2016-17

di Ezio Liporesi per Virtuspedia
 
di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

DAVIDE D’ATRI E GIUSEPPE GIORDANO NUOVI RESPONSABILI DEL SETTORE MINIBASKET VIRTUS

tratto da bolognabasket.it - 03/08/2017

 

Sono Davide D’Atri e Giuseppe Giordano i nuovi responsabili del settore minibasket di Virtus Pallacanestro, e vanno a ricoprire rispettivamente i ruoli di responsabile tecnico e dirigente responsabile.

D’Atri, istruttore nazionale minibasket, vanta una pluriennale esperienza con i minicestisti. Allena nel settore giovanile della Virtus da tre stagioni, nell’ultima annata sportiva ha seguito da capo allenatore il gruppo degli Esordienti ed è stato assistente di Giordano Consolini in quello degli Under 16.

Giuseppe Giordano ha studiato Economia Internazionale a Trieste, iniziando nella città giuliana a collaborare con Basket Trieste. Nelle ultime due stagioni è stato inserito nello staff di pallacanestro Trieste 2004 con con mansioni di assistente al segretario generale ed occupandosi di comunicazione attraverso i social media.

E’ notizia di questi giorni, il contributo di Virtus alla riapertura a settembre 2017 del centro sportivo Cierrebi, che si conferma come la “casa” del minibasket bianconero.

Con queste scelte Virtus Pallacanestro conferma un forte impegno nel settore minibasket, continuando a sostenere lo sviluppo della passione per la pallacanestro nelle giovanissime generazioni attraverso i valori che da sempre contraddistinguono il mondo Virtus.

 

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: FEDERICO VECCHI

"Ecco la nuova stagione del settore giovanile"

tratto da www.virtus.it - 06/10/2017

 

E’ già iniziato il viaggio verso la nuova stagione del settore giovanile di Virtus Unipol Banca: un’altra annata che si preannuncia concreta, impegnativa, stimolante. Fissiamone gli obiettivi con le parole di Federico Vecchi, responsabile che ancora una volta ne ha tracciato la strada insieme ai suoi collaboratori.

“C’è stato un importante lavoro di preparazione, iniziato già al termine della passata stagione agonistica, che ha dato frutti davvero soddisfacenti sia per quanto riguarda la parte organizzativa sia per quanto riguarda il reclutamento di nuovi giocatori. Il minibasket ha avuto un ulteriore grande impulso, da domani inizierà anche il baby basket, abbiamo in cantiere tante iniziative fra cui cito il camp a Sestola dal 15 al 21 Luglio ed i Day camp. Ora è arrivato il momento in cui l’attenzione mia e di Marco Patuelli, direttore sportivo del settore giovanile, si sposti sulla gestione della stagione corrente, dopo aver gettato le basi perché tutto potesse partire al meglio”.

Grandi cambiamenti, o rinnovamento nella continuità?

“Con noi lavorerà lo staff della scorsa annata, confermato in blocco perché c’è una soddisfazione condivisa sul lavoro che era stato fatto, sia da parte mia che della società. Quindi sono ancora con noi tutti coloro che hanno contribuito ad ottenere buoni risultati, soprattutto dal punto di vista della crescita e del miglioramento dei nostri ragazzi. Abbiamo inserito alcune figure nuove, come quella di Giuseppe Giordano, vera e propria “new entry” nel ruolo di dirigente responsabile del minibasket, insieme a qualche nuovo istruttore, perché i numeri sono cresciuti e le nostre proposte sono aumentate. Qualcuno ha modificato il suo ruolo come Davide D’Atri che oltre ad allenare gli under13 ed ad affiancarmi con gli under20 ha preso la direzione tecnica del minibasket ed Andrea Nobili che, pur rimanendo un fondamentale supporto anche per la prima squadra, ha assunto l'incarico di fisioterapista del settore giovanile”.

Di veramente nuovo c’è un titolo italiano, quello dell’Under 18, che si aggiunge ai ventuno che già areno nella storia. Cosa significa ripartire da quella base,?

“I miglioramenti, come ho detto, riguardano vari aspetti: tecnici, fisici, di crescita personale. Certamente ci sono anche i successi, che rafforzano il gruppo e le individualità. Uno scudetto vinto è una gioia per tutti. Per la società, per gli allenatori e per i ragazzi. Per chi ha vinto è uno stimolo a proseguire e migliorare, per gli altri gruppi è la dimostrazione che il lavoro porta a belle soddisfazioni, e qualche volta regala ricordi indimenticabili”.

Dove porterà, il percorso? Questa sarà una buona stagione, se?...

“Ogni anno è diverso, sarà una buona stagione se i ragazzi che formiamo alla fine si sentiranno un po’ più pronti, se avranno la consapevolezza di aver arricchito il proprio bagaglio di esperienze. Parlando da allenatore degli Under 18 ed Under 20, prima che da responsabile, penso che un buon lavoro, in questo caso, sia prepararli al meglio ad entrare nel mondo senior. I giocatori che erano con noi l’anno scorso hanno avuto buone opportunità, mi auguro sia lo stesso anche per nostri i ragazzi che la prossima stagione si affacceranno al mondo degli adulti. Se qualcuno avrà l’occasione di frequentare la prima squadra, all’inizio per allenarsi e magari nel tempo per giocare in campionati di vertice, se qualcun altro troverà spazio e opportunità in altre realtà, allora avremo fatto un buon lavoro. I nostri giovani sono apprezzati, ci viene riconosciuto che siamo una bella scuola, una fucina di talenti, e questo per noi è motivo di orgoglio”.

Perché la Virtus è considerata una fucina di talenti? Che cosa ha di speciale?

“Perché abbina essenzialmente due aspetti. Uno valoriale, di accompagnamento dei ragazzi attraverso un percorso educativo e l’insegnamento di quelle che io definisco le “buone abitudini”, fuori e dentro il campo di gioco, che permettono una crescita personale a prescindere dal livello tecnico che un giorno si raggiungerà. Ogni ragazzo diventa responsabile del proprio miglioramento, impara a rapportarsi con chi lo allena, con i compagni, con gli avversari, alimenta la passione per il gioco. E poi c’è un aspetto di crescita tecnica, appunto: la nostra fortuna è quella di avere uno staff di allenatori, preparatori, medici, fisioterapisti di grande qualità ed un gruppo di dirigenti particolarmente attenti. La qualità delle persone e la competenza di chi si occupa della formazione dei nostri giocatori è un grande patrimonio che ci contraddistingue”.

La prima squadra ha risvegliato la passione dei cuori bianconeri, con la splendida corsa verso la Serie A. L’esempio di Virtus Segafredo può essere trascinante anche per i giovani.

“Tutto ciò che è un motore di interesse aiuta lo sviluppo del settore giovanile. Oggi possiamo abbinare una serie di aspetti che ci rendono appetibili: il fatto che ci venga riconosciuta qualità nella proposta formativa, i successi della prima squadra nella scorsa stagione e il chiaro messaggio di una società con un progetto di crescita hanno riacceso i riflettori intorno al mondo Virtus. Tutte fattori che ci permettono di dare garanzie alle famiglie, perché chi porta un ragazzo da noi sa di portarlo in un ambiente che può garantire un percorso educativo importante e una crescita tecnica di primo livello”.

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: DAVIDE D’ATRI E GIUSEPPE GIORDANO

"Educare giocando", il nuovo corso del minibasket bianconero

tratto da www.virtus.it - 13/10/2017

 

La nuova stagione del minibasket di Unipol Banca Virtus ha radici profonde, parte da consolidate certezze e da una rinnovata energia che sta producendo idee e progetti davvero importanti. Parte, anche, da una nuova “casa”, la struttura dell’ex Cierrebi di via Marzabotto, che dà il senso di appartenenza a quanti si impegnano nel settore, e naturalmente ai ragazzi ed alle famiglie che ne sono i principali fruitori. Sono stati mesi intensi, quelli che hanno preceduto l’inizio della stagione. Di pianificazione e costruzione.

“Dal punto di vista tecnico”, commenta il responsabile tecnico del settore, Davide D’Atri, “possiamo registrare già un aumento delle iscrizioni rispetto ad un anno fa, che abbiamo ottenuto cercando di mantenere alta la qualità della proposta educativo-didattica. Per questo abbiamo messo a disposizione uno staff di istruttori altamente qualificati. Avremo tre squadre di Aquilotti, due di Scoiattoli e una, numerosissima, di Pulcini. Inoltre, sta partendo il corso di Baby Basket per i più piccoli, una novità assoluta. Due bravissime istruttrici avvicineranno i bambini alla disciplina della pallacanestro attraverso il gioco, la psicomotricità, un modo per iniziare a conoscere il proprio corpo divertendosi. Invitiamo tutti i bambini nati nel 2012 e nel 2013 a venire da noi, al martedì e al sabato, per immergersi in questo clima di gioco e movimento. Chiunque troverà sempre le porte delle palestre spalancate, in qualunque periodo dell’anno”.

“Questo è stato un mese molto intenso, da un punto di vista organizzativo”, conferma Giuseppe Giordano, dirigente responsabile del minibasket bianconero, “perché siamo partiti nel segno delle novità: nuova gestione, nuovi corsi, nuova struttura totalmente dedicata. I risultati non si sono fatti attendere. Abbiamo avuto una grande risposta da parte delle famiglie dei vecchi iscritti, ma si sono viste anche tante facce nuove interessate ad entrare nel grande mondo della Virtus fin dal minibasket. E’ stato un successo, soprattutto per quanto riguarda le annate dei ragazzi più grandi, e siamo riusciti a creare sei squadre al Cierrebi ed una alle scuole Tempesta che ci permetterà di avere una copertura territoriale più estesa”.

Poter usufruire di una struttura come l’ex Cierrebi, gestendolo direttamente, ha aiutato ed aiuta questo processo di crescita.

“Questo complesso, gestito da noi insieme a Polisportiva Pontevecchio e Sef Virtus Scherma”, spiega D’Atri, “sta diventando la nostra casa, E’ una struttura molto bella, molto grande, che certamente avrà bisogno di ulteriori aggiustamenti e modifiche, ma già oggi è una splendida opportunità che dobbiamo essere in grado di sfruttare al meglio”.
Sulla stessa frequenza le parole di Giordano: “Avere a disposizione un luogo in cui gli stessi bimbi possano sentirsi a casa è fondamentale, prima di tutto per creare un ambiente idoneo non solo per gli allenamenti ma anche per la crescita del bambino a livello sociale. E’ da queste piccole cose che nasce l’attaccamento alla maglia e alla società. Tralasciando tutte le comodità organizzative dell’avere una sede, una presenza stabile durante gli allenamenti pronta a rispondere a qualsiasi esigenza degli istruttori e degli stessi genitori. Un servizio migliore da offrire a tutte le nostre famiglie”.

Lo sforzo è notevole, e nulla viene lasciato al caso. “La nostra “squadra” prevede almeno due istruttori per corso”, continua Giordano, “oltre a un numero di tirocinanti che arriveranno dalla facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Bologna. Alcuni dei nostri istruttori sono ormai un punto fermo della società, e gli assistenti sono ragazzi giovani, con un vasto background in ambito sportivo. Persone che hanno un significativo percorso educativo e formativo che può permettere loro di assistere al meglio i nostri insegnanti ed i bambini”.
Il programma è entrato nel vivo, e la quotidianità non impedirà ai responsabili del minibasket bianconero di ideare e varare nuovi progetti. Il futuro, insomma, non prevede cali di tensione o monotonia.

“Abbiamo diverse iniziative in programma”, prosegue D’Atri, “le stiamo organizzando insieme ai responsabili del settore giovanile e ai vertici delle società, affinché possano essere occasioni interessanti per le famiglie e divertenti per i bambini. Non è ancora il momento di rivelare questi progetti, vogliamo che siano una bella sorpresa per tutti, ma non occorrerà molto tempo per vederli realizzati”.

“Intanto abbiamo deciso di partire con un intervento deciso nelle scuole” gli fa eco Giordano, “tenendo lezioni alle elementari Monterumici e Maestre Pie, e proseguiremo collaborando anche con alcune scuole materne. Senza contare i corsi di Baby Basket, dedicati ai bimbi nati nel 2012 e nel 2013 di cui ha parlato Davide, che abbiamo voluto per avvicinare i più piccoli al mondo della Virtus e della pallacanestro, e soprattutto per dar loro coscienza e conoscenza del proprio corpo. Questo dovrà essere un anno di consolidamento del lavoro fatto, e di costruzione di nuovi progetti”.

“Credo fortemente nell’aspetto formativo del minibasket”, conclude D’Atri, “e credo soprattutto che possa aiutare le famiglie a far crescere i propri figli in modo corretto. Il concetto di “educare giocando” è qualcosa di molto formativo e importante. Ed è la strada che intendiamo seguire”.

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: MARCO PATUELLI

"L'importanza di crescere nel mondo Virtus"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 20/10/2017

 

 

Sono passati ormai sette anni da quando, come ricorda lui stesso, “ho iniziato a fare della pallacanestro, che è sempre stata la mia passione, un vero e proprio lavoro”. Non poteva desiderare di meglio, Marco Patuelli, direttore sportivo del settore giovanile di Virtus Unipol Banca. Che ora è totalmente immerso nei progetti e nella quotidianità della sua quarta stagione nella casa bianconera. Per lui, un ulteriore motivo di orgoglio.

“Alla Virtus sto proseguendo, con molta soddisfazione, un lavoro iniziato appunto quattro anni fa. In tutto questo tempo sono cambiate diverse persone, ma il settore giovanile ha sempre avuto un filo conduttore, ben radicato nella storia di una società che continua ad investire fortemente su un progetto che ha importanza fondamentale all’interno della mission e dell’attività bianconera. Ogni stagione è una storia a sé, ma gli obiettivi restano gli stessi: formare giocatori che possano arrivare ad esprimere il loro potenziale al livello più alto possibile, ed una delle soddisfazioni più grandi è quella di vedere alcuni di questi ragazzi che arrivano a giocare in prima squadra con i colori della Virtus. In questa stagione tanti elementi si sono affacciati al mondo senior dopo un percorso più o meno lungo all’interno del nostro settore, e in quel mondo hanno trovato buone opportunità e spazio in campionati come la Serie A2, la B o la C, a testimonianza del lavoro di assoluta qualità portato avanti dallo staff tecnico, allenatori e preparatori fisici. Coadiuvato da quello medico, preparato e competente, e da tutti i nostri dirigenti, che dedicano le loro energie ad una causa nella quale credono fermamente, aiutandoci a farne un fiore all’occhiello per la società”.

Un grande impegno che dà frutti di cui essere orgogliosi.

“I risultati tangibili li hai quando i ragazzi che escono dal tuo settore giovanile arrivano alla prima squadra, o permettono alla stessa di affrontare allenamenti di qualità, integrando i giocatori di un roster che affronta un campionato di vertice. Un valore aggiunto per la società. Senza contare, come ho detto prima, i tanti giovani che usciti dalla Virtus continuano a vivere il mondo del basket a livelli appena meno alti, ma traendo comunque gratificazione dal loro impegno sportivo, e dando lustro alla “scuola” bianconera”.

Dietro a un settore giovanile fiorente, c’è una società che ne ha sempre fatto un fiore all’occhiello, nel segno della grande intuizione dell’avvocato Porelli.

“C’è un filo logico da seguire, ed è fatto di progetti e idee. La società tiene in modo particolare al settore giovanile, da sempre. Le facce cambiano perché questo è fisiologico, ma dietro ci sono sempre obiettivi e programmi tecnici e fisici, linee guida a cui tutti si attengono per produrre un’attività del settore di alto livello”.

Il settore giovanile ha un compito delicato: si occupa della persona nel momento dello sviluppo. Accoglie bambini e fa uscire uomini fatti…

“Il ruolo del formatore, di chi insegna ai ragazzi, si basa sulla conoscenza e condivisione di valori educativi fondamentali. Questo vale per i professori a scuola, ovviamente e prima di tutto per gli stessi genitori. E vale naturalmente nel mondo sportivo. Tutti quelli che lavorano alla Virtus sono ben coscienti del ruolo che hanno, e soprattutto della responsabilità che ne deriva. Al settore giovanile entrano, da esordienti, adolescenti di undici o dodici anni, ed escono uomini di venti. Chi fa il percorso completo può sta con noi otto o nove anni. Chi inizia il percorso con il Minibasket può arrivare addirittura a quindici o sedici. In questo periodo la componente educativa è fondamentale. Non è semplice avere a che fare con ragazzi che crescono, ma la consapevolezza di questo dà un senso ai nostri progetti, che vogliono essere formativi a 360 gradi, perché le regole che valgono nel mondo dello sport sono simili a quelle che un uomo cresciuto troverà nella vita di tutti i giorni”.

Per questo una “squadra” ben rodata diventa fondamentale.

“Virtus Unipol Banca può contare su uno staff consolidato, ed è un valore aggiunto poter dare continuità al lavoro delle persone che ne fanno parte. Si cresce insieme, ed oltre alla formazione dei ragazzi c’è quella degli allenatori. I nostri capoallenatori hanno un background importante, un vissuto che li rende vere e proprie guide, e accanto a loro anche gli assistenti più giovani affrontano un percorso di formazione. La storia della società, d’altronde, parla di tecnici affermati che si sono fatti le ossa nel settore giovanile, arrivando a guidare squadre in campionati di altissimo livello.

Di anno in anno si cresce tra investimenti e progetti a lungo termine. Non cambia, la rotta impostata dall’Avvocato.

“In questa stagione abbiamo investito molto anche sul settore minibasket, che ha una casa, l’ex Cierrebi, responsabili come Davide D’Atri e Giuseppe Giordano con i quali si sta facendo un percorso programmato nel tempo, “spalmato” su più stagioni. Ci sono gli scolari delle elementari, o addirittura i piccoli del baby basket, una novità assoluta che porta bambini dai quattro ai cinque anni ad affacciarsi giocando alla nostra disciplina.

Un vero e proprio serbatoio del settore giovanile, che dimostra come la Virtus sia sensibile al mondo dei ragazzi. Avvicinarli al nostro ambiente è importante, perché anche chi non dovesse continuare a giocare potrà coltivare la passione, e da quei campi potranno uscire anche i tifosi di domani. Un altro progetto destinato a rafforzare il vivaio bianconero è ArcoCampus, che permetterà di avere la foresteria, che ospiterà i ragazzi in arrivo da tutta Italia e dall’estero, proprio accanto alla palestra Porelli, la storica casa della Virtus: un investimento che darà alla società enormi benefici”.

Marco Patuelli, tra Imola e Bologna in queste sette stagioni ha vissuto la pallacanestro in ruoli diversi, da quella dei “grandi” a quella dei talenti in erba. Che valore dà a ciò che sta facendo da virtussino?

“Io sono contento del percorso che ho fatto, nel basket e più in generale nello sport. Ho capito in fretta che da ogni attività si può imparare qualcosa, ogni giorno. A Imola ho lavorato nel mondo del basket senior, in Virtus nel settore giovanile: in generale parliamo sempre di pallacanestro, anche se cambiano gli interlocutori e quando ti rapporti a bambini e ragazzi l’approccio è ovviamente diverso. Il settore giovanile ti dà nuovi stimoli e nuove conoscenze: la chiave è essere sempre pronti a imparare qualcosa, non smettere mai di investire sulla propria formazione. Inoltre, una società che investe sulla crescita dei propri dirigenti avrà in ogni momento una grande ricchezza a cui attingere. La Virtus lo fa da sempre, con una palestra di proprietà e uno staff di primissimo livello su cui investire. Chi varca i suoi cancelli sa che qui dentro troverà strutture e professionalità difficili da eguagliare. Quello che serve per costruire qualcosa di duraturo, nel basket e nella vita”.

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: GIORDANO CONSOLINI

"La grande opportunità che offriamo ai nostri ragazzi"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 27/10/2017

 

Non è semplice militanza, quella di Giordano Consolini. E’ vita vissuta sotto una sola bandiera. Nonostante la professione lo abbia portato anche altrove, per periodi brevi se rapportati alla sua storia di maestro di pallacanestro, per quanto intensi e appaganti, la sua storia professionale è legata alla storia della Virtus. La palestra Porelli è l’officina da cui ripartire sempre, anche adesso, dopo l’esperienza vissuta in Nazionale accanto a un altro grande testimone della gloria bianconera, Ettore Messina, che lo ha voluto con sé nell’avventura europea della sua Italia. Chiuso un altro capitolo importante, Giordano torna dove è cresciuto, e dove ci sono giovani da crescere. Nel settore giovanile di Virtus Unipol Banca, dove lo aspetta un’altra stagione di costruzione con il gruppo dell’Under 16. Stessa categoria, gruppo e volti nuovi di zecca. Un’altra ripartenza.

“Quando si inizia a lavorare con un gruppo nuovo, indipendentemente dal fatto che si tratti della stessa categoria, ci si organizza su programmi di lavoro necessariamente diversi. Non puoi applicare semplici protocolli, il “modus operandi” è sempre preceduto da un’attenta analisi sulla composizione del gruppo, sul livello che ha raggiunto nel momento in cui lo prendi sotto le tue cure, sulla proiezione che ti aspetti dalla squadra e dai singoli ragazzi. Da quest’analisi deriva un piano di lavoro che non può e non deve essere rigido. Si parte con un’idea del punto di arrivo, che dovrà comunque sottostare a continue verifiche nel corso della stagione”.

L’Under 16 cammina su un sentiero affascinante e particolare. E’ un mondo in cui il gioco inizia a farsi professione, in cui i ragazzi cominciano a muoversi da uomini.

“Questi giovani attraversano certamente un periodo delicato e importante. La loro è la categoria che precede l’Under 18, l’atto finale del settore giovanile. Devi prepararli a sostenere una selezione molto più severa, perché a fine stagione confluiranno in un gruppo che rappresenterà due annate. E traghettarli in una categoria che inizia a prepararli anche a vedere la pallacanestro come un impegno più professionale. Prima della riforma, questa categoria prevedeva due anni di lavoro e di costruzione. Ora tutto è concentrato in una sola stagione”.

E’ una categoria che può riservare sorprese inaspettate, o il lavoro impostato negli anni precedenti è già chiaro a chi ha occhi allenati da anni di professione?

“Quando i giovani arrivano a questa età, il loro percorso nel basket e nello sport non è completamente scritto, ma è già delineato. Ci sono quelli che possono avere possibilità, ma a cui manca ancora parte del percorso. Per qualcuno c’è ancora margine per proporsi come promessa, per qualcun altro c’è invece margine per fare il salto di qualità a cui è atteso. E’ il momento, per chi non è stato etichettato come “prospetto interessante”, per alzare la voce e dire “ci sono anche io”, mentre chi ha già addosso questo tipo di etichetta è ad un crocevia: può onorare le attese o disattenderle”.

Proprio così, tanto dipende dal singolo, e da come riuscirà a incanalare la passione sui binari della professionalità e della determinazione. Ma tanto faranno anche coloro che sono preposti ad aiutarlo a prendere la strada giusta. Giordano Consolini riparte da questi volti per lui nuovi, con la conoscenza maturata in anni di campo e la voglia di metterla nuovamente alla prova.

“Il gruppo che sto allenando quest’anno è mediamente più alto di quello della passata stagione. Molti ragazzi dovranno imparare a giocare più lontano dal canestro. Oltre ad affinare la comprensione del gioco, dovranno quindi migliorarsi individualmente, sia fisicamente che tecnicamente, per essere in grado di ricoprire ruoli più perimetrali. Un percorso già iniziato e che deve consolidarsi”.

Il clima di entusiasmo che si è creato intorno alle gesta della prima squadra influenza in qualche modo anche i ragazzi più giovani. Uno stimolo in più, per chi sogna di fare della passione un mestiere.

“Abbiamo tutti apprezzato non soltanto il risultato della nostra prima squadra, ma anche e soprattutto il modo in cui è maturato. Non amo essere retorico, ma ci tengo a dire che il gruppo ha interpretato in maniera perfetta il concetto di “vestire una maglia”, la nostra maglia. Alessandro Ramagli e il suo lo staff sono riusciti a far comprendere questo messaggio, ed a mettere in campo la squadra nel modo giusto, gestendo strada facendo le modifiche di obiettivo, cogliendo una grande occasione e dando la giusta immagine di un nucleo coeso, capace di remare nel senso giusto. Tutte cose non semplici che hanno portato a un risultato grande e storico. E anche la stagione appena iniziata, da questo punto di vista, si sta rivelando la continuazione di ciò che è stato fatto nella scorsa stagione. Credo che quando le cose vanno nel modo giusto l’effetto positivo arrivi a tutti, e in questo senso l’entusiasmo venga trasmesso anche al settore giovanile”.

Un anno fa, da una nostra chiacchierata uscì il tema dell’isolamento in cui si ritrovano, oggigiorno, i nostri giovani. Lo sport, la passione, il senso di appartenenza che si respira in questo ambiente possono aiutarli a sentirsi meno soli?

“I nostri ragazzi sono fortunati, perché viene loro offerta la possibilità di fare un’esperienza che oggi sta diventando pressoché sconosciuta: quella di vivere per il raggiungimento di un obiettivo insieme ad altre persone. E’ questo che li fa uscire dall’isolamento a cui la società di oggi tende a portarli, e gli permette di relazionarsi in modo concreto, reale e vivo con chi sta loro accanto, si tratti di compagni di squadra, di allenatori, di amici al di fuori del basket. Come ho avuto modo di dire altre volte, in questo i giovani sanno mostrarsi anche molto migliori di quello che ci aspettiamo. Sono sì fortunati, ma dimostrano di meritare questa opportunità, e soprattutto di saperla cogliere nel modo migliore”.

La Virtus ha una storia unica alle spalle e corre veloce verso il futuro. La stagione scorsa, culminata nel ritorno in Serie A, e l’inizio beneaugurante di questa, ha portato al Pala Dozza, la casa ritrovata, una nuova generazione di tifosi. Domanda a chi ha vissuto a fondo il mondo bianconero: come si fa a far convivere e armonizzare passato e futuro?

“Credo sia una delle questioni più difficili che qualunque società, e non parliamo soltanto di sport, si trova ad affrontare. C’è chi riesce a mettere insieme le cose, trovando un equilibrio, e chi fa più fatica. Bisogna saper riconoscere determinati valori, capirne l’importanza, saper distinguere tra quelli che possono mantenersi freschi senza subire le ingiurie del tempo e quelli che necessitano di modifiche dettate dai tempi che cambiano. Credo che la storia debba sempre darci una identità, identità che però non escluda o neghi la diversità”.

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: CRISTIAN FEDRIGO

Cristian Fedrigo, 10 anni in Virtus: "Una grande scuola per tutti"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 03/11/2017

 

Anniversari. Cristian Fedrigo non è tipo da festeggiarli con clamore, ma ne sta vivendo uno importante, che ne fa uno dei veterani della Porelli. Questa è la sua decima stagione in Virtus. Dieci annate vissute tutte a stretto contatto con la prima squadra, di cui è assistente allenatore, ma anche portando il suo contributo di esperienza e conoscenza al settore giovanile. Un anno fa, dopo una stagione di pausa nella quale si era dedicato unicamente alla prima squadra, ha ripreso il timone di un gruppo di giovani. Ci ha messo poco a farsi capire dagli Under 14 di Virtus Unipol Banca, e li ha portati dritti al terzo posto delle Finali Nazionali di Bormio. Da lì ora è ripartito, seguendo il corso naturale del tempo: i suoi Under 15 hanno un anno di più, ma sono volti che ormai conosce bene.

Quella finale per il titolo sfiorata a Bormio appena pochi mesi fa si può considerare un punto fermo da cui ripartire?

“In questo momento ho sensazioni che mi fanno dire che richiamare tutto ad un risultato sportivo non è sempre la cosa giusta. Bisogna tener conto invece di molte altre componenti, a cominciare dal raggiungimento di miglioramenti individuali da parte dei giocatori. Nella passata stagione questa squadra è riuscita a mostrare miglioramenti significativi, spero che anche in questa possa seguire lo stesso percorso”.

Un anno di lavoro alle spalle con gli stessi ragazzi, può avere importanza nella costruzione e nella crescita del gruppo?

“Può averla nella misura in cui questo tempo passato insieme abbia avuto un significato legato alla condivisione di obiettivi che rimangono nel tempo. Dal punto di vista tecnico i miei ragazzi hanno la possibilità, all’interno del gioco, di crescere imparando ad avere una dimensione intera, che permetta loro di migliorarsi individualmente, esprimendo una pallacanestro completa. Questo sarà il nostro vero grande obiettivo di squadra”.

Le prime uscite della sua Virtus Unipol Banca nella categoria Under 15, che indicazioni le stanno dando?

“La squadra non si è certamente presentata ai blocchi di partenza come mi sarei aspettato. E mi collego al discorso iniziale, in cui dicevo che legarsi ad un risultato ottenuto, per quanto significativo, non è tutto: lo sport insegna sempre a ricominciare daccapo, ed anche nel nostro caso avrebbe dovuto essere così. Non mi riferisco ai risultati sportivi, ma all’applicazione ed all’impegno nella quotidianità, che fa crescere giocatori affidabili e responsabili. Quello che ho potuto vedere in questo inizio di stagione non è in linea con quanto ero solito vedere in palestra”.

Quello che invece sta vedendo le ha già suggerito risposte?

“La crescita di un atleta passa anche da momenti nei quali è giusto gioire ed essere contento dei risultati che ha raggiunto. Perché li ha raggiunti attraverso sacrifici personali, dandosi regole e obiettivi. Ma poi è altrettanto importante che sappia ripartire, trovare stimoli nuovi. Questo terzo posto in Italia probabilmente ad alcuni dei miei ragazzi, anziché essere vissuto come un punto di partenza, ha fatto l’effetto opposto”.

A proposito di stimoli, quali sono quelli che ancora la fanno guardare avanti, nel suo percorso di allenatore?

“Come i giocatori devono allenarsi per poi giocare, l’allenatore deve allenarsi ad allenare. Mi piace farlo in veste di assistente della prima squadra, e lo faccio da anni, così come guidare le squadre del settore giovanile, perché mi permette di tenermi aggiornato sui metodi di allenamento e sulle relazioni con giocatori e staff”.

Visti da fuori, due mondi diversi: un basket adulto e professionistico, un altro in sboccio. Dove sta il minimo comune denominatore?

“E’ quello che mi guida all’interno di entrambi i settori: cercare di far sì che i giocatori che alleno migliorino dal punto di vista individuale. E’ una linea-guida che mi hanno insegnato fin da quando allenavo a Treviso, ed anche qui in Virtus è il principale obiettivo del settore giovanile. Sento che noi allenatori abbiamo il dovere di fornire ai ragazzi che ci vengono affidati competenza, programmazione e serietà. E questo passa anche dalle sconfitte, talvolta”.

Ci spiega questo concetto?

“Tutti giochiamo per vincere, e deve essere così. Ma ci sono momenti legati a tipologie di giocatori, a obiettivi tecnici, in cui nonostante uno faccia di tutto per uscire vincitore deve mettere in preventivo anche la possibilità di essere battuto, se punta dritto al suo traguardo. Non esiste miglioramento tecnico ad alto livello disgiunto dall’ambizione della vittoria. La vittoria sportiva è lo strumento da “usare” per provare in ogni partita a superare i propri limiti, ma nello stesso tempo dobbiamo sapere che se quel miglioramento è l’obiettivo finale, può succedere che passi anche, talvolta, attraverso la sconfitta sportiva”.

Lei non è tipo da sbandierare i propri sentimenti, ma dieci anni di Virtus sono pur sempre una bella medaglia da appuntarsi al petto. Come li ha vissuti, e cosa le sta dando questa ormai lunga esperienza bianconera?

“Un allenatore molto più bravo di me, che ha allenato qui e che è nella storia della Virtus, un giorno disse che era arrivato da dilettante e che in questa società gli è stato permesso di diventare un professionista. Senza ovviamente pensare anche solo di avvicinarmi a chi lo ha detto, posso tranquillamente affermare che mi è successa la stessa cosa. Non semplicemente in termini contrattuali, ma di opportunità. E queste, in fondo, sono le cose che uno non dovrebbe mai dimenticare”.

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: RICCARDO PEZZOLI

Pezzoli e i suoi under 14: "Un gruppo che conosco bene con ampi margini di miglioramento"

di Marco Patuelli - www.virtus.it - 10/11/2017

 

Nonostante la giovane età, Riccardo Pezzoli è uno dei veterani tra gli allenatori del Settore Giovanile Unipol Banca in cui è entrato nella stagione 2010/11. Si è tolto la soddisfazione di vivere in prima persona la vittoria di due titoli tricolori, l’under 14 nel 2015 insieme a Cristian Fedrigo e l’under 18 insieme a Federico Vecchi nel giugno scorso. Dopo diverse stagioni da assistente, dal 2015 è capoallenatore del gruppo dei 2004.

Terza stagione con il gruppo dei 2004 che segui come capo allenatore dalla categoria Esordienti e che da questa stagione affronta l’under 14.

“E’ un gruppo che ormai conosco bene anche se è stato inserito qualche ragazzo nuovo. La stragrande maggioranza dei 2004 gioca con la Virtus già da un anno, altri sono arrivati nella categoria Esordienti e alcuni hanno fatto il percorso Minibasket con noi. In un gruppo che è ancora piccolo di età il miglioramento individuale è alla base di tutto, perché con il miglioramento di ogni singolo ragazzo va di pari passo anche quello di squadra. Non ci siamo dati obiettivi di squadra a lunga scadenza, ma il miglioramento dei singoli è quello che cerchiamo di fare tutti i giorni in palestra”.

Affrontate sia il campionato under 14 elite che quello under 15 elite, un doppio impegno settimanale che permette ai ragazzi di arricchire la propria esperienza.
“Giocare il doppio campionato è una cosa che ho voluto e abbiamo concordato insieme a Federico Vecchi. Abbiamo fatto questa scelta per avere una possibilità di verifica in più di quello che facciamo in palestra durante gli allenamenti. Facendo un paragone con l’attività scolastica, la partita per la pallacanestro è come l’interrogazione in cui si verifica lo studio. Facendo un doppio campionato abbiamo più possibilità di verifica ed è un’occasione buona per tutti sia per noi allenatori sia per ogni singolo ragazzo per approfittarne e per dare il meglio in più occasioni possibili. Ognuno ha la possibilità di testarsi e verificare anche due volte alla settimana quello che è il proprio percorso di crescita”.

I 2004 sono nella parte iniziale del loro percorso nel Settore Giovanile Virtus e, oltre alla parte tecnica, ci sono anche regole dello stare insieme di squadra che vanno ad di là della pallacanestro
“La componente educativa è molto importante. I ragazzi, per coltivale la loro passione per la pallacanestro, scelgono di prendersi un impegno al quale dedicano molto tempo. Cerco di fargli capire che essendo una cosa a cui tengono, devono rispettarla mettendoci tutto l’impegno possibile per dare sempre il massimo. Gli altri valori importanti che cerchiamo di trasmettere sono il rispetto per i compagni e per i componenti del nostro staff che li accompagnano in questo percorso”.

Oltre a capoallenatore dell’under 14, sei anche assistente di Giordano Consolini nell’Unipol Banca under 16.
“L’under 16 è il penultimo step vero all’interno del Settore Giovanile. In questa categoria vi è il passaggio tra le fasce più piccole e l’under 18 in cui si esprime una pallacanestro che prepara i nostri ragazzi al mondo senior. Sono arrivato quest’anno nello staff dei 2002 e conoscevo già diversi ragazzi che avevo già allenato in veste di assistente quando erano nella categoria Esordienti. Abbiamo iniziato la stagione, c’è da fare ma è una bella sfida da portare avanti e ci sono tutti i presupposti per divertirsi”.

La Virtus investe in maniera importante sullo Staff del Settore Giovanile, una possibilità di crescita anche nella formazione degli allenatori.
“Ho avuto la possibilità di lavorare con tanti allenatori diversi. Da ognuno secondo me è giusto cercare di prendere qualche spunto o qualche cosa che penso sia positiva. La diversità molto spesso è arricchente ed è una fortuna poter avere diversi punti di riferimento. I ruoli di assistente e di capoallenatore sono completamente diversi, le responsabilità e le richieste sono differenti. In entrambi i ruoli la bellezza è poter stare in mezzo ai ragazzi cercando di insegnargli qualcosa e vedere il loro percorso di crescita e miglioramento”.

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: MATTIA LARGO

Largo e i suoi esordienti: "Per raggiungere gli obiettivi bisogna crederci"

di Marco Patuelli - www.virtus.it - 17/11/2017

 

Tredicesima stagione in Virtus per Mattia Largo, con lui gli Esordienti iniziano il loro percorso nel Settore Giovanile Unipol Banca. Arrivato alla Palestra Porelli a 18 anni, ha fatto il suo percorso prima da assistente e poi da allenatore nel Settore Giovanile ed è alla quarta stagione da assistente della Virtus Segafredo Bologna in serie A.

Dopo un percorso di quattro anni con il gruppo dei 2002, riparti dalla categoria Esordienti con i 2006 che iniziano il loro percorso nel Settore Giovanile Unipol Banca.

“Sono in Virtus da 13 anni e il gruppo dei 2006 è particolarmente evoluto rispetto a quelle che possono essere in genere le qualità nella categoria Esordienti. E’ una squadra molto omogenea, non è facile trovarla in questa fascia di età e bisogna dare il merito a Bruno Baccolini, Luca Brochetto e al nostro Settore Minibasket per il percorso che hanno fatto questi ragazzi. In palestra abbiamo 18 ragazzi, tutti hanno delle qualità e negli allenamenti partiamo dal loro miglioramento. E’ un gruppo molto divertente da allenare, sono spontanei, sempre sorridenti e anche troppo selvaggi sotto certi aspetti ma è il loro punto di forza”.

Dall’under 15 agli Esordienti in pochi mesi. Cosa cambia per te negli allenamenti quotidiani e quali sono gli obiettivi che vi siete posti?

“E’ particolare ed allo stesso tempo stimolante allenare questo gruppo. Ho chiuso il percorso con i 2002 nell’under 15 e anche per me è un nuovo rincominciare, adattandomi ad allenare aspetti diversi in base alla categoria. Il percorso da fare è lungo, curiamo il miglioramento individuale e a lungo termine proveremo a raggiungere le Finali Nazionali nella categoria under 15 come abbiamo fatto nella scorsa stagione con l’annata 2002.

Gli Esordienti sono l’annata di passaggio dal Minibasket al Settore Giovanile, non solo un percorso tecnico ma anche le prime regole sullo stare in palestra e in mezzo ai compagni di squadra.

“Tutti i ragazzi hanno l’aspirazione di diventare un giocatore di pallacanestro sviluppando il proprio potenziale al livello più alto possibile. L’aspetto umano viene prima di tutto, devono avere a cuore quello che fanno e devono avere rispetto per chi sta intorno a loro. E’ importante fare le cose bene, le qualità tecniche e il talento non sono sufficienti se dietro non c’è una persona vera e con dei valori. E’ una cosa che va insegnata già alla loro età, è importante dire sempre la verità, rispettare le regole e allenarsi con la voglia di fare bene le cose”.

Il Settore Giovanile non è solo una scuola per gli atleti ma anche per gli allenatori che hanno la possibilità di crescere, formarsi e confrontarsi con allenatori esperti.

“Ho la fortuna di avere nello Staff Esordienti Edoardo Costa che ho vissuto da giocatore quando facevo l’assistente a Cristian Fedrigo e ora lo sto vivendo come allenatore. Vederlo crescere è molto importante perché credo che abbia qualità come coach e perché secondo me è l’esempio di come debba essere un allenatore in Virtus. Serio, con passione e con la cura dei particolare. Gabriele Pagliara ha iniziato il percorso con noi da pochi mesi, si è subito integrato nel gruppo e sta facendo le cose che devono essere fatte per aspirare a diventare un giorno un allenatore preparato”.

Da quattro anni sei nello Staff della prima squadra, l’esempio del percorso che può fare un allenatore nel Settore Giovanile Unipol Banca.

“Per raggiungere gli obiettivi bisogna crederci, bisogna avere passione e soprattutto bisogna avere accanto a se delle persone che ti guidano a fare le cose a modo. Nel mio percorso in Virtus ho avuto la fortuna di averle e per tanti anni ho avuto a che fare con Giordano Consolini. Quando sono arrivato in Virtus a 18 anni ero una scapestrato e a suon di sgridate mi ha indirizzato sulla retta via. Mi ha sempre insegnato che se uno ti sta dietro è perché ci tiene a te. Mi ha dato il primo gruppo da capoallenatore e mi ha fatto fare cose che sembravano irrealizzabili. La vita è fatta anche di occasioni, e quando serviva un allenatore in più che collaborasse con la prima squadra ho avuto l'opportunità di iniziare una nuova avventura in un contesto senior. Ora ho la fortuna di lavorare con Alessandro Ramagli al quale devo e dal quale ho preso tanto sia dal punto di vista umano che dal punto di vista tecnico. E’ capace di rispettarmi e di ascoltarmi sempre, capace di darmi un ruolo importante nella società un vero tesoro in questo nuovo percorso che spero duri a lungo”.

NAZIONALE ITALIANA UNDER 16: TRE CONVOCATI PER IL SETTORE GIOVANILE UNIPOL BANCA

tratto da www.virtus.it - 17/11/2017

 

Nicolò Nobili e Tommaso Tintori di Unipol Banca Under 16 sono stati convocati per il Raduno della Nazionale Under 16 in programma a Ferentino dal 3 al 5 dicembre. Al termine del raduno coach Antonio Bocchino sceglierà i 12 dei 16 giocatori convocati che prenderanno parte al XXI Torneo Internazionale a Iscar in Spagna dal 7 al 9 dicembre. Arcangelo Guastamacchia è nell'elenco dei giocatori a disposizione.