BACHECA

(aggiornata alla stagione 2022/23)

 

Codice di affiliazione: 102 fino al 04/08/2003 - dopo 050294

Stella d'oro dal 1984

CAMPIONATI ITALIANI

16

 1945/46   1946/47   1947/48    1948/4 9   1954/55

 1955/56   1975/76   1978/79   1979/80   1983/84

 1992/93   1993/94   1994/95   1997/98   2000/01

2020/21

 EUROLEAGUE

2

 1997/98   2000/01

 COPPE DELLE COPPE

1

 1989/90

 EUROCUP 1  2021/22

 EUROCHALLENGE

1

 2008/09

CHAMPIONS LEAGUE 1 2018/19

 COPPA ITALIA

8

 1973/74   1983/84   1988/89   1989/90

 1996/97   1998/99   2000/01   2001/02

 COPPA ITALIA SERIE A2 1  2016/17

 SUPERCOPPA ITALIANA

3

 1994/95 - 2021/22 - 2022/23

SUPERCOPPA EUROPEA NON UFFICIALE 1  1998/99
CAMPIONATI DI PRIMA DIVISIONE 1  1933/34
CAMPIONATI SERIE A2 1  2016/17

 CAMPIONATI GIOVANILI

22

JUNIORES

UNDER 19

UNDER 18

UNDER 17

CADETTI

ALLIEVI

UNDER 14

PROPAGANDA

1971/72 - 1981/82 - 1985/86 - 1987/88

2009/10 - 2011/12 - 2012/13

2016/17

2007/08 - 2011/12 - 2013/14

1983/84 - 1984/85 - 1989/90 - 1990/91 - 1998/99

1965/66 - 1988/89 - 1992/93 - 1994/95

2014/15

1980/81

 ALTRI TITOLI GIOVANILI 6

FINAL EIGHT UNDER 16

3 VS 3 UNDER 18

3 VS 3 UNDER 16

3 VS 3 UNDER 14

3 VS 3 AQUILOTTI

2007 

2019

2021

2012 - 2021

2015

 

Tornei (119)
Estero (7)
Torneo di Ginevra 1950
Torneo di Mentone 1951 - 1952
Torneo di Casablanca 1953
Torneo di Mulhouse (Francia) 1953
Torneo di Matarò (Spagna) 1954
Torneo Paul Lentin a Liegi 1956
Italia (112)
Torneo Invernale a Bologna 1934/35
Trofeo Valcarenghi a Cremona 1937
Trofeo Montuschi a Faenza 1939
Torneo Volante a vantaggi a Pavia 1939
Trofeo Damiani a Foggia 1940
Coppa Vittorio Caliceti a Bologna 1941
Torneo Volante a Bologna 1945
Coppa Mariani e Rosini a Bologna 1946
Trofeo Pibigas a Reggio Emilia 1950
Coppa Città di Bologna (internazionale) 1952 - 1953 - 1957 - 1958
Torneo Settimana Cesenate a Cesena 1952
Torneo delle Regioni a Venezia 1953
Coppa Marconcini a Pontedera 1954 - 1955
Torneo di Bolzano 1954 - 1972 - 1974
Coppa Cesare Lo Forte a Messina (internazionale) 1955 - 1957 - 2002 (non internazionale)
Torneo Perugina a Perugia 1955
Coppa Rosa del Tirreno a Livorno 1956
Torneo di Palermo (internazionale) 1957 - 1959
Trofeo Lido delle Rose a Roseto degli Abruzzi 1958 - 1997 - 1999 - 2016
Coppa Città di Riccione (internazionale) 1959
Torneo di Sassari 1960
Trofeo Carlo Lovari a Lucca 1961 - 1962 - 1963 - 1964
Trofeo Oscar Martini (novantennio Virtus) 1961
Torneo di Caserta (internazionale) 1962 - 1963
Trofeo Interamnia a Teramo 1962
Coppa Moretti a Benevento 1963
Torneo di Rovigo 1963
Torneo Città di Carrara 1964 - 1965
Coppa Emilia 1965 - 1967
Torneo Città di Lodi 1966
Trofeo Industria a Parma 1966
Torneo di Ozieri (Sardegna) 1966
Trofeo Enzo Fumagalli a Bologna (internazionale) 1968
Trofeo degli Oscar Eldorado a Bologna 1968
Coppa dell’Amicizia Virtus-Simmenthal 1969
Trofeo Gianni Solferini a Bologna 1970
Torneo Città di Viareggio 1970
Trofeo Gianfranco Bersani a Borgo Val di Taro 1971
Torneo Città di Imola 1972
Trofeo Giulio Battilani a Bologna (internazionale) 1973 - 1976 - 1977 - 1979 - 1981 - 1983 - 1984 - 1985
Trofeo Vasco Martini a Castelfiorentino 1975 - 1976 - 1979 - 1981 - 1985
Torneo di Spoleto (internazionale) 1976
Trofeo Leon d’Oro a Faenza (internazionale) 1976
Trofeo Vito Pinto a Roma 1976
Torneo Città di Venezia (internazionale) 1980
Torneo di San Miniato (internazionale) 1982
Memorial Gianni Menichelli a Rovereto 1986 -1987
Torneo Città di Firenze 1986
Trofeo 30° Palasport Festa! A Bologna 1986
Torneo di Castrocaro a Forlì 1987 - 1988
Torneo “Piccolo” a Trieste 1989
Torneo a Teramo 1989
Torneo di Sportilia a Sportilia 1992
Torneo Banca Popolare di Novara a Novara 1992
Torneo di Novara 1993
Torneo Vasco Martini a Castelfiorentino 1995
Coppa Il Castello a Ferrara 1996
Torneo di Marostica 1996
Torneo Natale Sottocanestro a Imola 1997
Trofeo Europa - Supercoppa europea non ufficiale 1998
Torneo di San Marino 1999
Trofeo Carisbo Quanti amici hai a Bologna 2004
Torneo La vita è bella non giocatevela (internazionale) 2007 - 2008
Memorial Pirazzi a Verbania 2009
Torneo Memorial Leonelli Manetti Trofeo Severi a Cervia 2010
Torneo Naturhouse a Ferrara 2011
Trofeo Enzo Grandi 2014 - 2015
Memorial Paola e Gigi Porelli 2014 - 2017 - 2018 - 2019 - 2021
Trofeo Città di Rimini Memorial Paolo Gasponi 2015
Trofeo Città di Cortina 2016
Memorial Vittorio Dalto ad Agropoli 2016
Trofeo Luigi "Gigetto" Darchini 2016
Memorial Roberto Ferrari 2017
Torneo Città di Jesolo 2018 - 2019

 

DATE STORICHE

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Data Evento
19 marzo 1930            prima partita
15 luglio 1934 prima promozione
28 luglio 1946 primo scudetto
3 agosto 1947 secondo scudetto
2 maggio 1948            terzo scudetto
10 aprile 1949 quarto scudetto (l'ultima gara fu disputata l'8 maggio ma dal 10 aprile la Virtus era matematicamente e campione)
1 maggio 1955 quinto scudetto
12 febbraio 1956 sesto scudetto (l'ultima gara fu disputata 18 marzo ma dal 12 febbraio la Virtus era matematicamente e campione)
12 maggio 1974 prima Coppa Italia
7 aprile 1976 settimo scudetto (l'ultima gara fu disputata l'11 aprile ma dal 7 aprile la Virtus era matematicamente e campione)
6 maggio 1979 ottavo scudetto
9 aprile 1980 nono scudetto
27 maggio 1984 decimo scudetto
9 giugno 1984 seconda Coppa Italia
6 aprile 1989 terza Coppa Italia
15 febbraio 1990 quarta Coppa Italia
13 marzo 1990 Coppa delle Coppe
8 maggio 1993 undicesimo scudetto
28 maggio 1994 dodicesimo scudetto
11 maggio 1995 tredicesimo scudetto
16 settembre 1995 prima Supercoppa Italiana
22 marzo 1997 quinta Coppa Italia
23 aprile 1998 prima Eurolega
31 maggio 1998 quattordicesimo scudetto
30 agosto 1998 Supercoppa Europea non ufficiale
31 gennaio 1999 sesta Coppa Italia
28 aprile 2001 settima Coppa Italia
10 maggio 2001 seconda Eurolega
19 giugno 2001 quindicesimo scudetto
23 febbraio 2002 ottava Coppa Italia
3 giugno 2005 seconda promozione
26 aprile 2009 Eurochallenge
5 marzo 2017 Coppa Italia Serie A2
19 giugno 2017 terza promozione
5 maggio 2019 Champions League
11 giugno 2021 sedicesimo scudetto
21 settembre 2021 seconda Supercoppa Italiana
11 maggio 2022 Eurocup
29 settembre 2022 terza Supercoppa Italiana

 

Gennaio
31 gennaio 1999 sesta Coppa Italia
Febbraio
12 febbraio 1956 sesto scudetto
15 febbraio 1990 quarta Coppa Italia
23 febbraio 2002 ottava Coppa Italia
Marzo
5 marzo 2017          Coppa Italia Serie A2
13 marzo 1990 Coppa delle Coppe
19 marzo 1930 prima partita
22 marzo 1997 quinta Coppa Italia
Aprile
6 aprile 1989         terza Coppa Italia
7 aprile 1976 settimo scudetto
9 aprile 1980 nono scudetto
10 aprile 1949 quarto scudetto
23 aprile 1998 prima Eurolega
26 aprile 2009 Eurochallenge
28 aprile 2001 settima Coppa Italia
Maggio
1 maggio 1955 quinto scudetto
2 maggio 1948 terzo scudetto
5 maggio 2019 Champions League
6 maggio 1979 ottavo scudetto
8 maggio 1993 undicesimo scudetto
10 maggio 2001 seconda Eurolega
11 maggio 1995 tredicesimo scudetto
11 maggio 2022 Eurocup
12 maggio 1974 prima Coppa Italia
27 maggio 1984 decimo scudetto
28 maggio 1994 dodicesimo scudetto
31 maggio 1998          quattordicesimo scudetto
Giugno
3 giugno 2005         seconda promozione
9 giugno 1984 seconda Coppa Italia
11 giugno 2021 sedicesimo scudetto
19 giugno 2001 quindicesimo scudetto
19 giugno 2017 terza promozione
Luglio
15 luglio 1934 prima promozione
28 luglio 1946     primo scudetto
Agosto
3 agosto 1947 secondo scudetto
30 agosto 1998                            Supercoppa Europea non ufficiale
Settembre
16 settembre 1995 prima Supercoppa Italiana
21 settembre 2021 seconda Supercoppa Italiana
29 settembre 2022 terza Supercoppa Italiana



 

 

Lo stendardo del sedicesimo scudetto consegnato alla seconda giornata del campionato successivo

COME È BELLA LA V NERA DI MAGGIO

di Ezio Liporesi - 1000cuorirossoblù - 15/05/2020

 

Trofei vinti, promozioni, sono trentaquattro i momenti storici nella storia della Virtus, distribuiti in nove mesi dell'anno. Solo in ottobre, novembre e dicembre le V nere non hanno mai fatto festa. Ben undici di questi trionfi, quasi un terzo, sono avvenuti nel mese di maggio: otto scudetti, più della metà, una Coppa Italia, la prima, un'Eurolega e la Champions League, ultimo torneo che ha visto i bianconeri mettersi dietro tutte le altre contendenti. Sette sono i trofei vinti in aprile: tre scudetti, due Coppe Italia, la prima Eurolega e l'Eurochallenge. Quattro volte i bianconeri hanno brindato a giugno: uno scudetto, una Coppa Italia e le due ultime promozioni. Hanno conquistato tre trofei in febbraio e marzo: nel secondo mese dell'anno uno scudetto e due Coppe Italia; nel mese d'inizio primavera due Coppe Italia, di cui una di Legadue, e la Coppa delle Coppe, primo successo in Europa. Le vittorie di Luglio sono due, entrambe legate alla prima volta: la promozione nel campionato del 1934, quando le V nere si affacciarono sulla scena nazionale, dopo alcuni anni di vivaci contese cittadine, e lo scudetto numero uno; due sono anche le volte che la bandiera con la V nera ha sventolato trionfante in agosto, per il secondo scudetto e per la Supercoppa Europea non ufficiale. Una Coppa Italia fu vinta in gennaio, la Supercoppa Italiana in settembre. Solo un giorno dell'anno è legato a due differenti anniversari: si tratta del 19 giugno, data dell'ultimo scudetto con annesso Grande Slam e dell'ultima promozione.

 

LE SETTE PERLE ALL'ESTERO

di Ezio Liporesi - 1000cuorirossoblù - 14/09/2021

 

Dopo tante esperienze all'estero, la Virtus dovette attendere il 1950 per aggiudicarsi il primo trofeo a Ginevra; dopo il successo in semifinale sullo Stade Français Ginevra per 50 a 32, le V nere sconfissero nella finale del 4 giugno il Servette Ginevra 58 a 27. Al torneo partecipò anche il Racing Club Parigi che chiuse al terzo posto. Nel 1951, il 13 e 14 maggio, si svolse a Mentone il Torneo di Pentecoste: dopo aver battuto il Monaco 47 a 35, i bolognesi superarono in finale l'Olympique Antibes, 36 a 30. Quarta giunse la squadra di casa. Un anno dopo stesso campo, ma data leggermente posticipata, 1 e 2 giugno. Semifinale combattuta e vinta 33 a 29 contro il Rapid Mentone, poi una finale ancora più difficile contro il Semailles Bruxelles, ma il 31 a 30 premiò la squadra italiana. Il 5 aprile 1953, a Casablanca, le V nere battono gli statunitensi del Novasser Flyers e il giorno dopo, in finale, la squadra di casa, l'US Marocaine 66 a 61 e trionfano nel torneo. Nella stagione successiva, ma pochi mesi dopo, in settembre, la Virtus è al torneo di Mulhouse. Il dodici una selezione alsaziana viene battuta dai bianconeri 79 a 70 e il giorno seguente l'FC Mulhouse perde in volata 49 a 47, la Virtus è prima. Nella stessa stagione sportiva, ma nel giugno 1954 si gioca il Torneo di Matarò, per il cinquantenario della federazione spagnola. La Virtus fa fuori l'Espanol Barcellona 67-59, l'Agrupacion Hispana 49 a 40 e il CD Matarò 64-60 al supplementare il 28 giugno, vincendo così il torneo a punteggio pieno. Nel maggio 1956 la squadra campione d'Italia vince il Trofeo Paul Lentin a Liegi. Primo successo contro il Royal Sporting Athénée Liegi 67 a 23, poi 87 a 42 contro l'Étoile Mezières e nella finale del 13 maggio vittoria un po' più ardua contro l'AZS Varsavia 65-55.

I TRIONFI DELL'ERA ZANETTI

 

I trofei 2016/17: scudetto under 18, coppa Italia lega due, serie A2

 

 

                                                Champions League 2018/19                                                                       Scudetto 2020/21

                                                  (foto fornita da Daniela Ballota)                                                             (foto fornita da Daniela Ballota)       

 

Supercoppa 2021

  (foto fornita da Daniela Ballota)       

 

Eurocup 2021/22

  (foto fornita da Daniela Ballota)       

 

...ANCHE NEL 3 CONTRO TRE
 
 
 
Under 18 2018/19
 
Under 16 2020/21
 
 
Under 14 2020/21

QUARTI DI NOBILTÀ

Per le Vu Nere, a Tenerife contro San Lorenzo, ennesimo appuntamento con la storia. Quando gli avversari sono tre, spesso la Virtus si esalta

di Ezio Liporesi - Corriere dello Sport - Stadio - 07/02/2020

 

Dopo le finali europee in gara unica del 1978, 1981 e 1990, la prima volta che le Vu nere disputarono una Final Four a livello internazionale fu a Barcellona nell'aprile 1998, in palio il titolo di campione d'Europa. A contendere alle V nere la vittoria in Eurolega il Partizan Belgrado, la Benetton Treviso, l'Aek Atene. In semifinale i bolognesi incontrarono il Partizan, già battuto, oltre che in precampionato, anche due volte nel primo dei due gironi dominati dalla Kinder. Qualche patema solo nel finale nella vittoria in casa, più netta quella in terra serba, 49-74. La sfida per l'accesso alla finalissima è più simile a quella di Belgrado: 9-12 al 7', poi parte la galoppata Kinder. Danilovic, che gioca con una caviglia gonfia, non segna, ma lavora per la squadra e a fare punti ci pensa Savic: realizza dodici dei primi 14 punti bolognesi, con anche una tripla. La Kinder piazza un parziale di 13-0 in 4'30", poi lascia solo cinque cesti ai serbi in 11'. Progressione trionfale: 22-13 al 12', 30-15 al 14', 37-16 al 16'30. Il tempo termina 45-25, con le V nere che vantano l'89% da due punti, 17 su 19, 12 assist e sono in vantaggio 9-7 nei rimbalzi. Ripresa accademica e risultato finale 83-61. Finale contro l'Aek di Prelevic e Coldebella, che in semifinale ha battuto la Benetton. I greci segnano solo cinque canestri nel primo tempo, arrivano a 20 solo negli ultimi secondi della frazione, chiusasi 28-20, con 21 punti degli esterni Kinder, 9 palle rubate, 4 di Sconochini. Nella ripresa al 22' Bologna va sul 33-20, con gli ellenici che viaggiano a meno di un punto al minuto; un vantaggio enorme, considerato il basso punteggio, ma qui la Virtus rallenta un po' la pressione e al 36'30" l'Aek è vicina, 45-41. Nesterovic subisce fallo, ma si infortuna leggermente e deve uscire, entra Rigaudeau che monetizza i due liberi, mentre dall'altra parte, sempre dalla lunetta i greci fanno 1 su 2; entrata errata di Danilovic, smanacciata di Savic a rimbalzo e due punti dello stesso Sasha. Errore Atene dall'altra parte e tripla di Savic, Mvp della Final Four: 52-42 e la coppa che riprende la strada dell'Italia dopo dieci anni, ma soprattutto quella di Bologna, dopo un lungo inseguimento del trofeo da parte della Virtus. Resta ancora un minuto da giocare, la gara termina 58-44, con un parziale di 13-3 finale, per la festa dei seimila virtussini giunti a Barcellona con ogni mezzo. Meritato successo delle V nere, il secondo europeo della Virtus dopo la Coppa delle Coppe 1990, 19 partite vinte e sole tre perse, di cui due a girone già vinto. In maggio i bianconeri vinceranno anche lo scudetto, in finale contro la Fortitudo. L'anno dopo ancora Eurolega e Final Four a Monaco. È l'apoteosi della città dei canestri: Virtus e Fortitudo si affrontano in semifinale. In stagione i biancoblù hanno vinto i cinque derby fin qui disputati, ma nella gara più importante prevalgono l'esperienza e l'orgoglio della Virtus. Subito 23-9 con 10 su 12. La Fortitudo è tradita dai suoi big Mulaomerovic (5 punti), Myers (18 punti ma solo 4 nella ripresa) e Karnisovas (2 punti), protagonista decisivo di tre dei cinque derby vinti dai biancoblù. Così la rimonta avviene con un quintetto atipico, Jaric, Myers, Pilutti, Betts e Gay; all'intervallo il vantaggio della Kinder è di soli due punti, 34-32, e a inizio ripresa la Fortitudo si avvicina ancora, 35-34, al 21'15", ma qui gli uomini di Messina piazzano un decisivo parziale di 13-0. La gara termina 62-57. Ottimo Nesterovic, 16 punti, 7 su 9 dal campo, 2 su 2 dalla lunetta e 6 rimbalzi. Bene Sconochini, 12 punti, 2 su 4 da due, 1 su 1 da tre, 5 su 7 ai liberi, 3 assist e una gran difesa, come pure quella di Abbio, Crippa e Nesterovic; 12 punti anche per uno stoico Danilovic, protagonista nonostante il dolore alle caviglie; da segnalare anche i dieci rimbalzi di Frosini. Nel giorno di pausa gara a calcetto con Sconochini (doppietta) e Danilovic protagonisti. Nella finale domina lo Zalgiris, 30-45 già all'intervallo. Nei primi cinque minuti di ripresa Messina prova i quattro piccoli, ma invano, al 32' il punteggio è 48-68. Reazione veemente dei bolognesi, un 10-0 che riapre i giochi. Con Abbio e Sconochini la Virtus arriva anche a meno cinque a 88" dalla sirena, ma un siluro di Bowie taglia le gambe, finisce 74-82. Nel 2000 e nel 2001 altre due finali europee per le V nere: la sconfitta in Saporta e il successo nell'Eurolega nell'anno del grande slam, ma non erano finali a quattro, nel primo caso gara secca, nel secondo una serie al meglio delle cinque partite. Per ritrovare un'altra Final Four basta aspettare un anno: a Casalecchio la Kinder contro la Benetton soffre fin da subito per il tiro da fuori di Bell e Nschbar, vanamente contrastati da Rigaudeau. Dopo 6' bolognesi sotto 13-21, sorretti solo da Griffith, autore di otto punti consecutivi contro Marconato, mentre Ginobili è ancora a secco. Messina toglie Griffith e Rigaudeau e inserisce Andersen e Becirovic: subito Bologna ne guadagna in aggressività difensiva, così le V nere recuperano e Ginobili da tre (dopo che il primo quarto si era concluso 23-26) può completare un parziale di 15-5, 28-26. Le V nere chiudono in vantaggio il secondo periodo, 41-39, ma nel terzo quarto i veneti tornano avanti, 43-49. È ancora Ginobili a completare la rincorsa con un 2+1, 51-51. Gara in equilibrio anche al 30', 63-63. Partenza a razzo dei bianconeri nell'ultimo quarto: un parziale di 12-0, chiuso da un canestro di Andersen, per il 75-63 che, in pratica, decide la gara. Treviso ci prova con la zona, ma la Virtus vince 90-82 e vola in finale contro il Panathinaikos che ha eliminarlo il Maccabi. Il migliore dei vincitori è Jaric, motore della squadra e autore di tre triple (6 su 11 con 3 su 4 da tre); un muro Griffith, 13 punti, buoni sprazzi di Ginobili, 14 punti, falloso al tiro Becirovic, ma una sentenza dalla lunetta (14 punti, tutti in lunetta, con solo 2 liberi falliti). Quinta finale europea per Messina e Frosini, non per Rigaudeau, che saltò Losanna 2000 per infortunio. I primi otto punti bianconeri sono di Ginobili (due triple), che è già a dodici a fine primo quarto (23-23). Alla fine per Emanuel 27 punti, con 3 su 5 sia da due che da tre e 12 su 13 ai liberi. Su Bodiroga (21 punti finali) è andato Rigaudeau ma dopo due falli Messina ha provveduto a mandarci Jaric; Marko si fa valere soprattutto in attacco nell'orchestrare la squadra ed è così che le V nere partono con un 9-0 nel secondo periodo, frutto di una tripla di Rigaudeau e due di Smodis. Il parziale diventa poi 13-2, 36-25; con un Granger ispirato (il suo primo tiro in Eurolega è una bomba a bersaglio) la Kinder va sul +14, 45-31, i verdi recuperano, Granger con un siluro riporta il vantaggio in doppia cifra, ma sulla sirena Bodiroga fissa il punteggio di metà gara, 48-40. La ripresa comincia con due facili canestri di Smodis (23 punti con 6 su 7 da due, 2 su 4 da tre e 5 su 7 in lunetta), poi il Panathinaikos piazza un parziale di 1-13, pareggia a 53 con Bodiroga e sorpassa poco dopo, 53-55. Artefice della rimonta Papadopoulos, 12 punti alla fine, indigesto a Griffith. Il terzo quarto termina 61-64, a inizio quarto Rogers, con un rimpallo fa 61-66. Bologna fa anche un 1 su 6 ai liberi (25 su 41 finale, solo 61%). Al 37', è 72-80, Griffith commette il quinto fallo, dopo un fallaccio non fischiato su Ginobili. I bolognesi risalgono, con un parziale di 8-2 sono 80-82 e Becirovic avrebbe i due liberi del pareggio, ma li sbaglia: di là Kutluay (22 punti) mette una tripla impiccato (salto a vuoto di Becirovic) e chiude la gara. Finale 83-89. Non consola che Jaric e Ginobili vengano inseriti nel migliore quintetto di Eurolega. Passano cinque anni, ma è un altro mondo, con la Virtus di Sabatini che cerca di risalire velocemente la china dopo il terremoto del 2003. Le V nere arrivano sul podio in tutte le manifestazioni: seconde in campionato e Coppa Italia, sono terze nella Fiba Cup. La Final Four di questa coppa è a Girona. I bianconeri vanno subito sotto, e il primo tempo finisce 50-35 per gli avversari e sembra già di intravvedere la parola fine sugli schermi. La Virtus, abituata a rimonte insospettate, uscita dallo spogliatoio con la faccia giusta, sfodera la difesa dei giorni belli: parziale di 15-5 e si torna a ridosso degli ucraini. Finale punto a punto con dei tiri liberi sbagliati da Michelori che sanguinano ma soprattutto il tiro di Blizzard della possibile vittoria che gira sul ferro ed esce. 73-74. La netta vittoria nella finalina, 80-62 contro l'Estudiantes Madrid, non consola. Passano due stagioni e nel 2009 c'è la Final Four di Eurochallenge a Casalecchio. Agevole vittoria in semifinale contro il Protea EKA AEL Limassoll 83-69, più sofferta la gara di finale contro lo Cholet, In vantaggio per tutta la gara, quando una bomba di Boykins sigla il +14 a pochi minuti dal termine, sembra fatta. Non è dello stesso avviso il talento transalpino Nando De Colo che propizia un parziale di 10-0 e riapre la discussione. Si gioca punto a punto fino all'azione finale di De Colo che sbaglia la bomba del possibile sorpasso sulla sirena. Finisce 77-75 per la Virtus sponsorizzata BolognaFiere. Si riapre la bacheca della Virtus ma anche del basket italiano, a digiuno di successi europei da otto anni. Langford eletto MVP della manifestazione. Poi è storia recente: nel 2019 la Final Four di Champions League ad Anversa. Tanti bolognesi in Belgio, molti attaccati alla tv, altri collegati con gli auricolari via radio. Netta vittoria in semifinale contro il Bamberg, 67-50. La finale contro Tenerife sembra gemella della precedente, ma nel finale c'è qualche patema in più, quando il vantaggio si assottiglia fino a soli sei punti, ma i bianconeri concludono vittoriosi 73-61, con Punter MVP (16 punti, 5 su 5 da tre, 9 su 9 ai liberi, 1 su 5 da due, 7 rimbalzi, 29 di valutazione). Quinto trofeo europeo per le V nere.


 

Tutti i titoli

  (foto fornita da Daniela Ballota)       

COPPA ITALIA ALLA BOLOGNESE

Domani tocca ai bianconeri. Otto vittorie per le Vu Nere, un solo acuto per la Effe: alla vigilia delle Final Eight, ripercorriamo la storia delle squadre felsinee nella corsa alla coccarda. La prima vittoria in Coppa Italia della Virtus fu nel 1974 contro Udine. nel 1989 a trascinare le Vu nere ci pensò Richardson con 25 punti. Nel 1990 la Virtus si conferma vincendo a Forlì contro Roma per 94-63. Nel '97 a Casalecchio vinse la Virtus con un grande Prelevic. Alessandro Frosini fu decisivo per la conquista del titolo nel 1999. Contro Pesaro salì in cattedra Griffith nella finale del 2001 a Forlì. Nel 2002 i bianconeri centrarono la quarta finale vinta consecutiva.

di Ezio Liporesi - Corriere dello Sport - Stadio - 12/02/2020


Dopo la Final Four iridata di Tenerife, si torna in ambito tricolore per la Coppa Italia. Ripercorriamo gli otto successi delle V nere e quello della Fortitudo in questa manifestazione.

1974. Prima Coppa Italia. A Vicenza per la fase finale, semifinale contro il Saclà. Buona partenza, 10-5 al 4′, ma dopo 90 secondi il punteggio è di 10-10. Piemontesi avanti 10-14, trascinati da Sacchetti, poi ancora 14-18 al 9′. Peterson, con una girandola di cambi, ottiene il meglio dai suoi giocatori e così la Sinudyne rimonta, sorpassa, si stacca e va al riposo sul 38-28. Asti prova a riagganciare i bolognesi, ma si avvicina solo, 56-53 al 32′, 64-61 al 35′, poi la Virtus controlla e vola verso la finale dell’indomani, contro la Snaidero Udine, che di lì a due settimane ha in programma gli spareggi salvezza contro Napoli e Fortitudo. I friulani hanno sconfitto in semifinale, a sorpresa, di un punto i campioni d’Italia dell’Ignis, che partivano favoriti, anche se privi di Meneghin. Sanders imperversa nel primo tempo, ma l’allenatore bolognese ha organizzato raddoppi per limitare Malagoli e così il primo tempo viaggia sull’equilibrio e termina 40-40. Nella ripresa Udine passa a zona, ma la Sinudyne funziona come un orologio, con un super Fultz e tutti i compagni a coadiuvarlo, Benelli un gradino sopra gli altri. Al 38', sul più venti c’è spazio anche per Ranuzzi, Natali e Valenti, che si prende anche il lusso di segnare un bel canestro dall’angolo. Vince la Virtus 90-74, conquistando la sua prima Coppa Italia e l’accesso alla Coppa delle Coppe dell’anno successivo, il primo assaggio europeo guadagnato sul campo (Nel 1960-61 le V nere avevano partecipato alla Coppa dei Campioni in sostituzione del Simmenthal).

1984. Bis tricolore. Dopo la conquista della stella del 27 maggio, il 9 giugno le V nere hanno l'occasione di fare il bis nella finale di Coppa Italia, al palasport di Piazza Azzarita contro Caserta. La partita è tiratissima, con scarti minimi, anche se la Virtus, priva di Fantin febbricitante ma con un ottimo Bonamico autore di 20 punti, prova a scappare già sul 19-12, ma solo nel finale prima sul 66-60, poi sul 74-66 e quando il tabellone segna 80-74 a un minuto dalla fine sembra aver partita vinta; un tiro affrettato di Villalta e un’infrazione di campo di Van Breda Kolff consegnano però sul più due Virtus l’ultimo pallone ai campani che sbagliano il tiro del pareggio e permettono a Brunamonti di conquistare il pallone che rimane tra le sue mani fino alla sirena, sancendo l’accoppiata scudetto-Coppa Italia.

1989. Ancora contro Caserta al "Madison". Si gioca il 6 aprile e la Juve Caserta, che tre settimane prima ha perso ai supplementari la Coppa delle Coppe contro il Real Madrid di Drazen Petrovic. La Virtus non vince un trofeo proprio dalla Coppa Italia del 1984. Nel primo tempo la Knorr usa l’arma preferita dei casertani, il tiro da tre: segna 7 triple, 4 con uno splendido Villalta (16 punti alla fine) e vola sul 39-24, chiudendo il primo tempo avanti di 10. Nella ripresa la rimonta ospite con il sorpasso a 7' e 30" dalla fine, poi i casertani si portano sul + 5 al 35'. Qui sale in cattedra Richardson (25 punti), che con una tripla e un contropiede rimette i suoi in carreggiata. Poi passa il testimone a Johnson, autore di 19 punti con 8 su 12 al tiro, ma soprattutto una presenza fondamentale nel finale dei 40 minuti terminati in parità, poi ancora nel supplementare, nel quale a 22 secondi dalla fine sul più uno realizza il canestro del definitivo 96-93; in questo overtime lo supportano ottimamente Brunamonti (17 punti) e nuovamente Sugar. Alla fine trionfano i bianconeri che conquistano la terza Coppa Italia.

1990. Final Four a Forlì. Semifinale contro Varese, appena caduta 90-89 a Bologna in campionato; la Virtus parte 11-2 con 7 punti di Bon, poi la partita torna in equilibrio, spezzato nel secondo tempo quando il punteggio è in parità da un parziale di 9-0 per le Vu nere sulle ali di un Sugar (25 punti) ispirato e di una zona 3-2 indigesta per la Ranger; la Virtus poi controlla, ma nel finale a 1'e 30" dalla fine i lombardi arrivano a meno 5 e qui ancora una tripla di Sugar manda la Virtus in finale. Finisce 78-74. Binelli con 6 su 8 e 10 rimbalzi e i due americani sugli scudi. Il giorno successivo di fronte ai bianconeri il Messaggero, già sconfitto due volte in campionato. Partita inizialmente in bilico poi sul 30-33 al 13' Brunamonti realizza undici punti filati e la bomba sulla sirena di Richardson manda la Virtus al riposo sul più 9; nella ripresa la Knorr incrementa il vantaggio fino al più 14, poi i romani provano a rientrare ma sul 75-71 emerge Clemon, poi segna prima bomba Bon ed è 80-71, l’ultimo sigillo è di Sugar per il 94-83. I fattori decisivi sono l’autorità di Binelli, 17 punti, protagonista soprattutto nel primo tempo e all’inizio della ripresa, la classe di Sugar, 24 punti di cui 18 nella prima parte; la concretezza di Johnson soprattutto nel finale del primo tempo e in tutta la ripresa, autore di 19 punti, ma soprattutto artefice prima di un rimbalzo d’attacco, poi di un canestro dopo una serie di palloni persi e rubati, quando la Virtus nel finale faceva fatica a trovare punti; il cuore, la grinta, il coraggio, la voglia e la precisione di Brunamonti, che si mette in moto tardi, ma poi segna 15 punti consecutivi, chiude il primo tempo a 17 e ancora nella ripresa segna punti fondamentali per i suoi e chiude a quota 29; non vanno dimenticati un canestro importante di Coldebella in piena rimonta romana, una tripla e una schiacciata di Bon nella ripresa, in una serata infelice per lui al tiro nel suo vecchio palazzetto, l’applicazione difensiva di Gallinari. Ottime le percentuali: fantastiche quelle del capitano, 5 su 7 da 2, 4 su 5 da 3 e 7 su 7 ai liberi; molto bene anche Sugar, 4 su 5 da due punti e 5 su 8 da tre; nei 26 minuti giocati, limitati dai falli Binelli ha 8 su 10 da due e 1 su 1 dalla lunetta; in totale 25 su 40 da due punti e 10 su 19 da tre. La Virtus conferma così meritatamente il successo dell’anno precedente.

1997. La Coppa di Chicco. In Final Four di Coppa Italia a Casalecchio contro la Mash, reduce da 11 successi consecutivi tra campionato ed Europa, la Virtus parte soffrendo, 0-7 al 2', 9-19 al 9' sul terzo fallo di Savic (14 punti e 7 rimbalzi), con anche tecnico alla panchina. I veronesi mettono entrambi gli Usa in panchina e Bologna si riprende: Prelevic (19 punti), con le sue penetrazioni, trova il punto debole scaligero, Carera (10 punti) combatte come di consueto ed è uno degli artefici del successo a rimbalzo (40-26), Abbio si sacrifica (9 rimbalzi, oltre a 10 punti), Ravaglia, 14 punti con un 4 su 5 da tre, che permette alle V nere di avere un ottimo 7 su 15 da oltre l'arco. Così, nonostante il computo passivo recuperate - perse (6-14), già all'intervallo la Kinder comanda, 39-33. Alla fine il successo arriva per 73-68, con anche Komazec, in panchina in borghese, a sostenere e applaudire i compagni. In finale c'è da affrontare Cantù, che ha eliminato Milano. La Polti è troppo corta per affrontare due gare intense in due giorni; infatti, disputa un buon primo tempo, nel quale la Virtus riesce ad allungare leggermente solo nel finale, con 7 punti di Patavoukas (9 in tutto), dal 32-34 al 39-34 col tempo che termina 39-36, ma nella ripresa gli ospiti segnano solo 13 punti nei primi 16' e la Kinder prevale 75-67, nonostante avesse iniziato con 3 falli di Binelli in 3'. Decisivo Prevelic con 18 punti, MVP della manifestazione, dopo aver rischiato l'allontanamento dalla rosa qualche tempo prima, ottimo Magnifico, 13 punti, 5 su 7 al tiro, con una tripla, e due su due ai liberi, più 9 rimbalzi in 24'. Detto di Patavoukas, buono anche l'apporto di Galilea. Gara un po' rovinata dai fischietti, 56 falli e 62 liberi. Sulla panchina bolognese Brunamonti (anche se per questioni di patentino ufficialmente l'allenatore è Frattin), che dopo una vita da sontuoso giocatore, nella sua prima stagione da dirigente, si è trovato, da poco, ad aver dovuto sostituire Alberto Bucci.

1998. Acuto Fortitudo. Nella semifinale di Coppa Italia alla Virtus non basta Danilovic (28 punti, 7 su 16 da due e 3 su 6 da tre). La Fortitudo parte 14-4, la Kinder tocca il 3 su 16 (1 su 9 da Frosini e Savic), ma quando entra Nesterovic, le V nere restituiscono il parziale e c'è il pareggio al 12', però è un fuoco di paglia. L'1 su 8 di Rigaudeau e il 2 su 10 di Savic sono emblematici, 38-18 all'intervallo e 52-32 al 26'. Bianchini sfrutta il quintetto basso e solo la 1-3-1 permette la rimonta ai bianconeri che arrivano al meno 4 a 44", ma ormai è tardi, in finale ci va la Teamsystem, 73-64. In avvio Bianchini ripropone Fucka in quintetto rinunciando ai tre piccoli che avevano mandato in tilt la Kinder in semifinale. La TeamSystem spreca con Chiacig la palla del 10-4, Treviso si riporta sull'8-8 e il punteggio rimane così inchiodato fino all'8' quando un tiro pesante di Myers sblocca la situazione. La Benetton trova la via del tiro con insolita rapidità imbeccando Rebraca e innescando Williams, la Fortitudo invece attacca con grande calma sfruttando più volte tutti i 30 secondi. Wilkins sigla il 19-14 al 13'. Dopo 14' uno strepitoso contropiede di Rivers si conclude con la stoppata di Williams e il repentino contropiede trasformato da un Rusconi fino ad allora ignorato nei giochi d'attacco della Benetton. E' l'azione che lascia un segno sull'incontro, dando una scossa di adrenalina ai giocatori e alzando repentinamente il ritmo del gioco. Rivers sfrutta l'ingresso di Sciarra, troppo lento per mettergli la museruola, ma l'equilibrio non s'infrange anche grazie al gran lavoro di Williams su Myers. Sulla sirena dell'intervallo un tiro da 7 metri di Williams regala a Treviso il primo vantaggio, dopo il 2-0 iniziale di Rebraca. L'avvio di ripresa porta la firma di Giacomo Galanda e al 26' la F è avanti 46-40. Wilkins regala con un gioco da tre punti il 51-40 a 12' dalla fine. Obradovic si affida al comunitario Sekunda, che però risponde con due errori marchiani. La Benetton vive solo grazie alle iniziative di Williams e il suo canestro del 59-52 a 5'20" è il canto del cigno. Chiagic, Rivers, Wilkins, Myers (premiato come mvp) e Fucka dominano. 73-55 il finale. La gioia del popolo Fortitudo si libera: un urlo tenuto in gola per anni, strozzato dalla Fides Napoli nella finale di Coppa Italia del '68 e poi da Milano e Treviso nelle due ultime finali scudetto. Bologna Fortitudo succede a Bologna Virtus e inaugura la sua bacheca con il primo trofeo.

1999. Final Four a Casalecchio. Non c'è Danilovic (distrazione muscolare alla gamba destra), ma c'è un Rigaudeau che sta viaggiando a mille. Semifinale contro Treviso: nel primo tempo i bolognesi pagano lo 0 su 7 da tre, contro il 5 su 5 dei colori uniti, e il bonus speso nei primi 6 minuti, che ha fruttato 14 liberi ai trevigiani. La Kinder era partita forte, 6-0 e 8-2, grazie al contropiede, ma faticando contro la difesa schierata, con Jofresa prima e Bonora poi a braccare Rigaudeau. Al 7' Rebraca è costretto negli spogliatoi, Messina fa rifiatare il francese, così con un parziale di 0-7 la Benetton sorpassa, 18-20, e aumenta poi il suo vantaggio fino al +8 del 18', su una tripla di Schmidt, 28-36, parziale di 4-13. Qui comincia la rimonta emiliana, il primo tempo si chiude 31-36, ma la spinta della Virtus è ancora più veemente nel secondo tempo, quando, con Edwards incollato a Williams (nel primo tempo lo aveva curato Abbio), i bianconeri lasciano solo 9 punti agli avversari nei primi 12'. Al 30' il punteggio è di 56-45. Con Sconochini, Rigaudeau e Nesterovic richiamati in panchina con 4 falli, le V nere si fanno rimontare e sorpassare nuovamente (parziale di 0-9 che diventa 2-16 con Pittis trascinatore dei trevigiani), 60-64 al 14'30". Qui comincia una gara personale a suon di triple tra Williams e Rigaudeau (28 punti): Rigaudeau pareggia da tre a 1'06", poi tripla Williams e nuovo pareggio del francese a 32". A 5" Bonora sfonda, ma Frosini sbaglia l'ultimo tiro. Nel supplementare scappa Treviso, Bologna rimonta, è avanti 83-82 quando a 17" esce Rigaudeau per falli, dopo aver segnato 15 degli ultimi 19 punti Virtus in 8'. Schmidt fa 1 su 2 ai liberi, la Kinder spreca l'ultima occasione e si va al secondo overtime. Se all'inizio era stata protagonista la squadra, poi era venuto il momento di affidarsi a Rigaudeau, negli ulteriori 5 minuti si trae ossigeno da quel che resta della panchina, Crippa, Panichi, Abbio, Frosini e Edwards, con Nesterovic, Rigaudeau e Sconochini già fuori per falli. Nell'ultimo minuto Frosini segna i liberi dell'89-87, a 9" Abbio subisce sfondamento da Jofresa, poi prende fallo e realizza i due liberi del successo, 91-89. In finale c'è Varese, in gialloblù stile Ignis. La Virtus insegue a lungo, mette il naso avanti con una tripla di Rigaudeau alla fine del primo tempo, 37-35, torna ad annaspare nella ripresa, pagando le 21 palle perse. A 3' minuti dalla fine i lombardi sono al massimo vantaggio, 63-57; Bologna pare zavorrata e non sembra poter riemergere, ma Messina ordina nuovamente la zona, Varese non segna negli ultimi 8 attacchi e con 5 punti di Abbio Bologna si riavvicina, poi il gioco da tre punti di Rigaudeau in entrata confeziona il sorpasso, 65-63. Il francese, grande protagonista delle ultime uscite, segna poco, 9 punti, ma è decisivo. Mvp della manifestazione è Frosini, 11 punti e 12 rimbalzi, dopo essere stato già bravo in semifinale.

2001. Il via al Grande Slam. Dopo il successo in Coppa Italia del 1999 contro Varese sono arrivati gli insuccessi in finale contro lo Zalgiris in Eurolega, Varese in Supercoppa, Treviso in Coppa Italia, Aek in Saporta e Adr Roma di nuovo in Supercoppa. Final Eight a Forlì. Nei quarti c'è Biella; Frosini è assente e così Andersen e Smodis, soprattutto il primo, soffrono Lacey. Bologna parte 11-2, poi inizia lo show di Granger, capocannoniere dell'A2, un incubo per Abbio. L'americano segna 15 punti nel primo quarto (34 alla fine), che termina 26-28; la Fila allunga 42-48, i bolognesi tengono e chiudono sotto di due la prima metà partita, 46-48. A inizio ripresa Rigaudeau imbuca due missili, 54-50 ma Biella reagisce con uno 0-10. Al 30' i ragazzi di Messina sono sotto 57-62 e Granger schiaccia al 33' il 62-72. I bolognesi replicano con un 11-0, 73-72. Granger fa il 77-79 a 30'', Ginobili e Soragna fanno 1 su 2 in lunetta e Griffith allo scadere schiaccia il pareggio, 80-80. L'ultimo vantaggio piemontese è sull'82-84, poi Jaric segna da tre, da due con aggiuntivo e mette poi due liberi, 90-85. Finisce 96-88. Contro Roma in semifinale, dopo il primo canestro di Tonolli, con il recuperato Frosini e le triple di Ginobili e Jaric Bologna va sull'8-2. Con la bomba di Espil i laziali tengono, 12-8, poi Bologna, nonostante la 1-3-1 di Caja, vola via, 17-12 dopo due triple di Ginobili, 36-18 (il primo quarto si era chiuso 26-15). L'Adr risponde con un parziale di 1-11 e torna in gara, 37-29. All'intervallo petroniani avanti 44-34, poi nel terzo periodo il break definitivo, 68-51 al 30', dopo essere stati anche 68-47. Roma ci prova fino al 70-58 ma finisce 83-72. In finale contro Pesaro, che ha battuto in semifinale la Paf, nei primi due quarti la Kinder soffre e sta aggrappata a Griffith; nel terzo periodo comincia la grandinata di triple, una di Jaric, quelle di Smodis, un 7-0 tutto di Ginobili, con parziale bianconero di 16-0 e la Scavolini affonda. Al 30' 56-40 e la gara finisce 83-58: settima Coppa Italia per la Virtus, la terza nelle ultime 5 edizioni. Ritorna finalmente il successo in una finale. Rashard Griffith mvp.

2002. Quarta finale vinta consecutiva. Final Eight di nuovo a Forlì con la Kinder detentrice. Nei quarti contro Trieste partenza a razzo dei bolognesi, partiti con Ginobili, Andersen, Rigaudeau, Frosini e Jaric, 12-4 dopo 3'25". Pancotto che aveva affidato la regia al diciottenne Cavaliero torna sui suoi passi e inserisce Maric, 35 anni, che segna subito 7 punti e porta avanti i suoi per l'unica volta, 15-16, dopo 8'34". La Kinder chiude avanti il primo quarto 23-19; nel secondo periodo Messina inserisce Bonora, ma è Jaric a scatenarsi e completare due giochi da tre punti, 30-22 al 14'16". Smodis con una tripla porta Bologna a +10 al 15'07". A metà gara si è sul 51-37 e nel terzo quarto i bolognesi partono con un 13-0 e chiudono la pratica, 64-37, con Trieste a secco per 5 minuti. C'è allora spazio anche per Brkic, 8 punti, e la gara si chiude 96-71. Dopo due giorni si gioca la semifinale contro la Scavolini, vittoriosa nei quarti contro la Fortitudo: c'è anche Smodis, nonostante una distorsione alla caviglia rimediata contro Trieste. I palloni confezionati da Rigaudeau, i numeri di Ginobili e una gran difesa rendono agevole la semifinale: dopo il 19-15 del primo quarto la Kinder vola via, 48-25 a metà gara. Al 30' Bologna è avanti 66-40, per chiudere 82-66, in una gara dove ha avuto anche 29 punti di vantaggio. In finale c'è Siena che ha sconfitto in volata Treviso. I toscani partono sparati, 0-7, chiudono il primo quarto 14-28 e in avvio di secondo salgono sul 14-30; la Kinder riesce a limare qualcosa all'intervallo, 31-42. Al 30' Bologna è a meno 7, ma la Mens Sana riparte trascinata da Chiacig. Così a 3'40" Siena si trova a +9 palla in mano, Un gioco da tre punti di Andersen e una tripla del «Re» francese riaprono improvvisamente la partita (2'17", 65-68). Montepaschi in apnea e a 59" arriva il primo pareggio, ancora con Rigaudeau (69-69). La Virtus va anche in vantaggio 71-69 con Jaric ma Naumoski a 3" pareggia. Supplementare. La Kinder sta sotto fino al 44', ed eccolo, Ginobili, dopo aver perso due palloni (sono 7 alla fine, macchiolina su una gara splendida), con la tripla del nuovo sorpasso (77-75). Chiacig mette il 35° punto (77-77) ma non può niente quando Manu sbuca dal nulla e prende il rimbalzo offensivo, sull'errore di Jaric, che dà la possibilità ai bolognesi di gestire l'ultima azione fino allo scadere del cronometro. Rigaudeau, a 4" dalla sirena, dall'angolo sinistro, segna il canestro della vittoria (decisivo Antoine, segna la tripla del meno 3, il canestro del 69-69, e nel supplementare, la sospensione decisiva, 7 dei suoi 10 punti sono fondamentali). Strepitoso nella rimonta Ginobili, 28 punti con 5 su 9 da due, 5 su 10 da tre e 3 su 4 ai liberi, 10 rimbalzi, 5 recuperi, 3 assist e 32 di valutazione. Andersen segna 17 punti, cattura 13 rimbalzi per 21 di valutazione. Vince la Virtus 79-77, decima finale vinta per Messina su un totale di 14. Dopo cinque finali perse dalla Kinder, arriva la quarta finale vinta consecutiva, che va ad aggiungersi alle tre del grande slam dell'anno precedente.

LA STORIA DEGLI SCUDETTI

Il racconto di tutti i precedenti trionfi tricolore nella storia del club bianconero

di Ezio Liporesi - Corriere dello Sport - Stadio - 13/06/2021

 

1945-46

Schiacciarono anche le zanzare

 

 

Il primo scudetto ha una storia singolare: i dirigenti della Virtus furono sospesi perché sospettati di vicinanza al fascismo e così l’inizio del campionato fu disputato da una squadra mista Virtus-Fortitudo, sotto il nome di Fortitudo Sisma. I dirigenti sono prosciolti a primavera, in tempo perché la squadra possa riprendere la denominazione Virtus e vincere a Reggio Emilia, il girone B della fase semifinale nord, battendo il Genoa 31 a 15, la Ginnastica Torino per 26 a 19 e il San Giusto Trieste per 31 a 25. Le finali sono a Viareggio più di tre mesi dopo e la Virtus ci arriva viaggiando su un camion con seggiole legate alla meno peggio ed è alloggiata in un albergo pieno di zanzare; le gare si disputano su un campo in terra battuta. Il 26 luglio le V nere battono nettamente la Libertas Roma 53 a 35. Il giorno dopo la Reyer surclassa i romani. Il 28 luglio Bologna e Venezia si giocano il titolo. All'intervallo 16 a 17, tutto da decidere. Nel secondo tempo Bologna ha più energia, e vince 31 a 35, È il primo titolo italiano, vinto il 28 luglio 1946 e si festeggia con un tuffo nel Tirreno. I campioni hanno nomi leggendari: Vannini e Marinelli, venti stagioni (contando anche quelle di sole amichevoli) con le V nere, quattro scudetti a testa; poi Rapini, cinque titoli con la Virtus; Dondi Dall'Orologio, presente solo nelle due gare finali, per il quale il titolo di Viareggio rappresenta la fine della carriera da giocatore, ma sarà una bandiera bianconera anche come allenatore e dirigente; Gianfranco Bersani, quattro scudetti, scomparso a soli 46 anni; Calza, che chiude la sua esperienza virtussina vincendo il tricolore; Cherubini e Girotti, che vinceranno anche il secondo titolo; Faccioli, impiegato solo nelle tre gare di Reggio Emilia, che conclude la sua carriera in Virtus con lo scudetto. Accompagnatore cambista è Foschi, una vita nella Virtus, in seguito anche come dirigente.

 

1946-47

Grazie Roma!

 

Comincia benissimo anche il campionato successivo. Il girone G, otto vittorie in otto gare. Nel girone C di semifinale le cose sono un po' più complicate: due vittorie agevoli contro il Genoa, ma il vero avversario è il Como. In riva al lago i bianconeri perdono 34 a 32 e diventa decisiva la sfida a Bologna. Marinelli segna nove punti, sei a testa li realizzano Vannini, Ranuzzi e Rapini: il 27 a 22 finale qualifica la Virtus alla fase successiva; a parità di successi, il maggiore divario ottenuto dai bolognesi in casa li porta al girone finale, che comincia malissimo, con una sconfitta interna contro la Ginnastica Triestina, 27 a 30. La domenica seguente le V nere si riscattano vincendo a Roma contro la locale Ginnastica: il 33 a 31 è merito soprattutto di Rapini che mette a segno 13 punti, ma il canestro decisivo al campo del Muro Torto è merito di Carlo Negroni a dieci secondi dallo scadere. Un altro successo esterno, a Venezia contro la Reyer, 36 a 23, chiude il girone d'andata. Il ritorno si apre con terza trasferta consecutiva, a Trieste, 27 pari. Il 27 luglio a Bologna la Ginnastica Roma non si presenta e le V nere vincono per rinuncia. A una giornata dal termine bolognesi e triestini sono a pari punti in testa alla classifica con 7 punti, segue la Reyer con 6. L'ultima giornata è in programma il 3 agosto, ma la Reyer non si presenta, così le V nere ottengono un'altra vittoria per rinuncia. Un forfait che taglia fuori i veneziani dalla lotta per il titolo, ma Trieste è ancora in corsa: una vittoria a Roma porterebbe Virtus e Ginnastica Triestina a doversi contendere la vittoria in una gara supplementare. Nella Capitale succede l'imprevedibile: i padroni di casa, fanalino di coda, battono gli avversari 28 a 26, consegnando così lo scudetto alla Virtus.

 

 

1947-48

La festa del 2 maggio

 

Ultimo campionato non a girone unico: la Virtus è nel girone B a otto squadre, con gare di andata e ritorno. I bianconeri vincono undici partite, perdono solo a Roma, Pavia e Varese e chiudono in testa con 22 punti, davanti alla Ginnastica Roma con 19. Le prime due approdano al girone finale, con Reyer Venezia e Olimpia Milano, provenienti dal girone A. La Virtus inizia bene, vince a Milano e batte la Reyer. Le V nere sono la sola squadra a punteggio pieno dopo due giornate, ma cadono nuovamente a Roma, ancora per due soli punti com'era accaduto nella prima fase e sono raggiunti in classifica, ma solo dalla squadra capitolina, perché l'Olimpia cede a Venezia. Nella giornata successiva, pareggio interno delle V nere contro i milanesi. I romani battono la Reyer e sono soli al comando. Vincendo alla palestra della Misericordia, la Virtus si mantiene a ridosso dei romani che sconfiggono i milanesi. La Ginnastica Roma deve salire a Bologna per l'ultima giornata e un solo punto divide le due formazioni: ai bolognesi serve un successo per laurearsi campioni per il terzo anno consecutivo. Si gioca in Sala Borsa il 2 maggio, con la sperimentazione del doppio arbitro, a dirigere la gara Cenni di Trieste e Testa di Torino. La Virtus prende un buon vantaggio e conclude il primo tempo avanti 21 a 13. Cinque canestri consecutivi della Virtus, in apertura di ripresa, lanciano le V nere, inutile il tentativo di rimonta dei romani, che escono sconfitti per 39 a 26. Grandi protagonisti Ranuzzi con 14 punti e Rapini con 11. Invasione di campo finale da parte di un pubblico entusiasta per la Virtus campione, che nella gara decisiva ha fornito la prestazione più brillante della stagione.



1948-49

Primi derby con il Gira

A guidare la Virtus coach Renzo Poluzzi, al terzo scudetto con i bianconeri

 

Una nuova era, il primo Campionato a girone unico. Dopo una flessione prima di Natale con due sconfitte consecutive, a Trieste e in casa contro l’Olimpia Milano alla quinta e sesta giornata, la Virtus riprende il cammino costellato di successi, cade a Venezia, poi la vittoria contro Varese, già sconfitta a domicilio all’andata, tiene i lombardi, principali rivali, a distanza. Tre vittorie in casa con Trieste, Pavia e Gallarate, che fanno seguito ai successi di Milano e Napoli, sanciscono il trionfo, rendendo inutile l’ultima sconfitta a Roma. Con 18 vittorie in 22 partite i bolognesi distanziano Varese di quattro punti e fanno il poker di titoli vinti. La matematica certezza arriva il 10 aprile con la vittoria nettissima contro Pavia, 42 a 18. Tra le gare vinte anche i due derby contro il Gira, le prime stracittadine nel massimo campionato, dopo le lontane sfide contro il GUF Bologna del 1935. A guidare le V nere Renzo Poluzzi, al terzo scudetto alla guida della Virtus. Il campo di casa, la centralissima Sala Borsa, sta entrando nel mito, con il suo pubblico caldissimo che trascina i propri beniamini e incute timore agli avversari.

 

1954-55

Calebotta superstar

 

Nel 1954-55 La Virtus perde nel girone d'andata quattro volte in trasferta: al termine del girone d'andata la Ginnastica Triestina comanda con 16 punti, Milano e le V nere ne hanno 14, il Gira, sconfitto nel derby per 51 a 39, 13. Nel ritorno i bolognesi sponsorizzati Minganti sono costretti al pareggio a Varese, poi il 13 febbraio travolgono la squadra di Trieste per 93-48, con 37 punti di Calebotta. In testa i triestini restano a 21 punti, come pure il Gira, sconfitto a Milano dall'Olimpia Borletti che raggiunge così le due rivali; a 19 segue la Virtus, che deve però ancora recuperare due gare. Il 13 marzo le V nere pareggiano con il Gira, grazie a due liberi di Canna. La Ginnastica Triestina allunga a 27 punti, Gira e Milano seguono a 25, poi la Virtus con 24. La domenica successiva i bolognesi recuperano la gara con la Reyer: un netto successo, firmato dai 46 punti di Calebotta, che permette ai bianconeri di piazzarsi al secondo posto, a un solo punto dalla capolista. Nella giornata seguente vincono le prime due, perdono Gira e Olimpia, a questo punto tagliate fuori dalla lotta per il titolo. Il recupero, contro l'As Roma permette alla Virtus di raggiungere la vetta della classifica. Si arriva così alla penultima giornata, in programma il 17 aprile, con un solo punto di vantaggio per Bologna. In mattinata la squadra di Tracuzzi, allenatore e giocatore, cade a Pesaro, all'aperto, su un campo bagnato e con il sole che non aiuta la visuale. Nel pomeriggio il Gira batte la Ginnastica Triestina. Così la Virtus resta al comando della classifica e il primo maggio contro l'Olimpia in Sala Borsa nell'ultima giornata confermano la loro imbattibilità casalinga, vincono 72-57 e conquistano il quinto titolo. Calebotta con 424 punti è quarto nella classifica dei marcatori ma soprattutto la squadra del presidente Mezzetti può festeggiare il quinto scudetto tricolore. Tracuzzi, ringrazia pubblicamente i giocatori del Gira, per quel decisivo aiuto di due settimane prima.

 

1955-56

Addio, Sala Borsa

Alla guida Vittorio Tracuzzi, nel doppio ruolo di giocatore e allenatore

 

Il campionato 1955/56 fu l'ultimo disputato e vinto dalla Virtus in Sala Borsa. Terminò insolitamente presto, il 18 marzo 1956, anche se in realtà la lotta per il titolo si concluse ben prima. Vincendo nell'ultima giornata a Roma, contro la Stella Azzurra, per 65 a 61 le V nere chiusero il torneo con 19 vittorie e sole tre sconfitte, 38 punti, 11 in più del Borletti Milano e 13 in più del Necchi Pavia. La certezza matematica era arrivata oltre un mese prima, il 12 febbraio 1956, quando, vincendo il derby in trasferta contro il Gira, 55-50, le V nere diventarono irraggiungibili per le inseguitrici. Era uno dei tanti derby della stagione: infatti, il Gira, nel quale si era trasferito Rapini, cinque scudetti con le V nere, l'ultimo nella stagione precedente, terminò quarto e la Motomorini settima, con tanti campioni già tricolori in maglia Virtus, Ranuzzi e i fratelli Dario e Dino Zucchi. La Virtus si aggiudicò tutte le quattro stracittadine e rimase imbattuta in casa. La formazione bianconera era veramente fortissima: i primi tre realizzatori costituivano il famoso trio Galliera, Calebotta fu il migliore con 399 punti, quinto assoluto nella classifica dei realizzatori di quel campionato, Mario Alesini ne mise a segno 306, Achille Canna 255. Alla guida ancora Vittorio Tracuzzi, nel suo doppio ruolo di allenatore e giocatore. Calebotta stabilì un record ancora imbattuto: il 15 gennaio 1956, nella vittoria contro Pesaro per 83 a 56, mise a segno 59 punti, miglior punteggio individuale in una gara ufficiale della Virtus. L'ultima gara delle V nere in Sala Borsa si svolse sette giorni prima di quel 18 marzo: gli uomini di Tracuzzi travolsero la Ginnastica Triestina per 78-57. Dalla stagione successiva iniziò l'epoca del Palasport di Piazza Azzarita, costruito nella zona dell'ex Ospedale Maggiore, distrutto dai bombardamenti.

 

1975-76

Surclassando Varese

 

Il campionato 1975-76 inizia con la vittoria sulla Snaidero Udine, ma dopo arrivano cinque sconfitte consecutive. Nelle successive sedici partite la Virtus vince quattordici volte, uscendo sconfitta solo in casa contro i campioni in carica di Cantù e a Varese. Al termine della regular season i bianconeri sono saldamente al terzo posto. La poule scudetto che allinea le prime sei del campionato di A1 e le prime due di A2, inizia con una vittoria a Roma contro l’IBP: finisce 87-85 con un decisivo Sacco nel finale. La Virtus batte poi i cugini nel derby casalingo e vince la doppia trasferta successiva, Milano contro la Mobilquattro e nella temibile tana della Reyer Venezia. Si arriva allo scontro diretto con Varese, l'unica a reggere fino a quel momento il ritmo dei bolognesi. Una Sinudyne meravigliosa soffre nel primo tempo, poi si scatena: 77-70 alla Girgi, che perde dopo quindici vittorie consecutive in campionato. Le V nere vincono a Udine, poi sono attese da cinque gare da disputarsi in piazza Azzarita: la prima a cadere è Cantù. poi la Virtus batte la Stella Azzurra Roma, vince il derby al supplementare, fa fuori in successione Mobilquattro Milano e Canon Venezia. Il 4 aprile, nella tana di Varese che in settimana si è laureata campione d’Europa, la Sinudyne trionfa, trovandosi con quattro punti di vantaggio a due giornate dalla fine. Il 7 aprile contro la Snaidero la Virtus conquista matematicamente il settimo titolo. L'allenatore è Peterson, il quintetto è formato da Caglieris, Antonelli, Bertolotti, Driscoll e Serafini.


1978-79

Scansati, Milano...

Kresimir Cosic era fresco di titolo mondiale a Manila con la Jugoslavia

 

In panchina non c’è più Peterson, partito per Milano destinazione Olimpia, dopo cinque stagioni che hanno riportato la Virtus ai vertici. I nuovi stranieri sono Kresimir Cosic, fresco di titolo mondiale a Manila con la Jugoslavia e Owen Wells, istrionica guardia americana. Nelle prime sei gare due vittorie casalinghe, di cui una al supplementare, e quattro sconfitte esterne. Con quattro punti dopo sei gare, la situazione è preoccupante, Cosic è partito piano, Wells segna molto (36 punti alla prima giornata, nella sconfitta di Pesaro) ma è poco inserito nel contesto della squadra. La crescita di Cosic e la trasformazione di Wells da accentratore a collante di squadra, insieme alla zona 3-2 elaborata da Driscoll sono la svolta. La classifica della prima fase vede Emerson, Sinudyne e Gabetti in fila indiana separate di due punti. Playoff: quarti contro Antonini Siena e semifinale contro Arrigoni Rieti (che ha eliminato Cantù) hanno andamento simile: larghi successi casalinghi e sconfitta netta esterna. In finale la Virtus si ritrova la sorpresa Billy. Nella prima in Piazza Azzarita 94-81, con 23 punti di Villalta, 21 di Bertolotti e 20 di Cosic. A Milano il Billy i milanesi partono bene, 15-8, poi le V nere sorpassano, 21-22. A fine primo tempo 50-49 per l'Olimpia. I bianconeri ripartono con un parziale di 16-0, scappando con i canestri di Villalta (32 punti) e Bertolotti (28) imbeccati da un Cosic che non esegue più tiri, ma con Caglieris dirige l'orchestra. Wells, 18 punti, dà il suo contributo e i bianconeri volano: più 19 sul 54-73. Poi c'è la reazione del Billy, 69-78, ma la Sinudyne riparte fino al trionfale 92-113 che vale l’ottavo scudetto.

 

1979-80

La più bella di tutte

 

Una delle Virtus più belle di sempre, quella del 1979/80. Un trio di stranieri stellare: Kresimir Cosic, già tricolore con le V nere nella stagione precedente, uno dei più forti giocatori europei di tutti tempi,  ad affiancarlo sul campo arrivò Jim McMillian, già vincitore di un anello Nba; poi Driscoll in panchina.  A completare la squadra una batteria di italiani fortissima. Caglieris, Bertolotti, Villalta e Generali ne sono i fiori all'occhiello. A completare la squadra due giocatori di provata esperienza, come Martini e Valenti, e due giovani di belle speranze, Cantamessi e Govoni. La Virtus perde solo sei gare su ventisei, ma il Billy Milano fa meglio, con ventidue vittorie. La Virtus è capace di sviluppare un grande gioco d'attacco: ben sette volte su ventisei va oltre i 100 punti, di cui tre oltre i 110 e due di queste oltre i 120. Faticosi i quarti di finale contro la Grimaldi: sofferta vittoria in gara uno, netta sconfitta a Torino, poi un franco successo nella bella. La Virtus approda alle semifinali, dove trova Varese. Due a uno anche in semifinale, con punteggi abbastanza netti nelle tre gare e V nere in finale contro la Gabetti. Gara uno si conclude con un 94-89 più netto di quanto dica il punteggio, tre giorni dopo al Pianella, il 9 aprile 1980, Bologna vince 91-88 finale, con uno strepitoso McMillian, 37 punti, con 14 su 21 al tiro, 9 su 12 dalla lunetta e 11 rimbalzi e nono scudetto in bacheca.

 

1983-84

Made in Italy

 

Nuovo allenatore Alberto Bucci, con vice Ettore Messina. Al confermato Rolle viene affiancato Van Breda Kolff, poi una batteria d'italiani notevole: Brunamonti, Fantin, Bonamico, Villalta, Valenti, poi un giovane Binelli, Daniele e Lanza. Stagione regolare senza sconfitte in casa, ma alla fine il Billy è davanti. Nei playoff si fa fuori Napoli 2-1, poi la Berloni Torino con un secco 2-0. In finale c'è Milano e subito una meravigliosa Virtus vince in trasferta. Il profumo di scudetto è fortissimo, basta vincere in casa, dove le V nere non hanno mai perso. Invece succede l'imprevisto, l'Olimpia sbanca Piazza Azzarita e si torna  a Milano, per cercare di ripetere l'impresa. Granarolo sempre avanti, con scarti anche in doppia cifra, ma alla fine Milano ha i liberi per sorpassare: Bariviera li fallisce entrambi e Brunamonti va a schiacciare nel canestro avversario il pallone della sicurezza e dello scudetto della stella, per la gioia dell'avvocato Porelli, artefice di un'altra Virtus vincente, e della Bologna virtussina che festeggia il ritorno della squadra in piena notte in Piazza Azzarita, dove il mitico custode Amato Andalò illumina il palazzo a giorno.

 

1992-93

Treviso Kappaò

I veneti, vincenti in Coppa Italia, vengono spazzati via con tre netti successi

 

In panchina Ettore Messina, in campo il campione d'Europa con il Partizan, Sasha Danilovic e il confermato Bill Wennington. Poi una formazione d'italiani fortissimi: Brunamonti, Coldebella, Moretti, Morandotti, Carera, Binelli. Stagione regolare sempre condotta con autorità al comando e chiusa con sei punti di vantaggio sulla seconda, l'Olimpia Milano, poi Treviso. Nei playoff la Knorr parte ovviamente con il ruolo di favorita. Le V nere non tradiscono, 2-0 contro Pistoia (in Toscana decide Danilovic allo scadere), 2-0 contro Cantù, ma è in finale che le V nere compiono il capolavoro: Treviso, che aveva battuto la Virtus nella finale di Coppa Italia e aveva sfiorato il successo in Eurolega, vine spazzata via con tre netti successi, 97-80 in gara uno, 97-108 in trasferta e, addirittura 117-83 nella gara che sancisce l'undicesimo tricolore delle V nere. Un crescendo di Sasha nelle tre partite, 19, 24 e 28 punti. Fattore importantissimo in finale è anche il grande rendimento di Wennington, spesso criticato durante la stagione. Dopo tre titoli vinti in trasferta, la Virtus torna a festeggiare davanti al proprio pubblico.

 

1993-94

Myers s'inchina

Con un grande Brunamonti la Virtus vince gara tre; nella bella show bianconero
 

Messina va in nazionale e c'è il ritorno di Bucci. Squadra in gran parte confermata. Viene aggiunto Savio, specialista nel tiro, e Levingston prende il posto di Wennington. L'americano dura però poco: un mal di schiena, sfociato poi in una lunga diatriba legale, ne provoca l'allontanamento. Arriva Russ Schoene, non un cambio testuale, ma un giocatore abituato a vincere. Alla fine della prima fase ancora sei punti di vantaggio, anche se le avversarie cambiano, questa volta al posto d'onore c'è Pesaro. Nei quarti di playoff la Virtus si sbarazza di Treviso per 2-0 (ancora Sasha con il canestro decisivo in gara due); in semifinale molta più fatica, ma alla fine Verona viene sconfitta, anche se occorre ricorrere a gara tre. In finale c'è Pesaro di Myers. Bologna vince faticosamente gara uno. A Pesaro i padroni di casa pareggiano, ma la gara è caratterizzata dalla vicenda Coldebella-McCloud, nel tunnel a fine primo tempo: il playmaker della Buckler, da questa stagione in quintetto, va all'ospedale e prende due giornate, McCloud tre. La Virtus ha comunque la risorsa di un grande Brunamonti, vince gara tre, ma i marchigiani pareggiano ancora. Nella bella solo Myers risponde allo strapotere bianconero e gli scudetti della Virtus diventano dodici.

 

1994-95

Danilovic fa l'americano

 

Come pivot arriva Binion e a rafforzare il settore italiani Abbio. La Virtus conclude la prima fase appaiata alla Fortitudo, ma davanti nel doppio confronto. Nella fase a orologio la Virtus si stacca ancora più nettamente vincendo le sei gare, mentre la Fortitudo cade nel derby e a Reggio Emilia. Danilovic vola a Saragozza per ritirare il premio Fiba quale migliore giocatore europeo: andata e ritorno in giornata e arrivo a Bologna tre ore prima di gara uno dei quarti di finale contro Roma. Sasha paga il viaggio con una prestazione non all'altezza della sua fama e la Virtus vince a fatica gara uno, 82-79. Più agevole la partita nella Capitale, 72-80. In semifinale c'è Milano ed è una serie complicata, ma alla fine prevale il fattore campo, favorevole alla Buckler, 3-2, con le prime quattro partite senza storia a favore della squadra di casa, ma nella quinta la Virtus stacca la spina un po' presto e rischia di farsi rimontare. In finale c'è Treviso, come due anni prima e, grosso modo, va nella stessa maniera, un rotondo 3-0 e tredicesimo scudetto, il terzo consecutivo, tutti vinti in casa. Danilovic segna 40 punti in gara tre, poi lascia Bologna per andare in NBA, ma la sua storia d'amore con la V nera non è finita.

 

1997-98

Il tiro da quattro

Lo scudetto è la ciliegia sulla torta dopo il primo trofeo in Eurolega

 

Danilovic ritorna, come pure Messina in panchina. Poi c'è l'arrivo di Rigaudeau, Sconochini, Frosini e Nesterovic a rinforzare il nucleo confermato, Abbio, Ravaglia, Binelli e Savic. La squadra vince molto, ma in semifinale di Coppa Italia viene fatta fuori dalla Fortitudo. Sconfitta che non mina le certezze: infatti la Kinder batte la Teamsystem e vola a Barcellona, dove trionfa nella Final Four di Eurolega. Intanto, vinta la prima fase di campionato, nei playoff le V nere vincono 3 a 1 contro Roma (la serie si gioca proprio a cavallo delle gare di Barcellona) e Varese. In finale c'è di nuovo la Fortitudo. Le prime quattro gare sono un alternarsi di emozioni, con vincente sempre la squadra in trasferta. La bella è, naturalmente, in casa Kinder. Con il famoso canestro da quattro, Danilovic arpiona il supplementare. A questo punto, dopo dieci derby le due squadre hanno realizzato esattamente 691 punti a testa in 400 minuti. Nei cinque minuti successivi Sasha è scatenato, (fino al tiro che ha cambiato il destino del derby e del campionato aveva segnato sette punti, con 3 su 5 da due punti, 0 su 5 da tre e 1 su 2 in lunetta, dopo ne ha infilati tredici, con 2 su 2 da tre punti, 2 su 2 da due, 3 su 3 nei tiri liberi e due assist; poi a gara decisa il lusso di fallire i due liberi conclusivi), la Fortitudo stordita e il quattordicesimo scudetto è cosa fatta. Il conto dei derby è 6-4 e lo scudetto è la ciliegia sulla torta di una stagione che ha visto il primo trionfo nel massimo torneo continentale e 55 gare vinte su 67.

 

2000-01

A riveder le stelle

Per la Virtus 68 vittorie su 78 partite, e ben 33 gare vinte consecutivamente

 

Una Virtus stellare, Abbio, David Andersen, Bonora, Frosini, Ginobili, Griffith, Jaric, Rigaudeau, Sconochini, Smodis, la Kinder del Grande Slam. Ancora Messina sulla panchina bianconera. Dopo la Coppa Italia e l'Eurolega arriva anche lo scudetto con un perentorio nove a zero nei playoff, 3 a 0 a Roseto, Treviso e Fortitudo, che aveva patito lo stesso smacco anche nella semifinale di Eurolega. Nella finale del campionato, l'altra squadra bolognese viene sconfitta 86-81, 77-71 e 83-79. Il quindicesimo scudetto è cosa fatta, ancora contro la Fortitudo, ancora davanti al proprio pubblico. Solo nella lontana Supercoppa d'inizio stagione la Virtus si era fermata alla finale, sconfitta dalla Virtus Roma. Un'annata sportiva di 78 partite di cui 68 vinte, ma anche di un record incredibile di 33 gare vinte consecutivamente. Nessuno può pensare che dovranno passare vent'anni per vedere un altro titolo tricolore. Il punto più in alto della storia Virtus, ma si sta per aprire il precipizio sotto i piedi delle V nere: dopo un'altra stagione di vertice, cominceranno i dolori e, nell'estate del 2003 il crack.