STAGIONE 2016/17

 

Largo, Fedrigo, Spizzichini, Ndoja, Petrovic, Michelori, Lawson, Oxilia, Rosselli, Amato, Cavicchi, Ramagli

Graziani, Umeh, Pajola, Penna, Spissu (foto tratta da www.virtus.it)

 

 

Segafredo Bologna

Serie A2:  

Play-off: 

Coppa Italia: 

 

N. nome ruolo anno cm naz note
0 Marco Spissu P 1995 184 ITA  
3 Michael Umeh G 1984 187 USA  
6 Alessandro Pajola P 1999 194 ITA  
7 Gabriele Spizzichini P/G 1992 196 ITA  
11 Danilo Petrovic A 1999 202 SRB  
13 Klaudio Ndoja A 1985 201 ALB  
14 Guido Rosselli A 1983 198 ITA  
15 Andrea Michelori A 1978 202 ITA  
19 Tommaso Oxilia A 1998 199 ITA  
22 Stefano Gentile P 1989 191 ITA  
24 Lorenzo Penna P 1998 181 ITA  
25 Kenny Lawson C 1988 208 USA  
87 Davide Bruttini A 1987 203 ITA  
8 Andrea Graziani A 1998 193 ITA  
8 Michele Rubbini P 1999 185 ITA  
8 Tommaso Rossi A 1999 200 ITA  
8 Alessandro Ranocchi G 1998 186 ITA  
8 Jacopo Gianninoni P 1999 178 ITA  
18 Matteo Berti C 1998 212 ITA  
18 Mirko Carella A 1998 201 ITA  
Solo amichevoli: Peter Olisemeka
             
  Alessandro Ramagli All     ITA  
  Davide Cavicchi Vice All     ITA  
  Cristian Fedrigo Vice All     ITA  
  Mattia Largo Ass.        

 

Partite della stagione

Statistiche di squadra

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

 

 

IL FILM DELLA STAGIONE

 

Si comincia tardi a inchiostare giocatori in attesa di sapere a quale campionato si prenderà parte sia per i dubbi sull'iscrizione di Caserta che per la paventata esclusione dal campionato delle 4 squadre che non hanno seguito i dettami della FIP di non iscriversi alle competizioni europee organizzate dalla ULEB. Inoltre, la retrocessione ha comportato l'automatica rescissione di tutti i contratti in essere, anche quelli degli italiani Fontecchio, Mazzola e Michele Vitali: a uno di questi Bucci ha chiesto di scendere in LegaDue e diventare il riferimento della società, senza rivelare pubblicamente a chi. Il primo arrivo è il nuovo GM, Julio Trovato già conosciuto da Basciano a Trapani poi il coach Alessandro Ramagli, scelto da Bucci. Prima di chiarire le situazioni di cui sopra, si legge della volontà di fare la squadra richiamando i tanti prodotti del vivaio virtussino sparsi in LegaDue e pure l'ipotesi di fare una squadra senza stranieri, per lanciare i giovani e tentare la promozione solo negli anni seguenti.

 

PERCHÉ IL DERBY SALVERÀ LA VIRTUS

di Daniele Labanti - http://boblog.corrieredibologna.corriere.it - 29/06/2016
 

“Causa mancanza di interesse, il domani è stato annullato”. Il rischio di trovarselo appeso alla porta di via dell’Arcoveggio, un simile cartello, è l’incubo di chi – nonostante tutto – alla Virtus è rimasto legato. Alla vigilia dell’inizio della nuova stagione, c’è qualcosa di perverso nel momento che sta attraversando il club: la necessità di trovare lo stimolo per andare avanti ha incrociato la strada del derby, ovvero l’unico retaggio del passato che possa evitare qualcosa di tremendo affacciatosi inesorabilmente tra le macerie bianconere. L’estinzione.

Annate nauseanti hanno prodotto una sensazione strana, sgradevole, ma nitida: esiste una crisi d’identità enorme all’interno dell’ambiente virtussino, una crisi emersa col tempo e alimentata dal dna stesso della Virtus. Una crisi che per cultura, passato e inclincazioni, il fortitudino non vivrebbe mai. La Virtus nasce, cresce e s’impone nel mondo come società vincente, capace di indicare modelli gestionali efficaci, di rappresentare una larga fetta di Bologna permeata dall’ambizione di primeggiare, di rivendicare una forte connotazione di successo dato dal fatto che noi-sappiamo-come-si-fa. Nessuno ha vinto quanto questo club, qui. La Virtus ha imposto un certo modo di fare le cose, nel basket, ha arricchito la tradizione con idee innovative e vincenti, ha saputo coniugare la gestione virtuosa, l’invenzione della pallacanestro in Italia come status symbol, con le squadre competitive, i campioni, la scuola tecnica. Virtus è diventato sinonimo di successi, di stile, di un “certo tipo di basket”. Assieme a Treviso, si tratta dell’unico club italiano conosciuto e seguito nella Nba pre-globalizzazione. Oggi la Nazionale che vuole tornare alle Olimpiadi si affida quel tipo di basket richiamando alle armi capitani come Ettore Messina, che di quella Virtus è stato architetto, geometra e capo cantiere. Messina, per fermarci a lui, incarna esattamente lo spirito che arde dentro ognuno di quei virtussini rappresentativi dell’ambizione bolognese di primeggiare. Qualsiasi tifoso virtussino si identificherebbe con Ettore Messina, anche quando mangia un gelato.

A queste persone, gli ultimi tredici anni hanno tolto tutto. Le vittorie, i modelli, i simboli, lo stile, l’identità. Quando accade questo, le società sportive crollano, i legami si rompono. E’ l’estinzione. E’ una domanda da porsi seriamente ma serenamente: quale ragione di esistere ha la Virtus, se deve girare con abiti sbrindellati, senza la benché minima possibilità di attrarre la fiducia, l’amore e l’identità di chi dovrebbe tifarla? Il virtussino è capace di dare tantissimo, ma la società deve metterlo nelle condizioni di farlo. La Virtus nella modestia e nella mediocrità non è la Virtus, si estingue. Viene meno il motivo stesso per cui era la Virtus, ovvero l’esportare un modello gestionale vincente e fonte di orgoglio per la media imprenditoria cittadina, la valanga di liberi professionisti che ne affollavano le partite, i giovani cestisti in cerca di modelli da seguire (nel tempo, Brunamonti, Danilovic, Ginobili, solo per citarne tre).

È in gioco l’esistenza stessa della V nera. Non solo per la vecchia retorica dell’essere e dell’avere tanto cara ai fortitudini, ma anche perché tre lustri sono un tempo lunghissimo nel quale diluire le passioni e disperdere sentimenti. Ci si sveglia con i tifosi maturi ormai saturi, disposti a staccare la spina, e quelli più acerbi tutt’altro che legati al club. Basta un refolo di vento per spostarli altrove. Anche la Virtus ha il suo “essere”. E’ molto diverso, molto più sofisticato, più stronzo. Perché le coccole non bastano, il virtussino esiste ma rappresenta quella – larga – fetta di città cara a Porelli quando sentenziava serafico che “a Bologna quando apri una bottiglia di champagne, c’è già uno che dice che sa di tappo”. Sono fatti così, e spiace leggere piroette di chi da dentro lamenta il tifo rompicoglioni e da fuori fa esattamente le stesse cose.

I duri e puri ci sono anche in Virtus, ci mancherebbe. Ti seguiremo ovunque, finché morte non ci separi. Ma sono sempre meno. E finiranno, anche loro, per consunzione o travolti da una realtà impossibile da leggere e interpretare, con gli occhi innamorati di chi ha vinto Euroleghe. Tra il vincere l’Eurolega e ridursi a questa pochezza ci sono molte vie di mezzo da esplorare, e se il popolo virtussino avesse conservato un briciolo del suo orgoglioso snobismo avrebbe già da tempo suonato la grancassa della rivolta. Ma in una città sportivamente tumefatta e insensibile, ci sta tutto. Così, in molti casi, hanno voltato le spalle, trovando altri svaghi, rifuggendo le rotture di balle. Il bolognese benestante si gode quel che ha e cerca di farlo più lontano possibile da clamori e luci della ribalta. In medio stat Virtus, una mediocrità ricca, dove gli imprenditori cittadini sguazzano. Vincere? Primeggiare? Mettersi in gioco nello sport per la città? Non fa per loro, non sono interessati. È così che Bologna è arrivata all’oggi.

Passavano gli anni, con le trovate sempre più pittoresche di Claudio Sabatini a far scopa con i campionati via via più scadenti (piazzamento medio tra il 2006 e il 2016: 10° posto), i numeri impietosi, i giovani del vivaio dispersi come vuoti a perdere, una foresteria costantemente in progettazione, e l’amore scemava. Mentre la Virtus si trasformava nello strumento per i business del padrone e il basket di serie A infilava errori su errori, il legame tra il club e la città si sfilacciava. La catastrofe del 2016 porta quindi la firma della Fondazione, ma la V nera ha cominciato a retrocedere anni fa, nel silenzio degli house organ che narravano di mirabolanti quanto inesistenti progetti baciando natiche. Era già stata declassata nell’appeal, nello stile e nella considerazione, finendo in A2 dopo una stagione avviata con la cacciata del presidente, Villalta, la nomina di un successore fantasma, Bertolini, il lassismo nel (non) prendere decisioni cruciali per condurre la zattera alla salvezza. Giorni fa Claudio Albertini ha finalmente spiegato pubblicamente il suo punto di vista a Walter Fuochi, su Repubblica, ma diversi conti non tornano. Primo fra tutti il rammarico d’essere considerato l’uomo nero, lui come gli altri fondatori, eppure a chi dovrebbero rivolgersi i tifosi per reclamare? E’ la proprietà a doversi fare carico di quell’infilata di errori commessi e a dover spiegare che di 33 soci da diversi miliardi di fatturato totale partecipavano in 6, con proprio Coop a far pentole e coperchi per il club. La gente, che ha fiutato l’aria, sta alla larga: vede la Fondazione come l’assemblea condominiale di Fantozzi, dove anime oneste ma litigiose producono disastri, diffida dalle capacità gestionali dei soci, e s’interroga se mai la Virtus avrà una nuova primavera.

D’altronde, stratagemma antico, la Fondazione ha messo in vendita la Virtus per non venderla. Il club, ostaggio degli accordi col padrone dell’Unipol Arena e della necessità della Fondazione di tenerci un piede dentro, non è appetibile. Ed è questo il motivo che ha finora tenuto alla larga i soggetti interessati.

In soccorso, arriva il derby. Finalmente, atteso sette anni e oggi festeggiato più dai virtussini che da fortitudini, storici cultori della partita che vale una stagione. Sprovvisto dell’evocato salvatore e della speranza di primeggiare, il popolo virtussino ritrova almeno un campo di battaglia dove tentare di imporre la propria supremazia. La città. La tristezza di una deprimente retrocessione verrà spazzata via da un derby vinto, magari tra spalti di nuovo pieni (di paganti). Il derby riaccende le anime, chiama al senso del dovere anche i criticoni più impenitenti, riapre la strada verso una riappropriazione di sentimenti ineludibili se si vuole ancora parlare di futuro. L’attaccamento e l’identità verranno rispolverate dal derby. Ma lo stile e una squadra da amare dovrà essere la società a ricostruirli, se ne è capace.

Derby per poveri, derby di A2, derby minore. Ma pur sempre derby. E’ l’ultimo autobus sul quale salire, dopo aver perso decine di occasioni, per plasmare una Virtus che abbia ancora un senso di esistere. La Fortitudo è stata capace di farlo in due stagioni e si trova, ora, da padrona morale del basket cittadino, in una situazione di enorme vantaggio. L’avvento di un trascinatore come Boniciolli, ha reso possibile un ribaltone inimmaginabile. La Fondazione ha perso l’opportunità di rilanciare il marchio, accettando compromessi con il passato e pagando errori gravi. L’indice di gradimento presso il popolo bianconero è sotto lo zero, d’altronde il più recente cursus honorum tra Sabatini e Fondazione narra di playoff mancati con facilità e più sconfitte che vittorie. La Virtus è ricordata per aver scritto una lettera a Obama, mentre i tifosi, pensate un po’, speravano di alzare qualche coppa. Ma dice bene Roberto Brunamonti sul Corriere: “I tempi della mia Virtus, costruita su un nucleo che si tramandava, sono finiti per tutti. I giocatori bravi ricevono offerte migliori, vanno via, e quella dimensione di Basket City è finita per sempre”.

Il derby no. Resterà nell’immaginario collettivo come un appuntamento speciale, sia in Eurolega o in A2, rappresenterà un’energica novità per i più giovani. Sarà il nuovo recinto nel quale misurarsi, almeno finché qualche imprenditore ambizioso si palesi a corroborare i desideri dei tifosi. Per anni, quando qualcuno osava eccepire che le gestioni non fossero poi così illuminate come si autocelebravano, il padrone di turno replicava “guarda come stanno messi gli altri”. Oggi, è l’ultimo appello. O si cresce, iniziando a lavorare bene sul serio, o si muore. Questo derby sarà per tutti l’ultima squassante iniezione di carburante, fare strada per crescere o estinguersi. D’accordo, alla Fortitudo non accadrà mai perché è immune a quel pericolo. Ma la Virtus deve prendere coscienza di un mostro letale nascosto lungo la strada. Quello stile inconfondibile ne è al tempo stesso tempio e prigione, c’è solo un modo di “essere” Virtus, è difficile, costoso, impegnativo, ma se i dirigenti non sono in grado di sopportarne l’onere non troveranno nessuno a salvarli quando tutto naufragherà. La A2 diventa suggestiva, ma è difficile perché è un terreno sconosciuto dove gli avversari si sono consolidati negli anni. La Virtus ha dichiarato un budget da primi posti, ma bisogna saperlo usare e saperlo immergere in una realtà che mentalmente e dal punto di vista sociale ha poco da condividere con una seconda serie. Va acceso l’orgoglio, a partire dal mercato. Bisogna lavorare bene, avere le physique du rôle e capire in fretta cosa si sta maneggiando, calandosi con umiltà in una situazione complessa. Avranno tutto questo, i nuovi dirigenti? Si può anche urlare “la Virtus ai virtussini” e poi fare il contrario: lasciando evaporare la retorica, è sempre il campo a giudicare la levatura dei protagonisti.

La Virtus ha bisogno di uomini di comando, non di assemblee, ma di uomini veri, capaci di leadership, modelli nei quali la gente possa immedesimarsi. Con peones e topolini, il tifoso bianconero non è mai andato d’accordo. In assenza di furori ideologici tipici della Fortitudo, un vascello fantasma è destinato a restare senza supporto. Pian piano, la gente s’è accorta del bluff. Poi è arrivata anche la retrocessione. Più che di colpe, ora è bene ragionare sui rilanci. “La Virtus va riportata dove merita”: dopo averlo detto, bisogna farlo. Era stato teorizzato un modello, presto abbandonato perché al tavolo dei topolini un accordo che fosse uno non è mai stato trovato. E perché, va detto, la stanza dei bottoni era stata areata solo a parole. Adesso al virtussino perennemente attratto dalle icone, recitando il ruolo tagliato su misura della vedova di questo o quello, va restituita la speranza. La forza, gliela ridà il derby. Questo connubio salverà il club, darà alla proprietà il tempo e il modo di uscire dalle secche, svolgerà il sudario di amarezze nel quale la Virtus tutta è rimasta infagottata per troppi anni, consegnerà nelle mani dei tifosi il motivo e l’ottimismo per andare avanti. Il resto è ancora da scrivere.

 

RADUNO VIRTUS, LE PAROLE DEI PROTAGONISTI

bolognabasket.it - 17/08/2016

 

Dal raduno e primo allenamento bianconero, ecco alcune dichiarazioni dai protagonisti della Virtus 2016/17.

Alberto Bucci: E’ meraviglioso che ci siano tanti tifosi, l’anno scorso ci sono stati in un momento difficile e hanno sofferto come no. Abbiamo un bel passato ma anche un futuro. Ci crediamo e dobbiamo conquistare il pubblico, se tu lotti on mezzo al campo la gente ti perdona tante cose. E abbiamo fatto la squadra anche pensando a questo.
Quando presenteremo la squadra parlerò ai tifosi. Che oggi siano in tanti è stata una sorpresa piacevole.
Venerdì lanceremo la campagna abbonamenti, il cartello che abbiamo fatto tocca, mi ha emozionato, ci saranno tre persone che rappresentano qualcosa per la Virtus. I prezzi? Sono calati, ma non è la cifra… È come andare a mangiare al ristorante, a volte paghi poco ma di notte stai male, invece dobbiamo fare il modo che la gente torni perché ha trovato più di quel che si aspettava.
La squadra totalmente nuova? L’allenatore ci metterà la colla per creare la chimica prima possibile. Poi, ci vorrà più dedizione da parte loro. I ragazzi li vedo bene, sono arrivati con una discreta condizione, è un senso di rispetto nei confronti della società, cercare di arrivare il più preparati possibile, sapendo che sono dieci giocatori che non hanno mai lavorato insieme.
Ramagli? E’ una persona che stimo, io non sono invadente, se avrà bisogno di chiacchierare con me io ci sono, come due allenatori che si confrontano. Ma è una persona di grande cultura e sa cosa vuole e cosa fare.
L’americano che manca? Non abbiamo fretta, prenderemo quello che riterremo essere il giocatore migliore per noi. Cerchiamo di scegliere bene e ci andiamo con cautela. Una guardia, dei nostri play ci fidiamo.

Julio Trovato: Le prime sensazioni sono molto positive, la squadra di questa sera è italianissima, manca Lawson per problemi di visto e la pedina che dobbiamo aggiungere.
Il primo approccio conoscitivo in spogliatoio è stato buono, siamo partiti nel migliore dei modi.
La pedina? I nomi sono tanti, le possibilità sono varie, in realtà in questo momento nessuno ci convince, è per questo che non abbiamo ancora tratto una conclusione definitiva. La caratteristica principale che deve avere è quella di inserirsi nel gruppo, dal punto di vista tecnico deve battere l’uomo e creare per sè e i compagni.
Il primo allenamento è stato per togliere la ruggine, il clima è stato bellissimo ed emozionante, e siamo entrati in palestra tra gli applausi del pubblico. La società ha una grande tradizione, basta vedere sulle pareti della palestra chi ha giocato e allenato qui, è un onore farne parte.
Venerdì la campagna abbonamenti? Spero che possa avvicinare e soddisfare il nostro pubblico. Il ruolo più importante lo svolgerà la squadra. Vedendola all’opera sono certo che questa cosa sarà fatta.

Alessandro Ramagli: Oggi abbiamo messo il primo mattoncino della ricostruzione. La nostra parola chiave dovrà essere “entusiasmo”, perché si viene da un anno dove per mille motivi è il morale è finito in basso, e il modo in cui staremo in campo e la carica che metteremo nel nostro lavoro dovrà essere contagioso per tutti quelli che ci staranno intorno. Oggi qui sono venuti tanti tifosi, quelli fedeli, che hanno la passione che va al di là di tutto. Dobbiamo ringraziarli, sapendo che se metteremo l’anima in ciò che facciamo loro sono già la nostra base, e tanti altri si aggiungeranno e saranno pronti a spingerci nella direzione in cui dobbiamo andare.

 

VIRTUS, PALESTRA PIENA PER LA PRIMA GARA

tratto da corrieredibologna.corriere.it - 27/08/2016

 

Palestra piena all’Arcoveggio, 400 persone per il debutto stagionale della Virtus nello scrimmage contro Cento. La squadra di Alessandro Ramagli è ancora senza i due americani (con il rinforzo del nigeriano Olisemeka in prova), ma il gruppo degli italiani e dei giovani ha subito messo grande energia in campo affrontando l’impegno con il giusto approccio. Alla fine dell’amichevole, grigliata nel parcheggio organizzata dai Forever Boys con incasso per le popolazioni colpite dal terremoto.

IL DERBY DEI POVERI CHE CI ASPETTA

di Walter Fuochi - repubblica.it - 05/09/2016

 

In attesa del doloroso Anno Primo  in cui Bologna non avrà uno straccio di bandiera nel massimo campionato, inedito storico che dovrebbe almeno un po’ raffreddare  i lodatori, sempre e comunque, della reliquia di Basket City, si ritiene che nella prossima A2 la Fortitudo sarà protagonista, con declamate voglie di promozione, e che la Virtus, volando silente su un voluto basso profilo, non sia poi quel concerto di pianti  e stridor di denti che vorrebbe far credere e vorrà almeno infilare  il naso nei playoff.

Si va a tentoni, aspettando che il 2 ottobre scatti la maratona,  a meno di non conoscere tutte  le 32 squadre che, maledicendo  norme inique, si sbatteranno per un’unica promozione. Facendo un giro tra addetti ai lavori, schizzano le quotazioni di Trapani,  Ferentino, Scafati e Casale ad Ovest, con una menzione per la ripartente Siena, mentre ad Est tengono la pole nei pronostici Verona, Treviso, Mantova e le due bolognesi, condannate al più povero  dei loro derby. Si scrive sull’acqua, incrociando dati labili: molte squadre hanno pure preferito  sfidare in amichevole sorelle  del piano superiore, complicando  i raffronti.

Tra chi s’è misurata contro potenze europee c’è la Fortitudo, che dunque non svela sorprese alla  casella delle vittorie, appena inaugurata dal successo su Piombino, regalata  pure la partita d’esordio, già stravinta, ai collegiali di Princeton. Inducendo dal secondo posto  di pochi mesi fa, si conclude che la Effe, rinforzata con due pezzi di A1, Mancinelli e Ruzzier, sia pronta per l’ultimo gradino, al netto del cambio della coppia americana, la stagione scorsa funzionale ma fragile, soprattutto  in Flowers. Dei due che dovranno  quantomeno pareggiare quel fatturato, si dice di Roberts che, benchè non tiratore puro, abbia talenti per l’A1 e variegate capacità realizzative; e di Knox che non sia appariscente, ma possegga  l’intero catalogo del pivot. Per il resto, c’è ancora tutto da capire, tra i fumi sulfurei della bottega Boniciolli: nessun dubbio che l’organico sia più robusto d’un anno fa, ma non è detto che il prodotto finale sia di garantito miglior esito, perchè la sistemazione delle gerarchie, in un ambiente che ha moltiplicato aspettative e ambizioni, potrebbe esser più laboriosa del previsto. La stagione che fino a 40’ dalla fine aveva issato a protagonisti se non eroi, di volta in volta, tutti gli interpreti  farà sì che ognuno reclamerà  spazi per ripetersi: regolare il traffico sarà altrettanto delicato  che ricreare le voglie di difesa stroncante e distribuire le opzioni  offensive. Ma il gruppo è forte e la casa incute notorie soggezioni. Non trovar l’Aquila fra le prime sarebbe una sorpresa.

La Virtus ha inevitabilmente cambiato tutto, come ovvio dopo lo choc della retrocessione, compreso ciò che non avrebbe voluto. Potendo, avrebbe trattenuto Michele  Vitali per farne un vessillo di lunga legislatura, un Brunamonti  da terzo millennio, epoca in cui però converrà scordare quegli usi, in uno sport in cui ridare  ogni estate le carte è un modo per consentire, con la frenetica circolazione di un personale sempre  più modesto, i piccoli margini  di cui saziare chi coi canestri ci campa. Tutta nuova dunque, e costata più di quel che doveva sembrare,  la Virtus ha vinto un torneo  a Cortina che è quantomeno un segnale di buon augurio. Hanno  quotazione alta i due stranieri,  anche se Lawson dovrà fugare il sospetto di giocare per le sue cifre, ha peso il mix di uomini esperti, fra cui Rosselli pare aver personalità per ergersi a leader silenzioso, e imberbi prodotti del vivaio, sempre molto evocato e poco impiegato. La Vu nera fa centro, rigenerando gioco ed entusiasmi, perchè i traguardi restano lontani, se le due anime si fondono. E se le tante di più, fra società e Fondazione, trovano una lingua comune, capace pure di parlare a una platea avvilita, maltrattata e confusa da troppe ultime stagioni senza sorriso.

LA PRESENTAZIONE DELLA VIRTUS 2016/17 E DELLA MAGLIA UFFICIALE

tratto da bolognabasket.it - 28/09/2016

 

Nella cornice storica della Sala Borsa la Virtus 2016/17 si è presentata alla città, e ha svelato la nuova maglia ufficiale griffata Segafredo.
Era presente tutta la società, compresi tanti ragazzi del settore giovanile. Assente invece l’infortunato Klaudio Ndoja.

Ecco le parole degli intervenuti, che sono stati presentati dal presidente Alberto Bucci e da Federica Lodi di Sky.

Matteo Lepore, assessore allo sport – Per noi è un grande onore avere la Virtus in Sala Borsa, qui c’è un pezzo di storia della nostra città e la Virtus è un pezzo di storia della nostra città.
Per misurare la febbre di Basket City bisogna vedere la finale dei Giardini Margherita, finchè ci sono 3000 persone vuol dire che Basket City è viva. I tifosi ci sono, e quest’anno torna anche il derby. Sarò anche alla presentazione della Fortitudo, in questi 5 anni non posso tifare una delle due squadre. Credo che insieme possiamo fare belle cose.

Loredano Vecchi – Non è serata da discorsi da amministratore delegato, lascio la parola a voi.

Julio Trovato – In passato ho partecipato a molti clinic di Alberto Bucci, quando ero allenatore. Per me lavorare in Virtus e di fianco a lui è un’esperienza incredibile, e mi sta facendo crescere tantissimo.
I ritmi di lavoro sono incredibili, pensavo solo per il primo periodo invece è così anche oggi. In ufficio lavoriamo benissimo, c’è una grande armonia e il tempo sembra non passare mai. Poi alla sera arriviamo tutti stanchissimi.
Questa sera mancherà un giocatore, che ha subito un piccolo infortunio. Oggi è il nostro primo momento di difficoltà, cerchiamo di stare tutti vicino alla squadra.

Achille Canna – Ho visto la squadra e mi è piaciuta moltissimo, anche per i gesti di affiatamento che hanno i campo. E l’allenatore, che non conoscevo, ha il comportamento che dovrebbe sempre avere un allenatore, incoraggia tutti i giocatori. Dovremo soffrire un po’: soffriremo, e poi torneremo fuori. Non c’è problema.

Alessandro Ramagli – Questo posto l’ho visto nei filmati d’epoca, e c’ero entrato solo in occasione di una trasferta. E’ un posto pieno di fascino, essere qui è un motivo di grande orgoglio. Quando si fa questo mestiere la responsabilità fa parte del gioco, la cosa più importante è essere se stessi e non scimmiottare nessuno. All’onestà personale si unisce l’onestà professionale, e questo alla fine ti viene riconosciuto nella vittoria e nella sconfitta.
Questa città è bellissima e ti può abbracciare forte, e ha un calore che mi ricorda anche il calore della mia città. E facciamo il nostro grande in bocca al lupo a Klaudio Ndjoa, che è infortunato e non è potuto venire perchè stampellato, dovendo tenere il piede in scarico.
La sensazione è che il livello del campionato si sia innalzato, soprattutto nel nostro girone, ci sono tante piazze storiche e squadre molto forti. Ogni settimana sarà una battaglia. Si può vincere con tutti e perdere con tutti. Ma si potrà restare nelle parti alte della classifica

Poi sono stati presentati il DS Valeriano D’Orta, lo staff tecnico (Cavicchi-Fedrigo-Largo), il preparatore Carlo Voltolini, il medico sociale Giampaolo Amato e i fisioterapisti Nobili e Marzocchi.

Infine i giocatori della prima squadra, per ognuno dei quali coach Ramagli ha fornito una breve presentazione: Danilo Petrovic, Alessandro Pajola, Tommaso Oxilia, Lorenzo Penna, Gabriele Spizzichini, Andrea Michelori (capitano), Kenny Lawson, Marco Spissu, Guido Rosselli e Michael Umeh.

Alberto Bucci – Io mi sono innamorato di questo gruppo, sicuramente farà re-innamorare la gente per quello che forse gli altri non facevano, come buttarsi su un pallone vagante in campo, e questo al di là dei risultati che tutti noi speriamo arrivino.
La massima serie non ha saputo livellare, quando una squadra è troppo forte le altre si indeboliscono. Prima Siena, ora Milano. Questo campionato è molto più competitivo, molte squadre si sono rinforzate all’ultimo momento, spendendo anche soldi che non avevano. Io credo che il nostro campionato sia molto interessante, penso più di quell’altro, ma noi ci accontentiamo del nostro.
Ringrazio chi per anni ha tirato fuori i soldi – senza averli indietro – per il bene della Virtus, ed è la Fondazione. C’è chi dice che potevano fare di più. Ma il Bologna per essere dov’è l’ha dovuto prendere un canadese, la Roma ha un americano e il Milan i cinesi. Non ci sono più i singoli italiani che mettono i soldi, e bisogna ringraziare chi ne ha messi.
Ringrazio chi ha fatto l’abbonamento, e ci ha dato fiducia. Grazie.
Ringrazio chi non l’ha fatto, e magari prenderà un biglietto. Speriamo di conquistarlo.
Ringrazio chi ci ha criticato, perchè ci ha pungolato, e ci sprona a fare meglio.
Ringrazio Segafredo, perchè la Virtus scesa in A2 ha uno sponsor di altissimo livello. E anche l’85% degli sponsor dell’anno scorso che hanno confermato, questo è un segno di fiducia.
A chi dice che la Virtus non è più quella di una volta dico che io avevo dei nonni stupendi e sono orgoglioso di tutta la loro vita, di ogni momento. Se amo la Virtus sono orgoglioso sempre, non solo quando le cose vanno bene. Non accetto chi dice “perdiamo, non mi diverto più”.
Ringrazio i Forever Boys, che all’inizio sono venuti subito e hanno voluto fare una grigliata coi giocatori, erano delusi dall’anno scorso ma sono venuti subito.
Porto un piccolo esempio: il Milan quando è retrocesso ha fatto più abbonamenti dell’anno prima.
Gli abbonamenti troppo cari? No, questo non ha significato. Ci sono differenze minime con le altre squadre, un euro a partita.
Se uno ama la Virtus la ama, tutta intera, come la ama Achille Canna. Se amate la Virtus stateci vicino, questi ragazzi meravigliosi ogni domenica faranno di tutto per mandarvi a casa con un sorriso, e per farvi dire “sono orgoglioso di appartenere alla Virtus”.

Infine, è stata presentata la maglia ufficiale 2016/17, griffata Segafredo, Saclà e prodotta da Macron, sponsor tecnico della Virtus fino al 2020: la versione bianca, quella nera e la sopramaglia. Il logo Virtus è decisamente in bella vista.

 

Presentazione della squadra e delle maglie in Sala Borsa

(foto tratta da www.virtus.it)

I GIOVANI DELLA VU NERA

di Maurizio Roveri - 03/10/2016


Bene, abbastanza bene la Virtus Segafredo che ha sconfitto di 9 punti (72-63) l'Assigeco Piacenza. Con un vantaggio che ha raggiunto anche le 16 lunghezze. Devastante Kenny Lawson (27 punti e 11 rimbalzi), incontrollabile per la pur apprezzabile difesa del team piacentino. Nella domenica della primissima, e strana, "presenza" della mitica vu nera in serie A2... ho apprezzato il futuro di questo team. I suoi giovani. Proprio a un giovane della Virtus Bologna è legata la "curiosità" della giornata inaugurale di questo campionato. Succede che la Virtus Segafredo debba affrontare il debutto orfana di un giocatore esperto e prezioso. Coach Ramagli è privo dell’infortunto Klaudio Ndoya, il solido e combattivo “quattro” di radici albanesi. Tutti pensano che il posto di titolare, per sostituire Ndoya, venga affidato a Guido Rosselli, con l’inserimento di Tommso Oxilia o lo spostamento di Gabriele Spizzichini nel ruolo di ala. Oppure, lo stesso Oxilia (che è un 2,01) a fare da “ala grande”. O ancora, la soluzione Michelori secondo lungo al fianco di Kenny Lawson. E invece… che cosa t’inventa coach Ramagli? Stupisce tutti con una soluzione alla quale nessuno (sono sicuro, nessuno) aveva immaginato. Butta dentro, a sorpresa, nello starting five (sì, nel quintetto di partenza!) un ragazzo del 1999 che viene dal settore giovanile. Danilo Petrovic. E lo spedisce (poichè il ragazzo è reattivo e ha buona fisicità) sulle tracce del temibile Bobby Jones, il giocatore più forte e più pericoloso della Assigeco Piacenza. Petrovic è in missione speciale. Coach Ramagli lo motiva a tal punto che il ragazzo (17 anni) contribuisce in maniera concreta (alternandosi nella marcatura di Jones agli esperti Michelori e Rosselli) a togliere spazi al quotato americano avversario. E così Bobby Jones, prigioniero dentro l’intensa difesa di Bologna, viene fermato a 11 punti e non riesce mai ad entrare nel vivo del gioco. Danilo Petrovic - il giocatore che non t’aspetti in campo nel quintetto di partenza - ha svolto il suo compito difensivo con coraggio, con lodevole applicazione. Molto bello un suo gioco "alto-basso" con Lawson servito millimetricamente. Non ha segnato alcun punto, Danilo Petrovic. Chi invece di punti ne ha segnati e ricorderà per un bel pezzo, forse per sempre, questo vero debutto in prima squadra è Lorenzo Penna. Per il playmaker del 1998, anch’egli prodotto del vivaio virtussino, 10 punti (in 17 minuti), 5 rimbalzi, 2 palle recuperate, 1 assist. E soprattutto tanta disinvoltura, tutta la sfrontatezza di chi non ha paura e vuol giocarsi con entusiasmo l’opportunità che gli viene concessa. Penna ha talento e personalità. E’ destinato a diventare un grande regista.

Umeh festeggia la vittoria di Imola

IMOLA DISTRUTTA DA UNA VIRTUS SONTUOSA

Le Vu nere dominano il derby dal primo all'ultimo minuto, trascinate da Lawson e Umeh.

di Gianluca Dalmonte - www.basketinside.com - 09/10/2016

 

Non c’è storia nell’attesissimo derby tra Andrea Costa Imola e Virtus Bologna, che si porta in vantaggio dalle prime battute e non si volterà più indietro. Fondamentale la prestazione realizzativa di Umeh (21 punti con 5/7 da 3) e il dominio fisico di Lawson (15 punti e 8 rimbalzi). Ottimo anche il supporting cast, nonostante le assenze di Michelori e Ndoja (sostituito in quintetto da Pajola). Imola, al contrario, non entra mai in partita (39% dal campo e 13 palle perse di squadra), con l’assenza di Borra che non può servire da scusa per il 29-44 subito nel conteggio dei rimbalzi.

Evidenti fin dalla palla a due i temi tattici della partita elaborati da coach Ramagli: pressione a tutto campo (e infatti Umeh scippa subito palla a Cohn) e focus offensivo su Lawson, che sblocca la partita con un piazzato dalla media. Risponde Maggioli con un fade-away dei suoi, seguito dalle realizzazioni di Umeh e Norfleet (4-4). Lawson, dimenticando di essere un centro di 208 cm, punisce il pressing avversario con una bomba in transizione, quindi Spissu allunga sul 4-9 con il jumper. Lawson fa la voce grossa sotto canestro e stoppa Ranuzzi, lanciando il contropiede di Pajola. Parziale positivo per Imola (piazzato di Maggioli poi Norfleet per il meno 3), ma la Virtus trova sempre l’uomo libero in attacco, e le mani degli esterni sono caldissime: bomba di Pajola (8-14). La maggiore intensità messa in campo dai ragazzi di Ramagli si vede tutta nella schiacciata di Rosselli in testa a Ranuzzi. Quando Lawson segna in palleggio arresto e tiro, coach Ticchi ferma la partita con un time-out (8-18 dopo 5’30’’). Imola costruisce buoni tiri, ma le polveri sono bagnatissime e la palla semplicemente non entra. Dopo la bimane in transizione di Lawson, Ticchi prova a mescolare le carte: dalla panchina entrano Preti e Prato. Risultato? Rimbalzo offensivo e canestro di Rosselli (8-23). I padroni di casa non ci sono. A un’azione da manuale conclusa da Petrovic, risponde un’altra palla persa dell’Andrea Costa, che poi si sblocca con Ranuzzi, salvo poi subire il pick-and-roll Penna-Oxilia. Il primo quarto si conclude sul punteggio impietoso di 10-27.

Umeh apre il secondo quarto con un’entrata di prepotenza, copiata dall’altra parte da Prato. Il capitano imolese è il più in forma dei suoi, e prima piazza la bomba che riaccende il palazzo, poi si conquista due liberi e li converte per il meno 12 (17-29). Intanto Tassinari sente particolarmente la pressione dell’ex di turno e non riesce ad entrare in partita. L’ennesimo vuoto nel pitturato biancorosso, sfruttato da Oxilia, convince Ticchi a rimandare in campo Maggioli e Ranuzzi. Niente da fare, palla persa e schiacciata in contropiede dello stesso Oxilia. Un mini parziale di 5-3 (Cohn e Umeh i protagonisti) riporta Imola sul 22-37 a 4’ dall’intervallo, ma non ci sono segnali che facciano auspicare una rimonta casalinga, a meno che tali non vogliano considerarsi le due bombe consecutive di Spissu e Umeh. 22-43. Non credo. Il punteggio resta inchiodato per qualche minuto (sbloccato solo da due liberi di Norfleet) con la Virtus che cerca di mettere la partita in ghiaccio. Altra pioggia di bombe targate Umeh e Pajola. Norfleet chiude la prima metà di gioco con un terzo tempo di potenza, ma c’è poco da gioire: all’intervallo la Virtus conduce 26-49.

Imola sembra essere rientrata dagli spogliatoi con un altro atteggiamento: Ranuzzi sblocca subito il tabellone con un arresto di potenza, seguito da una penetrazione sulla linea di fondo di Cohn. Poi in 30’’ schiacciata di Lawson, palla persa da Imola, e bomba di Umeh: 30-54 e l’impressione che Bologna non abbia intenzione di alzare il piede dall’acceleratore. Un buon break biancorosso (Ranuzzi e Norfleet) riporta lo svantaggio sulle 20 lunghezze, ma Spissu non si fa impressionare e va a segno nel pitturato. Time-out Andrea Costa. Imola fa una fatica pazzesca a trovare la via del canestro, mentre è fin troppo facile per Rosselli appoggiare 2 punti comodi su rimessa. Dall’altra parte, bella azione imolese sull’asse americana. Lo stesso Cohn però perde banalmente palla e commette antisportivo per fermare il contropiede avversario; ci pensano Spissu e Lawson a concretizzare (37-62 a metà quarto). Cohn perde un altro pallone e questa volta resta a guardare il play sardo che appoggia 2 comodi. Imola trova un po’ di continuità offensiva con Ranuzzi, Hassan (da 3) e Maggioli, ma in difesa non riesce a contenere gli assalti bolognesi, che portano la firma di Spizzichini e Rosselli (bomba anche per lui). 44-69 a 2’ dalla fine. Preti non può nulla contro Lawson (si sente l’assenza di Borra), che pasteggia in mezzo all’area (rimbalzo offensivo e 2 punti). Si entra nell’ultimo quarto sul 44-71.

L’ultima frazione si apre nel segno di Patricio Prato, che in 2 minuti piazza due triple e regala a Norfleet l’assist per il meno 20 (52-72). Si sblocca anche Tassinari e, sul suo arresto e tiro, Preti subisce fallo a rimbalzo, regalando un extra possesso a Imola, non sfruttato però. Spissu realizza dalla lunetta, ma Tassinari ha preso fiducia: prima segna dai 6,75, poi propizia il recupero difensivo. Imola non molla, ma, dopo la schiacciata solitaria di Oxilia per il 57-76 virtussino, diventa chiaro che solo un miracolo potrebbe ricoprire il gap con 5’ rimasti da giocare. Tassinari mette in mostra tutto il suo talento con una tripla dal palleggio alla maniera di Steph Curry, ma poco dopo Ticchi decide di alzare definitivamente bandiera bianca, buttando nella mischia gli under Cai e Pelliconi. Entrambe le squadre allentano la tensione negli ultimi 2 minuti, allora Norfleet, Umeh, Maggioli e Ranuzzi ne approfittano per rimpinguare il bottino personale. Ma la sostanza non cambia: la Virtus stravince 67-85 una partita dominata dal primo all’ultimo minuto.

 

Panchina Virtus in festa nella gara casalinga con Treviso

LAWSON TRASCINA LA VIRTUS: TREVISO KO E SECONDO POSTO IN CLASSIFICA

Le Vu nere conquistano il primo big match: un esame di maturità superato

di Walter Fuochi - www.repubblica.it - 16/11/2016

 

Kenny Lawson segna, difende, stoppa e alza la voce, sopra amici e nemici, zittisce chi dubitava che, sotto levigate vesti tecniche, ci fossero batterie scadenti per fare la guerra, ed è lui, con 22 punti da 8/13 e 7 rimbalzi, a trainare la Virtus che, in tutto, denuda le voglie opache di Treviso nel primo big match del suo campionato. Si chiedeva, alla classica del tempo che fu, di fare da esame di maturità, o da test di ammissione fra le big del torneo, per una Virtus fin qui ancora avvolta fra nebbie e diffidenze. L’esame è stato superato a buoni voti, in una di quelle partite senza goleade facili che danno la cifra delle squadre temprate per resistere. La Segafredo l’ha vinta in difesa, impedendo a Treviso qualsiasi giocata facile, causandole uno scialo assassino di palle perse (19). E poiché a sua volta Treviso non difendeva col piumino, ma negando spazi e corridoi, se l’è presa con una serie di fiammate offensive che, di fronte, non riuscivano ad avere.

E’ stato vistoso soprattutto lo scarto tra le coppie di stranieri (Perry in gol solo a babbo morto), dopodichè, a punteggio basso, chi ha una soingarda da 22 punti butta nella battaglia tanto fuoco indigesto. Accanto a Lawson, è stato prezioso Umeh (5/14), a scardinare in avvio il fortino altrui, è stato leonino Michelori a dominare dentro entrambe le aree con l’antico mestieraccio, è stato prezioso Penna in regia. Poi, ampiamente impiegati pure loro, nell’esame di maturità, tutti i ragazzini hanno risposto bene: Oxilia (3/5) con la faccia dura e tosta che gli si vorrebbe vedere sempre. Di là, un cozzare cieco: Moretti (4/11) s’è perso insieme al tempo che passava, comunque da migliore dei suoi. Uno al secondo posto è dura scovarlo. Virtus seconda in classifica, infine, dietro Roseto, pari a Treviso e davanti alla Fortitudo. Anche il raccolto, nella serata di gloria, ha il suo bel peso.
 
Cronaca. Il primo quarto è degli inappetenti, di qua e di là nessuno fa mai gol. La Virtus cerca dapprima Lawson e poi si spacca il braccio da tre (1/8), Treviso difende forte, ma ammucchia, in 10’, 7 palle perse. La muraglia veneta viene un po’ scalfita da Lawson, ma è in avvio di seconda frazione che il primo brillio bianconero si giova della balistica pesante: 20-12, con doppietta da lontano di Umeh, e poi, sulla tabellata fortunosa di Ancellotti, le triple anche di Penna e Rosselli. 26-18. Il tiro che entra vale la fuga, ma anche la difesa di Ramagli è di qualità eccellente. Treviso in attacco si riduce al solo Moretti, pur delizioso, la Virtus regge ma non allunga, quando ha tutto l’asilo d’infanzia in campo, e nessuno dei due mori. Torna Umeh per un ultimo minuto di fuoco, timbrato dalla schiacciata alla sirena, in contropiede, di Oxilia. 34-21, Treviso esala a fatica un punto al minuto, ha due americani da 3 punti in due, ha perso 12 palloni e subìto a rimbalzo (17 a 20). Se sono i migliori, fin qui non si è visto. La Virtus è tosta dietro e pensante davanti . Non usa bene tutti i suoi palloni (13 su 34 al tiro), ma i tanti che gioca di più se li merita, per come li morde dietro.
 
Ripresa. Si riparte coi digiuni: quasi 3’ per il primo gol della Virtus, la De’ Longhi non fa meglio e allora riparte la Vu. Tripla di Umeh, gol di Lawson, schiacciata dopo furto di Rosselli. 43-25 dopo 6’, col solito rosario di palle perse ospiti. E la solita media da un punto al minuto che un po’ si schioda in chiusura di frazione. 46-34 all’ultimo riposo, del +18 resta alla Segafredo un +12. Inquietano un po’ i 12 punti infilati nei 10’. E infatti, in avvio d’ultimo giro, le difficoltà in attacco zavorrano una Virtus che rende giocabile la partita di Treviso. A una sola tripla di Oxilia in 3’ replicano in tanti: l’attivo s’asciuga a +6 (49-43). La tripla di Lawson è acqua nel deserto (dove però vaga anche Treviso). Due liberi di Michelori: +11. Due di Rosselli: +13. Il primo cesto di Perry, da tre ai 24”, riapre l’ultimo spiraglio per Pillastrini: -10. E’ +10 Virtus quando Lawson, a 2’, stoppa Perry. Poi, di là, fa la tripla. Game over.

LA VIRTUS STRONCA ANCHE TRIESTE E TORNA PRIMA IN CLASSIFICA

Sempre al comando la Segafredo (76-63), dopo un 18-0 letale nel secondo quarto. Rosselli e Lawson i migliori. Sesta vittoria di fila. L'Alma si ferma a cinque.

di Walter Fuochi - www.republica.it - 07/12/2016

 

La birra c'è. L'aveva promesso, Ramagli, e adesso può mettersi il grembiulone da mastro del luppolo. Ce n'è, di birra, per mettersi a spillare boccali all'Oktoberfest. In una partita non bella, più combattuta che carezzata, la sua bella e ruvida Virtus si mette in tasca la sesta vittoria di fila e ferma la serie di Trieste, che era data in gran forma, a cinque. La stronca con la difesa, per tutto l'arco dei 40 minuti, e pazienza se paga un conto salato, in palle perse (18), alla retroaguardia altrettanto arcigna dei giuliani (e pure a qualche propria sventatezza). Ma la gara non è mai in bilico, spaccata dal 18-0 nel secondo quarto che lascia Trieste senza fiato. Nella ripresa ci sono un paio di tentativi di rimonta: l'Alma però non si schioda mai dalla doppia cifra di distacco. Male entrame nel tiro da tre (3/18 e 3/20, fate voi), la differenza la fanno i rimbalzi, stradominati dalla Virtus, grazie anche a prolungati assetti a zona, e le percussioni, tanto che, andando a segno un po' con tutti, la Vu non ha neppure bisogno di prodigi balistici dai soliti mori. Lawson sboccia nella ripresa, ma è sovrano soprattutto a rimbalzo (13), Umeh aggiunge il poco che serve (5/12). Il migliore è Rosselli (5/9, 8/9 liberi, 9 rimbalzi, 4 assist), che fa pure larghi tratti di regia. Di fronte, a babbo morto, fa bottino Cittadini, spazzato però via, come tutti, sotto i tabelloni.

Primo quarto. La Virtus vuole correre e parte forte: 10-4, rubando e sprintando. La Ramagli band cambia con profitto la difesa, zona e uomo, ma paga le frenesie davanti, con 5 palle perse nei primi 8', e Trieste ribalta: +1 al primo pitstop, con gol di Green alla sirena. L'equilibrio pare propagarsi al secondo quarto (25-25), con gli antichi Pecile e Cittadini che pesano più dei ragazzini: o pesano come, di là, Michelori e Rosselli, che spaccano invece tutto col primo minibreak bianconero: 32-25 al 16', che Penna arrotonda con la prima tripla della casa: +10. La zone press allungata dà altri frutti, Trieste sfidata a tirare non la mette mai e la Segafredo scava un fossato largo con un 18-0 pieno di delizie. Difesa rapace, appunto, monopolio a rimbalzo, volate in contropiede. Può perfino prescindere dai gol dei mori, in serata normale: 13 punti in due a metà, uno in meno del solo Rosselli, cui manca solo di pulire il parquet. Tutti a segno i 9 entrati. Di là, 7 punti in 10'.

Ripresa. Trieste si aggrappa alla difesa, non banale, per riprovarci. Sporca palloni altrui, tocca un -12, ma un gigantesco Lawson, rimbalzi e canestri, la ricaccia a -16. L'Alma aziona il contropiede sulle forzature altrui, ma all'ultimo riposino sosta sul -15. 
Quarto finale. Salta una luce, torna subito. Non tornano più troppo lucide le duellanti. che molto sbagliano entrambe. L'Alma riappare a -12, Umeh con una tabellata la spinge a -17 a 6'. Ma chissà se stanca o chissà se convinta che la pratica sia già chiusa, la Segafredo rivede il calo di tensione di Recanati. 64-53 a 4', con palle perse letali, ma Trieste che continua a perdonare. La Virtus gira a un punto al minuto, finchè Rosselli va a schiacciare il +13. Fatta.

ITALIA TERZA AGLI EUROPEI CON OXILIA, PENNA E PAJOLA

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

L'Italia conquista il terzo posto agli Europei under 18 di Samsun in Turchia. Dopo aver vinto il girone a punteggio pieno, battendo Svezia, Croazia e Spagna, nei quarti gli azzurri hanno sconfitto la Finlandia. Sconfitti in semifinale dalla Francia, gli italiani hanno vinto la finalina contro la Germania, conquistando così il terzo posto. Ecco i punteggi dei giocatori della Virtus nelle tre gare.

Italia Svezia     75-56              Oxilia 10 - Penna 8 - Pajola 2

Croazia - Italia 78-84               Oxilia 14 - Penna 7 - Pajola 5

Spagna - Italia 62-68               Oxilia 15 - Penna 9 - Pajola

Italia - Finlandia 71-66             Oxilia 3 - Penna 11 - Pajola 4

Francia - Italia 72-62               Oxilia 12 - Penna 9 - Pajola

Italia - Germania  74-68          Oxilia 9 - Penna 6 - Pajola

VIRTUS-FORTITUDO, INCANTI E SVENTATEZZE

di Walter Fuochi - repubblica.it - 07/01/2017

 

Degno in tutto degli illustri predecessori, trama ed epilogo, eroi aureolati e mancati, ambiente e passione, il derby numero 104, primo della storia in A2, ha promosso la Virtus, ma non bocciato la Fortitudo. Spento lo tsunami emotivo, si faranno a primavera i giochi veri, cui entrambe si sono mostrate attrezzate a competere. Ribaltata la prospettiva, la stracittadina è già all’indomani un punto di partenza, non d’arrivo. Quel che resta del giorno (o della notte) prevale ora su pensieri ed umori.
Riordinando dunque le trafelate cronache notturne, ed incollando i cocci di una cornice che sconta al solito eccessi esagitati, s’è vista una partita avvincente, intensa, anche ben giocata e discretamente arbitrata, una volta sciolti i nodi dell’orrido primo quarto, che minacciava una proiezione di 40-44 come risultato finale. Meglio la Virtus nella prima metà, meglio la Fortitudo nella seconda, e che al 40’ fosse finita pari non è una citazione del “divino Ettore” (dal vangelo secondo Matteo), ma del referto di gara. La lotteria del supplementare ha tradito tanti (in testa i play: palle perse di Spissu, Ruzzier, Candi), ma non tutti. Umeh, 9 punti degli 11 bianconeri, e Rosselli per nulla.
La Fortitudo l’ha persa riperdendo palle e pallacce (10 nel primo tempo, 2 nel secondo, 5 nell’overtime): è stato quello il suo vizio capitale. Nei 5’ di giustizia sommaria che ha separato buoni e cattivi, la Effe ha sbagliato molto, ma la Vu poco meno, se riavvolgendo il nastro si ritrovano sette palloni ognuno dei quali poteva invertire vincitori e vinti, tormento ed estasi. Umeh segna il gol-partita da tre a 1’11”: 87-85, non verrà più sorpassato (viceversa, avrebbe vinto Italiano, 85-84 a 2’). Dopo il nigeriano, in sequenza, nel minuto finale sbagliano tutti: sfonda Candi, la perde Spissu, manca un libero Knox, sputa su un assist Lawson, stecca la tripla Ruzzier, fa passi Umeh e palo Montano a 2”. Già al 40’, dopo il 76 pari a 44” di Lawson, gli errori erano stati quattro, due per parte (Candi, Spissu, Italiano, Umeh). Un censimento di più sventatezze che prodezze, tanto per pesare qualche residua e corposa distanza fra ieri e oggi.
Dopodichè, 43 punti a 3 degli stranieri, lo scarto è immane e la lettura ovvia, benchè Lawson sia stato il più pallido dei vincitori (Knox, semplicemente, il peggiore in campo). Sostiene Boniciolli che gli manchi una prima punta, verrà Legion o chi per lui, ma andrà innestato in un contesto che non è mancato, l’altra sera, in attacco, dal magnifico Montano a Ruzzier a Italiano. Il pallone resta sempre uno solo e le squadre non sono sempre aggiunte di addendi: serve talvolta anche il levare. L’Aquila esce battuta, ma avendo temuto di potersi fracassare, sulla scogliera del derby, quasi sollevata. Ha perso strada altrove, seminando in provincia prove immonde, ma non giova ridirselo ogni volta, e da corsa rimane: l’impianto difensivo venerdì ha dato fede, specie isolando Lawson, la reazione a un inizio spaventoso pure. E’ viva, benchè piegata da un evento di forte presa umorale, mancati pure due match ball allo scadere (40’ Italiano, 45’ Montano).
La Virtus è stata più solida che brillante, ristretta in organico ai veterani cui Ramagli ha preferito dar scena per un match così delicato (e allora, poco Penna, meno Oxilia, zero Pajola). Viaggia tuttora con un dopo-Ndoja da decifrare e sfiora la minaccia quotidiana di trovarsi a un solo incidente serio dalla fine di tutti i sogni. Nel derby ha subito tirato male dall’arco (2/14 al tè), ma l’ha poi fatto bene (7/13 il resto). Vincere soffrendo, dopo averlo fatto spesso dominando, le darà ulteriore autostima. Intanto, il primato con due partite in meno è un piatto ricco perfino impssibile da sognare, pochi mesi fa.

 

DERBY, UMEH: "MAI VISTA UNA PARTITA COSÌ. CLIMA E INTENSITÀ SENZA PARAGONI"

L'uomo decisivo: "Mi parlavano del'98 da sei mesi, giornata che passa alla storia"

tratto da corrieredibologna.corriere.it - 07/01/2017

 

«Ragazzi che partita. Che ambiente. Che energia. Me l’avevano detto ma non ci credevo. Fantastico». Michael Umeh è l’ultimo a uscire, si sistema con calma l’orecchino seduto nello spogliatoio ormai vuoto e tranquillo.

Qualche minuto prima, attraverso la porta chiusa, si sentiva distintamente tutta la squadra urlare «chi non salta è Fortitudo» come nelle grandi, grandissime occasioni. Il derby di A2 non l’ha vinto il primo che passa, ma uno che ha giocato da poco un’Olimpiade e vinto un oro ai Campionati Africani del 2015: dei 24 giocatori quello con il pedigree internazionale più prestigioso. «Non posso fare confronti. L’Olimpiade, il titolo con la Nigeria, sono una cosa completamente diversa, troppo importante per la mia carriera. Parlo di basket di club, sono professionista da dieci anni, ho girato il mondo, ma un rivalità così, un’intensità così, per una partita di regular season è una cosa pazzesca. No, non mi era mai capitato, mi aspettavo qualcosa del genere ma non così. Sì, lo metto al primo posto della mia carriera, mai vissuto una vittoria del genere. È abbastanza assurdo ma è così».

Canestro e fallo col primo pallone del supplementare. Il derby forse l’ha vinto lì: aveva sbagliato l’ultimo pallone dei regolamentari, ma è andato dentro a segnare e prendere fallo da Knox, spedendolo nelle fauci di Boniciolli, inferocito col suo centro. Oppure l’ha vinto con la tripla dell’82 pari, a rispondere a quella di Candi in un momento in cui l’inerzia stava per l’ennesima volta girando verso la Effe. O forse l’ha vinta con la seconda tripla dell’overtime, 87-85. Insomma l’ha vinta tre volte. «La partita ha cambiato padrone moltissime volte. Impossibile dire quale azione l’ha deciso, ce ne sono state troppe. Io me ne ricordo anche un paio di Spizzichini, un canestro nei regolamentari e una difesa nell’overtime ».

Umeh però ci ha messo 9 punti nel supplementare dei suoi 29, in 39 minuti in campo, 5/11 da due, 5/10 da tre, 4/5 ai liberi. L’mvp del #104 è il nigeriano di Houston, non si discute. «Di questo derby ho sentito parlare per mesi. I tifosi, il coach, i ragazzi, tutti lo volevano vincere. Mi hanno tanto parlato di questa sfida dal primo giorno in cui ho messo piede a Bologna, quella del ‘98 l’avrò sentita nominare mille volte. Non so questa vittoria a che punto si piazzi, nella storia del derby. Credo comunque molto in alto».

 

VIRTUS, QUADERNI PIACENTINI

di Walter Fuochi - repubblica.it - 10/01/2017

 

Di tutte le Virtus trascritte lunedì sera sui quaderni piacentini, catalogo assortito di orrori, sfinimenti e bellezze, resterà impressa quella tenuta per l'ultima pagina, col premio vinto alla lotteria del supplementare. Il secondo in quattro giorni, per una squadra bella e fortunata. Anzi, pure più fortunata che bella, almeno prima del 19-4 che, spalancato da cinque triple filate, ha srotolato il red carpet in un'arena scomoda, laddove, per dire, la Fortitudo era stramazzata un mese prima, in quell'uscita indecente che spense la favella perfino a Don Matteo,
Una pagina per quarto, il quaderno reca dunque il distratto nulla di quella iniziale (13-11, 10 palle perse), gli svolazzi del solo Spissu a salvare la seconda (35-33, 11 punti del tamburino sardo) e quelli del solo Lawson, fin lì spettatore non pagante, a tener viva la terza (59-56, 14 del moro alto). La quarta doveva infine contenere la giusta canonizzazione di Infante, pirata d'altri tempi capace di estrarre dall'antico arsenale tiri da obice e percussioni da ariete, andando così oltre l'assenza letale di Bobby Jones e i crampi dell'essenziale Kenny Hasbrouck, quando Umeh, l'altro illustre portoghese della serata, ha sparato a 10" dal gong la tripla del pari, con colpevoli complicità locali nell'omettere il fallo tattico. All'overtime, poi, solo Virtus. Tanta, troppa Virtus, issata così al decimo successo di fila, alla testa della classifica, a una candidatura ormai seria per la volata che ne spingerà in A1 una sola su trentadue.
Vistosamente svuotata dal derby, la Segafredo ha intascato pure questa partita vissuta sempre di rincorsa, ancora indietro a -8 a 5' dalla fine, giustamente soggiogata. Di nuovo, si e però rifiutata di schiattare, ritrovando un porto protetto nella zona e, in attacco, lanciando in aria sei petardoni abbaglianti: quello di Umeh al 40', poi in fila, senza un solo errore, Umeh, Lawson, Spissu, Spizzichini e ancora Lawson, a stracciare le pagine macchiate riempite fin lì e a consegnare un compito da larga sufficienza.
I voti, appunto, alla fine: 8 Spissu e Spizzichini, che giocavano già bene quando tutti affogavano, 7.5 Lawson, 6.5 Umeh e Rosselli (non è mai troppo tardi, sigla per entrambi). Tre 5.5 a Oxilia, Petrovic e Penna, idem Michelori, il più prosciugato dal derby assassino. Domenica, in casa, piccolo derby contro Imola e i suoi ex di altri tempi. Ticchi, Prato, Maggioli...

 

I RAGAZZI IRRESISTIBILI

tratto da www.virtus.it - 16/01/2017

 

Ultimo minuto di Virtus Segafredo-Andrea Costa. In campo Alessandro Ranocchi, Lorenzo Penna, Alessandro Pajola, Tommaso Oxilia, Danilo Petrovic. In cinque, 89 anni. Un bel record, una V nera Under 20 che gioca senza timori reverenziali una partita di Serie A2. Ranocchi è rimasto in campo poco meno di due minuti, ma intensi ed emozionanti per quello che è stato il debutto in campionato (“porterà le paste”, ha assicurato coach Ramagli a fine partita. Oxilia è rimasto sul parquet per 23 minuti, 22 a testa per Penna e Pajola, e Danilo Petrovic ne ha messi insieme 10.

Tutti intensi, tutti convincenti, tutti perfettamente dentro la partita. E d’accordo, è stata una gara alla fine vinta con sicurezza, ma nel momento della palla a due, ha ricordato sempre il coach, nulla è scontato.
Nella risposta della squadra intera, fatta di stabilità ed equilibrio, spiccano i 79 minuti di cinque facce toste che insieme non mettono insieme novant’anni. Il futuro è adesso, a casa Virtus.

 

ALBERTO BUCCI: NON SIAMO PREOCCUPATI, NON CAMBIAMO IL NOSTRO PROGETTO PER UN OBIETTIVO NON CERTO. NDOJA SARÀ IL NOSTRO ACQUISTO

tratto da bolognabasket.it - 03/02/2017

 

 

Il presidente della Virtus Alberto Bucci è stato intervistato dal Resto del Carlino.
Ecco le sue parole: Gli amici si vedono nel momento del bisogno. Stiamo attraversando un momento non facile, veniamo da due sconfitte consecutive e adesso ci serve il calore dei nostri tifosi.

Oggi parlerà alla squadra? No, farlo significherebbe dimostrare che siamo preoccupati, e invece noi non lo siamo. Sappiamo che mentre i nostri ragazzi giocavano gli Europei under 18, i nostri avversari si allenavano e disputavano le loro gare. E’ normale che Ravenna sia più avanti di noi, e se a questo si aggiunge che abbiamo anche tanti infortuni, ecco spiegata la prestazione di mercoledì sera. Ci vuole pazienza, e la squadra tornerà ad esprimersi ai suoi livelli.

Teme un calo di entusiasmo? No. Noi siamo stati chiari fin dal principio, volevamo dare un’opportunità ai nostri giovani per vedere che cosa ci sarebbe servito per essere promossi nella prossima stagione. Lo stiamo facendo, anche a Ravenna Pajola ha giocato 23′, e questo ci consente di sapere quali carte ci possiamo giocare nei playoff. Se già quest’anno ci fosse la possibilità di salire non vedo perchè non provarci, però non cambiamo il nostro progetto per un obiettivo che non è certo. La squadra è stata costruita con questo intento e vogliamo arrivare fino in fondo così.

Quindi il prossimo ingresso di Segafredo in società non ha alzato l’asticella? Assolutamente, il presidente Massimo Zanetti è un uomo di sport e sa benissimo che la casa si costruisce dalle fondamenta. In questi mesi è stato tra coloro che hanno avuto maggiore un occhio di riguardo maggiore per Oxilia, Pajola, Penna e Petrovic. Il suo ingresso ha portato nuove emozioni e tanto entusiasmo ad un progetto in cui ha creduto fin dal principio.

L’impressione è che – con Rosselli che tira il fiato – alla squadra manchi un capobranco, senza Ndoja. Condivide? Klaudio sarà il nostro nuovo acquisto. Non lo sappiamo mai avuto ma sappiamo quanto vale. Le notizie che ci arrivano sono buone, sta iniziando a correre e presto sarà con noi. La sua è una presenza importante per i ragazzi. Ha giocato il derby pur avendo dolore alla caviglia, è andato in trasferta con loro quando poteva stare con la sua famiglia, si è cambiato con loro, ha parlato con loro dando consigli. Un vero esempio per tutti.

Undici mesi alla presidenza Virtus, che realtà ha ritrovato? L’esperienza è diversa perchè prima ero allenatore e ora sono presidente. C’è la volontà di percorrere strade nuove per tornare a successi paragonabili a quelli di un tempo, anche allora si cominciò dalle fondamenta per arrivare a costruire una casa sia bella che solida.

 

L'INAUGURAZIONE DEL VIRTUS POINT

tratto da bolognabasket.it - 04/02/2017

 

Il nuovo Virtus Point di via del Borgo di San Pietro è stato inaugurato oggi pomeriggio. Prima, hanno parlato il presidente Alberto Bucci e la titolare Francesca Cinti.

Ecco le loro parole.

Alberto Bucci – Sono contento che abbiamo il Virtus Point, è una delle tappe importanti perchè la Virtus sia sempre più dentro la città. L’anno prossimo avremo cose nuove su cui stiamo lavorando adesso, siamo una società con tantissime persone che collaborano. Da una ricerca è stato valutato che ci sono 380mila persone che seguono la Virtus, in Emilia-Romagna ma anche in tutta Italia, siamo un brand molto conosciuto e bisogna sfruttarlo, questa gente non può rimanere lontano. Il contatto ora c’è, perchè c’è Internet e tutte le possibilità di interloquire per i nostri tifosi. Come la nostra squadra stiamo lavorando per crescere, il nostro progetto è quello che vogliamo, i nostri giovani – che ci hanno portato fin qui – vogliamo che giochino. Siamo primi, e vorrei sapere chi l’avrebbe detto a inizio campionato. E’ una squadra giovane perchè quando andremo in A1 non vogliamo più lottare per non retrocedere. Non cambiamo le nostre idee, si continua, perchè una grande squadra nasce da una grande società. La Virtus si spanderà tantissimo, stiamo lavorando per questo. Tutti lavorano perchè la Virtus abbia un panorama sempre più grande. E ai nostri ragazzi diamo la possibilità di fare e di sbagliare, siamo l’unica squadra che ha 4 ragazzi che giocano dagli 8 ai 15 minuti. Siamo contenti di averli e di farli giocare. Hanno bisogno di fare bene e di sbagliare, perchè se sbagliano possono migliorare, la loro crescita passa da qui.
Il Virtus Point per noi è importante, è una piccola pietra. Io conoscevo il papà di Francesca, quando mi ha chiamato sono stato ben felice – con tutta la società – di dire sì. E’ un altro passo per entrare dentro la città, senza togliere niente a nessuno. E vorrei che il materiale i tifosi se lo mettano addosso a palazzo, vorremmo un palazzo tutto bianco e nero come avviene altrove nel calcio. Un palazzo tutto bianconero fa un effetto particolare.
La coppa Italia potrà essere un test in chiave playoff? Tre partite consecutive abituano a cancellare la partita precedente per andare in quella dopo. Dopo che hai giocato – se vinci e vai avanti – devi essere bravo a resettare tutto e non pensare alla stanchezza. In questo credo che sarà un’esperienza interessante, perchè nei playoff devi essere bravo a resettare dopo ogni partita.

Francesca Cinti – Il desiderio c’è sempre stato, io ho lavorato al Virtus Point di via Lame. Ho avuto il piacere di conoscere di persona Alberto e gli ho parlato di questo mio sogno, lui ne ha parlato in Virtus e la risposta è stata positiva. Sono contenta perchè è giusto che la Virtus abbia un punto dedicato a lei come abbigliamento e oggettistica.
Abbiamo un po’ di tutto, dall’abbigliamento ufficiale, le canotte, soprammaglie e “braghini”; le maglie da allenamento, poi abbiamo fatto una linea femminile a tematica rosa. Speriamo di avere la possibilità anche per i biglietti. E ci siamo messi d’accordo per avere ogni mese un giocatore in negozio per fare “l’incontro col campione”.
Vedo, anche su Facebook, che c’era questo desiderio da parte di molti. Questo tipo di prodotto mancava. Domani siamo aperti dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.
Per ogni acquisto che si effettuerà oggi, domani, lunedì o martedì si potrà comprare sia qua da noi, sia in sede, sia alla Unipol Arena, un biglietto per la partita con Ferrara con delle riduzioni: 2 euro per la gradinata, 5 per i distinti, 10 per le tribune. Chi ha intenzione di prendere il biglietto lo dica, perchè bisogna fare un timbro dietro allo scontrino.
Una maglia per le finali di Coppa Italia? Ancora non c’è niente di fatto, ma ci stiamo lavorando, è una buona idea.
Il Virtus Point diventerà anche un luogo per acquistare i biglietti? L’idea c’è, ci sono dei passaggi burocratici da fare, ci stiamo lavorando.

Al presidente Bucci è stata poi regalata la canotta ufficiale col numero 1.

 

 

Tutta la squadra davanti alla torta per festeggiare l'inaugurazione del Virtus Point

 

 

VIRTUS POINT, UN SUCCESSO: UN MIGLIAIO DI APPASSIONATI ALL’INAUGURAZIONE

Partenza lanciatissima per il Virtus Point, lo store bianconero che rinasce dopo oltre un decennio, grazie alla forza di volontà e alla capacità di realizzare i sogni di Francesca Cinti, tifosa bianconera da sempre. E folla delle grandi occasioni all’inaugurazione: più di trecento persone davanti alle vetrine di via Borgo di San Pietro 52/c già alle 16, orario previsto per l’apertura, e un ricambio continuo, col picco raggiunto all’arrivo della prima squadra, direttamente dalla palestra Porelli a fine allenamento. A fine giornata, dal nuovo store è già passato quasi un migliaio di persone.
“Un momento importante per la nostra società”, commenta il presidente Alberto Bucci. “Un mattone che abbiamo messo, grazie allo spirito positivo di Francesca, e che ci aiuterà a portare il marchio virtus, la squadra, la Virtus sempre più a contatto con la città e con la gente. Entrare nel tessuto cittadino è importante, vogliamo raggiungere i giovani e coltivarne la passione, anche grazie a iniziative come questa. E ad altre che stiamo progettando, e che poco alla volta, quando saranno definite, renderemo pubbliche. Intanto, godiamoci questo nuovo “posto del cuore” dedicato alla nostra gente. Ai virtussini”.
“Ho coronato un sogno”, spiega sorridendo Francesca Cinti, “e devo dire grazie ad Alberto, che conosceva bene il mio papà e appena gli ho proposto questo progetto mi ha aiutata, insieme al management di Virtus Pallacanestro, a realizzarlo. Ora spero che i tifosi condividano questa passione, e sentano questo luogo come loro. Abbiamo in programma tante iniziative: una volta al mese, in accordo con la società, un giocatore della prima squadra verrà a trovarci e si intratterrà con i tifosi. E in progetto abbiamo tante nuove iniziative”.
La prima è già attiva: chiunque faccia un acquisto al Point tra oggi e martedì, potrà comprare un biglietto di Virtus Segafredo-Bondi Ferrara, in programma proprio martedì 7 alle 21 alla Unipol Arena, a prezzo agevolato. Un tagliando di gradinata a 2 euro, uno per i distinti a 5, una tribuna a 10. Domani, domenica 5, il Virtus Point sarà regolarmente aperto dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.

 

COME CAMBIA LA VIRTUS CON L’ARRIVO DI BRUTTINI

 

Dopo un tira e molla durato qualche giorno, ieri finalmente la situazione si è sbloccata e Davide Bruttini ha rescisso il contratto in essere con Brescia, e oggi diventerà ufficialmente un giocatore della Virtus.

Bruttini – che compirà 30 anni il prossimo 18 febbraio – è un veterano della seconda serie italiana. Dopo un breve passaggio in Fortitudo una decina d’anni fa, ha infatti giocato a Castelletto Ticino, Capo D’Orlando, Brindisi, Imola, Veroli, Casale, Forlì, Torino e Brescia. Si tratta del classico giocatore “di categoria”, importante in A2 ma che non ha mai trovato spazio in serie A, nemmeno quest’anno. Per la categoria comunque è un giocatore esperto e vincente, che vanta due promozioni consecutive nelle ultime due stagioni, con le maglie di Torino e Brescia.

Alla Virtus Bruttini arriva per sostituire Klaudio Ndoja, in attesa che il lungo albanese si riprenda dall’ormai cronico infortunio alla caviglia, i cui tempi di recupero sono sempre incerti. Rispetto a Ndoja – però – Bruttini è un giocatore diverso, molto più interno. In serie A2 può giocare sia centro che ala forte, ma ha un raggio di tiro molto più limitato, e da tre non ci prova praticamente mai. I suoi punti forti sono il gioco spalle a canestro e la difesa. E’ quindi facile immaginare che – nel caso di accoppiata con Kenny Lawson – sarà l’americano a giocare da numero quattro, e Bruttini starà sotto canestro. Il suo acquisto quindi potrebbe portare a una revisione al ribasso dei minuti di capitan Michelori, mentre capiterà ancora che Rosselli giochi da numero quattro, in alcune situazioni. La cosa più importante – in ogni caso – è che la Virtus aggiunge un giocatore valido alla sua rotazione, cosa che sarà di grande aiuto in partita e in allenamento, e consentirà ai giocatori bianconeri di tirare un po’ il fiato, e non essere più costretti a fare gli straordinari, cosa che capita da inizio stagione, e che negli ultimi tempi sta iniziando a far pagare il suo prezzo in termini di stanchezza e piccoli infortuni. Inoltre si tratta di un giocatore che sa cosa vuol dire vincere questo campionato, come già Ndoja e Rosselli: anche questa è una cosa che potrebbe avere il suo peso, quando si farà sul serio.

 

La Virtus 2.0, dopo l'arrivo di Bruttini (foto tratta da www.bolognabasket.it)

In piedi: Voltolini (prep.), Amato (med.), Petrovic, Oxilia, Ndoja, Bruttini, Lawson, Michelori, Roselli, Spizzichini, Nobili (fisiot.), x

Seduti: Spissu, Umeh, Fedrigo (viceall.), Cavicchi (viceall.), Ramagli (all.), Largo (viceall.), Pajola, Penna

CHIETI - VIRTUS, LA BRUTTA CHE PIACE

di Walter Fuochi - repubblica.it - 23/02/2017

 

La classica partita bruttissima che porta in dote punti pesantissimi, Chieti-Virtus ha rilanciato la banda Ramagli in testa alla classifica e fornito a una squadra ormai dimezzata dagli accidenti della sorte il conforto, non solo morale, di potersi sentire più forte degli avversi numi. La qualità è stata minima, in vincitori e vinti, ma le stagioni svoltano spesso, appunto, in serate così, rimettendo intanto in pari iil conto dei finali in volata (tre vinti e tre persi, ora, per le Vu nere), ingrassando quello dei supplementari (tre vinti e uno perso), rivedendo funzionare una difesa decisiva. Il primato a otto turni dalla fine è tutt'altro che acquisito, ancora disponibile per sei squadre, facendo profilare all'orizzonte, come sfida cardinale, la Trieste-Virtus di metà marzo. Ma anzitutto la Segafredo dovrà ritrovare una squadra, usando ora la posticcia Coppa Italia di A2 più per curarsi che per spremersi. Uscire vivi dalla trincea di Chieti senza quattro titolari è stata un'impresa da superstiti tutt'altro che banale. Ripeterla non sarebbe facile, e in ogni caso andrebbe tentata in notti col giusto utile in palio.

Non banale, anzi per me da otto pieno è stata pure la partita di Umeh, da alcuni sottovalutata. A parte che 23 punti sono un terzo secco dei 69 globali, il nigeriano ha avuto il merito di giocare da prima punta senza scadere in egoismi da primadonna, selezionando con pazienza i tiri (più entrate che triple), dentro un attacco desertificato dalle assenze ed anche dalle cattive presenze. Unico oltre il 50% col suo 9/16 (a parte i leggeri 3/3 di Michelori e 2/3 di Spizzichini, i due feriti), Umeh ha raddrizzato i ferri ammaccati da tutta la congrega, per un fatturato che, senza di lui, scriverebbe 32%. I canestri si pesano. I suoi, sulla bilancia, spostavano.

L'altra mezza partita la Virtus l'ha vinta in difesa, dove finalmente Bruttini ha fatto il suo, e numeri nitidi dicono che Chieti, coi 9 punti del quarto finale e i 4 dell'overtime, non poteva più sognare. Non dicono però, quei numeri, quanto sia stata efficace la Virtus a spingere i teatini verso il fosso dei 24 secondi, evento poi non raro nelle partite della categoria, che ospita manualità molto sommarie nel trattamento di palla e dunque inclini a dover chiudere con tiri affrettati giri di palla senza luce (Virtus compresa, a Chieti e non solo). Quel tipo di difesa già vista buona con Udine e ribadita a Chieti non era invece bastata per le mani migliori di Ferrara, che resterà il peccato capitale della truppa bianconera se alla fine della stagione regolare il premio sarà meno ricco di quello sperato. In questo, i due punti di Chieti hanno pure compensato quelli scialati, in casa, contro Cortese, i suoi fratelli (e i suoi cugini...).

LA VIRTUS VINCE LA COPPA ITALIA A2, BIELLA KO ALL'ULTIMO RESPIRO

Decide un gancio di Rosselli, poi Biella sbaglia due tiri: 69-68

di Walter Fuochi - bologna.repubblica.it - 05-03-2017

 

La Virtus ha vinto la Coppa Italia, superando Biella in una finale allo spasimo, risolta solo agli ultimi centesimi di secondo: 69-68, terza vittoria su tre serate, sull'eccellenza dell'A2. Magari è un trofeo di latta, e in questo somiglia all'ultimo alzato dal club, otto anni fa, in una storia ricca di conquiste ben più gloriose: quello del 2009 fu l'Eurochallenge, ossia la terza coppa europea, nella stessa Unipol Arena. Allora finì 77-75 sui francesi dello Cholet, e la stella nascente De Colo sbagliò la tripla del match, dando via libera alla festa di Langford e Boykins, Ford e Vukcevic. E di Matteo Boniciolli, all'epoca al servizio dell'altra bandiera.

Stavolta l'ex patron Claudio Sabatini solcava il parquet in veste di cerimoniere, e si infilavano la maglietta del trionfo Umeh e Lawson, Rosselli e Ndoja, nonchè Alessandro Ramagli, che da Biella partì e che questa coppa alzò già con Verona. Spissu, in più, si è portato a casa il titolo di Mvp, per quantità e qualità di apporti, anche se l'uomo della partita, e dunque della coppa, è stato il solito Rosselli, non solo per il gol finale della vittoria, ma anche per analoghe quantità e qualità. I suoi 12 rimbalzi, per dire, dei 28 globali bianconeri (contro i 47 altrui...), sono stati l'unico sprazzo di vita dentro un'area in cui Biella stradominava con una forza muscolare debordante. Se oggi festeggia, la Virtus, già da domani dovrà meditare su come pararsi da queste battaglie fisiche, che nei playoff saranno pane quotidiano. Ndoja e Lawson cresceranno, se basta.

La Coppa è arrivata così per la miglior dotazione di talento, di mira (il 7/36 di Biella dall'arco grida vendetta), di freddezza nei momenti decisivi, con la consueta crescita nell'ultimo quarto. Biella ha guidato più a lungo, con la sola colpa di non dilatare mai l'attivo, quando poteva, oltre i 5 punti. Trovarsi addosso questa Virtus, nei finali, è pericoloso. L'ha persa così Ferguson (7/24), l'ha perso immeritatamente Hall (8/18 più 19 rimbalzi) e l'ha persa una squadra che pareva dominante. Di là, l'ha vinta appunto Rosselli, col gol-partita a 21", e prima Spissu (5/8 con 4 triple), Umeh (6/13) e Lawson (5/9, ma 4 soli rimbalzi), insieme a Spizzichini, che ha infilato tiri letali (3/4 da tre) e oscurato in difesa la visuale al temutissimo Ferguson.

La Virtus parte meglio da lontano: 5 triple nei primi 7', 3 di Spissu, 2 di Umeh, però subito a due falli. Biella meglio da vicino: Tessitori non si tiene, Hall pure. Il totale è uno spettacolo fresco e godibile, con più vantaggi interni (8-2, 19-14, 24-18) e uno solo esterno (13-14). Primi due spari a vuoto di Lawson, del resto in area si va poco: è la trincea che Biella ha scelto di proteggere. Proprio Lawson segna due volte dal pitturato (28-22), quando calano le medie, e Ferguson, a secco dopo 18' (0/6), è il più illustre latitante. Il primo strappo è bolognese, favorito da un antisportivo su Rosselli (31-22), ma qui, anzichè il decollo, c'è il flop. Costano carissime tre perse a metà campo, arriva il 31 pari col primo gol di Ferguson, mentre Hall straripa a rimbalzo (13 in 20') e la Virtus non ne piglia uno. Il 13-0 piemontese, condito dalla zona che dilata a 5'15" il  digiuno bianconero, dà un +4 spezzato da un libero di Bruttini e soprattutto da una tabellata di Spizzichini che alla sirena stampa la parità a 35. Il compito per le vacanze è scontato: per la Segafredo migliorare a rimbalzo (15 a 24, a metà), per l'Eurotrend al tiro (3/15 dall'arco).

Ripresa. Il pim pum pam è un ricordo, adesso si procede a sportellate. Tutti tranne Hall. 5 suoi, 40-35. Umeh fa dopo 3' il primo gol bianconero e sveglia la banda: 10-2 e sorpasso, 45-42, con più morso difensivo. Biella rientra, l'equilibrio è estremo, condito più di errori e sfinitezze che di bellezze: +2 esterno all'ultimo giro.

Biella continua a giocare il doppio dei palloni sbancando i rimbalzi d'attacco (sono 16 dopo 32') e così galleggia davanti. 55-51 a 7'30". Da tre è vissuta, da tre riappare, la Vu: Lawson poi Spizzichini, 57 pari. Ancora lui per il +5 a 5', ma Biella regge. Se la gioca Ferguson, cercando i raid al ferro. -1 a 3'. Umeh sbaglia da vicino e da lontano, Hall sorpassa a 2': 65-64. Replica Umeh in sottomano, Lawson stoppa Tessitori, Rosselli lucra due liberi: 1/2, 67-65 a 1'. Biella rimedia col suo leit motiv: tre tiri in un'azione, al terzo Ferguson fa gol da tre. 68-67 a 31". Rosselli torna davanti col gancio, a 21": 69-68. Ultima difesa, perfetta. Creato l'imbuto, Udom va a morirci dentro, a 2". Rimessa in attacco Virtus, Spissu la perde. 44 centesimi per Biella. La rimessa non dà esito. Festa Virtus.

La premiazione dopo il successo nella Coppa Italia di lega due

VIRTUS BATTE ROSETO, È SECONDA

Piazza d'onore alle spalle di Treviso. E va bene così. Anzi, per tutti la Virtus alla fine può bearsi del calendario migliore.

di Luca Muleo - www.trc.tv - 23/04/2017

 

Dentro i secondi. Piazza d’onore alle spalle di Treviso, e va bene così. Anzi, per tutti la Virtus alla fine può bearsi del tabellone migliore, partendo domenica prossima al PalaDozza, dove non era di casa da 20 anni, contro i tanti vecchi amici di Casale Monferrato, avversario uscito fuori da una lotteria di incroci e di supplementari nel girone ovest.
Fabio Di Bella, Brett Blizzard e il gm bolognese Marco Martelli, guideranno l’assalto dei piemontesi, che sono comunque alla portata della Segafredo.
Andando avanti, toccherebbe la vincente di Legnano-Roseto e poi si incrocerebbe Biella, se la capolista dell’ovest supererà le trappole di Verona e probabilmente di Ravenna. Con l’obbligo per i bianconeri di vincerne almeno una in trasferta, volendo ritrovarsi in finale. Unico momento in cui potrebbe concretizzarsi il derby con la Fortitudo.
Senza correre troppo, e sapendo che i giudizi si costruiranno col senno di poi, le insidie peggiori sembrano schivate. Ma tutto il resto, e cioè la gran parte del lavoro, dovrà farlo una Segafredo che schiacciando Roseto nell’ultima della regular season ha mandato un segnale chiaro. Uno dei migliori attacchi del girone è stato stritolato dalla difesa di Ramagli, che ha saputo imbavagliare il miglior marcatore del campionato, Smith, con Umeh extralusso in difesa. Il nigeriano ha fatto anche bottino strada facendo, ma il migliore in assoluto è stato Ndoja, 18 punti con dieci tiri e due soli errori. 15 per il nigeriano, 14 per Lawson che batte anche l’influenza. Ma il marchio è soprattutto difensivo: in 12′ infatti Roseto segna la miseria di 6 punti totali, come dire che la contesa non è mai nemmeno iniziata. C’era voglia di togliersi la polvere di dosso, di archiviare il derby e presentarsi con lo slancio giusto ai playoff. Si parte domenica, con l’obiettivo di riscrivere ancora una volta la storia.

LA VIRTUS PREMIATA IN REGIONE PER LA VITTORIA DELLA COPPA ITALIA DI A2

tratto da bolognabasket.it - 26/04/2017

 

Un premio dalla Regione Emilia Romagna per Virtus Pallacanestro, per la conquista della Coppa Italia di Serie A2 “Turkish Airlines Cup”, vinta nella finale con Biella il 5 marzo scorso.

Nella Sala di Giunta della Regione, il presidente Stefano Bonaccini ha ricevuto i dirigenti della società (l’ad Loredano Vecchi, il gm Julio Trovato, il ds Valeriano D’Orta), insieme al coach di Virtus Segafredo Alessandro Ramagli e ai giocatori Klaudio Ndoja e Marco Spissu, consegnando loro una targa quale riconoscimento per il successo ottenuto.

“Siamo in una capitale della pallacanestro”, ha commentato il presidente Stefano Bonaccini, “e ci è parso giusto premiare una società prestigiosa come la Virtus per questa vittoria importante. Alla manifestazione avevamo già dato il nostro sostegno, come a tante kermesse che valorizzano il nostro territorio, importante indotto anche per il turismo. Spero che questo riconoscimento sia preludio ad altro, non dico nulla per scaramanzia ma mi auguro davvero che questa società e le persone che ci lavorano possano avere tutte le fortune possibili per i sacrifici che stanno facendo. Intanto, un trofeo importante è finito in bacheca, ed è stato un successo non comune e non banale. La Regione Emilia Romagna è molto attenta a queste cose, e a discipline sportive che non hanno nulla di meno rispetto al calcio. Il basket, poi, in questa città recita un ruolo da protagonista”.

“Conosciamo bene l’attenzione della Regione Emilia Romagna nei confronti dello sport”, ha commentato l’ad di Virtus Pallacanestro, Loredano Vecchi, “e questo premio ci riempie d’orgoglio. La Coppa Italia di A2 non era un obiettivo alla vigilia, ma si è rivelata una bellissima avventura, che speriamo possa essere un trampolino di lancio per gli impegni che ci attendono a partire da domenica prossima”.