ALESSANDRO MANCARUSO

(foto tratta dai microfilm de Il Resto del Carlino)

 

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Stagioni alla Virtus: 1979/80 - 1991/92 - 1992/93

 

MANCARUSO VUOLE FAR FALLIRE LA VIRTUS

Un'istanza in tribunale per 35 milioni che il presidente Cazzola non ha dato al suo ex GM. La causa, iniziata nel '93, a una svolta clamorosa: pignorati i mobili della sede del club bolognese dopo gli acquisti miliardari

di Lorenzo Sani - Il Resto del Carlino - 24/07/1997

 

Un sassolino da 35 milioni sui binari scintillanti e miliardari della Virtus. Alessandro Mancaruso, il primo general manager dell'era Cazzola, ha presentato alla fine della scorsa settimana istanza di fallimento contro la sua vecchia società.

Un fulmine a ciel sereno che rimbalza tra i quattro cantoni della Basket City bolognese proprio nel bel mezzo della resurrezione miliardaria della Kinder che nella ricostruzione della squadra ha investito paccate di soldi. Venti miliardi per dare una casa nuova al club della stella, una trentina per invertire sul campo lo scarso appeal suscitato sui tifosi nelle ultime due stagioni, campioni del calibro di Sasha Danilovic: riportati a peso d'oro nel Bel Paese a guidare la schiera dei nuovi bianconeri in una campagna di rafforzamento che non ha certo badato a spese; bene, contro tutto questa profusione di risorse  e mezzi della scorsa settimana, c'è appunto un'istanza di fallimento che ha già trovato un giudice e che quindi presto o tardi andrà a giudizio.

Un'azione preceduta dal pignoramento dei mobili della sede bianconera esercitato dallo stesso Mancaruso nelle settimane che hanno preceduto il passo immediatamente successivo, quello appunto della presentazione dell'istanza fallimentare. I pignoramenti, per la cronaca, sono stati ben sei, cinque negativi ed uno ritenuto incongruo, perché la stima del mobilio della sede di via Milazzo ammonta al massimo di 22 milioni su un credito complessivo che, tra spese legali ed interessi rivalutati, è pari oggi ad una cifra tra i sessanta e i settanta milioni. Un sassolino, pensando appunto alla valanga di soldi investiti nella rifondazione virtussina.

L'azione giudiziaria dell'ex general manager, ora leader del sindacato allenatori, nasce quattro anni fa, per la precisione al maggio 1993.

La fine del rapporto tra Mancaruso e la Virtus fu burrascosa: il dirigente, che ricevette tutti i suoi emolumenti, non gradì la maniera in cui fu liquidato e, in particolare, ritenne che quell'addio repentino gli causò un danno d'immagine, quindi chiese al giudice il risarcimento dei danni biologici e morali. Nel suo genere, dunque, fu una causa pilota.

La magistratura gli diede ragione nell'agosto '96, ma la quantificazione del danno, i 35 milioni poi quasi raddoppiati, fu successiva (gennaio-febbraio 1997).

Alfredo Cazzola, che ha impugnato la tendenza, non ha mai pagato e questo suo irrigidimento ha dunque consegnato alla vicenda un iter che per comodità definiamo di routine.

"In conseguenza di questo atteggiamento e per lo scarso risultato dei pignoramenti - dice Mancaruso - sono stato costretto a fare il passo successivo, cioè quello della presentazione dell'istanza di fallimento nei confronti della Virtus. È stato inevitabile. La sentenza è esecutiva. Cazzola è stato condannato a pagare da una sentenza che ha carattere esecutivo. Io esercito solo una facoltà di cui ho diritto, le leggi in Italia non le abbiamo inventate noi e valgono tanto per me, che mi ritengo fra l'altro insoddisfatto  e mi riservo la facoltà di pretendere la responsabilità in solido di Cazzola, che per lui che ha presentato opposizione al verdetto del magistrato e che può darsi, in futuro, possa anche avere ragione. Per ora, però, fino a quando non verranno cambiate le leggi, dovrà pagare".