Manifesto di inizio stagione (foto fornita da Ninni e Lucia Zacchi)

NOVITÀ NELLA VIRTUS

Alla Virtus è arrivato Strong ed è tornato Rinaldi
Stadio - 05/10/1952
 

 

Novità nella Virtus. Quella grossa ha nome Strong, l'americano che dopo aver militato nel Gira come allenatore-giocatore fu assunto dalla Federazione svizzera come allenatore della nazionale elvetica. Strong, dopo laboriose trattative, è tornato a Bologna; non più girino ma virtussino. Il suo ritorno all'ombra delle Due Torri è stato accolto con simpatia. Non poteva essere diversamente; anche se sotto colori diversi da quelli che aveva indossati e bravamente difesi.

La Virtus lo ha assunto con compiti ben precisi e che possa assolverli non v'è dubbio. Ma non sarà facile il lavoro di Strong oggi nella Virtus come ieri non lo fu nel Gira. E forse, anche spesso, il suo pane sarà di sapore amaro. Però Strong sa quello che vuole e quello che può fare; è una dote che gli abbiamo sempre riconosciuta e che dovrebbe aiutarlo a camminare con minori difficoltà nel labirinto in cui è venuto a cacciarsi. Pressappoco una situazione come quella di Bongiovanni nel campo opposto.

Dicevamo delle novità in casa della Virtus: dopo Strong il ritorno di Rinaldi e il rientro di Dario Zucchi, collaudato dai tornei estivi e dalla competizione internazionale di Istanbul. Gli "altri" sono quelli già conosciuti, compreso Bersani che sembrava dover abbandonare se non pure passare ad altra società, con l'aggiunta di alcuni rincalzi elevati al rango della prima squadra: Zacchi e Villani. Mancherà, almeno all'inizio, Bencivenni convalescente.

Superfluo far cenno ai propositi: a sentire i dirigenti questo anno la squadra dovrebbe andar meglio della stagione scorsa. I giocatori invece aspettano il campionato.

VIRTUS-GIRA, LA FEBBRE DEL DERBY

tratto da "Il Mito della V Nera" 1871-1971 di A. Baraldi e R. Lemmi Gigli

 

Un'altra vibrante stagione cestistica. Il "boom" della pallacanestro è in pieno atto, specialmente a Bologna che ne è l'epicentro e come tale registra affluenze di pubblico sempre maggiori. La caccia allo scudetto è anche quest'anno il tema dominante della campagna virtussina. Sensibile a problema della direzione tecnica, riproposto dall'alterno andamento della stagione precedente, il presidente Tino Mezzetti (eletto sin dalla primavera '52) affida la squadra a James Larry Strong, l'americano di colore che tanti consensi aveva raccolto alla guida del Gira. La necessità di ristrutturare più modernamente il gioco virtussino non sfugge al nuovo allenatore che in tal senso indirizza appunto la propria opera mediante un insistente lavoro sui fondamentali nonostante alcune... resistenze interne che l'innovazione fatalmente comporta. Come è fatale la polemica circa l'opportunità di mutare espressione ad una squadra che ha caratteristiche radicate da anni e fonda la sua forza su una lunga abitudine d'assieme e sull'estro delle sue individualità maggiori.

Il trascorrere delle primavere frattanto comincia ad avvertirsi in un quintetto-base dove i vecchi leoni hanno ancora impennate stupende, specialmente Gigi Rapini più che mai punto di forza della compagine (355 punti anche in questo campionato). Bersani, Ferriani, Negroni e Ranuzzi, pur tra gli inevitabili alti e bassi, lo spalleggiano a dovere; un robusto apporto lo danno Battilani, il redivivo Dario Zucchi col fratello Dino, mentre matura rapidamente il giovane Gambini, si rivede Rinaldi rientrato alla Virtus dopo la stagione trascorsa nell'OARE, e buone doti di tiro rivela George De Vito, un altro studente americano immesso per alcune partite, come Villani e Benchimol per altre. A dispetto però del grande sforzo prodotto i risultati appaiono piuttosto contraddittori. Tenere il passo del Borletti campione appare subito un'impresa difficile per quanto la squadra infili una buona serie iniziale cedendo solo sull'ostico campo di Pesaro per lo stretto margine di due punti. Il primo grave smacco arriva il 7 dicembre (siamo ancora nel '52) ad opera del Gira che, con un trascendentale Germain infrange per la prima volta (58-45) la legge del derby e con essa l'imbattibilità casalinga della Virtus che in campionato durava dal 18 dicembre 1949. Poi anche la Roma viene a vincere in Borsa, la domenica dopo sul campo del Borletti è un tonfo di 26 punti (57-31) e così anche il secondo posto appare in pericolo sotto l'incalzare del Gira che anzi ad un certo punto riesce a scavalcare i rivali. Ma poi la Virtus ha un energico ritorno finale, fra l'altro si prende una orgogliosa rivincita (43-40) sugli arancioni concittadini, passa anche a Roma e infine con un prestigioso 59-56 sui campioni d'italia conclude vittoriosamente la volata del secondo psoto.

Nel momento più critico del campionato la Virtus mette in scena la terza edizione della Coppa Città di Bologna vincendola in finale sul Partizan di Belgrado per 51-43. Wildcats americani e Università di Losanna le altre due squadre partecipanti. Miglior giocatore del torneo Sergio Ferriani. Per Pasqua poi positiva trasferta a Casablanca contro formazioni marocchine e di militari statunitensi. Altri due tornei vittoriosi: la Settimana Cesenate ed il Torneo delle Regioni a Venezia, rispettivamente ad inizio e fine stagione. Particolare interessante, nel secondo, vinto in finale 64-61 sulla Lombardia, si schiera con le V nere anche la rivelazione pesarese Sandro Riminucci che la Virtus sta tentando di assicurarsi. Ci riusicrà invece, più avanti, il Borletti e con quale profitto lo diranno i campionati futuri. A proposito di Borletti c'è ure un doppio incontro della nostalgia fra le vecchie glorie delle due società; la sputano entrambe le volte i milanesi 34-29 a Milano e 41-32 alla Sala Borsa; i vecchi virtussini ci sono tutti: Dondi, Vannini, Marinelli, Camosci, Cherubini, Girotti, Paganelli, Faccioli, Cesare Negroni e Zambonelli. Frattanto, sul finire di febbraio, Giancarlo Marinelli si è dimesso da C.T. della nazionale. In maggio nessun giocatore della Virtus partecipa ai campionati europei di Mosca dove l'Italia si classifica al 7° posto. Le sole maglie azzurre di questa annata sono quelle di Germano Gambini e Dario Zucchi esordienti entrambi nella Nazionale sperimentale inviata nel settembre 1952 al Torneo di Istanbul, nonché quella di Carlo Negroni a Madrid nel vittorioso incontro con la Spagna.

Di tutta soddisfazione il capitolo giovanile inziato ad ottobre con una bella vittoria a Livorno nel Torneo E. Giammei (56-54 dopo t.s. sul Benelli Pesaro e 39-37 in finale sulla Libertas Livorno) e concluso a maggio con un probante terzo posto ai campionati italiani juniores di Perugia, dopo aver vinto il titolo emiliano ed eliminato per strada i campioni uscenti del Pesaro. Allenati e diretti da Sergio Ferriani, questi i ragazzi della Virtus: Comastri, Pozzati, Verasani, Cappelletti, Fiorini, Lena, Liviabella, Di Federico, Breveglieri, Gusti e Andreoli. Campioni emiliani anche gli allievi di Palmieri. Quanto alla seconda squadra (Zacchi Paolo, Villani, Zacchi Nino, Carpani, Natali, Tamari, Cheli , Occhialini e Tolomelli) conclude il proprio girone di Serie C al sesto postocon 5 vittorie e 9 sconfitte. Compresa la squadra di 1a Divisione, sei quindi le formazioni messe in campo dalla Virtus.

 

Ultimi minuti della finale del Torneo di Casablanca US Marocaine Casablanca - Virtus 61-66: da sinistra Ferriani, Bersani e Dario Zucchi

(foto reperita nell'Archivio SEF Virtus)

Tratto da "Virtus - Cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro

 

Una novità abbastanza sconvolgente ai nastri di partenza del campionato '52/'53: sulla panchina delle Vu nere siede infatti un allenatore americano di colore, James Larry Strong che comincia a parlare di fondamentali, come altri suoi colleghi d'oltreoceano che la guerra aveva paracadutato sulla penisola. La Virtus è ancora seconda, ma più vicina ai cugini del Gira, terzi (con 29 punti contro i 30 della Virtus) che non al Borletti, lontanissimo con i suoi 39 punti.

Le sconfitte per la Virtus sono 7, contro una sola dei campioni d'Italia. I punti segnati sono 1160 (52,7 di media) e 1042 sono quelli subiti (47,3 di media) mentre nella classifica dei marcatori, dietro all'eterna coppia di testa borlettiana Stefanini-Romanutti, troviamo il giocatore del Napoli McKey, che offre per la prima volta un nome straniero in questa classifica. Il virtussino Rapini è al 4° posto con 355 punti (16,1 di media).

È giunto James Larry Strong a divulgare il basket come lo si conosce in America. Ascoltano Ferriani, Paolo Zacchi e Rapini.

LA GRANDE SFIDA

Germain e Mascioni portano il Gira tra le grandi

Tratto da “I Canestri della Sala Borsa” – Marco Tarozzi

 

Premessa: il campionato ’52-53 è una faccenda personale dell’Olimpia Milano, tanto per cambiare. A fine stagione il vantaggio sulla seconda sarà di nove lunghezze. Eppure è un anno fantastico per il basket della Sala Borsa. Intanto, quel secondo posto se lo guadagna la Virtus. Ma subito dietro, terzo a un solo punto (30 contro 29) c’è il Gira. Non si gioca per il titolo nazionale, ma è fantastico il duello per quello bolognese. La supremazia cittadina diventa l’argomento che tiene banco, che fa parlare e muovere verso via Ugo Bassi appassionati a frotte.

Grandi novità, intanto. Al timone della Virtus arriva un ex-girino che da queste parti ha fatto la storia, Jimmy Strong. Bisogna rimodernare: tra i giovani, già dalla passata stagione, c’è un ragazzo di belle speranze che si chiama Germano Gambini. Ma il Gira fa i fuochi d’artificio. Giorgio Bongiovanni sostituisce Lelli in panchina, la bandiera Franco Sanguettoli se ne va dopo cinque anni indimenticabili, per lui e per i suoi tifosi. Ma, come si vociferava ancor prima della fine del campionato precedente, arriva Silvio “Cina” Lucev, insieme a Macoratti. Col solito corollario di polemiche, stavolta innescate dal Comitato regionale giuliano della Fip. La faccenda si risolve a campionato già iniziato. In più, c’è quello strano americano con gli occhiali arrivato dalla base Nato di Verona. Di lui si sa poco, se non che si chiama Frank Germain, è newyorkese e ha ventidue anni. Un pivot, d’accordo. Ma fermo da un paio di stagioni, si vocifera. Auguri. Germain si presenta in Sala Borsa per provare e fa questo effetto: centottantaquattro centimetri, spalle possenti, ma occhiali tenuti su con l’elastico e bermuda fin troppo abbondanti che lo fanno sembrare goffo. E una modestia, fuori dal campo, che sconfina nella timidezza. Gli stessi giocatori del Gira se lo filano appena, scambiandolo per uno dei soliti studenti americani di passaggio.

Poi, l’americano tocca palla. E i suoi nuovi compagni, Muci e Di Cera in testa, capiscono che è arrivato da un altro pianeta. Un paniere dietro l’altro e nessuno in grado di fermarlo. Mezz’ora dopo l’inizio del “provino”, il tamtam cittadino ha già radunato in Sala Borsa più di un migliaio di persone. Sarà così sempre, di qui in avanti: nei giorni di allenamento quanto in quelli delle partite, tutti ammassati per vedere “l’americano”. Dopo il primo assaggio di palestra, Germain finisce subito al bar del Teatro per firmare il cartellino. Abile arruolato. Lui, qualche tempo fa, ricordava così quella prima volta: “A Verona passavo il tempo ad allenarmi in un campetto, finché mi dissero che avrei potuto provare in una squadra importante. A Milano o a Bologna, mi spiegarono, c’erano le migliori. Feci testa o croce, uscì Bologna”.

Germain è ambidestro e universale. Gioca in qualunque ruolo. Fa il pivot contro i pari altezza, si sposta fuori contro avversari più alti. In entrambi i casi sono canestri a grappoli. Il suo apporto si vede soprattutto il 7 dicembre del ’52. quel giorno, finalmente, il Gira porta a casa la partita dell’anno. Il derby contro la Virtus. Che al momento è seconda in classifica mentre Muci e soci, partiti male, sono settimi. C’è anche, per la prima volta dopo l’okay federale, Macoratti. Finisce 54-45, e Germain ne fa 22. Non è solo un tabù sfatato, è lo spartiacque: da qui in avanti il Gira prenderà il volo verso l’alta classifica. A cinque giornate dalla fine supera addirittura l’altra metà di Bologna. E ci vuole un altro derby, quello di ritorno, per rimettere le cose a posto (secondo il punto di vista bianconero, s’intende). Stavolta vincono le V nere, 43-40, e si assicurano il secondo posto. Ma è una lotta alla pari, finalmente. Anche i numeri dei migliori realizzatori delle due squadre, a fine stagione, lo confermano: Rapini 348 punti per la Virtus, Germain 321 per il Gira nell’anno del debutto.

Bersani e Rapini tentano di fermare Zimolo, nella prima giornata di campionato, Virtus - Itala 39-34 (foto reperita su Stadio)

VIRTUS - ITALA 39-34

Molto modesta la prima uscita dei bolognesi

di Roberto T. Fabbri - Stadio - 20/10/1952

 

Virtus Bologna: Bersani, Ferriani (2), Negroni (6), Rapini (15), Ranuzzi (7), Battilani (2), Rinaldi, Zucchi Dino (2), Gambini (2), Zucchi Dario (3).

Itala Gradisca: Marizza (1), Canna (13), Pellarini, Macoratti S., Zimolo (8), Zia O. (9), Zia L. (3), Venuli, Di Salvo, Papparella.

Arbitri: Fedeli e Pizzagalli di Milano.

Successione punteggio - Primo tempo: 0-2, 2-2, 3-2, 5-2, 7-2, 7-4, 9-4, 11-4, 11-6, 13-6, 14-6, 14-7 (sospensione Virtus al 10'), 16-7, 16-8, 16-10, 17-10, 19-10, 21-10, 21-11, 21-12, 23-12, 24-13, 26-13 (sospensione Itala al 19'), 26-13.

Secondo tempo: 26-14, 27-14, 27-16, 27-18, 27-20, 27-22 (sospensione Itala al 5'), 27-23, 27-24, 29-24, 31-24 (sospensione Itala al 12'), 32-24, 33-24, 33-25, 33-27, 35-27, 36-27, 36-29, 38-29, 38-31, 39-31, 39-32, 39-33, 39-34.

 

Confessiamo subito che dopo la partita vista nella mattinata a Pesaro quella veduta nel tardo pomeriggio in Sala Borsa ci ha deluso. Non crediamo però di essere i soli: si è trattato di un brutto incontro e non per colpa dell'Itala bensì proprio della Virtus, di quella squadra cioè che alla prima uscita poco che dovesse fare era di mostrarsi con una prestazione nitida se non eccezionale. Tanto più che l'avversario - senza alcuna diminuzione per la squadra di Terrile - non poteva essere considerato, per particolari contingenze, di notevole levatura.

In verità la Virtus nel primo tempo, principalmente nei primi 10' di gioco, si esibì con rendimento che illuse tutti in quanto ricca di smalto appariva la prestazione dell'intero quintetto (Bersani, Ferriani, Negroni, Rapini, Ranuzzi), sorretto da un'incisività degna di considerazione speciale da parte di Rapini che si guadagnò non pochi applausi a scena aperta. Ma la ripresa del primo tempo nulla ricordò  ed in certi momenti fu cosa quasi penosa per l'inutile e disordinato affannarsi dei giocatori virtussini vanamente in cerca di concretare con il canestro la indubbia loro superiorità.

Venne fuori invece l'Italia - favorita certo dal comportamento dei felsinei - che si portò a ridosso della Virtus quasi ponendo in pericolo la preventivata vittoria. Fortuna che - il fatto non è nuovo - Battilani si ricordò di essere noto come l'uomo dei momenti critici e trovò modo di fare, e far fare, qualcosa di buono conservando lucidità ed idee. E come Dio volle giunse la fine con soddisfazione generale dei bolognesi. Perché scompariva un incubo; non per quello che avevano visto. Nessuna nota di merito dunque per i virtussini e rinvio alla nuova esibizione di un giudizio su di loro. Teniamo però a ricordare che il loro Presidente ha dichiarato che la pallacanestro è sport-spettacolo. In questa occasione abbiamo rilevato solo lo sport, forse lo spettacolo, sprovvisto di biglietto, era rimasto fuori della Sala Borsa.

Per l'Italia, che fino a pochi giorni fa sembrava dovesse rinunciare al campionato, un vivo elogio per la solita tenacia ed entusiasmo e sugli scudi il giovane Canna, Oscar Zia, Zimolo ed il promettente Venuti.


 

REYER - VIRTUS 43-46

Unico successo esterno della giornata. Dopo tre anni i bolognesi tornano a vincere alla Misericordia. Grande giornata di Rapini

Stadio - 27/10/1952

 

Reyer Venezia: Marsico (2), Borsoi (10), Campanini Italo (13), Geroli (1), Minetto (11), Rossi, Salvalaggio, Dalla Chiara (4), Garlato (2), Campanini Gino.

Virtus Bologna: Bersani, Ferriani (9), Ranuzzi (5), Zucchi Dino (1), Rapini (18), Negroni (1), Battilani (1), Gambini (7), Zucchi Dario (4), Villani.

Arbitri: Dina (Roma) e Ravazzini (Bergamo).

Successione punteggio - Primo tempo: 2-0, 2-1, 4-1, 6-1, 6-3, 8-3, 8-5, 8-6, 8-8, 8-9, 8-10, 8-11, 10-11, 10-13, 10-15, 10-16, 10-17, 12-17, 13-17, 13-18, 13-19, 14-19, 14-20, 15-20, 17-20, 18-20, 18-22. 20-22.

Secondo tempo: 22-22, 23-22, 25-22, 25-23, 25-24, 25-25, 25-26, 25-28, 27-28, 27-30, 27-32, 27-33, 28-33, 30-33, 32-33, 33-33, 33-35, 35-35, 35-37, 35-39, 35-40, 36-40, 36-42, 38-42, 40-42, 42-42, 42-43, 42-44, 43-44, 43-45, 43-46.

 

L'impresa di espugnare il munito campo della Reyer, tabù per molti squadroni, non riusciva ai bianconeri virtussini da ben tre anni: ci voleva proprio la partita maiuscola di Rapini (mai visto il nazionale così in forma alla Misericordia) e la giornata nerissima dei granata locali nei tiri liberi (oltre il 65 per cento sbagliati!) per rinverdire gli allori degli ex campioni d'Italia.

A dire il vero non è stata la migliore Virtus quella vista stasera alla Misericordia; qualche pecca è affiorata

 qua e là, più di un atleta non è ancora in forma, tuttavia si vede che l'impianto base c'è, che non mancano fra i bolognesi gli uomini di classe, che hanno oggi impostato bravamente la partita, avvalendosi della felice giornata di Ferriani, bene coadiuvato dal giovane Gambini in difesa, e da Rapini e Zucchi all'attacco.

I granata locali, che avrebbero potuto capovolgere il risultato solo che avessero avuto più precisione nei personali, non hanno brillato in difesa, dove Rapini bucava da tutte le parti; hanno manovrato invece un po' meglio all'attacco con Campanini, Borsoi e Minetto, autori di bei canestri. Nel complesso più che meritata la vittoria della Virtus che ha condotto azioni da manuale, riscuotendo più volte l'applauso a scena aperta per qualche bel canestro di Rapini e Ferriani, senz'altro i migliori fra gli ospiti; buoni anche Gambini, Bersani e Ranuzzi. Non sempre felice l'arbitraggio.

La Reyer ha beneficiato di 26 tiri liberi realizzandone 9; la Virtus 34, realizzati 20. Per raggiunto limite di personali sono usciti: Gambini, Dario Zucchi, Borsoi, Campanini I., Geroli, Minetto.

P. Zacchi, Villani, Riminucci, Carpani al Torneo delle Regioni al Lido di Venezia, disputato prima della partita degli Harlem (foto fornita da Ninni e Lucia Zacchi)

VARESE - VIRTUS 44-47

Questa volta il merito è di Strong

di Mario Lodi - Stadio - 05/01/1953

 

La Virtus ha strappato coi denti al Varese, sul palo di arrivo, la palma della vittoria in un finale magnifico e incandescente dopo la lenta, metodica e sistematica rimonta realizzata dai bianchi felsinei. Prima che la partita fosse vinta dai bolognesi in campo l'ha vinta l'allenatore Strong dalla panchina. L'americano ha fatto nella ripresa un capolavoro d'organizzazione tattica. Ha giostrato intelligentemente con le sospensioni e alla fine ha avuto ragione di un Varese, totalmente cambiato da poche sere or sono, quando aveva dovuto malamente soccombere nell'amichevole contro i campioni Jugoslavi della "Stella Rossa". Grande la gioia degli uomini di Bersani alla fine della partita, nonché dei bolognesi che li avevano seguiti fin qui.

I petroniani si sono meritati la vittoria che a pochi minuti dalla fine sembrava ancora impossibile. Solo la forza di volontà e la classe di uomini ferrati a tutte le astuzie e a tutte le lotte ha potuto avere ragione della giovinezza dei biancorossi. Il Varese ha giocato una bella partita ed è stato in vantaggio quasi fino alla fine, raggiungendo una punta massima sul 32 a 21, a metà del secondo tempo. Nel finale non ha saputo tenere la palla come sarebbe stato necessario e perso Tracuzzi, per i cinque falli regolamentari, si è disunito lasciando ai bolognesi due punti che avrebbero fatto molto bene anche a loro.

Tracuzzi, regista e attore, ha dato il meglio delle sue forze; il Varese che disponeva inoltre di un Zucchi in giornata felicissima, un Bernasconi tenace e un Gualco abbastanza in tiro, forse ha giudicato pacifici gli undici punti di vantaggio ad 8' dalla fine. Si è invece fatto battere tatticamente da Strong del quale doveva pur conoscere l'astuzia e la perseveranza. Così il Varese ha dovuto ingoiare il rospo, questa volta ostico quanto non mai.

...

Era presente il C.T. delle nazionali maschili Marinelli. Primo tempo: 19 a 15 per il Varese.

LA VIRTUS BATTE IL PARTIZAN (51-43) E VINCE IL TROFEO CITTÀ DI BOLOGNA

Al terzo posto la squadra americana del Wildcats T.T.

Stadio - 13/02/1953

 

Virtus: Bersani (4), Ferriani (5), Rapini (21), Ranuzzi (9), Zucchi Dino (5), Gambini (5), Battilani (2), Zucchi Dario, Negroni.

Partizan Bekgrado: Martinovic, Stankovic (4), Saper, Muncan (1), Radojcic (4), Marianovic (10), Bingojevic (2), Jovanovic, Sjiacic (5), Lovi (17).

Arbitri: Ugolini e Mariani di Bologna.

Successione punteggio: 2-0, 2-2, 2-4, 4-4, 4-6, 5-6, 5-8, 7-8, 8-8, 10-8, 10-9, 10-10, 10-12, 12-12, 12-14, 14-14, 15-14, 15-15, 16-15, 18-15, 19-15, 19-17, 21-17, 23-17, 23-19, 25-19.

Secondo tempo: 25-21, 25-22, 27-22, 28-22, 30-22, 30-24, 30-26, 30-28, 32-28, 32-30, 32-32, 34-32, 34-33, 36-33, 36-35, 37-35, 37-37, 38-37, 39-37, 39-39, 41-39, 42-39, 43-39, 43-41, 44-41, 45-41, 46-41, 47-41, 49-41, 50-41, 51-41, 51-42, 51-43.

 

In un aspro secondo tempo la Virtus è riuscita a mantenere sul Partizan un leggero vantaggio (che a un certo punto, però, si è annullato per un istante) e poi a passare in vantaggio, grazie soprattutto ad alcuni azzeccati tiri liberi. La ripresa dell'incontro finale è stata infatti disputatissima e gli arbitri sono intervenuti molto di sovente a punire falli di ogni genere: fortuna per la Virtus che i suoi tiratori erano centrati nel "personale". Dall'altra parte il Partizan stava infatti sfoderando un Loci che - dopo un primo tempo insignificante - tirava a canestro da media e da lunga distanza con una precisione sbalorditiva. Basti dire che egli ha realizzato i suoi 17 punti tutti nella ripresa, su un totale di 24 della sua squadra.

Nel primo tempo (il migliore tecnicamente) la Virtus, dopo una fase iniziale favorevole agli ospiti, si riprendeva bene e poi passava in vantaggio, concludendo con un buon margine grazie a un indovinato gioco di temporeggiamento negli ultimi minuti: particolarmente Rapini si distingueva in questo primo tempo, mentre Marianovic sembrava il più preciso fra i bianchi del Partizan. Nella ripresa, dopo una felice partenza della Virtus (30 a 22), il Partizan risaliva la distanza, approfittando anche del fatto che i virtussini erano sempre i cinque scesi in campo all'inizio dell'incontro e denunciavano la stanchezza. Poi Battilani (e in seguito Gambini) sostituivano Bersani, mentre gli altri quattro restavano in campo fino al termine; si aveva un appassionante alternativa di punteggio che durava fin quando, nel finale, Rapini, Gambini e Ranuzzi realizzavano una serie di tiri liberi.

Fra i migliori occorre ricordare della Virtus Rapini, Ferriani e Zucchi; fra gli ospiti eccezionale il secondo tempo di Loci, ben coadiuvato da Marianovic e da Stankovic. Abbastanza preciso l'arbitraggio.


 

VIRTUS BOLOGNA - GINNASTICA TRIESTINA 46-48

Il Piccolo - 16/03/1953

 

Pronostico completamente sovvertito nell'incontro disputato questa sera alla Sala Borsa. La Triestina, che aveva assoluto bisogno di punti, si è gettata nella lotta con ammirevole slancio, mentre d'altro canto la Virtus ha giocato quasi svogliatamente. Non è quindi difficile spiegare un risultato solo apparentemente sorprendente, ma che in realtà riflette esattamente il comportamento delle due squadre in campo.

Già all'inizio la Triestina si assicurava in breve sette punti, riuscendo a mantenere la distanza, anzi ad aumentarla verso la fine del tempo, che si chiudeva con gli ospiti in vantaggio di ben undici punti. Nella ripresa la Virtus accennava una certa reazione, ma i triestini non cedevano e si difendevano accanitamente. Malgrado ciò, il distacco andava sempre più diminuendo e diveniva minimo allo scadere del tempo. Gli ultimi minuti erano quasi drammatici, ma la volontà davvero ammirevole dei triestini aveva la meglio, sicché la Virtus doveva subire un'inaspettata ma logica sconfitta.

La Triestina ha avuto il suo uomo migliore nell'italo-americano Mascioni, autore di ben 24 punti, alcuni dei quali frutto di autentiche prodezze da fuoriclasse. Anche Damiani, Posar e Porcelli hanno giocato molto bene e hanno avuto il merito di rifornire con ottimi palloni lo scatenato Mascioni.

La Virtus è apparsa oggi irriconoscibile. Il Rapini del girone di andata non era che un pallido ricordo, e lo stesso si può dire di Ferriani, Bersani e Ranuzzi, che solitamente sono i punti di forza della compagine. Il solo Negroni è stato all'altezza della sua fama ed ha infilato qualche bel cesto con alcuni precisi tiri frontali. Nel complesso risultato giusto, che premia la squadra che più ha voluto la vittoria.

 

DE VITO E QUEL CANESTRO FANTASMA

di Ezio Liporesi - 10/09/2021

 

De Vito segnò solo 22 punti in 7 gare ufficiali disputate con le V nere, ma il suo canestro più famoso non compare in quei dati. Era l'11 gennaio 1953, la Ginnastica Roma venne a sbancare la Sala Borsa, ma la Virtus presentò reclamo proprio per un canestro non assegnato a George. Il preciso e sportivo cronista di Stadio, Roberto T. Fabbri spiegò subito che il paniere era stato segnato dopo che gli arbitri (Andri di Trieste e Bortolani di Padova) avevano fermato il gioco per assegnare un timeout alla Virtus che lo aveva richiesto. Infatti due settimane dopo la Commissione Tecnica Federale della F.I.P., riunitasi a Napoli, respinse il reclamo per inesistenza dei fatti denunciati.