2016-17

di Ezio Liporesi per Virtuspedia
 

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: FEDERICO VECCHI

“Una stagione che apre un ciclo”
tratto da www.virtus.it - 19/10/2018
 

La nuova stagione del settore giovanile di Virtus Unipol Banca viaggia già col motore a pieno regime. Alle spalle c’è un’estate intensa, una stagione passata ad organizzare e programmare. Come sempre e probabilmente più di sempre, perché al lavoro quotidiano stavolta si è sommato il tempo utile per conoscere ed allinearsi con i nuovi vertici della casa bianconera. Tocca a Federico Vecchi, confermatissimo responsabile del settore, fare un quadro del lavoro fatto e di quello che ancora attende lui e i suoi collaboratori.
“E’ l’inizio di un ciclo, con una serie di novità societarie importanti. Ci sono molte nuove figure dirigenziali, a cominciare da Alessandro Dalla Salda, Amministratore Delegato, e Marco Martelli, Direttore Sportivo. Anche lo staff tecnico della prima squadra è cambiato in modo significativo, con Stefano Sacripanti nuovo capoallenatore e Giulio Griccioli suo assistente, insieme a Cristian Fedrigo che ha mantenuto il suo ruolo di vice. Marco Patuelli, che per anni è stato mio “vicino di scrivania” come Ds del settore giovanile, ora ha cambiato ruolo ed è il Direttore Operativo della società. Ho un nuovo compagno di viaggio, Giuseppe Giordano, e insieme iniziamo una nuova avventura che si annuncia stimolante, e si è già dimostrata impegnativa, perché in questa prima fase abbiamo oliato questa nuova struttura. Il bello di ripartire avendo di fronte volti nuovi è che ci hanno permesso di riapprofondire alcuni aspetti del nostro lavoro e di sentirci ulteriormente stimolati” .
L’anno che verrà, o che in qualche modo è già arrivato, verrà ricordato anche per un altro grande step che riguarda la storia della Virtus.
“Proprio così: si avvicina l’ingresso a Casa Virtus, che riguarderà tutta la società, perché si sposteranno lì anche gli uffici, ma in particolare coinvolgerà il settore giovanile: la nuova foresteria sarà proprio accanto alla palestra, e questo ci permetterà di ottimizzare tutto il nostro lavoro, migliorando sia la qualità della vita dei nostri ragazzi che la loro crescita tecnica. Un momento importante, per tutti noi”.
A coltivare i giovani talenti di Virtus Unipol Banca, un gruppo di grandi professionisti che sanno trasmettere conoscenza e passione.
“Lo staff tecnico è stato assemblato seguendo quell’idea di continuità che ci caratterizza da sempre. Le due novità sono Emanuele Tibiletti, che oltre a collaborare attivamente con Carlo Voltolini nell’ambito della prima squadra, affianca Paolo Zonca come responsabile fisico del settore giovanile, e Francesco Tubiana che è il responsabile di foresteria, oltre che l’assistente dell’Under 18. Per il resto la struttura è confermata, con Davide D’Atri responsabile del Minibasket e coach dell’Under 14, Giordano Consolini alla guida dell’Under 15, Mattia Largo che si occupa degli Under 13, Francesco Nieddu a cui sono affidati gli Esordienti. Un gruppo storico, a cui si aggiungono tutti gli assistenti e i dirigenti confermati, e lo stesso Paolo Zonca che si occupa della preparazione fisica”.
Uomini che Federico Vecchi ha scelto e confermato con attenzione, perché conosce bene i loro metodi e la loro visione del basket giovanile.
“Sono persone di fiducia non solo mie, ma della società. Dopo tanti anni di lavoro insieme, garantiscono la continuità di un progetto che viene riconosciuto sia all’interno della Virtus che al di fuori, dove è visto come un punto di forza di una realtà radicata come il nostro settore, parte importante dei progetti societari”.
Adesso, dopo tanto costruire, sarà il campo a parlare…
“Personalmente, in questa prima fase mi sono dovuto dedicare molto alla parte organizzativa. Abbiamo fatto diverse riunioni per concordare la strada da seguire col nuovo management, ed ho lavorato a stretto contatto con Giuseppe Giordano, che si calava in un nuovo compito. Ora effettivamente il mio ruolo si sposterà soprattutto in campo, per seguire i gruppi e preparare il reclutamento, oltre ad allenare direttamente Under 18 ed Under 16”.
Intanto, la prima squadra ha ripreso le strade d’Europa. E all’ultima partita di Champions League, contro Ostenda, due ragazzi cresciuti in questo vivaio si sono fatti onore: Pajola è rimasto quasi 17 minuti in campo, Berti ha segnato i suoi primi quattro punti europei…
“E’ un motivo d’orgoglio per tutti coloro che hanno dato il loro contributo perché ciò accadesse. Un ragazzo che cresce nel nostro settore giovanile è come un figlio adottivo, passa tante ore con noi e lo vediamo crescere. Vedere qualcuno che si fa strada nel basket “dei grandi” è una soddisfazione enorme per la società, per me come responsabile e per tutto lo staff che ha contribuito alla sua crescita. Ricordo quando Matteo Berti arrivò per la prima volta alla Porelli, era un ragazzo acerbo e pieno di sogni. Oggi ha fatto i suoi primi punti in Europa, e anche se per lui la strada è ancora molto lunga è una grande soddisfazione registrare questi enormi passi avanti”.
Perché per tanti genitori portare il proprio figlio alla Porelli è qualcosa di speciale?
“Una famiglia che affida un ragazzo alla Virtus sa di poterci trovare un paio di importanti certezze. Prima di tutto una società organizzata trasversalmente, che offre un’attenzione alla persona sotto l’assetto dei valori profondi dello sport e della vita. Quindi attenzione alla crescita personale, al rendimento scolastico, a far maturare giovani nel rispetto dei compagni, dell’avversario, degli arbitri, dei ruoli e delle regole. E’ l’aspetto sociale dell’attività sportiva: rispetto delle regole e condivisione di un percorso”.
La seconda certezza?
“Riguarda la parte tecnico-sportiva della nostra attività. Crediamo di offrire un percorso di qualità, che possa sviluppare al meglio competenze e potenzialità dei nostri giocatori, offrendo loro la possibilità di fare più strada possibile nel mondo della pallacanestro”.

 

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: GIUSEPPE GIORDANO

La prima volta da team manager
di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 26/10/2018

 

Ha solo ventiquattro anni, Giuseppe Giordano, ma i modi, la tranquillità nell’esporre le proprie idee, il rispetto profondo per quelle di chi gli sta di fronte, forse anche quella barba che lo fa sembrare più in là negli anni, trasmettono sicurezza e senso di responsabilità. Ma non è solo per questo che Virtus Pallacanestro ha deciso di puntare su di lui, chiamandolo dopo una sola stagione vissuta da responsabile organizzativo del settore Minibasket al ruolo di Team Manager del Settore Giovanile. Al secondo anno in bianconero, una grande occasione e certamente una responsabilità notevole.

“Questa è una nuova esperienza, una nuova grande sfida. L’anno scorso ero alla prima stagione a Bologna, e mi sono occupato di minibasket con molto entusiasmo. Insieme a Davide D’Atri, responsabile tecnico, abbiamo vissuto il passaggio al CSB, nuova casa dei piccoli virtussini. Alla fine della stagione è arrivata questa proposta dalla società, che mi ha fatto molto piacere perché è una grande dimostrazione di fiducia. Non nego che ricoprire questo incarico è un onere bello e allo stesso tempo delicato, oltre che un grande onore. Essere team manager del settore giovanile in una società come la Virtus è qualcosa di importante, per tutto il trascorso che ha la società in questo campo”.

Un po’ di rodaggio, e subito ti sei trovato immerso in una attività che viaggia a ritmi velocissimi.

“La stagione è partita molto bene, sono davvero contento del lavoro che stiamo facendo con Federico Vecchi e con tutto lo staff tecnico. Ci abbiamo messo un po’ per oliare i meccanismi, per me è la prima esperienza in questo ruolo, ma stiamo portando avanti il bel lavoro che ha sempre contraddistinto questo settore e questa società”.

Qualche volto nuovo, ma di fondo un solco ben preciso da seguire…

“Oltre al mio ingresso, ci sono quelli del nuovo responsabile della foresteria Francesco Tubiana, che è anche assistente di Vecchi nell’Under 18, del nuovo medico sociale Diego Rizzo, del nuovo preparatore fisico Emanuele Tibiletti. Ma il lavoro procede all’insegna della continuità, con uno staff confermato in gran parte, e da un punto di vista tecnico continua sotto la guida sicura di Federico Vecchi”.

Il campo sta già dando le prime risposte.

“La stagione è iniziata da qualche settimana, con i gruppi Eccellenza che stanno raccogliendo buoni risultati. Hanno iniziato anche gli under 14 e gli Under 13, e finora il campo sta dimostrando i frutti del lavoro quotidiano. D’altra parte, l’obiettivo non è il semplice risultato della partita, ma un percorso di crescita che riguarda il ragazzo, a livello individuale e dentro il gruppo. Non solo crescita tecnica, fisica o tattica, ma sviluppata a 360 gradi. Abbiamo molti atleti che hanno chiesto la sperimentazione del Ministero, come alunni-atleti di alto livello, e quest’anno anche se il campo resta un terreno di verifica importante, la parte umana al di fuori di esso resta una delle nostre priorità”.

Una settimana fa parlavamo di gioelli come Pajola e Berti con Federico Vecchi. Nel frattempo, anche Gora Camara, diciasettenne arrivato dal Senegal, ha debuttato con la prima squadra in Champions League.

“Alla fine, l’obiettivo della Virtus è quello di avere un settore giovanile che possa essere un bacino importante per la prima squadra, e vedere ragazzi che tuttora fanno parte del settore giovanile che vengono convocati o comunque si allenano con i giocatori della prima squadra è, oltre che un motivo d’orgoglio, anche un’attestazione del fatto che il lavoro sta procedendo nella maniera giusta”.

Virtus Pallacanestro ti ha affidato un ruolo di responsabilità. A parte i doverosi ringraziamenti, cosa significa per te questa chiamata?

“E’ un grande onore, per chi conosce l’ambiente del basket il settore giovanile della Virtus è un fiore all’occhiello della società, e della pallacanestro italiana. Ti racconto un aneddoto: un caro amico, che mi ha formato al corso allenatori, quando ha saputo del mio nuovo incarico mi ha scritto “complimenti per il tuo futuro nell’Accademia del basket”. Secondo me, questa frase dà la misura di cosa significhi essere qui”.

Come pensi di interpretarlo, il ruolo di team manager?

“Io cercherò di portare avanti idee e progetti che già mi stavano a cuore quando mi occupavo di minibasket. Penso ad una implementazione a livello organizzativo della struttura, a livello di comunicazione interna ed esterna. Il mio compito è facilitato dal fatto che bisogna portare avanti un lavoro che era già stato impostato, si tratta di mettere tasselli e procedere giorno dopo giorno. Dal punto di vista personale, ci sono un trasporto e una passione che mi porto dentro e cercherò di trasmettere a tutti i collaboratori. L’obiettivo fondamentale è uno soltanto: sentirsi parte della Virtus e di quello che rappresenta”.

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: LORENZO DERI E GABRIELE RUFFINI

Deri e Ruffini, storie di capitani. Faccia a faccia tra i “capigruppo” di Under 16 e Under 18
di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 02/11/2018

 

Capitani bianconeri. Quelli delle due formazioni più “grandi” del settore giovanile. Gabriele Ruffini ha i galloni nell’Under 16, Lorenzo Deri nell’Under 18, quest’anno guidate entrambe da Federico Vecchi. Entrambi registi, abituati a pensare, a coltivare con giudizio il loro amore per il basket. Li abbiamo messi a confronto. Stesse domande, risposte molto simili: quelle di due ragazzi che stanno crescendo in un ambiente speciale come il settore giovanile di Virtus Unipol Banca, ne sono consapevoli e cercano di sfruttare al meglio l’occasione. Srotoliamo le loro storie, fatte di passione e dedizione.

Il basket, secondo me…

RUFFINI: “E’ passione, competizione, sfida, possibilità di vincere. Ed è fare squadra. Vivere quotidianamente con i compagni, con gli allenatori, con gente che ama questo sport”.

DERI: “E’ parte della mia vita, è il tanto tempo che gli dedico. Continuo a guardarlo in tv e sul web, per imparare dai migliori. La passione è la stessa di quando facevo i primi tiri al campetto”.

Ecco chi mi ha insegnato ad amarlo.

RUFFINI: “Mio padre, fin da quando ero piccolo. E poi la tv: guardavo le partite della Nba e impazzivo per Lebron James…”

DERI: “Mio padre e mio fratello. Giocavo con lui, da piccolo, mentre papà mi dava le prime nozioni di tecnica. Devo dire che fino a sette anni non l’ho amato particolarmente, il basket. Poi andando a vedere le partite di mio fratello è scoccata la scintilla”.

Da grande vorrei diventare come…

RUFFINI: “Lebron resta il mito, ma se devo fare il nome di un grande cestista europeo, dico Milos Teodosic”.

DERI: “Fin da piccolo mi è sempre piaciuto Kobe Bryant. Per la mentalità da vincente e per la voglia di migliorarsi ogni giorno che ha sempre dimostrato”.

Vi racconto la mia squadra

RUFFINI: “Un gruppo molto unito, anche fuori dal campo. Siamo amici, scherziamo tanto… Sul parquet c’è una buona intesa, e abbiamo un obiettivo comune da perseguire”.

DERI: “Stiamo molto bene insieme, anche nella vita fuori dalla palestra. In campo cerchiamo di migliorare sempre, e nell’ultimo periodo credo che abbiamo fatto passi avanti significativi. Sono onorato di vestire questa maglia insieme a questi ragazzi”.

Capitano, mio capitano…

RUFFINI: “Per me è un grande onore ed una grande responsabilità. Anche perché lo sono diventato già dal primo anno in cui sono arrivato alla Virtus. Mi sento investito d questo ruolo, e cerco in qualche modo di dare un esempio positivo ai compagni”.

DERI: “Esserlo significa prendersi una responsabilità importante. Devo portare avanti il gruppo, guidare i compagni, fare in modo che tutto vada bene in campo. Devo farlo essendo un playmaker, e anche perché mi è stato dato un ruolo importante”.

Quest’anno vogliamo arrivare…

RUFFINI: “Quest’anno noi dell’Under 16 abbiamo obiettivi importanti. Nella passata stagione siamo arrivati tra le prime otto squadre d’Italia. Quest’anno ci sono ragazzi nuovi, vedo molta coesione: secondo me possiamo fare ancora meglio”.

DERI: “Io ho un’enorme fiducia in questa Under 18, che quest’anno ha molti obiettivi importanti. A partire dal fatto che dovrà affacciarsi a una ribalta europea, l’ANGT (n.d.r.. Adidas Next Generation Tournament, torneo organizzato dall’Eurolega, dedicato alla categoria Under 18), dove si gioca ad altissimo livello. In campionato dobbiamo arrivare più avanti possibile, con le finali a otto squadre si fa tutto molto difficile, ma io sono ottimista”.

Sport e scuola. In Virtus, un binomio importante.

RUFFINI: “Tra allenamenti e partite devo trovare il tempo per lo studio. Bisogna organizzarsi, magari non è semplicissimo ma si fa tutto. Io frequento il Liceo Sabin, scientifico sportivo, e non ho mai avuto problemi. Nemmeno di voti”.

DERI: “E’ complicato, certo, ma credo sia anche un percorso vitale. Mi impegno moltissimo a conciliare queste due realtà, che sono la mia vita. Frequento il liceo sportivo, la mia giornata è fatta di pallacanestro e di studio. Finsce una, inizia l’altro, e viceversa. Mi sta bene così”.

La Porelli è il posto giusto per trovare grandi maestri.

RUFFINI: “Il mio primo allenatore è stato Cristian Fedrigo, che mi ha fatto migliorare tanto, anche dal punto di vista del carattere. Da Under 15 ho iniziato a frequentare anche il gruppo più grande, dove ho trovato Giordano Consolini con cui ho lavorato molto per sviluppare la mentalità cestistica. Da quest’anno sto proseguendo il mio percorso di crescita sotto la guida di Federico Vecchi”.

DERI: “Ne ho conosciuti tanti. Quasi tutti. Ho iniziato con Fedrigo, poi si è aggiunto Sanguettoli, quindi Consolini, e da qualche anno mi segue Federico Vecchi. Per crescere, ho avuto a disposizione il top del top…”

Domani sarò…

RUFFINI: “Spero di arrivare il più possibile in alto, ma senza mai dimenticare che la pallacanestro mi diverte. Divertirmi resterà una condizione: da quando ho iniziato sento la gioia di giocare a basket, non dovrà mai svanire”.

DERI: “Oggi penso a vivere il mio basket giorno per giorno, cercando di migliorare in palestra ad ogni allenamento, provando a dare il massimo. Il prossimo anno mi aspetta un crocevia fondamentale, e spero di poter continuare ad esprimermi nel mondo dei senior”.

Virtus significa…

RUFFINI: “Penso ai trofei vinti, che sono simbolo di una mentalità vincente. Penso a una storia gloriosa, a una società che è simbolo della pallacanestro italiana. Penso ad anni vincenti e meravigliosi. Essere qui significa sentirsi parte di qualcosa di grandioso e unico”.

DERI: “Conosco la storia bianconera, e l’importanza che ha questa maglia. Ogni volta che scendo in campo ho il dovere di rispettarla, di onorarla. Essere qui è qualcosa di speciale”.

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: RICCARDO CARTA

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 09/11/2018

 

 

Per dare un’idea dei valori che la Virtus persegue da sempre, nella crescita dei suoi ragazzi, prima delle parole aiutano i volti. Quello di Riccardo Carta, per esempio. Pulito, rassicurante. Per non dire dei concetti che esprime, non banali in un ragazzo di appena quindici anni. Parole giuste nei momenti giusti, zero sbavature, sogni in grande ma presentati con equilibrio e modestia.

Per dare un’idea di quei valori, basta ricordare che Riccardo, vicentino di Thiene, ala della formazione Under 16 di Virtus Unipol Banca, considerato uno dei prospetti più interessanti della sua età, con alle spalle le prime convocazioni azzurre di categoria, è appena stato premiato a Cento con “La Pagella d’Oro”, un riconoscimento pieno di storia (con le sue quarantasei edizioni in archivio) che grazie alle segnalazioni degli Istituti di Istruzione Superiore del territorio assegna importanti premi agli studenti più meritevoli. E pensare che ha rischiato di non poter presenziare alla premiazione, perché contemporaneamente lo avevano convocato al raduno del Progetto Altezza della Fip, nell’ambito dei Centri Tecnici Federali, appuntamento a cui ha dovuto dare forfait per un leggero infortunio. Vita piena e intensa, insomma, cercando di dare il meglio tra palestre e istituti scolastici.

Possiamo dire che hai assorbito nel migliore dei modi quello che chiamiamo lo “stile Virtus”.

“Ci ho sempre tenuto, a fare un buon lavoro anche a scuola. Mi piace imparare cose nuove, prepararmi al futuro indipendentemente dal fatto che io possa o meno diventare un giocatore professionista. Voglio tenermi aperte più strade possibili”.

La pallacanestro è entrata presto nella tua vita.

“Ero ancora in prima elementare. A scuola arrivarono alcuni dirigenti della PallacanestroTrasteverina, società vicentina, e con alcuni amici del mio condominio decidemmo di provare, iscrivendoci ai corsi. Non ho più smesso. Mi innamorai da subito di questa disciplina, mi piaceva giocare col pallone, correre, era un modo per esprimere la mia vivacità”.

Idoli giovanili, o esempi da seguire?

“Fin da piccolo ho avuto un debole per Kobe Bryant. L’ho sempre preso ad esempio, non solo come giocatore. E’ una persona che ha sempre dato il massimo, che ha creduto in quello che ha fatto, ed è arrivata dove è arrivata. Poi c’è Silvia Martinello, ex giocatrice di Serie A e mia insegnante negli ultimi anni di minibasket. Mi ha trasmesso valori importanti, insegnandomi a tener duro per ottenere le cose in cui credo”.

Sei arrivato dal Veneto per rispondere alla chiamata della Virtus. Un cambio di ritmo e di abitudini.

“Spero di essere all’altezza. Di ripagare cercando di arrivare al massimo delle mie possibilità, sfruttando al meglio quello che mi è stato dato. Sento che questo sport è nelle mie corde, voglio coltivare questo dono. La chiamata della Virtus, che mi ha aperto le porte della sua foresteria, è qualcosa di grande. Un cambio drastico nel mio modo di vivere, nel modo di stare in campo ma anche nella mia crescita lontano dal parquet. Non si tratta soltanto di organizzare la mia giornata di studio e sport, ma anche tante altre cose che a casa, in famiglia, troverei già pronte. Questo mi aiuta a crescere”.

Parliamo della vita in foresteria. Ti piace?

“Molto. Ho coltivato diverse nuove amicizie, devo gestirmi con nuove responsabilità. Tra poco ci sposteremo a Casa Virtus, un grande traguardo per la società e già immagino una grande emozione per noi che andremo a viverci”.

Una scelta che sottintende un  progetto. Certamente oggetto di discussioni approfondite, a casa.

“I miei genitori mi sono sempre stati molto vicini. Fin dai tempi delle prime trasferte, dei primi tornei, mi hanno aiutato anche materialmente. Quando è arrivata la proposta della Virtus mi hanno detto: valuta tutti gli aspetti, ma se è una cosa che ti piace segui la strada, la scelta definitiva è tua. Mi hanno preparato a tutto, lasciandomi la massima libertà di scegliere”.

Cosa significa vestire questa divisa, per te?

“Essere un giocatore della Virtus è un grande onore. Perché è una società che da tantissimi anni lavora e investe sul settore giovanile. Sento che in me è stata riposta fiducia, e spero di diventare un buon giocatore anche per valorizzare il lavoro di chi mi ha voluto qui”.

Una tipica giornata da giovane promessa bianconera: come ti organizzi, tra sport e scuola?

“Alla mattina preparo un piano tra allenamento e studio. Faccio il punto della situazione, pianifico gli orari, incastro… Mi riesce bene, gli spazi per stare sui libri, nonostante gli impegni in palestra, sono più che sufficienti. Certo, se vuoi fare due cose del genere bene, la giornata è già piena. Resta poco tempo per divagare, ma mi sta bene così”.

Parliamo della tua squadra, l’Under 16 guidata da Federico Vecchi.

“Quest’anno, secondo me, possiamo puntare in alto. Siamo partiti molto bene in campionato, abbiamo importanti margini di crescita. E i nuovi arrivati si sono subito integrati al meglio. Siamo un bel gruppo, in campo e fuori”.

Se pensi al futuro, come lo immagini?

“E’ chiaro che la massima aspirazione per un giocatore di basket è quella di arrivare in alto, magari a giocare nella Nba… A me piacerebbe essere uno di quei giocatori che vengono ammirati dagli altri, e non semplicemente per la loro tecnica o per i punti che realizzano, ma per la loro personalità. Ecco, vorrei avere il carattere giusto per diventare un buon professionista, e magari trasmettere qualcosa a chi viene a vedermi”.