DOMENICO FANTIN

Alè, alè, alè Fantin!

nato a: Pordenone

il: 10/01/1961

altezza: 196

ruolo: guardia

numero di maglia: 5

Stagioni alla Virtus: 1981/82 - 1982/83 - 1983/84 - 1984/85 - 1985/86 - 1986/87 - 1987/88

statistiche individuali del sito di Legabasket

palmares individuale in Virtus: 1 scudetto, 1 Coppa Italia

 

DOMENICO FANTIN

di Cinzia Scian - www.domenicasport.org

 

Non puoi sbagliarti. Se hai un appuntamento con Domenico Fantin lo noti tra la folla, spunta come un campanile tra le case. Del resto, per gran parte della sua vita, ha fatto il cestista. E non uno qualsiasi, parliamo di 14 anni in serie A.
È una persona tranquilla, con tanto entusiasmo, parecchio ottimismo e molta passione. E non dimentica mai di essere riconoscente con chi ha scoperto e incentivato il suo talento. “A 14 anni ho iniziato a giocare nelle giovanili di Pordenone. E, se mi sono affacciato giovanissimo alla prima squadra, è stato per merito del mio allenatore di allora, Corrado Pellanera. L’anno dopo ero già in pianta stabile nella prima squadra con un nuovo allenatore, il famoso Dado Lombardi”. Quell’anno è arrivata la promozione dalla serie B alla A: “Sono stati 3 anni indimenticabili. Vedere il Palazzetto colmo ti dava l’impressione di rappresentare qualcosa di importante, di essere, in qualche modo, l’orgoglio di una città. Purtroppo l’ultimo anno è coinciso con la retrocessione ma, personalmente, è iniziata la mia avventura fuori casa”. L’occhio lungo della sponda Virtus trascina infatti a Bologna il nostro giocatore che ci rimane per ben 7 anni, combattendo sempre ai più alti livelli. “Ho giocato la Coppa dei Campioni, varie coppe internazionali e nel 1984 abbiamo vinto lo scudetto, il decimo, con relativa stella sulle magliette”. Sono gli anni della Milano leggendaria, quella di Mike D’Antoni e Dino Meneghin, per intenderci. “L’anno della finale contro il capoluogo lombardo eravamo secondi nella stagione regolare. Erano loro a guidare la classifica eppure siamo riusciti ad andare a vincere in casa loro. La seconda partita, da noi, a festeggiamenti già predisposti, imprevedibilmente l’abbiamo persa ma è stata la terza quella decisiva, e l’abbiamo vinta a Milano. Ricordo con emozione il rientro a Bologna: la nottata dopo la conquista dello scudetto 5000 persone ci aspettavano in città e, dopo aver bloccato il pullman, c’è stata almeno una settimana di festeggiamenti”.
Dopo i 7 anni emiliani viene acquistato dal Napoli. 5° posto a fine stagione e conseguente promozione dall’A2 all’A1. Grandi soddisfazioni quindi, amplificate dal fatto di essere, quell’anno, capitano.
Ancora uno spostamento, in Sicilia, a Marsala e, dopo qualche difficoltà nell’amalgamare la squadra, ancora una promozione, dalla serie B alla A. Purtroppo ciò coincide con l’inizio dei suoi guai fisici: “Dopo 14 anni di serie A, 470 partite, allenamenti massacranti, stress e tensioni, mi sono fratturato il ginocchio con conseguenti 7 operazioni”. Momenti difficili, duri da superare senza l’appoggio di chi ti ama e ti stima: “Sono stato fortunato, la mia famiglia mi ha seguito dappertutto. E io sono felice di aver potuto condividere le mie esperienze con mia moglie e i miei figli. Infatti non mi pento di nulla, rifarei tutto, errori compresi. Ma se potessi eliminare le magagne fisiche… Quando giochi ti senti invulnerabile e, immobilizzato dal gesso, capisci di avere dei limiti. Il brutto è che non puoi nemmeno sfogarti e, visto che per me la pallacanestro è sempre stata divertimento, ho sofferto molto nel non poterla praticare”. Si sa, una carriera agonistica ha sempre fine, è inevitabile.
Ma c’è chi mette una pietra sopra al passato e chi, come Fantin, investe la sua esperienza nel futuro. Da 5 anni, il nostro allena le giovanili cordenonesi; da 2 ha in consegna i destini della prima squadra. “Purtroppo, dopo il primo posto nella stagione regolare, siamo stati eliminati ai play-off dalla quarta arrivata, il Manzano, con un secco 2-0.
Mi dispiace molto perché, arrivati fin qui, eravamo intenzionati a salire di categoria. Eppure sono sereno perché so che sia io che i ragazzi abbiamo dato tutto”. Tutto quanto per uno sport, se è anche passione e sacrificio.

Fantin in entrata sotto gli occhi di Ario Costa

DOMENICO FANTIN: ALLA VIRTUS GLI ANNI PIU’ BELLI DELLA MIA CARRIERA

tratto da bolognabasket.it - 16/03/2020

 

L’ex Virtus Domenico Fantin è stato sentito dal Carlino. Un estratto dell’intervista.

“La Virtus? Sono state le annate più belle della carriera. Il PalaDozza, che ancora non si chiamava così, era una meraviglia. Lo scudetto della stella e la Coppa Italia di qualche giorno più tardi me li porto dentro. Sempre.
Mi volle l’avvocato Porelli. Credo che alla fine venni pagato una cifra vicino ai 400 milioni di vecchie lire, che per quegli anni erano tanti. L’avvocato era un personaggio incredibile. Uno che vedeva lontano. Aveva introdotto il pianoforte, come al Madison. Il palazzetto era sempre tutto esaurito. Capelli tagliati con regolarità. Barba sì, ma solo se curata. Ogni particolare era oggetto di attenzione. Poi c’erano le trattative per lo stipendio. All’epoca non c’erano i procuratori, le società disponevano del cartellino. Le trattative con lui non erano facili, mai. Ma era puntualissimo nei pagamenti e sapeva essere generoso. Dopo lo scudetto della stella, che per lui valeva tantissimo, saltò fuori il Rolex. Un Rolex a testa e una cena in Costa Azzurra, che lui amava.
Gli allenatori? Alberto Bucci fece saltare la celebre 1-3-1 di Milano. Come vice aveva Messina: meticoloso, preciso, puntiglioso. Vinceva tanto con le giovanili, si capiva che avrebbe fatto carriera. Mi hanno allenato anche Aza Nikolic e Kreso Cosic. A Bologna ho avuto il meglio, compreso Sandro Gamba, che non ha raccolto secondo il suo valore.
Lo scudetto? Vincemmo lo scudetto perché eravamo un gruppo vero, unito. Però all’allenamento dopo quella sconfitta eravamo tutti abbacchiati. Poi Renato ci distrasse. Cominciò a fissare un punto della volta del palazzetto e a dire, ‘Non la vedete, non la vedete? E’ la stella’. Ci rasserenò. E vincemmo. Conquistammo una partita incredibile. Non ho dimenticato i liberi sbagliati da Bariviera. Poi al ritorno a Bologna l’apoteosi. Il PalaDozza illuminato perché Andalò accese tutte le luci. E 4-5mila persone che avevano invaso Piazza Azzarita. Uno spettacolo…
Era più bello giocare, non ho dubbi. Adesso mi sembra che ai giovani manchi qualcosa. Hanno mille attrazioni e distrazioni. Io ripeto l’importanza delle tre P: passione, passione e ancora passione. Io sognavo la serie A. Avrei fatto di tutto per arrivarci. Ci sono riuscito. Ai ragazzi di oggi, al di là del fatto che ai miei tempi gli stranieri erano solo due – ma spesso veri fenomeni, come McAdoo, Jeelani – mancano entusiasmo e passione”


 

DOMENICO FANTIN A V vs F SU RADIABO

di Ezio Liporesi - Cronache Bolognesi - 12/03/2021

 

Domenico Fantin è stato ospite di V vs F su Radiabo.

"Sono veramente felice di poter salutare Bologna e i tifosi della Virtus. Sotto le Due Torri ho trascorso sette anni bellissimi. Ho avuto la fortuna di giocare quattordici stagioni in serie A, ma gli anni bolognesi sono stati i più belli. Ho avuto grandi allenatori, Tracuzzi nelle nazionali giovanili, poi Nikolic, Gamba, Bucci, Messina come vice, Cosic, poi anche Bisacca, di Vincenzo. Quando arrivai trovai come allenatore Nikolic: era un sergente di ferro, ma teneva fede a quello che diceva. C'erano cinque giocatori per due posti, ma io mi ritrovai in quintetto e fu una grande soddisfazione. Naturalmente il 1984 è stato un anno magico abbiamo vinto scudetto e Coppa Italia; tutti si ricordano i canestri che feci nella finale contro la 1-3-1 della Simac, ma il vero capolavoro fu in semifinale: con l'espulsione di Bonamico che venne alle mani con Ray, io mi trovai a giocare molto e feci 18 punti a Bologna e 20 a Torino, contro una squadra che aveva Sacchetti, Caglieris, Morandotti, Della Valle, Vecchiato, May. In quel magico 1984 fui anche convocato anche in nazionale, nei quindici che dovevano prepararsi alle Olimpiadi di Los Angeles: purtroppo fui fra i tre che non salirono sull'aereo. A livello giovanile ho comunque giocato tanto in nazionale e anche vinto l'oro ai mondiali militari ad Algeri. Molto belle furono anche le trasferte di coppe con la Virtus: si andava in luoghi carichi di atmosfera come Madrid contro il Real, Mosca contro il C.S.K.A., che allora era l'espressione la nazionale sovietica con Tkachenko, l'allenatore Gomelski e un pubblico tutto formato da militari  . Nel mio periodo alla Virtus ho giocato naturalmente tanti derby, campionato, Coppa Italia e anche tornei precampionato, a volte magari c'era un po' di nervosismo, ma l'atmosfera era sempre magnifica e ho avuto la fortuna di vincerne tanti in quel palasport veramente stupendo: manco da tanto tempo da Bologna, non ho visto il Palazzo a Casalecchio e neppure quello in Fiera, ma il Palasport è il più bello in cui ho giocato. Viva Bologna, viva la Virtus.".

DOMENICO FANTIN

di Ezio Liporesi - Cronache Bolognesi - 12/03/2021

 

Domenico Fantin arriva a Bologna nel 1981. È la fine di un ciclo per la Virtus: via Caglieris, Martini, Valenti, non più stranieri di grande fama e navigati, ma due giovani, Fredrick e Rolle. L'allenatore è Asa Nikolic, un monumento della pallacanestro europea. Oltre a Fantin arriva anche Maurizio Ferro, tiratore esplosivo cresciuto in Fossa e poi sul campo con la Fortitudo. Il suo trasferimento fa scalpore e ci sono grandi attese, ma in realtà in quintetto Nikolic inserisce Fantin, che gli dà molta più affidabilità difensiva. Il primo anno la "nuova" Sinudyne arriva in semifinale di Coppa delle Coppe e sfiora la finale scudetto, da cui viene esclusa solo per un canestro di Zampolini sulla sirena a Pesaro. Non male per l'inizio di un nuovo corso, ma in un ambiente che l'anno aveva sfiorato la Coppa dei Campioni e veniva da sei stagioni consecutive di piazzamenti nelle prime due in campionato, quella stagione non accese naturalmente gli entusiasmi. Il campionato iniziò, tuttavia, con cinque vittorie nelle prime sei gare, l'ultima delle quali un derby vinto 81 a 79 con 15 punti di Fantin, la sua migliore prestazione in quella regular season. Domenico si dimostrò subito un ragazzo che rispondeva presente nei momenti importanti e la conferma venne in altre occasioni: al debutto in Coppa delle Coppe realizzò 16 punti contro l'Hapoel Ramat Gan e negli ottavi di finale dei playoff, mise a segno contro Livorno 21 punti, sia all'andata, sia al ritorno. La stagione successiva fu più travagliata, con l'avvicendamento in panchina tra Bisacca e Di Vincenzo. L'arrivo di Brunamonti come playmaker e il conseguente spostamento a guardia di Fredrick, grande realizzatore, tolsero un po' di spazio a Fantin, che inizialmente, trovò difficoltà a ripetere le buone prestazioni dell'anno precedente. Ebbe comunque un ottimo momento tra il 23 gennaio e il 20 febbraio quando segnò 14 punti nella vittoria in trasferta contro Cantù, 26 contro nel successo contro Rieti, 20 nella vittoria contro Livorno e 14 nella sconfitta a Brescia. Furono le sue migliori prestazioni dell'anno, che vennero curiosamente in una striscia consecutiva. La stagione della Sinudyne si fermò ai quarti di finale. Venne poi l'anno di grazia 1983/84 con Bucci in panchina. La Granarolo Felsinea (dopo dieci stagioni lo sponsor delle TV aveva abbandonato) vinse scudetto e Coppa Italia. Domenico fu grande protagonista. In gara uno di semifinale playoff contro Torino, Bonamico fu espulso dopo essere venuto alle mani con Ray e Fantin trovò più spazio. Rispose immediatamente presente segnando 18 punti. Fece ancora meglio in gara due, quando la Virtus si trovò ancora più in difficoltà, perché oltre all'assenza dello squalificato Marco dovette fronteggiare i prematuri quattro falli di Van Breda in due minuti e mezzo (complice anche un tecnico): nessuna paura, a uno strepitoso Brunamonti fa da spalla un grande Fantin che segna 20 punti (quota che Domenico aveva raggiunto altre due volte in regular season, la prima delle quali nel largo 111-59 contro Gorizia) e la Virtus vola in finale. La guardia della Virtus diede il suo contributo anche nella finale contro Milano che portò allo scudetto della stella, ma il capolavoro Domenico l'aveva fatto contro la squadra torinese. Le V nere vinsero anche la Coppa Italia e proprio in quella manifestazione Fantin ottenne i più alti punteggi di quella stagione: 25 punti contro la Mangiaebevi Ferrara e 22 negli ottavi contro Varese. Nella stagione successiva la sua migliore performance fu in gara uno nei quarti di finale contro Milano: con 21 punti fu l'unico dei bianconeri a salvarsi da una netta sconfitta, Ne mise a segno 15 in gara due, della quale si ricorda soprattutto il suo tap-in che nel finale porta Bologna a più uno; non basta e le V nere vengono eliminate. Non furono fortunate neppure le avventure in Coppa Italia e Coppa dei Campioni, ma in quest'ultima Fantin segnò 22 punti in trasferta contro il Bancoroma, campione in carica. Seguirono poi due anni con coach Gamba. Nella prima stagione vanno ricordati i 23 punti nella vittoria alla quinta giornata contro Reggio Emilia, poi due belle prestazioni sul finire della fase regolare: al terzultimo turno i 21 punti del numero 5 contribuirono a 100-85 contro Cantù e all'ultima giornata nella vittoria 100-98 dopo un supplementare contro Milano furono fondamentali i suoi 23 punti contro una squadra che evidentemente ispirava molto Fantin. L'avventura nei playoff si fermò purtroppo agli ottavi di finale, poco meglio in Coppa Italia, dove le V nere furono eliminate ai quarti, ma negli ottavi contro Reggio Emilia un'altra grande giornata di Domenico: la Virtus ribaltò la sconfitta di otto punti in trasferta vincendo 77-66 in casa con 20 punti di Fantin, migliore in campo. Nella stagione successiva la Virtus cominciò benissimo, mostrando un gioco veloce e spumeggiante e guidando la classifica. L'apice fu la gara del 28 dicembre contro Caserta, spazzata via 118 a 80 con 28 punti di Stokes, 23 di Villalta e 21 proprio di Fantin. Purtroppo con l'inizio del nuovo anno la Virtus cominciò a mostrare crepe, soprattutto in trasferta dove raccolse solo la vittoria nel derby con 25 punti di Fantin. Le V nere conclusero al terzo posto la prima fase e uscirono subito nei quarti di finale dai playoff. Ai quarti fuori anche dalla Coppa Italia. Poi arriva Cosic allenatore in una piazza che l'ha amato tantissimo da giocatore. A Milano batosta per la Virtus, 118-80 ma, naturalmente, Fantin è, con Villalta, l'unico a evitare danni maggiori; 25 punti a testa. Ormai Domenico è la boa cui aggrapparsi durante le tempeste: a Venezia la Virtus perde 123-111 ed è lui il migliore dei bianconeri con 20 punti. Stesso punteggio personale anche nella gara che vede la Virtus eliminata a Reggio Emilia negli ottavi di finale per 85 a 83. Troppo forte anche il Real nel girone di Coppa Korac, ma Fantin si toglie la soddisfazione di segnare 21 punti contro il Monaco. L'eliminazione più cocente è, però, quella nei playoff ad opera della Fortitudo. Il sorpasso subito in città, impone una rifondazione, restano solo Brunamonti, Binelli, Silvester e Villalta, si apre l'era Richardson, l'era Messina, si va verso gli anni 90 e un decennio abbondante di grandissima Virtus. Anche Fantin è vittima del cambiamento, ma in tutti rimane il ricordo di un giocatore che ha sempre dato tutto in campo, un difensore arcigno, ma anche un giocatore che sapeva segnare punti quando si presentava l'occasione e nei momenti importanti. E resta nella memoria quel coro a lui dedicato: Alè, Alè, Alè Fantin. Meritatissimo per un uomo che manca da tempo dalla nostra città, ma che mai ha dimenticato Bologna e la sua amata Virtus.

DA PINOCCHIO ALL'AZZURRO

di Dario Darduin - Superbasket - 1981

 

CARTA IDENTITÀ

Nome: Domenico

Cognome: Fantin

Soprannome: -

Data di nascita: 10.1.61

Luogo di nascita: Pordenone

Segno zodiacale: Capricorno

Altezza: 1.93 m.

Peso: 85 kg.

Numero scarpe: 46

Capelli: castani

Occhi: castani

Segni particolari: -

Stato civile: celibe

Domicilio: Pordenone

Titolo di studio: studente geometra

Lingua straniera: Francese

Ruolo in campo: guardia

 

IL PROFILO

Carattere: introverso

Pregio: sincerità

Difetto: tanti

Complesso: nessuno

Mania: nessuna

Superstizione: i gatti neri

Hobby: la musica
Modo di vestire: sportivo

 

LA CARRIERA

Prima partita vista: non ricordo

Prima partita giocata: ai giochi della gioventù

Prima vittoria: nella stessa partita

Altre vittorie: un 2° posto alle finali nazionali Juniores (è come una vittoria)

Chi ti ha scoperto: Prof. Zaramella e Sambin Luigi

Presenze in nazionale: una cinquantina in nazionali giovanili

Più bella partita giocata: Stern-Acqua Fabia

Più grande emozione: mondiali juniores in Brasile

Più grande ambizione: giocare nei professionisti NBA

 

LE PREFERENZE

Le ore del giorno: quelle dei pasti

Il giorno della settimana: lunedì

Il mese: agosto

La stagione: estate

Il numero: 14

L'animale: il cane

Il colore: verde

Il metallo: oro

La Vacanza: al mare

Il negozio: di dischi

La città italiana: Roma

La città straniera: Rio de Janeiro

La nazione: Italia

 

IL MENÙ

Aperitivo: Martini Rosso

Antipasto: gamberetti

Primo piatto: gnocchi

Carne: bistecca ai ferri

Pesce: piatti misti

Contorno: insalata

Formaggio: tutti

Dolci: tutti

Frutta: ananas

Vino: tutti

 

LA CULTURA

Lo scrittore: Harold Robbins

Il pittore: mio zio

Il musicista: nessuno

Lo scienziato: Einstein

L'uomo politico: nessuno

Il quotidiano: La Gazzetta dello Sport

Il settimanale: Superbasket

Il fumetto: Boy music

Il giornalista: nessuno

 

GLI SVAGHI

Il cantante italiano: Lucio Dalla

Il cantante straniero: Rod Stewart

Il complesso musicale: Genesis
L'attrice italiana: tante

L'attore italiano: A. Sordi

L'attrice straniera: E. Fenech

L'attore straniero: D. Hoffman

Il comico italiano: Totò

La soubrette: nessuna

Il comico straniero: Jerry Lewis

 

IL MEGLIO DI SEMPRE

Il libro: Il pirata

Il film: Il vizietto 1

Il disco: Live Rust

Lo show televisivo: L'altra domenica

L'impresa sportiva: i 100 punti di Chamberlain

Il giocatore di basket italiano: Giulio Melilla

Il giocatore di basket europeo: Kicanovic

Il giocatore di basket del mondo: Magic Johnson

 

I RICORDI DELL'INFANZIA

La favola: Pinocchio

Il gioco: nascondino

La scuola: elementari

Gli insegnanti: maestra Pinni

L'età decisiva: 18 anni

 

CHE EFFETTO FA...

...essere un personaggio? fa piacere

...l'applauso del pubblico? stimola

...i fischi del pubblico? idem come sopra

...un complimento vero? fa piacere

...un complimento falso? non lo considero

...vivere in quest'epoca? va bene

...rimanere soli? a volte serve

...la vittoria? mi entusiasma

...la sconfitta? mi fa arrabbiare

...il denaro? fa comodo

...il passare degli anni? bisogna accettarlo

 

PERCHÉ ...

...hai cominciato a giocare a basket? ero alto

...continui a giocare a basket? mi diverte e mi piace

...pensi agli allenatori? sono un componente del gioco, se non ci sono loro non ci siamo noi e viceversa.