ALEKSANDAR DJORDJEVIC

Djordjevic mentre guida il suo primo allenamento (tratto da www.virtus.it)

 

 

nato a: Belgrado (Serbia)

il: 26/08/1967

Stagioni in Virtus: 2018/19 - 2019/20 - 2020/21

DANIELE CAVICCHI

 (foto tratta da www.virtus.it)

Nato a: Bologna

Il: 17/06/1980

Stagioni alla Virtus (come viceallenatore): 2005/06 - 2006/07 - 2007/08 - 2011/12 - 2012/13 - 2013/14 - 2014/15 - 2015/16 - 2016/17

biografia su wikipedia

palmares individuale in Virtus: 1 Champions League

ESONERATO STEFANO SACRIPANTI. AL SUO POSTO ALEKSANDAR DJORDJEVIC

tratto da www.virtus.it - 11/03/2019

 

Virtus Pallacanestro Bologna comunica di aver esonerato l’allenatore della prima squadra Stefano Sacripanti. Con lui, vengono sollevati dal proprio incarico l’assistente allenatore Giulio Griccioli ed il preparatore atletico Carlo Voltolini.

Contestualmente la Società comunica di aver affidato l’incarico di guidare la prima squadra ad Aleksandar Đjorđjević, che sarà coadiuvato dall’assistente allenatore Goran Bjedov e dal preparatore fisico Mladen Mihajlovic.

A coach Sacripanti e al suo staff vanno i ringraziamenti per il lavoro svolto con professionalità in questi mesi, ed un sincero in bocca al lupo per il proseguo della carriera.

La conferenza stampa di Alexsandar “Sasha” Djordjevic si terrà domani, alle ore 19, al PalaDozza.

 

ECCO DJIORDJEVIC NUOVO TIMONIERE VIRTUS

tratto da www.virtus.it - 11/03/2019

 

ALEKSANDAR DJORDJEVIC è uno dei più grandi nomi del basket europeo, con alle spalle una carriera da giocatore di primissima fascia e oggi un curriculum da tecnico di prima grandezza. Nato a Belgrado il 26 agosto 1967, figlio di Bratislav, allenatore di spessore europeo, ha iniziato la carriera di giocatore nella Stella Rossa, passando poi al Radnicki e infine al Partizan, con cui ha debuttato nel mondo professionistico, vestendone i colori dal 1983 al 1992 e conquistando due titoli di campione di Jugoslavia (prima della dissoluzione della stessa), due Coppe di Jugoslavia, una Coppa dei Campioni nel 1992 e una Coppa Korac. Passato nel mondo della pallacanestro italiana, ha giocato nell’Olimpia Milano (vincendo nel 1993 la Coppa Korac) e nella Fortitudo Bologna, da cui si è separato per tentare l’avventura NBA con la canotta dei Portland Trail Blazers nel 1996. Tornato in Europa, ha giocato in Spagna nel Barcellona (dal 1997 al 1999) e nel Real Madrid (dal 1999 al 2002). Con la squadra catalana ha vinto due titoli spagnoli (1997 e 1999) e una Korac (1999), con il Real il titolo del 2000. Tornato in Italia, ha giocato a Pesaro fino al 2005, per chiudere la carriera nello stesso anno di nuovo all’Olimpia Milano.

Con la Nazionale jugoslava ha conquistato un oro al Mondiale 1998, tre titoli europei (1991, 1995 e 1997), e un bronzo continentale nel 1987, un argento alle Olimpiadi del 1996.

Da allenatore, Djordjevic ha iniziato proprio guidando Milano nella stagione 2005-2006, subentrando a Lino Lardo sulla panchina dell’Olimpia, e raggiungendo nella stagione successiva la semifinale dei playoff-scudetto e quella della Coppa Italia. Nella stagione 2011-2012 ha guidato la Benetton Treviso. Nel 2015-2016 ha guidato il Panathinaikos, conquistando la Coppa di Grecia, mentre nelle ultime due stagioni è stato al timone del Bayern Monaco, con cui ha conquistato una Coppa di Germania.

Da novembre del 2013 è Ct della Serbia, con cui ha conquistato la medaglia d’argento ai Mondiali 2014, alle Olimpiadi 2016 e agli Europei 2017.

 

 

SASHA O SALE, AMICO DELLO ZAR. LA SUA BOLOGNA ADESSO È LA V

di Daniele Labanti - corrieredibologna.corriere.it - 13/03/2019

 

Massimo Zanetti ha riportato Sasha Djordjevic a Bologna, presentandolo alla folla nel momento più complicato tra addii strazianti, risultati deludenti e squadra inceppata. Venticinque anni fa lo fece Giorgio Seragnoli, e forse della Fortitudo fu il primo colpaccio siglato a sancirne le ambizioni e la fame di successi. L’Emiro scucì due milioni e mezzo di dollari e lo sfilò a Milano, dove si stava trasferendo tutto il carrozzone Stefanel da Trieste con Bodiroga e compagni.

Uomo Partizan

Serbo, uomo Partizan, campione d’Europa con i bianconeri, vincente: ma non è Sasha Danilovic. Amici inseparabili, protagonisti di qualche derby e molti duelli, a cominciare da quello sul soprannome. «Ma perché mi chiamate Sale? Lui si chiama Predrag, il vero Sasha sono io» si stupì dopo i primi giorni bolognesi, quando arrivò accompagnato dalla bellissima moglie Seka che in un attimo divenne matrona della Fossa con un irriverente quanto affettuoso coro a lei dedicato. I due Sasha, all’epoca, erano degli dei. Nessuno li fermava, Djordjevic — fisico più normale, da playmaker vecchia scuola, ma dotato d’acume, tiro e velocità fuori dal comune — ispirò presto i giovanissimi cestisti dei campetti di Basket City che iniziarono a tirare da tre punti in contropiede, come faceva lui. Magari non con gli stessi risultati, perché Sasha — o Sale — in Fortitudo tirò da tre col 46,6% il primo anno e col 42,3% il secondo. Protagonista di un irreale avvio di stagione nel 1995, mentre il colpo di mercato Carlton Myers era fuori per infortunio, accese alcuni pomeriggi memorabili come i 48 punti con 61 di valutazione contro Varese, perla di otto partite condotte con onnipotenza e chiuse a 32 punti di media, 38 di valutazione, 70% da due, 49% da tre.

Il ritratto

Questo era il Djordjevic che i tifosi di oggi non hanno mai visto e che la Fortitudo congedò tanto rapidamente quanto scioccamente, affidandosi al ragionere John Crotty. Tra gli sfottò da derby ci finì anche questo scambio di mercato, canzonato dai virtussini che non se la passavano benissimo quell’anno orfani del loro fenomeno serbo volato nella Nba. Loro due, sempre insieme oggi, uno presidente della federazione serba e l’altro ct. Impossibile per lo Zar negare all’amico il nulla osta per tornare a Bologna, sull’altra sponda. «Saremo sempre amici, ma in campo ci siamo anche sfidati tanto» ha detto Sale in un’intervista al Corriere di Bologna di qualche anno fa, quando Treviso l’aveva chiamato a guidare l’ultima stagione dei Benetton. «L’unica certezza è che non allenerò mai la Stella Rossa. E la Virtus». Lo disse ridendo, la frase dove scivolano tutti, ma son passati quasi dieci anni e in mezzo Sale ha fatto tanta carriera. Il Panathinaikos, il Bayern Monaco, piazze ambiziose dove ha raccolto forse meno del previsto perché gli piace lasciare spazio agli uomini e ai giocatori. Con la Serbia, tre capolavori: argento agli Europei, ai Mondiali e alle Olimpiadi, due volte stoppato solo dagli Stati Uniti non senza lottare e sciorinare una pallacanestro gradevole.

La V nera sul petto

Ora lo espone la Virtus come leggenda arrivata a certificare le ambizioni della proprietà Segafredo, ma Sale trova un’altra Bologna rispetto a quella degli anni Novanta. La brace è accesa, sotto a tanta cenere accumulata dopo anni bui, costellati da difficoltà, radiazioni (per la V), fallimenti (per la Effe), retrocessioni. La rampa di lancio è lì, ma il missile va carburato. Potrebbe farlo un nuovo derby, facilmente prevedibile a partire dalla prossima stagione, proprio come ai tempi dei grandi serbi di Basket City.

L’incrocio con Danilovic

Danilovic e Djordjevic

Potevano incrociarsi già ieri, quando Danilovic sperava d’essere in città per salutare Alberto Bucci ma non ha trovato una coincidenza aerea. S’abbracceranno invece Sale e Sinisa Mihajlovic, rientrato a Bologna per salvarne la derelitta squadra di calcio. Uomini pratici, campioni ancora legati al campo e alla voglia di vincere che avevano quando infiammavano i tifosi. Con l’ex Jugoslavia, la città ha un rapporto privilegiato. Toccherà poi aiutare qualche tifoso a mandar giù il rospo di vedere Sale con la polo nera e una V gigante sul petto. Ormai è un salto che hanno fatto in tanti e non fa più notizia. All’epoca, nel ’94, meno appesantito di oggi, lo accolsero con un leggendario cappellino blu con le stelline, griffato Sale. L’avvio d’una storia d’amore che prometteva trionfi eterni e invece si stoppò presto. Ma Sale di strada ne ha fatta tanta, da quell’addio. Il talento, d’altronde, non gli è mai mancato. Ora la Virtus si riaffida a un serbo e gli mette tra le mani tutta la sua voglia di tornare grande.

 

DJORDJEVIC: "VOGLIO PORTARE LA VIRTUS IN EUROLEGA AL PIÙ PRESTO. PRIMA TORNIAMO, PRIMA LA VINCIAMO"

tratto da bolognabasket.it - 10/04/2019

 

Sasha Djordjevic, coach della Virtus, è stato intervistato da Paolo Bartezzaghi sulla Gazzetta dello Sport con il metodo della “botta e risposta”.
Un estratto delle sue parole.

Principale pregio. «Essere diretto». 
Principale difetto. «La trasparenza». 
Qualità migliore in una donna. «Saperti stare vicino, incondizionatamente. Da 32 anni sono con mia moglie e la apprezzo ogni giorno, sempre di più». 
Qualità migliore in un giocatore. «L’ambizione». 
Qualità migliore in un tecnico. «Essere un uomo di principi». 
Allenatore preferito. «Zeljko Obradovic». 
Partita indimenticabile. «Il ritorno dei quarti di Champions League col Nanterre».
Partita da dimenticare. «A Sassari tre giorni prima». 
Avversario più tosto. «L’avversario più difficile è il tempo. E il mio ego di m…» 
Eurolega o Nba? «Nba. Ma con la voglia di portare la Virtus in Eurolega al più presto. Perché prima torniamo, prima la vinciamo».
Parola preferita.«Due: libertà e famiglia». 
Soddisfazione più grande? «La famiglia, la nascita e la crescita delle mie figlie. Con mia moglie abbiamo fatto un bel lavoro. Sono un padre orgoglioso e un marito fortunato». Delusione più grande? «Per fortuna non l’ho avuta dalla gente ancora presente nella mia vita, ma da persone insignificanti di passaggio. Per questo non mi pesa. Le vere delusioni possono dartele solo le persone a cui tieni».

 

DJORDJEVIC: LA MIA OSSESSIONE E’ LA VIRTUS, STO METTENDO TUTTO ME STESSO IN QUESTO PROGETTO A LUNGO TERMINE

tratto da bolognabasket.it - 15/10/2019

 

Il coach della Virtus Sasha Djordjevic è stato intervistato da Luca Aquino sul Corriere di Bologna e da Piero Guerrini su Tuttosport.
Un estratto delle sue parole.

Come nasce la Virtus sola in testa alla classifica? Pensando a quali giocatori potessero essere dei punti di riferimento per Bologna. Su questo parquet sono passati grandissimi campioni, questo è stato uno dei tasti sui quali ho spinto per portare qui Milos Teodosic. Gli ho spiegato cosa potrà dargli Bologna, la passione e il modo in cui vive la pallacanestro questa città, la rivalità storica fra due club. Io ho vissuto i due anni più belli della mia carriera dal punto di vista delle emozioni.

Come sta avvenendo questo processo di crescita? Grazie alla meticolosità organizzativa che si rispecchia nelle idee e nelle ambizioni del signor Massimo Zanetti, dell’ad Luca Baraldi, del direttore generale Paolo Ronci. Abbiamo intrapreso un processo di crescita importante, con ambizione, in ogni settore. Partiamo da una base importante, la Virtus è è un valore riconosciuto. La mia idea è che lo sport in generale ha bisogno di essere comunicata attraverso il campo, dunque i giocatori e la loro grandezza. Lo abbiamo visto nel calcio, con l’ingaggio di Ronaldo da parte della Juventus, che ha innalzato tutto, aspirazioni delle rivali comprese. Per questo ho spinto tanto perché arrivassero giocatori importanti. Bologna vive la pallacanestro, il campo con quotidianità ha bisogno di legarsi emotivamente, noi dobbiamo puntare al massimo che si possa offrire. E’ una strada lunga e dura, una sfida con noi stessi, con le idee in cui crediamo. Non può esserci soltanto il desiderio, ma l’impegno dedicato, condiviso, per arrivare.

Quando sono arrivato ho detto che mi piace guardare il bosco che c’è dietro l’albero. Sto mettendo tutto me stesso, con il mio staff e la società in questo progetto di crescita a lungo termine, dove però c’è la parola “termine” che non mi piace. Non bisogna terminare, bisogna crescere e andare avanti per fare sempre di più con tempi che vorrei accorciare ma anche con la pazienza da parte di tutti.
Ha lasciato la Nazionale per concentrarsi sul club? Sì. Penso che dopo cinque anni arrivi il momento di dire basta, gli allenatori sentono quando è il caso di farlo e cercano nuove sfide. La mia ossessione oggi è la Virtus.

Cosa manca per sfidare Milano, non solo sul campo? Io non parlo mai degli avversari, dico piuttosto che rispettiamo e vogliamo giocarcela con tutte le squadre che ci hanno preceduto la scorsa stagione, a cominciare da Venezia che ha vinto scudetti e coppe di recente, è una realtà importante. E anche Sassari. Milano in questo momento, ha una licenza A di Eurolega, la possibilità di pianificare a lungo termine dunque. Ja una grande arena, strutture. In quella direzione vogliamo muoverci. Quello che manca a Bologna è la competizione con i grandi club continentali, come quando le due società giocavano la Final Four di Eurolega e questa era basket City per tutta Europa. E’ giusto sia così»

Cos’è scattato lo scorso anno per arrivare a vincere la Champions League? Abbiamo lavorato sulle nostre idee, c’è voluto tempo e ci sono mancate un paio di settimane per arrivarci anche in campionato. Si è creata empatia in poco tempo, quando arriva gente nuova deve proporre idee credibili e produrre risultati perché i giocatori crescano e diano il meglio.
Però, poi, avete cambiato tutto. Sì perché abbiamo voluto mettere la nostra zampa sulla costruzione della squadra, nell’ottica di questa progressione che vogliamo ottenere.

A fine stagione sarà soddisfatto se… Dopo l’ultima partita della stagione si tireranno le somme. Abbiamo obiettivi, ma per toccare il 10 devi aspirare a 12, se aspiri al 10 arrivi a 8 e non basta. Come insegnano i nostri vecchi maestri, bisogna lasciare un posto meglio di come l’hai trovato.

L’obiettivo immediato della Virtus è l’Eurolega? L’Eurolega è l’obiettivo, sì, ma l’obiettivo immediato è la gara con Andorra di Eurocup. Vogliamo arrivare ad avere una licenza di Eurolega per programmare a lungo termine.
La squadra ha già una faccia? Le mie squadre hanno una faccia, questo posso dirlo. L’attuale Virtus sta costruendo le basi. Io sono un entusiasta, ma anche realista. Siamo all’inizio, credo in quello che stiamo facendo e vedo che i ragazzi ci credono.

 

 

 

DJORDJEVIC, “ANDIAMO AVANTI SENZA FERMARCI. L’INTERCONTINENTALE? UN OBBLIGO CERCARE DI VINCERLA”

tratto da bolognabasket.it - 30/11/2019

 

Le parole di Djordjevic alla vigilia della gara con Cantù.

“Dopo qualche trasferta importante, sia in campionato che in coppa, siamo di ritorno qua, davanti ad un’altra partita importante per il nostro percorso. Tutte le gare casalinghe sono cruciali per i nostri obiettivi, e siamo consapevoli delle difficoltà: tutte le squadre contro di noi avranno motivazioni per batterci vista la nostra posizione. Questo non deve preoccuparci, ma deve essere una campana d’allarme per chi comunque lavora seriamente. Io ho preparato la partita con serietà, e sappiamo che loro possono vincere qui come hanno fatto a Cremona, per dimostrare il loro valore. L’allenatore è molto esperto, e cercherà di metterci in difficoltà. Noi torniamo in Fiera, torneremo ad allenarci lì dopo aver lavorato alla Porelli a inizio settimana: non sempre al completo, Gaines ha avuto un piccolo incidente casalingo tagliandosi con un bicchiere la mano sinistra anche se sta riprendendo ma andrà rivisto. Gli altri sono andati con continuità, e svolgendo un lavoro fisico importante, vedremo quando questo ci darà dei frutti, forse già domani ma forse più avanti perché il campionato è ancora lunghissimo.”

Hai visto cambiamenti dopo gli stimoli che hai dato in Coppa, tenendo alcuni titolari a riposo nel finale? “In società, non solo chi va in campo, tutti possono dare di più per crescere, e questo lo hanno capito anche i giocatori. Io sono un allenatore contento di avere questi ragazzi, che percepiscono i miei messaggi nella maniera giusta e io cerco di evitare l’errore di esagerare. Non c’è un manuale che spieghi quando finisce il coaching e inizi l’overcoaching: parliamo tanto, analizziamo tanto, e queste cose ci aiutano nel lavoro quotidiano. Ma, ripeto, non ci sono critiche verso singoli, solo il fatto che tutti possiamo fare meglio, e che io sono felice di allenarli”

Cantù segna poco, voi vincete quando ne fate tanti, sarà gara ad alto punteggio? “Difficile prevederlo dopo lo stop, tutti dovremo cercare di leggere la partita e capire se andare verso l’attacco o la difesa per portarla a casa. Possiamo segnare, possiamo difendere, ma ogni partita fa storia a sé e così sarà sempre, 60 o 90 punti, ma con l’obiettivo di farne fare uno di meno”

In settimana è arrivato un altro impegno per la stagione, la cosa cambierà i vostri programmi? “Toglieremo una trasferta impegnativa come quella con Varese e giocheremo questa final four, accolta con entusiasmo dal Dottor Zanetti e condivisa da tutti noi. E’ una opportunità di giocare per un titolo, è quello che si sogna quando inizi a lavorare, e la società di permette di farlo. Non conta il momento in cui arriverà, conta fare bene ed è un nostro obbligo cercare di vincerla. Dal punto di vista fisico e mentale sarà una estrema spesa, poi ci sarà subito dopo la Coppa Italia, quindi sarà compito mio ricaricarci per ripartire, dopo l’Intercontinentale, a prescindere dal risultato, verso quello che all’inizio era il nostro primo obiettivo stagionale. Ma ora è giusto pensare a Cantù”

Come ti è sembrata Cantù domenica? “L’ho vista, ma non solo quella partita. E’ squadra che se non togli quelli che sono i suoi punti di riferimento può infastidirti, noi siamo rispettosi e conosciamo le nostre qualità. E’ una signora squadra, con tante cose che possono fare bene, e tocca a noi fermare la loro fisicità, il loro gioco in campo aperto, e l’atleticità di chi può inventare tante cose”

Dicembre ha tante partite importanti, cambierai qualcosa nella gestione dei giocatori? “Si valuta partita per partita quella che è la condizione dei singoli, perché posso avere delle idee adesso e non sapere se saranno le stesse a fine mese. Vedremo poi in Eurocup, a seconda degli incroci che avremo, perché il primato è un dato che va bene, ma noi continueremo a giocare ogni partita”

Affrontare la capolista è uno stimolo in più per le avversarie. “E’ un cliche. Papaloukas aveva in mente l’idea di essere sempre meglio degli altri, uno dopo l’altro, per poi arrivare e non trovare davanti più nessuno. Si parla tanto della quinta, sesta, settima vittoria in fila, ma vogliamo evitare che qualcuno ci fermi. Non lavoriamo nell’imminente, ma cercando di limare e aggiungere particolari che ci possono dare ancora un salto di qualità, fisico e non solo”

Un commento sulla conferenza stampa di Mihajlovic, che ha commosso tutti? “Ieri sera gli ho parlato. Il mio rispetto verso di lui cresce di giorno in giorno, e lui sta dando un messaggio non solo a Bologna ma a tutto il mondo: la sua sincerità, la sua forza, è un comportamento esemplare. Sono orgoglioso di essere suo amico, imparo da lui tante cose come fanno tutti, e chapeau a lui come soprattutto alla sua famiglia”

Sai chi sarà fuori tra gli stranieri? “Vediamo come starà Gaines, poi ci ripenseremo. Ora non lo so, ma non che lo avrei detto, comunque, perché i giocatori devono stare sempre concentrati.”

Durante la sosta hai fatto recuperare il lavoro perso, per vari motivi, da Teodosic e Weems? “Weems ha ripreso con normalità e grande approccio mentale, oltre alla gratitudine verso la società che gli ha permesso di vivere questa situazione. Quando non c’era lo abbiamo pagato. Milos ha saltato qualche giorno, ma continua a lavorare come era stato inizialmente pensato. Io ci tengo però a dire che tutti i giocatori devono avere la sicurezza di essere fisicamente al top, leggo sui giornali che sarebbero stanchi, che l’allenatore può avere detto qualcosa, ma non è vero, siamo tutti freschi”.

 

DJORDJEVIC: HO SCELTO LA VIRTUS PER PORTARLA AD AVERE UNA CHANCE DI VINCERE. PER ORA NON ABBIAMO COMBINATO NULLA, CONTANO I FATTI

tratto da bolognabasket.it - 05/02/2020

 

Sasha Djordjevic ha rilasciato una lunga intervista a Flavio Vanetti sul Corriere della Sera.
Un estratto delle parole del coach bianconero.

La Virtus parte favorita in Coppa Intercontinentale e Coppa Italia? Premessa: sarà difficile, sul piano fisico, disputare due manifestazioni così ravvicinate e con un lungo viaggio di mezzo. Quanto alla Virtus, sarà solo una delle protagoniste. Sarà ambiziosa, ma non potrà non rispettare le avversarie. In particolare nella Coppa Italia considero le 8 finaliste tutte teste di serie: noi nei quarti sfideremo addirittura i campioni d’Italia di Venezia, squadra tosta.

Si aspettava la fuga in serie A? «Ho scelto la Virtus per cercare di portarla ad avere al più presto una chance di vincere: all’inizio erano solo programmi e desideri, ora invece vedo segnali di crescita. Però non abbiamo ancora combinato nulla: io sposo i fatti.
C’è qualcosa di nuovo di Djordjevic in questa Virtus? «Più che altro c’è il mio modo di vedere le cose. Sono esigente ed autocritico, pretendo il massimo da me stesso: mi spremo, sul piano sportivo, nel senso migliore della parola. Fin dall’inizio avevo un’idea di come progredire: vedo che funziona».

Come ha ritrovato Bologna? «Più bella, più internazionale. Vedo colore e calore. Ed è sempre pronta a sorridere e a essere allegra. Bologna oggi è più vicina al concetto di metropoli: in città si sentono lingue straniere. Vuole poi modernizzare i suoi impianti sportivi: è un altro messaggio importante».

Come ha ritrovato il campionato italiano dopo sette anni? «Più interessante: tutti possono battere tutti. Dopo anni al ribasso, c’è il rilancio. E questo grazie anche ad investimenti importanti, come quelli del dottor Zanetti e della sua Segafredo; al ritorno in serie A di realtà storiche quali Treviso, Roma e Fortitudo; e all’arrivo di campioni come Teodosic, Scola e Rodriguez. Però manca ancora una cosa: una Nazionale vincente».

Il guaio del basket italiano sono i giovani che non giocano? Non solo i giovani. Ma è altrettanto vero che potrebbero, anzi dovrebbero, lavorare di più. In un’edizione dei Giochi, LeBron James una mattina volle andare ad allenarsi alle 6; trovò Kobe Bryant, buonanima, che era già andato alle 5. Ecco, questo è l’esempio per i ragazzi: devono “stralavorare”, devono costruire il loro corpo.

Un deficit di fisicità? Vedo mediocrità nella base atletica dei giovani italiani. La storia che gli stranieri giocano di più è un alibi: dimostratemi che siete meglio di loro. In Eurolega, Milano ha provato a non ha utilizzato gli italiani nemmeno per un minuto: sarà un caso?

Superare l’Armani in una finale avrebbe un significato speciale? A me dà gusto battere chiunque».

Milos Teodosic è l’icona di questa Virtus. Milos è uno dei registi più talentuosi e geniali: è particolare, è bello da vedere, alza il valore dei compagni. Nel suo arrivo c’è il mio zampino: portarlo qui era decisivo per legarlo a un ciclo di crescita. Gli ho spiegato che avrebbe avvertito una passione che non aveva conosciuto da nessun’altra parte».

Il nemico più pericoloso per la Virtus? Il piacersi troppo, il pensare che sia tutto facile. La presunzione fa male: non dobbiamo credere di essere così bravi come scrivono».


 

DJORDJEVIC: LO SCUDETTO SAREBBE UN RICONOSCIMENTO PER LO SFORZO FATTO. MA RISPETTO QUELLI CHE SONO PAGATI PER DECIDERE

tratto da bolognabasket.it - 06/04/2020

 

Il coach della Virtus Sasha Djordjevic è intervenuto nel corso della Trasmissione “Tutti convocati” su Radio 24.
Le sue parole.

Siamo toccati tutti, pensare allo sport in questo momento può aiutare ma solo per un attimo perché è una situazione particolare. Tutte le città si sono e si stanno preparando, come per esempio la Fiera di Milano, come il palazzetto di Belgrado che si sta preparando per il peggio. I palazzetti in questo momento sono posti idonei per accogliere persone bisognose.

Parliamo tutti con tante emozioni, siamo tutti feriti. Siamo sportivi e siamo competitivi e a tutti piacerebbe vincere lo scudetto, questo è il primo pensiero dello sportivo. Ci sono però altri aspetti, sforzi economici da parte dei proprietari delle società. Nessuno andrebbe a celebrare lo scudetto e a goderselo ma potrebbe essere un riconoscimento per lo sforzo fatto. Nella mia opinione personale io rispetto quelli che sono pagati per decidere. Noi abbiamo onorato ogni partita che abbiamo giocato e ogni competizione, anche la Coppa Intercontinentale che è stata programmata dopo la nostra, di programmazione.

Dei nostri ragazzi sono rimasti solo Hunter e Gaines a Bologna, anche se Vince sta per partire anche lui perché suo padre potrebbe aver contratto il virus. Gli altri stranieri sono tutti tornati a casa loro. Ogni giorno comunque sono in contatto con tutti parliamo in gruppo tenendoci il morale alto. Un professionista quando scende sul suo campo di battaglia deve avere la testa libera altrimenti rischia in tutti i sensi, anche di infortunarsi. Questo è un pericolo che noi vogliamo evitare. Per un lungo periodo questo mancherà.

Al di là di questa situazione, devo ringraziare comunque i miei ragazzi perché quest’anno hanno sempre dato tutto e dimostrato tanto. Io a volte lo dico pubblicamente ma questo per un allenatore è il massimo. Loro sono tutti ovviamente arrabbiati, perché stavamo esprimendo il nostro gioco nel migliore dei modi: abbiamo ricreato una grande coesione con il pubblico, che ci seguiva e ci dava una mano. Le cinque partite in Fiera, insomma un cammino che mi ero disegnato in testa: una crescita passo per passo in cui capire anche cosa manca per raggiungere certi obiettivi. Quando tiro a canestro in allenamento tiro per segnare 10/10, se non riesco non vado a casa. Peccato sia successo tutto questo ma bisogna capire come aiutare l’ambiente a ripartire alla grande, continuando con quello che di buono è stato fatto quest’anno in tutta Italia. I tifosi sono aumentati sugli spalti, la Nazionale ha fatto delle buone prestazioni e io dico sempre che la Nazionale deve essere la connection con le società, una Nazionale che ha trovato anche giovani interessanti, tra cui anche qualche nostro giocatore di cui sono molto contento.

La nostra vita è fatta di saluti, abbracci, stringerci la mano, non solo nello sport. Speriamo di tornare presto e se lo sport potrà ricominciare a dare questo messaggio noi ci siamo, siamo pronti. È stato un brutto colpo per l’umanità ma ripartiremo.


 

DJORDJEVIC: "LA MIA VIRTUS AVRA UN’ANIMA PIU ITALIANA”

tratto da www.virtus.it -15/08/2020

 

Partita per il ritiro a Folgaria nella giornata di ieri, con una intervista rilasciata  a “Il Resto del Carlino” il coach della Virtus fa una prima sintesi del lavoro svolto dalla squadra.
“I ragazzi si sono presentati con una grande tenuta fisica e in questi mesi hanno avuto cura del loro corpo. Hanno avuto un atteggiamento molto serio e sono molto carichi: vogliono tornare a lavorare insieme”.

Siete partiti per Folgaria, quali sono gli obiettivi a cui punta in questo ritiro?
“Avere lo stesso livello di tenuta fisica, anche se non sarà facile, e poi costruire lo stesso modo di comunicare integrando i nuovi nel sistema. Abbiamo un aiuto
importante da chi è già qui dall’anno scorso per cui il loro inserimento sta andando nella giusta direzione”.

Ci descrive la nuova Virtus?
“Abbiamo cercato di inserire alcuni italiani come Awudu Abass e Amedeo Tessitori a cui bisogna aggiungere un giocatore di formazione italiana come Amar Alibegovic perché l’idea della società era quella di rinforzare l’identità azzurra. Nel mercato dell’estate scorsa abbiamo cercato atleti che non erano residenti
in Italia negli ultimi due anni per poter usufruire delle agevolazioni fiscali sottoscrivendo contratti pluriennali e quest’anno abbiamo aggiunto un solo straniero, Josh Adams”.

Ha ancora l’amaro in bocca per la passata stagione non conclusa?
“Ci ricorderemo di questo 2020, più per le disgrazie che ha creato il virus che per le questioni sportive. Ogni singola vita umana è il bene più prezioso che ci sia, però, noi siamo sportivi e dobbiamo parlare di scudetti, medaglie e vittoria. C dispiace, perché abbiamo fatto un salto di qualità più grande rispetto a quello che era previsto. Quattro anni fa Il dottor Zanetti è arrivato con la squadra che era in A2, poi 2 estati fa ci sono stati grandi cambiamenti per dare un’impronta forte. Le ambizioni sono grandi e tutti noi guardiamo in alto. Passo dopo passo proviamo ad arrivare lassù, cercando di starci poi più tempo possibile”.

Giocare la Super Coppa dopo appena un mese di lavoro è presto?
“Sì. Io le vedo come partite amichevoli, ma non è sbagliato averle messe in calendario. I giocatori non saranno pronti, ma era necessario partire. Si spera di tornare presto alla normalità e per iniziare bisogna imparare a convivere con la pandemia e per questo ci auguriamo che  presto i tifosi possano tornare nei palazzi. Noi sportivi ne abbiamo bisogno per il loro calore, così come la società per le risorse. Il momento è particolare, ma dobbiamo guardare in positivo”.

Un giudizio sul prossimo campionato italiano?
“Pandemia permettendo siamo sulla strada di avere un maggior impatto mediatico. Si sono create le condizioni per tenere un campione come Scola in Italia e
in una realtà storica come Varese. La consistenza e la fermezza di Venezia, la forza mediatica ed economica di Milano, la nostra ambizione come Virtus di investire sull’italianità, senza dimenticare la Fortitudo che con i suoi 4.500 abbonati è una forza della natura e che dimostra come BasketCity stia riemergendo.
Poi c’è Pesaro che ha puntato su un grande allenatore per ripartire, la conferma di Treviso, la crescita di una Trieste dove la passione è molto sentita, Brindisi
che rappresenta una intera ragione. La presenza di Roma e Sassari sempre in prima fila”.

Quali sono le scommesse per la prossima stagione?
“Continuare a lavorare sulla crescita dei giocatori, sia dal punto di vista tecnico e tattico che da quello fisico. Credo che quest’anno si vedranno ancora di più i progressi di Pajola, mentre vogliamo risposare il carattere guerriero di alcuni nostri giocatori per ricreare con i tifosi quell’ambiente che avevamo in casa e che abbiamo vissuti anche in trasferta. Tutti noi allenatori dovremmo, se avessimo la possibilità di avere quel tipo di giocatore, lavorare per dare un numero 5 alla nazionale italiana perché è carente nel reparto dei lunghi. Tessitori è stato preso anche per questo motivo e la nazionale è il vero motore del movimento e noi dobbiamo impegnarci anche per lei”.

E gli obiettivi quali sono?
“Alla Virtus si va in campo per i titoli e per le finali. Noi non sappiamo giocare in modo diverso: avremo rispetto di tutti e paura di nessuno”.