GIULIANO BATTILANI

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IL DOLORE DEL BASKET PER BATTILANI ED ERRICO

Giganti del Basket - Agosto 1973

 

Il mese più triste del basket italiano porta il dolore e il lutto in visita alla casa di due fra le più antiche, gloriose, amate famiglie di questo nostro sport: la Virtus di Bologna e la Partenope di Napoli.

Due tragici incidenti stradali - presso Imola il 20 giugno, presso Sessa Aurunca la notte del 16 luglio - hanno mutato subitamente in mestizia il sorriso e la soddisfazione per i successi sportivi, per i fieri porgrammi, per i recenti abbinamenti delle due popolari società. Bologna, Napoli e l'Italia del basket tutta piangono per la scomparsa di un vecchio popolare campione, Giulio Battilani, di un giovane asso del grande basket d'oggi, Antonio Errico, di un giovanissimo ospite americano, il ventenne Jerome Josep Lademan, fopo aver trepidato per le ferite gravi di Gianluigi Porelli e Richard Percudani.

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Giulano Battilani, 51 anni, "Fulmine" per gli amici, era uno dei personaggi più assidui e più noti del vasto clan-Virtus. Campione d'Italia con le "V nere" nel '55 e nel '56, aveva poi assunto, a fine carriera, incarichi tecnici e dirigenziali nella società (allenatore anche in prima squadra, accompagnatore, consigliere), restandone una delle "bandiere", apprezzatissimo da tutti per le sue doti umane. Giganti del Basket si uisce al cordoglio di tutti per la prematura perdita di questi amici.

IL REGALO DI BATTILANI

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

21 aprile 1973, è il sabato di Pasqua. Esco dalla Virtus Tennis con mio zio, di fianco a lui un signore, che a me sembra lontanissimo dai miei 10 anni non ancora compiuti. Quando mi viene presentato lo saluto un po' distrattamente, ma subito la mia attenzione viene risvegliata da una domanda cruciale: "Virtus o Fortitudo?". Rispondo, naturalmente, Virtus, con il tono anche un po' fiero di chi ha sentito mettere in dubbio la propria fede: perché mai, in una famiglia virtussina da generazioni, sarei dovuto essere proprio io la pecora nera, quello ad aver tradito il bianconero. Alla prima domanda ne seguì una seconda: "Hai il poster della Virtus?"; al mio diniego, il tono di rimproverò passò dall'altra parte: "Un tifoso della Virtus il poster dovrebbe averlo!". Poco dopo ebbi tutte le spiegazioni del caso: chi mi aveva parlato era Giuliano Battilani, un "vecchio" giocatore della Virtus degli anni '50, due scudetti vinti in Sala Borsa, poi, terminata la carriera sul campo, vice allenatore nei primi anni '60, come assistente nell'ultima stagione di Tracuzzi e nelle tre di Kucharski, infine dirigente, sempre fedele alla sua Virtus. Mi pentii subito delle mie risposte laconiche, avrei voluto rincorrerlo e farmi raccontare la sua storia. Il giorno dopo, nel tradizionale ritrovo di famiglia per il pranzo pasquale, mio zio si presentò con le classiche uova, ma il mio sguardo, per una volta, non era attratto dalla cioccolata, ma dal rotolo che aveva in mano, che mi porse dicendomi: "Te lo mando il signore che abbiamo incontrato ieri, te lo ricordi". Eccome se me lo ricordavo, ma già ero intento a riconoscere,sullo sfondo arancione del poster, i giocatori in azione di gioco: da Fultz a Serafini, da Albonico a Gergati, poi Ferracini, Bertolotti, Benelli e tutti gli altri. Sognavo di potere incontrare presto Giuliano (in poche ore era divenuto da un lontano signore, in una veloce escalation, un grande rappresentante della Virtus e un caro amico), ma non ne ebbi il tempo. Nemmeno due mesi dopo, il 20 giugno 1973, di ritorno da uno stage federale a Forlì, l'auto su cui viaggiavano Porelli, l'allenatore e direttore scouting americano Percudani, il giovane giocatore statunitense Lademan e Giuliano Battilani finisce fuori strada all'altezza di Imola. Lademan muore sul colpo, Battilani poco dopo all'ospedale imolese. Per anni a lui (che era stato soprannominato il "Marine", molto prima di Bonamico, per le sue caratteristiche di guastatore o anche "Fulmine", per la sua abilità nello scattare in contropiede) fu intitolato il torneo di settembre con cui la Virtus si presentava ai suoi tifosi e per me quel torneo era un appuntamento che aveva un significato particolare. Ho sempre conservato tutto, ma quel poster purtroppo andò perso e, qualche tempo fa, quando Albonico ha scovato quello stesso cimelio che giaceva tra i suoi vecchi ricordi, è stata per me una grande gioia.