2016-17

di Ezio Liporesi per Virtuspedia
 

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: FEDERICO VECCHI

“Una stagione che apre un ciclo”
tratto da www.virtus.it - 19/10/2018
 

La nuova stagione del settore giovanile di Virtus Unipol Banca viaggia già col motore a pieno regime. Alle spalle c’è un’estate intensa, una stagione passata ad organizzare e programmare. Come sempre e probabilmente più di sempre, perché al lavoro quotidiano stavolta si è sommato il tempo utile per conoscere ed allinearsi con i nuovi vertici della casa bianconera. Tocca a Federico Vecchi, confermatissimo responsabile del settore, fare un quadro del lavoro fatto e di quello che ancora attende lui e i suoi collaboratori.
“E’ l’inizio di un ciclo, con una serie di novità societarie importanti. Ci sono molte nuove figure dirigenziali, a cominciare da Alessandro Dalla Salda, Amministratore Delegato, e Marco Martelli, Direttore Sportivo. Anche lo staff tecnico della prima squadra è cambiato in modo significativo, con Stefano Sacripanti nuovo capoallenatore e Giulio Griccioli suo assistente, insieme a Cristian Fedrigo che ha mantenuto il suo ruolo di vice. Marco Patuelli, che per anni è stato mio “vicino di scrivania” come Ds del settore giovanile, ora ha cambiato ruolo ed è il Direttore Operativo della società. Ho un nuovo compagno di viaggio, Giuseppe Giordano, e insieme iniziamo una nuova avventura che si annuncia stimolante, e si è già dimostrata impegnativa, perché in questa prima fase abbiamo oliato questa nuova struttura. Il bello di ripartire avendo di fronte volti nuovi è che ci hanno permesso di riapprofondire alcuni aspetti del nostro lavoro e di sentirci ulteriormente stimolati” .
L’anno che verrà, o che in qualche modo è già arrivato, verrà ricordato anche per un altro grande step che riguarda la storia della Virtus.
“Proprio così: si avvicina l’ingresso a Casa Virtus, che riguarderà tutta la società, perché si sposteranno lì anche gli uffici, ma in particolare coinvolgerà il settore giovanile: la nuova foresteria sarà proprio accanto alla palestra, e questo ci permetterà di ottimizzare tutto il nostro lavoro, migliorando sia la qualità della vita dei nostri ragazzi che la loro crescita tecnica. Un momento importante, per tutti noi”.
A coltivare i giovani talenti di Virtus Unipol Banca, un gruppo di grandi professionisti che sanno trasmettere conoscenza e passione.
“Lo staff tecnico è stato assemblato seguendo quell’idea di continuità che ci caratterizza da sempre. Le due novità sono Emanuele Tibiletti, che oltre a collaborare attivamente con Carlo Voltolini nell’ambito della prima squadra, affianca Paolo Zonca come responsabile fisico del settore giovanile, e Francesco Tubiana che è il responsabile di foresteria, oltre che l’assistente dell’Under 18. Per il resto la struttura è confermata, con Davide D’Atri responsabile del Minibasket e coach dell’Under 14, Giordano Consolini alla guida dell’Under 15, Mattia Largo che si occupa degli Under 13, Francesco Nieddu a cui sono affidati gli Esordienti. Un gruppo storico, a cui si aggiungono tutti gli assistenti e i dirigenti confermati, e lo stesso Paolo Zonca che si occupa della preparazione fisica”.
Uomini che Federico Vecchi ha scelto e confermato con attenzione, perché conosce bene i loro metodi e la loro visione del basket giovanile.
“Sono persone di fiducia non solo mie, ma della società. Dopo tanti anni di lavoro insieme, garantiscono la continuità di un progetto che viene riconosciuto sia all’interno della Virtus che al di fuori, dove è visto come un punto di forza di una realtà radicata come il nostro settore, parte importante dei progetti societari”.
Adesso, dopo tanto costruire, sarà il campo a parlare…
“Personalmente, in questa prima fase mi sono dovuto dedicare molto alla parte organizzativa. Abbiamo fatto diverse riunioni per concordare la strada da seguire col nuovo management, ed ho lavorato a stretto contatto con Giuseppe Giordano, che si calava in un nuovo compito. Ora effettivamente il mio ruolo si sposterà soprattutto in campo, per seguire i gruppi e preparare il reclutamento, oltre ad allenare direttamente Under 18 ed Under 16”.
Intanto, la prima squadra ha ripreso le strade d’Europa. E all’ultima partita di Champions League, contro Ostenda, due ragazzi cresciuti in questo vivaio si sono fatti onore: Pajola è rimasto quasi 17 minuti in campo, Berti ha segnato i suoi primi quattro punti europei…
“E’ un motivo d’orgoglio per tutti coloro che hanno dato il loro contributo perché ciò accadesse. Un ragazzo che cresce nel nostro settore giovanile è come un figlio adottivo, passa tante ore con noi e lo vediamo crescere. Vedere qualcuno che si fa strada nel basket “dei grandi” è una soddisfazione enorme per la società, per me come responsabile e per tutto lo staff che ha contribuito alla sua crescita. Ricordo quando Matteo Berti arrivò per la prima volta alla Porelli, era un ragazzo acerbo e pieno di sogni. Oggi ha fatto i suoi primi punti in Europa, e anche se per lui la strada è ancora molto lunga è una grande soddisfazione registrare questi enormi passi avanti”.
Perché per tanti genitori portare il proprio figlio alla Porelli è qualcosa di speciale?
“Una famiglia che affida un ragazzo alla Virtus sa di poterci trovare un paio di importanti certezze. Prima di tutto una società organizzata trasversalmente, che offre un’attenzione alla persona sotto l’assetto dei valori profondi dello sport e della vita. Quindi attenzione alla crescita personale, al rendimento scolastico, a far maturare giovani nel rispetto dei compagni, dell’avversario, degli arbitri, dei ruoli e delle regole. E’ l’aspetto sociale dell’attività sportiva: rispetto delle regole e condivisione di un percorso”.
La seconda certezza?
“Riguarda la parte tecnico-sportiva della nostra attività. Crediamo di offrire un percorso di qualità, che possa sviluppare al meglio competenze e potenzialità dei nostri giocatori, offrendo loro la possibilità di fare più strada possibile nel mondo della pallacanestro”.

 

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: GIUSEPPE GIORDANO

La prima volta da team manager
di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 26/10/2018

 

Ha solo ventiquattro anni, Giuseppe Giordano, ma i modi, la tranquillità nell’esporre le proprie idee, il rispetto profondo per quelle di chi gli sta di fronte, forse anche quella barba che lo fa sembrare più in là negli anni, trasmettono sicurezza e senso di responsabilità. Ma non è solo per questo che Virtus Pallacanestro ha deciso di puntare su di lui, chiamandolo dopo una sola stagione vissuta da responsabile organizzativo del settore Minibasket al ruolo di Team Manager del Settore Giovanile. Al secondo anno in bianconero, una grande occasione e certamente una responsabilità notevole.

“Questa è una nuova esperienza, una nuova grande sfida. L’anno scorso ero alla prima stagione a Bologna, e mi sono occupato di minibasket con molto entusiasmo. Insieme a Davide D’Atri, responsabile tecnico, abbiamo vissuto il passaggio al CSB, nuova casa dei piccoli virtussini. Alla fine della stagione è arrivata questa proposta dalla società, che mi ha fatto molto piacere perché è una grande dimostrazione di fiducia. Non nego che ricoprire questo incarico è un onere bello e allo stesso tempo delicato, oltre che un grande onore. Essere team manager del settore giovanile in una società come la Virtus è qualcosa di importante, per tutto il trascorso che ha la società in questo campo”.

Un po’ di rodaggio, e subito ti sei trovato immerso in una attività che viaggia a ritmi velocissimi.

“La stagione è partita molto bene, sono davvero contento del lavoro che stiamo facendo con Federico Vecchi e con tutto lo staff tecnico. Ci abbiamo messo un po’ per oliare i meccanismi, per me è la prima esperienza in questo ruolo, ma stiamo portando avanti il bel lavoro che ha sempre contraddistinto questo settore e questa società”.

Qualche volto nuovo, ma di fondo un solco ben preciso da seguire…

“Oltre al mio ingresso, ci sono quelli del nuovo responsabile della foresteria Francesco Tubiana, che è anche assistente di Vecchi nell’Under 18, del nuovo medico sociale Diego Rizzo, del nuovo preparatore fisico Emanuele Tibiletti. Ma il lavoro procede all’insegna della continuità, con uno staff confermato in gran parte, e da un punto di vista tecnico continua sotto la guida sicura di Federico Vecchi”.

Il campo sta già dando le prime risposte.

“La stagione è iniziata da qualche settimana, con i gruppi Eccellenza che stanno raccogliendo buoni risultati. Hanno iniziato anche gli under 14 e gli Under 13, e finora il campo sta dimostrando i frutti del lavoro quotidiano. D’altra parte, l’obiettivo non è il semplice risultato della partita, ma un percorso di crescita che riguarda il ragazzo, a livello individuale e dentro il gruppo. Non solo crescita tecnica, fisica o tattica, ma sviluppata a 360 gradi. Abbiamo molti atleti che hanno chiesto la sperimentazione del Ministero, come alunni-atleti di alto livello, e quest’anno anche se il campo resta un terreno di verifica importante, la parte umana al di fuori di esso resta una delle nostre priorità”.

Una settimana fa parlavamo di gioelli come Pajola e Berti con Federico Vecchi. Nel frattempo, anche Gora Camara, diciasettenne arrivato dal Senegal, ha debuttato con la prima squadra in Champions League.

“Alla fine, l’obiettivo della Virtus è quello di avere un settore giovanile che possa essere un bacino importante per la prima squadra, e vedere ragazzi che tuttora fanno parte del settore giovanile che vengono convocati o comunque si allenano con i giocatori della prima squadra è, oltre che un motivo d’orgoglio, anche un’attestazione del fatto che il lavoro sta procedendo nella maniera giusta”.

Virtus Pallacanestro ti ha affidato un ruolo di responsabilità. A parte i doverosi ringraziamenti, cosa significa per te questa chiamata?

“E’ un grande onore, per chi conosce l’ambiente del basket il settore giovanile della Virtus è un fiore all’occhiello della società, e della pallacanestro italiana. Ti racconto un aneddoto: un caro amico, che mi ha formato al corso allenatori, quando ha saputo del mio nuovo incarico mi ha scritto “complimenti per il tuo futuro nell’Accademia del basket”. Secondo me, questa frase dà la misura di cosa significhi essere qui”.

Come pensi di interpretarlo, il ruolo di team manager?

“Io cercherò di portare avanti idee e progetti che già mi stavano a cuore quando mi occupavo di minibasket. Penso ad una implementazione a livello organizzativo della struttura, a livello di comunicazione interna ed esterna. Il mio compito è facilitato dal fatto che bisogna portare avanti un lavoro che era già stato impostato, si tratta di mettere tasselli e procedere giorno dopo giorno. Dal punto di vista personale, ci sono un trasporto e una passione che mi porto dentro e cercherò di trasmettere a tutti i collaboratori. L’obiettivo fondamentale è uno soltanto: sentirsi parte della Virtus e di quello che rappresenta”.

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: LORENZO DERI E GABRIELE RUFFINI

Deri e Ruffini, storie di capitani. Faccia a faccia tra i “capigruppo” di Under 16 e Under 18
di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 02/11/2018

 

Capitani bianconeri. Quelli delle due formazioni più “grandi” del settore giovanile. Gabriele Ruffini ha i galloni nell’Under 16, Lorenzo Deri nell’Under 18, quest’anno guidate entrambe da Federico Vecchi. Entrambi registi, abituati a pensare, a coltivare con giudizio il loro amore per il basket. Li abbiamo messi a confronto. Stesse domande, risposte molto simili: quelle di due ragazzi che stanno crescendo in un ambiente speciale come il settore giovanile di Virtus Unipol Banca, ne sono consapevoli e cercano di sfruttare al meglio l’occasione. Srotoliamo le loro storie, fatte di passione e dedizione.

Il basket, secondo me…

RUFFINI: “E’ passione, competizione, sfida, possibilità di vincere. Ed è fare squadra. Vivere quotidianamente con i compagni, con gli allenatori, con gente che ama questo sport”.

DERI: “E’ parte della mia vita, è il tanto tempo che gli dedico. Continuo a guardarlo in tv e sul web, per imparare dai migliori. La passione è la stessa di quando facevo i primi tiri al campetto”.

Ecco chi mi ha insegnato ad amarlo.

RUFFINI: “Mio padre, fin da quando ero piccolo. E poi la tv: guardavo le partite della Nba e impazzivo per Lebron James…”

DERI: “Mio padre e mio fratello. Giocavo con lui, da piccolo, mentre papà mi dava le prime nozioni di tecnica. Devo dire che fino a sette anni non l’ho amato particolarmente, il basket. Poi andando a vedere le partite di mio fratello è scoccata la scintilla”.

Da grande vorrei diventare come…

RUFFINI: “Lebron resta il mito, ma se devo fare il nome di un grande cestista europeo, dico Milos Teodosic”.

DERI: “Fin da piccolo mi è sempre piaciuto Kobe Bryant. Per la mentalità da vincente e per la voglia di migliorarsi ogni giorno che ha sempre dimostrato”.

Vi racconto la mia squadra

RUFFINI: “Un gruppo molto unito, anche fuori dal campo. Siamo amici, scherziamo tanto… Sul parquet c’è una buona intesa, e abbiamo un obiettivo comune da perseguire”.

DERI: “Stiamo molto bene insieme, anche nella vita fuori dalla palestra. In campo cerchiamo di migliorare sempre, e nell’ultimo periodo credo che abbiamo fatto passi avanti significativi. Sono onorato di vestire questa maglia insieme a questi ragazzi”.

Capitano, mio capitano…

RUFFINI: “Per me è un grande onore ed una grande responsabilità. Anche perché lo sono diventato già dal primo anno in cui sono arrivato alla Virtus. Mi sento investito d questo ruolo, e cerco in qualche modo di dare un esempio positivo ai compagni”.

DERI: “Esserlo significa prendersi una responsabilità importante. Devo portare avanti il gruppo, guidare i compagni, fare in modo che tutto vada bene in campo. Devo farlo essendo un playmaker, e anche perché mi è stato dato un ruolo importante”.

Quest’anno vogliamo arrivare…

RUFFINI: “Quest’anno noi dell’Under 16 abbiamo obiettivi importanti. Nella passata stagione siamo arrivati tra le prime otto squadre d’Italia. Quest’anno ci sono ragazzi nuovi, vedo molta coesione: secondo me possiamo fare ancora meglio”.

DERI: “Io ho un’enorme fiducia in questa Under 18, che quest’anno ha molti obiettivi importanti. A partire dal fatto che dovrà affacciarsi a una ribalta europea, l’ANGT (n.d.r.. Adidas Next Generation Tournament, torneo organizzato dall’Eurolega, dedicato alla categoria Under 18), dove si gioca ad altissimo livello. In campionato dobbiamo arrivare più avanti possibile, con le finali a otto squadre si fa tutto molto difficile, ma io sono ottimista”.

Sport e scuola. In Virtus, un binomio importante.

RUFFINI: “Tra allenamenti e partite devo trovare il tempo per lo studio. Bisogna organizzarsi, magari non è semplicissimo ma si fa tutto. Io frequento il Liceo Sabin, scientifico sportivo, e non ho mai avuto problemi. Nemmeno di voti”.

DERI: “E’ complicato, certo, ma credo sia anche un percorso vitale. Mi impegno moltissimo a conciliare queste due realtà, che sono la mia vita. Frequento il liceo sportivo, la mia giornata è fatta di pallacanestro e di studio. Finsce una, inizia l’altro, e viceversa. Mi sta bene così”.

La Porelli è il posto giusto per trovare grandi maestri.

RUFFINI: “Il mio primo allenatore è stato Cristian Fedrigo, che mi ha fatto migliorare tanto, anche dal punto di vista del carattere. Da Under 15 ho iniziato a frequentare anche il gruppo più grande, dove ho trovato Giordano Consolini con cui ho lavorato molto per sviluppare la mentalità cestistica. Da quest’anno sto proseguendo il mio percorso di crescita sotto la guida di Federico Vecchi”.

DERI: “Ne ho conosciuti tanti. Quasi tutti. Ho iniziato con Fedrigo, poi si è aggiunto Sanguettoli, quindi Consolini, e da qualche anno mi segue Federico Vecchi. Per crescere, ho avuto a disposizione il top del top…”

Domani sarò…

RUFFINI: “Spero di arrivare il più possibile in alto, ma senza mai dimenticare che la pallacanestro mi diverte. Divertirmi resterà una condizione: da quando ho iniziato sento la gioia di giocare a basket, non dovrà mai svanire”.

DERI: “Oggi penso a vivere il mio basket giorno per giorno, cercando di migliorare in palestra ad ogni allenamento, provando a dare il massimo. Il prossimo anno mi aspetta un crocevia fondamentale, e spero di poter continuare ad esprimermi nel mondo dei senior”.

Virtus significa…

RUFFINI: “Penso ai trofei vinti, che sono simbolo di una mentalità vincente. Penso a una storia gloriosa, a una società che è simbolo della pallacanestro italiana. Penso ad anni vincenti e meravigliosi. Essere qui significa sentirsi parte di qualcosa di grandioso e unico”.

DERI: “Conosco la storia bianconera, e l’importanza che ha questa maglia. Ogni volta che scendo in campo ho il dovere di rispettarla, di onorarla. Essere qui è qualcosa di speciale”.

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: RICCARDO CARTA

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 09/11/2018

 

 

Per dare un’idea dei valori che la Virtus persegue da sempre, nella crescita dei suoi ragazzi, prima delle parole aiutano i volti. Quello di Riccardo Carta, per esempio. Pulito, rassicurante. Per non dire dei concetti che esprime, non banali in un ragazzo di appena quindici anni. Parole giuste nei momenti giusti, zero sbavature, sogni in grande ma presentati con equilibrio e modestia.

Per dare un’idea di quei valori, basta ricordare che Riccardo, vicentino di Thiene, ala della formazione Under 16 di Virtus Unipol Banca, considerato uno dei prospetti più interessanti della sua età, con alle spalle le prime convocazioni azzurre di categoria, è appena stato premiato a Cento con “La Pagella d’Oro”, un riconoscimento pieno di storia (con le sue quarantasei edizioni in archivio) che grazie alle segnalazioni degli Istituti di Istruzione Superiore del territorio assegna importanti premi agli studenti più meritevoli. E pensare che ha rischiato di non poter presenziare alla premiazione, perché contemporaneamente lo avevano convocato al raduno del Progetto Altezza della Fip, nell’ambito dei Centri Tecnici Federali, appuntamento a cui ha dovuto dare forfait per un leggero infortunio. Vita piena e intensa, insomma, cercando di dare il meglio tra palestre e istituti scolastici.

Possiamo dire che hai assorbito nel migliore dei modi quello che chiamiamo lo “stile Virtus”.

“Ci ho sempre tenuto, a fare un buon lavoro anche a scuola. Mi piace imparare cose nuove, prepararmi al futuro indipendentemente dal fatto che io possa o meno diventare un giocatore professionista. Voglio tenermi aperte più strade possibili”.

La pallacanestro è entrata presto nella tua vita.

“Ero ancora in prima elementare. A scuola arrivarono alcuni dirigenti della PallacanestroTrasteverina, società vicentina, e con alcuni amici del mio condominio decidemmo di provare, iscrivendoci ai corsi. Non ho più smesso. Mi innamorai da subito di questa disciplina, mi piaceva giocare col pallone, correre, era un modo per esprimere la mia vivacità”.

Idoli giovanili, o esempi da seguire?

“Fin da piccolo ho avuto un debole per Kobe Bryant. L’ho sempre preso ad esempio, non solo come giocatore. E’ una persona che ha sempre dato il massimo, che ha creduto in quello che ha fatto, ed è arrivata dove è arrivata. Poi c’è Silvia Martinello, ex giocatrice di Serie A e mia insegnante negli ultimi anni di minibasket. Mi ha trasmesso valori importanti, insegnandomi a tener duro per ottenere le cose in cui credo”.

Sei arrivato dal Veneto per rispondere alla chiamata della Virtus. Un cambio di ritmo e di abitudini.

“Spero di essere all’altezza. Di ripagare cercando di arrivare al massimo delle mie possibilità, sfruttando al meglio quello che mi è stato dato. Sento che questo sport è nelle mie corde, voglio coltivare questo dono. La chiamata della Virtus, che mi ha aperto le porte della sua foresteria, è qualcosa di grande. Un cambio drastico nel mio modo di vivere, nel modo di stare in campo ma anche nella mia crescita lontano dal parquet. Non si tratta soltanto di organizzare la mia giornata di studio e sport, ma anche tante altre cose che a casa, in famiglia, troverei già pronte. Questo mi aiuta a crescere”.

Parliamo della vita in foresteria. Ti piace?

“Molto. Ho coltivato diverse nuove amicizie, devo gestirmi con nuove responsabilità. Tra poco ci sposteremo a Casa Virtus, un grande traguardo per la società e già immagino una grande emozione per noi che andremo a viverci”.

Una scelta che sottintende un  progetto. Certamente oggetto di discussioni approfondite, a casa.

“I miei genitori mi sono sempre stati molto vicini. Fin dai tempi delle prime trasferte, dei primi tornei, mi hanno aiutato anche materialmente. Quando è arrivata la proposta della Virtus mi hanno detto: valuta tutti gli aspetti, ma se è una cosa che ti piace segui la strada, la scelta definitiva è tua. Mi hanno preparato a tutto, lasciandomi la massima libertà di scegliere”.

Cosa significa vestire questa divisa, per te?

“Essere un giocatore della Virtus è un grande onore. Perché è una società che da tantissimi anni lavora e investe sul settore giovanile. Sento che in me è stata riposta fiducia, e spero di diventare un buon giocatore anche per valorizzare il lavoro di chi mi ha voluto qui”.

Una tipica giornata da giovane promessa bianconera: come ti organizzi, tra sport e scuola?

“Alla mattina preparo un piano tra allenamento e studio. Faccio il punto della situazione, pianifico gli orari, incastro… Mi riesce bene, gli spazi per stare sui libri, nonostante gli impegni in palestra, sono più che sufficienti. Certo, se vuoi fare due cose del genere bene, la giornata è già piena. Resta poco tempo per divagare, ma mi sta bene così”.

Parliamo della tua squadra, l’Under 16 guidata da Federico Vecchi.

“Quest’anno, secondo me, possiamo puntare in alto. Siamo partiti molto bene in campionato, abbiamo importanti margini di crescita. E i nuovi arrivati si sono subito integrati al meglio. Siamo un bel gruppo, in campo e fuori”.

Se pensi al futuro, come lo immagini?

“E’ chiaro che la massima aspirazione per un giocatore di basket è quella di arrivare in alto, magari a giocare nella Nba… A me piacerebbe essere uno di quei giocatori che vengono ammirati dagli altri, e non semplicemente per la loro tecnica o per i punti che realizzano, ma per la loro personalità. Ecco, vorrei avere il carattere giusto per diventare un buon professionista, e magari trasmettere qualcosa a chi viene a vedermi”.

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: EMANUELE TIBILETTI

Un volto nuovo a casa Virtus
Il preparatore entrato nell’orbita di settore giovanile e prima squadra
di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 17/11/2018

 

 

E’ uno dei volti nuovi di Casa Virtus, arrivato l’estate scorsa e alla sua prima stagione con il settore giovanile di Virtus Unipol Banca. Emanuele Tibiletti, trentatré anni e già tanta esperienza alle spalle, è il preparatore fisico delle formazioni Esordienti, Under 14 e Under 15, dividendosi le formazioni da quest’anno con il “veterano” Paolo Zonca, e accompagnando anche il cammino della prima squadra, Virtus Segafredo, accanto a Carlo Voltolini.

E’ il momento giusto per farci raccontare una storia di passione e vocazione, nata e cresciuta in terre fertili per la pallacanestro: Varese, Reggio Emilia, Siena, oggi la Bologna bianconera. Luoghi dove la palla a spicchi ha un valore speciale.

“Ho iniziato a lavorare nel mondo della pallacanestro a Varese, la mia città. Ero affascinato da questa disciplina, fin da bambino. Non ho mai potuto giocare, per motivi di statura e capacità, entrambe insufficienti, ma sono stato un tifoso accanito. Andavo al palazzetto a vedere le partite di Varese, la passione non è mai mancata. Il contatto con la società e con quello che poi è diventato un mestiere lo devo a Marco Armenise, che fino alla scorsa stagione è stato il preparatore fisico della prima squadra. Lui all’epoca era mio compagno all’Università, al corso di laurea in Scienze Motorie. Era stato chiamato dalla società e mi aveva voluto con sé per dargli una mano. Così sono entrato in un mondo dal quale non mi sono più staccato”.

L’apprendistato nella città natale, poi la voglia di camminare da solo sulle strade della pallacanestro italiana.

“A Varese ho seguito le giovanili, e collaborato con Marco per quanto riguardava la prima squadra. Questa esperienza è durata tre anni, finché non mi è venuta voglia di provare a inventarmi un cammino personale anche lontano da casa, per crescere e fare esperienza. Un po’ inaspettatamente, è arrivata la chiamata di una società allora in Legadue, la Pallacanestro Reggiana, perché mi occupassi della prima squadra. A Reggio sono rimasto sei anni, e terminato questo ciclo ho fatto l’esperienza dello scorso anno a Siena, dove ho lavorato per qualche tempo accanto a coach Griccioli, per poi approdare in casa Virtus dalla scorsa estate”.

Quando è arrivata un’altra chiamata quasi inattesa, e certamente gradita.

“Quella della Virtus, che per me è stata una grande opportunità. La storia di questo club la conosciamo tutti, e anche da fuori l’ho sempre visto come un posto dove si progetta e si pianifica un basket di alto livello. Poter tornare a collaborare con una squadra di Serie A, di questo spessore e con un progetto importante, è stata una grande motivazione ad accettare. Sapevo che qui avrei trovato persone competenti, da Alessandro Dalla Salda che già conoscevo dagli anni di Reggio, a Carlo Voltolini che ho sempre stimato come collega, con cui posso quotidianamente confrontarmi. Conoscevo già Pino Sacripanti e Giulio Griccioli, è stato bello conoscere più approfonditamente anche Federico Vecchi, uno che ha concretamente a cuore il settore giovanile. Ho trovato persone con un grande spessore tecnico ed umano, e questo mi ha aiutato ad inserirmi e mi ha fatto subito capire di aver fatto la scelta giusta. Era davvero impossibile rifiutare una proposta come questa”.

Nel settore giovanile, i compiti sono divisi con Paolo Zonca. Ognuno si occupa delle squadre che gli sono state assegnate. In prima squadra, guida Carlo Voltolini ed Emanuele è ben felice di coadiuvarne l’impegno.

“Parliamo di professionisti di grande spessore. Con Paolo Zonca, anche se ognuno segue i propri gruppi, il confronto di idee è continuo. Per quanto riguarda la prima squadra, io e Carlo ci conoscevamo già bene, le nostre strade si sono incrociate spesso e abbiamo condiviso diverse esperienze di campo. Lui è di Siena, ha lavorato lì prima che io ci arrivassi. L’ho sempre ritenuto un grandissimo professionista e una persona esemplare. Mi sono trovato da subito molto bene con lui, stiamo cercando di integrare un po’ i nostri modi di lavorare, le nostre visioni, per portare ognuno il suo contributo alla causa comune. Credo che avere due persone con percorsi ed esperienze diverse che lavorano allo stesso obiettivo possa essere qualcosa di utile”.

Prima squadra e settore giovanile. Significa esercitare il mestiere in modi diversi, a contatto con professionisti della pallacanestro e con ragazzi che hanno ancora tutta la strada da percorrere. Come ci si adatta alle diverse situazioni?

“Sono effettivamente mondi diversi, anche se uno è in fondo premessa all’altro. E’ logico che la metodologia e il tipo di lavoro cambiano drasticamente. Con i più giovani è importante dare buone abitudini, creare delle regole, dei metodi di lavoro che si dovranno portare dietro per tutta la carriera. Si tratta di ragazzi in età evolutiva, e le proposte ovviamente sono totalmente differenti da quelle della prima squadra. Lì il fine ultimo è cercare di ottimizzare il più possibile la prestazione, mentre nel settore giovanile è quello di far crescere i nostri ragazzi nel migliore dei modi, dando loro gli stimoli giusti nelle fasce di età giuste, per cercare di creare a lungo termine giocatori validi, che siano anche persone di alto livello”.

Di solito, un giovane scalpita per scendere in campo e giocare. Come si fa a spiegargli il valore di tutto il “contorno”?

“Ovviamente, un ragazzo che viene qui per giocare a pallacanestro vorrebbe soprattutto misurarsi sul parquet. Le attività parallele, chiamiamole così, non sempre sono di immediata comprensione. Sta dunque a noi creare delle buone abitudini, educare all’allenamento che non significa solo giocare a basket, ma anche prendersi cura del proprio corpo, lavorare sulle proprie peculiarità fisiche, anche per prevenire eventuali problematiche. Devo dire che tutti i nostri ragazzi sono ben impostati da questo punto di vista, e certamente la “scuola Virtus” li aiuta a recepire le proposte che vengono loro sottoposte”.

Emanuele Tibiletti, un uomo Virtus. Suona bene, no?

“E’ bello, e dà un grande senso di responsabilità. Essere qui è motivo di grande orgoglio, un onore, e per questo è necessario comprendere bene che per stare a questo livello bisogna dare sempre il 110 per cento. La priorità assoluta è far crescere e sbocciare il talento che c’è in questi giovani, bisogna metterci l’anima perché qui non siamo in un posto qualunque. Respiriamo la storia, viviamo il presente e proviamo a costruire un futuro importante”.

 

 

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: FRANCESCO NIEDDU

La prima stagione da esordienti. Il debutto del suo gruppo nel basket dei grandi
di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 23/11/2018

 

 

Parafrasando uno splendido romanzo di Cristiano Cavina, che parla di sport, gioco di squadra e iniziazione alla vita, questa volta raccontiamo della “prima stagione da Esordienti”. In pratica, di un passaggio da una pallacanestro che è anche e soprattutto gioco, a qualcosa di più articolato e preciso, fatto di allenamenti in palestra, prime gare di torneo, emozioni e sensazioni nuove e diverse.

Il gruppo dei nati nel 2007, allenato da Francesco Nieddu, ha messo in fila le prime due uscite nel Campionato Esordienti Esperti organizzato dalla Fip Emilia Romagna. Debutto assoluto in casa della Pontevecchio, prima volta in Porelli alla seconda giornata, contro la Masi. In pratica, l’entrata ufficiale in un mondo nuovo.

Tocca proprio a Francesco Nieddu, che ha una ormai consolidata conoscenza del basket giovanile alle spalle, e che in Virtus Unipol Banca, oltre a guidare questa categoria, coadiuva Federico Vecchi come assistente di Under 16 e Under 18, raccontare i risvolti di questa grande “prima” dei suoi ragazzi.

 “In realtà, possiamo dire che si è trattato di un esordio… parziale, perché i ragazzi già l’anno scorso, all’ultimo anno di Minibasket, da Aquilotti 2007, hanno affrontato partite 5 contro 5 e i primi tornei, imparando a conoscere le regole e sperimentando la formula che avrebbero affrontato quest’anno. Ma è vero che si è trattato di un debutto, e soprattutto la partita alla Porelli li ha coinvolti e di certo emozionati. Per il contesto, più che per la partita in sé, che anche loro sanno prendere come tale, non mostrando un lato emotivo più marcato rispetto al naturale impegno profuso per la gara. Erano preparati a questo momento, diciamo così”.

E’ comunque una nuova vita, per i tuoi ragazzi…

“Forse diventa più difficile il modo di allenarsi, fatto più di pallacanestro che di gioco puro e semplice. Stiamo portandoli gradualmente verso un modo diverso di approcciare l’impegno in palestra. Certamente li aspetta un piccolo giro di vite sulle abitudini da tenere, anche se in Virtus curiamo già molto questo aspetto anche a livello di minibasket. I ragazzi dovranno imparare a prolungare il periodo di concentrazione durante l’allenamento, allargare la loro soglia di attenzione. Non si tratta di una diversa metodologia, ma di un’aumentata attenzione, da parte nostra e conseguentemente anche loro, verso le cose di basket, rispetto all’aspetto ludico del gioco. Trasmettergli questo cambiamento sarà l’aspetto più significativo di questo percorso”.

Questo gruppo hai iniziato a coltivarlo col Minibasket. Di fatto, l’hai accompagnato in questo salto del guado…

“Avevo già avuto a che fare con squadre “giovani”, ma non mi era mai capitato di allenare ragazzi così piccoli. Il mondo del Minibasket è stato una scoperta anche per me. Portandoli nel mondo dei “grandi”, entro anche io in una “confort zone”, un mondo che mi è più familiare. Ho un gruppo di giocatori curioso ed entusiasta, tenere viva la loro passione e coinvolgerli è molto importante. Intanto, imparano come si sta in palestra. Rispetto ai più grandi, sicuramente assorbono molto di più. Di solito si dice “come spugne”, ma non è il termine esatto perché poi le spugne, strizzandole, lasciano uscire tutto. Io direi che sono dei contenitori motlo ampii, hanno tutto da imparare e la voglia di farlo”.

Cosa ti rende ottimista sulla loro capacità di crescere ancora?

“Il fatto che abbiano una curiosità molto viva, e quell’entusiasmo “della prima volta” che è benzina nel motore. I ragazzi più grandi si sono sentiti ripetere certe cose mille volte. Le sanno, o pensano di saperle. I miei Esordienti vorrebbero fare tutto subito, vedono una cosa nuova e vorrebbero metterla in pratica immediatamente. Cerco di far capire loro che c’è un tempo per tutte le cose”.

Che sono all’inizio di un percorso.

“Proprio così. A loro devi ripetere “siamo poco oltre la partenza, c’è tempo”, mentre il messaggio per i più grandi è spesso “il tempo sta scadendo”, nel senso che stanno arrivando in fondo al percorso del settore giovanile, e presto dovranno instradarsi con sicurezza in un futuro che, se ancora contemplerà la pallacanestro, lo farà a livello professionale. Con questi ragazzi giochiamo sull’entusiasmo, sulla curiosità, e nel contempo cerchiamo di usare il freno, quando occorre”.

Cosa puoi dirci, di questo gruppo? Che margini di crescita ha?

“Come ho detto, l’ho preso per mano nella categoria Aquilotti del Minibasket. La leva è andata bene, oggi è un gruppo consolidato su cui in questa stagione abbiamo fatto pochi innesti. Il grosso del lavoro è alle spalle. Consisteva nel crearla, questa squadra, che l’anno scorso è partita da un nucleo di 7/8 ragazzi ed ora è cresciuta fino a una ventina di elementi. La priorità era creare una base, e l’abbiamo fatto. Ora cercheremo di dare continuità al progetto, ovviamente sapendo che ci sarà anche una selezione che è nell’ordine delle cose, che ci saranno arrivi da fuori. Ma la base c’è, ed ha prodotto un gruppo molto partecipativo ed entusiasta. Sono contento di questo”.

 

NAZIONALE UNDER 20, CHIAMATA PER ROSSI E RUBBINI

tratto da www.virtus.it - 24/11/2018

 

Tra i convocati nella Nazionale Under 20 per il raduno di Roma del 10 e 11 dicembre, ci sono anche due bei prodotti del Settore Giovanile bianconero. Si tratta di Tommaso Rossi, ala di due metri attualmente in prestito al Basket Lugo in Serie B, e di Michele Rubbini, play di 185 centimetri, che gioca con la stessa formula nell’Orasì Ravenna, nel campionato di Serie A2.

I due prodotti della “cantera” virtussina saranno a disposizione di coach Andrea Capobianco al CPO Onesti, per affrontare due giorni intensi di allenamenti con la rappresentativa azzurra di categoria.

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: DAVIDE D'ATRI

Tornano per un giorno gli Open Days del Minibasket Unipol Banca.D’Atri: “Siamo pronti ad accogliere chi vorrà essere dei nostri”
tratto  da www.virtus.it - 30/11/2018

 

Tornano gli Open Days del Minibasket di Virtus Unipol Banca. E le porte del CSB di via Marzabotto, ormai diventato la “casa sportiva” dei bianconeri più piccoli, si spalancano come già era successo nello scorso settembre, offrendo ai bambini che vogliono avvicinarsi alla pallacanestro la possibilità di farlo con una società piena di gloria e storia, ma anche ricca di idee chiare sul presente e di progetti proiettati nel futuro.

Succederà  mercoledì 5 dicembre, dalle 17 alle 18.15, proprio sul parquet della palestra CSB sarà la volta dei Pulcini nati nel 2012 e degli Scoiattoli, classe 2011. Un’appendice di un pomeriggio, ma anche una vera e propria festa, dove i più piccoli potranno giocare e prendere confidenza col basket griffato Virtus, in compagnia di due giocatori della prima squadra di Virtus Segafredo, David Cournooh e Matteo Berti, che ha da poco completato la trafila delle giovanili firmando proprio l’estate scorsa il suo primo contratto da professionista.

Tocca a Davide D’Atri, Responsabile del settore Minibasket bianconero, sottolineare l’importanza di questa “riapertura” che potrà portare nuovi piccoli virtussini al CSB.

“Abbiamo voluto dare una nuova opportunità ai bambini che non sono riusciti a prendere parte agli Open Days di settembre, per permettere loro di venire a giocare con noi e di conoscerci. Occasione che offriamo naturalmente anche ai loro genitori, che potranno vedere come è strutturato il nostro Minibasket. Ovviamente, chi vorrà potrà poi continuare la propria attività insieme a noi fino a maggio, quando la stagione si chiuderà”.

Già due mesi fa le cose si erano sviluppate nel migliore dei modi.

“Siamo molto contenti dell’afflusso di ragazzi che frequentano i nostri corsi”, continua D’Atri. “In palestra si respira un’aria buona, c’è un clima fantastico. I bambini partecipano alle nostre attività con gioia e intensità. I nostri istruttori propongono un percorso molto interessante, sia a livello tecnico che educativo. E la risposta si è vista”.

Permettendo di mettere in piedi una struttura articolata e solida.

“Attualmente portiamo avanti 12 corsi, per le varie classi di età. Si va dagli Aquilotti 2008 al Baby Basket in cui sono coinvolti i nati nel 2014 e 2015. Arriviamo a lambire la categoria Esordienti, che per noi esula dal discorso Minibasket ed è coordinata dal Settore Giovanile. Ogni categoria mette in campo più di un gruppo. Stiamo parlando della gestione sportiva di circa 180 ragazzi, che è affidata a 16 persone, tra istruttori e assistenti, tutti molto preparati e adatti a rapportarsi con giocatori ancora così piccoli”.

La “casa” conta parecchio. La crescita del settore va di pari passo alla familiarità che ormai il CSB di via Marzabotto ha guadagnato tra i piccoli atleti e tra i loro stessi genitori.

“E’ sicuramente una conquista essenziale, perché avere una casa dà sicurezza e identifica il nostro Minibasket. Oggi siamo in crescita, come struttura organizzativa e numero di partecipanti ai nostri corsi, ma abbiamo ancora ampi margini, nell’ambito di una realtà ben articolata. Con questa iniziativa ci rivolgiamo alle famiglie, soprattutto dei bimbi nati nel 2011 e nel 2012, affinché sappiano che i loro figli, quando varcano le porte del CSB, vengono a imparare uno sport meraviglioso, iniziando con forme di gioco e via via affinando le conoscenze, e lo fanno in un ambiente che assicura loro serietà e competenza. Il 5 dicembre saremo lì ad accoglierli, e se vorranno ad inserirli nei gruppi che già stanno vivendo la loro avventura alla scoperta di uno sport meraviglioso”.

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: FEDERICO VECCHI

Sipario sulla tappa bolognese di Next Gen Cup. Vecchi: “E’ stata una grande opportunità”
tratto  da www.virtus.it - 07/12/2018


Next Gen Cup, la manifestazione ideata e organizzata da Legabasket, che coinvolge le formazioni Under 18 delle squadra impegnate nel massimo campionato italiano di pallacanestro, la LBA Serie A PosteMobile, è passata da Bologna. Dove nello scorso fine settimana è andata in scena la prima fase per le squadre impegnate nel Girone C: Sidigas Avellino, VL Papalini Pesaro, Happy Casa Brindisi e naturalmente Virtus Unipol Banca, che ospitava l’evento al CSB. Un successo organizzativo ed una importante verifica per i ragazzi dell’Under 18 bianconera. Ce ne parla il responsabile del Settore Giovanile e coach della formazione di Unipol Banca, Federico Vecchi.

“Dal punto di vista organizzativo, la parte logistica è stata seguita direttamente da Marco Patuelli e Giuseppe Giordano. Le cose sono andate bene, e bisogna fare un plauso a tutto lo staff che ha lavorato affinché la tappa di Bologna funzionasse al meglio. La manifestazione mi sembra davvero interessante, una buona idea e un’esperienza molto formativa per i ragazzi che partecipano, vivendo due giornate con addosso un po’ di sana pressione. Il livello delle squadre si è rivelato buono, e per il percorso dei ragazzi si è rivelata un’esperienza utile. Questa Next Gen Cup mi sembra un’iniziativa più che positiva per la crescita del movimento giovanile, spero che Legabasket perseveri su questa strada, sviluppando ulteriormente questo progetto”.

In campo ci sono le formazioni Under 18 delle squadre di Serie A. Che non necessariamente significa le più forti d’Italia.

“Questo è vero, ma qui la formula prevede che ogni squadra abbia la possibilità di avere tre prestiti. A memoria, credo che soltanto noi, Venezia e Cantù siamo andati in campo soltanto con i ragazzi del settore giovanile. Tutte le altre formazioni si sono rinforzate, e certamente anche un team non estremamente competitivo, se sceglie bene i prestiti, può alzare molto il livello qualitativo”.

Virtus Unipol Banca non ha scelto questa strada. Perché?

“La nostra decisione è stata quella di andare in campo con i nostri tesserati, per far fare loro esperienza. Ci sembrava giusto sfruttare questa opportunità per far crescere i ragazzi che frequentano quotidianamente la Porelli”.

In campo, un successo e due sconfitte. Un bilancio?

“Siamo partiti con una gara sottotono, contro Brindisi. Questo ha condizionato il nostro percorso. Quella è stata davvero una partita modesta, che ha generato una sconfitta. Pesaro è una squadra difficile da affrontare, con loro abbiamo giocato una partita a strappi, mentre con Avellino abbiamo giocato in modo convinto e convincente. Nel complesso, credo si debba guardare il lato positivo. Noi abbiamo una squadra a trazione 2002, quindi eravamo più giovani di quasi due anni rispetto a formazioni che avevano giocatori di riferimento tra gli Over 2000 consentiti dal regolamento. Eravamo consapevoli di essere un po’ meno esperti dei nostri avversari anche prima di affrontare queste partite, ma usciamo da questa esperienza sapendo che i nostri ragazzi hanno fatto un altro passo in avanti nella maturazione”.

Anche perché hanno potuto confrontarsi in un contesto diverso dal solito.

“Tre partite toste, una dietro l’altra, non ci capitano lungo il campionato. Per questo è stata un’esperienza importante, che arricchirà il loro bagaglio. Le squadre erano più vicine tra loro di quanto si pensi, a livello qualitativo. La differenza l’ha fatta un poco la maturità, è stato abbastanza evidente che noi siamo più acerbi di altre squadre. Ma si sa, l’esperienza si fa giocando anche in questi contesti”.

Come può evolvere il percorso della tua Under 18, dopo un’esperienza come la Next Gen Cup?

“Una squadra giovanile come la nostra affronta durante l’anno sei o sette partite di buon livello. Farne tre in fila, per di più in due giorni, è un bel cambio di ritmo. E’ importante, perché ci apre al confronto. In più, questo è un momento perfetto per fare il punto, per noi dello staff. Ci aiuta a capire le cose in cui stiamo andando bene e quelle in cui bisogna intervenire per fare ulteriori passi in avanti. Insomma, un momento di valutazione significativo”.

Negli altri tre raggruppamenti, a Venezia, Pistoia e Varese, si è giocato negli impianti della Serie A. Bologna non ha avuto bisogno del PalaDozza, perché il CSB si è rivelato un contenitore perfetto per questa kermesse.

“E’ una struttura molto bella, e secondo me della dimensione giusta per una rassegna di basket giovanile. E’ accogliente, ha bar e ristorante interni, un parquet tirato a lucido. Abbiamo la fortuna di poterlo utilizzare, lo abbiamo messo a disposizione di Legabasket e penso che l’organizzazione sia stata all’altezza. Abbiamo dato una bella immagine, e chi è venuto a Bologna si è trovato a proprio agio”.

 

LA GRANDE FESTA DI NATALE DEL MINIBASKET UNIPOL BANCA

tratto da www.virtus.it - 15/12/2018

 

Più di 200 bimbi al CSB. E arrivano anche i Babbi Natale della prima squadra…

Più di duecento bambini, felici di scorrazzare sul parquet del CSB, con una regola fondamentale da tenere a mente: divertirsi, in una festa pensata e costruita per loro. E’ la Festa di Natale del Minibasket di Virtus Unipol Banca, andata in archivio ieri pomeriggio nella struttura di via Marzabotto, sempre più casa dei piccoli cestisti bianconeri.

Impianto gremito, campo principale diviso addirittura in tre settori, e gioco e divertimento anche in quelli esterni ed adiacenti, per far spazio proprio a tutti. Aquilotti, Scoiattoli, Pulcini, e i bimbi del Babybasket alle prese con la prima, vera grande passione sportiva della vita. Tutti insieme, con i genitori sugli spalti, con tutti gli istruttori del Minibasket Unipol Banca in campo a seguire i piccoli atleti. Con la precisa sensazione, insomma, di essere davvero una grande famiglia, qualcosa che piacerebbe tanto a chi per primo ha avuto l’idea di far partire un progetto dedicato alle giovani generazioni, che fosse scuola di sport e di vita: l’avvocato Gigi Porelli e sua moglie Paola. E a tutti quelli che ne hanno seguito l’esempio, tracciando una strada che ha reso la Virtus un posto speciale per le giovani generazioni.

In fondo a un pomeriggio di giochi, la grande sorpresa. A salutare i bambini e ad intrattenersi con loro, un gruppo di Babbi Natale davvero speciali: la prima squadra di Virtus Segafredo, con i giocatori muniti di regolamentare berretto d’ordinanza.

“E’ un grande giorno per noi” ha commentato Davide D’Atri, responsabile del Minibasket di Virtus Unipol Banca, “e vedere tutti questi bambini che si divertono e i loro genitori che partecipano con gioia alla festa, ci riempie d’orgoglio. Abbiamo raggiunto numeri  importanti, e non intendiamo fermarci qui. E’ un progetto importante, e sentiamo l’affetto e il sostegno della società che ci permette di svilupparlo al meglio. Devo dire grazie alla dirigenza, alle famiglie che credono in noi, e naturalmente agli istruttori che seguono questi ragazzi nel loro percorso. Questo è il modo più bello per augurarci buone feste, ed è di grande auspicio per il futuro”.

Nel giorno della grande festa, e non soltanto in questa occasione, il settore Minibasket sente vicini tutti i partner che sostengono il progetto. A cominciare da Unipol Banca, che da undici stagioni è accanto al Settore Giovanile bianconero, condividendone gli ideali e l’attenzione per le generazioni future. Per la merenda dei ragazzi, fondamentale il sostegno di Villani Salumi e Acqua San Benedetto, così come quello di Deco Industrie che ha offerto i panettoni che sono stati consegnati a fine giornata ad ogni bambino. Umberto Cesari ha offerto un brindisi con i vini pregiati della sua azienda, per i genitori dei ragazzi. Naturalmente, fondamentale la presenza di Segafredo Zanetti, molto più che un semplice main sponsor per la prima squadra: nel mondo di Virtus Pallacanestro, ormai una presenza che è garanzia di futuro.

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: MATTEO BARBIERI

Matteo Barbieri, capitano azzurro al torneo di Iscar: "Dico grazie alla Virtus, mi ha cambiato in meglio"

tratto  da www.virtus.it - 21/12/2018

 

E’ stato molto più di un sogno. Uno di quei traguardi che in realtà ti danno la spinta giusta per andare avanti, per guardare oltre. Matteo Barbieri l’ha fatto, alzando la coppa della ventiduesima edizione del Torneo Internacional Baloncesto Villa de Iscar, da capitano della Nazionale Under 16 che aveva appena battuto 77-75, con un finale in crescendo, la Spagna, E proprio dal giovane centro di Virtus Unipol Banca, classe 2003, sono arrivati i due punti della vittoria. Un’immagine da conservare gelosamente nel libro dei ricordi.

“Semplicemente fantastico. Non solo per quel canestro decisivo, per il quale i compagni e tutto lo staff mi ha festeggiato. Bellissima è stata tutta l’esperienza, dal viaggio alle ore passate in palestra. Eravamo un gran bel gruppo, ci conoscevamo dall’estate scorsa e legare tra di noi, anche fuori dal campo, è stato facile. Il coach (Gregor Fucka, ndr) ci ha stimolati tanto, e anche nei momenti di difficoltà, che non sono mancati, ci siamo sentiti abbastanza forti da provare a superarli. Soprattutto nella finale contro la Spagna, che rimane la Nazionale più forte d’Europa”.

Le immagini si sovrappongono. Una vittoria internazionale mette addosso una gran voglia di far festa.

“L’entusiasmo negli spogliatoi era qualcosa di incredibile. Abbiamo giocato e vinto tre partite in fila, contro la Russia, la selezione Castilla e Leon, infine contro la Spagna. Ci siamo goduti questi successi, e tutta questa esperienza l’ho vissuta molto bene”.

Da capitano, appunto. Un onore ed un onere che aiutano a crescere.

“E’ stato bello, perché il coach mi ha detto della sua scelta il primo giorno di raduno, ed è arrivata inaspettata per me. Mi ha voluto dare fiducia, pensava che avrei saputo amalgamare il gruppo e questo ho cercato di fare. Mi sono sentito responsabilizzato, mi ha fatto bene. E alla fine, a risultato acquisito, è stato un motivo in più per essere felice”.

Un bell’ambiente, quello azzurro. Un bell’ambiente anche quello di Virtus Unipol Banca, dove Matteo è cresciuto giorno dopo giorno, da quando è arrivato alla Porelli giocando la sua prima stagione tra gli Esordienti. Oggi è un pezzo pregiato dell’Under 16 di Federico Vecchi, e non dimentica che il suo viaggio azzurro ha una base bianconera.

“Alla Virtus devo dire grazie, e ci ho pensato anche al torneo di Iscar, proprio in quei momenti delicati di cui parlavo. Perché mi sono sentito attrezzato per affrontarli, e questo lo devo agli insegnamenti che ho avuto qui”.

Il resto lo ha fatto questo ragazzo di 211 centimetri, un colosso che nella pallacanestro ha bruciato le tappe.

“Sono arrivato a Bologna tre anni fa. Avevo iniziato soltanto un anno prima, giocando sei mesi a Vignola dopo una formazione multisportiva, in cui l’ultima esperienza era stata la pallavolo. Ho un amico che ama il basket, ha insistito perché provassi e alla fine l’ho accontentato. Ho trovato un ottimo allenatore, Paolo Baldi, che è poi diventato mio amico. Insomma, mi sono divertito. E quando è arrivata la chiamata di Davide D’Atri alla Virtus, mi sono detto che valeva la pena provare. Qui sono seguito nel migliore dei modi, Vecchi mi sta dando la possibilità di migliorare ancora, e mi aiuta a prendere coscienza di quello che posso fare”.

Già: cosa potrà fare Matteo Barbieri domani? Chissà se si è mai immaginato, di qui a una decina d’anni.

“Troppo lontano, da pensare. Certo, mi piacerebbe diventare un professionista, ma so quanta strada manca e quanto devo imparare ancora. Quando arriverà il momento farò quello che c’è da fare, al meglio delle mie possibilità. Adesso c’è il percorso del settore giovanile a cui pensare, e bisogna prepararsi bene. Non penso ad obiettivi a lungo termine, ma solo a cercare di migliorare, di crescere giorno dopo giorno”.

Farlo con una V nera sul petto è sempre qualcosa di particolare.

“Essere un giocatore della Virtus significa portare sui parquet un simbolo, uno spirito importante. Ed è un orgoglio, per me. La Virtus mi ha modellato il carattere, mi ha dato una preparazione e un’etica. Mi ha cambiato come persona”.

 

Matteo Barbieri alza la Coppa del Torneo di Iscar

 

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: FEDERICO VECCHI

"Esperienza fondamentale: Abbiamo individuato i punti di forza e le aree di miglioramento della nostra Under 18"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 02/01/2019

 

La formazione Under 18 è tornata da Valencia con un bel carico di certezze. Competere ad altissimo livello in una manifestazione come l’Adidas Next Generation Tournament, arrivando dritti alla finale del raggruppamento spagnolo, giocata contro i padroni di casa, è benzina pura nel serbatoio del gruppo di Federico Vecchi. Oltre che un bel biglietto da visita per il club, brillante in una competizione voluta e sostenuta da Euroleague. Intorno al parquet c’erano tanti addetti ai lavori, scout arrivati anche da oltreoceano, Gm e direttori sportivi di tante società europee, e la prestazione dei nostri ragazzi dà credibilità e prestigio ulteriore alla “cantera” virtussina, su una vetrina internazionale.

Un bel modo per chiudere l’anno, e affacciarsi ad un 2019 pieno di promesse e progetti. Come conferma Federico Vecchi, responsabile del Settore Giovanile di Virtus Pallacanestro, oltre che coach della formazione che ha raccolto complimenti e ammirazione a Valencia.

“E’ stata una bellissima esperienza, sia a livello tecnico che organizzativo, perché abbiamo trovato un ambiente eccezionale, di altissima qualità. Un viaggio che si è rivelato molto utile per i ragazzi che hanno partecipato, avendo la possibilità di confrontarsi ad un livello molto alto e “continentale”. Soprattutto per quanto riguarda l’impatto fisico, dal punto di vista dei chili e della taglia dei giocatori scesi in campo”.

Una grande occasione anche per lo stesso Vecchi, e per i suoi collaboratori.

“Anche per noi dello staff è stato un confronto di esperienze preziosissimo, in campo e fuori, con colleghi che sono arrivati da diverse realtà e da tanti paesi. Soprattutto, queste giornate ci hanno dato consapevolezza di tanti aspetti positivi e delle potenzialità di questo gruppo. Alcuni ragazzi si sono espressi molto bene a livelli alti, e questo darà loro una fiducia ancora maggiore. E tutti abbiamo avuto spunti di riflessione sugli aspetti su cui dobbiamo ancora crescere”.

Quattro partite secche in tre giorni. Un bilancio più che positivo, alla fine.

“Abbiamo affrontato l’ANGT con tanto entusiasmo. E giocato contro avversari tosti. Il debutto, contro l’Estudiantes, è stato molto positivo, poi la partita contro la Joventut Badalona è stata eccellente: siamo stati anche sotto di dodici lunghezze nel secondo quarto, abbiamo recuperato, superato e alla fine vinto. Con l’Avel Villeurbanne abbiamo giocato una buona partita, sapendo di essere già qualificati per la finale. Abbiamo ruotato i giocatori, e risolto qualche problema fisico di cui non abbiamo mai parlato, dando respiro ad alcuni ragazzi. Nella finale col Valencia, abbiamo sofferto inizialmente, peccando forse un poco di inesperienza, ma abbiamo prodotto bel gioco e tenuti il campo a testa alta”.

Ciliegina sulla torta, Gora Camara è stato eletto Mvp del torneo.

“Il ragazzo ha fatto davvero buone cose, e ricordo che ha alle spalle non più di 35 partite ufficiali. Manca ovviamente di esperienza, ma se l’anno scorso era soltanto “un corpo”, nel senso che tutti erano incuriositi soprattutto dalla sua taglia fisica, stavolta ha mostrato competenze nuove e significative. Ha trovato in campo giocatori della sua taglia, non certo controfigure, tutt’altro che sconosciuti. Ha capito dove deve migliorare e ha messo punti fermi per la sua crescita agonistica”.

Un concetto che vale per tutti i giocatori di questo gruppo.

“Come ho detto ai ragazzi al termine della finale, abbiamo evidenziato i nostri punti di forza e le aree di miglioramento. Sì, è un discorso che vale per tutti, e che mi rende ottimista sul percorso di crescita dell’Under 18. Un gruppo che ha fatto un’esperienza importante, che ora andrà canalizzata nel modo giusto. Utilizzare al meglio queste opportunità  è uno dei nostri compiti”.

Di uno staff che ha preso col massimo impegno questo appuntamento.

“Ringrazio la società e coach Sacripanti per averci consentito di partecipare al completo oltretutto in momento di emergenza a livello di infortuni della prima squadra. Faccio i complimenti a tutti i miei collaboratori, Giuseppe Giordano prima della partenza ha organizzato la logistica al meglio e Stefano Pini in loco si é prodigato per ogni necessità della squadra. Paolo Zonca si é occupato di tutte le esigenze fisiche e Francesco Nieddu e Francesco Tubiana, oltre a supportarmi durante le gare, hanno dormito poco e lavorato moltissimo per preparare le partite. Tutti i ragazzi hanno dato il meglio, anche oltre le nostre stesse aspettative. C’era una collina da salire, e tutti l’hanno affrontata pronti a superare ogni difficoltà, Uno spirito che mi piace, e che credo possa essere un nostro segno distintivo”.

 

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: I COACH

Natale, tempo di tornei. L'analisi dei coach delle squadre di virtus unipol banca. Dall'Under 18 al Minibasket, tutti impegnati i giovani cestisti della V nera per importanti momenti di verifica

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 08/01/2019

 

Natale, tempo di tornei. Un periodo da sempre proficuo, per Virtus Unipol Banca e per i suoi giovani, che le festività le vivono anche sui parquet delle principali manifestazioni della regione, e non solo. Naturalmente, un’occasione anche per gli staff tecnici delle varie squadre, che trovano al di fuori del regolare calendario stagionale la possibilità di misurare la crescita dei rispettivi gruppi.
Abbiamo tracciato un bilancio di questi giorni che hanno inaugurato sui parquet il nuovo anno, insieme ai coach delle squadre che sono state impegnate nelle varie kermesse. Ecco le loro analisi.

Per l’Under 16 l’appuntamento è stato con il Torneo Bruna Malaguti di San Lazzaro, una “classica” giunta ormai alla trentesima edizione e vinta quest’anno dall’Armani AX Milano. L’analisi è di Federico Vecchi, coach della squadra Under 16 di Virtus Unipol Banca, oltre che respionsabile del Settore Giovanile bianconero.

“Il torneo di San Lazzaro si è rivelato, come sempre, di buon livello, abbiamo disputato partite competitive che ci hanno permesso di crescere. Mi spiace non essere riusciti a vincere ne con Brescia ne con Padova perché in questa maniera abbiamo giocato le ultime due partite con Fortitudo e Forlì, squadre che affrontiamo già in campionato. E’ stato un importante  momento di verifica a metà stagione che ci ha dato molti spunti per programmare al meglio il percorso per i prossimi mesi”.

Due gli impegni per l’Under 15 di Giordano Consolini, al classico torneo di Natale a Gallo Bolognese e in una seconda kermesse, a Parma.

“Nel torneo di Gallo abbiamo affrontato squadre della nostra categoria, giocando con formazioni che di solito non affrontiamo, come Bassano e Padova, che sono nel girone veneto. Stimoli nuovi, giocando contro avversari che non incrociamo abitualmente. C’è stata la possibilità di nuovi confronti. Nel secondo torneo, giocato contro squadre di un anno più vecchie, quindi Under 16, siamo scesi in campo confrontandoci ovviamente con un livello più  alto. Giocando con Cremona, Fidenza, Parma e Tortona. Questi tornei, giocati in questo periodo, sono molto importanti, vuoi perché colmano il vuoto agonistico dato dall’interruzione dei campionati per le festività, vuoi perché arrivano dopo quattro mesi di lavoro, e quindi sono una sorta di chiusura del primo quadrimestre. Servono come verifica del lavoro svolto, da cui si possono avere materiale, spunti, idee e riflessioni per impostare il programma almeno fino a Pasqua”.

 

Agenda piena per gli Under 14 guidati da Davide D’Atri, che così racconta gli impegni affontati dai suoi giocatori:

“Abbiamo partecipato a due tornei importanti : per primo, lo “ Zanatta” a Venezia, un appuntamento di buon livello con la presenza di diverse squadre di settori giovanili prestigiosi. Abbiamo chiuso il bilancio con 3 vittorie e 2 sconfitte, una delle quali non ci ha permesso di passare nella parte alta del  tabellone, così che alla fine abbiamo chiuso al nono posto.
Poi c’è stato il “ Chicco Ravaglia “ a Imola,  un appuntamento a cui la società tiene in modo particolare. Anche questo si è rivelato un torneo di alto livello, ed abbiamo chiuso al terzo posto, battendo Vado ligure e Olimpia Milano ed uscendo sconfitti da Stamura Ancona, squadra molto fisica che poi si è aggiudicata la vittoria finale.
Si è trattato di una ottima esperienza complessiva che ci ha visto giocare tante gare in pochi giorni, contro formazioni che militano in altre regioni. Il confronto ci ha stimolato e abbiamo potuto fare giocare tutti i ragazzi  a disposizione.  Ora torniamo ad allenarci forte, continuando il nostro percorso formativo”.

Per l’Under 13, un ottimo secondo posto al Torneo della Befana, organizzato dal PNC Basket  Ciriè. Risultato di valore assoluto, anche in considerazione della prestigiosa lista dei partecipanti, come ci ricorda il coach del gruppo, Mattia Largo.

“E’ stato un torneo molto bello e istruttivo per i ragazzi. Una manifestazione di ottimo livello, con 16 squadre al via e club di primissimo piano come Milano, Venezia, Bergamo, Cantù, solo per citarne alcuni. I ragazzi hanno dato il massimo, e ci siamo ritrovati in finale contro l’Olimpia Milano, che sulla carta era data come imbattibile. Eppure a metà gara eravamo sul -1, con la sfida ancora aperta. Abbiamo tenuto contro una formazione che era dipinta come una montagna insormontrabile. Non posso che ritenermi soddisfatto per i progressi che i ragazzi hanno dimostrato a questo punto della stagione, per il gioco che hanno espresso. Queste giornate sono state una importante esperienza, per loro”.

Per gli Esordienti, un viaggio sulla Via Emilia, destinazione Reggio. Ce ne parla coach Francesco Nieddu.

“Nel week end dell’Epifania, siamo stati ospiti del Jolly Reggio Emilia per un torneo a sei squadre. In queste due giornate abbiamo affrontato tre partite molto utili anche perché complici infortuni e vacanze natalizie venivamo da un lungo periodo senza gare. Inoltre giocare delle partite ravvicinate è stato utile per lo staff, per verificare il livello di apprendimento della squadra. Nel primo giorno abbiamo affrontato due gare: la prima con gli amici della Pontevecchio, poi vincitori del torneo, che ci hanno superato nettamente. Dopo un buon primo tempo, di fronte alle prime difficoltà ci siamo lentamente spenti per poi crollare nell’ultimo tempo subendo uno scarto molto severo. Dopo pranzo la seconda partita contro la formazione veneta di Villafranca ci ha visto giocare nettamente meglio. Nonostante molti errori nelle conclusioni ravvicinate, siamo stati in campo con maggiore energia, anche spinti dagli incitamenti della nostra nutrita truppa di infortunati al seguito. Nella finalina per il terzo posto del giorno seguente nuovo derby bolognese con la Masi, dove abbiamo giocato una eccellente partita per tutti i 32′, mostrando una continuità e attenzione rara per atleti così giovani. Adesso si torna alla routine tradizionale della nostra settimana e la ripresa del campionato dopo la sosta natalizia”.

Anche per il Minibasket sono state feste piene di sport, e il bilancio di queste giornate intense lo fa ancora Davide D’Atri, questa volta in veste di Responsabile del settore.

“Abbiamo partecipato a due bellissimi tornei, organizzati molto bene. Con gli Aquilotti 2008 di Davide Moro  siamo andati a Portogruaro al “Torneo Energy Tigers” vincendo  le partite contro i padroni di casa e contro Udine,  chiudendo quindi al primo posto. Un’esperienza molto positiva, che ha galvanizzato i bambini. Percorso netto anche per gli  Aquilotti 2009 allenati dal sottoscritto al torneo  “Giovanni Martini “ organizzato dalla Società Accademy Faenza Raggisolaris, e disputatosi a Massa Lombarda. Tre vittorie in altrettante partite, opposti ad Andrea Costa Imola , Raggisolaris e Ca’ Ossi Forli. Vorrei sottolineare che quando partecipiamo ad eventi, viene sempre sottolineato il comportamento corretto dei nostri piccoli atleti. Questo ci riempie   particolarmente di orgoglio, significa che il percorso che facciamo loro affrontare è corretto”.

 

 

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: DIEGO RIZZO

Dal calcio al basket di casa Virtus. "Anche per un dottorie lavorare coi giovani è stimolante". Già medico del settore giovanile del Bologna, è alla prima stagione in quello della Virtus.

tratto da www.virtus.it - 18/01/2019

 

Aspetto autorevole, saggio, di quelli che a un primo sguardo potrebbero anche incutere un certo timore reverenziale. Sarà l’effetto di quella barba scura e folta, che fa sembrare più mature anche un “giovane adulto” con trentasei primavere sulle spalle. Dettagli. Diego Rizzo non ne avrebbe certo bisogno. E’ alla prima stagione da medico del Settore Giovanile di Virtus Unipol Banca, ma prima ne ha passati dieci in quello del Bologna FC 1909, di fatto sentendosi parte di due società che hanno fatto la storia dello sport Bolognese e nazionale.

Il calcio lo ha anche praticato, arrivando a livelli molto più che discreti, e vivendo da dentro un mondo nel quale oggi, da medico, fa meno fatica a muoversi.

“Ho giocato a pallone per vent’anni. Con la maglia del Calderara sono arrivato fino all’Eccellenza. Ruolo difensore, potevo fare il centrale o spostarmi all’esterno, a seconda delle necessità della squadra. Lo sport è da sempre parte anche della mia vita professionale. Mi sono specializzato in Medicina dello Sport, prima di approdare al Bologna. Durante il tirocinio, ho seguito comne spesso accade manifestazioni di diverse discipline, anche partite di pallacanestro. Nel 2008 mi sono laureato, e poco dopo ho iniziato a seguire il settore giovanile rossoblù”.

Dieci anni dopo, l’approdo a Casa Virtus. Non per caso.

“Dopo la partenza del dottor D’Ovidio, chiamato nel calcio di Serie A dal Parma, qui serviva un profilo con esperienza soprattutto nel settore giovanile, oltre che un buon ecografista. Avevo lavorato insieme a Roberto, è stato lui a fare il mio nome ed eccomi qui”.

Gli anni da sportivo praticante si sono rivelati fondamentali per capire i meccanismi di una squadra, e dare subito un contributo determinante.

“Essere stato un agonista fa un po’ la differenza. Se ci sei passato, sai cosa vuol dire aver subìto un infortunio, e cosa significano l’attesa, la ricostruzione, qual è il “mood” dell’infortunato”.

L’esperienza è tutto, ma è un fatto che il mondo della pallacanestro è altro rispetto a quello del calcio.

“Completamente diverso dal punto di vista della mentalità e del lavoro. Il percorso per recuperare un cestista è molto più strutturato, anche perché quando si infortuna non c’è mai una sosta vera e completa, come succeede spesso ai calciatori. La tipologia di lavoro è più completa e senz’altro più difficile, perché ci sono tante variabili in più da tenere in considerazione. A partire dal fatto che in un giocatore di basket il fisico conta tanto di più”.

Altre differenze, magari all’interno della medesima disciplina: qui si parla del futuro, si ha a che fare con i giovani.

“Loro sono delle spugne, assorbono ogni cosa detta, nel bene e nel male. Se uno lavora bene con un giovane, partendo dalle basi, è certo che avrà subito un seguace. E’ diverso dall’occuparsi di professionisti già adulti. Si crea un rapporto che, se positivo, aiuta nella gestione del futuro giocatore. E’ una grande  responsabilità, perché hai a che fare con ragazzi in età evolutiva. Se sbagli fai danno. Ma se entri nella loro fiducia, hai percorso metà della strada…”

Seguendo la sua strada, dunque, Diego Rizzo si è ritrovato nella casa bianconera. Con quali sensazioni?

“Essere alla Virtus è un onore e un privilegio. Io non ho mai giocato a basket, ma ho sempre amato questo sport. Da bambino provi a fare qualunque disciplina, io non sono arrivato a questa ma ricordo che giravo per casa con la canotta di Coldebella. Ero un predestinato…”.

La prima volta alla Porelli?

“Subito a respirare una storia che è stata scritta da professionisti seri. Hai la percezione del luogo in cui stai entrando. La Virtus è, come del resto lo era il Bologna, una delle società storiche dello sport europeo”.

Una passione rinverdita, diciamo così.

“Eccome. Non entravo in un palazzo dello sport da almeno venticinque anni, in questa stagione ho visto praticamente tutte le partite al PalaDozza. Non seguivo da vicino questa disciplina, eppure oggi mi godo di più una bella partita di basket che una di calcio”.

Un’abiura totale?

“No, perché ho mantenuto rapporti e legami con quel mondo. Seguo le vicissitudini del Mezzolara Calcio, in Serie D, e alle partite siedo in panchina accanto a mister Romolo Togni. E mi occupo anche del Progresso Calcio di Castel Maggiore”.

Non c’è proprio maniera di annoiarsi. Semmai, uan valanga di appunti da prendere. Per farsi un’idea precisa di cosa significhi rapportarsi, anche dal punto di vista medico, ai giovani.

“Un ragazzo ha meno preconcetti, e intorno a lui ci sono certamente meno pressioni. Nel mondo dello sport giovanile, di massima, si guarda in modo particolare alla salute dell’individuo. E si può lavorare secondo basi solide, quelle che vengono da una scuola di vita come la Virtus: formazione, educazione, rispetto di sè e del prossimo. La sintonia che nasce da questi valori porta lontano”.

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: NICCOLÒ VENTUROLI

Venturoli, primi sguardi sul basket “dei grandi”: “Un onore poter crescere in questa scuola”

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 26/01/2019

 

 

Il 25 dicembre, in gruppo con i giocatori della prima squadra di Virtus Segafredo. Un Natale speciale, da ricordare, per un ragazzo che ha indossato i colori bianconeri appena due anni fa. Niccolò Venturoli, guardia bolognese nata il 15 gennaio del 2000, è approdato al settore giovanile di Virtus Unipol Banca ben oltre metà strada: ha iniziato subito dagli Under 18, arrivando da San Lazzaro. Ha lavorato per crescere, ha coltivato il talento, ha sudato e speso energie tra le mura della Porelli. E quando Pino Sacripanti ha pescato proprio dal settore giovanile per rinforzare la prima squadra nei giorni del ritiro di Sestola, chiamando a sé una guardia ed un centro, ovvero Niccolò insieme a Gora Camara, il sogno del ragazzo cresciuto in val di Zena, luogo sacro soprattutto a ciclisti e runners, ha iniziato a colorarsi.

“A Botteghino di Zocca, dove vivo, c’è un bel campetto da basket all’aperto. E’ lì, a pochi metri da casa, che ho iniziato, e mi sono divertito da subito. Anche mio padre mi ha trasmesso la passione, lui non ha mai fatto il giocatore, se non in qualche partita tra amici, ma è un da sempre innamorato della pallacanestro. Da quel playground sono finito alla Pallacanestro Pianoro, seguendo il consiglio di un amico che già giocava lì. E’ stata la mia prima società”.

Da Pianoro, il primo trasferimento a San Lazzaro.

“Alla BSL, dove ho avuto tanti allenatori, e in particolare coach Bettazzi, con cui ho disputato una bella stagione nell’Under 16, che credo sia stato uno dei motivi che mi hanno portato in Virtus. Due anni fa sono arrivato qui, insieme ai miei genitori. Ho avuto un colloquio con Federico Vecchi, poi ho affrontato due settimane di prova. Ma ci ho messo molto meno a capire che era il posto giusto, mi sono trovato subito bene”.

Le emozioni di quel primo impatto col mondo virtussino sono ancora tutte nella memoria.

“Sapevo che quello della Virtus era uno dei settori giovanili migliori d’Italia. Così, all’inizio ero anche un po’ preoccupato. Mi domandavo se sarei stato all’altezza. Era un passaggio importante, ne ero consapevole. Ho notato da subito una grande attenzione ai dettagli, anche nel lavoro fisico. Mi sono gettato nell’avventura e non mi sono fermato subito a pensare dove ero arrivato. Quella sensazione, e l’onore e gli oneri che comportava, sono arrivati successivamente”.

Ancor più di recente, sono arrivate le chiamate di Sacripanti. Prima per il ritiro di Sestola, poi per il torneo amichevole al Geovillage di Olbia. Quindi, nel campionato di Serie A, le chiamate a roster per le partite casalinghe contro la Grissin Bon (il giorno di Natale, appunto) e contro l’Alma Trieste, e per la trasferta di Trento.

“Avere l’opportunità di essere convocato con la prima squadra, passare parecchio tempo ad allenarsi con giocatori professionisti è una grande opportunità, per un ragazzo di diciotto anni. Sono il più “anziano” del settore giovanile, magari una chiamata poteva anche starci, ma immaginavo per qualche allenamento, di tanto in tanto. Ho avuto un’occasione molto più grande. Quando giochi accanto a Tony Taylor, o ti allena Pino Sacripanti, se davvero ne hai voglia impari in fretta. Loro sono tutti professionisti, stargli vicino ti aiuta sul campo ma non solo: capisci come può essere la vita di un giocatore di basket. E siccome è il percorso che mi piacerebbe fare, sto molto attento alle lezioni…”

Il settore giovanile è impegno, formazione, crescita. Ma a fine stagione per Niccolò si apriranno nuove porte.

“Non so cosa mi aspetta, né in quale categoria. So che mi piace l’idea di poter continuare a giocare a basket, e farò di tutto per riuscirci al meglio. Sto cercando di approfittare di questo secondo anno che gioco da “fuori quota” nella formazione Under 18 di Federico Vecchi. Per crescere ancora, per farmi trovare pronto quando arriverà il momento”.

Intanto, questo viaggio lo ha portato fin qui. Non un approdo, per un ragazzo che ha voglia di andare avanti nel mondo dei canestri. Semmai, un punto di partenza importante. Di quelli che fanno guardare indietro per un attimo, a ritrovare volti e parole di chi ha aiutato a percorrere il cammino.

“Devo dire grazie a molte persone. Ai miei genitori, prima di tutto, che hanno sempre assecondato la mia passione. I miei allenamenti quotidiani sono un impegno anche per loro, perché arrivare all’Arcoveggio da Botteghino di Zocca non è una semplice passeggiata. Tocca soprattutto a mio padre, scarrozzarmi. Poi c’è la Virtus, naturalmente, e tutte le persone che ho trovato qui dentro e che mi sono state vicine. Essere allenati da tecnici e seguiti da specialisti di questo livello è un onore, voglio meritarmi davvero questa fortuna”.

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: GIACOMO CATTANI

“Che sogno, essere il capitano dell'Under 15”

tratto da www.virtus.it - 01/02/2019

 

Da Medicina a Bologna, seguendo un grande sogno. Che lo ha portato dritto dentro la palestra Porelli, a casa Virtus, e si alimenta ogni giorno con insegnamenti da tenere a mente ed esperienze da accumulare. Giacomo Cattani, che avrà quindici anni tra un mese, capitano della formazione Under 15 di Virtus Unipol Banca guidata da un maestro del settore giovanile come Giordano Consolini, da tre anni affronta il viaggio della passione: la San Vitale, le luci della città, la tangenziale in direzione Arcoveggio, una V nera da mostrare con orgoglio sul petto. E sudore, determinazione, volontà pura, perché chi approda a questa scuola ha tutta la voglia di restarci a lungo.

“Ho iniziato il mio percorso bianconero tre anni fa. Provenivo da un’altra Virtus, quella di Medicina, il mio paese. Sono arrivato e per circa tre settimane mi sono allenato con i ragazzi della Porelli, e intanto da qui venivano a vedermi giocare a Medicina. Alla fine, mi hanno voluto con loro, ed è stata una grande emozione”.

L’amore per la pallacanestro è una storia molto più lunga.

“Ho iniziato che avevo sei anni. Papà non è solo un appassionato, anche lui ha giocato nelle giovanili della Virtus Medicina, e intorno ai vent’anni ha calpestato i parquet della Serie C, a Granarolo. Non mi ha mai forzato, ma mi ha trasmesso la sua passione e le prime uscite le ho fatte proprio insieme a lui, che mi spiegava regole e movimenti. Mi sono innamorato subito, e non ho mai pensato ad altre discipline sportive. Per me c’era soltanto il basket”.

Entrare alla Porelli è stato un cambiamento vero.

“Sono cresciuto bene a Medicina, tra gente che mi ha accudito e stimolato. Ma certo, arrivato qui è cambiato tutto. Ero felicissimo, il giorno in cui papà mi ha detto che avrei affrontato il primo allenamento coi miei nuovi compagni. Quando finisci a giocare per la tua squadra del cuore, è ancora più bello”.

Tutti virtussini, in famiglia?

“Sicuro. E appena arrivato ho iniziato ad assistere anche alle partite della prima squadra. Ricordo che c’era una promozione, veniva allestita una gara di tiri liberi alla Unipol Arena, a margine delle gare della Serie A, e si vincevano entrate per le partite di campionato. Quando io e papà partecipavamo, ci assicuravamo sempre un biglietto. Poi, affrontavamo il viaggio… Sì, perché andare da Medicina a Casalecchio è come una gita verso il mare…”

Tre anni dopo, sei il capitano dell’Under 15. Onori e oneri nuovi.

“Era un mio grande desiderio, non ero mai stato capitano di un gruppo, nemmeno alla Virtus Medicina. Che significa? Direi che mi sento molto più responsabile, ci sono anche dei piccoli grandi impegni che hai verso gli altri e che vanno eseguiti bene. Per dire, se ci sono comunicazioni particolari sulla gara, sono io a doverli avvisare. Un ruolo che mi aiuterà a crescere”.

Il gruppo, appunto: a metà stagione, come procede la crescita della formazione Under 15? Dove può arrivare questa squadra?

“Prima di tutto, è molto unita. Un gran bel gruppo. Anche se non tutti ci conosciamo da tanto, perché strada facendo qualcuno è andato, qualcuno si è aggregato. Abbiamo trovato un’alchimia, e questo è importante. La stagione presenta ovviamente difficoltà, il campionato Emilia-Romagna mette in campo molte squadre competitive. Noi vogliamo provare ad essere nell’elite di questo torneo, e fin qui sono contento della stagione che stiamo facendo, anche se siamo tutti concentrati sulle prossime partite e su quello che verrà”.

La tua squadra ha al timone un maestro come Giordano Consolini. Che significa imparare la pallacanestro sotto la sua guida?

“Per due anni sono stato allenato da Riccardo Pezzoli, e anche a lui devo molto della mia crescita. Quando, l’estate scorsa, mi hanno detto che le redini del gruppo sarebbero state prese da Giordano, la prima reazione è stata di curiosità. Mi chiedevo come sarebbe stato farsi guidare da un grande allenatore, da uno con le sue conoscenze. Credo che mi abbia fatto bene, ho fatto nuovi passi nel mio percorso di crescita. Lui è un allenatore che fa grande attenzione ai dettagli, a tutto quello che fa la differenza. Di ognuno di noi conosce pregi e difetti, e sui difetti lavora quotidianamente per migliorarti”.

A quindici anni si può già avere un’idea di futuro? Riesci a immaginare il tuo rapporto con la pallacanestro tra qualche anno?

“Oggi come oggi, io spero di riuscire a proseguire il percorso nel settore giovanile della Virtus, fino alla naturale conclusione. Se sono qui non posso sentirmi appagato, devo meritarmelo ogni giorno. Come me la pensano i cinque o sei compagni che sono rimasti nel gruppo da quando l’avventura è iniziata. Ma ecco, se arriverò in fondo a questo viaggio avrò fatto qualcosa di importante per me. Poi, quello che verrà dopo è difficile da immaginare adesso. Tutto dipende da come si cresce, da come ci si evolve. So soltanto che mi impegnerò sempre, e che la pallacanestro è una parte importante della mia vita. Oggi, molto più che un semplice gioco”.

 

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: MATTIA FERDEGHINI

Il viaggio dell'under 16 in Ungheria. “Esperienza che ciresterà dentro”

tratto da www.virtus.it - 08/02/2019

 

Un’esperienza importante, di quelle che aiutano a crescere. E’ quella appena messa in archivio dai ragazzi della formazione Under 16 di Virtus Unipol Banca, guidata da Federico Vecchi, che ha chiuso al quinto posto la Szent István U16 Basketball Cup 2019, con un bilancio di due successi e due sconfitte contro squadre di livello continentale, come Real Madrid, Bayern Monaco (sconfitta di misura, 87-89), Alba Fehervar, Cluj Basket. Un viaggio ungherese che servirà ai giovani giocatori bianconeri, dentro e fuori dal parquet. Lo conferma Mattia Ferdeghini, guardia del 2003, che di questo gruppo è uno dei “decani”.

“Vero, è stata un’esperienza molto bella, da ricordare. Ce la porteremo dietro, farà parte del nostro bagaglio. E sul campo abbiamo dimostrato di potercela giocare con squadre di alto livello. E’ una consapevolezza in più che ci resta addosso”.

Che cresce dopo le vittorie, ma si abbevera anche alle sconfitte.

“Sicuramente. Abbiamo anche perso, da squadre molto forti, e sono state lezioni che ci serviranno. In generale, tutta la manifestazione è stata organizzata bene, e abbiamo conosciuto tanti coetanei, perché tutte le squadre erano nello stesso albergo. Stessa età, stessa passione: si fa presto a fraternizzare”.

Cose che cementano il gruppo. Che agli ordini di Federico Vecchi si è inoltrato in una stagione bella tosta.

“Ci stiamo muovendo abbastanza bene. E’ un percorso impegnativo, e adesso dovremo anche recuperare alcune partite rimandate nella prima fase della stagione, che potranno consolidare la nostra posizione in classifica. Io sono uno dei “veterani”, nel senso che sono alla Virtus da tanto tempo, entrai che ancora facevo Minibasket. Ho visto tanti cambiamenti in questo gruppo, ma non è mai mancata la sintonia tra noi ragazzi. Per dire, anche i due “prestiti” arrivati da Forlì per questo torneo, Zambianchi e Creta, si sono sentiti subito a casa. Evidentemente abbiamo imparato cosa significhi essere coesi, sentirsi tutti spinti verso un obiettivo comune”.

Così giovane, e con una storia di pallacanestro già così lunga alle spalle. Vale la pena provare a raccontarla, almeno per sommi capi.

“Papà, che ha giocato in tante squadre fino alla Serie D, mi ha trasmesso la passione. Mi portava al mitico playground del Meloncello, vicino a casa, dove ovviamente conosceva e conosce tutti. Mi sono sentito subito tra gente che mi assomigliava, e non ho più pensato ad altre discipline sportive. Quando sono arrivato in Virtus non ho avuto tempo di capire bene l’importanza di quell’approdo, ero troppo piccolo. E’ col tempo che impari ad apprezzare certi dettagli. Essere alla Porelli, dentro un’atmosfera che ti rapisce, sapendo che prima di te su quel campo si sono allenati grandissimi campioni. Da grande, capisci anche la fortuna che hai avuto”.

Quella di essere stato cresciuto da professionisti della disciplina.

“Praticamente, quasi tutti. Il primo ad instradarmi è stato Mattia Largo, poi Davide D’Atri mi ha guidato in un’età in cui sei una spugna, e gli insegnamenti ti restano bene in testa. Dopo è arrivato Cristian Fedrigo, uno che allena ad alti livelli e ci ha portati alle Finali Nazionali. Quest’anno c’è Federico Vecchi, che mi insegna tantissimo. Credo proprio che stiamo muovendoci bene, con lui”.

Insomma, forse vale la pena iniziare a farsi domande anche sul futuro…

“Continuare con la pallacanestro, dopo il percorso nel settore giovanile, sarebbe un sogno meraviglioso che si realizza. Non tutti ci arrivano, a quel traguardo, ma è giusto provarci. Senza tralasciare lo studio: sto frequentando il Liceo Scientifico, al Righi, e non mi dispiacerebbe iscrivermi a Ingegneria, dopo. Forse sono un po’… pantofolaio, perché sono tutti posti a due passi da casa mia… Vedremo. Un po’ di tempo per divertirmi, impegnarmi quotidianamente e provare a migliorare ce l’ho ancora. E farlo qui, in Casa Virtus, è ancora più stimolante”.

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: PAOLO LUCARINI

Lucarini, ieri giocatore ed oggi assistente nel gruppo Esordienti
“Da fuori vedo cose che avrei dovuto capire quando ero in campo”

tratto da www.virtus.it - 15/02/2019

 

Iniziare da lì, dallo stesso punto. Una carriera diversa, appena pochi anni dopo. Paolo Lucarini ci arrivò da giocatore, tra gli Esordienti di casa Virtus Unipol Banca. Mica tanto tempo fa, se si pensa che oggi ha appena sedici anni. Veniva dagli Stars, dove aveva coltivato la sua passione per la pallacanestro. In bianconero è rimasto a lungo, giocando tutta la stagione tra gli Under 16 dopo aver conquistato, nel 2015, il titolo nazionale Under 14 col gruppo guidato da Cristian Fedrigo. Poi, quello che sembrava un addio al mondo bianconero, nel momento in cui salutava il Settore Giovanile della V nera. Invece, dalla palestra Porelli è rimasto lontano una sola stagione, rientrandoci per intraprendere un nuovo percorso. Di nuovo partendo dagli Esordienti, da assistente di Francesco Nieddu.

Paolo, la vita è fatta di ritorni, a volte inaspettati.

“La mia prima vita sportiva alla Virtus mi ha dato tanto. E’ ancora tutta nella mente, mi ha aiutato a crescere. Dalla categoria Esordienti all’Under 16, sono parecchie annate passate qui dentro. Dopo Fedrigo, mi ha guidato anche Consolini, e quando sono uscito dal mondo Virtus ho giocato ancora una stagione al Bsl, nel campionato Under 18 Elite. Ma sapevo che quella del giocatore non era la mia strada. Mi mancavano i mezzi fisici e tecnici, capivo il gioco ma il talento non c’era…”

Capire il gioco può aiutare a intraprendere nuove strade. Se la pallacanestro è passione, la si può giocare ma anche insegnare.

“L’estate scorsa ho avuto nuovi contatti con la società, poi ho incontrato Federico Vecchi e mi è stata fatta una proposta francamente irrinunciabile. Mi sono preso un paio di giorni, perché alla mia età è giusto parlarne anche in famiglia, ma sapevo già cosa avrei risposto. Certi treni passano una volta nella vita, e devi prenderli. Come giocatore conoscevo i miei limiti, e anche partendo da questa certezza ho pensato che avrei potuto essere utile. Già ci pensavo, a questa soluzione, e poter partire da un ambiente conosciuto è stato uno stimolo in più. Sono stato aggregato allo staff tecnico di Francesco NIeddu e Gabriele Pagliara, quello degli Esordienti. Ragazzi che hanno pochi anni meno di me, credo di poter essere un buon legame tra il loro mondo e quello degli adulti”.

Tornare alla Porelli ha riacceso il canale delle emozioni.

“La Virtus è sempre stata la mia squadra del cuore, anche prima di entrarci da giocatore. Poter restare nel mondo della pallacanestro partendo da qui è il massimo. Conosco l’ambiente, mi rapporto ogni giorno a persone che conosco da tempo. Chiaro che le mie responsabilità sono diverse, e me le prendo tutte. Sto crescendo, anche da questo punto di vista”.

Mentalità che cambia, necessariamente.

“Guardando le cose da questo punto di vista, capisco molte cose che mi sarebbero state utili quando andavo in campo. Da giocatore, per di più ragazzino, a volte fai fatica a farti entrare in testa certi insegnamenti, che sono basilari. Stando dall’altra parte, prendi coscienza di tanti dettagli. E’ la stessa disciplina, ma è un approccio davvero diverso”.

Ti ci vedi, a insegnare basket  ai ragazzi? E’ nelle tue corde?

“E’ una strada che voglio percorrere. Senza togliere spazio allo studio, naturalmente: frequento il quarto anno al Galvani, liceo scientifico internazionale, non è una passeggiata. Ma con tre o quattro allenamenti da seguire a settimana, è un impegno che posso affrontare con serietà. Senza guardare troppo oltre, ma cercando di crescere e apprendere da chi ha le chiavi di questo mestiere”.

Degli anni da giocatore, che ricordo ti porti dietro?

“Quello più nitido, naturalmente, è il titolo nazionale Under 14. Sono passati quattro anni, ma è tutto ancora vivo, come fosse ieri. La finale a cui Cristian non poté essere presente, perché impegnato con la prima squadra, e in panchina ci portò Riccardo Pezzoli con il sostegno di Giordano Consolini. Arrivammo a quell’appuntamento senza pensare che avremmo potuto vincere. Fu tutto inaspettato, e per questo ancora più bello. Era un bel gruppo, quello. Ognuno ha preso la sua strada, qualcuno è ancora nell’Under 18, ma siamo rimasti legatissimi. Amici veri. E anche questo è un tesoro che mi porto dietro da quegli anni bianconeri”.

 

DERI E TINTORI IN NAZIONALE UNDER 18

tratto da www.virtus.it - 25/02/2019

 

Due portacolori della formazione Under 18 di Virtus Unipol Banca si vestono d’azzurro. Si tratta di Lorenzo Deri e Tommaso Tintori, che ancora una volta rispondono ad una chiamata del Ct azzurro Antonio Bocchino, per vestire la canotta dell’Italia in occasione della Coppa Carnevale, torneo internazionale riservato alla categoria Under 18, in corso di svolgimento a Piombino. I due bianconeri debutteranno domani alle 21 contro l’Ucraina, e giocheranno ancora alla stessa ora il 27 contro la Slovenia ed il 28 contro la Grecia. L’1 e il 2 marzo, il torneo prevede semifinali e finali.

Due portacolori della formazione Under 18 di Virtus Unipol Banca si vestono d’azzurro. Si tratta di Lorenzo Deri e Tommaso Tintori, che ancora una volta rispondono ad una chiamata del Ct azzurro Antonio Bocchino, per vestire la canotta dell’Italia in occasione della Coppa Carnevale, torneo internazionale riservato alla categoria Under 18, in corso di svolgimento a Piombino. I due bianconeri debutteranno domani alle 21 contro l’Ucraina, e giocheranno ancora alla stessa ora il 27 contro la Slovenia ed il 28 contro la Grecia. L’1 e il 2 marzo, il torneo prevede semifinali e finali.

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: ALEX CIOBANU E FILIPPO RANIERI

“Join the Game. Che grande divertimento!”

tratto da www.virtus.it - 02/03/2019

 

Una grande kermesse, una festa tra divertimento e voglia di crescere e di appassionarsi alla pallacanestro. Questò è “Join the Game”, evento su scala nazionale organizzato dalla FIP, dedicato alle categorie Under 14 ed Under 13, con le squadre che si sfidano in partite veloci e spettacolari con la formula del 3vs3. Virtus Unipol Banca ha partecipato alla fase provinciale della manifestazione, con una squadra Under 14 e due squadre Under 13, una delle quali ha preso parte al torneo degli Under 14, poiché il gruppo bianconero da cui proviene disputa il doppio campionato.

Proprio la formazione Under 14 ha trionfato nel torneo provinciale di categoria. Le rappresentative Under 13 si sono piazzate  rispettivamente al secondo posto nel torneo a loro dedicato e al terzo in quello dei “più grandi”. Di fatto, tutte e tre le formazioni della V nera accedono alla fase regionale.

A raccontare questa esperienza sono Alex Ciobanu, capitano della formazione Under 14, e Filippo Ranieri, uno dei portacolori dell’Under 13, arrivato alla corte bianconera proprio all’inizio di questa stagione.

Cosa ti resta addosso dei giorni del “Join the Game”?

CIOBANU: “Secondo me, è stata una bella opportunità di incontro con altri ragazzi, che hanno la stessa passione per la pallacanestro. Un’occasione per allenarsi bene e fare un’esperienza nuova con i compagni. Insieme a me, hanno partecipato Franceschi, Franzoni e Cappellotto. Ringrazio tutti, perché ci siamo davvero divertiti”

RANIERI: “E’ stato davvero divertente, non solo perché ho potuto giocare intensamente con i miei compagni, ma perché ho potuto coltivare tante nuove amicizie. Abbiamo perso la finale con la Pontevecchio, ma abbiamo fatto belle partite e siamo approdati alla fase regionale. Giocando senza ansie né pressioni, estremamente rilassati. Il massimo…”

La formula del 3vs3 vi ha messi di fronte a una pallacanestro diversa dal solito.

CIOBANU: “E’ un modo diverso di giocare a basket. Più spazio, un gioco molto più veloce. Meno tempo per costruire l’azione. Bisogna essere rapidi ed efficaci, ma certamente ci si diverte parecchio”.

RANIERI: “Tutto è più veloce, anche i pensieri devono essere elaborati in un attimo. Alla fine, vincono le squadre che hanno più giocatori che sanno entrare dentro l’area, e l’uno contro uno è una chiave fondamentale del gioco. Una pallacanestro più in “stile playground”, estremamente piacevole”.

Chiusa la parentesi del “Join the Game”, torni a condividere emozioni con tutto il gruppo, compresi i compagni che ti hanno votato per mandarti a questa manifestazione.

CIOBANU: “Secondo me stiamo disputando una stagione più che discreta. Ci sono stati momenti più difficili, all’inizio, ma stiamo cercando di fare del nostro meglio. Andiamo in campo a testa alta, e miglioriamo giorno dopo giorno in palestra”.

RANIERI: “All’inizio della stagione si è trattato di innestare nel gruppo quattro nuovi arrivi, ed io ero uno di questi. Abbiamo dovuto carburare, ma i ragazzi che facevano già parte del gruppo ci hanno accolto alla grande, e ora siamo uniti e ci divertiamo a giocare insieme”.

Sei entrato da poco in un mondo pieno di storia e di gloria. Che effetto ti fa l’idea di poter coltivare la tua passione per il basket con una canotta della Virtus addosso?

CIOBANU: “Questo per me è il secondo anno alla Porelli. Prima giocavo nella Pallavicini. Sto vivendo una bellissima esperienza, con grandi emozioni. La scorsa stagione abbiamo anche vinto il nostro campionato, direi che esordio migliore non avrebbe potuto esserci. L’ambiente mi piace, c’è grande rispetto tra giocatori e staff, si cresce insieme con un progetto ed un obiettivo comuni. La Virtus è una casa che dà sicurezza”.

RANIERI: “Vengo dalla Santa Viola, un ambiente in cui mi sono divertito tantissimo, ma qui ho trovato un clima “grintoso” e tante motivazioni. Quando mio padre mi ha detto che avrei potuto provare ad allenarmi con quelli che poi sarebbero diventati i miei nuovi compagni, all’inizio ho avuto anche un po’ di paura. Ma ho capito subito che era il posto giusto, dove avrei potuto divertirmi provando a farmi valere. E’ bello crescere un po’ ogni giorno, con addosso anche la voglia di raggiungere obiettivi importanti, che alla Virtus non viene mai meno”.

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: LORENZO DERI E TOMMASO TINTORI

tratto da www.virtus.it - 08/03/2019

 

Una manifestazione che è una vera e propria classica della pallacanestro giovanile, da quest’anno dedicata alle rappresentative nazionali. E due portacolori di Virtus Unipol Banca a vestire l’azzurro, in un’occasione così importante. E non è tutto, perché la 30a edizione della Coppa Carnevale, a Piombino, ha visto gli azzurrini dell’Under 18 chiudere al primo posto, in un torneo impreziosito dalla presenza di rappresentative del valore di Ucraina, Slovenia e Grecia.

Per Lorenzo Deri, capitano del gruppo Under 18 di Virtus Unipol Banca, e Tommaso Tintori, suo compagno di squadra in bianconero, un’esperienza importante ed indimenticabile. E a parlarcene è proprio l’ala nativa di Pescia, classe 2002, alla sua prima convocazione con la rappresentativa di questa categoria, pur essendo nel giro azzurro ormai da quattro stagioni.

Tommaso, un viaggio nella tua Toscana che ti ha regalato belle soddisfazioni…

“E’ stato tutto fantastico. Anche perché non ci aspettavamo di vincere il torneo, sinceramente. Avevamo alle spalle quattro allenamenti collegiali, non si può dire fossimo rodati, ma l’alchimia è scattata in fretta. E con la mentalità giusta si possono raggiungere obiettivi importanti, anche di fronte ad avversari di qualità notevole”.

Cinque partite, una sola sconfitta nella prima fase, di misura contro la Grecia. Un successo sull’Ucraina e due sulla Slovenia, compreso quello nella finale.

“Sì, ce la siamo cavata bene. E partita dopo partita abbiamo sentito crescere quel senso di aggregazione che fa di un gruppo di giocatori una squadra vera. Ci siamo divertiti”.

In azzurro ti sei ritrovato col tuo capitano, Lorenzo Deri.

“E’ stato importante. Con lui c’è un ottimo rapporto, e in Nazionale siamo stati come due fratelli. Normale, quando entri in un gruppo nuovo conosci ragazzi che non avevi mai frequentato, e ti attacchi un po’ a quelli con cui hai familiarità. Lorenzo è il mio capitano in Virtus, un punto di riferimento. Anche in Nazionale mi sono appoggiato molto a lui. E abbiamo portato un po’ di bianconero in azzurro, con tanta voglia di giocare, di rendere sempre al massimo”.

Per te è stata la prima chiamata in Under 18, nonostante tu debba ancora compiere 17 anni. Non la prima volta in azzurro, però.

“Nel giro sono entrato tre anni fa, sempre da “sotto età” nell’Under 16. Ricordo bene quella prima volta, era il raduno prima dell’Europeo di categoria, a Roseto degli Abruzzi, e poi ci trasferimmo a Podgorica per giocare il torneo. Un’esperienza emozionante. Vestire la maglia azzurra è un onore, il sogno di ogni ragazzino che si innamora della pallacanestro. Anche questa è stata una prima volta, e le emozioni restano intense”.

Un’Italia in formazione, dicevi. Questo successo alla Coppa Carnevale è stato certamente un collante.

“Sta nascendo un bellissimo gruppo, sia in campo che fuori. In questa occasione mancavano diversi giocatori, ma abbiamo dato il massimo e quando ci saranno tutti quanti ne uscirà anche una bella squadra, ne sono convinto”.

Puoi dire altrettanto dell’Under 18 bianconera, di cui fai parte?

“Certo, è davvero un’ottima squadra. Quest’anno, con la nuova formula, è tutto più impegnativo. Abbiamo avuto anche qualche inciampo, ma stiamo crescendo bene. Per me è un ottimo percorso, estremamente formativo”.

Che comprende anche la vita di foresteria, qualcosa che completa la crescita di un giocatore, anche dal punto di vista umano.

“E’ tutto più complesso, si capisce. Sei lontano da casa, dai familiari. Devi imparare ad arrangiarti da solo anche nelle piccole cose. Io vivo questa esperienza in modo intenso, la società mi ha dato fiducia puntando su di me, offrendomi questa possibilità, e io intendo ripagarla nel migliore dei modi. Mi sento responsabilizzato. In foresteria cresci sicuramente più in fretta, a 14 o 15 anni devi imparare a fare cose che altri fanno a venti. Sono avvantaggiato, in questo. Prima di tutto perché alla Virtus sento intorno una grande capacità organizzativa, secondo perché mio fratello è già passato da un’esperienza simile, e mi ha dato buoni consigli”.

Fai già pensieri sul “dopo”, su quando il percorso nel settore giovanile sarà terminato?

“Mi è già capitato di fare qualche allenamento con la prima squadra, è tutto un altro mondo. Ma il percorso che sto completando è molto formativo, soprattutto qui in Virtus. Devo pensare a migliorare più che posso, senza ragionare di quello che sarà tra uno o due anni. Penso a questo mondo bianconero in cui sono immerso, penso al presente”.

E intanto ti godi questo bel successo in azzurro.

“Sì, insieme a Lorenzo. Capitano non per caso…”

 

 

L’EREDITÀ DI ALBERTO BUCCI, UN PATRIMONIO
CHE CUSTODIREMO GELOSAMENTE

Il Presidente guardava al futuro: un insegnamento prezioso per quanti insegnano basket ai ragazzi di Virtus Unipol Banca
tratto da www.virtus.it - 16/03/2019

 

Oggi che Alberto Bucci ci ha lasciato, mi piace sottolineare l’attenzione che ha sempre avuto non solo per il Settore Giovanile, ma in generale verso i giovani. Nelle nostre chiacchierate, mi stimolava a dimostrare di volere bene ai nostri giocatori, anche nella durezza degli interventi che noi allenatori talvolta dobbiamo mostrare. Ci tengo a salutarlo, e ringraziarlo per un contributo che magari da fuori non era necessariamente percepito, ma è stato fattivo per la nostra attività e per il modo in cui si è comportato con me, facendomi sempre sentire il suo supporto e l’appprezzamento per il nostro modo di crescere i ragazzi che vivono quotidianamente alla Porelli.

Ciao Alberto, ci mancherai molto nel rapporto quotidiano e ci mancherà il tuo sostegno continuo. Grazie di tutto.

 

Federico Vecchi
Responsabile Settore Giovanile
Virtus Unipol Banca

 

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Alberto Bucci credeva nei giovani. Forse proprio per questo è rimasto, per tutta la sua vita, uno spirito giovane, curioso del domani e affamato di futuro. Ai ragazzi sapeva parlare, dai ragazzi sapeva farsi ascoltare, perché conosceva il loro linguaggio che è quello del cuore, quello di chi non deve pesare le parole se ha un concetto da esprimere.

 

Quante volte il Presidente è venuto a Bologna, la sua amata e mai dimenticata Bologna, e ha varcato la soglia della palestra Porelli, o del Csb come nell’ultima festa del Minibasket, per confrontarsi con i più piccoli atleti della V nera, e soprattutto con i loro genitori. Perché anche a loro, che hanno la grande responsabilità di indicare la via ai propri figli, Alberto aveva molto da dire. Ascoltarlo era una lezione affascinante, e lui era un libro aperto al quale attingere. Non metteva barriere, non c’erano gelosie: le sue esperienze erano a disposizione di tutti, e lui le raccontava con il fuoco dentro.

 

“Sono cresciuto ai Salesiani” spiegava sorridendo, “in un ambiente in cui l’attenzione verso il mondo dei giovani, sportivi e non solo, è sempre stata massima. Quando sono arrivato alla Porelli ho trovato la stessa sensibilità, la voglia di costruire caratteri e personalità, prima ancora che talenti del parquet. il nostro lavoro parte dai più piccoli ed arriva ai grandi in una congiunzione perfetta, in un solido intreccio di rapporti. Questi sono davvero i grandi valori che la nostra società ha dentro, e li può esibire con orgoglio”.

 

In ogni momento, parlando della Virtus del futuro, Alberto ha avuto ben chiari i valori che Gigi Porelli professava quando si mise in testa di dar vita alla struttura che oggi porta doverosamente il suo nome. Sapeva bene, Bucci, cosa aveva mosso l’Avvocato e sua moglie Paola, perché con quell’uomo dall’aria severa ed autorevole, in realtà innamorato della Virtus e di quelli che la popolavano, si era trovato subito in feeling, fin da quando lo aveva chiamato la prima volta, nella stagione 1983-84, per andare a vincere la Stella.

 

“Quando costruì questa palestra, Porelli aveva sogni che in gran parte si sono realizzati. Attraverso i tanti titoli italiani che il nostro settore giovanile ha vinto, da allora ad oggi, ma soprattutto attraverso la formazione di tanti ragazzi che sono diventati veri atleti e veri uomini dentro le mura dell’impianto che oggi porta il suo nome, Un ragazzo deve avere lo spirito, la voglia di venire a giocare rispettando i tanti principi che la Virtus sostiene e coltiva:  l’importanza del percorso scolastico, la lealtà nei confronti dei compagni, il rispetto di sé stesso”.

 

Lui il traguardo lo aveva sempre avuto ben chiaro davanti a sé, e sognava che questo accadesse anche ad ogni singolo elemento di questo Settore Giovanile. I nostri giovani, ripeteva, “un giorno dovranno essere uomini corretti e onesti, rispettosi di sé stessi e degli altri. E auguro loro di capire che la vita è una  cosa meravigliosa, il regalo più bello che hanno avuto dai loro genitori. Non si può sapere quali traguardi potranno raggiungere, ma dovunque arrivino auguro loro di farlo dopo aver espresso il meglio di quello che hanno dentro”.

 

Affascinati dalle parole, anche i genitori dei nostri ragazzi uscivano da questi incontri col Presidente un po’ più ricchi dentro. Perché lui aveva una stella da indicare anche a loro.

 

“Ascoltate i vostri figli, quando vi parlano. Non abbiate fretta, non seppellite le loro parole sotto ai problemi quotidiani, di vita o di lavoro. Ascoltate il loro richiamo, perché solo così non farete passare loro la voglia di aprirsi con voi, di sentirvi vicini”.

 

Alberto Bucci ci ha lasciato, ma le sue parole riecheggiano tra le pareti della Porelli, del Csb, ovunque ci sia qualcuno che trasmette i valori della Virtus. E in quelle parole lui resta vivo, e più che mai presente, tra noi. E continua a guidarci.