Sciarpata bianconera (foto fornita da Daniela Ballotta)

TIFO A SEGNO

Nati nel 1979 per contrastare il predominio della Fossa dei Leoni Fortitudo, i Forever Boys hanno centrato l'obiettivo dell'originalità e della civiltà

di Federico Galassi - VNera - 07/10/1990

 

Storie di club e di tifosi, in una città, come Bologna, nella quale la passione è palpabile in ogni strada, in ogni casa, dietro ogni angolo. Storie di ragazzi e di fedi sportive difese a tutti i costi, con o senza regole. Il nostro viaggio all'interno del Paese del tifo organizzato prevede una prima sosta al Bar Pik Pak, proprio di fronte al Madison di Piazza Azzarita, sede storica dei "Forever Boys". Michele Landi è il leader carismatico dei "Ragazzi per sempre". Seduto a un tavolino, sorseggia con studiata lentezza un long drink, interrompendosi, di tanto in tanto, per spiegare agli "adepti" il significato di qualche nuova iniziativa a sostegno delle amatissime Vu nere. 25 anni, gran parte del giorno da trascorrere dietro la scrivania di una bella azienda, Michele ha l'aria composta di quello che il casino, nel caso, sa organizzarlo con educazione.

"Siamo nati nel 1979 per iniziativa mia e di un ristretto gruppo di amici particolarmente amanti del basket - spiega. Volevamo contrastare il predominio della Fossa dei Leoni Fortitudo, all'epoca senza avversari. Anche sul piano dell'originalità, lo ammettiamo".

Qual è lo spirito del vostro tifo?

"Fin dalla nascita ci siamo caratterizzati e distinti per un tifo caldo e appassionato, ma lontano da qualsiasi idea o forma di violenza. Perché questa condizione rimanesse invariata, qualche anno fa abbiamo deciso di espellere dal nostro gruppo alcuni elementi un po' facinorosi".

Quanti siete?

"Il nostro numero non è mai stato molto elevato. Oggi siamo una quarantina. Tutti partecipano però con impegno alle varie iniziative, comprese le trasferte che organizziamo: "la più gradita", diciamo così, è quella a Milano, alla quale prende parte sempre un gran numero di persone. Oltre ai nostri iscritti accettiamo la presenza di chiunque: non effettuiamo alcuna forma di tesseramento: l'unica carta d'identità richiesta è quella dell'educazione".

Hai parlato di iniziative: quali sono?

"In occasioni particolarmente importanti, come il derby o la finale di Coppa delle Coppe, ci siamo autotassati per organizzare una serie di coreografie che potessero rendere più vivo e caldo il nostro tifo. Purtroppo dobbiamo rammaricarci per il fatto che raramente riusciamo a coinvolgere gli altri tifosi del "Palazzo". Questo ci dispiace, perché la squadra è un bene di tutti".

Una vostra caratteristica è la concreta partecipazione femminile.

"Sì, fra i Boys c'è una congrua presenza di... girls. Questo smentisce il luogo comune che prevede solo uomini, fra gli ultras".

Qual è il vostro rapporto attuale con i "cugini" della Fortitudo?

"Variabile, di odio-amore. Con una tendenza al freddo, visti gli esiti dell'ultimo derby di campionato".

Qual è il ricordo più bello?

"Ricordiamo con particolare gioia la data del 27 maggio 1984, il giorno della conquista della "stella", a Milano. Abbiamo atteso i giocatori fino alle tre del mattino e festeggiato fino all'alba".

Novità di quest'anno?

"Noi concepiamo le partite di campionato come un importante momento di aggregazione, una maniera di stare insieme. Ci ritroviamo anche a vivere ore di tensione "intellettuale" spremendoci il cervello a caccia di nuove idee, perché vorremmo sempre essere il supporto ideale per i giocatori".

Il tifo è bello, l'imbecillità deprimente: sei d'accordo?

"Noi crediamo di non venir coinvolti nel discorso dell'imbecillità, perché abbiamo capito da un pezzo cosa vuol dire stare civilmente al mondo e ci regoliamo di conseguenza. Pena l'esclusione dal club".

Un'ultima cosa: quali sono i vostri rapporti con la società?

"Fino a ieri normali, talvolta freddi. Adesso, con il nuovo presidente, speriamo che molte cose cambino. Paolo Gualandi, in tutta sincerità, è un tipo che ai "Forever Boys" piace molto, perché ha mostrato di capire il bene, anzi l'amore, che abbiamo per la nostra bandiera. In più, il presidente non dovrà percorrere  luoghi comuni, con raccomandazioni alla non violenza. Lo ripeto: i maleducati e gli imbecilli non abitano in casa dei Forever Boys".

Forever Boys a Firenze nella finale di Coppa delle Coppe 1990 (tratto da VNere)

QUELLI CHE TIFANO VIRTUS. CON UN MEGAFONO

Andrea Bassi dà il via, al PalaMalaguti, a tutti i cori. "È più facile sostenere la Fortitudo. Sogniamo solo la curva: il resto l'abbiamo già ottenuto. Vogliamo coinvolgere i settemila com'è successo nelle trasferte di Eurolega, a Barcellona e Monaco".

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 23/02/2000

 

Per i 7000 del PalaMalaguti è diventato quello del megafono, con tanto di altoparlante, che lancia i cori per la Kinder. È Andrea Bassi, 31 anni, operaio specializzato alla Magneti Marelli e membro del direttivo del tifo organizzato Vrtus.

Andrea, come nasce la sua passione?

"Nel 180 quando ho cominciato a frequentare il palazzo".

Subito abbonato?

"No. Il primo abbonamento è dell''84. Coincise con l'arrivo dello scudetto  e della Coppa Italia".

Quando ha cominciato a frequentare la curva?

"La prima esperienza risale al primo abbonamento".

La più grande soddisfazione?

"Barcellona, l'Eurolega".

La più grande delusione?

"Facile, Strasburgo, 1981. Ero in casa: ruppi la radio lanciandola contro il muro dopo lo sfondamento fischiato a Bonamico".

Veniamo ai giorni nostri: perché quel megafono?

"Per coinvolgere il palazzo, anche se mi rendo conto che è utopistico. Non è facile farsi sentire da quello spicchio: l'obiettivo è coinvolgere tutti".

Un po' di invidia per il tifo della Fortitudo?

"Non esattamente. Invidio la considerazione che la società ha per loro. Per il resto...".

Sì?

"Credo sia più difficile fare il tifo per la Virtus piuttosto che farlo per la Fortitudo".

Sicuro?

"Hanno trent'anni di storia alle spalle e un palazzo che li appoggia. Indubbiamente sono stati bravi: per loro è più facile integrarsi".

E voi?

"C'è chi pensa che siamo un gruppo di cinquanta cretini. Ma non ci sentiamo tali. Tifiamo e cerchiamo di coinvolgere gli altri settori".

C'è un coro che la ferisce?

"All'inizio mi faceva star male il loro Salutate la Fortitudo. Soprattutto dopo un derby perso. Adesso no".

Il derby?

"Una volta lo sentivo di più. Ha perso un po' del suo fascino perché ne sono stati giocati troppi".

Il vostro coro più bello?

"L'inno italiano, cantato da tutti a Barcellona, in occasione della final four: da brividi".

Torniamo al megafono: perché?

"È sperimentale. Serve per dare il via ai cori. Ho rivisto la partita con Francoforte in tivù: mi sono reso conto che si sentiva solo la mia voce imbarazzante. Bisogna spiegare ai virtussini..."

Cosa?

"Che non si può tifare solo in finale. Bisogna farlo prima, perché quando acquisti l'abbonamento non hai la certezza di vincere".

Deluso?

"Vorrei vedere più partecipazione. Ma non posso dimenticare Barcellona e Monaco, le potenzialità ci sono. Anche se non è facile far tifo al PalaMalaguti. È dispersivo e poi la curva...".

Basta una curva per risolvere i vostri problemi?

" È una posizione strategica. Finisci per coinvolgere più persone".

I rapporti con la società?

"Buoni. Prima di Natale abbiamo parlato con Brunamonti. Con il rinnovo degli abbonati non possono fare diversamente".

E voi?

"A quel punto c'erano due strade. Sciogliersi o continuare. Abbiamo optato per la seconda strada. Siamo trecento iscritti".

Ma quanti si fanno sentire?

"Una sessantina. Quelli del megafono".

Chi vince lo scudetto?

"Il cuore dice Virtus, la logica Paf e, dal punto di vista caratteriale, dico Benetton".

L'Eurolega?
"Nessun dubbio: chi esce dall'ottavo tra Panathinaikos e Barcellona".

E la Saporta?

"Noi".

Vorreste un taglio?

"Pensiamo positivo. Questo è un gruppo composto da giocatori geneticamente vincenti. Non ci fossero stati gli infortuni di mezzo, avremmo vinto ancora Eurolega e scudetto".

E Stombergas?

"È da sostenere. Sulle questioni tecniche non mettiamo becco. I dodici sono quelli e vanno bene".

Il sogno?

"Facile, una curva. Il resto, in termini di vittorie, l'abbiamo già ottenuto".

 

22 marzo 1995 fase ad orologio. I tifosi bianconeri ricordano i 12 scudetti: è sempre la stessa ora

PER I FOREVER BOYS UN CALENDARIO SEMISERIO

Il ricavato in beneficenza

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 30/12/2001

 

Se avete sempre pensato che "Tre uomini e una gamba"  sia un successo cinematografico di Aldo, Giovanni e Giacomo forse dovrete ricredervi.

Come? Acquistando il calendario che Massimo Maccaferri ha ideato per i Forever Boys Virtus. Calendario classico, con 12 mesi e 24 locandine da film. Solo che i film e le locandine sono stati rivisti in tonalità bianche e nere. Con appuntate, fino a giugno, tutte le date più importanti, dagli impegni casalinghi alle trasferte in giro per l'Iyalia e per l'Europa.

Così, sfogliando ad esempio il mese di novembre, scopriamo che i protagonisti di "Tre uomini e una gamba" - l'articolazione in questione è il ginocchio di Griffith - sono Alessandro (Lelli), Silvano (Piazza) e Giacomo (Borsari).

Non è finita. O meglio, è finita Cameron Diaz, perché il film in questione diviene "Tutti pazzi per Manu".

Con il ghigno del Fenomeno che prende il posto della bionda star di Hollywood.

Gennaio si apre con "The Gift", dove il dono è rappresentato dal volto da bimbo di Becirovic e dalla pellicola "Se scappi, ti stoppo". Con il solito Ginobili e Myers, nei panni dell'improbabilissima sposa.

Indovinello: chi potrebbe mai essere il protagonista di "French Kiss" (febbraio)? Se avete pensato Rigaudeau possiamo dirvi che avete fornito la risposta esatta.

A marzo troverete la locandina di "The Jaric", mentre "Il boss e la matricola" sono Carera e Barlera. Luglio propone "The David Brothers", con Andersen e Bonora e "Linea mortale", con il piede di Messina che pesta la famosa linea "invalicabile".

Il prezzo del calendario? Solo 10.000 lire: le ultime copie le potete trovare all'esterno del PalaMalaguti. E tolte le spese i Forever devolveranno una cifra superiore ai 5 milioni di lire a un paio di enti.

 

 

LA CONFERENZA STAMPA DEL VECCHIO STILE: NASCE LA APP, PRIMA VOLTA PER UNA TIFOSERIA ORGANIZZATA

tratto da bolognabasket.it  - 20/09/2017

 

Il gruppo Vecchio Stile in una conferenza stampa ha presentato oggi, al Baraccano, la nuova applicazione per tutti i tesserati e non. Ecco le parole di Gianluca Bovinelli, primo rappresentante della tifoseria organizzata del Vecchio Stile.

“Vi ringraziamo per essere qui e siamo molto contenti di iniziare questo progetto dopo 5 mesi di lavoro. Con la crescita esponenziale che abbiamo avuto come gruppo, dovevamo iniziare il tesseramento. Abbiamo pensato di fare qualcosa di innovativo: una applicazione, che non ha nessuno in Italia e forse anche in Europa. L’applicazione verrà data gratuitamente ai nostri 600 abbonati che hanno sottoscritto il tesseramento: in automatico verranno date delle password fruibili per tutti. Verrà consegnata una password per l’accesso, che avrà durata di 365 giorni e sarà possibile utilizzarla per uno Smartphone, un tablet e un PC.
I contenuti visibili a tutti saranno di un 20%, tutto il resto per i nostri tesserati. Vogliamo aprirci anche oltre i social network, anche a quelle persone che non sono iscritti sui social: per questo motivo nasce la nostra applicazione, dove sono inseriti tutti i nostri contenuti. Importante è la sezione eventi: direttamente dal telefonino qualsiasi tifoso potrà effettuare il pagamento tramite PayPal ed iscriversi alla trasferta con noi del Vecchio Stile. Abbiamo cercato di unire tutti gli associati, unire la nostra passione: lo abbiamo fatto tramite una chat, dove potranno interagire tutti. Crediamo di aver fatto una cosa veramente importante. Volevamo che anche le persone fuori Bologna, riconoscessero la loro passione per la Virtus tramite questa piccola applicazione: è un progetto ambizioso che guarda al futuro. È uno strumento anche informativo: per il tifoso le informazioni sono importantissime e con la app abbiamo voluto legare ancora di più i tifosi, soprattutto quelli che non sono iscritti alla nostra pagina Facebook o Instagram.”

 

 

10 ottobre 2018: coreografia per la Virtus dopo più di 9 anni torna in Europa (foto fornita da Daniela Ballotta)

SALVATORE, IL SIMBOLO DELLA CURVA PRIMA DEL TIFO ORGANIZZATO

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Salvatore Moro, un personaggio che era una guida per la curva, o gradinata come si diceva allora, perché Porelli non aveva ancora aumentato il numero di posti numerati e le zone senza posti assegnati erano molte di più. Era una guida ancora ben prima della nascita dei gruppi organizzati. Io fino al 1975 andavo nei posti numerati con mio padre poi nel 75-76 il primo abbonamento, gradinata ragazzi. E cominciai a sentire i racconti epici di trasferte e tutti parlavano sempre di Salvatore, un personaggio così carismatico che in famoso derby le due tifoserie si rimpallavano elogi ("Salvatore olè") e insulti ("Salvatore busen"). Poi un paio di anni dopo, quando cominciai a fare trasferte, lui ormai si era defilato, "Era nata mia figlia - racconta - e ovviamente ci sono priorità più importanti. Inoltre avevo cominciato a fare l'ufficiale di campo nazionale, così lasciai il tifo più acceso, ma prima fondai Virtusuperstar con sede in Strada Maggiore, poi si chiamarono Boys SAV (Squadre Armate Virtussine, ma Porelli, che controllava gli striscioni quando entravamo in anticipo al Palazzo, non doveva sapere), infine Boys". Continuò comunque a frequentare il palazzo e ho un ricordo nitido: derby playoff 1988 con la sconfitta della V; dopo la gara ci trovammo casualmente entrambi davanti all'entrata degli spogliatoi, senza la voglia di tornare a casa, come con l'illusione che quel'attesa potesse mutare il risultato del campo. Arrivò un energumeno e cominciò a urlare frasi senza senso e a inveire, senza ragione, contro questo personaggio simbolo del tifo Virtus. Salvatore, con grande eleganza non fece una piega e il tipo di allontanò, ancora più ridicolo di come si era manifestato al suo arrivo. Oggi Salvatore segue ancora con immutata passione le vicende delle V nere.

 

Salvatore Moro (foto fornita dallo stesso Salvatore)

 

NOI, PASIONARIE DEL TIFO ULTRÀ

Un club di sole in casa Virtus

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 27/10/1995

 

Al cuore non si comanda. Soprattutto se l'oggetto di tanto affetto è la Virtus. È questo lo spirito che contraddistingue un gruppo della tifoseria bianconera che si nasconde dietro un'etichetta tanto spiritosa quanto irriverente. Stiamo parlando di quel gruppo di quaranta ragazze, tutte in età compresa fra i 20 e i 30 anni, meglio conosciuto con il nome di "Gnocche Bianconere". Leader indiscusso del gruppo è la presidente, Barbara, ma pure Michela, 21 anni, si dà un gran daffare. Soprattutto in questa settimana, che coinciderà  con la sfida con i cugini della Fortitudo.

Ma quali esami bisogna affrontare per entrare a far parte del vostro gruppo?

"Nessuno".

Quindi qualsiasi persona può aspirare a...

"Alt. Siamo un gruppo di sole ragazze: gli uomini non possono entrare nel nostro club".

A giudicare dal vostro soprannome, però, sarete tutte carine, giusto?

"All'inizio, quando siamo nate - un paio di anni fa - avevamo pensato all'eventualità di superare una piccola selezione. Poi ci abbiamo ripensato. Per entrare  a far parte del nostro gruppo basta versare la piccola quota di associazione".

E poi vi comportate come qualsiasi altro club, vero?

"Abbiamo le nostre sciarpe, con l'emblema di Jessica Rabbit, i nostri gadget. E poi di tanto in tanto, ci troviamo per discutere, magari a cena".

Ma eventuali mariti, morosi e fidanzati come devono comportarsi?

"Non possono entrare nelle nostre questioni. Il mio ragazzo, per esempio, non segue il basket e al palazzo non viene mai".

E quando lei segue la Buckler?

"Lui preferisce il calcio e segue il Bologna. L'interesse sportivo può coincidere magari il sabato pomeriggio, quando in tivù trasmettono qualche incontro di basket. Allora anche lui, di buon grado, accetta di vedere la partita".

E domenica?

""Domenica c'è il derby, speriamo di vincere, come ci è capitato spesso nelle ultime uscite, anche in trasferta".

Difficile, però, vedere donne in trasferta, non trova?

"No, ci andiamo anche noi, magari insieme con i "Forever Boys". Alcune di noi sono fidanzate con ragazzi della curva. Siamo reduci dalle trasferte di Siena, Treviso e dall'avventura a Londra, con il Mc Donald's".

Dal punto di vista coreografico cosa prevede per la stracittadina di domenica?

"Magari dipende da mia sorella, che si chiama Silvia, ha 17 anni e ha pure un grave difetto".

È brutta? O forse antipatica?

"No, tifa per la Fortitudo. Sono state lei e una mia amica le autrici di quello striscione che si è visto nel derby giocato in casa loro".

Quale, scusi?

"Ma sì, quello che si prendeva gioco del nostro club: "Bologna vera odia la gnocca bianconera". Ma domenica...

Ma insomma, chi lo vince questo derby?

"Noi. Mi piacerebbe che la Buckler vincesse di un punto, magari con un tiro sbagliato allo scadere proprio da Djordjevic. Un po' come è successo a noi nel derby del 4 marzo, con l'errore finale di Danilovic. Sai che gusto batterli di un punto...".

TIFOSA INDOMITA

di Ezio Liporesi - Cronache Bolognesi - 04/02/2022

 

Sara vive a Pianoro, ha un marito, tre figli piccoli e una vita fatta d'incastri molto più complicati di quelli con cui giocano i suoi pargoli. In un paese in cui la media di figli per donna supera di poco l'unità, arrivare a tre è già quasi motivo di venire guardati come fenomeno estremo, ma senza arrivare a tanto un fatto è certo: la vita di Sara lascia poco spazio all'improvvisazione. Per sopravvivere in questo contesto bisogna però che - sono le parole di Sara - "Io riesca a ritagliarmi i miei spazi". E i suoi spazi hanno la forma di una grande V: infatti, appena può, Sara corre a vedere i suoi beniamini e così è stato anche in una sera infrasettimanale (e la collocazione temporale come si può ben immaginare non facilita le cose) il primo giorno di febbraio, un martedì, quando la Virtus ha incontrato il Buducnost in Eurocup. Si è appostata in gradinata, come nella nuova Segafredo Arena si chiama, anche per questioni geometriche e ha cominciato a tifare. Lì il cuore pulsa come negli altri settori, ma l'impegno diventa anche molto fisico: i cori, gli applausi, i salti, tutto serve per incitare la squadra amata e soprattutto in una sera di grandi assenze c'è tanto bisogno del calore del pubblico. Nell'intervallo la ritroviamo nella zona adiacente alle gradinate, dove sono situati gli stand, a mangiare qualcosa, perché per decreto ministeriale non è possibile farlo sulle gradinate. Ecco ancora le parole di Sara: "Prima di partire ho organizzato la cena per tutta la famiglia, ma non ho fatto in tempo a mangiare", poi di corsa per la seconda metà di partita, non senza aver buttato là un commento tecnico, perché la passione va bene, ma aver visto tante partite ha reso cestisticamente molto sensibile l'occhio di Sara. Alla fine la Virtus tanto menomata non ce l'ha fatta, ma la squadra ha dato tutto e anche Sara, che riprende la strada di casa, già pensando alla complicata giornata dell'indomani, ma presto ci sarà in campo ancora la Virtus e ritroveremo Sara con il suo solito entusiasmo a gridare Forza Virtus.

Il Virtus Club quartiere San Donato a Varese il 4 aprile 1976

IL DIVANO DI MAURO

di Ezio Liporesi - Cronache Bolognesi - 11/02/2022

 

Segue la Virtus dal 1969/70, per intenderci l'anno del primo arrivo di Driscoll a Bologna, allenatore Nello Paratore. Si chiama Mauro, il cognome non lo diciamo perché legato alla Virtus attuale, ma soprattutto perché è un tifoso come tanti, giustamente orgoglioso di aver sempre pagato il biglietto...e dei biglietti riparleremo. Ha visto tante Virtus, ma è soprattutto un appassionato di pallacanestro e non ama chi non eccelle... soprattutto ha un'allergia per certi giocatori i cui nomi iniziano con le prime lettere dell'alfabeto: non porta nel cuore Adams e Alexander, non gli abbiamo ancora chiesto di Avleev, ma possiamo immaginare la risposta, del resto anche Albonico non era il suo ideale di playmaker; alla lettera B va poco meglio, rimasero leggendari i suoi improperi contro Bruttini nell'ultima stagione di Legadue, ma almeno il buon Davide, durante i festeggiamenti per la promozione si guadagnò da parte di Mauro un "Ho sempre creduto in te"... miracoli dell'entusiasmo del tifoso.  Si è esaltato allora e sicuramente anche il giorno dello scudetto, ma poi torna fuori l'animo del buongustaio della pallacanestro e allora poco gradisce questa nuova Segafredo Arena così distante dal campo, tanto che avrebbe un progetto tutto suo per l'anno prossimo: "Compro i biglietti per quattro partite in parterre e le altre le guardo in tv comodamente dal divano, spendo uguale, ma almeno vedo qualcosa!". Niente paura, ritroveremo la sua simpatia anche l'anno prossimo, perché la moglie Antonella non ha alcuna intenzione di abbandonare i suoi beniamini e il posto al Palazzo vicino alla cara amica Mascia e Mauro la seguirà sicuramente.

TIFOSI SULLE... ORME DI KYLE WEEMS

Virtus da Eurolega nell' One Team Walking Challenge

di Ezio Liporesi - Cronache Bolognesi - 18/02/2022

 

One Team Walking Challenge 2022, organizzato da Euroleague Basketball con l'applicazione walk15, ha coinvolto tutte le 38 squadre di Euroleague, ovvero le 18 di Eurolega e le 20 di Eurocup. Dall'8 all'11 febbraio si invitavano gli appassionati a scegliere la propria squadra e a camminare (obiettivo indicativo 10000 passi al giorno per partecipante per una meta globale di 50.000.000 di passi che è stata largamente superata). A Bologna il là l'ha dato Kyle Weems con un messaggio che invitava i tifosi della Virtus a portare in alto il nome della Vu nera. E i sostenitori dei bianconeri hanno risposto, in 68 si sono iscritti, anche se in realtà solo 49 hanno raccolto punti, perché la sincronizzazione del cellulare al programma contapassi ha frenato qualcuno. Grande partecipazione del popolo bianconero, in particolare del gruppo Virtus Pride, con Antonella, Barbara, Cinzia, Daniela, Mascia, Rossella, Simona, Federico, Marco, Ezio. Purtroppo l'agguerrito Massimo da Itri s'è fermato alle prime difficoltà tecnologiche e alla Virtus è venuto a mancare un notevole apporto di passi. Ai primi tre posti Zalgiris Kaunas, Fenerbahce Beko Istanbul e Lietkabelis Panevezys, prima delle italiane Trento, mentre la Virtus è nona e precede Milano... come in campionato, come in Supercoppa, più indietro Venezia. Nella classifica parziale Virtus, Ezio, Sara e Valerio sul podio, ma è stata soprattutto una grande prestazione di squadra di cui Weems va sicuramente fiero.

20 marzo 2022: In occasione di Virtus - Reyer Guenadlina, Mascia, Simona, Antonella e Cinzia delle Virtus Girls fanno gli auguri a Teodosic (Buon compleanno Milos) che ha compiuto gli anni il giorno prima

VIRTUS DAY

di Ezio Liporesi - Cronache Bolognesi - 04/03/2022

 

Domenica 27 febbraio si è svolto il terzo percorso Virtus nei luoghi storici della più antica società sportiva bolognese. Antonella, Carmela (da Imola alla sua seconda partecipazione, bravissima), Cinzia, Lucio (da Carpi, encomiabile), Mauro, Willy, Ezio sono partiti da Piazza Galvani, per poi dirigersi in via Garibaldi dove la Virtus nacque nel 1871, da lì in Piazza Minghetti dove c'era la chiesa di Sant'Agata, sede della prima palestra, poi il primo "tempio", la Santa Lucia; in piazza Maggiore si sono aggregati Claudia, Leo e Luisa (da Roma, standing ovation per lei) e si è continuato con un altro "tempio", la Sala Borsa in via Ugo Bassi; è stata poi la volta di via San Gervasio dove la Virtus disputò la prima partita, piazza Minghetti una delle sedi storiche della Virtus con il suo circolo, via San Felice con la chiesa di San Nicolò, luogo di allenamenti negli anni cinquanta, viale Pepoli con il Liceo Righi dove la Virtus si allenò dopo la seconda guerra mondiale, via Valeriani con il famoso campo sportivo del Ravone, ancora cuore pulsante della Virtus Tennis e oggi anche sede dell'archivio SEF, infine lo stadio dove alla piscina la Virtus ha giocato più di una volta. Il gruppo si è poi rifocillato con un meritato pranzo in un locale della zona. Nel pomeriggio qualcuno ha chiuso il Virtus Day recandosi alla Segafredo Arena per l'incontro della Virtus femminile contro l'E-Work Faenza, vinto dalla squadra di casa per 72 a 57. Arrivederci alla quarta edizione.