FABIO DI BELLA

Fabio Di Bella in una delle sue poderose falcate

nato a: Pavia

il: 13/12/1978

altezza: 186

ruolo: playmaker

numero di maglia: 16

Stagioni alla Virtus: 2005/06 - 2006/07 - 2007/08

statistiche individuali del sito di Legabasket

biografia su wikipedia

 

DI BELLA, C'È UN TIFOSO IN REGIA: "ALLA VIRTUS NON SI DICE NO"

L'ex play di Biella: "Sempre stato bianconero. Orgoglioso di essere qui: la vera sfida è centrare l'Eurolega". E già sogna il derby: "Mi emoziona l'idea di un faccia a faccia con Pozzecco"

di Alessandro Gallo - 01/07/2005

 

Tre anni di contratto (la Virtus sceglie una coppia di play italiani affiancando a capitan Parente l'esuberante Di Bella) e un sostanzioso buy out corrisposto a Biella. La virtus muove i primi passi e comincia dal ruolo di regista, quello più delicato, affidandosi a Fabio Di Bella, 27 anni il prossimo 13 dicembre, cresciuto a Pavia e affermatosi in Piemonte. Un ragazzo estroso, spesso e volentieri paragonato a Pozzecco. Lui, Di Bella, incassa, ringrazia e rivela di aver fatto sempre il tifo per la Virtus, nonostante la sua Pavia sia molto più vicina a Milano e alla storia dell'Olimpia. A pavia Di Bella (186 centimetri per 87 chili) ha risalito la china, dalla serie D alla Legadue, prima della A con Biella.

Ben arrivato, Di Bella.

"Volevo la Virtus".

Ma era legato a Biella.

"Appunto. Avevo un altro anno di contratto in Piemonte. Ma ho parlato con il giemme Marco Atripaldi e con l'allenatore Ramagli. Ho spiegato loro che volevo crescere ancora. Volevo progredire nella mia carriera. Mi hanno aiutato".

Per crescere, però, ha scelto una neopromossa.

"Una neopromossa particolare, che ha un nome e una storia. È una delle società più importanti della nostra pallacanestro. Per me è una sfida particolare, entrambi vogliamo crescere. Sono orgoglioso di far parte di questo progetto".

Non solo ne fa parte. È il primo giocatore scelto, il regista.

"Non credo sia importante. Conta il gruppo, conta la squadra".

Spesso la accostano a Pozzecco. Che fa, si offende?

"Scherziamo? Per me è un onore".

Potrebbe ritrovarselo di fronte nel derby.

"È un'emozione forte, fin d'ora".

Curiosamente ha chiuso il suo campionato proprio a Bologna, al PalaDozza.

"Non potrò mai dimenticare quella partita. Per noi contava tanto, valeva tutto. Abbiamo giocato con il cuore, abbiamo perso, ma le notizie provenienti da Livorno ci hanno rincuorato. È stata una festa grande".

Promesse?

"Voglio vincere. Sì, voglio vincere tanto".

Una volta aveva le treccine: altre "stranezze" del genere?

"Le avevo una volta, appunto. Sono cresciuto".

Nell'ultima stagione è stato bersagliato dagli acciacchi.

"Una tendinite al ginocchio. Ora sono guarito".

Conosce Bologna?

"S', il Jolly Hotel, l'albergo che ci ospitava durante le trasferte, battute a parte so che si manga bene e che si sta bene in generale. E se è conosciuta come la città dei canestri ci sarà un motivo".

C'è qualche play nella storia della Virtus al quale si ispira?

"Sono stati tanti. Difficile ispirarsi a uno. Spero di prendere le cose migliori da ognuno".

Ha dimenticato il ct azzurro Recalcati?

"Come potrei? Spero mi segua ancora".

Non farà l'Eurolega, è un problema?

"No. Mi poacerebbe conquistarla sul campo. Sarà una sfida in più per ni".

Perché ha scelto la Virtus?

"Alla Virtus non si può dire no".

Ma lei per chi faceva il tifo?

"Per la Virtus".

Ma come? Pavia, dove è nato, è a due passi da Milano.

"Io invece tenevo per la Virtus".

La prima che ricorda?

"Quella di Danilovic. Non so se lo sponsor fosse Buckler o un altro. Ma era quella. Bella davvero".

È ARRIVATO DI BELLA, SARA' IL NUOVO PLAY TITOLARE

di Marco Martelli - La Repubblica - 02/07/2005

 

Fabio Di Bella, playmaker, classe 1978, sarà il regista del nuovo corso virtussino. Markovski ha scelto lui per guidare la baracca e Sabatini ha chiuso ieri la trattativa per rilevare da Biella l’anno di contratto residuo e allungare l’accordo per altri due anni (giugno 2008. Il patron aveva pensato a Pozzecco e ha preso il soggetto che più gli si avvicina: poi, i margini di miglioramento ancora visibili sono quelli che hanno convinto lo staff tecnico. Da tre stagioni in Piemonte, lanciato da Pavia in LegaDue, lascia Biella da capitano, e da idolo della tifoseria.
«Sono stato da re per tre anni – ha detto "Dibo" -. Prendo questa opportunità come tentativo di crescita personale, per provare qualcosa di più e confrontarmi con situazioni diverse. Sono stato combattuto: spero che la gente capisca e si metta nei miei panni».
Di Bella, pavese di nascita, ha chiuso l’ultima stagione a 11.8 punti e 3 assist in 27’ di media, al secondo anno da titolare. Sarà titolare anche qui, nella squadra stesa su carta da Markovski, che cercherà ora di proteggerlo. La Virtus cerca una guardia americana, che all’occorrenza possa fungere da playmaker e da diga per eventuali falle in regia: un tipo alla Vanterpool, o alla Nate Green, per intenderci, che lo stesso Markovski conosce molto bene.
Ieri, Zare e Andrija Gavrilovic sono saliti a Treviso, alla Summer League, per proseguire i colloqui con gli operatori del mercato.

 

BASKET CITY, È QUI LA TESTA

Di Bella: "Siamo una razza in estinzione, io mi consolo guidando la rinascita virtussina"

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 12/10/2005

 

È uno dei tanti registi che hanno cambiato casacca. È uno dei pochi, in serie A, ad avere la nazionalità italiana. Fabio Di Bella è il volto nuovo di un Caffè Maxim che vuole crescere. Il play di un gruppo che, per rendere al meglio, deve solo conoscersi.

"È per questo motivo che, in precampionato, Markovski ha deciso di fare molte amichevoli. Dovevamo avere la possibilità di conoscerci. Siamo tanti, tutti nuovi, e di nazionalità diversa".

Questo aspetto, alla lunga, non può diventare un limite?

"Al contrario. Potrebbe essere la nostra forza. Venire da esperienze così differenti impedirà alla squadra di assemblarsi per gruppetti. Siamo una squadra multietnica. Che deve solo avere la pazienza di compattarsi".

Domani, intanto, ci sarà l'esordio casalingo con Capo d'Orlando.

"E all'inizio ci sarà un po' di eccitazione, qualche stimolo in più. Perché giocheremo nella nostra casa. E vogliamo dimostrare a tutti che fare punti a Bologna non sarà facile".

In Virtus esistono due scuole di pensiero: il proprietario, Claudio Sabatini, che chiede la salvezza e il presidente, Romano Bertocchi, che aspira ai playoff.

"In fondo dicono tutti la stessa cosa. Che è poi anche il nostro obiettivo. Credete che a Biella, l'anno scorso, si pensasse solo alla salvezza? Poteva anche essere l'obiettivo iniziale. Ma volevamo vincere il maggior numero di gare possibili. E poi guardare la classifica. Qua sarà uguale, anche se questa città e questa squadra hanno una storia bellissima".

Lei, regista Virtus. Eppure i play, almeno quelli italiani, sembrano in via d'estinzione: perché?

"Non lo so, forse è una questione di atletismo, forse il fatto che ci si rivolge sempre più al mercato americano o comunque a quello straniero. Forse si investe più sui lunghi, perché sono più remunerativi. Noi, in fondo, siamo normali, stazza normale".

Un problema, quello del play, che sembra aver investito anche la nazionale. Pensa mai ad Azzurra?

"Magari, lo farò da luglio. Ora devo pensare solo alla Virtus".

Orgoglioso del nuovo ruolo?

"È una bella soddisfazione. Essere alla Virtus ed essere uno dei pochi play italiani per me vale molto. Significa che il lavoro che ho fatto in tutti questi anni ha pagato. Ma ora, in particolare, voglio cominciare a vincere con la Virtus".

DI BELLA: "CHE SOGNO, MAI CHIESTO PRIMA CHE COS'HA FATTO LA BENETTON"

di Marco Martelli - La Repubblica - 22/11/2005


Una partita da pilota perfetto, due punti marchiati a fuoco e Fabio Di Bella torna da Livorno con una bella scimmia tolta dalla spalla. Per lui, finalmente, una botta di fiducia.

Ma non solo per me. È stato un passo importante per tutta la squadra. Non avevamo mai giocato una gara così, punto a punto fino alla fine. Stavolta ho fatto canestro io, ma non guardo mai quella casella: piuttosto, meglio le perse e i 4 recuperi. Però abbiamo perso ancora molte palle, e qui dobbiamo lavorarci.

L'impatto con Bologna non è sembrato facile.

La sfida l'ho cercata io, venendo in un posto con le luci puntate. Arrivo da Biella, un ambiente più familiare e meno ambizioso, dove nel bene o nel male ero il protagonista, in una squadra in cui correvo di più. Qui c'è gente che ha bisogno della palla in mano, di uscire dai blocchi, di andare in post. Però facciamo tanti punti, quindi la macchina funziona.

E Di Bella ha fatto un passo avanti.

È solo un mese che giochiamo, dobbiamo ancora acclimatarci. Ora, anche English ci sta riuscendo. È questione di tranquillità: non abbiamo un presidente che entra e sbraita in spogliatoio, né un allenatore che stressa alla follia. Pressioni? L'unica è la Vu sulla maglia, non altre. Pelussi mi diceva che ne sentiva di più l'anno scorso, quando dovevano vincere per forza. Quest'anno non partiamo per vincere lo scudetto, ma per salvarci.

Con 7 vinte su 9, è un po´ riduttivo.

Diciamo, allora, per salvarci prima possibile. Non so se eravamo stati sottovalutati, siamo stati costruiti con oculatezza e per rilanciare il nome Virtus con una squadra motivata. Poi è chiaro che vederci in alto è una sorpresa, anche per noi stessi. Io, per la prima volta in carriera, ho chiesto cos'aveva fatto la Benetton. Di solito chiedevo di Teramo, o di Reggio Emilia... Siamo in testa, è normale guardarci.

Ha avuto un periodo con pochi minuti, e partenze dalla panchina.

Sono scelte di Zare, il nostro leader, che prova quintetti e situazioni. Non mi preoccupa. E poi giochiamo davvero in dieci: poche squadre, di quelle in testa, lo fanno come noi. Siamo uniti, Carl ci dava una mano pure quando non segnava, Milic è il nostro jolly. Mi è piaciuto Moretti, che ci ha lodato per la semplicità. La nostra forza è questa.

È lecito, allora, pensare a un traguardo importante?

Se lo facciamo sbagliamo. Le squadre con tanto talento possono vincere senza sudare, noi no. E allora ci vuole il cuore di Pelussi e l'unione dello spogliatoio. Il derby? È presto, c'è prima Biella. Durissima. E non chiedetemi dove finiremo: lo sapessi, giocherei alla Snai.

 

"IO IN AZZURRO, COME IN SOGNO"

Non ha dubbi Di Bella, convocato da Recalcati per allenarsi a Rieti dall'11 al 18 giugno: "La chiamata è arrivata al momento giusto. Non esprimo più solo estro e istinto, sono cresciuto. E sarà una bella vetrina per gli italiani. Positivo il campionato della Virtus, ma vogliamo lottare per traguardi più ambiziosi"

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 05/06/2006

 

Che la sua fosse stata un'annata positiva l'aveva pensato. Ora è arrivato qualcosa di più: la certificazione ufficiale. Recalcati l'ha chiamato in azzurro. Fabio di Bella, 27 anni, play della Virtus, dovrà presentarsi a rieti dove, dall'11 al 18 giugno, si allenerà agli ordini del c.t.

Di bella, contento?

"Meno male che mi sto allenando con la Virtus. Diversamente avrei potuto arrivare senza benzina nelle gambe".

Recalcati l'aveva già chiamata.

"Sì, ma ero fuori dal giro da un paio di stagioni. Spero di fare bella figura. Ho l'età giusta e la maturità per vivere una situazione del genere".

L'hanno chiamata perché la considerano un piccolo Pozzecco?

"Non lo so. Le mie caratteristiche sono note, ma in questa stagione ho cercato di aggiungere qualcosa. Non solo estro e istintività".

Soddisfatto della sua prima stagione in bianconero?

"Sì. Fiero e contento di com'è andata dal punto di vista personale. Ho sempre cercato di fare passi avanti".

Passi doppi visto che per problemi fisici, s'è perso Rodilla che, nelle intenzioni di Markovski, doveva essere il suo tutor.

"Nacho era una sicurezza, un giocatore esperto e valido. Ho perso per strada il maestro, ma ho cercato di fare il possibile per il bene della Virtus".

L'ha chiamata Recalcati, la cita spesso, come esempio, un certo Messina. Pensa che il motivo sia solo l'affetto che il coach del Cska Mosca nutre per la V nera?

"Non credo. Messina è un allenatore che non regala parole. È il numero uno e come tale va ascoltato. Sia quando fa elogi sia quando critica. Per me, anzi, per noi, è una buona opportunità. Ci sarà una bella vetrina per gli italiani emergenti. Proviamoci".

A proposito di italiani: chi vede favorito per la conquista del titolo?

"Se devo fare un nome dico Roma".

La Virtus sta alla finestra, lei è uno dei pochi punti fermi: preoccupato?

"Sono tranquillo, una tranquillità che mi viene data dalla conoscenza di Markovski e Sabatini. Sanno cosa vogliono, sanno dove vogliono arrivare".

Gli obiettivi?

"Far meglio di questa stagione".

Farlo significherebbe arrivare ai playoff.

"Appunto. Vogliamo lottare per un traguardo più ambizioso".

Resta il grande rebus di questa stagione: bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

"Credo di aver compreso il tifoso Virtus. Penso che il pubblico bianconero lo veda mezzo vuoto perché non si accontenta, perché è ambizioso".

E lei?

"Per me è mezzo pieno. Dal punto di vista individuale ma anche per la squadra, per come il gruppo ha reagito in certi momenti, per come ci siamo salvati. Poi è logico che un po'...mi girino perché siamo rimasti fuori sia dai playoff sia dalla final eight di Coppa Italia. Pur avendo gli stessi punti di chi ha partecipato.

Ai playoff Biella, la sua ex società. Pentito della scelta?

"No. Felice per il mio ex club, perché se lo merita, perché ha entusiasmo. Ma sono felice di essere a Bologna: i playoff arriveranno anche qua".

 

 

DI BELLA: "PRONTO PER I MONDIALI"

Entrato fra i dodici di Recalcati. Ora farà di tutto per ritagliarsi un ruolo importante. Il play è lanciato verso Giappone 2006: "Alla maglia azzurra sono giunto per gradi. È una soddisfazione incredibile". Sul fronte Virtus è in arrivo una fascia da capitano: "Sarei la persona più felice del mondo: in campo si contano punti e palle perse ma per me il basket è soprattutto questione di cuore". Bluthenthal alla Fortitudo: "A me nessuno ha mai chiesto di fare il salto: comunque non l'avrei fatto"

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 07/08/2006

 

Alzi la mano chi, un anno fa, di questi tempo, avrebbe pensato a un Di Bella in nazionale. Un Di Bella lanciato verso il Giappone. Una mano alzata, forse, c'era. Proprio quella di Dibo: uno che non si tira mai indietro. Uno che a Berlino, con la maglia azzurra addosso, ha vinto la Supercoppa, segnando 7 punti nel match vittorioso con la Germania, 70 a 65.

Di Bella, la maglia azzurra quali pensieri ispira?

"Belli, bellissimi. Sono contento, per me è una soddisfazione incredibile".

Se l'aspettava?

"Ci ho sperato, fin dall'inizio. Il mio è stato un percorso a tappe. Vinta una sfida ce n'era subito un'altra".

Lo racconti questo tour chiuso a braccia levate.

"Sono andato per obiettivi, appunto. Il primo era quello di essere convocato a Bormio. Poi, dopo Bormio, pensare a Porto San Giorgio. Essere nei sedici e, infine, puntare sui dodici per raggiungere il mondiale. Ora ci sono, mi manca solo l'esperienza in campo internazionale".

La guardi dal lato bianconero: quando tornerà sarà pronto per la Fiba Cup.

"Ne ho parlato con Recalcati. Mi ha detto che sarà un'esperienza diversa. Ma comunque sarà importante".

Prossimo obiettivo in chiave azzurra?

"Essere importante e ritagliarmi un ruolo tra i dodici".

Si è tolto di dosso l'etichetta di piccolo Pozzecco?

"Il Poz ha fatto la storia della pallacanestro, io cerco di dare qualcosa".

In tasca ha la percentuale?

"Cosa?".

Quella di Michelori. Andrea dice che l'ha convinta lei a scegliere la Virtus.

"Gli ho parlato (ride, ndr). Gli ho spiegato cos'era la Virtus, aspetti positivi e negativi. Gli ho spiegato cosa sono l'affetto e la pressione di un pubblico di ottomila persone. Le aspettative. Con lui avevo giocato a Biella, sono contento di ritrovarlo".

Ma cos'è la Virtus?

"Qua ho capito cos'è il professionismo. Sono cresciuto a Pavia, sono andato a Biella, sono arrivato qua e sono contento di esserci".

Sabatini e Markovski l'hanno chiamata?

"Sì, si sono fatti sentire".

Oggi, forse, Di Bella costa di più.

"Ma no, il prezzo è sempre uguale. La differenza ce la metto io".

Parliamo della Virtus...

"Ho letto. Non sono informatissimo ma ho letto".

Caso Bluthenthal, perdoni la domanda scontata.

"Non è il primo e non sarà l'ultimo a fare il salto".

Se l'aspettava?

"Spesso si guarda solo ai numeri, ai punti e ai tiri. Sul campo ci sono anche altri valori. Il cuore".

Lei l'avrebbe fatto?

"Non me lo hanno chiesto, non l'ho fatto e non lo farei mai. Per me, appunto, non ci sono solo i numeri e non ci sono solo i soldi, che pure sono importanti. C'è il cuore".

Markovski l'ha definita leader. Dovrebbe essere lei il nuovo capitano.

"E se così fosse ne sarei molto orgoglioso. Sarebbe la consacrazione definitiva. Sarei la persona più felice del mondo. Per me, appunto, conta molto il cuore. Poi in campo ci sono le palle perse e i falli e io, purtroppo, non mi tiro indietro. Ma ho un'anima".

Come ha fatto a far cambiare idea a Recalcati che già l'aveva chiamata in passato?

"Sono cambiato io. Sono maturato. Ai tempi della prima chiamata ero al primo anno di serie A. sono cresciuto e maturato".

Ha convinto pure Frates, il vice Recalcati?

"Sono contento per lui".

Come allenatore della Fortitudo la lascerà in panchina?

"Non credo. Qua c'è un obiettivo comune. Si chiama Italia".

E Mancinelli e Belinelli?

"Prima di tutto bravi ragazzi. Poi, ripeto, siamo l'Italia. Siamo un popolo strano. Abbiamo battuto i francesi, l'altra sera, pur imbottiti di giocatori Nba. Quando ci sono le difficoltà ci compattiamo. E in qualche modo ci arrangiamo. Siamo fatti così: ne vado fiero".

Tifoso di calcio?

"Sì, sono interista. Ho pure vinto lo scudetto".

A proposito di interisti, vuol essere il Grosso, nel senso della rivelazione, della nazionale?

"Incrocio le dita e tocco...non dico dove. Mi chiamo pure Fabio come lui".

Lui Grosso, lei Di Bella: siete pure da titolo.

"E allora, continuando a toccare tutto, speriamo di fare come lui".

Dovesse tirare un libero pesante come un rigore?

"È un tiro che prendo".

UN'INTERVISTA A FABIO DI BELLA

www.bolognabasket.it - 12/01/2007

 

Fabio Di Bella sta lentamente percorrendo la strada che lo porterà, in marzo, a rivestire la canotta di giocatore e capitano della Virtus. L’abbiamo intervistato, alla vigilia della difficile trasferta di Scafati per la VidiVici.

Fabio, innanzitutto, come stai? “Ora sto bene, finalmente ho iniziato a fare qualche lavoro di rieducazione dopo quasi due mesi dall’operazione. Ho i muscoli un po’ indolenziti, ma in questo momento è normale”.
Com’è il tuo rapporto coi compagni in questo momento? “In questo momento mi sento un po’ strano, ma non mi sento escluso dalla squadra. Anche se gli altri non mi vedono in palestra, sono sempre in contatto con loro: vedo le partite, cerco di seguire gli allenamenti. E sono orgoglioso di quello che stanno facendo: stanno andando talmente bene da poter recuperare con calma, e attendere il momento giusto per rientrare”.
Hai qualche rimpianto? “è sempre dura rimanere fuori, c’è il rammarico di non poter festeggiare con i compagni il primato in campionato e in Fiba Cup, ma sono anche sereno perché potrò essere utile al mio rientro. Non so come saremo messi a marzo, però non sarò un vero e proprio nuovo innesto, dato che questa è la mia squadra, la conosco, e non ci saranno problemi di equilibri da rivedere. Poi ci potrebbe essere un fisiologico calo fisico, in primavera, e io potrei essere l’arma in più per prevenirlo”.
Ti aspettavi una Virtus così avanti? “Non mi meraviglio dei nostri risultati: forse sono le altre grandi a stare deludendo, per un motivo o per l’altro, e il livello del campionato non è quello degli ultimi anni. Noi fino ad oggi siamo stati bravi, senza fare miracoli, semplicemente giocando la nostra pallacanestro fin da settembre, con grande spirito di squadra. Insomma, questo primato non mi stupisce”.
Nel 2006 sei stato nominato tra migliori giocatori europei, per la FIBA. “La cosa mi ha meravigliato, ma a pensarci bene non è stato un fatto casuale: ho disputato un ottimo mondiale e pre-mondiale contro squadre importanti e con tanti giocatori NBA, e sono contento di essermi fatto apprezzare da chi non mi conosceva. Tenete conto che io vengo dal basso, mi sono messo in discussione da sempre, pur sapendo che più si sale più fa freddo. E ci sono tanti italiani, nelle minors, che valgono categorie superiori, ma che preferiscono il calore delle piccole piazze al mettersi in gioco ai piani più alti. Ma non sono nemmeno tante le squadre di alto livello che si fidano degli italiani: speriamo che le nuove regole cambino il panorama”.

 

PERMESSO, SONO IL VOSTRO CAPITANO

di Francesco Forni - La Repubblica - 29/03/2007

 

Si prepara per la Virtus un fine settimana tutto a Casalecchio, e tutto in notturna, da chiudere domenica con la capolista Siena, ma da avviare stasera, alle 20.30, con la disperata Reggio Emilia. Obbligata a far risultato, la VidiVici s'esibirà senza Lang riaccogliendo Di Bella nel gruppo: per un po' s'andrà avanti così, anche se ieri è stato ufficializzato Tyrone Grant, che però non potrà esordire prima del 7 aprile: per fare i visti dovrà volare dalla Corea, dove giocava, a casa sua negli States. Aspettando il pivot, l'attualità ha il sorriso ritrovato di Fabio Di Bella, che stasera rientra nei dodici dopo un'assenza di quasi cinque mesi: il 9 novembre, dopo due gare di sosta precauzionale, ne fu comunicato lo stop ufficiale, ma la sua ultima partita era stata il derby del 29 ottobre, vinto 64-60 grazie anche ai suoi 10 punti. Da allora il ragazzo ha contato soprattutto partite saltate: ben 36, 19 di campionato, 14 di Fiba Cup e 3 di Coppa Italia, bloccato dall'operazione alla schiena necessaria per sistemare i problemi d'ernia. Martedì il primo allenamento completo, stasera la corsa in campo, finalmente, sotto le note dell'inno. «Un sollievo per me - racconta DiBo -, che non avevo mai avuto un infortunio vero in tutta la carriera. La schiena non mi fa male, questa è la cosa importante: grazie al professor Padovani, che m'ha operato, all'Isokinetic e allo staff Virtus, sono a posto. E sono pronto: al rientro in campo, ho salutato i compagni presentandomi, perché ero stato lontano tanto tempo. Ho bisogno di loro e Drejer m'ha fatto subito capire che l'urgenza è reciproca». Di Bella non ha molti minuti nelle gambe, ma è certo di poter dare qualcosa. «Chiedo solo un po' di pazienza a compagni, coach e pubblico, ma ci sono. E sarà facile tornare: giocavo bene con Best, lo farò anche con Ilievski. In mia assenza ha portato palla anche Blizzard. Siamo tre play, ci sono tante opzioni e la Virtus è una squadra che si mette molto in mano agli esterni, come oggi fanno praticamente tutti. Spazio e occasioni non mancheranno per nessuno». Solo sorrisi adesso, dopo centocinquanta giorni duri. «Non tanto durante la settimana, perché lì ero preso dal lavoro per recuperare. Stavo malissimo la domenica. Assistere al derby al PalaDozza è stato un patimento unico nella mia vita. Il lunedì ero svuotato». E che Virtus sarà, di qui alla fine, con Di Bella e senza Lang? «La stessa, ovvero la seconda forza del campionato. Meglio di noi c'è solo Siena e tutto quello che ci siamo presi fino ad oggi l'abbiamo meritato. Puntiamo a restare dove siamo: dopo la paga di Treviso ho trovato in palestra una squadra serena, silenziosa, solo con la voglia di lavorare. Saremo sempre gli stessi, anche nel gioco, magari provando a pressare di più con la difesa aggressiva. Tocca agli esterni, il lungo che arriva dovrà darci una mano, tenere il passo in velocità o nei pick'n'roll, ma non stravolgerà il sistema». Dopo la debacle di Treviso c'è quindi la Bipop, penultima solitaria, freddata nel confronto diretto da Avellino, ora a -6 da Teramo, -4 (e 0-2) dall'Air e -3 dalla Benetton dopo l'ultimo verdetto dalla Corte Federale. Dieci partite sono per Reggio un percorso sulla carta possibile, nella pratica ripidissimo. La squadra non s'è mai messa in moto e nel girone di ritorno ne ha perse 6 su 7. Ultimo attacco del campionato (74.2 punti di media), la Bipop si regge sulla solidità di Minard, il più costante, ha in Flores la variabile incostante e non se la passa bene dentro l'area, avendo i migliori puntelli in Beard e Ress. All'andata fu tutto facilissimo per la Virtus (79-52), che proprio in Lang (20, 8/9) trovò la prima punta. Stasera, cercando di far meglio dei 65 punti segnati al Palaverde, dovrà pescarne altre. Infine, la Virtus sarà in diretta su Sky in 4 delle prossime 5 partite. Si parte domenica con Siena (20.30), poi sabato 7 alle 12 a Milano, giovedì 19 alle 20.30 a Montegranaro, sabato 21 alle 20.30 con Napoli.

IL RIENTRO DI FABIO DI BELLA

di Bruno Trebbi - www.bolognabasket.it - 28/03/2007

 

Cinque mesi dopo, Fabio Di Bella è tornato. Il capitano della Virtus ha completato la rieducazione dopo l'intervento alla schiena, e domani sarà a disposizione di Zare Markovski nella difficile sfida contro Reggio Emilia, partita nella quale i bianconeri dovranno fare di necessità virtù sotto canestro, nell'attesa che arrivi il sostituto di Kris Lang, che dovrebbe essere Tyrone Grant.
Di Bella si è raccontato ai cronisti in una lunga conferenza stampa. Ecco le sue parole:
“Ieri ho svolto il mio primo allenamento con la squadra, diciamo che sono entrato nella luce. È stata una sensazione particolare, dopo oltre quattro mesi dall'operazione. Finora mi ero allenato all'Isokinetic e poi da solo con Renzo Colombini. Sono felice perchè ho svolto per intero un allenamento, con tutti i contatti del caso, e non ho avvertito alcun dolore alla schiena. Ovviamente mi manca ancora il ritmo partita, ma è normale. La cosa più importante è che la schiena risponde benissimo. Ora bisogna avere tutti un po' pazienza, aspettando che io recuperi i giusti ritmi. Ovviamente giocherò da numero „5“...
I compagni mi hanno riservato una bella accoglienza, la vita di spogliatoio mi mancava molto. In particolare è stato molto bello ciò che mi ha detto Drejer: „qualsiasi cosa farai quest'anno sarà già una cosa positiva“. E ha ragione, perchè dopo un intervento chirurgico non era affatto impossibile perdere un anno intero. Credo che il mio rientro sia importante per il morale della squadra, è una cosa nuova che può dare stimoli ed entusiasmo.
Ringrazio anche i tifosi, che mi dicono che sono l'anima della Virtus e dello spogliatoio. È una croce e delizia di noi giocatori italiani.
Paura? Io sono uno ottimista di natura, guardo sempre il bicchiere mezzo pieno. Per cui avevo tanta fiducia, anche se un po' di apprensione c'era, al primo infortunio grave della mia vita. Una volta deciso di operarmi mi sono messo nelle mani del migliore, il professor Padovani, ed è andato tutto bene. Poi ho fatto di tutto per recuperare al 100%: qui come in ogni cosa bisogna dare il massimo, anche soffrendo, per non avere rimpianti dopo.
Durante la settimana non avevo tempo di pensare, dovevo solo lavorare e basta, e sognavo il letto. Ho sofferto molto per le partite viste da tifoso, soprattutto il derby, e ho scoperto che il giorno più brutto è il lunedì, quando scarichi tutta la tensione accumulata.
Domani ci sarò, vediamo se sarò utilizzato. Ovviamente non ho 40 minuti nelle gambe e forse nemmeno 20. Devo riprendere il ritmo partita, e da questo punto di vista più allenamenti faccio meglio è.
Io ci sono, mi auguro che il corpo risponda. Con la testa sono presente, paura non ne ho e la voglia è ancora tanta.
Non credo di avere problemi di coesistenza con Ilievski o con gli altri esterni. Noi giochiamo molto il pick n' roll e uno in più che lo sa fare sicuramente non fa male. Non credo che senza Lang cambieremo di molto il nostro gioco, sicuramente occorrerà maggiore pressione difensiva e tanto contropiede, dato che giocheremo spesso coi quattro piccoli.
Chi prenderei io al posto di Lang? Mason Rocca, ma non si può...in ogni caso la nostra squadra è perimetrale, sono gli esterni a vincere le partite, e la società senz'altro sta cercando un giocatore che possa inserirsi nel nostro sistema come faceva Lang.
La squadra è serena, nonostante la scoppola rimediata a Treviso, che era in un momento molto particolare e probabilmente avrebbe vinto anche col CSKA. Siamo secondi non per caso, siamo alle Final4 e non è un caso, e siamo arrivati in finale di Coppa Italia non per caso. In allenamento ho visto una squadra zitta e che lavora.
Non so dove possiamo arrivare, posso dire che finora si è visto che Siena è decisamente superiore a tutte le altre 17 squadre. Dietro veniamo noi, il secondo posto credo sia meritato, non abbiamo rubato nulla. La differenza la sta facendo il gruppo, che purtroppo non è mai stato al completo. Questo secondo posto dobbiamo provare a conservarlo fino alla fine della regular season, lottando per vincere ogni partita. Poi se arriveremo terzi pazienza, stiamo comunque facendo un gran campionato. Chi eviterei ai playoff? Treviso, ovviamente.
La Nazionale? Prima devo dimostrare a me stesso di poter reggere due allenamenti al giorno e le partite. Se ci riuscirò senz'altro dirò a Recalcati che io mi sento pronto, poi deciderà lui se convocarmi o no per i raduni pre-europeo. Niente è scontato, dovrò guadagnarmi ancora tutto sul campo e sono pronto a farlo.“

 

SABATINI ALLA GUERRA: "DI BELLA E MICHELORI FUORI ROSA. PER SONO ENTRAMBI IN TRIBUNA"

di Marco Martelli - La Repubblica - 19/07/2007

 

Claudio Sabatini, preso Dewarick Spencer, la Virtus s'è data ora un'altra priorità: rinnovare il contratto ad ogni giocatore cui rimane una sola stagione. Scadenza 2008, per capirci.

Mi sembra chiaro. Questa è una società che vuole programmare, altrimenti sceglierebbe ogni estate giocatori con contratto annuale. Qui c'è una politica: non s'arriva alla conclusione di un contratto.

I casi aperti sono quattro, tutti diversi tra loro: Di Bella, Michelori, Blizzard e Drejer. Percentuali di permanenza?

Diverse, appunto, ma per i primi due per me la questione è già chiusa.

Cioè?

Abbiamo fatto le nostre proposte, alla stessa cifra che percepiscono ora, e non sono state accettate. Benissimo, i procuratori Sbezzi e Comellini, che li gestiscono, hanno già il mandato di trattarli altrove. Il prezzo lo fa il mercato, no? Okay, auguro loro di trovare da altre parti quello che vorrebbero qui.

Insomma, restano solo se accettano le vostre condizioni.

No, no. Rimarranno semplicemente nostri tesserati, da tredicesimo e quattordicesimo. Mi spiace, perché le proposte mi sembravano carine. Soprattutto ad Andrea, un ragazzo cui voglio tanto bene, ma che è reduce da due infortuni, è stata proposta la stessa cifra che percepiva quando giocava alla grande i Mondiali in Giappone. Credevo fosse convincente. Probabilmente il suo agente, sondando altre squadre, avrà toccato offerte più alte.

Scusi, ma chi ci guadagna a mandare i giocatori in tribuna?

è la pagina economica o sportiva, questa? Saranno affari della Virtus. Io ribadisco: vadano sul mercato. Auguro loro di trovare quel che cercano. Qui sanno che si gioca l'Eurolega, che l'organizzazione è il primo obiettivo e che gli stipendi si pagano puntualmente e fino all'ultimo euro.

Con Blizzard la situazione pare più limpida.

Abbiamo fatto una proposta importante, attendiamo che il suo agente risponda. Anche se ci sono cose che non mi piacciono. Ad esempio, non sono felice quando ricevo una mail da un dirigente di una squadra estera che dice di aver concluso l'accordo col giocatore. Non sono belle cose, perché l'agente di Blizzard, a differenza degli altri due, non ha ricevuto nessun mandato a trattare. Di qui Brett non si muove. E anche Drejer è dei nostri: aspettiamo la loro controproposta.

Lei prospetta un minore utilizzo, addirittura la tribuna. Ma è necessaria una pressione di questo tipo?

Quale pressione? Noi abbiamo fatto le nostre proposte. E di conseguenza faremo le nostre scelte. Abbiamo ancora un quintetto da completare, ci possiamo mettere poco anche a riempire la panchina. C'è una lista d'attesa di giocatori che vogliono venire alla Virtus, e nelle ultime ore si sta allungando. Volessimo, potremmo chiudere la squadra in un minuto.

Cercando, intanto, una squadra per Di Bella e Michelori.

Sono loro che devono trovarla.

Fabio organizza l'attacco

 

DI BELLA, L'AMMAINABANDIERA

di Marco Martelli - La Repubblica - 22/07/2007

 

Sedotta, coccolata e infine abbandonata, in un epilogo non diverso da tanti del recente passato, la bandiera di Fabio Di Bella s’appallottola in un angolo per fare spazio a Gianmarco Pozzecco. Il 28 enne play e capitano virtussino, primo acquisto dell’era in A di Sabatini, che lascia il posto al 35 enne Poz, ex alfiere della Fortitudo, al probabile ultimo anno in carriera. Lontana dalla logica e un po’ pure dalla tecnica, nella gestione del caso c’è tutta la spietatezza di Claudio Sabatini, l’uomo delle impennate repentine, capace di azzerare in un amen uomini, se non pilastri, della sua creatura. Bastò una partita persa in casa con Biella per segare Markovski. C’è voluto un tentennamento, al posto di una genuflessione, per cambiare idea su "Dibo". O no? Fabio, ieri, continuava il suo lavoro in Nazionale, e non dev’esser facile, da lontano, sentirsi sbatacchiato dal campo alla tribuna (o a un altro indirizzo) senza un colloquio né una trattativa, passando per l’ingrato. Un ingrato che, tramite il suo agente, s’era detto disposto a rinnovare alle stesse condizioni. Ma di là avevano già preso la decisione.
«Tutto parte da lontano», attacca Riccardo Sbezzi, procuratore di Di Bella, il cui odierno primo impegno, dopo aver chiuso l’accordo tra la Virtus e Garri (domani la firma), è risolvere la partita del play. «Da lontano, dicevo. Già un anno fa c’era stata una richiesta della Virtus per un mio giocatore, Cavaliero, ed era evidente che non ci fosse fiducia in Fabio. Poi il grande Mondiale bloccò il discorso, ma il pensiero restò, e non è frutto della gestione attuale, perché mi risulta che Pillastrini apprezzi il giocatore. Certamente più di quanto veniva apprezzato prima». Frecce al bersaglio Markovski, facili da leggere. «Il problema è più tecnico che economico, e non riguarda questa gestione. A naso, il giocatore non è stato apprezzato». Nonostante tutto. «Ci sono state partite in cui Bonfiglio, mio assistito, ha giocato prima di Di Bella. Bonfiglio forse andrà a Lumezzane, Di Bella agli Europei. Al termine di quella partita, con Biella, Fabio ha regolarmente svolto il suo compito: prima di capitano, poi di giocatore della Virtus con la Vu nel cuore, una Vu vera, non come quelli che la raccontano. Di più, a ottobre ha differito un’operazione che poteva compromettere la carriera pur di giocare un derby, nel giorno del compleanno di Sabatini, perché sapeva quanto lui ci tenesse a vincerlo. Qualcuno, lì, deve aver dimenticato, obnubilato dalle parole di altri».
Ma Sabatini, volendo, avrebbe potuto confermarlo. «Abbiamo imparato tutto dai giornali, un’offerta non c’è mai arrivata. Oggi, Fabio è sul mercato, additato come uno che non ha trovato soddisfazione in un’offerta che non c’è. Nessun problema: ci portino delle squadre e le valuteremo. Altrimenti si presenterà al raduno, regolarmente a disposizione. La Virtus è libera di fare tutte le scelte che vuole, basta che rispetti il contratto, pagandolo regolarmente».
Marcire in tribuna non conviene a nessuno. Urge trovare una nuova destinazione. Anche clamorosa? «Dico solo che difficilmente un virtussino vero come lui giocherà per la Fortitudo. Fabio non è un giocatore che dice di avere, che so, l’Aquila sul cuore e poi cambia casacca...».

 

DI BELLA IERI A MILANO, DA SCAFATI È IN ARRIVO LAUWERS

di Marco Martelli - La Repubblica - 09/02/2008

 

Ormai scontata dopo l'arrivo di Bulleri, la cessione di Di Bella a Milano è diventata ufficiale ieri, nella giornata tipo di quel che è, oggi, il nostro freddo e cinico basket: in mattinata Fabio s'è allenato in Arcoveggio, dopo pranzo ha firmato con l'Olimpia e a sera era già sotto Caja. è finita così, alla vigilia del derby n. 101, una storia iniziata nel luglio 2005 come prima pietra del ritorno in A. Una pietra non solo tecnica, ma specialmente simbolica, per un play di rottura, di cuore, e per un ragazzo in ascesa, oltretutto tifoso fin da piccolo della Vu nera che fu. Quella di oggi l'ha mollato a 48 ore dal derby: il derby che due anni fa fu l'unico a prendere a cornate contro Repesa & Becirovic e che un anno fa giocò infortunato, prima di fermarsi per 5 mesi, presa, e data a Sabatini, nel giorno del compleanno, quell'agognata vittoria. Dopo è crollato tutto: la proscrizione per il mancato rinnovo, la "riabilitazione" (per il no del Poz), infine lo scontro con una gestione tecnica improntata dall'alto. Già promesso all'Aj, l'ultima recita, con Pesaro, non era neppure prevista: invece era stato il migliore, ultimo barlume di dignità in una stagione balorda, per tutti e per lui, alla berlina da subito. Triste ma sollevato, DiBo si lascia alle spalle un clima spesso invivibile, procurando in cambio un altro buyout: meno, però, di quanto pagato a Scafati per liberare Lauwers, che firma oggi. Il posto sarà dell'italo-belga, il derby anche.