STAGIONE 1953/54

 

Mioli, Gambini, Canna, Rapini, Borghi, Calebotta, Ferriani

Giarella, Dario Zucchi, Ranuzzi, Battilani, Carlo Negroni, Strong

 

Minganti Bologna

Serie A: 3a classificata su 12 squadre (14-22)

 

FORMAZIONE
Gianfranco Bersani (cap.)
Giuliano Battilani
Umberto Borghi
Antonio Calebotta
Achille Canna
Sergio Ferriani
Germano Gambini
Carlo Negroni
Renzo Ranuzzi
Luigi Rapini
Dario Zucchi
Riserva: Renato Liviabella
Solo amichevoli: Giuseppe Benchimol, Paolo Cappelletti, Alberto CarpaniIginio Di Federico, Giuseppe Lamberti, Mario Mioli, Romano Nardi, Vittorio Tracuzzi, Paolo Zacchi, Dino ZucchiMario Alesini (in prestito dalla Pallacanestro Varese), Giancarlo Asteo (in prestito dalla Ginnastica Roma), Federico Marietti (in prestito dalla Ginnastica Roma), Nicola Porcelli (in prestito dalla Ginnastica Triestina)
 
Allenatore: James Larry Strong, dal 03/01/54 Giancarlo Marinelli

 

Partite della stagione

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

IL FILM DELLA STAGIONE

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

La Virtus trova il primo abbinamento commerciale. Sulla canotta la V nera si fa appena più piccola per lasciare uno spazio al marchio delle Officine Minganti. Lello Zambonelli e Franco Gabrielli, nipoti della signora Gilberta, titolare dell’azienda, sono virtussini doc, e il primo in bianconero ha anche giocato 25 partite, tra il ’37 e il ’42, segnando 25 punti. Una partnership formato famiglia. I nuovi sono tre: Antonio Calebotta, detto Nino, Achille Canna e Umberto Borghi. In agosto al torneo di Riccione la Virtus è terza, batte il Viktoria Augsburg, ma perde dalla rappresentativa Azzurri e dalla Stella Rossa. Vittoria invece in settembre al torneo di Mulhouse: in semifinale le V nere battono la Selezione Alsaziana e in finale i padroni di casa dell'FC Mulhouse. Debutto in campionato contro la Ginnastica Triestina. I giuliani, che avevano resistito all'inizio (ultimo vantaggio 4-5), cedono nettamente: Al settimo minuto, quando deve uscire per infortunio Carlo Negroni, la Virtus conduce già 16, poi le V nere toccano il più quindici sul 31 a 16. Nel finale del tempo gli ospiti accorciano le distanze, 34-22. La ripresa è un monologo bianconero e la Virtus vola al più trenta, 69 a 39, poco prima della fine della gara che si chiude sul 69 a 40. Canna e Ranuzzi con 16 punti, Calebotta 13 e Rapini 11 i migliori della squadra allenata da Strong.

A Varese la Virtus guida per tutto il primo tempo, ma dopo aver preso anche sette punti di vantaggio sul 12-19, chiude la prima parte avanti di un solo punto, 21 a 22. All'inizio del secondo tempo immediato sorpasso della squadra di casa, 23 a 22, ma è solo per un momento perché Bologna riprende il comando, mai però, in questa fase, con scarti superiori ai tre punti, tanto che Varese raggiunge la parità più volte, alle quote 27, 33 e 35, ma non riesce più a scavalcare le V nere. La Virtus raggiunge il più nove, 40-49, prima di subire sei punti consecutivi che riportano i lombardi a meno tre, 46-49. Punteggio finale 46 a 50, con 10 punti di Canna, 9 di Calebotta, Ranuzzi e Rapini, 8 di Carlo Negroni e 5 di Gambini. Contro la Junghans Venezia punteggio quasi analogo a quello della prima giornata, solo un punto in meno per i bianconeri, 68 a 40. Mattatore Carlo Negroni con 17 punti. A Pavia, al campo asfaltato di via Borca, la Virtus parte forte, 0 a 6, ma gli azzurri di casa reagiscono e all'intervallo il distacco è dimezzato, 14-17. Nella ripresa, sospinta dal pubblico, la squadra di casa opera il sorpassa e a cinque minuti dalla fine ha la gara in pugno, 29 a 24. Carlo Negroni (13 punti) prova a scuotere i suoi con alcuni brillanti canestri, ma i pavesi vincono 47 a 42. Calebotta, 14 punti, il migliore realizzatore tra i petroniani.

Contro l'Itala Gradisca non c'è storia: nonostante l'assenza di Canna, Rapini e Ferriani, quest'ultimo a referto ma non impiegato, le V nere volano. Calebotta segna 25 punti, Gambini 19, quest'ultimo sfoderando colpi magistrali e impostando le azioni con classe, 17 di Carlo Negroni, 14 di Dario Zucchi e 8 di Borghi, a completare il largo punteggio i due punti di Ranuzzi. La settimana dopo arriva la seconda vittoria del Gira nella storia dei derby contro la Virtus che, dopo un reclamo di Strong per presunta irregolarità del pallone (che spettava al Gira porre a disposizione) era partita meglio, 7 a 10, ma poi aveva subito il ritorno degli avversari, 12-10. Di nuovo avanti le V nere, 13 a 15, poi 14 a 16, ma il Gira passa avanti 17 a 16. Finale di tempo favorevole alla Virtus che va al riposo sul 17-19. Ancora equilibrio a inizio ripresa, ma sul punteggio di 25 pari partiva la fuga del Gira che si portava sul 45-29, con un parziale di 20 a 4.La Virtus nel finale si riportava a meno nove, 58 a 49, ma il Gira controllava l'incontro e lo portava alla fine sul punteggio di 63 a 50. Inutili i 18 punti di Rapini. Sala Borsa stipata e battuto ogni record d'incasso.

Per la prima volta in cinque anni la Virtus deve inchinarsi in Sala Borsa al Borletti Milano. Primo tempo chiuso avanti dai milanesi, 18 a19, ma nella ripresa la Virtus riusciva a mettere la testa avanti, 35-34. Finale tutto di marca lombarda e gara che termina 41 a 47. Canna migliore realizzatore della Virtus con 13 punti. Tournée in Tunisia con 4 vittorie, nell'ultima ad Hammamet, Calebotta segna 68 punti. A Gorizia gara sospesa dopo 12’42” per impraticabilità del campo sul punteggio di 7-9. Nel periodo natalizio le V nere vanno in tournée in Tunisia, 4 facili successi, nell’ultimo di quali Calebotta segna 68 punti massimo punteggio assoluto di un bianconero considerando anche le gare amichevoli. Contro la Reyer prima gara del 1954; la Virtus all'intervallo è sotto di un punto, 22 a 21. A metà ripresa lagunari sopra 34-40, ma la Virtus ha una reazione e a 5 minuti dalla fine è sotto 41-39. La Reyer si porta sul 44-40 ma le V nere non ci sta e il finale è rocambolesco. La Virtus caccia il pallone, ma la Reyer lo conserva e mantiene anche due punti di Margine, 50-48. Festa tra i padroni di casa che portano in trionfo l'allenatore Gardosi. Intanto discussioni al tavolo, perché era stato fischiato un fallo a Borsoi ai danni di Gambini. Il bolognese pretendeva i due liberi, il cronometrista assicurava di aver fischiato la fine prima del fischio dell'arbitro. dopo oltre 10 minuti d'interruzione, quando giocatori e pubblico avevano lasciato il terreno di gioco e le tribune convinti che la gara fosse terminata, gli arbitri richiamavano le squadre in campo per fare effettuare i tiri liberi a Gambini: fuori il primo, inutilmente dentro il secondo, vittoria alla Reyer, 49 a 50.

La Virtus fa posticipare l'inizio del recupero di Gorizia, dalle 11 alle 15, per il notevole ritardo dei treni e degli altri mezzi. Infatti, alle 11 al campo di via Rismondo c'era un solo dei due arbitri, arrivato alle 6 del mattino invece che alla e18 del giorno prima. Dei virtussini presente solo Canna giunto da Gradisca. Dopo molte telefonate si appurava che la Virtus, che avrebbe dovuto dormire a Gorizia, alle due di notte si era trovata ancora a Mestre. I bolognesi sono giunti a Gorizia solo alle 14. Inizio bloccato, la Virtus per le disavventure della notte di viaggio la Goriziana per timore reverenziale. Dopo le prime segnature della squadra di casa (3-0), la Virtus ha preso il controllo della gara, raggiungendo il 10-14. Fine primo tempo sul 17-20. Nella ripresa ci si aspettava il collasso bolognese e invece è arrivato il dominio delle V nere, fino al 32-46. Usciti per 5 falli Borghi, Calebotta e Rapini, la Goriziana riusciva a ridurre notevolmente il divario, ma la Virtus ha vinto conservando i 4 punti di margine, 46-50. A Roma la Virtus presenta un grande Rapini, 24 punti. Parte meglio la Virtus, 1-5, poi i romani passano a condurre, 7-6. Torna sopra Bologna 7-9 e 11-9, ma l'A.S. Roma ribalta ancora il vantaggio, 13-11. Nuovo sorpasso bolognese, 15-16, poi parziale della squadra di casa, con sette punti che la portano sul 22-16. La Virtus torna subito vicina, 22-21, ma Roma allunga di nuovo e il primo tempo si chiude 26-21. Nella ripresa i capitolini vanno subito a più sette, 28-21, poi a più dieci, sul 39-29 e 42-32, ma lì subiscono la rimonta bolognese fino al pareggio, 43-43 dopo un parziale di 1-11, con canestri in contropiede, un cesto di Bersani dopo palla rubata sulla rimessa e panieri di Canna e Ranuzzi Qui Rapini con tre canestri e due personali diventa protagonista assoluto, la Virtus si porta sul 47-51 e vince 49-51.

Calebotta (16 punti), Canna (15) e Gambini (12) sono i maggiori protagonisti della vittoria contro Pesaro. La squadra marchigiana regge nel primo tempo, chiuso sul 21 pari, poi Bologna vola via nella ripresa e vince 67-49. A Trieste Canna ne fa 18, Calebotta 15, ma la Virtus regge solo un tempo (33-32), nella ripresa prevalgono i locali 70-63, con 24 punti di Damiani e Porcelli. La Varese di Tracuzzi parte meglio, ma a metà primo tempo la Virtus è avanti 12 a 11, con un Canna in gran giornata (21 punti) ben assecondato da Rapini (17), anche se quest'ultimo aveva avuto qualche incertezza iniziale. Gli ingressi tra i lombardi di Alesini e Tracuzzi non costituiscono un freno per la Virtus che al riposo conduce di sette punti. Nella ripresa Varese torna a meno due, ma ancora Canna e Rapini conducono la Virtus alla vittoria, 70 a 63. Netta vittoria a Venezia contro la Junghans. Quintetto bolognese con Ferriani, Gambini, Canna, Rapini e Carlo Negroni. Quasi tutto il peso dell'incontro su di loro: Bersani è entrato solo qualche minuto per far rifiatare Ferriani, Ranuzzi è entrato solo nel finale al posto di Carlo Negroni. Ci vogliono otto minuti per vedere il primo canestro veneziano (c'era stato però un personale in apertura), intanto la Virtus è già a 14. All'intervallo la squadra bolognese è avanti 28 a 10. Il finale è 57 a 26. Canna 14 punti, Rapini 13 e Carlo Negroni 12 sono i tre migliori realizzatori della Virtus.

Contro Pavia, che aveva battuto le V nere all'andata, la Virtus parte fortissimo, 10-0. Nel Pavia si fa male ad una caviglia Rocklitzer e non rientrerà più. A metà gara punteggio tennistico, 30-15, poi il dilagare nella ripresa fino al 71-45 finale. Bella partita a Gradisca d'Isonzo. Nel primo tempo la Virtus sta più a lungo avanti, ma qualche volta la squadra di cassa riesce s condurre, anche se di un solo punto, l'ultima volta sul 19-18, dopodiché i bianconeri piazzano un parziale di 0-8 e si portano sul 19-26. Il primo tempo si chiude sul 23-27. Nella ripresa i bolognesi riescono a controllare la gara e a vincere 48-59. Canna con 15 punti, Carlo Negroni con 13 e Calebotta con 10 sono i migliori realizzatori delle V nere. Nel derby contro il Gira la Virtus parte meglio, ma sul 14-10 subisce un parziale di 0-7 e da quel momento è costretta ad inseguire. A metà il punteggio è 27-31, alla fine 54-63, non bastano i 15 punti di Calebotta e i 14 di Rapini. A Milano contro il Borletti, il primo tempo è equilibrato con massimi vantaggi più quattro Virtus e più cinque Borletti. A metà gara 27 a 26. Nel secondo tempo le cose procedono così fino al 33 pari, poi la Virtus allunga con sei punti consecutivi, 33-39, per poi portarsi sul più dieci, 40-50. Canna, Gambini, Bersani e Calebotta orchestrano le azioni a piacimento e la Virtus ha la gara in mano. Con parziale di 16-5 il Borletti torna avanti, 56-55. Qualche altro scambio di vantaggi, poi a due minuti dal termine il punteggio è 58-58. Milano va avanti 63-61, Padovan fa fallo su Gambini che pareggia dalla lunetta, poi Padovan segna il canestro vincente.

Contro Gorizia non c'è Canna, come tra i triestini non gioca Collini, sebbene sia in formazione, è infatti in panchina in abiti borghesi, impossibilitato a giocare avendo una mano ingessata. La Ginnastica Goriziana inizia bene, 2-5, ma poi la Segafredo prende il largo, 21-10. Alla pausa Bologna sopra 33-25. Nella ripresa la Virtus arriva anche a più quindici, 46-31. Finale 64 a 55 senza patemi. Magnifico Calebotta, autore di 32 punti. A Venezia il primo tempo si chiude sul 21 a 13 per i padroni di casa e la gara termina con un distacco di poco inferiore, 40 a 34. Il migliore è ancora Calebotta, autore di 16 punti. Contro Roma, nel primo tempo, dominio della formazione ospite, 21-30, dopo essere stata anche a più quattordici. A metà ripresa divario ridotto, 35-40. A cinque minuti dal termine Virtus a meno uno , 42-43 Si entra negli ultimi tre minuti sul 42-44, ma Canna segna un canestro stupendo. A cinque secondi dallo scadere Calebotta mette la firma, 46 a 44. Vittoria di misura e in extremis, dopo avere sempre inseguito, ma tutti i virtussini hanno contribuito con punti a referto. Ultima giornata a Pesaro sotto la pioggia. Alla fine del primo tempo Bologna sotto 21 a 18. Nella ripresa rimonta bianconera e vittoria 38 a 42. Per Calebotta 15 punti, ma il migliore in campo è Carlo Negroni, 7 punti. La Virtus arriva terza a 28 punti, ma lontana dal Borletti (41) e dal Gira (38). e a fine stagione le V nere vincono a Matarò il torneo celebrativo della federazione spagnola, battendo l'Espanol, l'Agrupacion Hispana e, in finale, il Matarò 64 a 60 dopo un supplementare. Se dal suo arrivo nella massima serie la Virtus aveva disputato i primi nove campionati, scendendo solo una volta dal podio, sesta, ottenendo 5 secondi posti e 3 terzi posti, dopo l’abbuffata dei 4 titoli italiani, torna nel suo ruolo di “eterna seconda”, con 4 secondi posti e un terzo posto.


 

LA VIRTUS DIVENTA MINGANTI

tratto da "Il Mito della V Nera" 1871-1971 di A. Baraldi e R. Lemmi Gigli

 

L'espansione del basket è in pieno atto, la sua popolarità in continuo aumento. Ormai il fervore e l'organizzazione dilettantistica delle società tradizionali non bastano più ad appagare le crescenti ambizioni delle masse tifose il cui frenetico appoggio eleva continuamente il livello competitivo. Si vogliono squadre sempre più forti ed attrezzate, da alcuni anni poi è cominciata da parte dei clubs maggiori la caccia al campione di fuori, anche per ovviare al fatto che i vivai sociali non garantiscono più una produzione di ricambio commisurata alle nuove necessità. Si pesca dunque in casa d'altri mentre all'interno le esigenze crescono oltre le possibilità dei bilanci. Anche nella pallacanestro l'era del mecenatismo volge al tramonto, si cercano nuove fonti di finanziamento che il basket, a somiglianza di altri sports, finisce per trovare nell'appoggio dell'industria. Nascono così gli abbinamenti, una formula sempre più estesa che in cambio della pubblicità sui manifesti, sui giornali e sulle maglie offre alle società nuovi mezzi di sostentamento.

La pallacanestro virtussina, tra le prime ad imboccare la nuova strada, mediante un abbinamento di tipo casalingo e potremmo anzi dire familiare, dati i vincoli preesistenti con i titolari delle Officine Minganti: la signora Gilberta e i nipoti Franco Gabrielli e Lello Zambonelli, quest'ultimo poi cestista militante nella Virtus d'anteguerra. Abbinamento a parte, è un anno straordinariamente imoprtante, questo 1953-54, per le profonde trasformazioni che si praticano all'interno della squadra con l'ingresso dei tre nuovi acqusit: Achille Canna, proveniente dalla'Itala Gradisca, Antonio (Nino) Calebotta, dal Cus Milano e Umberto Borghi dalla Virtus Imola. Tre longilinei di preziosissimo innesto, particolarmente Canna, giocatore di elevata classe già affermatosi in nazionale, mentre incalcolabili si preannunciano le risorse di Calebotta che con i 2,04 è la "cima" più alta del campionato italiano.

Per Strong si tratta ora di fondere e adattare le qualità dei nuovi arrivati al gioco virtussino, per parte sua ancora in fase di trapasso dai vecchi ai nuovi schemi. Ciò che non può avvenire logicamente in breve tempo secondo quelle che sarebbero invece le pressanti esigenze di campionato. Inevitabili pertanto taluni scompensi che affiorano nel discontinuo rendimento della squadra, per giunta psicologicamente turbata dalla fragorosa esplosione della rivale di casa. Proprio in questa stagione infatti il Gira, rinforzatissimo (Dopo Germain, Lucev e Macoratti è arrivato un altro fuoriclasse, l'italo-americano Mascioni), raggiunge il culmine dell'ascesa imponendosi come il maggior antagonista dell'ancora insuperabile Borletti.

Battuta nel derby di Bologna, dopo essere già caduta a Pavia, ribattuta in casa dal Borletti, la Virtus Minganti, licenziato Strong, si rassegna a fare da spettatrice al lungo duello tra i cugini arancioni ed i campionissimi milanesi. Sotto la direzione tecnica di Marinelli, la squadra pur perdendo anche il derby di ritorno (63-54) manifesta chiari sintomi di ripresa. A Milano anzi sfiora l'affermazione clamorosa cedendo di stretto margine (65-63) con 18 punti di Calebotta che la domenica dopo, in borsa, ne rifila 32 alla Goriziana.

Alla fine il Borletti chiude trionfalmente il suo quinquennio tricolore, a tre punti segue il Gira, terza a 13 lunghezze di distacco la Virtus Minganti a sua volta avvantaggiata di cinque sul Pavia. L'ultima partita, vinta a Pesaro (42-38) segna il passo d'addio della gloriosa vecchia guardia virtussina: Bersani, Ferriani, Ranuzzi, protagonisti indimenticabili di un'epoca, e con loro Dario Zucchi (il fratello Dino aveva già chiuso l'anno prima), lasciano i vecchi colori. Un distacco dolorso, ma reso necessario dalle "nuove soluzioni" che sono già pronte. Appena finito il campionato arriva infatti da Varese Vittorio Tracuzzi ad impostare la nuova squadra che in giugno va subito a collaudarsi positivamente in Spagna vincendo a Matarò il Torneo del Cinquantenario della federazione iberica con tre franchi successi su R.D. Espanol di Barcelllona (67-59), Agrupacion Hispanica (49-40) e C.D. Matarò (64-60). Con Tracuzzi a fare il gioco, sono in campo Negroni (promosso capitano), Gambini, Calebotta, Borghi, poi i due prestiti Alesini (Varese) e Porcelli (Triestina) e tre juniores dell'ultima leva: Lamberti, Nardi e Di Federico in luogo di Rapini, Canna e Battilani che non hanno potuto partecipare. La nuova Virtus praticamente è già abbozzata: non le manca che assicurarsi definitivamente l'apporto di Mario Alesini che Tracuzzi ha portato seco a Bologna. Ma purtroppo Varese si oppone al trasferimento e Alesini dovrà pertanto trascorrere un anno in quarantena per poter gareggiare coi nuovi colori.

Frattanto oltre al successo di Matarò, la stagione internazione delle V nere registra un terzo posto al Torneo di Riccione vinto dalla Stella Rossa di Belgrado (50-44 nell'incontro decisivo coi bolognesi), una vittoria in Sala Borsa sui francesi dell'Auboué (64-49) e due altre vittoriose trasferte in Alsazia (49-47 in finale sul Mulhouse) ed in Tunisia dove la squadra, integrata dai romanisti Asteo e Marietti, allunga la sua già cospicua collana di successi all'estero e Calebotta ad Hammamet rimedia un bottino personale di 68 punti!

Continuo l'apporto virtussino alle nazionali azzurre. In marzo Gambini e Canna giocano a Milano contro il Belgio e Negroni a Parigi con la Francia (ultima presenza di "Carlito" in Nazionale). In maggio poi la Sala Borsa è teatro di un palpitante Italia-Spagna (76-73 nel supplementare) con due virtussini in campo: Rapini e Canna, mentre Calebotta e Borghi giocano l'incontro preliminare della nuova Selezione giovanile opposta ad una rappresentativa emiliana. Dopodiché è la volta di Gigi Rapini a chiudere in azzurro a Milano, a fianco di Calebotta, nel Trofeo Mairano. Per concludere il capitolo cestistico, menzione d'obbligo per la seconda squadra (Zacchi paolo, Benchimol, Costa, Carpani, Mioli, Comastri, Tamari, Pozzati, Guidastri, Marzocchi, Chelli, Savigni) sempre validamente in lizza in serie C (quarta nel proprio girone), mentre nelle file juniores si segnalano diversi elementi interessanti come Lamberti, Cappelletti, Liviabella, Fiorini e Lodi, e gli allievi si riconfermano campioni emiliani.

Stroing e Negroni avversari nel Palio (foto tratta da Stadio)

IL PALIO FRATRICIDA

di Ezio Liporesi - 1000cuorirossoblu - 15/10/2021

 

Negli anni cinquanta succedeva anche questo. Nel Palio Petroniano che si giocava d'estate, giocatori e persino allenatori si trovavano ad affrontarsi da avversari. Emblematico quello che avvenne nel 1953, con Dario Zucchi, Gambini, Negroni e anche lo storico ex capitano Vannini nel San Mamolo, Bersani nel San Donato, Ferriani, Ranuzzi e l'allenatore Strong nel San Vitale e così via. In semifinale il San Vitale batté il Lame 74-44 e il San Mamolo vinse con il San Donato 54-49, così nella finale Ferriani e Ranuzzi affrontarono i compagni della Virtus Dario Zucchi, Gambini e Negroni; soprattutto Strong, che di lì a poco avrebbe iniziato il suo secondo anno come allenatore della Virtus, si ritrovò in campo con i suoi ragazzi, alcuni nella sua squadra, altri come avversari.

La formazione al torneo di Riccione (foto fornita da Ninni e Lucia Zacchi)

INIZIO ENTUSIASMANTE DEL TORNEO DI RICCIONE

Facile la vittoria della Virtus

di Rino Bortolotti - Stadio - 15/08/1953

 

Giornata piena di emozioni quella che ha inaugurato il Torneo internazionale di Riccione di pallacanestro. Non tanto nel primo incontro, che la Virtus ha affermato nei confronti della Viktoria Augsburg quella superiorità che era prevista alla vigilia, quanto nella seconda partita odierna che ha visto una lotta magnifica, emozionante, addirittura furibonda nella fase finale, tra la squadra italiana denominata "Riccione" e la Stella Rossa di Belgrado, grande favorita del Torneo.

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Nel complesso i pronostici sono stati rispettati: Virtus e Stella Rossa hanno vinto e si avviano a disputare il successo finale di questo magnifico torneo nell'incontro diretto che avrà luogo domenica. Ma non si può certo escludere che la squadra degli "azzurri" dopo la grande partita di oggi, possa ancora fare il colpo grosso domani contro la Virtus che al suo esordio ha vinto facilmente ma senza convincere appieno. Certo è che la squadra bolognese non ha avuto bisogno di impegnarsi a fondo; troppo deboli erano gli avversari tedeschi perché ai virtussini occorresse sfoggiare tutti i numeri del loro vasto repertorio.

All'inizio fra Virtus e Viktoria c'è stata parità fino a 8-8, fino a quando cioè la squadra tedesca ebbe in Beyerlein un saldo condottiero. Poi, uscito da campo Beyerlein, la Viktoria ha dovuto dare via libera a una Virtus che ha presentato in Dario e Dino Zucchi due atleti in forma smagliante, autori di cesti veramente pregevoli e un Gambini molto sicuro e pronto nei rimbalzi. C'era molta attesa per il debutto nelle file virtussine di Canna e Calebotta: dobbiamo dire che nessuno dei due è apparso nella forma migliore. Calebotta poco allenato si è fatto luce solamente due volte con due bei canestri; Canna ha azzeccato qualche bel passaggio, ha avuto qualche ottimo spunto, ma nemmeno lui ha entusiasmato. Si tratta naturalmente di questione di forma poiché sul valore dei due nuovi acquisti virtussini non c'è nemmeno da discutere.

Senza Ferriani, Rapini e Battilani la Virtus ha comunque sfoggiato ugualmente un saldo giuoco di squadra, una felice realizzazione negli attacchi che hanno visto a turno venire alla ribalta anche Ranuzzi e Negroni. Il punteggio è sempre gradualmente aumentato a favore dei bolognesi e nonostante gli sforzi di Beyerlein e di Hatzopulos, la Virtus ha staccato inesorabilmente i suoi avversari per chiudere con trentaquattro punti di vantaggio l'incontro.

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Virtus Minganti b. Viktoria Augsburg 72-38 (35-18)

Virtus Minganti: Bersani (2), Calebotta (6), Canna (4), Ranuzzi (6), Negroni (12), Zucchi Dario (17), Zucchi Dino (10), Zacchi, Gambini (15).

Viktoria Augsburg: Beyerlein (7), Dassel (8), Bischofer (9), Schafer, Hatzopulos (6), Monquè (1), Elsember (1), Ochster, Steinmetz (6), Gengher.



 

Dario Zucchi lotta sotto canestro mentre Carlo Negroni osserva in Virtus - Augsburg 72-38 del 14 agosto al torneo di Riccione vinto dalla Virtus

(foto tratta dall'Archivio SEF Virtus)

LA VIRTUS-MINGANTI VITTORIOSA A MULHOUSE

Felice preludio del campionato

tratto da Stadio - 14/09/1953

 

Mulhouse, 13 - Una magnifica vittoria ha conseguito oggi la Virtus- Minganti di Bologna che si è aggiudicata il secondo torneo internazionale di pallacanestro, qui svoltosi, ed al quale oltre alla locale squadra del Mulhouse, finalista del campionato di Francia, partecipavano la Selezione d'Alsazia e la compagine elvetica Etoile di Ginevra.

Notevole l'impressione favorevole destata dalla squadra italiana che già nel primo incontro, quello che l'opponeva alla compagine alsaziana, aveva posto in vetrina oltre ad un brillante repertorio di gioco notevoli capacità realizzatrici. A favorire la pregevole prestazione della Virtus-Minganti ha contribuito la squadra avversaria, corretta e dotata di un gioco invitante; l'elevato punteggio (79-70) sta a dimostrarlo.

La grande partita però i cestisti italiani l'hanno disputata oggi nell'incontro decisivo con il Mulhouse. Hanno vinto per due punti (49-47) in virtù di un magnifico canestro realizzato in extremis da Negroni. Un successo meritatissimo e giova porre in risalto la rimonta decisa effettuata dai bolognesi che al riposo erano giunti in svantaggio (23-17) lasciando l'impressione di dover soccombere di fronte agli avversari tra i quali primeggiavano i "tricolori" Schlupp, Hoff e Sittérle. Il merito è degli atleti ma anche del loro allenatore, l'americano Strong, che con accorti schieramenti ha neutralizzato i locali. Combattutissima è stata questa partita, ma corretta, ed il numeroso pubblico accorso l'ha seguita con particolare interesse non lesinando al termine i suoi calorosi consensi per i vincitori.

Una sorpresa ha generato nell'incontro per il terzo posto, il successo della squadra ginevrina sulla Selezione d'Alsazia. Dopo il comportamento di questa contro la Virtus - ma forse i giocatori avevano chiesto troppo alle loro forze - il suo piazzamento era dato per scontato. Il campo ha capovolto le previsioni; ad ogni modo un risultato regolarissimo.

In serata, nel corso del banchetto offerto dalla Società organizzatrice, è stata effettuata la premiazione e gli italiani sono stati ancora una volta festeggiatissimi. La Virtus-Minganti lascerà Mulhouse domattina alle 10.; è partito subito dopo l'incontro finale il giocatore Dario Zucchi, di professione insegnante, che impegni gli imponevano di rientrare a Bologna per domattina.

I risultati:

Mulhouse-Etoile Genève 38-37; Virtus-Selezione Alsazia 79-70 (39-37); Etoile Genève-Selezione Alsazia 54-44; Virtus-Mulhouse 49-47 (17-23).

Classifica:

1. Virtus Minganti Bologna; 2. Mulhouse; 3. Etoile Genève; 4. Selezione d'Alsazia.


 

Calebotta, Rapini, Canna, Borghi, Ferriani

Ranuzzi, Bersani, Negroni Carlo, Battilani, Gambini

Tratto da "Virtus - Cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro

 

La rivoluzione in casa Virtus comincia con la stagione '53/'54 quando principi, concetti e forse pregiudizi, vengono messi nel soffitto delle buone cose di una volta che non si usano più. Sono infatti definitivamente superati gli anni in cui ci si poteva affidare unicamente al mecenatismo e alla passione. Il pubblico di Bologna è giustamente esigente e vuole che il suo affetto, il suo amore per la squadra, siano ripagati di eguale moneta. Quindi bisogna darsi da fare per mettersi al passo con i tempi: sulla scia dell'esempio milanese anche sotto le Due Torri la società del presidente Brini, che comprendeva tra gli altri nel proprio consiglio direttivo personaggi del calibro di Giorgio Neri, Renato Dall'Ara e Vittorio Masetti, cerca e trova altre fonti di finanziamento nell'industria. Ma come si conviene ad una società dalle tradizioni radicate nel tessuto della città, anche questa contaminazione avviene nel modo più soft possibile.

Accanto alla Vu nera infatti ci sarà il nome di Officine Minganti, un'azienda di macchine utensili con la cui titolare, Gilberta Minganti, ci sono vincoli di amicizia molto stretti e i cui nipoti, Lello Zambonelli e Franco Gabrielli, sono virtussini a 18 carati con un passato da giocatori. Ma il primo campionato con un'altra scritta sulle maglie non fu in verità un campionato fortunato, anzi. Il Borletti era sempre distante e poi ci si era messo di mezzo anche il Gira, che questa volta era stato anche più bravo della vecchia e gloriosa Virtus. Dietro il Borletti, con 41 punti, c'è infatti il Gira con 38 punti e solo al 3° posto la Virtus Minganti, staccata di ben 13 lunghezze dalla capolista milanese, con 8 sconfitte, 2 delle quali nei derby. 1238 furono i punti segnati /56,2 di media) e 1073 quelli subiti (48,7 di media). Nella classifica dei marcatori ci sono i soliti nomi ai primi due posti, cale a dire Stefanini e Romanutti. Al 4° posto c'è un nome nuovo: Sandro Riminucci, quello che verrà soprannominato "l'angelo biondo". Per quanto riguarda la Virtus il nome che conta è un altro e lo troviamo all'11° posto con 256 punti (11,6 di media): si tratta di Antonio Calebotta, detto Nino, il primo vero "Lungo" del basket italiano con i suoi m. 2,04 mentre al 14° posto c'è Canna con 220 punti.

Proprio Achille Canna e Nino Calebotta, arrivati quell'anno dal CUS Milano, erano i giocatori sui quali Bologna puntava ad occhi chiusi per rinverdire gli antichi fasti: e invece fu un campionato deludente che a posteriori si può considerare un campionato di transizione, in attesa del grande rilancio. Della delusione fa anzitempo le spese il coach Strong che viene sostituito da un virtussino di provata fede: Giancarlo Marinelli. La cosa che seccò di più fu vedere il Gira, spesso snobbato come si fa con i "nuovi arrivati" farla da padrone con i due ottimi americani Germain e Macioni e con i brillantissimi giovani Lucev e Macoratti in grande evidenza. La grossa delusione fa voltare definitivamente pagina e al termine di quella infelice annata i mitici giocatori degli scudetti lasciano il campo: non vedremo più Bersani, Ferriani, Ranuzzi e i fratelli Zucchi.

Sandro Gamba della Borletti Milano in entrata sotto gli occhi di Dario Zucchi e Sergio Stefanini (foto tratta da Giganti del Basket)

LA GRANDE SFIDA

Germain e Mascioni portano il Gira tra le grandi

Tratto da “I Canestri della Sala Borsa” – Marco Tarozzi

 

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Stagione ’53-54. le novità, su entrambe le sponde, non si contano. Intanto, la Virtus trova il primo abbinamento commerciale. Lo sponsor, per dirla col vocabolario di oggi. Sulla canotta la V nera si fa appena più piccola per lasciare uno spazio al marchio delle Officine Minganti. Lello Zambonelli e Franco Gabrielli, nipoti della signora Gilberta, titolare dell’azienda, sono virtussini doc, e il primo in bianconero ha anche giocato 25 partite, tra il ’37 e il ’42, segnando 25 punti. Una partnership formato famiglia. I nuovi sono tre: Antonio Calebotta, detto Nino, Achille Canna e Umberto Borghi. Nino Calebotta è un gigante di 204 centimetri, roba mia vista da queste parti. La “pertica”, come viene ribattezzato in Sala Borsa, arriva da Milano e a quanto pare ha ascendenze nell’antica nobiltà macedone. Ha un uncino che ammalia e affascina, e sotto canestro è torre e ombrello. Incontenibile. Achille Canna ha un motore velocissimo e di conseguenza un contropiede micidiale. Arriva da Gradisca, ha vent’anni e voglia di scudetto. In casa Gira saluta Carlo Muci, e con lui se ne vanno Alfonso Bongiovanni e Perin. Ma arriva un altro pezzo da novanta a dar man forte a Germain. Si chiama Mascioni, è italoamericano e ha nervi saldissimi.

Ecco, questo è il mercato dei canestri, se di mercato si può parlare. Calebotta riceve come ingaggio una Lambretta, Canna la certezza di un lavoro. “L’ambizione era quella, più in là non si andava coi sogni. A Bologna feci l’elettricista nei cantieri edili, poi arrivò la Minganti e mi assunsero lì. Mi alzavo alle sette, smettevo di lavorare alle sette e mezza e andavo ad allenarmi. Ma ero un privilegiato, comunque. Era un altro concetto di sport, ma ho vissuto anni bellissimi”.

Stavolta la Virtus, nonostante la torre Calebotta, non prende quota. Lo fa il Gira, invece. E non è più solo questione di stracittadine. Alla seconda di campionato, Germain e compagni fanno secco nientemeno che il Borolimpia campione d’Italia: 67-57. “In Sala Borsa si è visto un grande Gira, una squadra nuova, composta di elementi di elevato valore e già abbastanza affiatati, spinti da uno spirito aggressivo e capaci, come hanno dimostrato, di inserirsi nel discorso delle cosiddette grandi con autorità”, commenta Giorgio Martinelli sul “Carlino”. E a questo punto non c’è derby che tenga. Il 6 dicembre del ’53 il Gira ci arriva imbattuto e passa sopra alla Virtus alla sesta giornata (63-50, Germain a quota 26). Da lì è un testa a testa con Milano, mentre la Virtus affonda e Strong paga con l’esonero, lasciando la panchina bianconera a Marinelli. Alla vigilia della sfida ad alta quota, nella tana del Borletti, il Gira perde Mascioni per infortunio e i milanesi tesserano in extremis Bepi Stefanini alla vigilia della partita. Monta la polemica e gli arancioni cadono (55-46). Milano allunga, approfittando anche di qualche situazione poco chiara (memorabile il canestro-fantasma in Borletti-Virtus del 28 marzo), e il Gira perde la grande occasione. Restano, appunti sparsi di un’annata indimenticabile, alcune perle memorabili. Il “due su due” nel derby con la Virtus (al ritorno finisce 63-54) e le imprese di Germain contro la Goriziana (42 punti e contro la Junghans Venezia (53 punti, record assoluto in Serie A, con il pubblico della Sala Borsa in delirio). E naturalmente il primato cittadino. Classifica finale: Borletti 41 punti, Gira 38, Virtus Minganti 28.

GRAN SPETTACOLO DELLA VIRTUS MINGANTI PER LA TRIESTINA NIENTE DA FARE: 69-40

Con Canna, Ranuzzi e Calebotta impareggiabili attori. I giuliani hanno giocato bene ma la potenzialità realizzatrice dei bolognesi li ha travolti

di Roberto T. Fabbri - Stadio - 02/11/1953

 

Virtus Minganti: Bersani, Canna (16), Ranuzzi (16), Calebotta (13), Negroni (2), Rapini (11), Battilani (4), Borghi, Zucchi (2), Gambini (5).

Triestina: Damiani (10), Bernardis (7), Porcelli (10), Fabiani (2), Magrini (5), Miliani (4), Salich (2), Natali, Purinani, Bizzarro.

Arbitri: Fedelli e Pizzagalli di Milano.

Successione punteggio - Primo tempo: 0-2, 2-2, 2-3, 2-5, 4-5, 6-5, 8-5 (sosp. Triestina al 5'), 10-5, 10-6, 12-6, 14-6, 16-6 (sosp. Virtus al 7'), 18-6, 18-8, 20-8, 20-.10, 22-10, 22-12, 23-12, 23-14, 25-14, 25-15, 27-15, 29-15, 29-16, 30-16, 31-16, 31-18, 31-20, 32-20, 32-21, 34-21, 34-22.

Secondo tempo: 36-22, 36-24, 38-24, 38-25, 38-27, 40-27, 42-27, 43-27, 43-29, 45-29, 45-30, 47-30, 48-30, 48-32, 48-33, 50-33, 52-33 (sosp. Triestina al 10'), 52-35, 53-35, 54-35, 56-35 (sosp. Virtus al 15'), 58-35, 60-35, 60-37, 60-38, 62-38, 63-38, 64-38, 65-38, 67-38, 68-38, 69-38, 69-39, 69-40.

 

Una bella partita, in qualche momento, nel primo tempo soprattutto, bellissima. La Virtus-Minganti non ha deluso chi l'aspettava a questo primo appuntamento e diremo anzi che probabilmente è riuscita anche a convincere i dubbiosi sulle sue reali possibilità future. D'accordo con quanti vorranno avanzare riserve con la considerazione che la Triestina è apparsa spacciata dopo pochi minuti di gioco e quindi non è stata nelle condizioni di dare eccessivi fastidi ai padroni di casa; ma bisogna riconoscere che la squadra giuliana ha però impegnato la Virtus-Minganti come gioco costringendola ad impegnarsi e ancora devesi porre in rilievo che Strong non ha mai insistito (specie dopo il 7' allorché si è infortunato Negroni) a mantenere in campo quel quintetto che aveva mostrato - se avesse voluto - dio poter non travolgere, ma schiacciare la Triestina sotto un risultato addirittura clamoroso. Va dunque visto sotto questo aspetto il confronto e sul metro del suo andamento vanno tratte le conclusioni.

Il pubblico entusiasmandosi alle prodezze del bravissimo Canna, alla prestazione brillantissima di Ranuzzi ed a quella del bravo Calebotta - che ha quasi raggiunto l'acclimatamento - si è in pari tempo entusiasmato al gioco della squadra intera che più d'una volta ha sfoderato azioni tecnicamente pregevoli e briose nel loro svolgimento. Ha dato spettacolo la Virtus-Minganti ieri in Sala Borsa e può ancora fare meglio e di più; questo quando i possibili quintetti che Strong può ricavare dai molti uomini di cui dispone avranno raggiunto tutti la giusta carburazione. Ieri ha destato particolare favorevolissima impressione Canna; è stato insuperabile, uno spettacolo nello spettacolo. Poi si è fatto ammirare il centrato Ranuzzi, apparso nella forma dei tempi migliori, quindi il già menzionato Calebotta anche se non ha realizzato nella misura che gli sarebbe stato possibile. E in forma era apparso anche Negroni così come Bersani, quasi ringiovanito; quindi in netto progresso Rapini, bene Gambini (abilissimo in difesa), il solito Battilani e non ancora proprio a punto Dario Zucchi e Borghi pur se la loro prestazione non merita critiche. Si tratta dunque di una squadra dotata di un'alta potenzialità di gioco e di eccezionali capacità realizzatrici, in grado di non dover subire il complesso del "fattore campo". E la trasferta di domenica prossima a Varese ci dirà se abbiamo visto giusto.

La Triestina, ancora una volta, è stata all'altezza della sua reputazione: gioca ed ha giocato bene; ma le manca l'uomo che in campo dia un preciso indirizzo e nei momenti cruciali trascini i compagni in un'efficace offensiva. Per intenderci, manca un uomo del tipo di Mascioni (che proprio nella notte è passato nelle file del Gira) e Damiani, che pure è molto bravo, non ha ancora raggiunto quella maturità sufficiente d assolvere un così delicato compito; nel complesso la squadra giuliana ha fatto della manovra limitandosi poi a tentare la via del canestro felsineo da media distanza con tiri piazzati più che in azione, e in questo lo stesso Damiani, Porcelli e Bernardis hanno confermato di essere preparatissimi. Degli altri è piaciuto Magrini; in tono minore Fabiani e Miliani. Nel complesso una compagine che di fronte ad avversari meno forti della Virtus-Minganti può puntare ad ogni risultato ed in casa propria apparirà difficilmente superabile. Non altro ha da dire quest'incontro ottimamente diretto, che confermare che migliore apertura in Sala Borsa non si poteva desiderare (e domenica prossima la visita del Borletti al Gira si annuncia come un bocconcino prelibato). Le note particolari, dopo quella riferentesi all'incidente di Negroni, registrano l'uscita di Ranuzzi per raggiunto limite di personali al 17' della ripresa.

SQUADRE VISTE DA VITTORIO TRACUZZI: LA VIRTUS-MINGANTI BOLOGNA

di Vittorio Tracuzzi - Stadio - 11/11/1953

 

La pallacanestro italiana ha finalmente sorpassato il periodo di incubazione e le varie fasi di esperimenti e si avvia verso la nuova era coerente e felice connubio tra tecnica individuale e tecnica di complesso. Lo sfruttamento del singolo in un complesso di gioco ad esso adatto costituisce il fatto nuovo ed i tempi futuri perfezioneranno questo nuovo indirizzo così che si potranno avere le grandi squadre ed i grandi giocatori.

Ed è questo il concetto su cui la Virtus-Minganti sgrana la prestazione dei suoi uomini senza turbare le possibilità del singolo e svolgendo un gioco di complesso regolato da un ritmo piacevole e redditizio. Piacevole al tecnico e redditizio alla resa dei conti anche se il pubblico preferisce l'acrobazia ed il volo, il taglio e l'estro. L'incontro con il Varese non è quello che certo può definire il rendimento massimo di una squadra ma decisamente ne ha dato le possibilità future e soprattutto la coerenza del come desidera giocare e potrà giocare. Per maggiormente addivenire alla comprensione del lettore cercherò di esprimere con esempi, numeri et similia il vero volto della Virtus-Minganti.

La statura dà a questa squadra un vantaggio iniziale che essa desidera sfruttare e rendere utile. I rimbalzi, sia in attacco che in difesa, rappresentano una percentuale positiva del sessanta per cento rispetto a tutte le altre squadre. Cioè su dieci rimbalzi la Virtus è matematicamente sicura di essere padrona di sei già prima di disputarli. Quando la squadra è in campo con qualsiasi sua formazione sa che la possibilità di sfruttamento del suo vantaggio iniziale può ottenerlo con un ritmo di gara appropriato. Supposot che il massimo di velocità di gioco esposto in decimi sia dieci la Virtus gioca a velocità quattro ed ovviamente ciò per dare la possibilità ai suoi uomini specifici di concretare  le suddette possibilità. Ciò inteso come concetto di attacco proiettato in un concetto di difesa appropriato. In attacco infatti produce un gioco in cui la posizione degli uomini è l'elemento primo, il possesso della palla il paritetico; il tiro in canestro elaborato con mentalità adatta e precisa non risulta esclusivamente la conclusione di un'azione ,a la possibile continuazione del possesso della palla, e perché ciò possa avvenire è necessario avere la sicurezza nei rimbalzi e gli uomini preposti. Pochi tiri in corsa quindi e tutti evidenti e nello stesso tempo più che la realizzazione rapida cerca la compressione dell'avversario ricordandosi sempre di essere coerente al suo aspetto di squadra da rimbalzo.

La novità è il contropiede di Calebotta; non è impressione ma convinzione anche se la stessa è ancora nelle idee del futuro gioco di squadra e solo superficialmente nella mentalità dei giocatori. La difesa della Virtus non definibile nel sistema anche se individuabile nel tipo è adatta sicuramente all'habitus che essa squadra desidera avere per mai spezzare i legamenti del suo equilibrio d'attacco. L'avversario è costretto ad elaborare molto la palla per ottenere un tiro piazzato od è costretto ad entrare o ad entrare con conseguente palese vantaggio per chi difende se la realizzazione degli entranti o delle palle entranti non è del settanta per cento.

Ed ecco lo schieramento della Virtus-Minganti: due uomini sui rimbalzi, uno - un big -, a sette-otto metri dal canestro ad ostruire e dar fastidio a qualsiasi lavoro o distribuzione centrale avversaria e due, anche se non piccoli, a dar fastidio per tutto il campo e retrocedenti in difesa insieme alla palla. Non è specificatamente una zona-uomo, né una zona-pressing ma il sicuro adattamento delle possibilità individuali ad un gioco difensivo di complesso. E dalla posizione del corpo e dall'equilibrio sulle gambe  è ben chiaro che quasi tutti i giocatori virtussini possiedono un'ottima preparazione per praticare un pressing o la posizione per ottenere un'ottima e "doppia opposizione" in uomo contro uomo stretto.

Non si dà quindi a questo scritto la possibilità di vedere né il gioco d'attacco della Virtus-Minganti né il suo sistema difensivo, ma solo, per sommi capi, quelle che sono le caratteristiche di squadra, e quelle che saranno le vie future di una squadra vedetta ed aspirante al titolo.

 


 

DECISO IL DIVORZIO TRA VIRTUS E STRONG

di Roberto T. Fabbri - Stadio - 14/01/1954

 

La S.E.F. Virtus di Bologna, Sezione pallacanestro "G. Minganti", ha ieri diramato il seguente comunicato:

"A seguito delle decisioni prese dal Consiglio direttivo nella riunione tenuta martedì 12 corrente, la Sezione pallacanestro "G. Minganti" della S.E.F. Virtus comunica che il dr. James L. Strong, col giorno 3 gennaio 1954, ha cessato dalle sue funzioni di allenatore".

Dopo quanto verificatosi negli ultimi tempi non può sorprendere nessuno la decisione ufficiale della Virtus-Minganti sulla cessazione dalle funzioni di allenatore dell'americano Strong. Indubbiamente il fatto che il dissidio Virtus-Strong sia stato tanto in sospeso lascia intendere che la decisione non sia stata presa come suol dirsi su due piedi. Osiamo anzi pensare che la delibera sia stata molto bene soppesata nei pro e nei contro. C'è da rammaricarsi che non sia stata trovata una soluzione che consentisse di superare i contrasti recentemente sorti.

Siamo del parere, peraltro sempre espresso, che Strong alla prima squadra (per essere esatti alla metà dei giocatori di prima squadra) nulla potesse più insegnare data l'anzianità di carriera di questi atleti; agli altri però avrebbe potuto giovare e non poco. Il guaio è che non poteva svolgere un'attività di carattere tecnico sul piano dell'insegnamento divisa diciamo tra giovani e anziani. La squadra, purtroppo, aveva ed ha le sue esigenze e di conseguenza non era possibile scindere gli intendimenti riferiti ai risultati immediati dal sentimentalismo di preparare la squadra di domani. Fin qui tutti d'accordo.

Però poiché Strong alla Virtus-Minganti era legato da un contratto fino al prossimo settembre, valeva la pena che la Società lo avesse mantenuto a disposizione - tanto più che doverosamente gli impegni economici saranno completamente rispettati - poiché non è detto che per la prossima stagione l'americano non dovesse risultare utile. Tanto più che il valore di Strong non può venir incrinato minimamente da un fatto del quale non può ritenersi completamente responsabile. Ma prevedere il futuro non è facile, considerata anche la laconicità del comunicato che non precisa se a Strong, nel rispetto degli impegni economici è inibito fino alla scadenza del contratto di assumere impegni per altri sodalizi.

VIRTUS MINGANTI - ROMA 46-44

Un risultato che beffa i capitolini. De Carolis il migliore degli ospiti e Battilani il gran trascinatore dei bolognesi. Calebotta artefice del canestro della vittoria

di Luigi Vespignani - Stadio - 26 aprile 1954

 

Virtus-Minganti: Calebotta (3), Borghi (3), Ferriani (2), Canna (2), Ranuzzi (6), Rapini (7), Zucchi (8), Gambini (4), Battilani (5), Negroni (6).

Roma: Palermi (3), Marietti (9), Asteo (8), De Carolis (14), Ferretti (7), Fortunato (3), Coccioni, Capitani, Pasqualini, Cerioni.

Arbitri: Andri (Trieste) e Bortolami (Padova).

Successione punteggio - Primo tempo: 0-2, 1-2, 1-3, 1-5, 1-7, 3-7, 5-7, 5-9, 5-11, 5-12, 5-14 (sospensione Virtus-Minganti al 10'), 5-15, 5-17, 7-17, 8-17, 10-17, 12-17, 12-19, 12-21 (sospensione Roma al 14'), 12-23, 12-25, 12-26, 13-26, 13-28, 15-28, 16-28, 17-28, 19-28, 19-30, 21-30.

Secondo tempo: 21-32, 21-33, 23-33, 25-33 (sospensione Roma al 4'), 25-34, 25-35, 26-35, 27-35, 27-37, 29-37, 29-38, 31-38, 32-38, 34-38 (sospensione Roma al 10'), 34-40, 35-40, 37-40, 37-41, 39-41, 39-43, 40, 43, 42-43 (sospensione Roma al 15'), 42-44, 44-44 (sospensione Roma al 19'), 46-44.

Con quella stessa esasperante povertà di idee e di gioco con la quale ha disputato questo campionato che sta per giungere alla conclusione, la Virtus-Minganti si è accomiatata dal pubblico bolognese; una stagione ed una partita da dimenticare al più presto, perché sarebbe troppo triste ricordare sotto queste spoglie dimesse i gloriosi colori della vecchia Virtus campione d'Italia. Il successo contro la Roma, ingiusto nel risultato poiché scaturito da un grosso errore arbitrale che ha assegnato una rimessa ai bolognesi quando c'era, evidentissimo, un "personale" a favore della squadra di Cerioni, è apparso ancora più ingiusto dal punto di vista "morale", perché ha premiato coloro che avevano commesso il maggior numero di errori. E se la brutta esibizione dei rossi romani può, volendo, trovare una piccola scusante nell'assenza di due uomini di riconosciuto valore quali Cerioni e Kratzer, quella dei bianconeri non merita remissioni; hanno commesso una enormità di sbagli i giocatori, ne ha commessi non pochi l'allenatore che ha effettuato dei cambi, a parer nostro e di molti, addirittura incomprensibili: ha trattenuto in panchina Gambini fino al 14', e quando finalmente si è accorto che la presenza di Germano era indispensabile in campo, ha fatto uscire Borghi che fino a quel momento era apparso il migliore dei bolognesi. Poi nella ripresa, allorché Zucchi si comportava in modo brillante, costituendo il punto di forza della squadra, lo ha sostituito con Negroni; l'apporto di Negroni è stato notevole, ma c'erano in campo altri uomini da sostituire senza toccare Dario. Con questo, sia ben chiaro, non s'intende scaricare tutta la colpa su Marinelli, ma soltanto attribuire al suo operato una parte di responsabilità; perché i giocatori in campo, fatte alcune eccezioni, sono stati la vera causa della triste esibizione. Un romanzo tutto per sé merita Battilani certo l'artefice della rimonta.

La conquista dei due punti passa in sott'ordine non dipendendo da questo risultato alcun interesse di classifica; resta soltanto il bruttissimo addio dato dalla Virtus-Minganti ai propri sostenitori. Abbiamo detto addio e non arrivederci, perché è sperabile che certe cose non si debbano vedere mai più. Detto della squadra che ha vinto, si possono trarre le conclusioni su quella che ha perso, anche se la sconfitta come s'è detto è apparsa veramente ingiusta. S'é battuto bene De Carolis nel primo tempo, mostrando una certa precisione nel tiro da media distanza; si sono pure elevati sugli altri compagni Ferretti, Fortunato e Asteo. D'interessante quindi è rimasta unicamente la rimonta virtussina del secondo tempo che ha annullato uno svantaggio di quindici punti e data la possibilità a Calebotta di segnare, allo scadere del tempo, il suo unico canestro che doveva risultare quello della vittoria dei bolognesi.

La cronaca non è troppo ricca di avvenimenti di particolare rilievo. Sono i romani che partono all'attacco e dopo quattro minuti di gioco conducono per 1 a 7; il cambio di Rapini con Calebotta pare riordinare il gioco della Virtus-Minganti (5-7), ma si tratta di un fuoco di paglia, perché al 10' il punteggio è di 5 a 14. Dopo quindici minuti di gioco, i bolognesi hanno segnato solo 12 punti e si trovano in svantaggio per 12 a 25. Il primo tempo termina 21 a 30. Si spera in un miglioramento nella ripresa, ma vanamente; le cose, almeno tecnicamente e spettacolarmente, continuano sullo stesso bianrio. I bianconeri riducono progressivamente lo svantaggio, e, al disco rosso, lo svantaggio è di soli due punti (42-44). Un minuto dopo le sorti sono finalmente in parità, ed allo scadere Calebotta riesce a centrare il canestro della vittoria. Il pubblico applaude per la prima volta, mostrando un ammirevole spirito campanilistico; fino a questo momento i fischi avevano lacerato sovente la deludente atmosfera di questo campionato. Gli arbitri avevano un difficile compito data la spigolosità con la quale si sono battute le due squadre ed il loro comportamento è stato di poco superiore a quello degli atleti. Certo la giustizia non l'hanno amministrata sempre con lo stesso metro. È uscito Battilani al 12' della ripresa per raggiunto limite di falli. La Virtus-Minganti ha usufruito di 21 tiri liberi realizzandone 10; la Roma ne ha centrati altrettanti, avendone battuti 4 in più degli avversari.

Calebotta a rimbalzo nella vittoria contro l'Espanol al torneo di Matarò per l'anniversario della federazione spagnola

(foto tratta dall'Archivio SEF Virtus)

A fine giugno le Vu Nere andarono a vincere il Torneo di Matarò, uno dei sette tornei vinti all'estero. La Virtus Minganti sconfisse le altre tre squadre, tutte iberiche; il terzo incontro fu il più difficile, vinto solo al supplementare contro i padroni di casa. Curiosamente, meno di tre mesi prima, l'8 maggio, in Sala Borsa l'Italia batté la Spagna sempre al supplementare con in campo due virtussini presenti anche a Matarò, Gambini e Alesini; altri due, Canna e Rapini, erano in campo con la Nazionale azzurra ma non parteciparono al Torneo di Matarò. Alesini, che in realtà l'8 maggio virtussino ancora non era ma lo diventò una decina di giorni dopo, in quella gara contro la Spagna s'infortunò e fu operato al Rizzoli. Cosa che non impedì alla Virtus di prelevarlo da Varese e Mario cominciò una lunga serie di tornei e amichevoli con le Vu Nere, perché la società lombarda non gli concesse il nulla osta e la Virtus dovette attendere la stagione 1955/56 per schierarlo in campionato. Anche Tracuzzi aveva firmato da pochi mesi, lasciando Varese per venire a fare l'allenatore-giocare alla Virtus e già dal torneo spagnolo si presentò in questa duplice veste. Naturalmente anche nel Matarò, avversario della Virtus quel 28 giugno, c'erano giocatori che avevano giocato anche in Sala Borsa: Dalman, Benareu e soprattutto Kucharski che dal 1960 al 1963 fu per tre stagioni brillante allenatore delle Vu nere.

 

LA VIRTUS-MINGANTI DOMINA NEL TORNEO INTERNAZIONALE DI MATARÒ

Un successo che dà lustro al basket italiano. Alla società bolognese, ammiratissima per il suo gioco ed il suo comportamento, il premio per la miglior realizzazione che individualmente è stato vinto da Calebotta

di Maxim Lawrentic - Stadio - 05/07/1954

 

Barcellona - "Par la mi bela, am bala un oc', am bala" (ndr "E par la mi bela bala, un occ'am bala, un occ'am bala, am bala un'occ, un occ', un occ', un occ'"). Con questo grido, lanciato al centro della pista del campo di gioco del Matarò, i cestisti della Virtus-Minganti hanno siglato l'ultima vittoria conquistata nell'incontro di finale contro il Matarò (64-60), che alla fine dei tempi regolari si era chiuso in parità (57-57). Nelle due precedenti partite, vinte rispettivamente per 67 a 59 contro il Real Club del Espanol e per 49 a 40 contro la Selezione Hispania, la squadra bolognese aveva dato la dimostrazione di essere assieme alla squadra del Matarò, la "vedette" del Torneo. Nell'incontro decisivo, impegnata fino allo spasimo contro una squadra in cui primeggiavano gli internazionali Kucharski, Bonareu e Dalmau, ha potuto cogliere un'affermazione che onora lo sport italiano, specie in questo momento in cui in altri sport la nostra Nazionale ottiene risultati poco convincenti, tanto per non dire negativi. Una volta tanto la pallacanestro italiana, e per merito della Virtus-Minganti, ha tenuto alto il prestigio dei nostri colori nazionali in terra straniera. Ritornando all'incontro finale dobbiamo riconoscere, se pur ce ne fosse bisogno, le capacità tecniche dell'ottimo allenatore Vittorio Tracuzzi, che in così poco tempo ha potuto amalgamare la qualità dei singoli, ottenendo un rendimento di squadra addirittura spettacolare. Il pubblico, che affollava il Velodromo di Matarò (oltre seimila spettatori) ha potuto rendersi conto della forza penetrativa della Virtus-Minganti, la cui esibizione con la vittoria così brillantemente conquistata, ha tagliato corto alle poco sportive considerazioni che gli atleti e dirigenti della Nazionale iberica avevano fatto alla stampa al loro ritorno da Bologna, in occasione del recente incontro con l'Italia. Lo scandalo, come fu da alcuni definita la vittoria italiana alla Sala Borsa, è stato oggi soffocato dalla supremazia dei bolognesi, che in questo torneo quadrangolare hanno convinto tutti della supremazia della pallacanestro italiana su quella iberica.

Gli arbitri nulla hanno regalato ai nostri cestisti, mentre in talune occasioni si sono dimostrati oltre misura generosi con i loro avversari. Il pubblico, per primo, ne ha dato la conferma, applaudendoli calorosamente ed incitandoli nelle alterne vicende del gioco. Dopo un primo tempo terminato in vantaggio del Matarò per 26 a 23, nel quale la Virtus-Minganti aveva giocato difendendo a zona e sfruttando la possibilità di Calebotta sotto canestro e di Porcelli per il tiro da media distanza, si passava al secondo minuto del secondo tempo col seguente punteggio: Virtus-Minganti 33 - Matarò 32. Da questo momento e fino al termine dei tempi di gioco regolari era un continuo alternarsi del punteggio con un vantaggio massimo di un punto, per l'una o l'altra squadra. La qualità tecnica di questo incontro decisivo è stata delle migliori, con l'assenso di molti tecnici presenti. Lo sforzo e la tenacia dimostrata da tutti gli atleti in campo, anche se inizialmente svantaggiati dal tabellone in legno, che da noi è di plexiglas, e dall'eccessiva lunghezza del campo (30x14), superiore a quella dei nostri di circa tre metri, non dà possibilità di innalzare alcuno di essi su un piano superiore.

A nostro modesto avviso, volendo fare per cronaca dei nomi, e rifacendoci al rendimento fornito in tutto il torneo, possiamo segnalare Negroni, Gambini, e poi tutti, Ci piace ancora menzionare il lavoro oscuro di Borghi, lottatore tenace sotto i due canestri e le pregevolezze di Alesini, dimostratosi nella prima e terza partita uomo dai finali brillanti. È un nostro piacere citare l'opera infaticabile del vicepresidente Zambonelli padre, amico e buon consigliere di tutti i giocatori, e di Ludergnani, organizzatore infaticabile. La loro opera ha sostenuto moralmente gli atleti contribuendo notevolmente a questa bella affermazione, che ha visto il trionfo della squadra felsinea. Il comportamento della medesima in campo e nelle molte occasioni di contatti esterni, è stato dei più irreprensibili.

Delle squadre spagnole, partecipanti al torneo, si è notata una discreta tecnica individuale ed un indirizzo unico di tutti i complessi a giocare in modo molto rapido: infatti la maggior parte dei canestri realizzati da queste squadre sono stati fatti in contropiede. Dopo il Matarò, brillante avversario della Virtus- Minganti nell'ultimo incontro, i giovani della rappresentativa catalana hanno dimostrato una notevole qualità individuale, ed idee chiare di pallacanestro, dando bene a sperare per il futuro del cestismo spagnolo. Il Real Club del Espanol, squadra vicecampione di Spagna, ha notevolmente risentito delle fatiche di un duro campionato e ad avvalorare questa tesi sono i risultati di tutti gli incontri disputati da questa squadra, battuta sempre, però, solamente nel finale.

Il dettaglio:

C.D. Matarò - Agrupacion Hispana 52-43; Virtus Minganti - R.C.D. Espanol (67-59 (33-34); C.D. Matarò - R.C.D. Espanol 56-55; Virtus Minganti - Agrupacion Hispana 49-40 (27-15); Agrupacion Hispana - R.C.D. Espanol 54-40; Virtus Minganti - C.D. Matarò 64-60 (23-26).

Classifica Finale: 1. Virtus-Minganti Bologna punti 6; 2. C.D. Matarò p. 5; 3. Agrupacion Hispana p. 4; 4. R.C.D. Espanol p. 3.

Premio per la squadra migliore realizzatrice: Virtus-Minganti, punti 180 (3 partite).

Classifica marcatori (Trofeo de Plata): 1. Calebotta (Virtus-Minganti) punti 62; 2. Bonareu (Matarò) p. 53; 3. Kucharski (Matarò) p. 47; 4. Lloret (Espanol) p. 43; 5. Dalman (Matarò) p.40; 6. Alesini (Virtus-Minganti) p. 33; 7. Porcelli (Virtus-Minganti) p. 27.

La Virtus vittoriosa al Torneo di Matarò

Carlo Negroni, Borghi, Gambini, Alesini, Nardi, Calebotta

Lamberti, Ludergnani, Zambionelli, Porcelli, Di Federico, Tracuzzi, Maxim Lawrentic (corrispondente di Stadio)

(foto reperita all'Archivio Sef Virtus)