STAGIONE 1970/71

 

Rundo, Buzzavo, Serafini, Cook, Bertolotti

Albonico, Zuccheri, Regno, Beretta, Sacco

 

Norda  Bologna

Serie A: 10a classificata a pari merito con altre 2 su 12 squadre (5-22)

spareggio per il 10° posto a Cantù: 1a classificata (1-2) e rimane in Serie A

Coppa Italia: eliminata agli ottavi di finale

 

FORMAZIONE
Ettore Zuccheri (cap.)
Renato Albonico
Massimo Antonelli
Loris Benelli
Enrico Beretta
Gianni Bertolotti
Giorgio Buzzavo
Doug Cook
Franco Regno
Giuseppe Rundo
Massimo Sacco
Luigi Serafini
Riserva: Mario Martini
Solo amichevoli: Luciano Amaduzzi, Elc Bowen, Pierangelo Gergati, John Holland, Marco Lebboroni,   Stefano Ranuzzi, Stefano Rubini, Mike Neer, Andrea Zanetti, Joe Isaac (in prestito dall'All'Onestà Milano),  
 
Allenatore: Vittorio Tracuzzi

 

Partite della stagione

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

VIRTUS: SOPRATTUTTO LE ESIGENZE DI BILANCIO: VIA PARATORE E LOMBARDI?

Giganti del Basket - maggio 1970

 

Società di grandi tradizioni, dunque di pretese notevoli, alle prese con difficoltà obiettive pressoché insormontabili.

SITUAZIONE SOCIETARIA: *. Ha tutti gli handicap delle squadre che sono emanazione di sodalizi di tipo tradizionale. Porelli ha fatto l'anno scorso uno sforzo immenso, ora irripetibile. Discreta nel direttore sportivo, ottima nell'allenatore, che però per esigenze di bilancio non può al momento essere riconfermato. Avrebbe necessità di un abbinamento di tipo-super, e di un'oculata gestione.

POTENZIALE TECNICO: ***. Con i quadri attuali, avrebbe bisogno di un secondo "lungo", e di un esterno in aiuto a Cosmelli e Zuccheri. Se dovesse cedere o Cosmelli o Lombardi, addio sogni di gloria (?). Driscoll non è un combattente, né si sa se potrà essere confermato. Partirà Nanni, senza soverchio danno, potrebbe arrivare Corno. Ogni previsione è condizionata alla risoluzione del problema economico.

OBIETTIVO: teorica la lotta per lo scudetto, effettivo in nono-decimo posto. Sempre poco per la squadra che ha il maggior pubblico d'Italia.

RANKING: **.

La Virtus come si presentava a poche settimane dall'inizio del campionato: Regno, Zuccheri, Rundo, Bertolotti, Serafini, Neer (mai firmato), Buzzavo, Beretta, Sacco, Albonico (foto tratta da Giganti del Basket)

TRACUZZI: LA SALVEZZA È IL PRIMO TRAGUARDO

di Silvano Stella - La Gazzetta dello Sport - 27/08/1970

 

C'è un po' di sentimentalismo, ancorché non confessato, nel ritorno di Vittorio Tracuzzi sotto le due torri. Vero: un tecnico qualificato non fa distinzioni, va dove lo chiamano e dove lo pagano. Ma nel caso di Tracuzzi i sei anni trascorsi alla vecchia Virtus, ora giovane Norda, hanno decisamente un valore affettivo. Soprattutto, poi, se i risultati si identificano in due scudetti e quattro secondi posti nell'arco di tempo che va dal '54 al '60.

Certo non mi lagno - fa Tracuzzi -: il basket mi ha dato tante gioie, poche amarezze, ovunque mi sono trovato bene. Ma a Bologna, non lo nego, sono venuto di corsa, senza esitazioni. Perché sapevo che avrei ritrovato veri amici nello sport e nella vita privata. Spero di mettere le radici e di restare a lungo in questa città. Intanto, dal prossimo anno scolastico, inizierò ad insegnare a Bologna.

Bene. Da alcuni giorni Tracuzzi sta torchiando - è la parola esatta - i suoi nuovi giocatori. Ha elaborato un programma davvero impegnativo. Eccolo, in sintesi, nei suoi punti fondamentali: 1) nel primo mese due sedute giornaliere per sei giorni alla settimana; 2) nel secondo, dodici al mattino e 24 al pomeriggio. Al mattino il ritrovo è alla Virtus, e qui entra soprattutto in azione Giorgio Moro, incaricato alla preparazione organica. Al pomeriggio trasferimento al Palasport dove, oltre a Tracuzzi, si danno da fare anche i due "vice" Canna e Battilani. Il primo incontro amichevole (a porte chiuse) è previsto per sabato 29 agosto contro una squadra di serie C.

È troppo presto - riprende Tracuzzi - per impostare un serio discorso sulla Norda. Occorre tempo, occorrono prove probanti, occorre completare la preparazione, eccetera. Cosa vogliamo dal nuovo campionato? Esattamente non lo so, ma sicuramente vogliamo vivere tranquilli. O, meglio, raggiungere il traguardo della salvezza e creare, al tempo stesso, valide basi per il futuro. Ecco, la Norda è una squadra di prospettive. Ha degli elementi maturi molto validi e ragazzi tecnicamente dotati, decisi a sfondare. Le mire immediate, dunque sono rivolte ad un basket dignitoso, secondo i limiti. Non dimentichiamo che la Virtus degli "assi" s'è trovata coinvolta nella lotta per non retrocedere. Per la Norda è già un buon risultato se riesce a tenere distante la "zona terrore". Eppoi dipende dai rinforzi che dovranno venire...

Chi sono? Tracuzzi è sordo, non ci sente. Dice che di nomi ne sono stati fatti anche troppi. E forse era bene non darli in pasto ai giornali e ai tifosi per evitare poi amari risvegli.

Ho bisogno ancora di una settimana - conclude Tracuzzi - per scoprire in quali ruoli siamo carenti. L'acquisto dello straniero sarà determinato dal ritorno o meno di Buzzavo (n.d.r.: a Milano si dà per certo il prestito del giocatore alla Norda). Nel mio recente viaggio in USA ho annotato i nomi di 3-4 giocatori: entro lunedì prossimo, peraltro, si deciderà su tutto.

Chiaro: con Buzzavo la squadra risolve il problema del secondo pivot. E in questo caso Tracuzzi, per ragioni di equilibrio tecnico, deve ricorrere ad un esterno lungo e buon tiratore.

 

MA CHI È QUESTO NEER?

di Bill Mokray - Giganti del Basket - ottobre 1970

 

I talent scouts di tutt'America si sono sbellicati dalle risa per gli ultimi ingaggi conclusi dalle squadre europee negli Stati Uniti con ingaggi del tutto spropositati al valore dei giocatori in questione. Ha destato particolare clamore la scelta dell'allenatore della Virtus Bologna Tracuzzi, che s'è portato in Italia un certo Mike Neer, 6 piedi e otto della Washington e Lee University. Quando lo hanno saputo, gli scouts americani, stupitissimi, si sono chiesti: "Ma chi è mai questo Neer? Mai sentito nominare..". Poi per scrupolo sono andati a rovistare nelle loro carte e hanno scovato il nome di Neer al duecentosedicesimo posto fra le scelte dell'NBA, al quindicesimo fra quello dei Cincinnati Royal! Avrà sbagliato Tracuzzi o avranno sbagliato i talent scouts americani?

 

Mike Neer, il carneade il cui ingaggio sfumò all'ultimo minuto. Non che il suo sostituto Doug Cook abbia lasciato grandi ricordi, nonostante un pedigree molto più prestigioso (foto Villani - tratta da Giganti del Basket)

PAPA CAMILLO SI INSEDIA A S. PETRONIO

di Gianfranco Civolani - Giganti del Basket - ottobre 1970

 

L'estate calda del basket bolognese si fa bollente quando Porelli agita lo spettro del comitato di salute pubblica. Inutile rifare la storia dei nefasti virtussini dell'anno passato. Fiumi di denaro che scorrono nella chimerica attesa di risultati che tardano ad arrivare. Sicché a fine campionato (settimo post ex aequo, una vera malinconia) il boss si mette a fare due conti e scopre che il lenzuolo non è nemmeno tanto corto semplicemente perché il lenzuolo proprio non esiste più. Incassi da capogiro, d'accordo, ma il passivo si dilata e insomma Porelli spara la cifra: dice che siamo a quota ottanta e che se non arriva qualche salvatore della patria, si procederà alla messa all'incanto, se non proprio alla svendita a vilissimo prezzo.

La chiacchiera fa il giro delle cosche cittadine. Peppino si dispera e la pianta persino di dar la caccia alle sottane. Si stringo attorno al glorioso stendardo, ma c'è poco da stringere se è vero che Lombardi e Cosmelli sono praticamente sul piede di partenza.

Porelli un bel giorno mi chiama in disparte, mi racconta la faccenda del gravosissimo deficit e mi sussurra che ha in animo di mollare il Mc Lombard. Io obietto che nemmeno a farlo apposta si può accusare un passivo di quelle proporzioni. Ma come, si incassano oltre cinquanta milioni netti e si viene a parlare di bancarotta? Capisco, capisco: venti milioni a Paratore (transazione compresa), trenta a Driscoll, eccetera. Fatto si è che non posso ficcare il naso nelle finanze degli altri. Di fronte a quel deficit sbalordisco e basta. Apprendo che non si trova gente disposta a coprire quelle somme. Poi si fanno avanti in tre: sono Porelli e i fidi Gandolfi e Ugolini. Detto e fatto: la vecchia Virtus viene trasformata in regolare società per azioni con capitale versato nei registri del tribunale.

Torno a bomba e dico chiaro e netto a Porelli che si deve cedere Cosmelli e non Lombardi. Con Cosmelli si batte grana fitta, mentre il Lombardone può sempre servire per far vincere partite tipo Biella e Livorno. E invece niente da fare: Porelli ci tiene a far toccar con mano che lui non dà retta a nessuno, figuriamoci poi ai giornalisti.

A quel punto sbucano i lucertoloni al sole. Picchia il sole in Via S. Felice e lì i certosini della Fortitudo aspettano che il cadavere passi lungo il fiume. Porelli vuole venticinque milioni per Lombardi? Beh, una volta tanto la Fortitudo concilia le virtù cardinali con il vile potere temporale. Trova un paio di anime pie che metton mano al portafoglio e l'assegno delle venticinque cocuzze è pronto per essere consegnato brevi manu al boss di Ercolani Street.

Fuori Lombardi, fuori uno. Il trasferimento avviene in tempo di reiterati scioperi dei giornali. La notizia-boom si vede e non si vede. Lombardone ha già il copione pronto da un pezzo: giocare nell'Eldorado è sempre stato il mio sogno - sono e resterò virtussino nel cuore - Porelli sarà sempre un grande presidente - Lamberti è il miglior caoch del mondo - se proprio me ne fossi dovuto venir via dalla Virtus avrei dato chissà cosa per cascare all'Eldorado. Insomma l'antica maschera del basket italiano snocciola il suo repertorio e comincia a farsi vedere tutti i giorni al bar di Mario, laddove Gary Schull trascorre le intere giornate con le carte in mano al solo scopo di risparmiare i soldi del caffè.

Bene, ritorniamo nel vivo. Porelli non si contenta. Adesso è il turno di Cosmelli. Parola d'ordine: ridurre il gran passivo o almeno dimezzarlo. Intanto si cerca affannosamente un abbinamento e mentre c'è gran calura, si cade nella più esilarante tragicommedia. Sui giornali locali qualcuno si improvvisa taumaturgo e proclama a chiacchiere di poter salvare il barcone. Porelli reagisce al solito modo: telefonando a Delitala per spiccare un paio di querele. Tragicommedia, ripeto.

Finché si fa viva una giovane e coraggiosa ditta d bibite - la Norda. Proprio mentre Cosmelli prende la strada di All'Onestà. Signori, il magazzeno non ha più gran merce e adesso sì che si può riverniciare la casa. Dice Porelli: nella situazione in cui ero, come potevo non vendere Lombardi e Cosmelli?

Vado oltre e approdo in terra Eldorado. Vedo Pellanera con i soliti occhi di brace. Niente paura, Corrado allarga la bocca solo quando sta dal dentista. Mi fa truce truce: "Però che bello ritrovarsi con Lombardi. Ma per carità, niente polemiche. Io ho trentadue anni, lui va per i trenta. Non è necessario simpatizzare follemente. Basta che finalmente io e lui si faccia gli uomini". Prendo atto e al tempo stesso mi felicito con i cirenei dellEldorado. Lamberti gonfia i pettorali, Barba Paolucci intona peana, Papa Parisini elabora qualche enciclica celebrativa e il presidente Lucchini dice così, significa che per lui la squadra è proprio una cannonata.

A fine estate ci ritroviamo con le strutture del basket bolognese modificate e al tempo stesso inalterate. Mi spiego subito: sempre due squadre in A. Una delle due tira al centroclassifica e l'altra cercherà solo di non soccombere. Poi una squadra in B e una nella A femminile, come sempre. Niente odore di scudetto a nessun livello, purtroppo. Insomma niente cambia, a occhio e croce.

E invece qui si deve fare un certo tipo di discorso. Anzitutto la Virtus. A mio parere Porelli può azzeccarla affidando la squadra ad un Tracuzzi trasudante riscatto e fatto proprio su misura per la lievitazione dell'onda verde. Serafini e Bertolotti sono giovani in gamba e Zuccheri e Albonico offrono garanzie di un apporto costante. E alle ali Rundo dovrà una volta per tutte evidenziare le sue qualità così come Cannarella Neer dovrebbe quanto meno catturare un po' di rimbalzi e far quindici punti a partita. Tutto ciò mentre altri giovani germogliano e il buon Buzzavo nei grappoli prende botte anche per Serafini e Bertolotti. Cosa manca alla squadra? Un notevole coefficiente di classe, s'intende. E in più un'alternativa ai portatori di palla e un vero pivot dal jump-shot pulito. Obiettivi? Porelli è già in fase di supergas. "Faremo grosse cose, soprattutto l'anno venturo". Stiamo coi piedi per terra. Sarà già tanto ottenere la salvezza. E quanto al futuro, altro piombo, per prudenza. Con certi chiari di luna...

Obiettivi-Eldorado. Coro unanime: come si inserirà Lombardi? Io penso che non farà un grandissimo campionato. Farà un campionato utile, dunque il campionato che Lamberti pretende. E Bergonzoni non potrà che risorgere così come Schull sarà ancora quel possente attor tragico della pallacanestro nostrana, così come infine Angelo Rovati potrà risultare un ritorno proprio ad hoc. Dice Lamberti: "Dal quarto al sesto posto, ecco dove puntiamo". Più probabilmente sesti, dico io, se proprio non cambia di colpo una certa mentalità da trasferta. Comunque ecco che mi riallaccio al discorso di apertura. Quanti fans si trasferiranno con Lombardi? Un centinaio di autentici fans (dall'inglese "fanatic"). Ma il problema è un altro: per chi tifano le giovani leve? Tifano in genere Eldorado e semmai tifano per la squadra sulla cresta dell'onda. Un mondo sta cambiando in città. Il futuro dice Eldorado. Vedi impianti, proliferazione dei vivai, solida organizzazione societaria.

Da quarant'anni la Virtus regge il timone del basket bolognese. Quarant'anni dopo l'Eldorado raccoglie il testimone e passa avanti. Nessuno canti vittoria prima del tempo: la vecchia Virtus non si scanserà mai. Ma insomma c'è nell'aria un clima di trapasso, di cambio della guardia. Per chi tifa Vu nera c'è il trauma. Per chi tifa Fortitudo è il momento dell'epopea. Dicono a Roma: al cancello si contano le mozzature. Tradotto in italiano corrente: a fine campionato torneremo a disquisire sul concetto del trapasso.

Albonico guida un attacco contro il Simmenthal: sfrutta un velo di Buzzavo mentre Rundo taglia sotto canestro (foto fornita da Albonico)

NORDA

di Gieffe Civ - Giganti del Basket - ottobre 1970

 

Porelli risorge dalle ceneri e con lui torna a rivedere le stelle la Virtus. Se ne vanno Lombardi, Cosmelli e Nanni, arrivano Albonico e Bertolotti. Ma non solo: giunge da queste parti un uomo che ricorda tempi più felici, diciamo pure scudetti. Giunge qui Vittorio Tracuzzi, l'uomo ad hoc per far fermentare presto e bene certi giovani talenti. Una volta risolto il problema dei conquibus (abbinamento Norda, accordo triennale) resta il problemone dell'americano di turno. Mike Neer aveva lunghi basettoni biondi, dentoni vampireschi, un'aria da hippy molto alla buona. Non era un asso, non era nemmeno un diavolaccio. Avrebbe potuto ambientarsi, chissà. Quand'ecco che d'improvviso salta fuori la storia del servizio militare. Una storia strana, top secret. Difficile appurare la verità. Forse il ragazzo sentiva la nostalgia di casa, forse per la Virtus Norda a conti fatti non tutto il male viene per nuocere. Ma intanto io scrivo queste righe e la società stan ancora cercando lo yankee dell'ultimo istante.

D'accordo, si dissolvono i problemi, ma non si dissolvono tutti. Del resto ricomincia ex-novo un ciclo per la vecchia Virtus. Nella vita si scende e si sale. Adesso la Virtus scende. Risalirà? Non subito, comunque. A portar palla ci sono Zuccheri e Albonico, ma un terzo uomo non guasterebbe. Sotto canestro ci stanno Serafini, Bertolotti e Buzzavo, due giovani e una rupe che purtroppo ha un tiro assai poco pulito. Alle ali Rundo e Mister X, appunto l'USA di turno. Il telaio è un po' gracile, è evidente. Porelli comunque riacquista la solita grinta e quasi canta vittoria: "Abbiamo dato una sistemata al deficit e adesso tutti i giocatori che schieriamo sono di nostra proprietà. Certi giovani esploderanno e può darsi che il futuro lavori proprio per noi. Tutto sommato non è un'ipotesi, è una certezza. Se ci salveremo? Beh, faremo di più della pura e semplice salvezza...".

Tracuzzi magari ci va più piano: "La squadra è interessante, ma io i miracoli non posso farli. Cercheremo di giocare del buon basket e soprattutto di difendere bene. Di fronte a certe squadre occorrerà trovare le contromisure giuste e questo sarà compito mio. La salvezza? Sì, d'accordo, faticheremo, ma ce la faremo". Ricordare i tempi andati non serve a niente. L'anno passato Porelli tentò l'exploit: allenatore di nome, americano di grido. Le adesioni furono oceaniche. Quattordici milioni di abbonamenti, anzi quattordici e rotti. All'atto pratico la squadra franò. Allenatore e americano incisero poco niente. Per questo Porelli ha cancellato il passato con un colpo di spugna. Si ricomincia, i tempi sono cambiati e la Virtus Norda chiede solo ai suoi fans di non disertare ed anzi di tifare come può tifare un pubblico di provincia.

 

LE VICENDE DEGLI "STRANIERI" DI VIRTUS E LIVORNO

di Pierluigi Fadda - Giganti del Basket - 23/10/1970

 

Incredibile! Al momento in cui questo numero dei "Giganti" andava in macchina, cioè a quattro giorni dall'inizio del campionato di serie A, si sapevano i nomi degli "stranieri" di sole dieci squadre su dodici! La Virtus era ancora incerta, come è noto, fra il colored Bowen e lo yankee Cook, mentre il Livorno non aveva ancora deciso addirittura se ingaggiare o meno uno straniero! Pur se nel doppio caso contingente le due società qualche attenuante ce l'hanno, è chiaro che l'episodio è da stigmatizzare, in quanto è assurdo, veramente inconcepibile che due clubs di serie A, nell'anno 1970 (non nel '45), possano andare incontro a simili situazioni paradossali, tecnicamente e organizzativamente.

La Virtus ha mandato a suo tempo Tracuzzi e Canna negli Stati Uniti, dopo precisi contatti (con Cousy soprattutto). I due sono tornati con Mike Neer (tra l'altro molto mal quotato dagli americani) se lo sono tenuto per un mese e poi... si sono accorti, come tutti sanno, che Neer doveva ancora assolvere agli obblighi di leva e che quindi non poteva prolungare più oltre la sua presenza in Italia. Dramma e disperazione, poi nuovi contatti con Cousy, che s'arrabattava per inviare questo Cook, due metri circa, già della Davidson University, il cui contratto "pro" con i Cincinnati Royals (dei quali era terza scelta) era ancora, inutilizzato, nel cassetto del famoso Bob, allenatore appunto dei Royals. In più, in attesa di accordo con Cook, Porelli si garantiva l'eventuale ancora di salvezza in L.C. Bowen, alla ricerca di un contratto italiano dopo aver spopolato nell'altra estate quale superfuoriclasse della TWA di McGregor. grazie al suo gran tiro e alla sua felina potenza e agilità.

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Nello scontro decisivo contro la Cecchi Biella, Ovi in entrata viene stoppato da Buzzavo e Bertolotti (foto tratta da Giganti del Basket)

SALVEZZA ALLA NORDA!

Pierluigi Fadda - Giganti del Basket - Aprile 1971

 

I rocamboleschi spareggi-salvezza hanno dato il loro responso: Cecchi e Livorno rientrano nella cadetteria, ad un solo anno di distanza dalla loro promozione e la Norda rimane nell'élite del basket grazie alla differenza canestri. A decidere tutto è stato il primo round, tra Norda e Cecchi, conclusosi con la sonante vittoria virtussina, ai danni di una Cecchi, contratta ed irriconoscibile, che però ha saputo dare un saggio (platonico per il risultato finale) della propria bravura contro il Livorno nel secondo match degli spareggii di Cantù. Infine nella partita decisiva anche il Livorno si è preso una bella rivincita, sconfiggendo di stretta misura la Norda. Un plauso quindi alla gloriosa Virtus, ed un augurio a Biella e Livorno perché sappiano mettere a frutto la lezione e possano tornare al più presto nell'empireo del nostro basket, magari con maggior solidità tecnico-societaria e con impianti adeguati. A poche ore dal fischio di chiusura dei 120 minuti di fuoco di Cantù, si può abbozzare un primo sommari obilancio delle tre squadre, con i relativi attuali programmi.

NORDA: rispetto alle altre due aveva una maggior forza sotto i tabelloni, garantitale da Serafini, Buzzavo e Bertolotti, ma le è completamente venuto meno l'americano Cook. In complesso un campionato un po' strano, con inizio ottimo (8 punti nell'andata) e finale scarso. Tra i singoli eccellente Albonico, che ha finalmente avuto modo di esprimersi. A fasi alterne Serafini e Bertolotti, uomini-chiave insieme ad Albonico. Sufficienti solo in alcune occasioni Rundo e Zuccheri, gli anziani della giovane squadra di Tracuzzi. Superiore alle aspettative Buzzavo, specialmente negli spareggi. In complesso, tenendo conto della disponibilità economica, del fatto che può giocare di fronte a sei-settemlia spettatori, che è squadra di una grande città, bisogna dire che per il basket era auspicabile che si salvasse. Unico neo, le ombre sulla vittoria di Udine.

PROGRAMMI: il primo passo da fare è ovviamente quello di cambiare l'americano. La scelta di un esterno, disponendo di Serafini, bertolotti e Buzzavo, è logica: ci vorrebbe una buona spalla di Albonico in regia. La squadra virtussina ha attualmente un buon vivavio (ha, tra l'altro, tre nazionali junio, Beretta, Sacco e Benelli) e quindi può attingere nuova linfa.

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Bertolotti in entrata in Virtus - Livorno: Vu nere sconfitte ma salve

Tratto da "Virtus - Cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro

 

La rivoluzione continua. Porelli e la Virtus non ci stanno più a fare i parenti poveri. Nasce la Società per Azioni Virtus che si stacca dalla casa madre, anche se il cordone ombelicale della tradizione rimarrà bello saldo sempre. Con Porelli lavorano due personaggi di notevole importanza, Fiero Gandolfi e Giancarlo Ugolini. Gianluigi Porelli decide una mossa oramai inderogabile: cede Lombardi e Cosmelli, scatenando una mezza rivoluzione con tanto di polemiche giornalistiche che finiranno in tribunale "Parisini direttore di Stadio mi attaccò in maniera furibonda" racconta l'avvocato Porelli "Scrisse una quindicina di articoli contro di me per quella scelta. Gli feci causa. Fu assolto in prima istanza, in seconda fu amnistiato. Ma non mi fermo qui. Vado avanti, lo perseguiterò per tutta la vita".

La Virtus SpA paradossalmente poi, visto che aveva fatto storcere il naso a molti che vedevano in questa contaminazione la morte di una certa tradizione e il tradimento con i vincoli del passato neanche tanto remoto, finisce col diventare l'unico ancoraggio con le glorie che furono. è proprio la stabilità che sta sopraggiungendo alla Virtus SpA, grazie alle intuizioni di Porelli, che assicurerà nel futuro la sopravvivenza, e in un certo senso la predominanza, del simbolo delle Vu nere sopra e prima di qualunque abbinamento pubblicitario e che garantirà i colori bianconeri come eterni e inamovibili per la Virtus.

Tornando al campionato, Porelli trova un abbinamento con il quale si lega con contratto triennale: la Norda. Porta a Bologna, da Milano, Albonico e il semisconosciuto Bertolotti, tanto che sembra molto facile accusare di incompetenza Porelli e rimpiangere il mitico Lombardi. In panchina torna il genio Vittorio Tracuzzi. Dagli USA invece, purtroppo, dopo un provino con un certo Mike Neer, arriva tale Doug Cook, pescato nientemeno che su segnalazione di Bob Cousy. Cook si rivela men che mediocre e assieme ai compagni che non fanno di meglio, porta la Virtus addirittura sull'orlo del baratro. Il baratro è rappresentato dagli spareggi salvezza che si giocano a Cantù, dove davanti a 2000 bolognesi pronti alle lacrime ma anche alla contestazione, si riesce a scacciare il fantasma della serie B "è un'esperienza che non auguro a nessuno" dirà Porelli al termine della drammatica due giorni canturina. Lo scudetto va ancora alla squadra di Varese col messicano Manuel Raga, che supera in un ennesimo spareggio il Simmenthal di Art Kenney. Nessun virtussino è nei primi venti marcatori.

Sono strani anni, anni in cui i "nemici" della Fortitudo, con i quali non c'è odio, ma durissima rivalità, riescono a mettere il naso avanti più di una volta e in questo contesto si alimenta la febbre del derby. "Si comincia sei giorni prima" racconta su Giganti del basket Gianfranco Civolani "Fa tremendamente chic aver già in tasca il biglietto del parterre. Meglio poter vantare certe amicizie, mille volte meglio avere la roba di prima mano. Per un giorno solo, ma no, per un'ora e mezzo soltanto, la plutocrazia cittadina scava trincee, si divide in opposte schiere. I giovani dorati della "Bologna senza problemi" riscoprono un giochetto che li appassiona tanto. Scommettere cifre da capogiro su questa o quell'altra squadra, puntare gettoni (d'oro zecchino s'intende) sul Baron o sul Kocis, dividere fratelli e sorelle, spaiare le coppie, creare insomma una barriera fittizia tra gente che resterà affratellata una vita intera".

 

LA NORDA NON PUÒ PIÚ GIOCARE D'AZZARDO!

di Gianfranco Civolani - Giganti del basket - Aprile 1971

 

Adesso che la Norda si è salvata, si può parlare assai più serenemanete, al riparo da ogni comodo veleno dialettico. Tutto è bene quel che finisce bene, d'accordo, ma il terribile spavento deve servire da lezione, è il minimo che si possa pretendere. La Norda dunque si è salvata con la scoppola. Francamente a un mese dal termine del campionato pareva che la gloriosa Vu nera non avesse più alcun santo in cielo. Poi il miracolo di Udine e le inopinate stecche delle dirette concorrenti. E infine l'esplosione canturina contro il Biella, quei diciannove punti di scarto che hanno vanificato subito le velleità delle altre.

Ma appunto ora siamo qui per vedere come potrà essere programmato un futuro che scongiuri patemi tanto angosciosi. Facciamo un passo indietro, ovviamente. Crocifiggere Porelli sarebbe facile, troppo facile. Io sono dell'idea che Porelli abbia sbagliato tantissimo, ma rifuggo di proposito da atteggiamenti oltranzisti e al contrario cerco di attenermi alla logica. Nessun dubbio che Porelli due anni fa giocò d'azzardo ed anzi i suoi programmi spiccioli avevano un certo fascino. Ma se a grandi linee certe leggerezze sul piano tecnico sono parzialmente scusabili, mai potrò dimenticare con quanta approssimazione si è agito sul piano squisitamente finanziario.

Porelli fece follie a ragion veduta. Si impegnò fino al collo allo scopo di far delirare un'intera città e di riempire i forzieri sociali di milioni a palate. Certo non si poteva supporre che l'incidenza di Paratore sarebbe stata dello zero virgola zero, né era umanamente pensabile che un tipo coi controfiocchi come Driscoll impiegasse tanto tempo a integrarsi nel collettivo. La prima annata della gestione Porelli fu un mezzo disastro. Risultanze tecniche assai mediocri e soprattutto debiti su debiti. Ma in particolar modo mi parve quanto meno delittuoso non provvedere il club di un abbinamento qualsiasi. Dice Porelli: non riuscimmo a trovare niente di valido. Bene, io sono convintissimo che quaranta milioni d'abbinamento chiunque avrebbe saputo trovarli. Con Paratore e un Driscoll da mettere in vetrina, aggiungo.

Tutto sommato Porelli pensò di fare l'exploit di presentare al palo il nome della vecchia Virtus e proprio in forza del magnetismo della Vu nera chiamò a raccolta un po' di finanziatori. Donatori a fondo perduto, mi si disse, e invece venni poi a sapere che non era vero niente perché i cosiddetti donatori a fondo perduto erano semplicemente delle gentili persone che avevano prestato soldi senza interesse e che naturalmente prima o poi quei soldi li avrebbero voluti indietro.

A fine annata il mezzo disastro si trasformò in catastrofe. Per ragioni di bilancio Porelli si mise a vendere nientemeno che Lombardi e Cosmelli. Grosso errore, ripeto, e nemmeno giustificato da motivi di bilancio. E qui mi spiego: inutile andare in giro a raccontare di avere le tasche vuote, inutile sollecitare solidarietà quando le tasche vuote sono la risultante di una politica finanziaria completamente sballata. Dunque fu colpevole trovarsi nella necessità di cedere Cosmelli e fu ancora più colpevole mollare Lombardi, un giocatore ideale per salvare in carrozza una squadra quasi interamente imperniata su giovani e giovanissimi. Comunque Porelli varò l'operazione linea verde, tentò di convogliare ancora i fans attorno all'antico stendardo, caricò il povero Tracuzzi dell'onere di portare a salvamente una simile baracca e in extremis reperì nella ditta Norda un abbinamento di un notevole decoro.

Il problema ovviamente era quello di non retrocedere. Porelli appariva fiduciosissimo, Tracuzzi lo era un po' meno. Tanto per cambiare un altro erroraccio fu fatto con l'ingaggio dell'americano di turno. Cook vantava buone referenze, ma costava troppo, un'enormità. Porelli mi disse che non era il caso di guardare per il sottile e che la società a finanze stava benone. Grossa contraddizione, l'antitesi dei discorsi fatti un mese prima. Comunque devo riconoscere che con Cook ci fu anche scalogna. L'americano si infortunò proprio in un momento molto delicato. Come sempre qualcuno volle bruciare i tempi e ricalcò di sana pianta la bella pensata già realizzata con la caviglia di Driscoll.

Comunque andiamo avanti. All'atto pratico la Norda è stata ben poca cosa. Attenuanti? La cattiva scelta dell'americano, vale ripeterlo all'infinito. Ma per lunghi tratti la squadra ha sicuramente offerto solo una quota parte di quanto sarebbe stato lecito attendersi. Responsabilità specifiche di Tracuzzi? Non direi. Vittorio se non altro ha avuto il merito di riuscire a valorizzare i Serafini e i Bertolotti e di aver rilanciato anche un certo Albonico. Chiaro che i giovanissimi in un clima di quel tipo non avrebbero mai potuto emergere e in effetti il solo Sacco in certe occasioni ha saputo e potuto graffiare. Una stagione dunque da dimenticare, si abbia il coraggio di riconoscerlo. Serafini ha fatto grossissime cose. Migliora a vista d'occhio e non vorrei che ci si dimenticasse troppo in fretta del fatto che Gigione spesso deve vedersela con pivots USA che in teoria ne sanno dieci volte più di lui.

Gli altri? Bertolotti ha finito alla grande, Albonico è stato di una felicissima regolarità e Buzzavo ha dato quell'onestissimo contributo che a conti fatto ha pur pesato parecchio. Dopodiché mi fermo. Rundo è stato intermittente e credo di essermi espresso anche troppo eufemisticamente. Zuccheri non sempre ha potuto accoppiare esperienza e attaccamento ai colori sociali con un rendimento corposo e costante. Dei giovanissimi ho detto: qualche accensione di Sacco e amen.

Bene, guardiamo avanti. la Norda ha rinnovato l'abbinamento. Porelli ha passato la mano a Fiero Gandolfi, ma la sostanza non cambia. I timonieri sono sempre quelli e meno male che vanno dicendo in giro di non aver più problemi di finanza. Io nella faccenda della società per azioni-finanziaria non ci capisco gran che e dunque prendo atto che taluni signori detengono la proprietà dei giocatori e che le casse ora sono abbastanza robuste. La SpA mi piace pochissimo perché non riesco ad accettare il principio che le sorti di gloriosissimi sodalizi siano tutte incentrare sugli sbalzi umorali (parlo in teoria, d'accordo) di talune persone fisiche. Tuttavia vado oltre e dico che se Tracuzzi sarà confermato (come del resto merita) sarà bene provvederlo di almeno tre giocatori con tanto di credenziali. Parlo chiaro: un esterno-dietro (Gergati o Caglieris o addirittura Cosmelli), un americano di un certo peso (sento parlare di Bennet, ma io prenderei Fultz) e magari anche un'ala (se Rundo verrà ceduto).

Il grande pubblico virtussino non chiede la luna. Pretende di vivere tranquillo, in attesa di quel grande rilancio che ovviamente è ancora di là da venire. Abbinamento + quattrini della "finanziaria" + incasso netto, ecco l'equazione matematica per riportare la Virtus Norda a certi livelli. Fra i virgulti c'è buona roba (dico Martini, dico Beretta, dico Antonelli, dico Benelli e naturalmente anche Sacco, tuttora da depurare sui fondamentali). Alle corte: ci vogliono almeno venti milioni da mettere sul bancone del mercato. Bisogna dunque spendere, ma soprattuto spendere bene. Una volta per tutte.

LE PAGELLE: Serafini 7,5; Albonico 7, Bertolotti 6,5; Buzzavo 6,5; Zuccheri 6; Sacco 6; Rundo 5; Cook 5; Beretta e Regno non giudicabili; Tracuzzi (allenatore) 6.