EMANUELE TIBILETTI

Emanuele Tibiletti (foto tratta da www.virtus.it)

 

nato a: Varese

il: 14/03/1985

Stagioni in Virtus: 2018/19

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: EMANUELE TIBILETTI

Un volto nuovo a casa Virtus

Il preparatore entrato nell’orbita di settore giovanile e prima squadra

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 09/11/2018

 

 

E’ uno dei volti nuovi di Casa Virtus, arrivato l’estate scorsa e alla sua prima stagione con il settore giovanile di Virtus Unipol Banca. Emanuele Tibiletti, trentatré anni e già tanta esperienza alle spalle, è il preparatore fisico delle formazioni Esordienti, Under 14 e Under 15, dividendosi le formazioni da quest’anno con il “veterano” Paolo Zonca, e accompagnando anche il cammino della prima squadra, Virtus Segafredo, accanto a Carlo Voltolini.

E’ il momento giusto per farci raccontare una storia di passione e vocazione, nata e cresciuta in terre fertili per la pallacanestro: Varese, Reggio Emilia, Siena, oggi la Bologna bianconera. Luoghi dove la palla a spicchi ha un valore speciale.

“Ho iniziato a lavorare nel mondo della pallacanestro a Varese, la mia città. Ero affascinato da questa disciplina, fin da bambino. Non ho mai potuto giocare, per motivi di statura e capacità, entrambe insufficienti, ma sono stato un tifoso accanito. Andavo al palazzetto a vedere le partite di Varese, la passione non è mai mancata. Il contatto con la società e con quello che poi è diventato un mestiere lo devo a Marco Armenise, che fino alla scorsa stagione è stato il preparatore fisico della prima squadra. Lui all’epoca era mio compagno all’Università, al corso di laurea in Scienze Motorie. Era stato chiamato dalla società e mi aveva voluto con sé per dargli una mano. Così sono entrato in un mondo dal quale non mi sono più staccato”.

L’apprendistato nella città natale, poi la voglia di camminare da solo sulle strade della pallacanestro italiana.

“A Varese ho seguito le giovanili, e collaborato con Marco per quanto riguardava la prima squadra. Questa esperienza è durata tre anni, finché non mi è venuta voglia di provare a inventarmi un cammino personale anche lontano da casa, per crescere e fare esperienza. Un po’ inaspettatamente, è arrivata la chiamata di una società allora in Legadue, la Pallacanestro Reggiana, perché mi occupassi della prima squadra. A Reggio sono rimasto sei anni, e terminato questo ciclo ho fatto l’esperienza dello scorso anno a Siena, dove ho lavorato per qualche tempo accanto a coach Griccioli, per poi approdare in casa Virtus dalla scorsa estate”.

Quando è arrivata un’altra chiamata quasi inattesa, e certamente gradita.

“Quella della Virtus, che per me è stata una grande opportunità. La storia di questo club la conosciamo tutti, e anche da fuori l’ho sempre visto come un posto dove si progetta e si pianifica un basket di alto livello. Poter tornare a collaborare con una squadra di Serie A, di questo spessore e con un progetto importante, è stata una grande motivazione ad accettare. Sapevo che qui avrei trovato persone competenti, da Alessandro Dalla Salda che già conoscevo dagli anni di Reggio, a Carlo Voltolini che ho sempre stimato come collega, con cui posso quotidianamente confrontarmi. Conoscevo già Pino Sacripanti e Giulio Griccioli, è stato bello conoscere più approfonditamente anche Federico Vecchi, uno che ha concretamente a cuore il settore giovanile. Ho trovato persone con un grande spessore tecnico ed umano, e questo mi ha aiutato ad inserirmi e mi ha fatto subito capire di aver fatto la scelta giusta. Era davvero impossibile rifiutare una proposta come questa”.

Nel settore giovanile, i compiti sono divisi con Paolo Zonca. Ognuno si occupa delle squadre che gli sono state assegnate. In prima squadra, guida Carlo Voltolini ed Emanuele è ben felice di coadiuvarne l’impegno.

“Parliamo di professionisti di grande spessore. Con Paolo Zonca, anche se ognuno segue i propri gruppi, il confronto di idee è continuo. Per quanto riguarda la prima squadra, io e Carlo ci conoscevamo già bene, le nostre strade si sono incrociate spesso e abbiamo condiviso diverse esperienze di campo. Lui è di Siena, ha lavorato lì prima che io ci arrivassi. L’ho sempre ritenuto un grandissimo professionista e una persona esemplare. Mi sono trovato da subito molto bene con lui, stiamo cercando di integrare un po’ i nostri modi di lavorare, le nostre visioni, per portare ognuno il suo contributo alla causa comune. Credo che avere due persone con percorsi ed esperienze diverse che lavorano allo stesso obiettivo possa essere qualcosa di utile”.

Prima squadra e settore giovanile. Significa esercitare il mestiere in modi diversi, a contatto con professionisti della pallacanestro e con ragazzi che hanno ancora tutta la strada da percorrere. Come ci si adatta alle diverse situazioni?

“Sono effettivamente mondi diversi, anche se uno è in fondo premessa all’altro. E’ logico che la metodologia e il tipo di lavoro cambiano drasticamente. Con i più giovani è importante dare buone abitudini, creare delle regole, dei metodi di lavoro che si dovranno portare dietro per tutta la carriera. Si tratta di ragazzi in età evolutiva, e le proposte ovviamente sono totalmente differenti da quelle della prima squadra. Lì il fine ultimo è cercare di ottimizzare il più possibile la prestazione, mentre nel settore giovanile è quello di far crescere i nostri ragazzi nel migliore dei modi, dando loro gli stimoli giusti nelle fasce di età giuste, per cercare di creare a lungo termine giocatori validi, che siano anche persone di alto livello”.

Di solito, un giovane scalpita per scendere in campo e giocare. Come si fa a spiegargli il valore di tutto il “contorno”?

“Ovviamente, un ragazzo che viene qui per giocare a pallacanestro vorrebbe soprattutto misurarsi sul parquet. Le attività parallele, chiamiamole così, non sempre sono di immediata comprensione. Sta dunque a noi creare delle buone abitudini, educare all’allenamento che non significa solo giocare a basket, ma anche prendersi cura del proprio corpo, lavorare sulle proprie peculiarità fisiche, anche per prevenire eventuali problematiche. Devo dire che tutti i nostri ragazzi sono ben impostati da questo punto di vista, e certamente la “scuola Virtus” li aiuta a recepire le proposte che vengono loro sottoposte”.

Emanuele Tibiletti, un uomo Virtus. Suona bene, no?

“E’ bello, e dà un grande senso di responsabilità. Essere qui è motivo di grande orgoglio, un onore, e per questo è necessario comprendere bene che per stare a questo livello bisogna dare sempre il 110 per cento. La priorità assoluta è far crescere e sbocciare il talento che c’è in questi giovani, bisogna metterci l’anima perché qui non siamo in un posto qualunque. Respiriamo la storia, viviamo il presente e proviamo a costruire un futuro importante”.