STAGIONE 1999/2000

 

Ekonomou, Andersen D., Andersen M., Binelli, Frosini, Stombergas

Sconochini, Bonora, Abbio, Ruini, Ansaloni, Danilovic, Rigaudeau

 

 

Kinder Bologna

Serie A1: 2a classificata su 16 squadre (21-30)

Play-off: semifinalista (3-8)

Coppa Italia: finalista (2-3)

Saporta Cup: finalista (15-19)

SuperCoppa: finalista (0-1)

 

N. nome ruolo anno cm naz note
5 Predrag Danilovic A 1970 201 YUG  
6 Davide  Bonora P 1973 188 ITA  
7 Alessandro Abbio G 1971 193 ITA  
8 Nikolaos Ekonomou A 1973 206 GRE  
9 Saulius Stombergas A 1973 202 LIT fino al 07/04/00
9 Darnel Mee P/G 1971 198 USA dal 07/04/00
10 Hugo Sconochini G 1971 194 ITA  
11 Augusto Binelli C 1964 211 ITA  
12 Alessandro Frosini A/C 1972 209 ITA  
14 David Andersen A/C 1980 213 DAN  
13 Michael Andersen C 1974 210 DAN  
14 Antoine Rigaudeau P 1971 201 FRA dal 01/09/99
15 Fabio Ruini P 1980 192 ITA  
  Paolo Barlera C 1982 216 ITA  
  Luca Ansaloni G/A 1967 196 ITA  
  Boris Gorenc G/A 1973 198 SLO  
  Matteo Brunamonti P 1984 185 ITA  
Solo allenamenti: Andrea Blasi, Andrea Bona
             
  Ettore Messina All     ITA  
  Giordano Consolini ViceAll     ITA  

 

Partite della stagione

Statistiche di squadra

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

MADRIGALI PARTIRÀ CAMBIANDO MEZZA SQUADRA

di Walter Fuochi - La Repubblica - 15/05/2000

 

Due finali di coppa giocate e perse, fra Reggio e Losanna. Un terzo posto in campionato che ritocca il quarto d'un anno fa pur nel modo importante che riammette all'Europa vera. Così la Virtus, già finiti i giochi, stila i suoi primi bilanci. Bilanci magri, nella stagione forse più avara del tramontato impero di Cazzola: ormai chiuso, lo sapete, dopo 9 anni e mezzo. Il piccolo derby interno della delusione farebbe competere quest'annata da 41 vittorie e ben 20 sconfitte con quella 96-97, egualmente chiusa con uno 0-3 in semifinale, per mano della Fortitudo. Ci fu pure, all'epoca, l'esonero a metà corsa di Bucci. Ma contabilmente quella Virtus, altrettanto sbagliata e sfasata, portò a casa una Coppa ltalia.

Questa ha fallito tutto. È nata storta e così è morta, di eutanasia strisciante: battendola due volte a domicilio, la Benetton ne ha pietosamente staccato la spina. Come già avvenne un anno fa, s'è cercato di rattopparla in corsa, inseguendo una soluzione che riesce di rado. Ci si ricorda dei Cook e Daye che Bianchini pescò nei cataloghi Nba per vincere il primo scudetto pesarese. Era l’88, sono passati 12 anni e se si ricordano quei due è perché poi se ne sono azzeccati più pochi. La Virtus ha tagliato Stombergas, un tiratore che non aveva ammazzato nessuno, per Mee, un tipo di play così indefinito che è riuscito a dar meno di Stombergas. Credo non si possano avere rimpianti, entrambi i fattori erano modesti (o così si sono rivelati nella loro vita bolognese): il prodotto non sarebbe cambiato. Piuttosto, la vera scommessa del play-off bianconero, la speranza che scortava quell’avvicendamento in fondo marginale, era ritrovare il vero Rigaudeau (anche da tiratore, per averne i punti del lituano). Quella è fallita, per inadeguatezza fisica, dopo essere stata protetta anche dalle spallate di Cazzola che, sia del francese che dei mali di Danilovic, ne aveva avuto abbastanza fino a minacciarli di taglio. Quello era, il famoso comunicato, al di là delle esegesi di comodo.

Alla fine, sempre più asfittica in attacco, la Kinder s'è trovata inchiodata a punteggi coi quali si vince a malapena a briscola. Prima, gli incidenti di percorso l'avevano decapitata in vari modi. Ma era già, anche pesati questi alibi, una Virtus sbagliata. Intanto, non aveva un pacchetto di pivot competitivi. Michelone Andersen, partito in quintetto, non ha avuto qui neppure quella vita da gregario che gli era toccata altrove. Frosini è stato affidabile ma non dominante. Binelli è ormai da pensione, almeno ad alto livello. Andersino è bello ma tenero. E infine Ekonomou non e più un lungo. Poi, ha fallito pure al tiro, la sua arma residua, però ormai da ala pura. Da numero 4 è stato improponibile, per mollezza fisica: e sul ruolo 4, ancor più che sul 5, la Kinder ha subito, dalle avversarie più forti, i disavanzi più gravosi.

La scommessa iniziale era attrezzare una batteria d'esterni formidabile che vincesse le partite avendo sotto canestro la carne da cannone dei pivot gregari. Ma, al di là del discutibile assunto, neanche gli esterni hanno sparato dritto. Il primo ad affondare è stato Stombergas, pure per limiti di carattere. L'anno di Rigaudeau, infortuni a parte, non è stato mai brillante, partito in ritardo, e forse poco convinto, dopo la delusione Nba. Danilovic ha retto bene per un pezzo, poi, nella squadra squagliata, è affondato con gli altri: poteva compensare la minor potenza con il mestiere, sfruttando gli spazi, come però si può fare solo in una squadra che funziona, è pericolosa in più uomini, ha play che pensano e giocano. Braccato da sentinelle energiche, in quintetti poveri e sbilenchi, ha faticato troppo. Abbio s’è sfinito in mille ruoli, risultando comunque il miglior bianconero. Sconochini ha pagato dapprima tributo ai malanni, poi era tra i pochi a sapere che il futuro sarà lontano da qui. Certi di restare sono, a occhio, i soli Abbio, Andersino, Frosini e Bonora. Degli altri, compresa la premiata (e costosa) ditta Rigaudeau & Danilovic, si parlerà. Che restino Andersone, Ekonomou e Mee è da escludere.

In arrivo risultano Ginobili e Tomidy, c’è chi parla di Bullock, ma ci vorrà anzitutto un pivot da quintetto su cui spendere una delle due carte straniere. Sempre che restino due. L’apertura di tutte le frontiere pare imminente e si profila pure una seconda Eurolega dal regno Fiba, cui la Virtus aderirebbe. Prima di disegnare squadre, sarà bene attendere le regole. Sarà la prima partita del tandem Madrigali-Messina. Il coach, alla sua prima stagione veramente sbagliata, ha sentito fischiare intorno a sè più d'una voce di dissenso, ma si sa che le aure intangibili durano finché vinci. Messina potrebbe giovarsi dell'alibi concesso alle squadre figlie di società con un quadro in profondo trasformazione, ma ha sbagliato come tutti, ed anche la gestione dello spogliatoio ha rivelato un gruppo meno compatto d'un tempo (uno alla Savic, mancato in campo dai giorni belli, è ancor più mancato fuori dal campo). Eppure, Messina resta fra i tecnici più capaci, attrezzato per la rivoluzione in arrivo, perché il basket che chiederà un tiro ogni 24 secondi sarà, dopo Sydney, tutto un altro gioco. L'hanno cercato, solo nell’ultimo mese, Barcellona e Paok, Milano e Roma: penseranno che li abbia tutti, i libri della pallacanestro. È un patrimonio della Kinder che deve ripartire e presto ci farà sapere come. In settimana, parlerà finalmente Marco Madrigali. Sarà interessante ascoltarlo.

KINDER, 7 PEDINE AL POSTO GIUSTO

Dopo Ekonomou, Andersen e il biennale ad Abbio, Messina aspetta Bonora, un esterno straniero e un lungo comunitario. Grande fiducia nell'australiano n. 4 del futuro.

di Gianni Cristofori - Il Resto del Carlino - 10/06/1999

 

In trenta minuti scarsi di conferenza stampa Alfredo Cazzola soffia via gran parte del fumo che circondava la Kinder dal 2 maggio, domenica nerissima per tutta Bologna dopo la stoppata di Marconato su Karnisovas. Non ci sono soltanto i 206 centimetri di Nikos Ekonomou a riempire i taccuini e le telecamere dei presenti, ma anche un bel canestro di certezze dopo le mille voci d'inizio estate. Andiamo con ordine. Biennale per il greco che con il Panathinaikos ha vinto due campionati, due Coppe e un'Intercontinentale (più un Europeo, quello del '96, con la Nazionale); biennale ad Alessandro Abbio; quadriennale (con escape Nba al terzo) per David Andersen, l'australiano di 211 cm e 19 anni (con passaporto danese) provato nei giorni scorsi con evidente soddisfazione, conferma per capitan Binelli.

E poi un lungo elenco di quasi certezze: dal prolungamento dei contratti a Messina e Danilovic ("Entro la prossima settimana", annuncia Cazzola), all'arrivo di Davide Bonora che, a questo punto, deve soltanto pronunciare il "sì" ufficiale per indossare la maglietta bianconera. Ettore Messina snocciola poi i dubbi che restano per completare  una squadra che dal nulla del dopo Varese  e della Coppa Saporta  è uscita con un elenco di 7 uomini già sicuri: Danilovic, Abbio, Sconochini, Frosini, Andersen, Ekonomou, Binelli.

Rigaudeau, per esempio, che è più di là (Nba) che di qua, anche se l'alternativa ai Knicks o agli Spurs resta sempre la Virtus. "Antoine è stato molto chiaro con noi - spiega Cazzola -, questa è l'ultima occasione che ha per giocare in America. Non possiamo dargli torto". E legate al francese sono le scelte per ultimare il roster del 2000. Spiega Messina: "Se Antoine non tornasse cercheremo un esterno straniero e un centro comunitario". Più facile trovare il primo che il secondo, aggiungiamo. Ma la strada che dovrà imboccare la Virtus sembra ormai questa, chissà se lungo il cammino Messina non scopra in Andersen, 211 cm che si spostano con estrema naturalezza fuori dall'area per colpire da tre punti, le doti e la personalità di Nesterovic.

 

DANILOVIC: "ANCORA DUE ANNI POI MI RITIRO"

Da Atene Sasha conferma di voler chiudere in maglia Virtus

Il Resto del Carlino - 10/06/1999


Sasha Danilovic, da Atene tra il serio ed il faceto conferma che lui problemi di contratto non se ne pone, ha ancora un anno con la Virtus, poi giocherà un'altra stagione e quindi dirà basta ; scherza con Tanjevic, gli dà appuntamento al 3 luglio (il giorno della finale europea) promettendo di "distruggerlo": "Ma non lo farò io, lo farà Bodiroga, che è figlio tuo, e la cosa fa più male". E giù una gran risata.

David Andersen e Frosini a rimbalzo

MESSINA: "SIAMO UN CANTIERE, CI VORRÀ TEMPO"

di Walter Fuochi - La Repubblica - 20/09/1999

 

Messina, farebbe un replay ? Il brutto e il bello della sua Virtus a Reggio Calabria.

Il brutto lo trovo subito. La difesa scadente, molto mediocre. Non tenevamo proprio, dietro. I 45 punti del primo tempo sono un abisso.

Non tenevate uno-contro-uno, o come organizzazione collettiva?

Uno contro uno, direi. E non faccio nomi, è toccato a tutti. L'organizzazione viene dopo, per ora ho visto subire sul piano della condizione fisica. Poi, di brutto c'è stato il finale. Una cattiva gestione, errori banalissimi. A parte le palle perse e le scelte di tiro, quel fallo di Ekonomou, il quinto, per un mancato tagliafuori su Thompson a tiro libero, non è ammissibile in uno del suo livello. Dal +2 e palla in mano siamo passati al pareggio e Ekonomou fuori. Una bella fetta di partita.

Vuole cercare anche il bello?

Sì, la difesa di parte del secondo tempo, una buona fluidità, sia pure a sprazzi. Farà sorridere, ma la Virtus è ancora al precampionato. E ha perso a Reggio dove, due anni fa, rischiò, anche se già rodata. Ci sta, insomma, e la Viola non è male. Però fa rabbia pensare di avere sprecato un'occasione. Dovremo prendere altrove questi due punti.

Danilovic e Rigaudeau come li ha visti?

Al 50% tutti e due, non di più. Ma c'è un altro dato che dice che siamo in cantiere. Il migliore di Reggio, Stombergas, era stato il peggiore sette giorni prima. Tipici alti e bassi.

Girando la medaglia, i migliori con Montecatini (Bonora, Ekonomou), sono stati i peggiori a Reggio.

Beh, mica solo loro. L'abbiamo persa tutti, e tutti insieme.

 

IL COMMENTO DI MESSINA

di S.M. Righi - Stadio - 23/12/1999

 

Girocollo blu scuro, camicia azzurra, viso luminoso. E un sorriso largo così. Ettore Messina è il ritratto della serenità, quando si siede davanti al microfono, ma lancia subito una provocazione. Ironica, sottile, leggera. Però la lancia. «Mai vista tanta gente in sala stampa, eravate venuti tutti al nostro funerale...?». Poi si guarda intorno, sorride un'altra volta, e attacca la sua analisi. «Siamo stati bravi, pur nelle condizioni in cui eravamo, abbiamo tenuto sotto controllo la Scavolini e abbiamo fatto ottimi tiri, anche se con pessime percentuali nel primo tempo. Poi nel secondo ci ha pensato Abbio, mentre Frosini ha tenuto molto bene Blair, che si è fatto vedere solo in un paio di occasioni. Poi nell'ultimo minuto, forse, abbiamo pensato inconsciamente di avere già vinto, e abbiamo commesso qualche errore. Però, ripeto, quei 38' precedenti sono stati molto confortanti: il funerale è rinviato».

Messina sorride di nuovo, la Scavolini in fondo era un brutta gatta da pelare. Per fermare la sua corsa ci è voluta una Kinder convinta e determinata. II coach non ha dubbi «Il nostro problema adesso che ogni tanto ci manca la fiducia, soprattutto nei momenti importanti, parlo specialmente del tiro. È un po' quello che ci è successo a Trieste e Verona. D'altronde Pesaro era in un momento molto positivo, come chimica di squadra ed entusiasmo non potevamo presentarsi meglio di così a Bologna. Noi però siamo rimasti attaccati alla partita e al momento opportuno siamo riusciti a fare il break, del resto la qualità del gioco non ci manca: da questo punto di vista siamo tranquilli».

E poi, aggiunge Messina, per molti minuti si è rivisto il Dna della Virtus. Quelli che non mollano mai, quelli che per il verbo arrendersi bisogna ripassare un'altra volta. «La squadra ha corso e lottato per tutta la partita, ha fatto degli errori ma erano anche ovvi, in queste condizioni e con tanti problemi di infortuni». Certo, il coach delle V Nere non si fa illusioni. La strada per rimettersi in carreggiata è ancora lunga, Messina non si fa illusioni. «Non è che con questa vittoria abbiamo risolto tutti i nostri problemi, sia ben chiaro, ma voglio sottolineare con piacere l'atteggiamento mentale del gruppo, che è stato positivo. E mi conforta». Un motivo in più per tirare giù il sipario con I'animo alleggerito, anche perché ieri sera al PalaMalaguti è andata in onda l'ultima partita del secolo. E la Kinder ha mandato in archivio con una vittoria il Novecento, una roba piuttosto grande a pensarsi. Diventa molto più piccola e vicina se si pensa agli anni Novanta, all’ultimo ciclo di Messina e soprattutto al bis del 1998: scudetto ed Eurolega.

 

LA KINDER TORNA AL PUNTO DI PARTENZA

di Walter Fuochi - La Repubblica - 17/01/2000

 

Vista sabato in tv Adr-Kinder, e vista tutta, perché tra le maniglie dei corridoi romani ci sta pure che mamma Rai largheggi, quando gioca Roma, sul solito striminzito secondo tempo, s'è capito che la Virtus è ancora molto, troppo vicina al suo punto di partenza. O che, come in un gioco dell'oca, fatte un paio di buone tirate di dadi, le capita poi sempre quella che la rispedisce al via. Alla quinta sconfitta in campionato su 18 partite (con 6 su 26, un anno fa finì la prima fase), la Kinder trascina i suoi problemi irrisolti, che non erano molto diversi a settembre, quando si partì. Anzi, ha perfino qualcosa in meno di allora. Bonora, che fu preso per pensare, deve solo pensare a guarire, poveraccio; e Andersone, preso per fare l'omaccio nelle due aree, deve solo pensare a che camicia mettersi per guardare le partite dal parterre.

Di più, c'è oggi uno straniero (Stombergas, campione d'Europa con lo Zalgiris) che a Roma non ha messo piede in campo nel secondo tempo; che nelle ultime 7 partite non ha mai toccato i 10 punti; che in 18 partite ha tirato 30 liberi in tutto, sparando ormai solo qualche colpo dall’arco, fallito quello, sistemandosi serenamente a sedere. Ha un comunitario (Ekonomou) che al PalaEur ha fatto più falli che punti (4 e 3, rispettivamente), e non era la prima volta; dopodiché, non prende un rimbalzo a pagarlo. E infine ha un bimbone (Andersino) che la mano l’avrebbe anche morbida, ma che spesso si dimentica pure lui di andare a rimbalzo: virus largamente condiviso, comunque, nel gruppo, come ha sgradevolmente. ma esattamente, rilevato Danilovic dopo la batosta romana.

Dire che allo zoccolo storico è stato aggiunto poco o nulla è il minimo: quel che oggi è la Virtus è il gruppo della storica accoppiata '98 Scudetto-Eurolega (Rigaudeau - Danilovic - Abbio - Frosini - Binelli), progressivamente defoliato. Un anno via Savic, un anno via Nesterovic, veri sostituti non se n'è mai trovati. Di Paspalj, Olowokandi, Edwards, Gigena è già iscritta al bilancio della scorsa stagione la fallimentare ininfluenza. Su Ekonomou, Andersone e Stombergas e lecito nutrire, al quinto mese di gioco, fondati sospetti. Infine nel gruppo storico Sconochini evoluiva a cento all'ora: non l’ha ancora fatto, potrà rifarlo, per adesso è in piena convalescenza. Valutazioni individuali a parte, comunque limpide, nella loro pochezza, l'altra idea è che si manchevole l'assetto. Un esterno in più e un pivot in meno, a occhio: magari verrà provveduto in questo modo, con inattesi sanguinamenti di portafoglio.

Non c’era fretta, si pensava fino a poco fa, a ritoccare la squadra in corsa. Una coppa poco impegnativa e una posizione, in campionato, di galleggiamento senza rischi, consentivano di attendere perfino la ricomparsa di Stombergas, dopo una prolungata e in quietante sparizione. Ma adesso è a rischio anche il secondo posto, con pesanti minacce su un futuro europeo che difficilmente sopporterebbe, presso l’amato pubblico, altre Saporta: dunque l'emergenza, dal gioco altalenante agli umori del gruppo, s'è allargata alla classifica. Roma è in rimonta, dopo un avvio disastroso, deve rimettere nel mazzo De PoI, e sabato aveva perfino uno luzzolino dimezzato. Ma se due militi ignoti come Rossini e Cessel le vincono partite così, può pensare di non essere poi cosi povera, quando li ricollocherà al loro onesto posto, a dare una mano dalla panchina. Aspettando domani sera la settimanale dose d'anestetico, la Coppa con il Bonn già battuto in trasferta, la Kinder continuerà ad avere poche occasioni di verificarsi ad alto livello, che è ciò  che poi le vorrebbe oggi. Senonché, le poche volte che battaglia con le big ci lascia troppo spesso le penne. Questo è il problema e chissà se è un fasciarsì la testa prima d'averla spaccata, o se questo perfido gioco dell'oca rispedisce davvero sempre al via.

 

Rigaudeau, Danilovic e Sconochini rilassati in panchina

INTERVISTA AD ALFREDO CAZZOLA

di Walter Fuochi - La Repubblica - 07/02/2000

 

Presidente Cazzola, in otto giorni la sua Virtus ha perso due partite con Treviso e tante certezze su se stessa. Che succede?

Succede che ora sono le cinque, faccio un salto in palestra, guardo l'allenamento e mi sa che parlerò pure alla squadra.

E cioè?

Opinioni personali e dibattito interno, prego.

Pubblicamente non ha nulla da dire?

Se vuole, ne ho tante. Ad esempio, condivido la diagnosi di Messina. La Virtus, in questo momento, non è una squadra. Ma attenzione, ho qualche giudizio e qualche sensazione diffusa da ribaltare. Non è che stentiamo sui lunghi, o sui nuovi. Qui stanno venendo meno gli esterni, che dovevano essere Ia nostra reale forza. E stanno dando poco nomi importanti. C'è chi dice: due tirano il carro e gli altri niente. Dissento. Qui non c'è leadership, o quella che doveva esserci non riesce, per motivi diversi, ad emergere. Vedo una squadra senza punti di riferimento.

Non fa nomi, ma due identikit chiari: Danilovic e Rigaudeau.

Non li faccio anche perché questa squadra è piena di gente che ha vinto di tutto. E perché questo è il concetto che mi preme, adesso: la barca, se affonda, affonda con tutti sopra, insieme. Il mio più grande dispiacere è stato vedere qualcuno che si chiamava fuori o faceva finita di niente. Sulla barca ci siamo tutti. Ho visto che pure Messina, estremizzando, si è voluto mettere in discussione.

E lo è?

Non lo è, per carità. Discuteremo fra noi, discuteremo tutto e tutti, ma lo staff tecnico non è responsabile e ha la massima fiducia. Qui non si cercano capri espiatori e non si scappa. Qui ci sono dodici signori miliardari, lautamente pagati, e 4-5 lautissimamente. La smettano di fare le primedonne e si tirino su le maniche Chi ha vinto molto, non usi le sue medaglie per staccarsi dalla situazione comune. E tutti tengano presente una cosa. Chi fallisce alla Virtus, fallisce come professionista. È un punto d'arrivo, non di partenza, questo club. Lavorino, si concentrino, tirino fuori la qualità che in questo gruppo, per me, c'è.

Continua a parlare di pezzi grossi.

Sì, dei tanti che ci sono nella Virtus. Poi, chi fa le belle interviste a nove colonne mi ha stancato più degli altri, e deve sapere che qui si è pagati, enormemente pagati, per giocare, non per fare i presidenti, o gli allenatori, o i general manager. Non ci sono mostri sacri, e se stimiamo e amiamo le nostre primedonne, sappiano pure che, se dovremo scegliere tra la storia e la coerenza della Virtus e i mostri sacri, sceglieremo la prima. Abbiamo un quintetto pieno di nazionali gente che ha vinto tutto e dappertutto, ma adesso sembrano diventati tutti matti. Questa squadra ha solo mali psicologici. Vista sabato con Treviso, fa ridere sentir dire che serve un pivot, con quel che hanno combinato gli esterni. Anzi, badino a sè, non chiedano altro.

È il momento più brutto della presidenza Virtussina?

Beh no, non è che siano mancati, in passato guai di tutti i tipi. È per i risultato peggiore in relazione agli sforzi fatti sulla squadra. In un rapporto costi-benefici non era mai andata così male. So che alla gente fregherà poco, ma è così.

Non è ancora un risultato, solo un andamento.

D’accordo, in fastti anch’io ripeto: stiamo calmi, tranquilli, non agitiamoci troppo, un valore nel gruppo c’è e si può tirare fuori. Ma bisogna entrare nella testa dei giocatori, cioè di gente che non si integra, per svariati motivi, non solo tecnici, ma anche di caratteri e provenienze. Non imparare l'italiano, ad esempio, è un segno negativo. Poi, sentendo parlare di integrazione, aggiungo: sono i vecchi a dover fare lo sforzo in più per assorbire i nuovi. Per dire, tecnicamente abbiamo messo Abbio al posto di Crippa e Stombergas per Panichi.

E Nesterovic in meno.

La so bene, ma Frosini in primo quintetto non sta sfigurando e le nostre attuali coppie di 4 e 5 non vanno tanto peggio delle coppie di 4 e 5 di un anno fa. Senza dire che, quando vincemmo campionate ed Eurolega, avevamo un organico inferiore ad oggi. Il pacchetto di esterni è il più forte, secondo me, che abbiamo mai avuto in Virtus. E a me, da anni, la raccontano così: alla fine, in questo gioco, vince chi ha gli esterni buoni, e così è stata costruita questa squadra.

Che farà adesso?

L'ho detto, due chiacchiere con la squadra, anche molto franche. E nessuna rivoluzione. Vogliamo parlarci, capire, entrare nella testa di giocatori che oggi sono mille miglia lontani da dove dovrebbero essere. Sono stanco di certi atteggiamenti, interni ed esterni. Avverto tutti che non li sopporterò più e che la società avrà una linea di estremo rigore contro chi non è costruttivo, e non rema nella direzione del gruppo.

Post scriptum: L'incontro con squadra è durato un'oretta, e alle otto passate volti cupi e muti sono sfilati verso le docce. Oggi la Virtus vola a Francoforte (senza Abbio, Binelli e Danilovic), per giocare domani in Saporta.

 

CACCIA AI SOSTITUTI DI SASHA E ANTOINE

di Walter Fuochi - La Repubblica- 28/03/2000

 

"L'incertezza sui tempi di recupero di Sasha Danilovic, impossibilitato a riprendere una normale attività fisica e quindi ad allenarsi con regolarità, ha portato il presidente della Virtus Alfredo Cazzola a dare mandato a Roberto Brunamonti e ad Ettore Messina per trovare un sostituto al giocatore, rivolgendosi al mercato americano. Analogo mandato è stato dato per la sostituzione di Antoine Rigaudeau". Così parlò la Virtus, ieri alle 19, sul suo sito Internet: e poi, via fax, ai giornali. Se non è un licenziamento, sono gli otto giorni: ed è una faccenda grossa, perché coinvolge la faccia più famosa e vincente della Virtus di oggi, e di molti altri tempi, e l'altro pezzo pregiato della squadra. Lo Zar e le Roi, come li chiamiamo nei titoli, quando vincono le partite.

Formalmente, è un avviso che non fa una piega. Dice: poiché la Kinder ha due giocatori infortunati, provvederà alla loro sostituzione. Sostanzialmente, è un messaggio neanche troppo trasversale, e non solo perché e inedita la prassi di un 'taglio' annunciato a mezzo stampa (semmai si fa dopo, a ingaggi avvenuti). Azzardare traduzioni, e in assenza di esegesi cazzoliane, ieri muto, espone sempre a rimpalli di letture dietrologiche e sbagliate. Rischiamo lo stesso: cari voi due, vi aspettiamo, se state bene. E se non state bene, amen. Dei rapporti di lavoro non è opportuno aggiungere nulla: andrà solo chiarito che Danilovic ha, dopo questo, un altro anno di contratto con la Virtus, e Rìgaudeau altri due. Alfredo Cazzola ha scelto lo stesso giorno per terremotare i suoi due terreni di gioco, nel basket: la Lega e la Virtus. Ha rovesciato due tavoli, forzando le situazioni. S'è chiamato fuori dalla confindustria dei canestri, dopo una lunga guerra di logoramento e in prossimità d'un mandato in scadenza. E, quanto alla partita bianconera, ha denudato di botto la verità: se i due cannoni non sono in grado di giocare, ne cercheremo altri, e pazienza se non saranno cannoni.

Di certo, Cazzola non è contento di questa stagione, e l'aveva anche detto. Una campagna acquisti cara e sbagliata, il ritorno di Rigaudeau, dopo tante titubanze, che non l'aveva scaldato, i risultati alterni, la serie infinita di infortuni con conseguenti, stavolta sotterranee ma non inedite, polemiche cliniche, l'avevano ancor più saturato. Non s'è visto sabato al derby, non si vedrà stasera nella gara col Vilnius, per impegni di lavoro che ci sono, in vista dell'apertura del nuovo salone dell'auto usata a Torino, ma che forse in altri tempi avrebbe posposto. Per restare ai fatti, ecco le ultime vicende dei due infortunati. Rigaudeau ha accusato dopo Valencia (8 marzo) un problema muscolare che pare un principio di pubalgia: ci sono stati consulti, come già altre volte il francese s'è fatto vedere a Parigi da un suo clinico di fiducia, e poiché l’unica cura per la pubalgia è il riposo, Rigaudeau ha iniziato a riposare. I tempi per fare gli esami sono fissati ai primi di aprile. Verrà rimpiazzato, se non può giocare. Non 'tagliato', perché non è in quota come straniero. L'ultimo stop di Danilovic è dovuto a problemi di schiena, ma già afflizioni di stomaco e di reni gli avevano fatto saltare alcune partite e forse è lì il vero allarme. Pure qui non sono state fornite date sul rientro: in Virtus spiegano che verrà preso un uomo a gettone, sperando che entro il 7 aprile, quando andrà data la lista per i play-off, ci si possa scrivere, di nuovo, Danilovic.

 

Muursepp vanamente contrastato da Sconochini e M. Andersen in finale di Saporta Cup

 

SAPORTA, I COMMENTI DI CAZZOLA E MESSINA

di Francesco Forni - La Repubblica - 12/04/2000

 

Alfredo Cazzola, ai microfoni di Radio Bruno, commenta così.

Adesso la squadra si dovrà riposare e affrontare i play-off con la giusta concentrazione. Credo che il match con l'Aek, pur perdente, possa essere interpretato come un segnale positivo. La Kinder rimane competitiva.

Però fino a quando, senza i venti punti di Rigaudeau?

Ho la netta sensazione che lo rivedrete questa estate in Australia con la maglia della sua adorata Francia, alla quale tiene molto... il suo recupero non mi pare possibile.

E la partita?

Il momento di sbandamento a fine primo tempo ha deciso, come pure il quarto fallo di Abbio. Anche se siamo stati in grado di risalire fortissimo: a 2’ 30" dalla fine la vittoria era alla nostra portata. Ce la siamo giocata, la coperta così corta non lo è stata. Stombergas ha chiuso degnamente, ci ha fatto sperare: se metteva quell'ultima tripla... Non provo rammarico, con l'assenza di Antoine non si poteva far molto altro, la voIontà di essere competitivi fino in fondo l'abbiamo fatta vedere.

Pure Messina è naturalmente rabbuiato.

Nel primo tempo quando siamo andati a +5 eravamo consistenti, poi è arrivata la crisi, i falli di Abbio. Due sono stati i fattori negativi per noi: lo strapiombo a -16 a inizio ripresa e le troppe palle perse. Ci hanno impedito di fare una partita vincente. Non ho remore particolari, ma il bisogno di dover proteggere i nostri esterni dai falli ci ha costretto alla zona, esposti alle bombe di Koronois e Chatzis, giocatori che ben conoscevamo e che ci hanno punito. Certo che l'assenza di Rigaudeau ha pesato, ma questo lo si sapeva. Nel pieno della nostra rincorsa la gestione poco oculata di alcuni palloni, che si possono tranquillamente chiamare forzature, ci ha impedito di arrivare fino in fondo.

Il principio aveva fatto ben sperare.

Trovati buoni canestri con relativa facilità, non ci è riuscito lo stesso dietro e così non c'è stato un allungo sufficientemente consistente.

Stombergas?

ln crisi nel primo tempo, poi ha fatto la sua parte, con serietà.

E ora i play-off.

Penso che non recupereremo nessuno - ha concluso Messina - ci dovremo riposare e inserire Mee. Due finali raggiunte sono un bel traguardo, ma averle perse non può lasciare un buon segno. C'è da alzare il morale.