BRUNO ARRIGONI

(foto tratta da www.basketuniverso.it)

Nato a: Milano

il: 30/10/1945

Stagioni in Virtus: 2013/14-2014/15

ARRIGONI

di Wlater Fuochi - http://fuochi.blogautore.repubblica.it - 24/05/2013

 

Prima allenatore, poi manager, e una volta addirittura compagno di telecronache nella nostra prima vita (commentammo dal Palafiera di Forlì, nel paleozoico superiore, il primo trofeo alzato in carriera da un trentenne Ettore Messina, una Coppa Italia Virtus datata 1990), Bruno Arrigoni è il notorio candidato al ruolo di direttore sportivo della Bologna villaltiana, senonchè non è uscito di scena, l’altra sera a Sassari con la sua Cantù, e in tal caso sarebbe stato probabilmente già qui ad officiare, ma continuerà a giocare: di sicuro in semifinale, forse anche in finale. I tempi si dilatano, i giochi fatti si disfano, e chissà se Arrigoni sarà ancora, alla fine dei suoi giochi, una scelta già compiuta (dalla Virtus e da se stesso) che aspetterà solo il normale dipanarsi degli eventi, o non sarà invece una casella da colmare diversamente, perché a Cantù è riscoppiato l’amore (e c’è pur sempre un anno di contratto), o perché della strana coppia che non va più d’accordo andrà via l’altro, ossia il coach Trinchieri, che in queste ore guida l'armata di Brianza, ascolta gli spifferi in uscita da Milano e sogna il Panathinaikos, per accoppiarlo al fresco incarico alla testa della nazionale greca.

Non è un’esperienza nuova questa dei mercati estivi che devono mettere a posto tanta gente (e, in tempi di crisi, molti più culi che scranni), prima di definire il puzzle, e all'Arcoveggio si può continuare a tener calda la poltrona per Arrigoni, scelto un po’ da Sabatini e un po’ da Villalta (e anche questo sommerebbe, nel ds entrante, perplessità), ma intanto non guasterà neppure guardarsi intorno. Claudio Coldebella è il nome che scala il borsino, se è deciso a lasciare il progetto Treviso (e così proprio pare), John Ebeling è un altro papabile, Nicola Alberani invece un po’ meno, dato che a Roma è andato tutto bene e il minimo che Toti potesse fare, col manager romagnolo, è offrirgli un rinnovo che dovrebbe venire firmato a ore.

 

ARRIGONI E LA NUOVA VIRTUS: "MA NON CREDIATE CHE SIA IL MAGO ZURLÌ"

di Francesco Forni - http://bologna.repubblica.it - 17/06/2013

 

Bruno Arrigoni è il nuovo direttore sportivo della Virtus, l'uomo del mercato, che farà la squadra. E' stato presentato questa mattina nella libreria Coop-Zanichelli, in pieno centro. Piazza Galvani, all'ombra di San Petronio. Un piano sopra a dove Carducci e i suoi amici parlavano di letteratura. Cinquanta tifosi per lui, sorrisi e strette di mano da gente che lo ha incrociato sul campo per almeno trent'anni.
Arrigoni, 67 anni, uomo di cultura, dovrà far cantare i canestri. Viene dopo una vita a Cantù, 21 stagioni tra allenatore e dirigente, con notevoli successi, eletto due volte negli ultimi quattro anni miglior dirigente tecnico della Serie A.
L'ha introdotto il presidente Virtus, Renato Villalta: “Col nuovo corso vogliamo radicarci al massimo a Bologna. Ecco perché l'ultimo tassello dirigenziale lo presentiamo in pieno centro. Gioco di squadra, questa è la parola d'ordine. Adesso abbiamo lo staff tecnico”.
Il progetto rimane ambizioso. “In tre anni (con Arrigoni il contratto è di 2+1) vogliamo tornare ad avvicinarci ai fasti storici. Faremo degli errori, ma cercheremo di imparare in fretta. Bechi non è mai stato in discussione, puntiamo sui giovani, i cinque anni di contratto a Fontecchio ne sono la testimonianza. La Virtus può sognare, puntiamo a i play-off. Poi magari strada facendo ci saranno sorprese”. Mercoledì sarà presentata la campagna abbonamenti“. Arrigoni? Ha un entusiasmo e una pignoleria spaventosi, E' stato subito eccezionale”.
Le prime parole del dirigente in bianconero sono state di ringraziamento. “Sbaracco la mia vita per venire a Bologna, alla mia età. Ma l'entusiasmo di Villalta e di Stefano Dall'Ara che mi hanno contattato è stato decisivo”.
Il nuovo dirigente ha proposto il suo piano. “Credo nel lavoro di squadra, ma non sono il mago Zurlì. Sono d'accordo con Villalta, il gioco di squadra è a 360 gradi. Il lavoro di cernita e di consiglio sarà stretto con gli allenatori e la società, che hanno l'occhio abituato. Arrivo da fuori, con le mie idee . Poi si farà in base al budget. Abbiamo molti giocatori sotto contratto, una base di partenza importante e di prestigio. Il rovescio della medaglia è che possono essere dei paletti. Ma le ho viste tutte, in alto e in basso. Finali scudetto, coppe, sfide salvezza, pure le donne. Entusiasmo ne ho”.
Un primo summit tecnico c'è già stato. “Mi sto muovendo da più di un mese. Ci siamo trovati con Bechi e gli altri venerdì sera al Imola. Sono stati i primi confronti. Su Fontecchio si punta, ovvio, come anche Imbrò è tenuto in considerazione. Ce ne sono tanti, ma i fattori vanno messi insieme. Un primo passo è già stato fatto”. I famosi paletti sono Poeta e Gigli. “Sono da valutare, per aspetto umano ed economico. Sono due grandi giocatori, nazionali e ottime persone. Hanno contratti importanti, ma dipenderà quando il budget sarà stabilito. Bisognerà fare la divisione dei pani e dei pesci”. E ancora. “Ho deciso perché ho sempre vissuto per la pallacanestro. A quasi 70 anni sono ancora qui. Studiavo alla Bocconi, mio padre era alto dirigente di banca, potevo fare altro. Ma ci sono riuscito”.
Arrigoni è noto come specialista nel pescare americani. Matricole o usato sicuro? “Dipende. Esordienti o veterani? Credo siano valutabili come più concreti giocatori che dopo il college hanno fatto un anno in Europa. Sulle matricole non ci sono mai aspettative esagerate, pesa anche quello. Portare i miei pretoriani da Cantù? Non sono favorevole, ma l'importante è non caricare troppo le aspettative”.
Avrà pieni poteri comunque, come ha confermato il consigliere Claudio Albertini. “Non ha restrizioni, l'unico imput che abbiamo dato è quello di valorizzare i nostri ragazzi. Le basi per la tranquillità ci sono tutte e il budget sarà definito verso metà luglio, forse la fine”. Chiude Villalta. “Faremo molta attenzione ai conti, siamo sulla buona strada, ma vogliamo vedere come andrà la campagna abbonamenti, altro fattore importante”.

 

ARRIGONI SVELA LE REGOLE PER COSTRUIRE UNA SQUADRA VERA

www.pianetabasket.com - 22.10.2013
 

Ventuno anni a Cantù, di cui gli ultimi sei da direttore sportivo in un crescendo di risultati ed emozioni a dispetto della crisi economica che attanaglia tanti club in Italia ed in Europa. Bruno Arrigoni è passato in estate alla scrivania della Virtus Bologna per cercare di riaccendere l’entusiasmo di una piazza storica dopo diverse stagioni vissute al di sotto delle aspettative. La squadra bianconera divide al momento il primato in classifica con Cremona e Roma, ed il diesse ne svela qualche segreto a Tuttosport.

«Si partiva dall'idea di passare ai 3+4 stranieri anziché 5 Usa e 5 italiani, dunque s'è rinunciato a Gigli per questioni economiche e a Poeta. Ma abbiamo tenuto i nostri 3 ragazzi, tutti Under 20 e pure gli altri alle loro spalle. La speranza, è che in un paio d'anni facciano il salto di grado. Per il resto io ho alcuni pallini, certo condivisi dal club: la posizione di centro deve essere divisa da due n. 5, senza troppe gerarchie. Significa avere 10 falli da spendere e intensità costan te, un'alternativa vera. E voglio uno molto forte dalla panchina. Ma un europeo costa troppo, bisogna cercare tra Usa con passaporti. Trovato Dwight Hardy, ragazzo super e ottimo giocatore, per quanto piccolo, abbiamo potuto mettere un giocatore esperto di qualità come Walsh. Da n. 4 c'è l'australiano Motum, che salta poco, è atipico. Non è che io voglia sempre tipi alla Stonerook e Leunen, però è vero che mi interessa la solidità e il tiro».

La Virtus ed i “Cotonou”: «È la nuova frontiera, noi dirigenti abbiamo dovuto allargare gli orizzonti. Ci sono un sacco di lunghi e di giocatori interessanti tra africani e caraibici. Guardate quanti ne sono arrivati: Samuels, il nostro Jerome Jordan (st. Vincent). Se segui i campionati africani e panamericani cogli il talento»

Gli Italiani: «La mia idea è che forse 7 stranieri siano troppi, eppure 6 non si può fare. Le riserve indiane, non hanno senso. E un italiano sempre in campo è una bestemmia tecnica, condiziona i cambi. Abbiamo giovani interessanti e ora ci sono 2 campionati per farli crescere. Per dire: Iannuzzi ne ha fatti 20 in Silver, Amato matura a Casale, al 2° anno dopo le giovanili a Milano. Non serve il posto garantito, ma lavoro e giuste opportunità. Gli stranieri in campo tutelano la crescita dei giovani, se questi sono responsabilizzati».

Da Cantù a Bologna: «A Cantù era una famiglia, prima Corrado papà, poi la signora Cremascoli sorella maggiore. Qui è tutto definito per ruoli e chi gestisce non si vede. C'è un vissuto importante e piuttosto recente che bisogna rispettare. Per nostra fortuna, l'anno scorso è andata male. Io spero nei playoff, ma non posso prevedere».

 

ARRIGONI: “QUEST’ANNO PENSAVAMO DI FARE MEGLIO, INVECE...”

http://www.tuttobolognaweb.it - 07/05/2014

 

Il DS della Virtus, Bruno Arrigoni, è intervenuto alla trasmissione ‘Basket Time’ e ha parlato del bilancio stagionale.

Sulla conferma di Hardy? “Un giocatore prima di prendere un impegno, aspetta. Leggevo che i grandi club fanno la squadra a febbraio, se lo possono permettere perché hanno i soldi. Gli altri non possono, perché per fermare o confermare uno che ha fatto molto bene ci vuole una grande offerta. La offerta è già sul tavolo, ora dipende da lui e dalle cose che si occupa Bottai”. 

Decisioni o cose che non rifarebbe? “Tutti danno addosso a Ware… Hardy è arrivato abbastanza presto, perché era giocatore di indubbio valore. A Ware siamo arrivati per sfinimento, siamo andati da lui dopo una trattativa lunga. C’è voluto tutto il prestigio e l’energia e la pazienza di Villalta. Ware qui ha fatto fatica, pur essendo un ragazzo delizioso ed educato, una bella persona, che in allenamento non si è mai tirato indietro un secondo. Solo, un po’ zuccone, non ha saputo mettersi in connessione con quello che eravamo noi.” Warren? “Poi abbiamo preso un giocatore che non ha la regia nel DNA, ma che ha una taglia fisica molto importante per il ruolo, e avrebbe tutte le armi tecniche per far bene. Ma non gli piace fino in fondo, la regia: il problema è capire se vuole migliorare, ma non sembra. Preferisce accontentarsi.” 

Le cose non sono andate bene. “Quest’anno pensavamo fosse facile fare meglio dell’anno scorso, invece zoppicando vistosamente abbiamo fatto uguale. Di facile non c’è niente. Io stesso ora sono più preparato, ora. Ero abituato ad una società dove il mio referente diretto era quello che aveva in mano il portafoglio, qui invece è differente. C’è una entità astratta, sopra, non decisionale ma che è il cuore economico della società, ma rende tutto più filtrato, per questo il rapporto con la proprietà non è diretto. Ho anche fatto fatica ad aggiustare, ma nella prossima stagione spero di poter fare di meglio.” 

Quindi pensa di restare. “Ho contratto, ma spero che la società abbia fiducia in me. Se poi qualcuno pensasse che altri possano fare meglio, si può uscire”.

Su Valli? “Si deciderà collegialmente, tutti dobbiamo riflettere. Così come non era mai stato in discussione Bechi, e noi non è che parlassimo tutti i giorni di ultima spiaggia. Valli è diverso, ha un approccio differente, è anche lui un professionista serio, ma anche qui non si sono visti i risultati. Ora dovremo decidere tutti insieme”.

Il Paladozza? “È al di sopra di me, non mi tocca. Ci bazzico da decenni, lo spettacolo di Piazza Azzarita dà sensazioni uniche. Ma ho girato l’Eurolega, e anche le arene da quindicimila posti non sono da meno”.

Il futuro? “Ci sentiamo tutti i giorni, ci sono alcuni nodi da sciogliere poi metteremo le cose in cantiere. Quel che conta è sapere quelle che saranno le risorse a disposizione”.

 

VIRTUS-ARRIGONI, PROVE DI ADDIO, IL DS NON SEGUIRÀ GARE E ALLENAMENTI

di Luca Aquino - http://corrieredibologna.corriere.it - 05/02/2015

 

Capolinea Arrigoni. La Virtus ha annunciato di aver modificato l’accordo di consulenza con il direttore sportivo, a cui sono stati tolti gli obblighi di presenza obbligatoria agli allenamenti e alle partite della prima squadra. Non certo un fulmine a ciel sereno, sicuramente un’accelerazione di un processo che sarebbe stato inevitabile in estate, quando il club non avrebbe esercitato l’opzione per il terzo anno di contratto del dirigente. Lo aveva detto anche lo stesso Arrigoni, qualche giorno fa, in un’intervista a una radio casertana, pare non presa benissimo nel club bianconero. «Non è successo nulla che accelerasse questa decisione – dice il presidente Villalta -. Sono emerse esigenze da parte sua e parte nostra e abbiamo convenuto di arrivare a questo accordo». Ultimamente Arrigoni sembrava un po’ ai margini, l’impressione è che il club lo considerasse un costo piuttosto che una risorsa. «Ci siamo confrontati ed è scaturito questo accordo – spiega Arrigoni -. Non sono deluso, uno vorrebbe fare sempre bene, ma bisogna anche rendersi conto di quello che capita. E questa era un’eventualità possibile». Arrigoni non seguirà la squadra a Caserta, tornerà a Milano svolgendo attività di consulenza fino a giugno, quando la Virtus non sostituirà comuque la sua figura di ds affidandosi alla coppia Valli-Crovetti.