STAGIONE 1968/69

Cosmelli, G. Giomo, Neri, Mora, Marisi, Zuccheri, Lombardi, Rundo, Buzzavo, Skalecky
Candy Bologna
Serie A: 10a classificata su 12 squadre (9-22)
Coppa Italia: eliminata ai quarti di finale (3-4)
| FORMAZIONE |
| Gianfranco Lombardi (cap.) |
| Giorgio Buzzavo |
| Massimo Cosmelli |
| Augusto D'Amico |
| Giorgio Giomo |
| Adolfo Marisi |
| Enrico Mora |
| Giuseppe Rundo |
| Luigi Serafini |
| Alfredo Skalecky |
| Ettore Zuccheri |
| Riserve: Giorgio Calzoni, Piero Girolami, Andrea Marchesi, Roberto Neri, Sandro Renzi |
| Solo amichevoli: Paolo Cucchi, Marco Cuppini, Franco Nanetti, Alberto Rago, Jim McKean, Giuseppe Buschi (in prestito dal Brugherio), Antonio Mastrangelo (in prestito dal Brugherio), Cesare Nava (in prestito dal Brugherio) |
| Allenatore: Jaroslav Sip, dal dicembre 1968 Renzo Ranuzzi e Mario De Sisti |
Partite della stagione
Statistiche individuali della stagione
Giovanili
Tratto da "Virtus - Cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro
Nel campionato 1968/69 in Italia c'è molto fermento e la Virtus, la gloriosa Virtus, trema profondamente. Al termine del torneo infatti, avrà al suo attivo solo 18 punti, 4 in più della squadra che la segue in classifica e che retrocede in serie B, 9 vittorie e 13 sconfitte, lontana 18 punti dall'Ignis Varese che torna a vincere il campionato. L'americano è Alfredo Skalecky, dal carattere introverso e dal rendimento mediocre. La squadra non fa meglio: 1521 punti segnai (69,1 di media) e 1544 subiti (70,1 di media) per il secondo saldo negativo della storia Virtus del dopoguerra. Dell'annata negativa fa le spese il coach Jaroslav Sip che viene sostituito nel corso dell'anno dalla coppia Ranuzzi/De Sisti. Nella classifica dei marcatori Lombardi tiene ancora con dignità e arriva al 9° posto con 418 punti (19 di media). Ma il '68 della Virtus ha un suo leader: Gianluigi Porelli.
Tratto da "100MILA CANESTRI - Storia statistica della Virtus Pallacanestro" di Renato Lemmi Gigli
Abbinamento in crisi, formazione rivoluzionata. Se ne va Pellanera, arriva il secondo Giomo, l'americano è Skalecky. Per Porelli, appena chiamato alla presidenza, il compito si prospetta subito difficile. Vinto il Trofeo degli Oscar, i primi rovesci portano all'esonero di Sip e al varo della coppia Ranuzzi-De Sisti. Situazione sempre allarmante rimediata alla meno peggio col terz'ultimo posto e un'unica vittoria fuori casa (sul fanalino di coda).
GLI ATLETI DELLA VIRTUS OTTENGONO SUCCESSI NELLO STUDIO
Stadio - 06/08/1968
Note positive per un gruppo di giocatori della Candy che hanno coronato i loro studi con successo. Pellanera, Cosmelli e Zuccheri si sono diplomati all'Isef con 110 e lode; Giomo si è laureato in chimica industriale; Buzzavo si è diplomato perito elettrico.
Note liete che meritano citazione. Non altrettanto dicasi per i dirigenti che da parecchio tempo a questa parte non hanno nessuna buona notizia da comunicare. I tifosi, si sa, hanno fretta...
LA CANDY RIPRENDE DOMANI
Agli ordini di Sip
tratto da Stadio – 08/09/1968
La Candy riprende domani la preparazione dopo la parentesi estiva. L’appuntamento è fissato per le ore 17 al campo Virtus. Sono stati convocati i seguenti atleti: Rundo, Giomo, Buzzavo, Rago, Zuccheri, Marisi. A costoro si uniranno gli juniores Serafini, Mora, Neri, Rosa, Pizzirani, Nanetti. Allenatore Sip.
Rispetto alla formazione dello scorso anno mancano, oltre a Calebotta, Raffaele e Swagerty, anche Lombardi, Cosmelli e Pellanera impegnati con la Nazionale in vista delle Olimpiadi.
LA CANDY (ANCORA SENZA USA!) CAMBIA FACCIA
di Gianfranco Civolani - Giganti del Basket - Ottobre 1968
La Candy Virtus cambia faccia, almeno al vertice. Zambonelli e Gabrielli lasciano ed entre a vele spiegato l'avvocato Porelli, un tipo perentorio e deciso, stando a quel che si dice in giro.
Il Consiglio risulta alleggerito e in pratica ci sarà l'investitura di Dino Costa (formalmente direttore sportivo) e "vicario-con-pieni-poteri" del presidente. L'allenatore sarà Sip. Inutile a questo punto andare a tirar fuori vecchie argomentazioni, l'ex vice-presidente Gabrielli aveva già deciso di esonerare il trainer ceko. E per questio io stesso dichiarai che Sip doveva cambiare aria. Non aveva più la fiducia del Grande Capo. Ma ora le cose sono cambiate. Sip non è la soluzione ottimale, è risaputo. Ma era legato da contratto fino al 1969. E poi il nuovo presidente ha fiducia nel trainer e Dino Costa è sempre stato un leale collaboratore di Sip.
Ma la squadra? Confermati - e a giusta ragione - Lombardi, Cosmelli, Pellanera, Rundo, Zuccheri e Buzzavo. Ceduti Raffaele, Rago e Calebotta. Acquistato l'eccellente Giomo II in cambio del fratello (che però andrà al Leacril solo in prestito). Rientrerà infine dalla Becchi (fine prestito) Marisi.
A grandi linee questa campagna-acquisti mi trova consenziente. Ovvio che occorrerebbe una buona ala. ma il problema è un altro. Il problema è quello di sostituire degnamente Swagerty. Buoni elementi yankees sono in arrivo per provini vari, primo fra tutti quel McKean che però pare sia ammalato in eterno. Ma attenzione: l'americano del prossimo anno sarà deterimnante, nel bene e nel male, perché con un americano O.K. la Candy potrà anche finire tra le prime tre. Con un pivot USA di mezza tacca si toccherà appena il sesto-settimo posto.
BASKET AD ALTO LIVELLO
Oransoda, Candy, Eldorado e Simmenthal da stasera al “Palasport”. È in palio il Trofeo degli Oscar. Favoriti i campioni
di Paolo Francia - 08/11/1968
Il Torneo degli Oscar è certamente il primo grande avvenimento stagionale del basket a Bologna. Scatta stasera al Palazzo dello Sport, con l’Oransoda nelle vesti di squadra da battere (non fosse altro che per il suo fresco titolo di Campione d’Italia); il Simmenthal e la Candy nei panni di compagini un po’ sbiadite ma disperatamente protese al mantenimento delle vecchie posizioni; l’Eldorado all’insegna della padrona di casa (organizza infatti e patrocina gli Oscar) che può anche tentare il colpaccio (il suo precampionato è stato fin qui rilevante). Rivedremo Burgess e De Simone (l’asse, con Recalcati, che ha portato l’Oransoda allo scudetto); vedremo Tillman e Schull, gli americani sicuri del Simmenthal e dell’Eldorado, e Skalecky, l’americano non altrettanto sicuro della Candy. A due settimane dal via del massimo campionato (allo start il 24 novembre), il Torneo degli Oscar può dire una parola davvero chiarificatrice su quello che potrà essere il ruolo della Candy e del Simmenthal nella bagarre per lo scudetto e dell’Eldorado nella lotta per una tranquilla posizione di centro-classifica.
È vero che le “amichevoli” restano per sempre tali, anche se giocate a un tiro di schioppo dalla partenza del campionato; ma non si può negare concreta validità al torneo che parte stasera. Lo diciamo per l’Eldorado, alle prese con un impegno difficile per la forza e il nome delle tre avversarie; lo diciamo soprattutto per la Candy, che è arrivata a novembre dopo un travagliatissimo iter estivo (mutamento del consiglio direttivo; conferma di Sip, lunga assenza dei “messicani” Pellanera, Lombardi, Cosmelli; incertezza sull’americano). Quando già tutte le squadre hanno il loro straniero da settimane, la Candy non sa ancora che pesci pigliare, essendo già apparso certo che anche Skalecky non rappresenta proprio l’ideale per la formazione allenata da Sip. Finirà lo stesso per essere magari confermato, ma che ne sarà di questa Candy sempre più vecchia nei pilastri di sempre, nelle mani di un tecnico che ha lasciato nello scorso campionato la bocca troppo amara per poter ritrovare di colpo la fiducia di un tempo? Alla società bolognese poi è consueta la non buona abitudine di cambiare i dirigenti a settembre, anziché a maggio (e i nuovi di miracoli non ne possono fare).
Anche se non è tuttavia giusto vendere la pelle prima che l’orso sia stato ucciso; vale dunque la pena di attendere: la fiducia in fondo non manca.
Oransoda: 4 Burgess, 5 Marino, 6 Recalcati, 8 Della Fiori, 9 Rizzi, 10 Viola, 11 Bertuol, 12 De Simone, 13 Nanni, 14 D’Aquila, 15 Frigerio.
Simmenthal: 5 Iellini, 6 Brumatti, 7 Papetti, 8 Masini, 9 Fantin, 10 Riminucci, 11 Gaggiotti, 12 Tillman, 13 Cerioni, 14 Ferracini.
Eldorado: 5 Orlandi, 6 Bergonzoni, 7 Granucci, 8 Viscardi, 9 Sgarzi, 10 Angelini L., 11 Bruni, 12 Bianchi, 13 Schull, 14 Paganini, 15 Angelini P.
Candy: 4 Skalecky, 5 Pellanera, 6 Lombardi, 7 Zuccheri, 8 Marisi, 9 Rundo, 10 Buzzavo, 11 Giomo, 12 Mora, 14 Cosmelli.
Programma: oggi (ore 20,30) Oransoda-Candy e Simmenthal-Eldorado: domani (ore 20,30) Oransoda-Simmenthal e Candy-Eldorado; domenica (ore 16,30) Simmenthal-Candy e Oransoda-Eldorado.
Ai giocatori Masini, Recalcati e Lombardi (considerati da una giuria di esperti i migliori del campionato 1967-68) verranno consegnati gli Oscar del basket, rispettivamente d’oro, d’argento e bronzo.
SKALECKY FERMA SCHULL
La Candy sull’Eldorado (68-54) e il Simmenthal sull’Oransoda (76-59). Quattro squadre alla pari nel Torneo degli Oscar
di Paolo Francia - 10/11/1968
Disco rosso per Gary Schull contro Al Skalecky, e l’Eldorado ha rimediato una brutta botta (68-54) dalla Candy, che ha così rimesso in discussione l’esito del Torneo degli Oscar dopo la clamorosa (nel punteggio) affermazione del Simmenthal sull’Oransoda (76-59) nell’incontro di apertura della seconda giornata.
Schull si è proprio trovato a mal partito contro lo yankee della Candy, anche se merita la valida attenuante della faticaccia sostenuta l’altra sera con il Simmenthal. Skalecky l’ha marcato implacabilmente e non gli ha lasciato spazio, col prezioso aiuto di Cosmelli e Giomo, a turno, che completavano l’opera di isolamento dell’americano dell’Eldorado. Bloccato Schull, la squadra di Lamberti non ha saputo esprimersi, come purtroppo accadrà altre volte. Si è visto infatti che l’intelaiatura dell’Eldorado è costruita per Schull (né potrebbe essere altrimenti), così molte risorse a Lamberti non restano, quando l’americano non va. Fra l’altro Schull non ha saputo riscattarsi neppure a partire dal 7’ del secondo tempo, quando Skalecky ha raggiunto la panchina per cinque falli; pure Buzzavo l’ha controllato in maniera egregia.
È stato in fondo questo il leit-motiv dell’incontro. Ma non vanno trascurati altri punti essenziali: la grande partita di Lombardi, organizzatore fantastico; l’eccezionale continuità di Cosmelli e Giomo, che danno ritmo alla Candy; la bravura di Rundo, realizzatore principe. Skalecky, ottimo su Schull e positivo nei rimbalzi (13 in 27 minuti) è naufragato nel tiro (3 su 11) e ha fallito bersagli elementari. Ma ha largamente superato la prova, proprio perché in fondo gli si chiede prima di tutto di difendere bene e di prendere i rimbalzi. Se poi un giorno sbaglierà di meno, tanto meglio.
Candy: Lombardi (14), Giomo (7), Skalecky (9), Rundo (19), Cosmelli (15), Buzzavo (2), Marisi, Mora, Serafini (2), Neri.
Eldorado: Orlandi (8), Bergonzoni (12), Granucci (9), Schull (19), Angelini P. (4), Angelini L., Cavallini (1), Sgarzi, Bruni (1), Paganini.
Note: l’Eldorado ha realizzato 10 tiri liberi su 26, la Candy 14 su 26. Usciti per cinque falli: , Angelini, Buzzavi, Bergonzoni e Cosmelli. La Candy ha chiuso il primo tempo in vantaggio per 28 a 23. Suo vantaggio massimo, diciannove punti (58-39 al 15’ della ripresa).
…
Oggi gran finale: alle 16,30 Candy-Simmenthal; a seguire Eldorado-Oransoda.
CANDY AL VERTICE NEL QUADRANGOLARE
Triondo del basket petroniano al “Palasport”: seconda l’Eldorado. Pesanti sconfitte per Simmenthal e Oransoda nella giornata conclusiva
di Paolo Francia - 11/11/1968
Candy prima, Eldorado seconda nel Torneo degli Oscar: il basket petroniano non poteva avere sigillo più lusinghiero da una manifestazione di alto valore (l’avevamo scritto alla vigilia) per la presenza dell’Oransoda e del Simmenthal. A quattordici giorni dall’avvio della massima serie, si è visto che Candy ed Eldorado sono già abbastanza in palla. La Candy poggia sulla classe di Lombardi, sul gran ritmo di Cosmelli (in formissima) e Giomo, sulla positività di Skalecky e Rundo. Con l’aggiunta di due validi rincalzi come Buzzavo e Marisi (Zuccheri rientrerà fra pochi giorni in squadra).
…
Ha vinto la Candy, dunque. Mezzo Trofeo i bolognesi di Sip se lo sono messi in tasca battendo con estrema disinvoltura il Simmenthal (69-59) nell’incontro di apertura di ieri, Al maiuscolo primo tempo di Lombardi e Skalecky che hanno sbloccato il risultato, ha fatto seguito la ripresa della squadra, trascinata ancora una volta da Cosmelli e Giomo. Il Simmenthal ha inseguito sempre, a otto-dieci lunghezze (fino a un massimo di tredici), 38-51 all’11’ della ripresa). Nel finale un’impennata di Brumatti ha rimesso in forse il risultato (52-58 al 16’), ma ci ha pensato Cosmelli a fugare la paura in battibaleno.
Candy: Lombardi (13), Giomo (6), Skalecky (18), Rundo (11), Cosmelli (13), Buzzavo (2), Marisi (6), Mora, Serafini, Neri.
Simmenthal: Iellini (6), Brumatti (16), Papetti, Masini (16), Gaggiotti, Tillman (15), Cerioni (6), Ferracini.
La Candy ha realizzato 17 liberi su 36, il Simmenthal 7 su 16. Fuori per cinque falli Lombardi e Iellini. Primo tempo 34 a 26 per la Candy.
Mezzo Trifeo, allora, la Candy se lo è guadagnato per conto proprio. L’altra metà glielo ha donato l’Eldorado schiantando l’Oransoda (66-51) nel secondo incontro della giornata.
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A Masini, Recalcati e Lombardi (giudicati i tre migliori giocatori del campionato 1967-’68) sono stati consegnati gli Oscar d’oro, argento e bronzo. Alla Candy è toccato il Trofeo messo in palio dall’Eldorado per il quadrangolare di questi giorni (classifica finale: 1 Candy, 2 Eldorado, 3 Simmenthal, 4 Oransoda)*.
…
Zuccheri, che l’altro ieri ha riportato uno stiramento alla spalla, riprenderà ad allenarsi fra un paio di giorni.
…
*Nota di Virtuspedia: la Virtus ha vinto il Trofeo avendo vinto il confronto diretto contro l’Eldorado.
Articoli forniti da Roberto Bergogni.

Pippo Rundo (passato definitivamente alla Candy) nella "morsa" del Simmenthal (Masini a sinoistra, Iellini a destra). È una foto del recente Torneo degli Oscar, vinto dalla Candy. (foto fornita da Roberto Bergogni)
CANDY: CINQUE PROBLEMI E UN AMERICANO
di Gianfranco Civolani - Giganti del Basket - Novembre 1968
Cinque grossi problemi per la Candy 1968-69. Vediamoli uno ad uno. Problema primo: niente più Swagerty. E nemmeno McKean, pivot fenicottero, tiratorino okay, uomo da quindici-venti punti tranquilli per match, se lo si assiste come si deve. Ma - si sono domandati Costa e soci - come difende questo McKean? E quanti rimbalzi becca sotto i suoi tabelloni? Swagerty era l'uomo ad hoc per la Candy, McKean rappresenta forse l'anti Swagerty. E allora chi prenderà i rimbalzi per la Candy? Lombardi, Pellanera e chi? Nossignori, così non va. E allora sotto con Al Skalecky, che McGregor assicura quasi identico a Swagerty. Purché non sia solo una brutta copia. Per adesso è disallenato e non in gran forma. Si vedrà a giorni cosa succederà. Si fa anche il nome di Aiken.
Problema secondo: certe incompatibilità riaffioreranno? Taluni uomini non simpatizzano, è storia vecchia. I contrasti non esploderanno?
Problema terzo: manca quanto meno un'ala a questa Candy. Laombardi e Rundo, eccoe le due-ali-due. Ma se Rundo busca l'influenza? E se Lombardi si storce una caviglia?
Problema quarto: tre difese (Cosmelli, Pellanera, Giomo II) meritano di partire in quintetto-base. Uno di questi giocatori a turno dovrà sacfrificarsi. Troppo contrasto con la penuria di ali.
Problema quinto: Sip è stato confermato, e allora viva Sip. Ma il fatto ha un vago sapore interlocutorio. Sip ha il permesso di soggiorno che gli scadrà fra un anno esatto. Dunque Sip tornerà in Ceco nel '69. Che spinta potrà avere, non essendo direttamente interessato al futuro della squadra? Direte: chi ha il coraggio di affrontare questi problemi? Proviamo proprio con Dino Costa, direttore sportivo, gran Richelieu della Candy.
Primo problema - dice Costa - Non abbiamo ancora l'americano sicuro. Il fatto è che quest'estate non s'è potuto programmare in anticipo. McKean: provato e scartato, andava bene in attacco, ma non bastava. ora proviamo Skalecky. Potrebbe andar bene oppure no. Eventualmente ne proveremo un altro. meglio far la figura dei fessi (per dir così) per altri quindici giorni che farla per tutto il campionato. Problema secondo: l'anno scorso nessuna rivalità è esplosa, tutto è marciato bene. perché non dovrebbe essere ancora così? Terzo problema: Marisi può fare bene all'ala e anche Buzzavo. Quarto problema: le difese che abbiamo che le invidiano in parecchi. Problema numero cinque: Sipo gode della nostra completa fiucia. Ha piena autonomia tecnica, è un uomo serio e coscienzioso. Non è il caso di fare un processo alle intenzioni.
D'accordo, parliamo ora di prospettive concrete...
Pellanera, Rundo e Buzzavo giocheranno sicuramente meglio che nella stagione passata. Giomo II vale quanto meno il fratello. E in più avremo Marisi. Dipenderà dunque dall'alericano. Con un buon vice-Swagerty potremmo essere terzi o quarti.
SIP SOSTITUITO DA RANUZZI – DE SISTI
di Luigi Vespignani - Stadio – 20/12/1968
Jaroslav Sip, l’allenatore cecoslovacco della Candy, è stato sostituito dopo le recenti sconfitte subite dalla squadra di pallacanestro bolognese. La formazione felsinea nei quattro incontri disputati ha infatti perduto a Padova contro il Boario, ha vinto a Bologna sulla squadra milanese dell’Onestà, crollando però successivamente contro l’Eldorado e domenica scorsa a Venezia contro la Noalex.
“Il consiglio direttivo della Candy pallacanestro – informa un comunicato – comunica di avere provveduto ad una diversa sistemazione della squadra militante in serie A. A partire da oggi il sig. Renzo Ranuzzi sarà il direttore tecnico e il sig. Mario De Sisti l’allenatore della squadra. L’allenatore Jaroslav Sip continuerà la propria collaborazione tecnica nell’ambito della squadra stessa e della società”.
I nuovi collaboratori chiamati alla responsabilità tecnica della squadra sono l’ex allenatore della Becchi Forlì (Ranuzzi) militante lo scorso anno in serie A, e l’ex allenatore della formazione femminile della Standa di Ferrara e della squadra delle Forze Armate (serie B).
Doveva accadere. La squadra bolognese naviga laggiù in fondo alla classifica, dove la vecchia Virtus non era mai rotolata. Doveva accadere: è ormai deprecabile abitudine, non soltanto cestistica, quella di scaricare sugli allenatori le colpe di chicchessia. La squadra non va, una saetta doveva essere lanciata. E su chi? Sull’allenatore, perbacco!
Nel momento del licenziamento, nel momento in cui sarà facile parlare e sparlare, noi siamo lieti di confermarci tra coloro che non avevano mai fatto della critica spietata e ingenerosa contro Jaroslav Sip. Siamo lieti di averne sottolineato con assoluta imparzialità i lati positivi e quelli opposti. E sinceramente ci sorprende che l'allenatore sia stato cambiato alla quarta giornata di campionato: o si credeva in lui e gli si dava diritto ad un appello; o non gli si dava fiducia, ed allora doveva essere sostituito prima dell'inizio del campionato. Alla quarta giornata la cosa fa sorridere! A meno che non si voglia dimostrare come i mancati ingaggi di Merlati o di Paschini dipendono da Sip; come la fuga di Pellanera sia dovuta a lui; come le rinunce a Raffaele e a Rago siano sempre ancora del cecoslovacco. Per fortuna - e almeno su questo dobbiamo darne atto - la scelta dei successori è caduta su persone capaci e di buon senso; su persone che alla tecnica uniscono il buon senso e il saper vivere. Speriamo tanto in Ranuzzi e in De Sisti: la Candy Bologna ha un tremendo bisogno di loro.
NON PRETENDERANNO MIRACOLI SUBITO
Renzo Ranuzzi fa anticipazioni su Candy-Oransoda. Comunque giochiamo per vincere
di Luigi Vespignani - Stadio - 22/12/1968
"Non pretenderanno i miracoli subito" dice Renzo Ranuzzi a chi gli chiede qualcosa sull'acqua squadra. "Con De Sisti sono al timone della Candy da pochi giorni ed evidentemente non posso ancora aver dato un'impronta nuova ". Ranuzzi parla lentamente, sembra quasi misurare le parole, sembra non volere in alcuna maniera sfiorare l'operato di Sip che per lui resta un tecnico valente e un galantuomo.
- Quali sono i suoi programmi futuri?
“Batteremo una strada nuova, visto che quella attuale ha dato alla Candy grosso grattacapi. Cercheremo un gioco che consenta agli atleti di esprimere il meglio delle loro qualità, senza annullare la personalità dei singoli. Però daremo agli schemi un certo ordine e tutto dovrà incamminarsi su un binario preventivamente stabilito. Estro individuale? Sì; d'accordo, ma nell'ambito dell'insieme".
Parole chiare, non c'è che dire; e soprattutto idee chiare che alla lunga dovrebbero dare risultati benefici. Almeno per riscaldare l'ambiente, almeno per ricreare attorno alla squadra un po' di quel calore e di quella simpatia che esisteva fino al campionato scorso! I tifosi sperano tanto in Ranuzzi e De Sisti; e nei giocatori che - come Sip - hanno colpe abbastanza marginali sull'attuale situazione della squadra.
- Come sarà ripartito il lavoro tra lei e De Sisti?
"Non c'è ripartizione, c'è solo collaborazione. I cambi in panchina li farò io, ma De Sisti sarà al mio fianco; in partita attueremo i programmi che di comune accordo avremo studiato nel corso della settimana. Siamo animati entrambi da uno spirito di collaborazione sincera e penso che dovremmo integrarsi molto bene: lui è giovane, impulsivo, baldanzoso, non alieno dalle tattiche abbastanza rischiose, io sono un po' più anziano e quindi sono più portato alla precauzione. Lo ripeto: dovremmo integrarsi bene. Lo vedremo all'atto pratico".
- La partita con l'Oransoda?
"Non posso fare pronostici; dico solo che andiamo in campo l'intento di vincere".
- Un giudizio su Sip.
"Lo posso dire con tutta tranquillità: Sip uomo non abbisogna di presentazioni; dopo anni di presenza a Bologna tutti sono in grado di poter giudicare. È una persona perbene e retta. Sip allenatore: ha diritto di poter uscire a testa alta dalla scena del massimo campionato italiano. Aggiungerò che Sip ci sarà ancora molto utile con la sua esperienza e con i suoi consigli. Non c'è niente da nascondere sul conto del mio predecessore".
-Allora perché gli hanno tolto l'incarico?
"Ritengo che si sia trattato di un fatto morale; ogni tanto cambiare il timone dà una carica nuova. Ed è questo che la Candy ha cercato. Adesso è questione di organizzare e di organizzarsi".
Dopo dieci anni Renzo Ranuzzi è tornato alla sua Virtus, a quella squadra con la quale ottenne successi clamorosi. Come ha maturato la decisione?
"Avevo cominciato all'inizio di quest'annata lavorando nel settore giovanile. Ero entrato con programmi di questo genere. Mi hanno offerto un nuovo impegno e l'ho accettato. Ma quando tornai alla Virtus i miei compiti riguardavano i giovani. Non sono stato ad aspettare che cadesse una testa: desidero che questo sia ben chiaro. Intendo che si sappia che io non aspettavo il defenestramento di Sip".
Al dottor Dino Costa, direttore sportivo, chiediamo le ripercussioni che il provvedimento ha ottenuto sui giocatori.
"Amarezza, perché tutti erano attaccati a Sip uomo; ma allo stesso tempo carica morale, per dimostrare che la Candy esiste ancora, che gli atleti sono pronti a battersi con orgoglio in difesa della loro bandiera".
Tutti parlano di ricarica morale: lo ha detto Ranuzzi, lo ha detto Costa. Chi li ha "scaricati" questi atleti se alla fine del campionato scorso essi erano ancora in lotta per lo scudetto con lo stesso Sip che li guidava? Cosa è successo, cosa è cambiato dall'aprile scorso a questo autunno infausto?
Ad ogni modo il momento della verità non è lontano. Auguriamoci per il bene della Candy che il cambio di allenatore porti frutti benefici: almeno che il sacrificio di Sip sia contato qualcosa!
Per questa sera (l'ora d'inizio è stata stabilità per le 21,30) la squadra sarà la solita nelle sue linee generali. L'unico dubbio riguarda D'Amico per il quale i tecnici non hanno stabilito se verrà antipasto, o meno, a Serafini.
La partita di serie A sarà preceduta (ore 19,45) da Bumor-Candy Brugherio, un match ad alto livello valido per il campionato nazionale di serie B. I bolognesi potranno rivedere all'opera alcuni degli atleti che l'anno scorso militavano nella Candy Bologna e che poi sono stati spediti in Lombardia.
UNA CANDY TUTTA NUOVA HA UMILIATO L’ORANSODA
I campioni d’Italia crollano a Bologna: 64-52
di Luigi Vespignani - Stadio - 23/12/1968
Candy Bologna: Giomo (4), Mora, Lombardi (17), Zuccheri (4), Rundo (14), Buzzavo, Serafini, Marisi (2), Cosmelli (15), Skalecky (8). (All. Ranuzzi e De Sisti).
Oransoda Cantù: Burgess (10), Marino, Recalcati (26), Della Fiori, Viola, De Simone, Nanni (8), D’Aquila (2), Frigerio (6). (All. Stankovic).
Arbitri: Di Majo di Trieste e Casale di Bolzano.
Note – Pubblico oltre 4000 persone. Tiri liberi realizzati: Candy 10 su 20, Oransoda 16 su 22. Nessun atleta è uscito per limite di falli personali. Non sono entrati in campo Mora, Serafini, Buzzavo, Marino e Della Fiori. Primo tempo: 34-26 per la Candy.
Ranuzzi e De Sisti hanno esordito positivamente sulla panchina della Candy portando la squadra ad una vittoria preziosa nella sostanza e superlativa nella forma. I bolognesi hanno conquistato i due punti nella maniera che ci voleva: e cioè con la tanto attesa e sperata dimostrazione di forza morale e di potenza fisica. Il punteggio finale parla chiaro: esso esprime con giusta evidenza i valori contingenti delle due squadre dando alla Candy il diritto di guardare in avanti con giustificato ottimismo e condannando nel contempo un’Oransoda priva di mordente e di gioco.
Ranuzzi e De Sisti hanno dimostrato chiarissima visione di gioco intervenendo con cambi e sostituzioni che hanno consentito alla Candy di mantenere intatto il rendimento per tutti i quaranta minuti di gara. Mai durante il match si è avuta la sensazione che l’Oransoda potesse recuperare: la Candy l’ha sempre tenuta a debita distanza con autorità e sicurezza.Adesso è questione soltanto di continuare sulla stessa strada.
Il Palazzo dello Sport è tutt’altro che vuoto (quattromila persone) quando Candy ed Oransoda iniziano la loro fatica. Sono presenti numerosi osservatori di altre squadre di Serie A, fra i quali Rubini del Simmenthal e Messina dell’Ignis. È presente anche il presidente onorario del sodalizio bolognese comm. Peppino Fumagalli.
La Candy schiera Giomo, Lombardi, Rundo, Cosmelli e Skalecky mentre i campioni d’Italia entrano in campo con Burgess, Recalcati, De Simone, Nanni e Frigerio.
La squadra petroniana passa per prima grazie ad una entrata di Rundo, arrotondata da due tiri liberi di Giomo e Cosmelli (6-0). L’Oransoda preme a sua volta, ma disordinatamente e al 4’ sull’8-0 Stankovic chiama la sospensione per rimediare. Infine sul 10-0 l’allenatore canturino domanda aiuto a D’Aquila, richiamando in panchina De Simone, ed ordinando lo schieramento a zona. Al 9’ la Candy, continuando nel suo gioco incisivo, aumenta il suo attivo 820-8) grazie anche alla precisione dei tiri liberi: sei su sei. È tornata finalmente la bella squadra che i tifosi bolognesi attendevano con ansia: coraggiosa, combattiva, piena di buona volontà. Si distingue il bravissimo Cosmelli, che nell’occasione si trasforma persino in rimbalzista.
All’11’ il divario sale a sedici punti (24-8), con un’Oransoda imprecisa in attacco e perforabilissima in difesa. I campioni d’Italia hanno un risveglio (25-14), ma Ranuzzi interviene prontamente con una sospensione, onde fermare la rincorsa avversaria.
Stankovic allora decide l’utilizzazione di Viola, mentre l’allenatore bolognese dà un po’ di riposo al giovane Giomo, inserendo Zuccheri. A tre minuti dallo scadere del tempo l’Oransoda ha ridotto sensibilmente le distanze (28-22), ma la Candy ha una nuova impennata e riesce ad andare al riposo con otto punti all’attivo (34-26). I primi canestri della ripresa sono della Candy che grazie ad una tripletta di Lombardi torna ad innalzare il proprio attivo: 40-28. Ancora Lombardi con un piazzato, un tiro libero e una sospensione (45-28) porta la squadra bolognese molto lontana dagli avversari. Ma il vantaggio cresce ulteriormente all’8’ (49-30) mentre l’Oransoda appare sempre più confusa ed insignificante. Man mano che corrono i minuti il successo della Candy va delineandosi sempre più netto.
UNA CANDY “NUOVA” E L’IGNIS SI INCHINA
Vince la squadra di Ranuzzi (72-60)
di Luigi Vespignani - Stadio - 30/12/1968
Candy Bologna: Giomo (8), Mora, Lombardi (21), Zuccheri, Rundo (14), Buzzavo (2), Marchesi, Marisi, Cosmelli (13), Skalecky (14). (All. Ranuzzi e De Sisti).
Ignis Varese: Rusconi, Flaborea (9), Paschini (7), Consonni, Ovi (17), Meneghin (1), Ossola (8), Malagoli, Villetti (6), Raga (12). (All. Messina).
Arbitri: Corzani di Firenze e Mazzaroli di Trieste.
Note – Non meno di cinquemila spettatori. Primo tempo: 40-19 per la Candy. Al 7’ della ripresa Meneghin è restato vittima di un incidente di gioco, probabilmente colpito al basso ventre in uno scontro fortuito, ha dovuto lasciare il campo senza più farvi rientro. Tiri liberi realizzati: Candy 12 su 22, Ignis 12 su 26. Non sono entrati in campo Mora, Marchesi, Consonni e Malagoli. Usciti per cinque personali nella ripresa Rundo al 17’, Skalecky al 18’.
Renzo Ranuzzi ha plasmato la Candy ad immagine della “sua” Virtus di tanti anni fa. Per il carattere, innanzitutto; e poi per il gioco battagliero che non conosce soste e che copre, grazie all’infaticabile dinamismo degli atleti, l’intera area del campo. Gli avversari non hanno tregua, né in attacco né in difesa, investiti letteralmente dalle cinque furie virtussine: non trovano il tempo di tirare il fiato né quello di riorganizzare le idee di fronte a gente che li incalza fino all’ossessione. Sì, proprio come la vecchia Virtus della Sala Borsa. E non dovrebbe trattarsi di episodi occasionali, poiché nel breve volgere di una settimana la Candy ha fatto segnare il passo (eccome!) all’Oransoda e all’Ignis. La partita ha registrato l’avvio esplosivo dei bolognesi che nel primo tempo hanno letteralmente travolto gli avversari; ha fatto seguito una ripresa tutta fuoco per la coraggiosa reazione dell’Ignis che, pur superata, non ha rinunciato in alcun momento a battersi con la dignità che la contraddistingue, e non da oggi soltanto. Nel primo tempo i cinquemila bolognesi si sono esaltati; nella ripresa i cento varesini hanno sperato. Ecco perché la partita è stata bella nonostante la Candy abbia preso il sopravvento fin dal primo minuto e abbia tenuto la testa fino alla chiusura.
La Candy, con la sua zona indovinatissima, aveva messo in soggezione gli attaccanti avversari che fallivano a ripetizione i tiri da tutte le distanze. La difesa aggressiva aveva fatto perdere ai varesini, per tutto il primo tempo, la chiarezza di idee necessaria per penetrare in un impianto organico e munitissimo. Basti notare che allo scadere dei primi venti minuti di gioco i varesini avevano realizzato soltanto diciannove punti (40-19) con una media di realizzazione che lo stesso allenatore Messina, nel dopopartita, ha definito “disastrosa” (ventuno i tiri sbagliati sui trenta tentati). È effettivamente troppo, per una squadra di riconosciuto valore qual è l’Ignis. A questo punto ci sarebbe da imbastire una tavola rotonda per stabilire se tanti errori siano stati conseguenza dell’eccellente difesa virtussina o se si sia trattato di una giornata particolarmente infelice degli attaccanti di Varese.
Sta di fatto che allo scadere della prima fase di gioco i virtussini avevano più che doppiato gli avversari (ventuno i punti di scarto!) e che dopo pochi minuti della ripresa il margine era salito ancora: ventiquattro punti, sul 48-24. Nel primo tempo la Candy aveva denotato una chiara supremazia anche nel settore in cui avrebbe dovuto temere maggiormente i rimbalzi. Venticinque quelli conquistati dalla Candy, undici soltanto quelli finiti nelle mani degli uomini dell’Ignis. (Superiorità bolognese che è rimasta inalterata nel computo riassuntivo generale della partita: quarantacinque le palle recuperate sotto tabellone dalla Candy, ventisette quelle recuperate dall’Ignis). Aveva ragione Ranuzzi, ieri, quando assicurava che il “muro” difensivo dei varesini non era quest’anno altrettanto imponente di quello della scorsa stagione.
Sul 48-24 Messina rischiava, con giudiziosa premeditazione, ordinando ai suoi uomini di giocare a tutto campo: una tattica pericolosa perché consente all’avversario sollecito contromanovre, ma allo stesso tempo la sola che nelle situazioni compromesse consenta qualche vigorosa possibilità di rincorsa. Sul punteggio citato l’Ignis passava dunque a tutto campo ed otteneva frutti notevoli, se è vero che al 13’ lo scarto di ventiquattro punti era ormai ridotto a nove soltanto: 57-48. A questo punto Flaborea falliva inspiegabilmente due facilissime occasioni e la gran rimonta dei varesini si smorzava.
Nei cinque minuti conclusivi la Candy confermava il suo “carattere”: sarebbe stato facile, dopo le euforie del primo tempo, sentire pesantemente il contraccolpo della dirompente reazione avversaria; ma i ragazzi di Ranuzzi hanno stretto i denti, con lo stesso coraggio e la stessa determinazione delle battute iniziali di gioco, impedendo agli avversari di capovolgere la situazione. La gran rimonta varesina ha creato un pizzico di suspence, la qual cosa ha contribuito a rendere ancor più vivace la già bella partita.
La Candy, dicevamo, ha trovato un’anima e un gioco “diversi”. La difesa è nuova, e molto vecchia, allo stesso tempo. L’impianto base è a zona, ma nella rimessa avversaria, tre uomini si muovono a tutto campo per impedire agli attaccanti di impostare con tranquillità e precisione i loro schemi; la Candy conserva poi un atteggiamento aggressivo per dare poca possibilità di movimento agli avversari e per costringerli a commettere errori di manovra e di tiro. In altri termini, una difesa che inizialmente copre tutto il campo e che poi si chiude ermeticamente in una zona imperforabile. Questo almeno per ciò che si è visto contro l’Ignis.
Anche in attacco parecchie cose sono cambiate. Ieri, Skalecky non è restato rigorosamente sotto tabellone, ma ha coperto prevalentemente un settore a metà circa dell’area di tiro libero costringendo Meneghin (il lungo avversario che lo aveva a guardia) a portarsi in una zona non idonea per intervenire nei rimbalzi. Gli effetti si notano anche nelle statistiche riportarte più sopra.
Con Skalecky spostato fuori, Lombardi e soprattutto Rundo svolgono un lavoro pendolare che praticamente viene ad attaccare alle spalle lo schieramento avversario, con conseguenze di facile intuizione. Il tutto con Giomo e Cosmelli che non si stancano di portare avanti palloni su palloni.
Già, Cosmelli: questo sembra essere davvero il suo grande campionato; nelle partite disputate a Bologna è sempre stato il migliore; ieri, addirittura è stato strepitoso! Il migliore in campo. Zuccheri, Buzzavo e Marisi hanno costituito ottime soluzioni di ricambio, quando Ranuzzi ha ritenuto opportuno apportare ritocchi allo schieramento base. Lo stesso Marisi, che pure ieri non ha fornito una prestazione fortunata, ha lasciato intendere di potersi inserire soddisfacentemente nel gioco dei fortissimi compagni di squadra.
Col grande Cosmelli hanno ben meritato il solito Lombardi delle giornate di vena e l’americano Skalecky sempre più forte sotto il tabellone difensivo; Rundo è costantemente una spina nel fianco degli avversari; “Giometto” brucia le tappe; Zuccheri sta tornando quell’intelligente organizzatore che era in tempi non tanto lontani. Insomma una bella Candy che Ranuzzi e De Sisti intendono rifinire, una Candy che deve continuare col cuore e con la buona volontà delle ultime domeniche.
L’Ignis ha perso per i troppi errori commessi in fase di tiro. Ma merita ugualmente un plauso per la volontà con cui si è battuta e per la bella reazione del secondo tempo. Ossola ha cercato di imbastire le trame, Ovi è stato il migliore a concluderle. Ma Messina dovrà lavorare per far trovare ai suoi una maggiore precisione.

Rundo, Skalecki, Serafini, Lombardi, Buzzavo
G. Giomo, Cosmelli, Mora, Zuccheri, Marisi
LA PARTITA DELLA VENDETTA
di Brunigulfo Forte - Giganti del Basket - Febbraio 1969
A Cantù si continua dunque a giocare alla Palestra Parini, un capannone che i recenti rimodernamenti e rifacimenti hanno però abbellito e elevato a un rango quasi degno del titolo italiano dell'Oransoda. Facciamo qui una lunga coda per il biglietto e andiamo a vedere la partita. È la partita della vendetta.
Più ancora che le sconfitte subite nelle primissime partite di campionato, l'Oransoda si è vista compromettere definitivamente questo suo "campionato con lo scudetto" dalla battuta d'arresto impostagli dalla Candy, che in quel momento si presentava in crisi (con relativo cambio di guida tecnica, da Sip a De Sisti-Ranuzzi, e altri pasticci), nell'incontro di Bologna.
Vendetta, tremenda vendetta, dunque. I campioni d'Italia, stavolta, dovrebbero farcela, la Lombardi e compagni tenteranno certamente di mettere a segno il grosso colpo. Interessantissimo sarà il nuovo duello fra Burgess e Skalecky, due americani fra i meno appariscenti (anche se Bob spesso mette in mostra il colpo di classe che fa scattare il pubblico) eppure più utili alle loro squadre. Chi avrà la meglio fra i due yankees? Stiamo a vedere.
QUATTRO SORPRESE POSITIVE, 5 DELUSIONI, 3 CONFERME
Giganti del Basket - Maggio 1969
...
La Candy non aveva "quadri" a sufficienza. Inoltre, il suo solo lungo (Skalecky) è di tipo "gregario", non un primattore. Troppa quindi la responsaibilità caricata sulle spalle ancora da consolidare di "Giometto": i risultati erano dunque condizionati alle prove dei soliti Lombardi e Cosmelli. Quando i due big insieme o alternati hanno avuto delle "panne" o non sono stati aiutati dagli altri nel minimo indispensabile, è stato buio pesto. Il cambio dell'allenatore a campionato in corso ben di rado dà frutti. Ranuzzi e De Sisti hanno confermato la regola, non ottenendo certo più di Sip.

Sotto gli occhi di Zuccheri, Skalecky stoppa Bergonzoni in uno dei due derby entrambi persi (foto tratta da Giganti del Basket)
SORPASSO ELDORADO
di Gianfranco Civolani - Giganti del Basket - Maggio 1969
Succede qualcosa di nuovo nella Bologna-basket: dopo oltre dieci anni di egemonia, la gloriosa Virtus passa il testimone a qualcun altro. C'è insomma l'Eldorado-miracolo che sfreccia davanti ai cugini. Li fa secchi nei due derbies, li relega a complesso di secondo piano e dunque passa a condurre e termina il torneo davanti. Poche lunghezze, d'accordo, ma quelle poche lunghezze sono tante. Spiego il perché: anzitutto provatevi a ingaggiare un americanone come Schull e a doverne poi fare a meno per metà campionato. E infine l'Eldorado realizza il suo obiettivo primario che non è tanto quello di finire prima della Candy, quanto viceversa un altro: sottrarre fans ai cugini, spostare l'asse del tifo, calamitare masse, affascinare e catturare nuove leve, fare esplodere insomma una politica societaria lungimirante, proiettata in prospettiva.
La Candy incontra la sua peggior stagione dal dopoguerra ad oggi e con tutto ciò riesce a conservare gran parte dell'affetto delle sue schiere. L'Eldorado realizza coi fatti una nuova frontiera. Appena ieri la Bologna-basket faceva pollice verso alla vetusta Fortitudo. Novanta fans su cento per la Candy, ma ieri. Oggi siamo a settanta contro trenta, più o meno e non diremmo che il futuro contempli un recupero delle posizioni perdute.
Come fu che la Candy franò? Come fu che l'Eldorado piacque così incondizionatamente?
Siamo qui per questo. Per valutare, per suggerire. Seguiremo una procedura di questo tipo: prima le dichiarazioni autentiche dei due trainer, poi una sintetica disamina di quel che accadde e di quel che potrà accadere. E quindi un'analisi della stagione dei singoli. Saranno diagnosi espresse con un voto dall'uno al dieci. Una procedura delicata,forse indigesta a qualcuno. Ma al tempo stesso una procedura doverosa, sicuramente ben accetta al lettore.
Dice Lamberti: "Finalmente abbiamo toccato con mano certi traguardi. Quando Schull mi è venuto a mancare, ho proprio temuto il peggio. Ma sono venuti fuori i miei pupi. Sapevo che sarebbe stata questione di tempo. I bimbi sono cresciuti, si sono responsabilizzati. Dove saremmo arrivati con Schull valido per tutto il campionato? Dietro a Ignis e Simmenthal, penso".
Dice Ranuzzi: "Ho preso in mano la squadra quando la situazione era assai poco allegra. De Sisti e io abbiamo cercato di lavorare in profondità. I risultati non ci hanno dato conforto gran che, ma posso dire che il recupero di Zuccheri e i netti progressi registrati da Buzzavo e Marizs e anche la maturazione di Giomo sono elementi utile per un'attendibile valutazione della Candy del futuro."
Dicevo: come fu? Anzitutto l'Eldorado: ha un trainer con una capoccia grande così. E i bimbi sono esplosi. Eogni uomo - impiegato nel posto giusto - ha finito per rendere il centuno per cento. E Gary Schull è stata la molla prima che ha fatto scattare tutto il congegno e sarà sicuramente la ciliegia sulla torta l'anno prossimo.
Già,il '69-70: la Fortitudo ha magre finanze. Se la ditta non concede alla Fortitudo almeno dieci milioni in più, allora come sarà possibile fare qualche valido acquisto? Lamberti in questo momento ha tutto da perdere, parliamoci chiaro. L'ossatura della squadra sarà la medesima. Un quarto-quinto posto finale anche l'anno prossimo sarà l'obiettivo logico della società. Ma volete mettere questa Eldorado con un Bariviera o un Bisson in più?
La Candy: ha scontato la non grande influenza di Skalecky, l'eclissi di Rundo, forse anche un certo clima di rassegnazione. Eppure non sono personalmente convinto che lasquadra valga solo un ottavo-nono posto. Resto dell'idea che il telaio sia da centro-testa. Comunque occorre trovare un abbinamento solido, un americano che, oltre a prendere i rimbalzi, segni (un tipo alla Schull, eh...) e un esterno-davanti valido in difesa. Ma niente castelli in aria: una Candy da scudetto non la si improvvisa in un amen. Qualche altra cosa vorrei dire, qualche altro suggerimento mi sta sulla punta della lingua, ma preferisco fermarmi qui. Dico che vedrei bene, anzi benissimo, un Paratore in panchina, ecco.
VALUTAZIONI INDIVIDUALI
COSMELLI: a mio avviso da un campionato spaziale. Peccato lo faccia quando la più parte dei compagni è ferma in panne: 8 1/2.
LOMBARDI: gli vogliamo chiedere concentrazione e grintaccia all'infinito? Il grande Mac sopravvive al suo mito ed è già tanto. Difetta di ritmo. Si vota maggiormente al gioco di squadra. Ma le accensioni sono un po' meno frequenti: 7 1/2.
ZUCCHERI: ritrovala grinta, il tiro, la speranza. Si ripropone all'attenzione del basket d'oggi: 7.
GIOMO: sfreccia in partenza, rifiata e torna fuori. Impossibile pretendere di più da un bimbo che viene dalla C. Ma i mezzi sono notevolissimi: 7-.
BUZZAVO: progressi palpabili. Diventerà un campione? Forse no, ma aspettiamo a dirlo. Tempo al tempo, almeno: 6+.
SKALECKY: tanti rimbalzi, scadente impostazione al tiro, difficile intesa sul piano delle relazioni umane. Americano decoroso, ancorché niente affatto determinante: 6.
MARISI: discreta impostazione difensiva, tiro un po' spurio. Personalità in evoluzione: 6.
RUNDO: sale e scende. Difficile giocare ala destra in una Candy che gioca prevalentemente sulla sinistra. Assimilazione ostica di certi schemi. Difesa fallosa. Annata molto grigia: 5 1/2.
RANUZZI-DE SISTI: lavorano, cuciono e ricuciono. Non trascurano nulla. Ma non cambiano gran che le cose: 6. La Candy ancora una volta sfugge di mano ai trainers che si succedono. Leggi Kucharski, Alesini, Sip e Ranuzzi-De Sisti. Un uomo solo cambiò la Candy: Armadione Swagerty. E non era certo un allenatore...

Comincia a delinearsi la Virtus del futuro con Gigi Serafini (foto tratta da Giganti del Basket)
DECISIVA L'USCITA DI JELLINI
di Sergio Perbellini - Corriere dello Sport - Collezione Lamberto e Luca Bertozzi - 27/01/1969
La volontà di vincere della Candy - più che la tecnica di gioco - ha piegato i "rossi" del Simmenthal, usciti peraltro dal Palazzo dello sport bolognese battuti in maniera netta, forse più di quanto non dica il punteggio.
La gara interessante e spettacolare, giocata di fronte ad un pubblico imponente, è stata scintillante soprattutto per il tono agonistico delle contendenti (il quintetto di casa, poi, deve gran parte del successo alla sua grinta).
Tuttavia, come si è detto, dal punto di vista tecnico, non si può affermare che sia stata una grandissima partita quella di oggi. La tattica poi adottata dal "pressing a tutto campo" era forse più congeniale ai milanesi, tanto è vero che nella prima parte della gara la Candy è passata ad una difesa "a zona".
Comunque è stato proprio nella ripresa - dopo un esasperato equilibrio durato oltre 35 minuti - che i cestisti petroniani traducevano il loro massimo sforzo, riuscendo a portarsi in vantaggio, un vantaggio che lievitava di quel tanto sufficiente a permettere alla Candy uno "sprint" disinvolto e sicuro nelle ultime battute.
Per i milanesi il punto cruciale dell'incontro doveva verificarsi al 9' della seconda decisiva frazione, quando Jellini, dopo una splendida gara, era costretto ad uscire per cinque falli,
Il play-maker non aveva segnato molto, ma aveva dato una spinta notevole alla sua formazione, aveva saputo imprimere un ritmo eccezionale al gioco, distribuendo "a mitraglia" palloni su palloni a Masini e Tillman che, tirando dall'esterno anziché forzare la zona della lunetta, riuscivano a segnare parecchi canestri.
Al momento dell'uscita di Jellini le sorti della gara dovevano variare: in quel nono minuto, la squadra milanese conduceva 50 a 45. Riminucci che prendeva il posto di Iellini, pur esordendo con un canestro "vecchia maniera", non riusciva poi, col passare del tempo, a dare il necessario apporto ai suoi compagni e tutto il quintetto affievoliva la sua proiezione offensiva, diventando più nervoso e indeciso in difesa.
E dall'altra parte? Dall'altra parte si stava assistendo ad un finale "mostruoso" di Lombardi, benissimo coadiuvato da uno Zuccheri determinante (Zuccheri era entrato soltanto all'inizio del secondo tempo) e da un Cosmelli che riusciva col suo gioco personalissimo a far sbandare la difesa avversaria di quel tanto necessario per produrre appunto lo squilibrio di cui si parlava all'inizio.
Crescendo Lombardi assistito benissimo da Zuccheri, crescendo Cosmelli, si produceva poi anche il risveglio di Skalecky.
Come si è detto della Candy i migliori Lombardi, Zuccheri, Cosmelli (con cinque minuti stupendi anche di Skalecky). Del Simmenthal bravissimo Jellini, molto discontinuo Brumatti, e ottimi Masini e Tillman, ma, come si è detto, non alla distanza.
L'arbitraggio, soprattutto di Luglini, è stato incerto e a volte addirittura persecutorio soprattutto nei riguardi di Lombardi.

Lombardi, Rundo, Buzzavo, Skalecky, Zuccheri
Marisi, R. Neri, Mora, Cosmelli, G. Giomo
(foto fornita da Paolo Gandolfi)
VIRTUS DEBOLE MA AMMAZZAGRANDI: DOPO L'IGNIS, IL 26 GENNAIO 1969, GRAZIE A UN GRANDE LOMBARDI CADDE ANCHE IL SIMMENTHAL
di Ezio Liporesi - 1000cuorirossoblu - 26/01/2021
Dopo avere battuto l'Ignis (alla fine del campionato campione d'Italia con 34 punti) alla sesta giornata, le V nere si ripeterono con il Simmenthal, secondo al termine di quella stagione con 32 punti. Torniamo indietro di cinquantadue anni. Iellini esce per cinque falli al nono minuto della ripresa. In quel momento le scarpette rosse conducono 45 a 50. Al posto del playmaker dei meneghini entra Riminucci, che esordisce subito con un canestro, ma poi perde di sostanza. Nella squadra bianconera prende il sopravvento uno strepitoso Lombardi, ben coadiuvato da Zuccheri, entrato solo nel secondo tempo, e da Cosmelli, con il suo gioco imprevedibile. Sale di tono anche Skalecky e la Candi riesce a prevalere anche oltre il punteggio finale, 71 a 64. Nonostante i brillanti successi contro le prime due della classifica finale, la Virtus terminò terzultima con nove vittorie in ventidue partite.
Virtus Candy Bologna: G. Giomo 5, Mora n.e., Lombardi 22, Zuccheri 7, Rundo 2, Buzzavo 4, Marchesi n.e., Marisi 2, Cosmelli 16, Skalecky 13.
Olimpia Simmenthal Milano: Iellini 5, Brumatti 14, Papetti n.e., Masini 19, Fantin 5, Riminucci 2, Gazzotti n.e., Tillman 13, Cerioni 6, Serratini n.e.
LA PRIMA "MARATONA" DELLE V NERE FU SFORTUNATA 52 ANNI FA
Nella stagione 1968/69 ormai da oltre dieci anni non era più ammesso il pareggio e, quando le squadre erano in parità allo scadere, era stato adottato il tempo supplementare, da ripetersi ad oltranza in caso di ulteriore uguaglianza nel punteggio. Mai era capitato alla Virtus di dovere giocare più di un supplementare, invece il 2 febbraio 1969 si trovò a giocarne addirittura tre. Ecco la cronaca di quel giorno. In programma per l'undicesima giornata, ultima di andata, Snaidero Udine - Virtus Candy Bologna, diretta dagli arbitri Gino e Bruno Burcovich di Venezia. Le V nere, fin qui sempre sconfitte in trasferta, prendono subito un buon vantaggio; all'intervallo conducono di cinque punti, 27 a 32. A cinque minuti dalla fine sono avanti addirittura di dodici punti, 41 a 53: il tabù sembra sfatato, ma invece si assiste a una vera e propria crisi, come quella del ciclista che vede il traguardo vicino, ma non ha più forza nelle gambe. La squadra di casa vede l'avversario in difficoltà e opera un vero e proprio forcing, arrivando a ridurre ad un solo punto il divario quando manca un minuto alla fine. Alla sirena finale le due squadre si ritrovano sul 60-60, grazie al canestro finale di Bisson che toglie ai felsinei la possibilità di gioire per il successo.
Il primo supplementare termina 66-66, il secondo 76-76. Senza storia gli ultimi cinque minuti che vedono la Virtus staccata, 84-78. Nei supplementari sono usciti per raggiunto limite di falli Sarti, Pellanera e Cescutti per la Snaidero, Giomo, Cosmelli e Skalecky per i bolognesi. Soprattutto la perdita dell'americano, che ha messo a segno 27 punti, ha condizionato gli ospiti, cui non basta un Lombardi venuto fuori nei supplementari, dopo quaranta minuti anonimi, e autore di 19 punti. Un'altra causa della sconfitta è l'imprecisione ai liberi: 12 su 34 per Bologna, 24 su 38, invece, per i lombardi. Altre due volte la Virtus si ritroverà a giocare tre supplementari: nei successi del 26 dicembre 2010 contro Cremona (116-100) e del 24 gennaio 2016 contro Brindisi (115-109).
Snaidero Udine 84: Melilla 12, Fiorini, Cella, Cescutti 12, Gergati 8, Sarti 8, Tomat, Bisson 10, Pellanera 15, Allen 19.
Virtus Candy Bologna 78: G. Giomo 4, Mora, Lombardi 19, Zuccheri 10, Rundo 7, Buzzavo 4, Calzoni, Marisi, Cosmelli 7, Skalecky 27.
QUANDO LA VIRTUS SI GIOCAVA LA SALVEZZA
Un precedente particolare contro Pesaro. Il 16 aprile 1969, in piazza Azzarita, i bianconeri batterono i pesaresi 80-57 alla terzultima giornata conquistando punti fondamentali per mantenere la serie A. Top scorer della sfida Cosmelli con 19 punti, 15 per Al Skalecky
di Ezio Liporesi - Corriere dello Sport - Stadio - 15/04/2022
Campionato 1968-69. A tre turni dalla fine, la classifica vede, nella parte più bassa, Butangas Pesaro e Virtus Bologna a 16 punti, Boario Padova a 12 e Ramazzotti Roma a 4 punti. I romani sono ormai destinati alla retrocessione, mentre Padova conserva qualche speranza di evitare la penultima posizione che designava la seconda squadra condannata a retrocedere. Nella terzultima giornata Bologna sponda Virtus e Pesaro si affrontano in Piazza Azzarita, chi vince si mette al sicuro da spiacevoli sorprese. Le Vu nere partono forte e sono già nettamente avanti all’intervallo, 44-29, poi vincono agevolmente 80-57: Cosmelli segna 19 punti, il giovane americano Al Skalecky 15, Rundo 12, Buzzavo 11 e Lombardi 10. Completano il punteggio i 7 punti di Marisi, i 4 di Giorgio Giomo e i 2 di Zuccheri. Dall’altra parte spiccano i 16 punti di Ferello, i 14 di Barlucchi e i 13 dello statunitense Bogad. Usciti per cinque falli Skalecky nella Virtus, Bertini e Paolini tra i marchigiani; questi ultimi, guidati in panchina dall’ex giocatore e allenatore virtussino Mario Alesini, con una lunga permanenza nella Virtus, dal 1954 al 1966, subiscono una grande batosta. Un sospiro di sollievo, invece, per gli uomini allenati da Renzo Ranuzzi e Mario De Sisti, subentrati a Sip dopo la quarta giornata, quando i bianconeri avevano collezionato una sola vittoria e tre sconfitte, facendo già presagire una stagione di grandi sofferenze. La Virtus perse poi le ultime due partite terminando mestamente decima e terzultima con diciotto punti, superata anche dalla stessa Pesaro, che invece colse due successi nelle ultime due gare; però le Vu nere erano salve ed a quel punto era tutto quello che contava. Padova terminò a quattordici punti e Roma restò a quattro e scesero entrambe alla categoria inferiore. Fu Lombardi il primo tra i realizzatori bianconeri di quella stagione con 418 punti, davanti a Massimo Cosmelli con 299 e Alfred Skalecky con 289, poi Giuseppe “Pippo” Rundo 151, Ettore Zuccheri 132, Giorgio Giomo 117, Giorgio Buzzavo 66 e Adolfo Marisi 45. Ci sono poi i due punti di Gigi Serafini ed Enrico Mora, mentre collezionarono presenze senza segnare punti anche Augusto D’Amico, Andrea Marchesi, Roberto Neri, Giorgio Calzoni, Piero Girolami e Sandro Renzi.
VIRTUS-PESARO 80-57 - 16 APRILE 1969
di Ezio Liporesi - 1000cuorirossoblu - 16/04/2024
Virtus-Pesaro 1969. Ventesima e terzultima giornata del massimo campionato di pallacanestro 1968/69. La Virtus Candy, che viene dal successo in trasferta a Roma contro la Stella Azzurra fanalino di coda (unica vittoria in trasferta della Virtus in quel campionato) batte la Butangas Pesaro nettamente, per 80-57, primo tempo 44-29. Sugli scudi Cosmelli con 19 punti, poi Skalecky 15, Rundo 12, Buzzavo 11, Lombardi 10. Ci sono poi 7 punti di Marisi, 4 di Giorgio Giomo (approdato in questa stagione alla Virtus, proprio quando è partito il fratello Augusto detto Gianni) e 2 di Zuccheri. Non hanno segnato Mora e D'Amico. La vittoria contro la squadra marchigiana è l'ottavo successo casalingo, ma anche l'ultima partita vinta in assoluto dalle V nere in campionato. La squadra bianconera, guidata in panchina da Renzo Ranuzzi e Mario De Sisti che dopo la quarta giornata hanno sostituito il cecoslovacco Jaroslav Sip, conclude il torneo con nove vittorie e tredici sconfitte, piazzandosi al decimo posto su un totale di dodici squadre, immediatamente dietro proprio alla formazione di Pesaro che chiude con dieci vittorie. Appendice al campionato, i quarti di finale di Coppa Italia, ai quali la Candy era approdata eliminando in novembre in gara secca prima il Gira, derby vinto 51 a 50, poi Livorno, vincendo in Toscana 68-44. Il 15 maggio, invece le V nere perdono a Padova di quattordici punti e tre giorni dopo il successo casalingo di sette punti non evita l'eliminazione dalla coppa nazionale, praticamente la prima disputata dalla Virtus, infatti nella prima edizione, quella del 1967/68, i bolognesi avevano rinunciato alla trasferta a Roseto per gli ottavi di finale, venendo eliminati per rinuncia.
Virtus: Giorgio Giomo 4, Mora, Lombardi 10, Zuccheri 2, Rundo 12, Buzzavo 11, D’Amico, Marisi 7, Cosmelli 19, Skalecky 15.
Pesaro: Bertini 3, Cinciarini, Rossi 2, Paolini 4, Fattori 3, Barlucchi 14, D'Orazio 2, Ferello 16, Bogad 13, Corradi n.e., Gurini n.e.
CON LA SIMMENTHAL BASTÒ DADO
Il 26 gennaio del 1969 il successo in Piazza Azzarita. Lombardi il migliore nella vittoria virtussina contro Milano nel 1969. Mise a segno 22 punti facendo esultare i coach Ranuzzi e De Sisti
di Ezio Liporesi - Corriere dello Sport - Stadio - 15/03/2026
Stagione 1968/69. La Virtus in trasferta perde quasi sempre, alla fine del campionato solo una vittoria lontano da Bologna, conseguita a Roma a fine marzo contro la Stella Azzurra, fanalino di coda. Le V nere costruiscono le proprie fortune soprattutto in casa. Il 26 gennaio, quando arriva il Simmenthal il la Virtus in casa è ancora imbattuta. Sono già cadute al palasport di piazza Azzarita contro i bianconeri All’Onestà Milano, Oransoda Cantù, Ignis Varese (oltre alla non certo irresistibile Stella Azzurra). Anche le scarpette rosse subiscono la legge del Palasport ed escono sconfitte per 71 a 64. I principali attori della vittoria bolognese sono Lombardi, che mette a referto 22 punti, Cosmelli (16) e Skalecky (13). Milano avanti di tre punti all’intervallo, 28-31. La svolta dell’incontro al quinto minuto della ripresa, quando il playmaker ospite Iellini era costretto ad uscire per raggiunto limite di falli, quando la sua squadra era avanti 45-50. Al suo posto entrava Riminucci, l’angelo biondo, che esordiva con uno dei canestri che lo hanno reso famoso, ma poi il suo apporto si faceva meno decisivo e la Virtus poteva recuperare anche grazie a Zuccheri, impiegato solo nel secondo tempo, ma autore di 7 punti. A completare il tabellino bolognese i 5 punti di Giorgio Giomo, i 4 di Buzzavo, unico giocatore di casa ad essere uscito per cinque falli, i 2 di Rundo e Marisi, con tutti i bianconeri scesi in campo capaci di segnare punti; non entrati Marchesi e Mora. Vittoria anche disinvolta, per 71 a 64, di una combattiva Candy, come si evince da una cronaca dell’epoca a firma Sergio Perbellini: “La gara interessante e spettacolare, giocata di fronte ad un pubblico imponente, è stata scintillante soprattutto per il tono agonistico delle contendenti (il quintetto di casa, poi, deve gran parte del successo alla sua grinta)”. La formazione felsinea ha anche ovviato ad una cattiva serata in lunetta, solo il 50% con 11 su 22. Nulla da fare per gli avversari, nonostante il prodigarsi di Tillman, Brumatti e Masini. Quello contro l’Olimpia fu un altro successo della coppia in panchina formata da Renzo Ranuzzi e Mario De Sisti, che avevano preso il posto dell’esonerato Sip, il quale aveva pagato le tre sconfitte nelle prime quattro gare di campionato, vincendo solo il confronto contro l’altra squadra milanese. Alla fine di quella stagione nove successi per la Virtus su un totale di ventidue gare valsero la decima posizione in classifica con alle spalle il Petrarca Padova e la già citata Stella Azzurra Roma.
