti ma anche per gli allenatori che hanno la possibilità di crescere, formarsi e confrontarsi con allenatori esperti.

“Ho la fortuna di avere nello Staff Esordienti Edoardo Costa che ho vissuto da giocatore quando facevo l’assistente a Cristian Fedrigo e ora lo sto vivendo come allenatore. Vederlo crescere è molto importante perché credo che abbia qualità come coach e perché secondo me è l’esempio di come debba essere un allenatore in Virtus. Serio, con passione e con la cura dei particolare. Gabriele Pagliara ha iniziato il percorso con noi da pochi mesi, si è subito integrato nel gruppo e sta facendo le cose che devono essere fatte per aspirare a diventare un giorno un allenatore preparato”.

Da quattro anni sei nello Staff della prima squadra, l’esempio del percorso che può fare un allenatore nel Settore Giovanile Unipol Banca.

“Per raggiungere gli obiettivi bisogna crederci, bisogna avere passione e soprattutto bisogna avere accanto a se delle persone che ti guidano a fare le cose a modo. Nel mio percorso in Virtus ho avuto la fortuna di averle e per tanti anni ho avuto a che fare con Giordano Consolini. Quando sono arrivato in Virtus a 18 anni ero una scapestrato e a suon di sgridate mi ha indirizzato sulla retta via. Mi ha sempre insegnato che se uno ti sta dietro è perché ci tiene a te. Mi ha dato il primo gruppo da capoallenatore e mi ha fatto fare cose che sembravano irrealizzabili. La vita è fatta anche di occasioni, e quando serviva un allenatore in più che collaborasse con la prima squadra ho avuto l'opportunità di iniziare una nuova avventura in un contesto senior. Ora ho la fortuna di lavorare con Alessandro Ramagli al quale devo e dal quale ho preso tanto sia dal punto di vista umano che dal punto di vista tecnico. E’ capace di rispettarmi e di ascoltarmi sempre, capace di darmi un ruolo importante nella società un vero tesoro in questo nuovo percorso che spero duri a lungo”.

NAZIONALE ITALIANA UNDER 16: TRE CONVOCATI PER IL SETTORE GIOVANILE UNIPOL BANCA

tratto da www.virtus.it - 17/11/2017

 

Nicolò Nobili e Tommaso Tintori di Unipol Banca Under 16 sono stati convocati per il Raduno della Nazionale Under 16 in programma a Ferentino dal 3 al 5 dicembre. Al termine del raduno coach Antonio Bocchino sceglierà i 12 dei 16 giocatori convocati che prenderanno parte al XXI Torneo Internazionale a Iscar in Spagna dal 7 al 9 dicembre. Arcangelo Guastamacchia è nell'elenco dei giocatori a disposizione.

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: DAVIDE D'ATRI

L’under 13, gli under 20, gli scoiattoli 2009 e un minibasket Unipol Banca in continua crescita

di Marco Patuelli - www.virtus.it - 24/11/2017

 

Quarta stagione in Virtus per Davide D’Atri che per la seconda annata è alla guida del gruppo 2005 che affronta il campionato under 13 elite e il campionato under 14 regionale. Davide da questa stagione è il responsabile tecnico del settore Minibasket Unipol Banca, istruttore degli Scoiattoli 2009 e assistente under 20.

Seconda stagione con il gruppo 2005 di Virtus Unipol Banca

“Il gruppo under 13 è formato da un nucleo storico di ragazzi che provengono dal Minibasket Virtus e che hanno già disputato con noi la stagione scorsa nella categoria Esordienti. A questi si aggiungono alcuni nuovi ragazzi che sono al primo anno in Virtus. Il gruppo è numeroso e per questo abbiamo deciso di disputare, oltre al campionato under 13 elite, anche quello under 14 regionale. L’impegno è notevole per ragazzi di questa età che insieme a tre allenamenti settimanali disputano due partite. E’ una soddisfazione vederli sempre presenti in palestra con entusiasmo e gioia”.

Non solo under 13 nel Settore Giovanile Unipol Banca ma anche assistente al gruppo under 18-20 in cui i ragazzi completano il loro percorso giovanile e si avvicinano ai senior

“E’ un impegno che svolgo con grande piacere. Il livello della richiesta sugli atleti è molto più alta rispetto all’under 13. Sono molto soddisfatto di questa esperienza perché in palestra mi trovo a dare il mio supporto per la crescita di ragazzi che stanno completando il loro percorso di formazione. Alcuni di questi ragazzi sono arrivati poco più che bambini qualche anno fa in Virtus e adesso sono piccoli uomini. Credo che sia una cosa grossa soddisfazione per il Settore Giovanile Unipol Banca aver contribuito al loro percorso di crescita”.

Under 13, under 20 ma anche Istruttore degli Scoiattoli 2009

“Sono molto soddisfatto del percorso che stiamo facendo con i piccoli scoiattoli del 2009. Avevamo un gruppo numeroso tra le annate 2009 e 2010 che abbiamo deciso di dividere in due squadre per dare a tutti l’opportunità di allenarsi e giocare con un numero di compagni adeguato. Gli Scoiattoli fanno due allenamenti alla settimana, il campionato 3 contro 3 e cerchiamo di farli giocare molto organizzando anche partite amichevoli. Sia a livello dell’entusiasmo che vediamo in palestra sia a livello della presenza, sono gruppi molto divertenti e stimolanti da allenare per chi si occupa del Minibasket”.

Da questa stagione sei responsabile tecnico del Minibasket Unipol Banca, insieme a Giuseppe Giordano e a tutti gli istruttori state potenziando un settore in cui Virtus ha deciso di investire per il futuro

“La responsabilità tecnica del Settore Minibasket mi da modo di poter seguire l’attività di tutti gli altri gruppi. Abbiamo tre squadre Aquilotti, due Scoiattoli, due gruppi di Pulcini molto numerosi e siamo partiti anche con i piccolissimi del Babybasket. Siamo orogliosi del lavoro che stiamo portando avanti”.

L’ex Crb casa del Minibasket Virtus, un punto di riferimento importante

“Avere una casa per noi è stato fondamentale. Inoltre è stata importante tutta l’attività di promozione che facciamo nelle scuole. Avere un casa in cui tutto il Minibasket Virtus può incontrarsi è un valore aggiunto unico per il nostro movimento dei piccoli cestisti. Essendo una nuova gestione stiamo cercando di farla funzionare al meglio, per rendere l’ex Crb sempre più accogliente e funzionale per i nostri bambini e le loro famiglie”.

Da questa settimana spazio anche per il Minibasket che inizia i propri campionati all’interno dell’Unipol Banca Weekly

“L’idea è quella che la comunicazione sulle nostre attività possa dar modo di presentare in maniera completa quello che facciamo. Dai resoconti sulle partitine, ai tornei a cui partecipiamo e alle iniziative che vengono proposte. I genitori possono seguirci sia attraverso il Weekly che il nostro sito rimanendo informati su tutto il Minibasket Unipol Banca”.

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: PAOLO ZONCA

"Una fortuna fare questo mestiere in casa Virtus"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 01/12/2017

 

Terza stagione in casa Virtus. Paolo Zonca, preparatore fisico del settore giovanile bianconero, la affronta sentendosi in famiglia, parte integrante di un progetto a cui la società tiene in modo particolare. E mette alla prova conoscenze ed esperienza di campo, spendendosi a tutti i livelli: quest’anno segue il gruppo degli Esordienti, i più giovani del settore, quello degli Under 15, arrivando fino ad Under 18 e Under 20, gruppi i cui giocatori si allenano quotidianamente sempre più vicini alla soglia del professionismo. Un quadro completo, non c’è che dire.

“Anno dopo anno, siamo cresciuti sia nell’affiatamento che nel metodo di lavoro, affinando nel tempo i particolari e la gestione del lavoro integrato. Riuscire a mettere insieme il lavoro fisico, che curo io, e quello con la palla che è materia di insegnamento degli allenatori, fa la differenza. Ci sono, naturalmente, differenze tra i vari gruppi di età. Con gli Under 18 e gli Under 20 si va più nello specifico a livello di carico: abbiamo due partite a settimana e una quindicina di ragazzi da seguire, ognuno dei quali fa diverse ore di lavoro fisico anche individuale. Lavori che vanno di pari passo con la parte tecnica, ed è tutto un incastro di pezzi che vanno fatti collimare per la costruzione di un gruppo”.

Per questo non c’è un semplice canovaccio da seguire, ma il dialogo tra le varie componenti dello staff deve essere costante.

“Il rapporto con lo staff tecnico è continuo, e in nessun gruppo facciamo lavori di routine o puro svolgimento di protocolli. Ci sono situazioni che cambiano da un giocatore all’altro, e nei diversi periodi della stagione. Seguirle nel modo corretto ci permette di avere un focus immediato, ma anche idee il più possibile precise per la formazione dei giocatori, cercando di portare i nostri ragazzi al miglior livello possibile. Per questo i raffronti sono giornalieri: si discute su cosa e come si può migliorare, su ciò che è stato fatto e su quello che ancora si può fare”.

Bisogna anche saper tarare gli obiettivi a seconda del gruppo che si ha di fronte. I ragazzini hanno un approccio diverso dai giocatori già formati.

“Con gli Under 15, insieme a Cristian Fedrigo, abbiamo insistito molto sulla necessità di creare buone abitudini. Instillando il concetto di cura del proprio corpo, di responsabilità, di cura dei dettagli. In questo caso, si tratta da parte loro di imparare anche comportamenti non usuali, sempre ricordandosi che in Virtus vivono un ambiente che può aiutarli a crescere. In particolare, stiamo abituando i nostri ragazzi a capire che per ogni problematica c’è un rimedio, dal punto di vista della preparazione fisica e della fisioterapia, dunque imparare ad essere vigili, attenti anche alla comunicazione immediata con lo staff che li segue è un aspetto molto importante. A livello di impostazione del lavoro fisco gli Under 15 fanno molto lavoro in campo, di agilità e rapidità. Nel contempo ho iniziato a seguire anche gli Esordienti, ed è un piacere perché è la categoria con cui avevo iniziato quindici anni fa. Lavorare con un gruppo di bambini di questa età mi ricorda i miei inizi, e mi diverte perché mi fa uscire da un ruolo più “professionale” riconquistando anche una dimensione più ludica”.

Un impegno totale che permette anche diversi angoli di visuale…

“Dal punto di vista globale, sento di avere più visioni del singolo aspetto. Il movimento che faccio fare ai ragazzi in sala pesi si tramuta nei movimenti che poi eseguiranno in campo. La conoscenza dei movimenti specifici della pallacanestro applicati alla preparazione fisica è immediatamente fruibile, c’è una correlazione diretta. Avendo potuto fare un percorso totale, dal minibasket fino all’Under 20, dal mestiere di allenatore a quello di preparatore fisico, credo di avere più chiaro nella testa il percorso che occorre ad accompagnarli dall’infanzia all’età adulta”.

Una professione delicata e importante, quella del preparatore fisico. In Virtus, come ogni dettaglio del resto, assume un significato anche più profondo.

“Sicuramente vivere questa professione in questo ambiente mi gratifica. Lavoro in una delle migliori società, se non la migliore, per quanto riguarda il settore giovanile, e lo faccio nella mia città. E’ come se fossi nato a Barcellona e avessi l’opportunità di lavorare per una delle squadre di calcio più vincenti dell’era moderna, quella “blaugrana”. E’ anche una grande occasione di crescita giornaliera per me, grazie al rapporto con tutto lo staff, con Carlo Voltolini e Matteo Fini, con gli allenatori, con gli stessi ragazzi. Ci sono situazioni sempre nuove da gestire, e questo mi arricchisce. Così come poter lavorare in una situazione e un ambiente di altissimo livello. Ecco, credo che il senso sia proprio questo: l’esperienza che sto facendo in Virtus è un arricchimento, sia umano che professionale. Non c’è posto migliore per rendere più solidi la mia conoscenza e il mio mestiere”.

 

NOBILI E TINTORI IN AZZURRO AL TORNEO DI ISCAR UNDER 16

tratto da www.virtus.it - 06/12/2017

 

La Nazionale Under 16 maschile è pronta per la 21esima edizione del Torneo Internazionale di Iscar (Spagna). Dopo il raduno di Ferentino, gli Azzurri sono arrivati a Roma, da dove domani (6 dicembre) voleranno verso Madrid per poi raggiungere la località castigliana.
Tra i 12 giocatori selezionati da coach Antonio Bocchino, figurano due elementi di Virtus Unipol Banca: si tratta di Nicolò Nobili, ala, e Tommaso Tintori, ala, entrambi del 2002.

Il 7 dicembre il primo impegno della manifestazione contro la Turchia (ore 18:00). Poi la Spagna (8 dicembre, ore 19:00) e la sfida a Castilla y Leon (9 dicembre, ore 17:00).

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: GIUSEPPE GIORDANO

"Il mondo Virtus è stato una bella sorpresa, sono fiero di farne parte"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 08/12/2017

 

Giuseppe Giordano, ventitrè anni, dirigente del settore Minibasket di Virtus Unipol Banca, è uno dei volti nuovi del mondo bianconero, approdato a Bologna da Trieste la scorsa estate. Tutt’altro che nuova è invece la sua passione per la pallacanestro, sbocciata quando ancora era bambino nella sua Santeramo in Colle, poco più di quaranta chilometri da Bari.

“La prima partita l’ho vista alla tv, insieme a papà. Era il 2001, non avevo ancora sette anni. C’era la NBA su Tele+, mi innamorai di Allen Iverson. Dopo sono arrivati Shaquille O’Neal e, naturalmente, Manu Ginobili.
Intanto, il virus era trasmesso…”

Tanto forte da buttarla anche in campo, quella passione.

“Sì, ma senza troppi acuti. Ho giocato fino alla categoria Under 13 nella squadra del mio paese, il Murgia Basket, ma avevo problemi alla mano destra, che si infortunava spesso. Così ho interrotto l’attività, riprendendola soltanto anni dopo, a livello di Under 19 regionale”.

Per passare dal basket giocato a quello che si costruisce dietro una scrivania, c’è voluto un cambio epocale di vita e abitudini, oltre a un viaggio da un punto all’altro dell’Italia.

“Mi sono iscritto all’Università di Trieste, scegliendo l’indirizzo di Economia Internazionale. Dalla Puglia è stato un bel viaggio, ma era quello che volevo: rendermi autonomo, indipendente, provare a gestire la mia vita da solo. Mentre seguivo il corso di studi, ho pensato che mi sarebbe piaciuto provare anche a rientrare nel mondo della pallacanestro in un posto diverso. Così, ho iniziato ad allenare, facendo l’assistant coach nelle giovanili dell’Alma”.

Dal campo agli uffici, appunto, il passo è stato breve.

“Per il settore giovanile dell’Alma Trieste ho iniziato ad occuparmi anche di social media. Quindi, all’inizio della stagione 2016-2017, mi è stato offerto di entrare a far parte della dirigenza, nello staff della segreteria generale. Terminata l’Università e ottenuta la laurea triennale, ho deciso di fermarmi lì ancora un anno, per fare esperienza in quell’ambiente. Mi occupavo anche dell’accoglienza di ospiti e sponsor in occasione delle partite interne della prima squadra”.

In questa veste, hai incrociato per la prima volta il mondo Virtus. Finale per la promozione tra Virtus Segafredo e Alma Trieste, giugno di quest’anno. Se non dovessi ricordare bene, ti aiutiamo noi: è da poco terminata gara3 della finale, Bologna ha festeggiato sul campo dell’Alma Arena il ritorno in Serie A, in un clima di grande sportività. Un’ora dopo, alcuni membri della società ospite si aggirano ancora per l’impianto, per terminare il loro lavoro. E sei proprio tu ad accoglierli, dividendo con loro una quantità semi-industriale di prodotti di gastronomia destinati al vostro staff.

“Vedo che hai buona memoria, in effetti…”

Normale, quegli ospiti ancora al lavoro eravamo noi. Ma l’aneddoto serve a far capire il tuo modo di approcciarti allo sport: cortesia, rispetto per l’avversario, altruismo non ti fanno difetto.

“Credo che il senso dello sport sia questo. Il terzo tempo, così amato dai tifosi del rugby, è qualcosa di fondamentale. Il motivo per cui amo immergermi nelle questioni e a volte nelle problematiche sportive è che dietro hanno uno scopo sociale ed umano importantissimo. Hanno valori importanti. Quel giorno di giugno noi dell’Alma avevamo interrotto uno splendido sogno, ma tutto era avvenuto secondo le regole più belle dello sport. Suonata la sirena, era giusto condividere i momenti successivi alla gara. Perché la condivisione è il senso di tutto quello che facciamo”.

Belle idee, che adesso puoi trasmettere in un settore delicato e importante come quello del Minibasket.

“Credo si tratti della parte più inclusiva del nostro movimento, quella che fa più bene dal punto di vista sociale. Avvicinare i bambini alla pallacanestro non è solo occasione di far loro scoprire uno sport fantastico. E’ un modo per aiutarli a scoprire sé stessi, il proprio corpo e le proprie passioni. Ci sono finalità educative importantissime, in questo percorso. Un tesoro inestimabile”.

Pochi mesi dopo quell’incrocio del destino, le porte della Virtus si sono aperte proprio per te.

“Avevo un bellissimo ricordo della serie finale, di come tutto lo staff Virtus si era presentato a Trieste in quell’occasione. Intanto, ho avuto l’occasione di iscrivermi al corso di laurea magistrale in Politica Economica, a numero chiuso, qui a Bologna. E un incontro con il management bianconero, con Julio Trovato e Federico Vecchi, mi ha dato una fantastica opportunità proprio qui. E’ stato facile trovare feeling, ho trovato collaborazione e trasporto fin dal primo incontro. Non ho dovuto pensarci più di tanto, ho colto l’attimo”.

Ovvero la volontà di crescere, anche sotto questo punto di vista, di una società che al mondo dei più giovani ha sempre dedicato attenzione e risorse.

“Avere Davide D’Atri come collega in questa avventura è fondamentale. Il percorso che abbiamo intrapreso è appassionante e coinvolgente. Abbiamo scelto di rinnovare, di ristrutturare a livello organizzativo, di avviare nuovi progetti. L’ex CRB, la casa del settore Minibasket Virtus Unipol Banca, è stato una bella base da cui partire”.

Con un’agenda piena di idee, molte delle quali sono già diventate realtà.

“Abbiamo tanti progetti, vogliamo rafforzare il nostro rapporto con gli istituti scolastici, conquistare appassionati. La società è con noi, mostra di credere molto al settore Minibasket, e questo ci dà ancora più forza. Il nostro non è e non può essere un piano con termine annuale. La qualità richiede progetti pluriennali, e la quantità alla fine è una conseguenza”.

In realtà, siete stati premiati anche dal punto di vista quantitativo.

“Vero, e questo è il risultato del grande lavoro che stanno facendo i nostri istruttori in palestra. Tanti ragazzini sono venuti a provare le nostre proposte, hanno trovato il clima giusto e insegnanti preparati, si sono legati al nostro mondo”.

La formula delle “porte aperte” non ha soluzione di continuità. In via Marzabotto è sempre tempo di avvicinarsi alla pallacanestro.

“Non ci fermiamo mai. E credo che il nostro lavoro sia molto utile alla società. In questi giorni abbiamo riaperto perché ci piacerebbe che i bambini entrassero in numero sempre maggiore nella grande famiglia della Virtus. Perché questo è il posto ideale per crescere, non solo dal punto di vista sportivo. Qui non si perdono mai di vista valori basilari, come la formazione dei giovani da un punto di vista comportamentale ed educativo. Cose che servono per affrontare la vita, non solo la pallacanestro”.

Pochi mesi e parli già perfettamente l’alfabeto bianconero. Ormai Giuseppe Giordano ragiona da virtussino…

“Mi sento parte di questa società. Alla domenica, quando certe partite della prima squadra si sviluppano in sfide punto a punto, non riesco a non agitarmi. Sono preso da quello che faccio e da questo ambiente. Non immaginavo che sarebbe stato così, ma sono felice che lo sia”.

 

LA GIOIA DEI BIMBI IN BIANCONERO E IL MESSAGGIO DELL'ARCIVESCOVO ZUPPI

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 15/12/2017

 

Uno spettacolo, la Festa di Natale del Minibasket Virtus Unipol Banca. Andata in scena sul parquet del palazzetto dell’ex Crb, ormai casa per i bimbi della V nera, festosamente invaso da centotrenta piccoli innamorati della pallacanestro, che per loro è ancora, semplicemente, uno splendido gioco. Tocca a Davide D’Atri, responsabile tecnico del settore, insieme a Giuseppe Giordano, dirigente responsabile dello stesso, tocca ai loro collaboratori, agli istruttori che vanno in campo, instillare in quei piccoli giocatori il seme della passione, un po’ alla volta, con molti sorrisi e tanta professionalità. Passione per il gioco, ma anche passione per una società sportiva che diventa una seconda famiglia, ben sapendo che la fedeltà ai colori e ai valori si radica più forte nei bimbi, e quasi sempre li accompagnerà anche nell’età adulta.

UN PARQUET PIENO DI FELICITA’ - Tanti piccoli in campo, tanti genitori sugli spalti, in un clima di festa al quale hanno partecipato anche i giocatori e lo staff tecnico della prima squadra, e naturalmente tutti coloro che animano e fanno crescere il settore giovanile, a partire dal responsabile Federico Vecchi e dal direttore sportivo Marco Patuelli, alle prese con un allestimento che ha reso l’evento ancora più coinvolgente. Una componente che caratterizza il mondo Virtus, rendendolo unico ed accrescendone il valore. E’ stato bello vedere l’entusiasmo di un giocatore navigato come Marcus Slaughter, uno che ha vinto in Eurolega e sa come entrare nel mondo dei bambini, lasciando il segno nella loro immaginazione. E’ stato fantastico come il gigante di San Leandro ha saputo coinvolgere i compagni, che si sono esibiti sul parquet creando siparietti divertenti coi piccoli compagni di gioco, premiandoli poi durante la pausa che ha preceduto il momento clou dell’intera giornata: la Santa Messa officiata dall’Arcivescovo di Bologna Monsignor Matteo Maria Zuppi, entrato appositamente nel mondo bianconero per portare il suo saluto davvero speciale.

IL MESSAGGIO DELL’ARCIVESCOVO - Alle 18, dunque, le premiazioni, la merenda offerta da Alce Nero, Luca Porretto, Villani Salumi e naturalmente i premi offerti da Unipol Banca, storico main sponsor del settore giovanile. Alle 18.30, tutto allestito a tempo di record per la Santa Messa. E da quel momento, le parole di Monsignor Zuppi hanno aperto il cuore alle quasi cinquecento persone che hanno assistito alla funzione.
“Il Signore viene in mezzo agli uomini, e oggi lo fa in un luogo davvero particolare”, ha esordito. “Un posto dove fare canestro è importante: Gesù fa centro nel nostro cuore, e la sua vittoria è insegnarci a voler bene al prossimo. Oggi due dei miei celebranti hanno voluto essere qui perché la loro fede è doppia: quella per il Signore e quella bianconera…”

GIOCARE DI SQUADRA – “Per giocare bene, in questo sport”, ha continuato Zuppi, “bisogna aiutare gli altri. Perché saper giocare con gli altri significa vincere insieme a loro. Gesù avrebbe potuto giocare da solo, avrebbe evitato di finire in croce, invece ha scelto di giocare in squadra con noi. Lo ricordiamo a Natale, ma è un esercizio che andrebbe fatto tutto l’anno, perché nella vita come nello sport chi smette di fare esercizio perde allenamento, e poi deve saper ricominciare. Come non si può giocare a basket da soli, non si può vivere bene se non c’è armonia condivisa: volersi bene è giocare insieme. Se non ci si vuole bene, il mondo diventa un deserto, e la vita effettivamente per molti è davvero un deserto. Il sogno di Dio, che viene in mezzo agli uomini, è quello di scacciare le tenebre. Il suo sogno è la luce”.

FORZA E LEGGEREZZA - “Una suora di clausura”, ha confidato ancora l’Arcivescovo nella sua omelia, “mi ha in qualche modo suggerito il motto della Virtus: “Omnia virtus in levitate”, che significa che per saltare in alto occorre essere allo stesso tempo forti e leggeri. Leggeri nel corpo e nel cuore. E’ il Signore che ci aiuta a rialzarci e ad essere leggeri, è Gesù che fa canestro nel nostro cuore, e a nostra volta noi lo facciamo imparando a voler bene agli altri”.
Un messaggio di pace e fratellanza. Regalato con parole lievi e nitide dall’Arcivescovo al grande popolo della Virtus, nella casa in cui si coltiva la passione dei giovani, indicando loro una strada fatta di etica e coerenza. Che sia, davvero, un Natale felice.

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: IL PRESIDENTE ALBERTO BUCCI

"I nostri giovani saranno uomini onesti"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 22/12/2017

 

Gli echi della festa del Minibasket di Virtus Unipol Banca, che ha portato la gioia ed i sorrisi di oltre cento piccoli cestisti sul parquet dell’ex-CRB di via Marzabotto, si percepiscono ancora forti e chiari, nel mondo bianconero. E’ stato un momento intenso, pieno di significato, che ha preceduto la Santa Messa di Natale officiata dall’Arcivescovo di Bologna, Matteo Maria Zuppi, davanti a cinquecento persone.  Lo ha percepito, assimilato, condiviso anche e soprattutto il presidente di Virtus Pallacanestro, Alberto Bucci, cresciuto e formatosi in un ambiente in cui l’attenzione al mondo dei giovani, sportivi e non solo, è sempre stata massima. Proprio il Natale, allora, è il momento più propizio per guardare al settore giovanile dall’angolo visuale del numero uno della V nera.

Presidente Bucci, che emozioni le hanno lasciato quell’incredibile pomeriggio e l’immagine di tutti quei piccoli atleti pieni di vita e gioia?

“Qualcosa di profondo e indimenticabile. E’ stato un grande succcesso, e c’è un perché… Perché quella festa è stata organizzata molto bene, e tutti i bambini che sono scesi in campo si sono divertiti e hanno portato a casa un ricordo indelebile. Ad ogni canestro, in ogni azione, c’era un giocatore di Serie A che stava accanto a loro, e questo affiatamento è stato bellissimo. Significa che il nostro lavoro parte dai più piccoli ed arriva ai grandi in una congiunzione perfetta, in un solido intreccio di rapporti. Questi sono davvero i grandi valori che la nostra società ha dentro, e li può esibire con orgoglio”.

Valori di cui Alberto Bucci conosce bene motivazioni e origini. La persona che per prima ne ha fatto un impegno della società, Gigi Porelli, è stata anche quella che ha voluto questo “ragazzo della Bolognina” al timone della prima squadra, nella stagione 1983-1984, ispirando così la magica stagione della Stella.

“Quando costruì questa palestra, Porelli aveva sogni che in gran parte si sono realizzati. Attraverso i tanti titoli italiani che il nostro settore giovanile ha vinto, da allora ad oggi, ma soprattutto attraverso la formazione di tanti ragazzi che sono diventati veri atleti e veri uomini dentro le mura dell’impianto che oggi porta il nome dell’Avvocato. E non è tutto: tra poco tempo vedremo realizzato, grazie a Igd, un meraviglioso progetto come ArcoCampus: una splendida foresteria che permetterà di sviluppare e strutturare ancora meglio il nostro impegno. Siamo molto felici che questo succeda. Di più: ne siamo orgogliosi”.

Che tesoro è, questo settore giovanile bianconero?

“Immenso. Partiamo dal Minibasket e saliamo, categoria dopo categoria, mantenendo alta la qualità della nostra proposta. Abbiamo squadre validissime, con allenatori di grande livello e Federico Vecchi che coordina tutta questa attività con attenzione e professionalità. Io sono molto contento, e molto fiducioso del fatto che più andremo avanti e più la Virtus “dei grandi” potrà guardare con attenzione al proprio settore giovanile, attingendovi non sempre, ma certamente con regolarità, per lanciare nella pallacanestro giocatori importanti”.

Da questa stagione, il settore può contare anche su una nuova struttura come l’ex-Crb, diventato appunto la casa del Minibasket di Virtus Unipol Banca.

“Luogo di un’importanza strategica. Il numero dei ragazzi che si affidano ai nostri allenatori è sempre maggiore, abbiamo bisogno di lavorare tanto, di allenarci bene e a livelli sempre più alti: dobbiamo avere gli spazi per tutti, e poter disporre della struttura dell’ex-Crb è un grandissimo risultato, che premia anche la caparbietà con cui ci stiamo impegnando. Aspettavamo un’opportunità di questo genere, sapremo sfruttarla al meglio”.

Cosa deve avere un ragazzo per sintonizzarsi col mondo della Virtus. O se preferisce, cosa può dare la Virtus a un giovane che si avvicina alla realtà bianconera?

“Un ragazzo deve avere lo spirito, la voglia di venire a giocare rispettando i tanti principi che abbiamo:  l’importanza del percorso scolastico, la lealtà nei confronti dei compagni, il rispetto di sé stesso. Il modo giusto per entrare a far parte della famiglia Virtus. Noi a questi giovani dobbiamo dare una buona accoglienza, metterli a proprio agio, cercare di aiutarli all’inizio del loro percorso, quando sono in difficoltà, stare loro accanto per vederli crescere secondo un concetto etico e sociale che ci appartiene, e va oltre il perimetro di un campo da pallacanestro”.

Natale e il 2018 sono alle porte. Che augurio si sente di fare il presidente di Virtus Pallacanestro ai tanti bambini e ragazzi che animano il settore giovanile?

“Io auguro a tutti loro di diventare uomini corretti e onesti, rispettosi di sé stessi e degli altri. Di capire che la vita è una  cosa meravigliosa, il regalo più bello che hanno avuto dai loro genitori. Per quanto riguarda i sogni, che a quell’età devono giustamente essere tanti e colorati, spero riescano a realizzarli giocando e allenandosi senza risparmiarsi, dando il massimo di sé stessi. Non si può sapere quali traguardi potranno raggiungere, ma dovunque arrivino auguro loro di farlo dopo aver espresso il meglio di quello che hanno dentro”.

 

 

PAJOLA E PENNA CONVOCATI AL RADUNO DELLA NAZIONALE UNDER 20

tratto da www.virtus.it - 09/01/2018

 

Sono due i giocatori di Virtus Pallacanestro convocati per il raduno della Nazionale Under 20, che si terrà a Roma il 15 e 16 gennaio prossimi. Si tratta di Alessandro Pajola, da tempo nel roster della prima squadra di Virtus Segafredo, e di Lorenzo Penna, bolognese “doc”, attualmente impegnato all’Andrea Costa Imola con la formula del doppio utilizzo.

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: FEDERICO VECCHI

"Un Natale intenso, ci è servito per fare importanti esperienze"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 11/01/2018

 

Un Natale ad alta produttività per le formazioni di Virtus Unipol Banca: ferma l’attività dei rispettivi campionati federali, i giovani bianconeri sono stati impegnati in diversi tornei, in giro per l’Italia ed oltreconfine. Con Federico Vecchi, responsabile del settore giovanile e impegnato nel concentramento spagnolo dell’Adidas Next Generation Tournament come capo allenatore dell’Under 18, tracciamo un bilancio di questo periodo che in casa Virtus è stato tutt’altro che vacanziero.

Possiamo dire che per il settore giovanile non è stato certamente un periodo di ferie…

“Direi proprio di no, anzi… Il periodo di Natale è molto importante, perché i ragazzi beneficiano della pausa scolastica, dunque hanno maggiori energie, soprattutto a livello mentale, da dedicare alla pallacanestro. Possiamo esprimerci con allenamenti di qualità e tornei che ci arricchiscono dal punto di vista dell’esperienza e della formazione dei nostri giocatori. Queste manifestazioni aiutano a crescere a livello personale e dal punto di vista tecnico-sportivo. Quasi tutte le squadre sono state impegnate in tornei prima e dopo il nuovo anno, e usciamo da questi primi giorni del 2018 con un bel bagaglio di esperienze in più”.

Mettiamoli in fila, tutti questi impegni affrontati. Partendo da quello internazionale, che ha visto impegnati i più grandi.

“Con gli Under 18 abbiamo chiuso il 2017 vincendo il torneo “Giocando con Matteo”, dedicato alla memoria di Matteo Molent, un ragazzo che amava il basket e che purtroppo non è più tra noi. Poi, appena iniziato l’anno ci siamo spostati in Spagna, a L’Hospitalet, per giocare nel raggruppamento di qualificazione dell’Adidas Next Generation Tournament, la più importante kermesse continentale per la categoria e che permette a chi vince il concentramento di qualificarsi per le final four di Eurolega giovanile. E’ stata un’esperienza molto significativa, perché ha permesso ai nostri giocatori di confrontarsi a un livello molto alto, e di aprirsi ad una platea internazionale. La Spagna, in particolare la Catalogna, è in questo momento l’area europea in cui sono maggiormente concentrate squadre Under 18 di fascia altissima, quindi questa nostra partecipazione è stata ancora più importante. Siamo riusciti a confrontarci con avversari di grandissimo livello, incontrando squadre sicuramente più mature di noi, a livello fisico e di conoscenza del gioco, abbiamo battagliato con buono spirito e questa al di là del risultato sportivo (6°posto NDR) è la cosa che mi soddisfa maggiormente. Per i nostri ragazzi è stato un modo per farsi conoscere al di fuori dei confini nazionali, un altro aspetto che dà lustro alla nostra attività giovanile”.

Un’occasione di confronto importante, che aiuta a comprendere il livello a cui è arrivato il basket d’Europa. In questo senso, quali impressioni porti a casa da questa trasferta?

“Il livello medio, soprattutto in alcune nazioni, è decisamente più alto rispetto all’Italia per un paio di motivi. Prima di tutto, c’è un grado di maturità fisica e di carattere un po’ più precoce, rispetto alla nostra. Un ragazzo di diciotto anni serbo, se lo confrontiamo con un coetaneo dei nostri club, tendenzialmente è già più uomo, sia a livello di fisicità che di approccio. Una questione culturale, e in parte anche genetica. Poi, anche dal punto di vista del gioco si tratta di ragazzi più avanti nel percorso: se analizziamo il percorso di formazione, salta all’occhio che il processo di maturazione è anticipato, con tutti i pro e i contro che questo comporta”.

L’impegno di questi giorni, come dicevamo, ha riguardato anche tutte le altre formazioni del settore giovanile.

“Gli Under 16 si sono classificati tredicesimi al “Bruna Malaguti” di San Lazzaro, un torneo molto prestigioso a cui abbiamo preso parte con un gruppo “futuribile”, come dicono gli addetti ai lavori. In questo momento la squadra deve superare delle difficoltà ed ha subito anche qualche batosta, che servirà a capire dove sono i margini di miglioramento, perché è indubbio che ci sia un bel potenziale da sviluppare. Come ripeto spesso, le esperienze che facciamo servono per proseguire il percorso di crescita, per fare degli step intermedi, e in questo senso la partecipazione al “Malaguti” è stata utilissima. Gli Under 15 hanno giocato a Gallo Ferrarese, un altro appuntamento di grande prestigio, con squadre di ottimo livello. Siamo arrivati terzi, ma al di là del risultato è stato positivo il fatto di potersi confrontare con formazioni di fuori regione ed con squadre di grande fisicità. Gli Under 14 si sono classificati ottavi allo “Zanatta”, che si svolge tra Treviso e Venezia, e terzi al “Memorial Chicco Ravaglia”, alla cui partecipazione teniamo ovviamente in modo particolare, e anche in questo caso il percorso è stato positivo per la crescita del gruppo”.

Andiamo avanti con le squadre più giovani. Dagli Under 13 è arrivato anche il successo lontano da casa, a Castellamare di Stabia.

“Hanno vinto la ventitreesima edizione di “Natale sotto Canestro”, poi si sono spostati ad Ostia, dove hanno ottenuto un secondo posto nel “Mare di Roma Trophy”. Per loro, che sono più piccolini, è una bella esperienza: sono i primi viaggi lontano da casa, passati a fare gruppo anche fuori dal parquet con i compagni di squadra. Infine, gli Esordienti hanno conquistato un secondo posto al “Memorial Bigalli” di Firenze, un’occasione importante e formativa. Per tutti i ragazzi giovani stiamo parlando di esperienze di vita, nelle quali imparano cosa significa andare in trasferta, si abituano vivere le prime esperienze sportive lontano da casa e a rispettare le piccole regole che un atleta virtus deve seguire. In più spesso si creano legami di amicizia anche con giocatori di altre squadre, perché spesso i nostri ragazzi vengono ospitati presso le famiglie delle squadre locali. Se poi si ha la fortuna di vincere, arrivano i primi ricordi belli che legano indissolubilmente un giovane a questo sport. Anche se, lo ripeto, vincere, pur facendo piacere non è la cosa più importante, in questo cammino”.

Chiamiamolo giro di boa: è il momento in cui si tirano le prime somme, e si ragiona su un futuro che appare più nitido.

“Natale è una tappa fondamentale proprio perché si fanno tanti tornei e ci si confronta con realtà diverse da quelle cui ci si trova di fronte durante la stagione regolare. Si fanno le prime valutazioni, orientate a capire a che punto è il percorso di formazione dei nostri giocatori. Gli allenatori possono fare le loro verifiche, anche se momenti di confronto ci sono durante tutto l’arco della stagione”.

Che stato d’animo hanno portato, queste verifiche?

“Ottimismo. Siamo contenti del progetto che stiamo portando avanti. Credo che abbiamo ragazzi di prospettiva, e giocatori che si fanno riconoscere anche per la loro educazione. Ne cito uno per tutti, Federico Cassanelli dell’Under 14, che ha vinto il premio fair play allo “Zanatta”. Un riconoscimento che, al di là del valore tecnico, premia il nostro sforzo teso a contribuire, per quello che ci compete, all’educazione dei nostri atleti. Premia, in una parola, il nostro modo di stare insieme, di formare i nostri giovani, di avere determinati comportamenti in campo e fuori”

Non sarà il momento di tirare le somme, ma senz’altro chi sta lavorando dietro le quinte, a Natale e per tutto l’anno, merita una citazione.

“I bilanci del settore giovanile vanno sempre fatti sul lungo periodo. In questo momento mi sento semplicemente di ringraziare tutto lo staff, perché penso che insieme stiamo facendo un lavoro eccellente. Dico davvero grazie a tutti gli allenatori, gli assistenti, i preparatori, il medico, il fisioterapista, i nostri dirigenti accompagnatori, e a Marco Patuelli, il nostro direttore sportivo che coordina insieme a me tutta la nostra attività. Dobbiamo essere soddisfatti di ciò che stiamo facendo, abbiamo chi si prende cura dei nostri ragazzi a 360 gradi, per la parte sportiva e per quella educativa. A tutti loro, a tutti i nostri giocatori ed alle loro famiglie auguro un 2018 che li faccia procedere sul cammino che abbiamo intrapreso nell’anno appena terminato”.

 

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: STEFANO PINI

Il veterano: "Virtus significa serietà"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 19/01/2018

 

E adesso, tanto per rinfrescargli la memoria, vogliamo ricordargli che sono quasi vent’anni che varca quasi quotidianamente la soglia della palestra Porelli. Già, perché Stefano Pini, dirigente accompagnatore della formazione Under 20 di Virtus Unipol Banca, cominciò accompagnando suo figlio Giacomo, ragazzino innamorato della palla a spicchi, ai primi allenamenti da giocatore del settore giovanile. Poi, quando l’erede diventato ormai grande decise di iniziare ad allenare, lui accettò l’invito di restare in un ambiente che amava già da tifoso, e al quale avrebbe potuto dare un importante contributo seguendo le squadre del settore giovanile. Sì, vale la pena ricordare a Stefano quanto è stato lungo il viaggio, perché lui non è tipo da mettersi a fare i conti.

“Se considero anche tutto il tempo passato ad accompagnare Giacomo alla Porelli, è effettivamente realistico pensare che tra poche stagioni mi toccherà di soffiare su venti metaforiche candeline, magari a forma di V nera. Quando mio figlio ha iniziato ad allenare, sono diventato dirigente accompagnatore, perché ormai l’ambiente per me era una seconda casa. Iniziai proprio dalle classi 1988 e 1989, e in questo ruolo sono alla quattordicesima stagione, direi. Ma i calcoli non sono mai stati il mio forte, diciamo semplicemente che ho tanta Virtus alle spalle”.

Intanto, è la seconda stagione consecutiva da vivere al seguito del gruppo Under 20.

“Il gruppo è un po’ cambiato, non ci sono quasi più i ’98, e a dire il vero giocatori come Penna e Oxilia già non c’erano nella passata stagione, impegnati come erano con la prima squadra. Di quella classe è rimasto soltanto Matteo Berti, poi i più grandi sono quelli del ’99, Petrovic in testa. Danilo ora gioca in Serie B, nel We’re Basket Ortona, ma con la formula del doppio tesseramento può ancora vestire la canotta della nostra Under 20, e l’ha già fatto in diverse occasioni nonostante risieda abbastanza lontano. Se andiamo avanti nel nostro campionato, spero possa ancora darci un contributo importante. Ma anche Rossi, Gianninoni , Rubbini sono nella sua situazione, come quasi tutti i ragazzi di quella classe d’età”.

E’ qualcosa di speciale e diverso, tenere insieme un gruppo composto da giocatori che stanno già accumulando esperienza nei massimi campionati e da elementi della categoria sottostante, quella degli Under 18.

“Dal punto di vista tecnico, i primi sono comunque ragazzi preparati in casa nostra, conoscono i giochi di Federico Vecchi, che ha dato loro un’impronta precisa già nella passata stagione. Sono più preparati dal punto di vista dell’impatto fisico, perché giocano in squadre senior, in A2 come Rossi a Imola, in B come Petrovic e Rubbini od in C Gold come Gianninoni. Purtroppo li vedi soltanto una volta a settimana, o quasi, perché vengono per disputare la partita, perchè ora si allenano altrove. Però tornano sempre volentieri  in quella che è ancora la loro casa”.

Nella scorsa stagione questo gruppo ha dato a chi lo ha tenuto insieme soddisfazioni quasi insperate.

“E’ stata una stagione importante, per il risultato perché siamo arrivati a giocarci la finale contro il PMS Torino, ma anche dal punto di vista del carattere, che si è rafforzato partita dopo partita. A cominciare proprio dalla prima sfida di quella fase finale, sempre contro Torino: mettendoli in difficoltà, abbiamo preso coscienza delle nostre possibilità. Il momento più alto, a mio avviso, è stato il successo su Venezia, che era quotatissima perché aveva fatto rientrare tutti i suoi migliori giocatori (anche quelli che giocavano con minutaggi importanti nei campionati senior di vertice) per quelle finali nazionali. In assoluto, comunque, una bellissima annata, soprattutto in quelle ultime indimenticabili partite in cui c’era in palio il tricolore di categoria”.

Sei sempre stato dirigente accompagnatore di squadre “adulte”, composte da atleti al termine del loro viaggio nel basket giovanile.

“L’unica volta che ho ricominciato dai più piccoli è stata quando mi hanno affidato i nati nel ’98, che allora disputavano il campionato Under 15. E insieme siamo andati fino al termine del loro percorso nel settore giovanile. Era il gruppo di Lollo Penna. Normalmente, anche per questioni legate al mio lavoro e al tempo libero che mi lascia, mi occupo di formazioni più “adulte”. E mi sono innamorato del tipo di basket che esprimono, che ad alto livello regala emozioni quanto quello dei professionisti. E’ una bella pallacanestro, giocata da atleti ormai quasi completi, fisicamente tosti, tecnicamente sviluppati”.

Che futuro prossimo immagini per l’Under 20 di questa stagione?

“Siamo un gruppo piuttosto giovane, rispetto alla categoria in cui ci confrontiamo. I ragazzi sono tutti ampiamente sotto il limite d’età, l’unico ’98 come ho detto è Matteo Berti. Ma siamo ancora una buona squadra, e soprattutto un gruppo compatto. Questo può fare la differenza. I ragazzi si conoscono, i meccanismi sono oliati. Se poi si dovesse arrivare  alle finali nazionali, entrerebbero in scena diversi altri fattori, gli accoppiamenti prima di tutto. Ma non si parte mai battuti: lo avessimo fatto nella scorsa stagione, quando ci siamo trovati nello stesso girone di Torino e Venezia, avremmo rinunciato a combattere. Invece siamo andati fino in fondo”.

Cosa significano questi quasi vent’anni bianconeri, per Stefano Pini?

“Per me è un piacere essere ancora qui, mi piace la pallacanestro e mi piace questo ambiente. Sto in mezzo a ragazzi giovani, sono abbonato alla Virtus da prima che arrivasse Danilovic, da ragazzino andavo a vedere John Fultz, dunque qui mi sento semplicemente a casa. Finché potrò essere di aiuto, ci resterò”.

E cosa significa, semplicemente, il nome Virtus?

“E’ un modo di stare insieme, educando i giovani attraverso un percorso preciso. La prima certezza è la serietà, quella che si insegna e quella che i ragazzi dimostrano di avere dentro, posso affermarlo con sicurezza dopo tanti anni di frequentazione del mondo bianconero. Non so se è uno “stile”, ma so che qui l’etica del lavoro non è un’idea ma una realtà. Ci sono dei valori, i giovani imparano a stare insieme, ad aiutarsi, a rispettarsi, ad essere amici anche fuori dalla palestra, a inseguire uniti i loro traguardi. Questo gli serve in campo e gli servirà di sicuro nella vita. E’ la vittoria più importante”.

 

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: MATTEO FINI

"Ogni passo avanti dei ragazzi è un mio passo avanti"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 26/01/2018

 

Cinque stagioni bianconere hanno indicato la strada. Dopo le prime due, Matteo Fini ha scelto una direzione precisa. Come dice la tradizione, probabilmente ha chiuso una porta, quello che lo portava in campo da assistente allenatore, per aprire il portone della preparazione fisica, che di anno in anno è diventata professione, solido mestiere. Una scelta ragionata, dunque mai ripudiata.

“Sono assolutamente convinto che sia stata la scelta giusta. Il piccolo bagaglio tecnico accumulato negli anni in cui ho lavorato da assistente me lo porto dietro, perché lo ritrovo tutti i giorni quando devo analizzare gesti tecnici che vedo in palestra, cercando di trasportarli il più possibile nel campo in cui lavoro adesso. Cioè, quando devo decidere quello che può servire maggiormente a un ragazzo che vedo muoversi sul parquet in un certo modo, perché migliori un gesto o un movimento. Più vado avanti, più prendo coscienza della mia professione e cerco di essere in costante miglioramento, grazie alle esperienze che sto accumulando”.

Nel settore giovanile di Virtus Unipol Banca, quest’anno segue la preparazione delle formazioni Under 13, Under 14 e Under 16. Una virata decisa verso le squadre zeppe di ragazzi più “piccoli”…

“Devo approcciarmi in modo completamente diverso, quando seguo le varie categorie che mi sono state affidate. Con gli Under 13 cerchiamo di dare un bagaglio di competenze a livello di corsa, coordinazione, rapidità dei piedi, coordinazione tra piedi e mani. E quest’anno coi ragazzi di quell’età sto lavorando più su concetti generali, cercando di evitare una specializzazione sui movimenti della pallacanestro. Perché molti di loro, prima di andare ad approfondire concetti come scivolamento, tagliafuori o cose del genere, hanno bisogno delle basi per poter affrontare le richieste che arriveranno negli anni successivi. Quelle che già propongo agli Under 14 o agli Under 16, che addirittura hanno iniziato anche un importante lavoro di rinforzo”.

Insomma, una professione che non conosce monotonia. Ogni volta si chiude un libro e se ne apre un altro…

“La cosa bella è che ad ogni stagione devi rimetterti in gioco. Quest’anno  ho ripreso a seguire gruppi di giocatori più piccoli, di conseguenza ho dovuto rispolverare cose che facevo qualche anno fa, cercando di migliorarle, e quindi naturalmente di metterle in discussione. In questo modo, di anno in anno uno che fa il mio mestiere accumula un bagaglio di esperienza che viene dalle cose che ha fatto e dal confronto quotidiano con altri professionisti, magari con una maggiore esperienza”.

Ai ragazzi la figura del preparatore va spiegata, soprattutto quando vengono da una fase che è principalmente gioco.

“Sta molto alla bravura dell’allenatore, spiegare ai ragazzi dove io posso essere d’aiuto. E in Virtus gli allenatori sono molto bravi. Con i più piccoli, diventa importante anche insegnare cosa significhi faticare per raggiungere un obiettivo. Molti di loro non sanno dove possono arrivare, a che punto possono spingersi: è mio compito cercare di far capire quanto e come ci si può spingere oltre, dando ancora qualcosa di più. Se riesco a far passare questo messaggio, il ragazzo che si allena è anche più contento per i risultati raggiunti, e mi segue con maggiore convinzione”.

Non solo settore giovanile. Da questa stagione aiuti Carlo Voltolini nella preparazione della prima squadra.

“E’ stato un grande riconoscimento, per me. Qualcosa che mi rende felice. Questo è il quarto anno che collaboro con Voltolini, ma il primo in cui mi viene affidato un ruolo all’interno dello staff della prima squadra, e di questo devo ringraziare moltissimo la società, perché mi ha dimostrato con questa scelta di credere in me e nella mia crescita. Dopo l’anno della rinascita, una stagione di grande gioia iniziata con un enorme desiderio di rivalsa e culminata con il ritorno in Serie A di un gruppo che ha fatto della volontà e del carattere la sua bandiera, oggi abbiamo una prima squadra zeppa di grandi personaggi, con ben tre giocatori appena convocati per il prossimo raduno della Nazionale, di cui uno è addirittura capitano. E’ importante stabilire un legame con giocatori di questo calibro, gente che ha anni di pallacanestro ad alto livello alle spalle”.

Più facile con i ragazzini o con i professionisti?

“Sono storie diverse. Il novanta per cento delle volte, quando ti confronti con un ragazzo sei il primo a dargli un certo indirizzo, e se stabilisci un buon rapporto lui crede in te e si impegna ad eseguire quello che gli indichi. Il professionista può essersi già interfacciato con tanti preparatori di alto livello, ognuno con le sue convinzioni e con il suo modo di lavorare, che non necessariamente deve essere simile a quello di un altro. Succede che il giocatore esperto venga a chiederti il perché di certi esercizi, anche se poi proprio per la sua professionalità si fida di te, a meno che tu non faccia in modo di perdere la sua fiducia. Insomma, si tratta di atleti che hanno una loro personalità e consapevolezza, e diventa fondamentale saper ascoltare quello che sentono. Ci sono momenti in cui devi andare dritto per la tua strada, altri in cui occorre capire le esigenze di chi hai di fronte. Avere un feedback di questo tipo aiuta a crescere”.

Il gruppo dei preparatori è molto affiatato. Certamente un’altra stagione vissuta insieme ha rafforzato il feeling.

“Con Carlo Voltolini lavoro da quattro anni, con Paolo Zonca da tre. C’è sicuramente sintonia, tra di noi. Il fisioterapista del settore giovanile da questa stagione è Andrea Nobili, che viene dall’esperienza con la prima squadra e dunque è tutt’altro che uno sconosciuto, per noi. Così come è saldo il legame col dottor D’Ovidio. Perché quando si parla del nostro gruppo, si parla di preparatori, fisioterapista e medico, visto che ci sentiamo tutti i giorni, più volte al giorno, e insieme ci rapportiamo con allenatori che sono di altissimo livello. Ognuno di noi ha il suo carattere, ma siamo ad un punto in cui possiamo dirci le cose senza problemi, e a volte ci piace analizzare l’uno il lavoro dell’altro, ma con uno spirito costruttivo, per migliorare il nostro apporto al progetto. Carlo, ovviamente, è la nostra guida, la sua conoscenza e la sua capacità di condividerla è una fortuna sia per me che per Paolo”.

Cinque stagioni bianconere. Cosa hai ricevuto e cosa stai ricevendo dalla Virtus, e che contributo ritieni di poter portare?

“La Virtus mi ha dato una professione. Quando sono arrivato ero un ragazzo che aveva appena finito l’Università e cercava la sua strada in questo mondo. Non avevo un’idea di cosa volesse dire lavorare nello sport professionistico. L’esperienza che ho accumulato me la sono fatta in questo ambiente. Alla Virtus posso dare quello che cerco di mettere a disposizione ogni giorno: il meglio che ho, secondo le mie capacità e le mie qualità. Metto tutto me stesso a disposizione dei ragazzi del settore giovanile e degli atleti della prima squadra. Ogni loro passo avanti è un mio passo avanti”.

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: FRANCESCO NIEDDU

"Stabilità e sguardo rivolto al futuro, ecco cos'è la Virtus"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 01/02/2018

 

Alla terza stagione in bianconero, Francesco Nieddu si è regalato una nuova visione delle cose. Da coltivare accanto a quella di sempre. Continua, infatti, il suo contributo da assistente allenatore di ben tre formazioni del settore giovanile di Virtus Unipol Banca. Ma a questo ha aggiunto l’impegno di istrutttore degli Aquilotti 2007, entrando di diritto nello staff del settore minibasket. Un impegno su più fronti, insomma, sempre con l’occhio rivolto alla crescita dei giovani.

“Ho allenato molto nei settori giovanili, anche prima di arrivare alla Virtus. Ma a dire la verità, non mi era mai capitato di guidare ragazzini così piccoli. Una cosa nuova, e a me le cose nuove piacciono immensamente, perché portano a migliorare e a conoscere. Negli ultimi anni avevo fatto il cammino inverso, arrivando a guidare le fasce d’età più grandi, cosa che continuo a fare. Mi trovo un po’ ai due estremi del percorso che fanno i ragazzi nel nostro settore giovanile. Mi sto ancora abituando ad un approccio diverso, ma sono molto stimolato da questa avventura”.

Oggi, sei un maestro che insegna linguaggi diversi. Da una parte, ragazzi che stanno chiudendo il ciclo delle giovanili e si trovano di fronte a scelte che riguardano il loro futuro sportivo. Dall’altra, adolescenti che si affacciano ex-novo al mondo della pallacanestro. Approcci quasi antitetici, come le metodologie da utilizzare lungo il percorso.

“Con i più grandi smussiamo gli ultimi angoli, ed anche questa è una cosa che mi piace fare. Con gli Aquilotti del minibasket si tratta di dare buone abitudini, perché magari sono ragazzi che non hanno mai fatto attività. Bisogna accendere la passione a chi ancora non sa se potrà fare il percorso intero, o se vorrà diventare un giocatore, a qualunque livello. Seguire gli atleti più avanti nell’età, comunque, aiuta a capire anche quello che può mancare ai più piccoli, che vivono il momento più fertile, quello in cui c’è maggiore possibilità di intervento perché i bimbi sono delle spugne, apprendono in fretta. Un mese mi è bastato a rendermi conto di questo”.

Per te quest’anno sono giornate intense, tra Porelli ed ex Cierrebi…

“Al di là della questione logistica, l’attività è stata organizzata in maniera che io riesca a fare quasi tutto senza problemi, compreso il lavoro individuale mattutino con alcuni dei più grandi, dopo l’uscita da scuola. Tutto si combina, comunque. Gli incastri sono pensati strategicamente, l’orario settimanale fatto da Marco Patuelli è un puzzle perfetto in cui alla fine ogni pezzo va al suo posto”.

Il minibasket di Virtus Unipol Banca ha trovato casa all’ex Cierrebi di via Marzabotto. Il progetto sta crescendo, e non è solo questione di numeri.

“Il grande merito è di Davide D’Atri e Giuseppe Giordano, che fin dall’inizio hanno coinvolto tutti gli istruttori, spingendo al massimo per cercare di far capire l’importanza di aumentare i numeri e anche la qualità del lavoro. Avere una palestra, una “casa” è molto importante, aiuta ad avere un’identità: i bimbi e le loro famiglie hanno un riferimento importante. Perché va detto che quel posto non è semplicemente una casa, ma è davvero una bella casa: una palestra eccellente per lavorare con i bambini, un posto che dà la possibilità di costruire qualcosa e farlo bene. Davide e Giuseppe hanno lavorato su questo fin dal primo giorno, e oggi i numeri danno loro pienamente merito”.

Tra le mura della Porelli, continuano le tue collaborazioni importanti con Federico Vecchi, da assistente di Under 20 e Under 18, e con Cristian Fedrigo, da assistente dell’Under 15.

“Con Federico la sintonia è rodata, c’è un rapporto di reciproca fiducia che dura da tanti anni, da prima ancora che proprio lui mi chiamasse in Virtus. L’unica differenza rispetto alle scorse stagioni è che, proprio per motivi di incastri, non partecipo alle partite dell’Under 20. Per quanto riguarda l’Under 15, sono accanto a Cristian e il feeling è notevole: la differenza rispetto alla passata stagione è nel gruppo, che è cambiato ed ha registrato diversi inserimenti di ragazzi nuovi. Quindi, lo staff funziona bene perché io, Cristian Fedrigo, Edoardo Costa e Paolo Zonca abbiamo imparato a conoscerci l’un l’altro, mentre la squadra ha una fisionomia piuttosto diversa, e conseguentemente abbiamo dovuto adattare l’attività anche a questi cambiamenti. Un lavoro un po’ più complicato”.

Il compito degli allenatori delle formazioni più “adulte”, Federico Vecchi in testa, è quello di portare i giocatori ad affacciarsi al basket dei grandi. Un momento di grande responsabilità, per tutti. Tecnici e atleti.

“Penso che proprio “responsabilità” sia la parola-chiave, che non a caso usa spesso anche Federico, nel senso che noi a quel punto possiamo dare gli ultimi consigli, le ultime raccomandazioni (per usare un termine quasi… da genitori). Nella realtà cerchiamo anche di stimolare ragazzi che ormai sono grandi e si affacciano al “real world”, di far loro capire quanto è importante responsabilizzarsi sulla cura del proprio corpo, sull’attenzione al lavoro quotidiano, sulla conoscenza dei propri limiti e delle strade giuste per cercare di superarli, sull’utilizzo corretto del proprio tempo. Al di là del lavoro tecnico in sé, che è stato fatto tanto negli anni precedenti e non viene certo abbandonato, si arriva a un punto in cui bisogna aiutarli a fare da soli, ad essere autonomi, perché quando usciranno da queste mura non ci sarà sempre una situazione ideale come quella che trovano alla Virtus, dove hanno grandi risorse a disposizione. Qualcuno proseguirà nella carriera, qualcun altro diventerà una brava persona che utilizza bene il proprio tempo se non vorrà giocare a basket. Ogni volta che arriviamo a questo, il nostro obiettivo è stato raggiunto”.

La Virtus è una grande occasione, per i giovani e per chi li segue. Dopo tre stagioni bianconere, sei in grado di fare un bilancio sulla tua esperienza e su cosa significhi lavorare tra le mura della Porelli?

“Oltre alla ovvia possibilità di esercitare il nostro mestiere ad un livello altissimo, con tante risorse a disposizione, c’è anche l’orgoglio di farlo in una società importante, tra l’altro della mia città. C’è il gusto di far parte di una realtà sportiva che negli anni si sta dando una struttura ed una stabilità che penso non abbiano eguali. Basti pensare al progetto ArcoCampus, che sta facendo nascere la nuova foresteria, o alla voglia di fare le cose al massimo livello che pervade ogni ambiente, dalla prima squadra al settore giovanile. In Virtus si respira sicurezza e spinta verso il futuro. E’ qualcosa di impagabile”.

 

 

RADUNO DELLA NAZIONALE UNDER 20: CI SONO OXILIA, BERTI E... ABBIO

tratto da www.virtus.it - 05/02/2018

 

Saranno due i giocatori di Virtus Pallacanestro impegnati nel raduno della Nazionale Under 20 in programma a Roma il 19 e 20 febbraio. O meglio… due più uno.

Tommaso Oxilia, che quest’anno è passato a Piacenza con la formula del doppio tesseramento, e gioca quindi nell’Assigeco in Serie A2 e con l’Under 20 di Virtus Unipol Banca, è nella lista dei convocati, mentre tra i giocatori a disposizione ci sarà anche Matteo Berti, attualmente nell’orbita della prima squadra di Virtus Segafredo, con cui ha debuttato sabato scorso in Serie A, oltre che elemento di spicco della formazione Under 20.

Il terzo virtussino in elenco ha scritto pagine di storia bianconere. Si tratta di Alessandro Abbio, assistente insieme a Franco Ciani del capoallenatore Eugenio Dalmasson. Nei suoi otto anni bianconeri, “Picchio” ha conquistato tre scudetti, quattro Coppe Italia, una Supercoppa, e due edizioni di Eurolega.

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: SIMONE LICEN

"Questi ragazzi diventano adulti nel segno della Virtus"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 09/02/2018

 

Terza stagione della “vita nuova”. Da quando, cioè, Simone Licen è rientrato dalla porta della palestra Porelli, per fare il dirigente accompagnatore di quella che oggi è la squadra Under 16 di Virtus Unipol Banca. Ragazzi a cui si trova accanto ormai da tempo, che hanno imparato a conoscerlo e a seguirne i consigli, che lui ama veder crescere. Una formazione che strada facendo ha anche vissuto cambiamenti.
“Il gruppo è sempre lo stesso, quello che per due anni ho seguito accanto a Mattia Largo, capoallenatore che ha fatto un fantastico lavoro con questi giocatori. Li ho visti crescere e mi piace seguirli nel loro percorso. Il cambiamento è al timone: ora alla guida c’è Giordano Consolini, e stargli a fianco è un po’ come guardare in faccia un pezzo di storia della Virtus. Lui è un signor allenatore, una pietra miliare della società. Con Mattia mi sono trovato benissimo, lo conoscevo già prima di accettare questo incarico e lo ritengo un bravissimo tecnico, che si è formato accanto a grandi del ruolo, e non per nulla fa parte anche dello staff della prima squadra. Con Giordano mi trovo altrettanto bene, mi piace stare in palestra ad ascoltare i suoi insegnamenti. Non valgono soltanto per gli atleti in campo…”
Hai detto bene: questi ragazzi li hai visti crescere, non solo cestisticamente. E’ anche una questione di personalità che si sviluppa.
“Da tre stagioni sto con loro, mi trovo egregiamente, e ho subito legato anche con i nuovi arrivati. Sono tre in tutto, ci hanno messo poco a entrare nello spirito di questo gruppo, a capire cosa vuol dire fare un percorso nella pallacanestro giovanile in casa Virtus. Sono ragazzi in gamba, come gli altri del resto. Una piccola grande truppa che migliora anno dopo anno. Gli piace non essere più trattati da ragazzini, e lo comprendo: devo dire che i loro comportamenti, la loro responsabilità nell’affrontare lo sport e il mondo fuori, mi fanno pensare che non abbiano tutti i torti”.
A sedici anni da compiere, entrano in una nuova fase della loro vita sportiva.
“E’ un momento abbastanza delicato, per loro. Si stanno avvicinando a quella che è la pallacanestro “dei grandi”: cambiano le metodologie di allenamento, si moltiplicano gli impegni. Qualcuno di loro è impegnato anche con il gruppo degli Under 18, accanto a ragazzi a cui rendono un paio di anni d’età, con tutto ciò che ne consegue in quanto a gap fisico. Lo stanno facendo con grande consapevolezza e con serietà”.
Il rapporto con Consolini è la novità dell’anno, nella tua nuova vita virtussina. Sensazioni?
“Lavorare con Giordano mi stimola. Sono qui da tempo, come sapete: prima di diventare dirigente accompagnatore, per un periodo, ho fatto anche l’assistente allenatore, ma le nostre strade non si erano mai incrociate. Lui mi conosceva, ma non avevamo mai lavorato fianco a fianco. Come dicevo ha apportato modifiche, anche nelle metodologie di lavoro, soprattutto perché i ragazzi sono diventati più grandi. Non dico che sia più impegnativo, perché ogni livello chiede ai nostri ragazzi il massimo dell’impegno. Ma appunto è diverso, un mondo nuovo. Nel quale mi trovo benissimo. Dal punto di vista pratico, sono cambiate molte cose: mi occupo soprattutto della parte burocratica del lavoro, con più libertà e allo stesso tempo più responsabilità. Ne sono ben contento, naturalmente”.
Che idea ti sei fatto di un gruppo che stai seguendo ormai da quasi tre stagioni?
“E’ molto interessante, molto bello da veder giocare. Da settembre ad oggi il loro modo di stare insieme, di crescere anche a livello qualitativo, si è sviluppato tantissimo. Anche i nuovi arrivati si sono inseriti. Non so dove potrà arrivare, non faccio previsioni. Ma in prospettiva futura, se manterrà la rotta indicata da Giordano, mi aspetto possa darci molte soddisfazioni. Non mi va di indicare un traguardo a breve termine, un obiettivo, d’altra parte sono i tecnici a fissarne per la loro squadra; voglio dire semplicemente che mantenendosi su questo binario mi sembra una squadra destinata a fare belle cose”.
In questo contesto, quale impegno si è preso Simone Licen?
“Il mio compito è quello di insegnare a questi giovani che sono alla Virtus. Che devono avere rispetto per gli altri, siano compagni o avversari, e per il luogo in cui sono. Con questo, non voglio denigrare nessuno: ci sono piccole società che fanno un lavoro incredibile per la pallacanestro e per coltivare i giovani. Dico soltanto che essere parte della Virtus è un vanto e un orgoglio. Qui c’è qualcosa in più, una sensibilità incredibile per il settore giovanile, un’attenzione che non viene mai meno. Difficile non essere trascinati da questo clima”.
Al punto da dedicare a questo impegno tutto il tempo possibile?
“La Virtus è tanto, nella mia vita. Alla pallacanestro, in generale, do tanto di me, perché è una passione che mi porto dietro da quando ero ragazzino. Per questo faccio anche l’ufficiale di campo, arrivando fino alla Serie C Gold. Ma la priorità resta la V nera, non devo nemmeno spiegarlo, lo sanno tutti che è così. Faccio un po’ di fatica, ma organizzo il mio tempo tenendo conto dell’amore per il basket. Mi piace guardarlo, seguirlo da tifoso, cercare di dare il mio contributo quando sono chiamato in causa”.
Anche un uomo ormai adulto, e lontano dall’idea di diventare un campione di pallacanestro, può continuare a crescere tra le mura della Porelli?
“L’ambiente Virtus l’ho sempre amato, e l’amerò sempre. Stare qui per me è qualcosa di speciale, ho sempre cercato di fare la mia parte perché mi fa stare bene. Sono molto felice di far parte di questa famiglia, era un sogno anche quando ero un semplice tifoso. Oggi l’ho realizzato, spero che duri a lungo”.