KEITH SWAGERTY

Keith Swagerty a canestro

nato a: San Josè (USA)

il: 30/10/1945

altezza: 2,01

ruolo: ala/centro

numero di maglia: 13

Stagioni alla Virtus: 1966/671967/68

(in corsivo la stagione in cui ha disputato solo amichevoli)

 

CHI SONO I NUOVI

Giganti del Basket - n. 7 novembre 1967

 

Keith Swagerty - Candy - proveniente dalla Università del Pacifico di Stockton (California) - pivot bianco - 21 anni - alto 2,01- al quarto posto nella classifica dei rimbalzisti il californiano di San Josè è quarta scelta dei New York Knickerbockers (la squadra di Bradley). Negli ultimi tre anni in 80 partite ha segnato circa 1600 punti e ha preso in media 18 rimbalzi a partita. L'anno passato ha segnato 498 punti, realizzando una lusinghiera media di 19,2 punti, 19,3 rimbalzi per incontro e il 44 per cento dei tiri liberi. Era corteggiato dalla squadra di Houston della ABA.

In Italia ha esordito in giugno al torneo di Chieti. Ha fornito prove alterne, Assai brillante contro lo Zadar (25 punti) il 29 giugno dove ha anche marcato benissimo il forte Cosic.

Il Marine contende un rimbalzo

 

KEITH SWAGERTY

di Gianfranco Civolani

 
Nessuno è perfetto e dunque anche Messer Gigi Porelli per necessità contingente (non c'erano lire) fu costretto a provvedersi di alcuni americani veramente da brivido. E qui ricordo Morfeo Mills e il povero Skalecky (e dico povero perché era talmente bloccato e complessato da non riuscire mai ad articolare verbo) e dico il peggiore di tutti ovvero Mister Cook che quasi trascinò in B la gloriosa Virtus. Ma prima di Porellone la Virtus aveva presentato in pista qualche americanone abbastanza affidabile e qui potrei citare per esempio negli anni cinquanta Fletcher Johnson (oggi cardiochirurgo molto rinomato), un falso lungo dotato di grande esplosività ancorché un po' troppo dispersivo. E non era nemmeno malaccio quel Ted Werner che se non altro qualche rimbalzone con le sue manone dispari riusciva pur tuttavia a catturarlo. Ma certamente il più forte di tutti fu il marine Keith Swagerty il quale restò purtroppo una sola stagione in quanto - sue parole - era molto meglio il sole della California rispetto alle piccole angherie che gli faceva Dadone Lombardi.
Quel Swagerty arrivò in Virtus anche per merito mio, sissignore. Perché l'allora presidente virtussino Gabrielli mi chiese se in America conoscevo qualcuno che potesse accostare il lasagnone californiano. E io risposi che potevo mettere in azione il mio amico Enzo De Luca, un siciliano che aveva mille maniglie importanti.
Detto e fatto: subito De Luca fu avvertito e si mise in movimento e la concorrenza di Milano e Varese fu debellata e Swagerty scelse Bologna perché il mio amico Enzo evidentemente seppe fargli i discorsi giusti.
Bene, ad affare fatto dissi a Gabrielli che bisognava pagare la mediazione a De Luca mentre per me poteva bastare un caffè al bar. “Mio caro - mi disse Gabrielli - io a De Luca e a te farò due regali che vi stupiranno”.
Passò un mese e chiesi se almeno il regalo a De Luca - che abitava a New York - era stato spedito. “Ma certo che è già stato spedito”. “E cioè cosa è stato spedito?”. “Ma uno stock di dieci belle cravatte a fiori, vedrai che Enzo avrà apprezzato”.
Chiaro che da quel giorno De Luca mi tolse il saluto, peccato e pazienza. Ma il caffè al bar per me? “Vienimi a trovare nella mia villa sui colli e vedrai, vedrai.” Un pomeriggio andai sui colli. Gabrielli mi prese per mano e disse “Chiudi gli occhi un attimo”. E va bene, li chiusi. “Adesso riaprili”. E va bene, li riaprii. E mi trovai in mano una bella rosa rossa. “E’ del mio giardino, guarda quanto è bella, eventualmente fanne dono a una qualche tua signora”.
Bè, oggi a trent'anni di distanza che devo dire e pensare? Semplice: che non c'è rosa senza spine.

 

Articolo fornitomi dal Vescovo

SWAGERTY: “POSSO FARE MOLTO DI PIÙ”

L’americano della Candy commenta la sua colossale partita contro la Butangas. Il Simmenthal? Non lo conosco ma mi dicono sia uno squadrone fortissimo. In queste condizioni un pronostico sarebbe avventato. Spero, naturalmente, di fare bella figura anche controi campioni d’Italia

di Luigi Vespignani - Stadio – 22/11/1967

 

Mostriamo all’americano della Candy il titolo apparso su “Stadio” di lunedì mattina: “Swagerty: in 36’ tutto il basket” e gli domandiamo a bruciapelo,

    - È giusto o sbagliato?

“Una domanda a tradimento. Se rispondo affermativamente rischio di passare per un vanaglorioso; se nego possono darmi del bugiardo”.

    - Dica quelche pensa senza preoccuparsi degli altri.

“So di aver disputato una grossissima partita: in campo me ne sono reso conto. Ma l’ho definitivamente compreso quando, a quattro minuti dal termine, Sip mi ha richiamato in panchina. Ho sentito un boato assordante, ho visto l’agitarsi di bandiere di tutti i colori, ho sentito – quasi sepolto dagli applausi d seimila persone – il mio nome urlato a squarciagola. Una partita molto buona, certamente. Ma potevo fare parecchio di più”.

    - In che cosa non ha raggiunto la perfezione?.

“In tutto e in niente. In settimana avevo avuto disturbi di stomaco e sono convinto che gli stessi abbiano potuto in qualche maniera influire sulla continuità del mio rendimento. Credo di possedere una grinta maggiore di quella mostrata domenica contro la Butangas. Debbo però convenire che in questo match non occorreva esagerare: i miei compagni di squadra sono stati tanto bravi che hanno supplito alle mie manchevolezze senza che nessuno se ne sia accorto”.

    - Ha accennato all’applauso unanime dei seimila del Palasport. Aveva mai ricevuto un riconoscimento altrettanto fragoroso?.

“Non so. Anche negli Stati Uniti ho giocato davanti a tanta gente e non mi sono mancate le giornate radiose. Un raffronto non saprei farlo. Una cosa però devo sottolineare: qui a Bologna mi sono commosso. Non avrei mai creduto che si potesse riversare tanto affetto su uno straniero venuto da queste parti soltanto da pochi mesi. Gli sportivi mi vogliono bene; e io faro di tutto per ripagarli nel modo migliore. Non mi stancherò mai di ringraziarli di quanto hanno fatto per me domenica scorsa”.

    - Come si trova col gioco italiano?.

“All’inizio ho avuto notevole difficoltà di adattamento, ma adesso comincio a trovarmi a mio agio”.

    - Difficoltà di quale natura?

“Qui si gioca più velocemente. Ad esempio, noi in America tiravamo tutti i personali. Qui almeno una metà viene trasformata in rimessa laterale e non si ha nemmeno il tempo di tirare il fiato. Inoltre in Italia si gioca molto sull’estro, sulla fantasia, sul virtuosismo individuale; da noi si lavorava sempre e solo su schemi. Mancando la regola dei trenta secondi, chi si trova in possesso della palla, la gioca lungamente fino a quando tutti vengono a trovarsi nella posizione teorica prestabilita. Là si tira soltanto quando si ha la certezza matematica del canestro, qua avviene tutt’altra cosa. Inoltre, negli Stati Uniti l’area dei tre secondi è rettangolare e qui è trapezoidale: si comprende quale diversa impostazione necessiti al pivot per adattarsi alle due situazioni fondamentalmente diverse”.

    - Conosceva Ted Werner?

“L’ho conosciuto qui in Italia, giocando in amichevole precampionato. Lui ha lasciato gli Stati Uniti due anni prima di me e non abbiamo avuto occasione di incontrarci”.

    - Come lo giudica?

“È un atleta fortissimo, un vero e proprio specialista dei rimbalzi” Ed ha un uncino che non perdona. Direi, se il paragone mi è consentito, che abbia le mie stesse caratteristiche di gioco”.

    - La sua risposta si traduce in autocomplimento, visto che lei, nell’occasione specifica, ha avuto buon gioco su Werner.

“Ho avuto buon gioco soltanto perché lui è restato sommerso, troppo presto, da tre falli personali. Chissà come sarebbe andata a finire se avesse potuto giocare libero da ogni preoccupazione. Sì, durante Candy-Butangas ho superato Werner: ma Ted, in assoluto, non mi è affatto inferiore”.

Un apprezzamento cavalleresco che onora Swagerty.

    - Conosceva qualcuno degli americani che giocano nel nostro campionato?

“Conoscevo Raymond e so che è spaventosamente forte. Conoscevo molto bene anche Krulish, che è stato mio compagno di squadra. Ingaggi indovinatissimi quelli del Simmenthal e dell’Eldorado!”.

    - A proposito del Simmenthal come prevede la partita di domenica?

“Non ho mai visto il Simmenthal e non posso giudicarlo. Qualsiasi pronostico sarebbe infondato. Me l’hanno descritto, però, come uno squadrone fortissimo ed i primi risultati del campionato stanno a confermarlo. Per parte mia spero soltanto di riuscire a fare una buona figura anche di fronte ai camioni d’Italia. Di più non posso dire. Non ho gli elementi sufficienti per farlo.”.

Giriamo la predetta domanda a Sip (che ha accompagnato Swagerty presso la nostra redazione assieme allo stato maggiore della Candy).

“Il Simmenthal ha un gioco molto bello anche da vedere ed ha un contropiede che non perdona. Non so come andrà a finire, ma è sempre piacevole incontrare avversari come quelli del Smmenthal, che giocano e lasciano giocare. Ripeto: non so come finirà quest’incontro; so invece di preciso che il Simmenthal è la squadra più autorevolmente candidata allo scudetto. Ci metterei la firma fin da ora se anche noi riuscissimo a percorrere, in questo campionato, la stessa strada che percorreranno i milanesi.”.

    - La Candy avrà però la fortuna di incontrare un Simmenthal senza Pieri… - insinuiamo.

“Capisco quel che intende dire. Non ho visto Simmenthal-All’Onestà e non posso dare giudizi. Cosa che comunque non avrei fatto, dato che non sono uso mettere il naso nei fatti degli altri”.

    - Torniamo a Swagerty: tornerebbe un altr’anno in Italia a difendere un eventuale scudetto tricolore?.

“Innanzitutto lo scudetto dobbiamo ancora vincerlo. Adesso bisogna pensare soltanto al presente e non al futuro. Una cosa però è certa: con la Candy mi trovo molto bene. I miei compagni di squadra non sono soltanto dei colleghi, sono degli amici. Ci troviamo ancor meglio nella vita privata che sul rettangolo di gioco. Lei comprende quindi che se mi dicessero di restare – scudetto o no – io resterei. Lo dico una volta per tutte”.

GIGANTEGGIA SWAGERTY SI ARRENDE IL «SIMM»

Gran lezione di basket della Candy (77-67)

di Franco Vannini - l'Unità - 27/11/1967

 

Circa 7.500 spettatori (biglietti esauriti ) hanno assistito oggi al Palasport bolognese ad una formidabile lezione di basket. L'insigne maestro è stato 1'americano Swagerty. Diamo subito la parola alle cifre, aggiungendo che il suo avversario era Raymond (6 centimetri più alto). Dunque Swagerty ha realizzato 28 punti (tiri liberi compresi); su 22 conclusioni ha fatto centro la bellezza di 12 volte, ha preso 19 rimbalzi e una stoppata. Una validissima spalla dell'americano è stato Cosmelli,  regista impareggiabile, contropiedista attento e abile altresì nello spezzare gli attacchi avversari. Su questi due uomini la Candy ha costruito una vittoria netta «77 a 67», indiscutibile,. giacché per quasi tutta la partita ha mantenuto un vantaggio costantemente rassicurante. Dopo le prime battute equilibrate, la Candy passa a condurre di misura (al 6' 14 a 10), sono sempre i locali a dominare sotto tabellone con Swagerty che vince il duello con Raymond, mentre Cosmelli dirige e realizza  D'altra parte Masini (inizialmente controllato da Rundo, quindi da Lombardi) si dimostra in giornata ed è l'unico ad indovinare il canestro avversario. Al 10' il punteggio è di 24 a 14. Il Simmenthal è dominato, dopo aver messo in mostra qualche schema studiato per Raymond e Masini.

Il vantaggio si mantiene «tranquillo» per la Candy, che al 17' ha ancora 9 punti in più e conclude il primo tempo sul 40 a 30. La situazione non cambia granché nella ripresa. Eccovi appunto alcuni parziali: al 5' 51-36, al 13' 64-48, al 15' 67-53. alla fine i bolognesi vincono per 77 a 67. successo che non si discute, dunque. La Candy ha il merito di avere trovato la grinta e, soprattutto, un grande giocatore americano, Swagerty. Da lui partono ispirazioni geniali, con lui, in difesa, la Candy gioca tranquilla perché i rimbalzi sono quasi sempre suoi. Da un paio di domeniche è anche centrato nelle conclusioni.

Ora quindi la squadra gioca, ha una manovra. Lombardi non è più là in mezzo la «primadonna» di un tempo, oggi, accortosi di non essere troppo centrato (nel primo tempo un solo canestro su azione, su otto conclusioni), ha sgobbato parecchio in difesa. Individualmente validissimo pure Rundo, mentre Giomo è stato ordinato.

Il Simmenthal ha deluso. Praticamente è stato dominato fin dall'inizio. Su un solo piano si è salvato: la grinta, l'indomita volontà sino all'ultimo minuto per contenere la sconfitta in termini non umilianti. Sarà stata l'assenza di Pieri, ma, se si escludono i primi minuti con Raymond-Masini, per il resto ha fatto vedere ben poco. Individualmente sono piaciuti: il primo tempo di Masini e Jellini. Un elemento che cresce bene è Brumatti, mentre Riminucci non si è elevato dalla mediocrità. Raymond è stato dominato. Specie nel primo tempo ha tirato parecchio, ma in condizioni difficili, tanta era assidua la marcatura di Swagerty. Le cifre complessive dicono: 22 tiri, 9 canestri (nel primo tempo tre panieri su 13 tentativi), 6 stoppate e 7 rimbalzi, ma il suo apporto s'è fatto sentire quando il match era praticamente segnato.



 

QUANTE STAR "USA" NEL CIELO DEL BASKET BOLOGNESE

di Giovanni Cristofori - Il Resto del Carlino - 22/08/1974

 

Swagerty, 2,02, pivot. Forse il migliore centro visto sul parquet del Palazzo dello Sport, portò la Candy al secondo posto in campionato. Rimbalzista eccezionale, ma all'occasione ottimo tiratore, divenne ben presto beniamino del pubblico, ma alla fine della stagione lasciò Bologna per tentare la via del professionismo con scarso successo. Realizzò 409 punti.

SWAGERTY OGGI

 

Keith Swagerty oggi possiede e alleva cavalli da galoppo nello stato di Washington.

SWAGERTY IL MATTATORE

53 anni fa, i bianconeri andarono a sbancare Pesaro, piena di ex. Luci della ribalta per l'americano, che mise a segno 35 punti e spianò la strada alle V nere
di Ezio Liporesi - Corriere dello Sport Stadio - 19/03/2021

 

11 febbraio 1968: nel giorno in cui Eugenio Monti all'Alpe d'Huez, dopo nove titoli mondiali e quattro podi olimpici, vince nel bob a due, in coppia con De Paolis, il suo primo oro alle Olimpiadi (in quell'edizione di Grenoble, Monti si ripeterà anche nell'equipaggio a quattro) e il Bologna strappa uno 0-0 a Torino contro la Juventus, a Pesaro si gioca Butangas - Candy. È la quattordicesima giornata del massimo campionato di pallacanestro, terza di ritorno, arbitri Stefanutti e Burcovich di Venezia. Nelle file marchigiane tanti ex: l'allenatore Alesini, una decina d'anni con la V nera sul petto, gli ultimi tre nella doppia veste di giocatore e allenatore, vincitore di uno scudetto al suo primo anno bolognese (in realtà era il secondo, ma nella sua prima stagione, per una questione di nullaosta non concesso da Varese, poté disputare solo amichevoli); l'americano Terry Dale Werner, che a Bologna non aveva lasciato un gran ricordo; Alfredo Barlucchi, due stagioni in bianconero a cavallo degli anni '50 e '60'. L'allenatore di casa manda in campo Fattori, Barlucchi, Bertini, Werner e l'italo argentino Ferello; dall'altra parte il cecoslovacco Sip schiera Pellanera, Cosmelli, Rundo, Lombardi e Swagerty. Subito avanti Bologna 0-5, ma Pesaro ribalta l'inerzia andando a più sette, 18 a 11. Lombardi neutralizzato da Ferello, Werner a combattere contro Swagerty sotto canestro e un Bertini in gran giornata fanno pensare a una domenica di sofferenza per le V nere. Dopo diciotto minuti il momento chiave della gara: Werner s'infortuna all'avambraccio sinistro in seguito a una caduta e deve uscire dalla contesa. Entra Lesa, che con grande impegno prova a limitare l'americano avversario, ma senza la stessa efficacia. All'intervallo i bolognesi hanno quasi raggiunto gli avversari, 35-34. La gara resta equilibrata, ma nel finale i bianconeri, nonostante l'uscita per falli a tre minuti dal termine di Lombardi, autore di diciassette punti, riescono a prevalere per 68-70. Bolognesi letteralmente trascinati da Swagerty, trentacinque punti a referto; sull'altro fronte molte le lamentele dell'allenatore della Butangas Alesini nei confronti dei direttori di gara. La Virtus vince così la settima gara consecutiva, la dodicesima su quattordici incontri disputati, e resta in testa al campionato con ventiquattro punti, appaiata a Cantù, con due punti di vantaggio su Ignis Sud Napoli e Simmenthal Milano. Le prime quattro della classifica, che fin lì avevano tenuto un ritmo molto alto, rallenteranno tutte nelle restanti otto giornate: Virtus e Olimpia vinceranno solo in quattro occasioni, Napoli in cinque e Cantù grazie a sei successi conquisterà il titolo con trentasei punti, davanti a Ignis Sud e Candy con trentadue (napoletani secondi e bolognesi terzi), poi il Simmenthal a trenta.

Victoria Butangas Pesaro: Corradi, Bertini 15, Marchionetti, Lesa 6, Scrocco, Paolini 4, Fattori 6, Barlucchi 6, Ferello 18, Werner 13. All. Alesini.

Virtus Candy Bologna: Giomo 4, Pellanera 8, Lombardi 17, Rago, Rundo 3, Buzzavo, Calebotta, Swagerty 35, Raffaele 2, Cosmelli 1. All. Sip.

L'ARRIVO

di Emanuele Zambonelli - 19/03/2021

 

Andai con mio babbo a prenderlo all'aeroporto.

54 ANNI FA LA VIRTUS TRAVOLSE L'OLIMPIA CON UN GRANDE SWAGERTY

di Ezio Liporesi - 1000cuorirossoblu - 26/11/2021

 

26 novembre 1967, Keith Swagerty trascina la Virtus al successo contro l'Olimpia, campione d'Italia in carica, nella quarta giornata di campionato. L'americano mette a segno 28 punti, con 12 su 22 al tiro, cattura 19 rimbalzi, rifila una stoppata agli avversari e la Virtus vince 77-67. L'americano della Virtus ha nettamente vinto il confronto con lo statunitense del Simmenthal: Raymond ha sì segnato 23 punti ma. ottimamente marcato da Keith, ha infilato solo 9 centri su 22 tentativi, e ha preso molti meno rimbalzi del rivale, sette,  nonostante sia sei centimetri in più del lungo bianconero. Davanti a 7500 spettatori, tutto esaurito, le V nere avevano già preso dieci punti di vantaggio a metà del primo tempo, 24-14. I bolognesi hanno mantenuto quel margine a fine primo tempo, conclusosi 40 a 30. Nella ripresa Virtus anche a più sedici, 64-48 ma nel finale rallenta e vince di dieci punti.

Ecco il tabellino.

Virtus: A. Giomo 3, Buzzavo, Pellanera 4, Swagerty 28, Lombardi 16, Rundo 10, Raffaele n.e., Calebotta n.e., Zuccheri 2, Cosmelli 14.

Olimpia: Iellini 12, Brumatti 8, Masini 17, Fantin 4, Riminucci 3, Ongaro, Raymond 23, Cerioni, Ferracini n.e.