BACHECA

(aggiornata alla stagione 2022/23)

 

Codice di affiliazione: 102 fino al 04/08/2003 - dopo 050294

Stella d'oro dal 1984

CAMPIONATI ITALIANI

16

 1945/46   1946/47   1947/48    1948/4 9   1954/55

 1955/56   1975/76   1978/79   1979/80   1983/84

 1992/93   1993/94   1994/95   1997/98   2000/01

2020/21

 EUROLEAGUE

2

 1997/98   2000/01

 COPPE DELLE COPPE

1

 1989/90

 EUROCUP 1  2021/22

 EUROCHALLENGE

1

 2008/09

CHAMPIONS LEAGUE 1 2018/19

 COPPA ITALIA

8

 1973/74   1983/84   1988/89   1989/90

 1996/97   1998/99   2000/01   2001/02

 COPPA ITALIA SERIE A2 1  2016/17

 SUPERCOPPA ITALIANA

3

 1994/95 - 2021/22 - 2022/23

SUPERCOPPA EUROPEA NON UFFICIALE 1  1998/99
CAMPIONATI DI PRIMA DIVISIONE 1  1933/34
CAMPIONATI SERIE A2 1  2016/17

 CAMPIONATI GIOVANILI

22

JUNIORES

UNDER 19

UNDER 18

UNDER 17

CADETTI

ALLIEVI

UNDER 14

PROPAGANDA

1971/72 - 1981/82 - 1985/86 - 1987/88

2009/10 - 2011/12 - 2012/13

2016/17

2007/08 - 2011/12 - 2013/14

1983/84 - 1984/85 - 1989/90 - 1990/91 - 1998/99

1965/66 - 1988/89 - 1992/93 - 1994/95

2014/15

1980/81

 ALTRI TITOLI GIOVANILI 6

FINAL EIGHT UNDER 16

3 VS 3 UNDER 18

3 VS 3 UNDER 16

3 VS 3 UNDER 14

3 VS 3 AQUILOTTI

2007 

2019

2021

2012 - 2021

2015

 

Tornei (119)
Estero (7)
Torneo di Ginevra 1950
Torneo di Mentone 1951 - 1952
Torneo di Casablanca 1953
Torneo di Mulhouse (Francia) 1953
Torneo di Matarò (Spagna) 1954
Torneo Paul Lentin a Liegi 1956
Italia (112)
Torneo Invernale a Bologna 1934/35
Trofeo Valcarenghi a Cremona 1937
Trofeo Montuschi a Faenza 1939
Torneo Volante a vantaggi a Pavia 1939
Trofeo Damiani a Foggia 1940
Coppa Vittorio Caliceti a Bologna 1941
Torneo Volante a Bologna 1945
Coppa Mariani e Rosini a Bologna 1946
Trofeo Pibigas a Reggio Emilia 1950
Coppa Città di Bologna (internazionale) 1952 - 1953 - 1957 - 1958
Torneo Settimana Cesenate a Cesena 1952
Torneo delle Regioni a Venezia 1953
Coppa Marconcini a Pontedera 1954 - 1955
Torneo di Bolzano 1954 - 1972 - 1974
Coppa Cesare Lo Forte a Messina (internazionale) 1955 - 1957 - 2002 (non internazionale)
Torneo Perugina a Perugia 1955
Coppa Rosa del Tirreno a Livorno 1956
Torneo di Palermo (internazionale) 1957 - 1959
Trofeo Lido delle Rose a Roseto degli Abruzzi 1958 - 1997 - 1999 - 2016
Coppa Città di Riccione (internazionale) 1959
Torneo di Sassari 1960
Trofeo Carlo Lovari a Lucca 1961 - 1962 - 1963 - 1964
Trofeo Oscar Martini (novantennio Virtus) 1961
Torneo di Caserta (internazionale) 1962 - 1963
Trofeo Interamnia a Teramo 1962
Coppa Moretti a Benevento 1963
Torneo di Rovigo 1963
Torneo Città di Carrara 1964 - 1965
Coppa Emilia 1965 - 1967
Torneo Città di Lodi 1966
Trofeo Industria a Parma 1966
Torneo di Ozieri (Sardegna) 1966
Trofeo Enzo Fumagalli a Bologna (internazionale) 1968
Trofeo degli Oscar Eldorado a Bologna 1968
Coppa dell’Amicizia Virtus-Simmenthal 1969
Trofeo Gianni Solferini a Bologna 1970
Torneo Città di Viareggio 1970
Trofeo Gianfranco Bersani a Borgo Val di Taro 1971
Torneo Città di Imola 1972
Trofeo Giulio Battilani a Bologna (internazionale) 1973 - 1976 - 1977 - 1979 - 1981 - 1983 - 1984 - 1985
Trofeo Vasco Martini a Castelfiorentino 1975 - 1976 - 1979 - 1981 - 1985
Torneo di Spoleto (internazionale) 1976
Trofeo Leon d’Oro a Faenza (internazionale) 1976
Trofeo Vito Pinto a Roma 1976
Torneo Città di Venezia (internazionale) 1980
Torneo di San Miniato (internazionale) 1982
Memorial Gianni Menichelli a Rovereto 1986 -1987
Torneo Città di Firenze 1986
Trofeo 30° Palasport Festa! A Bologna 1986
Torneo di Castrocaro a Forlì 1987 - 1988
Torneo “Piccolo” a Trieste 1989
Torneo a Teramo 1989
Torneo di Sportilia a Sportilia 1992
Torneo Banca Popolare di Novara a Novara 1992
Torneo di Novara 1993
Torneo Vasco Martini a Castelfiorentino 1995
Coppa Il Castello a Ferrara 1996
Torneo di Marostica 1996
Torneo Natale Sottocanestro a Imola 1997
Trofeo Europa - Supercoppa europea non ufficiale 1998
Torneo di San Marino 1999
Trofeo Carisbo Quanti amici hai a Bologna 2004
Torneo La vita è bella non giocatevela (internazionale) 2007 - 2008
Memorial Pirazzi a Verbania 2009
Torneo Memorial Leonelli Manetti Trofeo Severi a Cervia 2010
Torneo Naturhouse a Ferrara 2011
Trofeo Enzo Grandi 2014 - 2015
Memorial Paola e Gigi Porelli 2014 - 2017 - 2018 - 2019 - 2021
Trofeo Città di Rimini Memorial Paolo Gasponi 2015
Trofeo Città di Cortina 2016
Memorial Vittorio Dalto ad Agropoli 2016
Trofeo Luigi "Gigetto" Darchini 2016
Memorial Roberto Ferrari 2017
Torneo Città di Jesolo 2018 - 2019

 

DATE STORICHE

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Data Evento
19 marzo 1930            prima partita
15 luglio 1934 prima promozione
28 luglio 1946 primo scudetto
3 agosto 1947 secondo scudetto
2 maggio 1948            terzo scudetto
10 aprile 1949 quarto scudetto (l'ultima gara fu disputata l'8 maggio ma dal 10 aprile la Virtus era matematicamente e campione)
1 maggio 1955 quinto scudetto
12 febbraio 1956 sesto scudetto (l'ultima gara fu disputata 18 marzo ma dal 12 febbraio la Virtus era matematicamente e campione)
12 maggio 1974 prima Coppa Italia
7 aprile 1976 settimo scudetto (l'ultima gara fu disputata l'11 aprile ma dal 7 aprile la Virtus era matematicamente e campione)
6 maggio 1979 ottavo scudetto
9 aprile 1980 nono scudetto
27 maggio 1984 decimo scudetto
9 giugno 1984 seconda Coppa Italia
6 aprile 1989 terza Coppa Italia
15 febbraio 1990 quarta Coppa Italia
13 marzo 1990 Coppa delle Coppe
8 maggio 1993 undicesimo scudetto
28 maggio 1994 dodicesimo scudetto
11 maggio 1995 tredicesimo scudetto
16 settembre 1995 prima Supercoppa Italiana
22 marzo 1997 quinta Coppa Italia
23 aprile 1998 prima Eurolega
31 maggio 1998 quattordicesimo scudetto
30 agosto 1998 Supercoppa Europea non ufficiale
31 gennaio 1999 sesta Coppa Italia
28 aprile 2001 settima Coppa Italia
10 maggio 2001 seconda Eurolega
19 giugno 2001 quindicesimo scudetto
23 febbraio 2002 ottava Coppa Italia
3 giugno 2005 seconda promozione
26 aprile 2009 Eurochallenge
5 marzo 2017 Coppa Italia Serie A2
19 giugno 2017 terza promozione
5 maggio 2019 Champions League
11 giugno 2021 sedicesimo scudetto
21 settembre 2021 seconda Supercoppa Italiana
11 maggio 2022 Eurocup
29 settembre 2022 terza Supercoppa Italiana

 

Gennaio
31 gennaio 1999 sesta Coppa Italia
Febbraio
12 febbraio 1956 sesto scudetto
15 febbraio 1990 quarta Coppa Italia
23 febbraio 2002 ottava Coppa Italia
Marzo
5 marzo 2017          Coppa Italia Serie A2
13 marzo 1990 Coppa delle Coppe
19 marzo 1930 prima partita
22 marzo 1997 quinta Coppa Italia
Aprile
6 aprile 1989         terza Coppa Italia
7 aprile 1976 settimo scudetto
9 aprile 1980 nono scudetto
10 aprile 1949 quarto scudetto
23 aprile 1998 prima Eurolega
26 aprile 2009 Eurochallenge
28 aprile 2001 settima Coppa Italia
Maggio
1 maggio 1955 quinto scudetto
2 maggio 1948 terzo scudetto
5 maggio 2019 Champions League
6 maggio 1979 ottavo scudetto
8 maggio 1993 undicesimo scudetto
10 maggio 2001 seconda Eurolega
11 maggio 1995 tredicesimo scudetto
11 maggio 2022 Eurocup
12 maggio 1974 prima Coppa Italia
27 maggio 1984 decimo scudetto
28 maggio 1994 dodicesimo scudetto
31 maggio 1998          quattordicesimo scudetto
Giugno
3 giugno 2005         seconda promozione
9 giugno 1984 seconda Coppa Italia
11 giugno 2021 sedicesimo scudetto
19 giugno 2001 quindicesimo scudetto
19 giugno 2017 terza promozione
Luglio
15 luglio 1934 prima promozione
28 luglio 1946     primo scudetto
Agosto
3 agosto 1947 secondo scudetto
30 agosto 1998                            Supercoppa Europea non ufficiale
Settembre
16 settembre 1995 prima Supercoppa Italiana
21 settembre 2021 seconda Supercoppa Italiana
29 settembre 2022 terza Supercoppa Italiana



 

 

Lo stendardo del sedicesimo scudetto consegnato alla seconda giornata del campionato successivo

COME È BELLA LA V NERA DI MAGGIO

di Ezio Liporesi - 1000cuorirossoblù - 15/05/2020

 

Trofei vinti, promozioni, sono trentaquattro i momenti storici nella storia della Virtus, distribuiti in nove mesi dell'anno. Solo in ottobre, novembre e dicembre le V nere non hanno mai fatto festa. Ben undici di questi trionfi, quasi un terzo, sono avvenuti nel mese di maggio: otto scudetti, più della metà, una Coppa Italia, la prima, un'Eurolega e la Champions League, ultimo torneo che ha visto i bianconeri mettersi dietro tutte le altre contendenti. Sette sono i trofei vinti in aprile: tre scudetti, due Coppe Italia, la prima Eurolega e l'Eurochallenge. Quattro volte i bianconeri hanno brindato a giugno: uno scudetto, una Coppa Italia e le due ultime promozioni. Hanno conquistato tre trofei in febbraio e marzo: nel secondo mese dell'anno uno scudetto e due Coppe Italia; nel mese d'inizio primavera due Coppe Italia, di cui una di Legadue, e la Coppa delle Coppe, primo successo in Europa. Le vittorie di Luglio sono due, entrambe legate alla prima volta: la promozione nel campionato del 1934, quando le V nere si affacciarono sulla scena nazionale, dopo alcuni anni di vivaci contese cittadine, e lo scudetto numero uno; due sono anche le volte che la bandiera con la V nera ha sventolato trionfante in agosto, per il secondo scudetto e per la Supercoppa Europea non ufficiale. Una Coppa Italia fu vinta in gennaio, la Supercoppa Italiana in settembre. Solo un giorno dell'anno è legato a due differenti anniversari: si tratta del 19 giugno, data dell'ultimo scudetto con annesso Grande Slam e dell'ultima promozione.

 

LE SETTE PERLE ALL'ESTERO

di Ezio Liporesi - 1000cuorirossoblù - 14/09/2021

 

Dopo tante esperienze all'estero, la Virtus dovette attendere il 1950 per aggiudicarsi il primo trofeo a Ginevra; dopo il successo in semifinale sullo Stade Français Ginevra per 50 a 32, le V nere sconfissero nella finale del 4 giugno il Servette Ginevra 58 a 27. Al torneo partecipò anche il Racing Club Parigi che chiuse al terzo posto. Nel 1951, il 13 e 14 maggio, si svolse a Mentone il Torneo di Pentecoste: dopo aver battuto il Monaco 47 a 35, i bolognesi superarono in finale l'Olympique Antibes, 36 a 30. Quarta giunse la squadra di casa. Un anno dopo stesso campo, ma data leggermente posticipata, 1 e 2 giugno. Semifinale combattuta e vinta 33 a 29 contro il Rapid Mentone, poi una finale ancora più difficile contro il Semailles Bruxelles, ma il 31 a 30 premiò la squadra italiana. Il 5 aprile 1953, a Casablanca, le V nere battono gli statunitensi del Novasser Flyers e il giorno dopo, in finale, la squadra di casa, l'US Marocaine 66 a 61 e trionfano nel torneo. Nella stagione successiva, ma pochi mesi dopo, in settembre, la Virtus è al torneo di Mulhouse. Il dodici una selezione alsaziana viene battuta dai bianconeri 79 a 70 e il giorno seguente l'FC Mulhouse perde in volata 49 a 47, la Virtus è prima. Nella stessa stagione sportiva, ma nel giugno 1954 si gioca il Torneo di Matarò, per il cinquantenario della federazione spagnola. La Virtus fa fuori l'Espanol Barcellona 67-59, l'Agrupacion Hispana 49 a 40 e il CD Matarò 64-60 al supplementare il 28 giugno, vincendo così il torneo a punteggio pieno. Nel maggio 1956 la squadra campione d'Italia vince il Trofeo Paul Lentin a Liegi. Primo successo contro il Royal Sporting Athénée Liegi 67 a 23, poi 87 a 42 contro l'Étoile Mezières e nella finale del 13 maggio vittoria un po' più ardua contro l'AZS Varsavia 65-55.

I TRIONFI DELL'ERA ZANETTI

 

I trofei 2016/17: scudetto under 18, coppa Italia lega due, serie A2

 

 

                                                Champions League 2018/19                                                                       Scudetto 2020/21

                                                  (foto fornita da Daniela Ballota)                                                             (foto fornita da Daniela Ballota)       

 

Supercoppa 2021

  (foto fornita da Daniela Ballota)       

 

Eurocup 2021/22

  (foto fornita da Daniela Ballota)       

 

...ANCHE NEL 3 CONTRO TRE
 
 
 
Under 18 2018/19
 
Under 16 2020/21
 
 
Under 14 2020/21

QUARTI DI NOBILTÀ

Per le Vu Nere, a Tenerife contro San Lorenzo, ennesimo appuntamento con la storia. Quando gli avversari sono tre, spesso la Virtus si esalta

di Ezio Liporesi - Corriere dello Sport - Stadio - 07/02/2020

 

Dopo le finali europee in gara unica del 1978, 1981 e 1990, la prima volta che le Vu nere disputarono una Final Four a livello internazionale fu a Barcellona nell'aprile 1998, in palio il titolo di campione d'Europa. A contendere alle V nere la vittoria in Eurolega il Partizan Belgrado, la Benetton Treviso, l'Aek Atene. In semifinale i bolognesi incontrarono il Partizan, già battuto, oltre che in precampionato, anche due volte nel primo dei due gironi dominati dalla Kinder. Qualche patema solo nel finale nella vittoria in casa, più netta quella in terra serba, 49-74. La sfida per l'accesso alla finalissima è più simile a quella di Belgrado: 9-12 al 7', poi parte la galoppata Kinder. Danilovic, che gioca con una caviglia gonfia, non segna, ma lavora per la squadra e a fare punti ci pensa Savic: realizza dodici dei primi 14 punti bolognesi, con anche una tripla. La Kinder piazza un parziale di 13-0 in 4'30", poi lascia solo cinque cesti ai serbi in 11'. Progressione trionfale: 22-13 al 12', 30-15 al 14', 37-16 al 16'30. Il tempo termina 45-25, con le V nere che vantano l'89% da due punti, 17 su 19, 12 assist e sono in vantaggio 9-7 nei rimbalzi. Ripresa accademica e risultato finale 83-61. Finale contro l'Aek di Prelevic e Coldebella, che in semifinale ha battuto la Benetton. I greci segnano solo cinque canestri nel primo tempo, arrivano a 20 solo negli ultimi secondi della frazione, chiusasi 28-20, con 21 punti degli esterni Kinder, 9 palle rubate, 4 di Sconochini. Nella ripresa al 22' Bologna va sul 33-20, con gli ellenici che viaggiano a meno di un punto al minuto; un vantaggio enorme, considerato il basso punteggio, ma qui la Virtus rallenta un po' la pressione e al 36'30" l'Aek è vicina, 45-41. Nesterovic subisce fallo, ma si infortuna leggermente e deve uscire, entra Rigaudeau che monetizza i due liberi, mentre dall'altra parte, sempre dalla lunetta i greci fanno 1 su 2; entrata errata di Danilovic, smanacciata di Savic a rimbalzo e due punti dello stesso Sasha. Errore Atene dall'altra parte e tripla di Savic, Mvp della Final Four: 52-42 e la coppa che riprende la strada dell'Italia dopo dieci anni, ma soprattutto quella di Bologna, dopo un lungo inseguimento del trofeo da parte della Virtus. Resta ancora un minuto da giocare, la gara termina 58-44, con un parziale di 13-3 finale, per la festa dei seimila virtussini giunti a Barcellona con ogni mezzo. Meritato successo delle V nere, il secondo europeo della Virtus dopo la Coppa delle Coppe 1990, 19 partite vinte e sole tre perse, di cui due a girone già vinto. In maggio i bianconeri vinceranno anche lo scudetto, in finale contro la Fortitudo. L'anno dopo ancora Eurolega e Final Four a Monaco. È l'apoteosi della città dei canestri: Virtus e Fortitudo si affrontano in semifinale. In stagione i biancoblù hanno vinto i cinque derby fin qui disputati, ma nella gara più importante prevalgono l'esperienza e l'orgoglio della Virtus. Subito 23-9 con 10 su 12. La Fortitudo è tradita dai suoi big Mulaomerovic (5 punti), Myers (18 punti ma solo 4 nella ripresa) e Karnisovas (2 punti), protagonista decisivo di tre dei cinque derby vinti dai biancoblù. Così la rimonta avviene con un quintetto atipico, Jaric, Myers, Pilutti, Betts e Gay; all'intervallo il vantaggio della Kinder è di soli due punti, 34-32, e a inizio ripresa la Fortitudo si avvicina ancora, 35-34, al 21'15", ma qui gli uomini di Messina piazzano un decisivo parziale di 13-0. La gara termina 62-57. Ottimo Nesterovic, 16 punti, 7 su 9 dal campo, 2 su 2 dalla lunetta e 6 rimbalzi. Bene Sconochini, 12 punti, 2 su 4 da due, 1 su 1 da tre, 5 su 7 ai liberi, 3 assist e una gran difesa, come pure quella di Abbio, Crippa e Nesterovic; 12 punti anche per uno stoico Danilovic, protagonista nonostante il dolore alle caviglie; da segnalare anche i dieci rimbalzi di Frosini. Nel giorno di pausa gara a calcetto con Sconochini (doppietta) e Danilovic protagonisti. Nella finale domina lo Zalgiris, 30-45 già all'intervallo. Nei primi cinque minuti di ripresa Messina prova i quattro piccoli, ma invano, al 32' il punteggio è 48-68. Reazione veemente dei bolognesi, un 10-0 che riapre i giochi. Con Abbio e Sconochini la Virtus arriva anche a meno cinque a 88" dalla sirena, ma un siluro di Bowie taglia le gambe, finisce 74-82. Nel 2000 e nel 2001 altre due finali europee per le V nere: la sconfitta in Saporta e il successo nell'Eurolega nell'anno del grande slam, ma non erano finali a quattro, nel primo caso gara secca, nel secondo una serie al meglio delle cinque partite. Per ritrovare un'altra Final Four basta aspettare un anno: a Casalecchio la Kinder contro la Benetton soffre fin da subito per il tiro da fuori di Bell e Nschbar, vanamente contrastati da Rigaudeau. Dopo 6' bolognesi sotto 13-21, sorretti solo da Griffith, autore di otto punti consecutivi contro Marconato, mentre Ginobili è ancora a secco. Messina toglie Griffith e Rigaudeau e inserisce Andersen e Becirovic: subito Bologna ne guadagna in aggressività difensiva, così le V nere recuperano e Ginobili da tre (dopo che il primo quarto si era concluso 23-26) può completare un parziale di 15-5, 28-26. Le V nere chiudono in vantaggio il secondo periodo, 41-39, ma nel terzo quarto i veneti tornano avanti, 43-49. È ancora Ginobili a completare la rincorsa con un 2+1, 51-51. Gara in equilibrio anche al 30', 63-63. Partenza a razzo dei bianconeri nell'ultimo quarto: un parziale di 12-0, chiuso da un canestro di Andersen, per il 75-63 che, in pratica, decide la gara. Treviso ci prova con la zona, ma la Virtus vince 90-82 e vola in finale contro il Panathinaikos che ha eliminarlo il Maccabi. Il migliore dei vincitori è Jaric, motore della squadra e autore di tre triple (6 su 11 con 3 su 4 da tre); un muro Griffith, 13 punti, buoni sprazzi di Ginobili, 14 punti, falloso al tiro Becirovic, ma una sentenza dalla lunetta (14 punti, tutti in lunetta, con solo 2 liberi falliti). Quinta finale europea per Messina e Frosini, non per Rigaudeau, che saltò Losanna 2000 per infortunio. I primi otto punti bianconeri sono di Ginobili (due triple), che è già a dodici a fine primo quarto (23-23). Alla fine per Emanuel 27 punti, con 3 su 5 sia da due che da tre e 12 su 13 ai liberi. Su Bodiroga (21 punti finali) è andato Rigaudeau ma dopo due falli Messina ha provveduto a mandarci Jaric; Marko si fa valere soprattutto in attacco nell'orchestrare la squadra ed è così che le V nere partono con un 9-0 nel secondo periodo, frutto di una tripla di Rigaudeau e due di Smodis. Il parziale diventa poi 13-2, 36-25; con un Granger ispirato (il suo primo tiro in Eurolega è una bomba a bersaglio) la Kinder va sul +14, 45-31, i verdi recuperano, Granger con un siluro riporta il vantaggio in doppia cifra, ma sulla sirena Bodiroga fissa il punteggio di metà gara, 48-40. La ripresa comincia con due facili canestri di Smodis (23 punti con 6 su 7 da due, 2 su 4 da tre e 5 su 7 in lunetta), poi il Panathinaikos piazza un parziale di 1-13, pareggia a 53 con Bodiroga e sorpassa poco dopo, 53-55. Artefice della rimonta Papadopoulos, 12 punti alla fine, indigesto a Griffith. Il terzo quarto termina 61-64, a inizio quarto Rogers, con un rimpallo fa 61-66. Bologna fa anche un 1 su 6 ai liberi (25 su 41 finale, solo 61%). Al 37', è 72-80, Griffith commette il quinto fallo, dopo un fallaccio non fischiato su Ginobili. I bolognesi risalgono, con un parziale di 8-2 sono 80-82 e Becirovic avrebbe i due liberi del pareggio, ma li sbaglia: di là Kutluay (22 punti) mette una tripla impiccato (salto a vuoto di Becirovic) e chiude la gara. Finale 83-89. Non consola che Jaric e Ginobili vengano inseriti nel migliore quintetto di Eurolega. Passano cinque anni, ma è un altro mondo, con la Virtus di Sabatini che cerca di risalire velocemente la china dopo il terremoto del 2003. Le V nere arrivano sul podio in tutte le manifestazioni: seconde in campionato e Coppa Italia, sono terze nella Fiba Cup. La Final Four di questa coppa è a Girona. I bianconeri vanno subito sotto, e il primo tempo finisce 50-35 per gli avversari e sembra già di intravvedere la parola fine sugli schermi. La Virtus, abituata a rimonte insospettate, uscita dallo spogliatoio con la faccia giusta, sfodera la difesa dei giorni belli: parziale di 15-5 e si torna a ridosso degli ucraini. Finale punto a punto con dei tiri liberi sbagliati da Michelori che sanguinano ma soprattutto il tiro di Blizzard della possibile vittoria che gira sul ferro ed esce. 73-74. La netta vittoria nella finalina, 80-62 contro l'Estudiantes Madrid, non consola. Passano due stagioni e nel 2009 c'è la Final Four di Eurochallenge a Casalecchio. Agevole vittoria in semifinale contro il Protea EKA AEL Limassoll 83-69, più sofferta la gara di finale contro lo Cholet, In vantaggio per tutta la gara, quando una bomba di Boykins sigla il +14 a pochi minuti dal termine, sembra fatta. Non è dello stesso avviso il talento transalpino Nando De Colo che propizia un parziale di 10-0 e riapre la discussione. Si gioca punto a punto fino all'azione finale di De Colo che sbaglia la bomba del possibile sorpasso sulla sirena. Finisce 77-75 per la Virtus sponsorizzata BolognaFiere. Si riapre la bacheca della Virtus ma anche del basket italiano, a digiuno di successi europei da otto anni. Langford eletto MVP della manifestazione. Poi è storia recente: nel 2019 la Final Four di Champions League ad Anversa. Tanti bolognesi in Belgio, molti attaccati alla tv, altri collegati con gli auricolari via radio. Netta vittoria in semifinale contro il Bamberg, 67-50. La finale contro Tenerife sembra gemella della precedente, ma nel finale c'è qualche patema in più, quando il vantaggio si assottiglia fino a soli sei punti, ma i bianconeri concludono vittoriosi 73-61, con Punter MVP (16 punti, 5 su 5 da tre, 9 su 9 ai liberi, 1 su 5 da due, 7 rimbalzi, 29 di valutazione). Quinto trofeo europeo per le V nere.


 

Tutti i titoli

  (foto fornita da Daniela Ballota)       

COPPA ITALIA ALLA BOLOGNESE

Domani tocca ai bianconeri. Otto vittorie per le Vu Nere, un solo acuto per la Effe: alla vigilia delle Final Eight, ripercorriamo la storia delle squadre felsinee nella corsa alla coccarda. La prima vittoria in Coppa Italia della Virtus fu nel 1974 contro Udine. nel 1989 a trascinare le Vu nere ci pensò Richardson con 25 punti. Nel 1990 la Virtus si conferma vincendo a Forlì contro Roma per 94-63. Nel '97 a Casalecchio vinse la Virtus con un grande Prelevic. Alessandro Frosini fu decisivo per la conquista del titolo nel 1999. Contro Pesaro salì in cattedra Griffith nella finale del 2001 a Forlì. Nel 2002 i bianconeri centrarono la quarta finale vinta consecutiva.

di Ezio Liporesi - Corriere dello Sport - Stadio - 12/02/2020


Dopo la Final Four iridata di Tenerife, si torna in ambito tricolore per la Coppa Italia. Ripercorriamo gli otto successi delle V nere e quello della Fortitudo in questa manifestazione.

1974. Prima Coppa Italia. A Vicenza per la fase finale, semifinale contro il Saclà. Buona partenza, 10-5 al 4′, ma dopo 90 secondi il punteggio è di 10-10. Piemontesi avanti 10-14, trascinati da Sacchetti, poi ancora 14-18 al 9′. Peterson, con una girandola di cambi, ottiene il meglio dai suoi giocatori e così la Sinudyne rimonta, sorpassa, si stacca e va al riposo sul 38-28. Asti prova a riagganciare i bolognesi, ma si avvicina solo, 56-53 al 32′, 64-61 al 35′, poi la Virtus controlla e vola verso la finale dell’indomani, contro la Snaidero Udine, che di lì a due settimane ha in programma gli spareggi salvezza contro Napoli e Fortitudo. I friulani hanno sconfitto in semifinale, a sorpresa, di un punto i campioni d’Italia dell’Ignis, che partivano favoriti, anche se privi di Meneghin. Sanders imperversa nel primo tempo, ma l’allenatore bolognese ha organizzato raddoppi per limitare Malagoli e così il primo tempo viaggia sull’equilibrio e termina 40-40. Nella ripresa Udine passa a zona, ma la Sinudyne funziona come un orologio, con un super Fultz e tutti i compagni a coadiuvarlo, Benelli un gradino sopra gli altri. Al 38', sul più venti c’è spazio anche per Ranuzzi, Natali e Valenti, che si prende anche il lusso di segnare un bel canestro dall’angolo. Vince la Virtus 90-74, conquistando la sua prima Coppa Italia e l’accesso alla Coppa delle Coppe dell’anno successivo, il primo assaggio europeo guadagnato sul campo (Nel 1960-61 le V nere avevano partecipato alla Coppa dei Campioni in sostituzione del Simmenthal).

1984. Bis tricolore. Dopo la conquista della stella del 27 maggio, il 9 giugno le V nere hanno l'occasione di fare il bis nella finale di Coppa Italia, al palasport di Piazza Azzarita contro Caserta. La partita è tiratissima, con scarti minimi, anche se la Virtus, priva di Fantin febbricitante ma con un ottimo Bonamico autore di 20 punti, prova a scappare già sul 19-12, ma solo nel finale prima sul 66-60, poi sul 74-66 e quando il tabellone segna 80-74 a un minuto dalla fine sembra aver partita vinta; un tiro affrettato di Villalta e un’infrazione di campo di Van Breda Kolff consegnano però sul più due Virtus l’ultimo pallone ai campani che sbagliano il tiro del pareggio e permettono a Brunamonti di conquistare il pallone che rimane tra le sue mani fino alla sirena, sancendo l’accoppiata scudetto-Coppa Italia.

1989. Ancora contro Caserta al "Madison". Si gioca il 6 aprile e la Juve Caserta, che tre settimane prima ha perso ai supplementari la Coppa delle Coppe contro il Real Madrid di Drazen Petrovic. La Virtus non vince un trofeo proprio dalla Coppa Italia del 1984. Nel primo tempo la Knorr usa l’arma preferita dei casertani, il tiro da tre: segna 7 triple, 4 con uno splendido Villalta (16 punti alla fine) e vola sul 39-24, chiudendo il primo tempo avanti di 10. Nella ripresa la rimonta ospite con il sorpasso a 7' e 30" dalla fine, poi i casertani si portano sul + 5 al 35'. Qui sale in cattedra Richardson (25 punti), che con una tripla e un contropiede rimette i suoi in carreggiata. Poi passa il testimone a Johnson, autore di 19 punti con 8 su 12 al tiro, ma soprattutto una presenza fondamentale nel finale dei 40 minuti terminati in parità, poi ancora nel supplementare, nel quale a 22 secondi dalla fine sul più uno realizza il canestro del definitivo 96-93; in questo overtime lo supportano ottimamente Brunamonti (17 punti) e nuovamente Sugar. Alla fine trionfano i bianconeri che conquistano la terza Coppa Italia.

1990. Final Four a Forlì. Semifinale contro Varese, appena caduta 90-89 a Bologna in campionato; la Virtus parte 11-2 con 7 punti di Bon, poi la partita torna in equilibrio, spezzato nel secondo tempo quando il punteggio è in parità da un parziale di 9-0 per le Vu nere sulle ali di un Sugar (25 punti) ispirato e di una zona 3-2 indigesta per la Ranger; la Virtus poi controlla, ma nel finale a 1'e 30" dalla fine i lombardi arrivano a meno 5 e qui ancora una tripla di Sugar manda la Virtus in finale. Finisce 78-74. Binelli con 6 su 8 e 10 rimbalzi e i due americani sugli scudi. Il giorno successivo di fronte ai bianconeri il Messaggero, già sconfitto due volte in campionato. Partita inizialmente in bilico poi sul 30-33 al 13' Brunamonti realizza undici punti filati e la bomba sulla sirena di Richardson manda la Virtus al riposo sul più 9; nella ripresa la Knorr incrementa il vantaggio fino al più 14, poi i romani provano a rientrare ma sul 75-71 emerge Clemon, poi segna prima bomba Bon ed è 80-71, l’ultimo sigillo è di Sugar per il 94-83. I fattori decisivi sono l’autorità di Binelli, 17 punti, protagonista soprattutto nel primo tempo e all’inizio della ripresa, la classe di Sugar, 24 punti di cui 18 nella prima parte; la concretezza di Johnson soprattutto nel finale del primo tempo e in tutta la ripresa, autore di 19 punti, ma soprattutto artefice prima di un rimbalzo d’attacco, poi di un canestro dopo una serie di palloni persi e rubati, quando la Virtus nel finale faceva fatica a trovare punti; il cuore, la grinta, il coraggio, la voglia e la precisione di Brunamonti, che si mette in moto tardi, ma poi segna 15 punti consecutivi, chiude il primo tempo a 17 e ancora nella ripresa segna punti fondamentali per i suoi e chiude a quota 29; non vanno dimenticati un canestro importante di Coldebella in piena rimonta romana, una tripla e una schiacciata di Bon nella ripresa, in una serata infelice per lui al tiro nel suo vecchio palazzetto, l’applicazione difensiva di Gallinari. Ottime le percentuali: fantastiche quelle del capitano, 5 su 7 da 2, 4 su 5 da 3 e 7 su 7 ai liberi; molto bene anche Sugar, 4 su 5 da due punti e 5 su 8 da tre; nei 26 minuti giocati, limitati dai falli Binelli ha 8 su 10 da due e 1 su 1 dalla lunetta; in totale 25 su 40 da due punti e 10 su 19 da tre. La Virtus conferma così meritatamente il successo dell’anno precedente.

1997. La Coppa di Chicco. In Final Four di Coppa Italia a Casalecchio contro la Mash, reduce da 11 successi consecutivi tra campionato ed Europa, la Virtus parte soffrendo, 0-7 al 2', 9-19 al 9' sul terzo fallo di Savic (14 punti e 7 rimbalzi), con anche tecnico alla panchina. I veronesi mettono entrambi gli Usa in panchina e Bologna si riprende: Prelevic (19 punti), con le sue penetrazioni, trova il punto debole scaligero, Carera (10 punti) combatte come di consueto ed è uno degli artefici del successo a rimbalzo (40-26), Abbio si sacrifica (9 rimbalzi, oltre a 10 punti), Ravaglia, 14 punti con un 4 su 5 da tre, che permette alle V nere di avere un ottimo 7 su 15 da oltre l'arco. Così, nonostante il computo passivo recuperate - perse (6-14), già all'intervallo la Kinder comanda, 39-33. Alla fine il successo arriva per 73-68, con anche Komazec, in panchina in borghese, a sostenere e applaudire i compagni. In finale c'è da affrontare Cantù, che ha eliminato Milano. La Polti è troppo corta per affrontare due gare intense in due giorni; infatti, disputa un buon primo tempo, nel quale la Virtus riesce ad allungare leggermente solo nel finale, con 7 punti di Patavoukas (9 in tutto), dal 32-34 al 39-34 col tempo che termina 39-36, ma nella ripresa gli ospiti segnano solo 13 punti nei primi 16' e la Kinder prevale 75-67, nonostante avesse iniziato con 3 falli di Binelli in 3'. Decisivo Prevelic con 18 punti, MVP della manifestazione, dopo aver rischiato l'allontanamento dalla rosa qualche tempo prima, ottimo Magnifico, 13 punti, 5 su 7 al tiro, con una tripla, e due su due ai liberi, più 9 rimbalzi in 24'. Detto di Patavoukas, buono anche l'apporto di Galilea. Gara un po' rovinata dai fischietti, 56 falli e 62 liberi. Sulla panchina bolognese Brunamonti (anche se per questioni di patentino ufficialmente l'allenatore è Frattin), che dopo una vita da sontuoso giocatore, nella sua prima stagione da dirigente, si è trovato, da poco, ad aver dovuto sostituire Alberto Bucci.

1998. Acuto Fortitudo. Nella semifinale di Coppa Italia alla Virtus non basta Danilovic (28 punti, 7 su 16 da due e 3 su 6 da tre). La Fortitudo parte 14-4, la Kinder tocca il 3 su 16 (1 su 9 da Frosini e Savic), ma quando entra Nesterovic, le V nere restituiscono il parziale e c'è il pareggio al 12', però è un fuoco di paglia. L'1 su 8 di Rigaudeau e il 2 su 10 di Savic sono emblematici, 38-18 all'intervallo e 52-32 al 26'. Bianchini sfrutta il quintetto basso e solo la 1-3-1 permette la rimonta ai bianconeri che arrivano al meno 4 a 44", ma ormai è tardi, in finale ci va la Teamsystem, 73-64. In avvio Bianchini ripropone Fucka in quintetto rinunciando ai tre piccoli che avevano mandato in tilt la Kinder in semifinale. La TeamSystem spreca con Chiacig la palla del 10-4, Treviso si riporta sull'8-8 e il punteggio rimane così inchiodato fino all'8' quando un tiro pesante di Myers sblocca la situazione. La Benetton trova la via del tiro con insolita rapidità imbeccando Rebraca e innescando Williams, la Fortitudo invece attacca con grande calma sfruttando più volte tutti i 30 secondi. Wilkins sigla il 19-14 al 13'. Dopo 14' uno strepitoso contropiede di Rivers si conclude con la stoppata di Williams e il repentino contropiede trasformato da un Rusconi fino ad allora ignorato nei giochi d'attacco della Benetton. E' l'azione che lascia un segno sull'incontro, dando una scossa di adrenalina ai giocatori e alzando repentinamente il ritmo del gioco. Rivers sfrutta l'ingresso di Sciarra, troppo lento per mettergli la museruola, ma l'equilibrio non s'infrange anche grazie al gran lavoro di Williams su Myers. Sulla sirena dell'intervallo un tiro da 7 metri di Williams regala a Treviso il primo vantaggio, dopo il 2-0 iniziale di Rebraca. L'avvio di ripresa porta la firma di Giacomo Galanda e al 26' la F è avanti 46-40. Wilkins regala con un gioco da tre punti il 51-40 a 12' dalla fine. Obradovic si affida al comunitario Sekunda, che però risponde con due errori marchiani. La Benetton vive solo grazie alle iniziative di Williams e il suo canestro del 59-52 a 5'20" è il canto del cigno. Chiagic, Rivers, Wilkins, Myers (premiato come mvp) e Fucka dominano. 73-55 il finale. La gioia del popolo Fortitudo si libera: un urlo tenuto in gola per anni, strozzato dalla Fides Napoli nella finale di Coppa Italia del '68 e poi da Milano e Treviso nelle due ultime finali scudetto. Bologna Fortitudo succede a Bologna Virtus e inaugura la sua bacheca con il primo trofeo.

1999. Final Four a Casalecchio. Non c'è Danilovic (distrazione muscolare alla gamba destra), ma c'è un Rigaudeau che sta viaggiando a mille. Semifinale contro Treviso: nel primo tempo i bolognesi pagano lo 0 su 7 da tre, contro il 5 su 5 dei colori uniti, e il bonus speso nei primi 6 minuti, che ha fruttato 14 liberi ai trevigiani. La Kinder era partita forte, 6-0 e 8-2, grazie al contropiede, ma faticando contro la difesa schierata, con Jofresa prima e Bonora poi a braccare Rigaudeau. Al 7' Rebraca è costretto negli spogliatoi, Messina fa rifiatare il francese, così con un parziale di 0-7 la Benetton sorpassa, 18-20, e aumenta poi il suo vantaggio fino al +8 del 18', su una tripla di Schmidt, 28-36, parziale di 4-13. Qui comincia la rimonta emiliana, il primo tempo si chiude 31-36, ma la spinta della Virtus è ancora più veemente nel secondo tempo, quando, con Edwards incollato a Williams (nel primo tempo lo aveva curato Abbio), i bianconeri lasciano solo 9 punti agli avversari nei primi 12'. Al 30' il punteggio è di 56-45. Con Sconochini, Rigaudeau e Nesterovic richiamati in panchina con 4 falli, le V nere si fanno rimontare e sorpassare nuovamente (parziale di 0-9 che diventa 2-16 con Pittis trascinatore dei trevigiani), 60-64 al 14'30". Qui comincia una gara personale a suon di triple tra Williams e Rigaudeau (28 punti): Rigaudeau pareggia da tre a 1'06", poi tripla Williams e nuovo pareggio del francese a 32". A 5" Bonora sfonda, ma Frosini sbaglia l'ultimo tiro. Nel supplementare scappa Treviso, Bologna rimonta, è avanti 83-82 quando a 17" esce Rigaudeau per falli, dopo aver segnato 15 degli ultimi 19 punti Virtus in 8'. Schmidt fa 1 su 2 ai liberi, la Kinder spreca l'ultima occasione e si va al secondo overtime. Se all'inizio era stata protagonista la squadra, poi era venuto il momento di affidarsi a Rigaudeau, negli ulteriori 5 minuti si trae ossigeno da quel che resta della panchina, Crippa, Panichi, Abbio, Frosini e Edwards, con Nesterovic, Rigaudeau e Sconochini già fuori per falli. Nell'ultimo minuto Frosini segna i liberi dell'89-87, a 9" Abbio subisce sfondamento da Jofresa, poi prende fallo e realizza i due liberi del successo, 91-89. In finale c'è Varese, in gialloblù stile Ignis. La Virtus insegue a lungo, mette il naso avanti con una tripla di Rigaudeau alla fine del primo tempo, 37-35, torna ad annaspare nella ripresa, pagando le 21 palle perse. A 3' minuti dalla fine i lombardi sono al massimo vantaggio, 63-57; Bologna pare zavorrata e non sembra poter riemergere, ma Messina ordina nuovamente la zona, Varese non segna negli ultimi 8 attacchi e con 5 punti di Abbio Bologna si riavvicina, poi il gioco da tre punti di Rigaudeau in entrata confeziona il sorpasso, 65-63. Il francese, grande protagonista delle ultime uscite, segna poco, 9 punti, ma è decisivo. Mvp della manifestazione è Frosini, 11 punti e 12 rimbalzi, dopo essere stato già bravo in semifinale.

2001. Il via al Grande Slam. Dopo il successo in Coppa Italia del 1999 contro Varese sono arrivati gli insuccessi in finale contro lo Zalgiris in Eurolega, Varese in Supercoppa, Treviso in Coppa Italia, Aek in Saporta e Adr Roma di nuovo in Supercoppa. Final Eight a Forlì. Nei quarti c'è Biella; Frosini è assente e così Andersen e Smodis, soprattutto il primo, soffrono Lacey. Bologna parte 11-2, poi inizia lo show di Granger, capocannoniere dell'A2, un incubo per Abbio. L'americano segna 15 punti nel primo quarto (34 alla fine), che termina 26-28; la Fila allunga 42-48, i bolognesi tengono e chiudono sotto di due la prima metà partita, 46-48. A inizio ripresa Rigaudeau imbuca due missili, 54-50 ma Biella reagisce con uno 0-10. Al 30' i ragazzi di Messina sono sotto 57-62 e Granger schiaccia al 33' il 62-72. I bolognesi replicano con un 11-0, 73-72. Granger fa il 77-79 a 30'', Ginobili e Soragna fanno 1 su 2 in lunetta e Griffith allo scadere schiaccia il pareggio, 80-80. L'ultimo vantaggio piemontese è sull'82-84, poi Jaric segna da tre, da due con aggiuntivo e mette poi due liberi, 90-85. Finisce 96-88. Contro Roma in semifinale, dopo il primo canestro di Tonolli, con il recuperato Frosini e le triple di Ginobili e Jaric Bologna va sull'8-2. Con la bomba di Espil i laziali tengono, 12-8, poi Bologna, nonostante la 1-3-1 di Caja, vola via, 17-12 dopo due triple di Ginobili, 36-18 (il primo quarto si era chiuso 26-15). L'Adr risponde con un parziale di 1-11 e torna in gara, 37-29. All'intervallo petroniani avanti 44-34, poi nel terzo periodo il break definitivo, 68-51 al 30', dopo essere stati anche 68-47. Roma ci prova fino al 70-58 ma finisce 83-72. In finale contro Pesaro, che ha battuto in semifinale la Paf, nei primi due quarti la Kinder soffre e sta aggrappata a Griffith; nel terzo periodo comincia la grandinata di triple, una di Jaric, quelle di Smodis, un 7-0 tutto di Ginobili, con parziale bianconero di 16-0 e la Scavolini affonda. Al 30' 56-40 e la gara finisce 83-58: settima Coppa Italia per la Virtus, la terza nelle ultime 5 edizioni. Ritorna finalmente il successo in una finale. Rashard Griffith mvp.

2002. Quarta finale vinta consecutiva. Final Eight di nuovo a Forlì con la Kinder detentrice. Nei quarti contro Trieste partenza a razzo dei bolognesi, partiti con Ginobili, Andersen, Rigaudeau, Frosini e Jaric, 12-4 dopo 3'25". Pancotto che aveva affidato la regia al diciottenne Cavaliero torna sui suoi passi e inserisce Maric, 35 anni, che segna subito 7 punti e porta avanti i suoi per l'unica volta, 15-16, dopo 8'34". La Kinder chiude avanti il primo quarto 23-19; nel secondo periodo Messina inserisce Bonora, ma è Jaric a scatenarsi e completare due giochi da tre punti, 30-22 al 14'16". Smodis con una tripla porta Bologna a +10 al 15'07". A metà gara si è sul 51-37 e nel terzo quarto i bolognesi partono con un 13-0 e chiudono la pratica, 64-37, con Trieste a secco per 5 minuti. C'è allora spazio anche per Brkic, 8 punti, e la gara si chiude 96-71. Dopo due giorni si gioca la semifinale contro la Scavolini, vittoriosa nei quarti contro la Fortitudo: c'è anche Smodis, nonostante una distorsione alla caviglia rimediata contro Trieste. I palloni confezionati da Rigaudeau, i numeri di Ginobili e una gran difesa rendono agevole la semifinale: dopo il 19-15 del primo quarto la Kinder vola via, 48-25 a metà gara. Al 30' Bologna è avanti 66-40, per chiudere 82-66, in una gara dove ha avuto anche 29 punti di vantaggio. In finale c'è Siena che ha sconfitto in volata Treviso. I toscani partono sparati, 0-7, chiudono il primo quarto 14-28 e in avvio di secondo salgono sul 14-30; la Kinder riesce a limare qualcosa all'intervallo, 31-42. Al 30' Bologna è a meno 7, ma la Mens Sana riparte trascinata da Chiacig. Così a 3'40" Siena si trova a +9 palla in mano, Un gioco da tre punti di Andersen e una tripla del «Re» francese riaprono improvvisamente la partita (2'17", 65-68). Montepaschi in apnea e a 59" arriva il primo pareggio, ancora con Rigaudeau (69-69). La Virtus va anche in vantaggio 71-69 con Jaric ma Naumoski a 3" pareggia. Supplementare. La Kinder sta sotto fino al 44', ed eccolo, Ginobili, dopo aver perso due palloni (sono 7 alla fine, macchiolina su una gara splendida), con la tripla del nuovo sorpasso (77-75). Chiacig mette il 35° punto (77-77) ma non può niente quando Manu sbuca dal nulla e prende il rimbalzo offensivo, sull'errore di Jaric, che dà la possibilità ai bolognesi di gestire l'ultima azione fino allo scadere del cronometro. Rigaudeau, a 4" dalla sirena, dall'angolo sinistro, segna il canestro della vittoria (decisivo Antoine, segna la tripla del meno 3, il canestro del 69-69, e nel supplementare, la sospensione decisiva, 7 dei suoi 10 punti sono fondamentali). Strepitoso nella rimonta Ginobili, 28 punti con 5 su 9 da due, 5 su 10 da tre e 3 su 4 ai liberi, 10 rimbalzi, 5 recuperi, 3 assist e 32 di valutazione. Andersen segna 17 punti, cattura 13 rimbalzi per 21 di valutazione. Vince la Virtus 79-77, decima finale vinta per Messina su un totale di 14. Dopo cinque finali perse dalla Kinder, arriva la quarta finale vinta consecutiva, che va ad aggiungersi alle tre del grande slam dell'anno precedente.

LA STORIA DEGLI SCUDETTI

Il racconto di tutti i precedenti trionfi tricolore nella storia del club bianconero

di Ezio Liporesi - Corriere dello Sport - Stadio - 13/06/2021

 

1945-46

Schiacciarono anche le zanzare

 

 

Il primo scudetto ha una storia singolare: i dirigenti della Virtus furono sospesi perché sospettati di vicinanza al fascismo e così l’inizio del campionato fu disputato da una squadra mista Virtus-Fortitudo, sotto il nome di Fortitudo Sisma. I dirigenti sono prosciolti a primavera, in tempo perché la squadra possa riprendere la denominazione Virtus e vincere a Reggio Emilia, il girone B della fase semifinale nord, battendo il Genoa 31 a 15, la Ginnastica Torino per 26 a 19 e il San Giusto Trieste per 31 a 25. Le finali sono a Viareggio più di tre mesi dopo e la Virtus ci arriva viaggiando su un camion con seggiole legate alla meno peggio ed è alloggiata in un albergo pieno di zanzare; le gare si disputano su un campo in terra battuta. Il 26 luglio le V nere battono nettamente la Libertas Roma 53 a 35. Il giorno dopo la Reyer surclassa i romani. Il 28 luglio Bologna e Venezia si giocano il titolo. All'intervallo 16 a 17, tutto da decidere. Nel secondo tempo Bologna ha più energia, e vince 31 a 35, È il primo titolo italiano, vinto il 28 luglio 1946 e si festeggia con un tuffo nel Tirreno. I campioni hanno nomi leggendari: Vannini e Marinelli, venti stagioni (contando anche quelle di sole amichevoli) con le V nere, quattro scudetti a testa; poi Rapini, cinque titoli con la Virtus; Dondi Dall'Orologio, presente solo nelle due gare finali, per il quale il titolo di Viareggio rappresenta la fine della carriera da giocatore, ma sarà una bandiera bianconera anche come allenatore e dirigente; Gianfranco Bersani, quattro scudetti, scomparso a soli 46 anni; Calza, che chiude la sua esperienza virtussina vincendo il tricolore; Cherubini e Girotti, che vinceranno anche il secondo titolo; Faccioli, impiegato solo nelle tre gare di Reggio Emilia, che conclude la sua carriera in Virtus con lo scudetto. Accompagnatore cambista è Foschi, una vita nella Virtus, in seguito anche come dirigente.

 

1946-47

Grazie Roma!

 

Comincia benissimo anche il campionato successivo. Il girone G, otto vittorie in otto gare. Nel girone C di semifinale le cose sono un po' più complicate: due vittorie agevoli contro il Genoa, ma il vero avversario è il Como. In riva al lago i bianconeri perdono 34 a 32 e diventa decisiva la sfida a Bologna. Marinelli segna nove punti, sei a testa li realizzano Vannini, Ranuzzi e Rapini: il 27 a 22 finale qualifica la Virtus alla fase successiva; a parità di successi, il maggiore divario ottenuto dai bolognesi in casa li porta al girone finale, che comincia malissimo, con una sconfitta interna contro la Ginnastica Triestina, 27 a 30. La domenica seguente le V nere si riscattano vincendo a Roma contro la locale Ginnastica: il 33 a 31 è merito soprattutto di Rapini che mette a segno 13 punti, ma il canestro decisivo al campo del Muro Torto è merito di Carlo Negroni a dieci secondi dallo scadere. Un altro successo esterno, a Venezia contro la Reyer, 36 a 23, chiude il girone d'andata. Il ritorno si apre con terza trasferta consecutiva, a Trieste, 27 pari. Il 27 luglio a Bologna la Ginnastica Roma non si presenta e le V nere vincono per rinuncia. A una giornata dal termine bolognesi e triestini sono a pari punti in testa alla classifica con 7 punti, segue la Reyer con 6. L'ultima giornata è in programma il 3 agosto, ma la Reyer non si presenta, così le V nere ottengono un'altra vittoria per rinuncia. Un forfait che taglia fuori i veneziani dalla lotta per il titolo, ma Trieste è ancora in corsa: una vittoria a Roma porterebbe Virtus e Ginnastica Triestina a doversi contendere la vittoria in una gara supplementare. Nella Capitale succede l'imprevedibile: i padroni di casa, fanalino di coda, battono gli avversari 28 a 26, consegnando così lo scudetto alla Virtus.

 

 

1947-48

La festa del 2 maggio

 

Ultimo campionato non a girone unico: la Virtus è nel girone B a otto squadre, con gare di andata e ritorno. I bianconeri vincono undici partite, perdono solo a Roma, Pavia e Varese e chiudono in testa con 22 punti, davanti alla Ginnastica Roma con 19. Le prime due approdano al girone finale, con Reyer Venezia e Olimpia Milano, provenienti dal girone A. La Virtus inizia bene, vince a Milano e batte la Reyer. Le V nere sono la sola squadra a punteggio pieno dopo due giornate, ma cadono nuovamente a Roma, ancora per due soli punti com'era accaduto nella prima fase e sono raggiunti in classifica, ma solo dalla squadra capitolina, perché l'Olimpia cede a Venezia. Nella giornata successiva, pareggio interno delle V nere contro i milanesi. I romani battono la Reyer e sono soli al comando. Vincendo alla palestra della Misericordia, la Virtus si mantiene a ridosso dei romani che sconfiggono i milanesi. La Ginnastica Roma deve salire a Bologna per l'ultima giornata e un solo punto divide le due formazioni: ai bolognesi serve un successo per laurearsi campioni per il terzo anno consecutivo. Si gioca in Sala Borsa il 2 maggio, con la sperimentazione del doppio arbitro, a dirigere la gara Cenni di Trieste e Testa di Torino. La Virtus prende un buon vantaggio e conclude il primo tempo avanti 21 a 13. Cinque canestri consecutivi della Virtus, in apertura di ripresa, lanciano le V nere, inutile il tentativo di rimonta dei romani, che escono sconfitti per 39 a 26. Grandi protagonisti Ranuzzi con 14 punti e Rapini con 11. Invasione di campo finale da parte di un pubblico entusiasta per la Virtus campione, che nella gara decisiva ha fornito la prestazione più brillante della stagione.



1948-49

Primi derby con il Gira

A guidare la Virtus coach Renzo Poluzzi, al terzo scudetto con i bianconeri

 

Una nuova era, il primo Campionato a girone unico. Dopo una flessione prima di Natale con due sconfitte consecutive, a Trieste e in casa contro l’Olimpia Milano alla quinta e sesta giornata, la Virtus riprende il cammino costellato di successi, cade a Venezia, poi la vittoria contro Varese, già sconfitta a domicilio all’andata, tiene i lombardi, principali rivali, a distanza. Tre vittorie in casa con Trieste, Pavia e Gallarate, che fanno seguito ai successi di Milano e Napoli, sanciscono il trionfo, rendendo inutile l’ultima sconfitta a Roma. Con 18 vittorie in 22 partite i bolognesi distanziano Varese di quattro punti e fanno il poker di titoli vinti. La matematica certezza arriva il 10 aprile con la vittoria nettissima contro Pavia, 42 a 18. Tra le gare vinte anche i due derby contro il Gira, le prime stracittadine nel massimo campionato, dopo le lontane sfide contro il GUF Bologna del 1935. A guidare le V nere Renzo Poluzzi, al terzo scudetto alla guida della Virtus. Il campo di casa, la centralissima Sala Borsa, sta entrando nel mito, con il suo pubblico caldissimo che trascina i propri beniamini e incute timore agli avversari.

 

1954-55

Calebotta superstar

 

Nel 1954-55 La Virtus perde nel girone d'andata quattro volte in trasferta: al termine del girone d'andata la Ginnastica Triestina comanda con 16 punti, Milano e le V nere ne hanno 14, il Gira, sconfitto nel derby per 51 a 39, 13. Nel ritorno i bolognesi sponsorizzati Minganti sono costretti al pareggio a Varese, poi il 13 febbraio travolgono la squadra di Trieste per 93-48, con 37 punti di Calebotta. In testa i triestini restano a 21 punti, come pure il Gira, sconfitto a Milano dall'Olimpia Borletti che raggiunge così le due rivali; a 19 segue la Virtus, che deve però ancora recuperare due gare. Il 13 marzo le V nere pareggiano con il Gira, grazie a due liberi di Canna. La Ginnastica Triestina allunga a 27 punti, Gira e Milano seguono a 25, poi la Virtus con 24. La domenica successiva i bolognesi recuperano la gara con la Reyer: un netto successo, firmato dai 46 punti di Calebotta, che permette ai bianconeri di piazzarsi al secondo posto, a un solo punto dalla capolista. Nella giornata seguente vincono le prime due, perdono Gira e Olimpia, a questo punto tagliate fuori dalla lotta per il titolo. Il recupero, contro l'As Roma permette alla Virtus di raggiungere la vetta della classifica. Si arriva così alla penultima giornata, in programma il 17 aprile, con un solo punto di vantaggio per Bologna. In mattinata la squadra di Tracuzzi, allenatore e giocatore, cade a Pesaro, all'aperto, su un campo bagnato e con il sole che non aiuta la visuale. Nel pomeriggio il Gira batte la Ginnastica Triestina. Così la Virtus resta al comando della classifica e il primo maggio contro l'Olimpia in Sala Borsa nell'ultima giornata confermano la loro imbattibilità casalinga, vincono 72-57 e conquistano il quinto titolo. Calebotta con 424 punti è quarto nella classifica dei marcatori ma soprattutto la squadra del presidente Mezzetti può festeggiare il quinto scudetto tricolore. Tracuzzi, ringrazia pubblicamente i giocatori del Gira, per quel decisivo aiuto di due settimane prima.

 

1955-56

Addio, Sala Borsa

Alla guida Vittorio Tracuzzi, nel doppio ruolo di giocatore e allenatore

 

Il campionato 1955/56 fu l'ultimo disputato e vinto dalla Virtus in Sala Borsa. Terminò insolitamente presto, il 18 marzo 1956, anche se in realtà la lotta per il titolo si concluse ben prima. Vincendo nell'ultima giornata a Roma, contro la Stella Azzurra, per 65 a 61 le V nere chiusero il torneo con 19 vittorie e sole tre sconfitte, 38 punti, 11 in più del Borletti Milano e 13 in più del Necchi Pavia. La certezza matematica era arrivata oltre un mese prima, il 12 febbraio 1956, quando, vincendo il derby in trasferta contro il Gira, 55-50, le V nere diventarono irraggiungibili per le inseguitrici. Era uno dei tanti derby della stagione: infatti, il Gira, nel quale si era trasferito Rapini, cinque scudetti con le V nere, l'ultimo nella stagione precedente, terminò quarto e la Motomorini settima, con tanti campioni già tricolori in maglia Virtus, Ranuzzi e i fratelli Dario e Dino Zucchi. La Virtus si aggiudicò tutte le quattro stracittadine e rimase imbattuta in casa. La formazione bianconera era veramente fortissima: i primi tre realizzatori costituivano il famoso trio Galliera, Calebotta fu il migliore con 399 punti, quinto assoluto nella classifica dei realizzatori di quel campionato, Mario Alesini ne mise a segno 306, Achille Canna 255. Alla guida ancora Vittorio Tracuzzi, nel suo doppio ruolo di allenatore e giocatore. Calebotta stabilì un record ancora imbattuto: il 15 gennaio 1956, nella vittoria contro Pesaro per 83 a 56, mise a segno 59 punti, miglior punteggio individuale in una gara ufficiale della Virtus. L'ultima gara delle V nere in Sala Borsa si svolse sette giorni prima di quel 18 marzo: gli uomini di Tracuzzi travolsero la Ginnastica Triestina per 78-57. Dalla stagione successiva iniziò l'epoca del Palasport di Piazza Azzarita, costruito nella zona dell'ex Ospedale Maggiore, distrutto dai bombardamenti.

 

1975-76

Surclassando Varese

 

Il campionato 1975-76 inizia con la vittoria sulla Snaidero Udine, ma dopo arrivano cinque sconfitte consecutive. Nelle successive sedici partite la Virtus vince quattordici volte, uscendo sconfitta solo in casa contro i campioni in carica di Cantù e a Varese. Al termine della regular season i bianconeri sono saldamente al terzo posto. La poule scudetto che allinea le prime sei del campionato di A1 e le prime due di A2, inizia con una vittoria a Roma contro l’IBP: finisce 87-85 con un decisivo Sacco nel finale. La Virtus batte poi i cugini nel derby casalingo e vince la doppia trasferta successiva, Milano contro la Mobilquattro e nella temibile tana della Reyer Venezia. Si arriva allo scontro diretto con Varese, l'unica a reggere fino a quel momento il ritmo dei bolognesi. Una Sinudyne meravigliosa soffre nel primo tempo, poi si scatena: 77-70 alla Girgi, che perde dopo quindici vittorie consecutive in campionato. Le V nere vincono a Udine, poi sono attese da cinque gare da disputarsi in piazza Azzarita: la prima a cadere è Cantù. poi la Virtus batte la Stella Azzurra Roma, vince il derby al supplementare, fa fuori in successione Mobilquattro Milano e Canon Venezia. Il 4 aprile, nella tana di Varese che in settimana si è laureata campione d’Europa, la Sinudyne trionfa, trovandosi con quattro punti di vantaggio a due giornate dalla fine. Il 7 aprile contro la Snaidero la Virtus conquista matematicamente il settimo titolo. L'allenatore è Peterson, il quintetto è formato da Caglieris, Antonelli, Bertolotti, Driscoll e Serafini.


1978-79

Scansati, Milano...

Kresimir Cosic era fresco di titolo mondiale a Manila con la Jugoslavia

 

In panchina non c’è più Peterson, partito per Milano destinazione Olimpia, dopo cinque stagioni che hanno riportato la Virtus ai vertici. I nuovi stranieri sono Kresimir Cosic, fresco di titolo mondiale a Manila con la Jugoslavia e Owen Wells, istrionica guardia americana. Nelle prime sei gare due vittorie casalinghe, di cui una al supplementare, e quattro sconfitte esterne. Con quattro punti dopo sei gare, la situazione è preoccupante, Cosic è partito piano, Wells segna molto (36 punti alla prima giornata, nella sconfitta di Pesaro) ma è poco inserito nel contesto della squadra. La crescita di Cosic e la trasformazione di Wells da accentratore a collante di squadra, insieme alla zona 3-2 elaborata da Driscoll sono la svolta. La classifica della prima fase vede Emerson, Sinudyne e Gabetti in fila indiana separate di due punti. Playoff: quarti contro Antonini Siena e semifinale contro Arrigoni Rieti (che ha eliminato Cantù) hanno andamento simile: larghi successi casalinghi e sconfitta netta esterna. In finale la Virtus si ritrova la sorpresa Billy. Nella prima in Piazza Azzarita 94-81, con 23 punti di Villalta, 21 di Bertolotti e 20 di Cosic. A Milano il Billy i milanesi partono bene, 15-8, poi le V nere sorpassano, 21-22. A fine primo tempo 50-49 per l'Olimpia. I bianconeri ripartono con un parziale di 16-0, scappando con i canestri di Villalta (32 punti) e Bertolotti (28) imbeccati da un Cosic che non esegue più tiri, ma con Caglieris dirige l'orchestra. Wells, 18 punti, dà il suo contributo e i bianconeri volano: più 19 sul 54-73. Poi c'è la reazione del Billy, 69-78, ma la Sinudyne riparte fino al trionfale 92-113 che vale l’ottavo scudetto.

 

1979-80

La più bella di tutte

 

Una delle Virtus più belle di sempre, quella del 1979/80. Un trio di stranieri stellare: Kresimir Cosic, già tricolore con le V nere nella stagione precedente, uno dei più forti giocatori europei di tutti tempi,  ad affiancarlo sul campo arrivò Jim McMillian, già vincitore di un anello Nba; poi Driscoll in panchina.  A completare la squadra una batteria di italiani fortissima. Caglieris, Bertolotti, Villalta e Generali ne sono i fiori all'occhiello. A completare la squadra due giocatori di provata esperienza, come Martini e Valenti, e due giovani di belle speranze, Cantamessi e Govoni. La Virtus perde solo sei gare su ventisei, ma il Billy Milano fa meglio, con ventidue vittorie. La Virtus è capace di sviluppare un grande gioco d'attacco: ben sette volte su ventisei va oltre i 100 punti, di cui tre oltre i 110 e due di queste oltre i 120. Faticosi i quarti di finale contro la Grimaldi: sofferta vittoria in gara uno, netta sconfitta a Torino, poi un franco successo nella bella. La Virtus approda alle semifinali, dove trova Varese. Due a uno anche in semifinale, con punteggi abbastanza netti nelle tre gare e V nere in finale contro la Gabetti. Gara uno si conclude con un 94-89 più netto di quanto dica il punteggio, tre giorni dopo al Pianella, il 9 aprile 1980, Bologna vince 91-88 finale, con uno strepitoso McMillian, 37 punti, con 14 su 21 al tiro, 9 su 12 dalla lunetta e 11 rimbalzi e nono scudetto in bacheca.

 

1983-84

Made in Italy

 

Nuovo allenatore Alberto Bucci, con vice Ettore Messina. Al confermato Rolle viene affiancato Van Breda Kolff, poi una batteria d'italiani notevole: Brunamonti, Fantin, Bonamico, Villalta, Valenti, poi un giovane Binelli, Daniele e Lanza. Stagione regolare senza sconfitte in casa, ma alla fine il Billy è davanti. Nei playoff si fa fuori Napoli 2-1, poi la Berloni Torino con un secco 2-0. In finale c'è Milano e subito una meravigliosa Virtus vince in trasferta. Il profumo di scudetto è fortissimo, basta vincere in casa, dove le V nere non hanno mai perso. Invece succede l'imprevisto, l'Olimpia sbanca Piazza Azzarita e si torna  a Milano, per cercare di ripetere l'impresa. Granarolo sempre avanti, con scarti anche in doppia cifra, ma alla fine Milano ha i liberi per sorpassare: Bariviera li fallisce entrambi e Brunamonti va a schiacciare nel canestro avversario il pallone della sicurezza e dello scudetto della stella, per la gioia dell'avvocato Porelli, artefice di un'altra Virtus vincente, e della Bologna virtussina che festeggia il ritorno della squadra in piena notte in Piazza Azzarita, dove il mitico custode Amato Andalò illumina il palazzo a giorno.

 

1992-93

Treviso Kappaò

I veneti, vincenti in Coppa Italia, vengono spazzati via con tre netti successi

 

In panchina Ettore Messina, in campo il campione d'Europa con il Partizan, Sasha Danilovic e il confermato Bill Wennington. Poi una formazione d'italiani fortissimi: Brunamonti, Coldebella, Moretti, Morandotti, Carera, Binelli. Stagione regolare sempre condotta con autorità al comando e chiusa con sei punti di vantaggio sulla seconda, l'Olimpia Milano, poi Treviso. Nei playoff la Knorr parte ovviamente con il ruolo di favorita. Le V nere non tradiscono, 2-0 contro Pistoia (in Toscana decide Danilovic allo scadere), 2-0 contro Cantù, ma è in finale che le V nere compiono il capolavoro: Treviso, che aveva battuto la Virtus nella finale di Coppa Italia e aveva sfiorato il successo in Eurolega, vine spazzata via con tre netti successi, 97-80 in gara uno, 97-108 in trasferta e, addirittura 117-83 nella gara che sancisce l'undicesimo tricolore delle V nere. Un crescendo di Sasha nelle tre partite, 19, 24 e 28 punti. Fattore importantissimo in finale è anche il grande rendimento di Wennington, spesso criticato durante la stagione. Dopo tre titoli vinti in trasferta, la Virtus torna a festeggiare davanti al proprio pubblico.

 

1993-94

Myers s'inchina

Con un grande Brunamonti la Virtus vince gara tre; nella bella show bianconero
 

Messina va in nazionale e c'è il ritorno di Bucci. Squadra in gran parte confermata. Viene aggiunto Savio, specialista nel tiro, e Levingston prende il posto di Wennington. L'americano dura però poco: un mal di schiena, sfociato poi in una lunga diatriba legale, ne provoca l'allontanamento. Arriva Russ Schoene, non un cambio testuale, ma un giocatore abituato a vincere. Alla fine della prima fase ancora sei punti di vantaggio, anche se le avversarie cambiano, questa volta al posto d'onore c'è Pesaro. Nei quarti di playoff la Virtus si sbarazza di Treviso per 2-0 (ancora Sasha con il canestro decisivo in gara due); in semifinale molta più fatica, ma alla fine Verona viene sconfitta, anche se occorre ricorrere a gara tre. In finale c'è Pesaro di Myers. Bologna vince faticosamente gara uno. A Pesaro i padroni di casa pareggiano, ma la gara è caratterizzata dalla vicenda Coldebella-McCloud, nel tunnel a fine primo tempo: il playmaker della Buckler, da questa stagione in quintetto, va all'ospedale e prende due giornate, McCloud tre. La Virtus ha comunque la risorsa di un grande Brunamonti, vince gara tre, ma i marchigiani pareggiano ancora. Nella bella solo Myers risponde allo strapotere bianconero e gli scudetti della Virtus diventano dodici.

 

1994-95

Danilovic fa l'americano

 

Come pivot arriva Binion e a rafforzare il settore italiani Abbio. La Virtus conclude la prima fase appaiata alla Fortitudo, ma davanti nel doppio confronto. Nella fase a orologio la Virtus si stacca ancora più nettamente vincendo le sei gare, mentre la Fortitudo cade nel derby e a Reggio Emilia. Danilovic vola a Saragozza per ritirare il premio Fiba quale migliore giocatore europeo: andata e ritorno in giornata e arrivo a Bologna tre ore prima di gara uno dei quarti di finale contro Roma. Sasha paga il viaggio con una prestazione non all'altezza della sua fama e la Virtus vince a fatica gara uno, 82-79. Più agevole la partita nella Capitale, 72-80. In semifinale c'è Milano ed è una serie complicata, ma alla fine prevale il fattore campo, favorevole alla Buckler, 3-2, con le prime quattro partite senza storia a favore della squadra di casa, ma nella quinta la Virtus stacca la spina un po' presto e rischia di farsi rimontare. In finale c'è Treviso, come due anni prima e, grosso modo, va nella stessa maniera, un rotondo 3-0 e tredicesimo scudetto, il terzo consecutivo, tutti vinti in casa. Danilovic segna 40 punti in gara tre, poi lascia Bologna per andare in NBA, ma la sua storia d'amore con la V nera non è finita.

 

1997-98

Il tiro da quattro

Lo scudetto è la ciliegia sulla torta dopo il primo trofeo in Eurolega

 

Danilovic ritorna, come pure Messina in panchina. Poi c'è l'arrivo di Rigaudeau, Sconochini, Frosini e Nesterovic a rinforzare il nucleo confermato, Abbio, Ravaglia, Binelli e Savic. La squadra vince molto, ma in semifinale di Coppa Italia viene fatta fuori dalla Fortitudo. Sconfitta che non mina le certezze: infatti la Kinder batte la Teamsystem e vola a Barcellona, dove trionfa nella Final Four di Eurolega. Intanto, vinta la prima fase di campionato, nei playoff le V nere vincono 3 a 1 contro Roma (la serie si gioca proprio a cavallo delle gare di Barcellona) e Varese. In finale c'è di nuovo la Fortitudo. Le prime quattro gare sono un alternarsi di emozioni, con vincente sempre la squadra in trasferta. La bella è, naturalmente, in casa Kinder. Con il famoso canestro da quattro, Danilovic arpiona il supplementare. A questo punto, dopo dieci derby le due squadre hanno realizzato esattamente 691 punti a testa in 400 minuti. Nei cinque minuti successivi Sasha è scatenato, (fino al tiro che ha cambiato il destino del derby e del campionato aveva segnato sette punti, con 3 su 5 da due punti, 0 su 5 da tre e 1 su 2 in lunetta, dopo ne ha infilati tredici, con 2 su 2 da tre punti, 2 su 2 da due, 3 su 3 nei tiri liberi e due assist; poi a gara decisa il lusso di fallire i due liberi conclusivi), la Fortitudo stordita e il quattordicesimo scudetto è cosa fatta. Il conto dei derby è 6-4 e lo scudetto è la ciliegia sulla torta di una stagione che ha visto il primo trionfo nel massimo torneo continentale e 55 gare vinte su 67.

 

2000-01

A riveder le stelle

Per la Virtus 68 vittorie su 78 partite, e ben 33 gare vinte consecutivamente

 

Una Virtus stellare, Abbio, David Andersen, Bonora, Frosini, Ginobili, Griffith, Jaric, Rigaudeau, Sconochini, Smodis, la Kinder del Grande Slam. Ancora Messina sulla panchina bianconera. Dopo la Coppa Italia e l'Eurolega arriva anche lo scudetto con un perentorio nove a zero nei playoff, 3 a 0 a Roseto, Treviso e Fortitudo, che aveva patito lo stesso smacco anche nella semifinale di Eurolega. Nella finale del campionato, l'altra squadra bolognese viene sconfitta 86-81, 77-71 e 83-79. Il quindicesimo scudetto è cosa fatta, ancora contro la Fortitudo, ancora davanti al proprio pubblico. Solo nella lontana Supercoppa d'inizio stagione la Virtus si era fermata alla finale, sconfitta dalla Virtus Roma. Un'annata sportiva di 78 partite di cui 68 vinte, ma anche di un record incredibile di 33 gare vinte consecutivamente. Nessuno può pensare che dovranno passare vent'anni per vedere un altro titolo tricolore. Il punto più in alto della storia Virtus, ma si sta per aprire il precipizio sotto i piedi delle V nere: dopo un'altra stagione di vertice, cominceranno i dolori e, nell'estate del 2003 il crack.

 

2020-21

I trionfi della Virtus: il sedicesimo scudetto

di Ezio Liporesi - 1000cuorirossoblu - 27/12/2022

 

Nel 2020/21 la Virtus conclude la prima fase al terzo posto, dietro Milano e Brindisi, poi inizia una cavalcata trionfale: 3-0 contro Treviso, vincendo gara tre in Veneto al supplementare dopo essere risaliti dal meno 15 all'intervallo; poi 3-0 contro Brindisi, vincendo le prime due in Puglia, poi di tre punti gara tre in casa, con 29 di Teodosic; infine Milano spazzata via con un 4-0. In gara uno la Virtus va a più 17, 42-59, poi Bologna controlla fino al 58-72, quando la squadra di casa segna 12 punti consecutivi, 70-72. Markovic tripla da lontanissimo, poi lo stesso Stefan subisce sfondamento da Rodriguez e Belinelli realizza in sottomano, 70-77; la Segafredo ha ripreso l'inerzia e vince 77-83. Gara due, più equilibrata, si decide sul 63-64, quando la Virtus dopo quattro minuti di digiuno si sblocca con due triple: la solita di Markovic, su servizio di Pajola, poi quella di Alessandro da molto lontano, dopo il furto di Pefi, che ricambia il favore, 63-70. Quando Teodosic mette la tripla del 65-75 per Milano si fa dura, infatti vince Bologna 72-83. In gara tre la squadra lombarda regge fino al 52 pari di fine terzo quarto, poi la Virtus piazza un 24-6 devastante, finisce 76-58. In gara quattro Milano prende subito otto punti di vantaggio, ma la Virtus non si scompone e alla distanza macina gli avversari, 73-62. Lo scudetto torna dopo 20 anni.

 

LA STORIA DELLE COPPE EUROPEE

di Ezio Liporesi - 1000cuorirossoblu
 
 
 

1990: LA COPPA DELLE COPPE

 

Dopo quattro stagioni trascorse senza rimpinguare la bacheca, il 6 aprile 1989 la Virtus vince la Coppa Italia, che le dà diritto a partecipare alla Coppa delle Coppe della stagione successiva. Dopo aver passato il turno preliminare, contro il Cukurova Sanayi Mersin vince il girone A con cinque successi in sei gare: batte lo Zalgiris, vince a Ostenda, perde a Ramat Gan, periferia est di Tel Aviv, contro il Maccabi Ramat Gan di un punto dopo un supplementare, poi vince a Kaunas ed è già sicura del primo posto, consolidato battendo belgi e israeliani nelle ultime due gare a Bologna. Approda così alle semifinali, dove trova il Paok Salonicco. L'andata si gioca a Bologna il 20 febbraio, con una Virtus particolarmente euforica: negli ultimi 9 giorni ha battuto la capolista Varese, si è aggiudicata la Coppa Italia nella Final Four di Forlì, battendo di nuovo i varesini e l'ambizioso Messaggero Roma, poi ha sbancato Milano. La gara con i greci è nervosa: a 5 minuti dalla fine il punteggio è 58-52. Qui cominciano i 5 minuti finali in cui la Virtus realizza un parziale di 19-5 che diventa un 12-2 negli ultimi due minuti e mezzo; con i bianconeri trascinati da un maestoso Brunamonti, che alterna tiri dalla distanza a penetrazioni, a palle rubate, da un Bon dalla mano torrida, da uno Sugar carico di energia, da una difesa indemoniata, protetta sotto canestro dalle torri Johnson e Binelli. I greci sono storditi, a 30 secondi dalla fine, sul più quindici Knorr, rinunciano ai liberi, accontentandosi del passivo, ma i bianconeri infieriscono, guadagnando altri punti e sulla sirena, in un palazzo estasiato, il tiro di Brunamonti suggella il suo ventesimo punto ma anche il più venti Virtus, con tutto il quintetto in doppia cifra. C'è naturalmente molto ottimismo per la gara di ritorno a Salonicco. Un maestoso Richardson ne segna 35 nella bolgia greca e permette ai suoi di contenere la sconfitta, 100-94. Il biglietto per la finale del 13 marzo a Firenze è staccato. Si tratta della terza finale europea delle V nere, dopo le due citate, perse, rispettivamente, per due e un punto. Si gioca in Italia, a 100 chilometri da casa e contro un Real Madrid bersagliato dalla sfortuna: in dicembre è deceduto Fernando Martin e non c’è per infortunio il russo naturalizzato Biriukov. È quindi una grande occasione per le V nere che possono finalmente aggiudicarsi il primo trofeo europeo; d'altra parte c'è anche una grande pressione, dovuta all'attesa dell'evento e il Real è pur sempre la squadra detentrice del trofeo e con una bacheca ricchissima di trofei europei. Treno speciale di tifosi da Bologna, in tribuna Lucio Dalla, Gigi Maifredi, con Fabio Poli e il mitico Villa. Si gioca in una bolgia bianconera, ogni canestro della Knorr è accompagnato da una marea montante di tifosi e vessilli che si alzano. Partono meglio gli iberici, poi la Knorr viene fuori e chiude il primo tempo 48-37. Dopo 2'20" della ripresa, sul più tredici, s'infortuna Brunamonti che viene portato fuori a braccia. Coldebella, entrato al suo posto sfodera una gara da veterano, segnando tra l'altro la tripla del più 17. Sulla rimonta spagnola, sul più otto, Bon segna in gancio, Gallinari, sul più sette, realizza un tap-in fondamentale, così la Virtus riesce a ripartire, per poi conservare cinque punti di vantaggio alla sirena, 79-74, portando la prima coppa europea nella bacheca virtussina. La copertina è per Richardson, una presenza costante nel match, 29 punti, 8 su 14 da due e 4 su 8 da tre, 7 rimbalzi; subito dopo citazione per Coldebella, che ha disputato una finale da veterano, mettendo anche a segno 16 punti. Miglior rimbalzista Johnson con 10. Ecco i punteggi dei bolognesi: Coldebella 16, Richardson 29, Johnson 8, Bon 9, Binelli 9, Brunamonti 4, Gallinari 4, Massimiliano Romboli, Tasso, Righi. In una panchina, che per tutta la gara ha accompagnato con calore il quintetto bianconero in campo, in borghese c'è anche Mike Sylvester, fuori per infortunio da novembre. Festa negli spogliatoi e anche fuori, dove spuntano le magliette dedicate all'evento, ottimisticamente pronte ben prima della palla a due iniziale. Dalle rive dell'Arno a Piazza Maggiore, un simbolico cordone di sciarpe bianconere, una magica notte per la prima conquista europea della Virtus.

 

 

1998: PER LA PRIMA VOLTA CAMPIONI D'EUROPA

 

Nel 1997/98, attacco alla massima competizione europea per club.  La Virtus vince il girone C con nove vittorie in dieci gare, con quattro punti di vantaggio sulla seconda, il Barcellona. Nel girone seguente, il G, vince a Parigi, poi batte Lubiana, entrambe le volte per 72 a 62. Nella giornata successiva, a Berlino, vince, si garantisce il primo posto con tre giornate di anticipo e il vantaggio di poter disputare le belle in casa negli ottavi e nei quarti. Dapprima viene fatto fuori l'Estudiantes, poi la Fortitudo in due gare che, per diversi motivi, restano indimenticabili.

Gara uno la vince nettamente la Kinder 64-52, una partita passata alla storia per la famosa rissa. Squalificati Savic e Abbio tra i bianconeri, Myers e Fucka nelle file dei biancoblù, che però recuperano per gara due Wilkins, mentre è ancora fuori Rigaudeau nelle V nere, entrambi hanno dovuto saltare la prima sfida. Il quintetto Virtus è composto da Crippa, Danilovic, Sconochini, Nesterovic e Frosini, risponde la Fortitudo con Rivers, Vidili, Galanda, Wilkins e Chiacig. Subito in vantaggio la Virtus 0-2, ma l'ex stella NBA comanda la gara, (in parte supportato da Vidili, non da un abulico Rivers), fin quasi alla fine e sono suoi otto punti che lanciano i biancoblù sul 17-11. Al diciasettesimo punteggio sul 35-21, alla pausa 36-26. A cinque minuti dalla fine Fortitudo a più sette, apparentemente in controllo, nel finale però le V nere con caparbietà recuperano e a settantaquattro secondi dalla fine Danilovic sorpassa, 54-55; i bianconeri, con un parziale di 14-5 negli ultimi cinque minuti, staccano il biglietto per la Final Four, davanti a un'impietrita e incredula Teamsystem: 56-58 il verdetto finale.

Il 21 aprile, a Barcellona la Virtus spazza via il Partizan, l'Aek batte la Benetton Treviso con il canestro decisivo di Prelevic. I greci, con gli ex bianconeri Coldebella e Prelevic, segnano solo cinque canestri nel primo tempo, arrivano a venti solo negli ultimi secondi della frazione, chiusasi 28-20, con 21 punti degli esterni Kinder, 9 palle rubate, 4 di Sconochini. Nella ripresa al 22' Bologna va sul 33-20, un vantaggio enorme, considerato il basso punteggio, con gli ellenici che viaggiano a meno di un punto al minuto; Binelli firma il 40-29 in semigancio, Rigaudeau il 43-31 in sospensione, ma qui la Virtus rallenta un po'. Michael Andersen schiaccia il 43-37, Rigaudeau realizza due liberi, ma al 36'30" l'Aek è vicina, 45-41 sancito da due liberi di Lasa, parziale di 2-10.

Nesterovic, a rimbalzo d'attacco dopo l'errore in sottomano di Savic, subisce fallo, ma s'infortuna leggermente e deve uscire, entra Rigaudeau che monetizza i due liberi, mentre dall'altra parte, sempre dalla lunetta Lasa realizza il primo, ma sbaglia il secondo, rimbalzo di Sconochini. Entrata errata di Danilovic, smanacciata di Savic a rimbalzo e due punti dello stesso Sasha. Errore Atene dall'altra parte Danilovic serve Savic per la tripla a bersaglio Savic, Mvp della final four, e punteggio di 52-42, timeout Iannidis. La coppa riprende la strada dell'Italia dopo dieci anni, ma soprattutto quella di Bologna, dopo un lungo inseguimento del trofeo da parte della Virtus. Resta ancora un minuto da giocare, la gara termina 58-44, con un parziale di 13-3 finale, per la festa dei seimila virtussini giunti a Barcellona con ogni mezzo.



2001: PER LA SECONDA VOLTA CAMPIONI D'EUROPA

 

Anno di scissione 2000/01, da una parte la Fiba con la Suproleague, dall'altra l'Uleb con l'Eurolega, con la Virtus che esordisce ad Atene contro l'AEK. Rigaudeau è l'anima di una grande rimonta da meno 16, le V nere sorpassano, ma perdono di un punto e un punto solo segna anche Ginobili...si rifarà. Nove vittorie consecutive permettono alla Kinder di vincere il girone. Ancora percorso netto negli ottavi, 2-0 all'Estudiantes, nei quarti, ma che fatica battere due volte Lubiana (80-79 a Casalecchio al supplementare, 81 a 79 fuori casa), poi anche in semifinale il cammino prosegue senza ostacoli, 3-0 alla Fortitudo, 103-76 e 92-84 in casa, ma soprattutto 74-70 al PalaDozza dopo aver recuperato un meno 18 nell'ultimo quarto con un incredibile parziale di 25-1. In finale c'è il Tau e dopo 16 vittorie la Virtus torna a perdere: sfugge infatti gara uno sul campo di casa, pagando l'assenza di Griffith. Passano due giorni, Rashard gioca e le V nere vincono nettamente, 94-73. Reduce dal successo in Coppa Italia, la Virtus va a giocare gara tre in Spagna e domina ancora, 80-60, ma il Tau pareggia i conti in gara quattro. Si torna in Italia per la decisiva gara cinque. La Kinder parte forte, 13-5, ma poi Rigaudeau (18 punti con 2 su 4 da due e da tre e 8 su 9 in lunetta) e Griffith (14 punti, con 4 su 4 e 6 su 7 nei tiri da un punto, con anche 10 rimbalzi) commettono il secondo fallo e vanno in panchina, così i baschi recuperano, approfittando anche del lieve infortunio che costringe Stombergas a uscire momentaneamente, sostituito da Foirest che segna 5 punti in 30". A fine primo quarto quindi squadre vicine, 19-18. I bolognesi provano a fuggire anche nel secondo periodo, 29-22 al 14', con tre liberi di Rigaudeau. Il quarto fallo di Foirest e Stombergas produce solo un 33-24, perché Bologna è imprecisa ai liberi in questa fase (30 su 39 alla fine, ma molto peggio gli spagnoli con 19 su 34). Sulla sirena di metà gara Bennett infila la bomba del 42-37. Sul 47-41 al 23' arriva il quarto fallo di Griffith, che segue di poco il terzo, ma con i liberi e una tripla Rigaudeau lancia di nuovo la Virtus nel terzo quarto, 52-42 al 24', Ginobili (16 punti con 6 su 9 da due, 1 su 4 da tre e 1 su 1 ai liberi, con anche 4 rimbalzi, 6 assist e 2 recuperi) incrementa il vantaggio, 57-44 al 27'30", ma il Tau non ci sta e con uno 0-8 (tutto di Bennett che si giova dell'uscita di Jaric) ricuce, 57-52. Ci pensa Smodis, che segna tutti i suoi 5 punti in questo frangente e sigla un 5-0 vitale (tripla sulla sirena dei 24 secondi e canestro da due su rimbalzo offensivo allo scadere del quarto per l'1 su 2 in entrambe le voci), 62-52, col quale si va all'ultima pausa. Nel finale Jaric (16 punti con 4 su 8 da due, una tripla sbagliata e 8 su 12 in lunetta, con 7 falli subiti) è una lama nella difesa basca e la Kinder vince il titolo europeo 82-74 e per la seconda volta è Campione d'Europa.

 

 

2009: L'EUROCHALLENGE

 

L'Eurochallenge 2008/09 della Virtus inizia il 26 settembre 2008. In panchina c'è Boniciolli che da qualche settimana ha sostituito Pasquali. Nello staff degli assistenti dell'allenatore bianconero anche Tonino Zorzi, monumento della pallacanestro italiana, prima da giocatore, poi da allenatore. Il Girone, avversarie Ostenda, Tartu e Samara, è vinto dalle V nere con cinque vittorie su sei gare, persa solo la sesta a primo posto garantito. Più arduo il girone successivo con Oldenburg, BC Kiev e Galatasaray, passano le prime due. Le V nere perdono due volte con Oldenburg, ma vincono le altre e all'ultima giornata a Kiev si giocano tutto: vincendo salirebbero a 8 punti come Kiev, ma sopravanzando la squadra ucraina in virtù del doppio successo, perdendo resterebbero a 6 come Oldenburg, ma terzi avendo perso entrambi i confronti diretti. BoloignaFiere vince 69-57 e passa ai quarti di finale, una serie contro Bonn che viene eliminata vincendo di dieci punti i Germania e di quindici a Casalecchio, dove si giocherà anche la Final Four. Il 24 aprile Limassol viene sconfitta dai bianconeri 83-69, in finale c'è lo Cholet.

La Virtus parte contratta, subito 3-9 con De Colo dominatore. Poi Boykins e Langford si accendono e Bologna rimonta e sorpassa: 21-19 al 10'. Nel secondo quarto c'è il primo tentativo di fuga, 31-23 con un grande Langford, più avanti anche +11 (38-27) sulla tripla di Boykins. Cholet prova a rientrare con uno 0-6 tutto di Falker, ma viene ricacciata indietro da una tripla di Koponen. Falker e De Colo non ci stanno, e così a metà il punteggio è 45-39. Dopo la pausa la Virtus va in difficoltà, e soprattutto a rimbalzo concede opportunità agli avversari. Cholet torna un paio di volte a -3, ma ci pensa ancora Langford: 64-57 al trentesimo. Poi l'americano fa immediatamente il quarto fallo, ma la Virtus torna a più undici su tripla di Boykins (74-61). Cholet non molla,  infila un parziale di 0-10 con De Colo che riporta a contatto i suoi. Langford dà respiro, ma Marquis e De Colo firmano addirittura il -1 (76-75) nell'ultimo minuto, grazie anche a uno 0 su 2 ai liberi di Ford. Langford subisce fallo, e ne infila uno: 77-75, che è anche il punteggio finale perché nell'ultima azione De Colo va da tre, con possibile contatto non fischiato, ma non prende niente. Trionfo virtussino, 12 punti e 12 rimbalzi per Ford, 18 punti per Boykins e 21 per Langford che è anche MVP. La coppa la alza capitan Giovannoni.

 

 

2019: LA CHAMPIONS LEAGUE

 

Nel 2018/19 con la Champions League finalmente si torna in Europa, la Segafredo vince il girone, poi pareggia in terra francese, contro Le Mans, il 5 marzo nell'andata degli ottavi. Prima della gara di ritorno Sacripanti viene esonerato al suo posto Djordjevic. La Virtus batte Le Mans 83-58, poi elimina un'altra francese, Nanterre, comune del circondario di Parigi, rimontando il meno otto dell'andata con un più quindici al ritorno. Si va alla Final Four. A inizio maggio c'è molta attesa per la Final Four di Anversa. Netta vittoria contro Bamberg in semifinale, poi la Virtus affronta Tenerife, va a più diciotto sia nel secondo sia nel terzo quarto, ma nel finale gli spagnoli arrivano a meno sei e qui ci pensa Chalmers: entrata mancina, arresto, giro e tiro, solo rete. La Virtus riparte e chiude 73-61. È la quinta coppa europea. Due gare vinte senza mai andare in svantaggio. L'MVP è Punter.

 

2022: L'EUROCUP

 

Nel girone B dell'Eurocup 2022 arrivano a 24 punti Gra Canaria e Valencia, a 22 Lubiana, terza, e Virtus, quarta. Qualificazione garantita (passavano le prime otto), ma non un ottimo piazzamento per il fattore campo nei turni successivi, tutti in gara secca. Ottavi in casa, comunque, contro Liekabelis Panevezys, regolato 75-67. Nel turno successivo, a sorpresa, la Virtus incontra l'ottava del proprio girone, Uòm, che ha eliminato la prima del girone A, Badalona. Si gioca quindi ancora a Bologna. Tedeschi avanti 73-77 a 3 minuti e mezzo, ma non segnano più: Jaiteh sfrutta due assist di Teodosic e pareggia (sul 77-77 grande stoppata di Weems che salva un canestro sicuro su contropiede Ulm), poi svetta a rimbalzo sulla tripla fallita da Milos e e sull'errore di Shengelia e così firma l'8-0 che ribalta la gara. In semifinale gran gara della Virtus a Valencia e vittoria 73-83. In finale il Bursaspor, settima del girone B, che ha eliminato Andorra vincendo in trasferta e così la Segafredo gioca in casa la finale. Le V nere comandano la gara con autorità e vincono 80-67. Teodosic MVP, mentre Jaiteh lo era stato della regular season. La Virtus torna in Eurolega dove mancava dal 2007/08.


 

 

LA STORIA DELLE COPPE ITALIA

di Ezio Liporesi - 1000cuorirossoblu
 
 
 

1974: LA PRIMA COPPA ITALIA

 

Terminato il campionato 1973-74 al quinto posto, la Virtus deve disputare la finale a quattro di Coppa Italia. La Virtus c’era arrivata eliminando Livorno negli ottavi, vincendo in novembre 72-58 in Toscana, poi arrivando prima nel proprio girone, con avversari Cantù, Pesaro e Roma. In questa fase la formula prevedeva l’assegnazione di due punti alla squadra che si aggiudicava il doppio confronto. Subito una netta vittoria a Roma 74-55, poi in trasferta contro la Forst un'accettabile sconfitta di tre punti, 95-92. Il +26 contro la Maxmobili Pesaro, 96-71, con 25 punti di Bertolotti, 23 di Fultz e 16 di Serafini, era più di un'ipoteca sulla conquista dei due punti contro i marchigiani. La formalità contro la Stella Azzurra Roma, venne espletata battendola nettamente anche a Bologna, 90-55. Poi fu il momento della gara di ritorno contro Cantù. I bianconeri misero in campo un grande carattere e nel corso della gara si trovarono anche a più 12, poi chiusero con un vantaggio di 8 punti, trascinati dai soliti Fultz (24 punti), Serafini (14) e Bertolotti (13), cui si aggiunse nell’occasione Antonelli (12). Importante la mossa di Peterson che mise Bertolotti a marcare Marzorati, limitando un po’ con la statura di Gianni le capacità realizzative e di costruzione di gioco del playmaker avversario. A questo punto la vittoria nel girone era sicura e venne festeggiata vincendo anche a Pesaro 97-81 (29 di Fultz e 23 di Serafini). A Vicenza per la fase finale si giocò l'11 e 12 maggio. Semifinale contro il Saclà. Buona partenza, 10-5 al 4′, ma dopo 90 secondi punteggio di 10-10. Piemontesi avanti 10-14, trascinati da Sacchetti, poi ancora 14-18 al 9′. Peterson, con una girandola di cambi, ottiene il meglio dai suoi giocatori e così la Sinudyne rimonta, sorpassa, si stacca e va al riposo sul 38-28. Asti prova a riagganciare i bolognesi, ma si avvicina solo, 56-53 al 32′, 64-61 al 35′, poi la Virtus controlla e vola verso la finale dell’indomani, contro la Snaidero Udine, che di lì a due settimane aveva in programma gli spareggi salvezza contro Napoli e Fortitudo. I friulani avevano sconfitto in semifinale, a sorpresa, di un punto i campioni d’Italia dell’Ignis, che partivano favoriti, anche se privi di Meneghin. In finale Sanders imperversò nel primo tempo, ma l’allenatore bolognese aveva organizzato raddoppi per limitare Malagoli e così il primo tempo viaggiò sull’equilibrio, terminando 40-40. Nella ripresa Udine passa a zona, ma la Sinudyne funziona come un orologio, con un super Fultz e tutti i compagni a coadiuvarlo, Benelli un gradino sopra gli altri. Al 38′, sul più 20 c’è spazio anche per Ranuzzi, Natali e Valenti, che si prende anche il lusso di segnare un bel canestro dall’angolo. Vince la Virtus 90-74, conquistando la sua prima Coppa Italia e l’accesso alla Coppa delle Coppe dell’anno successivo. Da troppo tempo non si provavano sensazioni così. Le Vu nere, dopo 18 anni dallo scudetto del 1956, tornarono finalmente a primeggiare in una competizione, ma alzando la coppa nessuna immaginava che, sempre contro la Snaidero, 23 mesi dopo il palasport si sarebbe vestito di tricolore per festeggiare il settimo scudetto.

 

 

1984: LA SECONDA COPPA ITALIA

 

La Coppa nazionale era andata in letargo per dieci lunghi anni, dopo quel 1974 che aveva visto proprio la Sinudyne, guidata in panchina da Peterson al suo primo anno a Bologna, conquistare un trofeo a diciotto anni dall'ultimo scudetto, vinto nel 1956, quando ancora si giocava in Sala Borsa, anzi quelli furono gli ultimi rimbalzi di un pallone a pochi metri dalla fontana del Nettuno. Le V nere avevano vinto quella coppa nella finale a quattro di Vicenza, sconfiggendo in finale la Snaidero Udine, che aveva fatto fuori la favorita Ignis Varese in semifinale. Ora, dopo 10 anni, ci si ritrovava a disputare un secondo trofeo nazionale, oltre al campionato. Dopo l'assegnazione dello scudetto rimanevano da giocare semifinali e finale, prevista per il 9 giugno a Bologna. La squadra di Bucci ci era arrivata concludendo a punteggio pieno il girone emiliano, disputato con gare di andata e ritorno tra settembre e ottobre e nel quale figuravano anche Fortitudo e Mangiaebevi Ferrara; negli ottavi i bianconeri avevano fatto fuori Varese, vincendo di 7 punti sia in casa a febbraio, che in Lombardia un mese dopo; nei quarti, disputati ad aprile, con andata e ritorno a distanza di una settimana, il 4 e 11 aprile, a soccombere era stato il Bancoroma, campione d'Italia in carica e laureatosi campione d'Europa pochi giorni prima, il 29 marzo. Bologna regolò la questione nella gara di andata, vinta 88-69 e la sconfitta di un punto a Roma fu assolutamente indolore. Dopo la conquista dello scudetto, il 27 maggio, quelle gare di coppa ancora da disputare erano viste come un peso supplementare non molto gradito, dopo un campionato e dei playoff molto tirati e tesi. La gara di andata delle semifinali è in programma il 3 giugno con la Granarolo Felsinea che riceve la Benetton Treviso, non ancora la squadra grande protagonista dei due decenni successivi, ma una squadra che viaggia da due stagioni nei bassifondi di A2, dopo aver disputato un campionato di A1. Gli stranieri sono Solomon e Jones, il capitano un antico ex della Virtus, Tojo Ferracini, poi ci sono Melillo, Minto, Vazzoler, Marietta. La città di Bologna, quella che ama la V nera, è ancora inebriata e distratta dai festeggiamenti per il titolo vinto sette giorni prima. Oltretutto quel 3 giugno la città sembra più concentrarsi sul calcio: in mattinata viene intitolato lo stadio comunale a Renato Dall'Ara, scomparso esattamente venti anni prima a quattro giorni dallo spareggio che diede il settimo scudetto al Bologna; nel pomeriggio un gol di Luciano Facchini riportò il Bologna in serie B, dopo un anno passato a rincorrere palloni sui campi di serie C. Giusto il tempo di minimi festeggiamenti e si è già dentro il Palasport di Piazza Azzarita. Quando i dieci bianconeri salgono la scaletta, in rigoroso ordine di maglia, Brunamonti, Fantin, Valenti, Lanza, Van Breda Kolff, Villalta, Binelli, Rolle, Daniele e Bonamico, ci si accorge che la voglia di festeggiare i protagonisti dell'impresa è ancora viva e che l'apparente distrazione della città era solo un prendere fiato per manifestarsi in una nuova catarsi affettiva: tutto il palazzo era un tripudio di vessilli, in un alternarsi di tricolore e bianconero,  abbinamento reso ancora più splendente dalla luce di un'imminente estate che filtrava dalle tende. La Virtus conduce con vantaggi minimi e a 1'14” dalla fine Treviso arriva a meno uno sull’81-80, poi Marietta a 35” dalla sirena fallisce il sorpasso, ma i trevigiani a 9 secondi dalla fine sono ancora alla minima distanza sull’83-82, quando Brunamonti si guadagna e realizza i liberi del più tre finale. Il migliore realizzatore bolognese è Van Breda con 20 punti, seguito da Bonamico con 17, per una vittoria che non rassicura in vista del ritorno, ma si tira un sospiro di sollievo per avere evitato una sconfitta che avrebbe un po' rovinato la festa. Tre giorni dopo si è a Treviso e la Benetton fiuta la grande impresa contro una Virtus stanca e le cose sembrano andare veramente così: comandano i veneti nel primo tempo con un vantaggio di dieci punti, che aumenta ancora nel secondo, ma poi i bianconeri con il carattere e la difesa hanno la forza di rimontare fino al meno uno, 69-68, con gli stessi protagonisti sul tabellino bolognese, ma a parti invertite: è il marine a realizzarne 20, l'americano si ferma a 18. La Virtus approda alla finale, in programma 72 ore dopo. L'avversario è Caserta, altra forza emergente del basket italiano, che ha appena concluso il suo primo campionato nella massima serie: ci sono Gentile e Carraro, i brasiliani Oscar e Marcel, anche qui un ex della Virtus, Pietro Generali. La finale è tiratissima, con scarti minimi, anche se la Virtus, priva di Fantin febbricitante ma con un ottimo Bonamico autore di 20 punti, prova a scappare già sul 19-12, ma solo nel finale prima sul 66-60, poi sul 74-66 e quando il tabellone segna 80-74 a un minuto dalla fine sembra aver partita vinta, anche perché siamo nell'ultima stagione prima dell'avvento del tiro da tre punti. Caserta però non ci sta, si porta a meno quattro; Villalta si trova libero sulla sua famosa mattonella e si fa ingolosire, dopo avere distrutto la 1-3-1 di Peterson, dopo avere segnato da quella posizione valanghe di canestri, mai e poi mai pensa di sbagliare e invece accade, i campani dimezzano ancora il distacco e sono a meno due. La mente di Van Breda Kolff, una delle intelligenze cestistiche più fini che hanno vestito la divisa con la V sul petto, è offuscata dalla stanchezza e l'americano riceve palla con un piede a destra e uno a sinistra della linea che divide in due il campo: infrazione indiscutibile e palla ai campani: ora la coppa la Virtus se la deve guadagnare con la difesa e lo fa bene, costringe l'Indesit a un tiro forzato, la palla respinta dal ferro schizza verso Brunamonti che si aggomitola sul pallone e lo nasconde per far passare i pochi attimi che mancano alla sirena finale: vince Bologna 80-78 e si conferma detentrice della Coppa Italia. Il sospiro di sollievo, i festeggiamenti con la coppa alzata dal capitano Villalta sembrano denotare quasi che la voglia di non perdere quel trofeo fosse più grande del desiderio di vincerlo, ma a distanza di anni occorre riconoscere la grande impresa: fu la prima volta che la Virtus conquistò più di un trofeo nella stessa stagione.

 

 

1989: LA TERZA COPPA ITALIA

 

Nella stagione 1988/89, la prima gara ufficiale è a Forlì il 25 settembre per i sedicesimi di Coppa Italia; una bella vittoria, con Micheal Ray che mette a segno 32 punti. Netto anche il successo negli ottavi contro Verona l'11 ottobre, con Richardson e Binelli primattori con 26 punti. Due successi ottenuti senza Villalta. Johnson s'infortuna in campionato a Roma l'8 gennaio e viene sostituito, in attesa del suo rientro, già dal match di Coppa Italia contro Venezia di tre giorni dopo, da Marcellus Starks, antica bandiera della Fortitudo; il pivot segna 8 punti, ma sono soprattutto Brunamonti con 21 punti, Richardson con 18 e Binelli e Bonamico con 15 a tenere i bolognesi aggrappati alla partita fino a guadagnarsi la parità al termine dei 40 minuti e il successo al supplementare per 103-99, ottenendo così la qualificazione alle semifinali, dove la Virtus, in un infelice periodo in campionato, affronta il 2 marzo Milano. La Knorr vince 78-71 sulle ali dei 25 punti di Richardson, riuscendo ad ovviare all’assenza di Brunamonti, con Sylvester e Marcheselli a sostituirlo in regia, riuscendo a rimontare quando Milano nel secondo tempo arriva al più 6, facendo uso anche della zona 3-2 e riuscendo ad attaccare con efficacia la famosa 1-3-1 milanese. Il 6 aprile è in programma la finale di Coppa Italia a Bologna contro la Juve Caserta, che tre settimane prima ha perso ai supplementari la Coppa delle Coppe contro il Real Madrid di Drazen Petrovic. La Virtus nel primo tempo usa l’arma preferita dei casertani, il tiro da tre: segna 7 triple, 4 con uno splendido Villalta (16 punti alla fine) e vola sul 39-24, chiudendo il primo tempo avanti di 10. Nella ripresa la rimonta ospite con il sorpasso a 7' e 30" dalla fine, poi i casertani si portano sul + 5 al 35'. Qui sale in cattedra Richardson (25 punti), che con una tripla e un contropiede rimette i suoi in carreggiata. Poi passa il testimone a Johnson, autore di 19 punti con 8 su 12 al tiro, ma soprattutto una presenza fondamentale nel finale dei 40 minuti terminati in parità, poi ancora nel supplementare, dove a 22 secondi dalla fine sul più uno realizza il canestro del definitivo 96-93; in questo overtime lo supportano ottimamente Brunamonti (17 punti) e nuovamente Sugar. Alla fine trionfano i bianconeri che conquistano la terza Coppa Italia e riconquistano un trofeo dopo 5 anni, l’ultimo fu proprio la medesima coppa vinta contro lo stesso avversario, sullo stesso campo.

 

 

1990: LA QUARTA COPPA ITALIA

 

Estate 1989. Il confermato Bob Hill non torna dall’America, dove firma per Indiana ricominciando una carriera NBA che durerà per qualche anno con buoni risultati; a Bologna, però nessuno si dispera, in fondo l’occasione è propizia per promuovere capo allenatore Ettore Messina, che dopo una felice attività nelle giovanili, abbinata al ruolo di vice, di fianco a Bucci, Gamba, Cosic e allo stesso Hill, è pronto per il grande salto. E, in effetti, quella Virtus senza più i senatori Bonamico e Villalta, con qualche forza fresca, come Coldebella e Bon, affiancata ai confermati Richardson, Johnson, Sylvester, Brunamonti, Binelli e Gallinari, fa subito ottime cose. Il primo trofeo di Messina capo allenatore, la Coppa Italia, fu un crescendo entusiasmante. La fase preliminare, in programma tra il 12 settembre e il 26 ottobre, era strutturata a gironi di quattro squadre. Nella prima giornata Brunamonti, capitano da questa stagione, con 22 punti trascinò i suoi al successo contro Reggio Emilia, mentre una settimana dopo furono Richardson con 28 e Binelli con 27 a dominare nella larga vittoria 103-75 a Gorizia. Vittoria contro Fabriano con Bon top scorer con 22 punti; arrivà poi il successo 95-94 a Reggio Emilia con il capitano in evidenza, autore di 27 punti. Nella vittoria contro Gorizia Sugar ne fece 33 e Coldebella toccò quota 22. Cinque vittorie non bastarono per la qualificazione: a Fabriano la gara decisiva. I marchigiani tallonavano i bolognesi a due lunghezze e quindi bisognava difendere gli otto punti di vantaggio ottenuti nel turno di andata. Johnson era a mezzo servizio, ma Righi lo rimpiazzò al meglio segnando 14 punti, un punto lo segnò anche Tasso; Richardson con 27 punti e Brunamonti con 24 furono gli altri due protagonisti, ma quando i padroni di casa mantenevano un vantaggio superiore a 10 punti sembrava tutto finito. Nel finale il carattere dei bolognesi venne fuori e la Virtus chiuse perdendo di otto punti; a questo punto a decidere fu la differenza canestri totale, che premiò i bianconeri, che così allo spasimo si qualificarono per il turno successivo.  A Forlì, il 14 novembre, nei quarti di finale di Coppa Italia la coppia americana, 25 punti a testa, garantì un brillante successo con 12 punti di scarto che ipotecò la qualificazione alla Final Four. Poco più di un mese dopo un insolito pareggio nel ritorno, 83-83, con 20 punti di Sugar, portò la Virtus alla Final Four in programma a febbraio a Forlì. La semifinale fu contro Varese, sconfitta dalle V nere per 90 a 89 in campionato tre giorni prima a Bologna, dove la squadra lombarda si era presentata come una delle due capolista. La Virtus partì 11-2 con 7 punti di Bon, poi la partita tornò in equilibrio, spezzato nel secondo tempo quando il punteggio era in parità da un parziale di 9-0 per le Vu nere sulle ali di un Sugar (25 punti) ispirato e di una zona 3-2 indigesta per la Ranger; la Virtus poi controllò, ma a 1’e 30” dalla fine i lombardi arrivarono a meno 5 e qui ancora una tripla di Sugar mandò la Virtus in finale. Finale 78-74. Binelli con 6 su 8 e 10 rimbalzi e i due americani sugli scudi. Il giorno successivo di fronte ai bianconeri il Messaggero, già sconfitto due volte in campionato. Partita inizialmente in bilico poi sul 30-33 al 13’ un Brunamonti imprendibile per i romani realizzò undici punti filati e la bomba sulla sirena di Richardson mandò la Virtus al riposo sul più 9. Nella ripresa la Knorr incrementò il vantaggio fino al più 14, poi i romani provarono a rientrare ma sul 75-71 emerse Clemon, poi segnò la sua prima tripla Bon ed Virtus a più nove, 80-71, l’ultimo sigillo fu di Sugar per il 94-83. I fattori decisivi furono l’autorità di Binelli, 17 punti, protagonista soprattutto nel primo tempo e all’inizio della ripresa, la classe di Sugar, 24 punti di cui 18 nella prima parte; la concretezza di Johnson soprattutto nel finale del primo tempo e in tutta la ripresa, autore di 17 punti, ma soprattutto artefice prima di un rimbalzo d’attacco, poi di un canestro dopo una serie di palloni persi e rubati, quando la Virtus nel finale faceva fatica a trovare punti; il cuore, la grinta, il coraggio, la voglia e la precisione di Brunamonti, che si mise in moto tardi, ma poi segnò 15 punti consecutivi, chiuse il primo tempo a 17 e ancora nella ripresa segnò panieri fondamentali per i suoi e terminò a quota 29; non vanno dimenticati un canestro importante di Coldebella in piena rimonta romana, una tripla e una schiacciata di Bon nella ripresa, in una serata infelice per lui al tiro nel suo vecchio palazzetto, l’applicazione difensiva di Gallinari. Ottime le percentuali: fantastiche quelle del capitano, 29 punti, 5 su 7 da 2, 4 su 5 da 3 e 7 su 7 ai liberi; molto bene anche Sugar, 24 punti, 4 su 5 da due punti e 5 su 8 da tre, più 5 rimbalzi e 4 recuperi; nei 26 minuti giocati, limitati dai falli Binelli ha 17 punti, 8 su 10 da due e 1 su 1 dalla lunetta, con anche 8 rimbalzi; 17 anche per Clemon Johnson, 6 su 10 da due, 5 su 6 ai liberi e 13 rimbalzi; In quattro producono 87 dei 94 punti bolognesi. In totale 25 su 40 da due punti e 10 su 19 da tre. La Virtus confermò così il successo dell’anno precedente, mettendo la quarta Coppa Italia in bacheca.

 

 

1997: LA QUINTA COPPA ITALIA

 

L'esordio in Coppa Italia, senza Binelli appiedato da una distorsione al ginocchio sinistro con successiva infiammazione, è a Montecatini, dove i bianconeri non riescono mai a scrollarsi di dosso i toscani, i quali nel finale sorpassano, dopo che il primo tempo si era chiuso sul 43-43. Magnifico, con una tripla, pareggia a quota 87, ma i locali prevalgono 90-89. Due giorni dopo, nel ritorno a Bologna il capitano Binelli è nei 10, ma fa solo la ruota: tutto facile, 101-76, con 30 punti di Komazec e qualificazione per la Kinder. guadagnandosi una facile qualificazione. In queste prime uscite ufficiali Patavoukas affidabile al tiro, ma la squadra gira meglio con Galilea, che si dimostra anche gran difensore, anche se più leggero in attacco. A Imola, per i quarti di Coppa, ancora senza Binelli, ma la Casetti è senza Huckaby, partono meglio i padroni di casa, 18-12, ma la  Virtus vola a vincere di 23 punti, chiudendo praticamente il discorso qualificazione. In questa gara Bucci ha provato anche Abbio da playmaker. Al ritorno, due giorni dopo, imolesi sempre con un solo americano e Virtus ancora senza il capitano, tenuto preuzionalmente a riposo. Finisce 99-69, con parziale della ripresa 54-23. È il 12 settembre 1996, se ne riparlerà a marzo. In Final Four a Casalecchio contro la Mash, reduce da 11 successi consecutivi tra campionato ed Europa, la Virtus parte soffrendo, 0-7 al 2', 9-19 al 9' sul terzo fallo di Savic (14 punti e 7 rimbalzi), con anche un tecnico alla panchina. I veronesi mettono entrambi gli Usa in panchina e Bologna si riprende: Prelevic (19 punti), con le sue penetrazioni, trova il punto debole scaligero, Carera (10 punti) combatte come di consueto ed è uno degli artefici del successo a rimbalzo (40-26), Abbio si sacrifica (9 rimbalzi, oltre a 10 punti), Ravaglia, 14 punti con un 4 su 5 da tre, che permette alle V nere di avere un ottimo 7 su 15 da oltre l'arco. Così, nonostante il computo passivo recuperate - perse (6-14), già all'intervallo la Kinder comanda, 39-33. Alla fine il successo arriva per 73-68, con anche Komazec, in panchina in borghese. In finale c'è da affrontare Cantù, che ha eliminato Milano. La Polti è troppo corta per poter affrontare due gare intense in due giorni; infatti disputa un buon primo tempo, nel quale la Virtus riesce ad allungare leggermente solo nel finale, con 7 punti di Patavoukas (9 in tutto), dal 32-34 al 39-34 col tempo che termina 39-36, ma nella ripresa gli ospiti segnano solo 13 punti nei primi 16' e la Kinder prevale 75-67, nonostante avesse iniziato con 3 falli di Binelli in 3'. Decisivo Prevelic con 18 punti, MVP della manifestazione, dopo aver rischiato l'allontanamento dalla rosa qualche tempo prima, ottimo Magnifico, 13 punti, 5 su 7 al tiro, con una tripla, e due su due ai liberi, più 9 rimbalzi in 24'. Detto di Patavoukas, buono anche l'apporto di Galilea, che in una stagione sfortunata, con una lunga assenza per infortunio, riesce a disputare tutte le sei gare di Coppa Italia.

 

 

1999: LA SESTA COPPA ITALIA

 

Dopo aver eliminato Reggio Calabria, vincendo di quindici punti in trasferta e con un insolito pareggio in casa (consentito in queste sfide giocate sul doppio confronto) negli ottavi di finale, la Virtus si trovò Verona nei quarti e vinse di cinque punti sia fuori casa che tra le mura amiche, ma soffrendo nel ritorno: gli scaligeri, con un parziale di 3-19 andarono sul 22-36, appena limato all'intervallo, 28-40. Una tripla di Rigaudeau e 9 suoi punti filati ridarono fiato a Bologna, poi Nesterovic e Crippa con un siluro da 9 metri riportarono in quota le V nere, 44-46. Tre liberi sbagliati da Iuzzolino e un'altra tripla di Crippa portarono avanti i bolognesi, 49-47, al 28'30". I veneti tornarono a +6, quindi virtualmente qualificati a 4'25", 56-62, e fu ancora Crippa, con la terza tripla a rilanciare Bologna; Claudio suggellò la sua gara da match-winner coi liberi della vittoria. 71-66. Si era poco oltre la metà di settembre e la Virtus era già alla final four che si disputò poi a fine gennaio 1999 a Casalecchio. La Virtus si presenta nuovamente all'atto finale della Coppa Italia, dopo che nella stagione precedente era stato l'unico trofeo a sfuggirle, prima dei trionfi in Eurolega e campionato. Assente Danilovic (distrazione muscolare alla gamba destra), al ruolo di protagonista è chiamato Rigaudeau, in un ottimo periodo di forma. In semifinale, il 29 gennaio, l'avversaria è la Benetton Treviso: la Kinder parte forte, 6-0 e 8-2, grazie al contropiede, ma faticano a difesa schierata, con Jofresa prima e Bonora poi a braccare Rigaudeau. Al settimo minuto Rebraca è costretto negli spogliatoi, Messina fa rifiatare il francese, così con un parziale di 0-7 la Benetton sorpassa, 18-20, e aumenta poi il suo vantaggio fino al più otto, ottenuto al 18' con una tripla di Schmidt, 28-36, parziale di 4-13. Qui comincia la rimonta emiliana, il primo tempo si chiude 31-36. I bolognesi pagano lo 0 su 7 da tre, contro il 5 su 5 dei colori uniti; inoltre il bonus speso nei primi sei minuti ha fruttato molti liberi ai trevigiani, ben quattordici. La spinta della Virtus è veemente nel secondo tempo, quando, con Edwards incollato a Williams (nel primo tempo lo aveva curato Abbio), i bianconeri lasciano solo nove punti agli avversari nei primi dodici minuti. Al trentesimo minuto V nere avanti 56-45. Con Sconochini, Rigaudeau e Nesterovic richiamati in panchina con quattro falli, Treviso rimonta e sorpassa nuovamente (parziale di 0-9 che diventa 2-16 con Pittis scatenato), 60-64 al 14'30". Serie di triple di Williams e Rigaudeau (ventotto punti): quest'ultimo pareggia da tre a 1'06", poi tripla del play americano e nuovo pareggio del francese a trentadue secondi. Quando mancano cinque secondi. Bonora sfonda, ma Frosini sbaglia l'ultimo tiro. Nel supplementare scappa Treviso, Bologna rimonta, è avanti 83-82 quando a diciassette secondi Rigaudeau commette il quinto fallo, dopo aver segnato quindici degli ultimi diciannove punti Virtus in otto minuti. Schmidt fa uno su due ai liberi, la Kinder spreca l'ultima occasione e quindi occorrono altri cinque minuti. Ora Bologna deve trarre ossigeno da quel che resta della panchina, Crippa, Panichi, Abbio, Frosini e Edwards, con Nesterovic, Rigaudeau e Sconochini già fuori per falli. Nell'ultimo minuto Frosini segna i liberi dell'89-87, a nove secondi Abbio subisce sfondamento da Jofresa, poi prende fallo e realizza i due liberi del successo. Finisce 91-89. In finale, due giorni dopo, c'è Varese, in gialloblù stile Ignis. La Virtus insegue a lungo, poi finalmente mette il naso avanti con una tripla di Rigaudeau alla fine del primo tempo, 37-35. La squadra di Messina soffre di nuovo nella ripresa, anche per le tante palle perse, ventuno. Quando mancano tre minuti i lombardi sono al massimo vantaggio, 63-57; Bologna pare spacciata, non sembra poter riemergere, sembrano mancarle i punti nelle mani per ribaltare la partita, ma Messina ordina nuovamente la zona: Varese non segna negli ultimi otto attacchi e con cinque punti di Abbio Bologna si riavvicina, poi il gioco da tre punti di Rigaudeau in entrata confeziona il sorpasso, 65-63. Il francese, grande protagonista delle ultime uscite, segna poco, nove punti, ma è determinante: dopo essere stato protagonista delle ultime partite, tutte vinte, dalla Kinder (31 punti Milano, 17 a Samara, 29 contro Varese, 33 a Rimini) "Le Roi" ne ha segnati ventotto in semifinale e ha messo a segno l'azione decisiva in finale. Mvp della manifestazione è, però, Frosini, undici punti e dodici rimbalzi nella gara decisiva, dopo essere stato già molto positivo in semifinale. Per la Virtus è la sesta coppa Italia conquistata, la quarta nel periodo che va dal 1989 al 1999.

 

 

2001: LA SETTIMA COPPA ITALIA

 

Final Eight a Forlì con la Virtus testa di serie numero uno, essendo finita prima nel girone d'andata. Nei quarti c'è Biella. Frosini è assente e così Andersen e Smodis, soprattutto il primo, soffrono Lacey (alla fine 36-40 i rimbalzi a favore della squadra di A2). Bologna parte 11-2, poi inizia lo show di Granger, capocannoniere dell'A2 e un incubo per Abbio. L'americano segna 15 punti nel primo quarto (34 alla fine), tra cui il sorpasso, 15-16, e d è protagonista del parziale di 4-17, 15-19. Il primo quarto termina 26-28, la Fila allunga 42-48, i bolognesi tengono e chiudono sotto di due la prima metà partita, 46-48. A inizio ripresa Rigaudeau imbuca due missili, 54-50, ma Biella reagisce con uno 0-10. Al 30' Virtus sotto 57-62 e Granger schiaccia al 33' il 62-72. I bolognesi replicano con un 11-0, 73-72. Granger fa il 77-79 a 30'', Ginobili e Soragna fanno 1 su 2 in lunetta e Griffith allo scadere, su assist di Abbio, schiaccia il pareggio, 80-80. L'ultimo vantaggio piemontese è sull'82-84, poi Jaric segna da tre, da due con aggiuntivo, mette due liberi, poi segna in entrata, 92-85, 10 a 1 tutto suo. Finisce 96-88. La Kinder ha retto grazie agli uomini d'esperienza, Abbio (8 punti), Griffith (20 punti con 8 su 9), molto bene nei primi due quarti, e Rigaudeau (18 punti). Alla fine dei regolamentari importante Ginobili (16 punti) (suo anche un numero, ma a gara chiusa), mentre nel supplementare è stato decisivo Jaric. Contro Roma in semifinale, dopo il primo canestro di Tonolli, con il recuperato Frosini e le triple di Ginobili e Jaric Bologna va sull'8-2. Con la bomba di Espil i laziali tengono, 12-8, poi Bologna, nonostante la 1-3-1 di Caja, vola via, 36-18 (il primo quarto si era chiuso 26-15). L'Adr risponde con un parziale di 1-11 e torna in gara, 37-29. All'intervallo petroniani avanti 44-34, poi nel terzo periodo, dopo un iniziale scambio di 7-0 a favore e sfavore, il break definitivo, 68-51 al 30', dopo essere stati anche 68-47. Roma ci prova fino al 70-58, ma Jaric domina il campo e finisce 83-72 con 12 punti di Griffith, 4 su 4, 7 rimbalzi e 19 di valutazione, Jaric a 17, con 6 su 6 da due, 1 su 3 da tre, 2 su 2 ai liberi, 6 rimbalzi, 1 stoppata, 1 recupero, 4 assist e 24 di valutazione. Per Smodis 4 su 7 nelle triple e per Frosini 26' e 5 rimbalzi. In finale contro Pesaro, che ha battuto in semifinale la Paf, nei primi due quarti, terminati 14-17 (dopo essere stati 6-14 su un break pesarese di 0-9) e 32-29, la Kinder soffre e sta aggrappata a Griffith (Jaric per esempio segna il primo canestro al 13'); Il finale del secondo quarto quando la Kinder era stata anche a +5, 30-25 fa capire quale potrebbe essere l'andamento del seguito della gara: infatti nel terzo periodo comincia la grandinata di triple, una di Jaric, quelle di Smodis, un 7-0 tutto di Ginobili, con parziale bianconero di 16-0 e la Scavolini affonda. Al 30' 56-40 e gara in discesa. Finisce 83-58 e settima Coppa Italia per la Virtus, la terza nelle ultime 5 edizioni. Torna a vincere una finale dopo la vittoria proprio in Coppa Italia 1999, poi solo sconfitte, in Eurolega, Saporta, Coppa Italia e due in Supercoppa. Rashard Griffith mvp delle finali.

 

 

2002: L'OTTAVA COPPA ITALIA

 

Final Eight di Coppa Italia 2002 ancora a Forlì, con la Kinder detentrice. Nei quarti contro Trieste facile vittoria 96-71. Dopo due giorni si gioca la semifinale contro la Scavolini (che ha eliminato la Fortitudo): nessun patema, 82-66, in una gara dove la Virtus ha avuto anche 29 punti di vantaggio. In finale, il 23 febbraio, c'è Siena che ha sconfitto in volata Treviso. I toscani partono sparati, 0-7, chiudono il primo quarto 14-28 e in avvio di secondo salgono sul 14-30; la Kinder riesce a limare qualcosa all'intervallo, 31-42. Al 30' Bologna è a meno sette, ma la Mens Sana riparte trascinata da Chiacig che, dopo i 24 punti dei primi 20' e zero nel terzo, ricomincia a segnare. Così a 3'40" Siena si trova a più nove palla in mano, Un gioco da tre punti di Andersen e una tripla di Rigaudeau riaprono la partita (2'17", 65-68). Montepaschi in apnea e a 59" arriva il primo pareggio, ancora con Rigaudeau (69-69). La Virtus va anche in vantaggio 71-69 con Jaric ma Naumoski, a tre secondi, buca in uno contro uno una difesa diventata quasi impenetrabile. Supplementare.

La Kinder sta sotto fino al 44', poi ecco Ginobili, dopo aver perso due palloni (saranno sette alla fine, macchiolina su una gara splendida), con la tripla del nuovo sorpasso (77-75). Chiacig mette il trentacinquesimo punto (77-77) ma Manu sbuca all'improvviso e prende il rimbalzo offensivo, sull'errore di Jaric, dando la possibilità ai bolognesi di gestire l'ultima azione fino allo scadere del cronometro. Contro la Virtus non è una situazione invidiabile: è Rigaudeau, a quattro secondi dalla sirena, dall'angolo sinistro, che segna il canestro della vittoria (decisivo Antoine, segna la tripla del meno tre, il canestro del 69-69, e nel supplementare, la sospensione decisiva, sette dei suoi dieci punti sono fondamentali). Strepitoso nella rimonta Ginobili, anima del 10-0 del terzo quarto, quando la Kinder riemerge; per l'argentino 28 punti con 5 su 9 da due, 5 su 10 da tre e 3 su 4 ai liberi, 10 rimbalzi, 5 recuperi, 3 assist e 32 di valutazione, con anche una schiacciata in tap-in e una in penetrazione. Andersen segna 17 punti, cattura 13 rimbalzi per 21 di valutazione, Jaric 10 (ma continua a litigare col canestro da lontano, 0 su 6, 0 su 11 nelle ultime due gare e il canestro del 71-69, primo vantaggio, quasi al 40'), Smodis 8 e Abbio 6. Vince la Virtus 79-77, dopo essere stata sotto quasi 44'.

 

 

2017: LA COPPA ITALIA DI SERIE A2

 

Per l'esordio nella final eight di Coppa Italia rientra finalmente Ndoja (in quintetto con Spissu, Umeh, Rosselli e Bruttini), Lawson di nuovo in panchina senza giocare, e Pajola ancora fuori. Ci sono i ragazzini in maglia Fortitudo per pulire il parquet e c'è la voce di Gigi Terrieri  in veste di speaker per le gare della Virtus, che affronta Agrigento; apre Bruttini, poi dopo 2 minuti e mezzo Klaudio per la tripla, liberato spesso dal tentativo del coach dei siciliani Ciani che prova a raddoppiare su Rosselli, ma così libera Ndoja. Rosselli e Spissu da tre per il 10-6, poi il primo allungo 14-7 al 6' con Bruttini. I siciliani si avvicinano, 16-13, ma le triple di Umeh e Spizzichini, con in mezzo un rimbalzo d'attacco convertito da Michelori, riallargano il gap, 24-17 alla prima pausa, dopo che gli isolani erano arrivati anche a meno due, 19-17. Bologna arranca un po', ma un siluro di Penna dà il +9, 29-20 al 15'; Agrigento piazza uno 0-5, 29-25, 33-29 poco dopo. Con Bruttini e Spissu i bolognesi volano a +11 con un 7-0, 40-29. L'antisportivo a Ndoja frena la Segafredo e con un parziale di 0-5 all'intervallo si è 40-34. Nel terzo quarto Spissu e Bruttini rilanciano le V nere fino al +11, 48-37, ma la Moncada regge, 53-46 al 26', dopo una sfida Piazza-Umeh (5 punti per Michael). Spissu, Umeh e Ndoja, con una pioggia di triple (e Rosselli con punti e solidità difensiva) aprono il divario, 69-51 al 30'. Nell'ultimo periodo Spizzichini con i primi 5 punti e Oxilia con i successivi quattro, fanno dilagare Bologna, 80-53, con parziale 11-2; Michelori segna da lontano (da due però), Oxilia mette una tripla e la gara termina 93-65. Spissu (25 punti, 4 su 5 da due, 3 su 5 da tre e 8 su 8 dalla lunetta) il migliore, un'altra gara super dopo quella di campionato, Umeh superlativo nel terzo quarto, 16 punti alla fine, con 4 su 6 da tre e  2 su 3 da due, in doppia cifra anche Spizzichini e Bruttini con 10, mentre a 8 si fermano Michelori, Rosselli e Ndoja (2 su 4 da tre) e a 7 Oxilia, 3 per Penna. Virtus semifinalista contro Trieste. C'è Oxilia da 4 in quintetto (gli altri sono gli stessi del quarto di finale, Spissu, Umeh, Rosselli e Bruttini) nella Virtus che risulta in trasferta, ma non sarà un fattore. I primi cinque punti Virtus sono tutti di Rosselli, 6-5, ma Trieste con i primi 12 punti tutti americani va sul 12-7; si rivede in campo Lawson e segna subito 5 punti che, grazie anche a due liberi di Rosselli, riavvicinano Bologna. Green realizza 13 punti nel quarto, ma le V nere sono trascinate da Rosselli e al 10' è 20-20. Spissu parte bene nel secondo quarto, tripla e due liberi, ma i bianconeri si reggono soprattutto su Rosselli e Lawson, gancio cielo di Guido per il 28-27 e due triple di Kenny riportano avanti la Segafredo, 30-33. L'americano deve rifiatare ed entra Ndoja, l'Alma rimette il naso avanti, ma Spizzichini pareggia da tre, 36-36. Spissu riporta avanti le V nere, 40-42, poi perde palla e Green pareggia. Rosselli canestro e fallo, 42-45, ma sulla sirena prima dell'intervallo lungo Green, 24 punti fin qui, firma il vantaggio triestino, 47-46. Trieste scappa, 53-47 con due triple di Baldassso, poi 55-49, ma Rosselli recupera con quattro punti, 55-53. Ancora Baldasso da lontano, rispondono Umeh e Ndoja sempre da tre ed è sorpasso, 58-59. Green firma un 10-0 personale, 68-59. Nei momenti critici risponde sempre presente Rosselli, che firma una tripla, poi Michelori manda le squadre all'ultima pausa. 68-64. L'ultimo quarto parte con un 1 su 2 dalla lunetta di Green (37 punti alla fine), Lawson segna da tre su assist di Michelori, che poco dopo commette il quinto fallo. Spissu impatta a 69 in contropiede, poi di nuovo triple di Lawson: 69-72 e, dopo il paniere da due di Green, altri due siluri di Kenny, 71-78. Spissu, Umeh e ancora il play sardo lanciano Bologna, 71-84, con uno 0-12 di parziale (3-20 nel quarto e 3-25 considerando anche la fine terzo). L'ultimo paniere bolognese è di Ndoja, poi Bruttini fa il baluardo difensivo e finisce 74-86. Il rientrante Lawson il migliore, con 25 punti e 7 su 8 da tre; bene anche Rosselli, 21 punti, 6 su 9 da due, 2 su 5 da tre, 3 su 3 ai liberi e 10 rimbalzi. In doppia cifra, con undici punti, anche Spissu e Umeh. In finale c'è Biella; ad aprire le ostilità è Umeh da due, poi Spissu e ancora Michael realizzano due triple, 2-8, per la Segafredo in trasferta. Un bel semigancio di Rosselli, poi l'Unitrend sorpassa, 14-13, ma Umeh e Spissu con le triple rilanciano Bologna, 14-19 e quando Biella si avvicina 18-19, Marco realizza un altro tiro pesante e Rosselli riporta i suoi a +6: il quarto termina, 20-24, con 5 triple a segno, di cui tre di Spissu, su altrettanti tentativi, e due di Umeh. Nel secondo quarto Bologna vola da sotto con 4 punti di Lawson e due di Michelori, poi Rosselli converte un solo libero per un fallo antisportivo a Venuto, 22-31. Qui le V nere si bloccano e con un 13-0 Biella sorpassa, 35-31. Bruttini con un solo libero rompe il digiuno e Spizzichini sulla sirena pareggia con una tripla in corsa, 35-35. I piemontesi ripartono forte nel terzo quarto, 40-35, ma due triple di Umeh e Spissu riportano i bolognesi sotto, 42-41; Lawson sorpassa su assist di Rosselli e lo stesso Guido recupera palla e segna in contropiede, 42-45, con parziale di 2-10, C'è la reazione dell'Eurotrend, che termina il quarto avanti 51-49 (Bologna segna solo con schiacciata di Lawson su splendido assist di Rosselli e e con due liberi di Spissu) e va a +4 ad inizio ultimo periodo, 53-49, poi 55-51. Ancora con le triple riemerge la Segafredo, stavolta Lawson e Spizzichini, 57-57. Umeh sorpassa e Spizzichini si ripete dalla distanza, 57-62, con un parziale di 0-8. La Virtus sta oltre tre minuti senza segnare su azione, a bersaglio solo due liberi di Lawson, così si vede superata 65-64. Contro sorpasso di Umeh, poi a un minuto dalla fine Rosselli realizza un solo libero, 65-67. Biella sbaglia due volte, ma prende sempre il rimbalzo (47-28 il conto rimbalzi per Biella) e alla fine Ferguson segna da tre. Rosselli a 20" segna il gancio, Udom sbaglia, la palla esce ed è bolognese la rimessa; gli uomini di Ramagli perdono palla, ma con 44 centesimi gli avversari non riescono a combinare nulla di buono ed escono sconfitti 68-69 nonostante i 24 punti e 19 rimbalzi di Hall. Canestro decisivo di Rosselli (10 punti, 12 rimbalzi e 5 assist), 28 punti dagli stranieri, 15 Umeh e 13 Lawson, 16 di Spissu (4 su 5 da tre), mvp della Coppa Italia e anche mvp under 22, e importanti anche i 9 di Spizzichini. Dopo 8 anni dall'Eurochallenge la Virtus torna a vincere un trofeo e vince una coppa in Italia dopo 15 anni.

LA STORIA DELLE SUPERCOPPE

di Ezio Liporesi - 1000cuorirossoblu
 
 
 

1995: LA PRIMA SUPERCOPPA

 

La prima edizione della Supercoppa si disputò il 16 settembre 1995 tra la Virtus Bologna, reduce dal suo terzo scudetto consecutivo, e la Benetton Treviso, vincitrice della Coppa Italia. La gara si giocò a Casalecchio, in casa della squadra campione d’Italia, a causa dei lavori in corso al Palasport. Agli ordini degli arbitri Teofili di Roma e Cicoria di Milano scesero in campo i quintetti formati da Coldebella, Komazec, Morandotti, Woolridge e Binelli per i bianconeri e da Bonora, Williams, Pittis, Rebraca e Chiacig per i colori uniti. Dopo sette minuti Williams aveva tre falli a suo carico e al 15' la Virtus era già a più ventiquattro, con Woolridge impressionante per velocità, concretezza e spettacolarità, Morandotti protagonista occupando le mattonelle dell'assente Moretti, Carera impegnato a limitare Rebraca, unico trevigiano a contrastare l’onda bianconera e Coldebella ad avere vita relativamente facile sul rientrante Bonora, non ancora la meglio. Al 20' erano ancora ventiquattro i punti di vantaggio, 55 a 31 e la ripresa non ebbe storia con Bologna che si aggiudicò il trofeo vincendo 90 a 72. Orlando Woolridge, 26 punti, vinse il premio Menichelli riservato al migliore giocatore della gara. Per le V nere che in maggio avevano chiuso la prima era Danilovic vincendo lo scudetto proprio contro i trevigiani, un altro trionfo, l’ennesimo contro Treviso, che fino a quel momento era ancora senza vittorie a Bologna, sponda Virtus.


 

2021: LA SECONDA SUPERCOPPA

 

La Virtus affronta Tortona nei quarti di finale a Casalecchio. Squadra con i rientri di Teodosic e Tessitori e il nuovo arrivato Alexander. Fuori Mannion e Ceron. Primo quarto 16-14 con Tortona spesso avanti nel nei primi 10 minuti; parità all'intervallo, 36-36, ma la tegola è l'infortunio di Udoh. Nel terzo quarto subito avanti la Bertram, ma la Virtus stringe la difesa, Hervey va in doppia cifra e Abass è molto positivo, 54-46 al 30'. All'inizio dell'ultimo periodo le V nere vanno a più quattordici, 60-46 sulla schiacciata di Abass, parziale di 23-6, ma poi subiscono un parziale di 2-15 (l'unico canestro è una prodezza di Hervey che sul proprio errore prende il rimbalzo offensivo da terra e da seduto realizza), 62-61, complice anche l'espulsione di Teodosic. Un libero di Belinelli e soprattutto un'azione da tre punti di Hervey fanno respirare la Segafredo, 66-61. Tessitori firma il 68-63 con una schiacciata, ma Filloy segna da oltre l'arco, 68-66. Un parziale di 6-0 chiude i giochi, 74-66. Virtus in semifinale contro Venezia. Le V nere indossano la maglietta per il riscaldamento con il numero nove e il nome di Ekpe, un omaggio all'infortunato Udoh. Segafredo subito avanti di nove punti, vantaggio che tiene anche all’intervallo, 11-20. La Reyer reagisce e sorpassa, 31-30, ma all’intervallo conduce la Virtus, 31-34, poi la formazione bolognese allunga, 31-44, ma al 30’ Venezia di nuovo vicina, 47-50. I lagunari sorpassano nuovamente, 55-54, poi allungano, 60-56, ma la Virtus ha la forza di tornare avanti e vincere 71-72. In finale contro Milano (Olimpia in casa). Virtus avanti 5-12, con Jaiteh che ha segnato metà dei punti bianconeri. I milanesi reagiscono e sorpassano, 14-12. Tripla allo scadere del quarto di Teodosic su assist di Pajola, 20-23. Bologna allunga nettamente fino al 49-66, ma Milano chiude il periodo con un 6-1, 55-67. L’Armani prova a rimontare ma Bologna non ha mai paura e vince 84-90 dopo aver quasi sempre condotto.

 
 

2022: LA TERZA SUPERCOPPA

 

A Brescia semifinale tra le incomplete Virtus e Milano, bianconeri con ben cinque defezioni, (Abass, Shengelia, Teodosic, Hackett e Jaiteh), andando a sfiorare il record di 6 raggiunto nella precedente annata. Weems serve Ojeleye per il primo canestro in schiacciata, poi Semi si ripete e segna da tre, 0-5. Milano con nove punti consecutivi va 9-5, poi allunga fino al 20-8, ma Bologna reagisce, 22-20 con un parziale di 2-12. A metà gara 26-22. L'Olimpia va sul 31-22, ma la Virtus resta aggrappata al match e sorpassa, 34-36, parziale 3-14. Poi Armani a più due al 30', 38-36. La Segafredo torna subito avanti, 38-40 e allunga fino al 43-49 a metà ultimo periodo, con parziale di 5-13. La Virtus controlla, sfrutta anche un libero a Messina, ma per tre volte fa uno su due in lunetta- Sul più tre allo scadere gli arbitri inventano un fallo su tiro da tre da lontanissimo più tecnico a Scariolo, ma Baron fa solo i primi tre e sbaglia il quarto, 59-59, supplementare, da giocare senza Mickey. Virtus Tramortita: No! Subito uno 0-9, 59-68 e Milano è spazzata via. Finisce 64-72 e Segafredo in finale. Per Ojeleye 17 punti e 9 rimbalzi, Mickey 13 e 7, poi 12 punti di Cordinier e 10 punti con 9 rimbalzi di Bako.

La Virtus parte con 4 punti di Mickey, 0-4, Weems mette la tripla del 3-7, poi si viaggia in equilibro, ma il primo vantaggio sardo è sul 17-15, ribadito poco dopo sul 19-17. La Segafredo risponde con sei punti di Bako e chiude avanti il primo quarto, 19-23. Un parziale di 8-0 lancia avanti Sassari, 23-19. Bologna torna sopra con Cordinier, 27-28, poi riprende il comando la Dinamo. Ancora Isaia porta avanti la Virtus con tre liberi, 33-34. Un 9-0 di Sassari, 42-34, ma Bologna risponde con un 2-9 e torna a meno uno, 44-43. Cinque punti dell'ex Stefano Gentile fissano il punteggio sul 49-43 a metà gara. Due triple di Ojeleye impattano la partita a inizio terzo quarto, ma Sssari torna avanti anche di cinque punti, poi chiude il quarto sopra 59-57. Gioco da quattro punti di Belinelli, 59-61, ma Sassari risponde con un 6-0, 65-61. Le triple di Belinelli e Mickey rovesciano nuovamente la gara, 65-67. I sardi tornano sopra 69-67, ma Pajola pareggia e Mickey sorpassa su assist di Lundberg, 69-71. Un libero di Cordinier fissa il punteggio sul 69-72. La Virtus vince la sua terza Supercoppa, dopo le prime due vinte a Casalecchio. Per Mickey 13 punti, 12 per Belinelli e Cordinier, 10 di Bako. Ojeleye MVP e Pajola migliore assist man. Per la Virtus 72 punti in entrambe le gare, per Mickey e Ojeleye,  i migliori realizzatori bianconeri della manifestazione, 26 punti totali nelle due serate, per Mickey, Cordinier e Bako rispettivamente 13, 12 e 10 punti in ambedue le partite.



 

 

LA STORIA DELLE PROMOZIONI

di Ezio Liporesi - 1000cuorirossoblu
 
 

1934: LA PRIMA PROMOZIONE VINCENDO IL TITOLO DI PRIMA DIVISIONE

 

Nel febbraio del 1934 le V nere della pallacanestro partecipano al loro primo campionato di carattere nazionale: è quello di Prima Divisione, il secondo in assoluto come importanza. Fin lì i tornei erano stati solo a carattere cittadino, se si esclude quel preambolo del 1924 a Firenze, quando il cap. Vittorio Costa (come atleta della Virtus era già stato in gioventù campione d'Italia di Staffetta e aveva vinto un torneo di Scherma) aveva guidato la squadra universitaria a Firenze nei rispettivi Giochi e nel torneo di Palla al Cesto, vincendolo con una formazione costituita completamente da atleti virtussini. Poi solo campionati e tornei con squadre di Bologna, a partire dal 1930. In quel 1934 finalmente si esce dai confini cittadini. L'eliminatoria della Zona Nord - Est è la solita sfida stracittadina: il Guf Galvani fu liquidato con due successi dei bianconeri, 27 a 17 in casa il 25 febbraio e 18 a 14 in "trasferta", due settimane dopo. Nel girone di qualificazione Nord-Ovest la squadra felsinea deve affrontare Guf Firenze e Acega Trieste. Il 15 aprile i toscani arrivano a Bologna e ripartono dopo una sonora sconfitta, 44 a 11. La settimana dopo, mentre la Virtus osserva il turno di riposo, Firenze cede anche contro i triestini. Passano altri sette giorni e la stessa sorte tocca alle V nere, sconfitte in casa Acega per 27 a 6. Dopo avere vinto a Firenze 25 a 11 la Virtus deve solo affrontare a Bologna la squadra triestina, fin lì sempre vittoriosa. Il 20 maggio Bologna prevale 32 a 25 e raggiunge gli avversari al comando della classifica con sei punti. È necessario uno spareggio che ha luogo a Venezia il 10 giugno. La squadra bolognese vince con ancora più sicurezza, 33 a 20, e approda alle finali di Firenze, in programma dal 13 al 15 luglio, al campo del Giglio Rosso. Si tratta di un girone a tre, con Unione Sportiva Milanese e Ginnastica Roma. Sono i romani i primi avversari delle V nere, in una gara diretta dall'arbitro Profeti. I bolognesi a metà gara sono sotto 8-10 e hanno resistito soprattutto grazie ai cinque punti di Pirazzoli. Nella ripresa le V nere riescono a prevalere 17-16, sempre Pirazzoli migliore realizzatore con nove punti totali. Questo il tabellino completo della squadra guidata per la parte tecnica da Giuseppe Palmieri e per quella atletica da Filippo Giuli: Pirazzoli 9, Vannini 3, Marinelli 3, Valvola 2, Palmieri, Paganelli, Rossetti, Cao. Il giorno dopo la Ginnastica Roma esce sconfitta anche dal confronto con i milanesi, quindi il 15 luglio, la partita tra Virtus Bologna e U.S. Milanese è una vera e propria finale. È un'altra gara combattutissima: 6 pari a metà partita e 14-14 a pochi secondi dal termine. Questa volta è Napoleone Valvola a guidare il tabellino bolognese con sei punti, ma il canestro della vittoria lo segna Palmieri, un antesignano del doppio ruolo di giocatore e allenatore. Peppino, questo il suo soprannome, ancora a secco di punti segnati nelle finali, nel momento decisivo, con le V nere rimaste solamente con quattro giocatori, inventa un tiro da metà campo che dà la vittoria ai felsinei e li proietta nella massima serie, la Divisione Nazionale. Questi i punteggi bolognesi dell'ultima partita: Pirazzoli 3, Vannini 3, Marinelli 1, Valvola 6, Palmieri 2, Paganelli, Rossetti 1, Cao. In particolare il quintetto è giovanissimo: Valvola 25 anni, Pirazzoli 21, Paganelli e il capitano Vannini 20, Marinelli 19, come dire 21 anni di età media. Napoleone Valvola, di professione gasista, era il veterano del quintetto. Bruno Pirazzoli era un atleta poliedrico, partecipò a gare di salto con l’asta, di lancio del disco, corsa ad ostacoli, inoltre giocava a pallavolo, a pallanuoto e praticava il pugilato; nel 1931/32 con la Virtus aveva disputato il II Torneo Invernale di Propaganda, poi aveva giocato con la Bologna Sportiva nella stagione successiva (il 2 ottobre 1932 vinse con cinque punti una gara di tiro disputata al Littoriale e alla quale parteciparono 24 giocatori), per poi tornare alle V nere. Athos Paganelli, migliore realizzatore, con otto punti, nella prima sfida internazionale del basket petroniano che si svolse il 17 gennaio 1932, quando una rappresentativa bolognese affrontò il Kalev Tallin, uscendo sconfitta per 12-86, cominciò proprio dal 1933/34 una lunga carriera nella Virtus, fino al 1941/42, segnando 559 punti in 102 gare ufficiali; partecipò poi anche alla ripresa dell'attività post bellica, realizzò, infatti, due punti nella finale del campionato provinciale il 15 giugno 1945 al campo del Ravone, quando la Virtus sconfisse la Virtus B, aggiudicandosi quel campionato. Venzo Vannini e Giancarlo Marinelli non hanno bisogno di presentazioni: conteggiando anche le annate in cui hanno disputato solo amichevoli o tornei cittadini, hanno indossato con nobiltà la V nera per venti stagioni, nessun altro atleta ha fatto altrettanto; non sono solo due stelle degli albori, ma la loro parabola arriva fino agli anni '50 ed entrambi hanno all'attivo i quattro scudetti vinti dal 1946 al 1949. Giuseppe Palmieri era una gloria della Virtus atletica, campione italiano e primatista nel salto in alto e nel lancio del giavellotto, ma anche nella pallacanestro ha lasciato un ricordo storico: allenatore per anzianità, unico ad avere superato i trent'anni, anche sul campo firmò la prima grande prodezza della storia della Virtus, mettendo a segno il canestro della promozione. Fu poi importante per la Virtus anche in seguito, impareggiabile insegnante di pallacanestro; così lo ricorda Annibale Nannetti: "Giuseppe Palmieri, uno che veramente formava i giocatori: insegnava tutti i movimenti, indipendentemente dal ruolo; è così che imparai il gancio destro e quello sinistro, anche se la mia struttura fisica mi sconsigliava di avvicinarmi a canestro; è la figura che manca al basket odierno, colui capace di insegnare pallacanestro". Un contributo più marginale diedero Lino Rossetti, detto "il "rosso", di professione cassiere, e Francesco Cao, ma anche loro fecero parte di quella formazione che portò le V nere nel massimo campionato, nel quale sono state protagoniste fino ad oggi, ad esclusione di due brevi parentesi.

 

 

2005: LA SECONDA PROMOZIONE DA SECONDI IN LEGADUE

 

Con Consolini a guidarla, la squadra giunge seconda dietro all'Orlandina, che quindi va diretta in A1, mentre le V nere per fare analogo salto devono vincere i playoff. Nei quarti contro Caserta due nette vittorie casalinghe, la sconfitta in gara tre in Campania, poi la vittoria nella quarta partita ancora in trasferta, sofferta ma utile ad evitare la bella a Casalecchio. Stesso andamento nella semifinale con Scafati: gara due in casa però è molto più combattuta e in gara quattro Bologna prevale solo dopo un supplementare. Finale contro Montegranaro, 73 a 65 e poi addirittura 78 a 47 nelle due gare casalinghe, poi, il 3 giugno 2005, gara tre a Porto San Giorgio, vincere significherebbe promozione. Brewer apre le danze con i primi cinque punti: un libero, il canestro dopo il rimbalzo d'attacco sul secondo tiro dalla lunetta sbagliato, poi canestro in entrata; ancora nessuno sa che sarà lui stesso anche a chiuderle. I parziali del primo periodo sono eloquenti e indicano un dominio bianconero, 2 a 11 poi 4 a 15, leggermente limato al primo intervallo, 8 a 18. La Premiata torna a meno cinque, poi Bologna allunga fino a più 14, ma all'intervallo sono nove i punti che dividono le squadre, 31 a 40. Il vantaggio bianconero sembra stabilizzarsi e al 30' il punteggio è 51 a 59. L'ultimo quarto si apre con un 6 a 0 che rimette quasi in equilibrio le due formazioni, 57 a 59. Una tripla di Davison e un gioco da quattro punti di Guyton contribuiscono a riportare a più nove le V nere al 34'. Montegranaro ci prova ancora, ma Brewer segna il più sei a 3'. A 1'20" la Virtus è ancora a più cinque, ma Childress con due liberi riporta i suoi vicinissimi, 73 a 72  a 55 secondi. Errore di Brewer, stoppata di Davison a 19" su Tyler, e ancora 9" per il tiro della Premiata. A 13" quinto fallo fischiato a Casoli, ma Tyler in lunetta segna solo il secondo libero, prima parità della gara dopo lo 0 a 0 iniziale. Ultimo tiro Virtus, lo prende Brewer in entrata, Childress prova l'ultimo tentativo ma non va e per la Virtus è il ritorno in A1. Può esplodere la gioia e iniziare la festa che si protrarrà fino alle prime ore del 4 giugno. Brewer in copertina, 22 punti e il canestro vincente, 17 per Guyton e Davison, ma ecco il tabellino completo della Virtus:


 

 

2017: LA TERZA PROMOZIONE VINCENDO IL TITOLO DI SERIE A2

 

Prima fase del girone Est di serie A2 con arrivo a tre, 42 punti: Prima Treviso, seconda la Virtus, terza Trieste. Nei playoff subito Casale: vinta la prima la Virtus perse in casa gara due al supplementare. Arrivò poi la qualificazione con due vittorie in trasferta. Contro Roseto si perse subito gara uno tra le mura amiche, dove però le V nere pareggiarono, poi fecero ancora doppietta in trasferta. Tre a zero netto contro Ravenna in semifinale. in finale Trieste che aveva fatto fuori la Fortitudo. Per la Segafredo due vittorie nette in casa. Si andò poi a Trieste. Segnò subito Cavaliero, ma Lawson diede il via alle triple, seguito da Parks e Ndoja, 5-6. Dopo il canestro di Green, ancora Lawson, quattro punti di Rosselli e un canestro di Spissu su assist di Guido, uno 0-8 per il 7-14, poi digiuno Segafredo per quasi quattro minuti (solo un libero con Ndoja) e pareggio di Trieste sul quindici pari. Il tempo si chiuse sul 19-18, con la Virtus a segno ancora solo dalla lunetta, due Gentile, uno Spizzichini. Da Ros segnò il 21-18, poi Lawson e Baldasso da tre, ma con uno 0 a 8 sorpasso e allungo di Bologna 24-29. Poi la gara tornò in equilibrio e Lawson firmò il sorpasso, 37 a 38, che chiuse i primi 20 minuti. Il terzo quarto si aprì con un 11 a 4 locale, 46-42, ma la Segafredo tornò avanti e chiuse il periodo a più quattro, 54 a 58 con due liberi di Lawson. Umeh con cinque punti sembrò far scappare Bologna, 54-63, ma un 9-0 impattò la gara, 63-63. Rosselli riportò avanti i suoi, Green segnò un solo libero e Lawson schiacciò il 64-67, ma fu imitato sa Da Ros, poi Spissu mise una tripla vitale, 66-70. Cavaliero fallì da tre e, dopo la stoppata subita da Umeh, andò a pestare la riga di bordo campo e perse palla. Errore di Spissu, ma rimbalzo catturato da Lawson che in schiacciata firmò il definitivo 66-72. Straordinaria impresa della Virtus, che coronò una stagione fantastica, a partire dall'ottima regular season, alla conquista della Coppa Italia di Serie A2, fino alla cavalcata dei playoff, 14 gare in 51 giorni, 12 vittorie, le ultime nove consecutive, 6 vittorie su 6 in trasferta, l'ultima delle quali su un campo imbattuto da 22 gare. La fessura per tornare in A1 era stretta, una sola promozione su 32 squadre e le V nere pescarono il biglietto vincente in un campionato che annoverava al via piazze storiche, Treviso, Trieste, Siena, Fortitudo, Verona, Roma.