EDUARDO KUCHARSKI

(Eduardo Kucharski González)

nato a: Hospitalet (Spagna)

il: 22/05/1925 - 02/10/2014

Stagioni alla Virtus: 1960/61 - 1961/62 - 1962/63

 

EDUARDO KUCHARSKI SI RACCONTA A VIRTUSPEDIA

maggio 2008

 

Ricordo la sorpresa del 1960 come se fosse ieri. Sono stato l'allenatore della nazionale spagnola all'Olimpiade di Roma. Finiti i giochi olimpici m'incontrati con i dirigenti della Virtus che mi proposero di diventare allenatore della squadra di Bologna. Ricordo anche la mia grande gioia per quella richiesta. Ho sempre avuto una speciale relazione con Bologna attraverso la pallacanestro.

Ero giocatore, nel Barcellona, negli anni '50. Giocammo due tornei a Bologna, nella vecchia Sala Borsa e già allora mi proposero di giocare nel Gira. In quel campo giocammo anche una partita Italia-Spagna, partita persa all'ultimo secondo (non posso dimenticare il tiro da metà campo di Pagani). In quella gara giocai per la prima volta contro Alesini, il grande "Marione" che avrei trovato poi, nella Virtus, come mio giocatore. Con lui ebbi uno scontro fortuito, subito ripreso dal pubblico che pensava, ingiustamente, che era stato provocato volontariamente. Due amarezze in una sola gara.

I miei sentimenti spingono i ricordi nel vivo del torneo pre-olimpico, che ho vissuto sempre come allenatore della squadra spagnola. Indovinate dove? Lo giocammo nella vostra capitale del basket italiano. Ci classificammo così per l'Olimpiade di Roma. Quando si dice il destino. Non c'è niente da fare, ero predestinato a finire a Bologna...

Nei tre anni come allenatore della Virtus trovai una forte squadra formata, da una parte, da gloriosi senior (Calebotta, Alesini, Canna, Gambini) e dall'altra giovani talenti come Lombardi, Pellanera, Conti e, un po' più tardi, Ettore Zuccheri. Combinare le due generazioni è stato un lavoro complesso.

Inizialmente non andò male, ma poi, perdendo una partita a Roma, si spense la possibilità di vincere lo scudetto che si giocava, allora, solo tra Ignis, Simmenthal e Virtus. Chi perdeva, disgraziatamente, una partita contro una squadra "minore" veniva lasciato fuori dalla lotta per lo scudetto.

Il secondo anno fu più difficile perché, economicamente, le cose non andavano bene e tutti erano più preoccupati per la riscossione dello stipendio che a giocare. Ancora ricordo le visite a Villa Baruzziana con il Dr. Neri, nostro Presidente, dove non andavamo certo per farci curare.

Il terzo anno le cose andarono meglio. Con l'arrivo della Knorr, si incominciò a lavorare con una nuova squadra rinforzata. Ricordo con piacere l'arrivo dei nuovi acquisti: Giomo (play), Bonetto (ala), e Borghetti (centro), tre giocatori bravissimi, ma col problema del loro inserimento nel contesto della Virtus. Era possibile farlo subito? Questo era un lavoro duro per un allenatore che avrebbe dovuto avere un po' più tempo per sviluppare la nuova squadra. Mi rimaneva un solo anno, non potevo restare di più, il contratto scadeva. Certamente un anno non era nemmeno poco, se la chimica tecnica fosse stata azzeccata e la psicologia di squadra avesse funzionato bene. E doveva funzionare bene per vincere lo scudetto, arrivare secondi non avrebbe soddisfatto nessuno.

Conservo buonissimi ricordi di Bologna. La città è bellissima, la gente affettuosa che amava la pallacanestro come in pochi altri posti al mondo. Certo, le vicende della vita sportiva influenzano quella privata, ma io ho sempre cercato di tenere divisi questi due aspetti.

Come in tutti i luoghi ed in ogni tempo storico, nel mio periodo di furono cose buone e meno soddisfacenti, ma per carattere non riesco a ricordare quelle cattive. Le buone sì, le conservo intatte, dentro di me.

Gli episodi della pallacanestro che ricordo con piacere? La prima vittoria contro il Simmenthal e la cena che mi fu offerta dai tifosi, con Marcello e Peppino in testa. Negli anni '60 il Simmenthal era la bestia "nera" della Virtus, ma non solo per noi. Era la squadra da battere in Italia. Vincere a Milano era considerata un'impresa impossibile. Pieri, Riminucci, Vittori, Vianello e tanti altri rappresentavano una potenza del basket europeo. Noi vincemmo con la difesa e fu una grande festa.

Altri episodi? Ricordo con soddisfazione una partita in cui trionfammo con la maglia della Selezione Emiliana, che in pratica era la Virtus, contro la nazionale dell'URSS. Fu una grande vittoria.

Non ci sono solo gli episodi sportivi che ti porti dietro (per sempre) quando vivi per tre anni in una città. Ricordo con affetto anche la signorina Iris che curava il "college" della Virtus, l'appartamento dove vivevano diversi giocatori. La disciplina che riusciva a tenere e l'affetto che trasmetteva ha dell'incredibile. Non posso dimenticare il nostro massaggiatore, il famoso Pasquini, veramente un bel tipo. Pensare ai suoi aneddoti, quelli della sua vita vissuta in gioventù, mi fa ancora sorridere.

E il Dr. Dondi? Un dirigente veramente capace che sapeva unire la capacità decisionale ai modi persuasivi, da vero gentiluomo. Infine non posso dimenticare, con grande affetto, Giulio Battilani. Un fratello per me, un uomo che sempre mi ha aiutato, per tutto il soggiorno a Bologna. Seppi del suo incidente, che gli costò la vita, e questo mi rattrista ancora, proprio ora nel ricordarlo. Erano tutte eccellenti persone con le quali ci fu una relazione non solo professionale, ma da veri amici.

Mi piaceva il tennis. Ero un assiduo frequentatore del circolo della Virtus-Tennis. è stato il teatro della mia vita fuori del basket, dove ho incontrato altrettanti amici. Non ci crederete, ma ho partecipato alla coppa Facchinetti, ma non con la maglia della Virtus-Tennis, bensì quella dei "Giardini Margherita". Tuttavia sui campi del "Circolo" della Virtus-Tennis ho conosciuto molte persone. Vorrei ricordarne una, in particolare, che mi è sempre stata amica: il Dr. Galanti.

Credetemi, non posso dimenticare Bologna, una città che vorrei visitare ogni tanto. L'ho fatto ogni tanto, e spesso sogno le passeggiate che gustavo in Via Rizzoli, respirando l'aria delle due torri. Il mio soggiorno in Italia fu veramente buono anche per i miei interessi industriali e commerciali, facendo buone relazioni di lavoro, quelle che ancora continuano attraverso i miei figli. Sono stato bene in Italia, sento una grande ammirazione e rispetto per questo paese.

MORTO A 89 ANNI EDUARDO KUCHARSKI, LA PRIMA GRANDE LEGGENDA DELL'ACB

Ha lavorato sia come giocatore che come allenatore tra il 1941 e il 1979. Francisco Roca: "Il basket spagnolo non può essere compreso senza Eduard Kucharski"

di Antonio S. Ramos - marca.com - 02/10/2014

 

Eduardo Kucharski, una delle grandi leggende del basket spagnolo, sia giocatore sia allenatore tra il 1941 e il 1979, è morto giovedì a Barcellona all'età di 89 anni.

Kucharski ha giocato per 17 anni (1941-1958) in diverse squadre, tra cui Laietà, Barcellona, Joventut e Aismalibar. Tra il 1953 e il 1958 è stato allenatore giocatore nell'Aismalibar - Montcada i Reixac e ha anche diretto la squadra spagnola alle Olimpiadi di Roma del 1960.Dopo essere tornato dall'Italia, dove era al timone della Virtus Bologna, l'allenatore allenò l'Aismalibar, per poi avere periodi di successo nella Joventut (1964-69 e 1975-76) e nel Barcellona (1977-79), dove vinse campionato e coppa. Il presidente esecutivo dell'ACB, Francisco Roca, "triste" per questa notizia, ha ricordato che "una parte molto importante della storia della pallacanestro spagnola ci ha lasciato, un pioniere che è stato quattro decenni al vertice, prima come giocatore e poi come allenatore Il basket spagnolo non può essere compreso senza Eduard Kucharski. Era una leggenda come giocatore, anche prima dell'inizio della lega e, più tardi, anche in panchina". Nel frattempo, Eduardo Portela, presidente onorario dell'ACB, ha commentato: "Kucharski è stato un grande amico e un esempio per tutti. Era un giocatore nato, lo aveva dentro ha ottenuto grandi successi con molte squadre".


 

ZUCCHERI RICORDA KUCHARSKI

di Ettore Zuccheri  - www.videobasketballnet.it - 29/12/2015
 
 

Leader della nazionale spagnola alle Olimpiadi di Roma, arrivata con un ottimo piazzamento. Un grande risultato per la Spagna degli anni ‘60. Era già noto a Bologna per incontri precedenti e subito la Virtus lo ingaggiò. Quell’evento fu la mia fortuna. Come giocatore è stato un grande attaccante per il suo periodo storico, gli anni ’50. Come sempre i “bomber”, quando diventano allenatori, cambiano pelle. Avviene una trasformazione filosofica, quasi scontata, ma incredibile. Il motivo? A mio avviso, alla base c’è sempre un'innata la mentalità vincente. Infatti, per vincere da giocatori era sufficiente avere la palla per qualsiasi conclusione, ma da allenatori pensano che non si debba farla ricevere agli avversari. Amava così la difesa, come tutti gli allenatori veri. In fondo non importa il perché. Premiava la squadra quando gli avversari rimanevano sotto i 60 punti. Non faceva difese particolari, ma pensava che tutti avrebbero dovuto dare il massimo. Bastava quello. Quando uno solo non è pronto a farlo, diceva, salta tutto. Mi lanciò quindi come difensore perché, secondo lui, i reduci di Roma non ne volevano sapere. Quando non ne trovi cinque pronti, diceva, occorre un “terminator” che difenda sul migliore degli altri, mettendo “una toppa” alla situazione. Philosophia dux. Dopo Roma 1960 cominci il periodo d’oro della pallacanestro, non per i risultati ma per i ricordi dell’atmosfera piena di aspettative. Almeno i miei. In effetti la difesa non era stata mai curata come l’attacco, almeno in casa Virtus. Va da sé che Kucharski è stato il primo a lanciare, sottolineare la sua l’importanza andando così controcorrente, ma solo a Bologna. L’Italia è stata sempre nel suo cuore, ma soprattutto Bologna, dove ha vissuto con la famiglia per tre anni. Luisa, sua moglie lo ha lasciato un anno prima. Eduardo Junior e Jorge , i suoi figli, vivono nel ricordo di un grande Padre.

 

95 ANNI FA NASCEVA KUCHARSKI PER 3 ANNI ALLENATORE DA PODIO

di Ezio Liporesi - 1000cuorirossoblu - 22/05/2020
 

Nato il 22 maggio 1925, Eduardo Kucharski, oggi compirebbe novantacinque anni. È invece dal 2 ottobre 2014 che non è più tra noi. Da giocatore del Barcellona, negli anni '50 giocò due tornei a Bologna in Sala Borsa, quando gli arrivò anche la proposta di giocare nel Gira. Su quel campo disputò anche una partita Italia-Spagna, vinta dagli azzurri all'ultimo secondo con un tiro da metà campo di Pagani. In quella gara giocò per la prima volta contro Alesini, che avrebbe poi allenato nella Virtus. Da allenatore della Spagna si qualificò nel preolimpico di Roma, dove poi disputò le Olimpiadi. Finiti i giochi olimpici s'incontrò con i dirigenti della Virtus e diventò allenatore delle V nere. Ecco come nel 2008 raccontava quell'esperienza:

"Nei tre anni come allenatore della Virtus trovai una squadra forte, formata da gloriosi senior, Calebotta, Alesini, Canna, Gambini, e da giovani talenti come Lombardi, Pellanera, Conti e, più tardi, Ettore Zuccheri. Metter insieme le due generazioni fu un lavoro complesso. Inizialmente non andò male, poi, perdendo a Roma, si spense la possibilità di vincere lo scudetto che ci giocavamo con Ignis e Simmenthal. Perdere una partita contro una squadra "minore" significava essere escluso dalla lotta. Il secondo anno fu più difficile perché, economicamente, le cose non andavano bene e tutti erano preoccupati per la riscossione dello stipendio. Ricordo le visite a Villa Baruzziana con il Dr. Neri, nostro Presidente, dove non andavamo certo per farci curare. Il terzo anno le cose migliorarono. Con l'arrivo dello sponsor Knorr, s'incominciò a lavorare su una squadra rinforzata con l'arrivo dei nuovi acquisti: Giomo (play), Bonetto (ala), e Borghetti (centro), tre giocatori bravissimi, anche se c'era il problema di doverli inserire. Mi restava una sola stagione, dopodiché il contratto sarebbe scaduto. Un anno non era nemmeno poco, se la chimica tecnica fosse stata azzeccata e la psicologia di squadra avesse funzionato bene. Si giocava per vincere lo scudetto, arrivare secondi era un insuccesso. Conservo buonissimi ricordi di Bologna. Città bellissima, gente affettuosa che amava la pallacanestro come in pochi altri posti al mondo. Ricordo con piacere la prima vittoria contro il Simmenthal e la cena che mi fu offerta dai tifosi, con Marcello e Peppino in testa. Negli anni '60 la squadra milanese era la bestia "nera" della Virtus, la squadra da battere in Italia. Pieri, Riminucci, Vittori, Vianello e tanti altri rappresentavano una potenza del basket europeo. Noi vincemmo con la difesa e fu una grande festa. Rammento con soddisfazione una partita che vincemmo con la maglia della Selezione Emiliana, costituita in gran parte da giocatori della Virtus, contro la nazionale dell'URSS. Fu una grande vittoria. Ricordo con affetto anche la signorina Iris che curava il "college" della Virtus, l'appartamento dove vivevano diversi giocatori. La disciplina che riusciva a tenere e l'affetto che trasmetteva ha dell'incredibile. Non posso dimenticare il nostro massaggiatore, il famoso Pasquini, veramente un bel tipo. E il Dr. Dondi, un dirigente veramente capace che sapeva unire la capacità decisionale ai modi persuasivi, da vero gentiluomo. Infine non posso dimenticare, con grande affetto, Giulio Battilani. Un fratello per me, un uomo che mi ha sempre aiutato, per tutto il soggiorno a Bologna. Seppi del suo incidente, che gli costò la vita, e questo mi rattrista ancora. Persone con le quali ci fu una relazione non solo professionale, ma da veri amici. Mi piaceva il tennis. Ero un assiduo frequentatore del circolo della Virtus Tennis. Ho partecipato alla coppa Facchinetti, ma non con la maglia della Virtus, bensì quella dei "Giardini Margherita". Tuttavia sui campi del "Circolo" della Virtus ho conosciuto molte persone. Non posso dimenticare Bologna. Sogno ancora le passeggiate in Via Rizzoli, respirando l'aria delle due torri".

Alla fine per le sue Virtus un secondo posto il primo anno, poi due campionati terminati al terzo posto. Nel 1960/61 le V nere arrivarono dietro l'Ignis e a pari punti con il Simmenthal, ma precedendolo in classifica, in virtù della vittoria a Bologna di nove punti e la sconfitta a Milano di otto. Era iniziata con tredici vittorie consecutive, poi gli scivoloni di Roma e Livorno, prima di cadere a Milano e Varese, compromisero la stagione. Una primizia, la Coppa dei Campioni al posto del Simmenthal: un turno superato poi l'eliminazione a Bucarest per un solo canestro. Di prestigio anche la partecipazione a Italia '61, un torneo disputato a Torino in maggio, con Truckers Denver, OKK Beograd, Simmenthal Milano e Racing Club Parigi, in cui la Virtus sponsorizzata Idrolitina arrivò terza. Nelle successive due stagioni le V nere arrivarono al terzo posto. Partì da Bologna senza aver vinto alcun titolo, ma con 57 vittorie in 74 partite ufficiali, con una percentuale superiore al 77%, la più alta nella storia bianconera fra gli allenatori che si siano seduti in panchina in almeno settanta partite. La sua fu una Virtus forse non magnifica ma sempre solidissima.