IL SACRARIO DEL CESTISTA

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

TANTISSIMA VIRTUS AL SACRARIO DEL CESTISTA

di Ezio Liporesi - 1000cuorirossoblu.it - 15/11/2019

 

Nel 1949 la Virtus vince il suo quarto titolo e sale a Porretta Terme per festeggiare il suo quarto scudetto. Vincono nettamente i bianconeri, 20-58. Migliori in campo Paride Setti e Carlo Negroni.

Ma a Porretta Terme la Virtus ha lasciato molte altre tracce: nella chiesa della Madonna del Ponte, c'è il Sacrario del Cestista, ricco di storia della pallacanestro e in particolare della Virtus. Fu voluto da Achille Baratti, dirigente della Virtus, appena laureatasi Campione d'Italia per la sesta volta e nacque come Sacrario del Cestista Emiliano, per poi assumere col tempo carattere nazionale; l'inaugurazione si svolse il 29 luglio 1956 e la cerimonia fu incentrata su una staffetta di 60 tedofori che trasportarono la lampada votiva, con partenza dal Santuario di San Luca alle 5,30, fino alla chiesa della Madonna del Ponte. Gli ultimi tre furono Carlo Negroni, campionissimo e capitano della Virtus reduce dallo scudetto vinto (suo quinto personale); Rino di Cera del Gira, ma che qualche anno prima, nella stagione 1951/52 aveva disputato, in prestito alle V nere, il Torneo del Centenario a Bruxelles; Paolo Conti del Motomorini, che poi a partire dalla stagione 1959/60, sarebbe diventato per tre annate un punto di forza della Virtus. Ho raccolto anche la testimonianza di uno degli altri tedofori: Franco Gironi che iniziò nella juniores del Gira, ma poi fu in Virtus dal 1957 al 1964 (Dalle giovanili con allenatore Lamberti fino a toccare la prima squadra in amichevole con allenatore Kucharski), con pausa di un anno a La Spezia per motivi di servizio militare: "Portai la lampada per un chilometro e fu un'esperienza bellissima. Quando ci fu la celebrazione del quarantennale andai con mia moglie, c'era Serafini, ma nessuno della mia epoca, rimasi un po' deluso".

Ho visitato il Sacrario, fin dal primo momento sono stato investito da una forte emozione: tante maglie, tante targhe, soprattutto queste ultime dedicate a personaggi, non necessariamente tra i più noti, ma che erano stati oggetto delle mie ricerche e di scoperte a volte stupefacenti. Quindi, se amate la Virtus, non conoscendone però molto dettagliatamente la storia, e un giorno capitate da quelle parti, stampate e portatevi con voi quest'articolo, vi sarà utile per navigare nel meraviglioso mare delle V nere.

Innanzitutto Luciano Trevisi, Franco Mariani e Antonio Rosini, caduti in guerra su opposte fazioni. Luciano Trevisi, nato a Bologna il 13 maggio 1922, giocava nelle giovanili bianconere ma anche nella formazione che affrontò nelle stagioni 1938/39 e 1939/40 il campionato G.I.L. (gioventù italiana littoria), uno dei tornei (l'altro era il G.U.F., gruppi universitari fascisti) che il fascismo aveva affiancato ai classici tornei per divulgare l'attività sportiva e farne uno strumento di propaganda; questi tornei erano disputati da squadre cittadine e quelle bolognesi erano in gran parte costituite da giocatori della Virtus. Trevisi era inserito nel G.I.L. Bologna, insieme ad altri virtussini, alcuni dei quali diverranno campioni d'Italia negli anni successivi, come Gianfranco Bersani, Cesare Negroni, Marino Calza, Gianfranco Faccioli; in quella squadra anche a Raffaello Zambonelli, giocatore prima della guerra, poi brillante dirigente. Nella seconda stagione il cammino della squadra bolognese è brillante, tanto da giungere alle finali di Abbazia, nella provincia di Pola, nell'attuale Croazia. Le altre finaliste sono Milano, Trieste e Napoli. Dopo aver perso contro i lombardi e i giuliani, il G.I.L. Bologna si riscatta battendo, il 5 maggio 1940, per 41-31 i campani, concludendo al terzo posto. In quest'incontro Trevisi realizza 4 punti e sono i suoi ultimi su un campo di basket, perché Luciano non potrà seguire le orme dei suoi compagni. Nell'estate successiva ha infatti inizio la campagna del Nordafrica, nella quale Trevisi è impegnato come sottotenente. Qui troverà la morte il primo agosto del 1943, 81 giorni dopo la resa delle forze italo tedesche e della fine della campagna del Nordafrica, o perlomeno questa è stata la data in cui è stato registrato il suo decesso.

Prima di parlare di Franco Mariani, accenno al fratello più grande, Alberto, classe 1921, che disputò amichevoli con la prima squadra nel 1938/39; due stagioni dopo, a conflitto già iniziato, con la Virtus squadra B partecipa al Campionato di Divisione Nazionale B e fa anche un'apparizione nella squadra maggiore in Serie A (diventerà poi apprezzato arbitro internazionale). Lo ritroviamo nel 1944, esattamente il 31 marzo ad un allenamento della prima squadra in Santa Lucia; in quell'occasione c'è anche il giovane fratello Franco. Insieme a loro, oltre ai già citati Bersani e Cesare Negroni, ci sono altri bianconeri che conquisteranno allori tricolori e faranno la storia della Virtus pallacanestro, come Carlo Cherubini e, soprattutto, Giancarlo Marinelli e Venzo Vannini. C'era un ottavo giocatore, già compagno di squadra di Vittorio Gassman nel Parioli e nella nazionale, Fulvio Ragnini. Franco Mariani si stava affacciando quindi alla prima squadra, ma la sua storia cestistica finì praticamente sul nascere e la sua stessa vita terminò, troppo presto, poco tempo dopo a Monte San Pietro. Perirà con lui anche il cognato di Alberto, Antonio Rosini (per tutti Tonino), che pure giocava nelle giovanili Virtus ed era compagno di Franco, non solo sui campi di gioco, ma anche nella lotta partigiana. Nel 1946, in memoria di Franco e Antonio, si disputò a Bologna la Coppa Mariani e Rosini, vinta dalla Virtus, davanti a Timo, Gira, Asip, Matteotti e Sempre Avanti.

Abbiamo sempre considerato le squadre del GIL Bologna e del GUF Bologna, compagini volute dal fascismo per partecipare ai corrispondenti campionati al fine di incrementare l'attività sportiva come veicolo di propaganda, alla stregua di squadre giovanili Virtus, in quanto formate prevalentemente da giocatori della Virtus. Per il GUF Bologna questo fu sancito ufficialmente a partire dal 28 settembre 1939, data della fusione tra GUF Bologna e Virtus Bologna Sportiva. La squadra che ne risultò annoverava Venzo Vannini (Cap.), Giancarlo Marinelli, Gelsomino Girotti, Galeazzo Dondi Dall'Orologio, Athos Paganelli, Renato Bernardi, Lino Rosssetti, Verardo Stivani, tutti giocatori della prima squadra Virtus, e Giancarlo Gubellini, che con la prima squadra disputerà gare amichevoli; a questi vanno ad aggiungersi Sassoli, Marchi, Beseghi e Paolo Ferratini. Da quel giorno Ferratini fu a tutti gli effetti un giocatore delle V nere. Paolo era nato a Bologna il 19 febbraio 1917 e dopo aver conseguito la maturità classica presso il Liceo Ginnasio Luigi Galvani, si laureò presso l’ateneo bolognese in Ingegneria Civile (Sottosezione Trasporti) il 18 giugno 1940. Superato l’esame di stato a Genova e nonostante gli inviti alla prudenza, soprattutto da parte del padre, legale del Credito Romagnolo, Paolo scelse di rinunciare al rinvio (si era iscritto a Ingegneria Mineraria) e partì volontario con la Scuola Centrale Militare di Alpinismo come prima tappa. Assegnato, al pari di molti altri ingegneri, all’artiglieria alpina, Paolo Ferratini fu inviato alla Scuola A.U.C. (Allievi Ufficiali di Complemento) di Lucca. Nominato Sottotenente venne destinato alla 32ª batteria del Gruppo "Bergamo" (2° Reggimento Artiglieria Alpina), comandata dal Cap. Bruno Gallarotti che lo ricorderà come uno degli artiglieri a lui più cari. Raggiunse così Druento, in provincia di Torino, dove il suo reparto stava esercitandosi e dove conobbe un altro giovanissimo Sottotenente, il ventunenne Lorenzo Valditara, che così scrisse una volta divenuto Generale: "Con Ferratini fummo assieme per tutto il periodo della marcia al Don e delle operazioni difensive sul fiume nonché nei combattimenti della ritirata fino a Nikolajewka, condividendo spesso la stessa tenda e, all’addiaccio, la stessa coperta.  A Nikolajewka Ferratini fu gravemente ferito durante l’assalto finale dell’abitato; trasportato dai suoi artiglieri in un'isba fu curato, per quanto possibile, dal Ten. medico Alliani ma morì durante la notte. Lo seppellii, con l’aiuto di alcuni soldati, alla base del campanile della chiesa, che allora mi apparve come la maggiore del paese. Al mio rientro in Italia, nell’aprile del ’43, andai a far visita alla madre, che trovai molto provata, com’era da aspettarsi". In precedenza, secondo quanto riferito dalla sorella di Paolo, Sofia Ferratini Vancini, il Comandante della 32ª batteria (l’allora Capitano Gallarotti) aveva comunicato personalmente alla famiglia il luttuoso evento. A conclusione della sua lettera il Gen. Valditara, ricorda i sentimenti che ha provato e che tuttora prova verso "quel bravo ufficiale" che lo onorò della sua amicizia. Altre fonti parlano del Sottotenente Ferratini "…un ingegnere bolognese… che al momento della verità non si è scostato per un minuto dal proprio cannone" (che, in realtà, era l’obice da 75/13). I documenti ufficiali riportano: "Caduto in combattimento in Russia, a Nikolajewka, dilaniato da scheggia di mortaio". Già laureato in Ingegneria Civile, Paolo Ferratini nel novembre del 1941 si era iscritto, a Bologna, al terzo anno di Ingegneria Mineraria e gliene fu attribuita la Laurea Honoris Causa.

Poi Vasco Vignoli che fece parte della prima squadra della Virtus solo nella stagione 1944/45, quella che precedette la ripresa della regolare attività, dopo la seconda guerra mondiale. In quest'annata e in particolare nel 1945 vengono disputate solo amichevoli contro la squadra militare americana e il campionato provinciale in cui la Virtus piazza le sue tre formazioni al primo, secondo e quarto posto. Nel 1941/42 e 1942/43 Vignoli faceva parte della seconda squadra, ovvero la Virtus Bologna Sportiva II.

Luciano Martini, cresciuto nelle giovanili Virtus, fin dalla Leva Primi Cesti del 1942/43, approda in prima squadra nella stagione successiva, che però è quella della sospensione del campionato di serie A a causa della guerra. L'attività in casa Virtus è ridotta al minimo, ma comunque viene disputato a febbraio in Santa Lucia un torneo volante, nel quale le Vu nere presentano due squadre, la A e la B, e a cui partecipa anche la polisportiva Cisponi. Sempre in Santa Lucia il 5 aprile Virtus A e Virtus B si affrontano in amichevole, vinta per 38-31 dalla squadra A che schiera anche Luciano. L'incontro è particolarmente significativo perché si tratta dell'ultima partita disputata nella gloriosa palestra della chiesa sconsacrata. L'11 giugno a Vignola la Virtus batte per 82-20 una rappresentativa modenese; nell'occasione Martini mette a segno due punti. Luciano Martini passerà poi a giocare nell'OARE, ma troverà la morte a soli 25 anni nel 1952. Il 7 febbraio 1952 viene disputata in sua memoria una partita tra una rappresentativa bolognese, con Bersani, Battilani e Dino Zucchi, e una pesarese, vinta dalla prima per 51-32.

Mauro Serrazanetti, classe 1924, deceduto nel 1978, disputò, nella stagione 1949/50 la prima Coppa Città di Bologna, nella quale la Virtus giunge seconda, ma disputa anche tre gare di campionato senza segnare punti. Lasciata la pallacanestro giocata divenne arbitro di serie A, sempre pronto, però, a rispondere presente al richiamo della Virtus per le gare di Vecchie Glorie.

Carlo Lovari morì a soli 26 anni. Con la Virtus aveva disputato il torneo Paul Lentin a Liegi nella stagione 1956/57, in prestito dallo Sporting Vela Viareggio, poi era entrato a far parte delle V Nere nella stagione successiva. Ma già prima del termine del girone d'andata si manifesta un male inesorabile: dapprima gli viene amputata una gamba, ma Carlo ritorna comunque sulla panchina Virtus per sostenere i compagni, ma poi il 24 luglio 1959 muore. Nel libro "Il Mito della V Nera", che celebra i 100 anni della Virtus si legge: "A Porretta Terme nel Santuario della Madonnina del Ponte, in una cappella adibita a Sacrario del Cestista Emiliano, anche il suo nome viene ricordato assieme agli altri virtussini scomparsi". In realtà io non ho trovato il suo nome, ma probabilmente è inciso su una lastra che non è più leggibile.

Per ultimo, ma non certo cronologicamente né, tantomeno, per importanza, Natale Tancredi, ma se lo chiamiamo così, difficilmente qualcuno lo potrà riconoscere. Natale era da sempre il mitico "Giarella" e lo era già molto tempo prima della nascita della Virtus Pallacanestro. Aveva gareggiato per la Virtus, sezione Atletica, agli inizi del 900, poi con l'avanzare dell'età diventò il massaggiatore di tutti gli atleti Virtus e fu così che, con la nascita della palla al cesto, i cestisti delle V nere si ritrovarono affiancati da questa figura che era poi, con la sua esperienza, quasi un anticipatore della figura del preparatore atletico. Pochissime le testimonianze che riportano il suo vero nome "in aggiunta" al soprannome: una foto che lo ritrae atleta e una lastra che riporta anche il suo nome proprio nella chiesa di Porretta.

Mentre uscivo pensavo come in pochissimi metri quadrati fosse racchiusa tanta Virtus, dagli scudetti di Negroni ai comprimari che hanno disputato poche amichevoli o neppure raggiunto la prima squadra.

 

 

 

La chiesa della Madonna del Ponte

L'entrata del Sacrario del Cestista

I nomi dei giocatori della Virtus incisi su lastre

Immagini dell'inaugurazione - 29 luglio 1996

MADONNA DEL PONTE: ALLA SCOPERTA DELLA PATRONA DEL BASKET

di Enrico Pasini - panoramabasket.it - 11/01/2018

 

Tradizione, devozione, cultura, storia, futuro. Tutto questo incarnato in un piccolo paese di collina sull’Appennino Tosco-Emiliano, racchiuso dentro un piccolo Santuario d’origine cinquecentesca realizzato sulle pendici di una parete rocciosa e tenuto vivo da un gruppo di grandi appassionati. Possibile? Sì, se il paese si chiama Porretta Terme, se gli appassionati sono Guglielmo “Bibi” Bernardi, Cesare Tosetti e tanti altri amanti di questo meraviglioso gioco riuniti nell’associazione “Amici del Basket Porretta” e se ciò di cui parliamo è il Santuario della Madonna del Ponte.

Qui sorge una Cappella, o per meglio dire un Sacrario. E’ stato voluto e allestito nel 1956 e da allora chiunque entrando può leggere sulla sommità una dicitura speciale: Sacrario del Cestista.

E’ di questo che vi abbiamo parlato a Panorama Basket. E’ di questo e non solo che vi abbiamo dato dettagliata informazione andandolo a visitare e realizzando assieme a Deris Ulivi un reportage video con intervista a “Bibi” Bernardi che avete avuto già modo di vedere sulla nostra pagina facebook e che qui vi riproponiamo. E’ questo ciò che adesso vogliamo raccontarvi con ancora maggiore precisione se vorrete leggere questa particolarissima e affascinante storia. La storia della Patrona della Pallacanestro italiana.

 

La Madonna del Ponte è un Santuario mariano, ubicato nel nuovo Comune di Alto Reno Terme (nato dalla fusione dei Comuni di Porretta Terme e di Granaglione), risalente alla seconda metà del Cinquecento, posto su una sponda del fiume Reno e che sembra incastonato nella roccia della montagna all’entrata di Porretta per chi proviene dalla Toscana. Il Santuario della Madonna del Ponte ospita al suo interno, dal 1956, il Sacrario ,simboleggiato da una rappresentazione scultorea di un giocatore di pallacanestro – realizzata con un bassorilievo di Cesare Vincenzi – su cui domina un pallone a spicchi ,mentre a latere campeggiano gli stemmi delle province emiliano – romagnole a testimonianza della dedizione religiosa delle squadre di basket dell’Emilia-Romagna.

Il Sacrario,fermamente voluto da Achille Baratti, Presidente della Federazione basket dell’Emilia-Romagna, fu inaugurato il 29 Luglio 1956 alla presenza delle massime autorità religiose, istituzionali e sportive,tra le quali Decio Scuri, Presidente della Federazione Italiana Pallacanestro, l’onorevole Giovanni Elkann, Mons. Augusto Smeraldi e il Sindaco di Porretta prof. Mazzocchi. La cerimonia ebbe il suo clou rappresentativo con una staffetta di 60 tedofori, tra i quali i giocatori più rappresentativi delle squadre bolognesi di basket, che dal Santuario di San Luca portarono la lampada votiva fino al Sacrario del cestista di Porretta; l’ultimo tratto fu percorso da Carlo Negroni, capitano della Virtus
Minganti da Rino Dicera della Gira Preti e da Paolo Conti della Motomorini. Insieme al Sacrario fu istituito a Porretta un centro residenziale della Federazione della pallacanestro femminile, che ha ospitato sino agli anni ’70 raduni di squadre di primario livello e corsi di aggiornamento per allenatori delle nazionali di basket, tra i quali Giancarlo Primo e Carmine “Nello” Paratore. 

Il 7 Luglio 1996 la Società sportiva Pallacanestro Porretta, all’epoca presieduta da Guglielmo Bernardi, promosse, sotto l’egida del Comitato Regionale della Federazione Italiana Pallacanestro, la celebrazione quarantennale dell’evento, ripetendo esattamente le stesse modalità cerimoniali. La cerimonia religiosa per il “quarantennale” fu officiata da Mons. Carlo Mazza.

Grazie a questi eventi la Madonna del Ponte è stata assai spesso identificata come la Patrona di tutti i cestisti italiani anche se, a dire il vero, non era mai intervenuta una vera e propria ufficializzazione in tal senso da parte dell’autorità ecclesiastica. E neppure, sino a poco tempo fa, della Fip.

La stampa sportiva, però, già all’atto dell’inaugurazione del “Sacrario del cestista” nel 1956, aveva espresso questo auspicio. La Madonna del Ponte poteva essere per il basket ciò che per il ciclismo è la Madonna del Ghisallo, ubicata nel Comune di Magreglio, provincia di Como. La “Gazzetta dello Sport” – con un articolo dedicato al Sacrario del cestista di Porretta, lo scrisse già il 25 luglio 1956 a firma di Erardo Mandrioli.

Da allora sono seguiti tanti altri articoli e prese di posizione in tal senso finché nell’agosto del 1999, l’avvocato Alessandro Albicini, nativo di Porretta, dopo aver assistito l’imprenditore italo-americano Pasquale Caputo nell’acquisizione dell’Olimpia Milano, cercò, con il sostegno di Guglielmo Bernardi, all’epoca assessore allo Sport del Comune e del Parroco di Porretta, Don Franco Govoni, di “trovare una strada” per vedere coronato da successo il proposito.

Un lungo percorso, ma furono talmente tanti i sostenitori nel mondo delle istituzioni, della Chiesa e dello Sport che in attuazione dei propositi espressi anche dal presidente Gianni Petrucci, il Consiglio Federale della Fip deliberava il 28 Marzo 2015 il formale patrocinio all’iniziativa. A completamento del relativo iter le competenti autorità ecclesiastiche riconoscevano la piena legittimità canonica di coltivare, presso la Madonna del Ponte di Porretta, il culto come Patrona del basket a livello nazionale.

E il Vaticano? Ancora non c’è la “canonizzazione”, ma il 24 Giugno 2015, in accoglimento della richiesta avanzata dal presidente Fip, Papa Francesco – che da bambino giocava a basket nel Vejo Gasometro di Buenos Aires – benediceva,nel corso dell’ Udienza generale in Piazza San Pietro, una fiaccola e una lampada votiva destinate ad essere accolte all’interno del Santuario della Madonna del Ponte; la fiaccola e la lampada venivano portate dinanzi al Santo Padre da Leonardo Morsiani, giovane cestista della società “Trottola” di Porretta, e da Stefano Tedeschi, presidente del Comitato Regionale Emilia-Romagna di Pallacanestro. L’auspicio è che la formalizzazione sia vicina.

Intanto La Lega basket consegnava nel Novembre 2015 tutte e 16 le maglie delle squadre di A-1 con l’autografo dei giocatori e la dedica alla “Patrona del basket” di Porretta affinchè venissero collocate nel Santuario dei cestisti;con la stessa destinazione finale venivano poi donate la maglia di Famila Schio, squadra campione d’Italia per il basket femminile e quella indossata da Pierluigi Marzorati, il giocatore con le maggiori presenze in Nazionale, ai campionati mondiali militari di Washington del 1973.

Ci sarebbe ancora tanto altro da raccontare… Per ora ci fermiamo qui perché vi chiediamo di rivedere il nostro reportage e di andare di persona a visitare il Santuario e Porretta Terme dove gli Amici del Basket ciclicamente organizzano tantissime iniziative di cultura e memoria cestistica.

Per chiudere ringrazio io tre persone di cuore a titolo personale: Deris Ulivi che ha sposato la mia “pazza idea” ed ha voluto realizzare con me un servizio video di straordinaria accuratezza e bellezza; Guglielmo Bernardi che ci ha spiegato tantissime cose che non travate neppure sui libri e il mio collega al Corriere Romagna, Luciano Zanardi, senza il quale, neppure io, avrei mai conosciuto questa bellissima storia.

 

La lettera della Virtus a sostegno del riconoscimento della Madonna del Ponte come Patrona del basket

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