DANIELE PARENTE

Capitan Parente a rimbalzo

nato a: Chieri (TO)

il: 14/06/1978

altezza: 190

ruolo: playmaker

numero di maglia: 8 e 20

Stagioni alla Virtus: 2004/05 - 2005/06 (senza disputare nessun incontro)

biografia su wikipedia

 

 

DANIELE PARENTE

"Il chi è chi" 96/97, redazione Superbasket

 

Viene da Vasto, il suo allenatore Di Sabatino era amico di Luca banchi (attuale coach della prima squadra, e responsabile del settore giovanile) e lo segnalò al Don Bosco Livorno...

Aveva 14 anni, si presentò in sede e subito convinse tutti al primo allenamento...

Playmaker piccolo di statura e dal fisico minuto...

Non è un furetto alla Pozzecco, è molto lineare, pulito, detta il ritmo, controlla la partita, giocatore vecchio stile, un regista autentico...

Determinzione feroce, coraggioso, figlio d'arte, il playmaker del futuro per Livorno con Burini, che però è stato mandato in serie B...

L'anno scorso giocava anche a Piombino in B2 ma ogni tanto, specie quando si è infortunato Fantozzi, Livorno lo chiamava a rinforzare la prima squadra. Ha fatto così bene da superare i 10 di media nelle 10 gare che ha disputato...

Chiaro che nella prossima stagione il suo minutaggio aumenterà decisamente, anche se davanti ha Mark Baker...

 

DANIELE PARENTE ALLA VIRTUS PER DUE ANNI

www.virtus.it - 02/08/2004

 

Ha firmato un contratto per due anni in Virtus: Daniele Parente, playmaker di 190 cm, proviene dalla Basket Livorno, per la quale ha disputato 8 stagioni, di cui le ultime 3 in serie A, come capitano.
“Certamente si tratta di un giocatore di esperienza, ma soprattutto di forte personalità, capace di infondere agonismo allo spogliatoio, e di essere leader in campo. Anche la scelta di intraprendere un nuovo cammino con la Virtus, passando in A2, è significativa del suo carattere e del suo entusiasmo” sottolinea Massimo Faraoni.
Nato il 14 giugno del 1978, a Livorno nel Don Bosco ha svolto la trafila delle giovanili e conseguito tre titoli di Campione d’Italia Juniores (1996, 1997 e 1998) partecipando inoltre a cinque Finali Nazionali giovanili. Convocato nelle rappresentative nazionali di categoria ha partecipato nel 1996 ai Campionati Europei Juniores e nel 1998 ai Campionati Europei Under 22 di Trapani. Nel 1999 ha partecipato, con la nazionale militare, ai Campionati mondiali a Zagabria. Nella stagione 2000/01 è stato protagonista della promozione in serie A1.

 

L'ORGOGLIO DI PARENTE: "COME DIRE DI NO ALLA VIRTUS?"

Il play, originario di Vasto, a Livorno dal 1993: "Ho già vinto un campionato in Legadue, so cosa bisogna fare per ripetere l'impresa. Conosco bene sia Podestà che Flamini e mi sono già sentito con Cotani: spero che presto si possa tornare a parlare di derby"

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 13/08/2004

 

Modesto, deciso, orgoglioso. Il capitano di Livorno, Daniele Parente, lascia la Toscana per approdare in bianconero (contratto biennale). Massimo Faraoni, nuovo giemme bianconero, garantisce per lui: "Daniele era un punto fermo della squadra che io e Giordano avevamo in mente. È uno che mette orgoglio e agonismo. Per noi sarà un esempio importante".

Chiamato in causa, il coach, Consolini, non si tira indietro: "Volevamo atleti con caratteristiche particolari. Gente di temperamento che usa l'orgoglio prima del talento. Se ti affidi solo al talento rischi grosso. Se il talento - e Daniele ne ha - si accompagna ad altre caratteristiche, allora...".

Daniele sarà il play di riserva. Ma non farà  solo la controfigura di Corey Brewer perché, i due, potranno giocare assieme.

E lui, Daniele Parente da Vasto, ma a Livorno dal 1993 che dice? "Non mi preoccupa scendere di categoria, non mi curo del ruolo di riserva. Mi premeva far parte di un progetto vincente. La gloria personale non mi interessa, questo è uno sport di squadra. Ed è alla squadra che bisogna pensare".

Il campionato di Legadue l'ha già vinto. Forse è per questo che l'ex capitano di Livorno può parlare con cognizione di causa. "Non basta avere i nomi per andare lontano. Serve un mix di fortuna. Dal punto di vista tecnico posso portare aggressività, voglia di difendere. Mi piace far correre la palla, più che spingerla, mi piace far giocare la squadra".

Conosce Podestà, suo ex compagno di squadra, conosce Flamini. Lo aveva cercato Cantù, ma dopo aver preso la decisione di lasciare Livorno (qualche discussione e forse un po' di ruggine con il club che l'ha cresciuto) non ci ha pensato un attimo. "Sono qui per due motivi. Perché questa è la Virtus. Perché sapevo che avrei trovato Massimo Faraoni".

In città ritroverà il suo compagno Simone Cotani, che ha scelto la Fortitudo. "Ci siamo sentiti - dice - ma non abbiamo parlato di derby. Ma conosco la rivalità che c'è da queste parti. Vediamo di riparlarne. Magari presto".

...

CAPITAN FUTURO

di Daniele Labanti - Bianconero - Ottobre 2004

 

Fin troppo facile come accostamento, quasi banale, ma la definizione calza a pennello per il giocatore eletto, in una squadra del tutto nuova, leader maximo sul parquet e fuori. Acquisto meno roboante rispetto a Brewer e Guyton, meno spettacolare di Davison. Eppure il capitano della Vu nera è lui, l’uomo che Giordano Consolini ha scelto per guidare il gruppo e divenire “allenatore in campo”. Brutto luogo comune per descrivere chi ha testa, regia ordinata, in poche parole trasmette alla squadra i pensieri e la filosofia del tecnico. Negli ultimi quindici anni bianconeri, in gran parte vissuti come epoca messiniana, gli esempi non mancano: da Brunamonti a Rigaudeau, l’uomo col fosforo e il carisma ha sempre giocato un ruolo determinante. Ovvio quindi che Consolini cercasse questa figura anche nella Virtus d'oggi, squadra nuova e da assemblare, pertanto ancor più bisognosa di un capitano vero. Daniele Parente, in breve tempo, ha conquistato cuori e galloni. A dispetto dei 26 anni e del ciuffo un po’ ribelle, è un giocatore maturo. Ha accettato la LegaDue dopo una lunga storia a Livorno, città alla quale deve i natali cestistici (ha iniziato nel Don Bosco nel lontano 1993, a quindici anni), ora a Bologna è in cerca di una consacrazione. Lo sguardo è quello di uno che sa cosa vuole, non spaventato dalla trafila di icone sacre che lo hanno preceduto ma giustamente rispettoso di una storia della quale questa Virtus, in primis, dev’essere all'altezza. In secondo luogo, la gente bianconera vuole la serie A. Parente, guida accorta e determinata, ci prova: rispetto agli altri condottieri, senza scomodare inutili paragoni, sarebbe l’unico ad avere una promozione al proprio attivo. Per i tempi che corrono, vale quanto lo scudetto. Poi, sembra la storia di un predestinato: era capitano anche a Livorno, quando nel 2001 i labronici hanno riabbracciato la serie A dopo anni difficili. Parente ha le spalle larghe, non s'arrende mai: è forse per questo che profuma da leader lontano un miglio. A Caserta, in una bolgia, con la squadra che aveva bisogno di lui, ha stretto i denti senza cedere un passo pur dolorante ad una gamba. “Era solo una botta”, ha minimizzato. Però al tifoso il capitano piace così, orgoglioso al punto di giocare sul dolore pur di tornare a casa con un bottino importante. Nella nuova Virtus quadrata che Consolini sta plasmando, c'è un capitano che dà l’esempio a compagni altrettanto nobili di spirito e combattenti veri. Ci si stropiccia gli occhi, perché solo pochi mesi fa l'andazzo era un po’ diverso. Alla lunga l’opera costante e paziente di tutto lo staff tecnico, da Giordano Consolini ad Andrija Gavrilovic, da Michele Teglia a Marco Santucci, sta costruendo un gioiello. S’è cercato in ogni modo di costruire una Virtus con la Vu maiuscola e con quelle qualità, meglio “virtù”, tanto care al popolo bianconero. Parente ne è un pezzo importante, che sa mettersi al servizio degli altri. “È nato capitano, lo guardi in faccia e ti viene naturale pensarlo”, dice di lui Simone Flamini. D’altronde, certe qualità si vestono addosso ed esser preferiti a campioni esperti come Brewer è un bell'attestato di stima. A Bologna l’ha portato il gm Faraoni, dirigente che di figliocci ne ha avuti tanti nella sua lunga esperienza di Livorno. E dopo una vita in riva al Tirreno, tra mare, sole e pallacanestro, Parente siede al banco bolognese: uno di quei tapponi ripidi ripidi che se ce la fai lì, sei un giocatore vero. Figurarsi con le pressioni di un pubblico esigente e di un club che vuol scrollarsi di dosso la Legadue prima possibile, per tornare a respirare l’aria fresca dell’Europa. Vincere? Nessun problema. Tre titoli giovanili, 1996, 1997, 1998, sono nella bacheca di Parente. “Lo conosco bene” precisa uno che Livorno l'ha masticata un bel po’ come Samuele Podestà “e vi assicuro che è un grande. Un vincente”. Evviva. D'altronde, la Virtus di quello ha bisogno. Poi c'è anche chi gli chiede di far più punti, di essere pericoloso in attacco. Lentamente qualche freccia in più si sta aggiungendo alla faretra, senza però dimenticare che al primo posto c’è la regia, alla Vu nera c'è arrivato per quello e lui per primo spiega a tutti che ama far giocare bene i compagni. Se però lo paragonano a Coldebella, storce il naso: “Mi sento un giocatore molto diverso”. Parlare di sé non lo entusiasma, ma sulla squadra fin dai primi giorni era stato chiarissimo: lui è al servizio del gruppo, facile immaginarlo, poi è disposto a giocare in qualsiasi ruolo vista la qualità di cui è zeppa questa Vu nera. “Innanzitutto adoro giocare con la squadra. Mi piace correre, abbiamo le caratteristiche per farlo e la difesa pressante sarà un nostro marchio”. Capito perché va d'accordo con Consolini?

 

VIRTUS, LA PAROLA AL NUOVO CAPITANO

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 07/10/2004

 

Un po’ piemontese (vive a Torino per due anni), un po’ abruzzese (a Vasto fino al compimento dei 14 anni), un po’ livornese. Del toscano, Davide Parente, ha preso l’accento. Prendete queste caratteristiche, mescolatele con l’innata leadership e otterrete il nuovo capitano della Virtus Giordano Consolini, prima della gara con Rieti, ha sciolto tutte le riserve: i galloni da capitano vanno a questo play che ieri non si è allenato per un problema muscolare. Una corsa contro il tempo per essere a disposizione per domenica.

Parente, lei capitano.

Così pare.

Se l’aspettava?

No. Sono stato capitano a Livorno, per 4 o 5 anni, ma non pensavo mi sarebbe capitato qui, dove ci sono giocatori più esperti e più ‘anziani’. Per me si tratta di uno stimolo in più.

A parte l’ultimo anno, il ruolo di capitano, nell’universo bianconero, ha avuto ‘proprietari’ ben definiti. Dalla seconda metà degli anni Settanta citiamo Bertolotti, Caglieris, Villalta, Brunamonti, Binelli, Abbio, Rigaudeau”.

Non sono presuntuoso a tal punto. Non posso paragonarmi a personaggi che hanno fatto la storia di questo club. Questa galleria di campioni dimostra che esiste un illustre passato. Ma dobbiamo concentrarci sul futuro. E il futuro di questo club passa attraverso un presente vincente.

Ha parlato di passato. Ricorda la Virtus del Grande Slam?

Una macchina perfetta, capace di vincere in tre competizioni diverse, due delle quali protrattesi per tutto l’anno. Quando vinci hai sempre ragione. E se vinci tre volte…

Per pudore o per modestia dice di non voler fare paragoni. Ma c’è un campione del passato che la intriga di più?

Sì, Brunamonti, uno dei simboli di questa società.

Torniamo al presente e all’obiettivo promozione: così arduo da raggiungere?

Difficile. Il campionato è lungo, serve un mix di fortuna. Anche per quanto riguarda gli acciacchi.

Lei fu promosso in serie A grazie a un tiro di Barlow in una serie infinita con Reggio Emilia. Chi potrebbe essere il Barlow bianconero?

Mi auguro non serva.

Prego?

Anche quell’anno c’era una promozione diretta. Toccò a Biella e a Brewer.

Perché tutti dicono che siete favoriti?

Guardano al blasone del club, danno un’occhiata ai nomi dell’organico. E magari creano più pressione sul gruppo.

Che idea s’è fatto della città?

Per ora l’ho vista poco.

Solo Arcoveggio e PalaMalaguti?

No, qualche giro in centro. Ci sarà tempo.

Conquistato dalla cucina di Bologna?

Per ora resto fedele alla dieta a zona che il nostro preparatore ha proposto. Ci sarà tempo, anche qua, per qualche eccezione.

Che tipo di giocatore ritiene di essere?

Uno che gioca per gli altri e che difende. Uno che deve migliorare al tiro.

Domenica, effettivamente…

E’ stata la giornata peggiore della mia vita. Ma non erano tiri forzati: ne avessi segnato un paio la gara si sarebbe chiusa prima.

A chi passerebbe il pallone per l’ultimo tiro?

In questa squadra ce ne sono diversi, Guyton, Li Vecchi, Brewer. Sono sicuro che la loro mano non tremerebbe.

Vi attendono due trasferte insidiose.

E’ un modo per crescere.

Dove dovete migliorare?

La difesa sta dando già buoni frutti. L’attacco può fare molto meglio.

Le differenze tra il suo ex allenatore Banchi e Consolini?

Tatticamente sono simili nella preparazione del match, entrambi lavorano bene in palestra. Giordano sa trasmettere emozioni. Sono due molto bravi, due lavoratori.

Lei è capitato qui mentre uno dei primi tifosi è stato nominato presidente. Non ha mai pensato di essere capitato in un posto un po’ strano…

No. Avevo sentito parlare di Bologna, ero già passato di qua. So che c’è pressione, la sento. So che il basket è importante. Ma non c’è soddisfazione migliore di poter lavorare in un ambiente come questo.

Cosa l’ha convinta ad accettare le proposte di Bologna?

Ci sono stati dei problemi a Livorno, dopo l’esonero di Banchi e le dimissioni di Faraoni. Avevo certe richieste, non mi hanno nemmeno ascoltato. Felicissimo di essere qui per cercare di conquistare questa promozioni. Un giorno, forse, potremmo essere ricordati per questo. Per aver riportato la Virtus nel suo campionato.

"PARENTE HA TECNICA E CARATTERE, È GIÀ UN PUNTO DI RIFERIMENTO PER LA SQUADRA"

Coro di elogi dello staff. Da Consolini a Gavrilovic, da Teglia a Faraoni e Colombini: sono tutti d'accordo

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 07/10/2004

 

Coach Giordano Consolini. "Quando abbiamo pensato a costruire questa squadra, abbiamo cercato di mettere insieme persone e giocatori che rispondessero a un certo tipo di caratteristiche. Il talento, da solo, ti porta su una brutta strada. Ma se il talento è supportato da certe caratteristiche caratteriali... Daniele è uno di questi". Andrija Gavrilovic (allenatore). "Ammirevole per la disponibilità che riesce a trasmettere nel lavoro, sia in partita sia in palestra. Questo significa che è un giocatore che intende migliorare individualmente e che si mette al servizio della squadra. Se c'è bisogno di un lavoro sporco, di difesa, di fisico e di qualcuno che si butti sul parquet, sbucciandosi le ginocchia, lui c'è". Michele Teglia (allenatore). "È un elemento fondamentale. Dà indicazione ai compagni, è un punto di riferimento, nonostante la giovane età. È un collante difensivo molto importante. Una piacevole sorpresa: credo che tutto il pubblico bianconero non potrà che apprezzare la grande generosità". Massimo Faraoni (general manager). "Ha un grande atteggiamento, sia come ragazzo sia come giocatore e una forza di volontà straordinaria che gli ha permesso di superare due infortuni. Lo conosco da quando aveva 16 anni: è sempre stato un punto di riferimento per i compagni, per la squadra, per come si allena, per l'orgoglio con cui indossa una maglia. E per l'agonismo che ha saputo trasmettere in tutte le partite che ha giocato". Renzo Colombini (preparatore atletico). "Un bravo ragazzo, uno che lavora seriamente. Uno che in palestra non "rompe" mai. L'impegno non gli manca, è preciso, puntuale, fedele. Lavorare con lui è un vero piacere". Simone Flamini (giocatore). "Lo conoscevo già prima. È un ragazzo che sul campo dà tutto e che fuori è simpatico. È giovane, lo so, ma nello stile di gioco, nell'atteggiamento è un capitano".

"QUESTA È UNA VIRTUS CHE TIENE DURO ANCHE COI CEROTTI"

"Orgoglioso di fare il capitano. Non sto bene, ma come tanti altri compagni non posso tirarmi indietro"

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 01/12/2004

 

...

Il capitano Parente deve fare i conti con un tendine (di un dito) lacerato.

Parente come sta?

"Un po' meglio, grazie".

Quando è previsto il ritorno alla normalità?

"Tra una decina di giorni".

Intanto gioca lo stesso.

"Gioco con un tutore. Non è la stessa cosa, in termini di sensibilità, ma va bene. Tutti stiamo stringendo i denti".

Per questo il successo a Ferrara vale doppio.

"Sì. Venivamo dalla prima sconfitta e abbiamo giocato su un campo difficile. Ferrara voleva i due punti per tanti motivi. Per questo la vittoria dà morale".

Già pronti per Imola?

"Sarà un derby. Li abbiamo affrontati in precampionato. Ma sono cambiati loro, siamo cambiati noi".

Voi avete perso la prima gara a Pavia. Una Pavia che, domenica scorsa, ha subito l'Andrea Costa.

"In trasferta Pavia cambia pelle. E contro di noi, tutti cercano la partita della vita. E poi..."

Dica.

"Abbiamo analizzato più volte la sfida con Pavia. Al di là degli errori commessi, abbiamo sbagliato, per la prima volta, l'approccio. Abbiamo pagato a caro prezzo questa situazione".

Tre mesi da capitano. Se si volta indietro...

"Dissi che ero orgoglioso di far parte di questo progetto e di essere il capitano di questo gruppo. L'orgoglio, se possibile, aumenta di giorno in giorno. C'è la pressione, ma ci può stare".

Paura per queste attese?

"Paura mai. Né per me, né per i miei compagni. Certo, la Virtus ha un grande seguito e tante aspettative, però il pubblico finora è stato straordinario. Dopo Pavia, dopo la prima sconfitta, avevamo ancora più sostenitori al seguito. E non hanno mai smesso di incitarci".

Solo Capo d'Orlando, seppur a due lunghezze, tiene il vostro passo.

"Per me è ancora presto per rendersi conto di quali potranno essere le reali avversarie. Noi dobbiamo andare a Novara, Capo d'Orlando. Riparliamone tra 4-5 gare er capire chi potrà dominare il campionato".

In aggiunta alla Virtus, però.

"Ovvio. La squadra è stata costruita per conquistare la promozione. Ma è vero che nessuno ragala nulla o guarda alla forza di un gruppo, e che dobbiamo dimostrare tante cose. Anche se l'obiettivo resta quello: la risalita".

Tante rivali. Nessuna, però, che abbia la profondità della vostra panchina.

"Vero. Questo ci consente di giocare sempre con grande intensità. È un buon punto di partenza".

Statistiche alla mano, tirate sempre con più frequenza da tre punti.

"Si tratta, credo, di una scelta obbligata. Abbiamo ottimi tiratori, ma le difese avversarie si chiudono a zona, oppure raddoppiano sistematicamente sul pivot per impedire che arrivino palloni sotto canestro. Il resto lo può fare un gruppo che può contare su Brewer, Guyton, Flamini e lo stesso Casoli. Però non ho mai visto un campionato vinto con il tiro da tre. Si comincia dalla difesa e dalle conclusioni in contropiede che una buona difesa ti consente. La strada che vogliamo e dobbiamo battere non cambia".

...

RIECCO IL PARENTE PRODIGIO: "È UNA VIRTUS DI LEADER"

Il capitano sta tornando al top della forma. " È la nostra forza: se uno dà il segnale gli altri lo seguono. Ora abbiamo capito che di squadre deboli non ne troveremo: sulla promozione ci scommetterei"

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 18/01/2005

 

Otto palle recuperate dalle mani di Daniele Parente per la Virtus che resta in scia alla sorprendente capolista Capo d'Orlando. Otto palloni legati alle migliori condizioni del capitano bianconero che fino all'altro ieri era costretto a giocare con la mano sinistra fasciata per un problema a un dito".

Parente, questione di dita?

"Beh, diciamo che per la prima volta, da più di un mese, ho giocato senza fasciatura alla mano sinistra. Devo ammettere che il problema non era gravissimo".

Il caffè Maxim, però, aveva perso brillantezza. A cominciare dal suo capitano.

"Diciamo che ho giocato veramente male in questo periodo. E sono contento di aver ritrovato la forma migliore".

Così bravo da aver stimolato la fantasia dei giornali. Si sente più Arsenio Lupin o Houdini?

"Né l'uno né l'altro. Sono Parente e basta. E sono stato anche un po' fortunato".

Perché?

"Magari con un metro arbitrale diverso mi sarei ritrovato in panchina con tre falli".

Invece lei ha dato la carica.

"Questa è la nostra forza. Siamo in nove, anzi in dieci, perché anche Maestrello ha dimostrato tanto. E tutti possiamo dare una scossa alla squadra. Basta che uno dia il via; e il gruppo segue".

Voi correte, ma due punti più su, Capo d'Orlando non vuole saperne di fermarsi.

"Per il momento non è un problema. Abbiamo avuto il nostro calo, pagando per questo, a dicembre. Può darsi che loro lo abbiano più avanti".

Se non lo avessero?

"Dobbiamo evitare che scappino. Fino a quando il distacco resta a due punti e noi avremo la gara di ritorno in casa, resteremo tranquilli. Soprattutto se sapremo tornare quelli delle prime 7 gare".

Un calo a dicembre: perché?

"Ci mancano due punti, quelli di Fabriano. A Pavia abbiamo meritato di perdere, a Novara e Capo d'Orlando abbiamo giocato fino alla fine".

Per evitare un altro dicembre?

"Basterà capire che le cose sono cambiate. Che non esistono più sfide abbordabili, che tutti i club hanno cambiato volto. E che non esistono squadre materasso".

Lei la Legadue l'ha vinta quando si chiamava A2.

"Conta essere pronti e preparati alla fine. Brewer con Biella vinse con un marzo strepitoso. La mia Livorno, passando per i playoff, dovette mantenere la condizione più a lungo".

La Coppa di Lega potrebbe servire per riportare il campionato sui ritmi a voi congeniali?

"Si tratta di un appuntamento importante, perché è il primo trofeo della stagione. Di più: si giocherà a Bologna. Per noi avrà un valore speciale, ma non dimentichiamo che l'obiettivo è un altro".

Torniamo a dicembre.

"Va bene".

Voi italiani in palestra. Gli americani in vacanza.

"per due giorni ci siamo allenati a ranghi ridotti. Tutti e tre si sono spiegati con il tecnico e con la società".

Ma non s'è rotto qualcosa tra voi, italiani, e loro, stranieri?

"No. Si è trattato di un'inezia. Ci tengono quanto noi alla promozione. Sono una parte integrante del gruppo, una parte fondamentale. E una volta rientrati non si sono certo tirati indietro. Il problema non sussiste".

Il problema, allora, è Scafati.

"Che noi affronteremo domenica sera. È uno spareggio, più per loro che per noi".

In che senso?

"Credo che loro possano aspirare al primo posto assoluto solo battendoci. Dovessero perdere, il distacco con la vetta sarebbe troppo pronunciato".

E torna Niccolai.

"E ritorna il discorso che facevo prima".

Ovvero?

"All'andata non c'era. Tutte le squadre sono diverse".

Niccolai, suo predecessore nel ruolo di capitano.

"Immagino che vorrà fare bella figura. Ma non è l'unico problema che ci proporrà Scafati".

Capitano, lei è fiducioso?

"Ci mancherebbe".

Quanto scommetterebbe sulla promozione?

"Molto. Non ho dubbi".

 

PARENTE INCEDIBILE E CONFERMATO CAPITANO

Il play conserverà i galloni anche nella prossima stagione

tratto da Il Resto del Carlino - 10/02/2005

 

Daniele Parente incedibile e capitano anche nella prossima stagione. A cinque giorni dalla delicatissima trasferta di Rimini dove potrebbe rivedersi tra i dieci Andres Pelussi è l'unica vera notizia di mercato, ufficializzata dalla Virtus.

Parente orchestra la manovra

 

GRAVE INFORTUNIO PER DANIELE PARENTE

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 05/03/2005

 

Bruttissima tegola per la Virtus. La conferma, sulle impressioni maturate ieri, durante l’ultimo allenamento, si avranno solo oggi, quando Daniele Parente sarà visto da Alessandro Lelli, ortopedico di fiducia della Virtus. Ma dal tipo di infortunio, dal dolore provato dal capitano della Virtus, si teme il peggio. Per Daniele (elemento pressoché insostituibile per il suo atteggiamento e per il suo attaccamento alla squadra) si parla di rottura del tendine d’Achille della gamba sinistra. Questo significherebbe il ricorso al chirurgo (Lelli, appunto, che proprio dieci anni fa operò Paolino Moretti) e, soprattutto, stagione finita per il leader occulto (ma non troppo) del gruppo. In Virtus sperano che le prime impressioni siano sbagliate ma il volto del capitano, ieri, era provato.

 

VIRTUS, ECCO IL PLAYMAKER PARENTE

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 01/02/2006


Il ritorno di Daniele Parente in palestra, con i compagni. Dopo il terribile crac al tendine d’Achille, nello scorso marzo e due interventi chirurgici che avrebbero fiaccato chiunque. Non uno della tempra di Daniele, più volte in lotta con il destino e con la malasorte.

Parente, era emozionato o teso?

Ero curioso. Volevo vedermi all’opera.

La vedremo sabato, nel tardo pomeriggio, a Capo d’Orlando?

Sinceramente non lo so. Non so se sarà questo sabato o la domenica successiva. Ma ormai ci siamo.

Con Capo d’Orlando, però, lei ha un conto aperto.

Vero. L’anno scorso ci giocarono un bello scherzetto. Ma, ripeto, prima di pensare a quella sfida, devo vedere come reagisce il mio fisico. Fermo restando, poi, che ogni decisione sarà presa dal coach. Da Markovski.

Vista la Virtus con Milano che idea si è fatto?

La sensazione è stata positiva. Anzi, per certi versi possiamo parlare di una conferma.

Conferma?

Sì, questa squadra, in una partita secca, può battere chiunque. Lo avevamo fatto vedere in passato, lo abbiamo ribadito contro Milano nonostante l’assenza di Rodilla e Milic e i problemi di Lang.

Cosa avrebbe dato per conquistare Forlì con la Virtus?

Tanto. Sarebbe stato un bel premio di metà stagione. Una bella vetrina, per di più, perché possiamo battere chiunque, in una gara. Poi a Forlì non ci saremo, ma il bilancio nostro resta positivo.

Qual è l’obiettivo reale della Virtus?

Fermarci a pensare sarebbe il primo errore. Sfruttiamo il vantaggio che abbiamo rispetto all’anno scorso. In Legadue dovevamo solo vincere, la pressione era tanta. Quest’anno non abbiamo né obiettivi particolari né pressioni. Sfruttiamo questo aspetto. Fissiamo il traguardo domenica dopo domenica. Poi a fine campionato rialziamo la testa, come i ciclisti, e vediamo quale sarà la nostra posizione. Questa è una Virtus che può fare molto bene.

Bisogna crederle. Un anno fa, quando tutti, complice il suo infortunio, vedevano grigio, lei dispensava ottimismo a piene mani.

Capo d’Orlando era in fuga, ma sapevo che, nei playoff, in una serie lunga, nessuno avrebbe potuto batterci. Nessuno avrebbe potuto vincere al PalaMalaguti. E anche quest’anno, mi sembra, non sia poi così facile divertirsi a Casalecchio. Se la Virtus sta bene e può allenarsi con continuità può fare bene.

Che ha fatto in palestra? Ha portato le paste per i compagni?

No, ieri non le ho portate. Mi sono concentrato solo sulle sensazioni che mi hanno trasmesso il campo e il parquet. Poi una volta che potrà sedermi nuovamente in panchina, con la possibilità di dare una mano ai miei compagni, allora porterò paste, pasticcini e non solo. Promesso.

Parola di capitano.
 

IL SALUTO DI PARENTE

www.virtus.it - 04/03/2006

 

Nel corso della conferenza presso la sede di via dell'Arcoveggio, Claudio Sabatini ha salutato con un affettuoso "arrivederci" Daniele Parente, il capitano della storica promozione delle Vu nere, costretto ad un lungo stop per l'infortunio al tendine e ora in partenza per una nuova esperienza professionale.
"Quella riguardante Daniele Parente - ha dichiarato Sabatini - è una decisione presa 40 giorni fa. È una gioia potere fare felice Daniele e vederlo tornare a giocare, ma è un grande dispiacere personale vederlo partire. È stata una scelta presa in grande sintonia, con la serenità e la gioia che hanno accompagnato tutti questi anni di lavoro comune con Daniele. E, lo ricordo, non sarà mai un addio, piuttosto un arrivederci". Nel suo congedo Parente ha voluto ringraziare tutti, da Claudio Sabatini a Giordano Consolini, Massimo Faraoni e tutti quelli che hanno lavorato insieme a lui alla Virtus: "È stato per me un onore immenso essere capitano di una squadra di cui tutti vorrebbero indossare la maglia, almeno una volta nella vita. Purtroppo i mie contrattempi fisici non mi hanno permesso di avere tempi di recupero coincidenti con quelli del lavoro della squadra. Sento il bisogno ora di confrontarmi con me e con il mondo della pallacanestro, magari partendo da un livello più basso. Gioco a basket da quando avevo cinque anni e ora ho voglia e bisogno di sentire il campo, la partita, le sensazioni che si provano. Il mio è un grazie grande e sincero, perché qui dentro sono sempre stato trattato come un figlio, da tutti e in ogni momento".

 

Tratto da Bianconero, 03/2004

Nome Daniele
Cognome Parente
Numero di maglia 20
Che tipo sei in campo? Combattivo Un disciplinato, a cui piace giocare con la squadra.
E fuori? Dipende dai momenti… Mi dedico alla famiglia. Ho una bambina di due anni a cui cerco di stare accanto il più possibile
Cosa pensi dell’altro (Sambugaro)? Silenzioso ma letale
Questo campionato è… Da vincere
La squadra rivelazione? Montegranaro
Il giocatore più determinante della LegaDue Brewer
...e il più sorprendente? Howell
Il giocatore che farà la differenza in Final Four? Spero unodei nostri...
Squadra favorita della manifestazione? Nessuna: sono partite secche, può succedere di tutto