STAGIONE 1946/47

 

Bersani, Cherubini, Vannini, Marinelli, Girotti

Ferriani, Rapini, Ranuzzi

 

Virtus Bologna

Divisione Nazionale A-B: 1a classificata girone G su 5 squadre (8-8); 1a classificata girone semifinale C su 3 squadre (3-4); 1a classificata girone finale (2 vittorie, 2 vittorie per rinuncia, 1 pareggio, 1 sconfitta su 6 gare); CAMPIONI D'ITALIA

 

FORMAZIONE
Venzo Vannini (cap.)
 Gianfranco Bersani
Carlo Cherubini
Sergio Ferriani
Gelsomino Girotti
Giancarlo Marinelli
Carlo Negroni
Cesare Negroni
Renzo Ranuzzi
Luigi Rapini
 
Allenatore: Renzo Poluzzi - Galeazzo Dondi Dall'Orologio

 

Partite della stagione

Statistiche individuali della stagione

 

LA VIRTUS BATTE FACILMENTE FOLIGNO (45-21)

Stadio - 02/12/1946

 

L'incontro al quale presenziavano le autorità cittadine con alla testa il sindaco On. Dozza, si è svolto in un'atmosfera di schietta passione sportiva e ha messo subito in evidenza la classe, lo stile e la tecnica superiore dei giocatori virtussini, fugando così quei comprensibili e giustificati timori che si nutrivano alla vigilia per la forzata defezione di Marinelli e per l'incerta presenza di Cherubini.

Ma ogni dubbio è scomparso dopo poche battute di gioco, sia per le azioni veramente pregevoli intessute dai bolognesi, sia per il felice debutto di tre nuovi giocatori nelle file dei Campioni d'Italia (nota di Virtuspedia: in realtà il solo Carlo Negroni è debuttante). Si tratta di Ferriani, un vero campione, e dei fratelli Negroni, due promesse che si sono magnificamente guadagnati i galloni per la massima divisione. Ferriani ci ha veramente stupefatti per essersi così presto acclimatato in squadra, amalgamando in modo encomiabile il proprio gioco a quello dei compagni. Atleta veloce, scattante, preciso nei passaggi, rapido nello smarcarsi, ha dimostrato il suo valore segnalandosi tra i migliori in campo. Degli altri non si può dire che bene. Ottimi Bersani e Vannini che applicano magistralmente la difesa a zona, per cui era difficile agli avversari portarsi sotto canestro. Buone pure le prove del lungo Rapini, ottimamente centrato nel tiro, del vecchio ma sempre inesauribile Girotti e del classico Cherubini.

Il Foligno pur soccombendo con forte scarto di punti ha dimostrato delle pregevoli qualità difensive in cui sapeva districarsi con scaltrezza, contenendo i continui e pressanti attacchi avversari, ma era nullo o quasi all'attacco che viveva esclusivamente per i virtuosismi del bravo Palma, il migliore degli ospiti. La squadra ancora inesperta per la massima divisione, ha tuttavia dimostrato qualità atletiche e combattive, contrattaccando tenacemente e contenendo il risultato entro giusti limiti.

La partita, ottimamente diretta dall'arbitro sig. Miccoli di Bologna in sostituzione dell'arbitro ufficiale non presentatosi, ha visto subito un folgorante inizio dei virtussini che si portavano in netto vantaggio con rapide triangolazioni e ripetuti canestri di Rapini e Girotti. Contrattaccavano energicamente i giocatori del Foligno e realizzavano alcuni pregevoli canestri contenendo il risultato del primo tempo nel punteggio di 24 a 9.

Nella ripresa agli accademici attacchi virtussini si contrapponeva una tenace e brillante difesa del Foligno che nel finale di partita riduceva sensibilmente il distacco. Del Foligno oltre a Palma, buoni Damiani e Poli.

Virtus Bologna: Vannini cap. (5), Bersani (4), Ferriani (4), Rapini (10), Girotti (8), Cherubini (2), Negroni Carlo (6), Negroni Cesare (6) - A. S. Foligno: Damiani cap. (4), Paoli (1), Mariani (2), Palma (8), Ponti (6), Checcarelli.

VIRTUS - STAMURA: 39-20

Stadio - 09/12/1946

 

Alla presenza di un folto pubblico entusiasta la Virtus ha colto la sua seconda vittoria nel massimo campionato.

Il successo di ieri a differenza di quello facile e lampante ottenuto a spese del Foligno, è stato alquanto tirato e di non facile appannaggio e per quanto l'indiscussa superiorità dei campioni d'Italia sia stata palese e autoritaria, put tuttavia essa non è apparsa così chiara ed esente da pecche come si era indotti a pronosticare, anche per la bella e sorprendente partita giocata dalla Stamura.

Se nei campioni d'Italia è emerso ancora una volta il binomio difensivo Bersani-Ferriani, l'attacco non è stato pari al suo valore e si deve alle ottime prestazioni individuali di Vannini e Girotti l'aver saputo concludere con una certa facilità. La mancanza di Marinelli grava in modo considerevole sull'andamento della squadra e risulta così deficitario l'amalgama e l'impostazione di gioco tra i vari reparti. Rapini che si è prodigato con generosità nell'intento di supplire alle manchevolezze tattiche del reparto ha fatto cose egregie come "pivot" della linea, ma è stato troppo falloso (si è fatto espellere all'inizio della ripresa per 4 personali) e non coordina, con quell'incisività che necessiterebbe lo sviluppo tecnico delle varie azioni di gioco. Buona e promettente la prestazione di Negroni Carlo.

Bella e considerevole sotto certi aspetti la squadra della Stamura di Ancona. Squadra gagliarda, combattiva, atleticamente bene impostata, si è messa subito in luce per il suo gioco veloce, incisivo e senza fronzoli. Ha degli ottimi elementi in Patrizi e Fugalli e, pur non potendo competere in linea tecnica e stilistica coi campioni d'Italia, ha supplito a queste manchevolezze col cuore e la foga, cattivandosi la simpatia del pubblico.

...

Virtus: Vannini (9), Bersani (1), Ferriani (6), Girotti (8), Rapini (6), Negroni Cesare (1), Negroni Carlo (8).

Stamura: Giampieri, Romani (3), Ferretti (2), Bianchini, Cenzi (2), Paolassini (2), Fugalli (1), Patrizi (10).

Ottimo arbitro Gagliardi di Milano.

LIBERTAS-VIRTUS: 22-40

Stadio - 23/12/1946

 

Virtus Bologna: Vannini (4), Bersani (2), Rapini (18), Negroni Carlo (4), Negroni Cesare (6), Ranuzzi (4), Girotti, Ferriani (2).

Libertas Pesaro: Lanfernini (7), Ragnini (1), Bontempi (7), Gennari (7), Diotallevi, Sinibaldi, Angelini, Scrima. Arbitro: Tombolini di Porto San Giorgio.

 

È stata una gara dominata da lontano dai cestisti petroniani, atleti di ottima classe che esplicano un giuoco velocissimo e di buon contenuto tecnico, anche se un po' robusto e talvolta falloso. La competizione è stata ardente ed appassionante. I virtussini sono partiti in tromba ed hanno subito portato il loro vantaggio ad un punteggio irraggiungibile fra lo sbalordimento dei locali, fattisi sorprendere dalla foga iniziale degli antagonisti. Il primo tempo non porta che una sigla: quella degli ospiti che hanno disposto a loro piacimento della partita e degli avversari.

Dopo il riposo, invece, la Libertas serrava le file e facendo gagliardamente argine alle folate fulminee degli avversari, grazie in particolare modo alla più attenta e risoluta prestazione della difesa, riusciva man mano a prendere quota, con le successive segnature di Lanfernini, Bontempi e Gennari fatti più accorti e più spigliati, riuscendo così a chiudere la gara con un punteggio onorevole. Tra gli ospiti hanno brillato Rapini, un centratore spettacoloso e Negroni Cesare che svolge un giuoco pregevole e quanto mai caparbio. Buono l'arbitraggio esplicato con disinvolta sicurezza.

VIRTUS-FIORENTINA 39 A 24

Stadio - 30/12/1946

 

C'era molto pubblico alla Borsa, molta era la curiosità di vedere il quintetto virtussino a confronto diretto con una squadra di rango. E la folla non se n'è tornata a casa delusa: pur rilevando ancora alcune pecche che saranno eliminate con gli allenamenti e col rientro di Marinelli, si è notata una migliorata impostazione tecnica ed un netto miglioramento nei confronti delle passate partite.

Al fischio dell'arbitro è la Virtus che parte all'attacco e segna i primi canestri; la Fiorentina reagisce ed il gioco si alterna con predominio dei virtussini, che, dopo un periodo di assestamento, aumentano gradatamente il vantaggio sino a portarsi  a 25 a 9 con cui termina il primo tempo.

Nella ripresa la Virtus aumenta il ritmo delle azioni, il gioco si fa pià veloce, ma cala tecnicamente.

Anche la Fiorentina si riprende e con alcune veloci azioni diminuisce lo scarto, quindi cede e la marcia della Virtus riprende sino al fischio dell'arbitro che la trova in vantaggio per 39 a 24.

Tutti i virtussini sono da elogiare, pur tuttavia si sono maggiormente distinti Vannini, Ferriani e Rapini (specie nel 1.o tempo); tra i fiorentini hanno bene impressionato Cappellini e Bellomo.

Ha diretto l'incontro Negro di Milano.

Virtus: Vannini (18), Bersani, Girotti (2), Ferriani (4), Negroni Cesare (4), Negroni Carlo, Rapini (9), Ranuzzi (2).

Fiorentina: Cappellini (12), Marchesini (1), Bellomo (7), Fanfani (4), Lorenzini, Piccini, Rossini, Benvenuti.


 

Un'immagine della partita amichevole disputata a Nizza a gennaio '47 contro la formazione locale dell'ESSMG di Lione. Si riconoscono, da sinistra, i seguenti giocatori virtussini: Rapini, Ferriani, Vannini e Marinelli.

 

LA VIRTUS SECONDA

Nel torneo di pallacanestro

Stadio - 06/01/1947

 

Nizza, 5 gennaio. Sulla soglia del successo più ambito la squadra dei campioni d'Italia di pallacanestro ha avuto una battuta d'arresto che le ha pregiudicato ogni possibilità di vittoria. Nulla lasciava presagire una sconfitta così secca e tuttavia è bene dichiarare subito che la superiorità dei francesi, che hanno avuto in Duperray un marcatore inesorabile tanto da mettere a bersaglio 15 dei 32 cesti segnati dai vincitori, non ha avuto un attimo di sosta. Inspiegabilmente nervosa la compagine della Virtus è stata subito presa nell'ingranaggio vorticoso delle trame avversarie e quando si è ritrovata non vi era più possibilità di rimontare il grave svantaggio di zero a sedici col quale aveva chiuso il primo tempo. Ci sono voluti infatti oltre venti minuti prima che Rapini segnasse il primo canestro ed intanto i transalpini marciavano a gonfie vele verso la più bella vittoria. In ogni modo il piazzamento dei nostri rappresentanti può essere considerato soddisfacente poiché non è cosa da poco avere eliminato la forte rappresentativa cecoslovacca ed essersi qualificati per la finale. I cesti per i nostri sono stati segnati da: Rapini (5), Vannini (3), Ranuzzi (2) e Girotti (1). Ecco i risultati:

Francia b. Virtus 32 a 11; Cecoslovacchia b. Belgio 20 a 17; Monaco b. Svizzera 38 a 21; Olanda b. Inghilterra 25 a 19.

Sabato la Virtus aveva ottenuto un brillante successo. Opposti alla fortissima nazionale cecoslovacca i campioni d'Italia hanno disputato un superbo incontro distinguendosi per tecnica e spirito agonistico. Dopo avere chiuso il primo tempo in vantaggio per quattro punti (10 a 6) nella ripresa si opponevano con sicurezza alla controffensiva degli avversari i quali reagendo energicamente si erano portati a 13 punti pari con i nostri. A tal punto gli italiani riprendevano il sopravvento terminando vittoriosamente  l'incontro per 18 a 14 e ristabilendo così la distanza che aveva separato le due compagini alla fine del primo tempo.

La Francia si aggiudicava il diritto di disputare la finale battendo il Principato di Monaco per 34 a 23.

LA VIRTUS PASSEGGIA DAVANTI ALLA GIOVANE ITALIA 78-18

Reggio Democratica - 10/03/1947

 

Scesa al gran completo, la squadra campione d'Italia non ha faticato eccessivamente a superare gli azzurri locali apparsi, tra l'altro, in giornata tutt'altro felice. Dopo aver opposto una discreta resistenza nei pimi minuti di giuoco, i reggiani sono stati travolti dalle perfette trinagolazioni degli ospiti guidati impeccabilmente dall'olimpionico Marinelli e del secondo tempo non sono letteralmente esistiti.

Nel primo tempo i bolognesi vincevano per 38 a 10. Una grande impressione ha lasciato la squadra bolognese,ap parsa in gran forma ed in possesso di una perfetta impostazione di gioco. I locali hanno cercato di arginare come meglio potevano la supremazia avversaria ma incompleti ed in giornata nera hanno ceduto clamorosamente.

 

Ancora indeciso il titolo nella pallacanestro

PARITÀ TRA GINNASTICA E VIRTUS (29-29) DOPO UN EMOZIONANTE INSEGUIMENTO

La Voce Libera di Trieste - 21/07/1947

 

Quasi sulla soglia dello scudetto, la Ginnastica ha accusato una battuta d'arresto che le può essere fatale. Il pareggio conseguito contro la squadra campione non le ha infatti permesso il distacco decisivo e i due punti di vantaggio in classifica non sono molti se si pensa che mentre la Virtus ha a sua disposizione due partite casalinghe, la Ginnastica dovrà compiere due trasferte durissime. Pure a metà gara sembrava che la marcia vittoriosa dei bianco-celesti non dovesse temere insidie. Balzati al comando al 3° minuto, i triestini erano filati con una ammirevole tenacia sulla strada del successo, toccando i 10 a 2, per segnare quindi una pausa compromettente (12-10) e riprendendosi infine con un finale rassicurante (15-10).

Ma le prime battute della ripresa non furono per nulla felici per i triestini ed in breve grazie ad alcuni loro madornali errori, i bolognesi riuscirono a mettere a segno tre canestri consecutivi, passando a loro volta in vantaggio (15-16). A questo punto il clima dell'incontro si fa rovente e la Ginnastica torna a ribattere con maggior efficacia e precisione, rispondendo con tre canestri impeccabili e dopo una serie di botte e risposte, la situazione è nuovamente rosea per i triestini (27 a 21 e non mancano che cinque minuti al termine). Ma Brunetti (4 personali), che è stato la colonna della squadra, deve abbandonare la lotta e con un impetuoso finale la Virtus, ad un minuto dalla fine pareggia (27-27). Poi Radici rovescia in canestro una palla magistrale e sarebbe la vittoria se i bianco-celesti non si lasciassero tentare da un'altra occasione, anziché palleggiare. E Bersani, lanciato da Marinelli, si fa sotto e segna (29-29). Ancora una folata degli ospiti e Bersani, liberissimo, fa cilecca!, e non è ancora finita. L'arbitro ha colto un fallo d'un bolognese, su Novelli e accorda il tiro libero. Novelli ha la palla decisiva e la sbaglia.

Così è finita con un inusitato pareggio. Poteva andare meglio, ma poteva andare anche peggio per i triestini ed il risultato, in conclusione, sembra equo a tutti. Le due squadre si sono equivalse nei pregi e nei difetti e sono due degne avversarie, comunque. Il gioco non è stato sempre brillante, ma alcune azioni sono state di marca e certi canestri di fattura davvero mirabile. Dopo Brunetti, Radici il più redditizio e De Gobbis non in giornata eccezionale e neppure Bocciai troppo (im)preciso. Dei campioni superbi Rapini e Bersani e all'altezza del compito Ranuzzi, Vannini e Marinelli. Ottimo l'arbitro Follati di Livorno.

Qui il tabellino della partita.

 

PALLACANESTRO IN SALA BORSA

tratto da "Il Mito della V Nera" 1871-1971 di A. Baraldi e R. Lemmi Gigli

 

E così si chiude, nell'amarezza generale, questo tribolato capitolo (vedi articolo "Il giochetto del campo" nella pagina dedicata al campo Ravone - ndrc). La Virtus è stata nuovamente giocata. Ma, come sempre, trova in sé, nell'inesauribile carica dei suoi uomini migliori, la forza per reagire alle avversità. E lo dimostra questo 1947 ricco di successi in ogni campo, mentre l'alacre opera dei dirigenti assicura sedi decorose all'attività di ciascun settore. La sede sociale viene fissata dapprima in via Testoni 5, poi presso il Liceo Augusto Richi dove la Virtus è provvidenzialmente ospitata anche come palestra. Viene rimesso in ordine il campo Ravone e per la pallacanestro si ottiene in uso la centralissima Sala Borsa che, fra parterre e gallerie, consente a diverse centinaia di appassionati di seguire le vicende domenicali della squadra del cuore. Vi gioca anche il Gira, che sta venendo su dalla Prima Divisione ma ancora non propone alternative di tifo. La Virtus insomma è la squadra regina. E che lo scudetto sia in buone mani lo conferma tenendoselo stretto per quattro anni.

La prima riconquista anzi avviene... prima del limite, con Ginnastica Roma e Reyer che danno forfait nelle ultime due giornate del girone finale. Un girone inizato pericolosamente con una sconfitta interna (30-27) ad opera della Ginnastica Triestina. Ma la reazioe delle V nere non si faceva attendere: 33-31 a Roma, 36-23 a Venezia (con 13 punti di Rapini), quindi 29 pari la domenica dopo nella decisiva di Trieste. A questo punto, classifica chiaramente delineata e nessun dubbio in proposito: la Virtus è ancora la migliore. Roma e Reyer, come si è detto, rinunciano a venire a Bologna e la graduatoria finale risulta la seguente: 1a Virtus punti 9; 2a Ginn. Triestina punti 7; 3a Reyer Venezia punti 5; 4a Ginn. Roma punti 1.

È questo l'anno in cui vengono alla ribalta i nuovi talenti: Renzo Ranuzzi, Sergio Ferriani, Carlo Negroni, subentrati in squadra agli anziani Dondi, Calza e Faccioli che con lo scudetto di Viareggio hanno chiuso la loro estate agonistica. Il processione di fusione tra vecchi e giovani è immediato e perfetto. E il valore della compagine si cementa subito nei primissimi giorni di gennaio al Torneo Internazionale di Nizza. Tre vittorie consecutive contro il Dolobran di Londra (35-12), il Club Athletique di Ginevra (31-16) ed il fortissimo Sparta di Praga (18-14) qualificano la Virtus per la finale. Si tratta del più importante torneo d'Europa a livello di club ed è quindi di grande risonanza il secondo posto che Vannini e C. riescono ad ottenere. In finale infatti poco da fare contro la classe superiore della squadra campione di Francia, la Sainte Marie la Guillotière di Lione, larga vincitrice dei bolognesi per 32-11. La superiorità del basket francese si riconferma il mese dopo e proprio alla Sala Borsa, il 16 febbraio 1947. Bologna ospita per la prima volta un incontro della Nazionale azzurra nella quale trovano posto quattro virtussini. Marinelli, Vannini, Bersani e Ferriani, questi due ultimi esordienti. Un incontro storico, nel quale i transalpini, vittoriosi per 36-28 scoprono ai nostri occhi gli elementi fondamentali di un gioco più modernamente articolato sul pivot. Siamo dunque alla svolta: ormai il basket garibaldino ha i giorni contati: inizia l'era degli schemi.

Intanto come si è visto, la Virtus continua a dettar legge in campo nazionale. La formazione campione è composta quest'anno da Venzo Vannini (capitano), Gianfranco Bersani, Giancarlo Marinelli, Luigi Rapini, Renzo Ranuzzi, Gelsomino Girotti, Carlo Cherubini, Cesare e Carlo Negroni e Sergio Ferriani. In agosto Rapini e Carlo Negroni debuttano nella Nazionale goliardica ai mondiali universitari di Parigi. Infine in settembre la Virtus va in tournée all'estero. Dapprima in Svizzera, dove si classifica seconda al Torneo di Ginevra, battuta in finale (24-22) dall'Urania dopo aver nuovamente piegato (22-16) il C. A. Génève che in aprile era stato ospite in Sala Borsa (34-29 per la Virtus). Poi in Spagna, per un doppio incontro col Barcellona: primo round per i catalani, di strettissima misura: 37-36. Ma nella rivincita, ventiquattro ore dopo, Marinelli, Rapini, Ferriani, Negroni e Ranuzzi si affermavano con un maggiore margine di vantaggio: 29-25. Dopo quella di Nizza, un'altra bella pagina internazionale. Anche oltre confine, la Virtus è qualcuno.

 

Tratto da "Virtus - Cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro

 

Il secondo scudetto del poker bianconero del primo dopoguerra è quello del 1947, quello di capitan Vannini, di Bersani e Calza, di Cherubini e Dondi (in campo e in panchina a fare da "cambista"), di Girotti, Marinelli e Rapini. Fu un torneo molto complicato cui partecipavano 41 formazioni. La Virtus vince il 7° girone a punteggio pieno, segnando 279 punti (34,8 di media) e subendone 145 (18,1 di media). Nelle semifinali, che vedono impegnate 12 formazioni, la Virtus vince il terzo raggruppamento davanti al Como. Quindi, finalmente, il girone finale vero e proprio, quello che vale lo scudetto. La Virtus ha la meglio davanti alla Ginnastica Triestina e alla Ginnastica Roma: un poker di squadre di grandi tradizioni. Le Vu nere terminano il girone con 4 vittorie, un pareggio e una sconfitta, precedendo di 2 sole lunghezze i triestini. In realtà la Virtus disputò in questo girone di finale solo 4 incontri perché sia Reyer che Ginnastica Roma non si presentarono alla Sala Borsa perdendo per 2-0 a tavolino. La Virtus segnò in tutto 129 punti (32,2 di media), mentre ne subì 112 (28,2 di media). Uno scudetto vinto con sole due vittorie sul campo, ma comunque uno scudetto sofferto e meritato.

 

DA SANTA LUCIA ALLA SALA BORSA

Il dopoguerra, la rinascita e gli scudetti della Virtus

Tratto da “I Canestri della Sala Borsa” – Marco Tarozzi

 

(...)

Dondi chiude proprio con quel primo tricolore, per dedicarsi alla sua attività-vocazione di medico condotto prima, di affermato dentista poi. Restando a guidare la Virtus dalla panchina subito dopo il commiato dal campo. Il suo esordio da allenatore è felice e porterà a fine stagione, ’46-47, alla conquista del secondo scudetto. Con una novità sostanziale: le partite casalinghe non si giocano più alla piscina dello Stadio comunale, com’era successo nell’annata precedente. Ora la pallacanestro bolognese, che ha una squadra campione d’Italia e tante realtà (Gira, Oare, Fortitudo, Timo, Dlf) che fioriscono nei campionati minori, ha una sede nuova di zecca: la Sala Borsa di via Ugo Bassi. Il posto ideale, si capirà di lì a poco, per trasformare l’interesse per il pallone a spicchi in vero e proprio entusiasmo. In fondo, uno spartiacque: da qui in avanti inizia il cammino di una città destinata a diventare, nelle parole e nei fatti, una vera capitale del basket.

Eccola, dunque, la Sala Borsa. Nata sul luogo dell’antico Orto Botanico di Ulisse Aldrovandi (dal 1568), su cui poi sorsero gli appartamenti del Cardinal Legato e, dal 1765, la corte di addestramento dei Vigili del Fuoco. Sala Borsa, in tutto e per tutto, dal 1886 al 1903, quando l’attività fu sospesa per scarso volume d’affari (all’epoca, nei locali ebbe spazio anche un ristorante popolare), risorta nel 1926 con una ricostruzione che mise in luce più antichi utilizzi, rivelando le vestigia della Basilica e del Foro di epoca romana. Eccola, così anomala e affascinante per chi coltiva la passione del basket. È il posto di “quelli della capparella”, contadini e mediatori di sementi e animali, di frumento e frutta, che si danno appuntamento per le contrattazioni al venerdì. Il giorno dell’animazione, delle grida convulse, dei telefoni incandescenti per le chiamate in arrivo e in partenza. Il resto della settimana, silenzio. Fin qui, almeno. Fino al momento in cui un pallone non comincia a rimbalzare sul suo pavimento di mattonelle bicolori, bianche e nere, che a guardarlo dall’alto dà un senso vago di smarrimento.

Quando si inizia a giocare dentro queste mura, la pallacanestro è ancora un interesse fuggevole. Almeno per quelli che un giorno chiameremo “media”. Normale, a pensarci: Bologna, come l’Italia, ha ancora una dimensione paesana, e non si è affatto scrollata la miseria nera dalle spalle. Il vecchio “Carlino”, che dalla caduta del regime in poi si chiama “Giornale dell’Emilia” (sarà così fino ai primi mesi del ’53) esce con un’edizione ridotta, due pagine, per tutta la settimana, e fa festa la domenica raddoppiando a quattro. Alla voce “Avvenimenti sportivi” racconta, il 16 settembre del ’46, dei campionati italiani di pallone al bracciale, in scena allo Sferisterio. I riti del pugilato si consumano alla palestra di San Felice e al Teatro Manzoni. La pallacanestro trova spazio, quando riesce, nelle brevi. E otto righe esatte, domenica 1 dicembre di quell’anno, raccontano l’inizio di un’epoca: “Nel tardo pomeriggio, alle 18, i cestisti della Virtus, campioni d’Italia, disputeranno la prima partita del massimo campionato di pallacanestro ospitando il Foligno. La partita avrà luogo nel salone della Borsa Commercio di via Ugo Bassi. La Virtus preannuncia la seguente formazione: Vannini, Bersani, Ferriani, Girotti, Rapini, Cherubini, Negroni Cesare, Negroni Carlo”. È la grande “prima”, ma solo gli appassionati se ne accorgono. Per la cronaca, finisce 45-21 per i bianconeri.

È un anno di cambiamenti, in casa Virtus. Con Dondi ha detto basta anche Calza, e per il ricambio ci sono volti nuovi e giovani. Come quello di Ferriani, di Carlo Negroni. Come quello di Renzo Ranuzzi, che arriva dalla Timo, in tutti i sensi: gioca nella squadra e lavora come tecnico di centrale ai telefoni. È un folletto, ha il contropiede nel sangue, i compagni e gli amici lo chiamano “gatto”. Nel girone finale la Virtus inizia con una sconfitta casalinga con la Triestina. Cosa rara, e più avanti chiariremo perché. Ma poi va a vincere a Roma e a Venezia contro la Reyer, pareggia a Trieste e alla fine chiude in anticipo, perché né Roma né Reyer si presentano in Sala Borsa per il ritorno. Secondo scudetto, con Vannini ancora capitano e con Bersani, Cherubini, Ferriani, Girotti (quello che inventa il rito poi ripreso, usato e abusato della “mela”), Marinelli, Carlo Negroni, Cesare Negroni, Ranuzzi e Rapini. Gruppo che andrà anche a prendersi gloria al Torneo delle Nazioni a Nizza, all’epoca il più importante d’Europa, battendo Dolobra, Londra, Ginevra e Sparta Praga e cedendo solo in finale al St. Marie Guillotière di Lione.

A proposito di francesi. Succede altro, in Sala Borsa, nel ’47. Precisamente il 18 febbraio del ’47. Succede che un incontro tra Italia e Francia fa il tutto esaurito, riempiendo posti a bordo campo e galleria, e porta il nuovo verbo del basket in città. Porta, soprattutto, emozione e passione nuove di zecca. Con l’enfasi degli inni nazionali, il calore del tifo. Con quattro virtussini in Nazionale: Ferriani, Bersani, Marinelli e capitan Vannini.

Vince la Francia, che respira più da vicino, e già da qualche anno, il profumo del basket d’America: 36-28. Spazio alle cronache dell’epoca. Il “Resto del Carlino”: “Tanto entusiasmo all’inizio, nel salone della Sala Borsa ieri sera e tanta amarezza al termine dell’incontro con la Francia. La causa è presto detta: gli azzurri, cui evidentemente la maglia bianca non ha portato fortuna, hanno compiuto una gara in tono minore e tale lusso non era possibile contro una Francia che può essere definita la miglior formazione attuale d’Europa. Certo non mancano le scusanti: la partenza dei fratelli Stefanini, le indisposizioni di Fagarazzi e De Nardus e, ultima, quella di Radici. […] Troppo tardi Pasquini si è deciso a dar fiducia a Bersani: con questa formazione dall’inizio certo il divario sarebbe stato meno grave. Resta incontrovertibile il fatto che i francesi sono specialisti che, almeno attualmente, superano di una testa i nostri: hanno assimilato la tecnica americana e Busnel domina in mezzo al campo con la sua calma e il suo esatto tiro in canestro”. Comunque, un’occasione di crescita e un successo. “Pubblico numerosissimo sugli spalti che ha vivamente applaudito allorché Marinelli e Busnel si sono scambiati i gagliardetti con i colori nazionali”.

 

QUEI PRODI

tratto da “Il Cammino verso la Stella”

 

(...)  il gruppo è sempre forte e leonino e poi altri grandi talenti premono, il già citato Ranuzzi, Ferriani e Negroni. Lo scudetto è in buonissime mani e fa niente se nelle ultime due giornate Reyer e Ginnastica Roma non vengono a giocare a Bologna.

L’annata si inizia male male (sconfitta interna con la Triestina), ma si conclude in gloria, ovvero due grandi vittorie a Venezia e a Roma e un provvidenziale pari a Trieste. E lo scudetto numero due non è affatto una cosa poi tanto ripetitiva perché è il primo scudetto conquistato in Sala Borsa, è il primo scudetto di una nuova era che in un certo contesto e in una certa atmosfera (quelle gallerie così atipiche…) propone nuovi personaggi, nuovi campioni, nuove suggestioni ed emozioni. E nel febbraio del ‘47 proprio la Sala Borsa ospita un incontro internazionale, Italia contro Francia e ci sono quattro virtussini in quell’Italia: Marinelli, Bersani, Vannini e Ferriani. Vince la Francia, d’accordo, ma vi lasciamo immaginare quando suonano gli inni e quanto la folla si gode il suo gran poker vestito d’azzurro…

LA REYER RINUNCIA ALL'INCONTRO CON LA VIRTUS

tratto da Stadio - 02/08/1947

 

Un vero colpo di scena è venuto a smuovere violentemente le acque della giornata cestistica di domani: la rinuncia della Reyer, che avrebbe dovuto incontrare la Virtus Bologna, in una partita chiave ai fini dell'assegnazione del titolo nazionale.

È la seconda volta che una squadra dichiara "forfait" di fronte alla Virtus all'ultimo momento, vale a dire quando tutto, e specialmente nel campo organizzativo, era stato predisposto per l'effettuazione della partita in programma.

Tali episodi non sappiamo come la F.I.P. li archivi e con quali considerazioni. Appare però chiaro che l'Ente che disciplina l'attività cestistica italiana, dovrebbe preoccuparsi di un tale stato di cose, e dovrebbe inoltre colpire con provvedimenti disciplinari i responsabili di gesti così poco seri e tanto poco sportivi. I quali altro non fanno se non nuocere alla diffusione di uno sport che sta facendo breccia nella massa, ma che procede con lentezza appunto perché attardato da episodi del genere.

Per venire ai riflessi che la rinuncia della Reyer avrà nella lotta per il titolo, bisogna dire che non resta che attendere l'esito dell'incontro fra Triestina e Ginnastica Roma, perché se i triestini vinceranno si renderà necessaria una partita di qualificazione fra loro ed i bolognesi. In caso di mancato successo della Triestina, la Virtus sarà nuovamente campione d'Italia.

Comunque appare chiaro che la inopinata rinuncia della Reyer è venuta a guastare la bellezza di una giornata sportiva da tutti molto attesa e che, lo ripetiamo, episodi del genere non giovano certo alla propaganda della pallacanestro.

LA TRIESTINA SCONFITTA A ROMA MENTRE LA VIRTUS CONSERVA IL TITOLO

tratto da Stadio - 04/08/1947

 

Dopo l'incertezza sullo svolgimento di questo incontro regnata negli ultimi giorni, è venuta fuori la grossa sorpresa.

Gli azzurri della Ginnastica Roma capovolgendo ogni previsione hanno battuto proprio sul traguardo del risultato gli antagonisti alabardati. Un solo cesto ha separato le due squadre al fischio finale della contesa. Sufficiente però per togliere alla Triestina ogni possibilità per il titolo che rimane così cucito sulle maglie degli atleti bolognesi della Virtus.

Infatti qualora la Ginnastica Trieste fosse passata sul campo romano in considerazione che la Virtus aveva vinto il suo incontro con la Reyer per rinuncia di questa, si sarebbe dovuto disputare la bella fra le due squadre appaiate nella classifica. La sconfitta dei triestini ha eliminato tale appendice: così senza ulteriormente faticare i bolognesi restano campioni d'Italia.

Giova riconoscere che i virtussini sono stati favoriti dai due forfait, di cui hanno beneficiato (Roma e Reyer) e che tali episodi non sono certo sportivi; necessario però riconoscere anche ai bolognesi il regolare comportamento in questo campionato che ha sollevato molti dissensi ma che in realtà nel suo risultato finale non può essere discusso.

V NERE QUOTATE IN "BORSA"

Il 3 agosto 1947, i bianconeri vincono il secondo titolo consecutivo giocando in via Ugo Bassi. Stadio, ovviamente, c'era...

di Ezio Liporesi – Corriere dello Sport – Stadio – 04/08/2020

 

La Virtus, già campione d'Italia nel 1946, comincia benissimo anche il campionato successivo. Il girone G, con Pallacanestro Fiorentina, Stamura Ancona, Foligno e Libertas Pesaro, è vinto senza macchie: otto vittorie, sedici punti, contro i nove della seconda, la Pallacanestro Fiorentina che accusa anche un punto di penalizzazione per non essersi presentata all'ultima gara in casa, proprio contro le V nere. Particolarmente significativa la prima gara, quella disputata il primo dicembre del 1946 contro il Foligno, perché rappresenta l'inizio di una nuova era. Ecco come veniva annunciato l'avvenimento: "Nel tardo pomeriggio, alle 18, i cestisti della Virtus, campioni d’Italia, disputeranno la prima partita del massimo campionato di pallacanestro ospitando il Foligno. La partita avrà luogo nel salone della Borsa Commercio di via Ugo Bassi. La Virtus preannuncia la seguente formazione: Vannini, Bersani, Ferriani, Girotti, Rapini, Cherubini, Negroni Cesare, Negroni Carlo". È la grande prima. Per la cronaca, finisce 45-21 per i bianconeri. Nel girone C di semifinale le cose sono un po' più complicate: due vittorie agevoli contro il Genoa, ma il vero avversario è il Como. In riva al lago i bianconeri perdono 34 a 32 e diventa decisiva quindi l'ultima sfida a Bologna, in programma il 5 giugno. Marinelli segna nove punti, sei a testa li realizzano Vannini, Ranuzzi e Rapini: il 27 a 22 finale qualifica la Virtus alla fase successiva; a parità di successi, il maggiore divario ottenuto dai bolognesi in casa li porta al girone finale, che comincia malissimo, con una sconfitta interna contro la Ginnastica Triestina, 27 a 30. La domenica seguente le V nere si riscattano vincendo a Roma contro la locale Ginnastica: il 33 a 31 è merito soprattutto di Rapini che mette a segno 13 punti, ma il canestro decisivo al campo del Muro Torto è merito di Carlo Negroni a dieci secondi dallo scadere. Un altro successo esterno, più netto, a Venezia contro la Reyer, 36 a 23, chiude il girone d'andata. Il ritorno si apre con terza trasferta consecutiva, a Trieste. V nere subito sotto 10 a 2, poi una reazione fino quasi al riaggancio, 12 a 10, ma alla pausa la squadra di casa ha di nuovo allungato, 15 a 10. L'inizio del secondo tempo è favorevole ai bolognesi, che passano a condurre 16 a 15. Si tratta, però, di una piccola parentesi, per la Ginnastica Triestina torna avanti 27 a 21. Con un impetuoso finale la Virtus, ad un minuto dalla fine pareggia a quota 27. Poi segna Radici per la squadra di casa e sarebbe la vittoria se i bianco-celesti non si lasciassero tentare da un'altra occasione, anziché palleggiare. Bersani, lanciato da Marinelli, pareggia, 29 a 29. Ancora una folata degli ospiti e Bersani, liberissimo, sbaglia. Non è ancora finita. L'arbitro coglie un fallo bolognese e accorda il tiro libero, ma Novelli sbaglia. Termina così in parità la gara. Il 27 luglio a Bologna la Ginnastica Roma non si presenta e le V nere vincono 2 a 0 per rinuncia. A una giornata dal termine bolognesi e triestini sono a pari punti in testa alla classifica con 7 punti, segue la Reyer con 6. L'ultima giornata è in programma il 3 agosto, ma già sullo Stadio del giorno due compare la notizia che la Reyer non si presenterà a Bologna, così le V nere ottengono un'altra vittoria per rinuncia. Un forfait che taglia fuori i veneziani dalla lotta per il titolo, ma Trieste è ancora in corsa: una vittoria a Roma porterebbe Virtus e Ginnastica Triestina a doversi contendere la vittoria nel campionato 1946/47 in una gara supplementare. Nella capitale succede l'imprevedibile: i padroni di casa, fanalino di coda senza nessuna vittoria e con un punto di penalizzazione per non essersi presentati in Sala Borsa, battono gli avversari 28 a 26, consegnando così lo scudetto alla Virtus. Questo il commento dello Stadio dell'epoca: " Giova riconoscere che i virtussini sono stati favoriti dai due forfait, di cui hanno beneficiato (Roma e Reyer) e che tali episodi non sono certo sportivi; necessario però riconoscere anche ai bolognesi il regolare comportamento in questo campionato che ha sollevato molti dissensi ma che in realtà nel suo risultato finale non può essere discusso". Secondo scudetto consecutivo per i bianconeri, che sono solo a metà di una serie che arriverà a quattro.

LA PRIMA GARA IN SALA BORSA DELLA VIRTUS

di Ezio Liporesi - 1000cuorirossoblu - 25/09/2020

 

Il primo giorno di dicembre del 1946 la Virtus, campione d'Italia in carica, fa il suo esordio nel campionato 1946/47. È la sua prima partita giocata nella Sala Borsa di via Ugo Bassi. Diventerà un luogo leggendario, il campo di casa, dove le V nere disputeranno dieci campionati, fino al 1955/56 vincendone cinque (i primi tre e gli ultimi due); e quando non riuscirono a vincere, vi stabilirono record impressionanti, come le trentacinque partite casalinghe consecutive vinte tra il 1949/50 e il 1952/53. Tornando a quella prima gara disputata nella Borsa Commercio (questo il nome dell'epoca), l'avversario è il Foligno e si gioca alle diciotto, agli ordini del signor Miccoli di Bologna in sostituzione dell'arbitro ufficiale che non è mai arrivato. I bolognesi lamentano una grave assenza, quella di Giancarlo Marinelli, mentre è in campo Cherubini, in dubbio fino all'ultimo. All'esordio Carlo Negroni, figlio di Mario, presidente in quel periodo della sezione pallacanestro dopo essere stato Segretario Generale della S.E.F. Virtus e prima di tornare ad esserlo. A suggerire al padre la Sala Borsa come campo per la Pallacanestro fu proprio Carlo, che vincerà tutti gli scudetti conquistati in via Ugo Bassi, come lui stesso ci ha raccontato di recente: "Quando dopo la guerra ci fu la necessità di trovare un campo che sostituisse la non più disponibile Santa Lucia, fui io durante un ballo in Sala Borsa ad avere l'idea che avremmo potuto giocare lì. Mio padre che era anche Presidente della Provincia si attivò e quello divenne il campo di tanti successi". In campo per la Virtus anche il fratello di Carlo, Cesare, poi il capitano Vannini, il già citato Cherubini, Bersani, Ferriani, Rapini e Girotti. Le cronache del giorno dopo parlano del giovane Ferriani, come di un atleta veloce, scattante, preciso nei passaggi, rapido nello smarcarsi, tra i migliori in campo. Poi ottimi Bersani e Vannini, magistrali nell'applicare la difesa a zona, rendendo difficile agli avversari la via verso il canestro. Buone pure le prove del lungo Rapini, ottimamente centrato nel tiro, del vecchio ma sempre inesauribile Girotti e del classico Cherubini. Subito un buon inizio dei virtussini che si portano in netto vantaggio con rapide triangolazioni e ripetuti canestri di Rapini e Girotti. Il primo tempo si conclude sul punteggio di 24 a 9. Nella ripresa la squadra umbra prova a contenere il divario, ma la gara si conclude 45 a 21 per i bolognesi.

Ecco il tabellino di quell'incontro:

Virtus Bologna: Vannini (cap.) 5, Bersani 4, Ferriani 4, Rapini 10, Girotti 8, Cherubini 2, Negroni Carlo 6, Negroni Cesare 6.

A. S. Foligno: Damiani (cap.) 4, Paoli 1, Mariani 2, Palma 8, Ponti 6, Checcarelli.