DUSAN VUKCEVIC

(Dušan Vukčević)

Dusan Vukcevic in attacco

nato a: Sarajevo (BOS) - nazionalità sportiva greca

il: 14/11/1975

altezza: 200

ruolo: guardia/ala

numero di maglia: 14

Stagioni alla Virtus: 2005/06 - 2006/07 - 2008/09 - 2009/10

statistiche individuali del sito di Legabasket

biografia su wikipedia

palmares individuale in Virtus: 1 Eurochallenge

 

LA PRESENTAZIONE DI DUSAN VUKCEVIC

www.virtus.it – 24/01/2006

 

Dusan Vukcevic è da oggi un giocatore della Virtus: la guardia bosniaca, che ha iniziato la stagione nell'Armani Jeans Milano, è stata presentata oggi pomeriggio in sede.
Claudio Sabatini ha introdotto il giocatore con una battuta: "Volevate il play?... Eccovi Dusan. Vukcevic è un giocatore di spessore - ha esordito Sabatini - La trattativa è stata velocissima, già domenica Dusan esordirà contro la sua ex-squadra, nella prima partita del girone di ritorno. Speriamo che sia pari nei risultati a quello di andata; se fosse così saremmo molto soddisfatti. Il progetto Virtus prosegue e siamo onorati che Vukcevic abbia deciso di farne parte, speriamo che a fine stagione Dusan scelga di rimanere con noi".
Coach Markovski segue a ruota: da Vukcevic si attende un importante rendimento offensivo, e un notevole apporto in termini di esperienza: "è un giocatore notevole - ha dichiarato l'allenatore macedone - una guardia che sa leggere molto bene le difese. Gli chiederemo di aiutarci sui blocchi diretti sulla palla, e minuti di qualità. Dusan non ruberà il posto a nessuno: è sul campo che bisogna conquistarsi i propri spazi".
Il neo-acquisto, che ha firmato fino al termine del campionato, ha dichiarato ai giornalisti i suoi propositi per la sua stagione in bianconero: "Arrivo alla Virtus con lo spirito giusto e con una grande voglia di aiutare con la mia esperienza una squadra giovane come questa. Perché alla Virtus? Una volta chiusa la mia esperienza a Milano, avevo una gran voglia di giocare, di continuare la mia carriera ad alti livelli, e la Virtus era la mia prima opzione. Posso giocare sia come guardia che come ala piccola: non faccio nessuna promessa, ma sono qui con l'obiettivo di disputare una buona stagione".
IL PROFILO DI VUKCEVIC:
Guardia di 200 centimetri, 88 chili, Dusan Vukcevic è nato a Sarajevo, il 14 novembre del 1975. Quello del Bosna è il primo nome scritto nel suo curriculum giovanile, poi subito Stella Rossa: a Belgrado resta per due
stagioni. Nel 95/96 si trasferisce in Grecia: prima all'Apollon Patrasso, poi all'Olympiakos, per quattro stagioni. Acquisito il passaporto greco, passa al Real Madrid nel 2001/2002, prima di iniziare la sua esperienza italiana nelle fila della Montepaschi Siena. Primo anno a 11 di media, secondo a 7, ma con la soddisfazione finale dello scudetto. Tornato nel Pireo, Vuckevic si ricongiunge al suo coach senese Ataman, nelle fila dell'Ulker, con cui vince la Coppa di Turchia.
Nel 2005/2006, firma per l'Armani Jeans: con Milano gioca 14 minuti a gara, realizzando 6.4 punti di media, e partecipando per la nona volta in carriera all'Eurolega.

 

 

VUKCEVIC, ULTIMO 'FINTO' GRECO: «VIRTUS, QUI VOGLIO VINCERE»

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 25/01/2006

 

L’accordo con Dusan Vukcevic è fino al 30 giugno. «Ma speriamo possa rimanere con noi anche in futuro», spiega il proprietario bianconero, Claudio Sabatini (nella foto mentre finge di asciugare le lacrime a Markovski), presentando il nuovo arrivato nel quartier generale dell’Arcoveggio. Memore forse dell’impatto che i ‘finti’ greci hanno sempre avuto sulla Virtus.
I ‘finti’ greci sono i prodotti della ex Jugoslavia che, ad Atene e dintorni, hanno acquisito un passaporto che li ha resi ancora più appetibili. E la storia bianconera bianconera narra le gesta di tre giocatori che, in omaggio al nuovo sponsor, VidiVici, hanno visto e vinto al primo colpo. E’ il caso di Bane Prelevic, che alza al cielo la Coppa Italia 1997 (allenatore Brunamonti) avendo in tasca il premio quale miglior giocatore della manifestazione. Dopo di lui Rascio Nesterovic, bimbone sloveno che per i greci si chiama Makris, mentre per Messina è il centrone che fa passare in secondo piano Amaechi, Frosini, Binelli e Savic. E un passaporto greco ce l’ha Marko Jaric, per gli ellenici Latsis. Per gli ultimi due scudetti, Coppa Campioni e Coppa Italia.
Vukcevic, che preferisce accantonare l’argomento Milano, sembra tipo di poche parole. Della Virtus conosce bene Gavrilovic, il braccio destro di Markovksi che quando Dusan era alla Stella Rossa, si occupava delle giovanili. «Ci sono ancora 17 gare di campionato – spiega Dusan -. Mi aspetto di conquistare risultati importanti con un club giovane al quale posso dare esperienza».
Lo aveva cercato l’Estudiantes Madrid, lui ha preferito l’Italia. «E’ un campionato importante, la Virtus era la prima opzione. Spero di giocare». Il nodo è questo: non parla di Milano, ma all’ombra della Madonnina il minutaggio era calato. E Vukcevic è un tipo orgoglioso che vuole giocare. «Le mie annate più importanti? Una a Siena, quando vincemmo lo scudetto. Prima ancora a Madrid, con la maglia del Real, con la quale ho imparato tante cose». L’allenatore di riferimento, invece, è Ivkovic. «E’ stato fondamentale per la mia crescita. Grazie a lui, nell’Olympiacos, ho imparato a stare sul campo. A rendermi utile alla squadra».
E il suo ruolo? «Ho sempre giocato come guardia o ala piccola. Ma posso dare qualche minuto in regia». Markovski, però, non gli chiederà di giostrare come play, per non perdere nulla della pericolosità offensiva del trentenne originario di Sarajevo (ma di nazionalità serba). Il numero preferito è il 6: in carriera ha usato il numero 5 che Sabatini ricorda essere indisponibile (a presto il ritiro della canotta che fu di Danilovic?). In Virtus, liberi, sono rimasti il 14 e il 18. Ci sarebbe il 20, ma il ritorno di Parente appare vicino. E anche se non vuol parlare della sua esperienza milanese, domenica Dusan avrà il battesimo contro l’Armani. E considerando che la Virtus dovrà schierare almeno cinque italiani, Markovski dovrà spedire in tribuna uno straniero, che sia comunitario (Rodilla il più indicato) o meno (in questo caso, English).

Il canestro a fil di sirena che ha deciso l'ultimo, per un po', derby

 

VUKCEVIC E LE TRIPLE, UNA NOVITA' TIRA L'ALTRA

di Marco Martelli - La Repubblica - 06/02/2006


Sicura al volante come non s'era ancora vista lontano da casa («ma anche a Udine non scherzammo, e a Livorno giocammo una partita più che discreta», dice Markovski), la Vidivici è rientrata ieri da Capo d'Orlando, si godrà un meritato doppio giorno di riposo e tornerà in palestra solo domani. A momenti verrà poi accolto Vedran Morovic, in arrivo dalla natìa Zara per provare a convincere Markovski. Nel giro di dieci giorni, lo staff prenderà una decisione su quale pedina andrà inserita: e poiché il sogno Smith tale dovrebbe rimanere, almeno per quest'anno, pure il resto del mercato Usa non presenta giocatori per cui vale la pena svenarsi, o perderci la testa. Peraltro, l'equilibrio pare ora essere di casa all'Arcoveggio, e se la mitragliata con Milano era stata più unica che rara, la trasferta in Sicilia ha convinto tutti, Virtus compresa, non tanto del reale valore della squadra, quanto del suo potenziale.
Due le chiavi: il silenzioso ed efficace inserimento di Vukcevic (12 punti, 5 rimbalzi e 4 assist in quasi 30' di media) e la convinzione trovata nel tiro da tre. Zare Markovski insiste soprattutto sul primo punto: «Il suo arrivo - dice - dà una mano a un gruppo che, fino alla sua venuta, aveva spremuto tutto quello che c'era da spremere, senza dimenticare pure che solo poche volte siamo stati completi. Con Dusan abbiamo una carta in più: aggiungiamo un giocatore tra gli esterni e teniamo più spesso Bluthenthal come finto lungo, aumentando la produzione dei centri. In più, il talento offensivo era tutto sulle spalle di English e Drejer: ora, con tre punte, il rendimento è facilitato».
Poi le triple. Come contro l´AJ, anche il primo quarto di sabato è stato lanciato dalle bombe: 5 (su 8), in pratica mezzo fatturato della serata. Non è però solo un affare dell´ultima settimana. Nelle ultime 5 gare, infatti, la Virtus è andata 4 volte in doppia cifra di triple, segnandone 11.6 a partita su 26.2 tentativi (44.3%). Nelle prime 14 gare, invece, non ne aveva mai segnate più di 10, ancorata a 6.3 bombe su 19.1 tentativi (37.3%). Una decisa sterzata. «Soprattutto ora - chiude il coach -, la valuto come una conferma di quanto detto prima. Abbiamo inserito un giocatore che alza il numero delle opzioni, e la qualità delle stesse. Non ho detto io di tirare di più, il dato non l'avevo visto. Con Vukcevic, però, possiamo ottenere il massimo dal nostro talento, sia nei momenti in cui gioca da play, sia quando esce dai blocchi, perché sa tirare e anche penetrare. Con lui ci procuriamo soluzioni che prima non potevamo avere».

 

GARA 5 NELLE PAROLE DI DUSAN VUKCEVIC

www.bolognabasket.it - 26/05/2007
 

Aggiustate le cose con Biella, dopo uno scambio di telefonate e un comunicato della società che dice Virtus Pallacanestro Bologna conferma il prezzo di 10 euro per i biglietti dei tifosi ospiti che vorranno recarsi al PalaMalaguti, nella speranza che il pubblico di Biella sia molto numeroso. La società esprime stima e simpatia nei confronti di Pallacanestro Biella e auspica che Gara-5 sia una grande festa dello sport e una promozione per il basket con un pubblico caldo e appassionato ma corretto: se i fatti di gara 4 sono stati archiviati, ora è il momento di provarci davvero, per una Eurolega che, è vero, non era nelle intenzioni di settembre, ma che sarebbe un peccato mortale perdere all’ultima curva.
Con una statistica inquietante: la Virtus, nella sua storia, non ha mai perso una gara 5. Non è il caso di farlo contro l’Angelico. Che si presenta carica, motivata, in una città che le portò bene anni fa, quando (altra squadra e altro parquet, comunque) proprio sotto le Due Torri ottenne la promozione in serie A.
Il prepartita ha visto le parole di Dusan Vukcevic:
"Tutto dipende da noi, che siamo superiori a loro anche se dobbiamo stare attenti perché loro sono comunque una squadra forte. Molto dipenderà da come iniziamo, affrontando una squadra “selvaggia” che è sempre pronta a trovare il canestro ogni volta che trova un buco, ha tre americani forti, ma sappiamo che Biella non è solo quei tre. E comunque ripeto, siamo più forti di loro, e penso che la gara 2 a casa loro abbia dimostrato che c’è una certa differenza tecnica tra le due squadre. Giochiamo per andare avanti, fisicamente siamo più forti, e c’è l’entusiasmo per fare bene con fisico e talento".
"Io cercherò di vincere, per me, per la mia carriera, per fare cose buone per me ma anche per la squadra e per la società. La fiducia c’è: siamo 10-12 giocatori che sono padroni del proprio destino, in un gruppo che può avere tante rotazioni, cosa che nei playoff è indispensabile. Io so di dover entrare sempre nel secondo quarto, e che spazio per me ci sarà sempre, anche perché il secondo tempo è più importante del precedente, e comunque tutti vanno in campo, poi è la partita a decidere chi è in giornata e chi no. E’ un sistema che usiamo da anni e che funziona".
"Siamo una grande casa, e tutti vogliono vincere contro di noi cercando di dare il massimo come se fosse la partita della vita, e anche i tifosi ospiti vengono da noi nella speranza di vedere un grande spettacolo. Noi siamo un po’ stressati, giochiamo in casa e vogliamo vincere cercando magari di giocare anche bene. Dovremo usare tanto la nostra arma principale, la difesa, perché se concediamo agli avversari 100 punti diventa poi difficile vincere. Speriamo tanto anche nei nostri tifosi, che devono essere il sesto uomo in campo, e speriamo in un arbitraggio migliore di quello di gara 4, quando abbiamo avuto pochi tiri liberi a favore. Sarà una giornata calda, e speriamo che un buon inizio faccia sì che gli arbitri ci facciano giocare la nostra difesa. Chiave della partita sarà riuscire a limitare il loro trio di americani, giocatori che possono fare 60 punti a partita. Fermiamoli dietro, poi andiamo a giocare in attacco. Ora ci siamo allenati anche contro la zona, e speriamo di non dover affrontare un altro supplementare. A Siena vinsi un campionato senza perdere mai, ma ogni anno fa storia a sé: intanto cerchiamo di vincere domenica, poi penseremo al seguito".
"Poi non parlo di altro, l’Eurolega è un’altra cosa, completamente diversa dal campionato italiano. Io lo posso dire perché ci ho giocato per anni. è il nostro obiettivo attuale, ma dobbiamo ancora ottenerlo, per cui discorso rimandato. Abbiamo fatto una stagione da 34 partite e il terzo posto è la risposta a chi chiede se meritiamo di andare avanti o no: meritiamo di andare avanti, e fino ad oggi abbiamo vinto quattro partite su sei contro Biella, questo vorrà dire qualcosa. Noi siamo contenti di quanto fatto fin qua, nessuno se lo aspettava un campionato simile, non dimentichiamocelo".
"Io adesso mi sento bene, sono uno dei giocatori più esperti di questa squadra dopo Travis Best, per cui tra me e il coach c’è fiducia, lui sa che può affidarsi a me nei finali di partita, e in questi due mesi ho dimostrato di poter prendere la squadra sulle spalle. E’ stata fin qui la mia miglior stagione, qualcosa che ogni giocatore ha nella propria carriera: qui mi sono trovato bene fin dal primo giorno, mi sono sentito a casa mia".
 

 

“LASCIARE LA VIRTUS? UN ERRORE. È STATA COLPA MIA”

www.Sportbeat - 12/08/2008


 
Sembra l’atteso ritorno a casa dopo una separazione mai realmente voluta l’arrivo di Dusan Vukcevic al Crb: poche parole perché non serve certo ripresentarsi a questa piazza, la sua, quella nella quale ribadisce poi più volte di voler restare per finire una carriera importante che quest’anno ripartirà dall’inedito n. 20 che fu dell’indimenticabile Sugar Ray Richardson, e chissà se è sincero Dusan quando dice di scoprirlo solo adesso.
“ Sono molto contento di essere tornato; so che sarà una grande stagione perché abbiamo un’ottima squadra.
Come prima cosa voglio dire che sono tornato a Bologna perché qui i tifosi amano il basket e quando giochi senti che devi dare l’anima. Ci vorrà anche pazienza perché la stagione è lunga ma noi dobbiamo giocare al 100% facendo una buona preparazione.”
Queste le sue parole, concise, quasi sussurrate mentre si guarda intorno riconoscendo volti amici ed è difficile aggiungere di più perché tutto sembra già detto, il suo ritorno forse già scritto fin dal momento della rimpianta partenza alla volta di Milano.
“Quando sono andato via ho capito che avevo sbagliato. Cosa posso dire... è stata colpa mia e desideravo fortemente tornare.
Ho sempre avuto un buon rapporto con il presidente Sabatini, l’anno scorso siamo rimasti in contatto, abbiamo parlato spesso e alla fine abbiamo trovato l’accordo per il mio ritorno a Bologna. La sua offerta è stata ottima e volevo davvero tornare a giocare qui, la Virtus è la squadra nella quale desidero finire la mia carriera e penso di poter giocare ancora per un paio d’anni. Riguardo ad un mio ruolo futuro nella dirigenza della Virtus posso dire semplicemente che non so cosa farò, in questo momento voglio restare concentrato sul campo come giocatore, ad una mia eventuale carriera di dirigente penserò quando sarà il momento, non adesso.”
E sulla squadra che verrà:
“Penso che sia una squadra più forte di quella che arrivò in finale 2 anni fa, con più talento, mentre in quell’occasione fummo bravi noi ad ottenere quel risultato. Tutti si aspettano grandi cose,forse addirittura la finale scudetto con questo roster: per battere Siena servirà una squadra forte e solida come la loro, ma io voglio pensare solo a noi e al nostro gioco. Solo alla fine vedremo dove siamo arrivati.
Dobbiamo costruire la squadra dandole carattere,abbiamo un buon allenatore,ma dobbiamo prima di tutto unire lo spogliatoio e creare un clima positivo: tutto parte da li. Poi giocheremo a pallacanestro restando concentrati e dando la prevalenza al campionato perché sappiamo che in Eurochallenge il livello non sarà altissimo e converrà risparmiare energie.
Quando ho firmato, a fine stagione, sono stato il primo e non sapevo i dettagli del mercato che sarebbe venuto: pensavo a 8 giocatori invece sono 10, e tutti di grande talento. Ognuno di noi vuole giocare il più possibile,io sono pronto anche x 40 minuti e so che anche gli altri ragazzi vogliono la stessa cosa: la stagione è lunga e so che tutti troveremo il nostro spazio ideale per esprimerci e dare il meglio, soprattutto davanti al nostro pubblico nella cornice della Futurshow Station.”

Dusan in entrata contro Roma

 

LA PRESENTAZIONE DI DUSAN VUKCEVIC

di Matteo Salvi - bolognabasket.it - 12/08/2008

 
Il nuovo appuntamento tra i giocatori Virtus e la stampa, alla presenza dei tifosi, è stato con Dusan Vukcevic, che torna a Bologna dopo una stagione a Milano e utilizzerà il numero 20.

Sono contento di tornare, per giocare una grande stagione con una buona squadra: i giocatori li conosciamo già, e io sono ritornato a Bologna perché i tifosi qui hanno il basket nell’anima, e per giocare devi essere sempre concentrato, dando sempre il massimo in ogni partita. Chiedo pazienza, perché la stagione è lunga, e noi dobbiamo dare il 100%. Iniziamo facendo una buona preparazione, poi vediamo cosa saremo in grado di fare.

Come è nata questa trattativa?

Con Sabatini ho un buon rapporto, durante lo scorso anno siamo rimasti in contatto e ci era rimasto un buon ricordo reciproco, per cui le condizioni per tornare qui sono state trovate facilmente. Poi sarà bello giocare in questo nuovo, grande palasport.

Hai lasciato Milano dopo aver conquistato l’Eurolega e con l’ingresso di Armani: una scelta controcorrente.

L’offerta della Virtus era buona, io voglio finire la carriera qui a Bologna: ho ancora 2-3 anni da giocare, e voglio restare qui.

Potresti diventare dirigente, al termine della tua carriera in Virtus.

Non so, ora voglio solo restare concentrato sul mio lavoro, e questa adesso è la cosa più importante. Quello che farò dopo, lo penserò in seguito.

Come hai visto la scorsa stagione Virtus?

E’ stata brutta per tutti, in campo, fuori, e in società. Difficile perché giocare in campionato e in Eurolega comporta problemi, a questo si aggiungano gli infortuni.

Sentite la pressione di dover per forza andare bene?

Ora dobbiamo costruire la squadra con carattere, abbiamo un buon allenatore e tutto lo staff tecnico è valido; cerchiamo di creare un buon spogliatoio, perché tutto comincia da questo. Dopo, andremo a giocare la nostra pallacanestro stando concentrati sul nostro campionato e sulla Fiba Cup.

Il tuo minutaggio a Milano era molto alto, malgrado le aspettative iniziali.

Ero andato per avere 20’, ho giocato molto: tutti vorrebbero stare in campo, ora siamo 10 giocatori tutti bravi, e dobbiamo trovare spazio. Io farò quello che mi viene chiesto, anche farne 40.

Si riparte dal gruppo del 2007?

Ora siamo più forti, perché due anni fa nessuno si aspettava quei risultati, mentre adesso ci sono molte ambizioni. Dobbiamo stare tranquilli, positivi, e giocare a basket.

Senti il ruolo di anti Siena?

Non voglio pensare alle altre squadre, ma solo alla nostra, e al nostro gioco: vedremo poi quali saranno i risultati che sapremo ottenere. Però possiamo provarci.

Ti aspettavi questo grande mercato?

Io sono stato il primo a firmare, mi è stato detto che volevano fare una squadra di 8-9 giocatori, ora ce ne sono 10.

Un numeroso gruppo di esterni: serve un vice Boykins?

Siamo già tanti, ma la stagione è lunga, avere sei esterni non sarà facile perché tutti vorranno andare in campo, ma un vice servirebbe. Ci sono tanti rischi, per cui un’altra guardia ci può stare.

 

L'INTERVISTA: DUSAN VUKCEVIC

di Massimo Maccaferri - V Magazine - Gennaio 2009

 

Come passi il tuo tempo quando non hai un pallone in mano?

Sono sempre occupato con la famiglia, sono sempre coi bambini, con mia moglie. A Bologna ci sono tante cose da fare, ma dopo gli allenamenti, i viaggi, le partite, appena sono libero sto con loro. Tristan è spettacolare, ha sei anni ed è già un ragazzino, ogni giorno scopro molte cose nuove di lui, i suoi cambiamenti, la sua crescita. Ha tanta energia, non dorme mai, sempre a far casino... con lui ho un doppio lavoro. L'altro bimbo ha cinque mesi e quindi è più tranquillo.

Tu sei nato a Serajevo, sei Serbo, hai il numero 20. C'è molto in comune con due ex giocatori Serbi molto amati dai Virtussini.

Sasha è un simbolo per questa società, Jaric è un giocatore fantastico, ho giocato con lui in nazionale. Da qui sono passati altri due grandi come Savic e Nesterovic. So che hanno lasciato un ottimo ricordo con tutto quello che hanno vinto, spero di continuare questa serie di giocatori servi che hanno dato tanto alla Virtus.

Tu hai sempre avuto ottime percentuali al tiro dalla lunga distanza. Quando gli avversari difendono a zona tu hai pochi problemi.

La zona è una difesa che fa perdere un po' d'intensità d'attacco, alcuni la giocano in maniera aggressiva, come ad Ostenda dove eravamo avanti nel punteggio e poi la loro zona ci ha bloccato. è diventata una strategia, ma io non credo in questa difesa e, per me, è più facile attaccarli col tiro da fuori avendo più spazio.

Chi ricordi con piacere tra i tanti bravissimo allenatori che hai avuto? Non il migliore, ma quello che ti ha lasciato un buon ricordo.

Negli ultimi anni mi ha fatto una grande impressione Zare Markovski, perché lui mi ha dato molta fiducia quando sono arrivato da Milano, la mia carriera era ad un bivio, avevo quasi trent'anni ed avevo fatto anche un pensiero sul fatto di ritirarmi, lui mi ha preso alla Virtus e mi ha messo in mano le chiavi della squadra, mi ha dato fiducia piena ed io gli sono debitore. Ero in un momento di difficoltà e Zare mi ha responsabilizzato al massimo. A vent'anni mi ha allenato Ivkovic, dopo di lui tutto è stato più facile.

Sei stato definito "l'uomo del derby" avendone giocati in diverse città e tutti veramente impegnativi, sia come avversari che come pubblico.

Ad Atene e Belgrado, soprattutto. Anni fa, parlo di Atene, era una cosa pazzesca, una guerra veramente. Una volta una partita durò quasi cinque ore ,perché i tifosi gettavano sul parquet di tutto: uova, lattine, scarpe, cellulari, arrivò sul parquet anche un casco da motociclista... una cosa incredibile. In Turchia, invece, è più tranquillo, così come a Belgrado, anche se è molto sentito ed a volte ci sono problemi anche lì, ma non sono paragonabili a quello di Atene. Anche qui a Bologna sei sempre in pressione, tutti lo aspettano da settimane e tutti vogliono assolutamente vincerlo.

Lo scorso anno hai dichiarato di voler fare ancora due stagioni e poi smettere. Ci sarà una proroga per i tifosi bianconeri?

Giocherò finché mi rendo conto che posso farlo al meglio, non solo perché ho un contratto in mano. Non giocherò per i soldi, ma solo fino a che sarò ad ottimi livelli. Poi mi piacerebbe rimanere nell'ambiente del basket, naturalmente la Virtus sarebbe la primissima scelta. Quando sono tornato a Milano mi sono chiesto: "Ma perché l'ho fatto?". Un mio amico, quando sono andato a Milano, la prima volta che mi ha visto non mi ha chiesto "come stai?" o queste cose qui, ma mi ha detto "Ma chi te l'ha fatto fare?". Questo non è contro la città o i tifosi, ma è solo il modo di vivere che è diverso. A Bologna sono sempre stato bene... vabbè sono stato via un anno poi l'importante è che sono ritornato e ora sono molto contento. Mi è molto dispiaciuto che lo scorso anno ci siano stati dei problemi alla Virtus, sia in campo che nello spogliatoio. Certo che diversi giocatori sono molto egoisti, pensano solo a salvare sé stessi e le loro statistiche. Questo succede più spesso con gli americani, ma qui non è come nella Nba dove tratti con l'agente in base alle tue statistiche. Da noi bisogna giocare di squadra e non in maniera individuale. Anni fa c'erano solo due stranieri, adesso ce ne sono tantissimi ed è difficile fare una squadra nel vero senso della parola.

Hai giocato insieme a grandi campioni.

Sì, tantissimi, ed elencarli tutti sarebbe lunghissimo. Su tutti metto Djordjevic, abbiamo fatto un anno insieme a Madrid ed è stato un maestro di basket, un giocatore completo, con lui c'era tanto da imparare. Poi DIno Rdja, un fenomeno a cui dare sempre la palla, per guidare la squadra o se c'è bisogno di un canestro, un esempio per tutti i centri d'Europa. Alphonso Ford era una macchina da canestro, il miglior giocatore da "uno contro uno" che abbia mai visto. La sua scomparsa è stata una vera tragedia per tutti.

La tua miglior partita di sempre?

Non ricordo precisamente, ma nell'ultimo anno con Markovski abbiamo fatto tante partite nelle quali eravamo sotto e poi abbiamo vinto. Una contro Varese, se non sbaglio, una contro Avellino. Poi ricordo bene la mia prima partita in assoluto con la maglia della Virtus, il primo quarto 33 a 11, una cosa pazzesca. Poi lo scudetto a Siena, naturalmente. Quella peggiore forse nelle Final Four a Tel Aviv contro la Fortitudo, quando sbaglia l'ultimo tiro per andare in finale.

Dove può arrivare questa Virtus?

Abbiamo vinto gare importanti come a Milano, Roma, Cantù, il derby, abbiamo perso partite alla nostra portata. A volte la fortuna gira, certe partite le vinci di uno, altre non ti entra neanche un tiro, ma, alla fine, tutto dipende da noi. Vedremo. Gli obiettivi sono le due finali, campionato ed EuroChallenge... siamo sulla buona strada.

 

VUKCEVIC, LA FOLLIA DELL'ULTIMO TIRO

di Vincenzo Di Schiavi - La Gazzetta dello Sport - 31/03/2009

 

Ha giocato tanti di derby Dusan Vukcevic. Tutti i più nobili d'Europa: Olympiacos-Panathinaikos ad Atene, Ulker-Efes a Istanbul, Real-Estudiantes a Madrid. E, a 33 anni, ha trovato quello del cuore. Il derby di Bologna risolto da una sua tripla all'ultimo respiro: «II canestro più importante della mia vita - confessa - . Me lo sentivo, è una roba che non puoi spiegare. Tiri del genere hanno il 20% di possibilità di successo. Avevo anche pensato di penetrare e prendere fallo per cercare il pareggio, poi non ho più pensato a niente. E dire che nell'azione precedente avevo perso palla su un palleggio troppo lungo. Avevo già segnato altri canestri decisivi ma questo li batte tutti: vincere un derby così è incredibile».

 

Virtus nel cuore

Poi l'urlo e la gioia irrefrenabile. Anche per uno «freddo» come Dusan. Mentre Claudio Sabatini se lo liscia come un portafortuna prospettandogli un lungo futuro in Virtus: «Quando smetterà di giocare diventerà dirigente di questo club. E non per il canestro del derby. Tra noi c'è un rapporto che va al di là del basket». Il serbo-greco è da sempre il pallino del patron virtussino. Che ha vissuto con fastidio l'esilio milanese del suo discepolo. Durato solo un anno sebbene il nuovo corso Armani, allora agli albori, l'avrebbe confermato volentieri. «Me ne sono andato perché non volevo giocare l'Eurolega - dice Dusan -. Alla mia età ritenevo fosse importante dosare le forze. Ora però ci ho ripensato. E un giro per l'Europa, l'anno prossimo, lo farei volentieri». Verità questa solo ufficiale. C'è in realtà un retroscena. Sabatini accettò mordendosi la lingua il diktat di Pillastrini nel 2007: via Vukcevic. Ma durò poco. Un secondo dopo aver esonerato il tecnico, il Sabba chiamò Dusan: «L'anno prossimo torni da noi». Lo convinse in un minuto.

 

Stile

E forse nessuno più di Vukcevic incarna l'antico stile Virtus. Garbato e raffinato dentro e fuori dal campo. A chi gli fa notare che potrebbe essere lui il carnefice della Fortitudo, ribatte: «Si possono ancora salvare. Spero che vincano il replay con Montegranaro, ce la possono fare». Navigatissimo anche a parole in quella che è ormai la sua Bologna. Caffè, brioches e lettura dei giornali la mattina al Capo Nord, zona chic di Bologna. I pomeriggi in famiglia ai Giardini Margherita con la splendida moglie Jade, lo scalmanato Tristan e Philip, l'ultimo arrivato. «A loro dedico il canestro del derby». Indelebile.

 

PAZZI PER VUKCEVIC E GRATI A SAKOTA, È STATO LUI A FARGLI VINCERE IL DERBY

di Stefano Valenti - La Repubblica - 04/04/2009

 

Se quatro mesi, tanti ne sono passati dal suo licenziamento, bastano a considerare quel piatto freddo, Dragan Sakota la sua vendetta l'ha consumata ora: ossia domenica, a fine derby. Ci aveva raccontato a settembre, ancora in sella alla panchina biancoblù, un episodio lontano, apparentemente marginale. E adesso, rispolverato dono il Tiro, quasi profetico. L'anno della storia è il 1996, Sakota allena a Patrasso, vede in Marko Jaric talento purissimo e ne chiama il padre, Srecko, suo amico ed ex compagno di scuola. «Portami qui tuo figlio, posso naturalizzare come greci un paio di giocatori». Glissiamo sui modi, tanto non conta più. Jaric va a Patrasso, ma a quelli, nel provino, non piace. L'operazione la fanno sull'altro: ovviamente, Dusan Vukcevic. Che da quel giorno diventa (per la Fiba) NtousanTsalikis-Vouksevits. E si garantisce, da comunitario, un mercato molto più propizio che se fosse rimasto serbo. Con quel passaporto, Vuk questo derby non l'avrebbe mai giocato. Viceversa stasera, quando Gigi Terrieri ne annuncerà l'ingresso in campo, l'applauso sarà da primattore. Rivolto ad uno che con quella tripla ha fatto, nel cuore dei tifosi, il grande passo: dalla storia, all'arca della gloria virtussina. Non vale uno scudetto, certo, ma con l'aria che tira sulla Effe, chiamata domani al compito più ingrato di questo doppio confronto Bologna-Campania, quel tiro potrebbe dare eterna gloria, presso chi, sposando una fazione, si ciba del dileggio dell'altra. In una carriera ormai lunga, in cui i primi derby furono quelli contro il Partizan, a 18 anni, in maglia Stella Rossa, il bilancio storico di Vukcevic racconta di uno che, delle due, sa metterci le mani dentro. Se gli anni Duemila sono quelli della raggiunta maturità tecnica, il bilancio di Vukcevic è decisamente attivo: ne ha giocati con l'Olympiacos contro il Panathinaikos, col Real contro l'Estudiantes, con l'Ulker contro l'Efes Pilsen, per arrivare al 2005 quando iniziò la sua traiettoria di virtussino contro la Effe. Totale: 14 giocati, in questo lasso, e 10 vinti. Nel '99 ad esempio godette in modo simile a una settimana fa, vincendo di uno (69-68) sul campo del Panathinaikos di Bodiroga, che di lì a pochi mesi avrebbe vinto l'Eurolega nella Final 4 di Salonicco. Nel 2004-2005 fu protagonista assoluto nella vittoria sui Verdi al Pireo (ne mise 18 in 34') e quando, al ritorno, l'Olympiacos ne prese una caterva (31), lui se n'era già andato all'Ulker... Messo piede a Bologna, ne ha giocati sei tra il 2005 ed oggi. Iniziò con due sconfitte, ma dal 2006 la sua striscia personale è illibata: 4 filati. Che abbia fatto il possibile per non rompere la serie glielo proveranno stasera, al suo ingresso in campo.

DUSAN VUKCEVIC

di Riccardo Brancati per Virtuspedia - ottobre 2009


 
Il nuovo Capitano della Vu nera nasce il 14 novembre del 1975 a Sarajevo, città che ha dato i natali anche a un altro giocatore che “qualcosina” per la Vu nera ha fatto, tale Sasha Danilovic. Come lo Zar, anche Vuki lascerà la capitale bosniaca per Belgrado, sponda Stella Rossa, a differenza di Sasha che giocherà per il Partizan. Si trasferisce quindi nella squadra serba nel 1993, parentesi che dura due anni, prima di passare in Grecia all’Apollon Patrasso. È proprio nel 1996 che Dusan ottiene il prezioso (per la sua carriera) passaporto greco, grazie all’ex coach della Fortitudo, ai tempi allenatore della compagine greca, Dragan Sakota.

Nel 1997 il trasferimento all’Olympiacos, neo-campione d’Europa. Quattro stagioni consecutive per lui in un team di cui diventa uno degli uomini di punta, specializzandosi nel tiro da 3 e risultando il miglior tiratore del campionato greco nella stagione 2000/2001 col 47,3%. In Grecia inizia a respirare l’aria dei derby, peraltro già assaggiati a livello giovanile con la canotta della Stella Rossa contro il Partizan: saranno infuocati quelli con i verdi del Panathinaikos. Memorabile per lui la vittoria nel ‘99 per 69 a 68 sul campo del Panathinaikos che pochi mesi dopo avrebbe trionfato in Eurolega nelle Final Four di Salonicco.
Nel 2001 il trasferimento al Real Madrid, dove in un anno realizza 8,8 punti di media in 21 minuti di utilizzo nella Liga ACB. Addirittura superiore il suo rendimento in Eurolega, dove realizza 11,1 punti in 22 minuti, primeggiando tra i tiratori da 3 della competizione col 48,5%.

L’approdo in Italia avviene nel 2002, alla corte della Montepaschi Siena di coach Ataman, fresca vincitrice della Coppa Saporta. Diventa subito leader della squadra toscana, trascinandola alle Final Four di Eurolega per la prima volta nella sua lunghissima storia, perdendo di 3 la semifinale di Barcellona contro la Benetton Treviso del nostro Ettore Messina. Vani dunque i suoi 14 punti con 6/10 al tiro, che chiudono un’Eurolega da 11,6 punti di media in 25 minuti tondi di utilizzo. Cifre simili in campionato, con 11 punti in 24,7 minuti e il 44,1% da 3 punti. è comunque sempre Ettore a sbarrare la strada ai senesi, ancora in semifinale, vincendo 3 a 1 la serie al meglio delle 5 gare.
La stagione successiva è trionfale per la formazione di Piazza del Campo: i ragazzi di coach Recalcati, infatti, vincono scudetto, il primo per loro, e raggiungono nuovamente la Final Four di Eurolega, dove però, in quel di Tel Aviv, sono sconfitti dalla Fortitudo di Jasmin Repesa in semifinale. Partita impossibile da dimenticare, ma in senso negativo per Dusan, poiché sbaglia la tripla decisiva: la Fortitudo batte quindi il Monte dei Paschi 103 a 102. Poco male perché ci pensa il Maccabi, due giorni dopo, a vendicare il nostro Dusan: 118 a 74 e tutti a casa. In campionato invece lo squadrone composto da Vukcevic, Kakiouzis, Ghiaccione, Davidino, Bootsy Thornton, Jack Galanda, Vanterpool, Zukauskas e Stefanov si prende la rivincita rifilando uno sweep alla società di via San Felice. La stagione per Dusan è sicuramente inferiore nei numeri rispetto alla stagione precedente. Chiude, infatti, con 7,4 punti in circa 17 minuti in Serie A e con 5,4 punti in 14 minuti in Eurolega. Anche la mano non è quella dell’anno precedente e, nonostante i successi di squadra, decide di cambiare aria.

Nel 2004 il ritorno al Pireo: 13,3 punti di media in campionato e 11,3 in Eurolega in 3 mesi, assoluto protagonista del derby vinto dai Reds sul Panathinaikos con 18 punti in 34 minuti e a dicembre il trasferimento in Turchia nelle fila dell’Ulker Istanbul. Allenato ancora da Coach Ataman, vince la Coppa di Turchia e prepara il suo ritorno nel Bel Paese.

Ecco che nel 2005 sbarca a Milano, all’Olimpia reduce da una finale scudetto miracolosa, condotta da colui che sarà il suo allenatore quest’anno, ovvero Lino Lardo. Nel roster anche quel Diego Fajardo che nella stagione che sta per cominciare sarà uno dei lunghi della Vu nera. In terra meneghina “purtroppo” non va benissimo: ci sono problemi nello spogliatoio, si parla anche di incomprensioni con Lino, poi smentite. A gennaio arriva il trasferimento alla Virtus di Zare Markovski, spiegando così il precedente “purtroppo” messo tra virgolette: per la Virtus è una fortuna. Guardia/ala piccola di ruolo, al primo anno bolognese si ritrova a ricoprire spesso il ruolo di playmaker, compito che deve ricoprire anche nella stagione appena passata, con qualche difficoltà. Chiusa la stagione del ritorno in A al nono posto, anche per colpa di qualche giocatore di punta, come Bluthental, che a metà stagione smette di giocare, Dusan e Zare si presentano ai blocchi di partenza del campionato 2006/07 con una Virtus profondamente rinnovata: arrivano, tra gli altri, il Generale Travis Best, Brett Blizzard, Andrea Crosariol, Gui Giovannoni e Andrea Michelori, cui si aggiungono in corso d’opera Vlado Ilievski e i tre greci, oggetti misteriosi anche agli happy hour a bordo piscina. La Virtus quell’anno stupisce tutti: raggiunge la finale di Coppa Italia, persa, come consuetudine, in casa contro Treviso; perde la semifinale di Fiba Cup a Girona contro la squadra di casa; e incredibilmente raggiunge la finale scudetto, perdendo 3-0 da Siena, ma uscendo a testa alta, anzi altissima. 11,5 punti di media per Dusan, in 19,7 minuti. Tutto lascia presupporre una conferma quasi in blocco di giocatori e allenatore in vista dell’imminente Eurolega, invece si disfa tutto: esonerato Zare Markovski è Stefano Pillastrini il sostituto, il quale però non può garantire spazio al serbo-greco, non ritenendolo utile al nuovo progetto tecnico. Il tempo sarà galantuomo.

Vuki si trasferisce quindi a Milano, voluto da coach Markovski ormai diventato insieme a Ivkovic il suo allenatore preferito, dove, inizialmente impiegato come sesto uomo, con l’arrivo di coach Caja diventa uomo da quintetto. Il 6 aprile 2008, al ritorno all’ex Palamalaguti, il balcanico riceve una vera e propria standing ovation al momento della presentazione; in campo però non sente più di tanto l’emozione, chiudendo con 14 punti in 33 minuti e 17 di valutazione, protagonista insieme a Gallinari della facile vittoria sul campo dei bianconeri. La squadra dei Gallinari, Watson, Booker e Sesay, pur tra mille difficoltà, riesce a raggiungere la semifinale scudetto, nulla potendo contro il rullo compressore senese. Per Dusan 13,7 punti a partita in 29 minuti in Serie A, 13,8 in 30 in Eurolega.

A giugno dell’anno scorso torna e firma un contratto a lungo termine con la Virtus: giocatore adesso, dirigente in futuro. La scorsa stagione si chiude come sappiamo: Vu nera finalista in Coppa Italia, con sospetto sgambetto in area di rigore di Stonerook sullo stesso Vukcevic in piena zona Cesarini; ritorno al successo in Europa (Eurochallenge); settimo posto in campionato. Per Dusan ci sono 8,7 punti in 17,9 minuti (forse un po’ sottoutilizzato), 45,6% da 3 (migliore risultato da quando gioca in Italia) e soprattutto la meraviglia nel derby. A 10 secondi al termine, con la Virtus sotto di 2, lo schema prevede palla a Boykins, che “purtroppo” è raddoppiato. Gui rimette per Vuki che in 8 secondi si dirige sull’arco e con un tiro ignorante scoccato davanti alle braccia protese dell’impotente Strawberry vince la partita: in questo caso la nostra fortuna è il raddoppio su Boykins. A fine partita dichiara: “II canestro più importante della mia vita, Avevo già segnato altri canestri decisivi ma questo li batte tutti: vincere un derby così è incredibile”.

A fine campionato la squadra viene rivoluzionata, partendo dal doloroso addio, causa ridimensionamento del budget, al Capitano Gui Giovannoni, che nella prossima stagione avrebbe percepito un ingaggio troppo elevato per il tetto salariale della Società. Grande amico di Vukcevic, tocca proprio al serbo-greco raccoglierne i gradi: il leader silenzioso della Virtus sarà finalmente Capitano anche formalmente. In tempi come questi, dove lo stile Virtus è quotidianamente oggetto di discussione tra i tifosi, un uomo garbato ma al tempo stesso dotato di un carattere di ferro come Dusan Vukcevic non può che mettere tutti d’accordo, in attesa di passare dietro la scrivania, si spera il più tardi possibile.

DUSAN VUKCEVIC, L'EROE DELL'ULTIMO DERBY: "BOLOGNA SEMPRE NEL CUORE, FACCIO IL TIFO PER LA VIRTUS "

tratto da bolognabasket.it - 21/12/2016

 

Dusan Vukcevic, eroe per la Virtus dell’ultimo derby disputato, è stato intervistato da Daniele Labanti sul Corriere di Bologna.
Ecco un estratto delle parole del tiratore serbo:

La palla doveva andare a Boykins per gestire l’ultima azione, ma loro lo hanno raddoppiato e non poteva riceverla. Così l’hanno data a me. La storia del derby si è interrotta il 29 marzo 2009 con quel mio tiro che gelò la Fortitudo, poi retrocessa. E riprende adesso.
La palla mi è arrivata e c’era spazio. Non stai tanto a pensare, prendi il tiro che senti. E’ passato alla storia, tutti se lo ricordano a Bologna.

La Virtus è prima, la Fortitudo terza? Un derby che conta quindi. Immagino che entrambe puntino alla promozione, la A2 sta stretta a Bologna.

Bologna è nel mio cuore, non c’è Belgrado o Atene che tenga, Basket City è la mia città preferita. Ho passato anni pazzeschi lì da voi.

A Bologna immagino non si parli d’altro. L’atmosfera incredibile, le tifoserie, la passione. Non esiste una partita più avvincente.

La vigilia? Si vive sotto stress. La pressione è enorme ma è normale, anzi guai se non ci fosse. Io di derby ne ho giocati tanti anche in Grecia e in Spagna, e ho iniziato a gestirli bene dopo i 30 anni perché l’esperienza mi ha insegnato cosa fare.

Io faccio il tifo per la Virtus. Cercherò di spostare i miei impegni e farò una telefonata in sede: se si ricordano di me e ci saranno due biglietti, vengo a Bologna con mia moglie. Non posso proprio perdermi questo derby.