STAGIONE 1948/49

 

Virtus al Torneo di Nizza

Poluzzi, Dino Zucchi, Rinaldi, Bertoncelli, Setti, Negroni

Dario Zucchi, Vannini

 

Virtus Bologna

Serie A: 1a classificata su 12 squadre (18-22); CAMPIONI D'ITALIA

 

FORMAZIONE
Giancarlo Marinelli (cap.)
Gianfranco Bersani
Dario Bertoncelli
Sergio Ferriani
Carlo Negroni
Renzo Ranuzzi
Luigi Rapini
Rinaldo Rinaldi
Paride Setti
Venzo Vannini
Dario Zucchi
Dino Zucchi
 
Allenatore: Renzo Poluzzi

 

Partite della stagione

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

Tratto da "Virtus - cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro

 

Nel 1949, finalmente, la pallacanestro riesce ad evitare tutta quella confusione di qualificazioni, turni, semifinali e presenta un girone unico all'italiana, dove spiccano tre formazioni triestine, due delle quali retrocederanno, mentre per la prima volta Varese si afaccia alle posizioni di vertice. La Virtus comunque non trova soverchie difficoltà a completare il suo poker di scudetti. Il suo attacco è il migliore con 737 punti segnati (33,5 a partita) e la difesa non è da meno avendo subito 594 punti (27 a partita). La formazione del 4° scudetto comprende oltre a Giancarlo Marinelli, capitano e allenatore, Bersani, Bertoncelli, Ferriani, Negroni, Ranuzzi, Rapini, Rinaldi, Setti, Vannini, Dario e Dino Zucchi. Nella classifica dei marcatori, che finalmente qualcuno riesce a compilare, il vincitore è il triestino del San Giusto A. Miliani, mentre il primo Virtussino figura al 4° posto: è Ranuzzi che mette a segno 168 punti (7,6 di media).

"Una serie d'oro di quattro scudetti" riprendiamo ancora le parole di Aldo Giordani dal Pallacanestro del 1961: "ma altrove il basket aveva fatto passi da gigante, altre città avevano preceduto la Virtus nel rinnovamento tecnico e anche nell'indirizzo attuale del basket che non si preoccupa più di servirsi soltanto dei giocatori di casa, ma li prende dove può, superando un concetto di campanilismo in senso stretto, che oggi appare del tutto demodée. Nella stessa Bologna era nato il Gira, alfiere del gioco nuovo e dei nuovi concetti. Con Marinelli al comando, la Virtus fu sempre felsinea al 100%; quando si ritirò il capitano dovette ripartire quasi da zero. Era diventata la "vecchia signora" del basket come la Juve è la "vecchia signora" del calcio: per il suo blasone, per le sue glorie, ed anche - se volete - per gli stessi colori bianconeri che l'avvicinavano tanto al celebre sodalizio torinese, l'appellativo fu certo azzeccato".

Questi primi quattro allori portano, come ha ricordato Giordani, il segno indelebile di Giancarlo Marinelli, ma non solo il suo perché anche Bersani, Vannini e Girotti furono sempre in campo a rappresentare la vecchia guardia delle Vu nere, mentre crescevano spavaldamente i giovani. Il primo dei quali naturalmente è Gigi Rapini e poi Negroni, Ranuzzi e Ferriani.

Proprio in questi anni, quelli degli scudetti Virtus, riprende anche l'attività della Nazionale e sono 5 i bolognesi che fanno parte della formazione azzurra alle Olimpiadi di Londra del '48. I loro nomi: Bersani, Ferriani, Ranuzzi, Marinelli e Rapini che insieme al più anziano "Venzo" Vannini e al più giovane "Carlito" Negroni formano quella squadra dominatrice di quattro anni, una formazione che non aveva nemmeno bisogno dell'allenatore. I quattro titoli italiani infatti furono conquistati con una formula familiare di collaborazione interna dove il dirigente accompagnatore Poluzzi, quando e se lo riteneva opportuno, dava qualche suggerimento a Giancarlo Marinelli che oltre a giocare bene, fungeva da allenatore e tale è rimasto, giustamente, negli albi d'oro.

Bersani, Lanzarini, Rapini, Ferriani, Dario Zucchi

Bendandi, Dino Zucchi, Rinaldi, Bonaga, Ca. Negroni

REGGIANA - VIRTUS BOLOGNA 35-28

tratto dal libro "La pallacanestro a Novellara" di Maria Gabriella Barilli e Giordano Lusuardi

 

Pubblico d'eccezione ieri sera alla palestra di Viale Monte Pasubio per i due incontri in programma; tanto pubblico quanto non si era mai visto in occasione di avvenimenti cestistici. Le due gare in programma hanno nel complesso soddisfatto la massa dei convenuti, anche se dai campioni d'Italia ci si attendeva in verità una prova migliore. Ma i bolognesi alla loro prima gara di allenamento dopo la stasi estiva hanno avuto solo qualche sprazzo individuale di classe ed in tal modo la Reggiana che ha peraltro disputato una magnifica gara è riuscita a spuntarla.

Naturalmente il risultato maschile è suonato sorpresa: ma nulla rimane da eccepire alla regolarità alla vittoria dei granata che hanno giocato con ardore e combattività ammirevole riscuotendo unanimi consensi. Tutti i reggiani vanno elogiati in blocco, con un elogio particolare a De Lucio, Mariani e Pattacini. Fra i bolognesi Ranuzzi ha riconfermato la sua classe; Bersani, a corto di allenamento, ha alternato inesattezze a spunti personali superbi.

...

Reggiana batte Virtus Bologna 35-28 (15-9)

Reggiana: Pattacini 12, Lanzoni 2, Bigliardi, Ruspaggiari, Colli, Mariani 13, Montanari, De Lucio 6, Miglio 2.

Virtus Bologna: Bersani 4, Ferriani 3, Rapini 8, Ranuzzi 9, Bertoncelli, Setti 2, Zucchi Dario 2, Rinaldi, Zucchi Dino 2.

LA VIRTUS CHIEDE LA RIVINCITA ALL'A.P. REGGIANA

tratto dal libro "La pallacanestro a Novellara" di Maria Gabriella Barilli e Giordano Lusuardi

 

Bologna, 30 - La squadra di pallacanestro della Virtus, che ha dovuto subire una sconfitta l'altra sera a Reggio Emilia dal quintetto locale, desidererebbe misurarsi nuovamente con la squadra reggiana in un incontro rivincita. La società bolognese propone la sera del 12 ottobre p.v.

La Virtus avverte pure i propri giocatori che la ripresa ufficiale degli allenamenti per il prossimo campionato avrà inizio domani 1° ottobre nella palestra del Liceo Righi (porta Saragozza).

 

A.P. REGGIANA - VIRTUS BOLOGNA 41-42

L'incontro rivincita

Stadio - 13/10/2020

 

Virtus: Rinaldi, Bersani, Ranuzzi (6), Zucchi Dino (4), Rapini (5), Bertoncelli, Zucchi Dario (8), Setti (2), Ferriani (17).

Reggiana: De Lucio (13), Bigliardi (5), Pattaccini (4), Mariani (4), Ruspaggiari (6), Montanari 82), Miglio (2), Barazzoni (2), Colli.

Arbitri: Reverberi e Borghi.

 

...

Ha avuto luogo alla palestra di viale Magenta l'atteso incontro di rivincita fra la Virtus Bologna e l'A.P. Reggiana.

Come è noto nell'incontro del settembre scorso la Virtus, che vanta nelle sue file giocatori nazionali ed olimpionici, fu inaspettatamente battuta dai granata locali. Ieri sera i bolognesi sono tornati a Reggio per riscattare l'insuccesso. E tanto hanno concretato dopo una vivace e concreta partita dalla quale sono usciti vincitori di strettissima misura.

Infatti pur palesando una manifesta superiorità tecnica non riuscivano a distanziare i padroni di casa che, chiuso il primo tempo in vantaggio per 29 a 25, nella ripresa favoriti in parte anche dall'infortunio occorso all'ottimo Dino Zucchi, dopo aver subito la supremazia dei felsinei rimontavano lo svantaggio per terminare, con un bruciante finale, sconfitti di un solo punto.

Fra i bolognesi meritano citazione Ferriani, i due Zucchi e Rapini; nelle file granata  De Lucio, Ruspaggiari, Bigliardi, Mariani e Pattaccini.

TEMPO DI DERBY

Virtus e Gira: che sfide in Sala Borsa

Tratto da “I Canestri della Sala Borsa” – Marco Tarozzi

 

Ma da dove era sbucato il Gira? Un passo indietro. Fino all’ottobre del 1945, di nuovo in quei giorni appena liberati dalla guerra, giorni di fame e di speranza. Nel bar accanto al Teatro Comunale si parla di ciclismo, più che di pallacanestro. È la sede di una società che porta la sua fede scritta nel nome: Gira, in onoro del mitico Costante Girardengo. Si può ragionare di palloni e di cest? Si può, con il commendator Pirazzini, anima e presidente dela società. Lo fanno alcuni giocatori transfughi da società bolognesi come la Salus, la Timo, la Cisponi. E il commendatore recepisce il messaggio. La sezione si può fare, purché mantenga il colore sociale. Arancione, come quelle delle maglie dei ciclisti. L’allenatore, Miccoli, si trova subito. La squadra nasce all’inizio del ’46, e nel gruppo che affronta il campionato di seconda divisione ci sono Battilani, Sinoppi, Negroni, Bonaga, C’è Perin, figlio del grande campione del Bologna dei primi scudetti. Di lì a poco arriva anche Carlo Muci, cresciuto in casa Virtus. Promozione al primo colpo e al secondo anno i giovani leoni arrivano in finale-promozione contro il Vicenza. Chi vince va in Serie A. Vincono i veneti, all’andata e al ritorno, ma poi si fanno da parte ritirandosi dal campionato. E lassù, dove già la Virtus vive benissimo vincendo scudetti, arriva anche il Gira del commendator Pirazzini, che ha imparato in fretta ad amare la pallacanestro oltre al ciclismo.

Bologna comincia a fare i conti con le sfide stracittadine, che riempiono la Sala Borsa come e più dei faccia a faccia con le grandi dell’epoca (Olimpia, Reyer, Roma, adesso anche Varese e di lì a poco Victoria Pesaro). Il tifo si divide: da una parte c’è la Virtus che da tre anni sta sul trono della pallacanestro italiana, dall’altra parte c’è il Gira che ha portato in città l’altro basket, quello del mito. Quello degli americani, per capirci.

Il primo ad arrivare sotto le due torri si chiama James Larry Strong ed è destinato a dare una svolta allo sport bolognese. Alla pallacanestro come al baseball. In Italia lo ha portato la guerra. Arrivato con i G-men della V Armata sbarcata ad Anzio, diventa capo del Centro sportivo delle truppe Usa per il Mediterraneo, di stanza a Livorno. Lì inizia a predicare basket, nella pineta di Tombolo. Da lì arriva a Bologna per disputare un torneo in una domenica di fine ’48, insieme a Elliot Van Zandt, altro personaggio destinato a scuotere la nostra pallacanestro. Quel torneo vanno a vederlo quelli della Virtus e quelli del Gira, ma sono questi ultimi a riuscire nell’aggancio, portando Strong, che per Bologna diventerà semplicemente “Gino”, al ristorante. Loro gli faranno scoprire le tagliatelle, lui farà loro scoprire il basket. Non chiede stipendi, visto che ha una borsa di studio del Governo americano. Ha bisogno di una casa, gliela trovano in via Gandino. Sarà cestista nel Gira, poi da tecnico farà anche il salto di sponda alla Virtus, giocherà a baseball nella Libertas prima di accumulare panchine (Cantù, Nazionale svizzera nel basket, Calzeverdi, Fortitudo, Pirelli, Libertas Inter, Rimini nel baseball). Ma a Bologna resterà fino agli anni Settanta, trovandoci anche moglie.

Con l’americano in Sala Borsa, il Gira affronta il suo primo derby contro la Virtus, alla quarta giornata del campionato ’48-49. Lo perde di misura, 36-33 per i bianconeri. Ma i nuovi arrivati chiudono il primo tempo in vantaggio (18-14), e contro i campioni d’Italia è quasi una vittoria. Il ritorno va in scena il 6 marzo del ’49. Sala Borsa strapiena, tribune e balconate stipate, chiasso d’inferno con i “loggionisti” impegnati nella incessante percussione dei tabelloni pubblicitari. Ancora Gira in vantaggio nel primo tempo (15-12), ancora grande equilibrio. Poi Negroni e Ranuzzi prendono per mano la Virtus, che vince 33-26. Preludio all’ennesima festa di fine stagione. Capitan Marinelli e compagni sono praticamente perfetti (18 vittorie su 22 incontri, nonostante la lunga assenza di Rapini tornato malconcio dalle Olimpiadi) e agguantano il quarto scudetto consecutivo. Con Rapini a mezzo servizio è Ranuzzi il miglior realizzatore della squadra. Debuttano, tra i campioni, Dario e Dino Zucchi. Il Gira va ad alti e bassi, con il picco della splendida vittoria sell’Olimpia Borletti d Cesare Rubini che esalta Sanguettoli e compagni. Sesto posto finale, mica male per una debuttante.

 

I CAMPIONI NUMERO UNO DELLA VIRTUS NEL CORSO DI UNA PARTITA ECCEZIONALE SUPERANO QUELLI NUMERO DUE DEL GIRA: 38-33

Il derby cestistico bolognese

di Roberto T. Fabbri - Stadio - 06/12/1948

 

Virtus: Marinelli (3), Bersani (9), Negroni (6), Ferriani (11), Ranuzzi (9), Setti, Zucchi Dino, Zucchi Dario, Rinaldi, Bertoncelli. Gira: Strong (2), Ragnini (11), Battilani (5), Garbellini (4), Muci (4), Perin (1), Locci (2), Sanguettoli (1), Bonaga (3), Suttini.

Arbitro: Pinto di Roma,

 

Quando Gira e Virtus si sono schierate in campo c'era già una certa atmosfera incandescente. L'avevano determinata Piedimonte e Assi con il loro vivace e pregevole incontro d'apertura, valevole per il campionato di Serie C, al termine del quale i verdi di Garbellini hanno, anche se di misura (32-30), meritatamente vinto.

Il prologo non a caso citato, è stato davvero di buon auspicio alla partita maggiore, a quell'atteso derby stracittadino che opponeva i tre volte campioni d'Italia, la Virtus, ai campioni dei cadetti, matricole del campionato, il Gira, incontro che non ha tradito affatto la morbosa attesa sfociata, nel corso della partita, in un clima di tifo rovente che, in qualche momento, è sceso dalle tribune in campo.

Ma qui oggi c'era a tenere le briglia di così pericoloso incontro un ottimo arbitro (contento Della Rosa?), il romano Pinto. Va a questi la prima citazione poiché se tutto è filato liscio e regolare, anche quando si è temuto lo scivolone, il merito è esclusivamente suo. Ha diretto in maniera egregia e con una serenità tale che ha finito per riversarla anche sui giocatori più nervosi.

Dopo l'arbitro sugli scudi il Gira. Alla fine della partita molti dei suoi dirigenti e sostenitori non erano convinti della sconfitta sancita dal risultato. I se accampati non possono fare testo e particolarmente quelli riferiti ai moltissimi personali errati (in contrasto con i molti realizzati dalla Virtus) che potevano, forse sì, dare alla matricola quella vittoria in cui qualcuno aveva cominciato a credere al riposo al quale il Gira era giunto in vantaggio (18-14). Né giovano le recriminazioni per l'uscita di Strong, Garbellini e Battilani in quanto il regolamento parla chiaro (ancora per ora): dopo quattro personali, fuori.

Merita invece porre sugli scudi la sconfitta di oggi in quanto essa è stata contenuta in proporzioni davvero ridotte ed ancora perché della squadra ha messo in mostra una efficienza  senz'altro superiore alla migliore delle previsioni. Lo si era detto in sede di presentazione, lo confermiamo in sede di resoconto. Per il Gira lo scontro con la Virtus rappresentava  il collaudo vero e definitivo. I gialli di Strong lo hanno brillantemente superato e possono esserne orgogliosi. Bravi tutti e per il cuore profuso nella lotta e che non ha mai avuto sosta e per la tecnica di gioco di cui hanno fatto sfoggio. C'è senz'altro la squadra che molti si attendevano e lo confermeranno le prossime prove.

La Virtus sapeva dell'importanza che per lei rivestiva il confronto, per questo nel dubbio di poter schierare Ranuzzi aveva rispolverato Vannini (che poi presente il primo non ha giocato). Non ignorava di avere tutto e tutti contro in quanto squadra da battere; ma per questione di prestigio e di classifica sapeva di non poter perdere. E tanto si è verificato.

Sereni i virtussini sono scesi in campo e sereni ne sono usciti con in mano una vittoria che non fa una grinza, perché ottenuta in virtù di una più accorta tattica di gara, di una manifesta superiorità e con un tempismo che denota la classe indiscussa dei campioni. Non diciamo che poteva vincere meglio; era e sarebbe stato impossibile. E se il Gira ha nei suoi confronti palesato doti di squadra di rango, la Virtus ha confermato di essere una nobile di sangue.

Non giova quindi stendere le note di cronaca trascritte nel nostro taccuini. Da quanto premesso è chiaro il volto di questa partita che rimarrà per molto tempo negli occhi del notevole pubblico che letteralmente gremiva la Sala Borsa. Vale aggiungere che anche se condotta a ritmo sostenuto dal principio alla fine, l'incontro è sempre rimasto sui binari della correttezza anche se ad un giocatore, Battilani, dobbiamo muovere il rimprovero di essere stato in qualche momento più che cattivo, pesante. E con questo vogliamo dire che non riteniamo che il suo scontro con Ranuzzi, costretto poi a lasciare il campo, sia stato intenzionale.

Dei protagonisti la palma del migliore spetta a Ferriani e Ragnini nei rispettivi campi; poi Muci, Strong, Battilani e Garbellini nel Gira; Marinelli, Bersani, Negroni e Ranuzzi nella Virtus. Elogio, per quanto hanno dato, a tutti gli altri.

 


 

SETTIMO CIELO

Tratto da “Il Cammino verso la Stella”

 

E l'anno dopo? Scudetto numero quattro, non ci piove. Ferriani si applicava sulla pallacanestro americana. Studiava veli e incroci e si sforzava poi di tradurli in atto. Nel girone unico c'è anche Varese, già buona squadra di vertice, ma la Virtus svetta in attacco e in difesa, Ranuzzi è il quarto cannoniere in assoluto (per la cronaca e per la storia, il primo è il triestino Miliani) e alla corte del sempiterno Marinellone abbiamo per il gran poker Bersani, Ferriani, Carlito Negroni, Ranuzzi, Rapini, Rinaldi, Vannini, Setti, Bertoncelli e i fratelli Zucchi, Dario e Dino.

(...)

Magica e mitica Virtus degli anni quaranta, magica e mitica brigata di gente che concertava i cambi spesso in regime assembleare e molte cose le faceva il dirigente Renzo Poluzzi e magari Marinelli qualche volta prendeva cappello, ma tutti si industriavano e si divertivano vincendo sempre e tanto…

Nasce il pivot, ma nasce prima con Marinelli o poi con Rapini? Fa lo stesso, nasce in quegli anni così tinti di bianco-nero. Ed è di quegli anni la filastrocca che tiene banco, il grido di guerra degli uomini Virtus quando si radunavano al centro del campo prima di cominciare la partita.

“E par, la mi bela bala un occ' am bala, un occ' am bala, am bala un occ, un occ, un occ, un occ.” E per la mia bella balla mi balla un occhio, un occhio, un occhio…

Balla, cioè bàla, in bolognese sta per compagnia, combriccola, brigata, squadra così specialissima, gente che faceva punti, spettacolo e buon sangue.

Ranuzzi, Ferriani, Setti, Bersani, Marinelli (al Muro Torto di Roma)

UNA PASSEGGIATA PER LA VIRTUS BOLOGNA L'INCONTRO CON IL VOLENTEROSO PAVIA

conquistato il quarto consecutivo scudetto

di Roberto T. Fabbri - Stadio - 11/04/1949

 

Virtus Bologna: Marinelli (7), Rinaldi (2), Ferriani (6), Ranuzzi (4), Rapini (10), Negroni (5), Setti (2), Zucchi Dino (2), Bertoncelli, Zucchi Dario (4).

Pavia: Rolandi (2), Bertoloni (4), Pisati, Tronconi (6), Gervasi (2), Casali, Montemartini (2), Zatti, Bovina (2).

Arbitro: Andri di Trieste.

 

Il pubblico accorso in Borsa non in misura eccezionale per la verità  poiché anche la pallacanestro oramai ha il suo esigente e competente seguito, e l'incontro di ieri già si sapeva come sarebbe andato a finire, è rimasto alquanto deluso del Pavia. Non a torto poiché la squadra di Rinaldi gode di buona reputazione e ci si aspettava che contro la squadra campione sfoderasse addirittura degli artigli. Invece questo non si è verificato e giova credere si debba imputare solo ad una giornata in tono minore dei grigi a cui forse la sicura posizione in classifica non impone in questo finale di campionato di ricorrere a prestazioni di rilievo.

Ciò è servito a facilitare il compito della Virtus che della partita si è servita per una autentica passeggiata dando modo anche ai rincalzi di esibirsi e riscuotere non pochi applausi.

Sull'andamento della partita è esplicito, circa la sua fisionomia, il tabellino del punteggio. eccolo: primo tempo: 2-0, 4-0, 6-0, 6-1, 8-1, 10-1, 11-1, 11-3, 13-3, 15-3, 17-3, 19-3, 21-3. Secondo tempo: 22-3, 24-3, 26-3, 26-4, 28-4, 30-4, 30-6, 30-8, 32-8, 32-9, 34-9, 36-9, 38-9, 38-11, 38-13, 38-14, 40-14, 42-14, 42-16, 42-18.

La sequenza mette in chiara evidenza la netta supremazia dei campioni nella prima fase della gara e presenta il ritorno degli ospiti nella ripresa. Un ritorno, per stare nel vero, favorito dal non forzare dei bolognesi i quali si sono limitati a sprazzi ad inscenare del bel giuoco, conclusivo naturalmente, ad evitare anche che i pavesi potessero beneficiare troppo, e pericolosamente, del rilassamento che ogni tanto si manifestava nelle file dei titolati.

Una partita però che se non ha brillato per accesa combattività è pur stata condotta a grande ritmo ugualmente ché gli ospiti, invero, hanno sempre cercato di fare di più, e se non vi sono riusciti in parte c'entra la sfortuna, di quanto non si sia visto.

Il risultato ha, alla resa dei conti, un solo valore. Quello di essere servito a consacrare nuovamente la Virtus campione d'Italia; cioè campione per la quarta volta consecutiva poiché il vantaggio che la squadra bolognese ha in classifica non potrà più essere neutralizzato dalle due partite che ancora restano a disputarsi.

Per quanto riguarda la partita di ieri sui protagonisti c'è da assegnare un elogio in blocco ai bolognesi (fra i quali mancava Bersani); a Rolandi, Tronconi, Bertoloni, Montemartini e Bovina del Pavia. L'arbitro, il triestino Andri, non aveva a mano una partita difficile; ha avuto modo ugualmente di mostrare di avere dei numeri, soprattutto di vederci bene e di sapere sempre cosa va fatto. Un bel pregio senz'altro.


 

IL ROYAL IV BRUXELLES IMPONE IL PAREGGIO ALLA VIRTUS BOLOGNA: 37-37

L'incontro internazionale di Genova

di E. P. - Stadio - 25/04/1949

 

Royal IV Bruxelles: Keb E. (6), Servaes (6), Nolis (6), Crick (12), Greyelman Ch., Vas A., Rasemant (7), Feyaerts.

Virtus Bologna: Bersani (3), Ferriani (6), Ranuzzi (7), Marinelli (6), Negroni (4), Rapini (9), Zucchi Dario (1), Rinaldi, Zucchi Dino (1), Setti.

 

Genova, 24. Preludio alla partita internazionale Italia-Cecoslovacchia che avrà luogo qui a Genova il prossimo 30 aprile, si è svolta ieri sera, al teatro dello Sport del Lido d'Albaro, l'annunciato confronto tra la Virtus Bologna, campione d'Italia, e il Royal IV di Bruxelles, campione del Belgio dal 1939 al 1945.

L'inizio era stato di marca italiana e la Virtus si era presto portata in vantaggio per 11 a 6. Poi gli ospiti si rinfrancavano, snodavano il loro gioco molto variato nei temi e sostenuto, rimontavano lo svantaggio e giungevano al riposo in vantaggio per 18 a 16.

Nella ripresa la lotta si accendeva, gli ospiti aumentavano la distanza in loro favore ma quando credevano di aver partita vinta dovevano subire il forte ritorno dei campioni d'Italia che con azioni velocissime ristabilivano l'equilibrio pareggiando meritatamente l'incontro, finito ad ora tardissima.

LA VIRTUS CAMPIONE D'ITALIA PER LA QUARTA VOLTA

Finito il campionato anche se restano delle appendici

di Roberto T. Fabbri - Stadio - 27/04/1949

 

Benché restino a disputarsi alcune partite, che hanno solo interesse e valore per una schiarita definitiva alla tuttora nebulosa zona della retrocessione, si è chiusa la stagione cestistica riferita all'attività maggiore.

Quattro volte campione d'Italia

La Serie A maschile ha laureato campione d'Italia la Virtus Bologna; oggi ci interessiamo della serie A maschile; più ancora della Virtus.

Per la quarta volta consecutiva la Virtus Bologna mantiene saldo sulle maglie dei suoi atleti il titolo di campione assoluto. È una bella impresa che trova precedenti solo in quelle che realizzarono l'Assi Milano (1924-1927) e il Borletti Milano (1936-1939); un exploit che per essere completo, rimanendo nel campo delle statistiche, attende che la squadra bolognese si aggiudichi ancora due successi così avrà uguagliato anche il primato dell'Assi, per sei volte campione d'Italia.

Avremo modo ancora di parlare della Virtus e del suo mirabile campionato. Potremmo tuttavia già dire oggi dei suoi primati che sono racchiusi nel maggior numero di partite vinte (18) ed in quello minore delle sconfitte (3); del maggior numero di punti segnati (727) e meno subiti (573). E questo anche se la Virtus , sabato scorso impegnata a Genova nella partita internazionale che l'opponeva al Royal IV Bruxelles, ha ancora da disputare l'incontro romano con la Ginnastica. Questo, comunque vada, non porterà ai Campioni altro fastidio che quello della trasferta in quanto se vinto porterà il vantaggio dei bolognesi sulla seconda classificata, il Varese, a sei punti; se perduta lascerà le cose come sono oggi: la Virtus vittoriosa con quattro punti di vantaggio ed eventualmente con al passivo quattro sconfitte anziché tre.

Questa in sommi capi la situazione numerica a campionato vinto dalla Virtus. Un successo che non fa una grinza, una vittoria conquistata magistralmente in virtù di una sagace condotta mantenuta per tutto il corso del non facile e faticoso torneo, un primato raggiunto a conclusione di una serie di stagioni, ante e post belliche, che la Virtus sempre avevano registrato in prima fila. Così dopo essere stata per tanti anni l'eterna seconda, la squadra bolognese dalla bianca maglia macchiata dalla nera V rischia di divenire oggi la perenne prima.

Risposta agli ipercritici

Fu molto discusso, e le dissertazioni durarono a lungo, il primo successo nel 1946. dissero allora gli ipercritici, coloro che non avendo mai pensato ad una Virtus campione d'Italia se la trovarono improvvisamente davanti scudettata, che il successo doveva attribuirsi alle particolari circostanze del momento. E attesero che la stagione seguente desse ragione alle loro tesi che volevano una Virtus prontamente destituita dal seggio di campione. Ma il 1947 risultò un bis dell'anno precedente. Nuove critiche, ancora molti dubbi e di nuovo tutto rinviato all'anno 1948 in cui, dicevano quei tali intenditori che pontificavano, l'assestamento dell'attività agonistica avrebbe pronunciato la sua chiara e nitida sentenza.

E tale sentenza il nuovo campionato pronunciò al suo termine senza esitazione proclamando per la terza volta la squadra dei Marinelli, Vannini, Bersani, Ferriani, Ranuzzi, Negroni, Rapini, Camosci, Girotti, ancora campione d'Italia. Ci fu chi trovò ugualmente da mugugnare ma le molte critiche, i moltissimi dubbi, calarono e si spersero nella nebbia del pettegolezzo. Qualcuno vide nel campionato del 1949, con la sua formula e con le sue molte squadre notevolmente irrobustite e migliorate tutte nel gioco, il vero banco di collaudo per la squadra bolognese.

Quando il torneo prese il via la Virtus partì come squadra da battere. Anche noi lo scrivevamo in apertura di stagione con l'aggiunta però di un pronostico: la Virtus favorita numero uno del campionato. E tanto sostenemmo anche quando sembrò che alcune squadre, leggi Gallaratese e Varese, parvero dover prendere quota definitivamente in testa alla classifica. alla Virtus noi mantenemmo integro il credito concessole e siamo lieti che la squadra di Marinelli non sia venuta meno alla fiducia non tanto per potere menar vanto di particolari qualità profetiche, ché la nostra previsione era facilissima, quanto perché oggi, finalmente, non vi potrà più essere alcuno che possa trovare a ridire sull'efficienza della compagine bolognese, sulla regolarità della sua vittoria, sulla manifesta superiorità nel confronto con tutte le consorelle scese in campo contro di essa, comprese le tre - quattro se la Roma dovesse vincere nel recupero - che possono vantarsi di aver battuto la quattro volte squadra campione.

I protagonisti dei successi

Avremo modo di riparlare ancora  e del campionato e delle squadre e nel corso dell'esame più attento e dettagliato che di queste faremo, sarà possibile vedere da vicino anche i protagonisti delle molte fatiche di campionato. Oggi abbiamo voluto porre subito in primo piano la Virtus per i suoi titoli emeriti; abbiamo inteso dedicare un a solo ad una compagine modesta la cui vita non è stata facile (nemmeno quella delle altre sia ben chiaro però) malgrado il gran blasone che la grande V orna; una squadra modesta, simpatica e soprattutto brava, molto brava. Tutto il merito, per noi, è degli atleti che sia in campionato che in confronti internazionali - ricordate Nizza? - hanno sempre dato tutto per i propri colori, si sono sempre sacrificati, molto spesso ingollando amarezze che non meritavano, offrendo ai propri sostenitori soddisfazioni davvero rilevanti.

Questi atleti capeggiati dal 34enne Giancarlo Marinelli, due volte olimpionico e 53 volte nazionale, capitano e anima di questa Virtus prodigiosa, sono Bersani, Ferriani, Ranuzzi, Negroni e Rapini, tutti bravi e tutti modesti, compagni azzurri di Marinelli e con questo ossatura della squadra. Poi Bertoncelli, modestissimo ma tanto utile giocatore, ed i giovanissimi fratelli Zucchi, Rinaldi, Setti. Promesse fino a ieri, oggi già elementi di sicuro avvenimento; giovani sui quali pendeva l'incertezza circa le loro possibilità di rendimento ed affiatamento con i più quotati e classici compagni, ma che l'esame di maturità hanno egregiamente superato. E c'è anche Vannini, cioè colui che fino alla stagione scorsa tenne costantemente il campo, l'atleta che ritiratosi in un primo tempo dall'agone vi è ritornato quando la Virtus, la sua squadra, ha avuto bisogno. Come nei momenti di fulgidezza giovanile Vannini è stato nelle circostanze in cui ancora è sceso in campo, il solido pilastro, la difesa insuperabile, lo spronatore dei compagni.

Come premiare questi ragazzi? Non bastano le medaglie e sono insufficienti le parole. Il caloroso e affettuoso applauso che salutò nell'ultima partita i virtussini è stato allora un graditissimo dono: oggi a noi non resta che stringere la mano a questi bravi ragazzi ringraziandoli a nome di tutti gli appassionati ed augurando che nel segno della tradizione bolognese continui ancora la loro serie d'oro. Arrivederci al prossimo campionato, Virtus!

 


 

LA GINNASTICA ROMA BATTE LA VIRTUS (21-20) NEL RECUPERO DI SERIE A SALVANDOSI DALLA RETROCESSIONE

di Aldo Giordani  - Stadio - 09/05/1949

 

Ginnastica Roma: Primo (2), Ferretti (4), Marietti (6), D'Elia (7), Antonelli, Guida, Traina (2), Paveri, Marfone.

Virtus Bologna: Marinelli (3), Ferriani (5), Bertoncelli, Rapini (8), Setti, Rinaldi (4), Vannini, Zucchi Dario, Zucchi Dino.

Arbitro: Bassi di Milano.

 

La Virtus non ha potuto chiudere in bellezza il suo irresistibile girone di ritorno non tanto per l'assenza nella gara odierna di tre colonne della forza di Bersani, Ranuzzi e Negroni, quanto per la idiosincrasia del suo gioco verso i campo terrosi sui quali non c'è possibilità di sfoggiare quella sicurezza di azioni, quel dialogo serrato di passaggi, quel palleggio rapidissimo che costituiscono l'arma irresistibile della squadra di classe e per i quali è maestra la squadra bolognese.

Oggi il Muro Torto era né più né meno che il regno della polvere, ed i bolognesi abituati ai pavimenti compatti delle palestre ne hanno logicamente risentito trovandosi spesso inceppati nell'attacco e sempre "squilibrati" al momento del tiro nel quale sono pertanto risultati oltremodo imprecisi, sbagliando un numero notevolissimo di occasioni favorevoli anche di sotto canestro. In un campo come quello odierno, l'attacco "uomo contro uomo" (che è attacco essenzialmente di movimento) aveva pochissime probabilità di successo, mentre l'attacco contro la "zona" (che è attacco principalmente di posizione) risultava notevolmente più facile. Ed in questo, certo, la Ginnastica Roma è stata più accorta della Virtus perché ha sempre marcato "ad uomo" mentre i bolognesi hanno insistito per quasi tutto il primo tempo sulla "zona" e si sono pertanto trovati alla ripresa con uno svantaggio tale (6 a 17) da non potere poi essere totalmente colmato malgrado la bella rimonta sfoderata nella ripresa, allorché Ferriani, i due Zucchi, Rinaldi e Setti, giocando sul passaggio al "pivot" e la successiva rientrata all'incrocio delle due difese (qualche cosa di simile al gioco dei cecoslovacchi a Genova che però eseguivano il velo in corsa e non da fermi) riuscirono a portarsi alle calcagna dei romanisti a loro volta impaniati nella difesa (uomo contro uomo) dell'avversario.

Si è assistito così ad un finale elettrizzante tra una squadra, quella romana, che tentava disperatamente di mettere al sicuro partita e campionato, "tenendosi" la palla ad oltranza e rinunciando a tal fine alla bellezza di sei personali, e la Virtus che aveva messo in campo verso la fine Marinelli e Rapini perché era tutta protesa in un decisissimo serrate fallito poi per un soffio. È stato Marietti a dare la vittoria ai propri colori infilando il personale decisivo pochi secondi prima che Marinelli con una mezza rovesciata da una diecina di metri facesse passare l'ultimo spavento al numeroso pubblico presente. Tutto sommato una bella partita, cavalleresca ma tirata coi denti, tra due formazioni nettamente all'avanguardia in fatto di bel gioco.

Oggi la Roma ha prevalso perché nel primo tempo ha saputo attaccare a regola d'arte in zona bolognese smarcando sempre i propri tiratori e servendo bene sia Marietti che D'Elia in "pivot", i quali hanno potuto esibirsi in alcune brillanti rovesciate. Primo ha guidato con una intelligenza ed una lucidità non comune la sua squadra (oggi priva di Palermi, ma che ripresentava l'americano Marfone) ed è stato il regista della "mela" finale nella quale tutti del resto hanno assolto benissimo il loro compito. Meno bene la Ginnastica Roma nel gioco uomo contro uomo, ma questo è un ritornello tutt'altro che nuovo quest'anno.

La Virtus ha svolto una mole di lavoro egregiamente condotto ed ispirato ad accortissimi criteri tecnici. Più particolarmente ammirato il repertorio tecnico di Ferriani, padrone come pochi in Italia del corpo e della palla nonché suggeritore finissimo di azioni. Gradita sorpresa per l'ottima impostazione dei giovanissimi ragazzi bolognesi che oggi hanno mostrato, con qualche spunto veramente egregio (specie con cambi di direzione e con partenze in palleggi ambidestri) di potere tenere il campo con onore contro qualunque avversario.

L'arbitraggio, abbastanza felice nelle valutazioni dei falli (almeno fino al 5' dal termine) ha viceversa interrotto spesso il gioco per presunte infrazioni che non vanno assolutamente fischiate (come ad esempio le prese difettose) o per inesistenti doppi palleggi sulla ribattuta dei palloni in canestro dopo i "rebounds": la Virtus poi si è vista togliere la palla per ben sei volte per presunti falli che erano viceversa correttissime partenze in palleggio all'americana. Era presente il Vicepresidente della Federazione internazionale, prof. scuri, e d il Commissario della nazionale, dott. Pasquini.

I CESTISTI FANNO POKER

tratto da "Il Mito della V Nera" 1871-1971 di A. Baraldi e R. Lemmi Gigli

 

Un'altra grande stagione per la pallacanestro bolognese. Da quest'anno poi non c'è solo la Virtus a suscitare clamori in Borsa, ma anche il Gira neo-promosso alla massima serie e subito maturato tecnicamente cotto l'eccellente regia dell'americano James Larry Strong. La fazione più grossa naturalmente rimane quella virtussina, ma anche il Gira, che tra parentesi ha diversi ex nelle proprie file, come Garbellini, Battilani, Muci, Bongiovanni, Locci e Suttini, può contare su un proprio pubblico caloroso e appassionato. il 5 dicembre 1948 c'è il primo vibrante scontro diretto, diciamo il capostipite dei derbies petroniani. Le matricole arancioni si battono con grande slancio agonistico, ma la classe superiore delle v nere mantiene le distanze: 38-33. Idem nel retour-match di marzo con 33-36 per Marinelli e C. dopo un primo tempo favorevole agli avversari. è insomma una Virtus pienamente all'altezza dek suo scudetto - che difatti conserva saldamente cucito sulle proprie maglie - e anche abbastanza in salute, nonostante l'infortunio alla spalla, riportato alle Olimpiadi londinesi, tenga a lungo fermo Rapini, che soltanto a metà marzo può ritornare ai consueti livelli di rendimento. A quell'epoca comunque la squadra, imperniata sul quintetto Bersani, Ferriani, Marinelli, Ranuzzi, Negroni, ha già praticamente partita vinta.

Il campionato è ritornato finalmente alla formula più congeniale del girone unico e la marica della Virtus è stata di un'esemplare regolarità. Soltanto una piccola parentesi di flessione a dicembre con due sconfitte consecutive a Trieste con la Ginnastica e in casa col Borletti Olimpia. Ma intanto la Virtus ha già colto due punti chiave (39-34) in casa del Varese che poi capeggerà l'inseguimento ai campioni d'Italia. E nella corrispondente fase di ritorno la serie virtussina non lascia scampo agli avversari. L'incontro dell'apoteosi è quello di Milano: 32-28 al Borletti e Bersani e Marinelli strepitosi e Rapini di nuovo irresistibile. Il resto è ordinaria amministrazione e la Virtus si assicura in anticipo il suo quarto scudetto. In disarmo Vannini, che conclude una lunga e gloriosa carriera, nuova linfa proviene alla squadra dall'innesto dei fratelli Dario e Dino Zucchi e di Rinaldi. Il consuntivo finale al termine delle 22 partite (18 vinte) è di 747 punti così distribuiti: Ranuzzi 175, Marinelli, 131, Ferriani 121, Negroni Carlo 112, Bersani 78, Rapini 49, ZUcchi Dario 46, Zucchi Dino 13, Setti 10, Rinaldi 9, Bertoncelli 2, Vannini 1. A tutti la società offre, riconoscente, una bella medaglia d'oro. Dirige l'équipe, in veste di accompagnatore, Renzo Poluzzi. L'era dei maghi del basket non è ancora cominciata.

In gennaio frattanto il Torneo delle Nazioni a Nizza aveva riavuto tra le sue protagoniste la Virtus. Una Virtus purtroppo largamente rimaneggiata per le assenze di Marinelli, Ferriani, Ranuzzi e Rapini, cionondimeno antagonista battagliera e irriducibile per francesi e spagnoli (classificatisi nell'ordine) oltre che brillante vincitrice di Urania Genova, Monaco Principato e Ded Amterdam. Sempre in campo internazione una sconfitta in Borsa contro i fortissimi cecoslovacchi del Sokol di Brno (20-26) e un contrastato pareggio (37-37) a Genova contro il Royal IV di Bruxelles, una settimana prima della riconferma in azzurro di Ferriani, Negroni e Ranuzzi, pure a Genova, contro la Cecoslovacchia battuta 46-44 nei supplementari.

26 giugno 1949: La Virtus festeggia a Porretta il quarto scudetto. Porretta - Virtus 20-58

5 giocatori del Porretta, Ferriani, P. Setti, Ca. Negroni, un giocatore del Porretta

Rapini, Da. Zucchi, Bertoncelli, Bendandi, Ranuzzi, Marinelli

QUEL GIORNO A PORRETTA

di Ezio Liporesi - radio digitale - 26/06/2020

 

La Virtus del dopoguerra non sbagliava un colpo: dopo tentativi andati a vuoto, dopo aver sfiorato il titolo nel 1943, le V nere, alla ripresa dell'attività sportiva, risultarono un ingranaggio perfetto, quattro campionati vinti, uno dopo l'altro. Il primo ebbe una storia tutta particolare: i dirigenti della Virtus furono sospesi perché sospettati di troppa vicinanza al regime e così l’inizio del campionato fu disputato da una squadra mista Virtus-Fortitudo, sotto il nome di Fortitudo Sisma. I dirigenti furono prosciolti solo a primavera, giusto in tempo perché la squadra riprendesse la denominazione Virtus e vincesse a Reggio Emilia il girone B della fase semifinale nord e poi le finali di Viareggio. In tutto solo cinque gare, nessuna delle quali disputate a Bologna, dove peraltro si era alla ricerca di un nuovo campo di gioco. La storica Santa Lucia, sede storica anche della S.E.F. Virtus non era più disponibile e in quella prima stagione dopo il conflitto le V nere per allenamento avevano disputato qualche amichevole in un campo ricavato alla Piscina dello Stadio. Dalla stagione successiva, però, si trovò finalmente la soluzione di giocare in Sala Borsa. È Carlo Negroni, campione delle V nere, a raccontare come avvenne la scelta: "Quando dopo la guerra ci fu la necessità di trovare un campo che sostituisse la non più disponibile Santa Lucia, fui io durante un ballo in Sala Borsa ad avere l'idea che avremmo potuto giocare lì. Mio padre, presidente della sezione pallacanestro nel 1946 e 1947, nonché segretario generale della casa madre, era anche Presidente della Provincia. Si attivò e quello divenne il campo di tanti successi: lì vinsi cinque campionati dal secondo in assoluto delle V nere, nel 1946, al sesto, quello del 1956. La Sala Borsa, quando giocavamo, diventava una bolgia e il disegno di quel pavimento faceva perdere l'orientamento agli avversari". Grazie, quindi, anche all'aiuto del fattore campo (cinque scudetti in dieci anni di utilizzo di quell'impianto), la Virtus riuscì a completare quel poker di scudetti. L'ultima gara del campionato 1948/49 fu un'ininfluente sconfitta a Roma, 21 a 20, ma la vittoria dello scudetto era già al sicuro dalla terzultima giornata, quando in casa i bianconeri avevano travolto Pavia 42 a 18. Quasi due mesi dopo le V nere festeggiarono quella vittoria con un'amichevole a Porretta. Fu soprattutto una festa, ma per la cronaca la Virtus vinse 50 a 28, nel campo del Parco della Puzzola, dove la Virtus svolse anche tanti ritiri. I migliori in campo furono Paride Setti e Carlo Negroni.

Porretta Terme (BO) 26 giugno 1949

Porretta - Virtus Bologna                                                                    20-58

(Ferriani, Setti, Ca. Negroni, Rapini, Da. Zucchi, Bertoncelli, Bendandi, Ranuzzi, Marinelli)


 

UNA VITTORIA PER IL POKERI

Il 28 novembre 1948, le V nere espugnarono per la prima volta Varese e nei mesi successivi, guidati da Renzo Poluzzi, conquistarono il quarto titolo consecutivo

di Ezio Liporesi - Corriere dello Sport - 23/10/2020

 

La Pallacanestro Varese fu fondata nel 1945 e ottenne la promozione in Serie A al primo tentativo. Disputò quindi il primo campionato di Serie A nel 1946/47, ma essendo inserita in un girone diverso dalla Virtus, le due squadre non s'incontrarono. Il primo incontro che le vide di fronte si disputò il 21 dicembre 1947 a Varese e vide la vittoria dei padroni di casa. Nella stagione successiva, il 28 novembre 1948, la prima vittoria delle V nere a Varese. È la terza giornata di campionato e le V nere hanno già sconfitto la Reyer Venezia a Bologna per 16 a 11 e vinto in trasferta contro l'Itala Gradisca per 30 a 36. In questa terza gara, alla palestra della Casa dello Sport di Varese, presentano da subito il loro quintetto principe: Marinelli, Bersani, Ranuzzi, Ferriani e Carlo Negroni. I cinque giocheranno quasi tutto l'incontro e dell'altra metà della squadra, Bertoncelli, Rinaldi, i fratelli Dino e Dario Zucchi e Setti, solo quest'ultimo realizzerà quattro punti. La Pallacanestro Varese ha nel doppio ruolo di allenatore e giocatore Vittorio Tracuzzi, che sarà in seguito protagonista vincente anche alla Virtus. L'arbitro è il signor Augero di Roma. Subito la Virtus prende sei punti di vantaggio, ma Varese reagisce e raggiunge i felsinei, costretti a chiamare un minuto di sospensione, dopo il quale sviluppano un gioco fatto di passaggi ubriacanti. Questa mossa non ha gli effetti sperati, infatti i bolognesi all'intervallo sono sotto nel punteggio, anche se di un solo punto, 10 a 11. Il primo canestro della ripresa è della Pallacanestro Varese, che allunga così sul 10 a 13, ma la Virtus comincia a sviluppare il suo micidiale contropiede e a mettere a segno canestri con una sconcertante precisione, passando presto in vantaggio e aumentandolo velocemente fino al 16 a 26. La squadra ospite controlla poi il gioco e mantiene un margine di sicurezza, come testimoniano altri due parziali che la vedono avanti di nove lunghezze, 22 a 31 e 28 a 37. Dopo qualche cambio e facendo leva sull'incitamento del pubblico, la squadra di casa piazza un parziale di 6 a 0 e si riporta a meno tre, 37 a 34. Ormai, però, manca veramente poco alla fine dell'incontro che si chiude su un tiro libero fallito dai bolognesi, che però conquistano il rimbalzo e realizzano il canestro del definitivo 34 a 39. Un incontro magari non eccelso dal punto di vista tecnico, ma veramente elettrizzante da quello agonistico, vinto meritatamente dai campioni d'Italia. I migliori realizzatori dei bolognesi sono stati Marinelli e Carlo Negroni con dieci punti, ma i migliori in assoluto sono risultati due giocatori del Varese, Fagarazzi e Cerioni, che ne realizzano dodici a testa. A fine campionato la Virtus, guidata da Renzo Poluzzi, conquisterà il suo quarto scudetto consecutivo, terminando in testa con trentasei punti, frutto di diciotto vittorie e quattro sconfitte, ma la sua più ostica rivale sarà proprio la squadra di Varese, seconda con trentadue, molto più lontane Olimpia Milano e Gallaratese con venticinque.

Il tabellino

Varese: Chiecchi 4, Marelli 4, Pegurri 4, Clerici, A. Giobbe, V. Giobbe, Fagarazzi 12, Tracuzzi 2, Cerioni 12.

Virtus Bologna: Marinelli 10, Bersani 9, Ranuzzi 4, Ferriani 2, Carlo Negroni 10, Setti 4, Bertoncelli, Dario Zucchi, Dino Zucchi, Rinaldi.

Arbitro: Augero di Roma.