DINO ZUCCHI

nato a: Bastiglia (MO)

il: 05/12/1927 - 11/10/2011

altezza:

ruolo:

numero di maglia: -

Stagioni alla Virtus: 1947/481948/49 - 1949/50 - 1950/51 - 1951/52 - 1952/53 - 1953/54

(in corsivo la stagione in cui ha disputato solo amichevoli)

palmares individuale in Virtus: 1 scudetto

 

IL RICORDO DI GIGI RAPINI

di Roberto Cornacchia per Virtuspedia

 

Dino Zucchi lavorava da Marangoni, ha fatto le Aldini e faceva negli ospedali quegli apparecchi per le radiografie. Poi ha trovato uno che gli ha chiesto di lavorare con lui e col nuovo lavoro ha fatto un sacco di soldi e ha girato il mondo.

Come giocatore come era?

Come tecnica zero e scarabocchio però fisicamente molto valido…

È stato anche in Nazionale.

Aveva un terzo tempo che era inarrestabile. Se si fosse dato al salto triplo sarebbe stato un campione. C’è stato un anno che si poteva fare la partenza col doppio passo: si poteva fare un passo, battere la palla a terra e poi fare il terzo tempo e tutti andavano a canestro che era una bellezza. E lui con questa cosa era diventato un’iradiddio perché con due passi di queste gambacce che aveva arrivava subito immediatamente sotto canestro.

 

ADDIO ZUCCHI, QUANDO LA VIRTUS DANZAVA IN SALA BORSA

di Maria Sara Bertuccioli - La Repubblica - 13/11/2011

 

La Virtus piange la scomparsa, avvenuta nei giorni scorsi, di Dino Zucchi, olimpionico del basket a Helsinki e campione d’Italia con la prima Virtus, quella degli anni cinquanta. Nato a Bastiglia, in provincia di Modena, il 5 dicembre 1927, indossò i colori della Virtus dal 1948 al 1954 insieme al fratello Dario. Fu proprio lui, che dei due era il più giovane ed è scomparso qualche mese fa, a convincerlo ad abbandonare il calcio per provare a dedicarsi alla pallacanestro nel campetto dell’Annunziata di Porta San Mamolo. Giocarono insieme i due fratelli Zucchi passando dalla Palestra di Santa Lucia, in via Castiglione alla "bomboniera" di Sala Borsa.
Di Dino Zucchi non passò inosservata l’altezza, 192 centimetri: proprio per questa sua dote gli fu affidato il ruolo di centro. Come sono cambiati i tempi. Negli anni della Virtus vinse uno scudetto nel 1949 e partecipò alle Olimpiadi di Helsinki del 1952. Era la nazionale capitanata dal ct Giancarlo Marinelli con giocatori come Renzo Ranuzzi, Gigi Rapini e Sergio Ferriani.
Tecnico installatore di macchine per reparti di radiologia nella vita di tutti i giorni, professione con la quale, come ricorda il suo compagno di squadra Gigi Rapini "ha fatto un sacco di soldi e ha girato il mondo". Rapini descrive il terzo tempo di Zucchi così: "Se si fosse dato al salto triplo avrebbe avuto successo anche lì. C’è stato un anno in cui si poteva fare la partenza col doppio passo: si poteva fare un passo, battere la palla a terra e poi fare il terzo tempo e tutti andavano a canestro che era una bellezza. E lui con questa cosa era diventato un’ira di Dio perché con due passi di queste "gambacce" che aveva arrivava subito immediatamente sotto canestro".
Dino lascia la moglie Emilia e le tre figlie. Uno dei nipoti ha seguito le orme del nonno: Gioacchino Cappelli, vent’anni, lo scorso anno ha giocato nella Sg Fortitudo Conad nel campionato di B dilettanti. I funerali si svolgeranno domani, venerdì, alle 15.30 nella Chiesa di San Procolo, in via D’Azeglio 52.

Dino Zucchi rincorre una "pallonessa" (foto W. Breveglieri)

ADDIO A ZUCCHI, OLIMPIONICO E TRICOLORE NEL '49

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 13/10/2011

 

Uno scudetto, nel 1949 e un'Olimpiade, a Helsinki, in Finlandia, nel 1952. Bastano questi due dati statistici, crediamo, per dare la  misura e lo spessore di Dino Zucchi, scomparso martedì all'età di 83 anni. Dino, nato a Bastiglia, in provincia di Modena, il 5 dicembre 1927: insieme con il fratello Dario, di due anni più giovane, fa parte di una delle «prime» Virtus. Di quella Virtus che sta abbandonando la chiesa di Santa Lucia per trasferirsi nella leggendaria Sala Borsa. Con i suoi 192 centimetri, nei secondo dopoguerra, non può passare inosservato. E non può, anche se la divisione dei ruoli non è così rigida come oggi, che giocare come centro. In Virtus dai 1948 ai 1953, oltre a vincere uno scudetto e prender parte a un'edizione dei Giochi Olimpici, disputa a complessivamente 109 gare, realizzando 458 punti. Nella vita di tutti i giorni — nei secondo dopoguerra il professionismo non esisteva — è uno stimato tecnico che installava macchine per reparti di radiologia. Una professione che, ancor più della passione per la pallacanestro, gii consentono di girare non solo l'Italia, ma pure il mondo. «Aveva un fisico imponente — ricorda Renzo Ranuzzi, che fu suo compagno di squadra sia nella Virtus tricolore sia nella Nazionale italiana —. Un grande lottatore, molto veloce, abile nel chiudere le azioni in contropiede. Più in generale un atleta che sapeva sfruttare nel migliore dei modi sia la sua altezza sia la sua stazza».

Un'altezza, appunto, che non può passare inosservata e che gli serve per vivere pure una straordinaria esperienza olimpica, in Finlandia. «In quell'Italia — continua ancora Ranuzzi — che avrebbe poi concluso il suo cammino al nono posto, c'era davvero tanta Virtus. Non solo il ct, che era Giancarlo Marinelli, ma pure quattro giocatori. In quell'Italia, oltre al mio amico Dino Zucchi, c'ero anch'io, c'erano pure Gigi Rapini e Sergio Ferriani». Di quei quattro moschettieri bianconeri, cinque con l'allenatore, sono rimasti in due: Ranuzzi, che avrebbe poi allenato anche la Virtus e la leggenda Gigi Rapini, che ha il grande merito di introdurre il tiro in gancio nel nostro paese. Dino, il cui fratello Dario è scomparso qualche anno fa, lascia la moglie Emilia e le figlie Lucia (per qualche anno giocatrice del Fontana), Chiara e Claudia. Uno dei nipoti, Gioacchino Chiappeiii, vent'anni, ha ereditato la passione per i canestri: nella passata stagione ha militato nelle fila della Sg Fortitudo Conad nei campionato di B dilettanti. Domani, alle 15,30, l'ultimo saluto a Dino, nella chiesa di San Proccio, in via d'Azeglio, 52.