Sciarpata bianconera (foto fornita da Daniela Ballotta)

TIFO A SEGNO

Nati nel 1979 per contrastare il predominio della Fossa dei Leoni Fortitudo, i Forever Boys hanno centrato l'obiettivo dell'originalità e della civiltà

di Federico Galassi - VNera - 07/10/1990

 

Storie di club e di tifosi, in una città, come Bologna, nella quale la passione è palpabile in ogni strada, in ogni casa, dietro ogni angolo. Storie di ragazzi e di fedi sportive difese a tutti i costi, con o senza regole. Il nostro viaggio all'interno del Paese del tifo organizzato prevede una prima sosta al Bar Pik Pak, proprio di fronte al Madison di Piazza Azzarita, sede storica dei "Forever Boys". Michele Landi è il leader carismatico dei "Ragazzi per sempre". Seduto a un tavolino, sorseggia con studiata lentezza un long drink, interrompendosi, di tanto in tanto, per spiegare agli "adepti" il significato di qualche nuova iniziativa a sostegno delle amatissime Vu nere. 25 anni, gran parte del giorno da trascorrere dietro la scrivania di una bella azienda, Michele ha l'aria composta di quello che il casino, nel caso, sa organizzarlo con educazione.

"Siamo nati nel 1979 per iniziativa mia e di un ristretto gruppo di amici particolarmente amanti del basket - spiega. Volevamo contrastare il predominio della Fossa dei Leoni Fortitudo, all'epoca senza avversari. Anche sul piano dell'originalità, lo ammettiamo".

Qual è lo spirito del vostro tifo?

"Fin dalla nascita ci siamo caratterizzati e distinti per un tifo caldo e appassionato, ma lontano da qualsiasi idea o forma di violenza. Perché questa condizione rimanesse invariata, qualche anno fa abbiamo deciso di espellere dal nostro gruppo alcuni elementi un po' facinorosi".

Quanti siete?

"Il nostro numero non è mai stato molto elevato. Oggi siamo una quarantina. Tutti partecipano però con impegno alle varie iniziative, comprese le trasferte che organizziamo: "la più gradita", diciamo così, è quella a Milano, alla quale prende parte sempre un gran numero di persone. Oltre ai nostri iscritti accettiamo la presenza di chiunque: non effettuiamo alcuna forma di tesseramento: l'unica carta d'identità richiesta è quella dell'educazione".

Hai parlato di iniziative: quali sono?

"In occasioni particolarmente importanti, come il derby o la finale di Coppa delle Coppe, ci siamo autotassati per organizzare una serie di coreografie che potessero rendere più vivo e caldo il nostro tifo. Purtroppo dobbiamo rammaricarci per il fatto che raramente riusciamo a coinvolgere gli altri tifosi del "Palazzo". Questo ci dispiace, perché la squadra è un bene di tutti".

Una vostra caratteristica è la concreta partecipazione femminile.

"Sì, fra i Boys c'è una congrua presenza di... girls. Questo smentisce il luogo comune che prevede solo uomini, fra gli ultras".

Qual è il vostro rapporto attuale con i "cugini" della Fortitudo?

"Variabile, di odio-amore. Con una tendenza al freddo, visti gli esiti dell'ultimo derby di campionato".

Qual è il ricordo più bello?

"Ricordiamo con particolare gioia la data del 27 maggio 1984, il giorno della conquista della "stella", a Milano. Abbiamo atteso i giocatori fino alle tre del mattino e festeggiato fino all'alba".

Novità di quest'anno?

"Noi concepiamo le partite di campionato come un importante momento di aggregazione, una maniera di stare insieme. Ci ritroviamo anche a vivere ore di tensione "intellettuale" spremendoci il cervello a caccia di nuove idee, perché vorremmo sempre essere il supporto ideale per i giocatori".

Il tifo è bello, l'imbecillità deprimente: sei d'accordo?

"Noi crediamo di non venir coinvolti nel discorso dell'imbecillità, perché abbiamo capito da un pezzo cosa vuol dire stare civilmente al mondo e ci regoliamo di conseguenza. Pena l'esclusione dal club".

Un'ultima cosa: quali sono i vostri rapporti con la società?

"Fino a ieri normali, talvolta freddi. Adesso, con il nuovo presidente, speriamo che molte cose cambino. Paolo Gualandi, in tutta sincerità, è un tipo che ai "Forever Boys" piace molto, perché ha mostrato di capire il bene, anzi l'amore, che abbiamo per la nostra bandiera. In più, il presidente non dovrà percorrere  luoghi comuni, con raccomandazioni alla non violenza. Lo ripeto: i maleducati e gli imbecilli non abitano in casa dei Forever Boys".

Forever Boys a Firenze nella finale di Coppa delle Coppe 1990 (tratto da VNere)

QUELLI CHE TIFANO VIRTUS. CON UN MEGAFONO

Andrea Bassi dà il via, al PalaMalaguti, a tutti i cori. "È più facile sostenere la Fortitudo. Sogniamo solo la curva: il resto l'abbiamo già ottenuto. Vogliamo coinvolgere i settemila com'è successo nelle trasferte di Eurolega, a Barcellona e Monaco".

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 23/02/2000

 

Per i 7000 del PalaMalaguti è diventato quello del megafono, con tanto di altoparlante, che lancia i cori per la Kinder. È Andrea Bassi, 31 anni, operaio specializzato alla Magneti Marelli e membro del direttivo del tifo organizzato Vrtus.

Andrea, come nasce la sua passione?

"Nel 180 quando ho cominciato a frequentare il palazzo".

Subito abbonato?

"No. Il primo abbonamento è dell''84. Coincise con l'arrivo dello scudetto  e della Coppa Italia".

Quando ha cominciato a frequentare la curva?

"La prima esperienza risale al primo abbonamento".

La più grande soddisfazione?

"Barcellona, l'Eurolega".

La più grande delusione?

"Facile, Strasburgo, 1981. Ero in casa: ruppi la radio lanciandola contro il muro dopo lo sfondamento fischiato a Bonamico".

Veniamo ai giorni nostri: perché quel megafono?

"Per coinvolgere il palazzo, anche se mi rendo conto che è utopistico. Non è facile farsi sentire da quello spicchio: l'obiettivo è coinvolgere tutti".

Un po' di invidia per il tifo della Fortitudo?

"Non esattamente. Invidio la considerazione che la società ha per loro. Per il resto...".

Sì?

"Credo sia più difficile fare il tifo per la Virtus piuttosto che farlo per la Fortitudo".

Sicuro?

"Hanno trent'anni di storia alle spalle e un palazzo che li appoggia. Indubbiamente sono stati bravi: per loro è più facile integrarsi".

E voi?

"C'è chi pensa che siamo un gruppo di cinquanta cretini. Ma non ci sentiamo tali. Tifiamo e cerchiamo di coinvolgere gli altri settori".

C'è un coro che la ferisce?

"All'inizio mi faceva star male il loro Salutate la Fortitudo. Soprattutto dopo un derby perso. Adesso no".

Il derby?

"Una volta lo sentivo di più. Ha perso un po' del suo fascino perché ne sono stati giocati troppi".

Il vostro coro più bello?

"L'inno italiano, cantato da tutti a Barcellona, in occasione della final four: da brividi".

Torniamo al megafono: perché?

"È sperimentale. Serve per dare il via ai cori. Ho rivisto la partita con Francoforte in tivù: mi sono reso conto che si sentiva solo la mia voce imbarazzante. Bisogna spiegare ai virtussini..."

Cosa?

"Che non si può tifare solo in finale. Bisogna farlo prima, perché quando acquisti l'abbonamento non hai la certezza di vincere".

Deluso?

"Vorrei vedere più partecipazione. Ma non posso dimenticare Barcellona e Monaco, le potenzialità ci sono. Anche se non è facile far tifo al PalaMalaguti. È dispersivo e poi la curva...".

Basta una curva per risolvere i vostri problemi?

" È una posizione strategica. Finisci per coinvolgere più persone".

I rapporti con la società?

"Buoni. Prima di Natale abbiamo parlato con Brunamonti. Con il rinnovo degli abbonati non possono fare diversamente".

E voi?

"A quel punto c'erano due strade. Sciogliersi o continuare. Abbiamo optato per la seconda strada. Siamo trecento iscritti".

Ma quanti si fanno sentire?

"Una sessantina. Quelli del megafono".

Chi vince lo scudetto?

"Il cuore dice Virtus, la logica Paf e, dal punto di vista caratteriale, dico Benetton".

L'Eurolega?
"Nessun dubbio: chi esce dall'ottavo tra Panathinaikos e Barcellona".

E la Saporta?

"Noi".

Vorreste un taglio?

"Pensiamo positivo. Questo è un gruppo composto da giocatori geneticamente vincenti. Non ci fossero stati gli infortuni di mezzo, avremmo vinto ancora Eurolega e scudetto".

E Stombergas?

"È da sostenere. Sulle questioni tecniche non mettiamo becco. I dodici sono quelli e vanno bene".

Il sogno?

"Facile, una curva. Il resto, in termini di vittorie, l'abbiamo già ottenuto".

 

PER I FOREVER BOYS UN CALENDARIO SEMISERIO

Il ricavato in beneficenza

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 30/12/2001

 

Se avete sempre pensato che "Tre uomini e una gamba"  sia un successo cinematografico di Aldo, Giovanni e Giacomo forse dovrete ricredervi.

Come? Acquistando il calendario che Massimo Maccaferri ha ideato per i Forever Boys Virtus.. Calendario classico, con 12 mesi e 24 locandine da film. Solo che i film e le locandine sono stati rivisti in tonalità bianche e nere. Con appuntate, fino a giugno, tutte le date più importanti, dagli impegni casalinghi alle trasferte in giro per l'Iyalia e per l'Europa.

Così, sfogliando ad esempio il mese di novembre, scopriamo che i protagonisti di "Tre uomini e una gamba" - l'articolazione in questione è il ginocchio di Griffith - sono Alessandro (Lelli), Silvano (Piazza) e Giacomo (Borsari).

Non è finita. O meglio, è finita Cameron Diaz, perché il film in questione diviene "Tutti pazzi per Manu".

Con il ghigno del Fenomeno che prende il posto della bionda star di Hollywood.

Gennaio si apre con "The Gift", dove il dono è rappresentato dal volto da bimbo di Becirovic e dalla pellicola "Se scappi, ti stoppo". Con il solito Ginobili e Myers, nei panni dell'improbabilissima sposa.

Indovinello: chi potrebbe mai essere il protagonista di "French Kiss" (febbraio)? Se avete pensato Rigaudeau possiamo dirvi che avete fornito la risposta esatta.

A marzo troverete la locandina di "The Jaric", mentre "Il boss e la matricola" sono Carera e Barlera. Luglio propone "The David Brothers", con Andersen e Bonora e "Linea mortale", con il piede di Messina che pesta la famosa linea "invalicabile".

Il prezzo del calendario? Solo 10.000 lire: le ultime copie le potete trovare all'esterno del PalaMalaguti. E tolte le spese i Forever devolveranno una cifra superiore ai 5 milioni di lire a un paio di enti.

 

 

LA CONFERENZA STAMPA DEL VECCHIO STILE: NASCE LA APP, PRIMA VOLTA PER UNA TIFOSERIA ORGANIZZATA

tratto da bolognabasket.it  - 20/09/2017

 

Il gruppo Vecchio Stile in una conferenza stampa ha presentato oggi, al Baraccano, la nuova applicazione per tutti i tesserati e non. Ecco le parole di Gianluca Bovinelli, primo rappresentante della tifoseria organizzata del Vecchio Stile.

“Vi ringraziamo per essere qui e siamo molto contenti di iniziare questo progetto dopo 5 mesi di lavoro. Con la crescita esponenziale che abbiamo avuto come gruppo, dovevamo iniziare il tesseramento. Abbiamo pensato di fare qualcosa di innovativo: una applicazione, che non ha nessuno in Italia e forse anche in Europa. L’applicazione verrà data gratuitamente ai nostri 600 abbonati che hanno sottoscritto il tesseramento: in automatico verranno date delle password fruibili per tutti. Verrà consegnata una password per l’accesso, che avrà durata di 365 giorni e sarà possibile utilizzarla per uno Smartphone, un tablet e un PC.
I contenuti visibili a tutti saranno di un 20%, tutto il resto per i nostri tesserati. Vogliamo aprirci anche oltre i social network, anche a quelle persone che non sono iscritti sui social: per questo motivo nasce la nostra applicazione, dove sono inseriti tutti i nostri contenuti. Importante è la sezione eventi: direttamente dal telefonino qualsiasi tifoso potrà effettuare il pagamento tramite PayPal ed iscriversi alla trasferta con noi del Vecchio Stile. Abbiamo cercato di unire tutti gli associati, unire la nostra passione: lo abbiamo fatto tramite una chat, dove potranno interagire tutti. Crediamo di aver fatto una cosa veramente importante. Volevamo che anche le persone fuori Bologna, riconoscessero la loro passione per la Virtus tramite questa piccola applicazione: è un progetto ambizioso che guarda al futuro. È uno strumento anche informativo: per il tifoso le informazioni sono importantissime e con la app abbiamo voluto legare ancora di più i tifosi, soprattutto quelli che non sono iscritti alla nostra pagina Facebook o Instagram.”

 

 

10 ottobre 2018: coreografia per la Virtus dopo più di 9 anni torna in Europa (foto fornita da Daniela Ballotta)

SALVATORE, IL SIMBOLO DELLA CURVA PRIMA DEL TIFO ORGANIZZATO

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Salvatore Moro, un personaggio che era una guida per la curva, o gradinata come si diceva allora, perché Porelli non aveva ancora aumentato il numero di posti numerati e le zone senza posti assegnati erano molte di più. Era una guida ancora ben prima della nascita dei gruppi organizzati. Io fino al 1975 andavo nei posti numerati con mio padre poi nel 75-76 il primo abbonamento, gradinata ragazzi. E cominciai a sentire i racconti epici di trasferte e tutti parlavano sempre di Salvatore, un personaggio così carismatico che in famoso derby le due tifoserie si rimpallavano elogi ("Salvatore olè") e insulti ("Salvatore busen"). Poi un paio di anni dopo, quando cominciai a fare trasferte, lui ormai si era defilato, "Era nata mia figlia - racconta - e ovviamente ci sono priorità più importanti. Inoltre avevo cominciato a fare l'ufficiale di campo nazionale, così lasciai il tifo più acceso, ma prima fondai Virtusuperstar con sede in Strada Maggiore, poi si chiamarono Boys SAV (Squadre Armate Virtussine, ma Porelli, che controllava gli striscioni quando entravamo in anticipo al Palazzo, non doveva sapere), infine Boys". Continuò comunque a frequentare il palazzo e ho un ricordo nitido: derby playoff 1988 con la sconfitta della V; dopo la gara ci trovammo casualmente entrambi davanti all'entrata degli spogliatoi, senza la voglia di tornare a casa, come con l'illusione che quel'attesa potesse mutare il risultato del campo. Arrivò un energumeno e cominciò a urlare frasi senza senso e a inveire, senza ragione, contro questo personaggio simbolo del tifo Virtus. Salvatore, con grande eleganza non fece una piega e il tipo di allontanò, ancora più ridicolo di come si era manifestato al suo arrivo. Oggi Salvatore segue ancora con immutata passione le vicende delle V nere.

 

Salvatore Moro (foto fornita dallo stesso Salvatore)

 

Il Virtus Club quartiere San Donato a Varese il 4 aprile 1976