STAGIONE 1951/52

 

 

Gambini, Dino Zucchi, Bersani, Ferriani, Vannini, Carlo Negroni

Rapini, Bencivenni, Ranuzzi, Battilani

 

Virtus Bologna

Serie A: 2a classificata su 12 squadre (17-22)

 

FORMAZIONE
Gianfranco Bersani (cap.)
Giuliano Battilani
Elvio Bencivenni
Sergio Ferriani
Germano Gambini
Carlo Negroni
Renzo Ranuzzi
Luigi Rapini
Venzo Vannini
Umberto Villani
Saymour Wiener
Nino Zacchi
Dino Zucchi
Riserve: Sandro Carestia, Paolo Occhialini, Paolo Zacchi
Solo amichevoli: Giuseppe BenchimolPaolo Guidastri, Giorgio Lanzarini, Giancarlo Marinelli, Franco Montagnani, Alfredo Savigni, Carlo Bontempi (in prestito dalla Victoria Pesaro), Rino Di Cera (in prestito dal Gira Bologna), Pier Luigi Fornasier (in prestito dalla Reyer Venezia) Giulio Geroli (in prestito dalla Reyer Venezia), Pietro Girardo (in prestito dalla Reyer Venezia), Carlo Muci (in prestito dal Gira Bologna), Carlo Pensalfini (in prestito dalla Victoria Pesaro), Mauro Serrazanetti, Mutti, Del Pian
 
Allenatore: Venzo Vannini. Dal 03/03/1952 Amerigo Penzo
Vice Allenatore: Gianfranco Lodoli

 

Partite della stagione

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

Tratto da "Virtus - Cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro

 

Nel 1952 lo scudetto rimane a Milano al Borletti, dove esordisce, ragazzino, un altro nome che diverrà celebre: Sandro Gamba. La Virtus si riporta la secondo posto, avendo recuperato il figliol prodigo Ranuzzi, potendo contare sullo studente universitario americano Saymour Wiener e sugli esordienti Battilani e Gambini, In quella stagione fu epico lo scontro al Palazzo del Ghiaccio di Milano tra Virtus e Borletti, davanti a migliaia di persone che delirarono per una delle più belle partite di quegli anni, terminata con un punteggio, per l'epoca altissimo, di 64-52 per i milanesi. In tutto 5 sconfitte per i bolognesi contro le 3 dei milanesi di Bogoncelli, con 1031 punti all'attivo (46,8 di media) e 876 al passivo (39,8 di media).

Nella classifica dei marcatori spadroneggiano Stefanini e Romanutti, mentre al 3° posto c'è il virtussino Rapini con 283 punti (12,8 di media).

 

LA SALA BORSA SI FA STRETTA

Tre ad alta quota: anche l’Oare si affaccia alla Serie A

Tratto da “I Canestri della Sala Borsa” – Marco Tarozzi

 

Situazione, alla vigilia del campionato ’51-52: Milano adesso vince gli scudetti, Roma è sempre ai vertici, Varese e Pesaro sono realtà in divenire. Ma Bologna è l’unica città del basket a presentare tre squadre ai nastri di partenza del massimo campionato: Virtus, Gira e Oare. La Sala Borsa diventa un incrocio di derby. Non è solo gloria, naturalmente: tre squadre in Serie A diventano un bel problema organizzativo, e sul campo di via Ugo Bassi iniziano turni quasi sfibranti per allenarsi e certe partite devono essere giocate al sabato sera o addirittura alla domenica mattina.

Ranuzzi torna a casa Virtus in quell’estate e si porta dietro Battilani. Una querelle: il Gira la prende malissimo e inizialmente si rivolge alla Fip, che blocca il trasferimento. In campionato la Virtus se la gioca, al solito, con Milano per tutto il campionato, e all’ultima giornata arriva la sfida diretta al Palaghiaccio, tana del Borletti che ha un punto di vantaggio. Praticamente una finale. Il fattore campo premia ancora una volta i milanesi: 64-52 e terzo scudetto di fila. La Virtus di capitan Bersani si batte e si sbatte, ma deve capitolare. Una consolazione dal nuovo Ct della Nazionale, vecchia conoscenza: Giancarlo Marinelli, chiama alle Olimpiadi di Helsinki Ferriani, Rapini, Ranuzzi e Dino Zucchi. Il Gira oltre a Ranuzzi e Battilani ha perso “Gino” Strong, diventato Ct della Nazionale svizzera. Si attrezza con Presca, Flamini e Lelli, allenatore-giocatore. Ma soffre per buona parte della stagione. Vince il primo derby dell’annata con l’Oare, 36-31. “Rari i momenti di bel gioco, scarse le emozioni”, secondo le cronache dell’epoca. Andrà peggio al ritorno, quando un Gira in preda alle tensioni sarà sconfitto (41-31) dalla matricola della città. Senza contare che con la Virtus è ancora 0 a 2: 36-32 e 48-37 per Bersani e compagni. Si riprenderanno nel finale, gli arancioni: un calcio alle polemiche e sesto posto a pari merito con l’Itala Gradisca. L’Oare saluta la Serie A a fine stagione, undicesimo su dodici. A Varese, nella partita d’esordio, aveva debuttato con il botto. Anzi, con le botte: rissa in campo e sugli spalti, una rarità per l’epoca.

 

SCONFITTI I CAMPIONI

Il Piccolo - 27/01/1952
 
Di fronte ad un pubblico strabocchevole, i bianchi virtussini hanno meritatamente vinto il primo dei due confronti con la squadra detentrice del titolo di campione. Iniziato con facile ritmo, la Virtus, dopo essersi portata sul 17 a 1, rallentava. Intanto i milanesi acquistavano maggior omogeneità e sicurezza al tiro. La ripresa vedeva dapprima la squadra locale con le idee un po' annebbiate, seppure con non diminuita aggressività; ciò permetteva al Borletti di portarsi a soli due canestri di distacco. A questo punto l'incontro si faceva incandescente per la velocità degli attacchi e la rigida difesa "a uomo" adottata da ambedue le formazioni. A circa 15' dalla fine, quando sembrava che i milanesi riuscissero a raggiungere gli avversari, la Virtus aveva un irresistibile scatto che faceva salire il suo punteggio nonostante le rudezze dell'innervosita squadra avversaria. Tra i migliori della Virtus: Bersani, Ferriani, Rapini e Zucchi; del Borletti: Pagani, Stefanini, Romanutti.
 

FINALE DI CAMPIONATO

tratto dal vittorioso - 1952

 

Anche per il campionato di pallacanestro 1952 è stata scritta la parola fine! È terminato il lunedì dell'Angelo con la vittoria combattutissima della Borletti di Milano sulla Virtus di Bologna.

...

Al Palazzo del Ghiaccio milanese, durante l'ultimo incontro cestistico di Serie A, ha avuto una meritata e quasi inaspettata giornata trionfale: spettatori entusiasti a migliaia e "completissimo" in ogni ordine di posti. Al Palazzo del Ghiaccio, gremito come soltanto per gli incontri di pugilato, ci è stato dato modo di vedere, milanesi e bolognesi hanno acclamato, applaudito e rumoreggiato fino... alle stelle. Se tali incontri si fossero svolti qualche anno fa, vi avrebbero assistito soltanto alcune centinaia di persone, al posto delle "seimila" della finalissima di Pasqua.

 

Una fase della gara decisiva al Palazzo del Ghiaccio di Milano

RANUZZI FIGLIOL PRODIGO (CON BATTILANI)

tratto da "Il Mito della V Nera" 1871-1971 di A. Baraldi e R. Lemmi Gigli

 

Alle XV Olimpiadi in terra finlandese la Virtus è presente con un poker di cestisti: Sergio Ferriani, Renzo Ranuzzi (tornato all'ovile dopo la parentesi girina), Luigi Rapini e Dino Zucchi. E non soltanto con essi, giacché della carica di Commissario Tecnico era stato investito sin dall'inizio di stagione Giancarlo Marinelli, la maggior gloria della pallacanestro virtussina, facendo così pendant con Achille Baratti, già da tempo commissario unico della femminile. Ma a Helsinki purtroppo la Nazionale non riesce ad essere la vera espressione del nostro gioco (che ha già attinto livelli considerevoli) e l'avventura azzurra si chiude malamente in fase di qualificazioni, deludendo le  molte speranze fiorite in aprile attorno ad un Trofeo Mairano magistralmente vinto dai nostri portacolori.

Aprile aveva anche concluso la lunga e appassionante vicenda di un campionato vissuto, interamente, si può dire, del dualismo Virtus-Borletti. Un motivo già tradizionale e che per diversi anni ancora caratterizzerà, a livelli sempre più alti di agonismo, la disputa tricolore. Il ritorno di Ranuzzi, come si è visto, ha dunque rilanciato la Virtus. E con lui riapproda ai vecchi lidi un altro ex di ritorno, Giuliano Battilani, il "marine", sino a ieri colonna del Gira, mentre affluiscono le giovani promesse Gambini e Bencivenni, prelevati dalla locale Liberta. Inoltre viene inquadrato lo studente americano Saymour Wiener e, in sostituzione di Dario Zucchi costretto a dare forfait per un incidente di gioco, si rivede l'anziano Venzo Vannini che, anzi, in collaborazione con Franco Lodoli, si accolla la direzione tecnica della squadra, fintanto che questa non viene affidata, nella parte conclusiva del torneo, al veneziano Amerigo Penzo. Il sestetto principale naturalmente è costituito da Bersani, Ferriani, Rapini, Ranuzzi, Negroni e Dino Zucchi, la cui perfetta fusione di gioco garantisce alla Virtus una bella partenza lanciata. Il girone d'andata (due sole sconfitte a Gradisca e Roma) si conclude in Borsa con una sonante vittoria 49-35 sui campioni del Borletti, raggiunti così in vetta alla graduatoria. Poi soprattutto la grande regolarità interna (tutte vinte in casa) consente alle V nere di mantenere i contatti con i lanciatissimi milanesi.

Si arriva così all'ultima giornata con le due squadre separate solo da un punto e lo scontro diretto, al Palazzo del Ghiaccio di Milano, assurge praticamente al valore di una finale. La Virtus si batte al meglio delle proprie forze, ma non riesce a rovesciare lo svantaggio del fattore campo né a contenere la complessiva superiorità degli antagonisti. In ogni caso partita memorabile - lo dice anche il risultato 64-52 - che corona degnamente un campionato di prim'ordine. La Virtus accetta il ruolo di vice-campione, senza cioè le recriminazioni che avevano accompagnato la sua abdicazione di due anni prima. Inoltre piazza ancora Gigi Rapini al terzo posto assoluto tra i tiratori (283 punti, esattamente come nel 50-51) dietro al prestigioso tandem Stefanini-Romanutti, mentre anche Ranuzzi (208 p.) è compreso fra i dieici migliori. Altro motivo di soddisfazione la vittoria nel secondo tornea Coppa Città di Bologna , organizzato dalla nostra società in Sala Borsa le sere del 20 e 21 febbraio con la partecipazione di una Selezione Svissera, degli American Tigers e del Club de Futbol Barcelona, vincitore della prima edizione, su cui la Virtus, trascinata da un grande Ferriani, si prende una netta rivincita nell'incontro decisivo: 54-44.

Un altro trofeo internazione la Virtus va a vincerselo in giugno a Mentone (31-30 in finale sul Semailles belga) arrivando poi seconda a Bruxelles nel torneo del Centenario con una formazione messa insieme coi prestiti di Muci e Di Cera (Gira), Pesalfini e Bontempi (Pesaro), Fornasier, Geroli e Girardo (Reyer). A quel tempo infatti i titolari virtussini sono quasi tutti assorbiti dalla preparazione olimpica che poi come abbiamo visto, si risolve nel fiasco di Helsinki. Molto meglio la Nazionale vittoriosa a Milano nel Trofeo Mairano col concorso di Ferriani, Ranuzzi e Rapini. Dal canto loro Carlo Negroni e Dino Zucchi avevano partecipato all'inizio di stagione (ottobre 1951) alla spedizione italiana ai Giochi del Mediterraneo ad Alessandria di Egitto (Italia terza). Poi anche capitan Bersani aveva indossato la sua 24a maglia azzurra in Francia-Italia a Parigini, assieme a Ferriani, Ranuzzi e Rapini, quest'ultimo rimpiazzato successivamente da Dino Zucchi nell'incontro col Belgio a Bari. Nel quadro dell'attività internazione 1951-52 anche due amichevoli della Virtus in Sala Borsa contro l'Olympique Marsiglia (vittoria per 55-48) ed il Partizan Belgrado (senza Rapini, sconfitta per 54-38).

Intensa l'attività delle formazioni minori affidate alla cura di Giuseppe Palmieri: la squadra B con Paolo Zacchi, Benchimol, Costa, Nino Zacchi, Occhialini, Chelli, Carestia, Benati, Villani e Parisini in lizza nel campionato di Serie C; la squadra juniores con Comastri, Carpani, Verasani, Pini, Guidastri, Baietti, Cuppini, Di Sandro, Pozzati, Breviglieri, Ferrari e Concetto, campione emiliana al pari della squadra allievi. Costernazione infine in tutto l'ambiente cestistico per la dolorosa scomparsa di Luciano Martini, giocatore dell'OARE cresciuto nella squadra ragazzi della Virtus. In sua memoria il 7 febbraio viene allestita in Borsa una partita fra una Rappresentativa Bolognese (comprendente Bersani, Battilani e Dino Zucchi) ed il Pesaro, vinta 51-32 dalla prima.

Virtus - Selezione Svizzera. Da sinistra: Ferriani, Chollet, Redard, Gambini e Battilani

Virtus - Barcellona: Kucharski, Fernando in velo su Ferriani, Ranuzzi, Dalmau

GLI ALTRI DERBY: VIRTUS - O.A.R.E.

di Ezio Liporesi - 1000cuorirossoblu - 24/11/2020

 

La stagione 1951/52 è una delle nove in cui Bologna ha avuto tre squadre nel massimo campionato. Oltre a Virtus e Gira, fece la sua apparizione l'O.A.R.E. (Officina Automobilistica Riparazioni dell'Esercito). Così le V nere si trovarono ad affrontare due volte questa formazione. Le due squadre si erano già affrontate già in amichevole nella stagione precedente in occasione dell'inaugurazione del campo della Fortitudo e la Virtus aveva vinto 38-24. Il primo incontro ufficiale si disputa il 13 gennaio 1952 e i bianconeri prevalgono nettamente, 62 a 39. Il migliore realizzatore è Dino Zucchi autore di 15 punti, a seguire Ranuzzi con 13 e Rapini con 12. In campo ci sono anche altri nomi mitici, come Ferriani (7), Carlo Negroni (2), Bersani (4), Battilani (6), Gambini (1). C'è anche un americano, Wiener, che segna 2 punti: lascerà pochissime tracce della sua permanenza bolognese, 12 punti in 8 partite. A completare i dieci, Bencivenni. Al ritorno, il 30 marzo 1952, le V nere prevalgono 42 a 32, la formazione è quasi la medesima, con la sola variante di Villani al posto di Wiener. Più della metà dei punti bianconeri sono messi a segno da Ranuzzi (13) e Rapini (11). La Virtus concluderà il torneo al secondo posto, dietro l'Olimpia Milano, l'O.A.R.E. retrocederà insieme alla Pallacanestro Pavia. Virtus e O.A.R.E. si ritroveranno in amichevole nel 1952/53 e nel 1954/55: nella prima occasione le V nere usciranno sconfitte 65-53, nella seconda avranno la meglio per 72-43.

VIRTUS BOLOGNA - OLYMPIQUE MARSIGLIA: 55-48

L'incontro internazionale della Sala Borsa.

 

Virtus Bologna: Bersani (6), Ferriani (2), Ranuzzi (19), Rapini (5), Battilani (2), Gambini (21), Lanzarini, Bencivenni.

Olympique Marsiglia: Chocat (10), Salignon (9), Cuello Leo (9), Cuello Louis (13), Guiffray (4), Demesy (3), Massa, Bigot, Godail.

Arbitri: Ugolini e Mariani di Bologna.

Successione punteggio - Primo tempo: 0-2, 0-3, 2-3, 2-5, 3-5, 4-7 (sospensione Virtus al 7'), 4-9, 6-9, 7-9, 7-10, 8-10, 10-10, 12-10 (sospensione Olympique al 12'), 13-10, 15-10, 17-10, 17-11, 17-12, 17-13, 17-15, 19-15, 20-15, 22-15, 22-15, 22-17.

Secondo tempo: 24-17, 24-19, 26-19, 28-19, 30-19, 32-19, 34-19 (sospensione Virtus al 5'), 40-25, 40-27, 40-29, 42-29, 44-29, 44-31, 45-31, 45-33, 47-33, 47-35, 47-36, 49-36 (sospensione Olympique all'11'), 51-36, 51-38, 53-38, 53-39, 55-39, 55-40 (sospensione Virtus al 18'), 55-48.

Note: Usciti dal campo per raggiunto limite di personali: Battilani all'11' e Ranuzzi al 19' della ripresa. Tiri personali: Virtus 15, realizzati 10; Olympique 27, realizzati 9.

 

La Sala Borsa ieri non poteva meglio riaprire i suoi battenti alla pallacanestro: una bella partita ed un largo concorso di pubblico. Rispondente all'aspettativa la simpatica squadra marsigliese dell'Olympique; superiore alle previsioni la prestazione della Virtus. Ha vinto, e meritatamente, la compagine bolognese che pure non ha fatto in tempo ad allineare Negroni e Dino Zucchi, così come non è sceso in campo Marinelli del quale pure era stata annunciata la presenza e che molto male ha fatto a non schierarsi.

L'andamento del gioco è espresso nel tabellino della successione del punteggio più sopra riportato. Chiaro il dominio della Virtus che alla partenza positiva iniziale degli ospiti ha fatto subito seguire una decisa controffensiva prendendo poi decisamente il comando delle azioni e mantenendolo fino alla fine anche se i francesi non hanno mai ceduto come mai si sono lasciati decisamente dominare.

Né tanto pensiamo ai bolognesi sarebbe riuscito che in realtà, come era logico ritenere, Chocat e Salignon hanno costituito i pilastri difensivi e di attacco dell'Olympique, compagine che merita molta considerazione. Ed anche i due portoricani schierati dai francesi non hanno deluso; tutt'altro. Hanno favorevolmente impressionato con i loro palleggi ed il loro sicuro tiro in canestro; più Louis Cuello che non Leo. Bravi entrambi  però. E bene va detto anche degli altri. Era assente Raynaud - che si sposa domani -  il quale certamente avrebbe costituito una pedina di forza non indifferente.

Lieta sorpresa il comportamento della Virtus particolarmente per quanto di ottimo ha fatto il figliol prodigo Ranuzzi che sotto i panni della vecchia maglia si è ripresentato il sicuro atleta che si conosceva due stagioni fa. Gradevole rivelazione - anche se non per intero perché già visto - Gambini, atleta che se la volontà lo sorreggerà ha davanti a sé un avvenire pieno di soddisfazioni. Bene divesi dire di Battilani, il girino ora - salvo parer contrario della CADI - virtussino e dei noti Bersani, Ferriani e Ranuzzi. Nell'elogio generale comprendiamo Lanzarini e Bencivenni. Una piccola delusione la Virtus al pubblico l'ha offerta - dopo quella dell'assenza di Marinelli - con il mancato schieramento dell'americano Wiener.

GALLARATESE - VIRTUS 5-7

(sospesa al 16' del primo tempo per impraticabilità del campo)

Stadio - 12/11/1951

 

La partita per accordi intervenuti tra i dirigenti delle due squadre e degli arbitri; Luglini (Monfalcone) e Caracoi (Trieste) è stata sospesa per impraticabilità del campo scoperto al 16' del primo tempo, quando la Virtus conduceva per 7 a 5 e Rochlitzer si apprestava a realizzare un personale. La partita è stata quindi rinviata e sulla nuova data di effettuazione si pronuncerà la C.T.F.

 

 

PAVIA - VIRTUS 37-38

Un punto che ha rotto l'incantesimo

di Tino Schinelli - Stadio - 26/11/1951

 

Pavia: Casaki (2), Cervi (4), Montemartini (5), Rosolen (6), Geronazzo (3), Gervasi (10), Pisati, Zatti 85), Curti (2), Ternavasio.

Virtus Bologna ; Bersani (2), Ferriani (5), Rapini (12), Negroni (3), Zucchi Dino (7), Ranuzzi (5), Battilani (2), Gambini (2), Bencivenni, Vannini.

Arbitri: Testa (Torino) e Luglini (Monfalcone)

Successione punteggio - Primo tempo: 1-0, 3-0. 5-0, 7-0 (sospensione Virtus al 6'), 7-2, 7-4 (sospensione Pavia al 7'), 7-6, 9-6, 9-7, 9-9, 9-11, 9-12, 9-14, 9-15, 11-15, 11-16, 11-17 (sospensione Virtus al 15'), 12-17, 12-18, 14-18, 16-18, 17-18, 17-20.

Secondo tempo: 17-22, 18-22, 18-23, 20-23, 20-25, 22-25, 23-25, 24-25, 26-25, 26-27, 26-29, 28-29, 28-30, 29-30 (sospensione Virtus all'11'), 29-32, 29-34 (sospensione Virtus al 12'), 31-34, 31-35, 32-35, 32-36, 33-36, 35-36, 35-37, 35-38, 36-38, 37-38.

Note: Sono usciti per 4 falli personali: Gervasi, Casali, Rosolen (Pavia), Ferriani, Rapini (Virtus). Tiri liberi: Pavia 26, realizzati 11; Virtus 31, realizzati 12, rinunciati 5.

 

La Virtus, come era nelle previsioni, ha vinto ma poco è mancato che se ne tornasse a Bologna senza l'aureola dell'imbattibilità.

Indubbiamente è un complesso forte, ben registrato, con ogni giocatore che sa come e cosa deve fare e con un gioco razionale che, per essere scevro di goni inutile artificio, mira al sodo con un risultato oltremodo redditizio. Specialmente nel primo tempo quando era in azione il quintetto formato da Bersani, Ferriani, Zucchi, Rapini e Ranuzzi, la squadra dopo la sfuriata iniziale dei pavesi è apparsa in tutta la sua forza: difesa impenetrabile, contropiede veloce e ficcante, tagli di palla secchi e precisi e limpide azioni di manuale.

Nella ripresa, invece, la squadra si è un po' disunita, forse anche sorpresa dalla velocità dell'avversari ed ha perso lo smalto e la lucentezza di idee prima mostrate. Ma la classe individuale dei loro atleti e gli errori dell'avversario hanno permesso ugualmente ai bolognesi di mantenersi in vantaggio al fischio finale. Tutti i giocatori ospiti sono apparsi ottimi. È doveroso porre su un piedistallo più alto Bersani, accorto  e calmo regista, e Rapini abile distributore e temibile realizzatore.

Il Pavia oltre ad aver tenuto testa ad un complesso notoriamente superiore, e questo è già molto, se si considerano le imperfette condizioni di forma di alcuni suoi giocatori, ha avuto anche nelle mani, ed ha sfiorato il punteggio pieno. Oltre agli errori d'impostazione del primo tempo e cioè: lenta partenza in attacco, scarsi spostamenti di uomini in manovra offensiva e laborioso ristagnare del gioco sotot canestro con continuo sterile riallargare. I pavesi hanno fallito troppe occasioni risentendo dell'insolita imprecisione di tiro del loro cannoniere Gervasi.

Nel secondo tempo la squadra è di molto migliorata perché ha capito che l'unico modo per sorprendere e mettere in difficoltà gli ospiti era quello di aumentare il ritmo e la velocità del giuoco, comunque pur nella sfortunata circostanza i pavesi vanno elogiati per il grande cuore e l'impegno profusi nella contesa, fra i quali una citazione particolare spetta a Zatti e Geronazzo. Le fasi della partita sono fedelmente riprodotte nella successione del punteggio che lascia facilmente immaginare l'emozionante finale con un Pavia all'affannosa disperata, ma sfortunata, ricerca del successo. Piuttosto discusso l'arbitraggio.


 

GIRA - VIRTUS: 32-36

Anche il settimo derby favorevole agli ex campioni. I neroarancioni dominatori nel primo tempo (14-6) raggiunti e superati nella ripresa. Circa tremila persone hanno presenziato la stracittadina bolognese

di Roberto T. Fabbri - Stadio - 10 dicembre 1951

 

Gira: Bongiovanni G. (9), Presca (5), Di Cera (4), Sanguettoli (10), Muci, Garbellini (3), Flamini, Locci, Bongiovanni A., Lelli (1).

Virtus: Bersani, Ferriani (10), Ranuzzi (5), Rapini (13), Negroni (4), Zucchi Dino (4), Gambini, Bencivenni, Wiener,

Arbitri: Casini (Roma) e Luglini (Monfalcone).

Successione punteggio - Primo tempo: 2-0, 4-0, 6-0, 6-1, 7-1. 7-2 (Sospensione Virtus al 9'), 8-2, 8-4, 9-4, 9-5, 11-5, 13-5 (Sospensione Gira al 14'), 13-6, 14-6.

Secondo tempo: 14-8, 14-9, 15-9, 15-11, 15-12, 15-14 (Sospensione Gira al 5'), 15-15, 15-17, 15-19 (Sospensione Virtus al 6'), 15-20, 15-22, 16-22, 16-23, 16-24, 16-25, 16-26, 17-26, 17-28, 19-28, 21-28, 21-30 (Sospensione Virtus al 13'), 23-30, 23-32, 23-34, 25-34, 26-34, 28-34, 28-36 (Sospensione Virtus al 17'), 30-36, 31-36 (Sospensione Gira al 19'), 32-36.

Note: al 12' della ripresa Ranuzzi è uscito per raggiunto limite di "personali"; il Gira, privo dell'infortunato Perin, ha schierato l'allenatore Lelli. Di 24 personali ha beneficiato il Gira: 10 sono stati realizzati, 4 rinunciati e 10 sbagliati; la Virtus 18: 12 realizzati, 1 rinunciato, 5 sbagliati. Nessun incidente di rilievo. Circa 3mila persone hanno presenziato l'incontro.

 

La tradizione è stata rispettata. Come i sei precedenti, anche il settimo confronto tra Gira e Virtus si è concluso a favore degli ex campioni. Vittoria regolare? Sì. Ma il Gira mai come questa volta avrebbe potuto e dovuto vincere. Si è fidato troppo della tattica che sul campo di Gradisca, contro l'Oare ed ancora contro la Roma, aveva dato buoni risultati. Non è riuscita completamente con la Virtus; è andata bene solo per la prima metà della gara, poi non è più riuscita a prevalere. I tecnici forse non saranno d'accordo ma per noi il Gira ha perduto l'occasione buona di far registrare il suo primo successo sulla Virtus, negli ultimi cinque minuti del primo tempo. Quella "mela" prolungata fino al fischio del riposo, a nostro parere, si è tramutata anziché in azione risolutrice in autocondanna. In sostanza il Gira che in quel momento conduceva per 14 a 6, non profittando del suo momento felice, ha fornito agli avversari l'opportunità di riprendersi fino al punto di guadagnare quei due punti sui quali, al riposo, nessuno osava sperare.

E infatti la Virtus nella ripresa si mostrò subito più salda in difesa e più convincente e decisa in attacco e piano piano risalì la corrente. Al 6' Rapini, ponendo a segno un tecnico, portò la sua squadra in parità (15-15). Da qui iniziò il cammino della Virtus verso la vittoria. Il Gira non subì la supremazia alla stessa maniera della Virtus, ma non gli riuscì di contenerla e solo in virtù di un felice serrate contenne la sconfitta nei termini dell'onore. Non meritava, per il suo primo tempo, di uscire dal campo battuto; ma in tale situazione ci si è posto quasi ingenuamente. E l'avversario non glielo ha perdonato.

Come nel dettaglio siano andate le cose è sufficientemente illustrato dal tabellino della successione del punteggio. All'inizio stranamente sconcertante della Virtus, che si difendeva a zona, ha fatto riscontro quello chiaro e pregevole del Gira la cui difesa a uomo si mostrò subito una tattica mal digerita dai virtussini. Sullo slancio Lelli e compagni si portarono in vantaggio distanziando nettamente gli avversari. E proprio per questa ragione non si capisce, meglio non si giustifica, il perché al quarto d'ora il gioco sia stato fermato alla metà campo con una "mela" che non riuscì mai ad invitare i virtussini ad "uscire". Una tattica che tolse al bravo e pericoloso Sanguettoli la buona occasione di aumentare il suo bottino personale ed il vantaggio della sua  squadra.

La Virtus non evitò di giocare "a uomo", anche se mostrò di non gradirlo troppo, e quando lo fece ci parve riuscisse a fare cose migliori forse perché liberata dall'incubo di mantenere una zona che necessitava di un attento controllo mentre i suoi uomini sembravano non essere in fiato oltreché a non ritrovarsi. Poi per fortuna si registrò il felice ritorno e con questo fece capolino la fiducia; allora fu chiaro che il Gira era battuto anche se il vantaggio acquisito dalla Virtus non era proprio tranquillizzante,

A conti fatti il risultato è del tutto regolare. Lascia perplessi per come è balzato fuori. Infatti se la Virtus fin dall'inizio avesse meglio tenuto il campo, come ha fatto nella ripresa, e il Gira dal canto suo fosse stato capace di giocare convinto nelle proprie possibilità, l'esito - a favore dell'una o dell'altra squadra - non avrebbe sollevato pareri contrastanti. Tanto più che ad apparire emozionati sono stati i virtussini.

In conclusione, come avviene in tutti in confronti di campanile, alla partita è mancata la nota tecnica di rilievo; qualcosa di buono le due squadre sono riuscite a fare sporadicamente, molto poco. Tanto invece in materia di combattività che ha avuto il pregio di mantenersi su un lodevole piano di correttezza. Più che in campo, infatti, la partita ha sollevato calori sugli spalti dove si è avuto qualche scontro tra rappresentanti delle due fazioni. Uno ha anziu costretto gli arbitri a interrompere la partita; ma niente di grave. Colpa della Sala Borsa che in circostanze come queste induce a chiedere quando mai Bologna avrà il Palazzo dello Sport; ieri c'era tanta gente quanta la Borsa ne poteva ospitare, e tanta, moltissima, era rimasta fuori.

I protagonisti nel complesso non hanno deluso l'aspettativa. Ottimo Presca e con lui, nelle file del Gira, il solito Giorgio Bongiovanni, Sanguettoli e il bravo Lelli; buona la partita di Garbellini e in tono minore gli altri. Nella Virtus la palma del migliore spetta a Ferriani; dopo di lui molto bene i già girini Battilani e Ranuzzi, Rapini, Negroni e Dino Zucchi. Il pubblico è rimasto delso per Bersani. Il "capitano", che ha tenuto in sospeso i tifosi virtussini per buoni dieci minuti in quanto non l'avevano visto entrare in campo, merita due righe  parte. Veniva dal capezzale della mamma, inferma, dopo averla vegliata tutta la notte. Certo nel corso della partita ha sofferto più d'ogni altro per le sorti della sua squadra. per tale motivo non era il Bersani che si conosce ma il successo dei suoi colori sia d'augurio per la mamma; non dispiace più nemmeno al Gira d'aver perduto.

Per quanto riguarda gli arbitri bisogna restar soddisfatti del loro operato; non sempre hanno colto nel segno con le loro decisioni ma la partita hanno saputo ottimamente controllarla. È andato tutto bene.


 

LA VIRTUS VINCE A GALLARATE (22-19) E TORNA AD AFFIANCARSI AL BORLETTI

Ha nome volontà il successo dei bolognesi

di Roberto T. Fabbri - Stadio - 27/12/1951

 

Gallaratese: Rochlitzer (5), Gialdini, Sala, Battaini, Piatti, baruffi, Quiaia (6), Perego, Bai (8), Colombo.

Virtus: Bersani, Ferriani (2), Ranuzzi (10), Rapini (5), Gambini (3), Negroni (2), Battilani, Bencivenni, Carestia, Vannini.

Arbitri; Reverberi (Reggio Emilia) e Zaccaria (Treviso).

Successione punteggio - primo tempo: 2-0, 2-2, 4-2, 6-2, 6-4, 6-6 (sospensione Gallaratese al 7'), 8-6, 10-6, 10-7, 11-7, 11-9, 11-11, 12-11, 12-13, 14-13, 15-14, 15-15, 17-15.

Secondo tempo: 17-16, 17-17, 17-18, 18-18, 18-20, 19-20, 19-21, 19-22 (sospensione Gallaratese al 18' e Vortus al 19'), 19-22.

 

Sconfitta tre giorni fa a Gradisca, la Virtus non ha posto tempo di mezzo e si è battuta oggi per non perdere altro preziosissimo terreno. E benché il risultato non lo esprima, il successo odierno dei bolognesi merita il rilievo maggiore per la maniera con cui è stato conseguito. Si è giocato sotto un cielo sereno ma in un clima quanto mai gelido e su un terreno viscido per la pioggia che era caduta al mattino e l'umidità venuta poi fuori quando il sole se n'è andato.

Proprio in queste condizioni la Virtus, di fronte ad una Gallaratese  in grande giornata, ha sfoderato una tenuta che ancora non le conoscevamo o che comunque non le avevamo mai vista. Ha giocato giudiziosamente prima per evitare di farsi cogliere di sorpresa; poi è venuta fuori con tutta la sua esperienza per garantirsi il risultato. Tutto questo con una volontà ed una grinta davvero ammirevoli, di fronte alle quali doti i gallaratesi - pur tutti protesi gagliardamente nella lotta - hanno dovuto cedere le armi anche se con tutti gli onori. Così il confronto che in calendario alla seconda giornata fu giocoforza rinviare per il maltempo, è stato recuperato, risolvendosi nel miglior modo per la Virtus la quale, ora, può continuare il suo cammino ancora con immutato programma: battersi per la conquista dello scudetto.

Le condizioni ambientali non erano delle più favorevoli, quando le due squadre sono scese in campo, per autorizzare previsioni favorevoli per i bolognesi i quali schieravano anche Vannini visto che Dino Zucchi, venuto con la volontà di giocare, dopo aver provato negli spogliatoi il polso in disordine, preferì lasciare il posto ad uno valido.

I padroni di casa al via partirono con somma decisione e poco dopo un canestro di Quaia sanzionò la loro iniziativa nell'azione; fu però di breve durata il loro dominio, ché la Virtus fu pronta nella risposta e Ranuzzi riequilibrò il punteggio. Nuovo vantaggio della Gallaratese, ancora in parità la Virtus e così in una altalena continua fino al riposo, senza che nessuna delle due squadre, senza che nessuna delle due squadre riuscisse a mostrarsi realmente più forte dell'altra. Chiuse la prima fase della contesa in vantaggio la Gallaratese, ma la Virtus appariva tranquilla, aveva contenuto ottimamente gli attacchi dei locali, controbattendo con efficacia, ed era stata superata con tiri quasi da metà campo dovuti all'abilità principalmente di Bai.

Nella ripresa, otto minuti sulla falsariga del primo tempo poi una Virtus che si distende con autorità alla conquista della vittoria. Raggiunge il pareggio prima, il vantaggio poi e questo mantiene fino al fischio di chiusura, malgrado il serrate dei gallaratesi che cercano fi fermare il pressing-ruota dei bolognesi. Una meritata vittoria ed un giusto risultato, che sarebbe certo stato di proporzioni maggiori con un terreno asciutto ed una palla di facile manovra. Infatti difficile riusciva lanciare Ranuzzi e Negroni ed altrettanto "imbeccare" Rapini e Gambini in attesa attorno alla mezza lunetta. Ma la Virtus ebbe il grande pregio di non voler strafare e solo negli ultimi minuti inscenò una "mela" magistrale, diretta abilmente e con autorità d Battilani, uno degli atleti maggiormente distintisi.

Un successo, in conclusione, che consente oggi di lasciare la Virtus nel ruolo che in apertura di campionato le era stato affidato.

É stata una bella partita, quanto mai combattuta, ma sempre filata sul binario della migliore cavalleria ed egregiamente diretta da Reverberi e Zaccaria.

Gli altri protagonisti, i giocatori, sono stati tutti all'altezza della situazione e dell'aspettativa, come nel suo insieme la contesa. In campo gallaratese il solito Rochlitzer ha brillato per intelligenza e tempestività tattica; dopo di lui Bai, Quaia, Perego, Sala e Battaini sono emersi per continuità e combattività. Tra i virtussini l'elogio maggiore va a Battilani, che in queste partite tese e contese si sente quanto mai a suo agio, a Ranuzzi, Ferriani, Rapini e Negroni. Molto bene anche Gambini, tenace oltre ogni dire ma non certo a suo agio sul terreno bagnato. Meritano, vinti e vincitori, una citazione incondizionata per le energie profuse nella lotta. Ed un elogio merita anche il pubblico gallaratese che, se ha sostenuto ad oltranza la squadra del cuore, non ha però lesinato i suoi consensi ai bolognesi, applaudendone le azioni migliori ed alla fine il riconosciuto meritato successo. Tra il pubblico il vice presidente della F.I.P., dr. Castelli, il dirigente del Varese, conte Bosdari, giocatori del Borletti, Varese e Pavia.

VIRTUS - OARE: 62-39

Senza emozioni il terzo derby bolognese

di Roberto T. Fabbri - Stadio - 14/01/1952

 

Virtus: Bersani (4), Ferriani (7), Ranuzzi (13), Rapini (12), Negroni (2), Battilani (6), Zucchi (15), Gambini (1), Wiener (2), Bencivenni.

O.A.R.E.:  Bertelli B. (1), Randi (8), Martini, Rizzi (13), Bertelli G. (3), Camosci (5), Rinaldi (7), Nesti, Mattavelli, Sangirardi (2).

Arbitri: Bartolani (Padova), Sticotti (Udine).

Successione punteggio - Primo tempo: 2-0, 3-0, 3-2, 3-3, 5-3, 6-3, 6-4, 7-4, 7-6, 9-6, 11-6 (Sospensione O.A.R.E. all'8'), 13-6, 13-8, 15-8, 16-8, 16-10, 17-10, 19-10, 19-11, 20-11, 21-11, 23-11, 23-13, 24-12 (Sospensione Virtus al 16'), 26-13, 26-14, 26-15, 28-15, 30-15.

Secondo tempo: 32-15, 33-15, 35-15, 35-17, 35-19, 35-21, 35-22, 37-22, 39-22, 41-22, 43-22 (Sospensione O.A.R.E. al 6'), 45-22, 47-22, 47-24, 49-24, 49-25, 49-26, 51-26, 51-28, 53-28, 53-30, 53-32, 55-32, 55-33, 56-33, 56-35, 58-35, 58-37, 60-37, 60-39 (Sospensione Virtus al 18'), 62-39.

 

Il terzo derby cestistico bolognese, Virtus - Oare, è giunto atteso ed è passato senza emozioni. L'equilibrio di gioco è durato non più di cinque minuti, quelli iniziali; poi la Virtus caracollando alla maniera di un purosangue che non sente alle spalle l'ansimare dell'avversario, ha fatto il suo gioco senza mostrare di risultare impegnata e senza troppo spremersi. Ha vinto dunque, con facilità, favorita dal positivo rendimento collettivo e dalla felice giornata di alcune individualità. Tanto ha consentito ai virtussini di realizzare il loro miglior terzo risultato della stagione, raggiungendo cioè quella quota "60" che dovrebbe costituire il traguardo di ogni incontro.

Va però subito posto in evidenza che l'Oare ha contribuito a rendere meno difficile la prova degli avversari. Infatti la squadra di Fontana ha giocato su un metro ben diverso da quello usato nel vittorioso confronto con la Roma. Meno rapidi i nerazzurri nello svolgimento tattico del loro gioco, quasi in ritardo di riflessi, raramente positivi sui rimbalzi, non sono riusciti ad impegnare i virtussini. L'Oare ha dato l'impressione di essere scarsamente preparata e fortuna che Rizzi, nella ripresa, ritrovatosi in tiro ha contribuito notevolmente a portare avanti la sua squadra così come Rinaldi, ottimo in contropiede: il che ha consentito alla matricola di alzare la bandiera della resa sotto una sconfitta meno pesante di quanto non si sia registrata. Ma ieri in Sala Borsa per Camosci e C. nulla v'era da fare per capovolgere il risultato: poteva, questo si, l'Oare realizzare una prestazione migliore. Ed era nei voti generali.

La partita, come impressione generale, non ha deluso ed è riuscita anche ad interessare.. Peccato che il divario di classe esistente tra i due complessi abbia sommerso ogni possibile emozione; non è restato altro ce compiacersi per l'abbondante segnatura, parte della quale realizzata con molta bravura ed in maniera spettacolare, sottolineata dagli applausi del numeroso pubblico che l'incontro aveva richiamato. Un confronto disputato con molta cavalleria. La Virtus - preoccupata di mantenere il contatto con il Borletti - ha giocato convinta di vincere; l'Oare è apparso, almeno è sembrato, rassegnato alla sconfitta prima del tempo. Effetto forse di suggestione.

Tra i protagonisti si sono elevati, rispettivamente nei due campi, Ranuzzi (avesse avuto le polveri così asciutte a Parigi) e Rizzi poi Ferriani, Rapini e Battilani nella Virtus., nelle cui file il rientrante Zucchi merita un elogio isolato per tutto quanto di bene ha saputo fare. Un felice e rassicurante rientro. Ottimo lavoro di spola quello svolto da Negroni. Dell'Oare, dopo Rizzi, citazione per Rinaldi, abile in difesa e all'attacco, Randi, Camosci e Martini. I due Bertelli, forse per eccesso, hanno reso meno del solito. La direzione arbitrale ha soddisfatto pienamente nel primo tempo; nella ripresa qualche decisione - leggi interpretazione dei falli - non è apparsa sempre azzeccata. Ciononostante l'operato di Bortolani e Sticotti non ha minimamente influito sul risultato. Per raggiunto limite di "personali" Giorgio Bertelli ha lasciato il campo al 18' del primo tempo.

VIRTUS - BORLETTI: 49-35

Nel segno di un orgoglio apparso intatto. La "partitissima" dominata dai bolognesi che hanno giocato come non mai. Ai campioni l'onore delle armi anche se non sono riusciti a mostrarsi all'altezza della loro fama

di Roberto T. Fabbri - Stadio - 28/01/1952

 

Virtus Bologna: Bersani (4), Ferriani (10), Ranuzzi (6), Rapini (17), Negroni (2), Zucchi (8), Battilani, Wiener (2), Bencivenni, Vannini.

Borletti Milano: Rubini, Pagani (5), Romanutti (11), Stefanini (9), Miliani (8), Sforza (2), Reina, Gamba, Valsecchi, Benazur.

Arbitri: Cenni (Trieste) e Testa (Torino).

Successione punteggio - Primo tempo: 2-0, 4-0, 6-0, 8-0 (Sospensione Borletti al 6'), 10-0, 10-1, 12-1, 14-1, 15-1, 17-1, 17-3 (Sospensione Virtus al 9'), 19-3, 19-4, 19-6, 21-6, 21-8, 22-8, 22-9, 22-11, 22-12, 22-14, 24-14, 24-15.

Secondo tempo: 24-16, 24-17, 24-19, 25-19, 25-21, 27-21, 27-22, 27-23 (Sospensione Virtus al 5'), 27-25, 27-26, 29-26, 30-26, 30-27, 32-27, 33-27, 34-27, 36-27, 36-28, 37-28, 38-28, 38-29, 39-29, 39-31, 41-31, 42-31 (Sospensione Borletti al 15'), 42-33, 42-34, 44-34, 45-34, 45-35, 47-35, 49-35 (Sospensione Borletti al 19'20").

Note: al completo il Borletti, priva dell'infortunato Gambini la Virtus. Tutto esaurito in Sala Borsa e pubblico calcolato in oltre tremila persone. Per quattro "personali" sono usciti nella ripresa Negroni al 13', Pagani al 18' e Rubini al 19'. La Virtus ha beneficiato di 20 tiri liberi realizzandone 11 e rinunciandone 3; il Borletti su 26 ne ha realizzati 15.

 

Lacrime di gioia dei giocatori virtussini (ed anche di molti loro sostenitori) e volti mesti dei milanesi ieri al termina del combattivo ed emotivo incontro disputato in Sala Borsa. Non fa una grinza la vittoria dei bolognesi e senz'altro va annoverata come il miglior risultato da essi conseguito in questi ultimi tempi. Un successo quanto mai meritato, una vittoria scaturita nei chiari segni di una classe per nulla offuscata e di un orgoglio tuttora intatto, l'una e l'altro sorretti da un cuore ed una volontà eccezionali. È questa la vera Virtus, quella che può essere e quella che desiderano i suoi tifosi; è la Virtus che noi vedemmo a Gallarate e che tale non fu di certo a Roma otto giorni prima. Meritati i consensi esplodenti del pubblico che straripava ieri in Sala Borsa; sincero il riconoscimento degli sconfitti che hanno dovuto cedere ai più forti. Un risultato regolarissimo che forse nel divario del punteggio finale poteva essere anche maggiore tenuto conto di come sono andate le cose.

La Virtus è partita al fischio d'inizio a pieno ritmo, come se stesse disputando gli ultimi minuti di gioco. Ha preso d'infilata il Borletti e l'ha costretto a subire la sua pressione senza tregua e senza nemmeno che Rubini (che era rimasto fuoti per studiare meglio la tattica da attuare contro i bolognesi) riuscisse in alcun modo a riorganizzare le file ed il gioco della sua squadra. Dopo otto minuti la Virtus conduceva per 17 a 1; al decimo per 19 a 3. Non meravigliatevi perché al Borletti sarebbe stato necessario giocare alla grande maniera per fronteggiare adeguatamente la Virtus, tutta protesa all'attacco con una manovra fluidissima e travolgente, perfetta nell'intesa dei raparti, nell'esecuzione dei temi e pronta su ogni palla. Niente da fare per il Borletti che si ritrovò solo negli ultimi cinque minuti del primo tempo ed in questo periodo riuscì, soprattutto per merito di Miliani, a ridurre lo svantaggio tanto da arrivare al riposo con un passivo di soli nove punti.

Nella ripresa fu il Borletti a partire velocissimo puntando particolarmente sul fattore sorpresa. La Virtus subì la pressione, parve anche dover cedere ma nel momento cruciale, quando cioè il Borletti si portò ad un punto (27-26), si era al 7' di gico, i bolognesi come per incanto gonfiarono il petto e premuto il piede sull'acceleratore ripartirono alla conquista della vittoria. Per qualche minuto le due squadre rimasero vicine, poi la corsa della Virtus verso il successo si trasformò in volata. Distanziato l'avversario con una misura di sicurezza (media di dieci punti), la compagine felsinea ne contenne successivamente il ritorno deciso ma infruttuoso per l'accortezza sua di controllare la squadra milanese e per l'evidente nervosismo che nelle file di questa aveva preso il sopravvento. Il fischio finale sancì la vittoria della Virtus, la squadra migliore.

Questa in sintesi la velocissima contesa disputata ieri dalla Virtus e dal Borletti, le due migliori squadre italiane di pallacanestro, protagoniste di quella "partitissima" al cui esito si era legato addirittura l'interesse del campionato e lo scudetto. Delle due, per questa volta, solo la Virtus ha tenuto fede alla generale aspettativa. Nelle considerazioni sulla sua condotta più sopra espresse, è contenuto l'elogio per la sua ammirevole prestazione. Ha dato spettacolo, meritoria di essere considerata davvero ancora una grande, grandissima squadra. Dal canto suo il Borletti è mancato prima di tutto nel temperamento; ha troppo "sentito" la partita e l'emozione palese con cui ha iniziato gli è certo costato in partenza il risultato. Anche se pensiamo che, a cose avvenute, avrebbe perduto ugualmente. Ma non ha demeritato particolarmente per quello spirito da cui è stato animato nel momento in cui si è ribellato alla possibile capitolazione senza condizioni che si andava delineando, e come ha giocato il finale. Sì, qualche durezza c'è stata; non tale però da giustificare ed autorizzare alcuni del pubblico a "beccare" qualche milanese. Quando ci si batte per una posta tanto importante e con animo di combattente di pura razza, si è sempre degni dell'applauso. Peraltro ieri non si poteva pensare che il gioco avesse a svilupparsi sul velluto. Non giudicheremo quindi i campioni sul metro di questa loro sconfitta. Non tutti sono stati all'altezza della loro fama ma non va dimenticato che a porli in tali condizioni sono stati i bolognesi. Scegliendo i migliori nomineremo Miliani, Pagani, Romanutti e Rubini. Dei virtussini due uomini sugli scudi: Ferriani e Rapini e per il secondo siamo particolarmente lieti della sua prestazione poiché la sua, in considerazione della presenza dell'ex allenatore Van Zandt, è stata la piàù bella rivincita che si poteva prendere dopo la sua estromissione dalla nazionale. E lo diciamo senza alcun spirito di cattiveria nei confronti dell'americano. Poi bravissimi Ranuzzi e Bersani, ed ancora Battilani e Wiener che nella contesa ha saputo inserirsi con molta abilità. Elogio a parte per Negroni che ha voluto scendere ugualmente in campo lasciando il letto dove da alcuni giorni era febbricitante. In questo gesto è racchiuso tutto il cuore della vera Virtus. Brava senza riserve.

E non dimentichiamo, nella distribuzione degli elogi, gli arbitri. Particolarmente Cenni che si è riabilitato egregiamente dopo la partita diretta non proprio bene in apertura di campionato. Tanto lui come Testa hanno saputo evitare alla partita pericolose deviazioni e far sì che l'esito costituisse davvero un verdetto totalmente indiscriminato.

Adesso Borletti e Virtus sono di nuovo a contatto di gomiti: ricomincia la battaglia ad armi pari. Saltiamo a piè pari qualsiasi previsione e chiudiamo con un suggerimento alla Virtus: sappia far tesoro dell'amarezza della sconfitta di Roma e della gioia del successo di ieri.

LA GOLETTA VIRTUSSINA NON ANDAVA E ALLORA SBUCÒ BATTILANI "IL MARINE"

Contestatissimo successo dei bolognesi a Pesaro: 44-40. Spaventato dall'importanza della posta, il bel gioco scappò alto sul mare per lasciar posto a una incessante teoria di emozioni e di brividi

di Dario Zanasi - Stadio - 04/02/1952

 

C.S.I Pesato: Ragnini F. (9), Bontempi (9), Minelli (7), Fava (8), Anselmi (2), Pensalfini (4), Cioppi (1), Della Fornace, Fronzoni, Bertuccioli,

Virtus Bologna: Bersani (2), Ferriani (3), Ranuzzi (8), Rapini (8), Negroni (6), Zucchi (6), Battilani (11), Vannini, Bencivenni, Wiener.

Arbitri: Andri e Desco di Trieste.

 

Successione punteggio - Primo tempo: 2-0 2-1, 2-3, 2-4, 4-4, 4-6, 6-6, 8-6, 8-8, 9-8 (Sospensione Virtus al 9'), 11-8, 13-8, 15-8, 15-9, 16-9, 16-10, 17-10, 17-12, 17-14, 17-16, 17-18, 17-19, 18-19, 18-21, 18-22, 20-22.

Secondo tempo: 21-22, 21-23, 22-23, 22-25, 24-25, 24-27, 24-29, 25-29, 25-30, 25-32, 26-32, 26-34, 28-34 (Sospensione Virtus all'8), 28-36, 29-36, 29-38, 29-39 (Sospensione Pesaro al 12'), 30-39, 30-40, 31-40, 33-40, 34-40, 34-42 (Sospensione Virtus al 16'), 35-42, 36-42, 38-42, 38-44, 39-44, 40-44.

Note: Giornata di sole e terreno asciutto; pubblico record  superante le 2500 persone. Numerosi i bolognesi presenti. Per raggiunto limite di "personali" sono usciti: Bersani, Rapini, Zucchi, Battilani e Vannini della Virtus; Ragnini, Minelli, Angelini e Pensalfini del Pesaro. Il Pesaro ha beneficiato di 32 tiri liberi dei quali 16 sono stati realizzati e 1 rinunciato; la Virtus 26, realizzati 10 e rinunciati 2. Nessun incidente di rilievo.

 

Madido di sudore, imprudentemente senza tuta, Bersani, accosciato sul bordo del campo a causa dei quattro personali, ribolliva come un bricco dimenticato sul fuoco e, facendo conchiglia con le mani alla bocca, lanciava incitamenti e rimproveri ai compagni in gioco: tirate da media distanza... Fate la mela, cribbio... Tenete lunghi i palleggi e sputatevi sulle mani perché la palla scivola... E poi, voltandosi di tanto in tanto verso il dottor Zoni e gli altri dirigenti bolognesi si sfogava con parole colme di delusione e di stizza: Ma perché, cribbio, quelli là non fanno la mela? Cos'hanno addosso? Che siano impazziti? E così, dal suo viso rabbuiato e un tantino spiccicato si da darvi l'idea di un pugile a riposo, si riflettevano nitide, a specchio, le immagini degli ultimi minuti di gioco: convulse, drammatiche, aggrovigliate dall'ansia e dalla precipitazione, sballottate dalle raffiche dei fischi e degli applausi.

Un sottufficiale in divisa, ritto in piedi dietro di noi, polemizzava intanto con un sostenitore bolognese e gli altri pesaresi facevano coro. E una signorina, alternando le invocazioni sdegnate a quelle patetiche, diceva a un'amica come in un soffio, alludendo al forte e instancabile Fulvio Ragnini: Ma non vedi che nemmeno il "papà" oggi è sil solito? Non ti accorgi com'è nervoso e impreciso? Sai, papà,,, Forza papà...

Mancavano, per la cronaca, esattamente otto minuti alla fine e la Virtus conduceva l'incontro con dieci punti di vantaggio. Portare in porto, senza altri scossoni, quella contrastata vittoria doveva e pareva essere un gioco da ragazzi. Ma i belzebù rossoneri (forse perché spronati non soltanto da un irriducibile orgoglio ma anche dagli anarchici colori delle loro divise) s'erano scatenati nella zona felsinea, creando mischie a piramide dintorno al canestro e sbocconcellando, a poco a poco, il pane virtussino di scorta.

Ludergnani, guarda il cronometro... Non guardare ad altro... urlavano i giocatori bolognesi a riposo, mentre i secondi - lenti, zoppicanti, interminabili - s'erano dimenticati di far udire il loro tic-tac. Poi, quando il buon Dio volle, l'arbitro fischiò la fine sul 44-40 e fu un urlo di gioia, seguito da accese discussioni (dominate, per fortuna, dal buonsenso e dalla cavalleria) fra i sostenitori delle due squadre. La Virtus era passata anche a Pesaro. Ma che batticuore. E che forza d'animo quei belzebù marchigiani, ansiosi di dimostrare - sebbene in cattiva giornata - che la loro eminente posizione in classifica non era frutto del caso o della fortuna.

Era illogico aspettarsi un gioco tecnicamente spiegato pregevole: la posta era troppo importante sia per la Virtus, comprimaria insieme col Borletti, sia per la squadra nero-scarlatta. E infatti, sino dalle prime azioni, avevamo intuito un nervosismo che arrugginiva il mirino allorché, ad azione conclusa, non c'era che da ingabbiare la sfera. I virtussini, i quali allineavano un Rapini volonterosissimo ma purtroppo febbricitante, irrompevano con azioni frequenti e talvolta perfette nell'area marchigiana, sbagliando tuttavia in modo inesplicabile i centri. Ma al decimo minuto, proprio mentre la goletta bianco-nera stava ingavonandosi a causa delle più proficue ondate avversarie, entrava in campo Battilani, detto il marine o fulmine a seconda di chi preferisce il rumore dell'Oceano o gli schiocchi delle saette: un Battilani dimentico di certe prove casalinghe; un atleta da combattimento, preciso negli smarcamenti e nei tiri corti come Bersani nei suoi ficcanti e inattesi passaggi. Tre canestri consecutivi e due personali. La Virtus, che stava imbarcando acqua, ma in vantaggio e, per poco, questo vantaggio mantiene sino allo scadere del primo tempo. Poi, nella ripresa, proprio mentre i felsinei vi danno l'impressione di possedere un petrolio tranquillante, avviene l'inattesa controffensiva dei rosso-neri, già descritta, e dal canto loro i virtussini (i quali sono stati privati di uomini di primo piano dal raggiunto numero dei personali), stentano ad aprire il gioco, a indugiare nei palleggi, a evitare le mischie e le conseguenti punizioni. L'atmosfera odora di ozono. E gli arbitri, prima l'uno e poi l'altro, frantumano continuamente e talvolta erroneamente il gioco fischiando un numero impressionante di falli.

Fra i bolognesi anche Ferriani brilla di chiara luce. E, nel campo opposto, Pensalfini e Minelli strappano gli applausi.

Il vento di tramontana, dopo una grigia e procellosa vigilia, aveva ripulito il cielo; e il campo pesarese - incorniciato da oltre duemila spettatori che sostenevano i loro ragazzi con gli stessi clamori e gli stessi entusiasmi coi quali si sostiene una squadra di calcio - era giallo di sole ma crudelmente gelido. L'altalena del punteggio, conclusa da un risultato che poteva apparire anche beffardo, scaldò, ripetiamo, gli animi. Ma poi, nonostante l'enfasi per un successo e la delusione per una sconfitta, le polemiche persero il loro preoccupante accento, dopo l'affamato richiamo del tocco. e ognuno, a tavola, cominciò a far pronostici sull'incontro del pomeriggio: "Che ce la faccia, dì un po', il Gira contro il Borletti?".

AI RAGGI X IL TORNEO DI BOLOGNA

di Franco Flamini - Pallacanestro (mensile di Padova) - marzo 1952

 

Sotto i portici del centro, nei bar sportivi, nelle sedi sociali, tutto l'ambiente cestistico bolognese discute e commenta ancor oggi il torneo internazionale "Coppa Città di Bologna".

Tutti concordi sulla riuscita della manifestazione, ottimamente organizzata dalla Virtus, non altrettanto sulla superiorità, diremo così, accademica del gioco di questa o quella squadra. i risultati, la netta vittoria virtussina, il secondo posto degli spagnoli, il terzo dei sorprendenti svizzeri, il quarto degli americani, rispecchiano una graduatoria confortata da cifre, dal vario volume di gioco, dalle abilità individuali, dagli accorgimenti tattici più o meno felicemente attuati. scontata tale graduatoria, sulla quale nessuno osa sollevare obbiezioni, l'argomento delle discussioni verte preferibilmente sul tipo di gioco, sulla prestazione individuale e collettiva dei giocatori, sulla classificazione affatto accademica del miglior atleta in campo.

Diciamo subito che quest'ultimo argomento è il più dibattuto anche se solo due nomi sono in ballottaggio per ricevere una così platonica palma. Kucharski e Eaton, uno spagnolo di origine polacca ed un americano della più razionale scuola cestistica del mondo. La corrente più forte è per l'americano, ma la minoranza sostenitrice di Kucharski è quanto mai combattiva.

Ecco in breve come sono stati vivisezionati questi due grandi attori del torneo bolognese. Kucharski: giocatore di eccezionale precisione nel tiro da media e lunga distanza, buono nel tiro ravvicinato (3-4 metri), incredibilmente dinamico malgrado la sua struttura fisica piuttosto massiccia (peccato che sia obeso, ci diceva l'allenatore del Barcellona), ottimo nelle finte e nella partenza in palleggio, precisissimo nei passaggi, troppo accentratore del gioco della sua squadra (la palla era quasi sempre nelle sue mani), piuttosto debole in difesa.

Eaton: buon tiro da media distanza, felice nelle entrate anche se poco sfruttate, ottimo direttore di gioco, brillante nei passaggi, insuperabile nei rimbalzi difensivi, sbalorditivo nei lanci in contropiede, completo in tutti i movimenti fondamentali.

Come si vede la scelta tra i due è tutt'altro che facile.

Ora, se ai tifosi bolognesi l'allettante argomento fa dimenticare tutti gli altri, noi non possiamo fare a meno di ricordare un altro giocatore che ai due sullodati molto si è avvicinato per classe e rendimento. Diciamo di Ferriani, uomo che ha letteralmente trascinato la Virtus alla vittoria del più interessante torneo di quest'anno. Temibile tiratore da media e da distanza ravvicinata egli ha saputo dirigere e galvanizzare i suoi compagni nei momenti più delicati, chiara dimostrazione di una forma veramente felice.

Le formazioni partecipanti alla manifestazione sono sfilate sotto gli occhi di un pubblico numerosissimo e competente dilettandolo con prestazioni un po' deludenti nella prima serata, ma senza dubbio eccellenti nella seconda.

La Virtus ha difeso di preferenza attuando la disposizione a zona 3-2 dalla quale ha fatto partire ad ogni occasione favorevole i più spettacolari contropiedi. in queste fasi Bersani ha alternato momenti felici ad altri meno, mentre ad occasione sfumata, incontrando sempre avversari adottanti la difesa individuale, la Virtus disponeva i suoi attacchi con "incroci sul pivot" (Rapini) o con azioni di "vela e vai" sfruttate fino alla noia.

Il Barcellona ha difeso sempre ad uomo. Contro la zona ha attuato una disposizione 4 fuori ed 1 dentro: servizi al pivot che concludeva col tiro oppure serviva l'ala che entrava di fianco lungo la linea di fondo.

Oltre ai tiri di media distanza di Kucharski, è stato molto usato l'incrocio laterale, La preparazione alle varie azioni è stata sempre molto lenta (palla stagnante) rapida invece la conclusione (ottimo in questa fase Dalmau). Le capacità individuali dei singoli componenti la squadra, ad eccezione di Kucharski e Dalmau, non si sollevano dalla mediocrità.

La Selezione Svizzera ha difeso sempre ad uomo. Formata da elementi giovanissimi si avvale dell'abilità di Strong, regista di vaglia, e della vitalità del francese Kilijean. Attacca la zona con disposizione 4 fuori e 1 dentro. Pochi servizi al pivot, molti tiri da media distanza con azione decisa sui rimbalzi. Gli svizzeri sanno fare poche cose, ma bene. Hanno offerto, contro gli americani, uno spettacolo molto apprezzato e il loro terzo posto è quanto mai meritato.

Gli American Tigers, che non erano gli American Tigers, ma gli Speaheads, militari di stanza a Trieste, hanno mostrato un gioco in cui la parte più spettacolare era rappresentata dalla scioltezza con la quale si muovevano tutti gli uomini. Hanno difeso prevalentemente a zona (2-3) usando il pressing negli ultimi minuti di gioco.

Contro la zona hanno esibito i loro migliori tiratori (Eaton, Whitefield e Sullivan) e nella seconda partita un pivot (Feir) essenzialmente realizzatore. Hanno attaccato la difesa individuale con entrate (finta, partenza in palleggio e tiro) e qualche incrocio. Si sono dimostrati tenaci e realizzatori sui rimbalzi. In quelli difensivi Eaton ha dato spettacolo, Sembrava un ascensore. I suoi passaggi a due mani da una parte all'altra del campo, eseguiti in perfetta scioltezza, hanno un po' sbalordito tutti.

Per concluder questa analisi tecnica, diremo che l'incontro delle quattro scuole - americana, spagnola, svizzera ed italiana - è stato fertile di insegnamenti, Allo spettacolo si è unito quindi un successo tecnico di grande utilità. E questo fa onore agli organizzatori che al proprio pubblico sanno offrire manifestazioni di lusso.

 

Risultati Tecnici

Primo turno:

Virtus Bologna - Selezione Svizzera     47-44 (26-19)

Barcellona -  American Tigers             58-49 (25-18)

 

Finali

Per il 1° e 2° posto:

Virtus Bologna - Barcellona                  54-44 (25-21)

Per il 3° e 4° posto:

Selezione Svizzera - American Tigers      47-45 (26-30)

 

Formazioni delle squadre

Virtus Bologna: Bersani, Ferriani, Rapini, Ranuzzi, Zucchi Dino, Negroni, Battilani, Gambini, Bencivenni, Wiener.

Barcellona: Kucharski, Martin, Perez, Dalmau, Ferranio, Bassò, Isal, Dunach, Guilleum, Massaguè.

Selezione Svizzera: Strong, Kilijean, Chiappino, Stonchly, Chollet, Cottier, Albrecht, Moget, Redard, Prahin, Hambert, Piaget.

American Tigers: Feir, Eaton, Dixton, Whitefield, Holmes, Glover, Bixler, Viera, Moffet, Braman, De Laurentis, Sullivan, Lyons.

 

Classifica tiratori scelti del torneo

Kucharski, p. 35; Dalmau, 29; Ferriani, 24; Kilijean, 22; Zucchi D., 22; Rapini, 21; Eaton, 19; Sullivan, 19; Moget, 17; Martin, 16.

 

Battilani "Il Marine"

Giuliano Battilani, giocatore della Virtus di Bologna, s'è guadagnato per il suo gioco spericolato il nomignolo di "marine".

Le sue attitudini fisiche e il carattere lo fanno giocatore di combattimento pronto sempre a scaraventarsi in avanti, quale che sia il pericolo, per risolvere situazioni critiche. Perciò il nomignolo gli sta bene.

Nel recente Torneo Internazionale di Bologna, fu proprio in uno dei momenti meno felici per la Virtus in lotta contro gli elvetici, che Battilani fece il suo ingresso in campo. Un compatto gruppo di spettatori lo salutò allora intonando il celebre inno dei "marines" americani. E l'incoraggiamento fece il suo effetto.

GINNASTICA TRIESTINA-VIRTUS 43-48 (18-16)

In vantaggio fino a metà del secondo tempo, i biancoazzurri si scompongono e si fanno raggiungere e superare

di Marsilio Vidulich - Il Piccolo - 20/03/1952
 
 
La Ginnastica ha malamente perduto l'occasione di procurarsi i due punti necessari alla salvezza lasciando alla Virtus l'intera posta di un incontro che pur aveva controllato per lungo tratto. Sono bastati quattro minuti di debolezza e di confusione per permettere ai bolognesi di ricuperare il terreno perduto e di assicurarsi una vittoria forse ormai insperata. Vale la pena di raccontare questa delicata fase dell'incontro, anche per dimostrare che erano del tutto fuori posto le intemperanze verso gli arbitri di un pubblico che ha molto acquistato in passionalità però parecchio perduto in serenità di giudizio.
 
Si era verso la metà del secondo tempo e la Ginnastica conduceva con 5 punti di vantaggio (37-32). Carbonini ricuperava un rimbalzo sotto il proprio cesto ed avanzava palleggiando lentamente alla ricerca del compagno smarcato. Con una zampata che coglieva il biancoceleste di sorpresa, Zucchi si impadroniva della pallone e si gettava a canestro. Subito dopo due doppi falli erano concessi a favore di Vidulli che sbagliava tutti e quattro i tiri, imitato da Lucev che sciupava anche lui una doppietta. Nel frattempo la Virtus, galvanizzata dalla scarsa abilità degli avversari, ne approfittava per ricuperare tutto il terreno perduto, riuscendo anzi a portarsi in netto vantaggio, soprattutto per merito degli anziani Bersani e Ferriani, che arrivavano inspiegabilmente soli a canestro senza quasi venire ostacolati. In quattro minuti di gioco i bolognesi segnavano 14 punti contro i 3 della Ginnastica, e si disponevano a difendere il vantaggio, che a tre minuti dal termine era di 6 punti (46-40). Posar riusciva a metter a segno ancora un ultimo pallone, e la partita si spegneva con la Virtus impegnata in una vertiginosa girandola che le permetteva di mantenere saldamente il controllo della palla. È stato questo senz'altro il migliore periodo di gioco dei bolognesi.
 
Avevano cominciato quasi timorosi, sciupando, per scarsa fiducia, più d'un pallone nella prima parte dell'incontro, quando, trovandosi anche in vantaggio nel contropiede, ridavano inspiegabilmente fuori la palla che avrebbe potuto facilmente essere indirizzata a canestro. Essi hanno atteso il momento opportuno e quando esso è arrivato non se lo sono lasciato scappare. Agli anziani della squadra va tutto il merito del risultato, in quanto sono stati i Bersani, i Ferriani ed i Rapini a dare il tono a tutto l'incontro.
 
Per quel che riguarda la Ginnastica pensiamo di esser nel vero affermando che il pareggio di Roma è... costato la sconfitta di ieri. È successo che tutta la squadra ha cercato di svolgere un gioco legato alle qualità di fromboliere di Posar, che a Roma aveva avuto il merito di segnare quasi una quarantina di punti. Si è visto così ad esempio un Carbonini brillantissimo, entrato tutto solo sul canestro avversario, rovesciare il pallone nelle mani del "biondino", che oltretutto ha stentato a trovare la giusta parabola. Si sono perduti così nel primo tempo un buon paio di canestri che sono venuti poi a pesare sul risultato finale dell'incontro. Oltre a ciò tutti i giocatori, chi più chi meno, sono sembrati preoccupati dall'importanza della posta, e non hanno giocato con quella spigliatezza alla quale ci avevano recentemente abituati. Un tale stato di animo ha nociuto anche alla precisione del tiro, facendo sì che un Damiani ed un Porcelli non riuscissero a segnare un solo canestro, e che nel suo insieme la squadra fosse portata a sbagliare qualcosa come 13 tiri liberi. Eppure avevano inziato bene l'incontro, i biancoazzurri, riuscendo a portarsi subito in vantaggio di sei punti. La Virtus ricuperava e si manteneva a contatto dei triestini che finivano il primo tempo in vantaggio di un solo cesto. Poi segnature alterne che arrivavano dopo lunga preparazione di entrambi i quintetti. A metà della ripresa la Ginnastica conduceva con 5 punti perdendo e ricuperando tale vantaggio per un paio di volte. Poi succedeva il fattaccio che abbiamo più sopra descritto, e la partita finiva in un clamore assordante, con una piccola parte del pubblico scatenata contro gli arbitri che hanno avuto il merito di dirigere più che bene il difficile incontro.
 

VIRTUS - GINNASTICA ROMA: 49-41

Bruciante finale dei bolognesi

Stadio - 07/04/1952

 

Virtus: Bersani (5), Ferriani (4), Rapini (20), Negroni (4), Ranuzzi (11), Zucchi (4), Battilani (1), Gambini, Bencivenni, Villani.

Ginnastica Roma: Cerioni (6), Ferretti (2), De Carolis (14), Marietti (7), Margheritini (7), Palermi (1), Asteo (2), Paveri (2), Fortunato.

Arbitri: Andri e Cenni di Trieste.

 

Tra Virtus e Ginnastica Roma si è assistito ieri sera in Sala Borsa a una battaglia entusiasmante. Fino alla metà del secondo tempo il punteggio p stato in equilibrio; al 36 a 35 per la Roma, Cerioni usciva per il quarto personale, e la Virtus, grazie ad un periodo felicissimo di Rapini, si portava in parità e passava presto in vantaggio. Da questo momento fino al termine, infatti, tutte le marcature dei bolognesi portavano la sigla del "pivot". La Virtus guadagnava quattro lunghezze di vantaggio e, prima che la partita avesse termine, anche De Carolis e Bersani dovevano uscire per raggiunto limite di personali.

La Ginnastica Roma si è palesata la miglior squadra scesa quest'anno in Sala Borsa: con un gioco velocissimo essa è riuscita a portare spesso il bravissimo De Carolis a distanza utile. Nel primo tempo è stato Ranuzzi ad opporsi ala leggera superiorità dei bianchi con alcune travolgenti discese a canestro; nella ripresa, come si è detto, ha avuto un peso determinante sul risultato la vena ritrovata di Rapini.

Degli ospiti i migliori sono stati, assieme a De Carolis, un superbo Cerioni che il pubblico ha applaudito più volte a scena aperta, e Margheritini; fra i virtussini meritano un particolare cenno Rapini, Ranuzzi e Battilani. Eccellente l'arbitraggio dei triestini Andri e Cenni.