STAGIONE 2018/19

 
Fedrigo, Largo, Baldi Rossi, M'Baye, Qvale, M. Berti, Kravic, K. Martin, Sacripanti, Griccioli
 
Aradori, Cournooh, Pajola, Taylor, Punter, Cappelletti

 

 

Segafredo Bologna

Serie A:

Play-off:

Coppa Italia: eliminata ai quarti di finale

Champions League

 


N.
nome ruolo anno cm naz note
0 Kevin Punter G 1993 190 USA  
1 Kelvin Martin A 1989 195 USA  
6 Alessandro Pajola P 1999 194 ITA  
7 Tony Taylor P 1990 183 USA  
8 Filippo Baldi Rossi A/C 1991 207 ITA  
9 Alessandro Cappelletti P 1995 185 ITA  
11 Dejan Kravic C 1990 211 BIH  
21 Pietro Aradori G 1988 196 ITA  
23 Matteo Berti C 1998 212 ITA  
24 Amath M'Baye A 1989 206 FRA  
25 David Cournooh P 1990 187 ITA  
33 Gora Camara C 2001 212 SEN  
41 Brian Qvale C 1988 210 USA  
Solo amichevoli: Niccolò Venturoli
             
  Stefano Sacripanti All     ITA  
  Giulio Griccioli Vice All     ITA  
  Cristian Fedrigo Vice All     ITA  
  Mattia Largo Ass     ITA  

 

Partite della stagione

Statistiche di squadra

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

Foto di gruppo al raduno (foto tratta da www.virtus.it)

VIRTUS, UN DOSSIER PER I  NUOVI ARRIVATI

tratto da bolognabasket.it - 03/09/018

 

“La Virtus siamo noi”, ovvero un vademecum per i nuovi arrivati. Pensata e scritta dal DS Marco Martelli, con il beneplacito di Alessandro Dalla Salda e di coach Pino Sacripanti, a tutti i nuovi acquisti di casa Virtus è stata consegnata una “guida” che – andando oltre un regolamento interno standard – spiega che cos’è e cosa è stata la Virtus. Luca Sancini su Repubblica spiega che questo dossier di 40 pagine si apre con le famose parole dell’Avvocato Porelli “Il nostro è un club legato alla terra, alla gente, alle tradizioni. Abbiamo le maglie bianconere, la Vu sul petto e la gente si identifica in questa squadra. Per questo c’è una passione che è superiore a quella che c’è da altre parti. Siamo un club diverso da altri in quanto ci sono dei principi, dei canoni e degli schemi che alla Virtus devono essere rispettati. Poi la storia del club, con i grandi campioni che hanno giocato qui, da Ginobili a Richardson, le maglie ritirate (Brunamonti, Danilovic e Villalta), la storia della città, e poi indicazioni più pratiche come le norme comportamentali e l’organigramma della Virtus tutta, da Massimo Zanetti e Alberto Bucci in giù. Tutto per facilitare l’ambientamento dei nuovi giocatori, e per far loro capire dove sono arrivati.

VIRTUS - FORTITUDO 81-60, IL DERBY SORRIDE ALLE V NERE

tratto da www.ilrestodelcarlino.it - 15/09/2018

 

“Non esistono derby amichevoli”, svetta in cima a curva Calori, il settore bianconero. A queste latitudini mai verità fu più vera, perché massima serie o serie cadetta non fa alcuna differenza. Da qualunque prospettiva la si guardi, derby è e derby sempre sarà. Anche se la ricompensa non è un tricolore, a Basket City la fierezza ha lo stesso valore di uno scudetto e così la sesta edizione del Memorial Gigi & Paola Porelli ha stipato le gradinate del ‘Madison’ per lo scrimmage tra le antagoniste di Bologna, con la Virtus che fa sua la sfida 81-60.
Passerella di autorità e vecchie glorie per l’ennesimo capitolo della saga bolognese, come Stefano Pillastrini, che le galassie le ha esplorate entrambe. “È una bella occasione per vedere due belle squadre -spiega il tecnico ferrarese, ex head coach di Treviso- e ovviamente l’occasione di tornare a Bologna a salutare qualche amico. Anche se ho allenato la Virtus sono nato in Fortitudo, quindi non parteggio per nessuno. Il derby dà grande motivazione a tutti i giocatori, che si preparano al meglio alla prossima stagione. Io spero di vedere nuovamente questa sfida nella massima serie”. 
A ricordare l’avvocato ed ex presidente bianconero Gianluigi Porelli arrivano le parole di Alberto Bucci. “Parliamo di un personaggio che ha dato una svolta al basket -dice il numero uno della Vu nera- e che era 10 anni avanti a tutti. Ci credeva ed era legato come pochi alla Virtus. E in questa giornata di festa è un dispiacere non vedere la Fossa dei Leoni, perché se i derby diventano una lotta non c’è più divertimento. Non c’è in palio nulla e sarebbe stato bello che fosse la festa di Bologna”. 
A questo proposito spicca infatti l’assenza della Fossa (che nei giorni scorsi ha pubblicamente comunicato le ragioni della sua rinuncia), il cui settore di via Nannetti è stato parzialmente riempito dagli Unici (circa 500 il numero totale dei tifosi nello spicchio biancoblù: 4913 il computo totale del PalaDozza). 

È la stracittadina degli ex Virtus Guido Rosselli e Kenny Hasbrouck, oggi sulla sponda fortitudina e subito in campo insieme a Fantinelli, Mancinelli e Leunen: per la Virtus lo starting five è composto da M’Baye, Qvale, Punter, Taylor e Martin. L’inizio è una giostra di errori al tiro e palle perse da ambo le parti, prima che Mancinelli apra le danze e che Rosselli e Fantinelli in alley-oop rispondano a Punter (2-6). Due liberi di Qvale e i 5 punti filati di Taylor portano avanti la Vu nera per la prima volta, che col semigancio di Punter danno una prima spallata alla Effe e costringono Martino al time-out (11-6). Ma la sinfonia non cambia e Taylor suona l’assolo che apre la forbice sul 16-6, accorciato dai tiri liberi di Rosselli e Venuto (16-9). Di Punter la firma sulla sirena del 19-9 col quale ha termine la prima frazione. 

2+1 di Rosselli e la Effe riduce il divario a inizio secondo quarto, ma la replica di Baldi Rossi, bene in post basso contro Leunen e Mancinelli, riporta in quota la formazione di Sacripanti: Qvale appoggia al vetro e la Virtus vola a +13 (25-12). Martino prova a smorzare l’entusiasmo col time-out e ridà spazio a Fantinelli: Rosselli sblocca i biancoblù, ma il gancio di Qvale, la tripla di Taylor e il 4-0 di Martin solcano risolutivamente il gap, corretto dal 4-0 di Kravic (38-16). È un break che ha il sapore del knockout tecnico e la Virtus va a riposo sul +24 (42-18). 

A celebrare l'inizio della ripresa ci pensa il botta e risposta fra Hasbrouck e Punter, che portano il punteggio sul 46-25: 2+1 di Qvale, bomba di Punter ed Effe doppiata 52-25. Martino ordina allora la zona per provare a tenere la Virtus lontana dall’area pitturata, ma la sostanza non cambia: Taylor ha il passo più veloce di Fantinelli e una mano micidiale e la Vu nera resta in quota (61-34). Hasbrouck prende fiducia dalla lunga e segna la quarta tripla della frazione, che col layup di Fantinelli diventa il -22 (61-39): la terza palla persa consecutiva bianconera obbliga Sacripanti al time-out. Hasbrouck è irrefrenabile e riaccende la Fortitudo (61-41), prima del 5-0 firmato Baldi Rossi-Cappelletti che chiude la penultima frazione 66-41. 

Da qui in poi la Virtus amministra senza affanno e castra ogni tentativo di parziale avversario: d’altro canto erano questi i valori che ci si aspettava di vedere in una sfida fra due avversarie che navigano a una categoria di distanza. Finisce 81-60, con la Virtus che spadroneggia e onora meglio che poteva il ricordo della famiglia Porelli. 

Virtus trionfatrice al Torneo di Jesolo (foto tratta da www.virtus.it)

TUTTO BENE SE FINISCE BENE

di Walter Fuochi - fuochi.blogautore.repubblica.it - 09/10/2018

 

Sinistramente simile alla partita d’esordio di un anno fa, che la Virtus prima dominò e poi scialò a Trento, soverchiata fisicamente in un finale da incubi, questa di Trieste ha avuto anzitutto un esito diverso, procurando la vittoria. Non è poco, o è quanto deve bastare per rallegrarsene, in casa bianconera, anche ripensando che molto si potesse, o si dovesse, fare meglio. Squadre nuove non si formano in un amen, e semmai era stato di sorprendente qualità ed efficacia un primo tempo di esecuzioni facili, quasi irridenti, dopo rapidi giri di palla. Nella ripresa, calata la mira, il peccato mortale è stato quello di attingere poco bottino dentro l’area: il che, nella saldatura con una difesa della zona rossa a sua volta molto friabile, ha bocciato un reparto lunghi senz’altro meno produttivo del previsto. Anzi, perfino intimidito dagli assalti della mezza Trieste che, con orgoglio, ma anche con lucida padronanza tattica, ha alzato le mani solo all’ultimo secondo. Qvale ha mostrato tutti i suoi giorni di sosta forzata, Kravic non ha imposto né stazza né tecnica, qualcosa ha rimediato Baldi Rossi, qualcosa ancora, ma dovrà essere di più, nelle piastrelle calde, Martin. Buon per la Virtus, l’hanno vinta i tiratori.

E dunque tocca ora lasciare anche l’indomani impresso dell’immagine più vivida della notte, e cioè la prestazione strepitosa di Punter, 29 punti in 22 minuti (pure pochi, certo), con 9 centri su 9 spari, da andarsi a sfogliare il libro dei record, e l’ultimo gol partita che rimarrà stampato in qualche memoria. Raccontano che andasse poi chiedendo, ieri notte, l’uomo che non ha sbagliato un colpo, dove mai potesse andare oggi a provare qualche tiro, tanto per tener oliata la carabina. Prime punte non si nasce, o lo fanno pochissimi. Più spesso lo si diventa, regolandosi con il mestiere a questo modo, incartando la serata perfetta e sapendo che domani, un altro giorno, imporrà nuove sfide e nuovi ostacoli. Un domani che sarà, per la Virtus, il ritorno in coppa, al PalaDozza, contro i lituani di Klaipeda. Fatto coi due punti caldi di Trieste nelle tasche aiuterà ad averci dentro meno ansie.

 

K. Martin, M'Baye, Qvale, Baldi Rossi, M. Berti, Kravic

Cournooh, Aradori, Punter, Taylor, Cappelletti, Payola

(foto tratta da www.virtus.it)

 

TAYLOR GUIDA LA PRESA DI AVELLINO

96-90 con un esaltante ultimo quarto (30 punti segnati), Segafredo incontenibile

di Walter Fuochi - bologna.repubblica.it - 21/10/2018

 

Una Virtus da non credere, quando ormai c’è più poco da sperare in un suo successo, ribalta il mondo. I pronostici e Avellino, anzitutto: sbancata con un 96-90 di grana purissima. L’ultimo quarto bianconero è da urlo. 30 punti segnati, inventando di tutto, al traino del magnifico Taylor, che sfida il mondo e lo butta giù. Triple, entrate, assist, da un -7 che pare tombale, in superiorità fisica irpina, senza Qvale a fare diga in area, la squadra lo segue e rovescia la partita, conquistando due punti puliti, nitidi.

E non c’è solo un attacco da 96 punti, ma anche una difesa che, nella stretta finale, tiene Avellino a quasi 5 eterni minuti senza gol in azione: da 85-81 a 88-92, quando entra un tap quasi involontario di Nichols per l’ultimo brivido: -2 a 22”. La Virtus non trema di nuovo: fa partita coi liberi e strappa due punti di platino. Taylor (8/17 più 5 assist) è l’uomo della ribellione, Punter (8/16) il solito braccio armato, Martin la dinamo che procura sempre energia (6/8 più 11 rimbalzi). Gli altri corredano, dal bel M’Baye iniziale, all’Aradori che s’accende e si spegne (4/11), soprattutto a Kravic (6/8), che nel finale riceve e imbuca e, dietro, inibisce.
 

Cronaca. Per tutto il primo tempo la Virtus tiene il naso avanti. Non è poco, in una partita di grandi attacchi: quello di Avellino lo era notoriamente, quello della Virtus s’adegua al meglio. Toccati anche i 7 punti di vantaggio, la Segafredo ne conserva due al thè, quando i suoi esterni hanno tirato meglio e la zona dell’intero secondo quarto sfidato i trepuntisti irpini non ispiratissimi (3/13 al 20’). Qualche differenza l’ha fatta Costello in area: Qvale, il collega pivot, è rimasto a casa, e si sente. Per il resto, alla micidale transizione di Cole e alle folate di Caleb Green, la Vu oppone un bel M’Baye e un Punter che va a cercare punti ovunque. Ne ha 12 al tè, nel 19/36 globale. Di là, 13 Costello e 10 Cole.

Ripresa. Anche Kravic pare fuori uso, da pivot ci prova Baldi Rossi. C’è subito Punter, per un nuovo +5, ma non dura. Sale Filloy, punti e assist, senza gioco interno la Virtus sbanda, appena cala la mira dei piccoli. Avellino vola in campo aperto: anche Costello, per il sorpasso. 56-53. La Sidigas stampa un letale 11-0 prima che il ritrovato Kravic suturi, sul 61-53. Con Martin la Vu ha cuore e muscoli per risalire: 65-63. E 70-66 al pitstop.

Ultimo giro. La Vu s’aggrappa alle tende, ha un -4 a 7’ con una tabellata di Taylor e un -3 con un suo assist per la schiacciata di Kravic. Avellino lucra tesori sul bonus. Taylor dilaga, di là Cole gli risponde. E’ un duello loro, esclusivo, due pistoleri all’ok Corral. Kravic pareggia a 85, Taylor sorpassa in entrata. +2 a 3’45”, poi Punter. +4, e +6, con un 10-0, a 1’50”. La Virtus fa pure muri impensabili in difesa, la Sidigas non segna più. Con 3 liberi Avellino a -3 a 45”. Con uno Kravic a +4, poi un tap in di Nichols. -2. Ma Avellino finisce lì. Coi liberi, la Vu incarta e porta a casa.