RAYSHAWN TERRY

(Reyshawn Antonio Terry)

Terry sfugge a Stonerook (foto tratta da www.virtus.it)

nato a: Winston Salem, NC (USA)

il: 07/04/1984

altezza: 203

ruolo: ala

numero di maglia: 24

Stagioni alla Virtus: 2008/09

statistiche individuali del sito di Legabasket

biografia su wikipedia

palmares individuale in Virtus: 1 Eurochallenge

 

È TERRY IL MOTORE VIRTUS

di Claudio Limardi - Corriere dello Sport - 30/01/2009
 
Affare fatto. La Virtus ha firmato Reyshawn Terry e potrà spedirlo in campo contro Milano domenica mattina. A corto di allenamenti con i compagni (ieri il primo approccio), senza aver mai calpestato un parquet di serie A ma con l'entusiasmo del debuttante. Matteo Boniciolli ci conta. L'accordo con Soresina è stato raggiunto nella tarda serata di mercoledì, al rientro dalla Turchia. La Fortezza ha bruciato il suo tesseramento jolly ma vincere domenica e andare sul 2-0 con Milano negli scontri diretti per la Classifica sarebbe fondamentale. E l'AJ domenica avrà il suo esordiente di lusso nel playmaker Hollis Price.
STORIA - Terry viene dal North Carolina, il sud degli Stati Uniti, terra di grandi talenti da Michael Jordan in giù. è nato a Winston-Salem (ha sei tra fratelli e sorelle) laddove ha sede l'università di Wake Forest e dov'è cresciuto Chris Paul, il playmaker di New Orleans, il migliore del mondo in questo momento. Ma dopo aver vinto due titoli di conference al liceo ha optato per il college di maggior prestigio dello stato e del paese - la University of North Carolina - rimanendovi quattro anni. Nel 2005 ha vinto il titolo NCAA partendo dalla panchina con un ruolo minore alle spalle di futuri giocatori Nba come Marvin Williams che poi fu seconda scelta assoluta. Nel 2006 la sua migliore stagione (14,3 punti, 6,2 rimbalzi) , poi un calo nel 2007 e la chiamata al numero 44 nei draft Nba. Ceduto da Orlando a Dallas non ha ottenuto un contratto garantito e ha trascorso la sua prima stagione da professionista in Grecia, all'Aris Salonicco. Quest'anno è stato a Soresina per sostituire il titolare Quadre Lollis infortunato. Aveva il contratto in scadenza l'8 febbraio. Ha firmato per chiudere la stagione alla Virtus.
COME GIOCA - Sul piano fisico è un'ala forte, muscolare, atletico e con una mano molto educata. Al college giocava da ala piccola anche se poi andava vicino a canestro per sfruttare la stazza nei confronti degli avversari. All'Aris (8,8 punti in Eurolega, 6,2 in campionato ma in 20 minuti) e a Soresina (ha un record di 25 punti, contro Varese, 16,5 di media con 8,2 rimbalzi) l'hanno usato da ala grande. Cosa farà Boniciolli? La Virtus l'ha preso per giocare ala forte al posto del reietto Jamie Arnold ma potrebbe anche ipotizzarsi un quintettone con Chiacig centro, Ford ala forte e Terry da ala piccola. Per qualche minuto, in qualche situazione, si può fare. Ha un buon tiro da tre (32% a Soresina anche se nelle ultime tre gare ha fatto 2/10) e sa mettere palla in terra. Con lui la Virtus ha un terzo giocatore veramente atletico, ad aggiungersi a Ford e Keith Langford (ha recuperato, domenica va in campo), un secondo lungo che come Giovannoni può aprire il campo tirando da fuori e tatticamente può difendere anche sul perimetro.
VISTO - Reyshawn Terry non obbliga la Virtus a spendere un visto. Significa che saranno permessi ulteriori ripensamenti dopo le Final Eight di Coppa Italia, anche se comporterebbero la rinuncia ad un altro americano. Ma almeno se dovesse infortunarsi qualcuno, si potrebbe rimediare all'interno delle prossime due finestre di mercato. Terry giocherà subito anche in Eurochallenge dove sono utilizzabili i giocatori eleggibili nel proprio campionato. Il pubblico della Virtus potrà vederlo già martedì contro i tedeschi di Oldenburg.

 

"LA MONETA È GIÀ UN RICORDO"

L'ala della Virtus non porta rancore: "Volevamo vincere il derby e l'abbiamo fatto. Il colpo mi ha fatto molto male ma quando il medico mi ha detto che potevo rientrare, non ho esitato".

di Massimo Selleri - Il Resto del Carlino - 31/03/2009

 

Reyshawn Terry il giorno dopo. Colpito in testa da una monetina durante il derby, l'unica traccia sembra essere un bel cerottone sul cranio.

"Non penso ci siano tante cose da dire - spiega la stessa ala virtussina - perché tutti hanno visto quello che è successo. Subito ho provato un gran dolore, poi appena il medico mi ha detto che potevo tornare sul campo, ho chiesto di farlo per superare immediatamente la paura. Fortunatamente tutto è finito bene, io sto bene e noi abbiamo vinto".

È rimasto sorpreso dal clima del derby?

"Sicuramente per la Virtus e per la Fortitudo è una gara speciale, soprattutto per le due tifoserie. Noi siamo professionisti e di conseguenza abbiamo dei doveri nei confronti della società per la quale lavoriamo e per il suo pubblico. Non sono rimasto sorpreso, eravamo stati preparati a giocare una gara speciale e ci siamo riusciti, probabilmente abbiamo vinto proprio perché non ci siamo meravigliati più di tanto".

Cosa pensa del pubblico della Fortitudo?

"Sono tifosi che sono sempre vicini alla loro squadra e più la squadra è in difficoltà e più loro la sostengono, anche questo mi era stato raccontato da chi aveva già giocato sul loro campo. Quello che è successo lo considero un brutto incidente da chiudere il prima possibile, senza alimentare inutili polemiche, per cui non generalizzo e non considero tutto il pubblico della Fortitudo con colui che ha lanciato quella monetina".

Lei è arrivato a Bologna in un momento difficile per la Virtus, ha avuto subito un buon impatto, poi un periodo di flessione ed ora è tornato a buoni livelli. Come mai?

"Qui in Italia tutte le partite sono importanti e tutte sono da vincere. A fine gennaio la squadra non stava attraversando un periodo facile e il mio inserimento doveva aiutarla ad uscire da quel periodo il che non significa essere quello che risolve tutti i problemi. Avevo energia e l'ho messa a disposizione del gruppo, ma il gioco era già organizzato e dopo questa prima fase mi sono dovuto inserire negli schemi. Io non sono qui per fare grandi numeri e per avere statistiche buone, il mio compito principale è quello di aiutare la Virtus a vincere. Quello che conta è il risultato finale della squadra in cui giochi, puoi avere ottime cifre ma se non vinci sei un perdente, a maggior ragione in una realtà dove una sconfitta vale più di 10 vittorie".

Giovedì scorso è tornato a Bologna dopo essere volato in America ed aver assistito alla nascita della sua prima figlia Kaiden. Quando vedremo la sua famiglia sotto le Due Totti?

"Diventare padre è un evento meraviglioso e la mia famiglia mi mancherà molto in questi mesi, ma abbiamo deciso che mia figlia non si dovesse muovere da casa. Se ne riparlerà la prossima stagione, ammesso che io sia confermato, cosa che spero davvero tanto perché qui sto molto bene".

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MATTEO BONICIOLLI ALLA FUTURSHOW STATION

di Valentina Calzoni - bolognabasket.it - 27/04/2009

 

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Terry, che ha cambiato il look della squadra, è molto altalenante. “Come molti di questi ragazzi, essere un 25enne americano non è essere un 25enne di Scampia. I 25 di chi ha fatto 4 anni a North Carolina, uno in Grecia, attesa NBA, poi Soresina: lui, ma anche Keith, hanno lottato. La predisposizione ad essere mentalmente pronti, non è facile: capire quanto la continuità in Europa sia fondamentale non è poco, lo stesso Boykins ha faticato. E Earl ha 32 anni, Terry ha 25 anni e un’esperienza limitata, a North Carolina poi vivere l’NCAA è forse irreale. Quel mondo lì è lunare, e da lì si arriva a Soresina o a Bologna, e capisci che se perdi una partita è un disastro. C’è chi lo capisce, chi meno: Rey è giovane nell’animo per affrontare certe partite: la consapevolezza poi che ci saranno tre americani per l’anno prossimo mi fa dispiacere, perché il suo ruolo di ala forte – ala piccola, sarebbe un bel progetto su cui lavorare, è un ragazzo disponibile. Parlo da coach della Virtus dell’anno prossimo anche se per il momento non lo sono”.
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Terry contro Stonerook durante la finale di Coppa Italia (foto tratta da www.virtus.it)

 

di Federico Petroni, tratto da https://virtusmagazine.forumcommunity.net

 

Ore 5.30, Aeroporto Marconi. In fila con me per il check-in c'è questo ragazzone dall'aria assonnata e un po' assente. Un gigione, si direbbe sotto le Due Torri. S'avvia verso il suo aereo, pronto a riportarlo a casa, negli States. Non ho visto la destinazione. Ha una faccia simpatica, ispira fiducia. Si guarda intorno, probabilmente ripetendosi che, accidenti, l'occasione era buona. Eccome se era buona. Catapultato su un grande palcoscenico, quasi la Scala (a pioli, da qualche tempo) del parquet, lui giovane e inesperto, capace ma ancora acerbo, a sostituire uno dei mercenari (nel senso buono del termine) più avvezzi all'Europa. Ed è l'Europa che su questo parquet ci si gioca. Lui gioca, poco e poche volte facendo vedere di che pasta sia fatto. Una gazzella nel corpo d'un rinoceronte. Vorrebbe addentrarsi nella giungla del pitturato ma preferisce irretire i rivali sparando da lontano. Ha una mattonella, sul parquet, non come quella di chi fece venire i lucciconi sotto le Due Torri però efficace. È un atleta, nel senso cestistico del termine. Però il fisico (e la timidezza) reggono poco, l'ombra lo avvolge, salvo poi gettargli tutto in un colpo un faro addosso, in quella ridda sciagurata che sono i playoff, in cui, anche per lui c'è mancato davvero poco. Non per la vittoria o, meglio, non solo: per diventare la sorpresa del post-season.
 
Ecco, Rayshawn Terry è per me il simbolo di questa annata (non balorda, a ben altro sono avvezze le Due Torri) amara. È il simbolo forse anche di Bologna tutta: non finita, come diceva un mio professore. Incompiuta come San Petronio. Avrebbe potuto ma non c'è riuscito. L'epitaffio della Virtus 2008-2009.