GLI SCUDETTATI

(aggiornata alla stagione 2020/21)

 

I giocatori che hanno vinto uno o più scudetti con la canotta della Virtus.

5

 Augusto Binelli

 Carlo Negroni

 Luigi Rapini

4

 Gianfranco Bersani

 Roberto Brunamonti

 Predrag Danilovic

 Giancarlo Marinelli

 Riccardo Morandotti

 Piero Valenti

 Venzo Vannini

3

 Alessandro Abbio

 Gianni Bertolotti

 Carlo Caglieris

 Flavio Carera

 Claudio Coldebella

 Sergio Ferriani

 Pietro Generali

 Mario Martini

 Paolo Moretti

 Renzo Ranuzzi

 Renato Villalta

2

 Giuliano Battilani

 Dario Bertoncelli

 Marco Bonamico

 Umberto Borghi

 Damiano Brigo

 Antonio Calebotta

 Achille Canna

 Carlo Cherubini

 Kresimir Cosic

 Alessandro Frosini

 Germano Gambini

 Andrea Giacchino

 Gelsomino Girotti

 Ugo Govoni

 Giuseppe Lamberti

 Cesare Negroni

 Antoine Rigaudeau

 Franco Rizzi

 Daniele Soro

Hugo Sconochini

1

 Awudu Abass

 Josh Adams

 Cristian Akrivos

 Mario Alesini

 Amar Alibegovic

 Fabrizio Ambrassa

 David Andersen

 Massimo Antonelli

 Marco Baraldi

 Matteo Barbieri

 Christian Barzanti

 Valentino Battisti

 Marco Belinelli

 Fausto Bernardelli

 Joe Binion

 Davide Bonora

 Flavio Bottiroli

 David Brkic

 Maurizio Brunelli

 Marino Calza

 Luigi Camosci

 Francesco Cantamessi

 Marco Cavicchioli

 Claudio Crippa

 Alessandro Daniele

 Lorenzo Deri

 Davide Diacci

 Massimo Di Grazia

 Galeazzo Dondi Dell'Orologio

 Marco Dondi Dell'Orologio

 Edward "Terry" Driscoll

 Fabio Espa

 Gianfranco Faccioli

 Domenico Fantin

 Stefano Frabboni

 Julian Gamble

 Emanuel Ginobili

 Gianluca Ghedini

 Davide Gonzo

 Rashard Griffith

 Steven Hansell

 Vince Hunter

 Marko Latsis Jaric

 Nikola Jestratijevic

 Matteo Lanza

 Mario Lena

 Emilio Marcheselli

 Stefan Markovic

 James "Jim" McMillian

 Mario Mioli

 Radoslav Nesterovic (Makris)

 Stefan Nikolic

 Alessandro Pajola

 Matteo Panichi

 Gianni Paulucci

 Maurizio Pedretti

 Gianluca Porfiri

 Ferdinando Possemato

 Renzo Randi

 Thomas Ress

 Giampaolo Ricci

 Rinaldo Rinaldi

 Elvis Rolle

 Alessandro Romboli

 Fabio Ruini

 Massimo Sacco

 Zoran Savic

 Giampiero Savio

 Russ Schoene

 Luigi Serafini

 Matjaz Smodis

 Amedeo Tessitori

 Milos Teodosic

 Aldo Tommasini

 Gianluca Trisciani

 Ian Van Breda Kolff

 Vittorio Verasani

 Kyle Weems

 Owen Wells

 Bill Wennington

 Luciano Zia

 Dario Zucchi

 Dino Zucchi

 

LA STORIA DEGLI SCUDETTI

Il racconto di tutti i precedenti trionfi tricolore nella storia del club bianconero

di Ezio Liporesi - Corriere dello Sport - Stadio - 13/06/2021

 

1945-46

Schiacciarono anche le zanzare

 

 

Il primo scudetto ha una storia singolare: i dirigenti della Virtus furono sospesi perché sospettati di vicinanza al fascismo e così l’inizio del campionato fu disputato da una squadra mista Virtus-Fortitudo, sotto il nome di Fortitudo Sisma. I dirigenti sono prosciolti a primavera, in tempo perché la squadra possa riprendere la denominazione Virtus e vincere a Reggio Emilia, il girone B della fase semifinale nord, battendo il Genoa 31 a 15, la Ginnastica Torino per 26 a 19 e il San Giusto Trieste per 31 a 25. Le finali sono a Viareggio più di tre mesi dopo e la Virtus ci arriva viaggiando su un camion con seggiole legate alla meno peggio ed è alloggiata in un albergo pieno di zanzare; le gare si disputano su un campo in terra battuta. Il 26 luglio le V nere battono nettamente la Libertas Roma 53 a 35. Il giorno dopo la Reyer surclassa i romani. Il 28 luglio Bologna e Venezia si giocano il titolo. All'intervallo 16 a 17, tutto da decidere. Nel secondo tempo Bologna ha più energia, e vince 31 a 35, È il primo titolo italiano, vinto il 28 luglio 1946 e si festeggia con un tuffo nel Tirreno. I campioni hanno nomi leggendari: Vannini e Marinelli, venti stagioni (contando anche quelle di sole amichevoli) con le V nere, quattro scudetti a testa; poi Rapini, cinque titoli con la Virtus; Dondi Dall'Orologio, presente solo nelle due gare finali, per il quale il titolo di Viareggio rappresenta la fine della carriera da giocatore, ma sarà una bandiera bianconera anche come allenatore e dirigente; Gianfranco Bersani, quattro scudetti, scomparso a soli 46 anni; Calza, che chiude la sua esperienza virtussina vincendo il tricolore; Cherubini e Girotti, che vinceranno anche il secondo titolo; Faccioli, impiegato solo nelle tre gare di Reggio Emilia, che conclude la sua carriera in Virtus con lo scudetto. Accompagnatore cambista è Foschi, una vita nella Virtus, in seguito anche come dirigente.

 

1946-47

Grazie Roma!

 

Comincia benissimo anche il campionato successivo. Il girone G, otto vittorie in otto gare. Nel girone C di semifinale le cose sono un po' più complicate: due vittorie agevoli contro il Genoa, ma il vero avversario è il Como. In riva al lago i bianconeri perdono 34 a 32 e diventa decisiva la sfida a Bologna. Marinelli segna nove punti, sei a testa li realizzano Vannini, Ranuzzi e Rapini: il 27 a 22 finale qualifica la Virtus alla fase successiva; a parità di successi, il maggiore divario ottenuto dai bolognesi in casa li porta al girone finale, che comincia malissimo, con una sconfitta interna contro la Ginnastica Triestina, 27 a 30. La domenica seguente le V nere si riscattano vincendo a Roma contro la locale Ginnastica: il 33 a 31 è merito soprattutto di Rapini che mette a segno 13 punti, ma il canestro decisivo al campo del Muro Torto è merito di Carlo Negroni a dieci secondi dallo scadere. Un altro successo esterno, a Venezia contro la Reyer, 36 a 23, chiude il girone d'andata. Il ritorno si apre con terza trasferta consecutiva, a Trieste, 27 pari. Il 27 luglio a Bologna la Ginnastica Roma non si presenta e le V nere vincono per rinuncia. A una giornata dal termine bolognesi e triestini sono a pari punti in testa alla classifica con 7 punti, segue la Reyer con 6. L'ultima giornata è in programma il 3 agosto, ma la Reyer non si presenta, così le V nere ottengono un'altra vittoria per rinuncia. Un forfait che taglia fuori i veneziani dalla lotta per il titolo, ma Trieste è ancora in corsa: una vittoria a Roma porterebbe Virtus e Ginnastica Triestina a doversi contendere la vittoria in una gara supplementare. Nella Capitale succede l'imprevedibile: i padroni di casa, fanalino di coda, battono gli avversari 28 a 26, consegnando così lo scudetto alla Virtus.

 

 

1947-48

La festa del 2 maggio

 

Ultimo campionato non a girone unico: la Virtus è nel girone B a otto squadre, con gare di andata e ritorno. I bianconeri vincono undici partite, perdono solo a Roma, Pavia e Varese e chiudono in testa con 22 punti, davanti alla Ginnastica Roma con 19. Le prime due approdano al girone finale, con Reyer Venezia e Olimpia Milano, provenienti dal girone A. La Virtus inizia bene, vince a Milano e batte la Reyer. Le V nere sono la sola squadra a punteggio pieno dopo due giornate, ma cadono nuovamente a Roma, ancora per due soli punti com'era accaduto nella prima fase e sono raggiunti in classifica, ma solo dalla squadra capitolina, perché l'Olimpia cede a Venezia. Nella giornata successiva, pareggio interno delle V nere contro i milanesi. I romani battono la Reyer e sono soli al comando. Vincendo alla palestra della Misericordia, la Virtus si mantiene a ridosso dei romani che sconfiggono i milanesi. La Ginnastica Roma deve salire a Bologna per l'ultima giornata e un solo punto divide le due formazioni: ai bolognesi serve un successo per laurearsi campioni per il terzo anno consecutivo. Si gioca in Sala Borsa il 2 maggio, con la sperimentazione del doppio arbitro, a dirigere la gara Cenni di Trieste e Testa di Torino. La Virtus prende un buon vantaggio e conclude il primo tempo avanti 21 a 13. Cinque canestri consecutivi della Virtus, in apertura di ripresa, lanciano le V nere, inutile il tentativo di rimonta dei romani, che escono sconfitti per 39 a 26. Grandi protagonisti Ranuzzi con 14 punti e Rapini con 11. Invasione di campo finale da parte di un pubblico entusiasta per la Virtus campione, che nella gara decisiva ha fornito la prestazione più brillante della stagione.



1948-49

Primi derby con il Gira

A guidare la Virtus coach Renzo Poluzzi, al terzo scudetto con i bianconeri

 

Una nuova era, il primo Campionato a girone unico. Dopo una flessione prima di Natale con due sconfitte consecutive, a Trieste e in casa contro l’Olimpia Milano alla quinta e sesta giornata, la Virtus riprende il cammino costellato di successi, cade a Venezia, poi la vittoria contro Varese, già sconfitta a domicilio all’andata, tiene i lombardi, principali rivali, a distanza. Tre vittorie in casa con Trieste, Pavia e Gallarate, che fanno seguito ai successi di Milano e Napoli, sanciscono il trionfo, rendendo inutile l’ultima sconfitta a Roma. Con 18 vittorie in 22 partite i bolognesi distanziano Varese di quattro punti e fanno il poker di titoli vinti. La matematica certezza arriva il 10 aprile con la vittoria nettissima contro Pavia, 42 a 18. Tra le gare vinte anche i due derby contro il Gira, le prime stracittadine nel massimo campionato, dopo le lontane sfide contro il GUF Bologna del 1935. A guidare le V nere Renzo Poluzzi, al terzo scudetto alla guida della Virtus. Il campo di casa, la centralissima Sala Borsa, sta entrando nel mito, con il suo pubblico caldissimo che trascina i propri beniamini e incute timore agli avversari.

 

1954-55

Calebotta superstar

 

Nel 1954-55 La Virtus perde nel girone d'andata quattro volte in trasferta: al termine del girone d'andata la Ginnastica Triestina comanda con 16 punti, Milano e le V nere ne hanno 14, il Gira, sconfitto nel derby per 51 a 39, 13. Nel ritorno i bolognesi sponsorizzati Minganti sono costretti al pareggio a Varese, poi il 13 febbraio travolgono la squadra di Trieste per 93-48, con 37 punti di Calebotta. In testa i triestini restano a 21 punti, come pure il Gira, sconfitto a Milano dall'Olimpia Borletti che raggiunge così le due rivali; a 19 segue la Virtus, che deve però ancora recuperare due gare. Il 13 marzo le V nere pareggiano con il Gira, grazie a due liberi di Canna. La Ginnastica Triestina allunga a 27 punti, Gira e Milano seguono a 25, poi la Virtus con 24. La domenica successiva i bolognesi recuperano la gara con la Reyer: un netto successo, firmato dai 46 punti di Calebotta, che permette ai bianconeri di piazzarsi al secondo posto, a un solo punto dalla capolista. Nella giornata seguente vincono le prime due, perdono Gira e Olimpia, a questo punto tagliate fuori dalla lotta per il titolo. Il recupero, contro l'As Roma permette alla Virtus di raggiungere la vetta della classifica. Si arriva così alla penultima giornata, in programma il 17 aprile, con un solo punto di vantaggio per Bologna. In mattinata la squadra di Tracuzzi, allenatore e giocatore, cade a Pesaro, all'aperto, su un campo bagnato e con il sole che non aiuta la visuale. Nel pomeriggio il Gira batte la Ginnastica Triestina. Così la Virtus resta al comando della classifica e il primo maggio contro l'Olimpia in Sala Borsa nell'ultima giornata confermano la loro imbattibilità casalinga, vincono 72-57 e conquistano il quinto titolo. Calebotta con 424 punti è quarto nella classifica dei marcatori ma soprattutto la squadra del presidente Mezzetti può festeggiare il quinto scudetto tricolore. Tracuzzi, ringrazia pubblicamente i giocatori del Gira, per quel decisivo aiuto di due settimane prima.

 

1955-56

Addio, Sala Borsa

Alla guida Vittorio Tracuzzi, nel doppio ruolo di giocatore e allenatore

 

Il campionato 1955/56 fu l'ultimo disputato e vinto dalla Virtus in Sala Borsa. Terminò insolitamente presto, il 18 marzo 1956, anche se in realtà la lotta per il titolo si concluse ben prima. Vincendo nell'ultima giornata a Roma, contro la Stella Azzurra, per 65 a 61 le V nere chiusero il torneo con 19 vittorie e sole tre sconfitte, 38 punti, 11 in più del Borletti Milano e 13 in più del Necchi Pavia. La certezza matematica era arrivata oltre un mese prima, il 12 febbraio 1956, quando, vincendo il derby in trasferta contro il Gira, 55-50, le V nere diventarono irraggiungibili per le inseguitrici. Era uno dei tanti derby della stagione: infatti, il Gira, nel quale si era trasferito Rapini, cinque scudetti con le V nere, l'ultimo nella stagione precedente, terminò quarto e la Motomorini settima, con tanti campioni già tricolori in maglia Virtus, Ranuzzi e i fratelli Dario e Dino Zucchi. La Virtus si aggiudicò tutte le quattro stracittadine e rimase imbattuta in casa. La formazione bianconera era veramente fortissima: i primi tre realizzatori costituivano il famoso trio Galliera, Calebotta fu il migliore con 399 punti, quinto assoluto nella classifica dei realizzatori di quel campionato, Mario Alesini ne mise a segno 306, Achille Canna 255. Alla guida ancora Vittorio Tracuzzi, nel suo doppio ruolo di allenatore e giocatore. Calebotta stabilì un record ancora imbattuto: il 15 gennaio 1956, nella vittoria contro Pesaro per 83 a 56, mise a segno 59 punti, miglior punteggio individuale in una gara ufficiale della Virtus. L'ultima gara delle V nere in Sala Borsa si svolse sette giorni prima di quel 18 marzo: gli uomini di Tracuzzi travolsero la Ginnastica Triestina per 78-57. Dalla stagione successiva iniziò l'epoca del Palasport di Piazza Azzarita, costruito nella zona dell'ex Ospedale Maggiore, distrutto dai bombardamenti.

 

1975-76

Surclassando Varese

 

Il campionato 1975-76 inizia con la vittoria sulla Snaidero Udine, ma dopo arrivano cinque sconfitte consecutive. Nelle successive sedici partite la Virtus vince quattordici volte, uscendo sconfitta solo in casa contro i campioni in carica di Cantù e a Varese. Al termine della regular season i bianconeri sono saldamente al terzo posto. La poule scudetto che allinea le prime sei del campionato di A1 e le prime due di A2, inizia con una vittoria a Roma contro l’IBP: finisce 87-85 con un decisivo Sacco nel finale. La Virtus batte poi i cugini nel derby casalingo e vince la doppia trasferta successiva, Milano contro la Mobilquattro e nella temibile tana della Reyer Venezia. Si arriva allo scontro diretto con Varese, l'unica a reggere fino a quel momento il ritmo dei bolognesi. Una Sinudyne meravigliosa soffre nel primo tempo, poi si scatena: 77-70 alla Girgi, che perde dopo quindici vittorie consecutive in campionato. Le V nere vincono a Udine, poi sono attese da cinque gare da disputarsi in piazza Azzarita: la prima a cadere è Cantù. poi la Virtus batte la Stella Azzurra Roma, vince il derby al supplementare, fa fuori in successione Mobilquattro Milano e Canon Venezia. Il 4 aprile, nella tana di Varese che in settimana si è laureata campione d’Europa, la Sinudyne trionfa, trovandosi con quattro punti di vantaggio a due giornate dalla fine. Il 7 aprile contro la Snaidero la Virtus conquista matematicamente il settimo titolo. L'allenatore è Peterson, il quintetto è formato da Caglieris, Antonelli, Bertolotti, Driscoll e Serafini.


1978-79

Scansati, Milano...

Kresimir Cosic era fresco di titolo mondiale a Manila con la Jugoslavia

 

In panchina non c’è più Peterson, partito per Milano destinazione Olimpia, dopo cinque stagioni che hanno riportato la Virtus ai vertici. I nuovi stranieri sono Kresimir Cosic, fresco di titolo mondiale a Manila con la Jugoslavia e Owen Wells, istrionica guardia americana. Nelle prime sei gare due vittorie casalinghe, di cui una al supplementare, e quattro sconfitte esterne. Con quattro punti dopo sei gare, la situazione è preoccupante, Cosic è partito piano, Wells segna molto (36 punti alla prima giornata, nella sconfitta di Pesaro) ma è poco inserito nel contesto della squadra. La crescita di Cosic e la trasformazione di Wells da accentratore a collante di squadra, insieme alla zona 3-2 elaborata da Driscoll sono la svolta. La classifica della prima fase vede Emerson, Sinudyne e Gabetti in fila indiana separate di due punti. Playoff: quarti contro Antonini Siena e semifinale contro Arrigoni Rieti (che ha eliminato Cantù) hanno andamento simile: larghi successi casalinghi e sconfitta netta esterna. In finale la Virtus si ritrova la sorpresa Billy. Nella prima in Piazza Azzarita 94-81, con 23 punti di Villalta, 21 di Bertolotti e 20 di Cosic. A Milano il Billy i milanesi partono bene, 15-8, poi le V nere sorpassano, 21-22. A fine primo tempo 50-49 per l'Olimpia. I bianconeri ripartono con un parziale di 16-0, scappando con i canestri di Villalta (32 punti) e Bertolotti (28) imbeccati da un Cosic che non esegue più tiri, ma con Caglieris dirige l'orchestra. Wells, 18 punti, dà il suo contributo e i bianconeri volano: più 19 sul 54-73. Poi c'è la reazione del Billy, 69-78, ma la Sinudyne riparte fino al trionfale 92-113 che vale l’ottavo scudetto.

 

1979-80

La più bella di tutte

 

Una delle Virtus più belle di sempre, quella del 1979/80. Un trio di stranieri stellare: Kresimir Cosic, già tricolore con le V nere nella stagione precedente, uno dei più forti giocatori europei di tutti tempi,  ad affiancarlo sul campo arrivò Jim McMillian, già vincitore di un anello Nba; poi Driscoll in panchina.  A completare la squadra una batteria di italiani fortissima. Caglieris, Bertolotti, Villalta e Generali ne sono i fiori all'occhiello. A completare la squadra due giocatori di provata esperienza, come Martini e Valenti, e due giovani di belle speranze, Cantamessi e Govoni. La Virtus perde solo sei gare su ventisei, ma il Billy Milano fa meglio, con ventidue vittorie. La Virtus è capace di sviluppare un grande gioco d'attacco: ben sette volte su ventisei va oltre i 100 punti, di cui tre oltre i 110 e due di queste oltre i 120. Faticosi i quarti di finale contro la Grimaldi: sofferta vittoria in gara uno, netta sconfitta a Torino, poi un franco successo nella bella. La Virtus approda alle semifinali, dove trova Varese. Due a uno anche in semifinale, con punteggi abbastanza netti nelle tre gare e V nere in finale contro la Gabetti. Gara uno si conclude con un 94-89 più netto di quanto dica il punteggio, tre giorni dopo al Pianella, il 9 aprile 1980, Bologna vince 91-88 finale, con uno strepitoso McMillian, 37 punti, con 14 su 21 al tiro, 9 su 12 dalla lunetta e 11 rimbalzi e nono scudetto in bacheca.

 

1983-84

Made in Italy

 

Nuovo allenatore Alberto Bucci, con vice Ettore Messina. Al confermato Rolle viene affiancato Van Breda Kolff, poi una batteria d'italiani notevole: Brunamonti, Fantin, Bonamico, Villalta, Valenti, poi un giovane Binelli, Daniele e Lanza. Stagione regolare senza sconfitte in casa, ma alla fine il Billy è davanti. Nei playoff si fa fuori Napoli 2-1, poi la Berloni Torino con un secco 2-0. In finale c'è Milano e subito una meravigliosa Virtus vince in trasferta. Il profumo di scudetto è fortissimo, basta vincere in casa, dove le V nere non hanno mai perso. Invece succede l'imprevisto, l'Olimpia sbanca Piazza Azzarita e si torna  a Milano, per cercare di ripetere l'impresa. Granarolo sempre avanti, con scarti anche in doppia cifra, ma alla fine Milano ha i liberi per sorpassare: Bariviera li fallisce entrambi e Brunamonti va a schiacciare nel canestro avversario il pallone della sicurezza e dello scudetto della stella, per la gioia dell'avvocato Porelli, artefice di un'altra Virtus vincente, e della Bologna virtussina che festeggia il ritorno della squadra in piena notte in Piazza Azzarita, dove il mitico custode Amato Andalò illumina il palazzo a giorno.

 

1992-93

Treviso Kappaò

I veneti, vincenti in Coppa Italia, vengono spazzati via con tre netti successi

 

In panchina Ettore Messina, in campo il campione d'Europa con il Partizan, Sasha Danilovic e il confermato Bill Wennington. Poi una formazione d'italiani fortissimi: Brunamonti, Coldebella, Moretti, Morandotti, Carera, Binelli. Stagione regolare sempre condotta con autorità al comando e chiusa con sei punti di vantaggio sulla seconda, l'Olimpia Milano, poi Treviso. Nei playoff la Knorr parte ovviamente con il ruolo di favorita. Le V nere non tradiscono, 2-0 contro Pistoia (in Toscana decide Danilovic allo scadere), 2-0 contro Cantù, ma è in finale che le V nere compiono il capolavoro: Treviso, che aveva battuto la Virtus nella finale di Coppa Italia e aveva sfiorato il successo in Eurolega, vine spazzata via con tre netti successi, 97-80 in gara uno, 97-108 in trasferta e, addirittura 117-83 nella gara che sancisce l'undicesimo tricolore delle V nere. Un crescendo di Sasha nelle tre partite, 19, 24 e 28 punti. Fattore importantissimo in finale è anche il grande rendimento di Wennington, spesso criticato durante la stagione. Dopo tre titoli vinti in trasferta, la Virtus torna a festeggiare davanti al proprio pubblico.

 

1993-94

Myers s'inchina

Con un grande Brunamonti la Virtus vince gara tre; nella bella show bianconero
 

Messina va in nazionale e c'è il ritorno di Bucci. Squadra in gran parte confermata. Viene aggiunto Savio, specialista nel tiro, e Levingston prende il posto di Wennington. L'americano dura però poco: un mal di schiena, sfociato poi in una lunga diatriba legale, ne provoca l'allontanamento. Arriva Russ Schoene, non un cambio testuale, ma un giocatore abituato a vincere. Alla fine della prima fase ancora sei punti di vantaggio, anche se le avversarie cambiano, questa volta al posto d'onore c'è Pesaro. Nei quarti di playoff la Virtus si sbarazza di Treviso per 2-0 (ancora Sasha con il canestro decisivo in gara due); in semifinale molta più fatica, ma alla fine Verona viene sconfitta, anche se occorre ricorrere a gara tre. In finale c'è Pesaro di Myers. Bologna vince faticosamente gara uno. A Pesaro i padroni di casa pareggiano, ma la gara è caratterizzata dalla vicenda Coldebella-McCloud, nel tunnel a fine primo tempo: il playmaker della Buckler, da questa stagione in quintetto, va all'ospedale e prende due giornate, McCloud tre. La Virtus ha comunque la risorsa di un grande Brunamonti, vince gara tre, ma i marchigiani pareggiano ancora. Nella bella solo Myers risponde allo strapotere bianconero e gli scudetti della Virtus diventano dodici.

 

1994-95

Danilovic fa l'americano

 

Come pivot arriva Binion e a rafforzare il settore italiani Abbio. La Virtus conclude la prima fase appaiata alla Fortitudo, ma davanti nel doppio confronto. Nella fase a orologio la Virtus si stacca ancora più nettamente vincendo le sei gare, mentre la Fortitudo cade nel derby e a Reggio Emilia. Danilovic vola a Saragozza per ritirare il premio Fiba quale migliore giocatore europeo: andata e ritorno in giornata e arrivo a Bologna tre ore prima di gara uno dei quarti di finale contro Roma. Sasha paga il viaggio con una prestazione non all'altezza della sua fama e la Virtus vince a fatica gara uno, 82-79. Più agevole la partita nella Capitale, 72-80. In semifinale c'è Milano ed è una serie complicata, ma alla fine prevale il fattore campo, favorevole alla Buckler, 3-2, con le prime quattro partite senza storia a favore della squadra di casa, ma nella quinta la Virtus stacca la spina un po' presto e rischia di farsi rimontare. In finale c'è Treviso, come due anni prima e, grosso modo, va nella stessa maniera, un rotondo 3-0 e tredicesimo scudetto, il terzo consecutivo, tutti vinti in casa. Danilovic segna 40 punti in gara tre, poi lascia Bologna per andare in NBA, ma la sua storia d'amore con la V nera non è finita.

 

1997-98

Il tiro da quattro

Lo scudetto è la ciliegia sulla torta dopo il primo trofeo in Eurolega

 

Danilovic ritorna, come pure Messina in panchina. Poi c'è l'arrivo di Rigaudeau, Sconochini, Frosini e Nesterovic a rinforzare il nucleo confermato, Abbio, Ravaglia, Binelli e Savic. La squadra vince molto, ma in semifinale di Coppa Italia viene fatta fuori dalla Fortitudo. Sconfitta che non mina le certezze: infatti la Kinder batte la Teamsystem e vola a Barcellona, dove trionfa nella Final Four di Eurolega. Intanto, vinta la prima fase di campionato, nei playoff le V nere vincono 3 a 1 contro Roma (la serie si gioca proprio a cavallo delle gare di Barcellona) e Varese. In finale c'è di nuovo la Fortitudo. Le prime quattro gare sono un alternarsi di emozioni, con vincente sempre la squadra in trasferta. La bella è, naturalmente, in casa Kinder. Con il famoso canestro da quattro, Danilovic arpiona il supplementare. A questo punto, dopo dieci derby le due squadre hanno realizzato esattamente 691 punti a testa in 400 minuti. Nei cinque minuti successivi Sasha è scatenato, (fino al tiro che ha cambiato il destino del derby e del campionato aveva segnato sette punti, con 3 su 5 da due punti, 0 su 5 da tre e 1 su 2 in lunetta, dopo ne ha infilati tredici, con 2 su 2 da tre punti, 2 su 2 da due, 3 su 3 nei tiri liberi e due assist; poi a gara decisa il lusso di fallire i due liberi conclusivi), la Fortitudo stordita e il quattordicesimo scudetto è cosa fatta. Il conto dei derby è 6-4 e lo scudetto è la ciliegia sulla torta di una stagione che ha visto il primo trionfo nel massimo torneo continentale e 55 gare vinte su 67.

 

2000-01

A riveder le stelle

Per la Virtus 68 vittorie su 78 partite, e ben 33 gare vinte consecutivamente

 

Una Virtus stellare, Abbio, David Andersen, Bonora, Frosini, Ginobili, Griffith, Jaric, Rigaudeau, Sconochini, Smodis, la Kinder del Grande Slam. Ancora Messina sulla panchina bianconera. Dopo la Coppa Italia e l'Eurolega arriva anche lo scudetto con un perentorio nove a zero nei playoff, 3 a 0 a Roseto, Treviso e Fortitudo, che aveva patito lo stesso smacco anche nella semifinale di Eurolega. Nella finale del campionato, l'altra squadra bolognese viene sconfitta 86-81, 77-71 e 83-79. Il quindicesimo scudetto è cosa fatta, ancora contro la Fortitudo, ancora davanti al proprio pubblico. Solo nella lontana Supercoppa d'inizio stagione la Virtus si era fermata alla finale, sconfitta dalla Virtus Roma. Un'annata sportiva di 78 partite di cui 68 vinte, ma anche di un record incredibile di 33 gare vinte consecutivamente. Nessuno può pensare che dovranno passare vent'anni per vedere un altro titolo tricolore. Il punto più in alto della storia Virtus, ma si sta per aprire il precipizio sotto i piedi delle V nere: dopo un'altra stagione di vertice, cominceranno i dolori e, nell'estate del 2003 il crack.