MARKO JARIC

(Marko Jarić)

Marko Jaric dalla lunetta

nato a: Belgrado (YUG)

il: 12/10/1978

altezza: 202

ruolo: playmaker/guardia

numero di maglia: 20

Stagioni alla Virtus: 2000/01 - 2001/02

statistiche individuali del sito di Legabasket

biografia su wikipedia

palmares individuale in Virtus: 1 scudetto, 2 Coppe Italia, 1 Euroleague

 

CON GRIFFITH E JARIC UNA VIRTUS NON PIÙ VIRTUALE

Rashard e Marko presentati da Madrigali.
Il play: "Lascio un coach che non la pensava come me"

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 07/07/2000

 

"Di lì c'era un allenatore che la vedeva diversamente dal sottoscritto". Non usa toni polemici, Marko Jaric ma ci tiene a chiarire la sua posizione. A farsi capire. A far capire alla nuova realtà che il suo ruolo naturale è quello di playmaker e che, per questo, lui vuole la squadra tra le mani".

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Ettore aveva visto Jaric per la prima volta al Peristeri, quando aveva seguito come ct azzurro, Paolino Moretti. Lo aveva colpito questo giovanotto. E lo ha colpito nella final four di Monaco, quando proprio Marko fu l'ultimo ad arrendersi.

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JARIC: "IN VIRTUS PER VINCERE"

di V. Desalvo - La Repubblica - 18/09/2000

 

Fuori dalla Nazionale, dentro alla Virtus. Gli hanno girato il mappamondo, a Marko Jaric. E non deve essere immediato abituarsi alle novità.
Sono cominciate le Olimpiadi, che effetto fa guardarle in tv?

È difficile, come il periodo che sto vivendo. Ho il morale giù, inutile nasconderlo. Avevo lavorato troppo per andare a Sydney e trovarsi fuori dalla Jugoslavia per motivi che non riguardano la pallacanestro, scelte solo politiche, diciamo, mi dispiace. Però guarderò lo stesso le partite e vorrei che il mio paese vincesse: non sono così malato da fare il tifo contro.

In questi casi si dice che l'esclusione potrebbe essere uno stimolo

È un motivo in più, sicuro. Però sono tranquillo: se entrassi in campo per spaccare il mondo riuscirei solo a giocare male. Invece devo essere intelligente, molto intelligente, cercando con calma di prendermi il mio gioco. Messina mi sta aiutando molto, e mi aiuta pure il fatto che tutti sappiano la verità. Per questo è la prima volta che ho deciso di non dire nulla.

Poche settimane in Bianconero: che differenze ci sono con la Fortitudo?

Non ho avuto il tempo per farmi un'idea completa, ma qualcosa l'ho notata. Stando dentro alla Virtus si vede che è una società che esiste da tantissimo tempo e da tantissimo tempo è vincente. La Fortitudo invece è una società che è venuta fuori negli ultimi sei, sette anni, investendo molti soldi e pensando che con quelli si può comperare tutto. Non hanno l'esperienza della Virtus.

Adesso c'è Danilovic.

Ed è un piacere giocare con lui: tra poco diventerà una leggenda e sarà bello cercare di rubargli tutto quello che posso guardando come fa, come si comporta, il suo stile.

Messina ha detto che lei è un play

Anche io mi vedo così. E ho sempre guardato ai play con il mio fisico, da Magic a Rigaudeau. Il bello adesso sarà giocarci insieme, al francese. Perché noi possiamo farlo.

Quanto vale la Virtus?

Secondo me siamo forti, davvero. Per lo scudetto c'è la Fortitudo e ci siamo noi, almeno sulla carta, perché altre squadre possono venire fuori. Poi io voglio vincere, in questi due anni.

 

JARIC: "MI MANCA LA CONTINTUITA'"

di Daniele Baiesi - www.telebasket.com - 21/10/2000

 

"Non va male; non mi sento le gambe pesanti, o roba così. Però giochiamo male". È lo sfogo di Marko Jaric, che rientra da Atene addossandosi parte delle colpe della sconfitta. "Siamo entrati in campo deconcentrati. Non eravamo pronti per giocare questa partita, abbiamo sbagliato proprio l'approccio mentale della partita. Partendo dalla difesa, la prima cosa che abbiamo fatto male in campo. Tutti dicono che siamo una della squadre più forti per l'attacco, ma come ha detto Ettore (Messina) dobbiamo cominciare a giocare bene in difesa se vogliamo fare bene sull'altra metà campo. Per quanto mi riguarda, non riesco a trovare continuità. Gioco bene, poi male, poi così così. Lo scorso anno? Ero più teso, più incerto, anche su quanto e come sarei stato in campo. Ora è diverso, sono più sereno, più pulito e chiaro nella mia testa. Questo è un gran bel gruppo, lavoriamo tutti assieme e parliamo tanto. La cosa mi piace parecchio". Il rapporto coi compagni esalta Marko, che racconta di come "la squadra vince e perde assieme. Bisogna portare pazienza, poi arriverà anche la forma fisica giusta". Jaric non vuole parlare di Virtus e Fortitudo; solo di lui, non dei coach. "Ti posso solo dire che Messina e Recalcati sono molto diversi dal punto di vista tecnico. E niente altro, non voglio tirare fuori l'argomento". Ed allora cambiamo: i tre arbitri. "Ottimo, credo che sia fondamentale per la qualità del gioco. Due occhi in più fanno sempre bene. Ed il fatto che fischino molto non va a scapito del gioco. Noi ad Atene abbiamo un po' pagato le fischiate degli ultimi tre minuti, quando Ivkovic ha messo una enorme pressione addosso ad uno degli arbitri. Ma è normale mestiere, sono cose che capitano".

 

SINFONIA VIRTUS, DIRIGE JARIC

di Walter Fuochi - La Repubblica - 02/02/2001

 

C’è chi li chiama i cannibali, ritinteggiando un antico soprannome di Merckx. In effetti, l’impressione è quella. Questi hanno sempre fame, non si saziano mai. Mangiano, oppure sbranano: e se c’è carne tenera, come ieri sera, diventano più cattivi di prima. Minimamente attrezzato per un playoff europeo, l’Estudiantes finisce nel pentolone, come nelle vignette della Settimana Enigmistica. I punti di scarto sono 43, ed è già un pezzo che Messina si sta prendendo i cori di una curva grata.
Certo, c’è una mano forte, e c’è una firma chiara, su questa Virtus: e non certo per quel che s’è visto con gli spagnoletti. Però, in larga superiorità tecnica, quando i giochi vengono tutti, o quasi, se ne capisce il senso. E allora, la palla che non batte mai sul pavimento, e gira da una mano all’area in attesa che il meglio piazzato spari il colpo, è roba ormai automatizzata. Poi, se ci saranno squadre che sapranno sporcare questa nitida levigatezza, potranno battere la Kinder. L’addizione, in questi giorni, è la regia di Jaric, cui s’affianca con saggia discrezione Rigaudeau. La fa, Marko, un metro dentro l’arco, dove agli altri fa malissimo in proprio, oppure armando il braccio dei compagni. Avendo sentito Tanjevic teorizzare mille volte il regista di due metri, fisico più cervello, credo che Jaric, adesso, sia da quelle parti lì. La Virtus è alla vittoria filata numero 24 e va verso i cento giorni senza sconfitte: sono 96, per essere esatti, dalla lontana, ottobrina Udine.
Cronaca, quel po’ che serve. Ci sarà una maledizione, sui legni bolognesi, e se Giricek s’era rotto, in centro con la Paf, dopo tre minuti e rotti, qui in periferia Markovic dura 43 secondi: gli s’insacca un dito in un raddoppio e addio partita. Addio mica solo per lui, ma per tutti. L’Estudiantes comanda una sola volta per 7-5, con un 7-0 che sorprende l’unico momento distratto della Virtus, poi s’inabissa. E’ Jaric il primo a partire forte (17 punti in meno di 14’), e quando gli si somma Ginobili e la Virtus si diverte a giocare in contropiede, si spalanca il mar Rosso per la regia di Cecil De Mille. Madrid sta lì finchè sforacchia la difesa bianconera, coi tiri di Hill e con l’eterno uncinetto rapinoso di Alfonso Reyes. Ma non ha trincea, anche se Hernandez prova ad avanzarla con la zona press o a chiudere i portoni con la zona normale. Niente, la Virtus dilaga, soprattutto con il quintetto giovane del secondo quarto, in cui Ambrassa, la sera della prima, si trova a fare la... chioccia, per carta d’identità (gli altri sono Jaric, Ginobili, Smodis e Jestratijevic). Il debuttante entra in punta di piedi, come si deve, guardando e imparando. Alla caccia si dedicano soprattutto Jaric e Ginobili (16 punti in altrettanti minuti), ma anche Smodis, che stavolta mostra il campionario da atleta (corse, stoppate, rimbalzi) e non quello da tiratore. La partita è già sepolta alla pausa, con un +31 ottenuto in galoppante allegria. L’Estudiantes è poca roba, smontargli il quintetto è una tragedia (e Markovic almeno una bussola l’aveva), però i destini sono segnati quando trovi una squadra che, nel secondo quarto, alza 18 volte il braccio e 16 trova il gol (citiamo le due stecche, da tre: Smodis e Ginobili). Il resto è galoppo.

 

DA MIAMI A BOLOGNA, PER JARIC

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 03/02/2001

 

Molti (troppi) hanno abbandonato il PalaMalaguti prima della sirena. Uno spettatore, invece, è rimasto incollato alla sedia fino alla fine. Prendendo appunti e stropicciandosi gli occhi per quel giovanotto diventato il suo pupillo. Lo spettatore in questione è Chat Kammerer, che in passato ha ricoperto l'incarico di vice allenatore dei Lakers e, da quattro stagioni, è capo scout degli Heat di Miami. Il giovanotto seguito con grande attenzione, invece, è Marko Jaric, scelto dai Clippers nell'ultimo draft, ma che proprio Miami — Riley era rimasto ben impressionato da un certo Danilovic — potrebbe ottenere attraverso alcuni scambi. Impressionato dal gioco della Kinder, Kammerer si è spostato a Trieste, con Adam Filippi, suo scout per l'Italia. E Kammerer ha decantato le lodi non solo di Markino, ma anche di Andersen e Smodis, che potrebbero essere scelti nei prossimi draft. Difficile, tornando a Jaric, passare inosservati quando si chiude una partita di 34 minuti con 40 di valutazione (7/10 dal campo; 5/5 dalla lunetta, 5 rimbalzi, 6 palloni recuperati e 9 assist).

Jaric, sapeva che c'era lo scout dei Miami?

No, giuro. Non lo sapevo.

Sostiene che quando la osserva lei gioca bene.

Mi fa piacere.

Non la solletica la Nba?

Adesso no. Perché voglio far bene con la Virtus.

Lei appare più tranquillo, è d'accordo?

No. Lo sono sempre stato. Alcune mie dichiarazioni sono state interpretate male.

Pensa che in Fortitudo la stiano rimpiangendo?

No. Non è una questione che mi riguardi. Abbiamo preso strade diverse.

È uno dei leader della Virtus. O questo termine la infastidisce?

Mi interessa essere il playmaker. Il resto non conta.

Eppure in regia si alterna con Rigaudeau. In quei caso lei si sposta nel ruolo di ala.

Va benissimo.

Mai avuto 40 come valutazione?

Non ricordo, non credo.

E nove assist?

In Italia mai. Qua considerate l'assist solo quando si offre il pallone per la schiacciata. Valgono di più.

A proposito di schiacciate: bello quel pallone schiacciato, tra una selva di gambe, per Griffith.

Grazie, non era facile.

Ma i coach non insegnano che andrebbe evitato il passaggio schiacciato al lungo?

Sì. La prossima volta starò più attento.

Campionato o Eurolega?

Mi piacerebbe vincere in Europa. Mancano Maccabi, Panathinaikos ed Efes. Ma la competizione è alta.

 

JARIC: "ERO A PEZZI, HO TROVATO UNA FAMIGLIA"

di Francesco Forni - La Repubblica - 21/06/2001

 

Marko Jaric, tricolore sotto entrambi i portici, certi momenti li aveva già sognati.

Quando ero un ragazzino, nel '97/'98, dalla Grecia vedevo e sentivo parlare del derby di Bologna. Poi ci fu il tiro di Danilovic e tutto il resto... Una delle più grandi sfide d'Europa, il sogno di tutti quelli che hanno cominciato a giocare a basket: e io adesso ho vinto con entrambe.

In verità la chimera è l'Nba...

Sì, anche quella. Ma adesso la Virtus è diventata la mia famiglia, qua sono migliorato. Ho avuto il gioco in mano e anche la possibilità di sbagliare tante volte. Ma la squadra intanto andava e coach e compagni mi hanno fatto crescere.

Rose e fiori a giugno, ma ad ottobre?

Quello per me fu il periodo più brutto: il passaggio dalla Fortitudo, soprattutto la mancata Olimpiade con la Jugoslavia, dopo aver fatto tutto il ritiro. Mi sentivo male, non avevo dietro la situazione che c'è oggi: ora sopporterei meglio un'altra esclusione dalla nazionale. La fiducia è tutto: nessuno pensava che la Kinder sarebbe potuta andare così. Noi sì.

Jaric viene definito un po' Djordjevic e un po' Danilovic, anche per la sua «fretta» nel vincere subito.

Belli ragazzi, idoli per tutti: mi fa piacere essere avvicinato a loro, ma non sono, né mi sento come loro. È cambiato il basket, del quale io però rimango un paranoico: ci sto spesso male. Sono davvero fortunatissimo a giocare in una squadra forte. Fin da piccolo ho avuto grandi ambizioni e non saprei come sarei finito se non fossi capitato qua.

Il derby di finale è stato quello sognato?

Avrei voluto Gara 5: 98-97 per loro, poi il mio canestro alla fine... Più realisticamente: sono servito in questa serie e in tutto l'anno, come il resto della squadra.

La stagione della consacrazione potrebbe però perdere una grande motivazione. Le sfide senza Carlton avrebbero un altro sapore?

Non credo. Il derby ci ha preceduto e ci sopravviverà: io, Ginobili, Myers e Fucka. Anche Carlton non mi pare abbia patito più di tanto la mancanza di Danilovic.

 

INTERVISTA A MARKO JARIC

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 13/10/2001

 

Ventitré anni. Un compleanno, festeggiato venerdì, che avrebbe potuto essere diverso se Marko Jaric non fosse stato raggiunto dalla notizia della morte del fratello dell'amico Alexander Miloserdov. Marko, però, gentile come sempre, non si sottrae a microfoni e taccuini.

Jaric, come sta?

Bene, grazie.

E la sua tonsillite?

Problema risolto. Però ho ancora le gambe un po' molli.

Ma è parso su una buona strada.

Un passo alla volta cresco. Ma dobbiamo restare con piedi per terra.

A proposito di passo, questa Kinder, come quella della passata stagione, pare da corsa.

Contro lo Zalgiris è andato tutto bene. Ma ci aspettano impegni più severi. E soprattutto difettiamo in continuità.

Contro Kaunas, però, avete continuato a difendere con aggressività fino alla sirena.

Anche questo è vero.

Ma non c'è il rischio che arriviate a fine stagione con la lingua lunga?

Non credo proprio. In fondo siamo giovani, abbiamo la possibilità di correre fino alla fine.

Come procede l'inserimento di Becirovic?

Ha talento, è intelligente. Si sta integrando.

In attacco vi cercate. Sarà più difficile integrarsi in un sistema difensivo come il vostro.

Ma credo che il tempo possa giocare a nostro favore. Vedrete che Sani sarà farsi valere anche nella nostra metà campo.

Quasi perfetti con Kaunas. Avete steccato dalla lunetta e nei servizi al pivot.

In fondo è quello che sto dicendo. Ci mancano ancora piccole cose.

Quali?

Oltre alle conclusioni dalla lunetta, che possiamo migliorare, contro Kaunas è mancato quell'interscambio che, in passato, c'era tra esterni e lunghi. Griffith, per esempio, non è stato servito come avrebbe voluto.

Ma è Rashard che per costituzione è un diesel o siete voi esterni che...

Ci sono tante piccole cose, che magari dall'esterno non si vedono, ma che dobbiamo sistemare. Una di queste riguarda appunto Griffith. Alla fine della passata stagione quel meccanismo era pressoché perfetto. Il pallone arrivava sotto canestro con puntualità. Quella puntualità che, per esempio, ha fatto difetto l'altra sera. Dobbiamo lavorare proprio per questo.

Non c'è più la Viola versione armata Brancaleone.

È una trasferta come le altre. Da affrontare con il piglio giusto. Con grinta e determinazione. Senza questi due aspetti si va poco lontano.

Domenica in campo alle 18,30. Poi giovedì il test più severo a Barcellona.

Affrontiamo un match per volta. Prima la Viola. Poi penseremo anche alla Spagna e all'Eurolega.

 

La concentrazione di Jaric (foto fornita da Daniela Ballotta)

JARIC, LAUREATO IN REGIA

di Walter Fuochi - la Repubblica - 12/01/2002

 

Parola di Jaric: «Abbiamo fatto un passo avanti». Anzi, no. «Uno indietro». Decidiamoci. «Abbiamo fatto un passo verso quello che eravamo l'anno scorso. E questo nonostante gli infortuni e nonostante parecchia gente, giornalisti in testa, non creda più in noi». Nel sacco di Istanbul, Jaric ha guidato da dio, come mai quest'anno. «La squadra gli è sempre andata dietro», aveva detto subito Messina: che, se uno scolpisse un discobolo più bello di quello di Mirone, non riceverebbe un complimento migliore. «Marko ha fatto la sua miglior partita di sempre, da regista ha ripetuto il coach all'indomani , e Abbio ha giocato al livello di una grande guardia internazionale. Un po' lo spiego così, il +24. E un po' col fatto che noi eravamo concentrati e attentissimi ai particolari, mentre a loro, una volta sotto, è andato il cervello in pappa. Strano, all'andata furono tostissimi. Ma credo che in questa coppa sia più dura giocare in casa». Da imbattuto (14 su 14, fra campionato ed Eurolega), è una bella battuta. Ma dopo la battuta c'è il punto. Zero allusioni, sia chiaro.
Jaric è l'uomo del giorno. Usciva da un momentaccio, anche se, parola sua, «non ci sono mai stati problemi interni». E allora cosa? «Questa squadra è stata fatta per vincere, è forte, e la voglia di vincere c'è sempre stata. Ma la testa non funzionava. Ci mancava concentrazione, e a Istanbul s'è accesa una luce. Abbiamo fatto il passo che mai avevamo fatto quest'anno. È stata la prima vittoria di squadra. Prima vincevamo per il talento, con l'Ulker abbiamo ripreso fiducia, e trovato un principio comune. La difesa».
«Mi spiace per le cose accadute in passato, anche per colpa mia. Non ho mai risposto alle critiche, perché molte le consideravo cattiverie, però adesso la Virtus ha riconquistato la fiducia che le è dovuta. Siamo in una situazione diversa dall'anno scorso perché quella fu una situazione irripetibile. Ma possiamo ripetere le stesse vittorie anche passando per strade diverse. L'importante sarà essere una squadra». Jaric è del partito che non aggiungerebbe nessuno, anche se la Kinder è pressochè dimezzata. A proposito: non è detto che Rigaudeau rientri a Cantù (tutt'altro), così come Barlera, Ginobili ha una spalla dolorante e ieri Smodis è corso a fare le lastre per una botta pesante al polso sinistro, sperando fosse solo una contusione. «Un giocatore nuovo va avanti Jaric creerebbe problemi. Se fosse un lungo, leverebbe fiducia a Frosini e Andersen, che si sono sbattuti tanto. E negli altri settori siamo ben attrezzati». Cantù, infine, cioè domani. «A Cantù dovremo rifare la difesa di Istanbul. Se perdiamo non sarà la fine del mondo. Quel che conta è come la giocheremo».

 

Tratto da www.ciao.it

 

Nato il 12.10.78 in Jugoslavia, Marko è probabilmente il talento più futuribile tra quelli espressi negli ultimi due anni dalla scuola slava.
Alto 200 cm per 90 kg, possiede il talento e le doti fisiche per poter giocare indifferentemente i tre ruoli di play, guardia ed ala piccola. Sa giocare senza palla, penetrare e tirare ma la possibilità di scatenarsi in campo aperto è sicuramente la situazione che esalta di più le sue doti. Possiede la cattiveria agonistica, tipica dei giocatori dell’est, e la personalità per prendersi l’ultimo tiro e qualsiasi altro tiro decisivo.
In difesa è veloce, intelligente, sa giocare su attaccanti più piccoli ed andare in anticipo per rubare palloni e volare in contropiede.
Probabilmente il migliore acquisto in assoluto della Virtus, se non si avesse la sensazione che potrebbe restare qui troppo poco per farci vedere tutte le sue doti e le suo potenzialità di crescita: l’NBA è infatti il suo sogno.
La scorsa stagione ha avuto 9 punti di media col 55% da 2 e il 32% da 3 tuttavia le cifre sono veramente mute rispetto le sue enormi reali potenzialità.

MARKO JARIC, THE KING OF THE NIGHT

di Jack Bonora - VMagazine - Novembre 2011

 

A volte mi sento un po' come i protagonisti degli anni 60. "Dai, cantaci Bandiera Gialla!", chiedono, tutti. Oppure: "I watussi, i watussi!", e via di ritornello... A me capita spesso di sentirmi domandare: "Ma com'erano le serate fine 90-primi 2000 con Jaric?". E io racconto, paziente e invidioso... Eh sì, perché Jaric posso considerarlo serenamente lo sportivo, tra quelli che ho conosciuto, con il maggio appeal sul gentil sesso. Me lo presentò, al ristorante "Piazza Grande", appena arrivato a Bologna, Adam Filippi, allora scout della Fortitudo: e il serbo, appunto, vestiva la maglia biancoblù. In realtà l'aveva seguito anche la Virtus, ma se l'era fatto sfuggire e, un giorno, Giorgio Valli mi confidò di avere detto al suo presidente Alfredo Cazzola che era stato commesso un grande errore. Grande, davvero, perché Marko era fisicamente devastante, con visione di gioco e carisma notevole.

Il primo impatto fu di immediata simpatia, visto che parlavamo in inglese, condito di errori, e Adam, madrelingua, ci ascoltava comprensivo. Lui capì subito che io ero un trentenne con la "sindrome di Peter Pan" (ora sono un 43enne tutt'altro che guarito...) e io capii subito che lui era un ventenne voglioso di mordere la vita. Capacissimo di stare in discoteca fino alle 3, prendere una cubista e portarla nel suo appartamento in via Murri, fare ciò che c'era da fare..., e presentarsi all'allenamento della mattina mangiandosi chiunque sotto il profilo atletico. Già, l'appartamento... Ricordo ancora un gruppo di ragazze sotto la sua porta in comune cordoglio, quando arrivo una mi chiede lacrimante: "Vai dai Marko, so che sta molto male, digli che gli sono tanto vicino!". E io: "Mah, veramente ha 37 e 2, non voglio immaginare cosa farai ad un eventuale funerale..". Comunque in quella casa mi sono tolto delle belle soddisfazioni, visto che lui osava sfidarmi a poker uno contro uno: qualche assegno con firma autografa me l'ha lasciato. Un ricordo prezioso, tanto che ho pensato di portarlo sempre in banca... A proposito di gioco era per noi diventata un'abitudine, una sera alla settimana, andare a cena al "Tartufo", da Elio, e poi partire per il casinò di Venezia. Guidava una BMW M5 e viaggiava serenamente ai 200: in pratica in 45 minuti passavamo dalla tavola ai tavoli. Ci dedicavamo al poker caraibico e la dealer distribuiva le carte guardandolo fisso, quasi speranzosa di dargli un punto vincente. La rivedo nella notte, immersa nella nebbia veneta, attenderlo all'uscita. "Aspettavi me?", provo io. Dopo un rapido sguardo di compatimento si rivolge al serbo e gli dice: "Ciao!, Ti ho visto giocare a poker e volevo tanto conoscerti, andiamo a bere qualche cosa?". Una garanzia anche quando l'ho portato in giuria al concorso di Miss Italia, allora presentavo le selezioni regionali in Romagna, e tutte le concorrenti, dico tutte (15), mi hanno chiesto informazioni su di lui e mi fermo qui...

Resta storica la serata in cui, in maglia Virtus, vince una partita importante, di una serie, e va a cena con tutta la squadra e il coach Messina. Ettore parla chiaro; "Ragazzi ok, siamo sull'1 a 0 ma non è finita, mi raccomando a letto presto e ci vediamo domani in palestra". Marko esce e il suo allenatore rimane nel ristorante per un'oretta a chiacchierare con lo staff, poi sale in macchina però, questa, non vuol saperne di partire. "Non ti preoccupare, Ettore, ti accompagno io", dice il massaggiatore. Peccato che l'autoradio sia sintonizzata su un'emittente in diretta dai migliori locali d'Italia e si sente chiaramente il vocalist uscirsene così: "Il magico martedì del Pineta, Milano Marittima, con noi un grande ospite, Marko Jaricccc!". La mattina dopo il coach, davanti ai compagni di squadra gli dice: "Sei veramente stato sfigato, però adesso il quintetto te lo sogni!". Stesso provvedimento, peraltro, fu proposto in occasione di un'altra gara importante, perché il nostro doveva essere presente ad una cerimonia in Provincia e non si era presentato in quanto non aveva sentito la sveglia...

"Ti prego, Ettore, pago la multa che vuoi ma fammi partire nei primi cinque". Inflessibile Messina: "No, te ne resti a sedere e impari a comportarti da professionista!". Se Adam mi ha presentato Marko, suo fratello Jason è rimasto vittima di un episodio gustoso. Andiamo in un locale del centro tutti insieme, il problema è quello di trovare parcheggio. Il serbo lascia la sua Corvette rossa letteralmente in mezzo alla strada, rendendo impossibile la manovra a chiunque, Jason gira una mezz'ora e, alla fine, trova un posto accettabile per la Fiat, anche se mezzo pneumatico sfiora le strisce pedonali. All'uscita la Croma è stata rimossa dal carro attrezzi, la fuori serie è lì, intonsa. Jason vede sotto il tergicristallo un biglietto ed esclama: "Almeno la multa, mi sembra il minimo!". Va a controllare e legge: "Sono Francesca, ho 20 anni e mi piaci tantissimo. Questo è il numero di telefono, ti prego chiamami!". Jaric è poi volato in America, abbiamo mangiato una pizza insieme alla "Bella Napoli" quando è ripassato da Bologna, ma è da un bel po' che non ci si vede. Un amico che lo ha frequentato negli States mi ha pure raccontato un episodio gustoso e ve lo riporto. Gli viene dato dalla società un bellissimo appartamento a Los Angeles in una zona esclusiva, all'interno di una struttura dove c'è anche una prestigiosa agenzia di modelle, e lui socializza abbondantemente. Dopo qualche tempo, però, viene invitato a calmarsi o a trasferirsi, perché è arrivata una telefonata della titolare della succitata agenzia: "Signori, vi prego di mettere in riga il vostro giocatore Marko Jaric, perché si è portato a letto tutte le mie modelle e adesso queste litigano furiosamente. Un paio non ho potuto farle sfilare perché si sono graffiate vicendevolmente!".

Poi, però, ho saputo che è nato l'amore con la bellissima Adriana Lima e pure una splendida bambina e che lui, doverosamente, si è messo a fare il bravo. Oggi ha 33 anni, non è più il giocatore dei bei tempi: a Madrid Messina, che lo aveva voluto, lo ha considerato finito e, invece, a Siena, dopo un inizio che confermava il parere di Ettore, è arrivato qualche orgoglioso sussulto. Ancora qualche spicciolo di carriera e poi dovrà decidere cosa fare "da grande". Però, che cosa avrei dato per vivere una vita come la sua...