STEFANO MAZZONI

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Stagioni alla Virtus: dal 2000/01 al 2002/03

 

LA PROCURA INTERROGA L'AMMINISTRATORE MAZZONI CHE DIFENDE LA SOCIETA': «SIAMO VITTIME DI UNA TRUFFA»

di Massimo Franchi - L'Unità - 23/08/2003

 

Si complica la vicenda giudiziaria della Virtus basket. L'indagine della Procura di Bologna sulla ricapitalizzazione della società avvenuta in luglio e che vede indagato Marco Madrigali, ieri si è arricchita di sviluppi inaspettati. Dagli accertamenti effettuati dalla Guardia di Finanza, infatti, le obbligazioni inglesi utilizzate per l'operazione finanziaria del valore complessivo di 5 milioni di euro non avrebbero controvalore. Questo ha portato nel pomeriggio di ieri all'interrogatorio dell'amministratore delegato della Virtus Stefano Mazzoni. In questo modo il procuratore aggiunto Luigi Persico, titolare dell'inchiesta, ha cercato di chiarire la vicenda dei "bond" (obbligazioni convertibili in azioni) di origine inglese, utilizzate per la ricapitalizzazione e risultate paragonabili a quelle al centro dell'indagini sulle fideiussioni truccate sul calcio.

Pare infatti che nel caveau della banca di Ravenna, dove sono conservati i titoli, gli uomini della Guardia di finanza abbiano trovato "bond" con lo stesso numero e dunque stampati due volte. Secondo quando si è appreso Mazzoni, sentito per circa un'ora, avrebbe spiegato che in realtà la società è stata vittima di una truffa, acquistando quei titoli per buoni e pagando un prezzo a suo dire congruo. La giornata del Pm è stata dedicata a una delle ipotesi ricostruttive, appunto quella secondo cui la Virtus è stata vittima di una «stangata». Lo stesso Pm quando fece sequestrare i bond, nel decreto avanzava, tra le ipotesi, la possibilità che la società fosse stata truffata. Persico, sempre come testimone, aveva ascoltato all'inizio dell'inchiesta la libera professionista che aveva fatto la stima dei titoli. Si tratta di una consulente che abita a Porretta Terme come Mazzoni, e che nell'interrogatorio ha raccontato di essersi fidata dei documenti che le erano stati dati.

Sull'argomento abbiamo sentito il parere tecnico dell'avvocato Cosimo Rucellai, esperto in diritto societario. «Anche se non conosco la questione della Virtus e parlando solo da tecnico - premette Rucellai - le possibilità sono due. Se i titoli obbligazionari, in sostanza un prestito frazionato, convertibili in azioni, sono falsi, si tratta di un delitto perseguibile dal codice penale, di un reato comune che niente ha a che fare con il diritto societario. L'altra possibilità, verosimilmente, è che l'emissione di obbligazioni sia effettiva, che un aumento di capitale della stessa cifra sia stata formalmente fatto con un atto di notaio. Può essere dunque che la cosa non abbia avuto seguito e che non sia stato trovato chi ha sottoscritto le obbligazioni. I due casi comunque - continua Rucellai - non sono molto distanti, perché anche nella seconda ipotesi si tratterebbe di carta straccia». Sul fatto che Madrigali sia stato aggirato, la risposta di Rucellai è molto dubbiosa. «Teoricamente è possibile, ma significherebbe che il consiglio d'amministrazione o il suo amministratore delegato gli abbia dato a bere che ci fosse una società disposta a sottoscrivere le obbligazioni quando in realtà questa non esiste». Riguardo al paragone con lo scandalo fideiussioni del calcio, l'avvocato Rugellai, al di là del linguaggio tecnico, è sibillino. «Le fideiussioni sono per definizioni operazioni finanziarie fatte da un terzo e in quel caso l'essere aggirati da società fantasma è più credibile, ma in un caso di ricapitalizzazione societaria mi pare estremamente problematico che chi emette obbligazioni convertibili possa considerarsi parte lesa in una fattispecie del genere».

Tra l'altro gli inquirenti bolognesi stanno esaminando anche le risultanze di una operazione del luglio 2001, condotta dalla magistratura di Pesaro, dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza e dalla squadra mobile che individuarono a Bologna, in via Mascarella, una stamperia da cui provenivano oltre 3 mila titoli obbligazionari britannici, allora ritenuti falsi (Union Morris e Xm, cioè del tipo di quelli utilizzati per ricapitalizzare la Virtus, oltre a titoli Barforth, emersi nella vicenda delle false fideiussioni nel calcio), per un valore nominale di 668 miliardi di lire. Gli investigatori pesaresi fecero irruzione nella tipografia scoprendo due persone intente a stampare altri "bond". Le forze dell'ordine sequestrarono i titoli, alcune lastre tipografiche in alluminio usate come cliché e degli impianti su pellicola, oltre ad una macchina per stampa litografica offset. È sempre più consistente il sospetto che dietro ai "bond" delle tre società inglesi non ci sia nulla: le tre società sono state registrate a Londra da un bolognese che ora non vive più sotto le due torri. E a Londra ci sarebbe solo una stanza che farebbe da sede delle tre società che non avrebbe nessun altro tipo di attività. L'inchiesta condotta da Persico, e che vede indagato il presidente della Virtus Marco Madrigali, ora punta a chiarire da chi siano stati acquistati i "bond" utilizzati per la ricapitalizzazione e soprattutto quanto sono stati pagati. La risposta ai quesiti è stata preannunciata già da qualche tempo dai difensori, ma fino ad oggi non c'è stata. I legali dovrebbero depositare la risposta all'inizio della prossima settimana.

 

VIRTUS, DOPO MADRIGALI INDAGATI MAZZONI E TADDIA

di Luigi Spezia - La Repubblica - 06/02/2004

 

Caso Virtus, dopo Madrigali tocca a Mazzoni e Taddia. Ora sono tre gli indagati per false comunicazioni sociali nell' inchiesta del procuratore aggiunto Luigi Persico, che scava attorno alla ricapitalizzazione della società, poi radiata dalla federbasket. Stefano Mazzoni, ex consigliere di amministrazione di Virtus e di Cto e Galeazzo Taddia, uomo di fiducia dell'ex presidente Marco Madrigali, hanno ricevuto un avviso di garanzia, mentre fino a ieri erano semplici persone informate sui fatti. Un terzo avviso è giunto a Madrigali, per comunicargli che non è più solo sul registro degli indagati. La vicenda è quella dei bond di diritto inglese (Xm, Software, Union Morris) comprati a Roma per sanare il bilancio della Sport e Impresa che deteneva la Virtus. La «colpa» imputata ai tre è quella di aver usato, per pagare quei bond, denaro dell'altra società di Madrigali, la Cto, quotata in Borsa. La cifra di 550 mila euro venne trattata con Armando Santoro, il re delle fidejussioni fasulle nel calcio. Il valore nominale dei bond era di 5 milioni di euro, il valore reale zero.

Ma Madrigali, Mazzoni e Taddia non sono incolpati di aver comprato titoli fasulli: della truffa la Virtus è parte lesa. L'accusa invece è proprio quella di aver stornato fondi da una società quotata in Borsa, anche se poi quel denaro è tornato al suo posto. Stefano Mazzoni, che non ha più contatti con il Gruppo Madrigali, è rimasto un po' sconcertato che gli abbiano cambiato ruolo e sia diventato indagato. Assicura di essere tranquillo e sfida chiunque ad affermare che lui si sia mai occupato di quei bond: «Il giorno che Taddia andava a Roma per questa operazione, dovevo andarci anch'io per altri motivi e ho avuto la sfortuna di accompagnarlo fino all'incontro con Santoro e altri due personaggi che non so chi siano. Tutto questo lo avevo già spiegato al procuratore quest' state». Il problema vero però è quello del passaggio di denaro da Cto a Virtus. «Sto preparando una memoria per spiegare tutto», annuncia Mazzoni. «Il 16 ottobre scorso ho scritto alla Consob che mi chiedeva spiegazioni e ho raccontato come erano andate le cose. A pochi giorni dall'inizio del campionato, siccome le banche erano le stesse per Cto e Virtus, se non fossimo riusciti a iscriverci avremmo creato un danno a tutto il Gruppo. Ecco il perché dell'operazione, fatta a fin di bene. E la Consob non ha sollevato obiezioni». Il pm Persico sta ancora aspettando gli esiti di una rogatoria a Monaco prima di chiudere l'inchiesta.