STAGIONE 1989/90

 

Messina, Righi, Gallinari, Binelli, Johnson C., Tasso, Pasquali

Bon, Coldebella, Richardson, Sylvester, Brunamonti

 

Knorr Bologna

Serie A1: 5a classificata su 16 squadre (19-30)

Play-off: eliminata ai quarti di finale (3-5)

Coppa Italia: VINCENTI (8-10)

Coppa delle Coppe: VINCENTI (8-11)

N. nome ruolo anno cm naz note
4 Roberto Brunamonti P 1959 192 ITA  
6 Claudio Coldebella P 1968 196 ITA  
8 Mike Sylvester G 1951 196 ITA  
11 Augusto Binelli C 1964 211 ITA  
12 Clemon Johnson C 1956 205 USA  
13 Clivo Righi C 1966 203 ITA  
14 Vittorio Gallinari A 1958 200 ITA  
15 Lauro Bon A 1961 200 ITA  
17 Tommaso Tasso C 1966 205 ITA  
20 Micheal Ray Richardson G/A 1955 195 USA  
5 Massimiliano Romboli P/G 1971 192 ITA  
  Davide Bonora P 1973 186 ITA  
  Andrea Cempini A/C 1970 203 ITA  
  Saverio Nero   1971   ITA  
  Enrico Corni   1972   ITA  
             
  Ettore Messina All     ITA  
  Renato Pasquali ViceAll     ITA  

 

Partite della stagione

Statistiche di squadra

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

IL FILM DELLA STAGIONE

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Il confermato Bob Hill non torna dall’America, dove firma per Indiana ricominciando una carriera NBA che durerà per qualche anno con buoni risultati; a Bologna, però nessuno si dispera, in fondo l’occasione è propizia per promuovere capo allenatore Ettore Messina, che dopo una felice attività nelle giovanili, abbinata al ruolo di vice, di fianco a Bucci, Gamba, Cosic e allo stesso Hill, è pronto per il grande salto. Si ringiovanisce in panchina, ma anche in campo: Villalta, il capitano, dopo tredici stagioni, dopo oltre 9000 punti in bianconero, record assoluto, dopo tre scudetti e una coppa Italia torna verso le terre natie accasandosi a Treviso; la sua canotta numero 10 è la prima maglia ritirata nella storia delle Vu nere. Se ne va un altro pezzo di storia, Marco Bonamico, cresciuto nella Virtus, in bianconero fin dal 1972/73, con qualche parentesi in giro per l’Italia, ma protagonista dei successi in due Coppe Italia e due scudetti. Per loro nessun trionfo europeo, seppure entrambi ci siano andati molto vicini nelle finali di Coppa delle Coppe e Coppa dei Campioni, ma col loro decisivo apporto nella recente vittoria in Coppa Italia, hanno spalancato alla Virtus le porte della Coppa delle Coppe, aprendo la via a quello che sarà il primo trionfo europeo delle Vu nere. Bonamico prende la strada di Forlì, da dove giunge Lauro Bon, con la fama di grande tiratore. Da Desio, dopo essere cresciuto nelle giovanili di Mestre, arriva a Bologna Claudio Coldebella, promettente playmaker che può garantire già da subito supporto a Brunamonti e Richardson. A completare i 10 Righi e Massimiliano Romboli, oltre ai confermati Richardson, Johnson, Sylvester, Brunamonti, Binelli e Gallinari. Ottimo il precampionato, con tre tornei vinti, Castrocaro, Trieste e Teramo, mentre in quello di Bologna arriva si solamente un terzo posto, ma solo per la differenza canestri nella classifica avulsa dei confronti diretti, dopo due vittorie e una sola sconfitta.

La stagione ufficiale comincia con la Coppa Italia, quest’anno nella fase preliminare strutturata a gironi di quattro squadre. Il 12 settembre Brunamonti, capitano da questa stagione, con 22 punti trascina i suoi al successo contro Reggio Emilia, mentre una settimana dopo sono Richardson con 28 e Binelli con 27 a dominare nella larga vittoria 103-75 a Gorizia. Poi è tempo di campionato ed è ospite a Bologna la Paini Napoli; il primo tempo vede la Virtus soffrire, all’intervallo è sotto di nove, ma esce dagli spogliatoi un’altra squadra, Richardson (28 punti), Brunamonti (17), Bon (16), Johnson (14), Coldebella (14) e Binelli (8) trascinano la Virtus alla rimonta e alla vittoria per 97-87. In settimana successo in Coppa Italia su Fabriano con Bon top scorer con 22 punti, poi di nuovo campionato con il successo a Desio 80-76, con punteggi ben distribuiti, Sugar e Bon con 18 punti, Clemon 17 e Brunamonti 14 dimostrano una compattezza di squadra che insieme a una attenzione difensiva crescente, sono già il timbro di Messina. Evidentemente, però è rimasto anche un po’ dell’istinto dell’anno precedente caratterizzato da tante vittorie di misura, se due giorni dopo arriva la vittoria 95-94 a Reggio Emilia con il capitano primattore, autore di 27 punti. In campionato big match al palasport contro l’ambizioso Messaggero targato Gardini, che però esce sconfitto dalle Vu  nere che mettono a referto ben tre giocatori con almeno 20 punti, Bon (29), Brunamonti (22) e Richardson (20), con Johnson sotto di un solo canestro, a 18, ma conditi da 18 rimbalzi. Lauro ne segna 22 già nel primo tempo, protagonista prima del break di 13-0 che ribalta il 2-5 in 15-5, poi, dopo un parziale di 21-4 dei romani, della rimonta dei suoi fino al 55-51 dell’intervallo. Ripresa ancora in equilibrio, ma la Virtus va avanti nel finale e quando sul 93-89 Shaw commette fallo su Brunamonti la partita è decisa, vincono le Vu nere 98-89. Da segnalare anche il lavoro di Gallinari su Ferry e il sempre prezioso apporto di Coldebella.

Si torna a Reggio Emilia dopo soli otto giorni dal successo in coppa, stavolta per il turno infrasettimanale di campionato e arriva la prima sconfitta in gare ufficiali, nonostante i 24 punti di Sugar e i 20 di un Bon che si è ambientato a meraviglia in questa nuova realtà; gli 89 punti subiti sono questa volta troppi. Per riprendersi, invece di puntare sulla difesa, si sciolgono le briglie all’attacco, 120 punti rifilati alla Neutroroberts Firenze, con un grande Richardson, che realizza 34 punti, ben coadiuvato da Johnson con 23. Due giorni dopo Sugar ne fa solo uno in meno e Coldebella tocca quota 22 nella vittoria in Coppa Italia contro Gorizia. Fermo domenica 22 ottobre il campionato a causa del Mc Donald’s Open in svolgimento a Roma, la Virtus si appresta a una settimana importante: martedì è di scena a Tarsus in Turchia, per l’esordio in Coppa delle Coppe, dove cede 72-71 e meno male che questo turno preliminare si gioca sul punteggio del doppio confronto, Brunamonti con 17 punti è il migliore dei bolognesi. Giovedì si è già a Fabriano nella gara decisiva per la vittoria nel girone di Coppa Italia e il proseguimento nella manifestazione; i bianconeri dopo cinque gare sono a punteggio pieno, ma non basta, i marchigiani li tallonano a due lunghezze e quindi bisogna difendere gli otto punti di vantaggio ottenuti nel turno di andata. Johnson è a mezzo servizio, ma Righi lo rimpiazza al meglio segnando 14 punti, un punto lo segna anche Tasso; Richardson con 27 punti e Brunamonti con 24 sono gli altri due protagonisti, ma quando i padroni di casa stazionano su un vantaggio superiore a 10 punti sembra tutto finito, ma nel finale il carattere dei bolognesi viene fuori e la Virtus chiude perdendo di otto punti; a questo punto a decidere è la differenza canestri totale, che premia i bianconeri, che così allo spasimo si qualificano per il turno successivo. La domenica successiva una Virtus stanca e priva di Johnson cede di schianto a Varese, 87-64; l’unico a salvarsi è capitan Brunamonti con 21 punti. Nell’agevole ritorno di Coppa delle Coppe Sugar è il migliore con 22 punti, ma fanno soprattutto piacere i 20 di Sylvester e sono da notare i 4 di Bonora, l’ex bambino che cinque anni prima compariva nella quarta di copertina, immortalato davanti a Santa Lucia, nel libro celebrativo sullo scudetto della stella: ora è all’esordio in bianconero e scriverà ancora pagine importanti con questa maglia e non solo; la sconfitta di misura dell’andata è cancellata da un roboante 108-64.

In campionato arriva l’Olimpia, con Brunamonti fuori, Coldebella supera l’esame di maturità segnando 19 punti, ma nessuno dei bianconeri sa far meglio e i milanesi infliggono la prima sconfitta interna alla Virtus: 81-88. Turno infrasettimanale di campionato e grande festa per il ritorno a Bologna di Villalta; l’ex capitano viene affrontato ancora privi del nuovo, ma stavolta la Virtus ottiene una brillante vittoria per 98-83, Richardson domina con 28 punti, Coldebella (15) e Romboli (8) sopperiscono all’assenza di Brunamonti, Binelli (15) e Johnson (13) fanno la loro parte sotto i tabelloni. Rientra Roberto a Reggio Calabria, ma il vero artefice della vittoria è Binelli, autore di 23 punti con 11 su 14 dal campo; con un Gus così la Virtus riesce a rimontare il meno sette dell’intervallo e a chiudere vincendo 82-77. A Forlì nei quarti di finale di Coppa Italia la coppia americana, 25 punti a testa, garantisce un brillante successo con 12 punti di scarto che ipoteca la qualificazione alla final four. Poi arriva a Bologna per la decima di campionato Caserta per la rivincita delle tiratissime sfide della primavera precedente che hanno regalato alle Vu nere la Coppa Italia e l’accesso alle semifinali. Partita dominata dai lunghi bolognesi, 21 punti Johnson e 19 Binelli; buoni anche gli apporti di Brunamonti, 18 punti e Bon 15; Richardson (10 punti) si è rivelato per una volta più uomo squadra che realizzatore. Partita caratterizzata dalle fughe della squadra di casa e dalle rimonte ospiti. Virtus subito avanti 18-9, però subisce uno 0-10, poi ancora avanti di 14 punti nella ripresa, ma Caserta rientra nel finale a meno quattro sul 94-90, i bolognesi tuttavia riescono a chiudere 96-90.

Il campionato si ferma per l’All-Star Game, per il quale sono convocati Richardson e Johnson, Clemon segna due punti, mentre uno Sugar da record ne realizza 50. I due tornano in piena forma da Roma e la Virtus ne beneficia per andare a vincere a Montecatini, con 28 punti di Micheal e 21 di Johnson, giovandosi anche dei 20 di Bon. Due giorni dopo comincia il girone di Coppa contro lo Zalgiris, ancora Lauro in evidenza con 26 punti, seguito dai 24 di Johnson, i 19 di Richardson e i 18 di Brunamonti, per un netto successo 102-79. Nell’anticipo televisivo contro Cantù non basta uno strepitoso Brunamonti (31 punti), né i 20 punti dei due lunghi Binelli e Johnson per sopperire alla serata di scarsa vena di Sugar, solo 11 punti per lui; gli ospiti passano 93-91. Tuffo immediato in coppa ad Ostenda per annegare la delusione: la coppia Augusto – Clemon ripete esattamente il ventello della domenica e conduce i bianconeri al successo. Larghissimo successo in casa Enimont 105-80, con 24 punti di Richardson e uno in più di Brunamonti e Bon, per quest’ultimo un scintillante 6 su 6 nelle triple. Insolito pareggio nel ritorno di Coppa Italia, che dopo il successo dell’andata, porta la Virtus alla Final Four in programma a febbraio; il migliore è Sugar con 20 punti. Due giorni prima di natale derby in casa Fortitudo. Partita dove prevalgono le difese, soprattutto quella della squadra di Messina, che ferma gli avversari a 67, i bianconeri vincono segnandone dieci in più, il più prolifico è Brunamonti con 21, 7 su 13 dal campo e percorso netto nei liberi. Virtus avanti a fine primo tempo 42-29, ma la partita si è già accesa per un’esultanza di Sugar (15 punti per lui) verso i tifosi avversari dopo un canestro realizzato; in questo frangente diviene importante l’apporto di Coldebella (9 punti). Nel secondo tempo, sul 46-38, un canestro annullato alla Fortitudo aggiunge ulteriore nervosismo, ma la Virtus, grazie anche all’apporto di Binelli (12 punti)  non fa mai avvicinare gli avversari a meno di 6 punti. Il 30 dicembre ultima partita di andata e dell’anno solare contro Pesaro: i botti di fine anno li spara Richardson con 33 punti e 12 rimbalzi; buona anche la prova di Johnson, 13 punti e 14 carambole.

A Napoli 29 punti di Sugar non bastano ad evitare la socnfitta, ma una settimana dopo i bianconeri seppelliscono Desio sotto una valanga di punti 122, con 4 giocatori che da soli segnano 87 punti, tutti venti e oltre, Bon 24, Richardson 22, Brunamonti 21 e Binelli 20. Bruciante sconfitta di un punto dopo un supplementare in Coppa delle Coppe a Tel Aviv contro il Maccabi Ramat Gan; comunque buona la prova di Bon (27 punti) e Richardson (21). Ritmo serrato e Virtus di scena a Roma; il Messaggero parte meglio e va sul + 6, ma la Virtus risponde, e termina il tempo a +11. Nella ripresa i romani rientrano e quando dopo pochi minuti Johnson e il romano Lorenzon vengono espulsi dopo uno scambio di colpi proibiti, le cose sembrano volgere al peggio, ma qui le Vu nere rispondono da grande squadra, trascinate da un monumentale Brunamonti, 32 punti con 5 su 8 da due, 5 su 6 nelle triple e 7 su 11 ai liberi, da Sugar e Bon, rispettivamente 19 e 17 punti con 3 su 5 nel tiro pesante per entrambi; completato da l’1 su 2 di Coldebella, il totale dice 12 su 18 nel tiro dalla lunga distanza. Nulla possono i romani di fronte a questa grandinata: finisce 93-74 per Bologna. Trasferta a Kaunas in una gara fondamentale per l’accesso alle semifinali: contenere la sconfitta entro i 23 punti con i quali i bianconeri trionfarono all’andata metterebbe i bolognesi nella condizione di poter guadagnare una delle prime due piazze vincendo le restanti due gare interne, ma una vittoria praticamente sarebbe il passaporto per la qualificazione; Binelli coi suoi 23 punti trascina la Virtus a un successo determinante che praticamente lancia la Virtus alle semifinali con ottime prospettive di arrivarci anche come prima del girone; molto bene pure Richardson (21) e Brunamonti (17). Sofferta vittoria casalinga contro Reggio Emilia, con Sugar sontuoso, 33 punti, frutto di un 9 su 11 da due, 3 su 6 da tre e 6 su 8 ai liberi, e un ottimo Bon, 24 punti, con 5 su 8 da due, 4 su 6 dalla lunga distanza e 2 su 2 ai liberi. Sempre più a trazione posteriore la Virtus sciorina un 9 su 20 nel tiro pesante. La splendida vittoria di squadra contro Ostenda celebra il passaggio alle semifinali e la vittoria nel girone A che le farà affrontare la seconda del girone B: Richardson 17 punti, Bon e Johnson 16, Brunamonti 14, Coldebella 12 e Binelli 11 parlano di un gruppo coeso alla ricerca dell’ambito trofeo. Forse un po’ di rilassamento potrebbe essere la causa della sconfitta a Firenze; dopo una partita sofferta, la Virtus nel finale riesce a portarsi sul più 5, ma non basta, i toscani prevalgono 88-87 e non bastano i 29 punti di Sugar.

Ultima vittoria nel girone di coppa contro gli israeliani, partita nella quale il migliore è Bon con 25 punti, poi arriva a Bologna, una delle due capoliste, la Ranger Varese, reduce da cinque vittorie filate; per la Virtus la possibilità, vincendo, di agganciarla essendo dietro di soli due punti. Parte forte Bologna, nonostante Binelli abbia subito problemi di falli, ma Gallinari non lo fa rimpiangere; al 6’ è 25-12, ma all’intervallo il divario è di soli 3 punti. Nella ripresa nuovo allungo della squadra di casa fino al più 14, poi un calo vistoso per gli uomini di Messina e a 1’e 30” dalla fine unico sorpasso varesino, 88-89. Dopo si registrano solo errori finché a 9 secondi dalla fine Binelli segna il canestro del 90-89 a cui fanno seguito solo proteste varesine per un presunto fallo sull’ultimo tiro degli ospiti. Richardson, 25 punti, Brunamonti, 22, e Johnson, 17, i migliori. Scocca l’ora della Coppa Italia, final four a Forlì. Semifinale nuovamente contro Varese; la Virtus parte 11-2 con 7 punti di Bon, poi la partita torna in equilibrio, spezzato nel secondo tempo quando il punteggio è in parità da un parziale di 9-0 per le Vu nere sulle ali di un Sugar (25 punti) ispirato e di una zona 3-2 indigesta per la Ranger; la Virtus poi controlla, ma nel finale a 1’e 30” dalla fine i lombardi arrivano a meno 5 e qui ancora una tripla di Sugar manda la Virtus in finale. Finisce 78-74. Binelli con 6 su 8 e 10 rimbalzi e i due americani sugli scudi. Il giorno successivo di fronte ai bianconeri il Messaggero, già sconfitto due volte in campionato. Partita inizialmente in bilico poi sul 30-33 al 13’ Brunamonti realizza undici punti filati e la bomba sulla sirena di Richardson manda La Virtus  riposo sul più 9; nella ripresa la Knorr incrementa il vantaggio fino al più 14, poi i romani provano a rientrare ma sul 75-71 emerge Clemon, poi segna la prima bomba Bon ed è 80-71, l’ultimo sigillo è di Sugar per il 94-83. I fattori decisivi sono l’autorità di Binelli, 17 punti, protagonista soprattutto nella primo tempo e all’inizio della ripresa, la classe di Sugar, 24 punti di cui 18 nella prima parte; la concretezza di Johnson soprattutto nel finale del primo tempo e in tutta la ripresa, autore di 19 punti, ma soprattutto artefice prima di un rimbalzo d’attacco, poi di un canestro dopo una serie di palloni persi e rubati, quando la Virtus nel finale faceva fatica a trovare punti; il cuore, la grinta, il coraggio, la voglia e la precisione di Brunamonti, che si mette in moto tardi, ma poi segna 15 punti consecutivi, chiude il primo tempo a 17 e ancora nella ripresa segna punti fondamentali per i suoi e chiude a quota 29; non vanno dimenticati un canestro importante di Coldebella in piena rimonta romana, una tripla e una schiacciata di Bon nella ripresa, in una serata infelice per lui al tiro nel suo vecchio palazzetto, l’applicazione difensiva di Gallinari. Ottime le percentuali: fantastiche quelle del capitano, 5 su 7 da 2, 4 su 5 da 3 e 7 su 7 ai liberi; molto bene anche Sugar, 4 su 5 da due punti e 5 su 8 da tre; nei 26 minuti giocati, limitati dai falli Binelli ha 8 su 10 da due e 1 su 1 dalla lunetta; in totale 25 su 40 da due punti e 10 su 19 da tre. La Virtus conferma così meritatamente il successo dell’anno precedente e in soli quattro giorni ha battuto due volte Varese e il Messaggero.

Nella trasferta a Milano, paradossalmente, una Knorr che potrebbe denotare segni di stanchezza, vince con la freschezza atletica, trascinata da Brunamonti che tiene sempre alto il ritmo: a metà primo tempo sul 25-18 per la Philips, un parziale di 11-0 per i bolognesi, propiziato da Binelli e Richardson, ribalta l’inerzia e quando i padroni di casa rientrano grazie alla zona, Johnson, che giganteggia sotto le plance riporta avanti la Virtus, spalleggiato ancora da Sugar che si scatena dopo un tecnico fischiato a Riva che commette così il suo quarto fallo; i bianconeri si trovano dunque all’intervallo avanti di 7. Nella ripresa cinque minuti di trans agonistica di Sugar portano le Virtus al più 11 al 6’, che lievita fino a più 18 al 14’ su una schiacciata di Johnson. A questo punto Milano tenta il tutto per tutto e arriva nel minuto finale a meno 3, ma la Virtus controlla e vince 98-91, trovandosi così al secondo posto, appaiata a Varese a due punti dalla capolista Pesaro. Passano due giorni e altro match clou, semifinale di andata di Coppa delle Coppe contro il Paok Salonicco. Subito 18-7 Virtus, ma il primo tempo finisce 36-32, dopo un insolito libero annullato a Stavropoulos, il greco temporeggia prima di tirare protestando, volendo rinunciare al tiro per avere la rimessa, finisce così sanzionato per infrazione di 5 secondi. All’inizio della ripresa il Paok impatta, ma qui un parziale di 10-1 rilancia i bolognesi; gli ellenici rientrano ancora a meno 5, sul 48-43. Un canestro di Johnson porta i suoi sul più 11, massimo vantaggio, ma il Paok non ci sta e torna a meno 6 con una bomba di Prelevic: 58-52. Qui cominciano i 5 minuti finali in cui la Virtus realizza un parziale di 19-5 che diventa un 12-2 negli ultimi due minuti e mezzo; i bianconeri trascinati da un maestoso Brunamonti, che alterna tiri dalla distanza a penetrazioni, a palle rubate, da un Bon dalla mano torrida, da uno Sugar carico di energia, da una difesa indemoniata, protetta sotto canestro dalle torri Johnson e Binelli. I greci sono storditi, a 30 secondi dalla fine, sul più 15 Knorr rinunciano ai liberi, accontentandosi del passivo, ma i bianconeri infieriscono, guadagnando altri punti e sulla sirena, in un palazzo estasiato, il tiro di Brunamonti suggella il suo ventesimo punto ma anche il più 20 Virtus, che rende molto ottimisti per la gara di ritorno a Salonicco. Tutto il quintetto in doppia cifra, oltre al citato capitano, 20 punti anche per Bon, 13 per Binelli e 10 per entrambi gli americani. Una grande dimostrazione di forza, di carattere per una squadra che in nove giorni ha battuto due volte Varese, il Messaggero, la Philips a domicilio e il Paok, saltando dal campionato, alla Coppa Italia, alla Coppa delle Coppe con la stessa energia, la medesima voglia di vincere e sempre la consapevolezza della propria forza, conquistando la coppa nazionale, l’accesso alla finale europea e consolidando il secondo posto in campionato.

A Treviso per l’ottava giornata di ritorno arriva una Knorr comprensibilmente stanca e nel primo tempo, l’arma del tiro che tante volte le era stata amica, stavolta s’infrange contro la zona avversaria; alla pausa il tabellone dice più 16 Benetton, che diventano 19 a inizio ripresa, ma la Virtus è indomita, Messina ordina una difesa pressing, Sugar aggiusta la mira, segnerà 21 punti alla fine, e inizia la rimonta. A 2’20” dalla fine Coldebella (9 punti), uno dei migliori dei suoi insieme a Bon (17), realizza la tripla del pareggio; poi esce Johnson (12) per falli e la squadra di casa riesce a prevalere nella volata finale per 79-76. Subito c’è da pensare alla trasferta a Salonicco, dove il martedì successivo c’è la gara di ritorno. La Virtus parte senza sbagliare mai, comanda 15-23 al 7' con 10 su 10 al tiro, 7 canestri da due e una tripla a testa per Bon, Brunamonti e Richardson, il primo errore è di Bon falciato in contropiede da Cook, "regolarmente" secondo gli arbitri; al 10' è 22-30. Poi i greci reagiscono, 56-50 all'intervallo e Virtus sotto di 13 al 3' e 30" del secondo tempo, quando Sugar confeziona un 7-0 che fa riavvicinare i bianconeri a meno sei al 5' e 30", due minuti dopo Gallinari porta i suoi a meno 5, ma l'orologio comincia incredibilmente a viaggiare a rilento e i greci tornano a più 12 al 35'. Due canestri di Bon fanno respirare i bolognesi, 89-81 al 36', due minuti e il Paok è di nuovo a più 13, ma i tre tiri da tre di Richardson conclusivi, un fuoco analogo a quello che subirono i greci negli ultimi minuti a Bologna ad opera di Bon e Brunamonti, fissano il punteggio sul 100-94; Bologna finisce l’incontro con i tre playmaker in campo, Brunamonti, Coldebella e Sugar, per controllare meglio il gioco permettendo alla Virtus di perdere di soli 6 punti, guadagnandosi il lasciapassare per la finale. Domina la partita un Richardson sontuoso con 35 punti, Bon ricomincia da dove aveva interrotto nella gara di andata, per lui 23 punti; in doppia cifra anche Brunamonti con 12 punti e una saggia regia nonostante la marcatura ai limiti del regolamento a cui viene sottoposto, Johnson con 10, nonché 13 rimbalzi e 5 stoppate; il loro contributo lo hanno dato anche Coldebella (4 punti) nel secondo tempo, dopo un approccio faticoso, Gallinari con canestro da fuori nella ripresa, Binelli con 8 punti. Bella vittoria casalinga 91-75 contro Reggio Calabria, Brunamonti segna 26 punti con 5 su 8 sia da due che da tre punti, Richardson 19. Dopo lunghissimo tempo, la Virtus non ha partite da giocare in settimana e può quindi preparare la trasferta di Caserta, ma la mente è già alla finale del 13 marzo; due giorni prima affronta in Campania la Phonola, disputa un bel primo tempo chiuso avanti 51-50, ma crolla nel secondo, nel quale segna solo 22 punti; finisce 88-73 per gli uomini di Marcelletti.

E siamo finalmente a Firenze, dove si spostano tantissimi bolognesi. Il Real è perseguitato dalla sfortuna, in dicembre è deceduto Fernando Martin, poi non c’è per infortunio il russo naturalizzato Biriukov, ma è sempre la squadra detentrice del trofeo e con una bacheca ricchissima di trofei europei e non solo; la Virtus ha la grande occasione invece per guadagnare la sua prima coppa continentale, gioca a 100 chilometri da Bologna, sostenuta dal suo popolo e ha una squadra che ha raggiunto una grande maturità e consapevolezza nei propri mezzi. Partono meglio gli spagnoli, 18-13 al 7’, ma qui si accende Sugar, il quale comincia una vera e propria lezione di basket che durerà tutto il match; in tre minuti, con un parziale di 9-0 porta i suoi sul 22-18. Poi l’entrata di Coldebella, permette anche a Brunamonti di trovare più libertà e una tripla quando gli spagnoli lo sfidano al tiro, Binelli segna un paio di volte su rimbalzo d’attacco, Bon mette un tiro pesante importante, Sugar continua il suo show, tra triple, arcobaleni, rimbalzi, stoppate e il suo tiro pesante alla sirena fissa il punteggio del primo tempo sul 48-37. Nella ripresa Johnson ricomincia con solidità e precisione. Dopo 2’20” sul più 13 Brunamonti s’infortuna e deve uscire, ma il Real segna i suoi primi punti della ripresa dopo oltre 5 minuti, però sull’azione successiva Coldebella, che è entrato al posto del capitano, realizza una tripla contro la zona, arma disperata tentata dagli spagnoli, portando la Virtus a più 17. Claudio sfodera una partita da veterano, penetrazioni, regia, tiro, rimbalzi, mentre Sugar continua nella sua gara perfetta. Sulla rimonta spagnola Bon segna sul più 8 in gancio, Gallinari realizza un tap-in fondamentale sul +7, così la Virtus riesce a ripartire, per poi conservare 5 punti di vantaggio alla sirena, portando la prima coppa europea nella bacheca virtussina. La copertina è per Richardson, 29 punti, una presenza costante nel match, e Coldebella, 16 punti, che non ha tremato quando c’è stato da sostituire il suo capitano, ma tutti hanno portato il loro mattone, anche Righi e Romboli coi loro minuti in campo per far rifiatare i compagni, dimostrando la forza della squadra, che nell’ultimo mese ha giocato il basket più bello, per cuore, carattere, tecnica, ottenendo grandi risultati. Purtroppo la Virtus ha perso Brunamonti, un Roberto particolarmente brillante, se non a Firenze, sicuramente nella semifinale col Paok e nelle finali di Coppa Italia, un’assenza che sicuramente peserà nel proseguo della stagione, anche se la prestazione di Coldebella è di conforto.

In campionato si festeggia battendo Montecatini, con ancora un grande Richardson, 27 punti, un ottimo Binelli, 23 punti e Coldebella che oltre alla regia segna anche 11 punti, ben aiutato da Romboli, 5 punti, che ovviamente sale nelle rotazioni. Contro Cantù a Cucciago, la Knorr chiude avanti di quattro punti il primo temo, sempre trascinata da Richardson, 23 punti, ma nel secondo tempo i brianzoli passano a condurre e chiudono 81-74. Contro l’Enichem, dopo la vittoria all’andata di 25 punti in Toscana, la Virtus fa ancora meglio in Piazza Azzarita, 93-61; i labronici reggono il primo tempo, chiuso sul 46-38, poi crollano nel secondo. Per i bianconeri un concerto di squadra, Sugar 21 punti, Bon, Johnson e Coldebella 18, Binelli 16, segnano 91 dei 93 punti della squadra, completati dei 2 di Righi; al rientro Sylvester, dopo l’infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi dal mese di novembre. A due giornate dal termine la Knorr è terza, dietro la Scavolini e appaiata a Varese, la quale la precede in virtù della differenza canestri nel doppio confronto. La penultima giornata è in programma il derby: primo tempo in equilibrio, 45-43 per la Fortitudo, poi l’Arimo comanda con sicurezza nella ripresa contro una Knorr incapace di trovare continuità; Sugar 26 punti, 11 su 17 da due ma solo 1 su 10 nelle triple, Bon al contrario 3 su 5 nel tiro pesante, ma 2 su 8 da due, 3 su 10 anche per Johnson; in totale un insolito 28 su 59 da due e 4 su 17 nelle triple. Finisce 90-78 per la F e si compromette il discorso classifica, anche perché all’ultima giornata la Virtus è di scena a Pesaro contro la capolista, dove cede 103-91, nonostante i 38 punti di Sugar, peraltro con 14 su 30 dal campo. La Virtus finisce così nel gruppo delle terze insieme a Cantù, Caserta e Livorno e stavolta la classifica avulsa la relega al 5° posto. Ci sono quindi da giocare gli ottavi contro Trieste. In gara uno vince la Virtus a trazione posteriore, Sugar 24 punti, Coldebella 19 e Bon 18, per un netta vittoria che già all’intervallo sul 50-29 attendeva solo il suggello del risultato finale, 98-74. A Trieste tutto il quintetto in doppia cifra, Richardson 22, Bon 18, Clemon 14, Coldebella 11 e Gus 10, confeziona un successo sofferto 78-83, frutto soprattutto della precisione al tiro, 53% da due e addirittura 58% da tre con un 7 su 12 tutto confezionato da Bon e Sugar, solo 59% invece dalla lunetta.

Qualificazione ottenuta e ci si ritrova nei quarti contro Caserta, remake dell’anno precedente, ma stavolta con l’eventuale bella in campo avverso. In gara 1 Virtus in costante inseguimento, aggrappata a Sugar, 37 punti, 10 su 13 da due e 5 su 14 da tre ma solo 2 su 8 nei liberi; siccome gli 8 di Sugar sono gran parte dei 13 liberi tirati dalla squadra, la Virtus finisce con un desolante 5 su 13 dalla lunetta pari al 38%. La gara finisce 82-75 per i padroni di casa. In gara 2 nuovamente il quintetto in doppia cifra, Johnson e Binelli 10 punti, Bon 15, Coldebella 16, ma soprattutto Sugar 46! Nel primo tempo l’americano marca anche Oscar, costringendolo a soli 5 tiri e un unico canestro su azione al 14’, poi nella ripresa quando il brasiliano riscalda i motori, Messina affida la marcatura all’impeccabile Gallinari, liberando Richardson dal gravoso impegno. Parte forte la Virtus, 20-10, poi dilatato al 48-32, per chiudere il tempo sul 53-40. Nella ripresa 9 punti di fila di Sugar portano al 26’ la Virtus sul 72-53 chiudendo in pratica il match; risultato finale 103-89. Da riportare le cifre di Richardson: 16 su 23 da due, 3 su 7 da tre e 5 su 6 ai liberi, più 13 rimbalzi. La sensazione è che sia l’ultima partita a Bologna e Michael ha voluto salutare il suo pubblico alla sua maniera, anche se la speranza è di riuscire ad espugnare Caserta. In gara 3 rientra Brunamonti, 54 giorni dopo l’infortunio di Firenze; riuscirà a giocare 17 minuti e sarà protagonista in una delle azioni decisive dell’incontro. La Virtus parte bene e sembra in controllo del match, ma a cavallo dei due tempi un passaggio a vuoto, dovuto anche a i problemi di falli che hanno indotto Messina a fare più cambi del solito, porta saldamente al comando la Phonola, ma i bianconeri ritrovano il loro equilibrio abituale e, nonostante il 2 su 14 nelle triple, nel finale riescono a rimontare, grazie soprattutto a Richardson, che dopo aver forzato qualche tiro nel momento peggiore dei suoi, riesce di nuovo a coinvolgere i compagni e a realizzare i canestri che fanno rientrare la Virtus. Sul meno 1 a 31 secondi dalla fine, Brunamonti vola in contropiede, venendo però fermato fallosamente. L’arbitro Duranti non se la sente di fischiare l’intenzionale, quindi solo due liberi per Roberto, ancora a zero punti, ma encomiabile per l’apporto alla squadra nelle sue menomate condizioni; il capitano segna solo uno dei due liberi e si va al supplementare e qui sull’84-83 per i casertani, quando allo scadere Coldebella fallisce l’ultimo disperato tentativo, la Phonola vola in semifinale e in campo succede di tutto: Johnson viene colpito da una sbarra e finisce all’ospedale, Richardson e Sylvester non stanno a guardare e così il giudice sportivo colpisce pesantemente le due squadre: per quanto riguarda i bolognesi, Sugar prende tre giornate di squalifica, Sylvester e il vice Pasquali una, mentre il dirigente Mancaruso, per le sue dichiarazioni nei confronti dell’arbitro Duranti viene inibito fino al 31 maggio.

Termina una stagione che è andata oltre le più rosee aspettative: confermata la vittoria in Coppa Italia, successo in Coppa delle Coppe, sebbene rimanga il rammarico per un quinto posto in campionato, quando la squadra, una volta trovata la quadratura, dalla decima giornata alla ventinovesima, era stata sempre nelle posizioni superiori e la convinzione di tutti è che con Brunamonti, non solo avrebbe raggiunto una migliore posizione al termine della stagione regolare, ma avrebbe potuto lottare fino alla fine per il titolo. Tra le altre note liete, il felice inserimento di Bon e Coldebella e per quest’ultimo, data la giovane età si prospetta un futuro ricco di soddisfazioni.

Tratto da "Il Mito della V nera 2"

 

L'89-'90 si apre con la defezione estiva di Bob Hill, rientrato nell'NBA. In Società non si disperano, anzi, nel presentare la squadra, i dirigenti affermano che la promozione di Messina a capo-allenatore ha solo anticipato i tempi di un anno.

Aria nuova anche tra i giocatori. Dopo 13 anni di militanza bianconera, se ne va la bandiera Villalta, e il suo numero 10 viene ritirato dalla società. Finirà la carriera a Treviso. Anche Marco Bonamico esce, per l'ennesima volta, dal roster virtussino, e va a Forlì in cambio di Lauro Bon, che prenderà il posto in quintetto accanto ai confermati Richardson e Johnson, a Binelli e a Brunamonti (che salterà però 11 partite per via di un infortunio).

Nel basket è esploso il fenomeno Messaggero, affidato alle cure di Bianchini, che alla terza giornata però viene sconfitto a bologna. Il successo sarà bissato al ritorno a Roma, ma in campionato l'andamento è altalenante: alla fine della stagione regolare c'è il terzo posto. Prima dell'epilogo del campionato, la Knorr vince però due finali.

La Lega ha appena varato l'iniziativa della Final Four di Coppa Italia, che trova nel Palafiera di Forlì una degna collocazione. Il 14 febbraio 1990, in semifinale, c'è un risicato successo sulla Ranger Varese. La sera dopo la finale con il Messaggero è nettamente bianconera: 94-83, il primo successo dell'era Messina.

Il 13 marzo, a Firenze, sfida conclusiva di Coppa delle Coppe contro il Real Madrid. In semifinale la Virtus aveva eliminato il Paok, resistendo a Salonicco all'incredibile tifo dei greci. è una partita non bella, molto intensa, e che viene risolta nel finale (la Knorr aveva perso Brunamonti all'inizio del secondo tempo) da uno stellare Richardson, proprio come in Coppa Italia. Alla V nera va meritatamente il primo alloro internazionale della sua storia.

Il 22 aprile incominciano i play-off. Negli ottavi la Stefanel è eliminata in due partite; ma nei quarti lo scoglio Caserta non si riesce a superare. Persa gara 1, vinta gara 2, alla "bella" la Knorr porta la Phonola al supplementare, lamentando un evidente fallo intenzionale, non sanzionato, di Oscar su Brunamonti lanciato in contropiede. Ma tant'è: parlare di annata deludente sarebbe veramente troppo. Il quinto posto finale in campionato non è da buttar via.

È BRUNAMONTI IL CUOCO DELLA KNORR

di Leonardo Iannacci - L'Unità - 24/12/1989


Invito a cena, anzi a cenone, con delitto. Il derby natalizio rivela un copione che la classifica suggeriva alla vigilia quasi scontato con Roberto Brunamonti nel ruolo di perfido esecutore e l'Arimo nelle vesti un po' dimesse di vittima sacrificale.

È stata, in pratica, la battaglia dell'impotenza tra una Knorr che ha mostrato di avere e carte in regola per partecipare al «rush» per le prlmissime posizioni della classifica e una Fortitudo che deve abbandonare forse definitivamente i sogni di grandezza. L'Arimo (ieri alla sua 700a partita in serie A) fin dall'avvio non ha fatto molto per convincere il suo pubblico, smarrendo subito nel primo tempo (soprattutto con Feitl) la consueta voglia di lottare e di soffrire. Solo Chris McNealy con un orgoglioso 9 su 14 ha cercato in due occasioni, nella ripresa, di riportare sotto la Fortitudo mentre Bucci, attesissimo uomo-derby, ha giocato a sprazzi. È anche vero che Di Vincenzo ha avuto scarsissimo apporto dalla sua panchina, se si considera il nulla assoluto, in fatto di punti, prodotto dai cinque che non sono entrati all'inizio. Sull'altra sponda, l'Oscar della partita va, come detto, a Roberto Brunamonti, vero dominatore in campo con un 7 su 13 complessivo nel tiro su azione e un 100% dalla lunetta che la dicono lunga. Ottimo, invece, il debutto nella stracittadina di Ettore Messina come capo-allenatore.

In avvio è George Bucci a prendersi cura di «Sugar» Richardson, il peri colo pubbliconumero 1 per la Fortitudo mentre Albertazzi si sacrifica su Bon. È derby anche sugli spaiti con cori incrociati tra l'ironico e l'offensivo. Il break decisivo dopo appena due minuti di gioco quando la Knorr, attentissima in difesa, piazza un 12-0 che taglia le gambe all'Arimo. Come al solito, di questi tempi per la Virtus, è capitan Brunamonti che fa la differenza, dosando con grande tempismo t tlri e riuscendo sempre a scandire i ritmi giusti per i suoi. Non appare neppure difficile, in questo pnmo tempo a senso unico, stabilire dove arrivano i meriti dell'una e i demeriti dell'altra squadra. Il grande sonno deill'Arimo è dovuto alle disattenzioni di Zatti, alla totale assenza sotto canestro di Feitl e alle incertezze di un Albertazzi efficace solo in difesa. ll vantaggio dei virtussini, che trovano canestri importanti con Binelli e Richardson, si mantiene sempre sui dieci punti. Di Vincenzo tenta la carta della zona ma è in attacco che i suoi tiratori non riescono a scardinare la cassaforte virtussina. Si conquista minuti di qualità in campo anche Coldebella nel finale di tempo infuocato per le provocazioni di «Sugar» Richardson che dopo un canestro avventuroso sfotte apertamente i tifosi della Fortitudo. La reazione della «Fossa dei Leoni» - la santabarbara del tifo dell'Arimo - è immediata e il lancio di oggetti in campo (con un'intera scorta di rotoli di carta igienica scaraventata sul parquet) interrompe la partita per circa un minuto. L'episodio antipatico anticipa il nposo, con la Knor in vantaggio per 42-29.

La ripresa offre in avvio una variazione sul tema, con una fiammata dell'Arimo - firmata McNealy - che riporta a -6 i biancoblù. Ed è sul 46-38 che si registra il «giallo» del canestro annullato proprio a favore della Fortitudo e punti di Bucci spariscono dallo «score» della partita. Un episodio su cui un arrabbiatissimo Di Vincenzo recriminerà a lungo a fine gara. «L'errore del tavolo è stato fin troppo evidente - ha dichiarato - siamo stati danneggiati». Imperterrita, la Knorr continua comunque a macinare canestri su canestri, tiene costantemente i rivali a distanza con colpi ai fianchi di Binelli, Coldebella e dell'onnipresente Brunamonti. Non trema neppure quando l'Arimo si avvicina, illudendosi, ulteriormente (60-54 al 13'). Brunamonti pnma infila un canestro da tre decisivo e poi recupera un pallone che Zatti, con molte tossine nei muscoli, getta al vento. E con quel pallone, se ne vanno definitivamente tutte le speranze dell'Arimo di riacciuffare la partita.

LE DUE TORRI SONO BINELLI E JOHNSON

di Gio. Vib. - La Stampa - 20/11/1989

 

Nella rivincita della Coppa Italia dell'anno scorso, la Phonola non è riuscita a vendicarsi della Knorr, cedendo ancora in casa dei bolognesi. Caserta ha pagato la scarsa vena di Oscar (solo 19 punti), perdendo anche il confronto sotto i tabelloni, dove le due torri Binelli e Johnson hanno fatto la differenza: efficace l'italiano al tiro e nei rimbalzi, ottimo l'americano (21 punti) nelle realizzazioni. La Knorr ha potuto contare anche sull'insolita saggezza di Richardson, più uomo squadra che solista, e sull'ortodossa realizzazione degli schemi da parte di tutta la formazione. La partita ha avuto come filo conduttore le continue fughe dei padroni di casa e le tenaci rimonte dei campani, sorretti da Dell'Agnello. Così è stato all'inizio del match (18-9 e poi 18-19), così anche nel 2° tempo, con i bolognesi in vantaggio anche di 14 punti (a metà ripresa), ma poi in leggero affanno nel finale (94-90 al 39').

NIENTE SCOOP PER GARDINI SPETTATORE

di Leonardo Iannacci - L'Unità - 16/02/1990


Sul tavolo verde di Forlì il piatto più ricco del poker di Coppa Italia tutto è della Knorr e del suo capitano Brunamonti. In terra di Romagna, a pochi chilometri da Ravenna - regno del Gruppo Ferruzzi - il Messaggero ha perso la mano decisiva delle "final four" e l'ambitissimo passaporto europeo per la Coppa delle Coppe. Bologna si è confermata più forte, squadra sicuramente completa e pronta per i climi caldi dei play off. Partita tesa, vibrante, ricca di sfumature e duelli indiretti. Come quello delle panchine tra Bianchini e Messina (vinto largamente dal secondo) o come il faccia a faccia tra gli americani di Roma - che rappresentano il futuro della Nba - e Richardson e Johnson, due della vecchia guardia della lega prodessionistica americana.

Bolognesi contratti all'avvio. Parte subito fortissimo Sugar Richardson, forse stimolato da uno striscione dei fans virtussini che ironizza "Gardini hai sbagliato Zucchero". Lo affianca un Binelli molto produttivo in attacco e da soli bastano a tenere a freno tutto il Messaggero che distribuisce meglio i tiri in attacco. Equilibrio al 12° (28-28). Poi Brunamonti, fino a quel momento saggio amministratore delle sue energie, inventa dieci minuti da capitano coraggioso. Il suo è uno spettacolo nello spettacolo: colpisce da tre, infila tiri liberi, irride Shaw e detta i ritmi giusti per i suoi. Con cinque centri consecutivi costruisce il break per la Knorr che si rivelerà poi decisivo nella ripresa. La difesa del Messaggero sembra un'autostrada e per i bianconeri è facile entrarvi. Shaw balbetta in attacco mentre Ferry è ben controllato da Gallinari. Bianchini, privo di punti di riferimento in campo, si volta verso Gilardi in panchina ma la guardia fa cenno di no con la testa. Troppo dolore a quella coscia sinistra toccata duramente nella semifinale con la Scavolini. Un'assenza la sua che peserà moltissimo sull'esito del match. Si va al riposo sul 52-43.

Si illude Roma a metà del secondo tempo (74-71). Shaw diventa più produttivo in attacco, segna canestri anche Ferry ma la rimonta non riesce agli uomini di Bianchini . Sotto canestro i bolognesi si caricano di falli. Esce Binelli ma Messina non si scoraggia e ruota i suoi uomini con una calma da veterano della panchina. Diventano decisive le "bombe" e Richardson e Bon prima e il solito implacabile Brunamonti scrivono la parola "fine" al match. Il Messaggero ammaina così, mestamente, le sue bandiere e le dichiarazioni di resa di Bianchini negli spogliatoi suonano come un epitaffio per i suoi.

Con Messina si torna a mettere qualcosa in bacheca: la Coppa Italia e (nella foto) la Coppa delle Coppe

MESSINA: LA KNORR PUNTA AL TRIS

di Flavio Corazza - La Stampa - 25/02/1990

Ve l'immaginate Trapattoni che arriva a San Siro un paio d'ore prima della partita e viene fermato ai cancelli da un robusto signore della sorveglianza che gli chiede: «Scusi, ma lei chi è?». A Ettore Messina, allenatore della Knorr Bologna, è successo qualche tempo fa al Palasport dì Forlì.

Eppure Messina è l'unico coach in Italia ad aver vinto qualcosa ed aver ipotecato un secondo successo. La coppa Italia è già nella bacheca della Virtus; la Coppa delle Coppe potrebbe aggiungersi fra poche settimane se, come tutto fa immaginare, martedì il quintetto bolognese difenderà a Salonicco i venti punti rifilati al Paok cinque giorni fa. Nonostante tutto questo, Messina non perde l'umiltà. È giovane (30 anni, in serie A secondo solo al pesarese Scariolo, che ne ha uno di meno), si è fatto le ossa nei settori giovanili di Mestre, Venezia, Udine e Bologna poi, 6 mesi fa, il grande salto: la panchina della Virtus, un posto dove sono stati seduti Dan Peterson e Sandro Gamba, in una piazza che «brucia» allenatori.

Messina, Benetton-Knorr è il match-clou della domenica cestistica, come lo affronta la sua squadra?

Noi siamo molto più tranquilli dei trevigiani. Avevamo due trasferte difficili di fila: Milano e Treviso. Volevamo vincere almeno una di queste partite, e l'obbiettivo è già stato raggiunto con la Philips. La Benetton invece non può distrarsi, se vuol arrivare ai play off.

Quanto influirà il pensiero della prossima trasferta a Salonicco?

Credo molto. Noi siamo tranquilli e non ci spaventa il ritorno col Paok. Ma quello è un campo caldissimo, molto dipenderà anche dagli arbitri. Insomma se dicessi che non pensiamo a martedì direi una grossa bugia.

Lei è l'allenatore del momento. La squadra va bene, il rapporto col pubblico invidiabile. C'è un segreto?

Non credo. Ci sta andando tutto bene, ma i meriti sono solo in parte miei. Il «feeling» è scattato quando sono arrivato, ad agosto, ed ho trovato un gruppo molto disponibile, dalle star come Brunamonti e i due americani, a Gallinari, ai gregari. E ciò ha facilitato tutto il resto.

Bologna virtussina sogna il tris: Coppa Italia, Coppa delle Coppe, scudetto.

Anch'io. Ma per ora siamo una delle sei-sette squadre candidate a vincere il tricolore. Non dimentichiamo che lo scorso anno lo scudetto lo vinse la Philips, classificata sesta nella prima fase. Il mio obbiettivo è arrivare fra le prime tre alla fine della stagione regolare. Quanto alla Coppa delle Coppe credo che se supereremo il Paok martedì sarà nostra al 60 per cento. Non dobbiamo temere la finale col Real Madrid.

Torniamo alla partita di oggi. Si annuncia un confronto «stellare» fra due coppie di guardie: Brunamonti-Richardson contro Macy-Iacopini. Sarà questa la chiave della gara?

Non credo. Brunamonti non sta bene. Ha avuto un attacco di sinusite, ma sicuramente Coldebella saprà sostituirlo bene. Non sarà decisivo il confronto fra le coppie di guardie, anche se noi abbiamo le migliori d'Italia: la differenza secondo me la faranno o Johnson e Binelli per noi o Gay e Vianini per la Benetton.

Sugar bacia la Coppa delle Coppe

È IL MOMENTO DI BOLOGNA

di Emilio Marrese - La Repubblica - 11/02/1990

 

Dispersa la Philips, l'anti Scavolini salterà fuori stasera da questi canestri. Bologna contro Varese: è buona, alla sesta di ritorno, per il primato, sia pure come traguardo volante, sarebbe stata una scommessa firmata da pochi all'alba della stagione. Ma a quasi due terzi della regular season le realtà più fresche e credibili sono proprio Knorr e Ranger. Tra le due, ancor più sorprendente secondo Sandro Gamba, è la squadra bolognese. Solo cinque mesi fa - osserva il ct azzurro - nessuno avrebbe pensato ad una Virtus saldamente tra le prime quattro e in corsa per la testa. Eppure la Knorr si è imposta con merito grazie alla sua buona pallacanestro. è bene allenata, solida in tutti i ruoli, continua, capace di adattarsi alle situazioni e ai ritmi. Secondo me è la squadra del momento.

La Ranger, però, arriva a Bologna con la striscia positiva attualmente più lunga: cinque vittorie di fila, due delle quali a Firenze e Milano, le ultime quattro nella nuova edizione targata Frank Johnson. Con il nuovo manico in campo, il coach varesino Sacco ha perso, volentieri, quella tonnellata di imprevedibilità che il bizzarro predecessore Matthews dispensava a occhi chiusi, guadagnando però una fonte di gioco che sa schizzare gioco ma anche gocciolarlo con senno: un regista che, insomma, non spara i match-ball in faccia ai fotografi. Con Johnson dice Messina, coach Knorr, la Ranger è ancora più forte. Sono più ordinati e costanti senza rinunciare ad una giusta dose di fantasia e al contropiede. Johnson sa sia rallentare che passare velocemente. E soprattutto sa farsi sicuramente amare più dell'intrattabile Matthews. I compagni seguono questo leader riflessivo, obbediscono di buon grado, nota Gamba. Nella crema della classifica Messina e Sacco sono arrivati attraverso vie tattiche diverse, anzi opposte. Controllo assoluto, rinuncia ad ogni contropiede che non sia primario e difesa rabbiosa, il verbo del primo. Basket tutto di corsa a campo aperto, quello del secondo. In questa sfida ideologica sta sicuramente la partita di oggi. Che la Ranger abbia il secondo attacco dell'A1 e la Knorr la seconda difesa è una conferma dell'esattezza di questa chiave di lettura. E ritmi di un match prendono una piega all'ombra del canestro, dove nasce l'azione. È con Binelli e Johnson che proveremo a fare partita annuncia infatti Messina.

Gli accoppiamenti tra giganti saranno, nella scacchiera teorica: Binelli contro Thompson e Rusconi contro il Johnson bolognese. Ma anche se non si affronteranno direttamente, quella tra Binelli e Rusconi resta, se vogliamo, una partita nella partita più decisiva di altre. Nel basket azzurro hanno viaggiato su binari paralleli, trovando solo in questa stagione la completa maturazione. Come elegante attaccante, il bolognese, finalmente tranquillo, continuo e non più vuoto involucro di talentuosa tecnica. Come muscolare difensore, il concreto varesino, vero energumeno dell'area. L'uscita di Binelli dalla Nazionale, tre mesi fa, è coincisa con la consacrazione azzurra di Rusconi, primo stoppatore del campionato.

 

LA PRIMA VOLTA DELLA VIRTUS

di Flavio Corazza - La Stampa - 14/03/1990

 

Bologna, alla grande. Più di quanto non dica il punteggio: 79-74. La Virtus Knorr da ieri sera è tra le grandi d'Europa. Un traguardo storico, inseguito per anni e raggiunto grazie ad un grande campione, un exdrogato che ha saputo tornare sulla giusta strada e ieri sera è stato strepitoso, e a un playmaker di riserva. Bologna deve il suo primo trofeo continentale, la Coppa delle Coppe, ai numeri e al cuore di Michael Ray «Sugar» Richardson e all'eccezionale serata di Claudio Coldebella, 22 anni, un azzeccato acquisto dell'ultima estate per la squadra di Ettore Messina. Battere il Real Madrid, si diceva alla vigilia, di questi tempi non è una grande impresa. Le camisetas blancas quest'anno sono perseguitate dalla sfortuna. Dalla morte di Fernando Martin alle scelte degli americani, ai cinque infortuni pesanti di questa stagione. E invece al Palagiglio (7000 spettatori, tra cui 500 madrileni, 180 milioni d'incasso) non è stato facile domare una squadra che, alle spalle, aveva il consueto orgoglio e l'esperienza di diciassette finali europee in trent'anni.

Merito di Richardson e Coldebella, si diceva, il play italiano, cresciuto nel fertile vivaio mestrino, è stato gettato nella mischia da Messina a metà del primo tempo, quando Knorr e Real si fronteggiavano con un divario massimo di un paio di punti e i bolognesi avevano non poche difficoltà (soprattutto Brunamonti) ad arginare i furetti madrileni, Frederich, Anderson e soprattutto Llorente, che infilavano canestri su canestri in micidiali contropiede. L'entrata di Coldebella creava nuovi spazi per capitan Brunamonti, che tornava ad essere la stella di prima grandezza che tutta Europa conosce. E nella ripresa la riserva ha sostituito il play titolare infortunato, senza che nessuno se n'accorgesse. Il fuoriclasse nero invece ha avuto il merito di tenere a galla la barca bolognese, da solo, nel momento decisivo del match. «Sugar», in un crescendo mozzafiato, ha segnato nove punti di fila tra il 7' e il 10' del primo tempo, facendo volare la Knorr, rimontando da 13-18 a 22-18. Poi, nella ripresa, «Zucchero» ha fatto di tutto: ha stoppato, recuperato palloni, catturato rimbalzi e soprattutto ha fatto saltare il sistema nervoso dei madrileni. Insomma, «Sugar» è stato immenso, l'autentico leader di questa Virtus che ha trascinato all'entusiasmo i suoi tifosi, Gigi Maifredi in testa, avvolto in un (profetico?) bandierone bianconero...

Messina, all'inizio, era partito con il solito quintetto: Brunamonti, Richardson, Binelli, Johnson e Bon. Dall'altra Karl (che a Madrid ha pronte le valigie, anche se Mendoza dovrà pagargli i 210 milioni pattuiti per l'ingaggio del prossimo anno) aveva risposto con Llorente, Anderson, Romay, Frederick e Martin. Con i nervi a fior di pelle (primo canestro, di Romay, su tiro libero dopo 2'06") i due quintetti cercano il loro gioco preferito: contropiede madrileno, con decine di improvvisi cambi di difesa, gioco più ragionato bolognese, con Brunamonti in difficoltà. Poi lo show di «Sugar» e l'entrata di Coldebella... e la Knorr vola. I bolognesi non si faranno più raggiungere, amministrando saggiamente anche nella ripresa il vantaggio. Alla fine, poi, le gambe tremavano. Il coro dei 6500 («Campioni, campioni») si levava altissimo, e centrare il canestro diventava sempre più difficile. Per questo i 5 punti di divario finali non corrispondono all'esatto andamento del match. Ma non importa: il Real, questo Real da rifondare, forse non meritava una lezione più severa. E alla Virtus bastava tornare a Bologna con quella Coppa Coppe (che probabilmente significa anche il rinnovo della sponsorizzazione Knorr per un miliardo), la prima, da chiudere in bacheca. I madrileni, in fin dei conti, ne hanno già quattordici...

'LA MIA KNORR COL SAIO'

di Walter Fuochi – La Repubblica – 15/03/1990

 

In cima all'Europa al primo colpo, padrone della Coppa che tanti maghi bruciati dall'impietosa panchina della Virtus avevano visto soltanto da lontano. Ci sarebbe da scoppiare d'allegria, invece Ettore Messina, 31 anni di pacate, perfino un po' cupe, certezze, non toglie da sotto la giacca il saio della Virtus francescana.

Non è mai stata una strategia per camuffarci, è vero semplicemente che non ci riteniamo i migliori. Però, giocando con la testa, applicandoci e facendo gruppo, abbiamo scalato montagne che per molti erano insuperabili. Di questo sono felice, anche se avevo la lacrima in agguato prima della finale, agli inni nazionali, e non dopo.

Un anno soltanto per vincere. Prima la Coppa Italia a Forlì, poi la Coppa delle Coppe a Firenze, e quasi un sospetto, ora, che la Knorr debba arrivare dappertutto: anche allo scudetto, magari ripresentando fra un mese, fresco e lucido, Brunamonti. Da ieri il capitano ha una caviglia ingessata, unico boccale di veleno nella notte di Firenze illuminata dalle magie di Richardson. E proprio da Sugar, eroe per tanti notti, parte il replay di Messina.

Un giorno, in ritiro a Folgaria, giocammo a calcio. Richardson non sapeva neppure cosa fosse, infilò un gol per caso, lo vedemmo strafelice. Mah, mi chiesi, sarà sempre così, lui che l'anno scorso giocò bene molte partite, ma troppo da solo alcune altre? La squadra sulla carta era più debole. Però io speravo, anche con immodestia e incoscienza, che lavorando un po' sulla tattica si potesse far qualcosa. L'uomo-chiave, all' inizio, era Bon: veniva dall'A2, era un rebus. Gli dissi che sarebbe entrato in quintetto, e magari l'immediato infortunio di Sylvester gli allargò la strada, togliendogli lo stress di dover lottare per il posto. Ingranò forte in precampionato e per noi fu una certezza in più. Se controlliamo il ritmo e rafforziamo la difesa, dissi ai giocatori, possiamo crescere. Ci siamo riusciti: adesso sappiamo che, dopo un'azione dura in retroguardia, girare la palla 20 secondi in attacco, prima di tirare, è anche un modo per prender fiato. L'Europa era il traguardo principale. Primo, perché la Virtus non aveva mai vinto niente. Secondo, perché in campionato ci sono squadre più forti. Pareva anche una Coppa facile, con formazioni impoverite. Ora non la sento come una Coppa minore: vincere a Kaunas, resistere a Salonicco, battere questo Real orgoglioso, ricco di velocità, se non di talento, è stato duro e importante. A Firenze mi son sentito sicuro solo a un minuto dal termine. Finora abbiamo vinto tanto, ma io ho capito che eravamo forti dopo una sconfitta. In casa con Cantù, un peccato di presunzione. Ero nero, tutt'Italia parlava bene di noi, quel sabato in tv facemmo pena. Ne parlammo, iniziò il decollo. Un altro segnale lo diede Brunamonti, prima di Roma. Lui parla poco, non si sbilancia, ma sentirlo dire in un'intervista a Roma "voglio vincere, non mi basta giocar bene", fu un botto: pareva D'Antoni. Infine, è stata importante la Coppa: in Europa fai esperienze serrate, preziosissime. Un bel passo avanti l'abbiamo fatto sconfiggendo il pessimismo, una malattia storica, a Bologna, dopo tante stagioni deludenti. Vincevamo e la gente chiedeva: fino a quando avrete benzina? Io so questo: che quando vinci fai un altro pieno. Ora dobbiamo bilanciare l'ottimismo, non sentirci padreterni. I due traguardi centrati non ci sgonfieranno: tutti i giocatori hanno fame di vittorie, dagli esordienti ai big. Richardson aveva attraversato l'Nba da stella, non da vincitore, ed è quello che trascina tutti. Per me non è cambiato nulla. È vero, rido poco. Sono pessimista nella vita, ma quando vado in panchina sono sempre fiducioso nella squadra. Un primo anno così non me l'aspettavo; oltre le previsioni, assieme ai risultati, è andato anche il rapporto coi giocatori. Non pensavo potesse essere così sincero e sereno. Mi hanno aiutato, devo ringraziarli per avermi ascoltato quando i momenti negativi m'imponevano di alzare la voce. Hai voglia di dire la leadership, ma se quando tu parli Brunamonti e Richardson scuotono la testa sei nudo davanti a tutti, non hai credibilità, né per la gente né per i tuoi giocatori.

CANESTRI E CAZZOTTI, FOLLIE DA PLAYOFF

La Stampa - 10/05/1990

 

Esplode la follia da playoff. Martedì è stata una notte di cazzotti e canestri come mai, per fortuna, questa era accaduto. I tempi delle monetine che decisono scudetti e degli assalti ai palazzi del basket sembravano dimenticati. E invece adesso, nel momento più avvincente della stagione, ecco che due teppisti di Cantù lanciano sassi contro il pullman dei tifosi di Torino e feriscono una ragazza alla testa e un centinaio di scalmanati invade il parquet di Caserta e viene alle mani con i giocatori ospiti.

Il giudice sportivo, per fortuna, ha risposto come doveva: tre giornate di squalifica al campo di Caserta (che giocherà fuori casa la semifinale con Pesaro), tre giornate a Esposito (Phonola) e Richardson (Knorr), una a Silvester (Knorr) e Pasquali (vice allenatore Knorr), Marcelletti (coach di Caserta) deplorato. Il giudice, nel dispositivo, spiega che la squalifica del campo è stata decisa per l'invasione del terreno e per l'aggressione ai giocatori e a un arbitro (colpito da un calcio). Knorr e Phonola, già ieri sera, hanno fatto ricorso.

Ricostruire la rissa del PalaMaggiò non è facile, Caserta e Bologna l'hanno vista in modo diverso. Alcuni fatti sono certi: Clemon Johnson ha ricevuto un colpo in testa mentre stava raggiungendo gli spogliatoi. Ha perso conoscenza, ha avuto conati di vomito, vertigini ed è stato portato all'ospedale. La Tac ha evidenziato il trauma cranico ma escluso complicazioni e il giocatore, nella notte, è stato trasferito a Bologna. Ora è a casa. Renato Pasquali, vice di Messina, ha ricevuto un pugno in faccia da Esposito e forse ha reagito. Mike SIlvester è venuto alle mani con alcuni tifosi casertani, ma se l'è cavata bene: un suo pugno ha ferito alla tempia un ispettore di polizia.

Il giorno dopo la vergognosa rissa ha un seguito velenoso. Spiega Franco Marcelletti, tecnico Phonola: "In campo c'era il tipico clima da playoff, partita maschia ma corretta. Poi c'è stata l'invasione, i tifosi volevano festeggiare. E Silvester, non so perché, si è attardato in panchina. Gli ho urlato di uscire ma non mi ha riconosciuto. C'è stata una scintilla fra lui e i tifosi, ed è scoppiata la rissa con il ritorno di Binelli e Clemon Johnson per difenderlo". Ancora furibondo e pieno di rabbia, da Bologna risponde Ettore Messina: "Scandaloso, siamo usciti fra gli applausi a Salonicco dopo aver eliminato la squadra di casa, e ci picchiano a Caserta, dopo una sconfitta. Ha ragione Bianchini che vorrebbe tornare a giocare al Flaminio: le intimidazioni pagano sempre. Loro sostengono che l'invasione è stata una legittima esplosione di gioia, ma come la mettiamo col colpo di spranga a Johnson? E il pugno in faccia a Pasquali? A Caserta finisce spesso così, in confronto il campo di Livorno sembra un salotto...".

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Il programma della trasferta a Salonicco per il ritorno della semifinale di Coppa delle Coppe (foto fornita da Daniela Ballotta)

LA COPPA DELLE COPPE DELLA VIRTUS, BRUNAMONTI; "LÌ NACQUE BASKET CITY"

di Daniele Labanti - corrieredibologna.it - 12/03/2015

 

Dove eravate il 13 marzo 1990? La domanda è ovviamente per i tifosi virtussini: impossibile non vi ricordiate esattamente dove eravate quel martedì, quando la Knorr tornò in una finale europea dopo la famigerata sera di Strasburgo del 1981. A Firenze si giocava la finale di Coppa delle Coppe contro il Real Madrid: ci sarebbe voluto uno stadio, per contenere tutti i bolognesi pronti a partire. E qui inizia la storia…

A Firenze erano circa settemila. Macchinate, treni speciali, carovane di ogni tipo. Erano altri tempi. La Virtus stava tornando grande e il capitano di quella squadra era Roberto Brunamonti, che durante la gara si gira la caviglia destra e son dolori. Si giocava alle 18.30, per i poveri sfigati – tipo chi scrive – senza biglietto, c’era solo la radio. La tv riverserà immagini eroiche tra Rete 7 e Capodistria, ma a gara conclusa. Avrei dato qualsiasi cosa per essere a Firenze. Anche perché le emozioni che si vivevano erano queste…

“I nostri tifosi arrivavano da tutte le parti, con ogni mezzo. Eravamo al palazzetto di Firenze che ancora non si chiamava Mandela Forum, ma sembrava di essere in piazza Azzarita. Non eravamo partiti per vincere la Coppa delle Coppe, avevamo una squadra giovane e rinnovata. Ma quella sera c’era un’aria particolare, la gente bramava un successo europeo e c’era un clima incredibile, i tifosi ci trascinarono a battere il Real Madrid”

Lo racconta, venticinque anni dopo, Roberto Brunamonti. Il capitano che rimase a terra con una caviglia slogata, che venne portato in panchina in braccio da Gus Binelli, che rappresentava la Virtus da cima a fondo.

“Fu una vittoria che cambiò le carte in tavola nel nostro basket e nel percorso della Virtus. Stavamo tornando in alto ma non avevamo la considerazione di altre big di quegli anni, club che magari spendevano molto più di noi. Cercavamo una vittoria che ci accreditasse e quel passo fu importante. I tifosi ricordavano ancora Strasburgo o la finale di Coppa delle Coppe contro Cantù, c’era sempre qualcosa che andava storto quando arrivavamo in finale”.

 

Nel 1990 la storia la cambiaste voi.

“Giocammo contro grandi squadre come lo Zalgiris e ricordo benissimo la semifinale col Paok. Era uno squadrone, in casa vincemmo di venti ma il palasport di piazza Azzarita era pieno di tifosi greci. Passare quel turno, tenendo il divario nella trasferta a Salonicco, ci diede spinta e forse anche consapevolezza”.

Qual è il primo ricordo di quel martedì 13 marzo?

“Che non mi volevano fare entrare. Anzi, non ci volevano fare entrare. Arrivammo al palasport col pullman e la squadra andò verso l’ingresso degli atleti. Io e Ettore rimanemmo a parlare e ci attardammo. All’ingresso ci dissero: “E voi dove credete di andare”. Io non ero altissimo, Ettore era al primo anno come capo allenatore. Insomma, non ci credevano che eravamo il capitano e il coach della Knorr. Alla fine qualcuno ci venne a prendere e riuscimmo a entrare. Diciamo che in quel modo rompemmo il ghiaccio con la tensione della finale”.

Dentro, c’era il Real Madrid.

“Squadra incredibile, il club più titolato in Europa. Ma se devo dire che lo temevamo, dico di no. La nostra giovane età forse portava con sé un po’ d’incoscienza: giocavamo benissimo in quei mesi, Richardson stava facendo vedere una pallacanestro eccellente, era continuo, coinvolto, determinato. Non avevamo paura di nessuno”.

Squadra incosciente, tifoseria trascinante: connubio perfetto.

“Per noi era un anno zero, Messina era giovanissimo e debuttava come coach, erano partiti dei veterani come Renato Villalta e Marco Bonamico. Lungo la strada però capimmo il nostro valore, Ettore fu bravissimo perché entro subito in sintonia con il gruppo e riuscì a tirare fuori il meglio da ognuno di noi: il materiale che aveva a disposizione era perfetto per sviluppare il suo concetto di pallacanestro. Vincere contro Kaunas e Paok, e anche battere il Messaggero in Coppa Italia, ci aveva caricato e dato credibilità. Avevamo attraversato l’inferno di Salonicco, cosa poteva succederci? Bologna voleva una coppa europea e quella Knorr era una squadra in grande fiducia”.

Poi la sua caviglia fa crack…

“Sul momento egoisticamente pensai che non potevo essere in campo proprio nel momento cruciale della partita. Poi realizzai che avevamo lavorato sei mesi per essere lì, in finale contro il Real Madrid, avanti nel punteggio, e questo episodio poteva in qualche modo rovinare tutto e minare la fiducia della squadra. Così cercai di fare il tifo e tenere tutti tranquilli, ma in realtà non ce n’era bisogno perché entrò Claudio Coldebella e giocò benissimo, Sugar era straordinario e la squadra andava alla grande. Quella coppa non poteva scapparci ancora dalle mani. Eravamo giovani, ma tutti sapevano cosa fare alla perfezione”.

I minuti decisivi Roberto se li è visti dalla panchina. Dura eh?

“Sapevo di non poter essere utile se non sostenendo i compagni. In campo sfoghi la tensione, lì a fare il tifo te la tieni tutta addosso. Ma giocavamo veramente bene, meritavamo di vincere. Eravamo tutti consapevoli, come i settemila nostri tifosi, che stava per accadere qualcosa di storico”.

Venticinque anni dopo, quale aneddoto della festa non è stato ancora raccontato?

“Ah questo lo dovete chiedere a Richardson, anche perché mentre gli altri festeggiavano io ero all’ospedale a fare le radiografie. Ma credo che quel giorno sia stato un giorno determinante per creare la Basket City che abbiamo vissuto negli anni successivi. Lì quella scintilla ha infiammato la città, ricordo gli occhi della gente, l’entusiasmo delle settimane successive. Avevamo svoltato, gli sforzi che la società aveva fatto avevano trovato i frutti. Stava nascendo la grande Virtus e devo dire che il trait d’union fu Roberto Dorigo: su quei successi costruì un enorme risalto mediatico, si legò visceralmente al club e dopo le vittorie con la Knorr arrivarono quelle con la Kinder. Fu una vittoria pesante, ero il capitano di quella squadra e oggi, venticinque anni dopo, la ricordo con affetto sapendo che quella prima coppa europea fu il primo successo di una lunga serie”.

Brunamonti a terra subito dopo l'infortunio nella finale di Coppa delle Coppe