A. J. GUYTON

(Arthur James Guyton)

AJ Guyton a colloquio con Consolini

nato a: Peoria (USA)

il: 12/02/1978

altezza: 188

ruolo: guardia

numero di maglia: 18 e 20

Stagioni alla Virtus: 2004/05

Statistiche individuali del sito di Legabasket

biografia su wikipedia

 

LA VIRTUS UFFICIALIZZA L'ARRIVO DI A.J. GUYTON

www.virtus.it - 20/08/2004

 

Il giocatore A.J. Guyton disputerà la prossima stagione con la maglia della Virtus.
"è stata una trattativa forse un po' troppo lunga - dice il Gm Massimo Faraoni - con qualche intoppo legato agli aspetti economici del suo contratto, ma alla fine A.J. ha accettato la nostra offerta. è sicuramente un buon giocatore, che ha dato fin da subito la sua disponibilità a giocare nella Virtus: siamo soddisfatti di questa operazione, con Guyton la squadra è al completo."
A.J. Guyton, nato il 13 febbraio '78 a Peoria, è alto 187 centimetri. Buon tiratore dall’arco, è uscito nel 2000 dal college di Indiana, dove ha disputato 4 anni di Ncaa, il primo a 13.8 di media, l'ultimo a 20.5 punti. Al draft Nba è stato scelto al secondo giro dai Chicago Bulls, con il numero 32. Con la franchigia vincitrice di 6 anelli negli anni '90, A.J. ha firmato un biennale: nelle due stagioni ai Bulls, 6 punti e 2 assist a gara. Nel 2002/2003 si è trasferito prima ai Lakers, poi a Golden State, e successivamente nella NBDL, con le maglie di Mobile Revelers e Huntsville Flight. A fine marzo 2003 è stato ingaggiato dalla Fortitudo, con cui ha giocato la fase finale della regular season e un ottimo playoff (a 13.9 di media), distinguendosi specialmente nei quarti contro l’Oregon Cantù. All’Hapoel Tel Aviv ha iniziato la scorsa annata, per poi tornare alla Fortitudo nel girone di ritorno del campionato italiano, disputando un playoff da 15.5 punti a partita.

 

LA VIRTUS PRESENTA A.J. GUYTON

www.virtus.it - 06/09/2004

 

In due giorni ha svolto 4 allenamenti, prima di presentarsi in mattinata ai giornalisti: Aj Guyton, ultimo acquisto delle Vu nere, ha iniziato oggi ufficialmente la sua avventura in maglia Virtus. Accanto al giocatore di Peoria, c’erano Andrija Gavrilovic e Giordano Consolini, che ha preso la parola per primo: “Le condizioni di Guyton, secondo il nostro preparatore atletico, sono soddisfacenti: – ha detto il tecnico - domani sera sarà in campo con i compagni. Aj per noi sarà un punto di riferimento, anche se non sarà il solo. L’ho visto molte volte l’anno scorso in Eurolega, e mi ha colpito per la sua capacità di fare punti, e per una qualità, quella di conoscere il significato di parole come squadra e difesa.” Introdotto dal coach, Aj spiega subito le ragioni del suo approdo in bianconero: “Della Virtus conosco una cosa prima di tutto, ovvero scudetti e trofei. Sono molto felice di essere qui, amo Bologna, che per me è una seconda casa, e perciò la scelta è stata davvero semplice. Essere qui fin dall’inizio della stagione vuol dire conoscere ora coach e compagni, senza dovermi inserire a campionato iniziato. Vuol dire che diventeremo una squadra, tutti assieme”. Alle domande sulla responsabilità di essere una delle punte della Virtus, Aj risponde con le idee chiare: “So che ci sarà pressione, molta pressione, anche se non sarò l’unica punta, essendoci gente come Davison e Brewer. Ma questa situazione, in ogni caso, non mi è nuova. So cos’è la pressione fin dai tempi dell’Università a Indiana, dove mi allenava Bobby Knight, un coach che, con i suoi metodi, mi ha reso la vita e la carriera più facili. Già ad Indiana capii che l’unica ricetta per sopportare la pressione è quella di cercare sempre di rendere al massimo”.

 

A.J. PER SORPRENDERE ANCORA

di Daniele Labanti - Bianconero - 03/2004

 

Chi era l’Arthur James Guyton versione a stelle e strisce? Ne ha fatta di strada, da quel giorno in cui alla Sterling Middle School di Peoria, Illinois, il coach della squadra gli fece capire di lasciare perdere. Per tutti era un bravo ragazzo, ma non sarebbe mai diventato un giocatore. Piccolino, magrolino, con la faccia buona. Non il prototipo del campione di domani, insomma. Ma Arthur James Guyton, cresciuto in una famiglia unita, voleva essere un giocatore: aveva un fuoco dentro capace di bruciare chiunque e arrivato alle superiori, se ne accorsero. C’era il provino, decine di ragazzini volevano far parte della Peoria Central High School, un’istituzione in città. Mamma Guyton gli disse di star tranquillo anche se non l’avessero preso, dentro di sé pensava che non ce l’avrebbe fatta. Invece, il piccolo AJ distrusse tutti e si conquistò il posto,

iniziando il suo grande volo verso il professionismo. Peoria è un paesone spalmato sul fiume Illinois, a quattro passi da Springfield. La patria del basket, insomma. E dopo aver fatto mirabilie alla Central High School, sui binari di una grande sfida con l’altra stella cittadina Mike Robinson della Peoria Riverwoods, Guyton decide per il grande salto: lo vuole Bobby Knight a Indiana, i mitici Hoosiers, una squadra leggendaria in tutti gli Stati Uniti. Un piccoletto così apparentemente gracile, cosa ci va a fare tra le mani dell’orco Knight? Evidentemente, Guyton ha qualcosa dentro che altri non hanno. I metodi del coach d’Indiana sono a dir poco spigolosi. Quando è infastidito, cioè dodici mesi l’anno, insulta tutto l’albero genealogico dei suoi giocatori, quando è arrabbiato, e può capitare, usa il parquet come latrina per spiegare l’opinione che ha di loro. Succede davvero, non sono leggende. Molti, infatti, hanno denunciato pubblicamente alcune vicende dello spogliatoio. Guyton, però, l’ha sempre difeso: “Crescere a Indiana m’ha fatto diventare un giocatore, mi ha dato una mentalità e un vantaggio rispetto agli altri. So approcciarmi con il giusto spirito alle cose che faccio”. Al primo anno, ha chiuso la stagione con 13,6 punti di media, diventando il secondo giocatore nella storia degli Hoosiers a finire il campionato con almeno 400 punti, 100 rimbalzi e 100 assist. È nata una stella. Guyton non ha il prurito da Nba, vuol finire gli studi e giocare quattro anni al college. Le sue cifre crescono sempre, Indiana è come una famiglia, tutti i dubbi dell’AJ bambino paiono svanire. È un All America. Ma la Nba, quella è un’altra cosa. Lì, tutto torna a galla. “È troppo piccolo”, dicono. “Non può giocare”, sussurrano. Però, questo ragazzino fa sempre canestro, il suo tiro fa male. E gioca, anche, perché la scuola degli Hoosiers fabbrica giocatori e non solo specialisti. Ai camp predraft, il suo atteggiamento piace: non pensa solo a mettersi in luce, coinvolge anche gli altri. Scelta vincente, i Chicago Bulls lo scelgono col numero 32 nel 2000. Una gran festa, parte l’avventura Nba addirittura vicino casa, nella franchigia che fu di Michael Jordan. “Non ero preoccupato – dirà – perché sono sempre stato sicuro di poter giocare. Sapevo che prima o poi sarebbe arrivata l’occasione giusta, così avrei smentito tutti coloro che non credevano in me, dimostrando che si sbagliavano. Era solo questione di tempo”. Così, il Guyton che si vede in giro, sempre introverso, riflessivo, immerso nei suoi libri e nella sua musica, è in realtà uno che non s’arrende. Mai. Ha speso ogni goccia di sudore per difendere il suo posto nella Nba, poi ha trasvolato l’oceano per continuare a giocare, a segnare. Adesso, alla Virtus, vuol anche vincere.

GUYTON GETTA LA MASCHERA: "NEI PLAYOFF DIVENTO UN ALTRO"

Alle 18,15 gara 2 con Caserta: l'americano punta a ripetere l'exploit di venerdì. "In gare così cambia tutto, io ho azzerato la memoria e trovato concentrazione. L'arma in più è Consolini, ha sempre difeso tutti"

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 30/04/2005

 

Potrebbe essere un personaggio da Guerre Stellari, dove il Bene e il Male sono in lotta perenne ma, talvolta, si confondono. O, molto più semplicemente, è un giocatore che riceve la scossa giusta quando sente pronunciare la parola magica: playoff. Difficile capire come il Guyton attivo, preciso e spietato di gara-uno con Caserta sia lo stesso A.J. che, con Capo d'Orlando, è apparso un oggetto misterioso. Ma, forse, Arthur James è così: prendere o lasciare.

Guyton, torniamo per una attimo a venerdì sera.

"Ho tirato, fatto canestro e preso fiducia".

Qual è la differenza tra il Guyton dell'altra sera e quello di un paio di settimane fa?

"Anche nelle due precedenti stagioni ho avuto un rendimento così. Nei playoff mi esprimo al meglio".

C'è una spiegazione?

"È difficile, anche perché questo è il primo anno che spendo interamente in Europa. In precedenza ero arrivato a stagione in corso".

I playoff cosa rappresentano?

"Un momento diverso della stagione. Anche dal punto di vista emotivo. Bisogna essere più concentrati ma, più in generale, è tutto il contesto che risulta diverso".

Arduo però capire un rendimento così diverso.

"Credo non debbano essere trascurati alcuni aspetti".

Quali?

"Negli ultimi tempi abbiamo inserito tre nuovi giocatori. Già è difficile inserire un nuovo elemento a stagione in corso, figuriamoci tre. E poi, negli ultimi tempi, io, ma anche i miei compagni, abbiamo lavorato in prospettiva playoff. A un certo punto è stato chiaro che con Capo D'Orlando non c'era più nulla da fare. Così, anziché sui risultati, ci siamo concentrati su altri fattori come la ricerca della chimica giusta".

Cosa pensa dello slogan scelto dalla Virtus per affrontare i playoff: "Don't worry, play happy"?

"È un messaggio per tutto il campionato italiano: meno esagerazione".

Qual è il suo segreto?

"Cancellare tutto. La stagione regolare è finita. Inutile pensare a quella volta in cui ho giocato male. Cancellare tutto: ripartire da zero e massima concentrazione".

Non le dispiace aver mancato il primo posto?

"Un po' di rammarico c'è. Perché il primo posto è la promozione diretta in serie A era il primo obiettivo. Capo d'Orlando ha avuto un ritmo incredibile. Hanno vinto una partita dietro l'altra, portando a casa le sfide più difficile. Bravi loro".

Dopo i 35 punti del'altra sera ci aspettiamo il bis.

"Io, invece, mi aspetto una difesa più chiusa. Non è importante che io segni 35 punti. Ma che mi randa utile".

Quanto ha influito un coach che, a dispetto delle critiche, anche nostre, l'ha sempre difesa?

"Per me è stato importante. Se non hai qualcuno che crede in te è tutto più difficile. Consolini è stato bravo perché quando abbiamo perso ha sempre difeso tutti. Non solo me, ma anche i compagni. Si è sforzato nel trovare una visione positiva".

Si è mai sentito a un passo dal taglio?

"Fa parte del gioco, cerco sempre di fare il massimo. Per questo resto tranquillo. E poi sono convinto che la Virtus abbia disputato una buona stagione. Che non è stata grande solo per quello che ha fatto Capo d'Orlando".

Fiducioso?

"Sì. Abbiamo talento, dobbiamo giocare insieme. Se rimaniamo uniti è un bell'inizio. Abbiamo una bella occasione per vincere i playoff. Abbiamo iniziato bene, ma sorgeranno problemi e difficoltà. Sarà fondamentale affrontarli, senza lasciarci schiacciare dal loro peso".