STAGIONE 1951/52

 

 

Gambini, Dino Zucchi, Bersani, Ferriani, Vannini, Carlo Negroni

Rapini, Bencivenni, Ranuzzi, Battilani

 

Virtus Bologna

Serie A: 2a classificata su 12 squadre (17-22)

 

FORMAZIONE
Gianfranco Bersani (cap.)
Giuliano Battilani
Elvio Bencivenni
Sergio Ferriani
Germano Gambini
Carlo Negroni
Renzo Ranuzzi
Luigi Rapini
Venzo Vannini
Umberto Villani
Saymour Wiener
Nino Zacchi
Dino Zucchi
Riserve: Sandro Carestia, Paolo Occhialini, Paolo Zacchi
Solo amichevoli: Giuseppe BenchimolPaolo Guidastri, Giorgio Lanzarini, Giancarlo Marinelli, Franco Montagnani, Alfredo Savigni, Carlo Bontempi (in prestito dalla Victoria Pesaro), Rino Di Cera (in prestito dal Gira Bologna), Pier Luigi Fornasier (in prestito dalla Reyer Venezia) Giulio Geroli (in prestito dalla Reyer Venezia), Pietro Girardo (in prestito dalla Reyer Venezia), Carlo Muci (in prestito dal Gira Bologna), Carlo Pensalfini (in prestito dalla Victoria Pesaro)
 
Allenatore: Venzo Vannini poi Amerigo Penzo

 

Partite della stagione

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

Tratto da "Virtus - Cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro

 

Nel 1952 lo scudetto rimane a Milano al Borletti, dove esordisce, ragazzino, un altro nome che diverrà celebre: Sandro Gamba. La Virtus si riporta la secondo posto, avendo recuperato il figliol prodigo Ranuzzi, potendo contare sullo studente universitario americano Saymour Wiener e sugli esordienti Battilani e Gambini, In quella stagione fu epico lo scontro al Palazzo del Ghiaccio di Milano tra Virtus e Borletti, davanti a migliaia di persone che delirarono per una delle più belle partite di quegli anni, terminata con un punteggio, per l'epoca altissimo, di 64-52 per i milanesi. In tutto 5 sconfitte per i bolognesi contro le 3 dei milanesi di Bogoncelli, con 1031 punti all'attivo (46,8 di media) e 876 al passivo (39,8 di media).

Nella classifica dei marcatori spadroneggiano Stefanini e Romanutti, mentre al 3° posto c'è il virtussino Rapini con 283 punti (12,8 di media).

 

LA SALA BORSA SI FA STRETTA

Tre ad alta quota: anche l’Oare si affaccia alla Serie A

Tratto da “I Canestri della Sala Borsa” – Marco Tarozzi

 

Situazione, alla vigilia del campionato ’51-52: Milano adesso vince gli scudetti, Roma è sempre ai vertici, Varese e Pesaro sono realtà in divenire. Ma Bologna è l’unica città del basket a presentare tre squadre ai nastri di partenza del massimo campionato: Virtus, Gira e Oare. La Sala Borsa diventa un incrocio di derby. Non è solo gloria, naturalmente: tre squadre in Serie A diventano un bel problema organizzativo, e sul campo di via Ugo Bassi iniziano turni quasi sfibranti per allenarsi e certe partite devono essere giocate al sabato sera o addirittura alla domenica mattina.

Ranuzzi torna a casa Virtus in quell’estate e si porta dietro Battilani. Una querelle: il Gira la prende malissimo e inizialmente si rivolge alla Fip, che blocca il trasferimento. In campionato la Virtus se la gioca, al solito, con Milano per tutto il campionato, e all’ultima giornata arriva la sfida diretta al Palaghiaccio, tana del Borletti che ha un punto di vantaggio. Praticamente una finale. Il fattore campo premia ancora una volta i milanesi: 64-52 e terzo scudetto di fila. La Virtus di capitan Bersani si batte e si sbatte, ma deve capitolare. Una consolazione dal nuovo Ct della Nazionale, vecchia conoscenza: Giancarlo Marinelli, chiama alle Olimpiadi di Helsinki Ferriani, Rapini, Ranuzzi e Dino Zucchi. Il Gira oltre a Ranuzzi e Battilani ha perso “Gino” Strong, diventato Ct della Nazionale svizzera. Si attrezza con Presca, Flamini e Lelli, allenatore-giocatore. Ma soffre per buona parte della stagione. Vince il primo derby dell’annata con l’Oare, 36-31. “Rari i momenti di bel gioco, scarse le emozioni”, secondo le cronache dell’epoca. Andrà peggio al ritorno, quando un Gira in preda alle tensioni sarà sconfitto (41-31) dalla matricola della città. Senza contare che con la Virtus è ancora 0 a 2: 36-32 e 48-37 per Bersani e compagni. Si riprenderanno nel finale, gli arancioni: un calcio alle polemiche e sesto posto a pari merito con l’Itala Gradisca. L’Oare saluta la Serie A a fine stagione, undicesimo su dodici. A Varese, nella partita d’esordio, aveva debuttato con il botto. Anzi, con le botte: rissa in campo e sugli spalti, una rarità per l’epoca.

 

SCONFITTI I CAMPIONI

Il Piccolo - 27/01/1952
 
Di fronte ad un pubblico strabocchevole, i bianchi virtussini hanno meritatamente vinto il primo dei due confronti con la squadra detentrice del titolo di campione. Iniziato con facile ritmo, la Virtus, dopo essersi portata sul 17 a 1, rallentava. Intanto i milanesi acquistavano maggior omogeneità e sicurezza al tiro. La ripresa vedeva dapprima la squadra locale con le idee un po' annebbiate, seppure con non diminuita aggressività; ciò permetteva al Borletti di portarsi a soli due canestri di distacco. A questo punto l'incontro si faceva incandescente per la velocità degli attacchi e la rigida difesa "a uomo" adottata da ambedue le formazioni. A circa 15' dalla fine, quando sembrava che i milanesi riuscissero a raggiungere gli avversari, la Virtus aveva un irresistibile scatto che faceva salire il suo punteggio nonostante le rudezze dell'innervosita squadra avversaria. Tra i migliori della Virtus: Bersani, Ferriani, Rapini e Zucchi; del Borletti: Pagani, Stefanini, Romanutti.
 

GINNASTICA TRIESTINA-VIRTUS 43-48 (18-16)

In vantaggio fino a metà del secondo tempo, i biancoazzurri si scompongono e si fanno raggiungere e superare

di Marsilio Vidulich - Il Piccolo - 20/03/1952
 
 
La Ginnastica ha malamente perduto l'occasione di procurarsi i due punti necessari alla salvezza lasciando alla Virtus l'intera posta di un incontro che pur aveva controllato per lungo tratto. Sono bastati quattro minuti di debolezza e di confusione per permettere ai bolognesi di ricuperare il terreno perduto e di assicurarsi una vittoria forse ormai insperata. Vale la pena di raccontare questa delicata fase dell'incontro, anche per dimostrare che erano del tutto fuori posto le intemperanze verso gli arbitri di un pubblico che ha molto acquistato in passionalità però parecchio perduto in serenità di giudizio.
 
Si era verso la metà del secondo tempo e la Ginnastica conduceva con 5 punti di vantaggio (37-32). Carbonini ricuperava un rimbalzo sotto il proprio cesto ed avanzava palleggiando lentamente alla ricerca del compagno smarcato. Con una zampata che coglieva il biancoceleste di sorpresa, Zucchi si impadroniva della pallone e si gettava a canestro. Subito dopo due doppi falli erano concessi a favore di Vidulli che sbagliava tutti e quattro i tiri, imitato da Lucev che sciupava anche lui una doppietta. Nel frattempo la Virtus, galvanizzata dalla scarsa abilità degli avversari, ne approfittava per ricuperare tutto il terreno perduto, riuscendo anzi a portarsi in netto vantaggio, soprattutto per merito degli anziani Bersani e Ferriani, che arrivavano inspiegabilmente soli a canestro senza quasi venire ostacolati. In quattro minuti di gioco i bolognesi segnavano 14 punti contro i 3 della Ginnastica, e si disponevano a difendere il vantaggio, che a tre minuti dal termine era di 6 punti (46-40). Posar riusciva a metter a segno ancora un ultimo pallone, e la partita si spegneva con la Virtus impegnata in una vertiginosa girandola che le permetteva di mantenere saldamente il controllo della palla. È stato questo senz'altro il migliore periodo di gioco dei bolognesi.
 
Avevano cominciato quasi timorosi, sciupando, per scarsa fiducia, più d'un pallone nella prima parte dell'incontro, quando, trovandosi anche in vantaggio nel contropiede, ridavano inspiegabilmente fuori la palla che avrebbe potuto facilmente essere indirizzata a canestro. Essi hanno atteso il momento opportuno e quando esso è arrivato non se lo sono lasciato scappare. Agli anziani della squadra va tutto il merito del risultato, in quanto sono stati i Bersani, i Ferriani ed i Rapini a dare il tono a tutto l'incontro.
 
Per quel che riguarda la Ginnastica pensiamo di esser nel vero affermando che il pareggio di Roma è... costato la sconfitta di ieri. È successo che tutta la squadra ha cercato di svolgere un gioco legato alle qualità di fromboliere di Posar, che a Roma aveva avuto il merito di segnare quasi una quarantina di punti. Si è visto così ad esempio un Carbonini brillantissimo, entrato tutto solo sul canestro avversario, rovesciare il pallone nelle mani del "biondino", che oltretutto ha stentato a trovare la giusta parabola. Si sono perduti così nel primo tempo un buon paio di canestri che sono venuti poi a pesare sul risultato finale dell'incontro. Oltre a ciò tutti i giocatori, chi più chi meno, sono sembrati preoccupati dall'importanza della posta, e non hanno giocato con quella spigliatezza alla quale ci avevano recentemente abituati. Un tale stato di animo ha nociuto anche alla precisione del tiro, facendo sì che un Damiani ed un Porcelli non riuscissero a segnare un solo canestro, e che nel suo insieme la squadra fosse portata a sbagliare qualcosa come 13 tiri liberi. Eppure avevano inziato bene l'incontro, i biancoazzurri, riuscendo a portarsi subito in vantaggio di sei punti. La Virtus ricuperava e si manteneva a contatto dei triestini che finivano il primo tempo in vantaggio di un solo cesto. Poi segnature alterne che arrivavano dopo lunga preparazione di entrambi i quintetti. A metà della ripresa la Ginnastica conduceva con 5 punti perdendo e ricuperando tale vantaggio per un paio di volte. Poi succedeva il fattaccio che abbiamo più sopra descritto, e la partita finiva in un clamore assordante, con una piccola parte del pubblico scatenata contro gli arbitri che hanno avuto il merito di dirigere più che bene il difficile incontro.
 

FINALE DI CAMPIONATO

tratto dal vittorioso - 1952

 

Anche per il campionato di pallacanestro 1952 è stata scritta la parola fine! È terminato il lunedì dell'Angelo con la vittoria combattutissima della Borletti di Milano sulla Virtus di Bologna.

...

Al Palazzo del Ghiaccio milanese, durante l'ultimo incontro cestistico di Serie A, ha avuto una meritata e quasi inaspettata giornata trionfale: spettatori entusiasti a migliaia e "completissimo" in ogni ordine di posti. Al Palazzo del Ghiaccio, gremito come soltanto per gli incontri di pugilato, ci è stato dato modo di vedere, milanesi e bolognesi hanno acclamato, applaudito e rumoreggiato fino... alle stelle. Se tali incontri si fossero svolti qualche anno fa, vi avrebbero assistito soltanto alcune centinaia di persone, al posto delle "seimila" della finalissima di Pasqua.

 

Una fase della gara decisiva al Palazzo del Ghiaccio di Milano

RANUZZI FIGLIOL PRODIGO (CON BATTILANI)

tratto da "Il Mito della V Nera" 1871-1971 di A. Baraldi e R. Lemmi Gigli

 

Alle XV Olimpiadi in terra finlandese la Virtus è presente con un poker di cestisti: Sergio Ferriani, Renzo Ranuzzi (tornato all'ovile dopo la parentesi girina), Luigi Rapini e Dino Zucchi. E non soltanto con essi, giacché della carica di Commissario Tecnico era stato investito sin dall'inizio di stagione Giancarlo Marinelli, la maggior gloria della pallacanestro virtussina, facendo così pendant con Achille Baratti, già da tempo commissario unico della femminile. Ma a Helsinki purtroppo la Nazionale non riesce ad essere la vera espressione del nostro gioco (che ha già attinto livelli considerevoli) e l'avventura azzurra si chiude malamente in fase di qualificazioni, deludendo le  molte speranze fiorite in aprile attorno ad un Trofeo Mairano magistralmente vinto dai nostri portacolori.

Aprile aveva anche concluso la lunga e appassionante vicenda di un campionato vissuto, interamente, si può dire, del dualismo Virtus-Borletti. Un motivo già tradizionale e che per diversi anni ancora caratterizzerà, a livelli sempre più alti di agonismo, la disputa tricolore. Il ritorno di Ranuzzi, come si è visto, ha dunque rilanciato la Virtus. E con lui riapproda ai vecchi lidi un altro ex di ritorno, Giuliano Battilani, il "marine", sino a ieri colonna del Gira, mentre affluiscono le giovani promesse Gambini e Bencivenni, prelevati dalla locale Liberta. Inoltre viene inquadrato lo studente americano Saymour Wiener e, in sostituzione di Dario Zucchi costretto a dare forfait per un incidente di gioco, si rivede l'anziano Venzo Vannini che, anzi, in collaborazione con Franco Lodoli, si accolla la direzione tecnica della squadra, fintanto che questa non viene affidata, nella parte conclusiva del torneo, al veneziano Amerigo Penzo. Il sestetto principale naturalmente è costituito da Bersani, Ferriani, Rapini, Ranuzzi, Negroni e Dino Zucchi, la cui perfetta fusione di gioco garantisce alla Virtus una bella partenza lanciata. Il girone d'andata (due sole sconfitte a Gradisca e Roma) si conclude in Borsa con una sonante vittoria 49-35 sui campioni del Borletti, raggiunti così in vetta alla graduatoria. Poi soprattutto la grande regolarità interna (tutte vinte in casa) consente alle V nere di mantenere i contatti con i lanciatissimi milanesi.

Si arriva così all'ultima giornata con le due squadre separate solo da un punto e lo scontro diretto, al Palazzo del Ghiaccio di Milano, assurge praticamente al valore di una finale. La Virtus si batte al meglio delle proprie forze, ma non riesce a rovesciare lo svantaggio del fattore campo né a contenere la complessiva superiorità degli antagonisti. In ogni caso partita memorabile - lo dice anche il risultato 64-52 - che corona degnamente un campionato di prim'ordine. La Virtus accetta il ruolo di vice-campione, senza cioè le recriminazioni che avevano accompagnato la sua abdicazione di due anni prima. Inoltre piazza ancora Gigi Rapini al terzo posto assoluto tra i tiratori (283 punti, esattamente come nel 50-51) dietro al prestigioso tandem Stefanini-Romanutti, mentre anche Ranuzzi (208 p.) è compreso fra i dieici migliori. Altro motivo di soddisfazione la vittoria nel secondo tornea Coppa Città di Bologna , organizzato dalla nostra società in Sala Borsa le sere del 20 e 21 febbraio con la partecipazione di una Selezione Svissera, degli American Tigers e del Club de Futbol Barcelona, vincitore della prima edizione, su cui la Virtus, trascinata da un grande Ferriani, si prende una netta rivincita nell'incontro decisivo: 54-44.

Un altro trofeo internazione la Virtus va a vincerselo in giugno a Mentone (31-30 in finale sul Semailles belga) arrivando poi seconda a Bruxelles nel torneo del Centenario con una formazione messa insieme coi prestiti di Muci e Di Cera (Gira), Pesalfini e Bontempi (Pesaro), Fornasier, Geroli e Girardo (Reyer). A quel tempo infatti i titolari virtussini sono quasi tutti assorbiti dalla preparazione olimpica che poi come abbiamo visto, si risolve nel fiasco di Helsinki. Molto meglio la Nazionale vittoriosa a Milano nel Trofeo Mairano col concorso di Ferriani, Ranuzzi e Rapini. Dal canto loro Carlo Negroni e Dino Zucchi avevano partecipato all'inizio di stagione (ottobre 1951) alla spedizione italiana ai Giochi del Mediterraneo ad Alessandria di Egitto (Italia terza). Poi anche capitan Bersani aveva indossato la sua 24a maglia azzurra in Francia-Italia a Parigini, assieme a Ferriani, Ranuzzi e Rapini, quest'ultimo rimpiazzato successivamente da Dino Zucchi nell'incontro col Belgio a Bari. Nel quadro dell'attività internazione 1951-52 anche due amichevoli della Virtus in Sala Borsa contro l'Olympique Marsiglia (vittoria per 55-48) ed il Partizan Belgrado (senza Rapini, sconfitta per 54-38).

Intensa l'attività delle formazioni minori affidate alla cura di Giuseppe Palmieri: la squadra B con Paolo Zacchi, Benchimol, Costa, Nino Zacchi, Occhialini, Chelli, Carestia, Benati, Villani e Parisini in lizza nel campionato di Serie C; la squadra juniores con Comastri, Carpani, Verasani, Pini, Guidastri, Baietti, Cuppini, Di Sandro, Pozzati, Breviglieri, Ferrari e Concetto, campione emiliana al pari della squadra allievi. Costernazione infine in tutto l'ambiente cestistico per la dolorosa scomparsa di Luciano Martini, giocatore dell'OARE cresciuto nella squadra ragazzi della Virtus. In sua memoria il 7 febbraio viene allestita in Borsa una partita fra una Rappresentativa Bolognese (comprendente Bersani, Battilani e Dino Zucchi) ed il Pesaro, vinta 51-32 dalla prima.

AI RAGGI X IL TORNEO DI BOLOGNA

di Franco Flamini - Pallacanestro (mensile di Padova) - marzo 1952

 

Sotto i portici del centro, nei bar sportivi, nelle sedi sociali, tutto l'ambiente cestistico bolognese discute e commenta ancor oggi il torneo internazionale "Coppa Città di Bologna".

Tutti concordi sulla riuscita della manifestazione, ottimamente organizzata dalla Virtus, non altrettanto sulla superiorità, diremo così, accademica del gioco di questa o quella squadra. i risultati, la netta vittoria virtussina, il secondo posto degli spagnoli, il terzo dei sorprendenti svizzeri, il quarto degli americani, rispecchiano una graduatoria confortata da cifre, dal vario volume di gioco, dalle abilità individuali, dagli accorgimenti tattici più o meno felicemente attuati. scontata tale graduatoria, sulla quale nessuno osa sollevare obbiezioni, l'argomento delle discussioni verte preferibilmente sul tipo di gioco, sulla prestazione individuale e collettiva dei giocatori, sulla classificazione affatto accademica del miglior atleta in campo.

Diciamo subito che quest'ultimo argomento è il più dibattuto anche se solo due nomi sono in ballottaggio per ricevere una così platonica palma. Kucharski e Eaton, uno spagnolo di origine polacca ed un americano della più razionale scuola cestistica del mondo. La corrente più forte è per l'americano, ma la minoranza sostenitrice di Kucharski è quanto mai combattiva.

Ecco in breve come sono stati vivisezionati questi due grandi attori del torneo bolognese. Kucharski: giocatore di eccezionale precisione nel tiro da media e lunga distanza, buono nel tiro ravvicinato (3-4 metri), incredibilmente dinamico malgrado la sua struttura fisica piuttosto massiccia (peccato che sia obeso, ci diceva l'allenatore del Barcellona), ottimo nelle finte e nella partenza in palleggio, precisissimo nei passaggi, troppo accentratore del gioco della sua squadra (la palla era quasi sempre nelle sue mani), piuttosto debole in difesa.

Eaton: buon tiro da media distanza, felice nelle entrate anche se poco sfruttate, ottimo direttore di gioco, brillante nei passaggi, insuperabile nei rimbalzi difensivi, sbalorditivo nei lanci in contropiede, completo in tutti i movimenti fondamentali.

Come si vede la scelta tra i due è tutt'altro che facile.

Ora, se ai tifosi bolognesi l'allettante argomento fa dimenticare tutti gli altri, noi non possiamo fare a meno di ricordare un altro giocatore che ai due sullodati molto si è avvicinato per classe e rendimento. Diciamo di Ferriani, uomo che ha letteralmente trascinato la Virtus alla vittoria del più interessante torneo di quest'anno. Temibile tiratore da media e da distanza ravvicinata egli ha saputo dirigere e galvanizzare i suoi compagni nei momenti più delicati, chiara dimostrazione di una forma veramente felice.

Le formazioni partecipanti alla manifestazione sono sfilate sotto gli occhi di un pubblico numerosissimo e competente dilettandolo con prestazioni un po' deludenti nella prima serata, ma senza dubbio eccellenti nella seconda.

La Virtus ha difeso di preferenza attuando la disposizione a zona 3-2 dalla quale ha fatto partire ad ogni occasione favorevole i più spettacolari contropiedi. in queste fasi Bersani ha alternato momenti felici ad altri meno, mentre ad occasione sfumata, incontrando sempre avversari adottanti la difesa individuale, la Virtus disponeva i suoi attacchi con "incroci sul pivot" (Rapini) o con azioni di "vela e vai" sfruttate fino alla noia.

Il Barcellona ha difeso sempre ad uomo. Contro la zona ha attuato una disposizione 4 fuori ed 1 dentro: servizi al pivot che concludeva col tiro oppure serviva l'ala che entrava di fianco lungo la linea di fondo.

Oltre ai tiri di media distanza di Kucharski, è stato molto usato l'incrocio laterale, La preparazione alle varie azioni è stata sempre molto lenta (palla stagnante) rapida invece la conclusione (ottimo in questa fase Dalmau). Le capacità individuali dei singoli componenti la squadra, ad eccezione di Kucharski e Dalmau, non si sollevano dalla mediocrità.

La Selezione Svizzera ha difeso sempre ad uomo. Formata da elementi giovanissimi si avvale dell'abilità di Strong, regista di vaglia, e della vitalità del francese Kilijean. Attacca la zona con disposizione 4 fuori e 1 dentro. Pochi servizi al pivot, molti tiri da media distanza con azione decisa sui rimbalzi. Gli svizzeri sanno fare poche cose, ma bene. Hanno offerto, contro gli americani, uno spettacolo molto apprezzato e il loro terzo posto è quanto mai meritato.

Gli American Tigers, che non erano gli American Tigers, ma gli Speaheads, militari di stanza a Trieste, hanno mostrato un gioco in cui la parte più spettacolare era rappresentata dalla scioltezza con la quale si muovevano tutti gli uomini. Hanno difeso prevalentemente a zona (2-3) usando il pressing negli ultimi minuti di gioco.

Contro la zona hanno esibito i loro migliori tiratori (Eaton, Whitefield e Sullivan) e nella seconda partita un pivot (Feir) essenzialmente realizzatore. Hanno attaccato la difesa individuale con entrate (finta, partenza in palleggio e tiro) e qualche incrocio. Si sono dimostrati tenaci e realizzatori sui rimbalzi. In quelli difensivi Eaton ha dato spettacolo, Sembrava un ascensore. I suoi passaggi a due mani da una parte all'altra del campo, eseguiti in perfetta scioltezza, hanno un po' sbalordito tutti.

Per concluder questa analisi tecnica, diremo che l'incontro delle quattro scuole - americana, spagnola, svizzera ed italiana - è stato fertile di insegnamenti, Allo spettacolo si è unito quindi un successo tecnico di grande utilità. E questo fa onore agli organizzatori che al proprio pubblico sanno offrire manifestazioni di lusso.

 

Risultati Tecnici

Primo turno:

Virtus Bologna - Selezione Svizzera     47-44 (26-19)

Barcellona -  American Tigers             58-49 (25-18)

 

Finali

Per il 1° e 2° posto:

Virtus Bologna - Barcellona                  54-44 (25-21)

Per il 3° e 4° posto:

Selezione Svizzera - American Tigers      47-45 (26-30)

 

Formazioni delle squadre

Virtus Bologna: Bersani, Ferriani, Rapini, Ranuzzi, Zucchi Dino, Negroni, Battilani, Gambini, Bencivenni, Wiener.

Barcellona: Kucharski, Martin, Perez, Dalmau, Ferranio, Bassò, Isal, Dunach, Guilleum, Massaguè.

Selezione Svizzera: Strong, Kilijean, Chiappino, Stonchly, Chollet, Cottier, Albrecht, Moget, Redard, Prahin, Hambert, Piaget.

American Tigers: Feir, Eaton, Dixton, Whitefield, Holmes, Glover, Bixler, Viera, Moffet, Braman, De Laurentis, Sullivan, Lyons.

 

Classifica tiratori scelti del torneo

Kucharski, p. 35; Dalmau, 29; Ferriani, 24; Kilijean, 22; Zucchi D., 22; Rapini, 21; Eaton, 19; Sullivan, 19; Moget, 17; Martin, 16.

 

Battilani "Il Marine"

Giuliano Battilani, giocatore della Virtus di Bologna, s'è guadagnato per il suo gioco spericolato il nomignolo di "marine".

Le sue attitudini fisiche e il carattere lo fanno giocatore di combattimento pronto sempre a scaraventarsi in avanti, quale che sia il pericolo, per risolvere situazioni critiche. Perciò il nomignolo gli sta bene.

Nel recente Torneo Internazionale di Bologna, fu proprio in uno dei momenti meno felici per la Virtus in lotta contro gli elvetici, che Battilani fece il suo ingresso in campo. Un compatto gruppo di spettatori lo salutò allora intonando il celebre inno dei "marines" americani. E l'incoraggiamento fece il suo effetto.

Virtus - Selezione Svizzera. Da sinistra: Ferriani, Chollet, Redard, Gambini e Battilani

Virtus - Barcellona: Kucharski, Fernando in velo su Ferriani, Ranuzzi, Dalmau