ALESSANDRA TAVA

Alessandra Tava al momento della firma (foto tratta da www.virtus.it)

 

 nata a: Voghera (PV)

il: 08/09/1991

altezza: 183

ruolo: ala/centro

numero di maglia: 11

Stagioni in Virtus: 2019/20

DANIELE CAVICCHI

 (foto tratta da www.virtus.it)

Nato a: Bologna

Il: 17/06/1980

Stagioni alla Virtus (come viceallenatore): 2005/06 - 2006/07 - 2007/08 - 2011/12 - 2012/13 - 2013/14 - 2014/15 - 2015/16 - 2016/17

 

 

 

ALESSANDRA TAVA NUOVO ACQUISTO DI VIRTUS SEGAFREDO

tratto da www.virtus.it - 26/08/2019

 

Alessandra Tava (08/09/1991), Ala/Pivot di 183 cm, vanta 19 presenze totali in A1 con le maglie di Orvieto (2012/2013) e Virtus Spezia (2014/2015); ha vestito nel 2015 la maglia della Umea BSKT, squadra militante nel massimo campionato svedese, giocando 16 partite e debuttando in Eurocup.
Con le squadre di club ha conquistato 3 promozioni in A1 e 1  Coppa Italia di Serie A2.
Con la maglia della nazionale Italiana ha conquistato 1 medaglia d’oro all’Europeo Under-16 Div. B del 2007.
Nell’ultima stagione disputata, terminata con la promozione in massima serie, Alessandra ha ricoperto un ruolo da protagonista, dimostrando grande intelligenza e lucidità nella gestione dei momenti delicati della partita, giocando un totale di 37 partite e registrando una media di 10,7 punti e 1,1 assist.

TAVA: “ABBIAMO L’ENERGIA GIUSTA. DIFFICILE SPIEGARE COSA SI PROVA CON LA V SUL PETTO”

tratto da bolognabasket.it - 13/09/2019

 

Ospite di Black and White, in onda ieri sera su RadioBolognaUno, Alessandra Tava ha parlato dei primi giorni della Virtus femminile. Ecco le parole della lunga bianconera.

Come stai e quali sono le tue prime sensazioni? “Fisicamente sto sempre meglio, da un po’ di giorni ho ricominciato a correre e ho fatto pezzi di allenamento con le altre. La prossima settimana conto di tornare in gruppo. Sono stata agli allenamenti: è difficile spiegare cosa significa allacciarsi le scarpe e vedere la V sulla maglietta. C’è l’energia giusta, siamo in pre-season e dobbiamo conoscerci, nonostante ci siano 5 persone che giocano insieme già da un po’. Ci vorrà del tempo ma le sensazioni sono sicuramente positive.

Obiettivi per la nuova avventura? “In questo momento non possiamo assicurare risultati, non per mettere le mani avanti ma perché in questo momento ci sono squadre già ben costruite e avviate in serie A. Quello in cui ci impegneremo sarà mettere tutto noi stesse: faremo di tutto.

Differenze tra A2 e serie A? “Tre straniere a livello fisico fanno la differenza. Nel mio ruolo, soprattutto, il divario fisico tra A2 e A è ampio. A livello tecnico non è così ampia la differenza, tranne qualche caso particolare. Un’altra differenza sta nella velocità delle giocate: per esempio se prima in A2 avevo un secondo e mezzo per tirare, ora devo ragionare avendone uno solo. “

Tante giovani anche in ambito femminile, un argomento tanto dibattuto nel panorama cestisti italiano: “Un tasto delicato: la paura principale secondo me è quella di bruciare le tappe inserendo giocatori giovani in un contesto più grande di loro. Si dovrebbe guardare la persona, non l’età: in campo ci sono di 16 anni molto più maturi di 30enni che meriterebbero palcoscenici importanti. È un discorso che va affrontato caso per caso. Tanti giovani all’estero? Io sono a favore delle ragazze che decidono di completare gli studi e giocare a basket all’estero. È un’esperienza di vita, ne vale la pena. Le giocatrici che sono tornate dall’estero hanno dimostrato passi in avanti e miglioramenti negli ultimi anni. Io ho giocato in Svezia da straniera e adesso con le ragazze straniere che sono arrivate in Virtus sono portata a fare una domanda in più o a dare un consiglio in più, che può sembrare scontato ma non è così.”

TAVA: GIOCARE IN VIRTUS E’ PIU’ DI UN SOGNO, SONO ONORATA

tratto da bolognabasket.it - 12/10/2019

 

Alessandra Tava è stata sentita da Andrea Grossi su Stadio. Un estratto dell’intervista.

“Giocare in Virtus? Verrebbe da dire che è un sogno che si avvera ma in realtà è molto di più, non ero mai arrivata a sognare così in grande perché la Virtus femminile non esisteva. Negli ultimi anni mi sono persa davvero poche partite della Virtus in casa e quando andavo a Palazzo con Federica Nannucci ogni tanto capitava di fantasticare di come sarebbe potuto essere bello scendere in campocon quella maglia e quel tipo ma era pura immaginazione, pura immaginazione che è diventata realtà. E non smetteremo mai di ringraziare il Dottor Zanetti, Luca Baraldi e Paolo Ronci per la possibilità che ci hanno offerto. Le emozioni che si provano sono indescrivibili. E’ una maglia importante da indossare, siamo onorate di poter scendere in campo con la V nera sul petto E questo ci dà tanta responsabilità, vogliamo portarla con orgoglio e passione.
Il nostro obiettivo? Il primo è sicuramente la salvezza. Da neopromosse credo sia giusto così, ovviamente però ci piacerebbe riuscire ad arrivare il più alto possibile e solo il lavoro quotidiano insieme alla voglia di migliorarci può darci risultati. Aggiungo anche che ci piacerebbe far innamorare Basket City anche della pallacanestro femminile.
Il Paladozza? Solo il pensiero mi fa battere un po’ più forte il cuore. In quel campo si respira la storia della pallacanestro italiana e il pensiero che sia il nostro campo di casa è davvero emozionante. Non vedo l’ora di salire le scale e trovarmi in mezzo al campo. Mi sentirò molto fortunata. Spero che ci possa essere tanto pubblico anche alle nostre partite perché sarebbe bello sentire il calore della città nel nostro esordio casalingo. Il nostro cuore batte già forte e speriamo che tante persone si possano appassionare anche alla Virtus femminile”

 

UN SOGNO CHIAMATO VIRTUS

di Alessandra Tava - pinkbasket.it - 19/11/2019

 

Sono una giocatrice di basket, ma prima di essere una giocatrice sono un’appassionata di sport.

E proprio da appassionata, è difficile trovare le parole per spiegare cosa stiamo vivendo quest’anno noi ragazze della Virtus.

Ci siamo ritrovate a giugno senza più speranze, pensavamo seriamente che, ancora una volta, il nostro sogno dell’A1 sarebbe sfumato. Poi, da un giorno all’altro, ci siamo ritrovate giocatrici della Virtus Bologna. Ci siamo ritrovate davanti al cancello di Casa Virtus e ci siamo entrate in punta di piedi, emozionate, con una gran voglia di giocare e con tanti sogni nel cassetto da realizzare.

È sabato 19 ottobre.

Quello che per molti è un tranquillissimo sabato autunnale, per le mie compagne, e per me, è un sabato che non ha nulla di ordinario e normale.

No, questo è un sabato speciale.

Per la prima volta nella storia, una squadra di basket femminile scende in campo al Paladozza indossando la maglia della Virtus Segafredo Zanetti.

Sono le ore 13:00.

Il nostro capitano, Elisabetta Tassinari, ed io siamo già cambiate in spogliatoio, pronte a entrare in campo.

Questi non sono spogliatoi normali, qui si respira la storia della pallacanestro italiana ed europea; la strada che facciamo per raggiungere le scalette che portano al campo è stata percorsa da giocatori, allenatori, dirigenti che hanno lasciato il segno.

Adesso ci siamo anche noi qui.

È arrivato anche il nostro di momento.

Credo che per i giocatori della maschile sia ugualmente emozionante cambiarsi in questi spogliatoi e giocare su un campo come il Paladozza. Ma potete immaginarvi cosa possa voler dire per noi?

Una volta arrivate in prossimità della nostra panchina, ci allacciamo le scarpe e ci gustiamo il Paladozza vuoto; vedo gli occhi di Elisabetta increduli e i miei, che penso lo siano altrettanto.

Iniziamo con il classico tiro a coppie per scaldarci un pochino e, nonostante la tensione pre-partita, non riusciamo a smettere di sorridere.

Ogni tanto scappa un “È tutto vero?”.

Mentre tiriamo, inizia a entrare qualcuno dei Forever Boys per attaccare gli striscioni in curva dietro al nostro canestro.

E ancora: “È tutto vero?”

Oggi giochiamo presto perché, dopo di noi, ci sarà la partita dei nostri colleghi uomini.

Se qualche anno fa, o qualche mese fa, mi avessero detto che avrei potuto chiamare Milos Teodisic “collega”, e che avrei indossato la sua stessa maglia, mi sarei messa a ridere.

Rimango sempre quell’appassionata che guarda lo sport, ma soprattutto il basket in TV da quando è una bimba. E due o tre cose Milos in questi anni ce le ha fatte vedere.

Ma torniamo a noi, ci siamo quasi, la partita sta per iniziare e non potremmo esser più felici di avere la possibilità di giocare qui a Bologna, in questo campo, con questa maglia.

Questa città non è chiamata Basket City a caso. Qui davvero si respira l’amore e la passione per la palla a spicchi, da qui sul serio sono passati veri campioni, qui, al bar si sente parlare tanto di basket quanto di calcio e lo sappiamo tutti che in Italia non è una cosa normale.

È una cosa straordinaria.

È bello, davvero bello.

Ed è anche una responsabilità enorme e una sfida altrettanto grande essere giocatrici qui in questo posto speciale per la pallacanestro, indossando la V Nera sul petto.

Dopo la partita, abbiamo il privilegio di assistere da bordo campo al match dei ragazzi e per noi è come un allenamento supplementare: avere la possibilità di vedere così da vicino giocatori di questo livello è un’occasione da non perdere.

Ci guardiamo intorno e non vediamo nessun seggiolino vuoto a palazzo.

Le orecchie ci fischiano per i cori della curva.

In questo momento può sembrare utopia ma il nostro sogno è quello: un giorno, vedere il Paladozza pieno per noi.

Nel frattempo torniamo coi piedi per terra, torniamo alla realtà e pensiamo alla settimana che inizierà, quella che ci vedrà lavorare duro in palestra perché di strada ce n’è tanta da fare, perché vediamo questa opportunità che ci è stata data come un punto di partenza e non di certo come un punto d’arrivo.

Non daremo mai per scontata la fortuna che abbiamo di poter esser parte di tutto ciò.

Pensiamo alla settimana da iniziare da “virtussine”, non quelle che tifano in curva per gli uomini ma quelle che scendono in campo tutti i weekend con una maglia pesantissima da indossare, con una maglia bellissima.

Alessandra Tava

 

TALKING ABOUT... ALE TAVA!

tratto da www.virtus.it - 04/12/2019

 

Quando è nata la tua passione per il basket?

Guardando in TV i Chicago Bulls e Michael Jordan con mamma e papà quando avevo 5 anni

Se non avessi fatto lo sportivo, cosa avresti fatto?

Io ho studiato Comunicazione e ho la passione per la scrittura, il giornalismo, la radio. Credo che anche senza basket avrei intrapreso gli stessi studi, ecco forse avrei studiato di più all’estero e avrei cercato la mia strada viaggiando di più di quello che ho fatto

Le caratteristiche fondamentali di una grande cestista?

Etica del lavoro, la necessità di condividere e tanta passione

Il momento più significativo della tua ancora giovane carriera?

Te ne posso dire tre? il primo quando a 14 anni sono andata a Roma col sogno di diventare una giocatrice, poi quando per più di un anno ho smesso di giocare perché ho capito quanta voglia avessi ancora di stare in campo e infine il 25 Maggio 2019 (giorno in cui abbiamo vinto il campionato e siamo salite in A1).

Che cosa consiglieresti a chi vuole seguire le tue orme?

Una parola: ENTUSIASMO, credo sia la chiave di tutto quello che si fa. Consiglierei di non perdere mai l’entusiasmo perché è la benzina che fa andare avanti. In campo e fuori.

La colonna sonora ideale per darti la carica prima di una partita?

Sai che non ho una canzone che ascolto sempre nei pre partita? Il genere che però ascolto di più pre-match è il latino americano

Il tuo giocatore preferito?

Ci sono tanti giocatori e giocatrici che stimo ma se devo fare un nome dico Dejan Bodiroga.