STAGIONE 2007/08

 

Al primo raduno una Virtus a ranghi incompleti: Pillastrini, Colombini, Spencer, Novi, Malagoli, Canelo

Quaglia, C. Tommasini, Michelori, Chiacig, Garri, Lestini, Gugliotta, Holland, Cavicchi (foto tratta da www.virtus.it)

 

La Fortezza Bologna (in Euroleague Vidivici Bologna)

Serie A1: 15a classificata su 18 squadre (13-34)

Play-off: non ammessa

Coppa Italia: finalista (2-3)

Euroleague: eliminata nel girone (2-14)

 

N. nome ruolo anno cm naz note
5 Delonte Holland A 1982 198 USA dal 14/01/08 in prestito a Varese
6 Dewarick Spencer G 1982 193 USA dal 25/02/08 in tribuna
7 Brett Blizzard G 1980 191 ITA (p) infortunato fino al 06/02/08
8 Will Conroy P 1982 187 USA ceduto all'Armani Jeans il 30/11/07
8 Travis Best P 1972 180 USA acquisito dal Prokom Sopot il 19/12/07
9 Alan Anderson A 1982 198 USA  
11 Andrea Crosariol C 1984 210 ITA fino al 15/02/08
12 Guillherme Giovannoni A 1980 202 ITA (p)  
13 Massimo Bulleri P/G 1977 188 ITA dal 22/02/08
13 Jean Carlos Canelo P 1989 185 DOM  
14 Roberto Chiacig C 1974 210 ITA  
15 Andrea Michelori A/C 1978 202 ITA infortunato fino a novembre
16 Fabio Di Bella P 1978 186 ITA fino al 28/02/08
17 Stevan Stojkov P 1989 182 JUG  
18 Federico Lestini A 1983 200 ITA dal 31/01/08 in prestito a Cantù
18 Dimitri Lauwers G 1979 187 ITA (p) dal 29/02/08
19 Matteo Da Ros A 1989 200 ITA  
20 Luca Garri A/C 1982 207 ITA  
21 Donnie McGrath G 1984 183 IRL acquisito dalla Tisettanta Cantù il 15/11/07
  Michele Novi A 1988 206 ITA  
  Stefano Masciadri A 1989 200 ITA  
  Claudio Tommasini P 1991 197 ITA  
  Riccardo Moraschini P/G 1991 194 ITA  
   Riccardo Pederzini  A 1989 197 ITA  
  Will Bynum P 1983 183 USA senza disputare nessun incontro
Solo amichevoli: Riccardo Malagoli
             
  Stefano Pillastrini All 1961   ITA fino al 21/01/08
  Renato Pasquali All 1954   ITA dal 23/01/08
  Daniele Cavicchi Vice All        
  Mattia Ferrari Vice All        

  

Partite della stagione

Statistiche di squadra

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

IL FILM DELLA STAGIONE

di Roberto Cornacchia per Virtuspedia

 

Dopo una stagione ben al di sopra di ogni aspettativa, con due finali e una semifinale nelle tre competizioni a cui prendeva parte, tutti si aspettano che Markovski, peraltro già in possesso di contratto, resti alla guida della squadra. Ma i primi scricchiolii si cominciano ad udire all'indomani della finale scudetto, quando Sabatini annuncia che non metterà ostacoli al coach macedone se vorrà accettare le le offerte che gli provengono da altre società. Si saprà poi in seguito che Sabatini, nel momento in cui la squadra sembrava in panne nel finale di stagione precedente, aveva già preso accordi con Pillastrini, che difatti viene annunciato come nuovo coach mentre a Markovski viene offerto il ruolo di GM, che aveva in pratica già svolto nel biennio precedente. Zare non accetta, andrà poi a Milano e a ricoprire il ruolo di GM viene chiamato Andrea Luchi. Ne consegue che tutta la formazione viene rivoluzionata, vista la notevole differenza "filosofica" tra i due allenatori: il macedone abile nello sfruttare in maniera atipica giocatori in cerca di rilancio, Pillastrini da sempre considerato bravo nel partire da zero e a valorizzare i giovani.

Giovannoni e Blizzard sono confermati mentre Vukcevic, nonostante l'ottima stagione, viene lasciato libero e segue Zare a Milano. è il preludio ad una campagna acquisti piuttosto movimentata, alla cui chiarezza non giova certo l'aver smesso di annunciare gli acquisti. Ilievski prende la via di Siena, vengono annunciati i giovani Da Ros e Fontecchio ma soprattutto l'esperto ex-nazionale Roberto Chiagic e il giovane Federico Lestini. Nel frattempo si fatica a trovare il nuovo accordo economico con Di Bella e Michelori, che hanno comunque già contratto. Verranno poi dichiarati fuori squadra, evidentemente per non aver accettato gli importi proposti, cosa confermata dall'arrivo di Gianmarco Pozzecco e Luca Garri, scambiato con Roma per Drejer. Il play ex-nazionale ed ex-Fortitudo però si rimangia la parola data e rifiuta: galeotto un sms di un amico. Giungono così, alla chetichella, le due più importanti bocche da fuoco, i mori Dewarick Spencer, che ha fatto faville in Francia, e il già conosciuto in Italia Delonte Holland, mentre l'infortunio di Blizzard si rivela più grave di quanto ipotizzato, il giocatore si deve sottoporre ad un intervento chirurgico che lo vedrà rientrare solo diversi mesi dopo l'inizio del campionato. Dopo mesi di nomi che rimbalzano (Jeter, Garris, Childress, Bennett, Booker) e dopo il gran rifiuto di Pozzecco, viene firmato Will Conroy, proveniente dalla NDBL. Nel frattempo viene ingaggiato quasi a sorpresa anche Alan Anderson, proveniente dalla stessa lega ma con una breve ma significativa esperienza in NBA. Già alla prima amichevole c'è un giocatore "tribunato", Gugliotta, triste presagio di una stagione nata sotto una brutta stella. Rimane da prendere l'ala piccola che faccia da riserva a Holland e sembra quasi fatta per il francese Morandais ma all'ultimo momento firma per il Barcellona. Si devi allora su Digbeu, che verrebbe di corsa, ma gli spagnoli dell'Alicante non sono dello stesso avviso. Alla fine arriva il quotato Alan Anderson e il suo dualismo col titolare - in pectore inamovibile - Holland sarà uno dei punti nodali della stagione. Per cercare di tenere basse le aspettative, Sabatini lancia il motto "Lasciateci perdere", pretendo addirittura di metterlo ufficialmente nel nome della squadra, cosa che la LegaBasket rifiuta.

Esordio in trasferta a Capo d'Orlando dove, grazie all'assenza di Pozzecco e alla concretezza di Giovannoni e Chiacig si incamerano i primi due punti. Bene anche un cinico Spencer e un esplosivo Anderson contro la difesa allegra dei siciliani. Brusco risveglio casalingo contro Biella: primo tempo imbarazzante con Conroy e Holland disastrosi. I piemontesi dilagano, 14 punti di vantaggio al termine del primo quarto, addirittura 26 all'intervallo. Nella ripresa Di Bella, Spencer e Crosariol, ma soprattutto una difesa più degna di tale nome, portano al -6 di fine terzo quarto. Cinciarini non è d'accordo, tiene a distanza la Virtus che un paio di volte giunge a -3 ma finisce 81-92. Crosariol ha un litigio con Pillastrini durante la partita, nuvole scure si addensano all'orizzonte. Segue un altro successo esterno, ad Avellino, contro un'Air che non è neanche lontana parente di quella che si vedrà in campo in seguito. Bene Chiacig e Spencer, 6 giocatori in doppia cifra, le cose parrebbero prendere la piega giusta ma Conroy non migliora. Ancora in trasferta, stavolta a Cantù, dove scoppia il caso-discoteca con i 4 americani sospesi per aver fatto tardi 2 giorni prima della partita. Pubblico annuncio di Sabatini, gran can can mediatico, accuse di cattivo esempio ai ragazzi delle giovanili, dichiarazioni di "è meglio dare l'esempio e perdere la partita" e poi, la mattina stessa della partita, il dietro-front: tutti in campo, convinti dalle dichiarazioni di scusa fatte dai giocatori, capitanti da Holland. Che a Cantù ci avessero creduto non è dato sapere, fatto sta che i mori giovano bene, specie Holland, e i bianconeri controllano la partita per 35'. Nel finale i brianzoli, capitanati da un Wood da 31 punti, si rifanno sotto ma la mano di Spencer non trema dalla lunetta e si porta a casa il terzo scalpo consecutivo. Girano voci di ulteriori problemi di spogliatoio, ufficialmente smentiti davanti ai microfoni. Finalmente si vince anche in casa, contro Treviso. Il "black power" è privo di Anderson ma Holland e Spencer sfoderano delle notevoli prestazioni balistiche e ben sorretti da un Crosariol che domina l'area ed evidentemente ha qualche sassolino nella scarpa da togliersi nei confronti della Benetton mettono il risultato in frigo senza il solito finale mozzafiato. Quattro vittorie e una sconfitta, sembra l'inizio di una cavalcata trionfale...

A Bologna arriva l'Eldo Napoli che non è più quella che ha vinto la Coppa Italia poco prima. Ma è sufficiente per avere meglio di una Virtus svogliata, che parte bene, prende un discreto vantaggio ma poi si appisola, lascia che gli ospiti si riprendano e sfruttino la loro specialità: il tiro da 3 punti. Così pigliano coraggio e nel finale di gare le loro giocate di squadra hanno la meglio su Spencer che gioca da solo contro tutti. Chiagic il più positivo, Conroy pare in crescita ma la palla al piede è Holland che si perde in finte ed esitazioni e finisce con 0/7 dal campo. Non pago, offende pure il coach, che gli vale la sospensione da parte della società. Si riceve in casa lo Zalgiris per l'esordio di Eurolega, con Holland che manco si presenta come spettatore. Come liberato da una zavorra, Alan Anderson gioca un partitone, 28 punti e un'impressione di dominio, vincendo nettamente lo scontro personale col veterano Marcus Brown. Si festeggia quindi il rientro al tavolo di quelli che contano con una vittoria per 81-75 non facile ma che fa ben sperare per il prosieguo. Bene anche Di Bella e Crosariol, mentre Sabatini, con le continue polemiche nei confronti della Lega, non contribuisce certo a stemperare gli animi. Per la trasferta di Pesaro si invertono le assenze: Anderson vola negli USA per la nascita della figlia e viene reintegrato Holland dopo l'ennesimo colloquio chiarificatore. Pesaro rifila una sonora bastonata ai bianconeri, dove nessuno si salva: Conroy e un irritante Holland i peggiori in campo, e i 19 punti sul groppone non rendono l'idea della disfatta. Si vola a Vitoria per la prima trasferta di Eurolega, stavolta l'assente è Spencer. Altra batosta, 27 punti di scarto ma soprattutto l'impressione che ci sia un frattura sempre più netta tra il blocco degli europei e quello degli americani. Conroy fa fatica a oltrepassare la metacampo, Anderson è ancora sbalestrato dal tour de force per il rientro, Holland gioca 1 vs 5, rimbrottato da un Garri che poi fa lo stesso. Derby n. 100 al PalaDozza affrontato, nonostante le minacce, non con gli juniores. Nello scontro tra malate la Fortitudo piglia un ricostituente e, guidata da Jenkins, rifila una severa lezione ai bianconeri. Si vede qualcosa in attacco, specie da Spencer, Chiacig e finalmente da Garri, ma se nessuno difende un minimo è impossibile portare a casa dei risultati. Anderson è con la testa altrove e il rendimento di Conroy è sempre più imbarazzante. Continua la serie di scoppole: si sfiora il trentello in casa dell'Olympiacos, oggettivamente di ben altra caratura. Holland più dannoso che utile nonostante il bottino di 18 punti, Conroy spaesato come Hansel e Gretel nel bosco, solo Chiacig e uno Spencer buco nero non meno di Holland meritano una risicata sufficienza.

A Bologna si presentano i modesti polacchi del Prokom, decimati tra infortuni e recenti esoneri (che coinvolgono anche il fresco ex Best) che non fanno fatica a infierire su una squadra palesemente allo sbando, dove Conroy non sa più nemmeno come si chiama e gli altri americani giocano per i fatti propri. In sala stampa si presenta solo Sabatini per ribadire che il coach non è in bilico e ammette che Conroy l'ha voluto lui, nonostante Pillastrini avesse chiesto una point guard con esperienza europea. Viene ingaggiato la guardia americana di passaporto irlandese Donnie McGrath, nella speranza che possa aiutare in regia Conroy. A seguito di alcune interviste alla stampa in cui i giocatori si lamentano della mancanza di un sistema, si ricorre al silenzio-stampa, modalità che appare piuttosto incoerente con la politica di trasparenza, che qualcuno invece chiama del "lavare i panni sporchi in piazza", fino a questo momento adottata. L'unica via di comunicazione lasciata aperta sono i messaggi dei tifosi via sito: non sono parole al miele quelle che vengono recapitate. C'è una reazione e contro la malridotta Udine e si prende un brodino caldo: Giovannoni lotta come un leone e riesce a trascinare dietro a sé la ciurma, addirittura Conroy sembra un giocatore di basket. Non ci si vuole far mancare nulla in questa stagione: prima della trasferta di Siena, Pillastrini rivela di aver dato le dimissioni, respinte da Sabatini il quale, a sua volta, viene indagato per bancarotta nell'ambito delle indagini sul fallimento di Caffè Maxim. Con queste premesse a Siena, in una gara valida per l'Eurolega, non si può che fare la fine della vittima sacrificale e invece succede quello che non ti aspetti: la squadra ha una reazione d'orgoglio, sfodera una difesa finora mai vista e resta in partita fino agli ultimi tornanti, anzi nel secondo tempo per un paio di volte vola sul +7. Bene Giovannoni, Chiacig e un redivivo Garri, a supportare un Holland finalmente preciso. Lavrinovic e un arbitraggio favorevole ai verdi, che da questo momento in poi sembra diventare una caratteristica fissa per gli anni a venire, smorzano le ultime velleità bianconere. Si va allora a Porto S. Giorgio, con la speranza di dimostrare che quello di Siena non era un fuoco di paglia. Nella pesante sconfitta contro Montegranaro, in cui fa faville il prodotto del vivaio bianconero Luca Vitali e magistralmente condotta da quel Garris che Pillastrini avrebbe voluto nella sua cabina di regia, tutto come prima: solo Garri, preferito ad un abulico Crosariol, offre una prestazione decente, Holland impingua il bottino a babbo morto e Anderson non ha ancora capito come sono i "passi" in Europa. Almeno Di Bella è tornato a calcare i parquet. In settimana torna Blizzard, Conroy viene ceduto a Milano, Crosariol e Anderson vengono messi fuori rosa, nella speranza che accorciando le rotazioni qualcuno si svegli.

Mossa che pare sortire l'effetto desiderato: in casa contro gli sloveni dell'Olimpia Lubiana, la Virtus ritrova la difesa e la grinta sfoderate a Siena e prendono anche 22 punti di vantaggio. Poi qualcuno stacca la spina e l'Olimpia e gli sloveni arrivano al -3. è Di Bella a mettere la bomba della staffa, dopo rimbalzo del fin lì orrido Garri: 101-91 il finale grazie a 34 punti di Spencer. Per il seguente match interno con Rieti vengono riammessi in panchina i due reprobi. Partita che vede i bianconeri sempre in vantaggio ma senza mai prendere il largo, nel finale si ricorre anche a Crosariol e, con qualche stento, si incamerano i 2 punti. Meritevole in primis Di Bella, ma anche Spencer, che in difesa si limita a prendere la targa dei suoi dirimpettai, continua a dimostrare dimestichezza col canestro. Viene preso in prestito da Milano il prestigioso (e molto costoso) Massimo Bulleri, che è nel pieno della convalescenza di un grave infortunio al ginocchio e che non si prevede possa scendere in campo prima di tre mesi. Lo stesso giocatore non nasconde il suo stupore, ma Sabatini giustifica la mossa con la speranza di poterlo trattenere a fine campionato. Si vola a Mosca, per giocare contro la corazzata dell'ex Messina. Per un tempo si tiene il divario in termini accettabili, ma poi si crolla e non basta il rientro di Michelori, al momento utilizzato solo per la Coppa e per l'effettivo bisogno visto che gli si è già detto che non fa parte dei 4 lunghi su cui la società ha investito. Il buon Andrea conta di far ricredere la società con il lavoro mentre Spencer e Anderson sono un pianto. Si va a Milano, assente Giovannoni per partecipare al matrimonio del fratello, quasi un segnale di resa annunciata. Partita indecorosa, 37 punti segnati in 3 quarti e un altro ventello sul groppone. Spencer e Holland davvero deleteri, Di Bella l'unico a salvarsi: chissà cosa avrà pensato Conroy, con la canotta degli avversari, di quell'accozzaglia di giocatori in maglia bianconera. Siamo ai primi di dicembre e la strenna natalizia assume i familiari connotati di Travis Best, l'uomo che dopotutto l'anno prima aveva portato la Virtus in finale ma che non potrà essere schierato in Eurolega. A Kaunas però non è ancora utilizzabile, problemi di visto dalla Polonia. Scendono in campo i corpi, ma non le anime, se si eccettua un volenteroso Crosariol con un 7/7 dal campo. Holland e Spencer sono irritanti, in difesa non tengono nemmeno una tartaruga zoppa, in compenso in attacco tirano tutto quello che gli capita per le mani. Ennesimo ventello, condito da allegre risate di Holland e Lestini, per questo messi fuori rosa. Per Holland è già la terza sanzione del genere, che segue di pochissimi giorni un altro richiamo. Se non altro, Anderson, che l'unica volta che si era sentito titolare, cioè nella partita dell'andata, aveva fatto un partitone, non avrà più la scusa del mancato quintetto.

Uno spera che ormai si sia toccato il fondo e invece a Varese si comincia a scavare. Pronti e via, 17-0 per i lombardi. Difesa improponibile, solo Garri, libero dai fischi casalinghi, oppone resistenza. Spencer sembra quasi fare apposta, al punto da insinuare il sospetto che giochi contro il coach: una sua decisiva palla gettata al vento mette la parola fine alla partita, persa 74-70. A Bologna arriva il Tau, Spencer è fuori ufficialmente per problemi alla caviglia, e non c'è trippa per gatti, nonostante una gara dignitosa nella quale comincia a riprendersi Anderson, finalmente liberato dalla concorrenza interna per il ruolo. Il pubblico manifesta tutto il suo malcontento e Sabatini, indispettito, annuncia di mettere in vendita la società: "Chi fosse interessato può contattare la Neos Banca" diventerà un tormentone, che scalerà le classifiche anche in stagioni successive. Assente il patron, finalmente esordisce Best in casa contro Teramo e nonostante un solo tiro, peraltro fuori, sembra avere la bacchetta magica: il più beneficiato è Anderson, che sfodera una partita sontuosa, iniziando con 10 punti nei primi 3 minuti. Bene un po' tutti, con honorable mention per il compìto McGrath. A Bologna sale Scafati, in uno scontro importantissimo per entrambe. Priva di Di Bella, è una partita nervosa, sempre punto a punto con una squadra che pare migliore di quello che recita la classifica. é necessario un Anderson strepitoso (29 punti, 9 rimbalzi per un siderale 47 di valutazione che era già a 40 al 30'), che domina in post basso, vola in contropiede e la mette da 3 marcato, per avere la meglio sui campani, aggrappati al tiratore Lauwers che ne mette 18. Bene anche Best e tutti portano il loro contributo, per una vittoria conquistata col cuore, raffigurato dalla grinta con la quale Giovannoni cattura il rimbalzo decisivo. Si va a Roma non con la speranza di vincere ma almeno di dimostrare che si è invertito il trend. Risposta errata: altro ventello e l'impressione che la squadra sia tornata quella di Conroy e Holland, con il solo Anderson, ormai leader designato, che predica nel deserto. A parziale consolazione giunge la conferma dell'ottavo posto in classifica, utile a guadagnare l'accesso alle F8 per meriti di classifica e non in quanto società organizzatrice.

Nel giorno dell'ennesima provocazione di Claudio Sabatini (ancora assente), che minaccia di non organizzare le final eight di Coppa Italia per disaccordi con la Lega sulla gestione pubblicitaria, la Virtus è uscita sconfitta per 91 a 80 contro un Olympiakos con svariate assenze, ma comunque strabordante di talento offensivo. I greci in pratica hanno giocato in tre: lo straniero di coppa Woods (17), Lynn Greer (23 al rientro) e Marc Jackson (16). Per gli altri serata di riposo, ma è bastato per la prima vittoria esterna stagionale in Europa. Per la Virtus, alla fine dei possibili 5 assenti ne sono mancati due: Anderson e Di Bella, nei 12 solo per onor di firma. Dopo soli 4 minuti si è poi infortunato Giovannoni (problema muscolare), le cui condizioni andranno rivalutate. La Vidivici, ha comunque giocato una partita più che dignitosa, dando ampio spazio ai giovani. Stevan Stojkov (10 e 7 assist) e Juan Carlos Canelo (11), impiegati a turno in regia, hanno giocato bene: doppia cifra per entrambi i ragazzi classe 1989. Altra nota lieta è Michelori, apparso in buona forma e impiegato per 22': 8 punti, 7 rimbalzi e la grinta che tutti ricordano. Schierandolo anche in campionato la Virtus potrebbe forse risolvere in casa il problema del cambio del "4": un peccato che motivi extracestistici gli impediscano di giocare (rinnovo). Male invece Spencer. Ha talento offensivo, ma gioca sempre da solo, perde palloni (5), e in difesa lascia passare chiunque, persino il lentissimo Papamakarios. Si gioca in un palazzo piuttosto vuoto (3765 il dato ufficiale, generoso). Palla a due, partenza 0-6 e Spencer fa due falli subito, andandosi curiosamente a sedere sulla transenna. Ampio spazio a Michelori e ai bimbi: Stojkov gioca benone, e porta addirittura avanti i suoi (18-14). Woods però non è d'accordo, e propizia uno 0-8: 20-25 alla prima sirena. Nel secondo quarto, nonostante Spencer e Crosariol procurino più danni che vantaggi, i bianconeri la buttano sulla bagarre e provano a tenere botta, ma prendono un parziale poco prima dell'intervallo, condito dal canestro di Macijauskas sulla sirena dopo scippo a un attonito Chiacig: 40-50 a metà. Nel terzo quarto, per i bianconeri in particolare impressiona Canelo, che scippa Lynn Greer e infila un canestro difficilissimo. 59-71 al 30'. Nell'ultimo quarto niente di particolare, se non il raggiungimento della doppia cifra per entrambi i "cinni". Finisce 80-91.

Brutta battuta d'arresto casalinga per la Virtus, che seppur decimata ha perso una partita che poteva vincere, e vede ancora una volta piangere la sua classifica: settimo posto a ben 6 punti di distacco. meglio volare bassi e guardarsi dietro. Priva di Giovannoni e di Alan Anderson, La Fortezza ha fatto quello che ha potuto. Dopo una partenza terribile (5-20) i bianconeri si sono rialzati, grazie soprattutto a un Garri davvero super (16+9 e gran difesa), conducendo per quasi tutto il secondo tempo. Capo D'Orlando è stata brava a rimanere attaccata alla partita e nel finale è stata più fredda. Decisivi un errore in penetrazione del febbricitante Best e soprattutto un libero sbagliato da Spencer (comunque nettamente meglio delle ultime uscite) a 20". Con Giovannoni out è stato dato tanto spazio al pur volitivo Da Ros, non al Michelori ottimo in Eurolega. Questo anche perché Andrea Crosariol sta attraversando un periodo terribile: dannoso in campo e con brutto atteggiamento, cose che gli hanno causato fischi a ripetizione da parte del pubblico. Partenza terribile dei bianconeri: errori a raffica e contropiedi siculi: 0-8 prima, 5-20 poi, con Slay e Diener onnipotenti. Pillastrini, dopo aver provato invano i baby Da Ros e Moraschini (sottratto all'under 17 che, senza di lui, ha perso la finale del torneo Bruna Malaguti), è costretto a schierare il febbricitante Best, e le cose almeno in parte cambiano. La difesa migliora un po', e Spencer e Garri propiziano il parziale di 10-2 che tiene la Virtus in linea di galleggiamento: 15-22 al 10'. La rimonta si conclude a inizio secondo quarto, che inizia con un perentorio 7-0 per il 22 pari. Pozzecco però non ci sta, e riporta avanti i suoi a suon di triple. Ma la Virtus ora c'è, davanti e dietro, a parte il pessimo e fischiato Crosariol. Spencer e un imperiale Garri firmano l'aggancio e il primo vantaggio bianconero. La Virtus tocca anche il +5 (40-35), ma poi si spegne di nuovo la luce e un indiavolato Poz firma un altro parziale per chiudere il tempo: 0-10 e 40-45 a metà. Si riprende, Capo torna subito a +7, ma la Virtus reagisce col suo capitano: Fabio Di Bella firma un 8-0, poi Pozzecco dopo essersi schiantato contro un fermissimo Garri protesta per ore e si prende tecnico e fischi a carrettate. La Fortezza va avanti, ma gli orlandini restano attaccati alla partita, ringraziando anche due triple estemporanee di Wojcik e Ndoja. 69-64 al 30', con tripla finale di Da Ros. E' ancora Da Ros a firmare il +7: 71-64, ma la Pierrel ricuce immediatamente, e si riporta anche avanti. Quando Diener firma il 76-81 a 4' si mette male. Best e Chiacig pareggiano, però. Gli ultimi due minuti cominciano in parità e sono incandescenti. Dopo liberi vari e un errore di Best in penetrazione, spariglia Slay a 35": 83-85. Spencer ha i liberi del pareggio, ma ne sbaglia uno. Diener di là non perdona, e finisce 87-90.

In una partita di fatto amichevole, e giocata da ambo le parti in maniera molto rilassata, il Prokom ha colto la seconda vittoria della sua Eurolega, entrambe ottenute contro la Virtus. A differenza della partita di andata, forse il punto più basso toccato dai bianconeri quest’anno, stavolta i presenti, tutti italiani pù McGrath, hanno fatto quello che hanno potuto. Spazio ai giovani e reintegro di Lestini (che ha giocato un ottimo secondo quarto). Abbastanza bene McGrath, unico in doppia cifra (14), e belle cose mostrate da Canelo, che in questa Eurolega sta impressionando. Per il resto partita impalpabile, con la pecca del crollo finale, a cui ormai i tifosi bianconeri sono tristemente abituati. Il Prokom, altra squadra delusione di quest’Eurolega, ha fatto il compitino. In assenza di Wagner hanno giocato in tre: l’ottimo attaccante Milan Gurovic (25), che non doveva giocare, l’autoctono Dylewicz (17) e il cecchino Slanina (18). E’ bastato. La Virtus parte bene con McGrath, e va subito sopra 0-5, poi, una volta raggiunta, 5-10. Poi però, con una pessima difesa e concedendo parecchi rimbalzi d’attacco, i bianconeri incassano un 11-0. 20-16 a fine primo quarto. Il secondo quarto è godibile: il Prokom segna con continuità, allarga il parziale a 18-2, ma la Vidivici, con Canelo in regia, resta attaccata alla partita, soprattutto grazie al contributo di Michelori e del figliuol prodigo Lestini, che segna 7 punti filati per il 36-36. 39-36 a metà, con tripla del pareggio di McGrath annullata perché fuori tempo massimo; quarto comunque vinto 19-20 dai bianconeri. Dopo la pausa la Virtus fatica, anche perché Moraschini (classe 1991) fa quel che può ma ovviamente non è ancora pronto per questi livelli. Slanina e Dylewicz portano il Prokom al +10 (56-46), i bianconeri limano qualcosa con McGrath e con una gran giocata di Canelo per Crosariol. 58-51 al 30'. Il crollo arriva puntuale nell’ultimo quarto. Milan Gurovic ne ha voglia e la Virtus fa in fretta a crollare. Si vedono alcune belle cose di Canelo (bel tiro e qualche assist), e poi stop. Il Prokom raggiunge comodamente il ventello, poi ampio spazio ai giovani di qua e di là e finisce 79-59. Sabatini solca il campo con il viso plumbeo, greve, quando suona la sirena e la speranza di vittoria s´è già da un pezzo dissolta. Era spuntato sotto il tunnel a inizio partita, tornato a vedere i suoi dopo cinque assenze, ma non è rientrato a casa contento, bruciata un´occasione che, visti i primi 25', pareva alla portata. La Fortezza è caduta anche stavolta, l´ennesima in trasferta: in campionato non ci vince dal 14 ottobre (Cantù, quarta giornata) e i ko in fila sono sette. O 13, contando pure l´Eurolega, in una dimostrazione d´impotenza preoccupante: a buttare importanti chances, e a racimolare briciole solo in casa (e pure a fatica), si rischia di finire risucchiati. Il posto in classifica, divenuto undicesimo, in un gruppo di gente in ripresa, suona, dopo 19 gare, come un campanello d´allarme. Esclusa una buona parentesi nel secondo quarto, la Virtus biellese non ha mai avuto attacco, incapace di approfittare della luna moscia dell´Angelico vista ieri. La luce s´è spenta subito, nella ripresa, toccato un effimero +5 con l´uomo fin lì migliore (Best, infortunatosi nel terzo quarto). Dal 35-40, la Virtus spremeva solo 3 punti (tutti liberi) in 6', centrava il primo canestro dal campo del quarto dopo 7'40" e chiudeva la frazione girando a 2/15 al tiro. Se la Virtus aveva perdonato nel primo quarto, con uno 0/6 da tre letale, contro una Biella sgonfia dopo l´avvio di Bell (11-5, presto recuperato per il 15-15 al 10'), in seguito non accadeva il contrario. A soverchiarla, con la raffica chiave, è BJ Elder (8 punti nel quarto), che apre la cataratta, sul 57-46, e fa montare l'impeto che consente a Cotani, poco dopo, di firmare, con un´altra tripla, il 60-48 del 30', parziale dei 10' 25-10: mezza partita. L´altra mezza Biella se la prende nell´ultimo quarto, quando la Vu, rientrata a -5 con l´unico cesto di McGrath (63-58) e riavvicinata da Di Bella (65-60, 34'), resta 5' senza gol, 0/7 al tiro, 3 perse. I muscoli di Hunter, schiacciando su Garri e pizzicando Crosariol, sigillano tutto. Cortissima, la Virtus non ha trovato un esterno che potesse darle un paio di cesti in più. Anche nel secondo quarto, condotto fino a 7 punti (e Di Bella scivolando in area sciupava il possibile +9), le buone geometrie erano state cancellate, con due bombe di Elder e Cinciarini, vanificando lo forzo (35-38 al 20'). Dopo la difesa è stata spostata a piacimento, con le ficcanti penetrazioni di Elder e Cotani, i balletti di Bell, la baionetta di Cinciarini. Best è durato un tempo, Lestini nemmeno quello e Crosariol, spedito in quintetto dopo il ritiro dal mercato, s´è spento coi minuti. Da segnalare gli 11 rimbalzi di Chiacig.

Holland intanto va in prestito a Varese. Continua a perdere la Virtus e le avanzano pochi motivi per stare allegra, anche se il periodo delle umiliazioni svergognate sembra passato. Con Siena, in Coppa, ha tenuto botta, soprattutto con orgoglio, giocando senza americani e reggendo dopo un -20 iniziale che poteva schiantarla. Invece, era ancora in partita a 3'30" dalla fine (61-66): lì, i motori si sono spenti di botto. Quelli in campo ce ne hanno messa, come s´era intravisto di recente, trovando una Mps modesta nell´atteggiamento e nell´esecuzione, e mettendola in qualche difficoltà. Pianigiani ha visto i suoi segnare 30 punti (a 10) in 7´50" e poi 26 in 22', durante i quali Giovannoni (8/11, impiegato anche da ala piccola), Chiacig (4/7, 6 rimbalzi) e Di Bella (5/8) hanno dato brio e giocate di livello. Poi, Lestini ha brillato sul perimetro (non McGrath, 2/9), centrando da 8 metri la tripla del 53-56 a 11´30". I veterani hanno tenuto, specialmente sotto: è mancato il talento per risolvere (solo 6 assist), secondo copione. Comunque, uno scenario imprevisto, dopo il massacro iniziale, coi tiratori di Siena che ogni volta potevano sistemare i piedoni (5/5 da tre in 4´30", 6-17). Poi, deciso Siena, che la pancia era piena, la Virtus s´è riaffacciata recuperando, non a caso, quando Pillastrini ha messo in campo un po´ di chili. Meglio però Ghiaccione, Garri e Giovannoni, dei due nel mirino, ovvero Crosariol e Michelori. Quello è stato il momento più dignitoso, con Di Bella rapido in contropiede, perché dietro finalmente si prendevano rimbalzi. Rientro fino al 34-41 a 20" dalla sirena, con un secondo quarto orrido di Siena. Out Anderson e Spencer, tenuti in naftalina per domenica, ma fuori anche Canelo (e poi malconcio anche Stojkov). Nonostante la buona volontà, in Eurolega si chiuderà da ultimi della classe. Male anche questa, alla Virtus non basta una buona mezza partita, per ricucire l´altra mezza, orrenda. Avellino passa al supplementare, con merito, dopo avere dominato, subìto e non mollato. Non è andata per poco, nessuno ha tirato indietro (a parte un Best inguardabile), ma la classifica comincia a piangere in modo inquietante: stando fermi, basta che dietro si agitino un minimo per accendere il terrore. La Virtus è scoppiata alla fine, ma s´è vista, concedendo però quasi tutto il primo tempo, 20 rimbalzi d´attacco e 22 palle perse. La difesa della Virtus all'inizio è stata davvero ospitale: ogni volta bastavano due ribaltamenti di palla per vederla aperta come un fiore. Avellino ha attaccato bene, e a memoria: bella da vedere, in un imbarazzante confronto coi singulti bianconeri. I bei tocchi di Smith hanno fatto cantare il tabellino: in 5´40" 8 cesti (su 10), ben 6 dei quali arrivati su assist per la prima botta al cuore: 8-17, preludio al 12-22 del 10'. Difficile risalire quando ogni attacco è un´avventura, il più delle volte senza speranza. E infatti il calvario è andato avanti: un cesto su tre nel primo tempo (34% dal campo) e 11 perse. Dramma e sensazione d´impotenza, con Boniciolli che pure dalla panchina (Cavaliero e Bryan) spremeva sugo, aprendo la forbice fino a un pesante 26-42, poco prima del 20', concluso 28-42. Parziale di 16-6 a inizio terzo periodo, ma i campani allungano di nuovo, 51-58 al 30', 51-61 a 8'16. La risalita c´è stata, sulle spalle di un Giovannoni indomito, arrivando a -1 (60-61) a 6´16". Poi la volata e la battaglia finale dei liberi, con errori da ambo le parti, e la rincorsa bianconera completata da un gancio di Guillerme a 2" dal gong. Morto il terra aria di Green a un palmo dal ferro, c´erano i pugni al cielo dei 7.000 del palazzo e anche del rientrante Sabatini, tornato a un mese esatto dal Tau, sua ultima presenza. L'Air l'ha portata a casa, superando il suo momento più brutto: nel supplementare, quando uno stoico Giovannoni ha schiacciato il 76-74, unico sorpasso bianconero in 45'. Un libero di Williams per ripartire, ma soprattutto due triple di Green e Righetti, per il 78-82 a 32" dal termine. Dopo un 4/20 nel secondo tempo e soprattutto 7 errori filati dai 6.25, quasi da condanna, quelli che contavano sono entrati per gli ospiti. Contestazione finale a Sabatini. La Virtus scende a 6 vinte nelle ultime 27. Avanti così e guardarsi dietro è già un obbligo.

La sconfitta costa la panchina a Pillastrini, arriva Pasquali, già vice allenatore, sua ultima panchina 8 maggio 1993. Va bene l´inutilità della partita, va bene l´assenza di due americani su tre, e va bene pure il freddo gelido che ti entra dentro nella vecchia Hala Tivoli, ma una reazione così fioca, da una squadra che ha appena cambiato allenatore, s´era vista davvero poche volte. Le facce, ed è quel che conta oggi, non sembrano cambiate di una virgola, e ne servono altre, diametralmente opposte, se con Cantù non si vuole precipitare. Così, scuote spesso la testa Renato Pasquali, che al 12' ha già finito la rotazione (Canelo e Michelori ad entrare per ultimi), e più volte s´è girato, guardandosi alle spalle, senza trovare l´uomo giusto per un ennesimo cambio. La prima è andata male. Persa la settima trasferta su sette di coppa, la pochezza del primo tempo (32 punti, con 6 negli ultimi 40") è stata perfino perdonata dall'Olimpija (anch'essa presenta un allenatore nuovo rispetto all'andata, non più Becirovic ma Dzikic e aggiunge all'ex Milic anche gli altri antichi virtussini Begic e Gorenc), un plotone di vecchi leoni (Hukic e, appunto, Milic), mischiati a virgulti di giovani speranze, da Goran Dragic all´"ex" Begic, con gli americani ridotti a semplici comparse. Senza alcuna claque societaria al seguito, il nuovo tecnico, tiratissimo in volto, ha provato di tutto, già dall´inizio. Partito con Crosariol, il tentativo di rianimare il centro è durato 5'10", tempo in cui ha toccato più palloni che in un campionato intero, ma sbattendo contro le chele di Begic. Uno stoppone tramortente l´ha spedito in panchina, nonostante una degna posizione difensiva, e s´è rivisto solo a inizio ripresa: al primo pallone, s´è stampato di nuovo contro il perticone, poi ha commesso passi, infine Begic l´ha infilato con una morbida piroetta. In campo ha dato solo 11', sorpassato poi dalla solida prova di Michelori, che ha sfruttato al meglio i suoi 20', con 6 rimbalzi. Pasquali ha voluto esplorare l'area, disegnando giochi per portare in post-basso sia i lunghi che i piccoli (visti Spencer e Lestini), nel tentativo di giocare su mis-match o tagli e backdoor. Tentativo naufragato presto, con la porta chiusa da Begic (4 punti, 7 rimbalzi e 3 stoppate nei primi 11') e giochi rotti diventati ingestibili. Il primo cesto 5 contro 5 arrivava dopo 5' (tripla di Spencer, dal palleggio), mentre Lubiana, di là, quando non buttava il pallone (7 perse in 7'), trovava un´area irrealmente tener. Dopo 10´, sotto 19-13, numeri già significativi: 4/15 al tiro, 70% da due concesso (65% alla fine, contro il 32% di un povero attacco anemico), 23-2 la valutazione. Lubiana ha continuato bene, e pure dopo l´uscita di Begic (6 punti, 9 rimbalzi e 4 stoppate alla fine), quando Hukic passava sopra a Giovannoni e il dominio a rimbalzo s´allargava fino al 17-8 di metà (35-25 al 40´). Pasquali aveva chiesto presenza, ma l'attitudine al tagliafuori non s´inventa in un giorno. E nemmeno una squadra. Alla fine, strappato il cellophan della sua algida eleganza, salta in mezzo ai tifosi ebbri pure Alan Anderson (19 punti): lui che, allevato per la Nba, forse nemmeno sospettava che tra vincere e perdere, da queste parti, scorre lo spartiacque del dramma. E invece è proprio AA quello che l´ha vinta, la partita della paura, dopo sette batoste di fila: 11 i suoi punti nell'ultimo quarto, suoi i liberi della resistenza, e suo infine il canestro, impervio ed ispirato, che ha scritto il 73-69, a 23" dal gong, decapitando le speranze di Cantù. La Virtus ha così dato a Pasquali i due punti che tutti chiedevano a lui, il nuovo coach, da squadra malata. Non rischiando Blizzard, ha subito dominato, in un primo tempo anche solido, poi sofferto, infine sprintato: 20 punti in 5' scarsi, nel volatone, dopo aver sofferto. Carambole sotto i tabelloni importanti nel primo tempo. Pareva già quella la spaccata definitiva e invece era un inganno. Eppure lì, sotto i cristalli, è svoltata questa partita gobba, macchiata da percentuali povere, sporcata da 45 palle perse (23 a 22). 47 a 26 i rimbalzi alla fine, 24 offensivi concessi da Cantù, 15 nel primo tempo dei solchi scavati. Qui, tirando almeno due volte ad azione, o segnando dopo rimbalzo 16 punti dei suoi 43, una Virtus che da fuori non la metteva mai s´è presa tutto. Dieci punti bianconeri nella siccità del terzo quarto, quando la Tisettanta animata da Toure è approdata ad un potabile -4. Oltre 5' senza gol nel quarto, quando la Vu s´è trovata sorpassata. E poi 20 punti negli ultimi 5'. Ritorno di Michelori, contando finalmente in bianconero dodici titolari adulti e vaccinati. Poi, all´apertura delle gabbie, la Virtus è partita sbranando. I primi tre attacchi di Cantù sono stati palloni scippati dai bianchi, il punteggio è lievitato subito a 8-0, poi a 17-5, con una sola squadra in campo, ma solo 19-13 al 10'. Fitch e Toure davano linfa a Cantù, non Wood, tenuto a un anonimo 2/5 finale, e anche soffrendo di cali seri con l´ingresso dei rincalzi la Virtus volava. +14 al thè, 43-29, ma nulla di fatto, visto il prosieguo. Dopo la pausa Cantù gioca meglio, complice anche un quintetto sperimentale bianconero con Michelori da numero 5 che concede di tutto ai lunghi brianzoli. E così, soprattutto grazie a Toure, la Tisettanta si riaffaccia a -4 (51-47) recriminando anche su molti liberi sbagliati. Un canestro di Giovannoni e un tap-in sulla sirena di Cukinas non cambiano il distacco: 53-49 al 30'. Quando Mazzarino, a 5' tondi, ha infilato la bomba del primo vantaggio (55-58, con un 2-9 di parziale, patiti anche dei -16, 45-29 a inizio terzo quarto), la fine della Virtus, già in coma costruttivo, e a secco su azione, nell´ultimo quarto, per 5'20", pareva scolpita. Lì s'è però manifestato San Bonus, coi generosi liberi dell´ossigeno, lì Anderson ha preso la clava e riposto il piumino e Best infilato un gol vitale (67-65 a 1'30"  dopo un furto di Di Bella). Lo sprint ha sorriso alla vecchia Vu nera, di nuovo con decisivi rimbalzi d´attacco. Migliore Giovannoni: 32 minuti, 20 punti, 7 su 10 da due, 1 su 3 da tre, 3 su 3 ai liberi e 12 rimbalzi. Poco è cambiato, ma alla salvezza mancano 4 vittorie, non più 5.

E così, anche l'Eurolega bianconera è finita. Termina una competizione nata male (''gita enogastronomica'') e andata anche peggio, con due sole vittorie e tante scoppole prese. I bianconeri sono partiti malissimo, hanno poi lottato ma ampiamente perso. Osservati speciali Spencer e Crosariol. Ventello a babbo morto per il primo, nell'ambito della telenovela Diener si è vociferato di un interessamento del Barcellona per lui, e in ripresa il secondo. 8 rimbalzi catturati e finalmente la faccia giusta. Poi, un uomo solo al comando. Alan Anderson, l'unico a poter reggere il confronto contro i marziani vicecampioni d'Europa. 19 punti, 3 assist e 8 falli subiti. 4256 il dato ufficiale presenti: alla presentazione, ovviamente, ovazioni per Ettore Messina e David Andersen. C'è pure uno spiritoso striscione firmato Coniglio Bianconero: ''Ettore, stasera vinci solo perché non c'è Conroy''. La partita non ha alcuna storia: già dalla palla a due la Vidivici viene letteralmente stritolata dalla spaventosa difesa del CSKA. 5 punti segnati nel primo quarto, e 41 a -10 di valutazione. Nel secondo quarto c'è un bel duello a suon di canestri tra Anderson e Andersen. Poi basta, sostanzialmente. Spazio ai ragazzi (Canelo di qua, Zabelin, Shved e Kashirov di là), vantaggio russo anche oltre il trentello. Finisce 68-92. Si va a Treviso con Blizzard, mentre Lestini va in prestito a Cantù. La Virtus ha espugnato Treviso dopo una partita pressoché perfetta, cogliendo la prima vittoria in trasferta dal lontano 14 ottobre. I bianconeri hanno giocato come una squadra e hanno difeso benissimo, conducendo la partita per 40 minuti su 40 e resistendo bene ai tentativi trevigiani di rientrare. I migliori sono stati i tre americani. Travis Best (14) ha giocato da campione, attaccando sin dal primo minuto i punti deboli di Chalmers. Dee Spencer (16) ha tirato discretamente e finalmente è sempre stato presente, anche se la difesa è ancora da migliorare. Alan Anderson è stato decisivo, a parte le 5 perse. Una menzione anche per i lunghi: sia Chiacig che Crosariol sono stati davvero incisivi. La Virtus parte forte, e Travis Best buca Chalmers. Il vantaggio bianconero lievita fino al +15 (4-19), limato un po' da Mordente nel finale di quarto. Al 10' il punteggio è 9-20. Nel secondo quarto Treviso ce la mette tutta per rientrare e si rifà sotto grazie soprattutto a Chalmers, che contro Spencer gioca meglio. I padroni di casa arrivano fino al -2, poi però vengono ricacciati indietro da uno 0-6 bianconero firmato Chiacig e Anderson. Si va quindi al riposo sul punteggio di 27-35. Dopo la pausa la Virtus vola nuovamente a +14, grazie a Spencer e Anderson. La Benetton prova a metterla sulla bagarre, e rientra fino al -8 un paio di volte. Ma è ancora Travis Best a ristabilire le distanze. 41-54 al 30'. Nell'ultimo quarto le Vu Nere controllano arrivando anche al +18. Finisce 55-69.

Coppa Italia. Seconda partita e secondo risultato contro i pronostici. La Virtus (Bologna) ha giocato la seconda grande partita in fila. E ha dovuto vincerla due volte. Partiti fortissimo e raggiunto anche il +16, i bianconeri hanno avuto un blackout pazzesco nel terzo quarto, coincidente con la reazione rabbiosa di Roma, facendosi rimontare tutto il vantaggio. La Lottomatica, bene solo Ray e Fucka, non è però mai riuscita a mettere il naso avanti, e nell'ultimo quarto ha subito i canestri pesantissimi di Best e di Blizzard, finalmente in campo e subito decisivo. Bene anche Dee Spencer, alla seconda prova positiva in fila. I Forever Boys espongono lo striscione ''Noi non lasciamo perdere, ecco la prova'' insieme alla ricevuta della scommessa benefica alla SNAI sulla vittoria finale bianconera. La Virtus parte a razzo: un 13-0, con Roma che resta a secco 5 minuti e mezzo, perdendo 6 palloni. Usciti Crosariol e Best, la Lottomatica reagisce con il pressing e coi rimbalzi d'attacco e rimonta qualcosa, poi viene respinta indietro da un arcobaleno di Spencer e da tre curiosi liberi concessi (dopo instant replay) sulla sirena del primo quarto: 23-12. Si vede anche un applauditissimo Blizzard. Nel secondo quarto Roma prova a recuperare con la difesa durissima di De La Fuente e Tonolli. Un parziale di 0-7 riporta i capitolini a -5, ma la Virtus risponde alla grande con Chiacig e Anderson. 41-28 a metà. Dopo la pausa la Virtus va subito a +16, poi scoppia. I bianconeri, guidati da un deleterio Di Bella, non ci capiscono più nulla: perse come se piovesse e punti facili in contropiede per Roma. Morale della favola, 0-16 (Fucka e un fantastico Ray sugli scudi) e partita in parità, 44-44. Il rientro di Best e il primo canestro della stagione di Blizzard tengono ancora la Virtus in vantaggio: 56-52 al 30'. L'ultimo quarto è tiratissimo. Roma risponde colpo su colpo, e sopravvive anche ad un errore marchiano di Gabini. Fallo a rimbalzo e plateale lancio della palla per protesta. Tecnico inevitabile, che però costa solo 3 punti. Negli ultimi due minuti la Virtus entra con due punti di vantaggio (66-64). Dopo gli errori di Anderson e Ray, l'azione decisiva è di Travis Best, che segna col fallo. E' il canestro del +5, che diventa +7 dopo il canestro di Spencer. Falli sistematici vari, ma la partita si decide qui. Repesa chiama timout sul -8 a 17 secondi dalla fine, probabilmente per dirne quattro ai suoi. Finisce 75-69, si va in semifinale con la Scavolini. Per Repesa continua la parziale attenuante di aver giocato senza Stefansson e con Lorbek conciato piuttosto male. Un anno dopo, la storia si ripete. La Virtus è ancora in finale di Coppa Italia. La differenza è che quest'anno nessuno poteva aspettarselo. Ma adesso i bianconeri sono una squadra vera, e non mollano mai. La partita contro la Scavolini è simile a quella contro Roma: La Fortezza, che ha dominato a rimbalzo, è partita ancora benissimo, prendendo subito un buon margine grazie alla difesa. Ancora una volta, però, un blackout spaventoso è costato tutto il vantaggio faticosamente accumulato. E così ennesimo finale tirato, risolto dalle magate di Anderson e Giovannoni (18+7). Nota di merito anche per Best (17), davvero fantastico, e per Michelori, fondamentale con la sua grinta nell'ultimo periodo. Spencer, Di Bella e Crosariol, per motivi diversi, hanno fatto fatica.  Scavolini tradita da Myers (0 punti e soli 4 tiri), brava a non affondare dopo il veemente inizio bianconero. Bene Clark (24) e Podestà, più contributo importante di Brokenborough e Hicks. Croce e delizia Slay, che ha giocato con un ginocchio in cattive condizioni: ha alternato giocate strepitose ad errori banali, e nel finale ha perso la testa, suoi i due errori e il fallo antisportivo su Best che sono costati la partita alla VuElle. La Virtus parte ancora fortissimo: subito 11-2, con Giovannoni sugli scudi. La Scavolini prova a reagire con le triple di Clark e Slay. Ma ai bianconeri in attacco riesce tutto facile, e il vantaggio ricresce subito. Anche +12, e 27-18 alla prima pausa. La Scavolini recupera al volo, ed in buona parte merito di Spencer, che difende male su Brokenborough: 0-9 biancorosso che impatta la partita. Best e Michelori provano a metterci una pezza, ma la Scavolini trova il primo vantaggio proprio alla fine del tempo: 42-43 Pesaro a metà con un grande Clark da 17 punti. Nel terzo periodo La Fortezza soffre, e viene tenuta a contatto da Spencer, se non altro produttivo in attacco. Grazie ai suoi 13 punti nel quarto, e a buone cose di McGrath e Garri, i bianconeri tornano sopra di 6 lunghezze, ma vengono beffati dalla tripla di Slay sulla sirena: 66-63 al 30'. Nell'ultimo periodo Brokenborough sorpassa con due liberi, 69-70. Michelori fa il 73-70  a 4'27", poi il 75-70 e mette il libero del 76-70 a 3'14. Spencer ruba a Myers ma serve male Best che sbaglia, Slay fa passi. Anderson mette il +6 a 2', 78-72, ma non è finita perchè prima Clark segna il 78-74, poi Hicks il 78-77 dopo una persa di Garri. A 45'' Giovannoni mette un canestro di importanza capitale, Slay sbaglia la tripla del pareggio e si innervosisce, tanto da commettere fallo antisportivo su Best dopo i liberi di quest'ultimo. Diluvio di liberi e finisce qui, la Virtus vince 88-80 e va in finale, dove la festa c’è stata anche se tutta per l’Air Avellino, alla sua prima vittoria. La Virtus ci ha provato, ma ha perso Best già nel primo quarto per uno stiramento. E gli arbitri non l’hanno certo aiutata: 3 fuori per 5 falli, 31-22 i falli a favore di Avellino. La Virtus, spariti Spencer e Anderson dopo il buon momento, deve ricominciare per l’ennesima volta, con un Di Bella ancora una volta fuori dal nuovo sistema. Una grandinata accoglie la Virtus al suo ingresso nella finale. Tuonano, da oltre l’arco e senza errori, Righetti, due volte Smith e Radulovic. Abituata a partire fortissimo, la V nera si trova stavolta al semaforo con uno svantaggio già in doppia cifra (2-12). Recupera qualcosa al 10', 13-18, ma ci metterà quasi due quarti, tanta energia preziosa e i due falli di Spencer e Anderson, per risalire dal fossato. Difesa che finalmente non sbanda all’uscita dai blocchi biancoverdi, Chiacig faro di un attacco che non trova i soliti punti di riferimento (due soli tiri per Spencer, uno per un Best presto acciaccato e già in panchina dopo pochi minuti, cinque, ma con un solo canestro per Anderson) e Giovannoni a giocare rasoterra a caccia di tutti i palloni che gli altri lasciano lì. Quando Blizzard piazza la tripla del 34 pari, sono passati 19 minuti e la parte bianconera del PalaMalaguti, pieno come un uovo, può tirare un sospiro di sollievo perché la finale può cominciare davvero anche con una Virtus da 11 su 30 al tiro, ma dominante a rimbalzo (22-11, Chiacig 5). Al 20' 36-37, ma la brutta notizia arriva però dallo spogliatoio, perché Best non ce la fa per un guaio muscolare (stiramento agli adduttori) e le responsabilità devono dividersele McGrath e Di Bella. Il terzo fallo di Anderson è un colpo che dovrebbe far saltare le speranze bianconere, ma è in realtà la molla che porta Bologna al primo sorpasso del match. Lo firma Crosariol, per di più dalla lunetta (38-37). Poi, Spencer spara l’unica raffica della partita, lo imita McGrath ma sono triple che non stordiscono Avellino, che si stacca al massimo di 6 lunghezze. E’ una Virtus stanca e carica di falli quella che arriva sul rettilineo. L’ultimo vantaggio è su un libero di Anderson 61-59 a 4'32" dal sipario (stesso divario di fine terzo quarto, 55-53). Poi il crollo. L’ultima spallata è di Cicoria: sfondo a metà campo per il quinto fallo di Spencer su Cavaliero: mancano 1'32"e dal 65-68 la Virtus non si rialza più, 67-73.

Crosariol va a Roma, mentre la Virtus deve recarsi a Napoli. Senza Best questa Virtus non va da nessuna parte. Questa è la sentenza che arriva da Napoli, dove La Fortezza ha retto per circa 25', prima di venire schiantata da una Eldo in netta ripresa. A parte l'assenza del regista titolare, però, si sono rivisti imbarazzanti problemi difensivi: due terribili blackout, nel secondo e terzo quarto, hanno di fatto deciso la partita. Inutile e tardiva la reazione dell'ultimo quarto. Dopo una partenza shock (6-0 e 10-4, 8 di Thomas), la Virtus si iscrive alla partita e piazza un parziale di 5-19, andando sopra anche di 8 lunghezze: 15-23, che diventa 17-23 al 10' dopo due liberi di Jones. A inizio secondo quarto si spegne la luce. In 3 minuti le Vu Nere incassano un parziale di 16-1 propiziato da Jones e precipitano a -9, 33-24. Passato il blackout, La Fortezza ricomincia a giocare con pazienza. I bianconeri rimontano e vanno al riposo sul -1, con tap-in vincente di Michelori sulla sirena: 42-41. I problemi di falli di Rocca danno ampio spazio a Bernard,. Con lui e Thomas Napoli vola, e quando ci si mette anche Pasquali con un tecnico che costa ben 5 punti, la partita finisce prematuramente. La Fortezza subisce 31 punti nel periodo, precipita a -18, 73-55 al 30'. E' il secondo blackout della partita, stavolta definitivo, perché nell'ultima frazione i bianconeri non danno mai l'idea di poter riaprire la partita, nemmeno sul tiro da 4 di Anderson a babbo morto. Finisce 84-76, per Napoli è la sesta vittoria interna consecutiva, per la Virtus brutto passo indietro dopo la straordinaria Final Eight giocata. Contro la Scavolini Pasquali a letto con la febbre e squadra affidata a Cavicchi. Diciotto palle perse e l'1 su 21 da tre (in otto ci hanno provato, ma unica tripla a segno di Giovannoni) sono tra le cause della sconfitta. Esordio per Bulleri, 7 minuti in campo. Chiuso avanti il primo quarto 19-17 la Virtus è volata sul 34-22, per poi subire uno 0-13 e il sorpasso di Pesaro (frutto anche di due triple di Myers e una di Clark). Marchigiani avanti di un punto anche al 20', 37-38, poi la gara è tutta in salita per Bologna: 49-60 al 30' e 72-81 al termine. Giovannoni ultimo ad arrendersi, 18 punti e 10 rimbalzi. È Gui, con la partenza di Di Bella verso Milano, il nuovo capitano dalla gara successiva. Spencer irrispettoso nei confronti di Cavicchi viene messo fuori rosa. Arriva Lauwers. Lontano dai fasti dell´era imperiale, buono solo procurare un settimo posto ai vincitori e un quartultimo ai vinti, il derby di Bologna è stato una copia migliore degli ultimi vissuti. Era il numero 101, ma la carica dei dalmati bianchi e neri è stata respinta: l´ha invece spuntata la Fortitudo, fuori casa, bissando l´1 a 0 dell'andata, dopo un supplementare, al termine del quale c´è stato pure, nella pancia dell´arena, un altro confuso overtime. Sabatini pareva aver detto, per enigmi, d'aver venduto la Virtus, mentre invece annuncerà tutt´altro: l´acquisto dal gruppo Cabassi del PalaMalaguti, il campo dove gioca la Virtus. E´ stato un derby copioso, levigato nel primo tempo (45-46) di bel gioco e tanti gol, da parte di due squadre ispirate: oltre il 50% entrambe, la Effe frustrata dal mancato allungo dopo le triple iniziali, la Vu brava a non deragliare, anche rincorrendo 19' su 20'. Nella ripresa la tensione ha chiesto il conto. La Virtus, più attenta ad accostare i suoi pazienti mattoni, ce l´aveva quasi fatta sul +7 a 1'49", simbolicamente timbrato dalla schiacciata di Anderson. La Fortitudo è tornata pari e nel supplementare, fuori per falli, di là, il leader Best, Forte l´ha portata in paradiso nella sua unica frazione d´estasi (9 punti filati per il 91-85 a 1'09"). Anderson ha impattato con due triple, ma sul -3 un ferro alla sirena del debuttante Lauwers, solo sull'arco, ha scritto la fine. I 27 punti di Jenkins pesano piombo, coi 19 di Janicenoks, i 18 di Mancinelli, i 14 di Forte, in una Upim coi lunghi malconci. Best (19) è stato la luce interrotta della Fortezza, Chiacig (16) il suo più solido bastione, Anderson (22) la croce e delizia: l'ha persa al 40', impattata al 45', e infine persa, dunque gli errori vanificano le prodezze, nel contesto ben miscelato da Pasquali (che critica McGrath negli spogliatoi), uno dei 7 nuovi virtussini rispetto al derby d´andata.

A Siena nessuno chiedeva i miracoli e la Virtus non li ha fatti, cercando solo di reggere il più possibile. C´è riuscita discretamente, guidando quasi per un tempo intero e rientrando pure quando due triple di Carraretto (66-53 a 4´40") parevano averla stesa: e invece a 3' ha mancato il pallone del -7, con Bulleri stoppato da Lavrinovic. Non è stato mai in discussione l'esito, anche se Siena ha cominciato a veder bene il traguardo quando ha raggiunto il primo vantaggio in doppia cifra (57-47) alla fine di un terzo quarto, durante il quale la Virtus ha mostrato offensivamente la corda. Un solo cesto, di Anderson, su 11 tentativi in 10', 9 punti in tutti, doppiata a rimbalzo (13-7) nel parziale di più scarsa ispirazione. Il gruppo ha provato a risalire, mai però facendo paura. Tecnicamente impossibile, dal punto di vista numerico la sfida è stata pari, entrambe senza due capibranco: da una parte out McIntyre, tenuto fermo per i problemi alla caviglia, dall´altra Giovannoni, bloccato dai guai al polpaccio. Stritolata un poco alla volta, la Virtus comunque aveva già fatto mezza serata prima del riscaldamento, alla notizia della debacle di Scafati a Rieti: animi più sereni con la Legea, ancora a -6. Le idee ci sono state da subito (2-9 al 3') cercando l´ordine davanti e sfruttando bene le insicurezze degli orfani di McIntyre, con Best e Blizzard già caldi. Le risorse di Siena hanno macinato rimbalzi e trovato dalla panchina in Diener il bomber per rimettersi in scia (8 suoi punti in un amen). La Virtus ha retto, senza mollare quando è stata riagganciata, anche se dentro l´area solo i tuffi verso il cesto di Michelori hanno tenuto Pianigiani in apprensione. La coperta progressivamente s´è accorciata, fino agli ultimi 2' del primo tempo quando la velocità di Ilievski (9 punti nel secondo quarto) ha dato il massimo allungo ai suoi (41-38 al 20', rovesciando il 15-17 del 10', ma soprattutto il 33-38 con un parziale di 8-0). Poi la striscia continuava sino al 12-0, 45-38. Poi la Virtus non sarebbe più tornata avanti. Finale 81-67. Lascia il preparatore atletico Colombini. A Udine le spalle larghissime di Best hanno retto da sole il peso della mediocrità della solita deludente Virtus. Ma non ce l´hanno fatta. L´imbarazzante 53-33 a 17' dalla fine pareva l´ennesima pietra tombale, quando la Snaidero s'è fermata e il magico Travis ne ha piazzati 23 (6 di tutti gli altri, ma 4 frutto di suoi assist), uno più bello dell´altro, nell´ultimo quarto, facendo tremare tutti e trascinando i suoi alla volata. Udine è rimasta abbacinata, aggrappandosi alle folli bombe di Allen e Di Giuliomaria. Non cercate, inventate. Best non ha mollato, con la tripla del 71-74 a 52". Poi girandola di liberi fino a 7", quando, sul 76-78, fatto il primo, sbagliava il secondo. Sul rimbalzo pigliava fallo Sales e il suo 1/2 dava alla Vu la potenziale palla della partita. Ma Giovannoni, fermato a 1" dal gong da Allen, mancava entrambi i colpi dalla lunetta, sul secondo facendo addirittura invasione per cercare il rimbalzo. Chiusa, pure col beffardo cesto alla sirena di Green, 80-76. Uno contro tutti ce l'aveva quasi fatta, e questo deve far battere ancor di più il petto per l´occasione sprecata e meno male che Scafati è rimasta a tre vittorie di distanza. 

 

Annachiara Nicolao, la preparatrice atletica delle giovanili, al posto di Renzo Colombini. Lungo break pasquale, visto che la Virtus torna in campo martedì 25 marzo al PalaMalaguti con Montegranaro: essendo sabato 22 l'impianto occupato. Fa ancor più rabbia pensare che finché s´è andati sul leggero la Virtus ha potuto muoversi leggiadra sul campo, facendo cesto in tutte le prime azioni e arrivando a 2-10, poi 4-13 e 8-15 in 5'. Chiusa lì: per farne altrettanti ci avrebbe poi impiegato un quarto e mezzo, ovvero fino all´intervallo. Udine s'è assestata un minimo in difesa, ma la Fortezza ha mostrato tutto il suo peggio. Senza idee davanti, un passaggio e un tiro (sbagliando 9 triple a fila), indolente dietro, quando Allen (primo fornitore dei 14 assist friulani nel primo tempo) ha portato al gol tutti i suoi. Primo sorpasso subìto dopo 7' (16-15, 2 su 2 in lunetta di Zacchetti), da lì si sono aperte le cateratte, con Pasquali che dopo 6´30" ne aveva già mandati in campo dieci, ma ognuno andava per conto suo, con risultati imbarazzanti e l'unico avvicinamento, dopo il 28-19, (26-30, bomba di McGrath) è stato scherzato con un 9-0, poi allungato fino al -16 dell´intervallo, 46-30. Concessi canestri (63% dal campo), rimbalzi, palle vaganti e non solo quelle. Poi 53-33, 58-39, 60-47 al 30'. Per Bologna solo Best, tanto Best. La Virtus si va anche ad allenare un giorno a Calderara, Spencer va all'Efes. Nel recupero contro Montegranaro, un urlo liberatorio. E' questa la sensazione che i tifosi Virtus hanno provato a fine partita, dopo una vittoria che definire fondamentale è riduttivo. Dopo il successo di Scafati, una sconfitta avrebbe potuto avvicinare pericolosamente i bianconeri alla retrocessione. Invece, contro ogni pronostico, la Fortezza ha vinto contro una squadra super, spezzando un digiuno che durava dalla semifinale di Coppa Italia. E ha vinto con la difesa dura e con la forza del collettivo: sei giocatori in doppia cifra. Non Massimo Bulleri, anche se non ancora al 100%, che però ha giocato una partita di tutto cuore, difendendo davvero alla morte.  Salvezza ancora tutta da conquistare, ma enorme passo avanti. Si gioca in un palazzo con molti vuoti. 6902 il dato ufficiale, generoso. Per la prima partita dopo il cambio di proprietà si è visto anche un piccolo restyling a base dei colori bianconeri. La Premiata parte forte, e prende ben presto un discreto vantaggio (+8, 16-24) grazie all'impatto di Garris, alla sostanza di Lechtaler sotto le plance ed al talento di Minard. La Virtus fa parecchia fatica a trovare il canestro, e a lungo si affida quasi esclusivamente a Chiacig. Un gioco da tre punti di Giovannoni in contropiede fissa il risultato sul 19-24 al termine del primo quarto. Nel secondo quarto, col quintetto piccolo (Michelori su Ford), i bianconeri difendono per davvero. La Sutor segna appena 4 punti in sei minuti, e subisce un parziale di 13-2 propiziato da Michelori e Giovannoni, che portano avanti le Vu Nere per la prima volta nella partita (32-28). Poi si ricomincia a segnare, ma il vantaggio bianconero aumenta ancora. 43-35 a metà, con ultimi 5 punti firmati da Travis Best. Dopo la pausa, La Fortezza tocca subito il +12 (49-37). Poi si spegne la luce. I bianconeri sbagliano ben 4 liberi, mentre di là Ford (14 nel quarto) e Thomas fanno canestro con facilità. Di conseguenza Montegranaro rientra e aggancia i bianconeri a quota 55. Due triple ignoranti di Bulleri (5 punti consecutivi) e Blizzard ristabiliscono un certo margine, 63-55, poi 63-57 all'ultima pausa. Ultimo quarto: Minard riporta subito i suoi al minimo svantaggio, 66-65. La Virtus però difende duro. La Fortezza torna a +8 con Giovannoni, e resiste all'ultimo assalto marchigiano, entrando negli ultimi due minuti con cinque lunghezze di vantaggio. Dopo uno 0 su 2 pesantissimo di Amoroso, il canestro decisivo lo firma Roberto Chiacig, correggendo a canestro un errore di Best, 80-73. Da lì in poi è tutta discesa, fino al fischio finale. E' 89-78, e i tifosi Virtus possono tirare un bel sospiro di sollievo.

Fotocopia d´una decina d´altre gare, orrendamente giocate, poi riacciuffate e infine buttate via, a Rieti la Virtus lascia altri due punti in trasferta, allunga la sua tragica striscia esterna a un solo colpo (Treviso) negli ultimi 19 viaggi. Prima di destarsi, anche bene, ha dovuto finire sotto di 15 al 21' e di 14 a al 32' (67-53, dopo il 62-50 del 30'). Quindi, modello-Udine, con un po´ di pressing e molto uno-contro-uno dei fantasisti, è rientrata: 22 punti in 6', ed improvviso -3 con la tripla di Best a 1'30", 75-78. Lì però Bulleri, alla miglior partita dell´anno, enorme nel terzo quarto, usciva per falli, toccando Finley sul finire del possesso. E poco dopo, a 53", sul 79-77 firmato Anderson, il quinto fallo l´avrebbe fatto anche Best: un fallo assurdo, quasi più della manata a Jenkins che lo sfilò dal derby. Finley, smanacciato sulla propria linea di fondo, faceva +4. Un episodio chiave, per quello che è stato comunque il migliore dei suoi, 18 punti, 4 su 7 da due, 1 su 1 da tre, 7 su 8 ai liberi e 3 assist. Poi, la Virtus avrebbe avuto comunque la palla buona, come a Udine. Ancora Anderson, a 37", dava il -2: 81-79. Finley, di là, ferro a 17". Ma sul ribaltamento Lauwers faceva passi prima di sganciare il colpo-partita (tripla, comunque sbagliata). Fine. Giubilato Garri, tremebondo Anderson per oltre due quarti, prima di un montante finale, la Virtus ha potuto appigliarsi a Bulleri e al solito Best. Con loro, aveva bloccato la prima fuga reatina (11-2, poi da 15-8 a 15-19, parziale di 0-11 chiuso da una tripla di Anderson, passando per il 15-16 del 10'), ma non aveva trovato continuità, 11 perse al thè, su cui Rieti costruiva il vantaggio, e una zona, a metà del secondo quarto, sforacchiata da Videnov e Gomez. Finley, top-scorer della A, ha fatto male solo nel terzo quarto (il secondo si era concluso 37-27, 22 a 11 nel periodo), quando la Virtus sembrava senza fiato e dai 4 piccoli, teneri dietro, cavava almeno l´attacco per rimanere aggrappata. Chi l´ha finita, oltre alla litania di liberi finale, è stato Prato, 10 nel primo quarto, 7 pesanti nel finale. Garri e Michelori vanno in nazionale. Arriva Milano. Rassegnata alla propria sconsolante modestia, squadra alla deriva attorniata da un pubblico più intristito che furente, la Virtus perde nel peggiore dei modi la partita contro Milano e resta nuda sul promontorio della paura. Salvarsi sarà ancora lunga e dura, anche se Treviso ha tirato una salvifica ciambella vincendo a Scafati. La classifica lascia lì un angoscioso terzultimo posto, e facce, cuori e gambe paiono pure lontani dalla fame di inseguirla, questa incredibile salvezza. Patito un primo tempo orrido, ma ancora equilibrato, nel tunnel che lo sottrae alla platea, Sabatini sparisce nella ripresa che apporterà torture e mattanze. E´ un altro brutto segnale, eppure il suo defilarsi diventa nell'occasione uno spunto di saggezza, ad evitare micce per incendi peggiori. Perché la spia rossa balena subito, quando la curva omaggia con sciarpe e cori gli ex beniamini Di Bella e Vukcevic, malamente dismessi, e per il patron che, ricambiato, li saluta, partono salve di fischi. Alla fine, così, Sabatini manco lo sente il coro "meritiamo di più", che una fetta di curva lancia in cielo quasi come una liturgia doverosa, incassando stremati applausi dal resto dell´uditorio. Per la Virtus ottava sconfitta in casa. Milano dunque aspetta pure troppo a vincere, contro gente che non ha pugno per atterrarla. Ma a sua volta fatica ad estrarre i colpi, perché perde palloni a raffica (21) e tarda a imporre il predominio dentro le aree che pure pare nitido (+14 rimbalzi alla fine, ma non solo quello). Gallinari come si muove fa male, Vukcevic ha un magistero d´altri tempi, e se Watson e Sesay raccolgono metà del seminato, sbuca l´anatrone Shaw, il più sgraziato dei lunghi, a lucrare su tutti gli assist. Di Bella corre una gara onesta, forse più suggestiva che solida: il suo meglio sboccia nel finale, a giochi fatti, però ha spirito, voglia, spinta. In campo, meglio Milano in avvio, ma senza esagerare: Vukcevic apre le danze con una tripla concessa dalla difesa, dando ai biancorossi un vantaggio che, seppur lieve, si trascinerà per quasi tutti i primi dieci minuti. La Virtus, come succede regolarmente, cerca sin da subito Chiacig in post basso, trovando canestri ma anche falli precoci. Il centro bianconero deve così lasciar spazio a Garri (sonoramente fischiato al suo ingresso sul parquet) dopo tre minuti di gara, aprendo spazio sotto le plance alle incursioni e ai rimbalzi offensivi di Sesay. Milano prende coraggio, e complici due perse in serie di Anderson, mette il naso avanti con la tripla di Booker (11-15) e poi con il canestro di Shaw (13-19). Pasquali si gioca la carta del secondo quintetto, togliendo simultaneamente tutti e cinque gli starters bianconeri. La mossa paga un discreto dividendo, e permette ai bianconeri di pareggiare a ridosso della prima sirena, con la bomba di McGrath che fa 21-21. Il secondo quarto si apre con il gran canestro di Gallinari, che mette a sedere McGrath con un palleggio incrociato e infila la tripla del 21-24. Milano prende ritmo, e scappa sul 25-31 con la bomba di Vukcevic, servito da un assist dietro la schiena da Di Bella, mentre la Virtus non segna dal campo per quasi cinque minuti. Quando si sblocca l’attacco, con due canestri di Anderson e una gran penetrazione di Best, la Virtus pareggia (31-31), e sorpassa con il secondo giretto nell’area milanese firmato dal play ex Indiana Pacers, 33-31, parziale 8-0. Caja chiama timeout, ma la reazione invocata viene spenta in partenza dalla seconda bomba di McGrath, per il 36-35 del 20'. Milano sorpassa subito con Sesay e Watson (38-41), prima che la partita si accenda ufficialmente: è Anderson ad aprire il fuoco, con due bombe in faccia a Gallinari (la seconda, seguita da schiaffetto sul sedere del divin bambino milanese) che portano i bianconeri sul 44-41. La risposta, arriva dopo poco, ed è firmata Gallinari, che prima segna un canestro (con fallo) totalmente fuori equilibrio contro Giovannoni, e poi mette una bomba con le mani in faccia sempre del brasiliano, per il 44-49 Olimpia. Best accorcia da tre punti, Michelori fa 49-51 dalla lunetta, ma la Virtus si spegne lì. In chiusura di quarto infatti, Milano tenta la fuga con quattro punti di Shaw, ed è solo il sottomano rovesciato di Best sulla sirena del terzo quarto a dare il -6 (53-59) ai bianconeri. L’avvio di quarto periodo è poi disarmante: Gallinari segna l’ennesima bomba in faccia a Giovannoni (diciottesimo punto personale con soli nove tiri dal campo), Vukcevic e Booker allargano la forbice in contropiede e la Vu nera cola definitivamente a picco. A secco per 5'30", la Virtus è sotto di 16 quando Michelori segna il primo gol della frazione. Finale 63-75.

Brutta e flaccida pure nel giorno in cui c´era da sparare sulla Croce Rossa, alla Virtus serve aggrapparsi a tutto, anche a uno 0/2 nei liberi di Galanda, anche a un antisportivo fischiato al ralenty, e dopo accurata introspezione da Reatto, anche al primo libero dopo 7 pali di Chiacig (ovazione) e infine a una tripla apertissima del redivivo Blizzard, per restare in Serie A. O meglio, per non vivere nell´aceto di qui a fine mese, posto che quella povera Scafati non poteva più salvarla neanche Murri. La partita che non poteva perdere mai, e che invece aveva seriamente rischiato di compromettere, nonostante un Anderson stopper designato (Delonte 5/15) e un Best in controllo, finisce così in volata, e vale la salvezza matematica. Festeggiano in pochi alla fine. Non s´è visto Sabatini, rimasto come previsto a casa. Senza il patron, s´è giocato in un clima asettico. I Forever Boys, a inizio partita, srotolavano un prevedibile imperativo («Oggi pretendiamo tre cose: orgoglio, dignità, vittoria - Lo meritiamo noi e la nostra storia»), mentre altrove, issato da gente non affiliata a gruppi o gruppetti, si staglia il sintomo popolare che Sabatini, dal suo scranno, avrebbe letto dinanzi a sé: «Ti abbiamo lasciato perdere: ora ci hai perso». A pensarlo, visti i larghi vuoti, non dovevano essere gli unici. La partita sembrava non esserci già più dopo 3', percossa in ogni modo l'area nemica. 8-0 e Varese che impiega 5' per il primo cesto. Non si suda neanche, a trovare un canestro: dentro i primi 8 colpi da due, e dopo 7'30" il 16-8 non è più ampio solo per due giri di valzer di Holland. Resteranno, quelli, gli unici canestri di Delonte nel primo tempo (2/9), anticamera di sei pali a fila che smorzeranno un paio di rigurgiti positivi di Varese. Intanto al 10' 18-13. La Virtus sta prima 5' senza cesti dal campo e poi s´addormenta sul perimetro, dove Boscagin e Melvin la pugnalano, più tardi, per il 32-29, dopo avere toccato il 30-21. Best ed Anderson, per chiudere il primo tempo, daranno alla Virtus il +7 di metà, 36-29. Anche dopo, sembra più una scampagnata che una gara di campionato. Quando arriva il +11, con tre liberi pescati da McGrath e un cesto in percussione di Bulleri, sembra l´allungo decisivo, 55-44 al 30', ma la Virtus s´impegna a cacciare occasioni, e anche se su Holland lavora bene, subisce Lloreda e Boscagin. Varese, in punta di piedi, torna a -4, sul 57-53 a 4', quando Bologna è piantata e Varese fa anche peggio, buttando 5 attacchi. Il nuovo +7 dura un amen, Lloreda fa 62-58. Lì, Galanda butta i liberi, Chiacig ne pesca uno e Blizzard pela il jolly. Finita, liberazione, esultanza. Modesta, però. Vince la Virtus, perde Teramo, salgono i rimpianti a vedere tanta differenza in campo (pro Vu). Riemerge Giovannoni (tripla-chiave, 83-85 a 2'), sigilla il redivivo Blizzard, su rimpallo, a coronare la sua splendida partita, ed esulta Anderson, super nella parte centrale, cocciuto altrove, per la vittoria di chi non aveva nulla da chiedere su chi aveva un play-off in ballo. Non c´era molto da vedere, in una partita senza polpa, almeno per Bologna. Bulleri, a tratti terribile. Di là Poeta ha giocato due partite. Nella prima, orrenda (0/5, 2 perse, 4 assist nel primo tempo), la Virtus ha imbastito la sua onesta recita. Leggerissima in avvio (3-12), aveva iniziato a correre senza senso, travolta da Adams e Green per ritrovarsi, dopo un 17-2 in 5', sotto 20-14. Abbassando il quintetto, con Anderson da 4, nel secondo quarto (il primo era finito 23-20) Pasquali trovava le bollicine, proprio con un Alan da urlo benché solista, capace comunque di infilarne 9 ed impilare il +6 (37-43) di metà. Salita anche a +13 nella ripresa, veniva colta da un altro blackout, quello in cui Poeta finalmente saliva, col primo cesto (minuto 23), falli piluccati, ribaltamenti vincenti. E tanta roba, in un ultimo quarto iniziato (sul 64-67) nella tonnara (antisportivo a Blizzard, tecnico ed espulsione a Best: 72-69 Teramo), condotto con bomba e palombella per il 79-77 a 4'. L´ultimo vantaggio dei locali. Ben 71 i viaggi in lunetta, 37 a 34. Finale 86-93. Best solo deplorato, tenuto conto che il suo gesto era stato susseguente a lancio di carta e bottiglie.

Quaranta minuti che stampano la fotografia, precisa e amara, della nevrotica stagione della Virtus. Non avevano più nulla da chiedere, i bianconeri, a un’annata rimasta senza traguardi. Già salvi e fuori dai playoff, Così come Scafati era già matematicamente retrocessa. Bene, ad armi psicologiche pari, la Virtus non è riuscita nemmeno nell’obiettivo minimo di chiudere bene con la seconda tripletta stagionale di successi. Eppure sembrava una partita già vinta, o almeno facilmente controllabile, sul 50-64 a tre minuti dalla sirena del terzo quarto. Con Scafati che ci aveva provato per i primi dieci minuti in cui aveva costretto una Virtus orrenda a soli 9 punti e a un desolante 3 su 15 al tiro andando avanti anche di 11 lunghezze sul 20-9 e poi era crollata improvvisamente sotto il tiro a segno bolognese del secondo quarto (7 triple su 10 tentativi con 4 su 4 complessivo di Bulleri e Best, per il parziale di 17-34 che sembrava preludere al crollo definitivo dei campani). La Virtus è poi schizzata via nella ripresa, nascondendo con la mira dei giorni migliori la domenica nera di Chiacig, l’evidente imbarazzo di Lauwers davanti ai suoi inviperiti ex tifosi, l’anonima prestazione di McGrath e gli alti e bassi di Bulleri. Sul più +14 bianconero in pochi avrebbero puntato qualcosa sul quintetto di Scafati. In due, però, non hanno alzato bandiera bianca: Hatten e Datome, che, praticamente da soli, hanno condotto la rimonta e hanno messo la freccia. Primo parziale, quindi, di 0-9 con l’emorragia fermata da un canestrino di Best che, pur cercando di rendere più arioso e meno distratto il gioco offensivo della Virtus, non aveva gambe per fermare lo scatenato Hatten della ripresa: 13 punti in un quarto d’ora. Di Datome, nell’ultimo quarto, il primo sorpasso campano con la tripla del 72-71, ancora suoi i punti del massimo vantaggio scafatese sull’82-78, frutto di un assurdo antisportivo di Bulleri che a ottanta secondi dalla sirena ha di fatto consegnato alla Legea l’inutile successo. Finisce 91-88 ed è anche il crollo delle ultime certezze che restavano a Pasquali e al suo staff: quelle di aver trovato in Alan Anderson un leader offensivo su cui costruire nel futuro o fare mercato, perché, nel brutto pomeriggio campano, ha tradito. Finale mogio per la Fortezza, chiudendo secondo copione una stagione derelitta. Quartultima a 13 vittorie, come nel nefasto 2003, senza scuse e soprattutto con un pubblico ormai in disamore: 5400 dichiarati, un migliaio in meno quelli reali. Il primo vistoso, e quasi totale, distacco del popolo bianconero s´è consumato all´ultimo giorno di scuola, quando la curva, al grido "Meritiamo di più", ha innalzato, tra l´apprezzamento generale, le pagelle stagionali. Salvando loro stessi (8 per i 20.000 chilometri sciroppati nelle trasferte), i Forever Boys con due striscioni hanno bocciato tutto il resto. "Squadra, voto 1: senza cuore, orgoglio e dignità" e "Società voto 0: non siamo un circo, siamo la Virtus". Poi, durante la partita, cori rivolti a Sabatini, assente: "Volevi perdere, ci sei riuscito bene. Obiettivo raggiunto".
Se quella è stata la punta dell´iceberg, l´intero palazzo non ha mai obiettato. Dopo la sirena, qualche abbraccio per Giovannoni, Blizzard e Best, ma poco altro. Quelli da cui ripartire? Difficile salvare qualcuno, dopo l´ennesima esibizione sciapa. Anche Renato Pasquali, più volte confermato a voce da Sabatini, chiude con un bilancio in campionato di 5 vinte e 9 perse (36%), leggermente peggio di Pillastrini (8-12, 40%). Best (3/4, 3/4, 4 assist) è stato anche ieri braccio e mente, regalando gli ultimi guizzi (tripla del 60-59 a 2´30", pareggio a 62 a 1´16") a una Fortezza che non ha mollato, ma nemmeno brillato. Sempre abbracciata a Roma, la Vu ha scontato un Anderson con poca personalità (1/9, pareggio mancato a 18") e fruito d´un Giovannoni volenteroso, al più. Repesa paghi invece una cena a Lorbek (7/12, 4/4, 11 rimbalzi, 42 di valutazione). Lui, 10 punti pure nell´ultimo quarto, ha stroncato l´ultima volata di Best. La Virtus torna al mare: come nel 2006, ma con ben altro spirito.

LA VIRTUS NATA PER PERDERE VINCE CON GLI ABBONATI: OLTRE 5000

di Daniele Labanti - Corriere di Bologna - 05/10/2007

 

Facendo di numeri la prima serata «ufficiosa» della Virtus nel circuito Rete8-Nuovarete, Claudio Sabatini ha sostanzialmente detto che, per lui, lo scudetto è già vinto. È quello, appunto, delle cifre, un consuntivo della campagna di rafforzamento estivo, prudente sul mercato ma debordante nel marketing. Stando ai numeri, la Virtus s'è messa in tasca 3.115.000 euro d'incasso al botteghino, relativo alla campagna abbonamenti tuttora aperta e giunta a 5008 tessere (di cui il 22% effettuate su internet, il 42% all'Ipercoop e il 27% presso Neos Banca). E il pallottoliere degl'introiti s'infuoca quando si tira il totale: 6 milioni complessivi sono arrivati nelle casse delle Vu nere fra abbonamenti e sponsor, senza contare i futuri introiti della biglietteria e dei diritti di Lega ed Eurolega.

Si rinforza, dunque, l'esercito d'aficionados in bianconero. E nel memorandum, Sabatini mette le cifre in fila, costruendo con esse la teoria sulla bontà del lavoro svolto. I 5008 abbonati d'oggi sono il 15% in più rispetto a ieri e ben il doppio rispetto ai 2451 del 2003, l'eredità numerica lasciata da Madrigali. È tornata, la Virtus, a sfondare il tetto dei cinquemila dei quali il 75% ha acquistato il costoso pacchetto campionato/Eurolega, la formula full optional che consentirà di seguire l'intera stagione. In città, dunque, la crescita della Virtus s'affianca agli 8109 abbonati del Bologna Calcio e ai circa 4000 della Fortitudo (dato non ufficiale), portando comunque la somma complessiva dei club di basket a oltre 9000 tessere vendute.

Non pago, Sabatini ha voluto stravincere. Tradizionalmente canuta, la popolazione bianconera è composta oggi dal 35% di giovanissimi (27% under 21 e 8% under 18, in netto aumento rispetto al passato), e proprio per loro l'investimento (tra squadre, foresteria, campagna, incentivi e servizi) è di 650 mila euro. Disponibili restano ancora 2390 posti, ma già ora la Virtus al botteghino ha incassato quanto Milano, Siena, Roma, Treviso e Fortitudo si sono messe in tasca, assieme, lo scorso anno. Insomma, il bilancio rischia d'essere in attivo e garantirà anche la solidità tecnica della squadra.

Senza contare che i numeri sbandierati da Sabatini saranno, è chiaro, una carta pesante da giocare sul tavolo istituzionale che dovrà, prima o poi, valutare e approvare i progetti di nuovi palasport. Il patron bianconero ha ventilato un ritorno al PalaDozza, casa di Sacrati, dopo aver giurato di non voler condividere nulla col rivale. Facile che s'arrivi allo scontro sulla terza soluzione, che separerebbe definitivamente le strade di Virtus e Fortitudo.

Lo slogan della campagna abbonamenti dell'estate 2007, fin troppo profetico.

SABATINI SPIEGA L'ADDIO A MARKOVSKI: "LA VIRTUS VUOLE CRESCERE"

di Francesco Forni - La Repubblica - 24/06/2007

 

Il ribaltone sta tutto dentro una carpetta. Carpetta rossa, che si veda da lontano, quando Claudio Sabatini la sventola, nel pomeriggio in cui, al Crb, racconta la sua verità, su Markovski, su Pillastrini, sul resto.

   Ho qui dentro il contratto - va al sodo -, Pillastrini lo firmerà tra un paio d'ore. E lunedì lo presenteremo, ancora qui.

Presa la decisione, non resta qualche dubbio?

E come potrei non averne? Zare ha fatto tantissimo. Il rischio di sbagliare è enorme. E se andrà male il primo cretino sarò io, poi gli altri. È stata la mia decisione più sofferta e difficile.

Già, ci si doveva vedere tutti, per Markovski, allo scoprimento della statua equestre.

Il rapporto umano è stato davvero forte, non a livello di facciata. Non abbiamo fatto una conferenza congiunta altrimenti ci sarebbe scappata una lacrima.

E allora, cos'è successo?

Ho realizzato che, giunti a questo livello, la Virtus deve avere un organigramma piramidale. Dirigente, allenatore, i suoi vice, i giocatori. Non poteva più fare tutto lui. Gli ho offerto il ruolo di amministratore delegato, ad una cifra del 50% superiore di quella del più pagato dirigente del basket italiano. Prandi escluso, ovviamente. Sognavo che diventasse il nuovo Gherardini. Mi fido ciecamente di lui, gli avrei dato in mano la Virtus come farei col mio blocchetto degli assegni. Coi prossimi allenatori m'affezionerò di meno.

E Zare non ha accettato.

Purtroppo lui voleva allenare. Mi spiace, perché mai, davvero, c'è stato uno screzio. Ma per crescere credo che servano persone in più ruoli. Lui, dopo due anni passati a fare il factotum, era arrivato stremato. Dal punto di vista umano gli do 10 e lode, come manager 10, come allenatore 8. Ma era troppa roba per uno solo. E io ho pensato alla Virtus, non al rapporto con lui.

Così la scelta è caduta su Pillastrini.

Sì, e molto prima di quanto si pensi. Ancora durante la stagione regolare. Del contatto lo sapevamo io e lui. E basta. A Bertocchi non l'ho detto, sennò s'emozionava. Ringrazio Pilla che in questi tempi non ha fatto trapelare nulla.

E Markovski quando l'ha saputo?

Una settimana fa, a Siena, poche ore prima di gara 3. Un fulmine a ciel sereno.

E ora?

Adesso che Pilla ce l'abbiamo noi, vorrei che ci fosse più aria di derby, che non sento. È ora che Sacrati s'allacci le scarpe. Ogni mattina ridevo quando leggevo i giornali che parlavano di Pillastrini alla Fortitudo. Invece di parlare, che mettano un po' di nero su bianco. James Thomas ci interessa, per tenerlo dovranno buttare sul tavolo due milioni e mezzo di euro e ci interessa un giocatore sul quale si sono mossi anche loro. Ma per adesso non c'è battaglia...

Battaglia forse no, ma le dichiarazioni di guerra, anche oggi, qui a parlar di tutt'altro, non mancano.

L'augurio migliore che io possa fare alla Fortitudo è cambiar padrone. La vorrei vedere più pimpante, anche se con Martinelli ci si divertiva. E dovranno dar pure un mucchio di soldi a Frates. Chissà di loro chi mangerà il panettone. Per ora non vedo un contraltare.

Riparlando di Virtus, ce ne sarebbe da fare anche lì. Alla vagheggiata piramide societaria, mancano tanti mattoni, GM in testa.

Il vice lo sceglierà Pillastrini e rimarrà anche Cavicchi. Con Stefano accanto a Consolini e Sanguettoli programmeremo un bel settore giovanile. Il nuovo GM non c'è perchè c'era da tener coperto il coach. Avrà ruoli organizzativi, quelli che finora ci spartivamo io e Zare, rubando tempo ai nostri lavori. I giocatori? Ilievski ha alcune proposte importanti, con Vukcevic c'è stata una stretta di mano. Terremo Crosariol un altro anno. Best ci lascia, prenderà più soldi in Polonia. Lo ringraziamo, in palestra e in campo è stato un esempio tecnico e di umiltà per i giovani. È stata anche l'unica mossa tecnica che ho fatto durante la gestione Markovski. Era un acquisto extra budget, il prossimo potrebbe essere Thomas.

LA PRESENTAZIONE DI STEFANO PILLASTRINI

di Bruno Trebbi - Bolognabasket.it - 25/06/2007
 

La Virtus ha presentato oggi il suo nuovo allenatore. Si tratta di Stefano Pillastrini, che ha pronunciato le sue prime parole in bianconero al CRB.

Gli onori di casa sono stati fatti da Claudio Sabatini.

Dopo aver ringraziato Zare Markovski, ecco Pillastrini: abbiamo da giovani frequentato le stesse compagnie, ora è il momento di entrare in un gruppo di persone un po’ più a modo, riconducendolo sulla retta via. Sono felice di essere qua, con un tecnico a cui non viene chiesto di vincere, ma di sposare questo progetto che ha avuto una accelerazione con revisione dei nostri tempi: l’Eurolega è un'incombenza, ed ecco la nostra campagna “Lasciateci Perdere”. Ma Pillastrini è uno che lavora con i giovani, sa fare bene, e assicuro che potrà stare qui con tranquillità anche soprattutto per far crescere le nostre nuove leve, in modo che possano dare soddisfazioni sia alla Virtus che alla Nazionale. In questa ottica io tempo fa presi il Crb, che volevo fosse quello che per la Benetton è la Ghirada: ora andiamo avanti con serenità su questo progetto. La scelta è stata dolorosa, e so già che non mi affezionerò a Pilla quanto a Zare. Ma è il momento di allargare il nostro organigramma, a costo di spendere qualcosa di più: tutti hanno dato il 300%, ci siamo trovati a dover gestire una Eurolega, e volendo modificare le nostre strutture la scelta è caduta su di lui.

Il GM? Cercheremo di formalizzarlo a breve, avrà carta bianca lavorando dietro la scrivania con mansioni organizzative. Sarà scelto da me, non dall’allenatore (con ogni probabilità sarà Andrea Luchi ex Montecatini e Pesaro, ndr). Ai tifosi chiediamo pazienza, e di accettare le sconfitte, perché anche perdendo si può imparare qualcosa. E chi non sbaglia, non impara: rinnovare l’abbonamento fa piacere, ma meglio mille in meno se devono portare problemi. Non facciamo proclami elettorali, la gente deve credere in quello che facciamo senza bisogno di nomi.

Parola poi a Pillastrini, che si presenta così al pubblico virtussino:

La prima volta che mi ha chiamato non pensavo che fosse uno scherzo, c’era meraviglia e orgoglio, dato che sono stato chiamato per quello che so fare, e c'è chi ha apprezzato il mio lavoro. E lo slogan, in primis, è bellissimo: tutte le stagioni buone nascono dalla capacità di gestire e superare momenti difficili e sconfitte. La programmazione deve andare oltre l’immediato risultato: si cercherà sempre di vincere, ma crescendo e senza cercare scorciatoie. Poi verranno valutati i risultati che saremo in grado di conquistare. Per cui, oltre alla chiamata, sono stato contento anche del motivo per cui sono stato scelto: ho lasciato un posto dove stavo benissimo e dove tutti mi volevano bene, avevo altre offerte in ballo, ma qui si parla di un altro livello, di playoff, di ottenere risultati seguendo comunque la stessa strada della crescita giornaliera. E questo mi gratifica molto.

Le cose sono andate così: la Fortitudo mi ha cercato prestissimo, e conoscendo la mia storia avevo in mente di cercare un salto di qualità, ritenendo questo il momento giusto dopo essere sceso in B1, malgrado avessi offerte in A1. Volevo tornare ad alti livelli, e la Fortitudo mi ha fatto capire che mi avrebbero affidato un progetto di rilancio. Ci siamo parlati tante volte, spesso le cose uscivano sui giornali, ma con il passare del tempo mi sembrava che il progetto perdesse di concretezza. Per cui, un mese fa, ho posto un ultimatum, dato che mi sembrava si fosse perso interesse per me: questo, ripeto, prima di altre proposte. Quasi subito dopo mi ha telefonato una persona che credeva in me, e ci siamo accordati in poco tempo: una stretta di mano, dato che non c’erano le condizioni immediate per firmare. Io non l’ho detto a nessuno, se non a mia moglie, e la cosa non è uscita mai: questo mi ha dato un senso di serietà. Passando i giorni, con le continue vittorie della Virtus, ho chiesto se avessero legittimamente cambiato idea: ma mi è stato risposto che c’era convinzione, e che io non dovevo aver paura. Questo mi ha dato ulteriore conferma della serietà di questa offerta.

L'eredità Markovski è pesante, ma non ho paura, perché ho fiducia nella società e nel mio lavoro. Quanto fatto da Zare merita stima, per cui non mi metterò mai in competizione con lui; è stata chiusa una bella pagina, ora cerchiamo di aprirne un’altra. So che non devo migliorare i precedenti risultati. 

Il vice? Ci devo pensare, perché credo molto al lavoro di staff. E quanto fatto a Montegranaro lo dimostra: Cavicchi lo conosco da tempo, Colombini anche, meno lo staff tecnico, ma sono tutte figure decisive per ottenere risultati. Non sarà una figura magari di primissimo piano, e sarà qualcuno che dovrà aiutarmi nello scouting di Eurolega come in tante altre cose. Mi prendo del tempo, deve essere una scelta ponderata.

Per quel che riguarda i giocatori: vanno guardati all’interno del contesto, per cui scelte ancora non ne sono state fatte. C’è chi sotto contratto ha fatto bene, alludendo a Di Bella, Michelori, Crosariol, Gugliotta, e di loro ho una buona considerazione. Ma adesso è presto, perché la squadra va vista in modo globale, valutando le offerte del mercato. Io credo molto nel lavoro in palestra, per cui spero di poter concludere la squadra prima dell’inizio del campionato e portarla avanti per tutta la stagione, dato che io non amo cambiare ogni giorno, e preferisco tenermi quelli con cui ho lavorato per mesi. Bisogna prendere un forte playmaker, anche se può sembrare banale. Questa è la priorità, perché liberati Best e Ilievski (offerta molto alta, Italia e Spagna) qui c’è un buco. Non sarà facile, ma è fondamentale ricordando che a me piace anche giocare con due play. Drejer? Difficile trovarne uno più bravo, più facile trovarne uno con maggiore continuità. Sentiremo anche il suo parere, la situazione è ancora aperta. Lang? Giocatore che mi piace, anche se andrà valutato il rapporto qualità/prezzo. Ci possono essere altri interessi... I giocatori di Montegranaro? Vitali è sotto contratto, e rispettiamo questa cosa. Lui e gli altri ragazzi giocheranno comunque bene, ed è giusto che lì facciano i loro piani, e non è giusto che io faccia richieste che possano portarli ad andare a dire, in società, che loro non vogliono più restare dove sono. Sarei orgoglioso che giocassero bene chiunque ci fosse ad allenarli. Io preferisco una squadra di qualità che non di quantità, con gestioni tipo Siena dove ci sono ruoli chiari: ci sta che possano cambiare i quintetti base, ma anche un decimo uomo che accetti, eventualmente, di stare fermo per due mesi sapendo che può succedere. E comunque i ruoli possono cambiare da agosto a marzo: non mi piace la competizione interna, ma la collaborazione, senza squadre lunghissime anche se l’Eurolega non chiede roster da sei. E per gli allenamenti, nel caso, chiederemo al vivaio: stimando Sanguettoli e Consolini, quello che diranno sarà per me fondamentale, sia per il livello tecnico che scolastico dei ragazzi.

Infine, parola ancora a Claudio Sabatini che ha illustrato la situazione di alcuni giocatori e non ha fatto mancare qualche frecciata all'altra sponda del Reno.

Vukcevic ha un impegno verbale, e alle stesse condizioni dello scorso anno resterà con noi. Arrivassero offerte superiori, faremo le nostre considerazioni. Giovannoni vorremmo tenerlo, ma se esce dal contratto con Treviso rischiamo di perderlo, perché diventerebbe free agent: ora dipende da lui, noi vorremmo tenerlo, ma questo è un imprevisto perché nessuno sapeva di questa possibilità. Thomas? Gli faremo un’offerta di due milioni di dollari, abbiamo motivi non tecnici per provarci. Anche lui, come Vitali, è sotto contratto? Per loro abbiamo meno rispetto.

 

Pillastrini dà disposizioni durante un time-out (foto tratta da www.virtus.it)

VIRTUS, IL PERDONO E LA VITTORIA

di Francesco Forni - La Repubblica - 15/10/2007


Alla fine, nessuno è rimasto dietro la lavagna. Pentiti, contriti e redenti i quattro moschettieri hanno dato una grossa mano alla Virtus: per vincere, tenere al secondo posto la ruota di Siena e operare il nuovo sorpasso a Basket City, durata meno di sette giorni la Vu all´ombra della Effe. 52 punti dei quattro e la loro miglior prova stagionale hanno coinciso con la miglior Virtus, che per 34' ha pasteggiato (77-56), spegnendosi nel finale e rischiando perfino quando Wood (16 nell'ultimo quarto) ha mancato il tap-in del -2 a 30". Troppi regali dopo l'abbuffata, ma è andata bene lo stesso. Bel colpo, tutti assieme dopo il clamoroso dietrofront della mattinata, quando alle 12.39 è arrivata ai cronisti la mail della società che liberava i reprobi, per «decisione presa dopo un incontro chiesto in mattinata dai giocatori sanzionati, preso atto del senso di responsabilità da loro dichiarato nei confronti della squadra e dei tifosi». Niente più sospensione, ma una d'importo deciso dagli stessi atleti, da devolvere all'Ageop. Perdonati dunque per le buone intenzioni, all'ora di pranzo. E regolarmente in campo all'ora delle merendine.

Sabatini, attesissimo per delucidazioni, è arrivato al Pianella un quarto d'ora prima del via e ha ribadito il concetto. «I ragazzi hanno voluto parlarmi, ne ho capito subito il rimorso e la voglia che avevano di giocare e mostrare di non esser fuori dal coro. Chiarito tutto, era importante afferrassero una volta per tutte il concetto che qui tutti sono uguali». In caso contrario ci sarebbero stati gli estremi per un'alterazione dell'equità competitiva. «Per quali regolamenti? Per me la squadra migliore è anche quella più riposata, che va a letto prima. Ma ho scelto di farli giocare anche perché m'han detto di voler pagare qualsiasi multa pur di rientrare». Sono stati tanto convincenti da meritarsi l'auto-tassazione ed è difficile pensare che potesse finire più morbida di così. Ai canturini, ovvio, la pochade non è piaciuta. Palazzo ostile, pubblico carico e quando Sabatini ha platealmente salutato la squadra nel riscaldamento, chiudendo con un cinque alto a Holland, gli è volato addosso (verbalmente) di tutto. Clima strano, sicuramente ostile, che sarebbe potuto diventare beffardo in caso di sconfitta.

La Virtus però non è andata nel pallone e Pillastrini l'ha vissuta bene, bloccando Cantù e Mazzarino sul perimetro (solo 5 tiri) e trovando serenità dai suoi. «Questa storia non ci ha fatto preparare il match, facendoci passare due giorni infernali. Ma è servita, facendo capire a tutti come gira qui: e così ha compattato il gruppo. In Virtus non si fanno drammi se si perde con Biella, ma se s'infrangono le regole. Questo ora è chiaro. Per primo speravo che finisse così, coi ragazzi in campo, perché a me pareva una decisione eccessiva». Imparata la lezione, anche nel gioco s'è vista bella roba. «Impatto, energia, voglia di giocare. Cantù è rimasta in soggezione. Poi abbiamo iniziato a gestire e sono stati guai grossi. Non siamo ancora in grado di farlo, abbiamo poca storia insieme. Ma nel caos finale non ci sono scappati i rimbalzi e sono entrati i liberi».

Tutto liscio, sin dall'inizio. Holland ha firmato il primo strappetto, poi c'è stato equilibrio, ma quando è arrivata la mira, 4 triple in 5' del secondo quarto, si sono aperte le acque. Ritorno in testa (28-25), 11 di Delonte senza errori in 3', 39-31 al 18'. Dopo la forbice s'è allargata a dismisura, con il +21 e gli spasimi finali. L'ultimo Sabatini: «Non so quanto effettivamente sia servito tutto questo. Di sicuro non ha portato male».

 

VIRTUS, È DI NUOVO BUFERA, HOLLAND MESSO FUORI ROSA

di Daniele Labanti - Corriere di Bologna - 23/10/2007

 

Uscito a 5" dal gong dopo la sua peggior recita d'ottobre, Delonte Holland ha sancito la fine della pax interna, sibilando vicino a Pillastrini con parole taglienti e chiudendo, anche, la prima parte della sua esperienza bolognese. Ieri la Virtus l'ha messo fuori rosa a tempo indeterminato, annunciando per bocca di Sabatini, «che non ci saranno perdoni dell'ultimo momento, con Kaunas non giocherà e anzi non è affatto detto che sarà reintegrato».

Il provvedimento, comunicato ieri al giocatore, ha mosso subito l'opera diplomatica dell'agente, che sta cercando di ricondurre l'episodio dentro i binari. Impresa difficile, dopo la redenzione concessa prima di Cantù ai quattro mori: di essi, Holland è forse il meno esuberante ma anche il più istintivo, e nella trappola c'è ricaduto alla prima frustrazione. Reduce da una gara agghiacciante, con lo 0/7 al tiro che l'ha affossato facendogli giocare «da sponda » la seconda parte, prima delle parole al tecnico, è stato sospeso dagli allenamenti. Poi, il cartellino rosso del patron.

«Capisco la rabbia e la frustrazione, ma allora cosa dovrei dirgli io per come ha giocato? È imperdonabile, la decisione stavolta è collegiale. Anche a me scoccia perdere, ma non vado a insultare i giocatori. Forse non ero stato chiaro, basta con i perdoni. In quel ruolo non siamo affatto scoperti e il mercato ci consente di muoverci. Con lui abbiamo tre anni di contratto, è un giocatore valido perciò non è detto che rinunciandoci perderemmo dei soldi ». Sabatini è chiaro, Holland potrebbe finire sul mercato o almeno queste sono le parole dettate dallo stomaco. Oggi la mediazione dell'agente, in contatto con il gm Luchi, può ribaltare ancora il tavolo, anche se è davvero difficile pensare ad un caso chiuso in fretta.

Stavolta, la Virtus ha maneggiato la patata bollente senza darle legittimità pubblica. Nessun annuncio, nessuna conferenza. È questo che dovrebbe preoccupare di più Holland, persosi psicologicamente dal momento dell'arrivo di Anderson poi recuperato, almeno sul campo, dalle notti con Cantù e Treviso. Con Pilla s'era scontrato già ad Avellino e stavolta credeva, come allora, che finisse lì. «Non ho problemi con nessuno » ribatteva indifferente ai cronisti indagatori, non più tardi di martedì. «Sa d'aver esagerato — confida l'agente — e s'è scusato, per lui è roba passata ». Ma non per la società, che non accetta ulteriori indiscipline dopo un inizio morbido nella gestione degli americani.

«Stimo Holland – è il verbo di Sabatini – e mi fa piacere averlo in squadra. Ma se vuol fare un salto di qualità, deve capire le regole. Questo atteggiamento non è da Eurolega, quindi domani non gioca. Capisco che sia giovane ma non è allineato a noi e non saremo noi ad allinearci a lui. Se non capisce, non resta». Dei quattro, insomma, paga Delonte. Quello dai mirabolanti uno contro uno, dai cesti impossibili, dalle reazioni scomposte. Quello che non è cattivo, è solo in costante disagio, schiacciato dal peso delle situazioni. È successo questo, domenica: qualche tiro buono che esce e Delonte crolla di testa. Diventa un ologramma, e si sfoga, utilizzando un inglese troppo pulito per non essere compreso.

Ieri sera, era fuori. Esiliato dal club e dal suo allenatore, che sette giorni fa aveva difeso anche lui, rientrato prima degli altri dalla scorribanda milanese. Ma alla Virtus, nubi e solleone s'alternano velocemente. Si vedrà, chi la spunta stavolta.

 

SABATINI TIRA DRITTO: "NON SO SE GIOCHEREMO"

di Elisa Fiocchi e Daniele Labanti - Corriere di Bologna - 31/10/2007


In una landa rivoluzionata da tecnici, ammutinati, ballerini, gaudenti e intristiti, non pare nemmeno che dietro l'angolo ci sia il derby numero 100, conto tondo per spaccare in due i destini di Fortitudo e Virtus, che si giocano molto, se non tutto. Tortuoso il percorso per arrivarci, ricco di tornanti in cui, a turno, escono sorprese per l'una o per l'altra, sarà il derby dei verdetti. E mentre ampollosamente si cercano sentenze, non v'è certezza nemmeno di quel che accadrà, fermo com'è oggi, Sabatini, a ribadire che lui alle nove non vuol giocare e quindi si farà tutti un viaggio a vuoto.

«Noi pensiamo a Kaukenas ­ - Divo Claudio dixit - ­ non a Jenkins. La gara col Montepaschi andrà in diretta sul satellite con finestre in chiaro su 7Gold, durante Diretta Stadio, e sarà una rivoluzione anche d'ascolti e di visibilità per gli sponsor. Forse Pieraccioni c'ha fatto un favore, ma comunque gli farò causa per aver chiuso un accordo con Sky senza avere la nostra delega. Il derby? Sabato faremo un consulto e decideremo se saremo in forma per giocare, la Fip non è voluta intervenire, mi dispiace per chi ha pagato già il biglietto. Tra l'altro, s'è scoperto che Upim-La Fortezza non era nemmeno la partita prescelta dalla tv. Di certo, questo derby lo sento poco».

Il PalaDozza, però, è lì, statuario, storico catino che ha scritto storie ben più epiche, truci e palpitanti di quelle, un po' grigie, che vergherà il derby 100. Non occorre un aruspice per indovinare volti e umori del day after, per chi perde come per chi vince. La faccia, l'onore e fors'anche lo stipendio, se lo giocano in tanti, in primis alla Effe dove la nota ufficiale, macigno adagiato su squadra e tecnico, ha confermato lo stato d'animo d'una società che solo acciuffando il derby potrà evitare epurazioni. Ma la Virtus, schiaffeggiata in casa da Napoli poi a Pesaro, non vive nella bambagia. Il patron, prodigo di frasi morbide e disinteressate, è in realtà uno a cui piace vincere, abituato a farlo. Difficile sarà passare la nottata, perdendo, contando tre sconfitte di fila e con in mezzo, croce e delizia, l'Eurolega.

Presentato come il derby più pesante da diversi lustri, non si può tacere la tensione che deriverà dal giocarlo, con la paura di perderlo. È la trappola toccata, duramente, dalla Fortitudo nelle ultime gare interne, e il baccano, pronto a trasformarsi in torchiatura, alla Upim s'augurano sarà solo positivo. E Mazzon, che ha affrontato pure la giungla del derby di Salonicco, avrà sulle spalle il peso d'un intero progetto, già messo in discussione, a partire da Jenkins, la punta dell'iceberg. Pillastrini, alla prima ufficiale da druido bianconero contro la «sua» Fortitudo, galleggia con due vittorie in più in campionato, un retaggio dolce (la finale scudetto dello scorso anno è, per l'ambiente, un credito concesso a tutti) ma eguali problemi. Almeno, può attingere da una terra fertile ­ 82 punti segnati anche a Pesaro, nella notte incubo ­ eppure anch'egli è all'esame, dopo due mesi di lavoro, una gestione interna e tecnica che ha aperto discussioni, risultati altalenanti, miglioramenti intermittenti. E con lui qualche giocatore, Conroy in testa.

All'improvviso, Basket City si sveglia piccola, impaurita. E il derby, strumento di guerra politica, di polemica, di pressione, può almeno salvare qualche testa, ingigantire una crisi, di qua o di là, e ovattarne un'altra. Di certo è una riga tirata dal calendario, non risolverà davvero i problemi di chi trionfa. E allora, se ancora c'è un'anima, tutti s'appiglieranno a quella, forse Di Bella ­ ringraziato ieri da Sabatini per la devozione alla causa, dopo l'estate burrascosa ­ a casa Virtus e Bagaric a casa Fortitudo, quelli che sanno cosa vuol dire vincere e perdere, per la propria maglia, a Bologna.

 

PIERACCIONI LASCIA LA PRESIDENZA DI LEGA, SABATINI: "PORTO LE VU NERE SUL SATELLITE"

di Marco Martelli - La Repubblica - 06/11/2007


Umberto Pieraccioni, presidente della Legabasket, si è dimesso dopo la sequela di attacchi ricevuti da Sabatini. Dovrebbe retrocedere, o almeno così spera, alla posizione per cui era stato chiamato: quella di direttore generale. Questo, almeno, è quel che intende fare oggi, nella rovente assemblea dei club, che oltre a questo discuterà più che altro della grana dei diritti tv, un fronte spaccato proprio da Sabatini. Che ieri ha ufficializzato l'intenzione di trasmettere su Italia 7 Gold alcune fasi della sfida di domenica a Casalecchio con Siena che andrà (o andrebbe, vedremo) in diretta tv sul satellite. Quale ancora non si sa, visto che il Gruppo Ferretti, proprietario di Italia 7 Gold ne è sprovvisto. Sotto la minacciata ritorsione economica di Sky (400 mila euro in meno se La Fortezza- Montepaschi non entra nel palinsesto), è questo il tema caldo di oggi, benché senza Pieraccioni in testa crollerebbe anche il moto rivoluzionario di Sabatini.

«Il doppio ruolo blocca ogni possibilità di operare come Direttore Generale», ha detto Pieraccioni, replicando poi al patron bianconero. «Nelle ultime settimane sono stato accusato dal signor Sabatini, che mi risulta non essere tesserato né proprietario della Virtus (nella composizione azionaria compare infatti solo il fratello Fabio, ndr). Le parole ingiuriose, calunniose, mendaci che ho letto sono inaccettabili. Così come grave è il silenzio e l'assenza di qualsiasi intervento censorio». Quindi le precisazioni. «Per la Final Eight, la Virtus aveva presentato un'offerta triennale, ma la Lega, in luglio aveva già votato di non assegnarla per più di una stagione. Quando le è stata offerta, su base annuale, nell'assemblea del 5 ottobre, la Virtus ha rifiutato energicamente. Su Sky, io non ho mai chiuso un accordo: ho ripreso la trattativa già in corso per il rinnovo con un mandato ricevuto all'unanimità. Mancava la delega della Virtus nell'anno corrente? La Lega non lo sapeva. La Virtus ha votato a favore del rinnovo, e se si vota si dà la delega. La ricostruzione della vicenda è materiale per legali, oggi. La Lega, infine, dopo l'assemblea ha incontrato Magellanica, che nell'occasione ha chiesto tre cose: formalizzare un'offerta per i diritti 2007/2008; organizzare la Final Eight; transare la causa per danni alla Lega e Prandi sui fatti del luglio 2004. Traete voi le conclusioni». Le trarranno in assemblea, con Sabatini che racconta di non andarci («Vorrei che venisse, per confrontarsi coi colleghi», dice Pieraccioni) e con diversi sassolini da togliersi. Anche sul derby, che la Lega ha spostato al sabato «per scelta di mercato, in modo da testare la cross-promotion con il calcio». Tesi inconsistente e rivedibile.

 

LA VIRTUS PORTA UN SORRISO IN CARCERE

Una giornata speciale per le V nere. Conroy dà spettacolo nella palestra della "Dozza". Gioca anche Sabatini.

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 13/11/2007

 

Una giornata speciale che mette in secondo piano risultati e vittorie. E che dà spazio alla solidarietà e dimostra come un pallone da basket possa unire più che dividere. Una mattinata in carcere per la Virtus, nell'ambito del progetto dell'associazione Pensare Basket, che ha la benedizione dell'amministrazione provinciale e della federbasket delle Due Torri. Due ore in carcere, mescolati a una quarantina di detenuti della Dozza, per portare un sorriso e regalare magliette e cappellini. Per una piccola esibizione  e lanciare un messaggio di speranza. Basta il rimbalzo del primo pallone per superare quel pizzico di diffidenza ed emozione che lascia presagire l'impatto iniziale. Basta vedere rimbalzare un pallone per trasformare Will Conroy nel miglior Harlem Globetrotter.

Un giocoliere che si diverte e che diverte i presenti, con le sue smorfie, i suoi numeri, trascinando i compagni, Holland, Michelori e Lestini su tutti.

Il play statunitense, discusso sul campo, gioca scherza e ride. Di più: si scopre il torace  e fa a gara con alcuni detenuti, per scoprire chi abbia più tatuaggi degli altri.

Holland dà dimostrazioni sotto canestro, il patron Claudio Sabatini si toglie la giacca e dà vita a un inedito quintetto - lui, Conroy, Holland, Canelo e Lestini - che sfida una selezione della Dozza.

Il progetto diventerà operativo prima di Natale quando quattro istruttori - Renato Albonico, Mario Nanetti, Lorenzo Canciani e Augusto Labanti - terranno, due volte la settimana, un corso pe runa ventina di ospiti della casa circondariale.

"Lo sport - dice Manuela Cerasanti, direttrice del carcere - insegna il rispetto. Il rispetto di sé stessi, degli altri e delle regole. È fondamentale". Applausi per la direttrice, ma per Claudio Sabatini, che chiacchiera e scherza con un tifoso della Fortitudo, arriva un'ovazione.

"Spero - dice il patron bianconero - che questa occasione sia solo la prima di tanti incontri. E mi auguro che, quando uscirete di qua, un giorno, ci si possa ritrovare tutti insieme al palasport".

Va oltre Sabatini che formula, di fatto, una sorta di proposta lavorativa.

"I tempi ora non sono maturi, perché vi trovate qua dentro. Ma quando uscirete sappiate che la Virtus e il Gruppo Sabatini saranno disposti ad aiutarvi. E se ora non lo possiamo fare con voi, lo faremo - se lo vorranno - con i vostri famigliari".

Applausi per il patron che, dopo aver parlato ai reclusi, precisa il suo progetto.

"Si tratta di persone che hanno sbagliato. Ritengo però che, una volta usciti, debbano essere aiutati, perché il reinserimento nella vita quotidiana possa avvenire nel modo più indolore possibile. Bisogna vincere la diffidenza iniziale e andare avanti".

La chiusura spetta a Renato Albonico. "I miei colleghi e io cerchiamo solo di renderci utili. Il nostro obiettivo? Vedervi sorridere e regalarvi qualche momento di spensieratezza e allegria".

A giudicare dai volti dei presenti, l'associazione Pensare Basket (presente ieri con il numero uno, Mario Francia e numerosi associati) ha colto nel segno. Ora, dopo il primo approccio, le gag con Conroy e la distribuzione del materiale tecnico, bisogna solo continuare su questa strada che rende la casa circondariale (che porta avanti da alcuni anni un progetto con Uisp) un'esperienza unica in Italia.

BERTOMEU: "CARA VIRTUS, MENO SLOGAN PIÚ FATTI"

di Marco martelli - La Repubblica - 23/11/2007

 

Vissuto un derby italiano comunque combattuto, l´Italia che viaggia in Europa resta ai margini, Siena a parte. Vale la pena, allora, ascoltare il massimo esponente della competizione, i suoi pensieri e i suoi consigli, se non anche i fastidi. Avvocato Jordi Bertomeu, commissioner di Euroleague, una volta il derby italiano valeva una Final Four. Oggi, ringraziare se una squadra arriva alle Top 16. Perché?

L'esperienza dice che i paesi vivono di cicli, all'interno dei quali certi sport aumentano o diminuiscono la loro competitività. Vero che a inizio decade l'Italia dominava, ma è anche vero che soffrivano le greche, ora tornate in prima linea. Sono circostanze che accadono, e cambiano solo o se dietro c'è lavoro strutturale. Questa è la chiave, se vogliamo essere ottimisti.

Non è facile esserlo. Abbiamo palazzi mezzi vuoti, società poco o male organizzate e le squadre, in cinque turni, hanno un bilancio di 4-14. Cosa vede, da fuori, se guarda all´Italia?

Noi rispettiamo le situazioni interne, anche se non possiamo non notare la mancanza di stabilità della Lega negli ultimi tempi. Poi, Lega e club conoscono meglio di noi le cause, e hanno il diritto di trovare la soluzione senza ingerenze esterne. Non possiamo dare soluzioni per l'Italia. Possiamo solo pensare che la chiave per un progetto europeo è un lavoro a lungo periodo, che investa sulla struttura societaria e la colleghi al suo tessuto geografico e sociale. E che venga gestita in modo professionale, non sentimentale.

Sinceramente, secondo lei meritiamo ancora quattro squadre in Eurolega?

Siamo a metà del triennio, è prematuro dirlo. Nel 2009 valuteremo in base a norme e criteri. Nel caso dell'Italia, già mesi fa dissi che bisogna sapere quante società hanno un progetto europeo. Se sono solo sei, come quest'anno, ci chiederemo se sia equilibrato o no averne 4 in Eurolega e 2 in Uleb. Questo non succede con nessun altro paese. E non corrisponde alla struttura piramidale che diamo alle nostre competizioni.

Guardi a Bologna. Il caso della Virtus è significativo. Ritorna in Eurolega, l'Europa l'aspetta e il risultato, non solo sportivo, è negativo. Se lo aspettava?

Non mi aspettavo poco pubblico a Bologna. Anzi, mi aspettavo il contrario. Io spero che la società, come ha già fatto in passato, utilizzi la sua immaginazione e risolva questo problema.

Cosa pensa, il commissioner dell'Eurolega, quando un proprietario affiliato, peraltro della Virtus, dice "lasciateci perdere" e parla di "gite eno-gastronomiche"?

Queste dichiarazioni, se sono certe, non fanno bene a nessuno. Né a chi le rilascia, né all'entità che rappresenta. Preferisco non commentarle.

Festeggiate i 50 anni della competizione. Bologna sarà una tappa?

Bologna vive di pallacanestro. Anzi, è la storia della pallacanestro. Non possiamo dimenticarla. I tifosi meritano questo riconoscimento da parte nostra, al di là del momento.

Che messaggio può dare a un club come la Virtus, che nella sua nuova vita ha sempre lottato per tornare in Eurolega e ora, per lunghi tratti, pareva solo aspettarne la fine?

La Virtus ha fatto uno sforzo enorme per tornare nell'élite. Bisogna rendere merito ed apprezzare tutte le persone che lo hanno reso possibile. Penso, però, che ora non si può mantenere la stessa linea, perché ogni fase ha il suo corso. Quando abbiamo creato Euroleague, ci siamo concentrati su determinati aspetti di organizzazione: ora che ci siamo consolidati, ne sviluppiamo altri. Per me, questo è il caso della Virtus. E lo dico con il massimo rispetto per le persone che l´hanno riportata in alto.

Giovannoni in entrata contro Siena, uno scontro che l'anno prima valeva lo scudetto (foto tratta da www.virtus.it)

VIRTUS, DAL BARATRO AL CAOS, FUORI ANDERSON E CROSARIOL

di Daniele Labanti - Corriere di Bologna - 27/11/2007

 

Travolta, ancora, la Virtus fissa a 2 vittorie su 11 partite il ruolino nefasto, a conferma che un'abbuffata facile non risolve i mali (drammaticamente strutturali) e non li risolve nemmeno qualche bastonata una tantum (già viste e inutili). Prosegue, così, l'avvio nero di Basket City: 10 vinte su 22 per le bolognesi non sono record ma restano un andazzo negativo che fa notizia, detto che l'anno peggiore, 1984-85, era inficiato da una bruttissima striscia perdente biancoblù, e che per rivederle entrambe sotto il 50% di vittorie bisogna risalire, addirittura, al 1978 (quando in A c'era anche il Gira).

È un momentaccio, e l'Aquila per qualificarsi alla Final Eight che Sabatini organizzerà deve continuare a vincere, ma oggi accomunarle è ingiusto. Se la Fortitudo mostra cenni di solidità, manico e facce positive per tentare la risalita, la Virtus sta già scavando il suo personale baratro, ferma com'è nell'apatia e nell'indecisionismo tecnico. Per smuovere qualcosa s'è lavorato sull'asse milanese in direzione Massimo Bulleri: operazione tutta da valutare economicamente (è vincolato da un pluriennale da 500 mila euro annui) e tecnicamente (si opera oggi a una caviglia, tornerà fra tre mesi), in un momento così delicato. L'affare è complicato, Milano cerca urgentemente un play di rinforzo e ha chiesto Di Bella, 14' di media, svilito. Il suo rifiuto, domenica, d'entrare a 13” dall'intervallo come uno juniores qualunque, è l'inquietante segnale della piega presa, ma la Virtus non lo lascerà partire: tecnicamente è ai margini ma il pensiero è che politicamente sia sconsigliato cederlo, dunque è stato proposto Conroy, già giubilato. Milano, seppur non entusiasta, ci sta riflettendo. Bisognerà, poi, sentire anche il parere di Bulleri.

C'è, quindi, la questione interna, dove regna il caos ma è giunto il tempo delle decisioni. Le prime colpiscono (per quanto?) il gruppo e sbattono fuori rosa Anderson (Pillastrini domenica: «Il suo atteggiamento è buono». Mah) e Crosariol (non entrato a Montegranaro e, proprietà di Treviso, abbandonato). I volti restano insofferenti, quelli degli americani, è evidente, in quanto pigiati in tre per due posti all'interno d'un sistema disagevole, quelli italici per ovvio sgomento e sfiducia. Se al primo cenno d'intensità altrui s'aprono venti punti di scarto, se non c'è fine al tunnel, non basta sventolare l'icona sacra di Blizzard, atterrato ieri in città, o il Michelori rientrante giovedì, per sanare le ferite. E non basta, ancora, aggrapparsi allo sterile lavoro in palestra, sulla cui qualità sta diventando legittimo dubitare. Chi, poi, debba essere chiamato a rendere conto dovrà deciderlo, in fretta, la società, ancora ferma dopo tre difficili mesi ma bisognosa d'una guida dal polso fermo. Non è semplice, per la Virtus, che nell'ultimo quadriennio di sconfitte ne ha inanellate poche e, ora, fronteggia il complesso esame per uscire dalla crisi, dovendo maneggiare una patata bollente in un quadro nebuloso, anche per chi l'ha dipinto. È saggio cercare la mossa giusta, magari per il futuro, e non colpire a caso. Ma anche far finta di non vedere, non aiuta.

 

VIRTUS, HOLLAND E LESTINI FUORI

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 16/12/2007

 

Holland e Lestini fuori squadra e, per di più, sul mercato, da subito. La brutta figura in Eurolega miete due vittime: la Virts, che oggi giocherà a Varese, sarà priva dei due giocatori ritenuti colpevoli, dalla proprietà, di aver riso, a Kaunas, quando la squadra stava letteralmente naufragando. «Non mi hanno fatto ridere — taglia corto il patron della Virtus, Claudio Sabatini — e, del resto, sarebbe stato difficile, il nostro colloquio è durato pochissimo». Più che un colloquio, però, è stato un monologo: il pullman bianconero è arrivato all’Arcoveggio venerdì, poco dopo le 22. Ad attenderlo, negli uffici del quartier generale bianconero, Claudio Sabatini, ancora arrabbiato. Quattro-cinque minuti per richiamare la squadra a un atteggiamento diverso e per comunicare a Holland e Lestini che oggi non saranno nei dodici. Per Delonte, che oggi sarebbe stato un ex della partita, non è nemmeno la prima volta, per il giovane italiano, invece, sì. «Di fatto — rincara la dose Sabatini — non c’era nulla da spiegare. È solo una questione di porgersi in maniera diversa. Il nostro motto, ora, sarà ridere poco, lavorare molto».

Fuori squadra oggi e sul mercato, senza dimenticare che i due giocatori in questioni sono titolari di contratti molto lunghi. Triennale per Holland (scadenza fissata per il 30 giugno 2010), quadriennale per l’italiano (in scadenza nel 2011). «Non ci sono condanne — prosegue Sabatini — ma abbiamo fatto una scelta. I giocatori sono sul mercato: se si troverà un accordo con un altro club cambieranno squadra. Diversamente saranno puntualmente pagati dalla Virtus e, come tali, dovranno restare a disposizione». Dopo il taglio di Conroy, l’arrivo di McGrath, l’ingaggio di Bulleri e quello di Best — dovrebbe arrivare in settimana per sostenere le visite mediche ed essere tesserato in vista del prossimo impegno in campionato — un ulteriore scossone a un gruppo che, finora, non ha brillato né per continuità di rendimento né tantomeno per orgoglio e determinazione. Se la punizione di Lestini non cambia l’assetto bianconero — l’ex giocatore di Reggio Calabria è rimasto in campo, in campionato, per 43 minuti, realizzando 13 punti —, la rinuncia a Holland avrà un peso diverso.

Prima di tutto per Anderson — alibi finiti anche per Alan, che ha giocato la sua miglior partita proprio in coincidenza con la prima punizione per Holland — che sarà il titolare del ruolo di ala piccola, poi per tutto il gruppo che dovrà spartirsi i 28,8 minuti di impiego di Delonte, capace di produrre, in quei frangenti, 13,2 minuti. E a proposito di punizioni torna alla mente quella minacciata, poi rientrata per il pentimento dei quattro mori, di Cantù. Aver avuto un atteggiamento inflessibile in quel frangente, avrebbe dato un indirizzo diverso alla stagione bianconera? «Ma noi — la replica di Sabatini — dobbiamo solo guardare avanti, pensando al futuro e a una squadra che, prima di tutto, deve pensare alla propria dignità. Poi alla costruzione di un gioco».

 

SABATINI: «NON MI DIVERTO PIÚ, LA VIRTUS È IN VENDITA»

di Daniele Labanti - Corriere di Bologna - 22/12/2007

 

Sabatini, giovedì al PalaMalaguti l'hanno contestata. C'ha dormito sopra?

Sì, ma non fa piacere. Il pubblico è il grande patrimonio della Virtus, l'ho sempre detto. E la Virtus è un patrimonio della città. Provo una sensanzione di forte disagio e dubito che mi passerà tanto in fretta .

Cosa la turba?

Io non sono Pillastrini, che fa sport da tanti anni, sa incassare gli insulti, è abituato alla bagarre. Io non m'abituo, le offese non le accetto. Dopo la gara col Tau mi sono azzuffato con una signora che mi stava urlando di tutto, e mi scuso. L'altra sera ero contento della prestazione, non mi sono vergognato come contro il Prokom. Ma i tifosi evidentemente la pensano diversamente.

Pensa che una parte del pubblico si stia stancando?

Non lo so, io sì. Come dire, anche le storie d'amore più belle hanno una fine.

Sta dicendo che potrebbe voler uscire dalla Virtus?

Sto dicendo che la Virtus da oggi è in vendita. Ho dato mandato a Neos Banca, nella persona del direttore generale Maria Lucia Candida, e al dottor Stefano Nannucci, di raccogliere le eventuali offerte per il club. Non c'è nessuna fretta, garantisco la continuità gestionale della società finché non ci sarà un acquirente, ma è chiaro che i tifosi hanno bisogno di qualcos'altro.

È un pensiero dettato a caldo, dall'amarezza, dalla voglia di tastare il polso al pubblico. Lei già aveva lanciato l'insolita idea dei rimborsi agli abbonati.

C'è l'amarezza, ma non è una decisione impulsiva. Ho riflettuto, evidentemente la Virtus ha bisogno di una nuova persona, più competente o più facoltosa. Io qui ho fatto il dirigente, non l'azionista, la società è sana, ha un giro d'affari di 7 milioni di euro, è senza debiti, per il secondo anno consecutivo chiuderà col bilancio in attivo. Qualcosa di rarissimo nello sport.

Quant'è la cifra per trattare? Si dice sui 5 milioni.

Non voglio ciarlatani, gente che spende i soldi solo sui giornali. La trattativa si farà come ho sempre fatto io: prima arriva un bonifico, poi ci sediamo a discutere. Ma ci sarà poco di cui parlare, perché il dossier sulla Virtus è una paginetta di foglio protocollo: il club è un modello di gestione fin dal primo giorno.

Cosa la spinge a questo gesto così fragoroso?

L'orgoglio verso il gruppo. Avrei dovuto cacciare Pillastrini per farmi amare dal pubblico, ma sono convinto che lui sia un bravo tecnico e non ho mai pensato di esonerarlo. La gente insulta lui e Garri, uno che ha rinunciato ai soldi di Roma per venire alla Virtus. Invece io sono orgoglioso di loro, e siccome vado in controtendenza col pubblico, devo valutare la mia posizione.

Non ama più ciò che fa?

Per guidare la Virtus occorre entusiasmo, io lo sto perdendo. Ci sono stati episodi troppo antipatici ultimamente. Sto cambiando la squadra per correggere gli errori, che ci sono stati e non l'ho mai negato, sono arrivati McGrath, Bulleri, Best e ci saranno altri innesti. Ma qui se si perde è un dramma, invece per me non lo è nemmeno se ci batte Teramo.

Stasera andrà al palasport?

C'andrò. In questi giorni, come sempre, ho dedicato tutto il mio tempo alla Virtus. Molti dei tifosi sono miei amici, è amareggiante questa situazione perché so che il progetto ora non li sta soddisfacendo. Abbiamo regalato due vittorie in campionato e perso indegnamente due volte in Eurolega. Ma per il resto, siamo in linea con le aspettative d'una stagione difficile. Guardate Treviso che spende più di noi ed è dietro: cosa dovrebbe fare? Se il pubblico della Virtus vuole una persona nuova, sono pronto a lasciare.

QUINT'ULTIMI, PILLA ADDIO

di Daniele Labanti - Corriere di Bologna - 22/01/2008


È finita nella notte di domenica, dopo la sesta sconfitta consecutiva, truculenta per l'epilogo che ha riportato Claudio Sabatini, rivistosi al palasport, all'ennesimo «contatto verbale» con il suo parterre, l'avventura alla Virtus di Stefano Pillastrini. Al gong si riversano in campo, perfidamente mescolati, amarezza, livore, rabbia, e travolgono tutti finché, nello stanzino dei coach, si tiene il milionesimo summit dell'anno fra tecnico e patron, fatto divenuto ormai usuale. Quell'anormalità normalizzata è il segno che qualcosa non funziona, perché è l'abitudine al «male» la peggior malattia, quella che spedisce le V Nere nella pericolosa zona retrocessione.

Così, quint'ultimi, si cambia. Sabatini ci dorme sopra, ma la sensazione rimastagli in bocca dopo la serata spigolosa, è quella d'una strada senza ritorno: la squadra non segue Pillastrini, la gente è visibilmente stufa e cerca solo il giorno in cui tutto finirà. Eccolo, il giorno: di buon mattino il patron è già in cerca d'un nuovo allenatore, preso atto che avanti con Pilla non si va, e annuncia nel primo pomeriggio l'esonero, quando in città già era partito il toto-sostituto. Tastato il terreno con Giovanni Perdichizzi, ex di Capo d'Orlando, già promesso sposo a Brindisi, il blitz non era possibile: ieri era in agenda la sua presentazione in Puglia, l'affare non monta nemmeno, in un remake delle sliding doors che portarono nel 2003 alla nomina di Bucci e non di Boniciolli, appena firmato da Messina. Fu, quello, l'unico esonero di Sabatini prima d'oggi, e venne sacrificato Giampiero Ticchi.

Parallelamente, montava la pista che porta a Renato Pasquali, uomo in quota a Maurizio Gherardini, gm dei Toronto Raptors, canale privilegiato del patron e attuale datore di lavoro di Pasquali, suo scout per l'Europa. Oggi le firme: sarà il sesto allenatore dell'era Sabatini. «Sono fortemente dispiaciuto e se tornassi indietro riprenderei Pillastrini. Ma così non si poteva continuare, era impossibile proseguire il percorso comune, anche per il bene suo. Comprendo lo sfogo del pubblico, ma la loro rabbia pareggia la mia per un'altra gara buttata. Ho fatto tanti errori quest'anno, è una stagione difficile, ma non vengo al palasport per fare il parafulmine. La decisione è stata inevitabile, anche la squadra aveva mandato segnali evidenti, ma il progetto va avanti». Così il patron in serata. Fra equivoci, sconfitte e le tante avanguardie «extra» basket del club, toccherà a Pasquali traghettare (fino a giugno, magari di più) la Virtus in acque più tranquille: non sarà facile, con questi chiari di luna, ma sul campo peggio non può andare. Forse.

 

Pasquali al posto di Pillastrini: cambia il manico ma non i risultati (foto tratta da www.virtus.it)

PASQUALI: «ADESSO CHE SONO TORNATO ALLA VIRTUS VOGLIO RESTARE DIECI ANNI»

di Stefano Capitani - Il Resto del Carlino -  23/01/2008

 

«Sono venuto qui pensando di restarci dieci anni. L’obiettivo chiesto dalla società è la salvezza, ma questo non vuol dire che ci accontenteremo. Cercherò di capire al più presto la situazione anche se il mio predecessore ha fatto buone cose. A livello di giocatori, la mossa migliore è stare fermi e non cambiare ma se il mercato offrirà qualcosa Sabatini mi ha detto che non si tirerà indietro». L’anno zero di Renato Pasquali parte dal Cierrebi, dalla chiamata ricevuta nel primo pomeriggio di lunedì dal patron bianconero e da una Virtus in striscia negativa. «Voglio ringraziare Claudio Sabatini per avermi dato fiducia, tornare qua è un sogno che pensavo non si sarebbe avverato mai. Ho lavorato in questa società con grande orgoglio, capendo cosa significa far parte della Virtus. C’è una storia da difendere, portata avanti da persone importanti, sono molto stimolato e sentirmi parte di questo progetto mi inorgoglisce tantissimo». E poi si ferma, la voce rotta dall’emozione: quella che sta per partire è «l’occasione di una vita».

Prima di dirigere il suo allenamento d’esordio, il nuovo coach delle Vu Nere traccerà una linea bianca. «Sarà una ripartenza, un azzeramento di quanto fatto finora. Pronti, via, si riparte: è quanto dirò ai ragazzi in palestra, ci conto molto. Chi mi ha preceduto ha fatto il meglio che poteva, ma a volte ai giocatori serve un interlocutore diverso per presentarsi in chiave nuova». Inattivo dal novembre 2006, Pasquali si ritrova subito a fare gli straordinari. «I tempi per capire la realtà in cui sono stato proiettato sono molto brevi e non c’è tempo per fare esperimenti. Non mi è stato affidato un compito facile, devo capire cosa portare avanti e cosa modificare. L’idea che mi sono fatto da fuori — prosegue Pasquali, che ha seguito quasi tutte le partite in Eurolega e un paio in campionato — è di una formazione che non giocava come se fosse allenata da Pillastrini. Ho notato la mancanza di un leader a cui appoggiare la palla nei momenti importanti e mi è sembrata una squadra sbilanciata nel reparto lunghi, dove occorre più presenza e intensità difensiva a rimbalzo».

Dieci giorni di fase diagnostica, Renato Pasquali ha chiesto tempo per avere una panoramica globale della situazione. «Molti giocatori li ho già allenati, con Giovannoni ho avuto un ottimo rapporto a Kiev. Gli americani non li conosco, ma Best me l’hanno presentato come un grandissimo professionista, dotato di carisma». Contratto fino a giugno, rinnovabile: «A fine stagione faremo una chiaccherata e in base al gradimento si vedrà». Poi in palestra, a tracciare la linea del via.

TORNANO MICHELORI E BLIZZARD, PARTE LA RESTAURAZIONE VIRTUS

di Francesco Forni - La Repubblica - 27/01/2008

 

Tornerà la Virtus? Intanto, oggi alle 12 contro Cantù (in diretta Sky), la prima FOrtezza di Pasquali al Palamalaguti somiglierà un po' di più all'ultima VidiVici di Markovski: rientrando finalmente Michelori, dopo l'ostracismo per il mancato rinnovo del contratto (ancora da sistemare), e Blizzard, e già in pista Best, Di Bella, Giovannoni e Crosariol, saranno sei i pezzi importanti del recente passato, chiamati a tamponare la deriva dei risultati. Una piccola restaurazione, dopo i traumi di un ribaltone fallimentare, detto infine che Sabatini insiste sempre per Drake Diener. Ci saranno proprio tutti, incluso Anderson, per provare a vincere, anche se per Blizzard la prima dopo 7 mesi sarà pressoché simbolica: minime le possibilità di vederlo schierato. I "vecchi nuovi" non potranno spostare subito i quintali di pressione che gravano sul gruppo, ma Michelori e Blizzard, tra l'altro pure ex canturini, tenteranno almeno di iniettare un concetto, finora estraneo a compagni troppo molli. «Siamo la Virtus: ci teniamo a vincere, per davvero» hanno detto entrambi, da bravi agitatori di coscienze.

Quello che potrà dare di più subito è ovviamente Michelori, pronto, ma tenuto a bagnomaria dalle note tensioni con la società. «È da sette mesi, da quando m'infortunai a Milano, che aspetto questo momento. Ho sofferto e dato il massimo per trovare la forma e ora sono felice. Due mesi fa sono tornato un giocatore, ora voglio raccoglierne i frutti». Non ci tiene ad allungare la querelle: le priorità sono altre. «Preferisco il silenzio. E i fatti alle parole. Non provocherò altre complicazioni, ne abbiamo già abbastanza. Il coach m'ha detto che gioco e finalmente, incontrando Sabatini, ho visto con piacere un sorriso più ampio nei miei confronti. E un "in bocca al lupo"».

Ce n'è bisogno, perché la situazione pare tragica: non viene il dubbio che questo sia il motivo del richiamo? «Se fosse andato tutto bene, forse non sarei qua. Di fatto, è una scelta del coach: io devo ripagarla. Tanti mi sono stati vicini e ho trovato pure qualche motivo di positività in Pillastrini. Ma in questi due mesi il morale in allenamento non era dei più sereni. L´anno scorso, oltre ai risultati, c´era più esperienza a livello umano, di conoscenza di vero basket. Sapevamo come e dove stare in campo».

Ed ecco Blizzard, che s'era rotto nella terza finale con Siena e forse guarderà la partita ancora seduto, però in canottiera. «Star fuori tanto è stato frustrante: la caviglia ora è ok, ho un male fisiologico, che passerà. Alle spalle ho due allenamenti veri con la squadra: il meglio lo darò in due settimane, preso il ritmo giusto». Brett non vuol sentire parlare di salvezza, solo di passi in avanti. «Vedo buoni giocatori, ma vedo anche una squadra che deve lavorare duro assieme, per trovare il colpo vincente. Io adesso non posso farlo. Ma non dovrò essere l´unico. Qua si deve fare meglio, siamo la Virtus, con l'obbligo di puntare ai play-off, perché giochiamo per quello e per quello siamo stati presi. Non sarà facile, ma tutti devono capire che l'andazzo deve cambiare. Tutto: gioco, risultati e disciplina».

 

BACI ED ABBRACCI NELL'ARENA SEMIVUOTA

di F. Focarelli - La Repubblica - 31/01/2008

 

I pochi applausi del desolato PalaMalaguti sono stati tutti per Messina, entrato all'inizio del riscaldamento, accompagnato da Romano Bertocchi. Qualche minuto ad assistere alla ruota dei suoi, poi l'invocato abbraccio con un centinaio di tifosi sotto la curva, che hanno intonato ripetuti cori: un surrogato affettuoso della cerimonia che doveva esserci e non c'è stata, perché Sabatini s'era già negato alla serata celebrativa dell´Uleb (e Messina l'aveva rimarcato con polemica amarezza). Il palazzo è però rimasto semivuoto fino a 30' scarsi dal via (Sabatini è arrivato 2' dopo l'inizio), poi ha preso calore per le presentazioni, nella quale Messina ha incassato un'altra ovazione. Con lui, David Andersen, mentre Smodis era col gruppo, ma ancora inutilizzabile, e Lele Molin era rimasto in ospedale a Mosca (problemi in auspicabile via di soluzione, auguri). Comunque, non più di tremila i presenti. Ed ecco Ettore, alla fine: «Serata particolare, accoglienza commovente e imbarazzante: i miei hanno giocato una partita seria. Ho piacere che la gente abbia apprezzato. Che farò? Il mio ciclo di tre anni finisce: aspetto di vedere cosa succede poi, ma sono sereno». Bocce ancora ferme infine per Diener, che rimane a metà del guado tra Bologna e Milano. S´andrà forse a lunedì.

 

VIRTUS, È UNA NOTTE AMARA, SENZA BEST NIENTE COPPA

di Gianni Cristofori - Il Resto del Carlino - 11/02/2008

 

La festa c’è stata anche se è stata tutta per l’Air Avellino, alla sua prima e storica vittoria. La Virtus ci ha provato, ma ha perso Best già nel primo quarto per uno stiramento da valutare nei prossimi giorni. E gli arbitri non l’hanno certo aiutata: 3 fuori per 5 falli, 31-22 i falli a favore di Avellino. Che ha confermato di essere la squadra più in forma del campionato, quella più atipica e difficile da affrontare per il folletto Green, ma anche per la forza e i muscoli di Eric Williams e la mira di Smith (mvp della finale). La Virtus, spariti Spencer e Anderson dopo il buon momento, oggi deve ricominciare per l’ennesima volta, con l’infortunio di Best che è un punto interrogativo e un Di Bella anche ieri sera fuori dal nuovo sistema.

Una grandinata accoglie la Virtus al suo ingresso nella finale. Tuonano, da oltre l’arco e senza errori, Righetti, due volte Smith e Radulovic. Abituata a partire fortissimo, la V nera si trova stavolta al semaforo con uno svantaggio già in doppia cifra (2-12). Ci metterà quasi due quarti, tanta energia preziosa e i due falli di Spencer e Anderson, per risalire dal fossato. Difesa che finalmente non sbanda all’uscita dai blocchi biancoverdi, Chiacig faro di un attacco che non trova i soliti punti di riferimento (due soli tiri per Spencer, uno per un Best presto acciaccato e già in panchina dopo pochi minuti, 5, ma con un solo canestro per Anderson) e Giovannoni a giocare rasoterra a caccia di tutti i palloni che gli altri lasciano lì. Quando Blizzard, dalla mattonella su cui ha costruito l’anno scorso la finale scudetto, piazza la tripla del 34 pari, sono passati 19 minuti e la parte bianconera del PalaMalaguti, pieno come un uovo, può tirare un sospiro di sollievo perché la finale può cominciare davvero anche con una Virtus da 11 su 30 al tiro, ma dominante a rimbalzo (22-11, Chiacig 5).

La brutta notizia arriva però dallo spogliatoio, perché Best non ce la fa per un guaio muscolare (stiramento agli adduttori) e le responsabilità devono dividersele McGrath e Di Bella. Il terzo fallo di Anderson è un colpo che dovrebbe far saltare le speranze bianconere, ma è in realtà la molla che porta Bologna al primo sorpasso del match. Lo firma Crosariol, per di più dalla lunetta (38-37). Poi, Spencer spara l’unica raffica della partita, lo imitiaMcGrath ma sono triple che non stordiscono Avellino, che si stacca al massimo di 6 lunghezze. È una Virtus stanca e carica di falli quella che arriva sul rettilineo. L’ultimo vantaggio è su un libero di Anderson 61-59 a 4’32’’ dal sipario. Poi il crollo senza più energie e uomini. L’ultima spallata è di Cicoria: sfondo a metà campo per il quinto fallo di Spencer su Cavaliero: mancano 1’32” e dal 65-68 la Virtus non si rialza più.

 

Best, ripreso anche per fare da chiocchia ai turbolenti "brotha" (foto tratta da www.virtus.it)

VIRTUS FUORI GIRI, SPENCER FUORI ROSA

di Marco Martelli - La Repubblica  - 25/02/2008

 

Svuotata d'ogni minima energia e cellula nervosa, brutta oltre ogni immaginazione, nel giorno in cui ha per la prima volta l'organico al completo, ma non il conducente, Pasquali, a casa con un febbrone, la peggior Virtus dell'anno crolla in casa, massacrata da una Scavolini che non ha nemmeno sudato, per imporsi. E finisce pure peggio, nel dopopartita, quando gli animi si scaldano, prima con qualche facinoroso dietro lo scranno di Sabatini («a quei 4-5 ritireremo l'abbonamento», dirà) e poi, negli spogliatoi, con l'ira di Dewarick Spencer, il giocatore più egoista ed irritante visto negli ultimi anni, che urla al duo Cavicchi-Ferrari, ieri al volante, la sua indignazione per il minutaggio.

Grosso coi piccoli, piccolo coi grandi, fuori come in campo, Spencer arriva a scambiarsi parole forti anche col gm Luchi, che l'invita a lasciare l'arena, mentre la guardia continua il suo ritornello: «That's bullshit, tutte cazzate». Sabatini, nel bailamme, insiste a spingere fuori dal palazzo il giocatore, che si manda a quel paese con chicchessia, e poi sale in conferenza, segandolo. «Il signor Spencer è fuori dalla squadra. Chi lo vuole, paghi pure una bella cifra, perché deve davvero convincermi. Il peggio per un giocatore è stare fuori: bene, con noi ci sta fino all'1 luglio 2009. Alle sue abitudini, come dire, particolari, ci aveva già abituati. Se almeno giocasse bene… Nel finale ha rifiutato di entrare, una enorme mancanza di rispetto. Peraltro, agli assistenti: che lo faccia con Pasquali. La partita? L'avete vista. Con tutto il rispetto, c'è mancato il manico. Gli obiettivi? Dignità».

Spencer non ne ha avuta, mai, nemmeno quando il club, per certe "particolari abitudini", avrebbe già evidentemente potuto congedarlo. Ieri, però, non è stato un problema di Spencer o di altri. Il crollo è stato tremendo, difficilmente spiegabile con la sola assenza del coach, perché è nelle difficoltà, e negli imprevisti, che un gruppo come questo, abbondante (fors'anche troppo), dovrebbe dare segnali. Azzerato dalla mira (1/21 da fuori) e da una rotazione ingestibile, perché troppo allargata, non ha mai risposto, seminato da una Scavo che qui non vinceva da 17 anni (e 19 in campionato): novembre ‘92, Euroclub al PalaDozza, Myers allo scadere. Lo stesso Myers che, ieri, ha chiuso con 5/10: un miracolo, per come aveva iniziato. Ma è stato lui a girarla, nel secondo quarto, unico momento raccontabile della gara.

Soporifera, anzi, proprio orrenda per 15', quelli in cui si gioca da playground (Marina di Ravenna però, non il Rucker), con un passaggio e un tiro, e a volte nemmeno il passaggio, s'era sbloccata, pro-Virtus, a metà secondo quarto, sul 28-22. Lì, s'aprono corrida e cabaret. Prima si sfregia l'arcata Slay, su cui Anderson zompa per un rimbalzo, portandosi a casa due liberi e un tecnico che Paternicò affibbia a Myers: 4/4 Alan, cesto di Michelori sul possesso, 34-22. Alla confusione s'aggiunge l´arbitro Giansanti: strappo. Ma è più confusa la Virtus, che riprende colpevolmente il tran-tran iniziale. Ne approfitta Pesaro: prima due triple di un Myers elettrico, poi due di Clark, fanno 9-0 subito e 16-3 totale per chiudere avanti al 20', 37-38, con una Vu senz'aria per 5'. Non ce n'è più, lo si vede nelle facce e lo si sente nell'ambiente. Al rientro, Pesaro schizza subito a +4: raggiunta da Chiacig, scatta di nuovo a +7, poi addirittura a +11 a fine terzo quarto, quando la partita sarebbe ancora lunga ed invece è già finita, perché la Virtus tra il 16' e il 32' conterà solo 18 punticini. Tornata a -6 con 1' da giocare, la spegnerà Hicks. Il terzo ko in fila, adesso, è acido per testa e gambe. I playoff sono un miraggio, l'effetto Coppa Italia già svanito.

 

VIRTUS, DI QUATTRO MORI NE È RIMASTO UNO SOLO. STORIA DI UN PROGETTO FALLITO

di Marco Martelli - La Repubblica - 27/02/2008

 

Trentasei punti, il 36% dal campo, 9 palle perse. Voto medio in pagella: 4.5. È il fatturato, nel derby d´andata, perso di 17, dei "Fab four" virtussini, i quattro ammerigani che di "fab" (fabulous, favoloso) hanno avuto poco, in un'intera stagione. C'era pure una sit-com inglese, qualche tempo fa, chiamata proprio "Absolutely Faboulos", che narrava di due tizie piuttosto originali, e viziose. E pure qui, a Casa Virtus, è sembrato troppo spesso di star davvero in una sit-com.

Oggi, quel quartetto di mori non c'è più. È caduto chi insultava e sghignazzava (Holland), chi faceva il playmaker camminando e tirando qualche orribile pietra (Conroy) ed infine chi (Spencer) ha tirato troppo la corda, tra bizze e mal di testa, riposini in allenamento e menate insopportabili in panchina, anche durante il primo derby, fino alla gara con Pesaro e a quell'indegno finale. È rimasto Anderson, nemmeno lui schivato da qualche mina padronale, dal multone inflitto dopo la bottiglietta scagliata a Porto San Giorgio, e da un'ultima settimana, la scorsa, particolarmente agitata in palestra. Il che, visto il risultato di domenica, dimostra una volta di più che non sono tattica o tecnica, in pieno caos, a far portare a casa la pellaccia. Servono serenità e rigidità, allo stesso tempo, e dal primo giorno di allenamenti, nella conduzione di un club: regole che la Virtus ha prima tardato ad infondere, poi ha mescolato, quindi calato con spietatezza. Alla fine, non poteva non pagare: il "progetto" è morto, e se quello tecnico, nel derby d'andata, era già a un punto di non ritorno, col Pillastrini distrutto nella conferenza del «qualcuno sarebbe da tagliare, ma non so chi», quello umano non è mai iniziato, e ha visto lentamente staccarsi brandelli di rimpianti.

Spencer è ufficialmente sul mercato, oggi, come lo fu Holland un paio di mesi fa. Dopo la partita di Kaunas, pizzicato a sorridere in diretta tv, Sabatini decise di mandarlo a casa: Pillastrini l'imparò al ritorno in Italia, un po' come Pasquali, dal suo letto di dolore, ha saputo a tarda sera di non aver più la sua guardia più pericolosa. Che qualcuno lo prenda, nel giro di qualche giorno, è ipotesi remota, e già l'auspicio non dev'essere dei migliori, per Spencer, se gli altri epurati, alla fine della fiera, sono finiti a star peggio. L'avventura di Conroy a Milano s'è appena chiusa, quella di Holland a Varese ha vissuto domenica una parentesi di felicità, dopo una serie di sconfitte brucianti e una settimana, quella di Delonte, passata per diverse ore in ospedale, ad indagare a fondo su un'accentuata crisi depressiva. Poi è tornato in campo, e tirando tutte le palle che ha potuto ha rimontato il supplementare con Biella, scritto 32 a referto e dato una flebile speranza alla Cimberio. Nel modo, però, che qui non poteva andare.

A turno, il sistema Virtus li ha respinti, non senza dare seconde o terze possibilità, ma con un equivoco di fondo cui la società di Sabatini, per la prima volta in cinque anni, ha sbattuto contro. E cioè che gli americani, o meglio tutti i giocatori, càpita anche di doverli educare, accudire, da ragazzacci o ragazzini che siano, come se il club fosse davvero una famiglia. Per la Virtus è stata una prima volta, oggi naufragata sotto il peso dell'ennesima struttura nuova ed evidentemente fragile. Abituata a giocatori fatti e finiti, presi nei quattro anni precedenti yankees già affermati e svezzati (Smith, Brewer, Guyton, Davison, Lang, Bluthenthal, Best), tagliati invece, guardacaso, gli esordienti (Cummings, English, più quelli di oggi), quest'anno non c'è stato neppure il salvagente di qualche vecchio leone, il Vukcevic o il Best della situazione, e neppure la disciplina infusa, anche bruscamente, nel biennio di Markovski, decisiva a far muro contro qualsiasi fattore esterno. Così, l'epurazione è stata quasi naturale. I risultati pure. E, per immaginarli, non ci volevano le cassandre.

 

VIRTUS, TI SALVI CHI PUÓ

di Daniele Labanti - Corriere di Bologna - 18/03/2008

 

Era ancora Carnevale quando la Virtus, ghiotta, vinceva l'ultima partita lanciandosi alla conquista della Coppitalia, poi vinta il 10 febbraio da Avellino. Da là ad oggi, 38 giorni di digiuni, una Quaresima vera che non vedrà la fine nemmeno a Pasqua perché il ritorno in campo dei bianconeri è fissato il 25 marzo, in casa contro Montegranaro. E anche quella non sarà una notte semplice da vivere, per una squadra reduce da 6 sconfitte di fila e senz'apparenti salvatori, eccetto Best, specialmente se sabato Scafati dovesse superare in casa l'ondivaga Biella di questi tempi, portandosi a -4 dalle Vu nere.

Una storia triste che Pasquali rifiuta persino d'immaginare ma che, ahilui e ahinoi, se non in già palinsesto è quanto meno in «creazione», perché la Legea nella sua tana è animale tuttora pericoloso, mentre la Virtus ha perso per strada i pezzi ma pure le motivazioni, se è vero che a Udine è finita a -20 senza colpo ferire, nonostante i pungoli del tecnico. «Ho passato la settimana a dire alla squadra quanto fosse importante vincere con Udine, e invece a un certo punto siamo stati travolti. E lì mi chiedevo dove avessi sbagliato, per vedere i giocatori così poco intensi» è il commento vergato da Pasquali a caldo, non tanto diverso di quello rimunginato a freddo mentre Sabatini, dal suo quartier generale, s'incupiva sempre più nei confronti d'una squadra che ha gettato al vento l'ennesima occasione per risalire. Eppure, quest'andazzo così assurdo rende vani anche i cazziatoni, un tempo merce inflazionata.

Nel vecchio corso, si buscavano 20 punti subito, uscendo presto dalle partite. Ora si sta lì — Udine è, di fatto, la prima volta in cui c'è stato un crollo — ma il risultato è sempre che gli altri vincono, la Virtus perde. Il club ha difeso l'ultimo assetto, aspettando la crescita di Blizzard e l'inserimento di Bulleri, ha provato a puntellare il settore lunghi con il reintegro di Michelori — assodato che Garri è dannoso — ma decidendo di non stringere le trattative che aveva in corso con i potenziali innesti americani (Pinkney di Biella su tutti), poi ha scelto di liberarsi di Spencer, un peso, per aggiungere un tiratore puro come Lauwers. Oggi, salvo sorprese, Spencer firmerà per l'Efes Pilsen che ha pronta una buona proposta per le Vu nere, e anche il terzo pezzo del mosaico a stelle e strisce saluterà Bologna.

Con quest'ultima versione a mano, evidentemente impaurita e d'amalgamare, Pasquali deve traghettare la Virtus alla salvezza. Ma l'ultima recita domenicale ha semmai accresciuto i dubbi, invece di dissiparli. Per giocare alla pari con una squadra che ha il peggior attacco del campionato — e a cui la Fortezza ha lasciato campo libero — s'è dovuto mettere in proprio Best, e per un soffio il suo talento non è bastato a far saltare il banco. Ma di soffi, ormai, n'è piena la stagione: dovesse girarsi la boa pasquale con soli 4 punti di vantaggio sulla penultima, sarebbe quello sul collo proveniente da Scafati, a rendere thriller il finale di campionato, con la trasferta a Pompei ancora d'affrontare (e soli 6 punti da «difendere» nel doppio confronto). Chi ha, oggi, Pasquali, come uomini in armi? Best senz'altro, Giovannoni e Michelori al di là degli errori di Udine, forse Blizzard (in lenta ascesa). E magari Sabatini se ci fosse una zampata da piazzare in scadenza di mercato (il 28 c'è il gong per i trasferimenti dalla Legadue). Povera Virtus, la salvi chi può.

 

SABATINI: «CARA VIRTUS, TI LASCIO»

di Daniele Labanti - Corriere di Bologna - 08/04/2008

 

«Non sono in campagna elettorale, non cerco voti o simpatie. Qua si parla di soldi, se qualcuno vuole il club adesso ha due mesi per farsi vivo: i problemi si risolvono staccando gli assegni. Sono nella condizione di fare quello che voglio nella mia vita, la passione è finita e dirigere la Virtus non mi piace più, ci siamo sfidanzati. Il club è in vendita, la città è piena di gente con le risorse giuste». Claudio Sabatini è un libro aperto per chi lo segue da anni. Udito il bercio ecumenico che il popolo ha rivolto al suo signore, una conferenza stampa per annunciare qualcosa urbi et orbi non era nemmeno quotata.

Arrivata puntualmente nel day after, quando i tifosi s'interrogavano già su potenziali cessioni del club e persino d'insulsi ritorni addirittura di Pillastrini («Pasquali lo voglio confermare » è il verbo del patron), la concione tenuta da Sabatini ha toccato i soliti punti, con l'aggiunta d'un patto con il suo pubblico: «Inutile fischiare la squadra, dopo l'epurazione c'è rimasta solo gente che lavora e s'impegna al massimo, non credo sia questo il momento per contestarli. Semmai, sono pronto a non venire più al palasport purché i tifosi diano una mano ai giocatori. D'altronde, domenica dopo i fischi in un secondo ho deciso d'andarmene, a prendere degli insulti non ci sto perché ho la coscienza tranquilla ».

In sostanza, il barometro del rapporto Sabatini-Virtus-abbonati, da tempo burrascoso, tocca i minimi storici, ma la lancetta ieri non s'è poi spostata molto rispetto ai mesi scorsi: il divo Claudio vuol vendere, vive da separato in casa con la sua gente e il rischio di trovarlo con la lira a cantare sulle macerie fumanti è concreto. Perché, dice, «non è che il mio telefono sia squillato incessantemente, da quando la società è sul mercato». Ormai, la strada è presa: «L'essere fuori dai giochi può essere positivo, i compratori hanno due mesi per farsi vivi e offrire quel che chiedo (si tratta di una somma ingente, circa 15 milioni, ndr). In passato solo un gruppo mi ha contattato ma volevano che restassi a dirigere per due anni, mentre io voglio chiudere subito. Purtroppo la Virtus e i suoi meravigliosi tifosi sono abituati a vincere, mentre qui servirebbero due o tre anni di Legadue per ricostruire e riportare tutti con i piedi per terra. Il secondo posto dell'anno scorso ha fatto male, abbiamo bisogno d'un bagno d'umiltà perché i tifosi hanno l'abitudine a flagellarsi e si rischia un Madrigali 2...». Lo dice lui, e se lo dice lui che con Madrigali c'ha trattato notti intere per un mese, bisogna capire. La certezza è che la Virtus ha conti invidiabili, chiude in utile, la Comtec, ieri in visita, verga rapporti d'un club sanissimo. Ma le analogie, altrove, sono sinistre e numerose: la gente che si stufa — circola da giorni una mail che invita gli abbonati a disertare la gara con Varese, in segno di dissenso — e che attacca il suo patron con livore anche eccessivo, l'«abbiamo vinto troppo» (o quasi), il crollo dei risultati — peggio di così non s'era fatto nemmeno nel 2003 — e la «rivoluzione» non richiesta che l'ha preceduto. Dirigere qui è difficile, perché solo chi è riconosciuto come «prodotto Virtus» viene amato e sostenuto, ma l'impressione è che queste rogne siano state cercate e che oggi si rischi d'aver cattiva fama: una struttura societaria che faccia fruttare quanto di buono s'è seminato serve come il pane.

«Ho commesso errori, ho provato a rimediare, con il pubblico non sono né in credito né in debito perché non ho mai illuso nessuno. Ora la squadra sta cercando d'uscire dalla secca, volete tirargli anche delle uova? Di me m'importa poco, ero uno che a scuola copiava perché quelli davanti erano più bravi di me. Anche qui ci provo, pago puntualmente tutti e Siena insegna che occorre programmare con dei pluriennali: se vengo insultato per aver ceduto un giocatore in scadenza e aver preso Bulleri o Lauwers che gioca da italiano, posso farci poco. Ve la dico tutta: quest'estate volevo vendere Di Bella perché preferisco un play con più tiro e volevo tenere Vukcevic per farne una bandiera. Pillastrini ha deciso il contrario e siccome gli avevo dato le chiavi, s'è fatto come diceva lui. Bulleri può essere una bella base per il club, se ci sarò ancora io proverò a convincerlo a rimanere ». Il futuro? «A fine giugno se nessuno ha rilevato la Virtus ci metteremo a parlare di giocatori e mercato. Non scappo a Milano, ho smesso due mesi fa d'interessarmi all'Olimpia, anche se col clima che c'è qui forse ho sbagliato. Non sto in Paradiso a dispetto dei Santi, ma non intendo nemmeno rovinarmi per la Virtus. Qua si fa con quel che si ricava, come sempre, la linfa nuova non ce la metto io. Ma dopo il 30 giugno indietro non si torna, perché se programmo gli investimenti del PalaMalaguti contando la Virtus poi non si cambia più». Finita qui? Improbabile, tutti attendono la deposizione, il ricambio. Sabatini in primis.

 

VIRTUS, IL PAGELLONE FINALE

di Bruno Trebbi - www.bolognabasket.it - 29/04/2008

 

Con la sconfitta di domenica contro Roma si è chiuso un anno nero per la Virtus, sicuramente il peggiore dal 2003, ultimo disastroso anno della presidenza Madrigali: dalla finale scudetto alla lotta per non retrocedere. Analizziamo uno per uno i protagonisti di questa derelitta stagione.

Blizzard - voto 5.5 – A lungo infortunato e rientrato prima del tempo, non ha inciso come l'anno scorso, risultando quasi sempre impalpabile. Da lui però dovrebbe passare il futuro della Virtus: ha il passaporto giusto ed il contratto.

Best - voto 6.5 – Ci fosse stato dall'inizio, le cose sarebbero andate meglio? E' probabile. L'età è quella che è, ma la classe e soprattutto la testa sono ancora sopraffine. Il suo quarto periodo di Udine resterà impresso nella memoria di chi l'ha visto dal vivo.

Anderson - voto 6 – Giocatore incomprensibile, che alterna giocate fantascientifiche a boiate sesquipedali. All'inizio ha sofferto il dualismo con Holland, ma anche dopo la partenza di quest'ultimo non è esploso come si poteva sperare. Però resta un difensore di primissimo livello e un giocatore in grado di far canestro quando vuole, come vuole. Una rarità, di questi tempi. Potendo, andrebbe tenuto, ma sarà davvero difficile.

Giovannoni - voto 6.5 – Ora è capitano, la grinta e il cuore ne hanno fatto l'idolo del pubblico che domenica ha cantato "noi vogliamo dieci Giovannoni". Il futuro della Virtus deve essere lui.

Bulleri - voto 5.5 – Preso da infortunato a stagione in corso, e fatto rientrare prematuramente, ha fatto quel che ha potuto, ossia non molto. Se deciderà di restare potrebbe formare una coppia ben assortita con un play straniero, anche se oggettivamente il contrattone che ha al momento appare decisamente sovradimensionato.

Chiacig - voto 6.5 – C'era chi lo dava per finito, ma non poteva essere più lontano dalla realtà. Sarà antiestetico, ma è quasi sempre efficace. L'unica nota positiva dello sghangerato reparto lunghi bianconero. Potendo, sarebbe da rifirmare al volo.

Michelori - voto 5 – Trattato male, malissimo, a lungo costretto a guardare prima per infortunio e poi per beghe contrattuali. Una volta reintegrato, ha messo in campo la solita grinta. Nient'altro però, e a volte servirebbe anche il talento. E' in partenza.

Lauwers - voto 3 – Presentato come giocatore "da quintetto", si è invece rivelato un discreto flop. Ha avuto la tripla del pareggio nel derby, e l'ha mancata. Da lì poco spazio e solo padelle. Ha un triennale ed è passaportato, la sua situazione andrà valutata.

Garri - voto 4 – Diventato immediatamente la nemesi del pubblico, non ha fatto nulla per riconquistare fiducia, ma è anzi scivolato sempre di più verso il fondo della panchina. Sa fare più o meno tutto, ma la testa spesso non appare collegata. Ha il contratto, ma non è proponibile al pubblico per il futuro.

McGrath - voto 5.5 – Era ai margini della rotazione a Cantù, qui è partito benino per poi spegnersi piano piano, finendo da tiratore che era a fare lo specialista difensivo.

Spencer - voto 3 – Arrivato con grandi aspettative le ha deluse tutte. Discontinuo, irritabile e irritante, ha chiuso la stagione bianconera con una patetica sceneggiata a suon di urlacci dopo la sconfitta interna con Pesaro.

Di Bella - voto 5.5 – Messo ai margini anche lui per motivi contrattuali, e poi reintegrato per mancanza di alternative, non ha mai inciso, deragliando più spesso del solito. Con Pasquali poi è finito ai margini della rotazione, per poi essere ceduto a pochi giorni dal derby. A Milano sta facendo bene, un grande in bocca al lupo a lui.

Crosariol - voto 3 – Il fisico c'è, tutto il resto no. Scommessa persa, e anche a Roma pare la pensino uguale.

Lestini - voto 3 – Vedi sopra, sostituendo "fisico" con "talento" e "Roma" con "Cantù".

Holland - voto 4 – Talento sopraffino totalmente incapace di inserirsi in un contesto di squadra. Dove giocano tutti per lui (vedi Varese) può fare anche 50 punti; qui ha completamente fallito, giocando quasi sempre da solo e per le sue statistiche.

Conroy - voto 2 – Osceno a Bologna, osceno a Milano, prima di tornare in doppia cifra di assist in D-League. Il livello della D-League deve essere davvero basso, perchè stiamo parlando di uno dei play(?) più scarsi mai visti a Bologna. Claudio Sabatini si è assunto tutte le responsabilità del suo disastroso ingaggio.

Pillastrini - voto 4 – Ha pagato la mancanza di personalità, sia durante la costruzione di una squadra non sua, sia nello spogliatoio, finendo per trovarsi dentro a una polveriera innescata dai 4 brotha. Non ne è riuscito a venirne fuori, e andava forse esonerato molto prima.

Pasquali - voto 5.5 – E' partito alla grande, conquistando vittorie preziose in ottica salvezza e sfiorando il successo in Coppa Italia. Poi però è finita la benzina, e un rischio (seppur remoto) di retrocessione lo si è corso. Sabatini lo ha riconfermato a parole, vederemo se alle parole seguiranno i fatti. Il pubblico probabilmente preferirebbe un allenatore con un pedigree di altro tipo.

Società - voto 0 – Lo striscione dei Forever Boys dice tutto. "Non siamo un circo", e invece quest'anno spesso e volentieri l'apparenza è stata quella. Dalla cacciata di Zare Markovski in poi, nulla è andato per il verso giusto. "Lasciateci perdere", le gite enogastronomiche in Eurolega, il trattamento riservato a Di Bella e Michelori, le porte girevoli di 4 americani messi fuori rosa e reintegrati alla velocità della luce...

Di cose da dire ce ne sarebbero parecchie, ma cosa è stato non conta più, quello che importa sono le conseguenze. Claudio Sabatini aveva un credito enorme nei confronti dei tifosi bianconeri, per aver salvato la Virtus dal fallimento e per averla riportata in alto. La sensazione è che si sia giocato buona parte di questo credito, e che abbia creato una spaccatura difficilmente sanabile tra lui e il resto del palazzo, che a fine stagione l'ha contestato. Ora, nel caso resti lui al timone, il difficile compito di ricostruire, partendo assolutamente da un GM operativo cui delegare tutta la parte tecnica. Questo è il primo passo necessario per riconquistare la fiducia di un pubblico disilluso.