MATTIA LARGO

(foto tratta da www.virtus.it)

 

nato a: Bologna

il: 09/07/1986

stagioni in  Virtus (da viceallenatore): 2014/15 - 2015/16 - 2016/17 - 2017/18

 

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: MATTIA LARGO

di Marco Patuelli e Marco Tarozzi - www.virtus.it - 06/11/2015

 

All’undicesima stagione nel mondo bianconero, Mattia Largo ne ha già viste tante, seguendo negli anni un po’ tutte le categorie giovanili ed approdando addirittura alla prima squadra, nello staff di coach Giorgio Valli. La chiave, in fondo, è quella di continuare a guardare le cose con entusiasmo, mettere passione nel proprio mestiere che è qualcosa di delicato: allenare, formare, far crescere i giovani.

“Qualcosa per cui se ti senti arrivato, hai chiuso. Il nostro è un percorso in cui ad ogni step c’è da imparare, ed è il bello di questo lavoro. Una fortuna. Se penso a quando sono arrivato qui, portato da Gianni Giardini, o ai grandi maestri con cui ho collaborato, alle attenzioni avute per il mio lavoro, posso davvero dire che sono stato fortunato”.

Anche a varcare la soglia della palestra Porelli, ormai parecchio tempo fa.

“Soprattutto. Essere in Virtus significa tanto per me. Io poi sono stato tifoso, prima di arrivare qui. Ho seguito la squadra anche in trasferta, ero sugli spalti nel giorno del “tiro da quattro” di Sasha. Venire qui è stato realizzare un sogno. Tre mesi prima di ricevere la chiamata di Giordano Consolini, ero a Montegranaro per la finale di A2. Sono passato dai cori alla palestra…”

Quella chiamata arrivò mentre stava ancora giocando in Serie D.

“Nel CVD, che era legato all’Horizon, società satellite del minibasket bianconero, dove operava Gianni Giardini. Fu lui a segnalarmi a Giordano, e poco dopo arrivò appunto quella chiamata. La fortuna di cui dicevo è stata essere presente nella conquista di due titoli italiani di categoria, in un caso proprio accanto a Consolini, nell’altro a Sanguettoli. La strada me l’hanno indicata maestri come loro, o come Cristian Fedrigo, che non mi stancherò mai di ringraziare perché è stato il primo a pungolarmi, a riprendermi quando era necessario. Nei primi anni ero molto superficiale, e piuttosto pigro, grazie a Cristian ho capito che dovevo lavorare molto su questo aspetto, e ancora lo faccio perché la crescita non è certo completata”.

Dicono che lavorare coi giovani di oggi sia più difficile. Sono davvero così complicati?

“Sono semplicemente meno abituati a sentirsi dire in faccia quello che non funziona. Ma se quando glielo dici riesci anche a spiegare le tue ragioni, la vedono in maniera diversa, positiva, e ti seguono. Chi ha detto che seguire i ragazzi con dedizione significhi automaticamente essere pesanti o pedanti? Più gli stai dietro, più dimostri che tieni a quello che fai, e quello che sta a cuore a te starà a cuore anche a loro. Bisogna provarci, coi ragazzi. Un gruppo va gestito, prima ancora che allenato, e devi sforzarti di capire il loro mondo e quello che hanno in testa”.

L’Under 14 che le è stata affidata quest’anno l’ha già capita? Che gruppo è?

“Interessante. Indietro fisicamente e mentalmente, perché molti di questi giocatori sono ancora acerbi, come è naturale per la loro età, e hanno enormi margini di miglioramento. Ma intravedo buone qualità, e soprattutto una grande capacità di stare insieme. E’ questo che fa di un gruppo di giocatori una squadra, a tutti i livelli”.

Intanto, alla selezione di categoria che si radunerà lunedì mattina al Cierrebi ci sono cinque elementi della sua Unipol Banca Under 14.

“Questa è una grande soddisfazione, perché sono ragazzini che si impegnano tanto. A questa età, venire in palestra quattro volte a settimana per un paio d’ore è uno sforzo importante. Sono contento se il mio lavoro è servito, ma questo è soprattutto un momento loro, qualcosa che ricorderanno e che darà loro nuovi stimoli. E questo mi rende felice”.

 

UNDER 14 CAMPIONE REGIONALE, MATTIA LARGO: "UN PERCORSO FANTASTICO"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 06/06/2016

 

Un titolo regionale bello da vivere. Da condividere, come è giusto che sia in uno sport dove si ragiona di squadra, dove si cresce in gruppo. Mattia Largo, tecnico di Unipol Banca Under 14, ragiona su una squadra di ragazzi irresistibili che è cresciuta fino a raggiungere un traguardo così importante. E’ la sua squadra, e non solo. Lui l’ha guidata, dando consigli e ascoltando la voce di tutti. E’ il bello di questo successo, di questo titolo regionale che ha tanti protagonisti, tante storie da raccontare in una sola storia.

“La cosa più bella è guardare al percorso che abbiamo fatto, vedere dentro a questo gruppo, alla crescita dei ragazzi, che sono migliorati tanto dal punto di vista tecnico e da quello umano. Quello di Medicina è stato il risultato finale di una stagione sorprendente, fatta di momenti felici e di piccole e grandi sofferenze, arrivato in fondo a un cammino di trentuno partite e trentuno vittorie, ma dove nulla era scritto in partenza. Nella scorsa stagione andò quasi allo stesso modo, ma perdemmo la finale. Ci mancò quell’ultimo passo, dopo una crescita altrettanto bella e importante”.

Alzare un ultimo trofeo, a volte, rende più chiaro tutto quello che è successo prima. E raddoppia la felicità, naturalmente.

“Credo che la cosa più bella sia avere ottenuto questo risultato con una identità di gioco, avere visto appunto una crescita nel corso della marcia di avvicinamento all’atto finale. Ci sono stati momenti difficili, come penso sia normale. La semifinale con Cà Ossi, per esempio, è stata un banco di prova duro, molto difficile dal punto di vista fisico. I ragazzi sono stati bravi a tenere duro, a rialzarsi dopo ogni caduta, e alla fine a portare a casa il risultato. E’ stato un grande esame di maturità”.

E’ il momento di riavvolgere il nastro, di rivederla tutta, questa stagione. Per tirare anche le somme.

“Lo dico sempre, alla squadra: la passione è alla base di tutto. Vale nella pallacanestro come nella vita. Se hai quel fuoco dentro, sei già a metà del tuo cammino. I ragazzi hanno fatto tanti sacrifici, e nessuno si è tirato indietro. E noi allenatori riceviamo tanto da loro, nel vederli affrontare una stagione, sorridendo anche nelle difficoltà. Non faccio fatica ad ammettere che sono stati loro a trasmettermi una forza in più. Un allenatore deve dare qualcosa, è il suo mestiere, ma ricevere è una ricchezza anche npiù grande. A me è successo, sono stato fortunato in questo”.

Mattia Largo oggi ci mette la faccia. Ma dietro il suo, spiega, ci sono tanti volti.

“C’è un settore a cui dobbiamo tanto, tutti quanti. E c’è il mio staff, naturalmente. Devo tanto a questi tre ragazzi: ad Andrea Gatti, Giacomo Campanella, Matteo Fini. Sono giovani che hanno voglia di maturare con il basket, come ne ho voglia io, e che hanno quella curiosità senza la quale non si va da nessuna parte. E sono persone profondamente oneste, con le quali è bello lavorare. Da loro ho ricevuto un aiuto fondamentale, ogni passo avanti della squadra lo abbiamo vissuto insieme, e insieme ne abbiamo gioito”.

In mente, anche persone che oggi non ci sono più. O semplicemente, non le vediamo più accanto. Ma continuiamo ad averle vicine. Ricordarle non è una semplice dedica nei loro confronti, ma è sapere che non sono mai andate via.

“Avrei mille persone da ringraziare, e se mi metto a fare l’elenco degli allenatori che mi hanno insegnato qualcosa qui dentro non finisco più. Devo qualcosa a tutti. Ma in questo momento mi piace ricordare due persone che mi hanno insegnato cosa significhi la virtussinità, e come ci si comporta con questi simboli addosso. Penso ad Andrea Rizzoli, per me un grande riferimento dal punto di vista umano, e al dottor Roberto Rimondini”.

Chiusa felicemente un’avventura, si comincia a pensare al domani.

“Sarà un’altra bella sfida. L’Under 15, dal punto di vista della crescita, è un’altra storia. I ragazzi entrano nell’adolescenza, un periodo delicato. Ma una volta di più dirò loro di far tesoro di quello che hanno avuto e non voltarsi più indietro, il modo migliore per cercare di crescere ancora. La pallacanestro è un libro, quello che hai alle spalle è una ricchezza da non disperdere, e con quella devi essere pronto a sfogliare nuove pagine”.

 

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: MATTIA LARGO

L'under 15 di Mattia Largo: "Un anno affascinante e delicato"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 16/11/2016

 

Mattia Largo continua il suo (ennesimo) viaggio nel mondo giovanile bianconero, con l’Under 15 di Virtus Unipol Banca che ormai segue da quando questi ragazzi avevano meno di tredici anni. Lui, che inizia la sua undicesima stagione nel mondo bianconero, li sta accompagnando verso le prime grandi scelte sportive, le prime importanti risposte, le prime intense decisioni da prendere.

“E’ una fortuna poter lavorare con un gruppo vedendolo crescere dall’Under 13, sotto tutti gli aspetti. E’ bello condividere i loro momenti felici, i traguardi che raggiungono, come è successo ai quattro ragazzi recentemente convocati in Nazionale. Sono soddisfazioni belle, giuste per loro che si impegnano tra scuola e sport con impegno, che si sacrificano. Essere alla Virtus non è una passeggiata, è qualcosa di serio, di grande e difficile. E loro lo sanno bene”.

Un percorso. Lungo, affascinante, impegnativo per chi sta in campo a sudare e per chi da quel sudore deve raccogliere indicazioni, limando, costruendo e coltivando il talento.

“Questo per me in realtà è il quarto anno di fila con questo gruppo, avendo preso molti di questi ragazzi già ai tempi della categoria Esordienti. Il percorso vero è iniziato con l’Under 13, quando abbiamo inserito molti ragazzi nuovi. Io cerco di essere in qualche modo anche un appoggio esterno, non semplicemente un allenatore di pallacanestro. Perché so che è un periodo delicato, per loro. Un’età particolare: primo anno di scuola superiore, primo step dall’essere bambini al diventare ragazzi. Anche a livello di crescita personale, ormonale, fisica, di conoscenza di cose nuove è un anno “confuso”, per loro, e avere un appoggio esterno è importante. Cerco di parlare, oltre degli aspetti tecnici della pallacanestro, del loro impegno scolastico, della vita fuori dal campo da basket. Per me un allenatore, fino ad un certo punto del percorso, deve avere anche un ruolo di sostegno. Quella dell’Under 15 sarà una stagione bella, con tanti tornei stimolanti, ma anche difficile”.

Par di capire che uno come Mattia Largo, ascoltando i suoi ragazzi, trovi sempre il modo di arricchire anche il proprio bagaglio personale.

“Per me gli allenatori insegnano, e allo stesso tempo imparano tanto dai ragazzi. Prima di tutto per la passione che i giovani mettono in campo, con una spontaneità che spesso rischia di perdersi negli anni. Li vedo sempre arrivare agli allenamenti mezz’ora prima, sudati, carichi, con addosso la voglia di tirare, contenti di essere in palestra. E questo mi trasmette tanto, perché la passione è fondamentale per quello che faccio, e lo è per tutto quello che si fa nella vita”.

Il nucleo di questa Under 15 è rodato, ma anche arricchito da qualche volto nuovo.

“E’ arrivato Mait Peterson dall’Estonia. Abbiamo anche inserito alcuni ragazzi del 2003, più giovani ma che fanno parte in pianta stabile del gruppo: Ruffini, Barbieri, Galli e Salsini. Ma per me un altro rinforzo importante sono i tanti ragazzi che già c’erano, ma stanno crescendo e vedono sbocciare il loro talento, che magari un anno fa era più nascosto”.

Si riparte da un titolo, conquistato proprio alla fine della scorsa stagione e di recente premiato dalla Fip regionale: quello dell’Under 14 Elite, campione dell’Emilia Romagna.

“Ecco, quel titolo è un bel ricordo da eliminare, e ai ragazzi l’ho detto. Ne abbiamo fatto tesoro, ci ha inorgoglito, ma non dobbiamo tenerlo come esempio. Quest’anno ci aspetta l’Under 15 Eccellenza, e già il nome dice tutto. Significa che affrontiamo, appunto, l’eccellenza della pallacanestro regionale di categoria, e sarà un campionato difficilissimo, dove ogni partita puoi vincerla ma puoi anche perderla, e i primi risultati sono lì a dimostrarlo. C’è grande equilibrio, è un torneo vero, serio, dove devi guadagnarti la pagnotta con il sacrificio, perché nessuno ti regala nulla. E’ molto, molto stimolante”.

E ovviamente impermeabile ad ogni pronostico.

“Io credo che si debba lavorare un passo alla volta, poi le risposte arriveranno strada facendo. Sapendo che la vittoria più importante resta la crescita di questi ragazzi, perché è per questo che lavora un settore giovanile”.

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: MATTIA LARGO

"Prima Finale Nazionale da head coach, un'emozione anche per me"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 11/06/2017

 

Arriva sempre il momento della prima Finale Nazionale. Anche per un veterano della V nera come Mattia Largo, undici stagioni complete e ricche al servizio del settore giovanile bianconero, con belle soddisfazioni anche personali come due tricolori Under 17 conquistati da assistente, il titolo regionale Under 14 di un anno fa (senza la macchia di una sconfitta) e quello Under 15 di questa annata. Fino all’evento clou, appunto: la Finale Nazionale Under 15 Eccellenza - Trofeo Claudio Papini, svoltasi tra Porto San Giorgio e Pedaso, in cui Virtus Unipol Banca è arrivata ai quarti di finale. Tra le prime otto squadre d’Italia, nella sua categoria.

“E’ stata la conclusione di un percorso lungo tre anni, la prima occasione di poter disputare le finali nazionali. Era certamente un obiettivo per far fare un’esperienza nuova ai miei ragazzi. E lo è stata decisamente: bella e non scontata, perché tante realtà importanti e blasonate non sono riuscite ad arrivarci. Una volta lì, essere riusciti a passare il primo girone e a qualificarci tra le prime otto squadre di categoria in Italia è stato un altro grande risultato. Ma la cosa che mi soddisfa è che è stato il giusto riconoscimento per quello che questi ragazzi fanno per tutto l’anno, impegnandosi tra scuola e palestra, con gli impegni della prima superiore e quattro allenamenti settimanali, un impegno gravoso che meritava una gratificazione”.

Tutta la stagione è stata delicata e importante, quasi volta a far dimenticare a questi giocatori il percorso da imbattuti di un anno fa.

“Non è stato semplice, soprattutto all’inizio, ma i ragazzi sono stati molto ricettivi. Hanno capito in fretta che nessuno fa regali. Hanno subìto anche qualche stop significativo. Ma sono arrivati fin qui, e questo mi rende orgoglioso di loro”.

Qualche ringraziamento particolare?

“Non è mia abitudine, ma questa volta vorrei dire grazie a quattro ragazzi del 2003 che si sono fatti carico di due annate intense, e per quanto mi riguarda, loro lo sanno, sono già un punto fermo nel gruppo del 2002. Sono Galli, Salsini, Barbieri e Ruffini. Fondamentali”.

Prima volta anche per un “veterano” del settore, si diceva.

“Per me è stata un’emozione grande, la prima esperienza da capo allenatore alle finali nazionali, dopo tante partecipazioni da vice. Il risultato è stato davvero buono: abbiamo incontrato squadre forti come Cantù, che dal nostro girone ha preso il largo per poi chiudere al terzo posto, o come Siena che ci ha battuto ai quarti ed è arrivata fino alla finale. Incroci non semplici, ma utili per fare esperienza, quindi occasioni vere per la crescita del gruppo”.

Che passa attraverso quali insegnamenti e quali valori?

“I miei giocatori hanno interpretato questa finale, come del resto tutta la stagione, con grande passione, ed è quello che sto cercando di trasmettere loro. La voglia di mettere cuore in quello che fanno è fondamentale, la pallacanestro per loro deve ancora essere un gioco, per quanto sempre più impegnativo, e non ancora una professione. Li vedo crescere come persone, oltre che come giocatori, ed è uno sviluppo di cui mi piace essere testimone. E’ bello viverli come ragazzi, nella loro crescita quotidiana”.

La carica emotiva, oltre a quella tecnica. Il lavoro in palestra, per Mattia Largo, deve dunque passare da lì?

“La passione è la prima cosa che cerco di trasmettere ai giovani. E’ qualcosa da spendere nella pallacanestro come nella vita, certamente ti porterà anche a fare errori, ma di sicuro ti aiuterà a non avere rimpianti o rimorsi. I ragazzi capiscono quando un allenatore ne è provvisto, e sono pronti a ricambiare, a sacrificarsi per un’idea”.

E il Largo allenatore che valore dà a questo traguardo raggiunto?

“Da vice allenatore ne ho vinte un paio, di Finali Nazionali. Già così è stata un’emozione intensa, perché significa vivere una settimana di unione completa, sempre a tu per tu con i ragazzi, respirando adrenalina pura perché ogni partita è da dentro o fuori. Da capo allenatore ti rendi conto che aumentano le responsabilità, e questo ti fa vivere sensazioni ancora più forti. Io ho coronato un sogno, in questo percorso bianconero: undici anni fa non avrei mai pensato di poter arrivare a una finale nazionale da capo allenatore. Vivo di pallacanestro da quando avevo sei anni e ho iniziato a tenere il pallone in mano, per me arrivare a questo punto, per di più qui in Virtus, la società di cui fin da bambino sono tifoso, è il massimo della vita e del percorso professionale”.

Archiviata una stagione ad alta quota, arriva subito il momento di guardare oltre.

“Una persona molto cara mi ha insegnato che l’asticella va sempre alzata, evitando di fermarsi a rivedere quello che si è fatto. Mai sedersi, nell’insegnare ai propri giocatori ma anche nell’apprendere. Poter fare della pallacanestro un mestiere è già stato un grande risultato, per me, molto più di un sogno. Oggi la disciplina che più amo è anche un mestiere, sono fortunato. Cercherò di andare avanti per la mia strada, di farci camminare i miei ragazzi con grande umiltà. Perché bisogna sempre ricordare da dove si è partiti, per andare avanti”.

 

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA: MATTIA LARGO

Largo e i suoi esordienti: "Per raggiungere gli obiettivi bisogna crederci"

di Marco Patuelli - www.virtus.it - 17/11/2017

 

Tredicesima stagione in Virtus per Mattia Largo, con lui gli Esordienti iniziano il loro percorso nel Settore Giovanile Unipol Banca. Arrivato alla Palestra Porelli a 18 anni, ha fatto il suo percorso prima da assistente e poi da allenatore nel Settore Giovanile ed è alla quarta stagione da assistente della Virtus Segafredo Bologna in serie A.

Dopo un percorso di quattro anni con il gruppo dei 2002, riparti dalla categoria Esordienti con i 2006 che iniziano il loro percorso nel Settore Giovanile Unipol Banca.

“Sono in Virtus da 13 anni e il gruppo dei 2006 è particolarmente evoluto rispetto a quelle che possono essere in genere le qualità nella categoria Esordienti. E’ una squadra molto omogenea, non è facile trovarla in questa fascia di età e bisogna dare il merito a Bruno Baccolini, Luca Brochetto e al nostro Settore Minibasket per il percorso che hanno fatto questi ragazzi. In palestra abbiamo 18 ragazzi, tutti hanno delle qualità e negli allenamenti partiamo dal loro miglioramento. E’ un gruppo molto divertente da allenare, sono spontanei, sempre sorridenti e anche troppo selvaggi sotto certi aspetti ma è il loro punto di forza”.

Dall’under 15 agli Esordienti in pochi mesi. Cosa cambia per te negli allenamenti quotidiani e quali sono gli obiettivi che vi siete posti?

“E’ particolare ed allo stesso tempo stimolante allenare questo gruppo. Ho chiuso il percorso con i 2002 nell’under 15 e anche per me è un nuovo rincominciare, adattandomi ad allenare aspetti diversi in base alla categoria. Il percorso da fare è lungo, curiamo il miglioramento individuale e a lungo termine proveremo a raggiungere le Finali Nazionali nella categoria under 15 come abbiamo fatto nella scorsa stagione con l’annata 2002.

Gli Esordienti sono l’annata di passaggio dal Minibasket al Settore Giovanile, non solo un percorso tecnico ma anche le prime regole sullo stare in palestra e in mezzo ai compagni di squadra.

“Tutti i ragazzi hanno l’aspirazione di diventare un giocatore di pallacanestro sviluppando il proprio potenziale al livello più alto possibile. L’aspetto umano viene prima di tutto, devono avere a cuore quello che fanno e devono avere rispetto per chi sta intorno a loro. E’ importante fare le cose bene, le qualità tecniche e il talento non sono sufficienti se dietro non c’è una persona vera e con dei valori. E’ una cosa che va insegnata già alla loro età, è importante dire sempre la verità, rispettare le regole e allenarsi con la voglia di fare bene le cose”.

Il Settore Giovanile non è solo una scuola per gli atleti ma anche per gli allenatori che hanno la possibilità di crescere, formarsi e confrontarsi con allenatori esperti.

“Ho la fortuna di avere nello Staff Esordienti Edoardo Costa che ho vissuto da giocatore quando facevo l’assistente a Cristian Fedrigo e ora lo sto vivendo come allenatore. Vederlo crescere è molto importante perché credo che abbia qualità come coach e perché secondo me è l’esempio di come debba essere un allenatore in Virtus. Serio, con passione e con la cura dei particolare. Gabriele Pagliara ha iniziato il percorso con noi da pochi mesi, si è subito integrato nel gruppo e sta facendo le cose che devono essere fatte per aspirare a diventare un giorno un allenatore preparato”.

Da quattro anni sei nello Staff della prima squadra, l’esempio del percorso che può fare un allenatore nel Settore Giovanile Unipol Banca.

“Per raggiungere gli obiettivi bisogna crederci, bisogna avere passione e soprattutto bisogna avere accanto a se delle persone che ti guidano a fare le cose a modo. Nel mio percorso in Virtus ho avuto la fortuna di averle e per tanti anni ho avuto a che fare con Giordano Consolini. Quando sono arrivato in Virtus a 18 anni ero una scapestrato e a suon di sgridate mi ha indirizzato sulla retta via. Mi ha sempre insegnato che se uno ti sta dietro è perché ci tiene a te. Mi ha dato il primo gruppo da capoallenatore e mi ha fatto fare cose che sembravano irrealizzabili. La vita è fatta anche di occasioni, e quando serviva un allenatore in più che collaborasse con la prima squadra ho avuto l'opportunità di iniziare una nuova avventura in un contesto senior. Ora ho la fortuna di lavorare con Alessandro Ramagli al quale devo e dal quale ho preso tanto sia dal punto di vista umano che dal punto di vista tecnico. E’ capace di rispettarmi e di ascoltarmi sempre, capace di darmi un ruolo importante nella società un vero tesoro in questo nuovo percorso che spero duri a lungo”.