ALESSANDRO FINELLI

Finelli pensieroso (foto tratta da www.virtus.it)

 

nato a: Bologna

il: 14/04/1967

Stagioni alla Virtus: 2011/12 - 2012/13

Statistiche individuali

UN FORTITUDINO ALLA GUIDA DELLA VIRTUS

di Antonio Manco - Il Domani - 29/05/2011

 

II profeta del metodo, de! talento e della gioventù. È con questa promessa che inizia l'avventura biennale di Alessandro Finelli alla guida della Virtus. «Una chiamata inaspettata », la definisce il coach, ma sulla falsariga del progetto giovane avviato da Sabatini da un paio d'anni. Finelli ha alle spalle una lunga carriera di settore giovanile ed una sequela di derby tra signori con personalità del calibro di Messina, Consolini, Bucchi, Valli, Pillastrini. Lui a quei tempi era "di là", tra quelli con l'Aquila biancoblù sulla maglia e nel cuore. Ora si trova a dover portare il più in alto possibile i rivali di tante battaglie:  «Professionalmente, è un treno che non puoi lasciarti sfuggire. Il mio imprinting rimane fortitudino, sono cresciuto da uomo e da allenatore con quei valori, ma la panchina della Virtus ha un prestigio che non si può rifiutare: per diventare grandi bisogna passare da qui». Anche se si rischia di andare incontro ad una divergenza di vedute col pubblico: «Due anni fa ho fatto una scelta di cuore e tutti mi hanno detto che professionalmente non ne valeva la pena. Ma io ci credevo. Oggi ho la coscienza pulita e la consapevolezza di essere su un treno troppo stimolante. Forse non lo posso dire, ma mi auguro che ci sia presto un'Aquila professionistica di nuovo in giro».

La persona è solita ragionare per obiettivi, da grande mente pragmatica, ed al primo appuntamento ha già in testa mezzi e fini: «L'obiettivo è inserirsi alle spalle di quel terzetto che quest'anno ha preso un piccolo vantaggio sulla concorrenza, per motivi di budget o di risultati (Siena, Milano, Cantù), consci dell'agguerrita concorrenza di squadre blasonate e di possibili sorprese, come sempre accade durante una stagione». Lui ne sa qualcosa, timoniere di Montegranaro che finì quarta e portò Milano a gara5 nel 2008: «Il talento all'interno del sistema: la chiave del successo è in questa frase. Il pubblico bolognese ama vedere sistemi di gioco ben oliati ed individualità che spiccano: l'uno senza l'altro non accende l'entusiasmo. Il mio lavoro sarà improntato al raggiungimento di questo equilibrio». Con una variabile importante come i giovani: «A loro garantisco l'opportunità di giocare, poi sarà loro compito meritarsi lo spazio in campo. Non ho avuto paura di lanciare Giachetti e Gallinari in prima squadra a 17 anni, ma sono stati bravi loro a cogliere l'occasione. Con la società faremo un punto sui tanti giovani sotto contratto, per capire chi è da quintetto, chi può entrare nelle rotazioni e chi è solo un elemento di complemento. L'unità di intenti è fondamentale per la riuscita del progetto».

Ecco un altro punto fondamentale nella filosofia di Finelli: l'integrazione. «Ritrovo Massimo Faraoni, che è il gm con cui ho un rapporto splendido, ma anche grandi persone come Sanguettoli e Consolini: tutte le scelte saranno frutto delle valutazioni di tutti». A dire il vero, molte, ma non tutte. Koponen e Rivers hanno in mano il proprio destino, che Finelli dovrà inevitabilmente subire: il finlandese vuol giocare un'alta Eurolega, l'americano ha una settimana per rispondere all'offerta della Virtus. Le valutazioni sulla nuova Virtus partono da qui.

A VOLTE SUCCEDE...

di Marco Tarozzi - VMagazine - Settembre 2011

 

Il salto sull'altra sponda faceva più effetto quando c'era qualcuno su entrambe le sponde, e il marchio della Effe era al suo posto, uno e indivisibile. Ma è un fatto che di quella Fortitudo Alex Finelli è stato un simbolo, e vederlo nel mondo della V nera fa un certo effetto. Era rimasto uno degli ultimi mohicani, come Giordano Consolini dall'altra parte. Entrambi sono cresciuti con un credo, la F per Alex e la V per Jordan, e difendendolo si sono anche scontrati tante volte, sul parquet, coi loro giovani talenti da crescere.

Finelli fa di mestiere l'allenatore di pallacanestro, e se c'è un treno da prendere è giusto che ci salga al volo. Ne ha già persi, per amore della Fortitudo: almeno un paio, dopo averla riportata dalla A Dilettanti alla Legadue (ed è stato l'ultimo canto di gloria, seppur di minor profilo, del basket bolognese), mentre aspettava che il consiglio federale prendesse la decisione che avrebbe poi vanificato il lavoro di una stagione. E ancora, Finelli è in buona compagnia: prima di lui era toccato a Pillastrini, un altro che si è formato, che è maturato plasmando talenti nelle giovanili della Effe. E quando Pilla arrivò in Virtus, quattro anni fa, lo avrebbe voluto con sé, magari per avere una faccia fidata e amica accanto nell'ora in cui si lasciava alle spalle il passato ed entrava in un mondo fin lì "nemico" per definizione.

Poi, non è forse partito dalla Furla uno dei tecnici che hanno scritto la storia della Virtus, quell'Alberto Bucci che nel 1974 debuttò da prima guida della Fortitudo subentrando a Dido Guerrieri? Aveva venticinque anni e un futuro da scrivere, Alberto: in massima parte lo scrisse in Virtus, conquistando tre scudetti, due Coppe Italia e una Supercoppa. Finelli in Furla c'era quasi trent'anni fa, dopo essere passato dalla Salus. Quell'ambiente lo ha formato e lui non lo rinnega, ma guarda avanti come è nel suo stile, senza voltarsi dopo una decisiona presa. Quasi mai ne ha prese di facili: a Reggio arrivò col peccato addosso, per essere stato causa, con Livorno, di una mancata promozione.

Da Montegranaro, un porto sicuro per lui come per l'amico Pilla, se ne andò per inseguire il sogno della rinascita biancoblù, nel 2009. Un anno prima aveva portato la Sutor al miglior risultato della storia nella massima serie. E' un giovane che si porta in Virtus i suoi valori, che non hanno colore ma coerenza. Crede nei talenti da coltivare, e lo ha fatto con tanti. Con Lamma, Damiao, Soloperto, Cittadini, Fultz in Fortitudo. Con Garri e Cotani a Montecatini. Con Gallinari a Pavia, quando il ragazzo a nemmeno diciott'anni chiuse la stagione in Legadue col titolo di miglior italiano del campionato.

Ma nella sua avventura dentro il mito della V nera si porta un "grande vecchio" di cui si fida, quel Terrell McIntyre che con lui, a Ferrara, mostrò per la prima volta in Italia la sua classe, prima di passare da Capo D'Orlando e Reggio Emilia (ricordi amari, per la memoria bianconera...) per poi farsi leader a Siena, chiave di quattro scudetti di fila. Questo perché, alla fine, non ci sono barriere tra vecchio e nuovo nella filosofia di ALex Finelli. C'è il lavoro, che prima o poi deve dare per quel che si è seminato. C'è il gruppo, per cui lavorano anche leader riconosciuti. C'è il basket, su tutto e per tutto. Fatto di scelte coraggiose, anche difficili. Fatto di memoria, di un passato che non si rinnega, ma anche di un futuro che adesso va costruito voltando pagina.

 

FINELLI E LA RIVOLUZIONE VIRTUS

di Daniele Labanti - corrieredibologna.corriere.it - 11/10/2011

 

Il pienone è stato forse la sorpresa più gradita, nella domenica delle novità e del ritorno al basket per la Virtus. Girava voce di pochi abbonamenti staccati, confermate da Claudio Sabatini — «Meno di tremila» — e quindi le file agli ingressi erano di invitati e invogliati. Alla fine è stato record. L’è stato anche in campo, perché per superare i 90 punti lo scorso anno si dovettero attendere i tre overtime dell’undicesima giornata contro Cremona. Ne è bastato uno per piegare Roma e tutti gli 8.270 si sono divertiti, compreso il patron sceso presto a bordo campo lasciando il suo nuovo scranno nel palchetto presidenziale, troppo lontano dalla zona calda. Un gusto, un’aria, un basket che parevano dimenticati. E così le sorprese, una dopo l’altra, sono state snocciolate nella palpitante Unipol Arena.

In ordine di grandezza, l’impatto positivo di Jared Homan è certamente la più appariscente. Il centro statico, svogliato, antipatico e dannoso dello scorso anno ha lasciato il posto ad un uomo vivo, determinato, efficace. Homan ha sotterrato Roma, punendo quasi ogni ricezione interna, trasformando in oro gli assist di Terrell McIntyre e chiudendo con 23 punti e 16 rimbalzi la sua miglior partita da quand’è a Bologna. Fu vera gloria? Dovrà dimostrarlo anche contro pacchetti di lunghi migliori del duo Slokar-Crosariol, anche quando vedrà meno palloni o gli usciranno i primi tiri. Che farà, Jared, quando non sarà in serata di grazia? Continuerà a tirare tutti i palloni che tocca o proverà ogni tanto a smistare? Resterà concentrato in difesa? Su di lui Alex Finelli ha lavorato molto, sfruttando la sua presenza fin dai primi giorni del raduno. Ha utilizzato leve motivazionali per trasformarlo da problema in spogliatoio a veterano responsabilizzato, se non addirittura leader. Forse un riferimento non lo sarà mai, ma se anche soltanto il suo approccio sarà sempre quello visto domenica si potrà dire che Finelli abbia compiuto un piccolo capolavoro.

Farlo con McIntyre è certamente più facile. Dando l’impressione di non averne molto dal punto di vista fisico, il piccolo play ha tenuto le redini della squadra imbeccando tutti i compagni. Homan ne è stato il più beneficiato, ma la qualità dei tiri, in generale, ha segnato una svolta rispetto allo scorso anno. Il mattone l’ha portato ogni giocatore: a partire dal nuovo americano Chris Douglas-Roberts (13 punti e 7 rimbalzi «belli», prodotti in punta di piedi senza gravare sulla squadra), passando per Viktor Sanikidze, per Peppe Poeta (utilizzato guardando il cronometro, ma capace di raccogliere 6 falli subiti) e per Petteri Koponen, apparso un po’ in difficoltà davanti al trattamento difensivo di Roma eppure in grado di far punti con sfuriate offensive e infallibile dalla lunetta (10/10).

L’impressione, in questo mondo nuovo fatto di pallacanestro piacevole e giocatori motivati, è che la stagione della Virtus passerà dalle percentuali di tiro di Sanikidze e Cdr. Se segnano (ieri 3/4 da tre per il georgiano, 2/5 per l’americano), l’attacco della V cambia pelle e sostanza: costringe gli avversari ad uscire sui lunghi e mezzi-lunghi, apre il campo a soluzioni interne per Homan, dà credito al pick’n’roll di T-Mac e allarga gli spazi per il palleggio-arresto-tiro di Koponen. L’arma del finnico, spuntata contro Roma, va coltivata, in attesa che anche McIntyre trovi quando servirà un quarto da otto/dieci punti.

Poi c’è pure la conferma della coperta corta difensiva sul perimetro: tanto bravi quanto leggeri, i piccoli della Virtus sono davvero «piccoli». Tucker, quand’ha voluto, ha squadernato le marcature di Finelli. Mandarci T-Mac manco a parlarne, c’ha provato Poeta senza farcela, Petteri andando un po’ meglio e Cdr, che era perfetto ma andava preservato dai falli. Sarà un rebus ricorrente, contro esterni di quella stazza. Ma la Virtus, dopo due anni di oscurantismo, è finalmente tornata.

VIRTUS, IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

di Bruno Trebbi - www.bolognabasket.it - 04/11/2011

 

Nella storia recente della Virtus tra giocatori e coach se ne erano viste di tutti i colori, a partire dallo spazzolone di Gagneur (e il braccio rotto di Bianchini, che intervenne per deviare una mazzata diretta alla nuca di Brkic), arrivando alle risate in panchina dei vari Eloy Martin, Holland, Lestini... passando per lo screzio Amoroso/Lardo della scorsa stagione e finendo magari con il fucking pig in diretta televisiva dello stesso Holland a Pillastrini. Ma onestamente un giocatore che scientemente picchia l’allenatore non si era mai visto, a parte Sprewell con PJ Carlesimo (ma era NBA, nel 1997). Quel che ha fatto Homan a Finelli è gravissimo, e gli costerà il posto, anche perchè in tutti i casi di cui sopra la società ha storicamente preso le parti dell’allenatore, proteggendolo sempre. Con noi ha chiuso, dice infatti Sabatini. Quindi, ragionando secondo logica, si cercherà una risoluzione o una cessione del contratto che scade a giugno 2012, muovendosi intanto sul mercato: un eventuale (ma costoso) Benjamin Eze sarebbe dotato di prezioso passaporto italiano, altrimenti bisognerà cercare un comunitario. Ben Ortner, a quanto si è capito, per il momento da Cantù non si muove, mentre è disponibile Artsiom Parakhouski, il bielorusso che la stessa Cantù ha presto liberato. Altri nomi liberi sono Oliver Stevic o l’ex Treviso e Teramo Tskitishvili.

C’è però anche la sensazione che l’episodio di mercoledì vada inquadrato all’interno di un contesto più ampio, che comprende nelle ultime settimane le dimissioni di Marco Sodini (ufficialmente per problemi familiari), la cessione di Moraschini a Sant’Antimo, oltre che - secondo quanto riporta chi vi assiste - un clima in allenamento non esattamente idilliaco. In campo poi, aldilà delle due preziose vittorie, finora si sono visti un gioco e una difesa decisamente lontani dalle aspettative. Al netto di Homan, che non sia tutto rose e fiori pare abbastanza evidente. Leggendo in rete e ascoltando qua e là tra i tifosi si comincia poi a sentire più di un mugugno contro Finelli, che è anche macchiato di quel peccato originale che all’epoca del suo ingaggio provocò le dimissioni da presidente di Romano Bertocchi.

E sicuramente in questo clima la trasferta di Teramo, se prima era difficile, diventa delicatissima. La truppa di Ramagli, a zero punti e in grave crisi di gioco - appena 57 punti segnati in casa domenica - cerca disperatamente la prima vittoria. La Virtus senza centro titolare (che seppur con limiti evidenti portava alla causa 15 punti e 10 rimbalzi di media) dovrà cercare di resistere agli assalti biancorossi, e portare a casa una vittoria esterna che forse darebbe all’ambiente un minimo di serenità, quella serenità che al momento pare un miraggio.

FINELLI E LA RIVOLUZIONE VIRTUS

di Daniele Labanti - http://boblog.corrieredibologna.corriere.it - 13/01/2012

 

Se la Virtus è seconda in classifica, vince e fa divertire, bisogna dire grazie ad Alessandro Finelli. Un bravo allenatore, avevamo scritto, con le idee chiare, capace di rendere produttivo il materiale a sua disposizione e di creare un sistema che esalti i giocatori. I quali credono nel lavoro, e si vede. Non si limitano a fare «quello che dice il coach». La testa è la forza di questa squadra, capace d’essere gruppo e d’essere «meccanismo» e per questo è stato bravo Alex e per questo non si deve toccare l’americano Cdr che tutti o quasi schifano senza sapere perché. La pallacanestro non è una somma di valori, ma un insieme di valori. E non è detto che inserendo un americano da 20 punti sicuri a partita, oggi la Virtus avrebbe vinto più gare e giocato meglio. Bravo Finelli — è ora che si ricreda chi lo considerava solo «un fortitudino» — a impostare il lavoro e ad adattarsi quando Homan gli ha tirato un pugno: poteva essere la fine di tutto, perché il coach camminava sul filo tra il perdere la squadra dalle mani o diventarne il condottiero. È successa la seconda.

L’addio a Homan, s’è detto, è stata la grande fortuna. Un’altra è stata scegliere Sandro Bencardino come preparatore. In tre mesi, Gigli è tornato il buonissimo giocatore che era e anzi, non è mai stato così bello, atletico e brillante. La squadra viaggia a mille all’ora e dopo la partita nessuno è stanco, reggendo questi ritmi anche nel momento più duro con il calendario fitto. Negli ultimi due anni, la Virtus giocava male, la gente era fuori ruolo e fuori ritmo, atleticamente valeva zero e dopo due mesi erano tutti rotti. Questi dettagli fanno la differenza. Così all’improvviso, quasi in punta di piedi, una squadra farlocca è diventata uno squadrone. È arrivata gente che «sa fare» e ha valorizzato le materie prime. Con qualcosina in più da Cdr e l’aggiunta di un tiratore, la Virtus diventa una contender. Cioè una squadra da finale. Lo sport è questo.

 

FINELLI: "IL NOSTRO SEGRETO? UN BASKET GIOCATO D'ISTINTO"

di Massimo Selleri - Il Resto del Carlino - 10/05/2012

 

Un conto è dire che si vuole chiudere la regular season subito dietro Cantù, Milano e Siena — spiega il coach bianconero Alessandro Finelli — un altro è dire che il nostro obiettivo era arrivare in semifinale.

Quindi considera positiva questa stagione comunque si chiuda?

È prematuro parlare di bilanci quando la stagione non è ancora finita, ma la cosa positiva è che siamo stati continui nel nostro cammino, avendo ottenuto 20 punti nel girone d’andata e 20 nel girone di ritorno. I playoff sono un campionato dove l’esito delle gare è spesso imprevedibile. Quello che conta è essere pronti al punto giusto ed essere preparati contro gli avversari che dovrai affrontare.

Cinque vittorie consecutive e poi dieci giorni di sosta. Come gestirete una pausa così lunga?

In questo periodo ci siamo presi qualche giorno di pausa per ricaricare la testa poi da ieri abbiamo ricominciato i nostri lavori. In questa fase della stagione gli allenamenti devono essere più brevi e più intensi. Sabato disputeremo un’amichevole contro Pesaro, domenica riposeremo e poi inizieremo la preparazione a questi quarti di finale contro Sassari.

Siete relativamente corti, ma giocate meglio quando gli impegni sono ravvicinati. Perché?

Ci sono due aspetti da non sottovalutare. Il primo è che la squadra si è allenata con grande intensità per tutto l’anno anche dal punto vista atletico grazie al lavoro del nostro preparatore atletico Sandro Bencardino e questo ci consente tempi di recupero più brevi. Il secondo aspetto è che abbiamo nel nostro Dna una pallacanestro giocata d’istinto, con molti giocatori che hanno un’intuizione cestistica molto sviluppata. Gli impegni ravvicinati ti consentono di avere la mente relativamente sgombra e di guardare sempre avanti.

Ci può fare una classifica dei giocatori «istintivi»?

Sicuramente le qualità di Poeta e di Sanikidze si esaltano quando hanno la possibilità di seguire le loro intuizioni, a seguire Douglas-Roberts e Koponen e, infine, Gailius.

L’allontanamento di Homan le ha dato serenità. Condivide?

Mi ha dato grande fiducia vedere come la società si è mossa nel caso specifico. Dalla fiducia si è passati alla sicurezza e, quindi, anche alla serenità. Inoltre si è compattato lo spogliatoio e la risposta che la squadra ha dato sul campo è stata importante.

PER LA SEMIFINALE, FINELLI DEVE METTERCI DEL SUO

di Daniele Labanti - http://boblog.corrieredibologna.corriere.it - 26/09/2012

 

Finelli ha detto che sogna la semifinale. La Virtus può arrivarci? E in che modo?

Abbiamo già sgombrato il campo dai dubbi anche ieri pubblicando la griglia di partenza del campionato. La Virtus non è da prime quattro e oggi, partendo con la squadra incompleta a causa di un mercato a rilento, non è nemmeno da prime sei. Ma il tanto atteso rinforzo arriverà e se sarà scelto bene farà scalare un paio di posizioni. Abbiamo quindi piazzato la Virtus al sesto posto del ranking, confidando che tutto fili liscio e che Alex Finelli possa lavorare come sa. Lui è certamente una delle garanzie della squadra: con lui mese dopo mese si migliora, è un coach che ha le idee chiare e dunque si può stare sereni sul lavoro in palestra. Quindi per raggiungere la semifinale sognata, Finelli deve innanzitutto votarsi a se stesso. È un sogno legittimo: conclusa la passata stagione al quinto posto, il desiderio è di migliorarsi. E dovrebbe esserlo per tutti: coach, società, tifosi, giocatori. Ma i cardini dell’anno scorso non ci sono più, perché il quintetto è stato smontato di tre parti su cinque. Quindi sarà dura. Finelli sta già lavorando sodo per adattare il suo gioco alla squadra e viceversa, ha inserito nuove soluzioni offensive (gioco interno per Smith da sviluppare col pick’n’roll, più uscite dai blocchi per la guardia in sostituzione dei giochi a due di Koponen), sta provando la zona 3-2 per mascherare i pochi centimetri sul perimetro. Insomma, Finelli c’è. Al via, diciamo che sarebbe stato meglio ci fosse già anche il roster completo.

 

Due stagioni molto diverse tra loro per coach Finelli (foto tratta da VMagazine)

SCIOPERO E FISCHI, IMPUTATO IL GIOCO

di Walter Fuochi - http://fuochi.blogautore.repubblica.it - 07/01/2013

 

Se neppure 30 punti segnati nel primo quarto, e 16 di vantaggio, in casa, bastano alla Virtus per guarire dalla sua mesta avarizia, c’è subito da pensar male. Quaranta minuti saranno sempre una maratona da vivere con terrore, spiando il cronometro, per questa squadra stitica e monca. Ieri, dunque, la Virtus ce ne mette poi 20’ per farne altri 31, e lì è ancora pari, ma i veri orrori li tiene in canna. Ne segna 3 nei primi 7’ dell’ultimo quarto e il 61 pari che evolve in 64-74 è già decisivo per il blitz di Brindisi, che s’esalta pure in una specialità non sua. La peggiore squadra del campionato nei quarti finali (10 persi e 3 vinti, fin qui, con più d’un match devoluto alle altrui rimonte) vince questo doppiando (27-14) una Virtus che non c’è più, o meglio non ne ha più, prosciugata nelle sue povere energie. Gli americani o sono rotti o sono brocchi, i giovani o immaturi o spersonalizzati (Gaddefors ha paura della sua ombra), i veterani accusano arti cigolanti (e Gigli pure sventate leggerezze quando si tratta di segnare da un centimetro o di ricevere gli assist dei compagni).

Insomma, è il basket che non va, e se tante volte, parlando di Virtus, ci si è concentrati sulla cornice più che sul quadro, spostando il tiro sul contorno (nolente o più spesso volente Sabatini), stavolta val la pena di tenere i piedi sul campo, sorvolare perfino sui pur significativi scioperi e fischi della platea, e mettere a fuoco (o a ferro e fuoco) proprio il core business. Quel che oggi fa peggio questa Virtus è il basket, e il basket lo fanno Sabatini, Faraoni, Finelli e una squadra che gira al di sotto d’ogni più parca aspettativa. Incombe il precipizio della più brutta edizione della storia recente. E sarà, pure per la debuttante Fondazione, una paternità incolpevole, ma senz’altro scomoda.