STAGIONE 2019/20

Pajola, S. Nikolic, St. Markovic, Peterson, Delia, Baldi Rossi, Gamble, Hunter, Ricci, Weems
Ferlini, Mihajlovic, Fedrigo, Bjedov, Cournooh, Deri, Djordjevic, Gaines, Teodosic, Naldi, Tibiletti, Largo, Amato
 

 

Segafredo Bologna

Serie A: 

Play-off:

Coppa Italia: eliminata nei quarti di finale

Eurocup:

Coppa Intercontinentale: finalista

 


N.
nome ruolo anno cm naz note
0 Frank Gaines G 1990 191 USA  
1 Lorenzo Deri G 2001 188 ITA  
2 Devyn Marble G/A 1992 198 USA  
2 Manuele Solaroli G 2002 190 ITA  
6 Alessandro Pajola P 1999 194 ITA  
8 Filippo Baldi Rossi A/C 1991 207 ITA  
9 Stefan Markovic P 1988 199 SRB  
11 Giampaolo Ricci A 1991 201 ITA  
12 Mait Peterson C 2002 207 EST  
16 Marcos Delia C 1992 209 ARG  
25 David Cournooh P 1990 187 ITA  
32 Vince Hunter A 1994 203 USA  
34 Kyle Weems A 1989 198 USA  
35 Stefan Nikolic A 1997 187 SRB  
44 Milos Teodosic P 1987 196 SRB  
45 Julian Gamble C 1989 208 USA  
Solo amichevoli: Gora Camara, Ivan Paunic, Ivica Radic
             
  Aleksandar Djordjevic All     SRB  
  Goran Bjedov Vice All     HR  
  Cristian Fedrigo Vice All     ITA  
  Mattia Largo Ass     ITA  

 

Partite della stagione

Statistiche di squadra

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

Campagna abbonamenti

Virtus vincitrice al torneo Città di Jesolo con due successi al supplementare (foto tratta da www.virtus.it)

BAGNO DI FOLLA A CASA VIRTUS ALFASIGMA

tratto da www.virtus.it - 18/09/2019

 

Bologna, 18 settembre –  Si è appena concluso il tanto atteso bagno di folla 2019!

Tifosi, famiglie e tanti appassionati si sono dati appuntamento a Casa Virtus Alfasigma alle ore 19.30, per il tradizionale bagno di folla. Il playground esterno alla struttura è diventato per un’ora un palcoscenico, dove le due squadre di Virtus  Segafredo sono state presentate ed acclamate dalle persone presenti.

Durante l’evento sono stati chiamati uno ad uno tutti i protagonisti della prossima stagione sportiva, che si è conclusa con il consueto abbraccio finale dei tifosi, foto e autografi.

Maria Tassinari, sorella di Elisabetta Tassinari (neo capitano della squadra femminile), ha ringraziato Federica Nannucci per l’impegno e la determinazione dimostrati durante la scorsa stagione e per rimanere, pur non giocando, vicino alla squadra in veste dirigenziale.
In fine, Baldi Rossi ha salutato tutti i tifosi presenti, ringraziandoli per il sostegno e l’affetto, “con voi giochiamo sempre con un uomo in piu”  la frase pronunciata dal giocatore delle Vu Nere, dando appuntamento a tutti i presenti al Paladozza, contro il Fenerbahçe, venerdì 20 settembre ore 20.30.

 

La prima storica doppia presentazione maschile-femminile (foto tratta da www.virtus.it)

LA VIRTUS SEGAFREDO TRAVOLGE IL FENERBAHCE E SI AGGIUDICA IL 7° TROFEO PORELLI

di Andrea Marcheselli - 1000cuorirossoblu - 20/09/2019

 

Una gran bella curva bianconera saluta il ritorno al PalaDozza della Virtus Segafredo, impegnata, per il 7° Memorial Porelli, contro un avversario di altissimo rango, il Fenerbahce del guru Obradovic. L’evento è emozionante, non premiato dal pienone di un pubblico che comunque costituisce una più che discreta cornice. Siamo in precampionato, ma a cinque giorni dalla partenza ufficiale della stagione e a questo punto si cominciano a cercare certezze, non solo belle prospettive.

I quintetti iniziali sono Markovic, Ricci, Cournooh, Gamble, Weems per la Segafredo, Kalinic, Alì, Williams, Stimac e Biberovic per il Fenerbahce. All’inizio, subito è tripla di Markovic, replica Biberovic a conclusione di una bella azione corale gialloblu, seguono un paio di reciproche azioni da manuale prima di una minifuga virtussina che costringe Obradovic al primo timeout, già a fine terzo minuto, dopo il quale entrano Candan, Datome e Sloukas. Dopo due minuti nuovo timeout turco, perché il divario è salito 18-4, con le transizioni bolognesi che puniscono gli attacchi avversari un po’ arruffati anche per merito dell’intensità difensiva bianconera. Entrano ora Pajola e Gaines per Markovic e Cournooh, poi Baldi Rossi per Ricci, infine anche Nikolic, ma le cose non cambiano granché, perché al primo intervallino il tabellone segna 31-7, nell’incredulità diffusa mista a un nascente entusiasmo

Nonostante pure Obradovic stia facendo ruotare un po’ tutti i suoi uomini non pare mutare più di tanto il trend nel nuovo periodo, per quanto sia inevitabile che anche il Fener cominci a dare maggiori segnali di esistenza in vita che inducono Djordjevic a fermare il gioco sul 39-13 dopo tre minuti. Continua peraltro la saga di assist, schiacciate, recuperate, stoppate ad un ritmo indiavolato che, mentre sale la qualità dei giochi di Obradovic, permettono comunque ai bianconeri di mantenere le distanze con gli avversari. A 2’23” dall’intervallo un ottimo Gamble commette il proprio terzo fallo (46-23), ma la Virtus non ne risente significativamente e alla sosta lunga il risultato è 52-31.

Dalla seconda metà del precedente periodo si è cominciato a vedere un Fenerbahce più credibile, fin qui evidentemente limitato dall’aver giocato ventiquattrore prima contro Treviso, il che, in fase di preparazione prestagionale, vuol dire tantissimo; la Virtus invece eccede un po’ in estetismi che non sempre premiano. Si deve tuttavia sottolineare quanto sia bello vedere i bianconeri passarsi la palla con questa sistematicità e con tanta qualità. La stanchezza comincia a farsi sentire, la difesa gialloblu si stringe e le polveri dei tiratori felsinei iniziano ad inumidirsi. Così anche questo parziale, come il precedente, premia i turchi, ma il vantaggio virtussino resta consistente, 72-55.

L’ultimo intervallino vede anche la presentazione ai tifosi della Virtus femminile neoammessa alla serie A. Un paio di splendide azioni corali bolognesi inaugurano l’ultimo quarto, che continua mostrando uno spettacolo davvero divertente. A 6’20” dalla conclusione il timeout di Djordjevic ferma il gioco sull’80-62, ma ormai la partita ha preso la propria piega. Sul finire c’è spazio anche per i “cinni” Lorenzo Deri e Matt Peterson, mentre i tifosi inneggiano al ricordo di Alberto Bucci. Finisce 94-68. La Virtus Segafredo si aggiudica il 7° Trofeo Gigi e Paola Porelli. Viene proclamato MVP Stefan Markovic, la soddisfazione dei bianconeri è palese. È troppo presto per esaltarsi, gli avversari sono in evidente ritardo di preparazione anche perché si sono appena ritrovati dopo i Mondiali. Rimangono sicuramente di tutt’altro livello, però i segnali positivi, rappresentati da come i virtussini si cercano tra di loro, da una già discreta chiarezza della impostazione dei giochi, dalla voglia di difendere son di ottimo auspicio. E poi manca ancora Teodosic…. L’appuntamento è allora a mercoledì, quando contro Roma si comincerà a fare davvero sul serio.

 

MILOS IN POESIA CONTRO MONACO

di Nicola Bonazzi - VNera - 31/10/2019

 

All’ultimo tiro. Una Virtus a lungo in difficoltà supera in una partita importantissima per il girone un’ostica Monaco. Milos Teodosic illumina con la sua classe abbacinante il Paladozza e ci lascia abbagliati, ancora una volta.

ANDAMENTO DELL’INCONTRO: C’è Nikolic in quintetto per le assenze di Weems, al capezzale del padre malato, e Cornoouh, scavigliato dell’ultimo minuto. Parte bene la V con Gaines e Gamble molto attivi e va 14-9 con punti dei due mori, ma inizia a sbagliare molti tiri aperti, due con il 35 che comunque tiene il campo e difende bene, dando una sostanziosa mano anche a rimbalzo. Entra Milos, lo seguono Hunter e Pajola nelle rotazioni molto accorciate dei bianconeri che non si staccano, di là Buckner e Yeguete tengono Monaco attaccati alla partita nonostante pessime percentuali da entrambe le parti.

Fa sentire il fisico Monaco nel secondo quarto, ancora con Yeguete e con O’Brien che diventerà un fattore nella gara. Toglie finalmente il coperchio da tre punti Teodosic dopo ben 15 minuti, ma si continua a segnare poco rispetto alla qualità dei tiri. Si va al tè sul 35 pari e l’impressione di una gara dura anche per le energie che non sembrano abbondare tra i bianconeri.

Monaco prende il controllo della gara nel terzo, ancora a base di un gioco sporco e cattivo, concesso dagli arbitri che rincarano la dose con una serie di fischi – e non fischi – che non favoriscono la qualità tecnica dei bianconeri. Hunter si becca pure il terzo tecnico della serata, dopo uno a Milos ed uno alla panchina, dopo essere stato steso a rimbalzo difensivo. Entra Pajola e cambia l’inerzia difensiva del quarto, consentendo ai suoi di rientrare fino al 49-51 di fine terzo quarto.

Clemmons e O’Brien continuano a far male e Monaco scappa a inizio ultimo quarto, anche perché la Virtus non fa canestro mai. Massimo vantaggio dei transalpini al 6, +11 e la sensazione che la partita stia in qualche modo scappando. Markovic mette finalmente una tripla, due buone difese ed un altro tiro da tre, preziosissimo, di Baldi Rossi dall’angolo. -5 con le energie nervose ed il genio di Teodosic a ispirare e concludere. Sotto canestro si fatica, e allora Djordjevic gioca la carta dei due 4 (che pare molto più efficace di quella dei due 5…), e quando Hunter rientra la partita è ancora aperta. A 1’38”, -4. Hunter da sotto con un bellissimo movimento spalle a canestro firma il -2 e Gaines fa la cosa più bella della sua partita subendo fallo da O’Brien. Si torna di là, Milos assiste Markovic che segna da 3, sorpasso insperato. Yeguete fa 1/2 a 25″. Milos prende un fallo e realizza i due liberi, ma 5 secondi sono sufficienti a Monaco per pareggiare ancora on O’Brien, gran partita la sua.

E qui finisce la partita ed inizia la poesia, la musica, l’arte, di Milos Teodosic. Un secondo e tre decimi che dureranno anni nella mente e nelle emozioni di chi aspettava durante il timeout, vedeva la palla partire dalle mani di Pajola dalla rimessa dal lato, Teodosic uscire da un blocco cieco, raccogliere quel passaggio battuto, coordinarsi, far uscire dalle sue dita uno squillo morbido di tromba, quello che ancora abbiamo nelle orecchie come preso a prestito da una sinfonia di Beethoven. La retina accarezza, rispettosa, la palla. Ognuno ha la sua gioia, per un momento si dimentica tutto, si abbraccia la colonna del Paladozza ed il vicino sconosciuto. E ci si sveglia il giorno dopo con quello squillo, morbido come la rotazione di quella palla arancione e la carezza del cotone bianco dentro l’anello di ferro, ancora nelle orecchie.

Grazie, Milos.

 

MILOS COME SASHA

di Ezio Liporesi per Virtuspedia - 17/11/2019

 

Un serbo al 40' firma, dalla lunetta, il 72-72 e si va ai supplementare, nel quale quello stesso serbo segna nove punti, portando la Virtus al successo. Sasha 31 maggio 1998 - Milos 17 novembre 2019.

A Trieste, alla nona giornata, al 40' le squadre sono sul 72-72, fissato in lunetta dal serbo Teodosic, come era 72-72 il 31 maggio 1998 ottenuto con un libero da Danilovic. Poi nel supplementare allora 9 punti di Sasha, oggi 9 punti di Milos. In entrambi i casi trionfo V nere.

IL GRANDE FREDDO DI NATALE: -32. LA VIRTUS TRIONFA NEL DERBY

di Walter Fuochi - bologna.repubblica.it - 25/12/2019

 

Solo Virtus, zero Fortitudo. Il derby è in bianco e nero, colori manco mezzo. Il buon Natale se lo dà la Virtus, dall'inizio alla fine. Cinica e spietata quanto basta a spazzar via la cena festiva, imponendo il fisico e la tecnica, il talento e la velocità. Si diverte anche il caso a giocare con la storia, dopo una vigilia fin troppo coniugata al passato, viste le più modeste dimensioni odierne: finisce di 32 e, ai tempi, e a maglie invertite, furono stampate epocali t-shirt di Grande Freddo. A fronte di una Virtus troppo più forte, la Fortitudo si rivela inferiore, ben oltre, però, le distanze prevedibili e previste. Gioca, detta com'è, una partitaccia, timida, spaurita, e pure di tiepidissimo agonismo, entrando male in una sfida che richiedeva ben altro spirito per osare almeno altre storie.
Baciata da un avvio positivo, e presto travolgente, la Virtus ha potuto tessere la sua trama senza patemi, e cumulando certezze montanti. Teodosic l'ha ben ispirata anche tirando male (2/9, 10 assist), Markovic è stato a sua volta capobranco (10 assist), ma il migliore è stato Weems (13/16 con 4 triple), letale per la Effe e per il dirimpettaio Aradori (2/7), il grande ex visto pochissimo. Ancora, per la Vu, hanno ben giocato i due centri, limitando Sims (7/16 e 13 rimbalzi a match ormai sballato), che era il babau di vigilia: soprattutto Gamble (5/6) è stato un muro duro da valicare, mentre Hunter (6/9) è andato a prendere in attacco tutti i passaggi da sogno della premiata ditta. La Vu s'è infine completata con la dedizione dei gregari, soprattutto dietro, in una difesa che ha rallentato tutte le giocate, già lente e impacciate, della Pompea. Dei bianchi, poco da salvare. Fantinelli ha avuto almeno 4/8, gli altri fra il pessimo e l'orrido, con sprofondi di Robertson (3/8 e 4 perse) e Leunen (0/7).

Cronaca. Poco meno di novemila spettatori, la fetta biancoblù, meno d'un migliaio, alza la voce, ma è evidentemente minoritaria, oltretutto in un'arena che, così ampia e distesa, annacqua i toni e favorisce la distensione. Pronti via. La Virtus in nero recupera Gaines, la Fortitudo in bianco non ce la fa con Daniel, ancora col febbrone. Ma la notizia vera è che, per la prima volta da quando abita qui, Teodosic entra in quintetto. Se sia l'esorcismo o la polizza di Djordjevic contro le partenze farlocche che spesso affliggono i suoi, poco cambia. La Vu scatta subito avanti, dopo il 2-0 di Sims, ingrassando in progressione: 6-2, 16-7, 19-9. Tre cesti nel primo quarto per una Effe piccola e fragile, timida e rinunciataria davanti, addirittura sdentata dietro, dove la Virtus la sommerge e manca perfino 3-4 appoggi al vetro. La seconda frazione non offre altre melodie, la Effe transita a un ingiurioso 3/20 quando Cinciarini, al decimo colpo, azzecca la prima tripla, contro una difesa nera che lavora forte, ma non fortissimo. La Virtus cerca e trova i centri Hunter e Gamble, ma spara dritto anche da tre, in bella libertà. Che la Fortitudo sia in tragica soggezione lo dice un altro dato, ancor più inquietante, del secondo quarto: zero falli, nessuno s'è nemmeno preso il gusto di tirare qualche ceffone, in una squadra che finisce anche doppiata e va al tè sotto di 20. 7/33 la Effe, 19/35 la Vu.

Ripresa. Dilaga Weems, dipinge Teodosic, anche se il tiro gli dice no, comandano Hunter e Gamble. I venti restano venti, anzi verso la fine diventano pure trenta, con Djordjevic che tira via i primattori e la Effe incapace di accorciare, in una recita che non si vede l'ora che finisca. Vincitori e vinti. Tutti hanno già detto tutto, non c'è più niente da capire.

Teodosic e Markovic 10 assist a testa nel derby di Natale

IL RECORD DI TEODOSIC-MARKOVIC, 10 ASSIST A TESTA

tratto da bolognabasket.it  - 26/12/2019

 

E’ la prima volta nel campionato di Serie A che due giocatori della stessa squadra realizzano 10 assist a testa nella stessa gara. Stefan Markovic e Milos Teodosic hanno fatto registrare insieme 20 assist nella gara di ieri sui 24 totali della Virtus (83% del totale della squadra). Era già successo che due giocatori realizzassero 10 o più assist nella stessa gara ma sempre con maglie differenti. In attesa delle gare di oggi della quindicesima giornata, dopo l’anticipo di ieri Teodosic e Markovic sono i due leader nella classifica degli assist della stagione rispettivamente con una media di 6.5 e 6.1

DERBY: SOLO VIRTUS!

di Ezio Liporesi - Funzine Radio Digitale - 02/01/2020

 

Una partita come le altre, una gara che vale solo due punti, qualcuno continua ancora oggi a sostenerlo, in realtà la maggioranza della città che vive la pallacanestro il derby vorrebbe vincerlo, anche se non assegnasse punti per la classifica. Era l'edizione numero 106, contando solo quelli ufficiali e partendo da quello disputato nel 1966 (i precedenti affondavano le radici nell'anteguerra e, quando non erano amichevoli, si svolgevano nell'ambito di campionati o tornei locali). Un'edizione speciale, la prima disputata il giorno di Natale; la prima nell'arena della fiera, la struttura provvisoria voluta dalla Virtus anche e soprattutto per il derby; la prima dopo più di due anni di assenza, ma soprattutto la prima in serie A dopo un vuoto di un decennio. L'attesa era grande, per una Virtus capolista e per una Fortitudo, fin qui oltre ogni più rosea attesa. I bianconeri reduci da una sconfitta a Sassari, la F da una vittoria contro Brindisi. Tanti i temi: la Virtus a matrice serba, guidata in panchina da Djordjevic, già protagonista di stracittadine in canotta biancoblù, e in campo da Markovic e dall'asso Teodosic; la Fortitudo con l'ex capitano bianconero Aradori, protagonista di un inizio di campionato da migliore realizzatore italiano, di fronte a uno degli elementi più positivi delle V nere, Weems; la sfida sotto canestro tra Sims, magnifico protagonista nell'ultima uscita, ma orfano dell'influenzato Daniel e la coppia esplosiva bianconera, Gamble e Hunter. In quintetto per le V nere c'è la novità Teodosic, con Markovic, Weems, Ricci e Gamble. Sims segna il primo canestro, ma subito va avanti 6-2 la Bologna bianconera. È una Virtus molto energica, ma qualche spreco di troppo permette ai biancoblù di rimanere attaccati fino all'8-7. Una tripla di Ricci dà il via a un parziale di 8-0, chiuso da un altro tiro pesante di Teodosic, 16-7. Markovic e Teodosic orchestrano il gioco (alla fine dieci assist per entrambi, mai prima due giocatori di una stessa squadra ne avevano prodotti, entrambi, in doppia cifra). Il primo quarto si chiude 22-11 e nel secondo la musica non cambia: dopo aver toccato anche il +22, le V nere chiudono avanti di venti punti la prima metà gara, 45-25. Nel terzo quarto, gli uomini di Djordjevic toccano due volte il +24, ma la Pompea riesce ad aggiudicarsi il parziale per un solo punto, 65-46. Il divario si scava ancora di più negli ultimi dieci minuti. La Segafredo tocca anche il più 34 e chiude 94-62. Grande protagonista Weems, 32 punti in 22 minuti, 9 su 11 da due, 4 su 5 da tre e 2 su 2 ai liberi; 11 punti consecutivi dal 47-27 al 58-36, in un terzo quarto da 13 punti, con 4 su 4 da due, 1 su 1 da tre e 2 su 2 in lunetta. Prova corale di tutta la squadra con anche da segnalare il record societario di schiacciate, 11, almeno secondo quanto indicato dal sito della Lega. Infatti . attorno a questo numero c'è un piccolo giallo. Un secondo referto ne indica 13, assegnandone 5 e 4, rispettivamente a Hunter e Weems, invece delle ufficiali 4 e 3; in realtà la verità dovrebbe stare in mezzo, un più attento esame della gare ne mostra 12. Parziali implacabili, 22-11 al 10', 45-25 a metà gara; poi, raggiunto il più 24 un paio di volte, una leggerissima pausa bianconera permette alla Pompea di vincere di un punto il terzo quarto, concluso, 65-46, infine la galoppata finale, 94-62, che poco prima era stato anche più 34, 94-60. Per la quinta volta lo scarto tra le due squadre supera i 30 punti; era successo per la prima volta nel 1989, il derby del grande freddo, anche allora 32 punti a dividere le contendenti, ma a favore della Fortitudo; poi ci furono i trionfi Virtus, il +41 in Coppa Italia nel settembre 1993, il +37 il 23 dicembre 2000 e infine il +31 del 24 marzo 2002. Anche il primo derby natalizio è passato, lasciando a tutti un'immagine nitida: una Virtus bellissima in cima ad una scala e la Fortitudo disarmata e disperata in fondo, incapace di salire i gradini.


 

IMPRESA VIRTUS SEGAFREDO: LA CORAZZATA ARMANI MILANO ABBATTUTA 83 - 70

di Andrea Marcheselli - 1000cuorirossoblu.it - 29/12/2019

 

L’anno solare si chiude con quella che pare una finale. La credibilità della nuova Virtus Segafredo si misura anche da questo: sfidare da prima in classifica la corrazzata Armani di Ettore Messina. In verità, oggi la partita sembrerebbe segnata, come il derby ma al contrario, perché sulla carta è troppo, ancora, il divario fra le due formazioni, con Milano nel bene e nel male protagonista in Eurolega, mentre pure Bologna è protagonista in Europa, ma al piano di sotto. Se valessero solo i numeri, però, non ci sarebbero le partite. Milano a Bologna è già stata battuta dalla Fortitudo, per esempio, ma quella di oggi sarà un’altra Armani, sia come organico che come crescita di squadra, che in Italia ora non perde più come invece faceva ad avvio di stagione. Molto dipenderà dal confronto sotto le plance, perché come esterni la Virtus se la potrebbe anche giocare, sebbene più corta, quantitativamente (peraltro Milano è senza Nedovic, non ancora sostituito da Sykes). Il peso della partita comunque è testimoniato anche dal fatto che oggi il basket torna in diretta su Rai2.

Quintetto Virtus, lo stesso del derby: Markovic, Teodosic, Weems, Ricci e Gamble. Per Milano, invece Cinciarini, Roll, Micov, Scola e Tarczewski. Subito, bomba di Santeodosic, che dice: ci sono! Poi però il gioco si fa contratto, spigoloso, con le difese che hanno la meglio sugli eccessi di approssimazione degli attacchi. Al pareggio raggiunto dall’Armani replica la tripla di Weems, ma c’è ancora troppa confusione sul parquet, mentre i bianconeri stanno collezionando i primi falli. Gamble batte Tarczewski, Scola insegna basket e mette la tripla, Tarczewski batte Gamble: di nuovo parità dopo quattro minuti e mezzo, col primo time out chiesto da Messina, poco dopo, per un improvviso breakino bolognese di 5-0. Nel frattempo è entrato Rodriguez, che si esibisce in una coppia di bombe per ribattere al minishow di Santeodosic, cui Djordjevic dà un primo riposino all’8° sul 18-16. Nella lista dei primi attori si impongono pure l’acrobatico Hunter e il folletto Markovic, e al primo intervallino si va sul 24-20.

Il secondo periodo si riapre con la schiacciatona di Hunter in contropiede, ma forse cominciano ad essere un po’ troppe le palle perse, per quello che ci si può permettere contro certi giganti. Arriva peraltro il +7, al 14°, tuttavia Micov rintuzza da par suo e Bologna chiama time out. A 5’48” dall’intervallo arriva il primo vantaggio milanese, con tripla di Cinciarini (31-32) dopo una brutta persa di Markovic, ma è chiaro che sarà durissima, per i bianconeri, perché la differenza di chili e centimetri inizia a farsi sentire e Rodriguez è come al solito immenso. Markovic si fa perdonare con una gran assist per Hunter che tiene in vita Bologna e, insomma, grazie all’ennesimo miracolo di Santeodosic all’intervallo è +6, 46-40.

Non piace il riavvio a Messina, che urla un time out dopo 1 minuto, dopo il contropiede concesso alla schiacciata Ricci. Poco alla volta arriva pure il +10 Virtus che scalda i cuori sulle tribune; l’impressione, però, è che a Milano basterebbe poco poco per rientrare definitivamente. Viceversa, la diga bianconera continua a tenere, con Santeodosic che detta la via. Si giunge pure al +11 in un quarto davvero dominato dalla Segafredo, ma all’ultima sosta è solo 63-56. Tutto, in altre parole, ancora da giocare.

Si riprende col parziale punto a punto per cui Messina si rigioca la sospensione al 32°: i suoi non è che non abbiano intensità, ma evidentemente servono correttivi. Il nono assist di Markovic è l’alley oop per Weems che dà un temporaneo +13 alla Segafredo, poi Rodriguez segna praticamente da metà campo. La partita, insomma, è proprio bella, arricchita da gioiellini di tecnica e atletismo da una parte e dall’altra. A 4’58” dalla fine è 73-63 con Hunter in lunetta: 2 su 2. La tripla di Baldi Rossi fa sognare: 78-63 a 3’54”. Mentre a Rodriguez esce (con molta sfortuna), Santeodosic mette la sua per l’81-65 a 2’47”. Alla sicurezza dei volti bolognesi si contrappone lo sguardo incerto dei lombardi, che iniziano l’ultimo minuto sotto di 13. C’è spazio per qualche numero da avanspettacolo e l’alley oop di Teo per Hunter. A 5” entrano Deri e Nikolic per Markovic e Teodosic. Finisce 83-70 una partita vinta di squadra, a conferma della crescita di un gruppo notevolissimo. La Virtus Segafredo resta prima, perché il miracolo si è compiuto. I suoi lunghi non hanno sfigurato contro le torri milanesi, anzi, hanno letteralmente dominato (Hunter 19, Gamble 13, Gudaitis 8, Tarczewski 3, Biligha 2) ma pure Ricci e Baldi Rossi hanno messo fondamentali mattoncini. Partita vinta con una difesa poderosa, e così si chiude in modo strepitoso l’anno solare in casa Virtus Segafredo.

 



 

TAM TAM DI GUERRA TRA BOLOGNA E MILANO

di Walter Fuochi - fuochi.blogautore.repubblica.it - 02/01/2002

 

Addossate l’una all’altra a meno di cento ore di distanza, le due partite più attese della stagione regolare hanno dato alla Virtus esiti trionfali, eppure le faranno avviare il 2020 da piedistalli instabili. Se non vincerà domenica a Trento, la Vu potrebbe non esser prima dopo un girone d’andata che nelle percezioni collettive è stato dominato, preceduta da Sassari che poco rientra in quelle percezioni, però macina basket d’eccelsa qualità. La Dinamo è una squadra buona e seria, da scudetto, certo, solo così mediaticamente decentrata che il fragore delle ultime battaglie l’ha oscurata. Incombe la guerra Bologna-Milano, benchè solo ai primi atti, ma già ampiamente annunciata dai colpi di becco dei due strateghi: avviato il confronto in sala stampa dopo le ostilità, pure con qualche forzatura lessicale, Messina non lo lascia cadere e lo rilancia con l’odierno messaggio a “Repubblica Bologna” (vedi prima pagina). In sintesi, la Virtus è fortissima e Djordjevic non potrà dissimularla dietro la classifica dei budget. Nell’attesa di eventuali repliche, le strade torneranno per un po’ a divaricarsi, almeno fino alle finali di Coppa Italia. Ci si spierà da lontano, in attesa di ritrovarsi a nuovi incroci.

La stagione dei premi rimane lontana, solo il fascino delle recenti sfide ha acceso attenzioni ipertrofiche, farcendo la vigilia del derby più di quella di Virtus-Olimpia, che al di là di umori e folclori petroniani anticipava duellanti vere. Proprio la stracittadina ha ribadito infatti che Virtus e Fortitudo sono iscritte a campionati diversi e per questo si potrà serenamente dissentire dalle parole di Luca Baraldi, che avrebbe visto traumi letali in un diverso esito del derby (“sarebbe crollata la nostra stagione”). In un’annata che potrà sfiorare l’ottantina di partite non sarà una, per quanto iconica, a deviare il corso degli eventi. E anzi, quantità e qualità di investimenti e obiettivi della Virtus rimarcano come ogni possibile incidente di percorso vada ridimensionato in quest’ottica globale, che andrà gestita da una struttura matura e consapevole. Si vince e si perde, non uscirà sempre, come ora, il segno uno (21 vinte, 4 perse), e farsi trovare con l’ombrello aperto quando pioverà sarà il minimo. Poi è vero che un derby scava dentro e basta oggi dare un’occhiata alla casa di fronte: ma la Fortitudo ancora rintronata dalla batosta non ha appunto molti altri obiettivi, tanto che la rivincita d’aprile cova già più della Final Eight (che può venire) e della salvezza (che verrà).

La Virtus apre il 2020 con il bilancio rampante del 2019, in cui includere anche il test superato della nuova arena in Fiera, che ne ha ospitato cinque partite per circa 40mila presenti. Abbastanza per considerare il PalaDozza, dove si tornerà fino a primavera, troppo piccolo per i progetti di crescita, ma anche per insistere a lavorare su un pubblico nuovo da conquistare, come il club cerca ora di fare rilanciando la campagna abbonamenti in ottica Eurocup. E’ questa la strada su cui avanzare, magari proprio sulle orme di quella Milano che del match di Eurolega ha ormai fatto l’evento prioritario del calendario settimanale. Milano che, svelata qui, nuota in un mare di guai. Messina aggiungerà Sykes, visto ad Avellino, guardia di poca statura e molto brio, per rianimare un attacco di troppi incupiti gregari. E cederà Mack, l’innesto fallito da avviare a un esilio dorato, forse in Spagna. La rosa resta la più ampia e variegata, anche se tanti petali, nei giorni bui, paiono doppioni. Pure la Virtus vorrebbe aggiungere almeno un pezzo. Da un mese cerca Abass, e solo Abass, come ormai ammettono tutti, sia qui che a Brescia. Da un mese, la Leonessa gagliardamente la rimpalla. Qui siamo, all’oggi, e allora l’uomo che verrà sarà straniero, destinato a rotazioni campo-tribuna. Il che rafforza decisamente meno.


 

SEDICI PUNTI CONSECUTIVI DI TEODOSIC

di Ezio Liporesi per Virtuspedia - 05/01/2020

 

La Virtus vince a Trento 77-83, dopo essere stata avanti di 19, sul 23-42, un attimo prima della fine del secondo quarto, ed essere andata sotto di due a inizio ultimo periodo, sul 57-55, parziale di 34-13. Trenta punti per Teodosic, con 4 su 8 da due, 5 su 12 da tre e 7 su 8 ai liberi, 5 rimbalzi e 3 assist, 10 falli subiti, 34 di valutazione. Straordinario quello che fa nei cinque minuti scarsi che vanno dal 34'35" al 39'24". La Virtus è tornata avanti, 61-65, e Milos comincia il suo show: triple del 61-68, 65-71 e 68-74, canestro da sotto su rimessa di Markovic, 71-76, poi sui falli di Trento, 5 liberi su 6, sbagliando solo il primo, per il 73-77, il 73-79 e il 76-81. Mancano 36 secondi e Trento è alle corde. In questa striscia di 16 punti consecutivi fallisce solo il libero citato, un tiro da tre e uno da due, quindi 3 su 4 da tre, 1 su 2 da due e 5 su 6 in lunetta.

SLALOM PARALLELO: VINCE SEMPRE MILOS

di Ezio Liporesi per Virtuspedia - 21 gennaio 2020

 

La partita di coppa a Trento è stata la fotocopia di quella di campionato, disputata sedici giorni prima: Virtus subito nettamente avanti, allora fino al più 19 punti, stavolta al più 16, poi il recupero e il sorpasso dei locali, il 5 gennaio fino a +2, in quest'occasione al +4. Poi il gran finale di Teodosic, in campionato 30 punti totali e 16 negli ultimi dieci minuti, in coppa, rispettivamente, 23 e 10: nella prima gara dell'anno dal 61-65 al 76-81 furono 16 punti tutti di Milos, in Eurocup dal 57-54 al 65-69 15 punti della Virtus, 10 segnati dal numero 44 e 5 su suoi assist. Per concludere stesso punteggio finale, unica differenza 10 punti in meno per entrambe le squadre nella gara europea, 67-73, invece di 77-83.

IL PRIMATO DELLA SEGAFREDO PARTE DALLA DIFESA.
E DAL COINVOLGIMENTO DEI PIVOT IN ATTACCO

di Maurizio Roveri - Basket Magazine - 27/01/2020

 

Solida, concreta, efficace. E anche lucida. E disciplinata (come indicano le sole 10 palle perse in una sfida intensa, fra pesi massimi, dentro l’arena dei campioni d’Italia). In questi aggettivi l’immagine della Virtus Segafredo di sabato sera. Vittoriosa con personalità a Venezia, dove l’ultimo successo del Club bianconero di Bologna portava la data del 12 dicembre 1993.

La Virtus Segafredo ha proposto anche al “Taliercio” quella pallacanestro intensa e organizzata che coach Sasha Djordjevic e i suoi giocatori stanno portando avanti con grande credibilità da ottobre. Sviluppandola e migliorandola, settimana dopo settimana, mese dopo mese, vittoria dopo vittoria.

Sul campo della Umana Reyer, campione d’talia in carica, la V nera di Bologna ha afferrato la vittoria numero 17 in 19 partite del suo brillante cammino di questi mesi in campionato. Successi ai quali va aggiunto il perentorio 10 su 13 lungo le strade d’Europa, in Eurocup. Che porta il totale (tra campionato e Coppa) a 27 partite vinte e 5 perdute. 

Okay, la stagione è lunga. Ancora tanto lunga. Si comincia ora ad entrare nel vivo… Tuttavia, è innegabile: la Virtus Segafredo ha la faccia da protagonista. E’ una realtà importante. Per talento e forza. Per espressione tecnica e sapienza tattica. Per la regolarità del suo alto rendimento. Per personalità e controllo. Per la robusta difesa, che mette forte pressione, usa il cambio sistematico, limita le penetrazioni, lavora duro sui rimbalzi, costringe gli avversari a palle perse. 

E per un attacco da 84 punti di media, nel quale la bella e rapida circolazione di palla - ispirata e illuminata dai registi Markovic (l’MVP della partita al “Taliercio”, e miglior assistman del campionato) e Teodosic - mette in moto i centri e le ali.

Consistente dentro l’area, la Virtus. In difesa è la squadra che concede agli avversari soltanto il 45.4% nelle conclusioni da 2 punti (e il 32.2 da tre). E in attacco coinvolge tantissimo i suoi lunghi attraverso le intuizioni, gli assist, gli “alley oop” dei playmakers.

L’’identità che Djordjevic ha voluto e saputo dare al suo gruppo è il “segreto” delle performances e dei risultati fino ad ora ottenuti. La scelta di produrre molto sottocanestro, di attaccare il ferro portando il pallone nel cuore della difesa avversaria e pugnalarla da lì, si sta rivelando una scelta redditizia, concreta, importante. 

Tutto nasce dall’intensità difensiva e da un attacco in “transizione” che esalta la circolazione di palla, con passaggi veloci e ribaltamenti di campo che tendono a portare fuori equilibrio le difese avversarie.

Sicuramente questo stile di pallacanestro si sta dimostrando più efficace rispetto alle squadre che invece privilegiano - anche in maniera eccessiva - l’uso del tiro da 3 punti.

Chiaro che il “tiro pesante” può portare in stato di esaltazione una squadra in una partita. Ma il farne un uso eccessivo rischia - alla lunga - di trasformarsi in una scelta controproducente.

La Virtus Segafredo non ha questo problema (semmai il contrario: ha necessità di far crescere un po’ l’efficacia nel tiro da 3 punti, altre a migliorare obbligatoriamente la percentuale nei tiri liberi).  La strategia di portare il pallone dentro l’area e di crearsi molte soluzioni sottocanestro permette al gruppo di coach Djordjevic una maggiore regolarità nei suoi attacchi.

L’Umana Reyer, nell’intensa sfida di sabato, ha avuto un rendimento offensivo discontinuo. Alternando momenti di buona circolazione di palla, e di apprezzabili attacchi, con altri momenti nei quali la squadra si è espressa sotto ritmo, i “tagli” non sufficientemente efficaci, un movimento poco fluido della palla. La difesa della V nera ha contrastato energicamente i Campioni d’Italia anche sull’arco. Bramos (il migliore di Venezia) e compagni hanno prodotto 11 triple, però… con una percentuale (non esaltante) del 32.4 mentre nella precedente partita interna il gruppo di coach De Raffaele aveva toccato il 40.5 nelle conclusioni dalla lunga distanza (contro la Fortitudo). E il 39.3% nel successo in trasferta a Trieste, il 12 gennaio.

Più che il tiro da 3 di Venezia la differenza - nella sfida di sabato - l’hanno fatta i 45 rimbalzi conquistati dalla Virtus, 16 dei quali in attacco (Gamble decisamente reattivo). Ottima esecuzione dei tagliafuori. C’è in questo gruppo un grande senso del cercarsi, dell’aiutarsi. Da questo spirito nasce il lavoro di squadra, l’orgoglio difensivo, la transizione, il contropiede, gli equilibri. Il piacere di passarsi la palla, che significa anche talvolta rifiutare un tiro da tre per fare un passaggio in più, e liberare un compagno per una sicura conclusione sottocanestro.

600 IN TRASFERTA - Riporto un interessantissimo dato statistico “catturato” da Ezio Liporesi, lo storico della V nera che con precisione ed enorme costanza gestisce il sito Virtuspedia (l’enciclopedia della Virtus). La vittoria di sabato al “Taliercio” veneziano è la numero 600 in trasferta nella storia della Virtus Bologna in partite del campionato italiano.

DEVYN MARBLE - Ora la Virtus Segafredo sta per inserire nel suo meccanismo un giocatore in più, per ampliare un roster che aveva bisogno di profondità. Per gestire meglio le energie del doppio impegno campionato-Eurocup. E’ arrivato lo statunitense Devyn Marble, che ha già giocato in Italia, con la maglia di Trento. Dieci partite nel 2016-17 prima di essere costretto a fermarsi per un serio infortunio, poi l’intera stagione 2018-19 facendosi decisamente apprezzare e chiusa a 13.4 punti di media e quasi tre rimbalzi. Debutter con la maglia della V nera mercoledì in Eurocup, al PalaDozza. Proprio contro la sua ex-squadra, la Dolomiti Trento.Marble è stato voluto per aggiungere energia e fisicità, e anche un po’ di tiro da fuori, laddove sta diventando più acuta la crisi di Frank Gaines il quale ha problemi ad un ginocchio, stringe i denti ma fatica a dare un contributo concreto.

Lui, Marble, si definisce shooting guard. Giocatore con quella duttilita che tanto piace a coach Djordjevic. Un 2-3 che si muove sul perimetro, e che non disdegna di andare anche ad attaccare il ferro. La sua presenza potrebbe permettere a coach Djordjevic di aggiungere altre soluzioni tattiche a quelle già ampiamente collaudate. Oltre a consentire eventualmente qualche minuto di riposo in più a Weems, a Teodosic e (di conseguenza) a Markovic: quelli che tirano la carretta, quelli che hanno avuto fino ad ora un minutaggio più alto in campo.


 

SEGAFREDO,QUELL'INESAURIBILE PIACERE DELL'ASSIST.
I 30 DI SABATO UN RECORD NELLA STORIA DELLA V NERA

di Maurizio Roveri - Basket Magazine - 03/02/2020

 

Il piacere, il gusto, la voglia, il divertimento di passarsi la palla. La bellezza di manovre rapide, precise, incisive. Anche vertiginose. Che spesso spiazzano le difese avversarie mandandole fuori equilibrio. E’ l’immagine della Virtus Segafredo di questi mesi, già arrivata a 18 partite vinte in campionato su 20 giocate. Percentuale del 90%.

Io da giornalista veterano racconto basket dal 1969. Da mezzo secolo. Ebbene, non avevo mai visto a Bologna una squadra esprimersi “di squadra” su questi ritmi e con tale creatività: muoversi così veloce, intensa, equilibrata, sicura. E’ la pallacanestro che sta proponendo la V nera. Una pallacanestro che è danza. Tra leggerezza e forza, armonia ed energia. 

Un’espressione tecnica che è figlia di buonissimi equilibri. Perchè questa Virtus Segafredo è una squadra costruita perfettamente. Formata da giocatori che stanno benissimo insieme, e che danno la sensazione di capirsi oramai ad occhi chiusi. Giocatori giusti per sviluppare quel progetto che coach Alexandar “Sasha” Djordjevic aveva in mente e che ha voluto creare con questo gruppo. 

C’è tanto talento, è chiaro. Però le tante brillanti prestazioni della V nera nei primi quattro mesi della stagione non sono legate soltanto al talento. C’è solidità mentale. C’è compattezza. C’è un gruppo che ha personalità, che difende forte (tutti insieme) e che attacca in transizione (tutti insieme) con tanti buoni passaggi e pochissimi palleggi. Rarissimamente la palla rimane ferma. Rarissimamente qualcuno si prende tiri “non in ritmo”.

Dietro a questa splendida circolazione di palla, e dentro questo meccanismo così equilibrato, c’è un intenso e rigoroso lavoro in allenamento. Ogni giorno, provando e riprovando - nei minimi dettagli - movimenti, passaggi, tagli, blocchi, soluzioni. E variazioni. C’è la programmazione di coach Djordjevic. C’è tutto il suo essere esigente.

C’è anche tanto lavoro sul miglioramento individuale. Per arrivare a valorizzare con maggiore efficacia le caratteristiche e le potenzialità dei singoli giocatori.

Pensiamo ad esempio alla concretezza raggiunta da Julian Gamble. Che fosse forte fisicamente - un vero centro, per stazza e senso della posizione - lo si sapeva. E lo si è capito fin dall’inizio del percorso. Tuttavia una parte del popolo virtussino storceva il naso, all’inizio della stagione: quando Julian riceveva il pallone nel cuore dell’area e doveva attaccare il ferro i suoi movimenti non erano fluidi, non erano esplosivi come quel fisico gli avrebbe permesso. E di tanto in tanto appariva incerto, gli capitava di sbagliare anche canestri facili con il pallone che era solo da appoggiare, oppure concedeva qualche rimbalzo di troppo perchè non aveva quell’intensità che la Virtus Segafredo stava assimilando.  Strada facendo, lavorando duro in allenamento e con positività, ascoltando Djordjevic e imparando sempre più a “ricevere” gli assist e i lanci della coppia Teodosic-Markovic (una coppia che non ha nessun’altra squadra in Italia), Gamble è migliorato decisamente sul piano della fluidità, della reattività, della sicurezza. Conseguentemente è cresciuto anche sul piano tecnico. Oggi è un pivot meno macchinoso di quello che era. Ed è diventato atleticamente più esplosivo. 

Quella gente che aveva dei dubbi su di lui si sta ricredendo. I “numeri” dicono che Julian Gamble è fra i pivot più concreti, più efficaci del campionato italiano e dell’Eurocup.

Ovviamente è sotto gli occhi di tutti la crescita di Alessandro Pajola, “il cinno” come si dice qui a Bologna. Si confronta quotidianamente, in palestra, con Stefan Markovic e con Milos Teodosic. Li guarda, li scruta, cerca costantemente di apprendere segreti dai loro movimenti e dalle loro giocate, di assimilarne la mentalità e la tecnica. Ne ascolta le indicazioni, i consigli. Il coach di lui si fida. E “il cinno” (ricordo che Pajola ha 20 anni) ha afferrato coraggio. Ora è maturato. Sta ampliando il suo repertorio, sta sviluppando la sua pallacanestro. Il soldatino “specialista della difesa” è diventato un playmaker capace anche di tenere la regìa per 22 minuti e di confezionare 5 assist, come in occasione della partita di sabato contro Pesaro.

E che dire del buon periodo di Baldi Rossi? Filippo ha prodotto 12 punti in 17 minuti in campo, con un buon 11 di valutazione, nell’ultima partita giocata dalla Virtus. Oltre ad un’apprezzabile solidità difensiva. Ecco un altro cambio che sale dalla panchina, entra per spezzoni di partita, è uomo di fatica, dal “lavoro sporco”, sa quel che gli si chiede e cerca con professionalità di farlo. In maniera utile. Per la squadra. Talvolta il Baldi Rossi della Virtus versione-Djordjevic si prende anche una giornata di gloria. Come il 29 dicembre, contro l’Armani Milano, a mio parere di quel partitone dei bianconeri Baldi Rossi fu tra i principali protagonisti (assieme a Markovic e Hunter).

L'EQUILIBRIO DELLA V NERA - Il segreto d’una “vera” squadra consiste negli equilibri con i quali vive, cresce, sta insieme. Equilibri tecnici, tattici, mentali. Non sono le individualità a vincere. E’ la “consistenza” della squadra. Dove tutti i giocatori si aiutano, si passano la palla, si sacrificano. Lottano e soffronto, tutti insieme.

L’equilibrio della Virtus Segafredo è confermato dai numeri. In quasi tutte le “voci statistiche” dell’attuale campionato il gruppo di Sasha Djordjevic primeggia. La squadra della V nera è in testa per punti segnati (86 di media-partita), per rimbalzi (media 42.1), per assist (media 21.4), per palle recuperate (media 8.5). E’ la squadra con la migliore percentuale nelle conclusioni da 2 punti (59%). Ed è anche la squadra con il miglior indice di valutazione (105.3 di media).

La bellezza degli assist. Un passaggio smarcante è una delizia per gli occhi di uno spettatore. Ed è felicità per il giocatore che lo esegue. Quando inventa un assist Milos Teodosic sa che farà contente due persone: se stesso e il compagno di squadra che - su quel passaggio - sarà andato a canestro.

L’assist richiede generosità, sapienza, tecnica. Significa mettere il proprio talento e la propria creatività al servizio della squadra.

LA MAGIA DELL' ASSIST - L’assist è istinto e magìa. E spettacolo. In particolare quando a disegnarlo e a dargli vita sono degli artisti del parquet. La Virtus Segafredo ne ha due, di artisti: Stefan Markovic e Milos Teodosic. Loro accendono la fantasia. Loro vedono cose prima degli altri. Loro “leggono” le difese avversarie e immediatamente immaginano già l’azione da sviluppare, dove mandare la palla e a chi. E’ tutto un attimo. Pensieri che corrono veloci, mani che creano la magia. 

Di assist fabbricati dai due campioni serbi della V nera di Bologna ne abbiam già visti di tutti i tipi: passaggi dietro la schiena, passaggi no look, addirittura in corsa “dietro la testa”. Passaggi battuti a terra. Aperture ad una mano per un rapido ribaltamento della palla da un alato all’altro del campo. Lanci in contropiede. Ma anche palloni che sembrano telecomandati, e s’infilano inafferrabili in spazi strettissimi. E poi gli spettacolari halley-oop per le schiacciate vertiginose di pivot e ali.

Un tourbillon di emozioni. 

Markovic e Teodosic sono gli attori che hanno contagiato tutti nell’ambiente virtussino. Sabato nella partita con Pesaro, pur avendo lasciato a riposo Stefan Markovic in vista della battaglia di mercoledì in Eurocup contro il Partizan Belgrado (PalaDozza ore 20), la Virtus Segafredo ha firmato 30 assist: 8 Teodosic, 7 Ricci (un lungo!), 5 Pajola, 3 Weems, 2 di Marble e Cournooh, 1 di Delia, Nikolic e del  ragazzino Lorenzo Deri (classe 2001) il quale ha firmato proprio l’ultimo della partita, il numero 30.

Trenta assist in una partita. Un numerone. Immancabile e tempestiva la ricerca di Ezio Liporesi, lo storico della V nera, che andando a cercare nella sua enciclopedia ha scoperto in un attimo che si tratta di record. Record nella lunga storia della Virtus Pallacanestro. 

Che sia di buon auspicio per l’importantissima sfida al Partizan.


 

Tenerife: la Virtus è seconda nella Coppa Intercontinentale