LORIS BENELLI

Loris Benelli a rimbalzo

 

nato a: Piangipane (RA)

il: 17/03/1953

altezza: 200

ruolo: ala

numero di maglia: 9

Stagioni alla Virtus: 1969/70 - 1970/71 - 1971/72 - 1972/73 - 1973/74 - 1974/75

(in corsivo la stagione in cui ha disputato solo amichevoli)

biografia su wikipedia

palmares individuale in Virtus: 1 Coppa Italia

 

LORIS BENELLI 2,00 M. (Norda)

tratto da Giganti del Basket - Febbraio 1972

 

Data la statura venne impostato come pivot. Ora è quasi completa la sua trasformazione in ala. Molto forte fisicamente è anche in possesso di una discreta tecnica. La sua arma migliore è il tiro da fuori. Accusa, a volte, inpiegabili pause, specie in difesa, a causa del cuo carattere emotivo. Molto forte, ovviamente, sui rimbalzi.

 

LORIS BENELLI

tratto da Yearbook 1975/75

 

L'avvocato Porelli, lo sanno tutti, è uno che ha buon naso per gli affari, e proprio perché è il primo tifoso della Sinudyne, è il dirigente più preposto a fare dei sacrifici pur di rafforzare la squadra. Eppure quest'estate, quando una delle squadre più forti d'Italia gli propose uno scambio tra Benelli ed uno dei nazionali A che tuttora vanno perla maggiore, Porelli non ci pensò due volte e disse istantaneamente no. Loris Benelli, ala-pivot di due metri, è considerato giustamente da Porelli ed anche da Peterson un elemento insostituibile nella scacchiera della Sinudyne, oltre che un giocatore dal futuro (prossimo) assicurato. In verità la politica della Sinudyne sui giovani si è rivelata in questi ultimi anni azzeccatissima e Benelli ne è proprio una dimostrazione lampante. Nelle giovanili della Virtus sotto la guida di un istruttore formidabile quale è Zuccheri, Benelli ha compiuto passo per passo la sua giovane carriera.

Loris ha davvero tutto per diventare un'ottima ala: innanzitutto un'intelligenza assai vivace che gli permette di apprendere con estrema facilità tutto quello che gli viene insegnato; inoltre una grandissima volontà di riuscire ed una serietà nel lavoro che ha poco risconto in molti altri giovani della sua età. Dell'ala Benelli ha già un'ottima dote tecnica: la scioltezza e la precisione nel tiro da ogni posizione. Benelli non è ancora un giocatore "fatto" e su questo nessuno ha dubbi. Ha avuto una parentesi si sfiducia e involuzione tecnica durante il periodo di Messina, anche perché il tipo di lavoro cui fu sottoposto mal si adattava al suo fisico: con Peterson Benelli ha ripreso a fare dei grossissimi progressi, pur utilizzato in un ruolo che non predilige e che vorrebbe abbandonare a tutti i costi, quello del pivot di rincalzo. Lo scorso anno ha fatto praticamente il cambio di Serafini, un compito che proprio non gli compete e che è stato ben lieto quest'anno di affidare a Tommasini. Adesso il nostro vuole conquistarsi un posto da ala nella Sinudyne, vuole magari rubare qualche minuto all'amico Gianni Bertolotti, per ottenere finalmente quello che vuole e in cui crede. Peterson ha sempre avuto fiducia in lui lo scorso anno e spesso lo ha messo in campo in momenti assai difficili per la squadra: quest'anno non mancherà di utilizzarlo anche da ala, riuscendo probabilmente a ottenere da Loris quello che ancora gli mancava l'anno scorso: la velocità di esecuzione nell'uno-contro-uno.

Benelli in penetrazione

IL PERSONAGGIO: LORIS BENELLI

tratto da "Ori ed allori - storia dello sport Lughese" di Ivan Rossi

 

Edo Colombi, insegnante d'educazione fisica e uomo di basket, entrato nella tabaccheria vicino alla Chiesa di S. Maria, in Corso Garibaldi, per acquistare le sigarette, rimane colpito dal fisico di quel longilineo quattordicenne (classe 1952), figlio del gestore. Colombi lo convince a frequentare l'ambiente del basket lughese. Le sue doti appaiono subito chiare e, abbinate all'altezza, ne denotano le grandi potenzialità. Ben presto entra a far parte dell'organico della prima squadra, sotto la guida esperta del coach Adriano Chiarini (scuola Virtus Bologna), che ne plasma la tecnica. Di Loris ci piace ricordare i lunghi pomeriggi passati nel campo in cemento della Collegiata. Lo stesso campo dove la Robur (sponsorizzata Robustus) svolgeva i propri campionati anche nei mesi invernali. In parrocchia, era frequente trovarlo ad allenarsi da solo, dimostrando così quella gran passione che, abbinata alla classe, è elemento decisivo per il successo nello sport.

All'età di diciassette anni è chiamato a Bologna (la futura Basket City), nelle fila della Virtus Norda. Aggregato alla prima squadra, il mitico Dan Peterson lo trasforma da pivot in ala. Sarà la prima ala di due metri (assieme a Gianni Bertolotti) del campionato italiano. Gioca una decina d'anni nelle due squadre bolognesi (Virtus e Fortitudo), vestirà la maglia della Nazionale Juniores e otterrà anche qualche convocazione in quella maggiore.

Termina la carriera a 37 anni, in serie C, con medie che raggiungeranno anche i 30 punti a partita.

"GIOCAVO PER VINCERE"

Loris Benelli, vip del canestro degli anni '70"

di Ugo Cennamo - Il Resto del Carlino - 10 dicembre 2001

"Nello spot come nella vita il talento ti aiuta, ma se non sei in grado di controllarlo, di guidarlo è più dannoso che utile: l'importante è sapersi fare accettare, riuscire a integrarsi perché la squadra si esprima al meglio". Parola di Loris Benelli. Per gli appassionati di basket, per quelli che negli anni Settanta erano di casa in piazza Azzarita, il suo nome è sinonimo di sfide epiche tra Virtus e Fortitudo. In quegli anni i giocatori diventavano, più di quanto non accada oggi, bandiere, espressioni in campo di una passione autentica. Il tifoso non poteva neppure concepire il "tradimento" e i due fronti dovevano rimanere sempre ben divisi. Eppure Benelli è riuscito nell'impresa di farsi accettare e apprezzare dagli uni e dagli altri. Infatti dopo aver indossato dal '71 al '75 la casacca della Virtus, essere diventato un beniamino dei fedelissimi delle V nere, è passato alla Fortitudo per altri quattro anni riuscendo a conquistare la Fossa. Inutile tentare di farlo cadere oggi di fronte all'inevitabile domanda per cercare di capire se si senta più vicino agli uni o agli altri, senza tradire imbarazzo, aggira l'ostacolo, "L'importante è che vinca il basket".
D'altronde chi lo ricorda giocatore, può immaginarselo oggi nelle vesti di direttore della filiale di Bologna della Zust Ambrosetti, azienda leader in Italia nel settore dei trasporti, impeccabile come quando si muoveva sul parquet preciso e soprattutto convinto del fatto che il lavoro, la fatica, la tenacia prima o poi, necessariamente, paghino. L'ha sperimentato da atleta come nel mondo del lavoro . "Credo che tre allenatori - soiega - più di altri mi abbiano aiutato a capirlo: il primo, Ettore Zuccheri, è stato il mio coach quando ero juniores e mi è stato vicino come un padre. Poi Asa Nikolic, alla Fortitudo, che non lasciava nulla al caso, era durissimo se sbagliavo ma ti trasmetteva anche una gran carica. Infine Dan Peterson che, all'opposto, lasciava più libertà, ma riusciva anche a comprendere in un attimo persone e situazioni". Tre maestri çhe hanno lasciato un segno. Forse anche per questo non rimpiange nulla di quegli anni. "Ho avuto molto - confessa - e nei momenti difficili della mia carriera ho sempre pensato a quando ero ragazzino, quando da Ravenna sono venuto a Bologna, per tentare la via del basket". Tanti sono naufragato, Loris Benelli ce l'ha fatta. Il motivo? Va bene il lavoro, importantissima l'umiltà e il sacrificio, ma una risposta, buttata lì tra le tante, tradisce l'anima vera di chi in fondo, nello sport come nella vita vuole primeggiare: "La gara che mi ha dato più soddisfazione? Tutte le partite sono belle, meno quando le perdi".