HALL OF FAME

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Naismith Memorial Basketball Hall of Fame, Fiba Hall of Fame, Italia Basket Hall of Fame, ovvero le Hall of Fame americana, europea ed italiana, hanno inserito periodicamente giocatori, allenatori e dirigenti, che hanno fatto grande la pallacanestro, in questi musei della memoria. Tutti i nomi presenti hanno una storia importante nel basket, anche se tantissimi altri meriterebbero di esserci ma non ci sono ancora entrati. Molti esponenti della Virtus sono presenti, alcuni addirittura in due delle tre Hall of Fame: Alessandro Gamba in quella italiana (come giocatore) e americana (come allenatore, ruolo che riguarda la sua permanenza in Virtus), Kresimir Cosic, primo virtussino a entrare in una Hall of Fame nel 1996, e Aza Nikolic in quella europea e a stelle e strisce, Bogdan Tanjevic manca solo in quella statunitense. Ad inaugurare gli ingressi in quella italiana fu l'11 febbraio 2006 Gianfranco Lombardi, insieme tra gli altri a Gamba e ad Alessandro Riminucci, che in Virtus disputò gare amichevoli.

 

ITALIA BASKET HALL OF FAME
GIOCATORI ANNO RUOLO IN VIRTUS
Gianfranco Lombardi 2006 giocatore
Alessandro Gamba 2006 allenatore
Carlo Caglieris 2013 giocatore
Renato Villalta 2013 giocatore
Massimo Cosmelli 2016 giocatore
GIOCATORI SOLO AMICHEVOLI ANNO RUOLO IN VIRTUS
Alessandro Riminucci 2006 giocatore
Massimo Masini 2010 giocatore
Franco Bertini 2012 giocatore
ALLENATORI ANNO RUOLO IN VIRTUS
Ettore Messina 2008 allenatore
Tonino Zorzi 2010 allenatore
Dan Peterson 2012 allenatore
Valerio Bianchini 2013 allenatore
Alberto Bucci 2015 allenatore
Bogdan Tanjevic 2015 allenatore
ALLA MEMORIA ANNO RUOLO IN VIRTUS
Nello Paratore 2008 allenatore
Vittorio Tracuzzi 2009 allenatore
BENEMERITI ANNO RUOLO N VIRTUS
Gianluigi Porelli 2007 dirigente
Giovanni Corsolini 2009 vice allenatore e allenatore giovanili
Achille Canna 2015 giocatore e dirigente

 

FIBA HALL OF FAME
GIOCATORI ANNO RUOLO IN VIRTUS
Kresimir Cosic 2007 giocatore
Antoine Rigaudeau 2015 giocatore
ALLENATORI ANNO RUOLO IN VIRTUS
Aza Nikolic 2007 allenatore
Bogdan Tanjevic 2019 allenatore

 

NAISMITH MEMORIAL BASKETBALL HALL OF FAME
GIOCATORI ANNO RUOLO IN VIRTUS
Kresimir Cosic 1996 giocatore
ALLENATORI ANNO RUOLO IN VIRTUS
Aza Nikolic 1998 allenatore
Alessandro Gamba 2006 allenatore

 

COSIC NELLA HALL OF FAME

tratto da Il Resto del Carlino - 22/02/1997

 

Non sono tanti i campioni, pensando alle stelle sfilate sui parquet italiani, che hanno avuto l'onore di essere eletti nella "Hall of Fame" di Springfield. Tra questi c'è anche Kresimir Cosic, che tra l'altro figura pure sulla copertina dello yearbook 1996 della stessa Hall of Fame con Nancy Lieberman-Cline, Gorge Gervin, Gail Goodrich, David Thompson e George Yardley. Per capirci, nel tempio museo degli immortali allestito nella città del Massachusetts, dove il basket fu inventato da mister Naismith ormai più di un secolo fa, è custodito il nome di un solo italiano, Cesare Rubini.

...

Solo figure eccezionali ricevono tale riconoscimento. Ma è un grande onore anche per un club poter annoverare, tra gli atleti che hanno indossato la propria maglia, anche un campione assunto a tale importanza.

Kreso ha portato nella Casa della Gloria anche un pezzetto di storia bolognese.

....

Cosic sullo yearbook 1996 della Hall of Fame

DADO, LA GLORIA DI BOLOGNA

Lombardi apre la Hall of Fame italiana: "È fantastico. Questa città resta unica. Siena o Treviso potranno vincere qualche titolo ma l'entusiasmo che trovi qua è irripetibile". Sarà Palazzo d'Accursio a ospitare la cerimonia il prossimo 11 febbraio. Ci saranno anche Gamba, Meneghin e Rubini. "A Bologna allenerei gratis" disse Lombardi. Unico rimpianto di una grande carriera. La profezia: "Fortitudo ancora indecifrabile, Virtus non grande ma buonissima..."

Di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino -  26/01/2007

 

La Federbasket non dimentica. Ed è giusto che, tra i primi tre ricordati, in assoluto, ci sia Gianfranco Lombardi detto Dado. Livornese di nascita, bolognese d'adozione e americano per talento se è vero - come è vero, basta sfogliare le pagine del tempo per rendersene conto - alle Olimpiadi di Roma nel 1960, fu considerato tra i migliori di quell'edizione (c'erano anche Jerry West e Oscar Robertson), al punto tale da strappare il nomignolo di McLombard. Il Dado compirà 66 anni il prossimo 20 marzo. Prima, però, sarà convocato per ricevere questo inedito e prestigioso riconoscimento.

Premiato e inserito nella Hall of Fame italiana. Come di sente Lombardi?

"Mi fa piacere, è chiaro".

Perché proprio lei?

"Ho giocato e allenato tanti anni. Forse alla fine sono diventato un personaggio. Ho preso parte a tre Olimpiadi, ho giocato i mondiali. Ma forse la ragione è un'altra".

Quale?

"Ero innamorato della pallacanestro. Lo sono ancora. Mia moglie Maria Pia me l'ha rinfacciato spesso. Sosteneva che io non avessi sposato lei, ma la pallacanestro".

È capitato anche ad altri, crediamo.

"Il basket è così. È come un morbo. Lo prendi e non lo lasci più. Ma per fortuna il basket è bello".

Premiato a Bologna: vale di più?

"Certo, perché Bologna sarà sempre la città più importante. Magari lo scudetto un anno andrà a Siena e qualche altra volta a Treviso. Ma Bologna resta. E resta unica: perché qui il basket è ovunque. O sei della Virtus o della Fortitudo. Ho vissuto anche a Siena, dove c'è una grande società, che è l'espressione di una città intera. Ma qua, credetemi, è tutto diverso. È tutto più bello e affascinante. Il basket è spettacolo. Bologna è la più grande in Europa".

Addirittura.

"Proprio così. Ci saranno magari due squadre a Madrid, ma quella che conta è una sola, il Real. Qua contano entrambe. Spesso l'Europa è stata Bologna, anche se magari ora non è così. Ma Bologna, ripeto, è assolutamente unica".

Bologna oggi è...

"Il basket italiano, inutile girarci attorno, sta attraversando un momento particolare. Milano e Roma non hanno ancora un'identità ben precisa, la stessa Treviso conosce alti e bassi. La continuità della Virtus è importante".

Quindi?

"La Virtus forse non è una grandissima squadra, ma è un buonissimo gruppo. E può andare lontano".

Un giudizio sulla Fortitudo?

"Più indecifrabile. La vedi con il Tau e pensi che abbia risolto tutti i suoi problemi, perché gioca benissimo. La rivedi a Udine e scopri che non difende. Indecifrabile".

Possibile che non ci sia posto, nel basket del duemila, per lei?

"Ho giocato tanti anni, ho allenato con grande successo. Rianimando certe piazze, portandone altre a livelli d'eccellenza. Ma soprattutto mi sono divertito. Ho vissuto una disavventura con l'ultima Virtus. Non è andata troppo bene".

Non le hanno mai perdonato quell'avventura?

"Ma no, non è così, perché qualche offerta l'ho avuta negli ultimi anni. Anche per tornarein panchina, ad allenare. Però ho fatto una scelta precisa, ho scelto la famiglia. Mia moglie mi ha seguito per tanti anni, oggi è giusto che sia io a seguire e a stare più vicino a lei".

Ma almeno in tivù...Non trova che si stia esagerando con il modello americano?

"Esagerando? Il basket americano mi ha rotto le scatole. Sì chiaro, è un grande basket, però, ora, quando discuti con qualcuno devi parlare solo di back door e di pick'n'roll. Sono tutte caz... Si possono dire le stesse cose utilizzando la lingua italiana. Loro hanno fatto la storia del basket. Ma la pallacanestro italiana ha una sua dignità che, per questo motivo, merita di essere salvaguardata".

 

UNA PERGAMENA COME PREMIO

 

Si chiama "Premio Italia Basket Hall of Fame", massima onorificenza della federazione italiana pallacanestro, conferita ogni anno a personaggi che hanno contribuito ad accrescere il prestigio e la popolarità della pallacanestro italiana nel mondo, e deriva, lo avrete capito, dalla Hall of Fame di Springfield. Istituito recentemente (con tanto di benedizione dalla casa madre a stelle e strisce), il riconoscimento consta di una coppa, una pergamena e una cravatta, che saranno consegnati a Dado Lombardi (con lui anche Riminucci, Vittori, Rubini, Gamba e Meneghin) l'11 febbraio, alle 11,30, nella Cappella Farnese di Palazzo d'Accursio.

I primi tre personaggi prescelti (sono due le commissioni che scelgono e valutano l'effettiva "gloria" dei candidati) per il 2006 sono Gianfranco "Dado" Lombardi, l'angelo biondo, ovvero Alessandro Riminucci e Paolo Vittori. Con questi tre anche Cesare Rubini, Dino Meneghin e Alessandro Gamba, che un riconoscimento del genere lo hanno già ricevuto negli States, nella prestigiodsa James Naismith memorial "Basketball Hall of Fame" di Springfield (Massachussetts, Stati Uniti).

Ci sarà un albo e ci saranno le maglie e i cimeli da raccogliere. Veltroni avanza la candidatura di Roma per ospitare la Hall of Fame italiana. Ma la capitale riconosciuta del basket italiano non è Bologna?

 

Lombardi premiato da Porelli per l'entrata nella Hall of Fame italiana (foto tratta dai microfilm de Il Resto del Carlino)

BOLOGNA INCORONA LOMBARDI NELLA HALL OF FAME

Premiati anche Riminucci, Vittori, Gamba e Meneghin. Il Dado: "I giovani imparino a divertirsi"

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 13/02/2007

 

Brividi, emozioni e standing ovation. Per un'ora e mezza la Cappella Farnese di Palazzo d'Accursio (dove nel cinquecento fu incoronato Carlo V, come ama ricordare il sindaco Sergio Cofferati) si trasforma nel tempio del basket. Vengono celebrati gli eroi di questo sport, quelli che, da ieri, sono entrati a far parte della Hall of Fame italiana, la Casa della Gloria di casa nostra. Brividi a rivedere filmati in bianconero con le immagini sfocate ma suggestive. Commozione nel riascoltare le parole di chi ci ha regalato emozioni e tutti in piedi ad applaudire Riminucci, Lombardi, Vittori, Gamba e Meneghin: questi ultimi due, col mitico Rubini, abitano anche nella Hall of Fame vera, a Springfield.

L'angelo biondo, ovvero Alessandro Riminucci, con la complicità dell'amico Paolo Vittori, ricorda il suo record di punti in una gara, 77. Riminucci torna volentieri a Bologna, perché per lui, che pure ha vinto tanti scudetti, le Due Torri hanno un fascino particolare. Nel 1966, con il Simmenthal del Principe Riubini (ieri assente giustificato), vinse nel palasport di piazza Azzarita (non ancora PalaDozza) la prima Coppa dei Campioni. "Avevamo un certo Bill Bradley - racconta - per me il nuemro uno". Ma perché fece il record di punti in una partita, strappandolo al compagno di squadra Vianello? "Vianello fu il primo ad aiutarmi - dice Riminucci - senza l'ausilio dei compagni non ce l'avrei fatta". Il motivo di tanto accanimento al tiro? Non era stato più convocato in azzurro, Riminucci, e dall'altra parte del campo c'era il ct che lo aveva escluso.

Passano i fotogrammi: la Cappella Farnese è tutta per Lombardi che a dispetto dei natali livornesi, gioca in casa. "Il basket - dice Dado - per me è stato tutto. Ho cominciato a girare su un vagone sgangherato di terza classe, con i sedili in legno, sono passato al pullman e ho chiuso con i charter. Vorrei dire qualcosa soprattutto ai giovani, ai giocatori di oggi, che guadagnano bene. Anzi, guadagnano molto, ma in campo li vedo spesso annoiati. Noi guadagnavamo meno, ma ci divertivamo un mondo. L'augurio che faccio ai giovani è che imparino a divertirsi".

Tocca a Vittori, poi Gamba e Meneghin. I fotogrammi lasciano il bianco e nero per il colore. Ci sono le gioie di Nantes 1983 (primo oro europeo per l'Italia), l'irruenza e la grinta di Meneghin nell'ormai celebre partita con la Jugoslavia. C'è Mosaca 1980: argento olimpico e Italia che batte l'Unione Sovietica. "Andai al Madison Square Garden di New York - spiega Gamba - alla finale del torneo Nit. Lo speaker, eravamo in piena guerra fredda, disse che c'ero io, il coach che aveva fermato a Moasca l'Urss. Ventimila persone scattarono in piedi ad applaudirmi".

Non c'erano ventimila persone, ieri, in Cappella Farnese, ma tutto il basket che conta. Anzi no, mancavano Walter Veltroni, presidente onorario della Lega Basket e Flavio Tranquillo, principe dei telecronisti di Ski, la voce del basket.

PETERSON NELLA HALL OF FAME

tratto da ilcentro.it - 25/11/2012

 

Il consiglio federale della Fip ha ratificato le decisioni assunte dalla Commissione degli Onori, assegnando il premio «Italia Basket Hall of Fame» per l’anno 2012 ai seguenti personaggi. Categoria atleti: Renzo Bariviera e Franco Bertini. Categoria atlete: Wanda Sandon. Categoria allenatori: Dan Peterson. Categoria arbitri: Stefano Cazzaro. Categoria alla memoria: Gianfranco Benvenuti. Categoria una Vita per il Basket: Gilberto Benetton (già ratificato in precedenza).

Peterson nella Hall of Fame italiana

VILLALTA E CAGLIERIS NELLA HALL OF FAME

tratto da pianetabasket.com - 09/12/2013

 

Nel Salone d'Onore del Coni, al Foro Italico, festeggeremo il "Basket Day". Servirà a celebrare l'ingresso nella Hall of Fame italiana della cosiddetta classe 2013 e cioè Carlo Caglieris, Renato Villalta, Catarina Pollini, Valerio Bianchini, Sandro Galleani, Gino Burcovich (alla memoria) e la squadra nazionale che nel 1983, trent'anni fa, regalò per la prima volta all'Italia il titolo europeo.

 

Villalta nella Hall of Fame italiana

BUCCI NELLA HALL OF FAME: “FELICE, SI RICORDERANNO DI ME”

tratto da tuttobolognaweb.it - 23/03/2015

 

Entra oggi nella Hall of Fame del basket italiano l’ex coach virtussino Alberto Bucci. Premiato dal suo grande amico Carlo Ancelotti, Bucci ha rilasciato una intervista al Resto del Carlino in cui ripercorre alcune tappe della sua carriera: “Mi è arrivato un messaggio da Danilovic – ha affermato Bucci – mi sono emozionato. Non era un campione difficile da gestire, anzi, voleva solo vincere; è stato facilissimo”. Un altro a scrivergli è stato Ettore Messina: “Porelli mi diede la possibilità di scegliere gli assistenti, volli Ettore come vice e Grandi come preparatore. Messina ora è San Antonio”. Un Bucci che da sempre lotta con grande ardore contro le vicissitudini che la vita gli pone davanti: “Ho cominciato a lottare a sei mesi con la mia gamba. Ai miei ragazzi ho sempre detto che prima di tutto bisogna essere capaci di battere se stessi. Lotto anche con quel coso che prova a battermi, ma faccio la chemio, a fine aprile avrò i risultati degli esami; penso positivo”. Ci sono poi i successi, gli scudetti, tutti belli: “I trionfi sono tutti fantastici, quello della stella mi è rimasto nel cuore. Ora nel basket manca identità, tutti giocano alla stessa maniera con un pick‘n roll esasperato. Sono cresciuto con Peterson, Gamba e Nikolic”. Poi c’è, appunto, la Hall of Fame: “Sono felice, un giorno si ricorderanno di me, mi premierà Ancelotti che è il mio fratello più piccolo. Lo conobbi a Reggio Emilia, è un grande e a chi dice che è troppo buono ricordo che per imporsi non serve urlare”. 

 

Bucci nella Hall of Fame italiana

RIGAUDEAU NELLA HALL OF FAME FIBA

tratto da baskettissimo.com - 20/09/2015

 

Il vecchio continente ha redatto la lista di personaggi del basket che andranno a far parte della nidiata 2015. Tra i nomi illustri ci sono senza dubbio Antoine Rigaudeau, visto anche per tanto tempo alla Virtus Bologna, l’arbitro francese Robert Blanchard, Noah Klieger da Israele, Vladimir Tkachenko e Sarunas Marciulionis.

SABATO ACHILLE CANNA ENTRA NELLA HALL OF FAME DEL BASKET ITALIANO

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 23/06/2016

 

Sabato 25 giugno, alle 11.30, un pezzo di storia della Virtus entra ufficialmente nella Italia Hall of Fame della pallacanestro italiana. Achille Canna sarà inserito dalla Federazione Italiana Pallacanestro tra i benemeriti che hanno vissuto “Una vita per il Basket”. Scelta quanto mai azzeccata per un uomo che nella Virtus è stato giocatore dal 1953 al 1962, ben nove stagioni nelle quali ha collezionato 188 presenze e 1873 punti in maglia bianconera, vinto due scudetti, nel 1955 e 1956, giocato da capitano traghettando la V nera dalla leggendaria Sala Borsa al Palasport di piazza Azzarita.
Dopo le stagioni sul parquet, ha ricoperto in diverse fasi della storia bianconera l’incarico di dirigente, fin dai tempi dell’avvocato Porelli. Della Virtus è stato presidente dal 1979 al 1983, e in diversi periodi ha ricoperto anche i ruoli di direttore generale e direttore sportivo.

E’ un magnifico segno del destino il fatto che l’approdo, meritatissimo, alla Hall of Fame azzurra accada proprio a Bologna, nella sua Bologna. La città in cui arrivò appena ventunenne, con la certezza di poter giocare in una delle grandi realtà della pallacanestro italiana e quella di assicurarsi un lavoro, “perché allora funzionava così, l’ingaggio che allettava era rappresentato dalla possibilità di avere uno sbocco nella vita quotidiana, oltre che nello sport. Mi trovarono un posto da elettricista nei cantieri edili, sveglia alle sette del mattino e lavorare fino alle sette e mezza di sera. Dopo, prendevo la strada della palestra per andare ad allenarmi…”.
La città che, a fin carriera, non ha mai pensato di lasciare. Qui, a Bologna, Achille ha costruito la sua vita, il suo futuro: “Bologna, e la Virtus naturalmente, mi hanno cambiato la vita. Qui mi sono formato, sono diventato adulto, ho trovato un lavoro e una famiglia. Da qui non mi sono più spostato”. Un gesto d’amore, forse d’altri tempi, che hanno reso bolognese come pochi questo figlio di Gradisca d’Isonzo, e lo hanno fatto entrare nel cuore dei virtussini. “Fu Marinelli a notarmi, quando giocavo nell’Itala Gradisca e venni a sfidare la Virtus in Sala Borsa. Faceva paura quel posto, agli avversari, era un autentico inferno. Dalle tribune sopra le nostre teste arrivava un baccano infernale, la gente batteva ritmicamente i tabelloni pubblicitari in ferro. E poi c’era quel pavimento in mattonelle, a losanghe bianche e nere, che ti infastidiva, ti faceva perdere il senso della posizione se non restavi concentrato. Poi sono arrivato in Virtus e la storia è cambiata all’improvviso: quel baccano era diventato uno stimolo eccezionale, e quel pavimento, a forza di allenarcisi sopra, non aveva più segreti”.

Qui divenne Achille del Trio Galliera. In quella via, c’era il pensionato per i giocatori che arrivavano da furi. Canna legò con Mario Alesini e Nino Calebotta, nomi che a raccontarli viene fuori tutta la gloria della V nera di quei tempi. “Sempre insieme, ci vedevano passare e diventammo il Trio. Un legame nato sul campo, dove imparammo a conoscerci a memoria, ad aiutarci l’un l’altro quando c’erano delle difficoltà. Sfociato in un’amicizia intensa, importantissima anche fuori dai parquet”.

Ha lasciato il segno anche nella pallacanestro oltre Bologna, Achille Canna. Vestendo settanta volte la canotta della Nazionale, anche in quel trionfo dello sport azzurro che fu l’Olimpiade di Roma del 1960. Per tutto questo, sabato in Cappella Farnese, il luogo più rappresentativo del Comune di Bologna, alle 11.30 del mattino entrerà nella eletta schiera di quelli che sul nostro basket hanno lasciato il segno, insieme a Ivan Bisson, Bianca Rossi, Bogdan Tanjevic e la Pallacanestro Varese 1970-79. Un altro grande personaggio che ha vissuto il mondo della V nera e che trova un posto di diritto nella Hall of Fame, insieme a Gigi Porelli, anche lui inserito tra i benemeriti, a Vittorio Tracuzzi, premiato ala memoria nel 2009, ad Alberto Bucci (oggi presidente della Virtus), Ettore Messina, Dan Peterson e Sandro Gamba tra i tecnici, Dado Lombardi, Charlie Caglieris e Renato Villalta tra i giocatori.

Tocca ad Achille, adesso. Un campione in campo, un gentiluomo nella vita, un virtussino dentro. Per sempre.

 

Achille Canna premiato in Sala Farnese da Gamba e Messina, per la sua entrata nella Hall of Fame

(Foto di Roberto Serra tratta da www.virtus.it)

ACHILLE CANNA NELLA HALL OF FAME, IL COMMENTO DI ALBERTO BUCCI

tratto da bolognabasket.it - 24/06/2016

 

“Sono felice per questo riconoscimento che premia tutto l’amore e la dedizione che Achille Canna ha donato, nel corso della sua vita, alla pallacanestro”. Sono le parole di Alberto Bucci, presidente di Virtus Pallacanestro, alla vigilia dell’inserimento di Achille Canna nella Italia Hall of Fame della FIP, alla voce “Una vita per il Basket”.

“Achille è una persona meravigliosa”, continua Bucci. “Ho avuto la fortuna e il piacere di frequentarlo per sei lunghi anni, quando lui era dirigente e io allenatore della Virtus. Ho un ricordo bellissimo di quando insieme vincemmo lo scudetto della Stella, il decimo della storia della V nera: io ero capo allenatore e lui direttore sportivo. E’ una persona vera, generosa, unica. A Bologna c’è un detto: da uomini così bisognerebbe ricavare un unguento, per spalmarlo su tutti gli altri e renderli migliori. Beh, magari Achille non è d’accordo e non lo faremo di sicuro, ma a parte gli scherzi so che almeno sulla carta sarebbe un farmaco perfetto per far diventare più buoni gli altri…”

“Domani non potrò essere presente a questa festa”, conclude Bucci, “non sto benissimo e voglio recuperare in fretta la miglior condizione. Ma Achille sa che gli sarò accanto col cuore, e fin d’ora gli dico: amico mio, avrò presto occasione di abbracciarti forte e farti i miei complimenti per questo premio che meriti come pochi altri”.

 

tratto da bolognabasket.it - 26/06/2016

Il primo premiato è stato Achille Canna (Una vita per il Basket), introdotto dallo stesso Gamba: “Abbiamo la stessa età, ricordo ancora i nostri duelli. Io a Milano, lui a Bologna, un contropiede dietro l’altro. Achille poi ha fatto il general manager e il presidente, in tutto ha visto sei scudetti ed è stato un riferimento per tutti noi”. Anche Ettore Messina è intervenuto per raccontare la grandezza di Canna: “Sono arrivato a Bologna a 24 anni, con Alberto Bucci head coach e Porelli presidente. Achille in pratica mi ha adottato, seguito e preso per mano nei momenti di difficoltà. Lui e Sandro Gamba sono stati centrali nella mia formazione di allenatore, se mi sono innamorato di questo lavoro e ho iniziato a sognare le Olimpiade è grazie a loro”.

 

BOGDAN TANJEVIC ENTRA TRA LE LEGGENDE

tratto da sportal.it - 26/03/2019
 

Uno dei coach più amati e vincenti della storia della pallacanestro entra finalmente nella Hall of Fame della Fiba.Tanjevic, montenegrino classe ’47, ma di passaporto italiano, è attualmente il direttore tecnico delle nazionali azzurre ed è nella storia della pallacanestro italiana grazie al titolo europeo vinto con l'Italia nel 1999.

Dal 2016 fa parte della Hall of Fame italiana.