STAGIONE 1988/89

Messina, Cappelli, Villalta, Binelli, Johnson C., Gallinari, Richardson

Sylvester, Bonamico, Hill, Marcheselli, Brunamonti

Knorr Bologna

Serie A1: 3a classificata su 16 squadre (18-30)

Play-off: eliminata agli ottavi di finale (0-2)

Coppa Italia: VINCENTE (5-5)

 

N. nome ruolo anno cm naz note
4 Roberto Brunamonti P 1959 192 ITA  
5 Emilio Marcheselli P 1968 192 ITA  
8 Mike Sylvester G 1951   ITA  
9 Paolo Cappelli   1968   ITA  
10 Renato Villalta A 1955 204 ITA  
11 Augusto Binelli C 1964 211 ITA  
12 Clemon Johnson C 1956 205 USA  
14 Vittorio Gallinari A 1958 200 ITA  
15 Marco Bonamico A 1957 200 ITA  
20 Micheal Ray Richardson G/A 1955 195 USA  
  Leonardo Conti   1969   ITA fino al 26/04/89
  Massimiliano Romboli P/G 1971 192 ITA dal 12/03/89 al 12/03/89
  Giovanni Setti C 1969 204 ITA fino al 12/03/89
  Marcel Starks C 1952 204 USA dal 15/01/89 al 26/02/89
  Roberto Bruzzi P 1971 180 ITA dal 11/12/88 al 11/12/88
  Saverio Nero   1971   ITA dal 23/11/88 al 04/12/88
             
  Bob Hill All     USA  
  Ettore Messina ViceAll     ITA  

 

Partite della stagione

Statistiche di squadra

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

IL FILM DELLA STAGIONE

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

La stagione conclusa al nono posto, dietro la Fortitudo, evento che non avveniva dal 1971, anno degli spareggi per la salvezza a Cantù, impone una piccola rivoluzione. Viene chiamato a rifondare Dan Peterson, nel ruolo di Direttore Tecnico. Come allenatore arriva Bob Hill, l’ultima stagione nella CBA e quella precedente ai New York Knicks in NBA con un record di 20-46. Gli americani scelti sono di prim’ordine: Micheal Ray Richardson, per tutti Sugar, reduce da otto anni nell’NBA, soprattutto coi New York Knicks e coi New Jersey Nets, quarta scelta assoluta nel 1978, nel 1980 fu tra i primi 10 difensori (come pure l’anno dopo), migliore passatore e migliore nelle palle recuperate (cosa verificatasi anche nel 1983 e 1985), convocato 4 volte per l’All Stars Game, si trova in Italia solamente perché radiato dall’NBA dopo essere stato trovato più volte positivo alla cocaina; l’altro americano è Clemon Johnson, che ha giocato per 10 anni in NBA, collezionando 761 presenze, soprattutto con gli Indiana Pacers e I Philadelphia 76ers, con i quali ha anche vinto l’anello nel 1983. Nel reparto italiani arriva, dopo un anno trascorso a Pavia, ma soprattutto una lunga permanenza a Milano, Vittorio Gallinari, uno dei “figli” prediletti di Dan Peterson; riapprodo in Virtus per Marco Bonamico, dopo la sua esperienza a Napoli, si tratta del terzo ritorno in bianconero per il Marine dopo quelli del 1977 e del 1980, parte invece per il capoluogo campano Fantin, dopo sette stagioni a Bologna. Confermati Villalta, Brunamonti, Binelli, Sylvester e i giovani Marcheselli e Cappelli. L’età media dei primi otto giocatori è elevatissima, quando la stagione sarà terminata, a parte Binelli, sono tutti oltre i 30, da Brunamonti che li ha appena compiuti, a Sylvester prossimo ai 38.

Nel primo torneo precampionato a San Miniato Sugar segna 75 punti in due gare e anche se la Virtus vincerà in questa preseason solo il Torneo di Castrocaro, l’entusiasmo è palpabile. La prima gara ufficiale è a Forlì il 25 settembre per i sedicesimi di Coppa Italia; è una bella vittoria, con Micheal Ray che mette a segno 32 punti. Netto anche il successo negli ottavi contro Verona, con Richardson e Binelli primattori con 26 punti. Due successi ottenuti senza Villalta e il capitano manca anche a Livorno, nell’esordio in campionato; è una netta sconfitta, a reggere è solo la coppia di esterni Richardson - Brunamonti, rispettivamente 23 e 21 punti. La coppia guida le segnature, a ruoli invertiti 24 e 18, anche nella gara interna con Reggio Emilia, però la Virtus esce ancora sconfitta, nonostante il rientro di Villlata e la crisi è già palpabile. In trasferta contro Fabriano occorre vincere e ci si affida alla coppia americana, il solito Sugar segna 28 punti e Johnson 17. Vittoria allo spasimo, 81-80 contro Varese, con l’affiatata coppia di guardie a indirizzare il match, Richardson 24 punti e Brunamonti 20. Nel successivo incontro a Pesaro i migliori sono i due stranieri, Johnson con 20 punti e Richardson con 27, ma questo non basta ad evitare la sconfitta. Contro Caserta Johnson si ripete e Richardson si ferma a 22, ma sono ottimamente coadiuvati da Brunamonti con 27 per un franco successo 108-99. Lo scatenato playmaker spinge subito avanti la Virtus, aiutato da Sugar riesce ad alternare gioco veloce e pallone appoggiato al pivot americano, in ottima serata. Il primo tempo finisce 56-51. Nella ripresa fondamentale il contributo difensivo di Gallinari che argina Oscar e quello offensivo di Sylvester (12) e Villalta (15), che da fuori martellano il canestro, portando i bianconeri a +12. Nel finale è ancora Brunamonti ad arginare gli ultimi tentativi di rimonta casertani.

Altro esame casalingo contro la Tracer capolista. Richardson è scatenato, al 9’ ruba palla a Mc Adoo e va a schiacciare, porta le Vu nere fino al + 17 e all’intervallo ha già realizzato 21 punti (saranno 33 alla fine). Il primo tempo vede i bianconeri avanti di 11, grazie anche ai contropiedi di Brunamonti e a Gallinari che stavolta francobolla Mc Adoo. Nella ripresa però Milano impatta, tuttavia i bolognesi reggono, grazie anche all’ardore di Bonamico e all’estro di Sylvester. Nell’ultimo minuto, iniziato in parità, il marine segna il più due su imbeccata di Sugar, Mc Adoo pareggia dalla lunetta e a 5 secondi dalla sirena Villalta, ancora a secco nella ripresa, segna dalla sua mattonella il canestro vincente. Altra partita a Bologna, il derby in casa Fortitudo. Il grande giorno di Richardson e Johnson che sentono la partita come se ci fossero stati anche loro nel derby del sorpasso della primavera precedente: giocano entrambi tutti i 40 minuti, Sugar scatenato si prende tutta la scena, segna 9 triple nell’arena nemica e firma 33 punti, Clemon mette a bersaglio 21 punti con un ottimo 9 su 14 da due. Nel 100-83 ci sono però anche altre firme: Brunamonti, 15 punti e migliore rimbalzista della Knorr con 8 carambole, Bonamico, 16 punti con 4 su 6 da due punti e 2 su 3 da tre punti e ai liberi, Sylvester, 11 punti con 3 su 4 da due e 5 su 6 ai liberi. Partita in casa contro Venezia e sono due vecchie bandiere a sventolare, Bonamico 30 punti, 11 su 17 da due, 2 su 4 da tre come pure ai liberi, Villalta 25 con un fantastico 10 su 10 da due 1 su 1 da tre e 2 su 3 ai liberi; finisce 95-86 per la quarta vittoria consecutiva, tutte sul parquet di Piazza Azzarita.

Purtroppo si torna in trasferta, a Livorno contro l’Allibert, dove i 19 punti di Richardson non bastano ad evitare la sconfitta 70-67. Sugar si migliora contro Treviso, raggiunge quota 26 e porta la Virtus al successo 83-71. Nell’anticipo di Cantù Marzorati festeggia le 600 partite e Villalta le 500, ma è il canturino a brindare, nonostante Johnson segni 27 punti, Richardson 25 e Brunamonti 24; il finale è 119-104, ma già all’intervallo, sul 61-44 erano svanite le speranze delle Vu nere. L’ultima del 1988 è contro Torino: Richardson, 29 punti e 11 rimbalzi, Johnson e Bonamico 18 e Brunamonti 17, trascinano la Virtus. L’Ipifim resiste fino a metà ripresa, quando tre triple consecutive, due di Villalta (10 punti) e una di Richardson danno il via alla fuga bianconera. Molto bene anche Johnson e Binelli (8 punti) nel presidiare il proprio canestro, per loro rispettivamente 15 e 11 rimbalzi. Risultato finale 107-88. A Roma Richardson fa 20 punti e Brunamonti 19, ma la Virtus cede la partita 86-83, ma soprattutto perde per infortunio Johnson. Viene sostituito, in attesa del suo rientro, già dal match di Coppa Italia contro Venezia, da Marcellus Starks, antica bandiera della Fortitudo; il pivot segna 8 punti, ma sono soprattutto Brunamonti con 21 punti, Richardson con 18 e Binelli e Bonamico con 15 a tenere i bolognesi aggrappati alla partita fino a guadagnarsi la parità al termine dei 40 minuti e il successo al supplementare per 103-99, ottenendo così la qualificazione alle semifinali. Bella vittoria contro Napoli 99-89; il solito Richardson, 27 punti e 13 rimbalzi, poi Brunamonti con 22 e un grande Starks con 20, frutto di un 8 su 11 da due e 4 su 4 dalla lunetta, sono i protagonisti principali.

Inizia il girone di ritorno e contro la Livorno di coach Bucci, come sempre applauditissimo dai tifosi bolognesi che ancora ricordano la magica stagione 1983/84, Sugar ne segna 31 con 5 su 7 nelle triple, ma soprattutto a 35 secondi dalla sirena, dopo che gli ospiti hanno recuperato negli ultimi 12 minuti un divario di 15 punti e con un canestro di Carera si sono portati avanti di due punti, segna il tiro pesante del successo. A Reggio Emilia gli uomini di Hill conquistano la seconda vittoria lontano da Bologna, non succedeva dal 26 ottobre, grazie ai 21 punti di Villalta, al suo massimo stagionale in trasferta, e ai 20 di Richardson per l’81-89 finale. A conferma della sua ottima forma, l capitano eguaglia il suo massimo stagionale con i 25 punti contro Fabriano, superato solo da Sugar con 27 per un’agevole successo. La Knorr si trova nel gruppo delle seconde, dietro l’Enichem, ma subito una brusca fermata a Varese, 105-75 senza appello, con solo Richardson sui suoi bottini abituali con 25 punti. Sugar ne segna 31 anche contro la Scavolini in casa, che uniti ai 21 di Brunamonti non sono comunque sufficienti ad evitare la sconfitta interna, che mancava dalla seconda di campionato, unica attenuante l’assenza anche di Bonamico e Sylvester, oltre a quella ovvia di Johnson. Anticipo televisivo a Caserta e come successe proprio in quell’occasione, dopo due sconfitte arriva la vittoria in trasferta. Richardson 26 punti, Brunamonti 21, Villalta 17, ma anche 9 di Marcheselli per una Virtus molto precisa, contro una squadra di casa molto nervosa, Oscar espulso dopo una quasi rissa con Bonamico e anche Gentile fuori per falli dopo un tecnico; 101-89 il finale. Purtroppo è solo una parentesi, arriva una netta sconfitta a Milano 93-69, la batosta casalinga nel derby affrontato senza Sugar e finito con un imbarazzante 70-102 e questa volta anche la terza sconfitta consecutiva, quinta in sei gare, a Venezia per 100-86.

Unica nota lieta, prima del derby arriva la vittoria nella semifinale di Coppa Italia contro Milano, 78-71 sulle ali dei 25 punti di Richardson, con Sylvester e Marcheselli a sostituirlo in regia, riuscendo a rimontare quando Milano nel secondo tempo arriva al più 6, facendo uso anche della zona 3-2 e riuscendo ad attaccare con efficacia la famosa 1-3-1 milanese. L’arrivo dell’Allibert a Bologna non pone alternative, occorre vincere, ma il successo arriva in extremis, 87-86. Johnson segna 21 punti, Richardson 25, ma il protagonista assoluto è Brunamonti che con i suoi 26 punti, 7 su 11 da 2, 3 su 4 nelle triple, 3 su 4 anche ai liberi, 6 rimbalzi e 6 recuperi, permette alla sua squadra di superare i livornesi nell’ultimo minuto dopo avere sempre inseguito e essere stati sotto di nove punti all’intervallo. A Villorba Richardson fa 24 punti, ma purtroppo il suo bottino rappresenta poco meno della metà di quello di tutta la squadra che si ferma a 57, fortunatamente la Virtus si riprende in casa, 109-77 alla Vismara Cantù, Villalta 24 punti, Brunamonti 20, Johnson 19, Sugar 16 e Binelli 13 gli artefici di spicco. I magnifici 5 si ripetono a Torino rispettivamente con 14, 26, 14, 25 e 11 punti per un bel successo 98-92. Tra i padroni di casa Morandotti è scatenato, 39 punti con solo tre errori dal campo, però due liberi fondamentali sbagliati sul 92-94 a 32 secondi dalla sirena, ma il solito grande Brunamonti con 9 su 13 da 2 e 2 su 3 dalla lunga distanza regge il confronto andando al tiro sicuro, perché sui suoi pochi errori rimediano a rimbalzo Johnson e Binelli.

Il 6 aprile è in programma la finale di Coppa Italia a Bologna contro la Juve Csaserta, che tre setimane prima ha perso ai supplementari la Coppa delle Coppe contro il Real Madrid di Drazen Petrovic. La Virtus nel primo tempo usa l’arma preferita dei casertani, il tiro da tre: segna 7 triple, 4 con uno splendido Villalta (16 punti alla fine) e vola sul 39-24, chiudendo il primo tempo avanti di 10. Nella ripresa la rimonta ospite con il sorpasso a 7’ e 30” dalla fine, poi i casertani si portano sul + 5 al 35’. Qui sale in cattedra Richardson (25 punti), che con una tripla e un contropiede rimette i suoi in carreggiata. Poi passa il testimone a Johnson, autore di 19 punti con 8 su 12 al tiro, ma soprattutto una presenza fondamentale nel finale dei 40 minuti terminati in parità, poi ancora nel supplementare, dove a 22 secondi dalla fine sul più uno realizza il canestro del definitivo 96-93; in questo overtime lo supportano ottimamente Brunamonti (17 punti) e nuovamente Sugar. Alla fine trionfano i bianconeri che conquistano la terza Coppa Italia e riconquistano un trofeo dopo 5 anni, l’ultimo fu proprio la medesima coppa vinta contro lo stesso avversario, sullo stesso campo, 13 giorni dopo la conquista della stella. Con una rimonta nel finale, la Virtus batte Roma 90-89 e festeggia Villata che con i suoi 19 punti supera quota 9000; 19 li segna anche Johnson, meglio fa Brunamonti con 26, mentre Richardson si ferma a 16. L’ultima turno è infrasettimanale a Napoli e ancora un successo col minimo scarto. Dopo i consueti 20 punti di Richardson, ricompare tra i migliori Sylvester con 17, al suo top stagionale. La Virtus capitalizza al massimo anche in classifica, dove arrivando in un gruppo di quattro squadre al terzo posto, con Benetton, Tracer e Snaidero, si guadagna la terza piazza grazie alla classifica avulsa dei confronti diretti, vantando 4 successi come i trevigiani ma sopravanzandoli avendo vinto di 12 in casa e perso di 11 fuori,…il solito punticino a cui aggrapparsi.

I quarti di finale ripropongono Virtus contro Juve Caserta. In gara 1 stesso andamento della finale di Coppa Italia, i bolognesi dominano il primo tempo, chiuso a +12, ma si fanno rimontare nel secondo, ma in questo caso ai casertani non riesce mai il sorpasso che però viene sfiorato a 30” dalla sirena quando il tiro pesante di Oscar si ferma sul ferro e così finisce 93-92, con 24 punti di Richardson, 19 di Brunamonti e anche Johnson, Villalta e Binelli in doppia cifra. Gara 2 in Campania non ha storia, 60-48 all’intervallo e 112-96 al termine, nonostante i 33 punti di Richardson e i 20 di Johnson. Si torna a Bologna e andamento della partita ormai secondo copione, partono a razzo i bolognesi che sono a + 11 al 15’, Caserta si riprende e chiude a meno 4 il tempo. Nella ripresa di nuovo le Vu nere in fuga, + 10 dopo due minuti e mezzo, vantaggio che si mantiene grazie a Johnson, 21 punti, e Brunamonti 18, fino al finale, quando i casertani giocano il tutto per tutto e riescono ad impattare a 18 secondi dalla fine. A questo punto Sugar (18 punti per lui) penetra e prende fallo a 4 secondi dalla fine, segna il primo libero e sbaglia il secondo, ma Villalta cattura il rimbalzo e manda la Virtus in semifinale con un 94-93 quasi identico a quello di 6 giorni prima. Caserta termina il suo terzo viaggio in meno di un mese a Bologna uscendone sempre sconfitta (in tutto cinque sconfitte su sei gare contro la Virtus in questa stagione), due volte di un punto e una volta ai supplementari. Al contrario la Bologna bianconera monetizza tutto, si qualifica perdendo una gara di sedici punti e vincendone due di un punto, inoltre sono quattro le vittorie di un punto nelle ultime cinque gare e ammontano a sette in tutto il campionato a cui va aggiunta una vittoria di due punti e due vittorie ai supplementari in Coppa Italia, mentre nessuna sconfitta è maturata con meno di tre punti di scarto. Sicuramente non può trattarsi di un caso, l’esperienza della squadra, il talento di molti giocatori, la cura di Hill nel preparare i finali durante accurati time out, tutto fa sì che la Virtus abbia dimostrato questo istinto vincente.

Semifinale contro Livorno e gara 1 in Toscana è estremamente equilibrata, con vantaggi mai oltre i cinque punti. Comanda più spesso la squadra di casa, ma Johnson con 15 punti e Richardson con 24 fanno stare sempre la Virtus a galla; bene anche Binelli con 14 punti, ma il lungo di Carrara deve uscire in barella a 1’11” dalla fine. L’Enichem sembra controllare l’incontro, seppure a fatica, ma sul più due a 17 secondi dalla fine, perde un pallone che fornisce ai bolognesi la ghiotta opportunità dell’ultimo tiro. Sugar si prende la responsabilità, ma i livornesi non vogliono concedergli la tripla e così è costretto a penetrare e scoccare un tiro dalla media distanza che finisce sul ferro e così la Virtus cede la sua prima partita in volata di soli due punti. Per restare nella serie, occorre vincere a Bologna e la Virtus parte fortissimo, come ormai abitudine nelle gare casalinghe, vanno in doppia cifra i due americani, Villalta e Brunamonti, ma il grande protagonista è colui che si temeva non potesse giocare dopo l’uscita a in barella di 4 giorni prima, Augusto Binelli, che segna 29 punti, con 11 su 14 da 2 e 7 su 8 nei liberi; il primo tempo finisce 49-32, ma nella ripresa la Virtus accusa il solito calo, lasciando intravedere un logorio fisico che si evidenzierà in maniera ancora più netta in gara 3, così  Livorno si avvicina senza però mai dare l’impressione di potere completare la rimonta. Partita decisiva in trasferta, con l’Enichem che guida alla fine del primo tempo per 49-36, grazie soprattutto alla differenza di precisione nelle triple, 4 su 10 i livornesi, 0 su 8 per le Vu nere, ma il peggio arriva in diretta tv con l’inizio del secondo tempo, tutto il quintetto dei padroni di casa scocca tiri pesanti a bersaglio, da Forti a Fantozzi, da Tonut a Carera (!), infine a Wood e così sul 67-40 la Knorr è già sulla strada di casa, anche se occorre attendere il finale, 108-82, per chiudere la stagione. Negli spogliatoi un maldestro dirigente rimprovera a Brunamonti l’amicizia con Bucci, con un’insopportabile offesa alla professionalità del playmaker della Virtus e della Nazionale, episodio che farà pensare a Roberto di lasciare Bologna, proposito fortunatamente rientrato. La Virtus chiude al quarto posto, ovvero è tornata nelle prime quattro, dopo un’assenza di quattro stagioni e ha vinto la Coppa Italia. Molti sono insoddisfatti del bilancio, sostenendo che la squadra fosse stata costruita per il titolo, ma l’impressione è che Hill abbia spremuto il massimo da un gruppo di giocatori non più giovanissimi, alcuni dei quali ormai logorati da tanti anni di battaglie sportive.

Tratto da "Il Mito della V nera 2"

 

Nel 1984, dopo la Stella, Porelli capì di essere arrivato "a fine corsa", non c'era più l'entusiasmo, lo dice lui; restava la passione, ma non bastava. L'avvocato, in sostanza, sentiva che era giunto il momento di chiedere un time-out. Così le stagioni successivo furono spese per cercare un seguito, qualcuno a cui consegnare la Società, qualcuno che volesse portarla avanti in linea con la tradizione.

Occorsero 5 anni, durante i quali, tra l'altro, fu lasciata cadere l'offerta di un grande gruppo imprenditoriale, principalmente perché non era bolognese. Diventò socio Paolo Francia, che, da Presidente, vincerà il primo titolo Europeo della Virtus, la Coppa delle Coppe. Paolo Francia, da Presidente, vince anche due Coppe Italia. Furono anni tormentati e un po' convulsi, all'interno della dirigenza. Determinante tuttavia per la felice conclusione fu Paolo Gualandi, imprenditore bolognese, che ebbe il merito di garantire un approdo sufficientemente tranquillo della Virtus ad Alfredo Cazzola.

Proseguiamo la storia sportiva: siamo nel 1988. Il marchio Dietor di Gazzoni lascia il posto a Knorr. C'è un nuovo team presidenziale, di una generazione più giovane del "gruppo storico": Presidente Francia, vice Gualandi e Giovannetti. C'è Dan Peterson nel ruolo di Direttore Tecnico; viene ingaggiato come allenatore il "dandy" Bob Hill, con esperienze NBA. Soprattutto arrivano, dopo anni di scelte, per vari motivi, poco felici, due americani super: il centro Clemon Johnson e Ray "Sugar" Richardson, stella NBA caduta in disgrazia e miracolosamente recuperato da Porelli per il palcoscenico bianconero.

Presentando l'identikit del giocatore italiano da lui prediletto, Peterson fa cenni molto indicativi su Bonamico, che torna in Virtus, e Gallinari. Fantin e Sbaragli vanno a Napoli. Il quintetto è fatto di Brunamonti, Richardson, Bonamico, Villalta e Johnson, con tre cambi adulti 8Sylvester, Gallinari e Binelli) e i giovani Marcheselli e Cappelli. Richardson delizia il popolo bianconero nell'ex-Battilani di settembre, risultando contemporaneamente miglior realizzatore e MVP del torneo. L'inizio del campionato '88-'89 non è felicissimo, ma all'ottava giornata, con 33 punti di Richardson, arriva la rivincita del derby. Il sabato successivo, nell'All Star Game romano (Sugar lo aveva giocato, e bene, anche in America, Richardson totalizza 37 punti, record della manifestazione, ed è eletto MVP. La Virtus ricomincia a vincere; in finale, a Bologna  batte, dopo un soffertissimo match ai supplementari, la Caserta di Oscar, Gentile ed Esposito, ed ecco la Coppa Italia ancora una volta nella bacheca virtussina.

Sugar e Villalta contro Corny Thompson della Divarese

PETERSON A BOLOGNA COME 'CONSULENTE'

di Walter Fuochi – La Repubblica – 13/05/1988

 

Dan Peterson torna a Bologna. Sarà direttore tecnico della Dietor per la quale cercherà negli Stati Uniti un coach e un pivot. "Non andrò né in panchina né in palestra, sono qui come consulente del presidente Porelli: saldo un debito di riconoscenza che risale a quando venni in Italia per la prima volta. Sarò felice quando il nuovo allenatore camminerà con le sue gambe e quando la gente avrà dimenticato che, alle sue spalle, c'è Dan Peterson". Per il suo compenso circola la voce secondo la quale ammonterebbe a 200 milioni annui. Gli accordi presi consentiranno all'ex coach della Tracer di conciliare impegni televisivi con il basket. A tempo pieno Peterson non era disponibile ma alla Dietor lui basta anche dimezzato.

RICHARDSON UOMO IN PIÚ DI BOLOGNA

di Emilio Marrese - La Repubblica – 12/07/1988

 

La Knorr è il nuovo sponsor della Virtus basket. La società bolognese ha ieri ufficializzato l'accordo con la CPC Italia: tre anni per una cifra superiore ai cinque miliardi. Per il marchio Knorr è un ritorno sotto la tradizionale V nera: già nelle stagioni '63, '64 e '65 la Virtus di Calebotta e Lombardi si chiamo così e, nota curiosa, si classificò sempre al terzo posto. Trovato lo sponsor, acquistati Bonamico e Gallinari, resta il problema degli americani. Il dt Peterson ne ha già ingaggiato uno: Micheal Ray Richardson, 33enne guardia di grande talento ma con una promettente carriera Nba rovinata dalla cocaina e bloccata da una lunga squalifica. In settimana dice il presidente Porelli attendiamo il verdetto da parte dell' Nba per la riqualificazione di questo super-giocatore, pienamente recuperato e ora appetito anche da altre squadre pro': primi i New Jersey Nets. La concorrenza è dura, ma Richardson ha firmato per noi un contratto biennale che prevede una forte penale in caso di sua rinuncia. Dopo il placet dell' Nba, ci vorrà poi il permesso della Fiba, non concesso un anno fa all'Hapoel di Tel Aviv. Ma noi, al contrario degli israeliani, presenteremo il sì dell'Nba: è una situazione ben diversa. Non credo che la Federazione Internazionale s'opporrà: manca una normativa in materia di droga e si tratta del recupero sociale di un giocatore che in America è stato un caso.

Sugar, la nuova meraviglia di Bologna

UNA SCOMMESSA DA UN MILIONE DI DOLLARI

di Curzio Maltese - La Stampa - 15/10/1988

 

«Questo è un banchetto per ricchi. Chi può usare le posate d'argento si siede, gli altri stiano a guardare». Questa visione un po' classista, un po' provocatoria del campionato di basket che va a cominciare è stata offerta dall'uomo copertina dell'ultimo mercato, Gian Luigi Porelli. Padrone della Knorr, vicepresidente della Lega, l'avvocato romagnolo (!?!? - ndrc) ha immolato oltre un milione di dollari al sogno di ricostruire nella «capitale rossa» una colonia dell'Nba. Le cifre: 380mila dollari a Clemon Johnson, 350mila a Ray «Sugar» Richardson, 180mila a testa per strappare da New York l'allenatore Bob Hill e dalla carriera di divo televisivo Dan Peterson. Cosi Bologna è divenuta l'epicentro di quel terremoto di miliardi che questa estate ha sconvolto, o stravolto, la faccia della pallacanestro italiana. Anche perché sull'altra sponda cittadina l'Arimo non è rimasta a guardare e ha ingaggiato una leggenda targata Nba, Artìs Gilmore (380mila dollari) e Gene Banks (250mila). Con il risultato di attirare sui padroni del basket felsineo sentimenti contrastanti, invidia o scherno. Sono i pionieri del professionismo all'americana o i nuovi «ricchi scemi»? Due partiti al quali non mancano elementi di discussione.

I favorevoli ricordano che Bologna ha il più vario, ricco e appassionato pubblico d'Italia. Tanto da poter contare su due target diversi. La città che conta sfila in pelliccia e gioielli alle partite della Virtus, e garantisce ogni anno due miliardi di abbonamenti a prezzi folli. L'altra Bologna, figlia della prima, anche in senso strettamente anagrafico a volte, fluisce nei quadri della più brillante e calorosa tifoseria del campionato, quella della Fortitudo. Uno scenario che cambia ogni settimana e si rigenera di anno in anno fino a far scoppiare un impianto da 7 mila posti (ma è già pronto il progetto di costruirne uno da 18 mila a Casalecchio). Il resto lo fanno gli sponsor, i molti tifosi illustri (dal sindaco a Lucio Dalla) e il mondo imprenditoriale che si identifica nel basket assai più che nel calcio, dove per riassestare la società si è dovuto importare un presidente (Corioni) dalla Lombardia.

Altri parlano di scommessa da un milione di dollari. Richardson, accanto a un passato di favola come giocatore ha alle spalle una lunga e triste storia di cocaina. Bob Hill è stato catapultato dagli Stati Uniti, scelto da Dan Peterson, che per il modico stipendio di 250milioni di lire all'anno è al massimo disposto a muoversi da Milano, dove vive, una volta alla settimana (il sabato). Per non parlare di Gilmore dell'Arimo, che al sole italiano ha portato le sue 39 primavere. 'Sciocchezze e cattiverie — contrattacca col solito tono da generale Patton l'avvocato Porelli —. Qualcuno forse è infastidito dalla nostra ambizione di inserirci nel duello per lo scudetto tra Pesaro e Milano. Del resto non ho cominciato io. Chi ha preso Carroll e McAdoo? E se Milano ha vinto coppe e scudetti, che dire allora di Verona che in A2 spende la stessa cifra di Richardson per Bailey?». Sull'altra sponda fa eco Giancarlo Sarti, general manager dell'Arimo: 'Il vero problema non sono gli ingaggi degli americani, ma il prezzo degli italiani. Oggi un giocatore anche soltanto discreto arriva alla folle valutazione di un miliardo e mezzo. Bisognerebbe una volta o l'altra ammettere che in Italia non esiste materiale umano né spazio economico per 32 società di A».

UNA NOTTE MODELLO AMERICA

di Walter Fuochi – La Repubblica – 16/11/1988

 

Sarà anche una storia suggestiva, la prima volta di Dan Peterson contro gli antichi amici di Milano. Ma Peterson abita a Bologna in una poltrona di parterre, non in panchina; e soprattutto l'usurata legge dell'ex non abita fra questi canestri, specialmente fra pragmatici uomini di sport americani. È solo Knorr-Philips, Peterson non c'entra. Non fa canestro da tre punti. Temo di più Brunamonti, taglia corto D'Antoni. E Dan? Una partita come un'altra, in classifica vale due punti. E poi non ne parlo, il coach della Knorr è Bob Hill. Chiedete a lui.

Eppure, lunedì mattina, quando Hill aveva radunato la Virtus per l'allenamento, buttata giù subito, col cappuccino, la bella vittoria sulla Snaidero, Peterson era arrivato al palasport per consegnargli un pacco d'appunti. Schemi della Tracer. Roba vecchia, non gli servirà granché. Bob li ha già visti giocare sei volte quest' anno, in torneo: tre partite a Rovereto, tre a Bologna. Può spiegare lui qualcosa a me, sulla Philips. Non io a lui. Ognuno al suo posto, dunque; e si defila così, dal big match di stasera, il tecnico che ne saprebbe più di tutti, sui vecchi ragazzi di Milano. Non fa più questo mestiere, toccherà solo a Hill tuffarsi nel match contro la squadra che domenica ha perso, in casa, la prima partita del suo torneo: la prima nella quale è stata costretta a segnare poco.

Per Bologna è una settimana importante, ma il computer dei calendari l'ha quasi sconcertata, comprimendola troppo: stasera c'è la Philips, in quella che per il tifo virtussino è l'unica vera classica italiana, domenica un derby con l'Arimo che ha già fatto esaurire i biglietti, lasciandone solo pochi dei più preziosi, i posti di parterre a centomila lire. Anche Hill dice che con Milano è una partita come un'altra. Non ha fatto nulla di inedito, raccogliendo, come ad ogni vigilia, pacchi di appunti tecnici e schizzi di schemi avversari. Ha spedito un osservatore domenica al Palatrussardi, il giovane allenatore gli ha preso nota pure su quante volte D'Antoni avvia lo schema sul lato destro e quante sul lato sinistro. Tutto per preparare il match, e poi tutto in archivio: se i campionati si vincono attrezzando una documentazione da Kgb, Bob Hill è a buon punto.

Milano avrà in campo anche Meneghin: sono sospese le due giornate di squalifica ricevute per la scazzottata con Gay, Milano ha fatto reclamo per ridurle. La Philips sarà al completo; alla Knorr, che ha attraversato mille guai, ed è ancora in cammino verso la miglior forma fisica, manca solo il giovane Marcheselli. Per la prima volta mi sono sentito il coach della mia squadra diceva Hill dopo la Snaidero. Ho potuto fare cambi e scelte tattiche che non fossero obbligati dall'assenza o dalle condizioni precarie di questo o quel giocatore. Non conta molto, come tutte le partite della prima fase, ma intriga, col suo cartellone rinnovatissimo, e saturo di stelle, la gara fra le due squadre più americane del campionato italiano. Sylvester, Richardson, Johnson, più Hill e Peterson da una parte; D'Antoni, Martin, McAdoo dall' altra. Per molti è un ritrovarsi, si erano lasciati nella Nba.

Bob Hill allenò Billy Martin, l'ultimo arrivato della Philips, nei Knicks di New York. Un buon giocatore, che tira bene, anche se non sa trattare benissimo la palla. E un bravo difensore. Clemon Johnson, a Philadelphia, giocò assieme a McAdoo. Avevamo un buon rapporto: da colleghi, non da amici stretti. È un grande realizzatore, può inventare un canestro in qualsiasi momento. Clemon Johnson, piovra dei rimbalzi (12,3 a partita) come a Bologna non ne vedevano da un pezzo, è il più amato dalla platea, in testa a una hit parade dell'affetto che Richardson deve ancora scalare. Lui, Sugar, continua a prodursi a strappi: frammenti magnifici, pause prolungate. Partite da sei: non da buttare, ma neppure da esaltarsi, rispetto alla superstar che la gente aspettava. Sulla scacchiera iniziale di Hill, Richardson avrà Martin, Sylvester Premier, Brunamonti, ovviamente, D'Antoni. Sotto canestro, McAdoo toccherà a Binelli, Pessina a Johnson, ma chiaramente, con panchine fornitissime sia per Hill che per Casalini, la partita potrà variare strategia mille volte. E Gallinari, altro ex, dopo la guardia montata a Oscar, spenderà minuti preziosi su McAdoo.

 

BRODO MADE IN USA PER LA VIRTUS INSIDIATA DAI CUGINI

di Gianni Cristofori -  tratto da ?

 

Il 1998, anno del sorpasso. Inizio banale, non c'è dubbio, ma il senso di una stagione fatta di 35 partite è questo, senza dubbio. 1988, anno del dopo-sorpasso perché da quel 13 aprile che ha mutato le gerarchie cestistiche sotto le Due Torri sono cambiate tante cose e, come spesso accade nello sport, gli sconfitti si sono presi una bella rivincita. Ma è meglio cominciare dall'inizio e cioè dal momento in cui la Fortitudo ha messo la freccia e ha lasciato la vecchia Virtus con un'accelerazione impressionante. Due a zero secco ed inequivocabile, nel primo derby-playoff della storia. Virtus allo sbando fra polemiche (Cosic-Sylvester; Cosic-Porelli; Porelli-Di Vincenzo), fischi dei tifosi, accuse per un valzer di americani che fra "tagli" e conferme ha portato i bianconeri a concludere con un'accoppiata Macy-Stokes che peggio assortita non si può, nemmeno facendolo apposta. Sull'onda dell'entusiasmo, la Fortitudo rischia addirittura di andare a vincere a Cantù, si arrende alla terza partita, ma probabilmente solo perché ha Bucci e Garnett in cattive condizioni. Insomma, abbandona il campionato ad un passo dalla semifinale scudetto e fa gridare al miracolo.

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La vecchia Virtus arriva invece al derby della verità con Brunamonti rotto, un equilibrio tecnico precario, il morale sotto i tacchi e un'atmosfera di congiura nei confronti di Cosic. La primavera è un inferno per la Bologna cestistica con la V nera. Ma il sorpasso, e torniamo all'inizio del discorso, porta pure un inevitabile e benefico scossone all'ambiente.

La rivoluzione comincia. Cambia lo sponsor, si torna all'antico con il marchio Knorr che riporta ai tempi di "Dado" Lombardi, Porelli si ricorda pure che un certo Dan Peterson ha aperto, quindici anni prima, la stagione degli scudetti, gli fa una corte spietata per mezza estate ma Dan è un uomo coerente ("non allenerò mai più") ed è anche furbo come una volpe. Rifiuta la panchina, il grande nano di Chattanooga, ma non la scrivania part-time e all'avvocato delle V nere, che gli mette in mano una valanga di dollari, promette una squadra di fenomeni. Bob Hill, un passato sulla panchina del leggendario Madison Square Garden; Sugar Ray Richardson, una miscela esplosiva di classe e velocità che giura di aver risolto tutti i suoi problemi personali; Clemon Johnson, una montagna di muscoli che ha vinto due titoli con i Lakers (?); e, infine, Gallinari e Bonamico due giocatori che Peterson ama perché, dice, "sputano sangue sul parquet".

La squadra è fatta e con un Brunamonti in più, dopo la riuscitissima operazione, ha finalmente i connotati del grande gruppo. Difficile da gestire finché volete ma, d'altra parte, la gente di fede bianconera, che versa centinaia di milioni prima del campionato, è stanca di vedere americani mediocri ed un gioco da oratorio. E veniamo alla rivincita, datata 20 novembre, La Knorr alla palla a due del derby, schizzava via irresistibilmente, saluta l'Arimo e va a vincere in scioltezza a +17. Dirà Di Vincenzo, ammettendo che non c'è stata partita: "È stato il derby più corto della storia". La Knorr è da scudetto? L'Arimo tornerà ridimensionata dall'operazione più costosa (Gilmore e Banks 600.000 dollari in due) della storia? Bologna cestistica, dimenticato in fretta l'88, anno del sorpasso, crede in entrambe e forse sogna una finalissima sotto le Due Torri.

La Virtus vincente in Coppa Italia: Hill, Gallinari, Binelli, C. Johnson, Setti, Bonamico, Messina

Sylvester, Conti, Richardson, Marcheselli, Cappelli

COPPA ITALIA ALLA KNORR BOLOGNA

La Repubblica – 07/04/1989

 

La Coppa Italia è della Knorr, i bolognesi l'hanno vinta dopo aver disputato, in casa, un tempo supplementare contro Caserta. 96-93 il risultato finale, 51-41 il primo tempo, 85 pari alla fine dei regolamentari. A cinque minuti dalla fine la Snaidero sembrava avere la partita in mano con 5 punti di vantaggio. La Knorr è rientrata in partita trainata da Richardson (25 punti), uomo chiave della serata, assieme a Brunamonti (17), Villalta (16) e Johnson (19). Nella Snaidero un grandissimo Oscar; Gentile ed Esposito si sono visti solo nel secondo tempo.

Villalta alza la Coppa

IMPRESA ENICHEM A MISURA SCUDETTO

di Walter Fuochi – La Repubblica – 14/05/1989

 

Camicia gialla e blue jeans, una giacca da buttar via dopo nemmeno un minuto di gioco, i pugni in cielo alla fine, quando ha potuto abbracciare ognuno dei suoi giocatori, richiamandoli a sedere perchè la Knorr era lontana, lontanissima dalla partita. Alberto Bucci è tornato così in panchina e per l'Enichem è stata una scossa elettrica: perfetta, non ha sbagliato niente, superando in tutto una Knorr slegata, alla deriva, vittima pure di un contagioso nervosismo.

Antica roccaforte di canestri, mai arrivata all'èlite, Livorno entra nella sua prima finale scudetto in quarant'anni di storia. Lo fa con una gara lucida, coraggiosa, puntuale nell'esecuzione dei giochi che, per tutta la prima fase del campionato, ne avevano fatto la squadra più brillante. Nei play-off, l'Enichem non era stata altrettanto svelta, ma anche quando s'era inceppata aveva saputo camminare bene. Ieri ha letteralmente dissolto la partita dopo pochi minuti. Bologna ha toccato l'ultimo vantaggio al sesto, sul 12 a 11: poi ha visto solo la targa Livorno, sempre più lontana.

Ora la finale è contro Milano, pienamente meritata. La sfida pare Davide contro Golia, ma anche alla vigilia della serie con Bologna i ruoli sembravano gli stessi. Milano dovrà vincere almeno una volta a Livorno per prendersi lo scudetto. E qui credono che il campo dove ieri si sono lessati in quattromila, possa diventare imprendibile anche per la Philps, fin dal primo round di martedì sera. La Knorr è annegata malissimo. Ha praticamente perso Johnson a metà del primo tempo, per un colpo al ginocchio ritrovandolo poi nella ripresa vistosamente menomato. Un'assenza grave, ma quando l'americano era finito fuori uso Bologna annaspava già a meno 12, e i segnali dal campo erano quelli di una Waterloo annunciata.

Il crak bolognese è cominciato al centrocampo, dove Fantozzi ha strabattuto Brunamonti. Dal 2 su 8 del regista bolognese, dalla sua direzione strategica nebulosa sono cominciati i primi guai della Knorr, continuati nella prova in cerca di Villalta (3 su 7) e Bonamico (2 su 4) e nell'orribile tiro a segno di Richardson che solo nei primi minuti aveva graffiato la partita col suo passo leggero da pantera: 1 su 12 nelle bombe. L'1 su 17 da tre punti di Bologna (contro l'11 su 17 livornese) è però solo un dettaglio: l'Enichem anzi ha costruito il suo risultato, nel primo tempo, laddove doveva essere più fragile, sottocanestro. Non aveva muscoli per questa guerra, ma riflessi rapidi per aggirare in velocità la rocciosa retroguardia bolognese. Le prime ferite sulla partita Livorno le ha aperte così, correndo forte in contropiede e trovando sempre un tiro agevole contro la difesa schierata. Alexis imprendibile per tutti (11 su 18), 6 su 8 di Forti, 5 su 6 di Tonut e Carera, stupendi nella battaglia dei rimbalzi (32-27 per Livorno, teoricamente debolissima). Il primo tempo è un calvario bolognese, nel secondo, quando anche Carera segna da 3 (64 a 38 al 15' ), si può andare tutti a casa. Bologna non c'è più, Richardson e Sylvester arrotondano inutili bottini, mentre la gente che canta pensa a una finale già cominciata: quella contro Milano.