VLADO ILIEVSKI

Vlado Ilevski marcato da Kiwane Garris nella semifinale scudetto contro Milano

nato a: Strumica (MKD)

il: 19/01/1980

altezza: 188

ruolo: playmaker/guardia

numero di maglia: 5

Stagioni alla Virtus: 2006/07

statistiche individuali del sito di Legabasket

biografia su wikipedia

 

MARKOVSKI CALA LA CARTA ILIEVSKI IL MACEDONE NON PUO' FALLIRE

di Marco Martelli - La Repubblica - 27/12/2006

 

Chiamarlo pretoriano è forse eccessivo, per uno che con il suo prossimo coach, Zare Markovski, c'è stato lo spazio di un mattino, in una fortunata parentesi con la nazionale macedone. Vlado Ilievski, però, svincolatosi da Roma e firmato, venerdì scorso, un contratto biennale con la Virtus, è l'uomo che da mesi il timoniere bianconero cercava. Ci aveva già provato in estate, osservando da lontano le tribolazioni romane, ed è tornato alla carica a fine novembre, quando Repesa lo metteva ai margini. Alla fine, la strategia virtussina ha pagato: questi sono i soldi, gli è stato detto, se vuoi rilanciarti qui c'è il clima adatto. Toti, numero uno romano, non ha opposto resistenza. Vlado, il pomeriggio della vigilia, era già sotto le Due Torri ad allenarsi. E Markovski a guardarlo, studiarlo, cercare di plasmarlo, dopo due rapporti, quelli di Ilievski con gli ultimi due allenatori, Pesic e Repesa, naufragati miseramente. Più di ogni altra, questa è la sua grande scommessa. Play-guardia di estrazione ed esperienza europea, comunitario di passaporto, per aver sposato Anja Vilfan, figlia di Peter, indimenticato giocatore sloveno degli anni '70 e '80, identikit migliore, per Markovski, non c'era. Al di là delle recenti edizioni, la sua stima nel giocatore non era mai mutata: fu il primo, Zare, a chiamare Ilievski in Nazionale A. A livello giovanile aveva già attizzato gli osservatori: 24.9 punti agli Europei cadetti '97, 18.8 negli Under 18 dell'anno dopo, 45 punti alla Lituania di Macijauskas, poi l'esordio in Nazionale e l'Europeo di Francia, quello vinto dagli azzurri, in cui Markovski lo lanciò, con 15' solidi minuti, contro la Jugoslavia di Divac e Danilovic. Oggi, a 26 anni, Ilievski è uno che ne ha già viste tante, anche troppe. Sette paesi (l'infanzia a Strumica in Macedonia, un anno di liceo nel Connecticut, tre stagioni opache al Partizan in Serbia, l'Antbirlik in Turchia, in prestito, poi Slovenia, Spagna e Italia) e una data chiave nella carriera. Marzo 2003, secondo turno di Top 16, il Barcellona di Pesic, futuro campione, crolla a Lubiana. Ilievski gioca una gara sontuosa, segna 14 punti, prende 5 rimbalzi: più che altro, fa innamorare il truce Svetislav. A fine anno, per sostituire Jasikevicius in Catalogna, Pesic vuole Vlado. E lo richiede, sbattendo anche i pugni, quando attracca a Roma. Il rapporto sembra ferreo, anzi viscerale: anche al matrimonio di Vlado, a Lubiana nell'estate del passaggio a Roma, Pesic se lo porta ormai sottobraccio. Basta un mese, però, perché tutto crepi. Un anno fa, a novembre, dopo l'ennesimo attacco del coach, Ilievski lascia l'allenamento di Roma: «Io per te non gioco più». Rientrerà, ma il rapporto resterà freddo. Dopo la Coppa Italia, in cui Ilievski, nel quarto contro la Fortitudo, gioca forse la sua miglior partita in Italia, arriva l'eliminazione in Uleb Cup, tirando 1/9 a Gerusalemme: a Bologna, tre giorni dopo, nel -20 romano al PalaMalaguti, farà 40' di panca, e seguiranno giorni da separato in casa, trattato in allenamento come uno juniores, e mai più rimesso in quintetto. In estate, l' aut-aut è scontato: o io o lui, dice Ilievski, mentre Pesic vola a Girona. Con Repesa, però, dura anche meno. A Montegranaro, prima giornata di campionato, i ferri sono già cortissimi, in una sera in cui, peraltro, Ilievski mostra i suoi lati più negativi, tirando quando deve passare, passando quando deve tirare, mettendo i tiri difficili e non quelli facili, cercando scuse ai propri errori, quasi si sentisse perseguitato, e incocciando pure nei blackout che lo contraddistinguono. A volte, guardandolo, pare che, semplicemente, la luce si spenga. Un lampo di classe, poi una finta a cui abbocca, una rimessa buttata via, un tiraccio che non tocca il ferro. Un eterno saliscendi, arrivato ora davanti a un bivio. Markovski e la Virtus per provarci, cominciando da Napoli, domenica sera, e muovendo i primi passi vicino a Petar Naumoski, in città per un Natale chez Zare.

ILIEVSKI, LA RIVINCITA SOTTOVOCE

di Marco Martelli - La Repubblica - 11/02/2007

 

La psicanalisi può tanto. Ma forse non abbastanza, se c'è da guardare negli occhi Vlado Ilievski, il ragazzo che spento, esaurito, inviso a parte della piazza e della società romana, guida oggi la Virtus, ben al di là dei numeri e delle istantanee, bensì con i gesti da leader, quasi da direttore d'orchestra, a guardarlo mentre mette a posto i compagni come carrarmati sul Risiko. E allora non leviamolo mai, avrà pensato Markovski, richiamando Best per le ultime curve, ma sapendo bene di trovare, dal compatriota macedone, spostato nel ruolo di guardia, un uomo che non trema, e che vive pure un periodo di grazia. Se la Virtus è in finale, a 40 minuti dal suo primo trofeo dopo 5 anni, lo deve anche e soprattutto agli attributi di Vlado. Tre soli highlights: il canestro da tre sul +2 di Calabria, a inizio ultimo quarto (62-61); un altro gioco da tre punti, penetrazione con fallo, sul 65-65 a 3'48" dalla fine; e il capolavoro del supplementare, quando Milano pareva avere le mani sulla gara, con la bomba del +1: 83-82, a 2' dalla fine. Da leader, e pazienza per la palla prima pasticciata e poi persa, al 40', che poteva costare tutto. A parte che c'erano diversi corresponsabili, è un merito anche resettare il cervello e far ripartire cuore e gambe. «Leader in questa squadra lo siamo tutti», dice a fine gara con la sua personalissima voce in falsetto. «Giochiamo di squadra, ma soprattutto ognuno conosce il proprio massimo, e i propri limiti. Sappiamo dove andare, in ogni situazione, e partite così lo confermano». Ilievski gioca di squadra anche a parole: non s'allarga, rifiuta le etichette, non partecipa al dibattito sulla psicanalisi, trincerandosi dietro a un secco: «No, non chiedetemi di Roma. è il passato, basta così. Il futuro, qui, è una finale». Sa bene, però, che la metamorfosi è grandiosa. Parlano i numeri, in primis quelli di ieri: 18 punti, 5/6 al tiro, 9 assist. E 30 di valutazione: il punto più alto nelle 119 partite giocate tra Spagna e Italia, ovvero da quand'è arrivato nel basket che conta. Così, l'umiltà lascia spazio alla sicurezza. «Sì, mi aspettavo di inserirmi in fretta in questo sistema. Avevo visto la Virtus giocare due volte in stagione, e m'era parso il posto giusto. Conoscevo Zare da tempo, al telefono mi aveva parlato tanto di questo gruppo, e oggi posso dire che non mentiva: stiamo bene insieme, ognuno dà il massimo, e con Milano s'è visto». Scorrono tutti, dallo spogliatoio bianconero, dal Davison ancora pallido al Drejer che non sa ancora se stamane Markovski sceglierà di consegnargli una canotta. Difficile, a occhio, e non tanto per le condizioni della sua caviglia, che ha bisogno di tempo, quanto per non toccare un meccanismo che in 48 ore ha vinto due gare. Stasera, puntando la finale, c'è meno spazio per le alchimie, anche per Markovski. Avrà invece spazio, Ilievski, per prendersi la sua rivincita. Arrivò in finale anche l'anno scorso, trascinando Roma e perdendo in volata con Napoli: e anche a Forlì aveva deciso una partita, il quarto di finale con la Fortitudo. «Ho una seconda opportunità - chiude -, non vorrei sprecarla, perché vincere davanti al proprio pubblico sarebbe anche più bello. Pressione? Sì, ma anche extra motivazioni, e le due cose si bilanciano. Proveremo a conviverci. Poi, meglio qui che in trasferta».

Ilievski in lay-up

 

VLADO ILIEVSKI: "SIAMO UN GRANDE GRUPPO"

di Bruno Trebbi - www.bolognabasket.it - 27/07/2007
 

Prima della partita contro Scafati, ha parlato Vlado Ilievski:
“Dopo la sconfitta di Montegranaro serviva una reazione, e già la si era vista contro Napoli, quando abbiamo giocato la miglior gara della stagione, dimostrando che eravamo ancora vivi. Poi contro Biella abbiamo avuto una conferma, perché abbiamo vinto su un campo difficile. Queste due vittoria sono state importanti, hanno aumentato l’autostima per affrontare al meglio i prossimi incontri e raggiungere il nostro obiettivo, che è il secondo posto. Mercoledì è stato positivo riuscire a giocare un ottimo ultimo quarto, cosa che non sempre era successa. E’ la prova che stiamo cercando di lavorare sui nostri errori, e ci dispiace per le occasioni perse in precedenza. Potevamo lottare per il primo posto, ma ora focalizziamo sul secondo. Che non sarà facile, perché affronteremo squadre che lottano per qualcosa, che sia raggiungere i playoff o salvarsi. Ogni gara sarà un piccolo spareggio, e non conta essere favoriti sul campo”.
“L’arrivo di Grant ci ha permesso di variare il gioco, e renderci più pericolosi in attacco. Ora il gioco non si basa più sulle guardie, Tyrone sa aprire il campo ma anche finalizzare per sé: ci sta dando una grande mano a migliorare il bilanciamento dei nostri giochi”.
“Il nostro è sempre stato un gruppo molto unito, poi ovviamente ci sono dei giorni, come la sconfitta contro Montegranaro, in cui tutto va male, forse per approccio alla gara sbagliato. Però si deve imparare dalle giornate negative, perché possono sempre capitare, ma sono cose che non vanno ripetute. La reazione dimostra la nostra unità: questa è una squadra di giocatori intelligenti, che sa fare un buon basket nel quale tutti sono coinvolti. Io cerco di farne parte, e sono contento di avere con tutti un buon rapporto. Non ho mai avuto dubbi sulle mie qualità, ma non sempre ci sono le condizioni per dimostrarlo: qui ci sto riuscendo, e cerco di dare il massimo per vincere. Il cambiare squadra durante la stagione è qualcosa che dà una motivazione extra all’inizio, ma poi si pensa soltanto a far bene per i compagni e per la società. Adesso che è rientrato Di Bella, poi, posso giocare maggiormente da point guard, alternando il mio gioco tra regia e finalizzazione. E’ anche vero che devo sempre guardare i miei compagni, perché abbiamo tanti giocatori che possono fare punti. Zare poi è bravo nel metterci tutti nelle condizioni migliori, sapendo sempre quali mosse fare dalla panchina. Perché ci sono tante guardie, ma tutti noi sappiamo quale deve essere il nostro ruolo, e quali sono le cose da fare. E saper mantenere l’equilibrio non è facile, ma il coach ci sta riuscendo bene”.
“Obiettivi? Per fare il salto di qualità servirebbe un forte pivot, dato che l’assenza di Lang ci ha penalizzati, e in questo momento della stagione non è facile trovare delle forti alternative. Per adesso cerchiamo le soluzioni migliori per risolvere la situazione, dato che in campionato siamo comunque messi bene. E’ chiaro che il prossimo anno servirà un rinforzo, dato che in queste condizioni in una eventuale Eurolega si farebbe molta fatica. Io? C’è l’opzione per restare, spero che ci siano le condizioni per farlo, dato che qui mi trovo bene”.