ALBERTO BUCCI

(dirigente)

Alberto Bucci nel 1995/96: un dirigente che stava anche in campo.

 

nato a: Bologna

il: 25/05/48

Stagioni alla Virtus: 1995/96 - 2015/16 - 2016/17

Biografia su wikipedia

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'MISTER BUCCI, FACCIA PURE IL PRESIDENTE'

di Walter Fuochi – La Repubblica – 16/01/1996

 

La Virtus basket avrà, dalla sua assemblea del 29 gennaio, un nuovo presidente. Lo conoscono già tutti: sarà Alberto Bucci, che del club campione d'Italia è pure l'allenatore. Annunciato ieri, in conferenza stampa, dal proprietario Alfredo Cazzola, il caso è unico, nello sport italiano di vertice. Qualcosa di simile si può trovare solo nel supermarket della Nba, ai cui scaffali il patron della Buckler guarda spesso. Pat Riley, il più celebre dei coach americani, è allenatore, presidente e pure azionista (al 20%) dei Miami Heat: gode di uno stipendio miliardario e s'è attribuito pure 300 dollari al giorno di diaria. M.L. Carr, ex giocatore famoso per come sventolava l'asciugamano per incitare i compagni, ha percorso quest'anno la strada opposta: era presidente dei Boston Celtics, non trovava un coach che gli piacesse e alla fine in panchina ha sistemato se stesso. Cazzola deve aver pensato a queste storie quando ha proposto a Bucci di rilevarlo come presidente, restando lui proprietario della Virtus.

Si sono accordati in pochi secondi. In realtà, poco o nulla cambierà al vertice della Buckler, almeno fino a che Cazzola non l'avrà venduta, come annunciò due settimane fa e come ha ribadito ieri, non negando però di poter proseguire, come i suoi atti rendono ormai trasparente. Cazzola-Bucci era già prima l'asse forte della Buckler, qualcosa di più d'un rapporto presidente-allenatore: in pratica, riassumevano l'intera società, che il proprietario teorizza "corta" (affiancata invece da una squadra "lunga"). La collaborazione è stretta, le frequentazioni familiari, tra le due ville a un tiro di schioppo, sull'altopiano di Sasso Marconi, poco fuori città. 46 anni Cazzola, 48 Bucci, stessa infanzia al quartiere popolare della Bolognina, stessi pomeriggi nei cortili del collegio dei Salesiani, i due s'erano persi di vista. Il patron, al Nord Europa, avviava le sue fortune, quando il coach già batteva il marciapiede del basket: Fortitudo, Rimini, Fabriano, Livorno, Verona, Pesaro e Virtus le squadre della sua carriera, ricca di 3 scudetti, tutti a Bologna, e altrettante Coppe Italia.

Le battute sono scontate: Bucci tratterà con se stesso, allo specchio, contratti e premi, s'infliggerà richiami e multe. In realtà, il rinnovo biennale del contratto da allenatore gli era già stato garantito prima. La sua vita resterà di palestra. Consigli strategici sulla costruzione della squadra ne dava già. Le parole per dirlo, i due, le hanno scelte così. Cazzola: "Annuncio con orgoglio che Bucci è il nostro nuovo presidente. Gli ho sempre dato il massimo della fiducia, lui non si è mai tirato indietro". Bucci: "Ho accettato perché c'è Alfredo. Non cambia niente nel gruppo, lavoreremo alla stessa maniera. Andrò in Lega, posso dare un contributo guardando i problemi con un'ottica tecnica che là talvolta manca. Vorrei essere una voce per tutti i miei colleghi". Ma intanto, sempre ieri, Cazzola ha annunciato la sua nuova proposta a tutti i proprietari di club: contare di più e farsi rappresentare di meno. Ha spedito un fax per avere allo stesso tavolo, il 27 gennaio in un meeting in Lega ("la nostra piccola confindustria"), tutti i padroni dell'A1: "per decidere cosa vogliamo fare da grandi, in un basket avviato verso un totale professionismo". Cazzola nega di voler fare il manager di questa Superlega: è indubbio che vorrebbe trainarne le riforme.

CARO BUCCI, FACCIA IL PRESIDENTE

Cazzola affida la sua carica al tecnico bolognese. Il patron della Virtus convoca i proprietari dei club in Lega: "Chi spende miliardi deve decidere". Per la prima volta in Italia un tecnico sarà anche numero uno della società. Alberto: "Accetto volentieri perhé al timone c'è sempre Cazzola"

di Gianni Cristofori - Il Resto del Carlino - 16/01/1996

 

Della serie "Non finirà mai di stupirvi". A una dozzina di giorni dall'annuncio ufficiale "vendo tutto e mi ritiro", Alfredo Cazzola estrae dalla manica un altro asso e lo getta sul tavolo di un'affollatissima conferenza stampa. Tutti sapevano che lì, nella sede della Promotor di via Milazzo, il padre-padrone virtussino avrebbe annunciato il nome del nuovo presidente della società, ma nessuno si aspettava che il nome fosse quello di Alberto Bucci. Eppure è così: il coach della Bolognina, quartiere che ha visto giocare da piccolo anche Cazzola, sarà il primo tecnico nella storia del basket italiano a ricoprire contemporaneamente il duplice incarico seguendo la strada tracciata da Pat Riley a Miami.

"Una scelta simpatica", aveva annunciato mister Motor Show nel parterre di Piazza Azzarita prima di Buckler - Cx Siena. E molti hanno pensato a Dante Stefani che di Cazzola è grande amico e ha un cuore bianconero. Troppo ovvie le altre candidature per essere prese in considerazione, ma a nessuno è venuto in mente che Alberto Bucci è l'uomo che nei momenti difficili (e questo lo è) ha con il proprietario della squadra-campione un rapporto privilegiato, profondo e di grande stima. E soprattutto è il personaggio più adatto per rappresentare il basket giocato, con tutte le sue problematiche e i suoi problemi, negli uffici della Lega. Un po' provocazione, un po' atto di fiducia, quello di Cazzola, forse un tentativo di far trovare un interlocutore diverso, sicuramente accattivante, ai colleghi delle altre società e al mondo esterno.

Ecco perché, dal 29 gennaio, data dell'assemblea dei soci, Bucci sarà il nuovo presidente. "Un'idea nata pochi giorni fa - spiega Cazzola ribadendo che non cambia la sua decisione di vendere la società - e che ha provocato in entrambe le parti grande entusiasmo. È una scelta che nasce all'interno di un gruppo affiatato e ristretto che ha ottenuto grandi risultati. Non poteva essere altrimenti".

"E io ho accettato - risponde Bucci - perché me l'ha chiesto Cazzola. Non credo ci saranno problemi sedendo contemporaneamente sulla panchina e dietro una scrivania, forse avrò qualche difficoltà all'inizio soprattutto perché dovrò misurare le parole distinguendo bene se farle uscire dalla bocca dell'allenatore o da quella del presidente. Presidente - dice ridendo - che ovviamente ha massima fiducia nell'allenatore anche se per adesso non è previsto alcun aumento di stipendio. Ma a parte gli scherzi, credo di poter dare un piccolo contributo portando una voce tecnica all'interno della Lega. Penso che questo sia l'aspetto più importante della mia nuova carica".

Ma le sorprese di Cazzola non si esauriscono qui. Proprio ieri, dalla sede della Promotor, è partito un fax indirizzato a tutti i proprietari delle società di A1. Una convocazione-invito per un "meeting" che dovrebbe tenersi il 27 gennaio negli uffici della Lega. Organizzato, ovviamente, dal patron bianconero., probabilmente il risultato del compromesso raggiunto dopo la presentazione delle dimissioni da parte del numero uno virtussino in giunta. "Sono contento - dice - di aver sollevato un gran polverone, di aver improvvisamente provocato un dibattito. Chiaro che il basket c'era prima di noi e ci sarà anche dopo, ma è ora di cominciare a chiederci cosa faremo da grandi. Non dobbiamo ritrovarci al circolo della caccia per fare quattro chiacchiere, abbiamo investito miliardi e per questo siamo imprenditori del basket professionistico. Credo che la Lega debba diventare la nostra Confindustria e i suoi uffici servano anche per dicutere del nostro futuro". Parole di chi giura di voler vendere e di non essere interessato a diventare manager della Lega. "Sì, lo confermo. Cerco un acquirente".


 

IL RITORNO DI BUCCI: "PER OTTENERE GRANDI COSE CI VUOLE GRANDE DESIDERIO"

di Massimiliano de Panfilis - www.virtus.it - 26/02/2016

 

Una carriera entusiasmante: 3 scudetti, quella della stella e tanto tanto altro, 7 stagioni da capoallenatore in 3 stint diversi, succede a Francesco Bertolini alla presidenza bianconera. Alberto Bucci presidente non è novità assoluta, proprio dopo un ventennio da quel 1996 dove aveva già ricoperto temporaneamente questa prestigiosa carica. In un freddo pomeriggio di fine febbraio, ricomincia l’avventura.

Pietro Basciano, presidente Fondazione Virtus – “Quando ci siamo visti con Alberto per parlarne, ho trovato una carica in lui che neanche un diciottenne ha, mi ha dato una lezione di vita e ho capito quanto è profondo l’animo di questa persona, è sono fermamente convinto sia una scelta giusta, è un bolognese e conosce meglio di noi questo mondo, ha lavorato e ha nel cuore la Virtus e ha a cuore le sorti di questa società. Nel momento in cui gli è stata chiesta una mano per la società, non c’è stato in lui il minimo dubbio, chiedo la massima collaborazione visto che il momento non è dei più facili. La carica e la voglia di fare di Alberto sarà trascinante, ridarà una scossa all’ambiente. In Fondazione abbiamo fatto fatica a trovare una figura adeguata per fare il presidente, ammettiamo gli errori (solo gli ignoranti non lo fanno) e andiamo avanti”.

Dopo aver salutato i presenti, il nuovo presidente della Virtus Alberto Bucci prende la parola, visibilmente emozionato, nonostante la sua storia.

“Ho detto sì con entusiasmo perché penso di poter contribuire e fare qualcosa di buono per le VuNere, una società speciale”.
“Oggi ci insegnano che superare gli altri è la cosa migliore, ma io sono qui per lavorare bene con le altre persone che ci sono, e sono convinto ce la faremo. Ho avuto tantissime esperienze favolose con la Virtus, tutti, giocatori, tecnici, dirigenti, sono stati artefici fondamentale per i successi del passato per questa società ed è la cosa più importante. Il pubblico ha goduto di questo, oggi la situazione è più difficile, il momento di empasse è chiaro e il cuore non batte più con la stessa intensità. Andare a una festa con l’amico è facile, quando l’amico è malato fai più fatica ad andarlo a trovare. I bolognesi ci diano un credito, per ripartire per un futuro migliore, non voglio fare appelli ma pensiamo quanto è stato bello il passato (cita tra le altre l’Avv. Porelli tornando in pullman scendendo in Piazza Azzarita, la gioia smisurata dei tifosi al rientro da Barcellona all’aeroporto)”.

“La società oggi ha bisogno, i giocatori hanno bisogno, qui cerchiamo soluzioni (e oggi l’unica che dobbiamo cercare è la salvezza), non colpevoli, poi una volta raggiunta faremo di tutto perché la Virtus vada bene e riprenda il posto che merita. Faccio già da oggi la dichiarazione che se un domani ci fosse una persona capace e col cuore e sangue bianconero, che volesse prendere in mano le redini della società io non farò subito un passo indietro ma 2, anzi 22. Per il bene della Virtus. Fare risultato è necessario e per farlo occorre avere passione, desiderio, se i giocatori giocano col cuore e sputando sangue, bisogna comunque applaudirli, lo scopo oggi è quello di rimanere in serie A, dirò a Valli di star sereno e sorridere, che la sua posizione è tranquilla e lavorando bene si andrà avanti. L’assenza di Ray è stata drammatica per questa squadra, poi tutte quando le cose non vanno per il verso giusto, tutto riesce più difficoltà, ad esempio molte partite punto a punto sono andate nell’altra direzione. Tutti vogliamo vincere, l’ambiente è motivato ma ci sono momenti in cui sono quelli che ti stanno intorno a farti sentire bene, anche se tu sei malato, e non è solo una metafora ma prendo ad esempio il mio caso. Se pensi che stai male è tutto difficile, io finisco domenica il sesto ciclo di chemio, ma oggi vedo solo il bello delle cose, sono contento di svegliarmi ogni mattina e faccio tutto con una vitalità forse che prima non avevo. Potrei morire stasera, magari sotto a un camion, quindi il concetto è che io e noi vogliamo vivere tutto quel che si può al massimo e dare il massimo, sempre, l’obiettivo comune per cui tutti lavoriamo qui oggi è la salvezza. E sono confidente che ce la faremo”.

Gli auguri ricevuti da tutti il mondo del basket e non solo lo supportano, dal presidente della Lega Marino a quelli di Petrucci, da Ettore Messina direttamente da San Antonio, a quelli di Carletto Ancelotti da Monaco di Baviera. Scherzosamente ammonisce il reggiano che quando si incontreranno, da oggi terrà le parti di Rumenigge (presidente Bayern).

“Io sono arrivato qui nel ‘83, nel ‘93 e nel 2003, sempre chiamato per vincere a distanza di un decennio, questa invece è un’avventura diversa e dobbiamo salvarci, ho 67 anni e non so per quanto vivrò ancora, ho accettato questa sfida di getto, non penso a come verrò ricordato, soprattutto se non dovesse andare come speriamo, mi interessa la gente, credo nella gente, darò tutto quello che ho per la felicità della Virtus, sono un sognatore che ha preso a volte tante fregate, ma meglio avere una fregata e un amico in più, che non prenderne mai perché sei senza amici”.

“Pur essendo un allenatore, non darò consigli a Valli se lui stesso non me li chiederà, lo metterei in difficoltà, non disturbo il coach che è bravo, al massimo sarò contento se la mia presenza servirà da stimolo per i ragazzi e collegare il cervello al cuore. Ho cominciato ad allenare grazie a Beppe Lamberti, Fortitudo, lui mi ha dato lo spirito e io lo ho imitato, nell’83 Porelli mi corse dietro, ero appena stato espulso a Fabriano per un arbitraggio indecente, chiedendomi se avessi già firmato e mi disse di aspettare, quella volta mi vennero le lacrime agli occhi e capii che nella vita le cose succedono. E sono belle”.

Daniele Fornaciari, dopo aver raccontato qualche aneddoto riguardante il nuovo Presidente, gli regala una cravatta ovviamente griffata Virtus, più sobria di quelle sfoggiate da Bucci, ma di buon auspicio per un futuro che deve essere più luminoso.


BUCCI: "VORREI FARVI INNAMORARE"

di Giorgio Burreddu - Corriere delle Sport-Stadio - 05/07/2016

 

"Quando mi hanno detto che avevo un tumore ho creduto di morire, e allora ho pensato alle cose belle che mi stavo portando via, alle cose positive, a quelle che avevo fatto, a mia mamma e al mio papà, a mia moglie, ai figli, agli amici e a qualche emozione. Non porti via i soldi, gli oggetti, la barca, le piscine, le case. Ti porti via le emozioni. Mi chiedete come si progetta il futuro. Dico questo: noi siamo abituati a lamentarci che il passato è sempre troppo veloce, che ci voltiamo ed è già alle spalle, mentre il futuro è sempre troppo lento ad arrivare. Ma noi viviamo ora adesso e qui, dobbiamo vivere bene questa giornata, allora uno può programmare il presente: il futuro è una conseguenza. Magari quello della Virtus non è un presente facile, c'è bisogno di lavorare, c'è bisogno di gente che venga con entusiasmo. E' facile dire la Virtus vinceva, la Virtus faceva, la Virtus era. E' vero. Ma c'erano imprenditori che investivano al di là di qualsiasi cosa, mettevano sul piatto ogni anno una potenza molto grossa, e di conseguenza si agiva. Adesso è diverso. Ritrovare quelle cose è difficile. Gente che voglia collaborare ce n'è, ma qui ci vuole gente che creda nelle cose, che creda che fare qualcosa per i giovani e per lo sport è importante, che creda che nella vita non è importante quel che ci portiamo via quando finisce, ma è importante quello che lasciamo». L'emozione rende l'uomo libero. Di vedere le cose da punti di vista differenti. Come fa Alberto Bucci, con la sua voce modulata e soffice che sembra panna montana. E per fortuna che ancora ci sono questo questi signori con le rughe e che prima di dire una cosa fanno una pausa, pensano, e prima di parlare sorridono anche un po'. C'è chi la retrocessione della Virtus l'ha definita un lutto (è Ramagli, e ci sta). Bucci invece preferisce ripartire da qui: «E' stato un immenso dispiacere. L'ho vissuto dentro, nell'anima, ma ho cercato di pensare subito che non devi mai piangerti addosso. Bisogna fermare le lacrime e i pianti. Più tempo perdi e meno tempo hai per sistemare le cose".

Allora parliamo di futuro: come si progetta?

"Ci vorrebbe qualcuno che si innamori di questo progetto. Non voglio sindacalizzare sui soldi della gente, ci mancherebbe. Ma è chiaro che abbiamo delle idee, delle volontà, delle aspirazioni. Sarebbe strano il contrario".

Tipo essere ripescati in A?

"Me lo auguro. Tornare su noi, e anche Fortitudo, perché no. L'A1 costa molto, costa il doppio per le tasse che ci sono. Niente è facile".

Cosa state facendo perché diventi realtà?

"Siamo lì, ci vogliamo provare. Ci siamo. Noi portiamo tutte le opzioni, le idee, le cose positive che possiamo fare. C'è l'assemblea di Lega (oggi ndr). Poi tutto andrà portato al consiglio federale".

Ma il ripescaggio è un bene o un male? Nel senso: guadagnarsi la promozione non è meglio?

"Noi abbiamo sbagliato e siamo retrocessi, però ci sono tante situazioni che dovete analizzare voi e non io. Magari molte volte retrocedi perché spendi spero più del doppio in tasse?".

Ritrovare un derby passa sopra al fatto di ritrovarlo in A2?

"Delle volte ti toccano cose che non vorresti, ma ti toccano. Il derby è la vita di Bologna, il derby è basket city, è qualcosa di bello e di meraviglioso. Bologna ha una grande civiltà sportiva. Siamo diventati basket city anche e grazie al derby".

Quindi non è finita un'era?

"Ma no. A volte inciampi, cadi, e ti rompi un ginocchio. Devi solo avere la forza di alzarti e camminare. La Virtus è lì, ha voglia di continuare, ha voglia di andare avanti".

Si è mai pentito di accettare la presidenza? Il suo nome fatalmente resterà anche (ovviamente non solo) legato a questa stagione.

"Pentito? Macché. Quando faccio una cosa la faccio con entusiasmo. Ho un'età che mi permette di farlo. Tanta gente mi ha fermato e mi ha detto di crederci, che ci credono anche loro. E' così, e quindi bisogna solo lavorare a fare le cose giuste. Poi penso che l'importante sia il rispetto verso la Virtus, verso la sua storia. Questo sì".

Ramagli cosa può dare in più al progetto Virtus?

"Può dare la sua esperienza per quello che ha fatto nel settore giovanile, per quello che ha fatto ad alto livello coi giovani. E uno che conosco, lo conosco bene, e sono contento perché darà un contributo importante".

Che tipo di squadra sarà la Virtus del prossimo anno?

"Cerchiamo di mettere dentro più giovani possibile. Ma bisogna stare attenti e fare le cose con la testa. Se vai in A1 diventa anche importante non bruciarli. Ci vuole rotazione, bisogna saperli gestire. Diverso l'A2, perché magari puoi investirci un po' di più anche e ti ritrovi in casa gente importante".

Sul mercato come avrete intenzione di operare?

«Noi sappiamo che cosa ci interessa, ma chiaramente non possiamo fermare giocatori che sarebbero importantissimi in A2 ma meno importanti in A1. Bisogna vedere, aspettare e considerare tutto».

Campagna abbonamenti. Trovato ha poco tempo per metterla insieme e sarà un tassello fondamentale per ripartire bene la prossima stagione.

«Ci siamo già incontrati e ne abbiamo parlato. Anche qui, abbiamo progetti e soluzioni. E' uno dei tasselli, senza dubbio. Ma non possiamo raccontare alla gente delle bugie, non vogliamo gabbare nessuno. La campagna abbonamenti sarà adeguata».

Pagliuca è sempre uno di vostri super-tifosi? Quanti abbonamenti farà per darvi una mano?

«Gente come lui può farne uno, due abbonamenti, venire a vedere le partite e stop. Invece no. Ha dato un contributo molto importante, per cui quando lo incontro gli stringo sempre la mano e gli dico grazie».

A Valli invece cosa ha detto? Se n'è andato via così?

«Non voglio più pensare al passato. Il silenzio è la miglior medicina per le ferite. Serve a tutti. Anche a Valli, che farà bene dove andrà. Ci sono momenti in cui le storie finisco, e poi si parla di eroi o di colpevoli. La colpa adesso sarà solo la mia. Perché bisogna avere la forza di prendersi la responsabilità».

 

BUCCI: IL PALAZZO PIENO L'EMOZIONE PIÙ BELLA DELLA SERATA. BILANCI A GENNAIO, MA SE I GIOVANI SONO QUESTI SIAMO COMPETITTIVI

tratta da bolognabasket.it - 04/10/2016

 

Dopo la vittoria all’esordio il presidente della Virtus Alberto Bucci è stato intervistato da Luca Sancini su Repubblica.
Ecco le sue parole: Prima della palla a due mi sono girato e ho visto il palazzo pieno. L’emozione più grande della serata.

Bucci, che effetto fa ritrovare buona parte di un popolo che sembrava disperso, ma poi riappare in tribuna senza troppi proclami di fede? E’ la risposta migliore, e lì non avevo dubbi. Puntiamo su cuore e appartenenza, poi arriveranno anche i bei canestri.

Secondo tempo: Jones perde un pallone a metà campo e in tre della Virtus si lanciano a terra a cacciarlo. E lei si alza in piedi a pugni chiusi, come davanti a una schiacciata. E’ vero, ho esultato perchè quella è l’immagine da cui ripartire. Uno dei tre era Lawson, che con la partita che stava facendo non aveva certo bisogno di quel gesto per guadagnarsi stima. E invece l’ha fatto, sono piccoli particolari ma fanno capire molto di un gruppo e dello spirito che sta nascendo.

Seduto vicino c’era Massimo Zanetti, il patron della Segafredo, lo sponsor. Che vi siete detti? Mah, credo di avergli anche tirato due gomitate: io durante le partite mi agito, urlo, mi muovo. Gli ho detto “mi scusi, l’ho colpita”. E lui: “faccia, faccia, non si preoccupi”. Sono felice che sia venuto e che abbia visto questa squadra e questo pubblico, al di là del risultato, comunque importante per partire col piede giusto. Dobbiamo farlo innamorare della Virtus e serate come quella di domenica aiutano.

E dei ragazzi che dice? Tutto il bene possibile. Penso a Danilo Petrovic, ha 17 anni ed è entrato da titolare, a marcare uno come Bobby Jones. Penna ha fatto una grande partita, Oxilia e Pajola hanno dato il loro contributo. E Ramagli li ha messi in campo sul match punto a punto. Aspetterei gennaio per fare un bilancio, ma se i giovani della squadra hanno un impatto così, allora diventiamo competitivi e potremmo avere qualche ambizione in più.

Lo scorso anno quando arrivò disse che voleva vedere più sorrisi dal coach. Valli aveva i suoi problemi, Ramagli pare più ottimista. L’ho voluto io perchè ha qualità umane e tecniche: personalità nel confronto coi veterani, capacità di dialogo coi più giovani. Sta facendo un lavoro eccellente.

BUCCI: I NOSTRI GIOVANI SONO MERAVIGLIOSI, E NOI VOGLIAMO CHE SI CONFRONTINO CON LE DIFFICOLTÀ PER CRESCERE

tratto da bolognabasket.it - 14/10/2016

 

Il presidente della Virtus Alberto Bucci è stato intervistato dal Resto del Carlino, confermando tra l’altro che la società aderisce alla raccolta fondi promossa dal quotidiano bolognese per il palasport di Arquata del Tronto.
Ecco le sue parole:

Partecipare alla raccolta fondi per il palasport di Arquata del Tronto è un atto dovuto. Noi per questo tipo di iniziative ci saremo sempre e per essere ancora più protagonisti, oltre al classico box dove il pubblico potrà versare la propria offerta, domenica contro Mantova ci saranno anche 4 ragazzi del settore giovanile che in divisa andranno a raccogliere le offerte del pubblico.

Questo significa che la Vu Nera non è solo pallacanestro, ma volete che veicoli anche dei valori? Non siamo noi a volerlo, la Virtus l’ha sempre fatto. In questo caso si tratta di aiutare una comunità che è stata colpita dal terremoto, in futuro purtroppo ci saranno altre occasioni. Prenderemo la palla al balzo non solo in campo, perchè vogliamo stare in mezzo e vicino alla gente.

Tra questi valori c’è anche la responsabilità di crescere i giovani? Per chi arriva da noi c’è un impegno preciso con la famiglia. Poi c’è chi andrà più lontano e chi dovrà accontentarsi, ma il nostro impegno educativo c’è sempre. Io sono contento che sia stato accolto il mio progetto di dare spazio a 4 giovani che secondo me possono giocare in A2, ma noi non lavoriamo solo con loro.

A giudicare dalla prestazione di Imola, la sua è stata una scelta azzeccata. Di chi è il merito? Un mix tra i loro compagni e l’allenatore. Ramagli ha il coraggio di metterli in campo sullo 0-0 e non quando la squadra è avanti di 20-30 punti, i compagni sono bravi ad accettare e mascherare i loro alti e bassi e i loro errori. Non vorrei esagerare con gli aggettivi, ma dire che sono meravigliosi mi sembra l’appellativo giusto. Si è creato un buon gruppo, dove chi ha più esperienza non si fa problemi a dare una pedata nel sedere se è necessario, ma dopo un minuto ha già resettato e dà un’altra possibilità a chi per crescere ha anche bisogno di sbagliare.

Il pubblico avrà la stessa pazienza, o dopo Imola si aspetterà sempre l’alto livello? I nostri tifosi sono competenti e vogliono bene alla Virtus. Sanno che l’unica cosa che abbiamo garantito è il massimo impegno in ogni partita. Questo vale per tutti, con una piccola differenza: chi ha esperienza sa che il pubblico non si delude se si esce dal campo non avendo più nulla da spendere. I giovani – invece – a volte si bloccano per la paura di deludere. Loro devono giocare senza la paura di commettere un errore. Chi ci viene a vedere sa che il loro rendimento potrà essere altalenante.

Sta tentando di proteggere i suoi ragazzi? No. Noi non siamo come quei genitori spazzaneve che puliscono costantemente la strada ai loro figli, ma per farli crescere vogliamo che si confrontino con le difficoltà che sono in grado di affrontare. Non abbiamo paura che possano commettere un errore di troppo, ma allo stesso modo sappiamo che giocare una buona partita è un passo importante verso il traguardo, ma non è il traguardo.

BUCCI: "QUESTA SQUADRA ENTRERÀ NEL MUSEO DEL CLUB. E ORA 5 STRANIERI E 7 ITALIANI"

tratto da bolognabasket.it - 23/06/2017

 

 

Il presidente della Virtus Alberto Bucci è stato intervistato da Andrea Tosi sulla Gazzetta dello Sport
Ecco un estratto delle sue parole.

Sul valore della promozione. Tantissimo e non solo sotto l’aspetto sportivo. Più che una risalita è stata una catarsi. Avevamo bisogno di ripartire con uno spirito diverso dagli anni precedenti. Quella retrocessione nessuno la voleva, ma ci voleva. E’ servita per spezzare anni di salvezze stentate che avevano allontanato molti tifosi. La stagione di A-2 ci ha purificati favorendo anche un ricambio generazionale tra i nostri abbonati. Oggi abbiamo tanti giovanissimi alle nostre partite.

Sul suo stato di salute. Non nascondo la mia malattia, gli esami non vanno bene, ma il basket mi dà una grande carica per vivere nel presente e per guardare ancora avanti.

Sul paragone fatto da Ettore Messina tra questa promozione e lo scudetto della stella. Ettore è sempre molto caro con me. Ha ragione perché non contano i titoli in sé ma il momento in cui li cogli. Questo successo rappresenta la nuova era Virtus. E questa squadra entrerà nel museo del club.

Sulla voce di aver salvato coach Ramagli dopo la sconfitta interna contro Casale. È stato il momento più difficile ma anche più decisivo della stagione. Gli siamo stati vicini, anche i consigli servono in un rapporto di condivisione. La squadra stentava ad inserire Stefano Gentile. Da lì ha fatto 6 successi di fila in trasferta che ci hanno lanciati in A.

Sulla nuova Virtus. Faremo 5 stranieri più 7 italiani. L’idea è prima consolidarci poi rinforzarci. Il prossimo campionato ci indicherà i ruoli sui quali intervenire con giocatori di qualità.

 

BUCCI: "LA VIRTUS È LA COMPAGNA DI UN BELLISSIMO VIAGGIO, PER ME È DIVENTATA TUTTO"

tratto da bolognabasket.it - 02/07/2017

 

Il presidente della Virtus Alberto Bucci è stato intervistato dal Resto del Carlino, e ha ripercorso le tappe della sua carriera in bianconero.
Ecco una sintesi delle sue parole:

Gli inizi in Fortitudo (1973/74) e dieci anni dopo l’arrivo in Virtus. Per ingaggiarmi l’avvocato Porelli mi inseguì per le scale a Fabriano, mentre uscivo dal campo perché ero stato espulso e fin da subito feci esperienza con la sua finta durezza. Vinciamo la stella a Milano, lui non mi fa i complimenti e mi dice che per vincere uno scudetto io ero dovuto andare alla Virtus, io rispondo che era la prima volta che allenavo in serie A e lui finisce la discussione ammettendo che pure lui commette degli errori. Era una persona generosa e una volta mi disse che il suo obiettivo era vincere ogni quattro anni, diversamente la pallacanestro perdeva di interesse. Ho avuto tanti presidenti, lui è stato l’unico a dirmi una cosa del genere.

Il primo ritorno con Cazzola. E’ il 1993/94. Alfredo mi chiama, avevamo frequentato i salesiani insieme ed eravamo della Bolognina e mi chiede di allenare la Virtus, dicendomi che capiva il fatto che non si potessero vincere tanti scudetti consecutivamente. Il nostro rapporto era molto forte, ero spesso a casa sua e la nostra sintonia si rivelò importante, nel lavoro non ti regala nulla ma era riconoscente.

La promozione in serie A. Credo che la nostra stagione possa racchiudersi in un aneddoto. A metà campionato Spissu non sta giocando bene. Gli chiedo se si sente stanco: lui mi dice che ha 22 anni e non ha il diritto di sentirsi stanco. Questa è una frase che non mi dimenticherò mai perché vuol dire che non cercava scuse: se giocava male era perché giocava male e non perché era stanco. E questo è un altro fatto di una squadra che dava segnali di una compattezza unica, tutti hanno voluto dare il loro contributo.

La Virtus per Alberto Bucci. E’ la compagna di un bellissimo viaggio, che prima o poi so che finirà. A volte finisce perché vai via, a volte perché la vita finisce. Mi ha dato tanto perché quando sono arrivato ho vinto lo stella e nel tempo è diventata un’amante, un’amica, una sorella o una figlia. Sono andato e ho allenato e lavorato da altre parti, ma per me la Virtus è diventata tutto.

Sull’iniziale rifiuto della Virtus, per i suoi problemi a camminare. E’ vero e mi era dispiaciuto, poi incontrai Beppe Lamberti e mi disse che mi avrebbe fatto allenare tutte le squadre del settore giovanile della Fortitudo. Quel rifiuto e quell’esperienza mi hanno insegnato il rispetto per il lavoro degli altri ed è il motivo per cui io auguro alla Effe di salire l’anno prossimo. Noi dobbiamo abituare il nostro pubblico, che è fantastico, al rispetto reciproco: godere della propria vittoria non implica compiacersi della sconfitta dell’avversario. Non è nelle mie corde: io sto bene quando vince la Virtus, ma non sono contento se hanno perso gli altri. Non ho invidia per nessuno, ho smesso di odiare perché perdi tempo, stai male tu e chi è odiato gode nel farti star male. Non posso preoccuparmi di chi non mi vuole bene.

Sull’apertura del prossimo capitolo. Non si è chiuso un capitolo, la promozione è un paragrafo di un capitolo che vuole rivedere la Virtus ai vertici della pallacanestro italiana. Io spero si esserci, quando non ci sarò più spero che la V nera sia ancora più avanti, non so quanto durerà la mia vita. Noi faremo come quel trenino che lentamente attraversa le montagne, ma alla fine arriva dove dovrebbe arrivare.