STAGIONE 2005/06

 

Una foto di pre-campionato: Rodilla, Zanus Fortes, Drejer, Gugliotta, Pelussi, Di Bella, Parente, Begic

Barone?, Gavrilovic, Markovski, Cavicchi, x

 

VidiVici Bologna

Serie A1: 9a classificata su 18 squadre (19-34)

Play-off: non ammessa

 

N. nome ruolo anno cm naz note
6 Oscar Gugliotta G 1982 193 ITA  
7 Ken Lacey C 1978 208 USA  
8 Carl English G 1981 196 CAN  
9 Christian Drejer A 1982 205 DAN  
11 Jeremy Veal P/G 1976 193 USA dal 28/04/06
12 Marko Milic A 1977 200 SLO  
13 David Bluthenthal A 1980 201 USA  
13 Sotirios Gioulekas A 1979 202 GRE dal 05/05/06
14 Dusan Vukcevic A 1975 200 GRE dal 26/01/06
15 Kris Lang C 1979 211 USA  
16 Fabio Di Bella P 1978 186 ITA  
19 Andres Ricardo Pelussi A 1977 200 ITA  
20 Vedran Morovic P 1983 183 CRO dal 24/02/06
  Simone Bonfiglio P 1988 178 ITA  
5 Andrea Binelli A 1991 199 ITA  
  Massimiliano Bosio G 1989 194 ITA  
  Nicolò Codeluppi G 1989 196 ITA  
  Volkan Cetinthara A/P 1981 214 TUR  
  Stefano Masciadri A 1989 200 ITA  
  Nicola Mazzanti A 1990 180 ITA  
  Matteo Negri G 1991 194 ITA  
  Michele Novi A 1988 206 ITA  
  Matteo Pasquali G 1990 192 ITA  
  Riccardo Pederzini A 1989 197 ITA  
  Andrea Piccinini P 1990   ITA  
  Giuliano Ramini A/C 1989 194 ITA  
  Gianmarco Rubbini A 1989 190 ITA  
  Enrico Sarti G 1991 179 ITA  
  Riccardo Sorghini G/A 1991 190 ITA  
  Claudio Tommasini P 1991 188 ITA  
  Daniele Parente P 1978 190 ITA  
Solo amichevoli: Mirza Begic
             
  Zare Markovski All     MAC  
  Andrija Gavrilovic Vice All     SRB  
  Daniele Cavicchi Vice All     ITA  

 

Partite della stagione

Statistiche di squadra

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

IL FILM DELLA STAGIONE

di Roberto Cornacchia per Virtuspedia

 

Si ricomincia da Pelussi, Parente, Zanus Fortes e Begic (anche se poi solo il Gringo metterà piede in campo in gare ufficiali), Consolini preferisce tornare al più tranquillo settore giovanile e Faraoni passa in Federazione.

Il nuovo allenatore è il macedone Zare Markovski, reduce da tre stagioni ad Avellino dove ha sempre raggiunto la salvezza richiesta. L'annuncio che segue non è quello dell'ingaggio di un giocatore, ma della rinuncia all'Eurolega, che spetterebbe alla Virtus in quanto una delle società fondatrici. Il primo acquisto è Fabio Di Bella, proveniente da Biella e dalle minors prima, da sempre tifoso virtussino. Giunge poi il GM Lucio Zanca, con compiti più organizzativi e di marketing che di mercato, demandato di fatto al coach. Seguono tre acquisti in tre giorni: lo spagnolo Ignacio Rodilla, già giocatore di Markovski ad Avellino; il danese, di grande talento e grandi prospettive Dan Drejer, in precedenza al Barcellona; il veterano sloveno Marko Milic, già a Bologna sull'altra sponda. Un solo giorno di pausa e poi viene annunciato un altro arrivo significativo, quello dell'americano David Bluthenthal, già vincitore dell'Eurolega con la maglia del Maccabi e visto con la Benetton per uno scampolo della stagione precedente: a lui il compito di aprire le difese avversarie. Non passa una settimana e viene concluso l'accordo col centro statunitense Kris Lang, l'anno prima alle dipendenze di Scaiolo al Malaga. Poi è la volta di Oscar Gugliotta, guardia dominicana di passaporto italiano proveniente dalla B1 e del bomber designato, il tiratore canadese Carl English. A chiudere il roster viene chiamato l'americano di passaporto irlandese Ken Lacey, che da anni gioca in Italia.

Il ritorno nella massima richiama subito alle grandi sfide del passato: si gioca a Milano. I bianconeri perdono ma rimangono in gare fino al terzo quarto, un risultato che lascia presagire che qualche soddisfazione se la si potrà togliere, nonostante il profilo basso. L'esordio in casa vede di fronti gli altri neo-promossi, quella Capo d'Orlando che l'anno prima era apparsa irraggiungibile. Ma le cose sembrano essere cambiate, con una Virtus che, nonostante English sia già sotto processo, vince senza patemi, grazie a 29 punti di Drejer e ad un Lang da 28 di valutazione. Nella seguente gara interna i bianconeri hanno la meglio, non senza fatica, di Teramo grazie al 4/4 di Milic nell'ultimo quarto. Giunge quindi la prima vittoria corsara, violando il PalaDeMauro di Avellino grazie ad un Bluthenthal letale (32 punti) e ad un Pelussi che dimostra di non patire il salto di categoria. La Virtus, sfruttando il calendario inizialmente favorevole, vince ancora contro Reggio Calabria, guadagnando il secondo posto in classifica nonostante English continui ad offrire prestazioni deficitarie. Si va poi a Roma dove il solo Lang nulla può contro Bodiroga e Hawkins. Intanto sembra quasi fatta per Armands Skele, che avrebbe portato ad una rotazione degli stranieri, ma poco dopo trova ingaggio in Belgio. In seguito si ospita Cantù e si riesce ad avere la meglio sui brianzoli, nonostante l'assenza di Lacey che costringe, non che ce ne fosse particolare bisogno, Markovski a proporre dei quintetti "sperimentali".

Il match seguente però è di quelli proibitivi: a Bologna arriva la capolista Montepaschi ma grazie ad una difesa ferrea e ad un gioco corale in attacco i virtussini sovvertono il pronostico e vincono alla grande, conquistando il primato in campionato tra la gioia dei tifosi che spinge Sabatini a riaprire gli abbonamenti. Prosegue il momento magico con la vittoria ai supplementari in trasferta a Livorno, dove all'ormai "solito" Bluthenthal spiccano un English finalmente positivo ma soprattutto un Di Bella da 22 punti e autore delle giocate decisive. è comunque tutta la squadra a piacere, compatta e dove tutti sono in grado di portare il loro mattone alla causa, merito di coach Markovski. Biella scende a Bologna e, a dispetto di un -25, si rifanno sotto nel finale, ma un perentorio 14-2 e un Pelussi da leccarsi i baffi mettono fine alle velleità dei piemontesi. Causa contemporanea sconfitta dei senesi, la Virtus è capolista solitaria e la prossima è il derby in trasferta. La Climamio, che non si aspettava certo di presentarsi all'appuntamento da inseguitrice, sfrutta il fattore campo e raggiunge in classifica i bianconeri che escono comunque a testa alta, avendo opposto una tenace resistenza senza farsi abbattere da un temporaneo -17 fino a portarsi a -4. Partita nervosa con Di Bella e Watson che si scontrano e il famoso "ditino" di Bagaric.

Segue la prima sconfitta interna, ad opera di una Benetton Treviso capitanata da Siskauskas, Bargnani e un Nicholas inarrestabile che segna 31 punti. Bluthenthal è l’unico che oppone resistenza mentre English, che sembrava dare segni di ripresa, torna a perdersi nella nebbia. Terza sconfitta consecutiva nella trasferta di Reggio Emilia, dove l’unico a salvarsi è proprio English mentre sorgono dubbi sulla continuità di Drejer che nelle prime giornate aveva fatto brillare gli occhi. Due giorni dopo, in un turno infrasettimanale, c’è il risveglio: a Udine i bianconeri sfoderano una prestazione convincente, ne rifilano 20 ai padroni di casa grazie ad un Lang dominante e tornano a sperare di prendere parte alle F8 di Coppa Italia che le 3 sconfitte consecutive hanno messo in dubbio. Si vince in casa contro Roseto, con molta fatica, a dimostrazione che il momento di  crisi di gioco non è stato superato: bene Drejer e Milic mentre il Rodilla efficace delle prime giornate è ormai un lontano ricordo e si pensa a cercare un sostituto. La trasferta seguente è a Varese, dove un Farabello in esaltazione segna 27 punti in 25’ e a nulla vale la gara non remissiva, con recupero nel finale. Bene Drejer e Bluthenthal mentre l’apporto di English, Rodilla e Lacey continua ad essere al di sotto della soglia minima tanto che le voci di mercato si intensificano. La sconfitta interna contro Napoli, in una giornata in cui i botteghini rimangono chiusi perché i biglietti sono andati esauriti, significa rimanere fuori dalla fase finale di Coppa Italia: nonostante la possibilità di portarla a casa sia concreta, visto il +1 a 2’ dalla fine, i partenopei sono di altra caratura, specie nello spettacolare Lynn Greer che raccoglie un bottino personale di 36 punti in meno di mozz’ora giocata, al quale il solo Drejer, decisamente in ripresa dopo un periodo di appannamento, pone un minimo di resistenza. Anche Bluthenthal, dopo un inizio scoppiettante, comincia a palesare i suoi limiti, grande attaccante ma va servito e in difesa si risparmia.

Siamo a fine gennaio e ci sono due innesti: Dusan Vukcevic, esperta guardia serbo-greca e il nuovo sponsor Vidivici. Il nuovo arrivato ha subito modo di consumare la vendetta con la squadra che l’ha lasciato andare, benché il coach non sia più Lardo ma Djordjevic. Bonfiglio in quintetto e partenza ventre a terra, 33-11 alla fine del primo quarto. Poi basta mantenere la concentrazione per condurre tranquillamente il risultato positivo in porto. Drejer, un redivivo English e, manco a dirlo, Vukcevic tra i migliori in campo. Confortato dai dati sull’affluenza (quasi 7.000 spettatori di media), la società riapre, per la terza volta in stagione, la campagna abbonamenti. È febbraio quando finalmente torna disponibile, a quasi un anno dal suo grave infortunio, Daniele Parente e viene ingaggiato anche il playmaker croato Moran Morovic. Prosegue l’effetto-Dusan, addirittura utilizzato playmaker nella bella vittoria a Capo d’Orlando, i cui maggiori beneficiari sono i tiratori Bluthenthal e English, che rimane sempre a rischio di taglio. La trasferta successiva è a Teramo, dove i bianconeri non disputano una gara memorabile perdendo di un punto. Benché in svantaggio per larga parte dell’incontro, nell’ultimo quarto i nostri guadagnano un +7 che nel finale convulso viene sperperato: bene Bluthenthal, male English, soprattutto urge un playmaker di scorta per dare fiato a Di Bella. Il contratto di Morovic viene quindi depositato in Lega e, avendo uno straniero in più rispetto al consentito, si entra in modalità “rotazione degli stranieri”. Morovic esordisce addirittura in quintetto e, nella stentata vittoria casalinga contro Avellino, è una delle poche note positive. Playmaker che arriva e playmaker che parte: Daniele Parente, assente per un anno dopo due interventi chirurgici, saluta la compagnia, in cerca di una squadra di LegAdue dove riprendere a calcare il campo. Segue la vittoriosa trasferta a Reggio Calabria nei confronti di una società in crisi profonda: i più efficaci sono Bluthenthal e Drejer, mentre English, preferito a Morovic, non dà segni di vita.

A Bologna si presenta la Lottomatica e i bianconeri disputano una gara da manuale, con il solo Bodiroga che non ci sta. Brilla il talento di Drejer ma tutti portano acqua al mulino, dando nuova linfa alle speranze virtussine di guadagnare un posto ai playoff. Prosegue il momento magico della Virtus, che vìola il Pianella dopo una gara sempre punto a punto: svetta il Principe Danese e si distingue Milic, impiegato come “centro tattico” in difesa su Stewart. Continua l’attivismo bianconero sul mercato: viene fermato per la stagione successiva la promettente ala McGowan, che però non si presenterà mai e, anni dopo, dovrà pagare una penale. La gara seguente è proibitiva, in trasferta a Siena. Ma succede quello che non ti aspetti, coi bianconeri che disputano una gara orgogliosa e vanno a vincere, anche dominando l’incontro per lunghi tratti. L’anima della squadra stavolta è Di Bella, migliore in campo e autore delle giocate che decidono l’esito della partita. I tifosi dimostrano sempre più di amare questa squadra pugnace e allora in società si riapre la campagna abbonamenti per la quarta volta, probabilmente si tratta di record mondiale. Si riceve Livorno per una partita che verrà ricordata soprattutto per l’inedita canotta rosa con la quale la Virtus scende in campo per festeggiare i 110 anni della Gazzetta dello Sport: una Virtus non bellissima, ma che conquista comunque posizioni in classifica, ha la meglio sui toscani, non senza qualche affanno forse causato dalla girandola di cambi impartiti dal pino. È anche l’occasione per tributare una bella accoglienza agli ex Abbio, Moretti e Crippa, mentre sul campo un Di Bella sempre più convincente e un redivivo Lacey fanno dimenticare la prestazione imbarazzante di Drejer. È ancora Di Bella l’unico a meritare applausi nella trasferta a Biella, piazza dalla quale proviene: i piemontesi, in uno sfavillante stato di forma, rifilano 29 pappine ai bianconeri in una gara senza storia fin dalle prime battute, in cui spicca Troy Smith autore di un 8/11 da oltre l’arco.

Derby di ritorno, preceduto dai Ricchi e Poveri. La Fortitudo rimane avanti per tutta la gara, anche abbastanza agevolmente, ma nel finale i bianconeri, guidati da Di Bella e da un ritrovato Bluthenthal fino ad allora deleterio, riaprono i giochi, recuperando 14 punti di svantaggio e pareggiando a 32’’ dal termine. È Nate Green ad azzeccare la penetrazione decisiva: un brutto colpo per i virtussini, anche in ottica qualificazione ai playoff. Terza sconfitta di fila nella trasferta trevigiana: sotto anche di 24 punti nel finale il divario viene riportato entro valori più accettabili ma la difesa è inesistente così come Di Bella e Milic. Si rivede Morovic che però brilla più per iniziative personali che per coinvolgimento dei compagni. A Bologna giunge Reggio Emilia contro i quali è doveroso vincere. Così parrebbe quando i bianconeri rimontano lo svantaggio iniziale e si portano avanti di 12 punti. Purtroppo però Terrel McIntyre è di diverso avviso e con una prestazione fantascientifica (41 punti con un siderale 10/10 da 3 punti, record italiano tuttora vigente) continua la sua guerra personale contro la Virtus che vivrà molti altri episodi in seguito. 39 punti per i reggiani nell’ultimo quarto, con Pelussi a dar man forte a Bluthenthal che segna anche se ogni volta che riceve palla gioca da solo. Drejer inguardabile, la coppia di playmaker fa più confusione che altro e i playoff sono sempre più a rischio, con la squadra che sembra aver rispettato le dichiarazioni di Sabatini di qualche tempo prima che recitavano un prematuro “tutti al mare”. Viene ingaggiato un “2 da palestra”, Jeremy Veal e nel frattempo si risolve il contratto con Carl English.

Alla vigilia della gara interna contro Udine giunge la mazzata: Bluthenthal è fuori per infortunio per il resto della stagione. Sul campo l’altra mazzata, la quinta débacle in fila, con la sconfitta in casa ad opera della Snaidero, grazie a due tiri liberi di Antonutti a 7’’ dal termine, dopo una gara che sul +12 sembrava ormai già in tasca. Non demerita Veal all’esordio mentre, dopo un inizio promettente, scompare Drejer, anche a causa del suo inspiegabile impiego come centro sul modesto Di Giuliomaria che finisce per sembrare Shaquille O’Neal. Continuano le porte girevoli e si registra un altro ingresso, decimo straniero della stagione e quarto a campionato in corso: si tratta dell’ala greca Sotirios Gioulekas proveniente dal campionato tedesco. La serie nera non si interrompe nemmeno a Roseto, dove gli ultimi arrivati Veal e Giuolekas sono tra quelli che meno demeritano. Sempre più cervellotici i quintetti di coach Markovski, e sempre meno apprezzati dal pubblico, che deve effettivamente tentare di tutto per risollevare una squadra palesemente alla frutta. Finalmente si spezza la striscia negativa nella partita fra le mura amiche contro Varese, in una gara a chi fa peggio. La Virtus fa leggermente meno peggio, grazie a Veal, Milic e Vukcevic e tiene ancora accese le speranze, in caso di improbabile vittoria a Napoli, di partecipare alla post-season. La Virtus scende in Campania conscia dell’improbo compito ma butta sul campo tutto il suo orgoglio e le residue energie: non bastano contro una formazione di livello superiore che ha in Greer il miglior giocatore del campionato. Drejer, Milic e un estremamente positivo Veal tengono i bianconeri attaccati ai partenopei fino agli ultimissimi giri di pista ma un auto tap-in di Lang su tiro libero di Larranaga a 10” dalla fine decretano la sconfitta e l’esclusione dai p.o. per differenza canestri.

 

Markovski durante un time-out

VIRTUS, LE PRIME DICHIARAZIONI UFFICIALE DI MARKOVSKI

di Alessio Torri - www.jarring.it - 20/06/2005

 

Serie A. «Mi fa molto onore essere qua oggi ed essere stato scelto dalla Virtus per ricominciare il cammino in serie A. Subito ho voluto incontrare Giordano Consolini. Con lui desidero parlare di alcune cose, per esempio del roster. La mia intenzione prima di tutto è quella di garantire continuità. Tutti qua siamo parte della storia bianconera. Credo che la Virtus sia un passo verso l'alto nella mia carriera. Da sempre poi, sono abituato a partire dal basso nel mio lavoro, a superare molte difficoltà per ottenere risultati sul campo. Ecco perché sono estremamente convinto che in questo momento la mia scommessa coincida con le aspettative della Virtus, società gloriosa che oggi deve ricostruire il proprio futuro. Oltre a ciò spero anche di ripagare la fiducia che è stata riposta in me, confidando nel fatto che saprò restituire quello che mi è stato offerto. Sono un allenatore di formazione slava, ma ho fatto tutta la gavetta in Italia, partendo dal basso. A Sassari ho allenato due anni dalla prima fila di parterre, senza poter sedere in panchina. Fui io a contattare Alibegovic e convincerlo di andare alla Fortitudo in quel 1992 a Reggio Emilia. Gli telefonai pochi giorni prima della gara e lui mi disse: se mi fanno il contratto anche il prossimo anno, vengo e la salvo. La stessa giornata conquistai lo storico play out per l’A1 con Sassari. Loro dovevano vincere a Reggio Emilia, noi a Firenze. Quando Lamberti mi telefonò alle quattro di notte, convinsi appunto Alibegovic».

Rosa e staff. «Sono solito considerare una rosa di dodici elementi, divisa in tre parti di quattro giocatori. Dal nono al dodicesimo sono giovani fatti in casa che utilizzo ovviamente meno. Dal quinto all'ottavo invece, sono giocatori sempre giovani e magari poco conosciuti da valorizzare, insomma il futuro della società, con minutaggi superiori. Gli ultimi quattro sono le cosiddette stelle, coloro ai quali mi affido nei momenti importanti, i quali poi controllano la crescita degli altri. Tutta gente con classe ed esperienza. Non dico che Mario Boni non possa rientrare in assoluto nelle tre categorie, ma inizialmente non penso punteremo su di lui. Le vittorie fanno crescere la squadra. Generalmente come staff, sono solito a lavorare con persone della città, per cui accetto volentieri lo staff della Virtus, che fra l’altro mi dicono essere molto bravo. L'obiettivo è vincere il più possibile, ma soprattutto ottenere il massimo dalla squadra che avrò a disposizione. E in questo credo di essere bravo. Per obiettivi concreti ne riparliamo a squadra fatta».

Programmi. «Mi auguro di non limitarmi a ciò. Per dare un’idea della stagione, l'anno scorso avevo calcolato che ogni vittoria per Avellino valesse cinquanta mila euro. Qui, con un budget superiore, spero siano di più. Amo molto far giocare i giovani. Dico che ogni giocatore prodotto in casa fa risparmiare soldi sul mercato, ed allora poi sarà possibile reinvestirli su giocatori di valore. Per esempio, Ferrara l'anno scorso ha giocato 15 minuti circa. Qua a Bologna c'è maggiore pressione, ma io generalmente non la sento. I miei giovani possono stare in campo anche qua, e giocheranno finché non faranno danni. Tenete conto che generalmente con me quasi nessuno gioca oltre trenta minuti di media. L'obiettivo, per quest’anno, è vincere il più possibile, ottenere il massimo possibile dal materiale a disposizione. E in questo credo di essere soddisfatto di ciò che ho fatto altrove. Se ci sarà il giemme sarò felice, altrimenti faccio da solo, coi miei contatti, o di persona. Credo che il 60% della squadra vada cambiato. In pratica ne rimarranno quattro, forse cinque. Fare l'Eurolega certo mi piacerebbe, ma bisogna vedere cosa serva alla Virtus, stando attenti a non fare il passo più lungo della gamba».

A margine della presentazione del nuovo coach Markovski, ecco il Sabatini pensiero: Markovski. «Non ha certo bisogno di presentazioni. è un coach preparato. Già la scorsa stagione se ne parlò. Di lui mi riferirono alcuni amici. Ma se devo dire quando ci ho veramente pensato per la prima volta, è stato ieri sera. è una persona competente, che stimo molto. Non è venuto qua per denaro, aveva proposte economicamente più allettanti, devo dire che mi è piaciuto subito come uomo, e ci sono voluti sessanta secondi per accordarci. Il suo è un contratto triennale. Non gli ho chiesto di vincere subito, per aumentare i trofei appesi qua alle pareti ci sarà tempo. Certo se ci riuscisse non mi dispiacerebbe, ma ad oggi dico di portare avanti un progetto. Sono un tipo ambizioso per natura e lo è anche la Virtus, ma teniamo i piedi per terra. Dobbiamo lavorare con calma per raccogliere i primi frutti tra quattro-cinque stagioni. Questa di oggi è una base importante. A questo proposito ringrazio ancora Giordano Consolini, che continuerà a lavorare in palestra per il futuro della squadra».

Mercato. «Ci stiamo confrontando tecnicamente col coach, ma finora è un mercato fuori misura, ci hanno sparato cifre enormi per i giocatori. Con questi presupposti lo faremo solo ad ottobre. Forse in molti ancora non mi hanno conosciuto, la Virtus in serie A non è il nuovo pollo da spennare, e noi per giunta non abbiamo nemmeno fretta o il budget necessario per affrontare queste cifre. Ovvio che se capitasse un'occasione anche prima, la coglieremo. Siamo attivi fin da oggi».

Eurolega. «Mi dispiace averlo letto sui giornali, ma non ho avuto e nemmeno ho in programma, incontri con Galliani. Noi vogliamo fare l'Eurolega, come membro fondatore è un nostro diritto parteciparvi. Abbiamo scritto a Bertomeu per sapere quando sarà la riunione dei club. Il sorteggio partirà il 9 luglio? Vedremo che dicono, il tempo stringe».

Strategie. «Markovski ha giustamente detto che la squadra la fa il mercato, e io aggiungerei che il mercato lo fa la campagna abbonamenti. Noi assicuriamo ai giocatori di trovare gente oneste che paga gli stipendi regolarmente, chi pensa di venire qua a diventare milionario in due anni, ha sbagliato posto. Per la campagna abbonamenti potrei già partire la prossima settimana. Anche se ho un paio di idee che potrebbero farla slittare di altri sette-otto giorni. Sarà quindi il successo della campagna a dirci quanto possiamo spendere, che squadra possiamo costruire.

 

VIRTUS PRONTA A STUPIRE

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 08/10/2005

Della Virtus che ha conquistato la promozione sono rimasti in pochi. Andres Pelussi, che nel frattempo è divenuto capitano, Daniele Parente, che non sarà pronto fino a gennaio e Andrija Gavrilovic, vice già ai tempi di Consolini e rimasto alla corte di Zare Markovski. È una Virtus che vuole divertire, che intende riportare il pubblico bianconero a Casalecchio — il contraccolpo della gestione Madrigali non è stato ancora assorbito del tutto — e che pensa a una tranquilla salvezza. Questo, almeno, il traguardo fissato dal proprietario, Claudio Sabatini. Ma a Markovski, che in testa, fin dal primo giorno all’Arcoveggio, ha il suo progetto triennale, non dispiacerebbe centrare quell’ottavo posto che significherebbe playoff.

Rispetto ai proclami estivi (la società prometteva sofferenza e giocatori sconosciuti o quasi), la Virtus si è mossa assicurandosi elementi interessanti. Il gruppo, però, avrà bisogno di tempo per trovare l’intesa, senza dimenticare che, per sei giocatori, la serie A rappresenta un esordio. Esordio per capitan Pelussi, che finora aveva vissuto la Legadue; debutto per Oscar Gugliotta che aveva visto la A, ma pure la Legadue, solo in televisione. E risultano esordienti Christian Drejer, Kris Lang, Carl English e Mirza Begic, il ventenne sloveno che potrebbe essere smistato altrove, se avrà la possibilità di giocare con continuità. Con tante novità — è inevitabile — alla Virtus farà difetto la continuità. Una continuità che, magari, sarà raggiunta con il rientro di Parente, un regista le cui caratteristiche si sposano perfettamente con il ritmo sempre arrembante di Fabio Di Bella. Su Carl English, il cacciatore che non ha paura di nessuno, al quale il destino non ha certo lesinato i colpi bassi, si è già espresso Markovski: «Lo aspettiamo per Natale». Questo non significa che Carl farà da spettatore per tre mesi, ma che dovrà capire prima ti tutto il campionato italiano.

Intanto qualche certezza c’è: la leadership di David Bluthenthal, che ama il ruolo di primo violino. Sarà una Virtus che giocherà di corsa perché anche i lunghi come Lang dispongono di piedi agili e veloci. Una Virtus che saprà azzannare, in difesa, con Pelussi e Gugliotta. Una Virtus che promette sorprese, già da domani a mezzogiorno a Milano, ma un gruppo al quale bisognerà concedere la possibilità di sbagliare.

T.J. Watson usa le maniere forti su Marko Milic (foto tratta da murettofreeforum)

LA LUNGA CORSA DELLA VIRTUS, DA RADIATA A PRIMA IN CLASSIFICA

di Walter Fuochi - La Repubblica - 14/11/2005


Prima in classifica a quattro anni da un'ultima volta che fu, con lo scudetto ancora in petto, l'11 novembre 2001, passata per bufere squassanti e resurrezioni sofferte, la Virtus Bologna è tornata: alla sua maniera, forte ed elegante. Ha spezzato Siena nel mezzogiorno di fuoco che tale è stato solo per la sfidante, l'ha raggiunta in cima, mentre intorno alla sua gara perfetta s'accendeva la festa dei settemila del PalaMalaguti. Non li hanno dispersi tre anni di vita grama, da una radiazione crudele alla rinascita dentro alla pelle del Castelmaggiore, squadra di periferia che le cedette la LegaDue, a un paio di campionati di patemi, penando fra Jesi, Capo d'Orlando e Montegranaro. Da poco ritrovata, la Virtus s'è fatta riscoprire ieri addirittura scintillante.

Non è una squadra da scudetto, ma neppure da sola salvezza, come il suo entusiasta patron, Claudio Sabatini, minimizzava ieri, proprio dopo che i suoi, giocando la prima grande gara difensiva, avevano aggiunto all'attacco sciolto visto finora un'altra stuzzicante dimensione. Non è neanche una squadra molto ‘italiana´, tema di moda visto che oggi alla Lega Basket inizieranno a pianificare lo scisma (e a tessere insieme più proficue mediazioni): il quinto italiano obbligatorio a referto è ora, a rotazione, il ragazzo del vivaio che in settimana è andato meglio a scuola (ieri Andrea Binelli, figlio di Gus).

...

Casalecchio, allora. Presentata come la sfida tra miglior attacco e miglior difesa (cifre, non chiacchiere: gli 87.7 punti di media fatti fin qui da Bologna, i 64.8 subiti da Siena), la partita è diventata invece una scatola di sorprese, dolorose soprattutto per Recalcati, la cui squadra affondava poco a poco nelle sabbie mobili d'un match che mai avrebbe pensato di trovare. Pronta ad arroccarsi contro una possibile goleada, Siena s'è invece stampata contro una difesa-radar che le intercettava tutto, tiri, entrate, passaggi. Il Caffè Maxim le ha lasciato 10 punti nel primo quarto, 21 al 20', 34 al 32', quando ha toccato l'estasi sul +25: solo lì ha tirato un freno, concedendo a Woodward (15) e Nicola (13) di salvare lo scarto e la faccia. Zare Markovski, macedone pacato il cui curriculum annotava al massimo trionfi a Lugano e Avellino, ha invece visto suonare un'orchestra: aspettando i bomber Bluthenthal e Drejer (un cesto a testa al thè), ha prima cucinato la gara in trincea, in un clima sempre più euforizzante, anche per fischietti arbitrali da cui uscivano refoli benigni, poi l'ha stravinta coi bomber: i 16 punti di 'Blu' nella ripresa (di 19 totali) sono stati, coi 29 rimbalzi a 45 (13 di Milic), il carico più pesante per Siena, troppo brutta per essere vera.

 

CALAMAI E LA VIRTUS: «GRAZIE AI LUNGHI È LA RIVELAZIONE DEL CAMPIONATO»

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 02/01/2006

 

Calamai, la Virtus è…

La vera rivelazione del campionato di A.

Sicuro?

Ha concluso il 2005 in modo straordinario. Non vedo altri club che possano insidiare alla Virtus questo ruolo. Non Napoli, che ha una struttura ben definita. Non Udine, che avrebbe potuto esserlo, se non fosse caduta in casa diverse volte. L’unica che può competere con la Virtus è Reggio Emilia, bersagliata però dagli infortuni. E i 6 punti di differenza in classifica dicono che la Virtus è la rivelazione del campionato.

Quali i punti di forza?

Bologna vince con le sue armi.

Quali?

Un reparto lunghi affidabilissimo. Lang e Bluthenthal, prima di tutto. Poi Lacey e Pelussi. Senza dimenticare Milic. Tra i club che ambiscono ai playoff senza essere di prima fascia, la Virtus è quella che ha i lunghi migliori. E poi…

Il segreto del Caffè Maxim?

L’allenatore: Markovski è un valore aggiunto. Non credo che altri, con il materiale umano che ha Zare, avrebbero potuto fare più punti. Anzi…

Non ci sono punti deboli?

Alla Virtus, per essere più ambiziosa, manca una guardia-play.

Di Bella e Rodilla sotto accusa?

È un discorso complesso, perché parliamo dei registi della squadra rivelazione. Quei due, però, hanno sollevato qualche perplessità. Ma credo che le guardie, English e Drejer, siano più colpevoli di loro. Se le due guardie, insieme, azzeccano una gara su quattro, ne risente tutto il collettivo. Squadra che ha un grande senso del sacrificio. La costruzione architettonica della squadra, con un reparto lunghi del genere, affascina. Ma non deve far chiudere gli occhi. Qualche problema, in regia, c’è. Potrebbe essere sufficiente il rientro di Parente, ma è fermo da diversi mesi.

MA FAN CANESTRO LE ALI O I RAGIONIERI?

di Walter Fuochi - La Repubblica - 13/04/2006

 

Alla fine conterà solo chi avrà buttato un pallone in più dentro il cesto degli altri, perché questo è il gioco, e il gioco è bello se chi va a vederlo ci trova una partita, e non una partita doppia. Claudio Sabatini gonfia la sua vigilia da derby di bilanci, budget, immobili, soldi presi e soldi spesi, che sono anche cose giuste perché lo spettacolo vada avanti, ma poi, ad arbitrare Virtus e Fortitudo, sabato a Casalecchio, ci saranno ancora Sahin, Sabetta e Ursi, non Moody's o Standard e Poors, e a giocare Bluthenthal e Bagaric, Di Bella e Belinelli, non ragionieri e commercialisti.

Poi, canteranno i Ricchi e Poveri ed è il tocco più allegro della sparata del patron, ma pure questa, nello sport, non è poi una morale così scolpita: anzi, è il suo bello che non lo sia. Domenica a Biella, la Virtus ha beccato trenta punti da chi non ha barche né ville al sole e spende per la stagione molti meno soldi. Altre volte, sbancando Siena, o schiacciando in casa Roma e Milano, aveva battuto chi denari ne mette tanti di più. Al campo, lo spettabile pubblico va ancora per quell'impagabile emozione, intrecciata poi a colori che sedimentano una storia: pubblica, ma soprattutto, per migliaia di cuori, privatissima. Sennò s'assegnerebbe lo scudetto leggendo bilanci. In Lega, basterebbe un pomeriggio.

Nessuno è così sprovveduto da negare l'ovvia necessità di avere i conti sott'occhio, specialmente in questa città segnata da storie moleste, fra una Virtus salvata ieri in punto di morte e un Bologna avvolto oggi nella nube minacciosa di Victoria. E va da sé che nessuna azienda può sopravvivere ai propri disastri. Ma tirava ieri più aria di schermaglie pre-derby che di seminari per corrette gestioni amministrative, e le mani correvano avanti o sotto il tavolo su parti innominabili, a seconda degli umori dell'attesa. In Fortitudo hanno scelto di non replicare a fiondate peraltro non inedite: lo faranno oggi, semmai, a giornali letti. Poi, dentro le segrete stanze e fuori dai canali diplomatici, non ci voleva tanto a incassare l'invito a Sabatini a farsi i conti suoi e a non impicciarsi di quelli degli altri.

Carl English batte Marco Belinelli nel derby (foto tratta da murettofreeforum)

LA VIRTUS SI PRESTA A TUTTI I RECORD

di Marco Martelli - La Repubblica - 23/04/2006

 

Presa di nuovo a schiaffi, ma stavolta a casa sua, e da due violenti tornado, la Virtus mette un piede e mezzo giù dal treno play-off: che possa risalirvi è un pensiero da romantici e matematici, molto poco da realisti. Irretita nei primi 12' (-11), crollata negli ultimi 10', quando mezza gara l'aveva già in tasca e i 39 punti beccati nel quarto finale sono stati anche più oltraggiosi dei 45 di Treviso in quello iniziale, la Vu ha vanificato con l'indegno epilogo un secondo quarto di ardore difensivo inedito, sporadico e sorprendente. Dunque, effimero ed irripetibile.

Diventata squadra da record (per gli altri), ieri è stato il turno di una Reggio Emilia che gioca senza obiettivi (quei 39, appunto: ma si può, di nuovo?), e del suo folletto Terrell McIntyre, che ai dì di Ferrara si fece tenere, da quella FuturVirtus, al 20% dal campo. Ieri invece ha banchettato, come da copione di ogni guardia avversaria, sparando 10 bombe su 10 (record italiano, forse planetario) e 41 punti di piombo. Eppure, Reggio si trovava, a 11' dalla fine, sotto di 12, 70-58, con Gugliotta a imbucare l'ultima tripla virtussina. Meglio, l'ultimo acuto di una corposa rimonta più allungo.

Markovski, 33 punti subiti (a 22) nei primi 12', se n'era infischiato delle gambe molli e della condizione fisica precaria, cercando un'immediata reazione, arrivata con un 24-5 di rara voracità, con Pelussi capopopolo e un Lacey d'annata. Braccato McIntyre e mangiato il campo con la zona press, la Virtus spingeva, nel secondo quarto, fino al 46-38 (tripla del Gringo), dando l'impressione di non soffrire nemmeno il ritorno, a fine primo tempo, del solito gigantesco nanone. Riscappava, infatti, al +12 di cui sopra, ancora con Pelussi, con l'unico sprazzo di Milic e con un quintetto che in campo ci stava, e nemmeno male (e Morovic, su un Mc poi pure finito ai box per un inguine stirato, anche benino). Poi, lo strapiombo, e un ultimo quarto irreale per pochezza e tiri rinunciati, mentre dietro riprendeva vigore McIntyre: dopo i 17 dei primi 11', ne arrivavano 18 negli ultimi 10', con 8 punti che impattavano, dal 74-68 al 76-76. Per la Virtus, lo spettro del quarto ko di fila. Regolarmente arrivato, tra le schiacciate di Pugi e una tripla pesantissima di Gigli (80-85, 3'35").

Se Bluthenthal qualche segno l'ha mostrato (ma rifiutando una tripla, nella disperata rimonta finale, ha colpito al cuore Markovski), è arrivato un altro flop di Drejer, ormai in crisi d'identità, e Di Bella, seppur orgoglioso, ha subito le raffiche più feroci di McIntyre, mentre Morovic se la guardava dalla panchina. Del croato, a suo agio nei quarti centrali, e sporco abbastanza per reggere in difesa, dovrebbe essere l'ultima recita. Per il disperato guizzo finale, la Virtus è infatti in dirittura d'arrivo con Jeremy Veal, 30 anni, guardia americana, eterno giramondo rilasciato, due settimane fa, dagli israeliani del Ramat Hasharon (18 gare, 15.8 punti in 30', 56% da due e 40% da tre). Esterno polivalente, la Virtus cerca in lui il bagaglio offensivo che Vukcevic, abbottato e ormai logoro, anche ieri non ha potuto fornire con continuità. Curiosità: Veal, nell'estate 2002, fu portato in prova da Santucci e Ticchi, due pezzi di Virtus spediti altrove, per il Progresso che fu. Non se ne fece nulla, perché Tudini scelse Abram. Storia del passato, che ora ritorna. Ed è l'ultima speranza per i playoff. Nemesi colpisce ancora.

 

VIRTUS, TROPPO TEMPO SENZA UN PLAY, SCELTE E RINUNCE PER ARRIVARE A VEAL

di Marco Martelli - La Repubblica - 24/04/2006

 

All'ennesima devastante infilata, divelta dall'ennesima guardia che al banchetto bianconero s'abbuffa, la Virtus s'è schiantata sabato contro il problema cronico della sua stagione, un difetto strutturale che ha radici profonde, e mai è stato tamponato, per possibilità e capacità. Il gruppo Markovski era stato dipinto, a fine mercato estivo, come squadra di talenti offensivi, ma anche di evidenti carenze difensive, perdipiù sguarnito in un ruolo, anzi due, nevralgici: il play e la guardia. In un basket che, nell'attuale momento, esprime soprattutto esterni bifronte (la cosiddetta "combo-guard"), la Virtus in sei mesi non è riuscita a intascarne una: l'handicap è stato colmato solo a tratti, o stirando al limite la proverbiale atipicità. Schiattare sabato sotto i colpi d'un regista tiratore, o tiratore regista, sa di beffa quanto di smacco.

Se il primo nome adocchiato (Markovski dixit) era quel Justin Hamilton finito a Siena per ovvie migliorìe economiche, la scelta di Di Bella, vestito nei comunicati di rito del ruolo di play titolare, forniva un chiaro identikit della guardia Usa: una "combo", o una riserva d'estrema affidabilità, che lo proteggesse. Arrivato Nacho Rodilla, una volta sfumate altre candidature, il pensiero unanime virava su Avellino, e la stagione avuta con Markovski. Le prime giornate di campionato avrebbero sovvertito le gerarchie: Rodilla davanti, Di Bella dietro. Ma anche a risultati utili, la sensazione di instabilità s'avvertiva a occhio nudo, coi raid avversari a punire l'impianto difensivo: in 25 gare su 29, un esterno rivale è andato ben oltre la media, a volte con numeri imbarazzanti (vedi sopra). Un impianto sguarnito, giacché l'identikit dell'Usa non attecchiva: Carl English ha vissuto in bilico fin dal primo torneo prestagionale. Mai, però, è arrivato un sostituto, tra il ginocchio sospetto di Blake Stepp e le alte richieste di Eric Strickland, l'indecisione poi pagata su Charles Smith o altri atleti di minors troppo costosi, o poco attratti, o poco arzilli. Intanto, attorno cascavano gli uomini. Parente, come previsto, non recuperava né rientrava nei piani, malgrado le parole al miele della proprietà e i prospettati contratti pluriennali. Rodilla, minato dalla schiena incrinata, s'è infine arreso alla rescissione di contratto sulla quale la società bruscamente insisteva da tempo. Intanto, era arrivato Morovic: nelle idee, come tampone per English, in attesa di una pedina Usa. E Bonfiglio, dopo molto lodi, veniva accantonato, perché vicino al diritto di firmare un contratto (anche da 22 mila euro).

Arriverà oggi Veal, velato nel dopogara di sabato da identikit strampalati ("europeo", "2-3 da palestra") e dall'annuncio mirabolante dei contatti con Jaric (uno che ha in essere un contratto di 6 anni a 38 milioni di dollari). Polivalente sulla carta, Jeremy Veal ama la palla tra le mani, e sarà più "1" che "2", posto in cui si divideranno minuti Vukcevic e quel che resta di Drejer. A Castelmaggiore, Veal l'avevano chiamato per fare il play, con Ticchi, in una squadra che aveva Damon Williams da ala forte. Tanto scarsi, provinciali e inavveduti, tra campo e scrivanie, forse non erano.

 

LA VIRTUS RIMANE SENZA BLUTHENTHAL

di Francesco Forni - La Repubblica - 03/05/2006 

 

In poco più d’un mese, è girata la stagione della Virtus. Di più, s’è stravolta. Dai fasti di Siena, datati fine marzo, alle quattro batoste filate (sequenza aperta), fino al colpo maligno del ginocchio di Bluthenthal. Per lui, stagione finita. La jattura si riverbera subito sul match di stasera contro Udine, ma si dilata poi fino al termine della stagione, play-off compresi, se la VidiVici li strapperà. Di certo, dovrà fare a meno del suo cannone principale, traino d’una squadra che sin qui ha puntato fiches e gioco sull’attacco.

Il forfait di Blu va digerito in fretta, e nel momento di maggior bisogno. Stasera con la Snaidero sarà scontro diretto, quasi uno spareggio. E, per completare il quadretto, starà a vedere anche Morovic, ancora ammaccato. Eppure occorre vincere: nel caso, sarebbe un 2-0 stagionale per i bianconeri, da far valere in varie parità. Se la passano male anche i friulani: pure per Jerome Allen, strappato, la stagione è finita, e si parla del leader indiscusso del gruppo. Verrà un altro, probabilmente John Lucas, playmaker. Ma non stasera e, semmai, per le ultime tre gare: Reggio Calabria e Treviso in casa, Fortitudo al PalaDozza.

L’ufficialità su Blu è arrivata ieri a mezzogiorno preciso, su un comunicato che recitava: «A causa d’un serio infortunio David Bluthenthal termina in anticipo la sua stagione. La Virtus augura al giocatore una pronta guarigione e spera di poterlo rivedere il più presto possibile in campo». La diagnosi, poi: rottura subtotale del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro e bomber ai box per almeno tre mesi. Nessuna possibilità di recupero. «Bisogna operare» ha detto il professor Lelli e così sarà.

Così, Markovski ha provato ieri a tirare le fila, spiegando com’è andata. «David, contro Reggio, lamentava un dolore al ginocchio. Un’infiammazione, e abbiamo fatto i primi esami, mentre lui faceva pesi e cyclette, normalmente, aspettando di rientrare. I secondi esami dopo 5 giorni davano un esito più chiaro, ma la sicurezza dello stop l’abbiamo avuta solo lunedì, quando col giocatore, l’agente ed i medici abbiamo deciso per lo stop». Nessuna chance, nemmeno con le infiltrazioni. «No, dev’esser operato: abbiamo con lui un contratto biennale, siamo costretti a rispettare certe tempistiche e a non metterlo a rischio per il futuro». Senza appello, bisognerà vedere se i frutti dell’operazione e della rieducazione avranno colori bianconeri.

Passando a chi gioca, spedito a casa English, entrerà Veal. Troppa fretta? «Il 27 abbiamo avuto i secondi esami, quando Veal era in volo col visto. English l’abbiamo congedato perché non c’era più, inutili i tentativi. Fosse stato per me l’avrei mandato indietro ad ottobre». E chi coprirà quel 25% di fatturato offensivo siglato da Blu? «Non solo quello, pure 35 minuti sempre buoni. Logicamente Drejer è il primo indiziato, da Veal ci aspettiamo qualcosa. Andremo su quintetti piccoli, come quelli della seconda parte di gara a Treviso, puntando sulla grinta e sulla sorpresa. Le due amichevoli con Treviso e Siena, in questo, mi sono piaciute». E per le ultime tre arriverà un rinforzo? «Stiamo cercando. Un 4 comunitario, per ovvi motivi perimetrale. Non c’è tanta roba, però in Grecia manca una sola giornata alla fine della regular season».

Insomma, ancora guai, sia pur da dividere con Udine. Che ha 4 punti più della Virtus (40 a 36), ha preso due batoste nelle ultime due (Napoli e Milano), verrebbe sorpassata da una Virtus che vincesse tre partite (a Roseto e con Varese in casa le indiziate, oltre all’imprescindibile successo di stasera), qualora ne vincesse solo una. Pancotto chiederà stasera gli straordinari a Kyle Hill (15.7 di media, proprio come l’assente Allen), e un bel lavoro a un dotato pacchetto lunghi (Sekunda, Jaacks, Di Giuliomaria). Senza dover correre dietro a Bluthenthal. Che non è poco.

 

SABATINI: «OBIETTIVI SUPERATI, SOTTO CON GLI APPLAUSI»

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 09/05/2006

 
I playoff restano lì, a portata di mano, anche se il patron della Virtus, Claudio Sabatini, non ci crede. Ma il bilancio di questa stagione, nonostante le 6 sconfitte consecutive (nella stagione 1970/71, quando rischiò la retrocessione, la Virtus ne infilò 12; 5 invece il primato negativo dell’ultimo campionato firmato Madrigali), resta in attivo.

Sabatini, giovedì, contro Varese, potrebbe essere l’ultima gara interna della VidiVici.

Credo che la squadra vada applaudita. Siamo andati oltre gli obiettivi stagionali. Non dobbiamo dimenticare il passato: tre anni fa ci avevano cancellato, poi per due stagioni abbiamo sofferto in Legadue.

A un certo punto vi siete ritrovati primi.

Vero, ci ha fatto piacere, ma questo non deve — e con noi non l’ha fatto — far perdere di vista il progetto iniziale. Avevamo promesso una stagione di sofferenza e la salvezza. La salvezza è arrivata. All’inizio non abbiamo sofferto e questo ci ha illuso.

Pentito di aver detto, dopo il blitz di Siena, che la Virtus a quel punto era in vacanza?

Forse ho sbagliato, forse la squadra ha equivocato. Ma quello che dovevamo fare e avevamo promesso, l’abbiamo fatto. Sono un imprenditore: dobbiamo essere onesti con i nostri tifosi.

Non era a Roseto.

Sono rimasto attaccato alla radio. Alla fine me la sarei mangiata. Mi spiace che si sia arrivati a sei sconfitte, ma il clima in casa nostra resta sereno. E’ un punto di partenza.

Perché?

Se i grandi campioni verranno da noi, non lo faranno per questioni economiche. Ma perché sapranno di poter contare su una società seria, la Virtus, e serena. In questa stagione abbiamo bruciato le tappe. Siamo ottavi, a pari merito.

Per i playoff servono due punti in più di Biella.

Ecco perché ci credo poco.

Ha in mente la squadra del futuro?

Dobbiamo fare i conti con il budget.

Quest’anno avete dichiarato quattro milioni.

Credo ci sarà una riduzione di spesa del 20 per cento.

Capitolo sponsor?

Dobbiamo incontrarci con il gruppo VidiVici, credo ci siano le premesse per proseguire.

E la Virtus che verrà?

Anche qui dobbiamo aspettare di conoscere le regole. Quanti extracomunitari per squadra?

Giovedì che ambiente si aspetta?

Un PalaMalaguti sereno. Il nostro progetto, iniziato a luglio, non tanto tempo fa, è triennale. Stiamo lavorando per il futuro.

Playoff tra un anno?

Inutile promettere oggi. Bisognerà valutare il budget. E in ogni caso ritengo che vadano riviste certe situazioni nell’ambito dello sport. Vince uno, ma non è che gli altri 17 siano fessi o sbagliano. Vince solo uno e gli altri si battono, lealmente e serenamente.

La Virtus si guarda attorno. Mc Gowan è stato bloccato, Simone Bagnoli, che ha finito la stagione a Rimini, potrebbe interessare per la prossima stagione.

 

Un time-out virtussino (foto tratta da murettofreeforum)

ARRIVEDERCI, ONOREVOLE VIRTUS

di Marco Martelli - La Repubblica - 15/05/2006

 

Rivissuto per l'ennesima volta il leit motiv d'un anno intero, la stagione della Virtus finisce nel modo più amaro, lasciando le chances di play-off al 39'40", quando Biella ha già esaurito il suo compito, vincendo una partita inseguita fino a 1'30" dal gong, e alla VidiVici non rimane che prendersi, a Napoli, una partita che avrebbe anche meritato. Invece, accostata la Carpisa con un terzo quarto encomiabile, tenuta e sorpassata nell'ultimo della speranza, Fabio Di Bella, sotto 90-89, si stampa contro la difesa nemica, perdendo tutto. Palla, partita, play-off. Larranaga, dall'altra parte, mette due liberi: anzi, uno solo, con Lang a toccare il pallone ormai insaccato e a trasformare in +4 quell'ultimo possesso. Finita, gara e stagione.

Vissuta col cuore in gola, coi segnali di chi, dal parterre, inviava in panchina i risultati dagli altri campi, saliva coi minuti la convinzione di farcela con le proprie forze, ridotte all'osso nell'ultimo minuto, una volta raschiato il raschiabile dalla panchina e da quel che rimaneva nelle gambe. Lynn Greer, invece, ha chiuso ai bianconeri la porta in faccia: 14 nell'ultimo quarto, 12 nel primo, nulla in mezzo, aiutando Sesay (enorme, 9/13) e un gran Cittadini (6/7 pesante) a finire il lavoro, spegnendo la stagione della Virtus e di Markovski.

«Potevamo conquistarlo qui - ha detto Zare fuori dagli spogliatoio, mentre attorno si sprecavano cori -, ma il play-off l'abbiamo perso nelle ultime settimane. Ripenso ancora ai 10' finali con Reggio e a quel +10 buttato. Volevo il derby, volevamo regalarlo ai tifosi. Peccato, ma abbiamo la coscienza a posto. L'ho detto anche ai ragazzi, con Sabatini, in spogliatoio: quando diamo tutto, la serenità ci premia. Dopo il derby l'avevamo persa». Il patron, arrivato in solitario in giornata, è sgusciato via poco dopo la sirena, dopo il saluto ai venti temerari.

La partita ha vissuto su ritmi alti, non bellissima, ma con tante fiammate. Nel primo quarto, la Virtus aveva a lungo giocato bene, tagliando con acume la difesa nemica, pescando buone tracce di Drejer e Veal, chiudendo con 24 comodi punti. Il problema, però, è sempre stato il bavaglio ai piccoli napoletani. Greer, Larranaga e Spinelli avevano, dopo 17', 28 dei 44 di Napoli, 7/8 dal campo e 8/9 ai liberi. Napoli, sotto 21-24 al 10', sfruttava poi un astruso poker di cambi di Markovski (Di Bella-Vukcevic-Gioulekas-Pelussi-Lacey), bombardando con Larranaga (9 nei primi 2'13"). Riaggiustati i cinque, lo show di Spinelli montava l'atmosfera: 10 in 4', 23 invece quelli di Napoli in 6'30", prodromo dei 30 di fine quarto, per un +11, 51-40, levigato a 51-45 da Gugliotta. Era stupenda, la Virtus, nel terzo, specie con Vukcevic, con un freddo Drejer, e con l'obice di Veal. Da Biella, le notizie irradiavano il colpaccio canturino, e di riflesso sprintava anche la Virtus, avanti 63-66. Il testa a testa sarebbe continuato, le notizie anche, ma di verso opposto. Vince Biella, in volata: e qui si sa a 2'05" dalla fine, sul -1. E vince anche Napoli, trovando il quarto posto, accolto ben oltre il 40' come un gol di Careca. La Virtus cede, all'ultima curva, l'ennesimo finale in volata. Tutti al mare, adesso per davvero, sentendo quant'è gelida l'acqua del Golfo.

 

VIRTUS, PAGELLONE FINALE

di Bruno Trebbi - www.bolognabasket.it - 16/05/2006

 

Archiviata la stagione, per la Virtus è tempo di bilanci. Per i bianconeri è stata un’annata strana, a lungo entusiasmante ma con la beffa nascosta dietro l’angolo, sia per le Final8 di Coppa Italia che per l‘ingresso nei playoff. Stagione positiva, comunque. Mettendo da parte per un attimo blasone e bacheca, non bisogna scordare che parliamo di una squadra neopromossa, e che ricostruire dalle ceneri madrigalesche non è certo impresa facile né breve. Nel frattempo è tornato il pubblico delle grandi occasioni, e sono stati piantati alcuni paletti per il futuro. In particolare la Virtus sta lavorando forte sul settore giovanile, che l’anno prossimo si allenerà al Cierrebi, ex “tana” Fortitudo. Per quanto riguarda le scelte tecniche, sono stati fatti buoni colpi ma anche errori. Ovviamente è facile additare Carl English come peggior acquisto dell’anno (e si poteva sostituirlo ben prima), ma il vero problema è stata la mancanza di un play dopo l’infortunio di Rodilla, problema che si è trascinato per tutta la stagione. E Vedran Morovic non ha dato quel che si sperava. La prossima stagione si ripartirà da Di Bella, Drejer, Gugliotta e forse Pelussi, sperando anche che l’organigramma societario si arricchisca di una persona d’esperienza che possa dare una mano a coach Markovski nella scelta dei giocatori e non solo.

Gugliotta voto 6.5 - in B1 non era né carne né pesce, qui si è ritagliato un ruolo da specialista difensivo assolutamente inatteso, mettendo anche qualche tripla importante. Sarà confermato.

Lacey voto 5.5 - a lungo fuori dai giochi per infortunio e successivo lento recupero, ha dato qualcosa solo nel finale di stagione. In difesa c’è, in attacco molto meno.

English voto 5 - beniamino delle tifose, un ragazzo con la sua storia personale non può non stare simpatico. Purtroppo non ha mai convinto, e oltre al derby d’andata sono ben poche le partite in cui ha inciso.

Drejer voto 6 - Alti e bassi, alti e bassi, alti e bassi. Lampi di classe purissima, tanto da far parlare di NBA, alternati a partite abuliche, tanto da far malignare ecco perché il Barça l’ha lasciato partire. A sua parziale discolpa possiamo dire che era di fatto la sua prima stagione vera. Il contratto c’è, il talento anche, dovrebbe essere una delle basi della Virtus del futuro.

Milic voto 6 - Anche per lui una stagione di alti e bassi. A lungo fantastico, e miglior rimbalzista della squadra, è calato parecchio nel finale. Lubiana lo attende.

Bluthenthal voto 7.5 - A lungo ha trascinato la squadra da solo, mostrando un talento offensivo impressionante. Purtroppo è arrivato cotto al finale di stagione, prima del brutto infortunio che l’ha costretto sotto i ferri.

Vukcevic voto 7 - gran colpo. Preso da Milano come play d’emergenza, ha invece fatto tutto e il contrario di tutto. Dopo l’infortunio di Bluthenthal si è trovato spesso a dover fare il boia e l’impiccato, con ottimo rendimento. Costicchia, ma potendo sarebbe da confermare all’istante.

Lang voto 6.5 - una sorpresa. Agilità non comune, ottimo talento offensivo. Dietro invece è tutt’altra storia. Probabilmente andrà in Spagna.

Di Bella voto 6 - tutto cuore, genio e sregolatezza. Emblematico il derby di ritorno: da solo lo riapre, da solo lo perde. Come play titolare fatica, come guastatore dalla panchina sarebbe l’ideale.

Pelussi voto 6 - nei pochi minuti che ha avuto a disposizione il capitano ha mostrato la solita grinta, e un discreto tiro da tre. I tifosi lo amano, fanno striscioni e bombardano di email le redazioni. Lui vuole assolutamente restare, tutti speriamo che le parti si mettano d’accordo.

Morovic voto 4.5 - sempre infortunato, nelle poche partite giocate non ha impressionato, anzi. Per sostituire English forse si sarebbe potuto pescare di meglio

Rodilla voto 6 - se il pupillo di coach Markovksi non si fosse rotto subito, avrebbe forse potuto garantire quel gioco d’ordine che è mancato per tutto l’anno. Finché ce l’ha fatta non è andato male.

Veal voto 6 - Quattro partire per dimostrare che nel campionato italiano ci potrebbe stare tranquillamente.

Gioulekas voto NG - la meccanica di tiro più brutta degli ultimi anni. Per il resto non pervenuto.

Bonfiglio voto NG - solo per dire che le buone partite disputate (quella con Milano su tutte) potrebbero valere al “cinno” classe 1988 il contratto da professionista per l’anno prossimo.

Markovski voto 6 - col suo gioco estremamente originale, fatto di tanto attacco e poca difesa, ha a lungo stupito, prendendosi anche scalpi importanti (Siena, Milano, Roma...). Il finale è stato invece deludente. Non solo per colpa sua, certo, ma il suo gioco ha mostrato qualche limite.