STAGIONE 1975/76

 

Facchini (mass.), Bertolotti, A. Tommasini, Serafini, M. Martini, Driscoll, Bonamico, J. McMillen, Peterson

G. Moro (prep.atl.), Caglieris, P. Valenti, Generali, Antonelli, Sacco, Frabboni

 

Sinudyne Bologna

Serie A1: 3a classificata nella prima fase su 12 squadre (16-22)

poule finale: 1a classificata su 8 squadre (13-14); CAMPIONE D'ITALIA

Coppa Korac: qualificata negli ottavi di finale (2-2); 1a classificata nel girone dei quarti di finale su 4 squadre (5-6);  semifinalista

 

N. nome ruolo anno cm naz note
4 Carlo Caglieris P 1951 178 ITA  
5 Piero Valenti P 1956 183 ITA  
6 Massimo Antonelli G 1953 193 ITA  
8 Massimo Sacco G 1953   ITA  
9 Mario Martini A 1954 200 ITA  
10 Marco Bonamico A 1957 200 ITA  
11 Pietro Generali A/C 1958 207 ITA  
12 Terry Driscoll C 1947 202 USA  
13 Luigi Serafini C 1951 210 ITA  
14 Aldo Tommasini C 1953 210 ITA  
15 Gianni Bertolotti A 1950 199 ITA  
  Marco Baraldi   1959   ITA  
7 Stefano Frabboni   1959   ITA  
Solo amichevoli: Louis Dunbar
             
  Dan Peterson All     USA  
  John McMillen ViceAll     USA tesserato anche come 2° straniero per la Coppa Korac

 

Partite della stagione

Statistiche di squadra

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

IL FILM DELLA STAGIONE

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Terry Driscoll torna dopo la stagione 1969/70 a sostituire il fromboliere Tom Mc Millen, che con oltre 29 punti di media aveva fatto meglio di qualsiasi altro virtussino nella storia. Cambio anche in cabina di regia, parte Albonico e arriva dai cugini Charly Caglieris, play di grande talento che fino ad allora non si era completamente espresso ma che si avvia ad una grande carriera.

Dopo la vittoria all’esordio con la Snaidero Udine, arrivano cinque sconfitte consecutive: di un punto a Forlì, a tavolino in casa contro la Mens Sana quando l’inutile vittoria bianconera è vanificata dal lancio criminale di una moneta che colpisce un giocatore senese, a Milano contro la Mobilquattro e a Cantù, infine contro Varese sul neutro di Vicenza, per l’inevitabile squalifica del campo d Piazza Azzarita.

Poi però nelle successive sedici partite la Virtus vince 14 volte, uscendo sconfitta solo in sequenza in casa contro i campioni in carica di Cantù per soli tre punti dopo un’avvincente partita e nettamente a Varese. Al termine della regular season i bianconeri sono saldamente al terzo posto, ma avendo perso i quattro confronti con le squadre che guidano la classifica, la Mobilgirgi Varese, con due sole sconfitte e la Forst Cantù che ha due vittorie in più dei bolognesi.

La poule scudetto che allinea le prime sei del campionato di A1e le prime due di A2, inizia con una vittoria in diretta Rai a Roma contro l’IBP: finisce 87-85 con un decisivo Sacco nel finale. La Virtus batte poi i cugini nel derby casalingo e vince la doppia trasferta successiva, di tre punti a Milano contro la Mobilquattro, più nettamente nella temibile tana della Reyer Venezia. Si arriva allo scontro diretto con Varese a punteggio pieno per entrambe le squadre. Parte forte Varese, ma la Virtus rimonta fino al -4 dell’intervallo. L’inizio del secondo tempo è splendido: sorpasso con Antonelli dall’angolo e tutto il palazzo scatta in piedi, poi è un crescendo virtussino fino al +11; i lombardi rientrano un po’, ma a 35 secondi dalla sirena, Martini segna da sotto il +7, l’asciugamano di Serafini in panchina vola in alto a sancire il successo. L’indomani Il Resto del Carlino titola: Sinudyne meravigliosa 77-70 alla Girgi. Poi vittoria ad Udine, all’ultima d’andata la Virtus liquida Cantù senza troppo brillare e conclude senza sconfitte il girone d’andata. Le difficoltà palesate dalla Virtus prendono corpo in settimana, quando le Vu nere perdono in casa di 13 dalla Jugoplastika dopo aver vinto di 9 a Spalato mancando l’accesso alla finale di Coppa Korac. Alle semifinali la Virtus era giunta dopo un turno preliminare e vincendo un girone a 4 grazie al successo per differenza canestri nel doppio confronto contro il Partizan Belgrado (la formula assegnava due punti a chi prevaleva nel doppio confronto). Alla ripresa del campionato Roma cade in Piazza Azzarita contro una Virtus ancora un po’ imballata, poi arriva il derby in trasferta; sul +1 Virtus, Benevelli allo scadere fa 1 su 2 dalla lunetta e si va al supplementare. Vincono i bianconeri di 3 e Serafini dirà in spogliatoio: “Con Varese mettemmo il primo colore della bandiera, oggi il secondo, manca solo il terzo al tricolore”. Nel turno infrasettimanale con la Mobilquattro scende in campo nuovamente una Sinudyne in gran forma che infligge trenta punti agli avversari, mentre Varese fatica a battere Venezia in casa al supplementare. Per la prima volta risuona al palazzo un coro divenuto famoso: “Noi vogliamo la Virtus tricolor, la Virtus tricolor, la Virtus tricolor…”, sulle note di Yellow submarine.

La domenica successiva Virtus-Reyer. 50-50 il primo tempo, poi i bianconeri chiudono un po’ la difesa e la Virtus vince 90-82. La domenica successiva, il 4 aprile, si gioca nella tana della grande Varese che in settimana si è laureata campione d’Europa e segue i bianconeri di due punti in classifica frutto del risultato dell’andata. Squadre in equilibrio, poi nella seconda parte del secondo tempo la Virtus allunga. Nel finale dalla lunetta Caglieris suggella a più riprese la vittoria; l’allenatore Peterson non lo fa mai rinunciare ai liberi, di fronte al fallo sistematico dei varesini che tentano un disperato recupero, per non dimostrare paura. Il campo di Varese era imbattuto da quattro anni. Quattro punti di vantaggio a due giornate dalla fine, è quasi fatta. I giocatori bianconeri per l’entusiasmo si rivestirono immediatamente senza fare la doccia, per rientrare subito a Bologna, ma ci ripensarono subito quando si sentirono tutti appiccicosi sotto i vestiti. Mercoledì sera è in programma Virtus-Snaidero Udine. L’entrata dei giocatori in un’apoteosi di coriandoli e felicità è l’inizio di una grande festa. La Virtus gioca con la stessa maglia nera di Varese, al posto della solita canotta bianca di casa. Pronti via e 10-0 Virtus firmato da un contropiede di Caglieris. Poi è una cavalcata vincente con brindisi ovunque e invasione finale. È il 7 aprile 1976.

Tratto da "Virtus - Cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro

 

Intanto, a forza di tentativi, sono passati venti anni, venti lunghi anni senza che Bologna, culla del basket, abbia assaporato la gioia dello scudetto. Anche la stagione 1975/76 si apre con molte speranze. Ripartito il favoloso Tom McMillen, in via Ercolani tentano la strada del cavallo di ritorno e annunciano l'arrivo sotto le Due Torri di Terry Driscoll, il bostoniano che nel '60/'70 aveva già giocato nella Virtus, referenziatissimo, ma al di sotto delle attese. Detroit Pistons, Baltimora Bullets, Milwaukee Bucks nella NBA, St. Louis Spirits nell'ABA, questi sono i nomi dei club che hanno avuto nelle loro fila Terry Driscoll in una carriera professionistica non certamente esaltante. è quasi fatale che non tutti siano entusiasti di questo acquisto. "Cinque anni di professionismo mi hanno notevolmente maturato" dichiara Driscoll ai Giganti "Spero proprio di poter fornire alla Virtus tutta la mia esperienza e soprattutto di prendermi in Italia l'unica soddisfazione che mi è sfuggita finora in America: quella di vincere un titolo". Ma se non tutti a Bologna sono entusiasti della venuta di Terry, tutti certamente sono molto contenti, o per lo meno non hanno nulla da dire, sull'acquisto del regista Charly Caglieris dai concittadini della Fortitudo Alco. "A Bologna parlano di scudetto, ne parlano molto" dichiara Charly sempre a Giganti "c'è un enorme entusiasmo attorno alla Sinudyne. Sto bene, proprio bene. Peterson è un allenatore entusiasta ed entusiasmante. Lui vuole che tenga in pugno la squadra e che trascini il contropiede".

Il campionato di A1, come l'anno precedente, è diviso in due fasi, una prima normale di andata e ritorno ed una seconda denominata poule scudetto. Alla poule scudetto partecipano 8 formazioni: Alco, Canon Venezia, Forst, Ibp Roma, Mobilgirgi, Mobilquattro Milano, Sinudyne e Snaidero Udine. La Virtus trova le chiavi per aprire la cassaforte dello scudetto andando a vincere sul campo della Mobilgirgi in una fantastica partita (82-75): lo scudetto dopo 20 anni è di nuovo sotto le Due Torri. Su Il Basket Enrico Franceschini intervista Terry Driscoll che così distribuisce i meriti del settimo scudetto Virtus. "All'inizio l'uomo più importante per noi è stato Bertolotti, che è esploso, segnando 30 punti a partita, guidando davvero la squadra in campo, da capitano" racconta il pivot della Virtus "Così anche se io segnavo poco o Caglieris sbagliava qualcosa o Antonelli non dava ancora la sicurezza che avrebbe dato nella poule scudetto, Gianni rimediava col suo tiro. Dopo anche lui ha passato una fase in cui segnava meno, era meno preciso. Ma a quel punto la Sinudyne era già una squadra completa. All'inizi della poule tutti e cinque gli uomini del quintetto base erano nei primi venti marcatori del campionato e questo significa che se un giorno uno di noi non andava, c'erano altri ugualmente pericolosi. Dunque era difficile controllarci. E quindi in un certo senso non è possibile dire che il migliore è stato uno: anche Antonelli, Caglieris, io, Serafini abbiamo dato molto; anche Piero Valenti quando ha dovuto sostituire Caglieris ha fatto tutto benissimo, niente di meno di quello che avrebbe saputo dare Charly; e così anche Bonamico è stato utilissimo. Ma da noi proprio tutti, anche Tommasini, Sacco, Martini, che pure giocano poco in partita, si sono dimostrati importanti. Di scudetto non abbiamo mai parlato molto noi giocatori. Era Peterson a parlarci spesso dello scudetto. Quando è iniziata la poule lui ci ha detto che avevamo un calendario favorevole, che potevamo vincere le prime sette partite e allora avremmo messo nei guai Girgi e Forst. Ci disse anche che se facevamo tutto per bene verso la fine del campionato avremmo giocato sicuramente per lo scudetto. Poi, dopo le prime vittorie il coach spiegò che non era ancora tutto a posto che mancava ancora qualcosa, esperienza, sicurezza, concentrazione assoluta. E alla fine ce l'abbiamo fatta. Ma fra noi giocatori non s'è parlato tanto, siamo rimasti tranquilli. Ecco, prima della partita con la Snaidero, Bertolotti mi ha chiesto se avevo dormito la notte. Ma io avevo dormito benissimo. Ero stanco la sera, non avevo pensieri".

UNA FELICE SINUDYNE SUPERA (69-64) IL SAPORI

Al settimo Torneo Bersani di Borgotaro

Stadio - 14/09/1975

 

Sinudyne: Antonelli 25, Valenti 13, Bonamico 4, Bertolotti 8, Driscoll 4, Serafini 1, Tommasini 7, Sacco 2, Martini 5, Frabboni. (All. Peterson).

Sapori Siena: Manneschi 6, Bruttini, Franceschini 8, Ceccherini 10, Giustarini 13, Johnson 14, Bovone 5, Dolsi 8, Castagnetti, Frati. (All. Cardaioli).

Arbitri: Rocca e Oneto di Genova.

Note. Tiri liberi: Sinudyne 13 su 18; Sapori 16 su 26. Usciti per cinque falli: Valenti, Driscoll e Bovone.

 

Felice esordio al settimo torneo Bersani di Borgotaro per la Sinudyne Virtus, che ha battuto 69-64 il Sapori Mens Sana Siena, quintetto detentore del trofeo. La squadra di Peterson, non tragga in inganno l'esiguo scarto finale, ha condotto la gara dal primo all'ultimo minuto, sospinta da un Antonelli superlativo e da un sorprendente e generosissimo Valenti.

Attesa era anche la prova di Terry Driscoll; dell'americano va detto che si è mosso sufficientemente bene, anche se l'intesa con i compagni di reparto non è ancora logicamente del tutto perfezionata.

La Sinudyne, dopo aver chiuso il primo tempo in testa per 33-25, ha raggiunto un vantaggio massimo di 21 punti (59-39) verso il 7' del secondo tempo, ma nel finale ha fatto registrare un notevole calo di tono, facendosi avvicinare dagli avversari, i quali, pur battendosi con molto impegno, hanno palesato una condizione non del tutto soddisfacente, soprattutto in Bovone, apparso poco convinto, specie in attacco.

Fra i toscani buone soprattutto le prestazioni di Manneschi, Giustarini e Ceccherini, mentre fra i bolognesi, oltre i già citati Valenti e Antonelli, vanno menzionati anche Tommasini e Martini.

SINUDYNE VINCE GIOCANDO MALE

di Maurizio Roveri - Stadio - 18/09/1975

 

Sinudyne - Spartak Brno 78-72

Sinudyne: Frabboni, Valenti 4, Antonelli 23, Sacco, Martini 3, Bonamico 8, Driscoll 21, Bertolotti 16, Tommasini 3, Generali. (All. Peterson).

Spartak Brno: Sandak 2, Brabenec 26, Steblik, Dolezel, Havlek, Arpes 1, Berenec 11, Necas 8, Bobrovski 12, Vesely, Petrov 12, Hrubec. (All. Frantisek).

Arbitri Soavi e Maurizi di Bologna.

Note: presenti circa duemila spettatori; l'incasso è a favore della Sef Virtus. Usciti per falli Brabenek e Bonamico. Tiri liberi: Sinudyne 12 su 18, Spartak 9 su 18.

 

Un incontro internazionale non troppo avvincente quello fra Sinudyne e Spartak ieri sera al Palasport. I cecoslovacchi praticano un basket all'antica, un po' statico, anche se li sostiene la notevole esperienza internazionale, mentre la Sinudyne è ancora alla ricerca di gioco e schemi per inserire convenientemente Driscoll, il quale si è dato molto da fare, assumendosi la massima responsabilità; giocando con molta efficacia finché ha avuto fiato. Poi alla distanza ha accusato un sensibile calo, ma lo "score" è comunque notevole, soprattutto come mole di lavoro svolta sotto i tabelloni dove mancava Gigi Serafini che è indisposto.

Driscoll ha fatto registrare un ottimo 7 su 12 nel tiro in azione, 7 su 8 nei tiri liberi ed ha catturato ben 23 rimbalzi, vincendo largamente il duello con il lungo nazionale cecoslovacco Petr (2,08). Driscoll si è anche sacrificato in un duro oscuro lavoro di squadra, cercando in continuazione i collegamenti. Ma l'automatismo di squadra di questa Sinudyne ancora in rodaggio non esiste ancora; fra l'altro si è sentita sensibilmente l'assenza di Serafini e urge il recupero di Caglieris.

Infatti la squadra ha lasciato alquanto a desiderare in fatto di manovra, c'è stata parecchia confusione in campo e in cabina di regia il giovane Valenti, pur prodigandosi notevolmente, non è apparso sufficientemente lucido per un ruolo così importante.

Una partita, quindi, che sarebbe stata alquanto monotona se non l'avessero vivacizzata alcune prodezze personali di Brabenek, miglior realizzatore della partita e unico grande giocatore dello Spartak, di Bertolotti, Driscoll e Antonelli, quest'ultimo molto efficace nel tiro da fuori, ma assai disattento in fase difensiva.

Alcune percentuali: Antonelli, autore di 23 punti, ha fatto registrare nel tiro un eccellente 11 su 18, mettendo a segno 7 canestri nel secondo tempo. Molto bene, abbiamo detto, anche Driscoll (7 su 12) e Bertolotti (7 su 10).

LA SINUDYNE CEDE (94-93) AD UNA FORTE JUGOPLASTIKA

A Bologna nella prima serata del "Battilani"

di Luigi Vespignani - Stadio - 27/09/1975

 

Jugoplastika Spalato: Tudor 15, Tvrdic 18, Jerkov 27, Macura 14, Grgin 20, Bilanovic, Stamenkovic, Skaric, Kuvacic, Dukan, Bjelajac. (All. Skansi).

Sinudyne: Bertolotti 21, Antonelli 13, Valenti, Bonamico 10, Driscoll 28, Caglieris 7, Tommasini 10, Serafini 4, Martini, Sacco. (All. Peterson).

Arbitri: Vitolo (Pisa) e Giuliano (Messina).

Note: primo tempo 46-39 per la Jugoplastika. Tiri liberi realizzati: 12 su 20 dagli jugoslavi, 5 su 8 dai bolognesi. Sono usciti per raggiunto limite di falli personali, tutti nella ripresa: Skaric al 9', Bertolotti al 16' e Bonamico a 12" dalla conclusione.

 

Gianni Bertolotti ha provato due volte a rimettere in sesto l'incontro: prima ricostruendo la parità dopo la lunga, affannosa, estenuante rincorsa; poi portando la Sinudyne a condurre nella successione del punteggio. Ma un maligno quinto fallo lo ha costretto in panchina e la vittoria è sfumata. Peccato: Bertolotti avrebbe meritato di "bagnare" i galloni di capitano con una vittoria, ma la fortuna non gli è stata amica. Da quest'anno la Sinudyne attua un nuovo criterio nella scelta del capitano: i galloni vanno a colui che, nella stagione precedente, li ha più meritati. Alla moda dei college americani. Gigi Serafini, dunque, non può farsi un cruccio di aver passato ad altri la qualifica da lui detenuta nella scorsa stagione: se la vorrà di nuovo, saprà fin da ora quel che occorrerà fare.

Sinudyne-Jugoplastika è stata molto combattuta; alla stessa maniera delle partite che le due squadre giocarono l'anno scorso in Coppa delle Coppe. Si era messa male per i virtussini che in apertura di ripresa avevano toccato il passivo di 11 punti; fino a quel momento Driscoll era stato l'ombra del campione che tutti conoscono: uno su sei nel tiro da fuori, qualcosa di meglio da sotto, cinque rimbalzi in tutto. Troppo pochi per uno come lui. Non poteva durare così. Infatti, l'americano si è finalmente svegliato e da quel momento la musica è cambiata: un crescendo eccezionale al punto che la situazione è cambiata e la Sinudyne prima remissiva, si è fatta pericolosa mettendo in seria difficoltà i forti avversari. Al punto tale che, se avesse vinto la partita, il successo sarebbe stato più che legittimo.

Il finale è stato infatti la somma di tanti batti e ribatti al termine dei quali ha vinto la squadra che ha avuto un pizzico di fortuna in più.

Verrà il giorno in cui Terry Driscoll, anziché disputare un tempo sonnecchiando e un tempo da grande campione, li giocherà entrambi alla stessa maniera, quella che gli è più abituale, cioè quella dei grandi: allora se ne vedranno delle belle. I fans virtussini avranno modo di sfogarsi.

Caglieris si è inserito già abbastanza bene nella nuova squadra: non ha affatto perso la qualifica di "re degli assist" che si era guadagnato prima a Torino e poi l'anno scorso con l'Alco. Alcune sue intese con Bertolotti e con Driscoll sono state spettacolo nello spettacolo.

Come squadra, invero, c'è ancora parecchio da fare per ritrovare gli automatismi dell'anno scorso con McMillen. Il lavoro sarà duro perché alcuni atleti debbono ancora trovare condizioni fisiche sufficienti per dimostrarsi all'altezza del difficile campionato che va ad iniziare. Per fortuna gli uomini a disposizione della squadra sono quest'anno decisamente intercambiabili: anche effettuando cambi a ripetizione, come da abitudine di Peterson, i vari quintetti non dovrebbero subire variazioni di grande rilievo. Questo almeno nel giorno in cui tutti gli atleti saranno al vertice della condizione.

 

LA SINUDYNE BATTE LA FORST E SI RIMETTE IN GIOCO

Un "Battilani" elettrizzante con tre squadre che possono vincerlo

Stadio - 28/09/1975

 

Sinudyne 86

Forst 81

Sinudyne: Caglieris 4, Valenti 6, Antonelli 14, Bonamico 13, Driscoll 24, Serafini, Tommasini 3, Bertolotti 20, Sacco 2, Martini. (All. Peterson).

Forst: Recalcati 12, Meneghel 11, Della Fiori 17, Cattini 17, Pirovano, Grocho 13, Lienhard 7, Beretta, Tombolato 4, Natalini. (All. Taurisano).

Arbitri: Morelli e Vitolo  di Pisa.

Note: primo tempo 44 a 35 per la Sinudyne. Tiri liberi realizzati: 11 su 20 dai canturini, 12 su 16 dai bolognesi. Sono usciti per raggiunto limite di falli personali, nella ripresa: Meneghel al 10', Bonamico al 19'. Driscoll a 14" dalla conclusione.

 

Il punto della situazione dopo due giornate di gare, prima di parlare della partita Sinudyne - Forst. La classifica generale vede la Jugoplastika al comando con quattro punti seguita da Forst e da Sinudyne con due e dalla Girgi che è ancora a quota zero. Domani sono in programma le partite Forst - Jugoplastika e Sinudyne - Girgi. Come dire che tre squadre (Jugoplastika, Forst e Sinudyne) possono ancora assicurarsi questa edizione del Trofeo Battilani a seconda di come andranno i risultati di domani.

Se la Jugoplastika batte anche la Forst è vittoriosa e imbattuta, se viceversa i campioni d'Italia riescono a fermare gli jugoslavi anche la Sinudyne rientra nelle possibilità di vittoria. Tre squadre infatti verrebbero a trovarsi al vertice della classifica con quattro punti per ciascuna rendendo quindi necessario il computo dello scarto dei canestri nei confronti diretti.

Al momento attuale la situazione è la seguente: Sinudyne più quattro (avendo perso di un punto dalla Jugoplastika e vinto di cinque dalla Forst); Jugoplastika più uno (avendo battuto la Sinudyne di un punto); Forst meno cinque (avendo perso ieri sera il confronto diretto con la Sinudyne). Pertanto se domani la Forst batterà la Jugoplastika con uno scarto fino ad otto punti la Sinudyne vincerà il torneo in quantoché resterà a più quattro, con la Forst a più tre e con la Jugoplastika a meno sette. In caso di vittoria della Forst sulla Jugoplastika con uno scarto di dieci punti (a nove la situazione diventerebbe di parità con la Sinudyne vincitrice del torneo avendo vinto il confronto diretto coi canturini) sarebbe la Forst ad assicurarsi il torneo.

Quindi, come si vede, dopo due serate una situazione incertissima che rende ancor più brillante questo torneo organizzato dalla Virtus.

La partita con la Forst è stata preceduta da un "giallo". La Sinudyne ha chiesto che i canturini non schierassero i due stranieri contemporaneamente, ma che si limitassero a schierare alternativamente Lienhard e Grocho. Questo per rendere equilibrate le forza in campo senza che alcune compagini fossero favorite dalla possibilità di schierare contemporaneamente due stranieri. Nel discorso, naturalmente, è entrata anche la Mobilgirgi che domani incontrerà la Sinudyne e che a sua volta ha portato a Bologna entrambi gli americani, Campion e Ramsay. C'è stato un veemente battibecco fra il direttore generale della Sinudyne, avv. Porelli, e i dirigenti delle due società lombarde: alla fine si è deciso di demandare il caso ad una commissione tecnica la quale ha stabilito che tanto la Forst quanto la Mobilgirgi possono schierare i rispettivi due stranieri ma alternativamente, e cioè senza la presenza contemporanea dell'uno e dell'altro.

La vittoria della Sinudyne sulla Forst è stata netta, forse ancor più di quanto dimostrino i cinque punti di scarto che separano, a fine partita, le due squadre. La Sinudyne infatti ha beneficiato per lungo tempo della partita di un vantaggio oscillante fra i dieci e i quindici punti e soltanto nel serrate conclusivo i canturini sono riusciti a ridurre le distanze a proporzioni molto più modeste.

La vittoria della Sinudyne è stata, come detto, molto chiara grazie in particolare alla vena realizzativa di Driscoll e Bertolotti ma grazie in verità al contributo dell'intera squadra che comincia a muoversi con disinvoltura e che vede già parecchi dei suoi titolari in buona condizione per il campionato.

La Forst ha sentito non poco l'assenza del suo regista Marzorati. La squadra ha lavorato bene e avrebbe certamente reso di più se Grocho e Lienhard avessero potuto scendere in campo contemporaneamente. Invece Grocho ha disputato il primo tempo e Lienhard il secondo, cosa che ha notevolmente amareggiato i canturini.

Una bella Sinudyne la quale sarà chiamata domani a battere la Girgi se vorrà ancora nutrire aspirazioni di vittoria in questo Trofeo Battilani. Infatti, tutte le ipotesi inizialmente fatte hanno validità soltanto nel caso che i virtussini riescano a superare i varesini.

Il discorso finirebbe in ben diversa maniera se i varesini sgambettassero la squadra bianconera. In questo caso il discorso rimarrebbe circoscritto alla Jugoplastika e alla Forst. Ma date le condizioni precarie di forma di questa Girgi affaticata da viaggi avanti e indietro tra Varese e Bologna, e dato il non ancora completo inserimento del giocatore straniero c'è da supporre che la Sinudyne possa pensare concretamente alla vittoria in questo Trofeo Battilani.

JUGOPLASTIKA MAGNIFICA VINCITRICE DEL "BATTILANI"

A Bologna: Sinudyne seconda, Forst terza, Mobilgirgi quarta

di Luigi Vespignani - Stadio - 29/09/1975

 

Sinudyne 98

Mobilgirgi 79

Sinudyne Bologna: Caglieris 11, Valenti 14, Antonelli 8, Sacco 2, Martini 2, Bonamico 21, Driscoll 14, Serafini 10, Tommasini, Bertolotti 16. (All. Peterson).

Mobilgirgi Varese: Ramsay, Jellini 16, Gualco 4, Zanatta 8, Campion 13, Ossola 2, Meneghin, Montesi, Bisson 29, Rizzi 7. (All. Gamba).

Arbitri: Vitolo (Pisa) e Giuliano (Messina).

Note: primo tempo 42-42. Tiri liberi realizzati: Sinudyne 14 su 20; Mobilgirgi 13 su 20. Usciti per cinque personali, nella ripresa: Bertolotti al 15' e Campion al 19'. Meneghin non è stato utilizzato a seguito dell'incidente occorsogli nelle ultimissime battute della partita di sabato. Anche Ramsay, americano di coppa dei varesini, è stato tenuto in panchina a seguito della polemica interpretazione del regolamento del torneo.

 

Un applauso lungo, caloroso, intenso ha salutato la vittoria della Jugoplastika nel "Torneo Battilani". Il pubblico ha sportivamente riconosciuto i meriti dei vincitori, rinsaldando il gemellaggio ideale tra la squadra spalatina e la Virtus nato quest'inverno, allorquando i due sodalizi si affrontarono veementemente ma cavallerescamente nel quadro della Coppa delle Coppe. Jugoplastika vittoriosa come squadra, Jerkov miglior realizzatore, Tvrdic riconosciuto all'unanimità dagli allenatori delle squadre in lizza come miglior giocatore del torneo: un successo su tutta la linea, anche se la Sinudyne non dimentica che nel confronto diretto ha perso per un sol punto di scarto e che con un briciolo di fortuna in più... Ma lasciamo stare: ha vinto la Jugoplastika, onore alla Jugoplastika.

L'ultima giornata è stata vibrante, perché i risultati delle due partite potevano propiziare soluzioni completamente diverse. Le riassumiamo. Durante Forst - Jugoplastika, i canturini hanno toccato un vantaggio di 12 punti e in quel momento essi erano virtualmente, ma provvisoriamente, i vincitori del torneo; la Forst poi è stata in vantaggio lungamente con valori inferiori ai nove punti e in quel momento era virtuale vincitrice la Sinudyne; alla fine la partita l'ha vinta la Jugoplastika conquistando il Trofeo Battilani a classifica piena. È stata probabilmente una soluzione gradita a tutti: dagli jugoslavi ovviamente; dalla Sinudyne che ha visto onorato il proprio torneo in memoria del "Marine", Giulio Battilani, da una squadra di grande rango; dalla Forst e dalla Mobilgirgi le quali, dopo le brucianti polemiche con Porelli per via dell'utilizzazione degli stranieri di Coppa, difficilmente avrebbero gioito per un successo della Sinudyne.

Le varie possibilità di classifica finale hanno propiziato un pomeriggio cestistico avvincente: il pubblico bolognese ha via via parteggiato per la squadra che, stanti le varie successioni del punteggio, avrebbe indirettamente favorito il successo finale della Sinudyne. Forst - Jugoplastika è stata appassionante soprattutto per questo. I canturini, raggiunto un vantaggio di 12 punti (72-60), si sono fatti raggiungere e superare dagli spalatini a seguito anche delle premature uscite per falli di Meneghel e Della Fiori. Jerkov, letteralmente scatenato, ha mandato a bersaglio una caterva di punti ed esemplare è stato il piccolo Rato Tvrdic che, oltre ad adempiere agli incarichi di regia, ha portato anche un solido contributo in fatto di realizzazioni.

La Sinudyne è scesa in campo contro la Mobilgirgi quando ormai era stata disputata Jugoplastika - Forst e quando di conseguenza il primo posto era definitivamente assegnato. La partita ha avuto un aperto sapore polemico, fortunatamente non sul campo. Nella giornata e nella nottata di sabato era intercorso un pesantissimo confronto fra esponenti della Sinudyne, della Forst e della Mobilgirgi sulle modalità di utilizzazione degli stranieri di coppa. Canturini e varesini sostenevano che, in assenza di disposizioni precise, era lecito schierare contemporaneamente l'americano di campionato e quello di coppa; la Sinudyne, facendosi forte di un verdetto della commissione tecnica in campo, pretendeva che gli americani fossero schierati alternativamente e non contemporaneamente, considerando una concessione il fatto di permettere agli altri uno straniero in più.

Erano volate parole grosse, con la Mobilgirgi che preannunciava l'utilizzo contemporaneo dei suoi due stranieri e con la Sinudyne che prometteva, in quella eventualità, il ritiro immediato della propria squadra, salvo discutere poi la vertenza nelle sedi federali idonee.

La Jugoplastika, battendo la Forst e quindi chiudendo in anteprima la corsa per la vittoria finale, ha sgonfiato la vertenza. La Mobilgirgi, comunque, non ha attuato il programma di schierare contemporaneamente Campione Ramsay e si è addirittura astenuta dall'utilizzare quest'ultimo tenuto stabilmente a sedere per l'intera partita.  Si aggiunga che Meneghin, leggermente infortunato nella partita di sabato sera, è stato precauzionalmente e giustamente lasciato a riposo, per cui la partita Sinudyne - Mobilgirgi non ha avuto storia. Dopo un primo tempo equilibrato, i bolognesi hanno fatto il vuoto. Non sono state sufficienti le prodezze personali di Bisson per salvare una barca che andava alla deriva. Sul fronte virtussino la squadra ha giostrato bene, con Bonamico un palmo sopra tutti. Nel complesso delle tre giornate è stato però il neo capitano Gianni Bertolotti il migliore della Sinudyne. E di gran lunga.

Classifica finale

1. Jugoplastika  punti  6; 2. Sinudyne punti 4; 3. Forst punti 2; 4. Mobilgirgi Varese punti 0


 

 

Tratto da "Il Mito della V nera 2"

 

Lo scudetto ha tanti segreti. Chi scrive ne riferisce uno, certamente attendibile, anche se forse non l'unico. Tom McMillen annuncia, nell'estate del '75, che passerà al professionismo con i Buffalo Braves; mentre Porelli s'interroga sul nome del possibile sostituto, Giulio Cesare Turrini, indimenticato "columnist" calcistico di Stadio e Carlino, vicepresidente della Virtus Tennis e grande tifoso bianconero, gli suggerisce di ricontattare Terry Driscoll, algido protagonista del torneo di sei anni prima. E l'avvocato gli risponde: "Non ci avevo pensato, può essere un'idea".

Ma non fu, quella di Driscoll, l'unica scelta azzeccata di quell'estate. Il tricolore porta anche il nome di Charly Caglieris, piccolo e fantasioso playmaker, grande "assistman", Poi: l'esplosione di Marco Bonamico e la conferma a livelli altissimi di Gianni Bertolotti, spesso incontenibile, Gigi Serafini e Massimo Antonelli. Martini, Sacco, Tommasini e Valenti saranno infine rincalzi preziosissimi.

L'inizio della stagione '75-'76 è però poco meno che disastroso. Cinque sconfitte consecutive, dopo uno stentato successo al primo turno, trasformano la trasferta a Roma, in TV, in un drammatico spareggio. Quella vittoria sarà la prima di una serie di 18 consecutive.

Alla poule scudetto la Sinudyne arriva terza, dopo Varese e Cantù, nell'anno in cui Milano precipita in A2.

Nel frattempo, la finale di Korac salta per "colpa" della Jugoplastika, pure battuta a Spalato, e dopo aver fatto fuori i belgradesi del Partizan forti di Kicanovic e Dalipagic.

Il campionato gira invece su due partite-thrilling: il derby con l'Alco, vinto in modo risicatissimo all'overtime e profittando di un tiro libero sbagliato da Benevelli al 40'. E poi la trasferta a Masnago, dove i Campioni d'Europa della Mobilgirgi (reduci dal trionfo di Ginevra) vengono sconfitti per 82-78. Tre giorni dopo, l'apoteosi al Palasport davanti ad un pubblico impazzito.

Il Presidente dello scudetto, arrivato dopo vent'anni, è Fiero Gandolfi; egli, dopo il trionfo, cede le sue partecipazioni Virtus a Bruno Berti e ad Antonio Longhi, i titolari della Sinudyne, l'azienda di Ozzano che era divenuta lo sponsor della Virtus e vi rimase per 10 anni, con 3 scudetti all'attivo.

 

Driscoll tira dalla lunetta contro la zona della Snaidero Udine

Tratto da "Quando ero alto due metri" di Dan Peterson

 

La prova che non è vero che il giorno che comincia male finisce male è stata quest'annata, perché siamo partiti 1-5, compreso uno 0-2 per lancio di una moneta contro il Siena e una sconfitta in campo neutro contro l'Ignis per squalifica del nostro campo dopo… la monetina. Insomma, siamo andati a Roma per giocare contro l'IBP con uno stress addosso che è difficile da spiegare. Stranamente, la squadra ha giocato con una determinazione fredda che non avevo visto nei primi due anni alla Virtus. è stato in questo momento che ho capito la grandezza di Terry Driscoll. Lui ha assolutamente rifiutato di lasciarci perdere: difesa, rimbalzi, blocchi, passaggi, punti e leadership. Ed anche una cosa in più: una cattiveria agonistica davvero eccezionale.

Porelli ed io siamo andati a Boston nell'estate del 1975 per portare Terry fuori dai Boston Celtics, con cui era sotto contratto. Alla fine, nell'ufficio di Red Auerbach, tutto a posto. Facevo da traduttore tra Porelli ed Auerbach, una cosa eccezionale. Red: "Perché non gli offrite più soldi?" Porelli: "Perché voi non gli fate un contratto no-taglio?" Insomma, uno spettacolo da cinema. Con la vittoria a Roma, apriamo una catena di nove vittorie in fila, usando una rotazione di 10 giocatori ogni tempo. Ovviamente, abbiamo studiato in quali momenti usare quelli del secondo quintetto, sempre nelle parti centrali dei tempi, non per aprire il tempo; non per chiudere il tempo; sempre in compagnia di due o tre titolari per non sfigurare. Volevamo valorizzare i giovani così. Ho avuto anche fortuna. Come non sapevo il significato di "i due punti", qui ne menziono, felicemente, un altro. Avevamo una rimessa per Fultz il primo anno e la stessa per McMillen. Nel primo allenamento, dico a Bertolotti, davanti a tutti: "Gianni, quest'anno farai tu il “taglio Americano” Gianni si è galvanizzato. Da uno che faceva 13 punti di media, diventa uno di 26 di media.

Finiamo dietro l'Ignis e la Forst nella prima fase. Ora, la poule scudetto. La prima è a Roma. Il quintetto base, tutti, fuori per cinque falli. Una guerra. Arrivano loro a pareggiare, 85-85. Tempo quasi scaduto. Massimo Sacco lancia un tiro da 10 metri… .e non esagero. Dentro. Vinciamo, 87-85. Dopo chiedo a Sacco perché ha tentato quel tiro (per me pazzo). Lui: "Coach, ero libero!" Poi, Derby. Nikolic ha portato la Fortitudo dall'A-2 ai playoffs. Però, in riscaldamento, Fessor Leonard spacca un tabellone e loro perdono la carica. Ho visto la faccia di Nikolic… una rabbia indescrivibile. Vinciamo facile. Andiamo a Milano e siamo sopra di +19, ma la MobilQuattro rimonta fino a 92-92. Driscoll fa un passaggio schiacciato dietro la schiena a Caglieris per il canestro della vittoria. Ancora in trasferta, a Venezia,  andiamo sotto di -14, per rimontare e vincere. Ora, la Mobil Girgi Varese viene a Bologna. Bob Morse ha la febbre, 40°. Fa 40 punti, ma noi strappiamo la vittoria. Ormai, con Driscoll in campo, la squadra ha la mentalità battagliera. Vinciamo ad Udine, gara sofferta, per andare a 6-0 e avremo, ora, cinque gare in fila al Palazzo dello Sport.

Chiudiamo il girone d'andata battendo la Forst Cantù. Poi, dopo avere battuto Roma, nel secondo Derby, in casa loro. Prima del Derby, invito il secondo quintetto al Ristorante Rodrigo per ringraziarli per l'impegno in allenamento. Avevo una sola condizione: se non ci sono tutti entro le ore 20.30, non si fa niente. Puntuali, il 'quintetto bianco' mangia in quantità industriale. Il giorno dopo, il quintetto base è 'arrabbiato' con me. Driscoll: "E noi?" Dico: "Ok, se vinciamo il Derby, cena anche per voi". Nel Derby, però, partiamo malissimo: 11-24 dopo solo 10’00". Chiamo time-out. Mario Martini, migliore amico di Massimo Antonelli, salta addosso ad Antonelli: "Che fai! Idiota! Svegliati! Se non vuoi giocare, dillo!" Così per 30". Antonelli: "Mario, sono sveglissimo". Rimontiamo. Passiamo in testa, 76-75. Un secondo dalla fine, Piero Valenti commette fallo contro Amos Benevelli, tiratore micidiale. Sono avvilito. Qui finisce tutto: gara, poule, scudetto, anno. Benevelli sbaglia il primo. Grido a Driscoll: "Terry, taglia fuori Leonard! Non voglio un tap-in!" Benevelli segna e andiamo al tempo supplementare. Ricordo Norm Sloan: "Ragazzi, siamo in overtime…" Massimo Antonelli chiude il secondo tempo e il supplementare con 9 canestri in fila da (oggi) una distanza da tre punti, dandoci la vittoria. Per anni, dopo, i tifosi della Fortitudo, spiritosi, gridano a Porelli: "Avvocato, ringrazia Benevelli!"

Però, ci vuole fortuna nelle vittorie… tanto per pareggiare con le sfortune. E noi avremo una grande fortuna dopo le vittorie in casa con Mobil Quattro e Canon. Ormai, siamo 11-0 e Varese  10-1, avendo perso solo con noi. Se loro vincono e finiamo l'anno pari, ci sarà uno spareggio, una gara secca, a San Siro Milano. Però, noi dobbiamo chiudere il ritorno a Cantù, sempre grande squadra, sempre Campioni d'Italia. Ma la fortuna ci bacia: Varese deve giocare la finale della Coppa di Campioni alle 20.30 di giovedì e contro di noi alle 17.30 di domenica. Guardo Real - Girgi in TV. La Girgi vince alla grande, di +15, e una squadra da NBA. Io mi chiedo: "E noi dobbiamo giocare contro di loro domenica?" Però, e non so spiegarmi ancora, andando a Varese in pullman quella mattina, mi è venuta la sensazione che stavamo per vincere a Varese, a Masnago, dove non avevano perso con una squadra italiana in sei anni. è stato un presagio surreale. La convinzione mi è venuta leggendo i giornali, una frase del loro grande play, Giulio lellini: "Dobbiamo chiudere la partita nel primo tempo". Come? Non si giocano due tempi? Perché? Stanchezza dopo il Real, la finale, il viaggio? Oppure, preoccupazione per la possibilità che noi si possa vincere? O tutti quei motivi? Mi sono detto: "Loro non sono più 100% sicuri… e nemmeno noi. Pari"

Nel primo tempo, loro sono una furia, una squadra da… NBA. Vanno sopra di +9. Driscoll, che non chiama mai la palla… la chiama. Canestro di Driscoll: -7 per noi. Loro segnano di nuovo: -9 per noi. Driscoll segna per noi: -7 per noi. Loro segnano ancora: +9. Driscoll segna ancora: -7. Finalmente loro sbagliano. Rimbalzo Driscoll. Poi, Driscoll passa, qualcuno segna: -5 per noi. Quel momento terribile e il gioco di Driscoll è stato la metà dell'opera. Poi, fortuna… nella sfortuna. Gigi Serafini, non in partita, fa 5 falli. Devo spostare Driscoll su Meneghin, dove Driscoll non ha paura e può prendere ancora più rimbalzi. Metto Bonamico su Morse e Bonamico subisce 3 sfondamenti in pochi minuti. In un istante, abbiamo equilibrato il quintetto… una grossa fortuna. Mancano 43" alla fine. Caglieris piazza due liberi per portarci a +5. Porelli: "Coach, abbiamo vinto!" Zanatta, per loro, spara un passaggio baseball tutto campo e segnano subito. Io a Porelli: "Non ancora". Altri due liberi di Caglieris: +5. Io a Porelli: "Adesso si". Loro sbagliano ed Antonelli piazza un tiro in sospensione. 82-75. Sbanchiamo Varese. Impresa storica.

Ma non è finita. Se perdiamo due gare e Varese vince due gare, è spareggio. Dobbiamo battere la Snaidero Udine a Bologna per chiudere la pratica. Dico: "Non c'è fretta. La gara dura 40' anche se noi abbiamo fretta". Andiamo sopra di +10. Fretta. Pareggio. Time-out: "Vi ho detto di non avere fretta". Calma. Vinciamo senza problemi. Siamo Campioni d'Italia. Abbraccio il mio vice, John McMillen. Vedo Porelli ed Ugolini camminare per il parquet, braccio in braccio, lacrime negli occhi. Io sono tranquillo. Porelli ed Ugolini: "Coach, Americano di merda! Non stai piangendo! Non te ne frega niente dello scudetto o della Virtus! Stai pensando solo ai premi!" Casco per terra dal ridere e anche loro ridono, perché siamo tutti felici, ma non volevano mostrare quanto erano felici. Questo, no.

Antonelli al tiro contro la difesa a uomo della Mobilquattro

IL NOSTRO SCUDETTO

di Dan Peterson

 

Chissà quando è cominciata questa storia della scudetto virtussino 1976? Può darsi che abbia avuto inizio 105 anni fa con la fondazione della Virtus madre, perché la tradizione pesa anche se c'è della gente che ride sopra una tale dichiarazione. Forse cominciò nel 1946 con il primo scudetto cestistico della vecchia Vu nera, perché così è stata scritta la prima pagina della storia Virtus-Basket. Forse partì nel 1956 con l'ultimo scudetto di sei in un periodo di 10 anni, perché quella squadra non era solamente forte e simpatica ma anche rivoluzionaria per i suoi tempi.

Sfogliamo le pagine ancora; 1871, 1946, 1956; tre pagine importanti ma ci sono altre. 1968: venne l'avv. Gianluigi Porelli a prendere in mano la Virtus Pallacanestro. Però, è importante solo la data; l'avvocato non stava a guardare per un paio di anni, 1970mi sembra più importante; la nascita della politica che è ancora oggi il marchio di Virtus-Sinudyne-Basket: largo ai giovani, organizzazione societaria, cooperazione ad ogni livello, passi sicuri, forse piccoli, ma sempre avanti. Allora, siamo arrivati al 1976 all'ultima pagina. Forse avremmo dovuto scrivere questa pagina nel 1977 o nel 1978. è stata scritta un po' in anticipo. Perché? Perché tanta gente faceva la sua parte e perché la squadra faceva la sua parte. Armoniosamente.

Studiamo un dettaglio che sembra piccolo ma non lo è: la salute dei giocatori. Nella poule finale abbiamo avuto un'assenza totale di infortuni. Anzi, abbiamo recuperato gente che era ammalata e infortunata prima. Chi dobbiamo ringraziare? Chi può dire che il miglioramento di Massimo Antonelli e Charly Caglieris non è dovuto alla migliore respirazione dopo i loro interventi al setto nasale fatti dal Prof. Baravelli? Chi può dire che la fortuna della squadra di non subire l'influenza che ne ha colpite tante non è dovuta anche alle attenzioni dei dott. Legnami e Testoni? Chi può dire che il recupero totale della caviglia sinistra di Gigi Serafini non è dovuto ai programmi del Prof. Boccanera? Io, personalmente, non vorrei affrontare una stagione senza l'appoggio di questa gente. Neanche per idea.

E quanti allenatori vorrebbero andare avanti da soli senza l'aiuto di tre uomini importantissimi: il massaggiatore, il preparatore atletico ed il vice-allenatore? Il sottoscritto no, certamente. In effetti il nostro massaggiatore mi ha fatto fare brutta figura. Due anni fa insegnavo a lui la tecnica per fare le fasciature e adesso le fa due volte meglio di me. OK! Il fiato della nostra squadra è dovuto a una sola persona: Giorgio Moro, il nostro preparatore atletico. Il Prof. Moro ha un gran pregio: sa legare il suo lavoro con concetti validi per la pallacanestro. Lui non dimentica mai che sta preparando 10 giocatori per giocare a basket e non a qualcos'altro. OK! Quanto sono fortunato di avere John McMillen come vice, non posso dire. In qualsiasi cosa è bravo: rapporto con i giocatori, lavoro in palestra, insegnare i fondamentali, e così via. è in grado a giocare uno contro uno con piccoli come Caglieris o con gente alta come lui, come Bertolotti o un pivot come Gigi Serafini. E, se sapesse la gente quanti suggerimenti validi mi ha dato durante le partite! Esempio classico: di smettere la zona a Varese. Mi diceva: "coach, loro hanno segnato con ogni palla, giocando contro la zona. La lasciamo?" OK!

Quando uno incomincia a citare nomi e a ringraziare la gente, sbaglia, perché uno sarà lasciato fuori. Ma, io so che senza il nostro staff segretariale, il nostro staff giovanile, lo staff del nostro vivaio avremmo meno società. Il punto è questo: uno scudetto è sempre il risultato del lavoro di molti, nessuno più o meno importante che un altro. Come diciamo nella squadra: tutti importanti. Forse nessuno indispensabile, ma tutti importanti!

Parliamo adesso della squadra. Vorrei dire due o tre cose tecniche.

Una forza della nostra squadra è l'equilibrio nel quintetto base. Ciascuno è in grado di segnare punti. Non c'è un giocatore che la difesa può ignorare. Non c'è un uomo debole. Altra cosa; ciascuno del quintetto base gioca in un modo totalmente diverso degli altri quattro: Caglieris è il classico play con entrata, assist e velocità; Antonelli è il classico martello da fuori che non perdona contro la zona; Driscoll è il classico uomo-squadra che non scherza per i rimbalzi; Serafini è il classico pivot che segna in sospensione, gancio, scivolamento e movimenti rovesciati; Bertolotti è la classica ala che vola in contropiede e brucia nell'uno contro uno.

Non si può non parlare del secondo quintetto: la famosa "squadra bianca". Questa è gente giovane, ma che si sa sacrificare: che può capire quanto duro è lavorare come uno del quintetto base e poi giocare due minuti mentre l'altro ne gioca 38. Ma gli anni passano e questa gente rappresenta il nostro futuro. Piero Valenti ha tenuto il campo per noi contro il Partizan (40 minuti), Girgi (due volte) e tante altre volte. Ha sviluppato quest'anno una personalità. Quando prenderà più iniziative sarà un giocatore forte. Vogliono Marco Bonamico in America e chissà se andrà per farsi le ossa? Nessuno discute il suo potenziale: un giorno potrà essere uno dei più forti giocatori d'Europa. Potenza, grinta, mentalità non gli mancano; solo carenze di carattere tecnico. Mario Martini ha fatto un cambiamento da così a così. Dopo due anni di quasi zero attività e uno in Serie B ha saputo fare un grosso salto psicologico e adesso può pensare di lavorare come atleta e come giocatore di pallacanestro. Massimo Sacco ha tutte le carte in regola per esplodere: velocità, stacco da terra, tiro micidiale ed entrata bruciante. A lui mancava l'esperienza. Ma, contro l'IBP due volte (prima fase e seconda) a Roma ha fatto i canestri vincenti e contro il Partizan ha chiuso il discorso con sei punti in due minuti. Con più visione di gioco, chissà? Aldo Tommasini è, secondo me, il più veloce pivot d'Italia. Forse Meneghin lo supera... ma per un pelo. Migliora con la potenza delle mani perché non si discute il suo stacco da terra. è una questione di maturità, di gioco e di mentalità essere un grande giocatore.

Il nostro scudetto. è strano ma l'ultima pagina è anche la prima: 105 anni di tradizione. In Italia solo la Reyer vanta tanti anni di vita. La Virtus è Bologna. Bologna è la Virtus. Chi ci ride sopra non ha visto i 500 tifosi in campo dopo la fine a Varese. In America dopo le grandi vittorie ci sono delle strette di mani, pacche sulle spalle, due barzellette e a casa. Ma qui ho visto 500 persone piangere e questo vuol dire tradizione ed è per questo che ho chiesto di scrivere sul "nostro scudetto" e non sul "mio scudetto". Bologna è una città particolare e obbliga l'uso del plurale, non il singolare. Nondimeno do la mia parola per ultimo: io a Varese non ho pianto. Lo farò un'altra volta... il giorno che lascio Bologna e la Virtus Pallacanestro.

Manca poco al fischio finale della gara scudetto: Dan guarda preoccupato il cronometro ma i ragazzi

stanno già facendo festa (foto Giganti del Basket)

PETERSON: "ADESSO HO CAPITO COSA SIGNIFICA LA "V NERA" PER BOLOGNA"

Driscoll; "Sarò per sempre grato alla Virtus"

di Maurizio Roveri - Stadio - 08/04/1976

 

Negli spogliatoi la prima bottiglia di champagne l'hanno stappata Nino Calebotta e Gigi Serafini: il primo "due metri" nella storia virtussina e il suo degno erede. Dice Nino: "Non ci sono dubbi, questa è la più bella, la più grande Virtus di tutti tempi. Con la Virtus di una volta ha una cosa in comune: un meraviglioso pubblico".

Gigione Serafini, modenese di nascita, bolognese di adozione, la "bandiera" di questa leggendaria Sinudyne, il "simbolo" della Virtus della rinascita (approdò a Bologna proprio quando cominciava la ristrutturazione della società e la programmazione "porelliana"), è ovviamente festeggiatissimo. Sette anni di battaglie a difesa della "V nera", ed ora finalmente la guerra è vinta: per Serafini la soddisfazione è ancora più grande di quella dei suoi valorosi compagni di squadra. Cos'e lo scudetto per un ragazzo che ha dedicato i suoi anni sportivamente più belli alla causa virtussina? "Bè, lo scudetto è... un coso triangolare biancorossoverde - risponde scherzosamente Serafini - che evidentemente cerca di mascherare con un po' di "humour" la grande commozione che pervade tutti. Ma l'emozione del momento è troppo grande. Gigi ripensa a quella parola "magica" (scudetto), si fa serto, i suoi occhi luccicano di gioia e dice: "Lo scudetto rappresenta un massimo, la conquista più grande, la vittoria più esaltante".

Il capitano di questa Armata bianconera, Gianni Bertolotti, è tranquillo. Come sempre, dopo le partite. "Questo titolo tricolore è stato lungamente preparato, e frutto di tre anni di cura Peterson, di tre anni di intenso, meticoloso lavoro. Lui ci ha fatto raggiungere la mentalità giusta per esprimerci sempre ad un certo livello, contro qualsiasi avversario, ma mentalità giusta per far centro negli appuntamenti più importanti. Soprattutto Peterson ci ha fatto capire che la pallacanestro non è un campo per gli individualisti, per i virtuosisti che amano i fronzoli. La pallacanestro e un gioco semplice. che va giocato con semplicità, con chiarezza di idee, con lucidità. E soprattutto in campo si gioca in cinque: quand'è così ciascuno fa meno fatica e rende di più".

1976, l'anno-boom di Massimo Antonelli, "consacrato" stella di primo piano nel firmamento cestistico italiano. "Con la venuta di Caglieris ho assunto un ruolo più! preciso nel contesto della squadra e le mie caratteristiche sono state sfruttate nel migliore dei modi, grazie ad un gioco d'assieme di tutto rispetto".

Terry Driscoll è l'unico americano che a Bologna abbia vinto lo scudetto. Che effetto fa, Terry? "Penso alle dure lotte, ai tanti sacrifici che un ragazzo deve compiere in America per arrivare a sfondare, a imporsi in campo sportivo. Io ho lottato per tanti anni, sono andato vicinissimo a vincere dei titoli ma proprio sul più bello il sogno s'era infranto. Ora finalmente sono arrivato a quel vertice, a quella conquista. Per un atleta è la cosa che vale di più. Anche quando smetterò di giocare ricorderò sempre questo giorno che mi ha dato una delle soddisfazioni più belle della mia vita. Ne sarò per sempre grato alla Virtus".

"Il grosso lavoro di una società organizzata e funzionale, di un tecnico preparatissimo e di atleti coscienziosi hanno ricevuto il giusto premio" - così afferma il prof. Giorgio Moro, preparatore atletico della squadra virtussina, la cui preziosa opera fa parte del mosaico tricolore. "Per quanto mi riguarda sono soddisfatto perché ho visto la squadra sempre fresca. Mai un calo alla distanza, nessun infortunio serio: segno che la preparazione è stata fatta bene. Il nostro è un sereno, scrupoloso lavoro d'equipe. In questa società c'è il marchio di Porelli, II carattere, la determinazione di un uomo forte che ha saputo creare un insieme, una organizzazione davvero invidiabile, che è alla base del successo che ora festeggiamo".

Ed ecco finalmente Dan Peterson. Ce l'avevano sottratto di forza i tifosi che volevano portarlo in trionfo. "Little Big Dan non tradisce emozione. E' imperturbabile, non fa una piega. Cova dentro di sé una immensa soddisfazione, senza farlo apparire. Neppure in questo momento di grande festa, di gioia esaltante egli perde il suo consueto fair play". Sono ormai lontani i tempi delle polemiche per quelle lettere spedite alle società professionistiche americane, oppure le ridicole battaglie contro i tecnici stranieri soprattutto da parte di un "potere lombardo", che già sentiva di perdere il trono. Dan Peterson s'e presa la sua grande rivincita.

"In questi ultimi quattro giorni ho conosciuto in profondità lo spirito dello sportivo bolognese. Fino alla settimana scorsa, quando sentivo gente che ricordava i tempi eroici di vent'anni fa, non riuscivo a capire il perché di tanta nostalgia. Io sono uno abituato a guardare sempre avanti e sono straniero, forse per questo non ml rendevo ben conto del mito della "V nera". Domenica a Varese per la prima volta ho capito cosa significhi la fede virtussina, ho capito il sentimento degli sportivi bolognesi per questa bandiera, ho capito quanto grande sia la tradizione cestistica a Bologna. Me ne sono reso conto vedendo cinquecento persone in lacrime a Varese, cinquecento persone che piangevano di gioia per la Virtus. E poi stasera che pubblico meraviglioso! Ho conosciuto tanti ex-giocatori: è bellissimo vedere i virtussini di altri tempi stringersi vicino al virtussini d'adesso, soffrire con loro, gioire con loro. Proprio come una grande famiglia. Adesso ho capito cosa vuol dire aspettare vent'anni".

Abbiamo vinto lo scudetto, ma il nostro lavoro non s'esaurisce qua, sia ben chiaro. Non ci sono parentesi. La Sinudyne va avanti per la strada intrapresa da tempo e che prevede un piccolo salto di qualità ogni anno. Continueremo, più che mai, a lavorare duramente, scrupolosamente. Da fine stagione sino a metà maggio io e John McMillen lavoreremo sul secondo quintetto per valorizzare i nostri giovani, per completare quella "operazione­sviluppo" della squadra cominciata nella scorsa stagione agonistica. Ma anche gli altri, da Serafini a Bertolotti, a Antonelli, quando riprenderemo la preparazione li voglio vedere fortissimamente impegnati a migliorare individualmente in qualcosa, a togliersi i difetti che ancora hanno".

Dan Peterson non lo dice apertamente, ma da questo esaltante campionato egli chiede ancora una cosa: che la Sinudyne riesca a concludere imbattuta. Il che significa espugnare Cantù. Sarebbe l'ultima preziosa gemma di una collana di brillanti. Sono le 22,15 quando lasciamo gli spogliatoi del Palasport. Fuori, è cominciata la "lunga, folle notte virtussina". La "V nera" ha riacceso d'entusiasmo la città.

VIRTUS PRIMO AMORE

Punti di vista: vent'anni dopo lo scudetto è tornato a Bologna grazie alla Virtus-Sinudyne. E sotto le due torri è festa grande

di Peppino Cellini - Giganti - 1976

 

Lo scudetto tricolore di basket lascia la ricca, operosa Lombardia e si sposta duecento chilometri oltre, più a sud del triangolo Milano-Cantù-Varese. Diciamo che ritorna a premiare una città, una popolazione, per una grande amore mai tradito. La Virtus è la squadra della tradizione, il club che vanta una nobiltà di casta derivata da scudetti, che meglio esalta i meriti della pallacanestro bolognese, e che assomma il maggior numero di tifosi. Per capire, e far capire, cosa significhi per i bolognesi il basket, e la Virtus, bisogna riandare coi ricordi all'immediato dopo-guerra. Era tutto distruzione e dolore, la gente voleva riassaporare la gioia di rivivere, era un anelito ad istinti inesplosi che cercavano il catalizzatore atto alla bisogna e lo trovarono nel basket. Il suo primo tempio fu la "sala Borsa", vi lavoravano di giorno gli agenti di cambio, di sera, illuminata da fioca luce, vi si allenavano dieci ragazzoni in maglietta e pantaloncini bianco-neri, con una "V" che spiccava in mezzo al petto.

Era un basket da pionieri, soldi da scialare non ce n'erano di certo, solo sacrifici e tanta passione, anche se la gente correva sempre più numerosa a vedere questo sport che suonava come un inno alla gioia di vivere. Le squadre fiorivano, i giovani accorrevano, la Virtus conquistava scudetti a ripetizione ed i suoi successi avevano come effetto più immediato la nascita di altri clubs: sorgevano il Gira, la Moto Morini, la Fortitudo, tutti a cercare di strappare una fetta di gloria alla vecchia signora del basket, in una gara d'emulazione che in fondo portava sì nuovi fans e nuove forze alle nuove squadre, ma soprattutto li portava al basket. Ma la leggenda di una città che si fregia di culla del basket è più luminosa se sa vivere nei momenti bui. Venne Milano ad insidiare il primato di Bologna, con una visione più in grande del fenomeno-basket, una conduzione di tipo commerciale-industriale: compra-vendita di giocatori, atleti pagati sempre più profumatamente, conduzione societaria di tipo aziendale, il dilettantismo diventa professionismo., Milano impera, Bologna decade.

Milano, con il Simmenthal, incomincia la serie dei ricchi abbinamenti, Bologna risponde con regalie di una Signora, la Minganti, che per accontentare il nipote tifosissimo virtussino, copre le pure e semplici spese, dà di che sopravvivere, e la squadra ripaga la magnifica Signora del basket con l'ultimo scudetto conquistato in sala Borsa. Addio dunque vecchia "Sala" coi suoi legni improvvisati ad ospitare il pubblico accorrente che si moltiplicava; un comodo, confortevole palazzo dello sport era pronto per ospitare il basket bolognese.

Comunque, era arrivato il bel Palazzo, ma parimenti non si era cresciuti coi tempi. Era finito un periodo, si era al miracolo economico, ci si doveva adeguare o morire. In punto di morte, infatti, la Virtus ci si trovò, ma proprio in articulo mortis si fece avanti un uomo, lombardo di Mantova, dalle idee chiare, bravo anche come atleta, che non rifugge il bluff, che sa rischiare: seppellisce il passato e le sue teorie di sport giocato, si butta nella mischia, forma una società per azioni, punta sui giovani, sul vivaio, conduce una trattativa lungimirante, cede alcuni santoni, intoccabili giocatori sacri alla Virtus ed ai suoi fans, conduce dunque delle operazioni di baratto da rendersi solo odiato e impopolare specie alla vecchia tifoseria. Ma Porelli, questo il nome dell'uomo nuovo, non ci fa caso, si chiude in una inattaccabile "turris eburnea", si circonda di alcuni fedelissimi, di "corazzieri", pronti a difendere i suoi ragazzi dal mondo intero, "Porelli" dice "o lo accettate così com'è, o lasciate la Virtus". Meglio accettare l'Avvocato, con le sue bizzarrie, che lasciare la Virtus, convengono i più. Pertanto vecchia tifoseria emarginata, nuova tifoseria giovane, brillante, competente, e quel che più conta non ingerente, a sgolare la nuova passione di una società ringiovanita da un Gerovital con medico Porelli.

Gli anni passano, il periodo delle vacche magre passa, il "conducator" imperversa, rafforzando inattaccabilmente la sua roccaforte. Ma, in fondo, è un emotivo, anche se non lo darà mai a vedere, poiché sarebbe il crollo di un mito, quello del duro ad oltranza, dell'uomo tutto d'un pezzo le cui secelte sono indiscutibile. Ed anche la fortuna gli dà una mano. Chiama un allenatore made in Usa, Peterson, di cui si sa poco, se non che ha allenato un college, il Delaware, e poi che è andato ad allenare la nazionale Cilena, si dice con successo. Pertanto credenziali scarse, lo stesso Porelli si stringe nelle spalle, non ne sa molto, ma gioca lo stesso la carta. Ed arriva un mezzo fisichetto, una mezza cartuccia, che però dimostra subito di avere del sale in zucca. Il primo successo l'ottiene analizzando il turbolento Avvocato, lo seziona, in apparenza dà l'impressione di essere il suo giullare, in pratica ottiene da lui quasi tutto quello che desidera.

Peterson già al primo anno di permanenza porta il suo team alla conquista del terzo posto, poi, l'anno successivo è quarto, ma vuole lo scudetto, inizia un paziente gioco di lima, matura il "forense", lo circuisce, vuole il playmaker, l'ottiene. Poi Porelli, impazzito, in sovrappiù dall'America riporta un certo Drsicoll, che si rivela l'uomo della provvidenza per i bianconeri. Si diventa Campioni d'Italia.

VENT'ANNI DOPO

di Gianfranco Civolani - tratto da "Il cammino verso la stella"

 

Vent'anni dopo, tanti. Dadone Lombardi, Terry Driscoll, John Fultz Mitraglia, Armadione Swagerty, Corrado Pellanera, Johnson Fletcher, Ettore Zuccheri, Massimo Cosmelli, perfino Tom McMillen, sissignore.

Si succedono giocatori di prestigio e di rispetto, si succedono i presidenti (Dondi, Zambonelli, Gabrielli), si alternano allenatori anche di grido (Paratore e il redivivo Tracuzzi, per dirne due), ma lo scudetto se lo pappano gli altri.

La città di Bologna è ciclone a anticiclone al tempo stesso, ma ancora non basta. Torrenziale, sulfureo,apodittico, duce truce. Il mea avvocato opera un'autentica riconversione del prodotto, ma chiaramente ci vuol altro.

Entra a vele spiegate nel mondo del canestro l'azienda Sinudyne, entra sommessamente nell'ambiente un omettino nato nell'Illinois e pescato a Santiago del Cile. L'omettino Dan Peterson si presenta in città abbigliato come un qualunque Timber Jack. Strimpella con la chitarra la melodia di Tom Dooley, sulle prime sembra un tizio un po' troppo speciale. Impressione sbagliatissima, l'omettino ha idee giuste e particolarmente ha una straordinaria capacità camaleontica, ovvero un eccezionale adattamento spicciolo e una fulminea assimilazione di usi e costumi del paese che lo ospita.

Non pretendiamo che i risultati arrivino subito. Nel settantré siamo all'anno diciotto senza più tricolore sul petto. Abbiamo fatto diciotto, possiamo fare pure venti. Nel settantacinque Porelli ha la pensata di riportare a Bologna quel Driscoll che al primo impatto era parso una mammola o una pappafredda, fate un po' voi. Ahi che dolori le minestre riscaldate, ahi dolori avvocatone nostro...

Driscoll il bostoniano: tre scudetti quasi in fila, perbacco. Ne parleremo più avanti, ma intanto ecco la"chimica" finalmente vincente: il dirompente Bertolotti, l'inesorabile Antonelli e poi Gigione Serafini, una scoperta di Nino Calebotta. E Charlie Caglieris che sfugge alla grinfie dell'orco bosniaco (Aza Nikolic) e che tocca il paradiso con l'omettino dell'Illinois. E quel Bonamico che taluni cominciano a chiamare Goodfriend (nato a Genova, ma forse allevato a West Point, chissà mai). E poi il beneaugurante Piero Valenti (quattro scudetti e una splendida liason con il passato se è vero che si unirà in matrimonio con la figlia di Calebotta) e altri ancora che si mettono diligentemente al servizio della comunità.

Quel bimbotto del '43 che suonava alacremente il clarino - il bimbotto Lucio Dalla - voleva fare il play. Non era un caso. Negli anni settanta Little Lucio fa già impazzire i suoi fans con suadenti e struggenti canzoni.

E impazza lui stesso per la Virtus del suo gran cuore.

Si gioca a Varese il match che conta sette volte sette, appunto il settimo sigillo. Ma si può seriamente pensare di andare a sbancare Varese e i suoi ruggenti leoni?

Sì che ci si può pensare. Vince la Virtus, Little Dan diventa Big Dan e Porelli non si dà pace. Datemi quel pallone, voglio quel pallone, urla ai suoi prodi. Povero avvocatone, vorrà la palla per la bacheca vuota che tiene in casa... Benedetti e maledetti, datemi quel pallone che lo devo portare subito a Zangheri, al nostro signor sindaco.

VIRTUS, UNO SCUDETTO LUNGO QUARANTANNI

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 06/04/2016

 

DRISCOLL

Era a Houston, per la final four Ncaa. Ma basta pronunciare le parole Bologna e Virtus per vederlo sorridere. E sentirlo parlare in un perfetto italiano. Terry Driscoll, 68 anni, è ancora legato alla città, al club, ai suoi amici. Driscoll, l'uomo scudetto.

E pensare che quando tornai a Bologna, dopo la prima esperienza alla fine degli anni Sessanta, mi definirono una minestra riscaldata.

Qualcuno avrà rivisto le sue convinzioni.

Sì, alla fine più che una minestra riscaldata ero un bel piatto di tortelli ni in brodo (ride, ndr).

Per Peterson lei è stata la chiave di quel successo.

Dan conosceva bene quel gruppo con il quale stava lavorando già da alcune stagioni. Sapeva cosa avrei potuto dare.

Le sue sensazioni?

Arrivai in un bel gruppo. Avevamo grandi tifosi. Così vincemmo a Varese. Perché lo scudetto, anche se i punti con la Snaidero ci diedero la certezza, lo vincemmo a Masnago, battendo gli invincibili. Varese aveva talento, personalità, esperienza. Pensavo che avremmo potuto farcela, ma non avevo certezze. Quelle vennero dopo quell'impresa.

Quella Sinudyne aveva un bel quintetto.

Caglieris vedeva il gioco come nessun'altro, Antonelli era distaccato e tranquillo. Serafini ci dava sostanza e avevamo puntato su Bertolotti: tanti blocchi per liberarlo. Faceva sempre canestro.

La panchina?

Valenti aveva talento. Non aveva le stesse caratteristiche di Caglieris, ma valeva. Bonamico dava atletismo e incoscienza. Martini era fondamentale. Era bravo e sapeva come caricare i compagni. Tommasini in allenamento non si risparmiava mai. E noi miglioravamo. Poi c'eri Generali. Aveva velocità, poteva difendere su qualsiasi giocatore. Eravamo bel gruppo: tutti contribuirono alla conquista di quello scudetto.

E Peterson?

Impose il suo gioco, le sue visioni. Non posso dimenticare quello che fece per trasformare Villalta.

E lei, per ringraziarlo, quando divenne allenatore, batté Dan in finale scudetto.

Avevo cercato di prendere il meglio da lui. Lo misi in pratica.

È molto che manca dall'Italia.

Prima o poi torno. Bologna e la Virtus mi hanno segnato. Se sono diventato così lo devo alle esperienze che ho fatto in Italia. I miei figli sono in contatto con tanti amici italiani. Un pezzo del mio cuore resta a Bologna.

Lei non sarà sabato con suoi amici.

Ma li sento spesso. Li abbraccio tutti.

La Virtus, che con lei vinse tre scudetti; ora è in zona retrocessione.

Sono cambiale tante cose. Ma non conosco bene la realtà. Qualsiasi giudizio sarebbe sbagliato. Però una cosa la posso dire.

Quale?

Ripeto, non posso muovere critiche. Ma urlare forza Virtus sì.

 

PETERSON

I suoi primi ottant'anni li ha compiuti il 9 gennaio. Per Dan Peterson è una stagione speciale: nemmeno lui ha mai dimenticato quello che combinò il 7 aprile di quarantanni fa, a Bologna, alla guida della sua Virtus. Peterson, cosa le viene in mente di quella Sinudyne?

Il mio primo scudetto. La festa. Ma il titolo lo avevamo messo in cassaforte prima.

Quando?

Tre giorni prima, il 4 aprile, superando Varese. Una Varese che aveva appena vinto la Coppa dei Campioni e non perdeva in casa da sei anni.

Come ci riusci la Virtus?

Con un po' di fortuna. Varese aveva vinto la coppa, forse era stanca. Il calendario ci aveva dato una mano: dovevamo tirarci indietro?

Mai. Ricorda il suo quintetto?

Bertolotti: il miglior realizzatore italiano, 26 punti di media. Caglieris, play sottovalutato, che diverme registra della nazionale. Poi Driscoll, perfetto uomo squadra. La solidità di Serafini, il tiro di Antonelli.

La panchina si usava poco.

Valenti e Bonamico erano importanti. Come gli altri. Ripeto: la chiave fu Driscoll. Conferì esperienza e cattiveria agonistica a un gruppo che conoscevo bene. Con quelle armi espugniamo Varese, prima di vincere in casa, il 7 aprile, contro la Snaidero. Battiamo la Varese di Gamba, Meneghin e Morse e dire che...

Dire cosa?

L'annata comincia male: una vittoria, cinque sconfitte. Ci troviamo a Roma contro una squadra allenata da Valerio Bianchini. Vinciamo. Poi torniamo a Bologna: ci aspetta la Brill Cagliari. All'intervallo siamo sotto, 35-48. Raggiungiamo gli spogliatoi tra i fischi del pubblico. Prima azione della ripresa, canestro facile di Sutter, 35-50. Può essere l'inizio della fine.

E invece?

Invece vedo che Driscoll e Serafini, non i più rapidi e più atletici, cominciano a piegarsi sulle ginocchia. A correre in contropiede. Vinciamo in rimonta con un canestro che provavamo in allenamento. Tap-in volo di Bonamico: capisco che l'aria è cambiata.

Ed è scudetto.

Quasi. Ci sono altri segnali.

Quali?

Inizia la poule finale - non ci sono ancora i playoff - siamo a Roma, contro Bianchini. Siamo pari, ma io non ho più il mio quintetto. Tutti fuori per cinque falli.

E quindi?

Niente paura: ho gli altri cinque. Vinciamo con un canestro da nove metri di Massimo Sacco. Ma c'è un'altra svolta.

Quale?

Nel derby. La Fortitudo è allenata da Aza Nikolic. La Fortitudo è avanti 24-11. Chiamo timeout. Mario Martini, grande amico di Massimo Antonelli, si avventa contro il compagno. Lo insulta, lo accusa di dormire in campo. Tutte cose che avrei dovuto dire io. Antonelli si difende: Martini, anche perché sono amici, si sente in dovere di aggredirlo, verbalmente, con più violenza.

Rissa?

Macché. Torniamo in campo: Antonelli fa 9/9 al tiro. Vinciamo il derby al supplementare.

Poi la magia di Varese.

Con un'altra magata. Anziché dormire la notte prima della gara a Varese, alimentando il nervosismo dei ragazzi, partiamo la domenica mattina in pullman, d'accordo con Porelli. Battiamo Varese, tre giorni dopo facciamo lo stesso con Udine. Che bella festa.

 

Il commento di Angelo Costa: NOSTALGIA DI UNA RICETTA VINCENTE

Troppo facile parlare di nostalgia davanti a uno scudetto vinto quarantanni fa: succede sempre, specialmente se, rispetto al passato, il presente è meno felice. Questo è decisamente triste, condito dalla paura del futuro: la Virtus che quattro decenni fa decollava verso anni di gloria è decisamente lontana da quella che oggi ancora sgomita per restare in serie A e, soprattutto, non sa ancora che destino avrà. Indipendentemente dal campionato in cui giocherà. Si dirà che sono cambiati i tempi e, di conseguenza, il modo di vivere uno sport: di quel 1976 in cui la Virtus si cucì sul petto lo scudetto restano più ricordi che tracce concrete. Quello era un basket che difficilmente faceva passi più lunghi di quanto la gamba consentisse e contava su un socio forte chiamato pubblico: su quel tipo di società, nate sulle spalle di dirigenti di spessore (alla V nera c'era Porelli, basta la parola) si arrivò all'era del boom. Quello era un basket che costruiva giocatori e, insieme a loro, un'identità: chi non era nato in quella Virtus, come minimo vi si era affermato. Quello era un basket in cui la parola squadra aveva un senso anche perché si parlava una lingua sola ed era l'italiano: sarà un caso, ma dopo quarantanni, quelli che facevano parte di quel gruppo si ritrovano ancora per andare a cena assieme. Sarà anche sbagliato rimpiangere il passato, ma l'errore vero è prenderlo come unico riferimento: piaccia o no, si vive una realtà diversa. Non basta alla Virtus attuale assomigliare a quella di un tempo: conti in ordine, vivaio fertile e una buona fetta di italianità ci sono. A mancare è la continuità finanziaria, che si sperava di trovare con l'aumento di capitale per arrivare a un socio forte, in grado di subentrare alla Fondazione. Un volto nuovo (Zanetti) o anche noto (Cazzola), in grado di far funzionare una macchina che ha tutti gli optional, ma è col serbatoio in riserva. Chi aveva l'occasione di rilanciare, ancora non si è visto: per non viver di soli rimpianti, si attende che uno così si faccia avanti in fretta.

Piero Valenti nel tradizionale taglio della retina dopo aver vinto lo scudetto

VIRTUS, LO SCUDETTO DI QUARANT'ANNI FA

di Walter Fuochi - repubblica.it - 07/04/2016

 

Quarant’anni fa, oggi. E’ il 7 aprile del ‘76, mercoledì, quando la Virtus batte Udine 94-68 e rivince lo scudetto che le mancava da vent’anni. Meglio, lo festeggia al Madison, tra la sua gente. Perchè, in realtà, tutto era già accaduto prima: il 4, domenica. Fu sbancando (82-75) l’arena di Varese, dove non vinceva mai nessuno, che la Sinudyne si cucì in petto il settimo tricolore. Facendo, con pazienza, un altro passo indietro, pochi giorni prima, il giovedì 1, la Mobilgirgi aveva vinto a Ginevra, in finale sul Real Madrid, la sua quinta Coppa dei Campioni: una prova di forza tranciante, tanto che nel suo pezzo di vigilia l’illustre firma d’area lombardo-veneta scrisse che la Virtus poteva espugnare Masnago solo se ne fosse crollato il tetto. Poche ore dopo, l’infelice predizione veniva rinfacciata ad alta voce da uno storico tifoso inerpicatosi fino alla tribuna stampa: un indice che avrebbe voluto essere una clava pendolò più volte fra la cupola intatta e il mento dell’inviato.

Non doveva succedere, successe. Come, ce l’avrebbe poi spiegato Dan Peterson, il demiurgo di quel campionato impensabile, in cui i suoi emersero dal mucchio delle sfavorite in un torneo all’italiana che aveva poi una coda nella poule scudetto, sempre all’italiana. La sua analisi, anche riletta oggi fra ricordi nebbiosi, ritrasse l’impresa con più nitidezza di chiunque altro. Dan non lo sapeva ancora, ma sarebbe diventato pure un fenomeno di giornalista. Del resto, doveva ancora canonizzarsi come tecnico: a Bologna colse il primo titolo, per le epopee ci volle poi la salita a Milano. Aver visto tutte quelle giornate significa aver valicato il mezzo secolo. Ossola e Iellini, Bisson e Zanatta, Morse e Meneghin, più altri attori non protagonisti, formavano la Varese di Sandro Gamba. Caglieris e Valenti, Antonelli e Bertolotti, Bonamico e Sacco, Serafini e Driscoll la Bologna di Dan Peterson. Mario Martini, imberbe, agitava asciugamani in panchina e menava le mani, in quei pochi minuti che entrava. Squadre più destinate ai ricordi dei frenetici Grand hotel odìerni schieravano un solo straniero. Terry Driscoll, la minestra riscaldata più fragrante dell’epoca, tenne su di peso la Vu nel primo tempo, quando, secondo lo Iellini di vigilia, Varese avrebbe già dovuto chiudere la pratica. La clessidra che sfarinava il tempo senza che arrivasse la spallata diede fede, come sempre, agli sfidanti. Poi, l’infallibile Bob Morse quel giorno fallì, fermato a 11 punti dalla marcatura di uno sfrontato ventenne, Marco Bonamico. Bertolotti e Antonelli aprirono il fuoco, Caglieris pilotò tutti al trionfo. Varese alzò le mani, Bologna mise sullo scudetto quelle dei suoi increduli, meravigliosi ragazzacci, ora ingrigiti reduci, quando sabato sera, nella stessa saletta di Cesari ch’era il covo d’allora, ricorderanno insieme, quarant’anni dopo.

I RAGAZZI IRRESISTIBILI, QUARANT'ANNI DOPO

tratto da www.virtus.it - 10/04/2016

 

Ritrovo da “Cesari” in via dè Carbonesi. Oggi come allora la tana di questi eterni ragazzi che non hanno dimenticato il senso del fare gruppo e i valori dell’amicizia. Perché erano legami forti, quelli che permisero loro, nell’aprile del 1976, di attaccarsi al petto il triangolo tricolore e riportare uno scudetto in casa Virtus, dopo vent’anni dal precedente.
Ieri sera, solo pochi e giustificatissimi assenti. Terry Driscoll, che si è tenuto comunque in contatto con la truppa durante la cena, Gianni Bertolotti e Piero Valenti, oltre a coach Dan Peterson che non ha voluto far mancare ai suoi eterni campioni un saluto affettuoso via telefono. Tutti presenti gli altri, con il “bocia” Bonamico, cresciuto ormai anche lui, pronto a cedere lo scettro del più in forma (“Antonelli, da questo punto di vista, ci batte tutti…”). Una serata particolare, di quelle che ti fanno capire che le cose davvero irripetibili sono quelle che durano nel tempo, e si portano dietro valori come amicizia e affetto. Cose che non si possono spendere, e forse nemmeno raccontare.

Antonelli e Caglieris sulla panchina dedicata a Lucio Dalla

(foto di Massimo Antonelli)

QUARANT'ANNI DOPO

di Walter Fuochi - www.repubblica.it - 10/04/2016

 

Sabato sera urbano, saletta al primo piano del ristorante Cesari, nel cuore della città dove non si perde neanche un bambino. Hanno già fatto le loro brave foto sulla panchina con la statua di Lucio, i vecchi ragazzi del ’76 che quarant’anni fa vinsero anche per lui tifoso il settimo scudetto della Virtus, quando antipasti misti e gramigna alla salsiccia, scaloppina bolognese e il mitologico crem caramel che non faceva cadere il cucchiaino li riaccolgono come abbondanti madeleine ai tavoli della festosa mensa che fu. A stappare bottiglie e ricordi tra quelle familiari fragranze ci sono Charly Caglieris, Marco Bonamico, Aldo Tommasini, Massimo Sacco, Gigi Serafini, Mario Martini e Massimo Antonelli. Hanno mandato la giustificazione Piero Valenti e Gianni Bertolotti, oltre a coach Dan Peterson, fresco di interventino, e Terry Driscoll, che adesso sta dalle parti di Washington.

Completano le foto ricordo attori non protagonisti, dal Terrieri speaker del palasport al Moro ginnasiarca, dal Catorchi uomo Sinudyne al Macchiavelli cronista, fino al me stesso che all’epoca, uscito dalla panchina dopo troppi n.e. già da cadetto e da juniores e il benedetto invito a provarci con la penna, scribacchiava le prime cose su “Il basket”, patinata rivista bolognese. Si stampava tanto, e tanto di bello, intorno a un gioco che cominciava a montare come boom, di sport, ma anche di costume, e Bruno Bogarelli, milanese con amici qui, direttore all'epoca dei "Giganti del basket", s'era portato l'altra sera, da regalare come piatti del buon ricordo, le copie di quelle pagine a colori, con l'indelebile trionfo della Virtus. Ha chiamato infine, da Milano, Bariviera, che c'entra poco con la Virtus (anche se un altro scudetto diede una mano a vincerlo, nell'84, con diversa maglia...). C'entra con Basket City, però: era qui, Renzo il magnifico, al Gira Fernet Tonic, quando le squadre di Bologna in serie A erano addirittura tre.

Gli stessi coi quali ci si parlava, ai tempi, senza bisogno di permessi dall’ufficio stampa erano lì a riannodare lembi di vite vissute con la pallacanestro, ma non solo. Di tutti, solo Bonamico ha odierni rapporti col basket professionistico, gli altri vivono qui o altrove, fanno i rappresentanti di commercio o gli insegnanti, ad alcuni è andata bene, ad altri meno, seguono ancora, chi poco chi molto, chi a Casalecchio e chi dove abita, ma non si rivedono nelle squadre d’oggidì, perché all’epoca si stava anche dieci anni in un club, ci si nasceva dentro, ci si cresceva, nell'epica foresteria della Virtus governata dalla signora Porelli, si camminava insieme finchè i più bravi riuscivano ad arrivare in serie A. O allo scudetto: 9 su 12, di chi ruotava in quella squadra del '76, allevati nel vivaio, e solo Caglieris, Bertolotti e Driscoll presi dal mercato. Come Villalta poche settimane dopo il trionfo: da Mestre, per 400 milioni, cifra record. E sintomo pure di come quello scudetto imprevisto e dolcissimo fece poi da boa strategica per i piani societari di Porelli: di lì ragionò da grande club, la Virtus, e vennero i Cosic e i McMillian, i titoli del '79 e dell'80, le finali perdute, la Coppa dei Campioni sfiorata a Strasburgo.

Si poteva, a quella tavola, parlare di tutto questo e contestualizzare questa storia in tante storie. Oppure si poteva cambiar registro ed evocare il clima, in campo e fuori, della Bologna che in quegli anni ’70 aperti ai venti di nuove libertà trovò nel basket lo sport di un'affollata socialità alla moda e nei suoi giocatori interpreti popolari ed ambiti. Giovani e forti, belli e sani, si trovarono destinati a spopolare anche come magnifiche prede, poi placate e accasate, ancora insieme o separate, e senza famiglia il Max Antonelli tuttora gloriosamente single, più simile oggi che allora al Belmondo che lo etichettava, anche se Dalla lo chiamava, misteriosamente per i più, "la Morte": forse perché quel suo tiro molto più indietro di una linea da tre che ancora non esisteva era una sentenza di condanna altrui, finchè non ruppe con Porelli per i soldi, lasciò la casa madre e si ritrovò a far canestro altrove, da splendido girovago, come ama sentirsi ancora.

Da sinistra: Macchiavelli, Terrieri, Serafini, Sacco, Tommasini, Martini, Fuochi, Bonamico, Bogarelli, Caglieris, Antonelli

(foto di Giorgio Moro)

MOMENTI DI GLORIA

Il ricordo di quella domenica indimenticabile. I rossoblù battono il Cesena con un rotondo 5-3, Poco più tardi, i bianconeri restano al comando vincendo contro Venezia. Era il 28 marzo 1976...

di Ezio Liporesi - Corriere dello Sport - Stadio 28/03/2020

 

Nel 1976 Franco Bifo Berardi, tra i fondatori di Radio Alice viene arrestato con l'accusa di fare parte delle Brigate Rosse. Scagionato dalle accuse, viene liberato un mese dopo. Nel frattempo Radio Alice, per richiedere la sua scarcerazione, organizza una manifestazione, "Facciamo festa alle repressioni", cui partecipano 10.000 persone. È il 28 marzo 1976.

Nel pomeriggio la città ospita due eventi sportivi tradizionali, ma importanti. Per la ventitreesima giornata di campionato, ottava di ritorno, il Bologna all'ottavo posto con 23 punti, affronta il Cesena, sesto con 26 e reduce dalla vittoria contro la capolista Juventus. È un derby nato da poco, ma già la rivalità è sentita. Al primo minuto gol del Bologna: Nanni lancia Clerici che salta Boranga e insacca. Al 7' Punizione di Frustalupi sulla traversa, irrompe Ceccarelli e pareggia. Al 19' Vanello tocca una punizione in profondità per Cresci che gonfia la rete sotto il sette, 2-1. Al 24' tiro cross di Frustalupi, il portiere felsineo Mancini non trattiene e Bertarelli ne approfitta, 2-2. Al 21' del secondo tempo, in contropiede, Urban fulmina il portiere rossoblù. Passano sette minuti e Clerici, su punizione, infila l'angolino, firmando la sua doppietta personale e riportando le squadre in parità. Dopo due minuti il Gringo, ancora protagonista, crossa al bacio per Chiodi che incorna in rete, 4-3. Al 44' ancora il numero undici del Bologna s'invola in azione personale e trafigge Boranga, Bologna Batte Cesena 5-3. Con questa bella vittoria la squadra allenata da Pesaola supera il Perugia, sconfitto a Verona e si posiziona al settimo posto ad un punto dai bianconeri romagnoli. In quella stessa giornata il fanalino di coda Cagliari batte la Sampdoria con lo stesso punteggio maturato al comunale di Bologna, il Milan vince il derby di Milano raddoppiando il vantaggio sui cugini e consolidando così il terzo posto, il Torino di Radice prevale nella stracittadina della Mole (sul campo e poi a tavolino per un petardo che scoppiò vicino al portiere Castellini nel primo tempo) e si avvicina ad un solo punto dalla Juventus, alla seconda sconfitta consecutiva.

Ecco le formazioni in campo nel derby emiliano-romagnolo:

Bologna: Mancini F., Valmassoi, Cresci, Bellugi, Roversi, Nanni, Trevisanello II (34 pt Mastalli), Vanello, Clerici, Maselli, Chiodi.

Cesena: Boranga, Ceccarelli, Oddi, Zuccheri, Danova, Cera, Rognoni, Frustalupi, Bertarelli (27 pt Petrini S.), Festa, Urban.

Giusto il tempo di spostarsi dallo stadio a Piazza Azzarita per vedere la Virtus impegnata nell'undicesima giornata, quarta di ritorno della poule scudetto. La squadra bianconera ha, fin qui, ottenuto dieci vittorie e comanda la classifica con due punti di vantaggio sulla Mobilgirgi Varese, sconfitta solo nella sfida di Bologna. Le V nere devono affrontare, al Palasport, la Canon Venezia, reduce nel turno precedente dalla trasferta di Varese, dove ha costretto la Mobilgirgi al supplementare. La Virtus aveva avuto, invece, nettamente la meglio sulla Mobilquattro Milano, sempre in casa per 104 a 73. Nel primo tempo il pressing di Zorzi mette in difficoltà gli uomini di Peterson; il coach delle V nere risponde con una zona 2-3, poi i bianconeri trovano più sicurezza in attacco. Il primo tempo si conclude 50-50. Poi la Sinudyne chiude un po’ in difesa e prende un buon vantaggio, dilapidato un po' nel finale, ma senza mai mettere in discussione la vittoria, 90 a 82. Bertolotti, 20 punti (12 su 20), e Antonelli 27 (13 su 19), sono i grandi protagonisti. In doppia cifra anche Driscoll con 16 punti e Serafini con 10. I 7 punti di Caglieris completano un bottino tutto realizzato dal quintetto base. Nella stessa giornata netta vittoria di Varese a Roma contro la Stella Azzurra targata IBP, un buon allenamento per i lombardi, in vista della finale di Coppa dei Campioni, in programma nella settimana entrante, e dello scontro con la Virtus della domenica successiva.

Ecco il tabellino della Virtus:

Caglieris 7, Antonelli 27, Valenti, Sacco, Martini, Bonamico, Driscoll 16, Serafini 10, Tommasini, Bertolotti 30.

 

 


 

"VIRTUS 1976, ERAVAMO QUATTRO AMICI AL BAR"

Serafini Il gigante Gigi: "Che squadra con Caglieris, Antonelli, Bertolotti e Driscoll. Bonamico decisivo a Varese: e scudetto fu"

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 31/05/2020

 

Storie di un gigante, scoperto da un altro che piccolo non era. Luigi Serafini è nato a Casinalbo (Modena), il 17 giugno 1951. Duecentodieci centimetri di dedizione e sacrificio, scoperti, quasi per caso, da Nino Calebotta, gloria bianconera, scomparsa nel 2002, che di centimetri ne metteva insieme 204.

"Nino faceva il rappresentante di medicinali – racconta Gigi –. Un giorno passando da Casinalbo cominciò a parlare con il medico. E proprio il medico gli disse che, in paese, c’era uno anche più alto di lui. La storia con la Virtus è cominciata così".

Prima di incontrare Calebotta Gigi non sapeva cosa fosse un pallone da basket. Aveva 15 anni e, dopo la terza media, aveva cominciato a lavorare in fabbrica. Poi l’incontro che cambia la vita: Gigione resta in Virtus dal 1968 al 1977, disputa 229 partite realizzando 2.821 punti. E contribuendo, da par suo, alla conquista della Coppa Italia del 1974 e dello scudetto del 1976.

"La finale di Coppa Italia, vinta con Udine a Vicenza coincide con una delle mie partite migliori. Alla fine 23 punti, tanti quanti quelli di Fultz. Ma lui era John Mitraglia. Per noi lunghi, il destino era un altro".

Rivede quegli anni, Gigi. Rivede gli amici, uno per uno. Anzi, un gruppo di amici. "Non ce n’era uno in particolare anche se forse con Gianni Bertolotti c’era un feeling particolare. Ma chi dimentica Caglieris, Antonelli, Driscoll e Bonamico?".

Tra la Coppa Italia e lo scudetto anche una scoperta clamorosa. Esisteva qualcuno più alto di lui. "Non è capitato spesso – sorride Gigi, parlando da altezze che noi umani… –. Ma Tom Mc Millen era più alto di me. Anche più forte. Studiava a Oxford, il venerdì arrivava a Bologna, il sabato si allenava e la domenica subito in campo. Poi, il lunedì, di nuovo Gran Bretagna".

Nei primi anni Settanta un altro incontro fondamentale. "Dan Peterson, mai dimenticato il primo incontro. Capelli lunghi, pantaloni a quadri a zampa d’elefante. Sembrava un paggetto. Io e i miei compagni ci guardiamo e cominciamo a ridere".

Non si limitano a ridere, Gigi e i suoi amici, sono sicuri. "Questo non dura", dicono in coro.

"E infatti ci abbiamo talmente preso che ci siamo trovati davanti l’uomo che ci ha trasformato. Che ha rivoluzionato la pallacanestro italiana. E grazie a lui abbiamo vinto lo scudetto".

Quel pezzetto di stoffa tricolore resta nel cuore di Gigi. "Vent’anni dopo l’ultima vittoria. Bologna lo aspettava da tempo. E dire che, al pronti via, cinque partite e cinque sconfitte. Nessuno ci dà per favoriti. Poi cominciamo a vincere e non finiamo più".

Poule finale, l’apoteosi contro Varese, Masnago espugnata. "La Mobilgirgi aveva giocato giovedì la finale di Coppa dei Campioni, battendo il Real Madrid. La domenica la partita perfetta con Marco Bonamico che, in difesa, fa impazzire Bob Morse: tre sfondamenti a metà campo. E il trionfo"

Contro Meneghin, uno che giocava duro. "Se andavi sotto, la ‘crocca’ arrivava. Bastava saperlo. Se giocavi da fighetto ne uscivi con le ossa rotta, se ti preparavi, potevi parare o attutire il colpo".

Rivede i compagni, Gigi. "Cominciamo dal Nano. Caglieris era piccolo, ma aveva testa e intelligenza straordinarie. Il playmaker migliore che abbia avuto la Virtus. Antonelli era un grandissimo tiratore, magari non si applicava molto in difesa. Ma in attacco faceva canestro. Bertolotti valeva un americano, fortissimo. E Driscoll era tosto, preparato. E si integrò subito con la squadra".

Dell’impatto di Peterson ha già detto, resta il nume tutelare di quel gruppo. "L’avvocato Porelli era un duro. Potevi andare da lui con mille idee, ma alla fine si faceva quello che voleva lui. E quasi sempre aveva ragione. Davvero una grande persona".

Difficile la vita per i pivot di quegli anni. "Rimbalzi, blocchi, stoppate. Tiri pochi. Quello che riuscivamo a raccattare in qualche modo sotto canestro. Per fortuna che io potevo contare su un regista del calibro di Charlie Caglieris, che la palla sapeva dartela sempre e comunque. E nel migliore dei modi".

IL RECORD VIRTUSSINO DI MASSIMO ANTONELLI

di Ezio Liporesi - 1000cuorirossoblu - 03/07/2020

 

Cresciuto nelle giovanili bianconere, Massimo Antonelli fece le sue prime apparizioni in prima squadra nelle stagioni 1969-70 e 1970-71, poi andò due anni in prestito, il primo a Pescara e il secondo a Vigevano. Aveva lasciato la Virtus sull'orlo del precipizio, salva solo dopo gli spareggi di Cantù e, quando tornò, ritrovò invece una formazione molto più solida che vinse la Coppa Italia e fu quinta in campionato. L'anno dopo si salì di un gradino e per Max ci fu anche l'esordio in Europa, nella Coppa delle Coppe (fu anche per la Virtus la prima esperienza europea guadagnata sul campo, la Coppa dei Campioni del 1960-61 fu infatti disputata in sostituzione del Simmenthal campione). È nel 1975-76 che Massimo esplode letteralmente come giocatore: fa, infatti, parte del quintetto che vince il titolo tricolore. Dopo il terzo posto nella prima fase, le V nere vincono le prime tredici gare della Poule scudetto arrivando al titolo, per poi perdere l'ultima ininfluente partita. Guardia dal tiro implacabile, Antonelli fu soprannominato "La Morte" da Lucio Dalla, per la sua freddezza nell'eseguire quel fondamentale; Peterson lo utilizzò in qualche occasione anche da playmaker. Proprio nella poule scudetto diede il meglio di sé: passò da una media punti di 12,72 a una di 16,78, superando tre volte i venti punti, che erano stati il suo massimo nella stagione regolare. Ne realizzò 21 contro i campioni uscenti di Cantù, 26 nel derby di ritorno vinto al supplementare, in una gara che Max aveva cominciato malissimo, poi 27 contro la Canon Venezia, ma fu fondamentale anche nelle due gare decisive vinte contro Varese. In quella stagione la Sinudyne disputò anche la Coppa Korac. Dopo due facili vittorie negli ottavi di finale, le V nere affrontarono il girone che qualificava la vincente alle semifinali. Per ottenere i due punti occorreva vincere il doppio confronto. I bolognesi esordirono a Varna, in Bulgaria, il giorno dell'epifania del 1976, con una vittoria per 80 a 71. In quell'occasione Antonelli mise a segno 36 punti, che sono il punteggio più alto ottenuto da un giocatore della Virtus nelle due apparizioni in quella manifestazione. Record che resterà imbattuto perché oggi quella coppa non si disputa più. Massimo segnò 28 punti anche nella vittoria 98 a 75 contro il Partizan che ribaltò il meno 17 di Belgrado. Lo stesso punteggio Max lo ottenne nell'ultima gara a Leverkusen, mentre in quella d'andata contro i tedeschi ne realizzò 24. In semifinale non bastò vincere a Spalato di nove punti, perché poi le V nere persero in casa di tredici e furono eliminate. Nella stagione successiva la Virtus arrivò seconda e fu un tiro libero di Max a mandare le V nere in finale, spareggiando la bella di semifinale al Pianella contro Cantù, il lunedì di pasqua del 1977. Altro secondo posto nel 1977-78, ma l'apporto di Max soffrì della preparazione saltata per questioni contrattuali. Emigrò poi a Mestre e, successivamente, a Napoli. Oggi Antonelli si occupa ancora di basket con Tam Tam Basketball, un'associazione che permette di fare basket a tanti ragazzi che altrimenti non ne avrebbero possibilità, offrendo oltretutto un appoggio psicologico ove necessario. Il progetto più innovativo, e per distacco, della pallacanestro italiana negli ultimi anni.

 



 

LA PRIMA PIETRA DEL SETTIMO SCUDETTO

di Ezio Liporesi - 1000cuorirossoblu - 19/01/2021

 

18 gennaio 1976. La Virtus ha chiuso la prima fase al terzo posto, dietro Varese e Cantù. Ora deve iniziare la poule scudetto e la prima gara è a Roma contro la Stella Azzurra IBP. I romani partono con Malachin, Quercia, Vecchiato, Tomassi e Sorenson; risponde la Sinudyne con il solito quintetto, Caglieris, Antonelli, Bertolotti, Driscoll e Serafini. Bolognesi subito avanti 10 a 16, poi l'allenatore della squadra di casa, Valerio Bianchini, cambia qualcosa e i capitolini rimontano e sorpassano, fino al 40 a 35 quando mancano due minuti al termine del primo tempo. Ci pensano Caglieris e Driscoll a rimettere le cose a posto e a mandare le squadre negli spogliatoi in perfetta parità, 42-42.

A inizio ripresa l'IBP perde alcuni palloni e i bolognesi ne approfittano con Driscoll e Serafini per prendere vantaggio. Nella seconda metà della ripresa i bolognesi perdono per raggiunto limite di falli tutto il quintetto base ad eccezione di Antonelli. Nella Stella Azzurra esce per cinque falli invece il solo Tomassi, così i romani recuperano, ma la Virtus regge. Si arriva sul punteggio di 85 pari a pochi secondi dal termine, quando Sacco si trova libero a notevole distanza dal canestro e scocca il tiro del successo. È la prima di una serie di tredici vittorie consecutive che porteranno la Virtus a conquistare il settimo scudetto.

 

Stella Azzurra IBP Roma: Quercia 10, Bondi 4, Lazzari 2, Kunderfranco 4, Malachin 13, Corno 8, Vecchiato 8, Tomassi 8, Fossati 3, Sorenson 25.

Virtus Sinudyne Bologna: Caglieris 16, Antonelli 17, Valenti 1, Sacco 3, M. Martini, Bonamico 1, Driscoll 18, Serafini 21, Tommasini, Bertolotti 10.

QUELLA MERAVIGLIOSA CONCRETA SINUDYNE

Battendo Varese nella gara di andata della poule scudetto, nel 1976 i bianconeri presero consapevolezza di poter conquistare il settimo titolo tricolore

di Ezio Liporesi - Corriere dello Sport - Stadio - 27/02/2021

 

Campionato 1975/76. Lo riviviamo attraverso le parole di Terry Driscoll: "All'inizio l'uomo più importante per noi è stato Bertolotti, che è esploso, segnando trenta punti a partita, guidando davvero la squadra in campo, da capitano" racconta il pivot della Virtus "Così anche se io segnavo poco o Caglieris sbagliava qualcosa o Antonelli non dava ancora la sicurezza che avrebbe dato nella poule scudetto, Gianni rimediava col suo tiro. Dopo anche lui ha passato una fase in cui segnava meno, era meno preciso. A quel punto, però, la Sinudyne era già una squadra completa. All'inizio della poule tutti e cinque gli uomini del quintetto base erano nei primi venti marcatori del campionato e questo significa che se un giorno uno di noi non andava, c'erano altri ugualmente pericolosi. Dunque era difficile controllarci. E quindi in un certo senso non è possibile dire che il migliore è stato uno: anche Antonelli, Caglieris, io, Serafini abbiamo dato molto; anche Piero Valenti quando ha dovuto sostituire Caglieris ha fatto tutto benissimo, niente di meno di quello che avrebbe saputo dare Charly; e così anche Bonamico è stato utilissimo. Da noi proprio tutti, anche Tommasini, Sacco, Martini, che pure giocano poco in partita, si sono dimostrati importanti. Di scudetto non abbiamo mai parlato molto noi giocatori. Era Peterson a parlarci spesso dello scudetto. Quando è iniziata la poule lui ci ha detto che avevamo un calendario favorevole, che potevamo vincere le prime sette partite e allora avremmo messo nei guai Girgi e Forst. Ci disse anche che se facevamo tutto per bene verso la fine del campionato avremmo giocato sicuramente per lo scudetto". Chiaramente la gara più difficile di quelle sette era la quinta, perché la Virtus aveva risolto a proprio favore le prime quattro (a Roma, il derby e le trasferte di Milano sponda Mobilquattro e Venezia), ma anche la Mobilgirgi Varese aveva vinto le precedenti. Riviviamola: parte forte Varese, ma la Virtus rimonta fino al -5 dell’intervallo. L’inizio del secondo tempo è splendido: sorpasso con Antonelli dall’angolo e tutto il palazzo scatta in piedi, poi è un crescendo virtussino fino al più undici; i lombardi rientrano un po’, ma a trentacinque secondi dalla sirena, Martini segna da sotto il più sette, l’asciugamano di Serafini in panchina vola in alto a sancire il successo. L’indomani Il Resto del Carlino titola: Sinudyne meravigliosa 77-70 alla Girgi. Ai varesini non è bastato un grandissimo Morse che, pur febbricitante, ha messo a segno quaranta punti. Per i bianconeri 24 punti di Driscoll, 23 di Serafini, 11 di Bertolotti e 10 di Antonelli. Poi la Sinudyne vinse a Udine, e si trovò davanti ben cinque gare da disputare al Palazzo dello Sport di Bologna: lo scontro con Cantù, la prima di ritorno contro Roma, poi il derby in trasferta e le partite contro Mobilquattro e Canon Venezia; insomma Peterson aveva visto bene, perché sfruttando questo calendario favorevole e vincendole tutte le V nere si presentarono a Varese con due punti di vantaggio contro la Mobilgirgi freschissima campione d'Europa. Superato anche quest'ostacolo, la squadra di Peterson si laureò campione d'Italia battendo la Snaidero, arrivando alla tredicesima vittoria consecutiva nella poule scudetto (diciottesima considerando anche le ultime gare della prima fase). Solo a scudetto acquisito la Virtus perse l'ultima gara, in trasferta contro gli ex campioni di Cantù, ma ormai il settimo scudetto era acquisito. Era stato Peterson ad avere la vista lunga, come ribadisce ancora Driscoll: "Fra noi giocatori non s'è parlato tanto di scudetto, siamo rimasti tranquilli. Ecco, prima della partita con la Snaidero, Bertolotti mi ha chiesto se avevo dormito la notte. Io avevo dormito benissimo. Ero stanco la sera, non avevo pensieri".

Virtus Sinudyne 77: Caglieris 5, Valenti, Antonelli 10, Sacco ne, Martini 2, Bonamico 2, Driscoll 24, Serafini 23, Tommasini ne, Bertolotti 11. Allenatore: Peterson.

Mobilgirgi 70: Iellini 8, Morse 40, Ossola 3, Meneghin 11, Bisson 4, Zanatta 1, Rizzi 3, Gualco ne, Salvaneschi ne, Carraria ne. Allenatore: Gamba.

 

 


 

Antonelli a cenestro nella fondamentale vittoria di Varese

IL SETTIMO SIGILLO

Quarantacinque anni il trionfo degli uomini di Peterson. 7 aprile 1976, contro la Snaidero al "piccolo Madison" l'entrata dei giocatori è un momento di altissima emozione: serve una sola vittoria per arrivare allo scudetto, che manca a Bologna da vent'anni, e l'attesa è spasmodica. Finirà 94-68... Il settimo scudetto è vinto in un tripudio di applausi, cori e brindisi.

di Ezio Liporesi - Corriere dello Sport - Stadio - 07/04/2021

 

Il campionato 1975-76 inizia con la vittoria sulla Snaidero Udine, ma dopo arrivano cinque sconfitte consecutive, compresa quella contro la Mens Sana in casa quando l’inutile vittoria bianconera è ribaltata a tavolino perché un giocatore senese, Ceccherini, viene colpito da una moneta lanciata dagli spalti, dove era montata la contestazione agli arbitri per un fallo fischiato ad Antonelli. Nelle successive sedici partite la Virtus vince quattordici volte, uscendo sconfitta solo in casa contro i campioni in carica di Cantù per soli tre punti dopo un’avvincente partita e, nettamente, a Varese. Al termine della regular season i bianconeri sono saldamente al terzo posto, ma avendo perso i quattro confronti con le squadre che la precedono in classifica, Mobilgirgi Varese e Forst Cantù. La poule scudetto che allinea le prime sei del campionato di A1 e le prime due di A2, inizia con una vittoria in diretta Rai a Roma contro l’IBP: finisce 87-85 con un decisivo Sacco nel finale. La Virtus batte poi i cugini nel derby casalingo e vince la doppia trasferta successiva, di tre punti a Milano contro la Mobilquattro, più nettamente nella temibile tana della Reyer Venezia, che due giornate prima aveva fermato i campioni in carica della Forst. Si arriva allo scontro diretto con Varese, l'unica a reggere fino a quel momento il ritmo dei bolognesi. Una Sinudyne meravigliosa soffre nel primo tempo, poi si scatena: 77-70 alla Girgi, che perde dopo quindici vittorie consecutive in campionato. In contemporanea Cantù cade a Roma. Le V nere vincono a Udine, poi sono attese da cinque gare da disputarsi in piazza Azzarita: la prima a cadere è Cantù e così la Sinudyne conclude senza sconfitte il girone d’andata. La classifica vede la Virtus a 14, la Mobilgirgi a 12, Fortitudo Alco a 8, Cantù e Roma a 6, Mobilquattro Milano e Venezia a 4 e Udine a 2. Ormai lo scudetto è un affare fra bolognesi e varesini. Dopo essere stata eliminata dalla Coppa Korac in semifinale, la Virtus batte la Stella Azzurra Roma, vince il derby al supplementare, poi fa fuori in successione Mobilquattro Milano e Canon Venezia. Il 4 aprile, nella tana di Varese che in settimana si è laureata campione d’Europa, la Sinudyne compie un capolavoro e trionfa, trovandosi con quattro punti di vantaggio a due giornate dalla fine. Il 7 aprile, contro la Snaidero l’entrata dei giocatori è un momento di altissima emozione, serve una solo vittoria per arrivare allo scudetto, che manca da Bologna da vent'anni, e l'attesa è spasmodica. La Virtus, abitualmente in bianco nelle gare casalinghe, gioca con la stessa maglia nera con cui si è esibita a Varese. Pronti via e 10-0 Virtus firmato da un contropiede di Caglieris. I friulani inizialmente rimontano, ma poi per gli uomini di Peterson è una cavalcata vincente, fino al 94-68 con tutti i dieci bianconeri a segno. Il settimo scudetto è vinto in un tripudio di applausi, cori e brindisi. Ininfluente l'ultima sconfitta contro i campioni uscenti di Cantù, ormai il tricolore è saldamente cucito sulle canotte bianconere.

 

Virtus Sinudyne 94: Caglieris 17, Antonelli 18, Valenti 2, Sacco 4, Martini 1, Bonamico 2, Driscoll 26, Serafini 8, Tommasini 2, Bertolotti 14. Allenatore: Peterson.

Snaidero Udine 68: Andreani 7, Presacco 2, Viola 4, Giomo 10, Cagnazzo 4, Malagoli 6, Fleischer 20, Milani 8, Savio 7. Allenatore: De Sisti.

 


 

IL LANCIO DELLA MONETINA

Come oggi, era la terza giornata di campionato, e una moneta scagliata dagli spalti fece perdere a tavolino il match con Siena. Da lì iniziò una crisi, prima della risalita e... dello scudetto 1976

di Ezio Liporesi - Corriere dello Sport - Stadio - 10/10/2021

 

Campionato 1975/76, terzo dell'era Peterson. Dopo la Coppa Italia del 1974, quando Fultz trascinò le V nere alla conquista della Coppa Italia, che fece riaprire la bacheca bianconera chiusa dallo scudetto del 1956, era arrivato l'anno del grande Tom McMillen che aveva fatto cose mirabolanti, tanto da detenere tuttora il record di media punti nella storia della Virtus, con 29,94 a partita. Ora ci si affidava a Terry Driscoll, americano di ritorno dopo la stagione alla Virtus del 1970/71, e a Charlie Caglieris, arrivato dalla Fortitudo per sostituire Albonico, nella speranza di arrivare ancora più su. Il campionato cominciò con una bella vittoria, 103 a 92, sulla Snaidero, poi arrivarono i dolori. Un'inaspettata sconfitta a Forlì, 94-93 al supplementare poi, alla terza giornata, la sempre calda sfida contro la Mens Sana Siena, sponsorizzata Sapori, guidata in panchina da Ezio Cardaioli. La gara risultò combattuta, i toscani sono avanti 32-35, ma al sesto del secondo tempo il senese Ceccherini venne colpito da una moneta lanciata dagli spalti, dove era montata la contestazione agli arbitri per un fallo fischiato ad Antonelli. La partita riprese, mentre il giocatore del Sapori veniva trasportato all'ospedale Maggiore, dove fu dichiarato guaribile in sei giorni. Il 72 a 62 finale, un distacco maturato negli ultimi cinque minuti di gioco, nonché i venti punti di Serafini da una parte e Franceschini dall'altra furono cancellati dallo 0-2 a tavolino. Tre giorni dopo, una Virtus ancora sotto choc, perse nettamente a Milano contro la Mobilquattro; poi, dopo l'atteso arrivo della decisione sulla gara contro Siena e la relativa sconfitta a tavolino, venne un'altra batosta esterna, contro i campioni d'Italia della Forst Cantù, 88-77. Quella moneta criminale aveva portato anche alla squalifica del campo di Bologna, così i campioni d'Europa della Mobilgirgi Varese furono affrontati sul neutro di Vicenza e non era certo la gara ideale per avviare una riscossa. Le V nere persero 85-94 e si ritrovarono con una sola vittoria dopo sei turni. Molti chiesero la testa dell'allenatore, ma Porelli confermò a Dan Peterson la massima fiducia e fece bene. La squadra bolognese trovò una sua identità precisa, il quintetto base, nuovo per due quinti, cominciò a funzionare alla perfezione e la Virtus infilò nove vittorie consecutive, perse le gare di ritorno contro le grandi Cantù e Varese, poi vinse altre cinque partite. Dopo quel pessimo inizio arrivarono quindi quattordici vittorie su sedici gare, che portarono la Sinudyne saldamente terza dopo le due grandi favorite. La poule scudetto, riservata alle prime sei della serie A1 e alle prime due della serie A2, mostrò una Virtus ancora più forte: tredici vittorie di fila le fecero conquistare lo scudetto, prima dell'ultima, inutile, sconfitta sul campo degli ex campioni nazionali.

Ecco il tabellino di quella gara, che fu cancellata dalla monetina:

Virtus Sinudyne Bologna: Caglieris 10, Antonelli 8, Valenti 3, Sacco, Martini, Bonamico 4, Driscoll 15, Serafini 20, A.Tommasini, Bertolotti 12. All. Peterson.

Mens Sana Sapori Siena: Ceccherini 10, Franceschini 20, Johnson 7, Bovone 12, Giustarini 11, Manneschi, Bruttini, Dolfi, Cosmelli, Castagnetti 2. All. Cardaioli.


 

QUARANTASEI ANNI FA CHINAMARTINI - SINUDYNE 91-93

di Ezio Liporesi - 1000cuorirossoblu - 11/01/2022

 

Ultima giornata della regular season 1975/76, la Virtus gioca a Torino contro la Chinamartini, è l'11 gennaio 1976. Il capitano, Gianni Bertolotti, segna 32 punti (15 su 25 e 2 su 2 in lunetta) e dà un decisivo contributo al successo dei suoi per 91 a 93. Partita fortissimo, 35 a 54 a fine primo tempo, la Sinudyne ha subito la rimonta dei padroni di casa che si sono riportati a un solo punto a meno di tre minuti dal termine (83-84). Per le Vu nere è il quinto successo consecutivo, ne seguiranno altri 13 nella Poule scudetto, dopo i quali la Virtus sarà matematicamente campione e sarà ininfluente l'ultima trasferta persa contro Cantù. In quella stagione Virtus e Auxilium rischiarono di incontrarsi anche in finale di Coppa Korac: i torinesi la raggiunsero, la Virtus fu eliminata in semifinale nonostante il successo di nove punti a Spalato nella gara di andata contro la Jugoplastika che, dopo aver vinto a Bologna di tredici punti si aggiudicherà la coppa in finale contro la Chinamartini.

Ecco i punti dei bianconeri nella gara di Torino: Caglieris 17, Antonelli 12, Valenti, Sacco, Martini 2, Bonamico 8, Driscoll 16, Serafini 6, Tommasini, Bertolotti 32.

CHE SUCCESSO A MILANO NEL 1976 CONTRO LA MOBILQUATTRO DI JURA

di Ezio Liporesi - 1000cuorirossoblu - 01/02/2022

 

Terza giornata della Poule scudetto 1976. La Virtus gioca a Milano il primo giorno di febbraio, non con l'Olimpia che sta disputando i gironi di qualificazione per inseguire una salvezza che non raggiungerà, ma contro la Pallacanestro Milano, targata Mobilquattro. La Virtus ha già vinto le prime due gare, a Roma e contro Siena. Nel pomeriggio milanese Jura, asso locale reduce da un intervento chirurgico, ci mette 13 minuti per segnare il primo canestro (alla fine saranno comunque 35 i suoi punti) e un minuto dopo la Virtus è a più diciotto, 26 a 44. All'intervallo bolognesi avanti 44-58. Nel finale del primo tempo clima surriscaldato dopo un tecnico al giocatore di casa che viene trattenuto da compagni e avversari perché non si scagli contro gli arbitri; in questo ambiente caldissimo nella ripresa i milanesi recuperano e quando mancano due minuti alla fine raggiungono il pareggio a quota 92 con Jura dalla lunetta. La Virtus, con freddezza, nonostante Driscoll, Serafini e Bonamico siano a sedere per raggiunto linite di falli, riesce a prevalere 95-98, con 35 punti di un grande Bertolotti.