GIOVANILI

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

SULLA VIA INDICATA DA BAUMANN, GIOVANILI FIORE ALL'OCCHIELLO DELLE VU NERE

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Se già nel primo statuto del 1871 l'avviamento alla pratica sportiva dei giovani era una delle principali finalità, la sezione pallacanestro ha fin dagli albori ottemperato a questo obiettivo. Non potevamo quindi ambire a creare un'enciclopedia sulla Virtus senza un capitolo sul settore giovanile, che la società ha curato già dai suoi primi anni di vita, affiancando alla prima squadra formazioni composte da ragazzi, che ritroviamo già a partire dal 1929/30. Negli anni Trenta abbiamo inserito a parte, per ogni stagione, anche squadre che non erano diretta emanazione della Virtus, ma erano composte da virtussini, a volte in maniera preponderante. Si tratta della squadra universitaria del CUS e delle squadre G.I.L. e GUF, costituite per partecipare agli omonimi campionati istituiti dal regime fascista. Ne esce così, non solo la storia delle fondamenta su cui si basava la struttura della prima squadra bianconera, ma un documento emblematico sui primi anni della pallacanestro a Bologna. Sono passati dal settore giovanile delle Vu nere giocatori ed allenatori che poi hanno scritto la storia della Virtus e della pallacanestro in generale. Bonamico, Generali e Serafini, pilastri della Virtus e della nazionale, artefici di trionfi con le Vu nere e medaglie in azzurro, Marco del metallo più pregiato agli europei e l'argento olimpico a Mosca, che conquistò anche Pietro, Gigi il bronzo agli europei. Antonelli, scudetto nel 1976, Bonora cresciuto fin da bambino nei giovani bianconeri, tornato poi qui per vincere il grande slam, dopo avere mietuto successi altrove. Messina, che ha fatto dei suoi allori alla guida delle giovanili Virtus il trampolino di lancio per ottenere con la prima squadra scudetti e coppe nazionali e internazionali a Bologna e non solo, per approdare in nazionale e addirittura in NBA, vice allenatore a San Antonio, dove ha ritrovato Belinelli, fresco vincitore dell'anello con gli Spurs, predestinato a una grande carriera già dai suoi primi passi in bianconero fino all'esordio nella squadra maggiore; cosi si è chiuso un cerchio che aveva aperto Porelli mandando un giovanissimo Binelli alla Lutheran High School, da dove poi ritornò per spendere tutta la sua carriera ricca di successi con le Vu nere ed essere anche il secondo italiano, dopo Meneghin, a essere scelto nel draft NBA.

Sono passati da qui anche altri allenatori che hanno segnato la storia delle compagini giovanili della Virtus, come Zuccheri e Consolini, i quali hanno assaporato la prima squadra solo brevemente, anche se in maniera significativa: Ettore, già giocatore delle Vu nere, fece il salto da allenatore dei giovani alla serie A nella stagione 1980-81, firmando le due prime vittorie nel girone di Coppa dei Campioni, a Mosca e contro il Maccabi; Giordano artefice della promozione in A1 del 2005. Oppure allenatori, che mai hanno allenato la squadra maggiore, ma che devono la propria fama proprio al lavoro di formazione dei giovani, è il caso di Marco Sanguettoli, figlio d'arte, visto che anche il padre allenò le giovanili bianconere. Altri, come Michelini e Martini, dopo l'esperienza con i giovani della Virtus e come capi allenatori in altre realtà, hanno messo la loro esperienza al servizio delle televisioni, protagonisti delle telecronache locali e nazionali. Come non parlare di Giovanni (per tutti Gianni) Corsolini, in gioventù alla Virtus come assistente di Tracuzzi e allenatore delle giovanili, prima di intraprendere lontano da Bologna una carriera di factotum della pallacanestro, da allenatore, a dirigente, a presidente di Lega. Troviamo, però, anche allenatori lontani dalle luci della ribalta, come Gianni Giardini, che ha dedicato la sua vita a questa "missione", con un amore per la Virtus intenso e al contempo lieve, un vero e proprio poeta della palla a spicchi; come non ricordare quando, all'indomani della sconfitta della prima squadra in finale di eurolega del 5 maggio 2002, accolse i suoi ragazzi all'allenamento con un manzoniano "Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore orba di tanto spiro". In una delle innumerevoli squadre da lui guidate giocavano Cameron Hill e Nicola Vezzali, il primo figlio del coach Bob che portò la Virtus alla vittoria in coppa Italia nel 1989 dopo cinque anni di digiuno di trofei vinti, il secondo, che ora vive in Messico, figlio di Italo, che delle giovanili bianconere è stato accompagnatore, animato da una passione sportiva genuina, lontano dai riflettori, passione pura insita nella sua famiglia, suo cugino Sergio fu giocatore prima delle giovanili, poi dei veterani del Bologna calcio. I più attenti alle vicende della Virtus lo ricorderanno come autore di un articolo su "Il Bianconero" apparso nel 1998, in cui tracciava le differenze tra Virtus e Fortitudo, ma in questa sede lo prendiamo ad esempio dei tanti, la cui collaborazione, dietro le quinte, con gli allenatori è fondamentale per la formazione non solo di giocatori, ma anche di uomini.

Tanti di questi ragazzi hanno fatto la fortuna delle Vu nere, altri hanno svolto la maggior parte della loro carriera sportiva altrove, altri ancora il successo professionale lo hanno ottenuto in altri campi, parzialmente, come Andrea Tosi, che di basket si occupa nelle vesti di stimato giornalista, o totalmente, come Franz Campi, famoso cantautore, come Antonio Pasquali, laureatosi in ingegneria negli Stati Uniti, dove ora progetta impianti, come Concetto Pozzati, tutte le giovanili nella Virtus, qualche amichevole con la prima squadra, poi ancora un po' di pallacanestro lontano da Bologna e a 25 anni l'abbandono dell'attività sportiva per dedicarsi con grande successo alla pittura, come Massimiliano Burgin divenuto reverendo, come Giuseppe Nannucci, scomparso nel 2000, formidabile difensore nelle giovanili bianconere, poi abile imprenditore, continuando l'opera iniziata dal padre, che aveva fondato gli omonimi magazzini, punto di riferimento nel commercio musicale. È doveroso doveroso ricordare chi ha voluto che la cura dei giovani andasse seguita con altrettanta attenzione, se non addirittura maggiore, rispetto alle vicende della prima squadra, ovvero Gigi Porelli, che tutti ricordano imprescindibile protagonista della costruzione della leggenda della Virtus, ma che, aiutato dalla moglie Paola, ha fatto un mito anche delle squadre giovanili della Virtus. Una citazione meritano anche Cazzola, che questa struttura ha mantenuto negli anni '90  e Claudio Sabatini, che l'ha fatta rinascere dopo la fuga di talenti, seguita al "terremoto" del 2003, che rischiò di cancellare la Virtus dal panorama nazionale. Ha attraversato queste tre ere Gigi Terrieri, che con un impegno a 360 gradi ha, tra le varie mansioni svolte, coordinato per anni le giovanili bianconere, attività che forse non lo ha reso popolare come quella di speaker degli incontri casalinghi della Virtus, ma che ha rivestito un'importanza fondamentale. Lo spessore di questo lavoro svolto in questo mondo spesso sconosciuto ai più, lo riscontriamo nell'entusiasmo con cui ricorda quella esperienza, chi è transitato dal settore giovanile bianconero. Ovviamente in questa introduzione abbiamo citato solo alcuni di coloro che avrebbero meritato di essere menzionati, ma li incontrerete tutti, visitando le pagine di questa sezione, dove troverete squadre, protagonisti, partite, titoli vinti nei campionati giovanili, nelle coppe, nei tornei, nei 3 contro 3, il tutto corredato da foto. Chiudo con un pensiero rivolto a tre ragazzi cresciuti con questa maglia addosso e troppo prematuramente usciti dal campo di gioco, ma soprattutto dal palcoscenico della vita, Chicco Ravaglia, Paolone Barlera e Matteo Bertolazzi.   

          

Enrico Ravaglia

 

Paolo Barlera

 

Matteo Bertolazzi