ESTATE 2003

 

È SERGIO SCARIOLO IL NUOVO ALLENATORE DELLA VIRTUS!

www.virtus.it - 08-07-2003

 

La Virtus Pallacanestro Bologna comunica di aver raggiunto, in data odierna, un accordo triennale con il signor Sergio Scariolo, che ricoprirà il ruolo di capo allenatore. Nato a Brescia l’1 Aprile 1961, Sergio Scariolo si é laureato in giurisprudenza all'Università statale di Milano. È allenatore professionista dalla stagione 1980/81.

È stato responsabile del Settore Giovanile di Pintinox/Simmenthal Brescia e della Scavolini Pesaro. Ha allenato la squadra delle Forza Armate e la Nazionale Militare Italiana, con la quale ha vinto il Titolo Mondiale nell'anno 1985. È stato vice-allenatore in serie A per 3 anni a Brescia (con Riccardo Sales e Carlo Rinaldi) e 4 anni a Pesaro (con Gian Carlo Sacco e Valerio Bianchini). Ha allenato da capo allenatore la Scavolini Pesaro, il Billy-Hyundai Desio, la Filodoro-Teamsystem Bologna, il Tau Cerámica Vitoria ed il Real Madrid. È stato Direttore Generale della Sezione Pallacanestro del Real Madrid dal 2000 al 2002.

Ha vinto il Campionato Italiano con la Scavolini nell'89/90, la Coppa di Spagna con il Tau Cerámica nell'98/99 e il Campionato Spagnolo con il Real Madrid nel 99/00. È stato finalista in Coppa Korac (Scavolini, ‘89/90), nel Campionato Italiano (Teamsystem, ‘95/96), in Copa di Spagna (Real Madrid, ‘00/01) e due volte nel Campionato Spagnolo (Tau Cerámicá, ‘97/98 e Real Madrid, 2000/01). Ha allenato l'unica squadra europea capace di portare al tempo supplementare una squadra NBA (Scavolini, Mc Donald's Open, Barcelona 1990). È stato allenatore dell'anno in Italia (1994) e Spagna (2000). È relatore nei clinics più importanti d'Europa e nei corsi di formazione in aziende, università e scuole di formazione per manager. Sergio Scariolo sarà presentato alla stampa domani.

Scariolo e Madrigali: il grande bluff

LA VIRTUS HA SETTE GIORNI PER SISTEMARE I CONTI

di Walter Fuochi - La Repubblica - 13/07/2003

 

State calmi, andrà tutto a posto. Non si smontano in Virtus, quando in mattinata arriva da Roma la notizia che, all’oggi, la squadra non sarebbe iscritta al campionato, dopo i controlli sulla sua situazione economica. Iscritta lo sarà domani, ossia entro sabato 19, garantiscono dalla casa bianconera: ci sono sette giorni per sistemarsi e quel ristretto tempo tecnico verrà usato per farlo. Non è bello comunque finire sulla lavagna dei cattivi, specie quando si era abituati a star coi primi della classe: e così, ai cronisti che ieri l’hanno rintracciato, il presidente Madrigali non ha nascosto una forte irritazione, a 360 gradi. Di squadre non in regola ce ne sono tante (9 ieri, fra A1 e LegaDue), e parecchie ce ne furono pure l’anno scorso, anche fra chi ora chiede severità nei controlli. A far morbosamente notizia è solo la Virtus. Che invece, parola di presidente, esiste e continuerà ad esistere.

Un altro passaggio aspro della giornata c’è poi stato nel pomeriggio. Citando per la sua Napoli, pure esclusa, solo problemi burocratici, il presidente Maione aveva aggiunto che «guardando in casa d’altri, mi pare che alla Virtus Bologna ci sia più di qualche intoppo e qualcuno anche rilevante». A Maione dev’essere arrivato un messaggio forte e chiaro se a sera, sempre via Ansa, correggeva il tiro, esprimendo l’auspicio che a Bologna si potessero risolvere presto i problemi. «Tutto quanto affermato sulla Virtus Bologna - dettava il presidente della Pompea - si riferiva a quanto riportato dagli organi di stampa nei giorni scorsi e non a valutazioni espresse dalla commissione tecnica e di controllo della Fip. Nè ad altro. C’è in noi l’auspicio e la certezza che la Virtus superi le eventuali problematiche esistenti, come riportato dalla stampa ultimamente e a iscriversi regolarmente al campionato». Da Cervia, invece, intercettato ieri in una pausa del clinic internazionale, Sergio Scariolo minimizzava, dicendo che era un passo previsto, e che anzi l’annuncio anticipato della Comtec, in realtà atteso per martedì, concede tempi meno stretti per adempiere agli obblighi di norma. Ma in società era già tutto chiaro, venerdì erano scesi a Roma un paio di emissari a seguire di persona la questione negli uffici della Comtec ed erano rientrati con un quadro tranquillizzante.

La ripartenza della Virtus procede così, fra distensioni e contrattempi. Giovedì la Lega basket aveva dichiarato che tutte le 18 società di A1 erano in regola con le fideiussioni, Virtus compresa, dunque; ieri è saltato fuori quest’altro capo da doppiare. E’ una partita importante, ma non esaurisce la partita, perché non include gli effetti del lodo Becirovic. Lo sloveno deve essere pagato, ma la società contesta alcuni difetti del lodo (e Madrigali, in assemblea di Lega, ha svolto pure, giovedì, un duro intervento contro la pratica stessa di questi arbitrati). Con Becirovic viene tenuto aperto un canale di trattativa (e lui conta sempre di giocare qui), prima di imboccare la strada del Tar: si trovasse un accordo per farlo giocare quest’anno, magari in prestito, e si potesse riaggiornare la questione all’estate prossima, forse l’impasse si sbloccherebbe. Oltretutto, solo un vero impegno agonistico potrebbe davvero testarne il recupero. L’impressione è che si entri nei giorni decisivi per chiudere i conti con la gestione pregressa, sia di Becirovic, sia di tutti gli altri. La Virtus almeno intende farlo nella prima parte di questa settimana, per salpare poi senza sovrappesi nell’anno che verrà, cominciando a parlare di squadra, staff dirigenziale, sponsor, campo di gioco, campagna abbonamenti e quant’altro incalzerà.

 

LA VIRTUS NON PAGA BECIROVIC, MA FARÀ IL CAMPIONATO

di Walter Fuochi e Marco Martelli - La Repubblica - 30/07/2003

 

Non si paga e non si esce dal campionato. C’è una terza via ed è quella che la Virtus batterà: il tribunale. Ieri doveva essere il giorno del dentro o fuori, ma la Virtus ha fatto scadere il termine della proroga per saldare Becirovic (da lui stesso accordata), evitando però che la federazione l’escludesse dal prossimo torneo. La Fip ha preso atto invece della richiesta avanzata dalla società bianconera di adire la giustizia ordinaria: il presidente Maifredi ha concesso l’autorizzazione ieri sera, deliberando in via d’urgenza e aspettando ora la ratifica del consiglio federale. Intorno alle 20, infatti, la Virtus ha depositato una fideiussione per l’importo del lodo, affidandola a un proprio legale sceso a Roma. Stamane un avvocato della Fip controllerà la validità della fideiussione, richiesta a tutela del tesserato. Se Becirovic avrà ragione dal tribunale, incasserà. A suo tempo. Quelli della nostra giustizia sono tristemente noti.

La Virtus era dunque iscritta al campionato di serie A e iscritta resta. Rimane sub judice la sua partita con Becirovic, nel senso che verrà amministrata da un’altra giustizia, oppure risolta con un accordo tra le parti: quello, ovviamente, è sempre possibile, anche se sempre meno probabile. Il lodo Becirovic, impugnato per un qualche vizio di forma, verrà dunque discusso altrove. La Virtus intanto, fugate le nubi sulla propria sopravvivenza nel massimo torneo, andrà avanti a riformarsi. Non è che le nubi si siano dissolte ieri. Tutt’altro.

Non è stato il giorno migliore per l’autonomia dello sport, le certezze della sua giustizia, e quello che, attraverso questo varco, potrà arrivare a valanga su un sistema sempre più vulnerabile. Anche i palazzi del governo dei canestri, federazione e lega, escono dalla vicenda avendo subito vigorose scosse telluriche: se ne siano stati lesionati lo dirà il futuro, quando il prosieguo dei fatti chiarirà qualche altro giudizio che oggi già germoglia come indizio o sospetto. Che questa non sia stata una svolta dell’ultima ora, in Virtus, appare più che plausibile: la strategia del tribunale era stata tracciata da tempo, pure enunciata in qualche esternazione di Madrigali e ieri soltanto portata a termine, dopo la solita, lunghissima giornata di passione. L’agente di Becirovic, Maurizio Balducci, è stato a lungo in sede a trattare l’affare, ma già dai movimenti del mattino s’era intuita la strada che la Virtus avrebbe imboccato.

Quanto al futuro, questi giorni incideranno pure sulle scelte tecniche e si profila all’orizzonte un altro nodo difficile: Smodis. Tenerlo significa avere un pezzo da quintetto e una buona fetta di budget impegnata. Non riuscire a confermarlo, sguarnirebbe ancor più l’organico: pure Matjaz vanta qualche arretrato, ad attenderlo c’è la Skipper (e, con un’offertona, pure il Cska Mosca). Intanto, la Virtus cerca gli italiani: è stato contattato Bonora, tentato Soragna, sondati Garri e Casoli. Nel mercato extra, difficile la conferma di Dial: Derrick potrebbe riempire il buco lasciato da Langdon a Treviso.

 

LA VIRTUS È FUORI!

www.telebasket.it - 04/08/2003

 

Il Consiglio Federale nella riunione odierna ha deliberato, all’unanimità dei presenti, di confermare le precedenti delibere del 31 maggio e del 25 luglio 2003, con conseguente revoca dell’affiliazione della società Virtus Bologna, con esclusione dal diritto di partecipazione ai campionati federali. Il CF ha, inoltre, rilevato che non sussistono le condizioni per l’applicazione dell’articolo 170 R.O..

In altre parole, Il Consiglio Federale ha escluso la Virtus Bologna dal prossimo campionato di serie A, a causa del mancato pagamento del lodo con Sani Becirovic, decisione che comporta la revoca dell'affiliazione alla Fip e quindi la sparizione della società.

 

L'OPINIONE DI WALTER FUOCHI

di Walter Fuochi - La Repubblica - 05/08/2003

 

Riunito intorno al tavolo del suo Gran Consiglio, il governo del basket ha cancellato ieri la Virtus scrivendo la parola fine su una storia di settant’anni e choccando, con questo, un’intera città: non solo l’ampia metà virtussina, ma pure quella fortitudina, spiazzata dall’uscita di scena dell’eterna nemica e resa orfana del suo evento più sentito, quel derby che non arriverà alla sua centesima replica.

La federbasket ha detto in breve, passando dalla storia alla cronaca, che è finito il tempo dei trucchi e delle bugie, dei giochi di prestigio contabili e delle repliche irridenti, ossia quello di una Virtus che gli stessi virtussini, a Bologna, non riconoscevano più. Quella di Marco Madrigali, presidente di tre stagioni mai così stridenti per clamorosa diseguaglianza: nella prima solo trionfi; nella seconda, incomprensioni, liti e qualche risultato minimo che forse, viste le rovine odierne, fu dovuto a chi, malgrado tutto, tenne il dito nella diga, nella titanica impresa di evitare i crolli; nella terza, un’irripetibile sequenza di errori, cambiando due allenatori e una ventina di giocatori per ottenere il risultato più avaro della storia del club, avviando nel contempo quella caduta che i disagi delle aziende del presidente non potevano certo frenare.

Così, alla fine, la Virtus è stramazzata sul caso Becirovic, ma sarà difficile credere che questo sia stato un incidente di percorso: invece, solo l’esplosione di una crisi finanziaria che alla fine ha travolto ogni sponda. Eppure, fino all’ultimo momento (e anche dopo, visti i propositi battaglieri di ricorsi manifestati ieri a bocciatura fresca), Madrigali ha sfidato il mondo intero a credere ai suoi piani di risalita, invitato i suoi tecnici a trattare giocatori, zittito a brusche risposte, che oggi finiranno in un patetico catalogo di ultime parole famose, chi avanzava qualche dubbio. Aveva pure costruito una scatola finanziaria per salvare la Virtus, rivendendola a se stesso, con la trovata di quel gruppo Sport & Impresa che era solo il salotto di famiglia. Tutto questo non è servito, da ieri la Virtus non esiste più, e il primo effetto vistoso sarà la diaspora dei suoi giocatori, federalmente svincolati: e se Smodis, proprio stamane, doveva firmare per essere il cardine della ripartenza (verità energicamente reclamata fino a ieri dall’intero staff Virtus), lo stesso Smodis piglierà più facilmente la strada della Fortitudo (malgrado un ultimo, duro assalto del Panathinaikos).

Madrigali esce sconfitto dalla sua partita, su tutti i fronti. E il crollo del tempio travolge tutti, fedeli ed agnostici. Suona stonata pure l’ultima sfida spedita a Becirovic, quando il ragazzo, mettendosi di traverso, aveva forse interrotto la serie d’operazioni che, con qualche acquiescenza, poteva evitare l’epilogo odierno. Stia tranquillo, disse il presidente, non sarà Sani Boy ad essere ricordato come colui che affondò la Virtus. Perfettamente d’accordo. Chi ha affondato la Virtus, a Bologna, lo sanno tutti benissimo.

 

 

IL TAR RIAMMETTE LA VIRTUS, TUTTO SOSPESO FINO AL 28 AGOSTO

www.telebasket.it - 12/08/2003

 

Il presidente della sezione feriale del Tar dell'Emilia-Romagna, con un provvedimento monocratico, ha accolto il ricorso della Virtus e di fatto ha sospeso gli effetti della delibera Fip che il 4 agosto scorso aveva escluso la societá bianconera dalla serie A. Questa delibera, firmata in via monocratica dal presidente, ricorrendo l'eccezionale urgenza, verrá discussa il 28 agosto prossimo, in un'udienza cautelare dal collegio amministrativo del Tar. In quella sede interverranno tutte le parti coinvolte nella vicenda.

Comunicato della Lega Basket Serie A
In data odierna la Lega Basket Serie A ha ricevuto notifica che la domanda di provvedimento presidenziale d’urgenza, ex articolo 3 legge 205/2000, è stata accolta dal Presidente del Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia Romagna e pertanto i provvedimenti di revoca dell’affiliazione della Virtus Bologna e di esclusione dai campionati 2003-2004 assunti dal Consiglio Federale della Fip sono sospesi sino al 28 agosto compreso.
Da ciò ne consegue che la Lega Basket Serie A sospende da oggi le modalità previste per la riassegnazione del titolo sportivo della Virtus sino al 28 agosto 2003 compreso. La Lega Basket Serie A comunicherà successivamente a tale data, in relazione alle decisioni della Camera di Consiglio del Tar, le modalità procedurali.

 

 

FRANCIA: "HO GIÀ ISCRITTO UNA VIRTUS 1934 DI SCORTA"

di Luciano Nigro - La Repubblica - 13/08/2003

 

  Sì, è vero - dice Paolo Francia - ho affiliato una nuova società di basket, la Virtus 1934.

Nel pomeriggio di un surriscaldato martedì 12 agosto, Bologna scopre di non avere più una sola squadra, come temeva, ma di averne virtualmente tre. Mentre Madrigali vinceva al Tar per riportare in A1 la sua Virtus "doc", è nata una Virtus "di scorta".

Sia chiaro - mette le mani avanti Francia - la nostra società entrerà in partita solo se alla Grande Virtus le cose dovessero andare male. Noi speriamo che del nostro salvataggio non ci sia bisogno, che le "V nere" possano scendere sui parquet della massima serie. Solo in caso contrario entreremmo in campo noi.

Il "noi", in questo caso, sono i dieci imprenditori di cui abbiamo parlato ieri. Dieci supertifosi disposti a investire 300 mila euro a testa, per avere un capitale di tre milioni con il quale ripartire se la radiazione della Virtus dovesse essere confermata. A metterli insieme con un paziente lavoro di tessitura è stato il direttore di Rai Sport, uomo da sempre legato al mondo Virtus, che si è messo in movimento dopo la cancellazione della società di Madrigali dai campionati di pallacanestro. Cambia qualcosa la decisione del Tar, Francia?

Non cambia nulla, in realtà. La sospensione era attesa. Ma nessuno sa come finirà la partita. Cosa dirà la Federazione? E il Coni?

Il Coni è contrario alla riammissione della Virtus. La Fip sembra possibilista. La Lega ha rinviato tutto al 28 agosto.

Ecco, appunto. Speriamo che le cose si risolvano.

Avete iscritto la squadra in B1 come si vocifera?

Abbiamo affiliato una società, ma non tocca a noi scegliere la serie. Decide la Fip.

Il nome?

Virtus 1934.

Il capocordata?

Non c’è un capo. Sono io l’amministratore perché l’ho depositata io. Non è una squadra. Solo una società, una "srl". Con me ci sono dieci persone.

I loro nomi?

Preferiscono non comparire, per ora. Lo faranno se entreremo in campo.

Dopo il Tar, ci sono altri ostacoli: il pagamento dei giocatori, i debiti, forse una richiesta di fallimento...

Preferisco non parlarne.

Se però alla fine la Virtus venisse cancellata, nascerebbe la vostra nuova Virtus?

Esatto.

Risorta dalle ceneri della vecchia, come l’araba fenice?

Risorgerebbe, ma non sarebbe un’araba fenice.

E se Madrigali riconquistasse il posto in A1? O se vendesse?

Sarebbe ottimo.

E Bologna avrebbe tre squadre di pallacanestro?

No. In quel caso non ci sarebbe bisogno di noi e tanto meglio per la Virtus. Noi ci faremmo da parte.

 

 

LE DUE VIRTUS: PARLANO I TIFOSI

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 14/08/2003

 

Da zero (Virtus) a due (sempre Virtus) nel giro di poche ore. La nuova situazione — la presa di posizione del Tar (attenzione, nel mondo del calcio, proprio ieri, il tribunale amministrativo regionale ha ribadito la validità del ricorso del Catania, intimando alla federazione di accogliere il club etneo nel campionato cadetto) in attesa del 28 agosto e il progetto Virtus 1934 — non sconvolge la tifoseria bianconera. Che punta con decisione alla difesa del titolo e che, proprio per questo motivo, risulta più affezionata a quella vecchia.

«La Virtus vera — racconta Romano Bertocchi, storico presidente del Club dei Cento — è una sola, quella di Madrigali. Se sarò costretto ad andare a fare il tifo per un'altra Virtus lo farò. Ora però il sostegno va tutto a Claudio Sabatini. Mi auguro che riesca a portare avanti le sue idee e i suoi progetti. Perché la Virtus vera, con la sua bacheca, è proprio quella là. Anche se la Virtus 1934, per me, che sono del '29, mi riporterebbe indietro nel tempo».
Andrea Bassi è uno dei leader storici dei Forever Boys Virtus. «Mi auguro che il progetto di Francia non vada a buon fine. Ma questo perché spero che resti l'altra Virtus. Se pagano Becirovic e saldano le altre pendenze, credo ancora che si possa fare qualcosa. è vero che il progetto Francia è comunque importante, perché rappresenta un punto dal quale ripartire in caso di fallimento. Mi auguro — credo che la Fip abbia mille motivi per tenere viva la Virtus — che quello di Francia resti solo un progetto».

Deciso anche il commento di Cristiano Tabellini, al secolo Tabba c'è. «Con tutto il rispetto — sottolinea —, la Virtus 1934 non sarebbe più quella della stella, quella della storia. E mi chiedo: a che titolo c'è, per ora, una rinascita del genere? Io vedo una sola Virtus, una sola società. Quello che è stato fatto in questo momento, con il riconoscimento della Fip sulla seconda Virtus, mi sembra la classica soluzione all'italiana. Ma se passasse questa logica credo che si arriverebbe al fallimento della prima. E anch'io vivrei questa situazione come un vero e proprio fallimento. Come si salverebbe, poi, il titolo sportivo?».

Chiude con una battuta amara, Tabba c'è, che come altri tifosi bianconeri avrebbe voluto festeggiare la squadra al raduno (in questo momento solo virtuale) che era stato fissato per domenica 17 agosto. «Però — insiste — con quattro allenatori, tre preparatori atletici e almeno due presidenti, Madrigali e Francia, appunto, credo che comunque si sia in grado di mettere in campo una squadra. Peccato, almeno per ora, manchino proprio i giocatori...».

 

 

VIRTUS: IL DECRETO SALVACALCIO ANNULLA IL RICORSO AL TAR

www.telebasket.it - 20/08/2003

 

Il decreto salvacalcio varato oggi dal consiglio dei ministri ha effetti anche sulla Virtus Bologna. Il decreto rinforza tutte le discipline sportive e va applicato, dunque, anche al basket. La società bianconera aveva fatto ricorso al Tar dell'Emilia Romagna per ottenere la riammissione alla serie A dopo la revoca federale dell'affiliazione dello scorso 4 agosto. Il Tribunale aveva chiesto alla Lega di non assegnare il titolo sportivo fino al 28 agosto. Ma ora l'unico Tribunale competente a decidere sulle misure cautelari è il Tar del Lazio e "in sede di applicazione transitoria - come spiega il comunicato diffuso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - le misure cautelari già emanate vengono sospese fino all'eventuale nuova pronuncia del Tar del Lazio medesimo".

 

 

VIRTUS: "SERIE A POSSIBILE, DOPO L'ACCORDO CON I TESSERATI"

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 21/08/2003

 

Claudio Sabatini, che succede?

Se mi passate la battuta mi è riuscito il tiro da 23 o da 24. Non so nemmeno quante situazioni abbiamo sistemato.

Però avete risolto tutte le questioni?

Tutte. Transato con tutti.

Già pagato?

Il pagamento avverrà quando la Virtus si iscriverà al campionato.

Come ha fatto?

Devo ringraziare tutti. Il merito non è mio, ma dei giocatori. Devo dire un grazie particolare a Becirovic che spero continui a indossare la nostra maglia (ma il giocatore è partito per Denver; ndr).

Ora dovrà convincere altra gente. Che sta a Roma.

Sono ottimista. Non sono un imprenditore facoltoso, né tantomeno un potente. Sono qui per salvare un club.

Come farà? Proverà a convincere Maifredi? Farà altrettanto con Petrucci? Chiamerà entrambi?

Se mi date i loro numeri di telefono lo faccio subito. Per ora non li ho. Non ho nemmeno appoggi a Roma. Però credo di essere dotato di buon senso.

C'è il ricorso al Tar di Bologna. E si parlava della possibilità di un ricorso a quello del Lazio.

Ripeto, voglio ritirare qualsiasi tipo di ricorso.

Lei 24 ore fa era molto pessimista. Cosa è cambiato?

Credo sia stato determinante l'accordo con Becirovic. Molto hanno fatto i procuratori. Un po' hanno mollato loro, un po' l'ho fatto io.

Spieghi che tipo di accordo avete raggiunto.

I contratti saranno onorati se e solo se giocheremo in serie A.

Procuratori e giocatori sanno di questo particolare?

Certamente, sono consapevoli.

Stanco?

Molto, ma vado a letto contento. Vorrei ringraziare anche Scariolo, determinante per raggiungere alcuni accordi.

Lei come si è presentato ai procuratori?

Ho detto, semplicemente, piacere, Claudio Sabatini, vorrei salvare la Virtus.

E questo è bastato?

Per il momento sì.

Ha delle liberatorie in mano?

No. Ci sono delle intese. Domani raccoglieremo tutte le firme.

Si sente l'uomo della provvidenza?

No, per l'amor di Dio. Ho solo trovato tanti amici. Con i quali abbiamo cercato di salvare la Virtus.

I tempi stringono. Già pensato alla squadra del futuro?

Non esageriamo. Prima di tutto dobbiamo concentrarci sulla salvezza di questa Virtus. Quando l'avremo ottenuta allora potremo pensare ad altre questioni.

Allora ha già ritirato il ricorso al Tar?

Non spetta a me, ma al presidente. Posso dire che, personalmente, lo ritirerei subito. Ed è quello che voglio fare.

E se non vi facessero giocare in campionato?

Ci resta l'Eurolega.

Come l'Eurolega?

La Virtus è tra i soci fondatori. Ha pieno diritto di giocare quella competizione.

Dagli uffici Uleb hanno fatto capire che dipende tutto dall'affiliazione.

Ripeto, siamo tra i fondatori. Comunque resto fiducioso. E poi...

Dica.

Non conosco le regole della pallacanestro, conosco quelle del buon senso. Mi dicano che cosa vogliono.

Che cosa vuole dire?

Che da un lato c'è un imprenditore, pronto a pagare dei debiti e a salvare un club storico come la Virtus.

E dall'altro lato?

Ci sono dei creditori che non vedrebbero un euro, e una società che potrebbe sparire. Mi facciano capire cosa vogliono. Anche se, sinceramente, farei fatica ad adattarmi alla logica di questa seconda ipotesi.

Paolo Francia

FRANCIA: "VIVA LA VIRTUS PURCHÉ SIA VERA"

Il Resto del Carlino - 23/08/2003

 

Francia, la Grande Virtus, come la chiama lei, sembra rianimarsi...

Sono contentissimo. Ammesso, ovviamente, che tutto vada a posto.

Così la sua Virtus 1934 non vedrà mai la luce.

L'avevamo messo in conto fin dalla prima ora.

È un'operazione solo sportiva o c'entra anche la politica?

Per quel che mi riguarda, assolutamente no. Ho solo doverosamente tenuto informato di tutto il sindaco Guazzaloca, ma da qualche giorno non lo sento più. Ho visto invece che l'ex sindaco Vitali è stato indicato fra i salvatori della Virtus, ma non ho ben capito quale contributo abbia dato. La Virtus è di tutti, senza colorazioni politiche.

Si è parlato molto, in questi giorni.

E si è vista anche tanta demagogia: se io che sono abituato a stare nel mondo dello sport ho la testa un po' confusa sulla Virtus, immagino quanto ce l'abbiano i tifosi.

A cosa allude?

Quando parlo di demagogia, per esempio al mio vecchio amico Renato Palumbi, vicepresidente Fortitudo, che ha lanciato un appello di facciata a favore della Virtus. Sarebbe stato più opportuno che avesse evitato che la sua società mettesse sotto contratto Belinelli o sottraesse Smodis alla V nera prima che Sabatini potesse fargli un'offerta.

Palumbi ha parlato come giurista...

Così si è autodefinito. Dal basso della mia laurea in giurisprudenza, ma dall'alto dell'insegnamento che ho avuto da maestri del diritto come Carnacini, Battaglia, Rescigno, De Vergottini e Sylos Labini, dico che leggi e regolamenti vanno rispettati. Con la Virtus 1934 io ho seguito la strada della legalità. E non è tutto.

Vada avanti.

Non credo che la Virtus di Madrigali possa esser paragonata alla Fiorentina di Della Valle perché quest'ultima paga i giocatori, è in regola con i contributi e ha pagato con la partenza dalla C2 colpe non sue. Forse il vice presidente Fortitudo, ma non voglio crederlo, vuole una Virtus debole e indifesa, da eterno purgatorio, mentre il mio progetto presuppone un anno di purgatorio e dieci di paradiso, il posto che ci spetta di diritto. Come il Bologna, che ha fatto due anni in C1 e uno in B e oggi è una delle poche società di calcio sane in Italia.

Sabatini ha detto: «Se la Fiorentina viene ripescata in B, non vedo perché la Virtus non possa stare in A».

Ho già risposto che non sono comparabili.

Come andrà a finire il caso Virtus?

A giudicare dalle recenti dichiarazioni di Petrucci, forse la Virtus potrà rimanere in A. Il presidente Coni, dopo il ribaltone nel calcio, pare aver cambiato linea sulla Virtus. Ma non so se sia un bene.

In che senso?

Come diceva Chateaubriand, anche le nazioni restano a lungo malate prima di esalare l'ultimo respiro. Parafrasando, mi auguro che non sia il caso della Virtus.

Ipotesi: Sabatini vince la sua battaglia.

Bene. Ma devo ripetergli che la public company è un'illusione: paragonare la Virtus a Real Madrid e Barcellona vuol dire non sapere cosa rappresentano questi due club nella storia e nel costume della Spagna.

Se Sabatini non ce la farà?

La Virtus 1934 è pronta, con un progetto industriale e sportivo, con un gruppo di imprenditori all'inizio e un importante imprenditore di riferimento a medio termine. E l'obiettivo di arrivare in A: in due anni, vincendo sul campo, o in uno acquisendo i diritti di un altro club.

Che Virtus sarà?

L'ho già detto: è nostro desiderio conservare staff e giocatori che ci sono e il settore giovanile che è ottimo.

Si riparte da Scariolo, insomma?

È un grandissimo allenatore e uno straordinario punto di riferimento. Chiedergli di restare in B1 sarebbe però come farsi prestare l'Air Force One (l'aereo del presidente Bush; ndr) per la trasferta di Gorizia. Però...

Però?

Nulla è escluso. Anche se Scariolo si sta adoperando molto per il salvataggio della Grande Virtus. Il che è comprensibile: chi non lo farebbe avendo in tasca, se è vero, un contratto triennale da 700 mila euro a stagione?

Francia, che conclusione trarre?

Una sola: viva la Grande Virtus. Spero proprio che Sabatini ce la faccia. E spero ancora di più che, un giorno, non si debba pensare al progetto Virtus 1934 come a un'occasione perduta.

 

 

MADRIGALI VENDE A SABATINI: "NON SONO IL MOSTRO DI BOLOGNA"

di Marco Martelli - La Repubblica - 26/08/2003

 

Sono le ventuno e otto minuti. Marco Madrigali e Claudio Sabatini escono dagli uffici Cto di Zola Predosa con l’aria soddisfatta nonché esausta. Escono da un incontro di circa due ore, con la fumata bianca. C’è il passaggio di consegne, il cambio di proprietà: Claudio Sabatini diventa il nuovo proprietario della Virtus Pallacanestro Bologna (previo, si sa dall’inizio, il ripescaggio della squadra in A1). C’è l’intesa, l’accordo: non le firme. Che arriveranno oggi, presumibilmente, quando saranno i professionisti a prendere la palla in mano. Poi toccherà all’avvocato Porelli 'patrocinare’ la causa ai piani alti dello sport italiano. Ma non corriamo troppo, soprattutto dopo la notte dell’attesissima e finalmente avvenuta stretta di mano. Le prime parole dopo il faccia a faccia sono di Madrigali, presidente uscente, che dopo un "nulla da dichiarare" molto di facciata, si concede una battuta per sintetizzare l’incontro.

È andata bene, direi che non ci siamo picchiati.

Poi cede la scena a Claudio Sabatini, che a detta dello stesso Madrigali:

È molto più bravo di me a parlare.

Mister Futurshow raccoglie e ringrazia.

Il presidente Madrigali è stato come al solito cordialissimo. Ma non avevo alcun motivo di dubitarne: entrambi, d’altronde, abbiamo a cuore il destino della Virtus. E ringrazio Madrigali per quest’ultimo sacrificio: si è confermato estremamente generoso. Ci incontreremo di nuovo domani (oggi, ndr), quando si vedranno i legali. Direi che è tutto pronto per andare avanti.

Sui termini dell’accordo, è Madrigali a sintetizzare, senza parlare di alcuna cifra.

Non c’è nessun punto di non intesa.

È arrivato quindi l’incontro, dopo che si erano sparse le voci di un Madrigali irrintracciabile. E il presidente uscente, ieri mattina invece puntuale in ufficio al rientro dalle ferie, ci torna su.

Ormai sono il Mostro di Bologna, e così tenevo il telefono spento. No, non mi avete definito voi il Mostro: il nome me lo sono dato io. Così mi avete dipinto.

Qualche sassolino tolto, poi il ritorno alla pallacanestro. E alla richiesta esplicita della Fip di avere un altro interlocutore, e non lui, come referente Virtus.

Non lo vediamo come un grande problema.

Sull’iscrizione, ovviamente, c’è grande sicurezza.

Noi siamo iscritti. Anzi, non siamo mai stati non iscritti.

Altro punto caldo, il nodo riguardante i bond inglesi. Madrigali e Sabatini sono concordi nello smorzare ogni tono. Dice Madrigali:

I bond non sono un problema. Chi lo sa se sono buoni? Non è certo compito mio andare a controllare: per questo ci sono gli organi appositi, ad esempio quelli che li emettono. Loro mi fissano un prezzo e un rendimento: se mi va bene, lo compro. Mi soddisfacevano e li ho comprati. Ribadisco: cosa ne so se sono buoni?

E ancora.

Questa non è una notizia. La notizia sarebbe stata se, che so, la fidejussione non fosse stata buona.

Si ritorna poi sull’accordo avvenuto. È Sabatini a chiarire.

Non sarà una compartecipazione. Si tratta di cambio di proprietà, di cessione della società.

Madrigali, poco dopo, dirà:

Cedo la società. Non voglio più essere un problema per la Virtus.

Il nuovo proprietario è quindi Claudio Sabatini. Ufficiosamente, però.

Domani (oggi, ndr) è il turno dei professionisti. E sarà il primo passo. Il secondo sarà raccogliere tutti gli incartamenti, in primo luogo le liberatorie dei 24 tesserati, e consegnare tutto all’avvocato Porelli venerdì. Sarà lui a presentarsi al Consiglio Federale di domenica.

Tra le tante liberatorie, Sabatini si concede qualche parola su quella più tribolata, l’ostacolo più duro di questo purgatorio virtussino: quella di Sani Becirovic. Il procuratore di Sani Boy, Maurizio Balducci, ha speso parole positive verso il nuovo acquirente, ed è convinto che l’accordo possa avvenire.

Spero e voglio vivamente che Becirovic sia un giocatore della Virtus in A1.

Sabatini sale così in auto, stremato ma soddisfatto, rinnovando la buonanotte all’uomo che gli ha appena ceduto la Virtus. Madrigali, anch’esso stremato, da una giornata che l’ha visto lavorare anche sul fronte aziendale, torna dentro, dov’è rimasta una sola impiegata, a sistemare le ultime cose. E a chiudere la porta. Sia all’ufficio, che, oramai, alla sua lunga parentesi come numero uno bianconero. Tre anni abbondanti. Belli e meno belli.

 

Claudio Sabatini

SABATINI: "SALVO UN PATRIMONIO DEL BASKET, TANTI LO VOGLIONO FAR FALLIRE"

di Walter Fuochi - La Repubblica - 27/08/2003

 

Sabatini, a che punto siamo?

Saremmo a un ottimo punto, se non ne uscisse una tutti i giorni.

La lettera della Lega Basket, vuol dire?

Sì, poi ne parliamo. Intanto, le do una notizia. Sergio Scariolo e l’intero staff tecnico si sono dimezzati, di loro iniziativa, lo stipendio. Un bel gesto, o no? E gliene do un’altra: alcune banche sono scese in campo, con grande sensibilità e in maniera prepotente, per portare a compimento quest’operazione. Concludo con le informazioni. Abbiamo negoziato con tutti i tesserati per il pregresso. 24 erano, lo sapete. 24, tutti a posto. Ah, Becirovic lo teniamo per i prossimi tre anni. Già d’accordo. Bene, anzi male. Oggi combiniamo tutto questo e mi vengono a dire che non serve, che posso lasciar stare, che la Virtus deve fallire. Mi spieghino.

Si spieghi lei, adesso.

Beh, quel che ha fatto la Lega Basket è davvero incomprensibile. Ma c’è qualcosa che tocca. Qui c’è un imprenditore, non ricco ma volonteroso, che arriva per sistemare una situazione difficile, mette insieme un lavoro di tanti, arriva in porto, o ci è vicino, e la Lega dice no grazie, perché questo è il concetto, quando si mandano in giro lettere in cui si minacciano cause civili a chi dovrà votare per la riammissione della Virtus. Vogliamo scherzare?

Ne ha parlato con Prandi?

Sì, poco fa.

A volume alto?

Cose nostre, scusi. Gli ho solo detto se può spiegarmi questa linea rigida che hanno adottato con la Virtus. Solo con la Virtus. Madrigali non andava bene, arriva un altro, non va bene lo stesso. Cosa vuol fare il basket? Un bello spot contro se stesso, cancellando uno dei suoi patrimoni? E cancellandolo nel momento in cui arriva uno che sta facendo di tutto per non farlo fallire? Mi spieghino, e non m’importa di sapere chi c’è dietro a queste manovre, anche se le ho pensate tutte. Mi hanno detto perfino di non transare coi giocatori. Non servirà.

Le chiedono di pagare subito e non con dilazioni.

Ma se io trovo un accordo con Becirovic che li piglia a settembre, perché un terzo deve sindacare? E se Scariolo volesse allenare gratis, mi fanno causa? Ma stiano tranquilli. Non falliremo, tireremo avanti e voglio vedere chi avrà il coraggio di dire no alla riammissione della Virtus.

Con Madrigali firma oggi?

Spero di sì. Ho tutto pronto. Poi l’avvocato Porelli andrà a Roma a presentare le nostre carte. Sì, voglio proprio vedere come va a finire.

 

 

È UFFICIALE: CLAUDIO SABATINI È IL NUOVO PROPRIETARIO DELLA VIRTUS

Ansa - 28/08/2003

 

Claudio Sabatini, imprenditore del FuturShow, ha raggiunto l'accordo per l'acquisto della Virtus Bologna, riaccendendo le speranze per la riammissione in A.Il passaggio di proprietà del club è una delle condizioni decisive per l'eventuale riammissione da parte della Fip. Sabatini conferma l'arrivo delle liberatorie dei giocatori sugli arretrati: 'Stasera le avremo tutte'. Ora l'attesa è per il verdetto del consiglio federale Fip atteso per domenica. 'Sul versante conti abbiamo gia' vinto', conclude Sabatini.

La firma del passaggio di proprietà tra Madrigali e Sabatini (foto tratta da L'Unità)

ALLE TRE DI NOTTE MADRIGALI FIRMA. SABATINI: "NOI PUÒ"

di Marco Martelli - La Repubblica - 29/08/2003

 

Ci chiamano dentro, dal bivacco nel parcheggio Cto, quando mancano dieci minuti alle tre. Tre cronisti e tre fotografi, alle 2.50 di giovedì, per la firma in diretta. è comparsa poco prima, dagli uffici, la sagoma di Madrigali. Rilassato, sorridente. Poi quella di Sabatini: sereno pure lui, benché distrutto: «Su, venite a immortalare la firma. Poi mi pagherete da bere». E alle 2.52, nell’ufficio del presidente, la Virtus cambia ufficialmente padrone. Sabatini, penna Noris-Stick Staedtler, e Madrigali firmano l’intesa. Il nuovo proprietario è Claudio Sabatini, autore in soli 12 giorni di un’impresa titanica. Adesso gli ci vorrà il timbro della Fip, sennò tutto questo non varrà niente e finirà cancellato. Così, l’avvocato Porelli porterà oggi al Consiglio di presidenza le carte che certificano gli adempimenti richiesti per la riammissione della Virtus. Dopodiché, domenica, si voterà e la partita verrà decisa. La Lega conferma intanto il suo no alle 20 squadre, che il presidente Prandi ribadirà in consiglio, dopo che ieri ha sollecitato un sondaggio tra le sue società per mettere numeri in tavola. Per ora, comunque, è andato in scena un lieto fine, e lì si deve tornare, con un proemio da batticuore e improvvise sterzate che hanno lambito il crack.

Eravamo rimasti a mercoledì sera, quando Sabatini, dopo oltre tre ore di riunione, usciva dall’Arcoveggio per informare i cronisti: «Sarà lunga». E alle 22.15, completati atti e liberatorie, sentenziava: «Manca solo Madrigali». La troupe dei professionisti parte alla volta di Zola Predosa, per uno scontro snervante e serrato. Ci vorranno due round. Parte la maratona e presto, dalla porta, esce Stefano Mazzoni, l’amministratore delegato: «Qualcuno ha una calcolatrice?». Platea gelata. Mazzoni ne troverà una sulla sua Mercedes. Poco dopo le 23, è Madrigali a far capolino. Sorriso: «Vi faremo far tardi». Ed ecco Sabatini. Come va? «Mica tanto bene».

Alle 0.40, tutto rischia di crollare. Sabatini esce furente. Che succede? «Chiedetelo a Madrigali». L’Audi nera sgomma via, le certezze crollano, la decina di tifosi collegata a mezza città via Sms è distrutta e incazzata. La voce gira, il tam tam batte anche all’una di notte. La rottura? Soldi, pare. E sarà roba seria, se Sabatini sbatte la porta. Ma Madrigali fa marcia indietro. Riecco Mr. Futurshow, all’1.20, col suo plotone di legali. «Ci riproviamo, seconda puntata». Pensare al bazar di Istanbul e a compratore e venditore che s’inseguono col kilim a mezz’asta è tutt’uno. Ma stavolta c’è la fumata bianca. E, alle 2.52, la firma, le foto, la stretta di mano.

«Siamo stanchissimi. Una dichiarazione a caldo? Noi può», dice il nuovo proprietario, mimando il felice strafalcione di Danilovic e stringendo le mani ai tifosi. «Non mi chiamerete più presidente, non sarò io». Abbraccia i legali in segno di giubilo, sale in auto e finalmente ha la Virtus nel taschino. Madrigali esce cinque minuti dopo. «L’intoppo? Cose normali. Parlavamo del campionato. Buonanotte».

Ieri, tutto tranquillo, almeno in superficie: Sabatini era in sede all’Arcoveggio, a lavorare sulla squadre. Se la nave va, sarà pronta in 48 ore. «Sono ottimista ed entusiasta - dice Sabatini -, ma è solo un altro step. Ora è tutto in mano a Porelli. I debiti sono stati appianati, siamo sani: sul lato economico, abbiamo vinto la nostra Eurolega». E la presidenza? «Ora devo essere io il presidente, perché la Fip vuole me come referente: poi offrirò la carica a un personaggio carismatico e importante. Montezemolo? è un amico, spero che entri in società». Si riapre invece la partita del campo: con Cabassi si tratta per Casalecchio, ma torna di moda il PalaDozza.

 

IL CONSIGLIO FEDERALE BOCCIA LA SALVEZZA: 11 VOTI CONTRO 6

di Marco Martelli - La Repubblica - 01/09/2003

 

Alle 15,15 schiatta la Virtus. Esce dalla sala del Consiglio federale Marco Bonamico, sguardo tirato, anzi funereo. Dice solo: «Abbiamo deciso». S’infila in bagno. Claudio Sabatini, nervosamente a passeggio da più di un’ora, lo segue. Un minuto di frasi e il viso di Sabatini, all’uscita, sintetizza tutto. La Virtus non ce l’ha fatta. Dieci minuti dopo, quando già si naviga nell’oscurità, dopo una giornata tremenda, escono dal corridoio altri consiglieri: il primo è Alberto Bucci, che prende sotto braccio Sabatini. Si chiudono in uno stanzino, poi Mister Futurshow esce, lascia il palazzo Fip di via Vitorchiano distrutto, muto, e fila in aeroporto con Romano Bertocchi, consigliere in pectore, tifoso da una vita. è la fine della Virtus. La fine d’una rincorsa epica, incredibile, che aveva stregato tutti. Meno coloro che l’hanno decisa.

«Dopo oltre cinque ore di dibattito - ha poi attaccato il presidente Maifredi - il Consiglio federale ha deciso di non accettare l’ipotesi di riammissione della Virtus. La decisione è stata sofferta: 11 contrari, 6 favorevoli. Grazie all’avvocato Porelli per ciò che è stato fatto, affinché si potessero creare queste nuove condizioni per salvare la Virtus: dopo averle esaminate, e tenuto conto di storia, meriti sportivi e altro, abbiamo vagliato varie ipotesi. Al termine, abbiamo deciso di confermare la delibera del 4 agosto, quando mancarono i requisiti necessari per l’iscrizione. Di conseguenza, Messina entra in A1, Novara in Legadue e la neonata Virtus 1934 in B d’eccellenza».

Poi le motivazioni. «Il Consiglio federale non se l’è sentita di creare una situazione difficile con la Lega. L’ultima mia proposta era stata di un allargamento a 19 squadre, ma è stata rigettata». Poi, Maifredi ha parlato di Sabatini. «La sua era un’ipotesi di salvataggio: la strada era in salita, l’ho detto da subito, quando suggerii di chiamare Porelli come garante, e l’Avvocato diede a suo parere i tre pilastri (cambio di proprietà, risanamento e liberatorie dei creditori, ndr). Io diedi il mio assenso. Aggiungo una cosa su Sabatini: l’aver contattato, anche solo per conoscere, i consiglieri federali può essere stato mal interpretato». Altri, in corridoio, le avrebbero chiamate pressioni.

È poi intervenuto il presidente della Lega Enrico Prandi, che col documento presentato contro le 20 squadre (controfirmato da tutte le 17 di A) ha caricato la bilancia. «Abbiamo valutato l’encomiabile impegno di Sabatini e Porelli: sul nostro giudizio ha però pesato l’ammissione alla serie A avvenuta in seguito a una ricapitalizzazione con valori non reali. Poi, la scelta di non superare le 18 squadre». Maifredi e Prandi hanno poi concluso in coro: «è stato un sacrificio grosso per il basket: speriamo che porti maggior vigore. Agli occhi degli altri, oggi sembriamo più deboli: invece, abbiamo l’occasione per dimostrare di essere più forti». Fuori dalla sede, insieme ai tifosi affranti, si era fermato Marco Bonamico, uno dei 'ricostruiti’ sei sì. Lui con Maifredi, Bucci, la Correnti, Graziano e Dalfiume. E di là: Squarcina, Cardullo, Colnago, Mattioli, Mion, Crosara, Deganutti, Pozzati, Melillo, Patta, Smiroldo. «Ci siamo tagliati i coglioni da soli. E non ce ne siamo accorti. Due sono le motivazioni del rifiuto: il no della Lega alle venti squadre; e le non sufficienti garanzie presentate da Sabatini».

È finita così una giornata eterna, snervante, drammatica. Trentacinque Forever Boys erano partiti alle quattro dal Palamalaguti, per raggiungere Roma alle 9.30, pronti per attaccare i loro striscioni alla cancellata Fip. Alle 10.15 arrivavano Sabatini e Bertocchi, alle 10.30 si partiva: assenti Troncarelli e Paccapelo, ritardatario Mattioli, che se ne andrà due ore prima della fine («il mio l’ho già fatto, per me la Virtus non esiste»). Alle 11.30, dopo un’ora di relazione, esce Porelli: «Ho deciso io, non voglio partecipare a una decisione politica. L’impressione? Negativa. Speranze poche». Sabatini si fa coraggio: «L’avvocato si autogufa». Ma la questione sta precipitando. Alle 12 esce per una sigaretta Pietro Colnago, ex giocatore e giornalista tv: «Dobbiamo ancora entrare nel merito, ma penso che si andrà alle 20 squadre». Un’ora dopo, torna fuori: «Stiamo lottando». Si saprà poi che voterà per il no. Verso le 14 c’è vita: si parla di pareggio, e tre indecisi. Poco prima delle 15, Sabatini al telefono viene congratulato «da molto lontano»: sarà una pacca sulla spalla. Perché alle 15 viene chiamato qualche poliziotto a rimpinguare la guardia del cancello esterno: brutto segnale. Infatti.

 

ALBERTO MATTIOLI: IO, IL BOIA?

di Franco Montorro - bologna.info - 24/12/2015

 

Sono passati 12 anni dalla radiazione della Virtus Pallacanestro, ma la ferita è ancora aperta. Siamo andati a riascoltare uno dei “carnefici”.

Era il 31 agosto del 2003 quando il Consiglio Federale della Federazione Italiana Pallacanestro revocò in via definitiva l’iscrizione della Virtus Pallacanestro. Con un termine più crudo: radiazione. Noti i fatti precedenti, l’atmosfera convulsa di quella domenica d’estate, l’appassionata arringa dell’Avvocato Porelli, il comportamento ambiguo di molti, la discesa agli inferi e la risalita. Una ferita ancora aperta. Allora si compilò una lista di buoni e cattivi, consiglieri che la Virtus l’avrebbero anche salvata (sei) e altri che invece vollero la sua scomparsa (undici) e fra i “cattivi” è sempre spiccato il nome di Alberto Mattioli, identificato dalla Bologna bianconera come il vero boia delle Vu Nere. Ma fu vera gloria al contrario? Ci fu un solo matador e quella virtus era senza peccati anteriori e pecche in quella estate torrida? La versione di Alberto Mattioli è chiara e qui la riportiamo, disponibili a qualsiasi replica. 

Lei a Bologna non è molto amato. Almeno dalla Bologna virtussina. 
Fuori da Treviglio, dove abito, e tranne pochi amici mi amano in pochi. Forse perché sono stato sempre schietto.

Le si rimprovera di aver avuto un ruolo decisivo nella radiazione della Virtus dalla Fip nel 2003.
Io ero solo uno dei consiglieri federali preposti al giudizio.

Ma era il più influente, ancora più del presidente Maifredi.
Ogni persona un voto e io non ho condizionato nessuno.

Sul secondo gradino del rancore bianconero c’è Pietro Colnago, detto il Grande Illusore.
Ripeto: una persona, un voto. Ogni persona, la rappresentanza di una categoria. Colnago forse non rappresentava neanche se stesso.

Però lei se ne è andato via prima degli altri, magari lasciando detto: fate i bravi.
Ecco, appunto: se davvero avessi manovrato contro la Virtus non me ne sarei andato prima di aver concluso una mia eventuale manovra di persuasione. Me ne andai per una semplice ragione: perché da responsabile del Settore Squadre Nazionali dovevo raggiungere il gruppo azzurro a Berlino per poi partire verso la Svezia, dove avremmo disputato gli Europei. E lei se li ricorda bene, quei campionati.

La Virtus quell’ultima domenica di agosto era già condannata in partenza: allora perché far scomodare l’Avvocato Porelli fino a Roma per una sentenza che era già stata scritta?
Andiamo con ordine. Quel giorno si parlava del caso Virtus per la terza volta in poco più di un mese e la radiazione era già stata decisa nella prima. A metà luglio, nel consueto Consiglio federale di valutazione delle ammissioni ai campionati la Comtec ci aveva segnalato le gravi mancanze della Virtus. La società venne avvertita e invitata ad adempiere per rientrare nei canoni federali. Nessuno fece niente. Ripeto: niente. Al Consiglio federale ritrovatosi il 4 Agosto non restava che la scelta imposta dal regolamento: la radiazione. Che venne poi confermata qualche settimana dopo. Gigi Porelli venne ascoltato ma la sua pur accorata difesa non poteva ribaltare una sentenza che non avrebbe potuto essere diversa.

Avevate però i poteri per modificarle, le leggi.

In corso d’opera? Non ritenemmo fosse il caso e avremmo creato un pericoloso precedente. Di legggi ad personam ne abbiamo apprezzate ben poche, da una ventina d’anni a questa parte.

Quanto pesò il parere negativo della Lega Basket?
Un voto e il parere dei club di Serie A incise solo per una parte su quello complessivo del Consiglio.

Lei si ricorda chi era Van der Willige?
Un arbitro?

Era l’arbitro che insieme a Kotleba diresse la scandalosa finale di Coppa dei Campioni di Strasburgo, nel 1981: Virtus letteralmente scippata del titolo a favore del Maccabi Tel Aviv.
Ricordo e allora?

Allora c’è il fatto che l’anno precedente Van der Willige era stato scoperto a tifare in maniera bestiale contro l’Italia in una partita del Torneo olimpico di Mosca. Insomma, uno che con noi aveva un po’ il dente avvelenato.
E io che c’entro?

Uscendo dal Consiglio Federale lei pronunciò la frase: “Per me la Virtus è morta nel 1971”, anno della salvezza bianconera agli spareggi di Cantù con Libertas Livorno e Biella. Insomma, qualche sospetto viene…
Non ho detto quella frase, quel giorno. Almeno non lo ricordo e se l’ho fatto è stata con qualcuno che conoscevo bene e con il quale potevo tentare una battuta. Perché poi di quello si trattava: una battuta che scambiavo sempre con il mio amico Gigi Porelli, che la Virtus aveva iniziato a curare come una figlia proprio in quel periodo.

Colonna sonora: “E’ stata tua la colpa”, Edoardo Bennato.

Killer, mandanti e semplici gaudenti

ADESSO, MORTA UNA V NERA SE NE FANNO ALTRE DUE

di Walter Fuochi - La Repubblica - 01/09/2003

 

«Tutte le persone di buon senso hanno capito cos’è successo a Roma. Basta, di più non dico. Mi tengo 48 ore per pensarci e poi parlare. E sapete quanta fatica io faccia a star zitto». Claudio Sabatini, a dire il vero, ha appena battibeccato su RadioRai con Maifredi, ma non poi tanto, ringraziandolo, alla fine («lui sì, non certo Prandi»). Erano per la Virtus, tutt’e due, e al capo della Fip l’han fatta pagare, mettendolo in minoranza. «Eravamo entrati per chiudere tutto in tre minuti - si scansa lui -, almeno li ho convinti a guardare le carte, però molti consiglieri erano stati influenzati dalla linea dura della Lega Basket e c’è stato anche un momento in cui ne ho perso il controllo». Sabatini dunque torna a Bologna, battuto e abbattuto, a metà pomeriggio. Scende dall’aeroplanino scortato da Romano Bertocchi, si mangia a due passi dall’Arcoveggio un gelato al veleno, poi sale in sede, dove l’aspetta Sergio Scariolo, poco prima delle sei.

Che ieri la federbasket abbia iscritto ai campionati una Virtus, ma non la sua, la Virtus 1934 di Paolo Francia alla B1, gli fa pensare, ma mormorare solo nelle segrete stanze, che ci fossero soluzioni già definite, in consiglio, anche prima di battagliare per oltre cinque ore. Sabatini può ora uscire di scena, da cavaliere bianco senza macchia e senza trofeo, ma più verosimilmente porterà avanti l’opzione alternativa del suo progetto iniziale. Ha tre milioni di euro in cassa, li punterà sul Castelmaggiore e già ieri s’è risentito col patron Flavio Tudini, per giocare in LegaDue. E gli frulla in testa un nome forte che potrebbe innestare accanto a Progresso, usandolo come sponsor. Qualcosa come Virtus Vera, almeno fino a che il marchio Virtus non sarà acquistabile all’asta, in ballottaggio con Francia (e in pendenza di un riconoscimento di successione che, sostiene l’avvocato Porelli, spetta alla casa madre, la Sef Virtus). Poi, forse, questa Virtus vestita da Castelmaggiore potrebbe addirittura fare l’Eurolega: ieri, da Barcellona, Jordi Bertomeu, grande capo dell’Uleb, ha fatto sapere che nulla osta a iscrivere alla sua Coppa Campioni una squadra di chiara riconoscibilità virtussina, detenuta da Sabatini. Può essere una solidarietà del momento, però domani verrà a Bologna, l’avvocato catalano, a parlarne con Sabatini, Porelli e Scariolo. Poi, non va dimenticato che Siena a quel posto aspira, con titoli non fragili. L’Uleb è un consorzio a carattere privatistico, mentre la Fip ha vincoli di leggi e norme evidentemente più restrittive, come s’è visto ieri. Certamente in base a un regolamento avrà ammesso alla B1 la Virtus 1934, anche se è una squadra virtuale di cui oggi nulla si conosce. I commi, a cercarli bene, si trovano sempre. Li faranno sapere, dalla federazione che ha eletto il rigore a suo cammino principale.

Il taglio del nodo gordiano andato in scena ieri alla Fip non esaurisce insomma gli scenari, anzi arruffa una matassa che ora può portare dappertutto. Il paradosso sarà che, andando avanti queste operazioni, ci saranno due Virtus, altrettanto certe di essere quella autentica, ad offrire il cartellone stagionale: quella vestita da Castelmaggiore in LegaDue, quella targata 1934 in B1 (prima giornata a Ozzano, derby: così pare). Chi ha studiato avrà ricordi di papi e antipapi dei tempi avignonesi ('sono io quello vero’), più banalmente potrebbero aprirsi due teatri a contendersi lo stesso spettabile pubblico. Avranno da scegliere gli orfani della Virtus, se tra i due non si verrà a un accordo per rimanere in campo uniti, oppure uno da solo, senza concorrenza.

L’ultimo effetto del pastrocchio di ieri è che la Virtus dei 15 scudetti e dei 28 miliardi di debiti è tornata a Marco Madrigali. La sua vendita a Sabatini era infatti condizionata all’effettivo rientro in A1. Torneranno dunque in mano al presidente le eventuali controffensive sul piano legale, anche se i rischi più immediati sono un precipitare della situazione verso il fallimento. Un coperchio sui guasti, infatti, la soluzione Sabatini l’aveva messo e i signori di Fip e Lega hanno deciso di levarlo (sfilando pure di tasca, a 28 tesserati del basket, l’assegno della transazione concordata). I debiti che Sabatini e Madrigali s’erano divisi (concordando poi le relative riduzioni), ridivampano, tutti interi, davanti alla Vu nera. Così ha deciso il palazzo del basket, scegliendo tra la sostanza e la forma. E scegliendo la Virtus di Francia anziché quella di Sabatini.

 

 

CAZZOLA: "ERA LA SOCIETÀ MODELLO, NON VEDEVANO L'ORA DI FARLA FUORI"

di Francesco Forni  -La Repubblica - 03/09/2003

 

Alla Virtus, in questa storia, è andata come a uno che ha deciso di suicidarsi e si butta da un ponte. Cade, ma resta in vita, grazie a Dio un passante lo soccorre e lo fa portare subito all’ospedale. Ma tra i medici ce n’è uno che si sbaglia e fa una puntura al curaro. Morto.

Alfredo Cazzola, presidente bianconero dei gloriosi e vincenti anni Novanta, pure presidente della Lega Basket per un breve mandato, sintetizza così la fine della sua Vecchia Signora: che lui, nell’estate 2002, cedette a Madrigali. Resterebbe da capire chi ha fatto l’iniezione letale.

Sono ben evidenti, a mio avviso, i soggetti che hanno deciso di eliminarla. Petrucci aveva posto dei paletti significativi, poi nella fase finale aveva lanciato segnali di disponibilità. E anche l’avvocato della Federbasket, Valori, ha fatto molto per convincere il presidente della Lega Prandi che la Virtus fosse un patrimonio del basket e della Lega stessa. Un responsabile va individuato in Prandi e nei suoi mandanti, ovvero le società più importanti del campionato, poco sportive, alle quali non è parso vero di potere far fuori un’avversaria. Un’avversaria che per decenni aveva dominato e dalla quale hanno dovuto apprendere come si faceva a gestire la società, nei bilanci e nei risultati. Prandi ha detto che non s’accettavano gli illeciti, i famosi bond, dei quali comunque si valuterà in altre sedi. Ma in quel momento c’era davanti Sabatini, da proprietario che garantiva solidità. E allora perché?

Ecco, come giudica l’operazione Sabatini?

Un lavoro da apprezzare, per rapidità e risultati ottenuti: le azioni acquisite, i debiti saldati, l’assoluta tranquillità finanziaria restituita alla Virtus. Tutto a posto, ma non è servito.

Cazzola, pare molto amareggiato.

È triste vedere che in tanti si sono bendati, ignorando quello che ha fatto la Virtus per il basket italiano. Come fa Reggio Calabria a non dare la disponibilità a un campionato a 20 squadre, l’unica possibilità di salvezza? Nel 1998, per mia esclusiva decisione, rinviammo una partita, salvandoli dal fallimento. Come si fa a non ricordare, quando ero presidente della Lega, che Siena e Cantù al 30 giugno non erano iscritte per la Comtec e furono ripescate? E ci sono state altre storie del genere. Le società e il signor Prandi che le guida si sono nascosti dietro il no alle 20 squadre, ben sapendo che sarebbe stata la morte della Virtus. Ho letto anche delle dichiarazioni di Corbelli. L’ultimo che può parlare. Ora è giusto ribellarsi civilmente a questa decisione, i tifosi sarebbero nel lecito a protestare contro i colpevoli. Anche l’Uleb ha appreso i fatti con grande disappunto nei confronti della Lega. La Virtus è una delle prime società in Europa. Sono esterrefatto per questa vigliaccata. Mi ribello, non l’accetto: s’è inteso eliminarla. Chi è virtussino deve farsi sentire con Prandi.

Le accuse sono dure.

Sì, ma qui è stato commesso un delitto nei confronti di chi per decenni è stata l’unica mosca bianca in un contesto disastroso. Negli ultimi anni la Virtus ha avuto una gestione incommentabile, ma è pur vero che, anche se fuori tempo massimo, s’erano trovati gli antidoti per proseguire. Sabatini sarebbe stato un ottimo presidente. Sarei stato interessato a vedere la public company: se avesse funzionato, un tentativo stimolante.

Rimpianti, da spettatore?

Ho lasciato a Madrigali una società senza debiti, con un assetto manageriale molto efficace, uno staff tecnico che tutti conoscono e senza i contratti di Stombergas, Ekonomou e Michael Andersen, liquidati. Oltre a un contatto già definito con Ginobili. Oltre ai seimila abbonati, agli sponsor felici di continuare. Sono uscito volentieri, avevo concluso la mia esperienza. Ho conosciuto in profondità pregi e difetti del basket, sperimentandone sulla mia pelle di tutti i colori. Una bella esperienza. Poi ho assistito preoccupato agli eventi degli ultimi sei mesi. Un tracollo economico inimmaginabile.

Altre amarezze?

Ho letto con disappunto le parole di Pellacani. Gli rispondo: io odio chi sa odiare. Mi secca non essere stato uno sportivo e non averlo incontrato. Un professionista certi termini non li deve usare. Vorrebbe aggiudicarsi all’asta lo scudetto del '98? Capisco che gli abbiamo dato tanti dispiaceri, ma se lo tolga dalla testa, quel trofeo rimarrà in mani sicure. Di cattivo gusto anche la posizione di Seragnoli, che almeno, a differenza degli altri, ha fatto capire subito la strategia dei club. Da parte sua sarebbe stato più bello battere sul campo la Virtus, che guardando i conti. Vorrei ricordargli che divenne proprietario il giorno in cui, se avesse perso quella certa partita, sarebbe andato in B. E tanti hanno avuto dei dubbi. Sorrido quando leggo che la Fortitudo vuole diventare una società bilanciata. Quanti miliardi ha messo a perdita da quando è proprietario? Credo più di cento.

Il basket pare in declino.

Ringrazi Petrucci. Quand’era presidente della Fip volle il passaggio al professionismo, come il calcio, ma senza i soldi dei diritti tv. I giocatori passarono da patrimonio delle società a costi. Con la Bosman gli ingaggi si triplicarono. Di questo dobbiamo ringraziare lui: e se ha fatto carriera, ringrazi lui i presidenti delle squadre di quegli anni che sostennero, a denari, questo disastro. Rido quando Petrucci spiega dall’alto come bisogna fare, quando non ha mai imparato come si gestisce una società. La Virtus era un fiore all’occhiello dello sport italiano e un riferimento unico europeo. Dopo una sconfitta del genere, anche il presidente del Coni deve sentirsi responsabile.

La grande sfida Virtus-Fortitudo tornerà mai più?

Quello che s’è distrutto non tornerà com’era. Quel che ci sarà dipende da come verrà gestito e organizzato. Sono stati persi 6.000 spettatori, su un territorio fertile e appassionato e proprio per questo s’è commesso un delitto. Non è giusto che tutto passi come acqua fresca. È stata una presa in giro. Il 22 agosto Sabatini ha incontrato Maifredi, furono fissati gli obiettivi da rispettare, coinvolto Porelli come garante. Cosa mancava che non è stato fatto? A questa domanda io non ho risposta.

PORELLI: "È STATA UN'AGGRESSIONE SCONCIA E IGNOBILE"

di V. Desalvo - La Repubblica - 04/09/2003

 

«La presa di posizione di Prandi è stata un atto vergognoso, sconcio, intollerabile e deliberato contro la Virtus. Fatto per errore o in malafede». Se le parole fossero davvero pietre, Enrico Prandi, presidente di Lega, sarebbe ovviamente stato lapidato. Dall’avvocato Porelli e dalla sua memoria esposta ieri. Senza troppe sfumature, come ben s’intende. «Dalle carte che ho esaminato era tutto a posto salvo i termini regolamentari, già scaduti. Ma la Lega, in tutta questa vicenda, è stata determinante», questo è il finale della sentenza, emessa al momento degli antipasti.

Sì, perché Porelli ha invitato tutti a pranzo al Diana per spiegare chi ha contribuito al suicidio bianconero. È chiaro che oramai, siamo alle esequie, ma è altrettanto vero che chiamato a far da garante dalla stessa Federazione, Porelli ha avuto modo di esaminare il caso, prima del verdetto finale, il 31 agosto. Così l’Avvocato si è presentato estraendo da una ventiquattrore, con mano sicura e orgogliosa, un dossier di 16 pagine, consegnato ai cronisti: «ho l’autorizzazione della Fip, a farlo». E nel dossier, oltre al corposo lavoro svolto da lui e dagli stimati professionisti che l’hanno assistito «gratuitamente», il dottor Morelli, il professor Maffei Alberti e il dottor Mazzuccato, c’è pure «l’atto vergognoso». Cioè il documento scritto da Prandi, presidente della Lega Basket, ai consiglieri e al presidente federale, il 25 agosto che di fatto si schierava contro la riammissione della Virtus.

L’Avvocato comincia ricevendo una telefonata di Cazzola, passa poi a stringere la mano di Guazzaloca, a pranzo in un altro tavolo, («lui e il senatore Vitali si sono mossi davvero per questa società. Li ringrazio e lo dico io che sono un comunista») e legge, spigliato, la relazione che aveva prodotto per i consiglieri federali. Da garante nominato da Maifredi per esaminare i punti chiave scelti da lui - il cambio di proprietà, le liberatorie dei giocatori e il risanamento dei debiti - e per controllarli. Legge piano Porelli. Circondato da microfoni ansiosi e tortellini in attesa. In sintesi, gli stralci: «Non sussistono debiti esigibili, nei confronti di allenatori o giocatori... La Virtus ha posto in essere un idoneo piano di risanamento... Avvenuta ricapitalizzazione di Virtus da parte della Noi può di Claudio Sabatini». Insomma le condizioni di salvezza.

Ma contro - sostiene - ha giocato la Lega di Prandi. E qui Porelli cessa di leggere i documenti e alza gli occhi, pronto a fulminare. «Esprimo rammarico e indignazione, perché quando la Virtus era ancora viva ha mandato in giro questo documento. Che contiene tra l’altro molti punti dubbi, da sconcezze giuridiche a questioni che riguardavano la Procura, come quelle dei bond, fino a presunte responsabilità che Lega mai avrebbe avuto». Monta e smonta l’Avvocato, proprio per mostrare che Prandi ha voluto eliminare la Virtus. «Non so se è stato Prandi o sono stati altri a pensarlo, ma restano due ipotesi: o c’è ignoranza o c’è malafede. Ai nostri tempi, in Lega, forse siamo stati dei cretini a portare alla pallacanestro 70-80 miliardi, con il contratto tv di De Michelis, senza guadagnarci nulla quando l’ultimo contratto che hanno firmato è stato da 100.000 euro. Prandi prende 600 milioni per svolgere il suo incarico «ed essere imparziale». È meglio che se ne resti a Reggio Emilia. Sarei contentissimo se mi querelasse: avrei voglia di fare un processo».

Nel pomeriggio la replica di Prandi, che pare accontentarlo, paventando strascichi giudiziari: «Considero estremamente offensive le parole di Porelli: conosco i regolamenti e non sono in malafede, la nostra posizione non è stata decisiva per confermare l’esclusione della Virtus». Restano le ultime frasi di Porelli, a 360 gradi, davvero: «Sabatini in una settimana ha fatto davvero moltissimo», «Magari alla Benetton interessava essere la prima società d’Italia», «La Fip ha voluto far rispettare le regole, ma lo stravolgimento è stato fatto mettendo in B l’altra società». Con un consiglio: «Io farei ricorso alla camera di conciliazione del Coni. E parallelamente chiederei anche i danni». Del futuro, aggiunge, non parla. Come il Numero Uno di Alan Ford ha aperto il libretto nero: c’era prima di tutti l’Avvocato e, evidentemente, molto più di tutti egli sa. «La tradizione, dice Goethe, non si eredita, ma si costruisce giorno per giorno. Sarà la Sef Virtus a dover decidere qual è la società legittima», è la chiosa. Al suo fianco, oramai al caffè, c’è anche Villalta, vicepresidente della Sef. Se la Virtus fallisse, potrebbe anche crearsi una curiosa anomalia, poiché forse le coppe e la storia tornerebbero alla bacheca della polisportiva bianconera. Un caso dopo l’altro: difficile finisca qui, all’amaro del Diana.

I tifosi manifestano sotto il Nettuno (foto tratta da L'Unità)

SABATINI COMPRA IL CASTELMAGGIORE: SARÀ FUTURVIRTUS!

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 07/09/2003

 

Difficile parlare di colpo di scena in un'estate del genere, anche perché l'ipotesi cessione – del Progresso Castel Maggiore – aveva preso corpo, al di là delle smentite, già nei giorni scorsi. Il vice presidente della società, Pierpaolo Zamboni, affida il suo pensiero a un ipotetico comunicato: «La srl Progresso Basket dichiara di aver ceduto, in data odierna, la totalità delle quote societarie. Nei prossimi giorni verranno resi noti i dettagli dell'operazione». Che dovranno essere estesi, altresì, alla squadra e allo staff tecnico, da ieri a Fabriano per un torneo.

Flavio Tudini, il presidentissimo, passa dunque la mano dopo aver portato ai massimi livelli il club «pescato» all'inizio degli anni Novanta, quando Castel Maggiore era solo una piccola realtà di provincia. Passa la mano Tudini, e così i suoi soci, per una cifra superiore ai 700 mila euro. Fin qui tutto chiaro, senonché, come si evince dalla dichiarazione-comunicato di Zamboni, manca l'acquirente. O forse si tratta di una mancanza solo virtuale, perché in assenza di ufficialità, non è difficile ipotizzare che la nuova proprierà coincida con il Gruppo Sabatini, o con qualcuno molto vicino all'azienda di Cadriano. Claudio Sabatini concede solo un paio di battute, che però lasciano aperto lo scenario (pro Virtus). «Castel Maggiore è una bella realtà – dice – potremmo mettere sulle loro canotte il marchio FuturVirtus».

Eccolo lo scenario in bianconero – ma chi lo dirà, ora, a Pilutti, che potrebbe essere il capitano della nuova Virtus? – con altre porte che restano spalancate. Come quella del tribunale fallimentare dove mercoledì, a meno di ulteriori sorprese, dovrebbe infilarsi la Virtus Pallacanestro Bologna insieme con i legali di fiducia di Stefano Attruia. Si stringono i tempi, perché evitare il fallimento della squadra sepolta domenica scorsa dai «federali», in via Vitorchiano 113, a Roma, potrebbe rilanciare qualche chance europea della Virtus e di Sergio Scariolo.

Il caso vuole che Bertomeu e l'Uleb si siano presi qualche giorno per decidere (gli ex amici di Madrigali, a Siena, sarebbero pronti, se chiamati, a prender parte alla competizione che qualche mese fa li vide protagonisti della final four, a Barcellona) e che questi dubbi siano sciolti tra mercoledì e giovedì quando, appunto, anche la Virtus – realtà virtuale per il campionato italiano, al quale non risulta più affiliata (a meno di improbabili sorprese al Tar del Lazio, che ha già bocciato la richiesta delle società ribelli del torneo cadetto di calcio) – conoscerà il proprio destino. Tempi sempre più stretti, insomma, e in attesa del Tar (che si pronuncerà il 16 settembre), il tormentone dell'estate potrebbe chiudersi mercoledì. Ma dovesse chiudersi come spera Sabatini, ci sarebbero due Virtus. E il tormentone, allora, sarebbe tutt'altro che concluso. Prima, però, bisognerà dare qualche certezza anche a Ticchi e Teglia, staff tecnico del Progresso (da ieri venduto) e ai giocatori, Pilutti, Barlera, Masieri, Cummings, Giovannoni, Noferini, Di Marcantonio, Moruzzi e Martin.

 

 

LA STELLA C'È, NON RESTA CHE SEGUIRLA

La Repubblica - 24/09/2003

 

Passata di mano lunedì, da Madrigali a Sabatini, e soprattutto evitato ieri un inglorioso, epocale fallimento, la Virtus riprende la sua strada nella storia dello sport nazionale e, anche, di questa città. è all’oggi un ibrido bizzarro, tuttora non ben riconoscibile, perfino duplicato dalla clonazione di un’altra Virtus, targata 1934. Avrà inizialmente il corpo del piccolo club di Castelmaggiore e un posto in LegaDue, torneo mai frequentato dal suo blasone. Dovrà infilarci un’anima, forgiandola in viaggio sulle insondabili percezioni d’un pubblico che, da orfano potenziale, ha comunque già migliorato condizione: avendo perfino di che scegliere, ora è solo disorientato. Sabatini gli ha dato un marchio in cui riconoscersi, forte e autentico, e ieri ben esibito, da uno che, non a caso, di mestiere fa comunicazione. Basterà per ora quel recupero a promuovere l’operazione di salvataggio da lui realizzata, col contributo decisivo della Carisbo e il promettente ingresso della Galotti dei Marchesini, nome eccellente dell’imprenditoria cittadina.

Di più non si poteva chiedere, per una Virtus ormai tenuta in vita artificialmente, dopo quell’ultima, rovinosa gestione Madrigali. Molte colpe erano state distribuite per il decesso della Signora, ma va pur detto che quelle del Signor Cto restano basilari, oltrechè inenarrabili: poi, è dura cambiare idea su ignavia e miopia di Federbasket e Lega, oggi rimarcate dalla decisione d’un tribunale della Repubblica che la barca Virtus non l’ha vista così spacciata.
Dal fallimento evitato alla Virtus Spa non s’è infatti salvata la società sportiva, cancellata dalla Fip per inadempienze assortite, almeno fino a nuove pronunce di Tar e affini. Sabatini ha dunque in mano una società Virtus, con tutti i timbri e le araldiche in regola, ma non può farla giocare: con un’ingegneria ardita, alla Frankenstein, cercherà di trapiantarne storia e gloria nel Castelmaggiore che domenica, con la Vu nera e la stella in petto, esordirà in LegaDue. La scommessa è che la gente la prenda per la vera Virtus.

Se ne sente la voglia, in giro, e va aggiunto che molto e bene ha lavorato Sabatini, per accenderla intorno a questo innesto. Ha usato una tenacia puntigliosa, davanti a un interlocutore volatile come Madrigali, uscendo e rientrando con colpi quotidiani in una trattativa infinita, e sbrogliando infine transazioni tumultuose. Ha cavalcato quella che, dopo la bocciatura del 31 agosto, è diventata la sua magnifica ossessione, ben oltre l’avvertito dovere civico, condiviso con altri, di salvare un bene cittadino. Poteva anche, a un certo punto, soprassedere, valutare che l’A1 era perduta, l’Eurolega pure e che, già avendo in mano il Castelmaggiore, il marchio Virtus si poteva poi comprare all’asta. Ma captando gli ultimi umori cittadini, Sabatini ha realizzato che l’operazione Castelmaggiore, da sola, era fredda e posticcia, inadatta a riaccendere la città bianconera. Prendere marchio e bacheca è diventato un nodo difficile e costoso, ma doveroso e pressoché obbligato. Di fronte, Madrigali doveva cedere. Di fianco, la Carisbo voleva evitare il crack. L’incastro s’è sistemato, ed è stato questo il suo vero punto. Ora ha alle spalle crateri, forse neppure tutti visibili, e davanti un mare aperto e infido. Incasserà la riconoscenza del popolo virtussino, per aver tenuto in vita quel che pareva perduto, ma saprà presto che, a pericolo scampato, quel cliente innamorato ma esigente vorrà rivivere a ostriche e champagne.

 

SCARIOLO: "VIRTUS SALVA, VADO VIA COL MAGONE"

di Luca Marozzi - L'Unità - 25/09/2003

 

Sergio Scariolo se ne va. Lo fa dopo 3 mesi di anticamera, da coach di una Virtus di cui, paradossalmente, non ha mai visto la panchina. In compenso, ha fatto di tutto, «dall'addetto stampa, al general manager, al mediatore, all'ambasciatore, al ministro degli esteri...». Peccato non aver potuto mai allenare su quel parquet con la Vnera per cui ha perso «tre o quattro panchine» e, forse, un'altra stagione da coach. Spetta a lui far scorrere i titoli di coda dopo il gran finale di ieri.

Il 5 agosto dissi che non avrei lasciato la Virtus finché questa vicenda non si sarebbe conclusa. Oggi posso tranquillamente abbandonare il posto. È stato evitato il fallimento, e ho l'orgoglio di aver contribuito ad arrivare alle transazioni con i giocatori. Voglio solo salutare la città e i tifosi, sia quelli della Virtus che mi hanno sostenuto sia quelli della Fortitudo, che mi hanno rispettato in un frangente piuttosto triste della mia vita e della mia carriera.

Quindi, la scommessa è stata persa?

Quando arrivai dissi che garantivo soltanto il mio impegno personale per ricostruire una Virtus in grande difficoltà. Ora sono svuotato, esausto, sono uno che ha giocato e perso una partita contro un avversario molto più forte. Non sono abituato, d'altronde, ad avere la squadra più forte: sapevo che sarebbe stata dura e sono arrivato vicino a vincere, ma ho giocato e perso con la coscienza tranquilla».

È un addio a Bologna, questo?

No, con la città ho avuto un ottimo rapporto, sia nella mia esperienza fortitudina sia in questi mesi, e la gente come ho detto è stata stupenda. Sono stato un po' sfortunato, ma non mi sento in credito con la città, diciamo che sono in pari, con Bologna e con la pallacanestro.

Dopo 6 anni di Spagna, è tornato in Italia in un sistema che per sua stessa ammissione “non funziona”...

Purtroppo ho vissuto questi mesi in un ambiente che si è deteriorato dal punto di vista etico. Quando partii per la Spagna il movimento italiano era di altissimo livello, ora il basket, nonostante ci siano tanti geni e tanti talenti, è scivolato su una china pericolosa.

Ora lei rischia un'altra stagione da spettatore. Nessun pentimento?

È probabile che stia fermo un anno. Ma d'altronde è stata un'estate atipica, ho perso 3 o 4 panchine, in questo periodo. Me ne vado da Bologna con un po' di “magone”: ho fatto quello che credevo giusto, che è diverso da quello che mi conveniva. Questa esperienza comunque mi ha arricchito, e torno a Madrid dalla mia famiglia molto tranquillo. Cercherò di aggiornarmi e di riprendere ad allenare: le tragedie, nella vita, sono altre.

Tornando allaVirtus: con Sabatini e il Progresso com'è andata?

Ero disponibile ad allenare in A2, e ho capito soltanto una settimana fa che il mio sacrificio serviva per dare continuità al “salvataggio-Virtus”. Riflettendo sul progetto Castelmaggiore, credo che sia giusto che lo portino avanti gli uomini che lo hanno creato, e che hanno una grande opportunità. Claudio Sabatini ha sinceramente provato a tener fede alle promesse, purtroppo con il passaggio di proprietà le cose sono andate diversamente. Poi, per come abbiamo vissuto la seconda metà di agosto, io e Sabatini restiamo legati da un'esperienza forte.

Si sente “sedotto e abbandonato” dalla dirigenza Virtus?

No, sia Madrigali sia Sabatini hanno agito in buona fede. Si è trattato di calcoli sbagliati, condizioni non realizzabili, errori di vario genere. Ma nessuno mi ha usato come specchio per le allodole. Anch'io, ho fatto errori di valutazione, anche se in buona compagnia...

In questa lunga vicenda, trova che qualcuno abbia giocato sporco?

Si, ma non posso dire chi. La risposta me la tengo per me.

Il più grosso rammarico?

Se il 31 agosto fossimo stati riammessi avremmo potuto fare un'ottima squadra: con un budget ridotto potevamo puntare ai primi 4 posti in Italia e a fare una buona Eurolega. Potrei fare 100 nomi di giocatori che avevamo sondato e persino fermato: sarebbero rimasti Belinelli, Andersen e Smodis. Il contratto di “Baby Shaq” era sul nostro tavolo, ed eravamo a buon punto con Buford, Soragna, Foirest e altri. La Virtus sarebbe stata competitiva...

BASILE: VIRTUS IN A2? IO GODO COME UN RICCIO

di Francesco Forni - La Repubblica - 03/10/2003

 

Smodis a Teramo ci sarà, Basile forse. Ha un lieve stiramento agli adduttori, ora si vedrà. Intanto, il capitano ha parlato forte e chiaro. Si parte senza la Virtus, gli avevano buttato lì.

Chi non paga, neppure dopo l'ultimo appello - ha risposto -, deve star fuori. Dev'essere chiaro e uguale per tutti e non transigo. So che le mie parole hanno dato fastidio, tra gli altri a Sabatini e a Cazzola, ma questi sono i fatti. Io e tutti gli azzurri abbiamo avuto un incontro con Maifredi, dicendogli che non era giusto riammetterla. E sapete cosa vi dico dopo queste polemiche? Godo come un riccio che adesso stanno in A2...

Sabatini ha replicato.

Ognuno gode con quel che può. Sarebbe bello che Basile fosse un campione anche fuori campo.

E Myers che vuol rientrare in Nazionale? Ecco Basile.

Carlton lo sa e l'ha detto. Ha la precedenza il gruppo di Svezia, compresi quelli rimasti a casa: Carraretto, Abbio, Meneghin. La porta non è chiusa per nessuno, ma nessuno deve pretendere. Joel vorrebbe vedere il papà ad Atene? Perché abbiamo vinto una medaglia, ma se fossimo andati fuori con la Bosnia...